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    • I Sabotatori è una storia particolarissima, molto originale. La figura di Bethanie Marsh la rende estremamente drammatica: la sua lucida follia, la sua brama, la sua stessa sensualità, la rendono un character indimenticabile, uno dei più maturi e geniali della saga del ranger.     Eh già...     Eppure io non ne ho affatto un cattivo ricordo...     Sono d'accordo. Fino a quel momento era stato un bel Faraci. Braccato rappresenta il suo punto più basso in Tex e forse una delle peggiori storie della serie, purtroppo.     Neanch'io ritengo particolarmente felice l'esperienza manfrediana su Tex. Però la sua prima storia per la regolare (che se non sbaglio è La Grande Sete), il suo primo Maxi e soprattutto il Texone sono delle gran belle storie, e il Texone è un vero gioiello. "Sei divise nella polvere", invece, non l'ho mai amata tanto: il fatto è che il personaggio grigio di questa storia mi pare un po' "telefonato".
    • Suppongo che per gli appassionati dei primi anni ’80 la notizia di un grande ritorno di Yama, dopo un decennio circa di assenza sulla saga, avrà suscitato grande curiosità e impazienza. In effetti Bonelli per l’occasione, decise di imbastire una storia di grande respiro, che nel suo intento avrebbe dovuto assumere le sembianze di un grande kolossal della serie del ranger. Purtroppo come recita un vecchio detto: la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni; l’esito finale infatti non collima del tutto con l’ambizioso progetto dello sceneggiatore. A dire il vero l’inizio è promettente: molto originale la trovata del salvataggio di Yama nelle caverne del fiume sotterraneo, con l’aiuto di un folto stormo di pipistrelli; così come risulta abbastanza piacevole tutta la prima parte ambientata a Tampa con i seguaci del voodoo in prima linea. Bonelli imbecca un’altra bella idea con le scene della strega che sottopone il nostro eroe a supplizi di magia nera mediante un wanga e tutto sommato, sebbene superflua, si fa leggere pure la sequenza dell’affondamento del “Black Queen”. Unico neo (o vantaggio!) della prima sessione, la scarsa presenza del maggiore antagonista, che delega gli alleati di colore a fronteggiare i suoi odiati nemici. L’apparizione del Morisco è breve, ma si fa ricordare grazie alla splendida sequenza del duello a distanza a colpi di magia con Yama, ma l’episodio praticamente finisce qui. Il proseguo che vede i nostri pards inoltrarsi nella terra degli Aztechi, scelti da Yama per alleati finali del suo farraginoso piano, ha lo stesso effetto di un tampone di cloroformio. La sceneggiatura diventa lenta e prevedibile, le pagine si riempiono di dialoghi verbosi e ripetitivi; Yama conclude il suo processo d’involuzione rivelandosi un avversario isterico e poco lucido che sbaglia tutte le scelte. Anche i famigerati “Figli del sole” finiscono solo col fare il solletico ai nostri, che si possono perfino permettere il lusso di sparare senza uccidere. Morale della favola: la voglia di strafare di Bonelli, ha finito col fargli sciupare una buona occasione. Senza la seconda parte e strutturando meglio il duello a Tampa, l’episodio forse avrebbe convinto di più. Così delude abbastanza, visto che anche il coinvolgimento dei seguaci voodoo suona come una forzatura, se il piano finale era quello di finire i nemici in terra messicana. Grottesca anche la scelta dell’alleato alato di Yama, richiamato con la formuletta “Hary Hary Arymar” che pare un insulso coretto da stadio, per non tacere della calotta indossata dal diabolico villain, che sembra essere uscita da un film spaziale di serie B. Ciò che comunque appare chiaro nell’idea dello sceneggiatore, è  mettere in evidenza i limiti caratteriali del figlio di Mefisto, ma così facendo il giovane stregone, che aveva impressionato nella sua prima uscita nella serie (autentico capolavoro), diviene una macchietta incapace di mettere in difficoltà Tex e co. Anche gli amuleti in forma di anello forniti da Morisco (espediente narrativo ripetitivo), provano quanto il brujo egiziano sia all’altezza del famigerato antagonista, se non superiore. Tutto ciò descritto, influisce molto nella mia valutazione finale e nemmeno i disegni possenti di Galep, che se la cava abbastanza bene per la lunga distanza (tranne un fisiologico calo finale), contribuiscono a dare più della sufficienza piena a questa storia. In fin dei conti sembra un “greatest hits” di scene già viste in precedenti uscite, unite alla bene o meglio senza un convincente filo narrativo, che si perde poi in un finale sciatto e molto noioso. Il mio voto finale è 6
    • ... tutti, tranne me. Se non leggevo il nome del Supremo (di lui mi ricordavo), il biondino avrei giurato di non averlo mai visto.   Se poi anche Mauro ammette che Castle è il classico uomo qualunque... Vorrei poi puntualizzare una cosa: non ho mai detto che la storia non mi piace (anzi è la migliore, per me, almeno nell'ultimo paio d'anni e forse più) né che il personaggio di Nick non mi piace, ma solo che non mi dice nulla. Eppure sono rimasta a lungo ad ascoltare.
    • Le mie tre preferenze: - I giustizieri di Vegas; - Caccia infernale; - Sei divise nella polvere.  
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