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  1. 2 points
    Dal vocabolario Teccani: "furgóne s. m. [dal fr. fourgon, di etimo incerto]. – Veicolo interamente coperto, usato per il trasporto di merci, bagagli, [...] ecc. Oggi è termine comunem. usato per indicare l’autofurgone" E ancora: "Veicolo coperto o completamente chiuso per il trasporto di merci o persone. In passato, veicolo a quattro ruote e a trazione animale, lungo e coperto" Quindi, sì, si usava anche nell'Ottocento, contenti?
  2. 2 points
    Non ho quella in lingua inglese ma diverse in...italiano. Come vedo una edizione di Patagonia la compro! E, non prendetemi in giro, la versione a colori della collezione storica speciale di Repubblica è....sul comodino! Trovo "Patagonia" una storia meravigliosa ed unica. E per me qui c'è tutto Tex , il suo modo di essere, le sue convinzioni, il suo coraggio, i suoi ideali, i suoi fortissimi legami e le sue emozioni ma anche le umane debolezze. Pur eroico non è un super eroe. L'inizio ci illustra, oltre alle motivazioni della richiesta del Colonnello Mendoza, l'habitat abituale del nostro e il suo clan/famiglia. Perchè Carson, Tiger e ovviamente Kit sono vero i suoi pards d'avventura ma sono legati tra loro in modo profondo, solido e indissolubile.Un clan/famiglia appunto. La richiesta d'aiuto è per Tex un richiamo al quale non sa resistere, il suo forte senso dell'amicizia va oltre le migliaia di miglia che dovrà percorrere. Ma anche la sua mai sazia voglia di avventura lo spinge verso quei luoghi. La scelta del figlio Kit è perfetta. Sarà un viaggio fuori gli abituali confini...ma sarà soprattutto una lunga esplorazione interiore, fatta di grandi emozioni e forti sentimenti. E la coppia padre/figlio è quella giusta. Il viaggio, in nave e in treno, ci regala momenti splendidi. Il mare, le stelle i dialoghi tra padre e figlio. L'incontro con gli ufficiali che storcono il naso nell'apprendere che uno dei due gringos è un sanguemisto ci fa capire che non sarà facile avere a che fare con loro. Quanta similitudine con molti militari delle Giacche Azzurre. Stessa ottusità, stessa voglia di riempirsi di "gloria" combattendo ...quei selvaggi che emanano cattivo odore, per spazzarli via e occupare le loro terre, tutto in nome della civiltà e del progresso. E anche qui nella lontana Patagonia le figure più fiere, piene di coraggio e dignità sono quelle degli Indios, come spesso è capitato e capita nel West. Manchuce, Solano, Sayelque, Julio, Chonkì sono figure gigantesche in confronto dei vili e sanguinari Belmonte e Recabarren. Il massacro di Manchuce e della sua gente traditi ed uccisi per essersi fidati dell'esercito argentino. Tex che come suo solito si schiera da parte dei più deboli, pronto a rimetterci la vita. Combatterà al loro fianco, dopo aver conquistato la loro fiducia, il loro rispetto e la loro ammirazione. E' pronto a sacrificarla per dare una possibilità a coloro che riusciranno a sfuggire alle cannonate dei militari di poter continuare, anche se da esuli, a vivere. L'abbraccio con Kit, è veramente emozionante. Non è solo l'addio tra un padre e un figlio che rischiano di non vedersi mai più, ma un vero e proprio passaggio di consegne tra l'adulto che si sacrifica per dare la possibilità al giovane di continuare sulla sua strada, di portare avanti le sue idee di giustizia, lealtà e far sì che la morte dell'eroe non sia stata vana. Qualcuno ha obiettato che nella vignetta ove Tex e Kit si abbracciano, la figura del giovane Willer risulta troppo bassa rispetto a quella del padre. No era giusta quella proporzione, doveva essere un abbraccio avvolgente, che doveva contenere tutto. Amore, dolore per la separazione (forse definitiva). Ammetto...mi commuove. Parlare dei disegni di Frisenda non è facile, si rischia di essere banali. Belli? Bellissimi? Per me è dire poco. La raffigurazione delle battaglie finali, perchè sono due le battaglie: quella di Tex con i guerrieri più forti al Nido del Condor per bloccare l'esercito e quella di Kit per portare in salvo migliaia di persone in Cile. Sono immagini forti giustamente senza parole, non ce n'è bisogno.I disegni parlano da soli. Il finale è amaro, amarissimo ma l'unico possibile. Un Tex provato e ferito nell'animo, ma sempre indomito. Il ritorno a casa, tra la sua gente, il ritrovarsi con gli altri due pards a scaldargli il cuore. Mauro Boselli non inserisce Patagonia tra le sue preferite. Per me invece Patagonia è la più bella storia, ad oggi, di Tex in assoluto. Patagonia è.....Tex! E tra l'altro in questa storia c'è la rivalutazione, dando spessore e ruolo al giovane KIt, dopo anni di apparizioni mortificanti e ridicole dovute all'antipatia (direi astio) che Nizzi prova per questo personaggio, che andrebbe invece considerato una grande risorsa molto funzionale nelle storie di Tex.
  3. 2 points
    Non ufficiale! Esattamente come tutte le pubblicazioni della casa editrice precedenti il 1958... Lo rimarco da tempo, il marketing di Bonelli é penoso: il target sono dai 30/40enni in su... I giovani non leggono Tex, chiedi a 10 giovani entro i 25 anni e vedrai quanti ti diranno “Leggo Tex!”... La Bonelli deve imparare a formare i nuovi lettori della sua punta di diamante, stai pur certo che i lettori di Tex non li cresci a suon di figurine!!! Il merchandising é giustissimo ma deve essere accompagnato da una promozione fresca e frizzante, che sappia valorizzare la propria storia ma senza cadere nell’errore di passare come prodotto valido solo ai 70enni. Purtroppo ad oggi la maggior parte dei giovani pensa questo! Ho 21 anni, ho una grandissima passione per Tex ma quasi quotidianamente mi sento dire dai miei coetanei “ é fumetto per vecchi”, “lo conosco perché lo leggeva mio nonno”, “in garage forse ho qualche scatolone”... Non é il luogo adatto per parlarne e se vuoi ne discutiamo nella apposita sezione ma checché ne dicano certi soggetti i giovani NON SONO ATTRATTI DA TEX! I giovani leggono perlopiú manga, leggono Marvel/DC grazie ai film e nei ritagli di tempo Dylan Dog. Piaccia o non piaccia i giovani ritengono che Tex sia da vecchi! I marketer Bonelli non stanno per nulla capendo questo concetto e stanno puntando tutto su cose che erano giovanili 30/40 anni fa... Tex non é valorizzato se consideriamo che l’obbiettivo primario é passarlo in mano alle nuove generazioni! Comunque é un discorso che ho già fatto perció la pianto qui. Se vuoi continuare il discorso taggami nell’apposita sezione
  4. 1 point
    Se è "magico" "sovrannaturale" "mistero" non ci sono risposte. Perché cercare risposte logiche a qualcosa che logico non è. La funzione del "magico" in Tex è sempre un omaggio a GL Bonelli, non avrebbe altrimenti senso in un fumetto western. E' la risposta di Tex, il suo agire, il "come" sconfiggerà il "mistero" il succo e la ragione dell' avventura. I personaggi che crea l' autore, l' intrigo, i colpi di scena, le aspettative che crea a rendere interessante l' avventura. Ecco l' "avventura". E' questa ogni storia di Tex, un' avventura non sappiamo se in città, nel deserto, nel mare, nel freddo Nord o nel caldo e umido Mexico, contro indiani, contro ricchi allevatori, contro sette cinesi, contro creature innaturali, come appunto Ezli. E' questo "come" che io giudico e che mi è piaciuto. "Non era umana del tutto...ma alla sua Luna non importava niente di lei e delle sue stregonerie" Questo spiega tutto.
  5. 1 point
    Letta oggi senza particolari pretese (i vampiri come argomento non mi piace), per fortuna questi erano in realtà grossi pipistrelli quindi la cosa ha preso tutto un'altro aspetto. Posso capire gli altri lettori che chiedono spiegazioni su questo o quest'altro aspetto perchè nelle storie di Tex spesso c'è l'elemento giallo in cui tutto è un meccanismo e se ne deve scoprire o comunque si deve venir a capo di ogni particolare. Nelle storie misteriose questo non è affatto obbligatorio, ma lo scrittore deve essere in grado di equilibrare il tutto e appunto non lasciare ai suoi lettori un senso di "essere stati imbrogliati". Secondo il mio modesto parere la cosa che "stona" è il dissolversi della strega Eztli dopo la sua uccisione. Questo fatto doveva essere preparato con una sottotrama oppure non accadere affatto. A meno che si pensi di preparare un seguito, ma visto che era l'ultima storia di Tex di Manfredi io mi metto il cuore in pace che non rivedremo altri fanatici di Coyolxauhqui. I disegni sono molto ricchi di particolari, effetti "speciali" nei tratteggi e negli sfondi. Un po' altalenante la resa dei personaggi ma solo all'inizio: verso la fine le cose sono egualmente curate. Una storia di questo genere nel passato sarebbe stata immancabilmente affidata a Guglielmo Letteri. Sono contento che vari disegnatori oggi sono capaci di entrare nel mondo magico di Tex e con questi risultati. Ora possiamo tornare per un po' alla solita polvere di deserto, ai duelli nella Main Street o alle risse da saloon o alle lunghe galoppate inseguiti da feroci pellerossa!
  6. 1 point
    Il soggetto: Chi è Eztli ? Da dove derivano i suoi poteri ? E' Patricia destinata a succederle dopo il sacrificio e diventare lei stessa la strega cui i pippistrelli ubbidiscono ? Eztli è forse quella ragazza ribelle (come lo è la giovane Patricia) che fu immolata secoli prima in una notte di luna piena ? La sua faccia così visibilmente trasfigurata dal peso degli anni e il suo ridursi in polvere una volta colpita dal fuoco nemico, non indicano infatti che lei vive ormai da secoli ? E potrebbe vivere così a lungo una strega, capace delle più ardite magie, se Eztli non fosse lei stessa una emanazione di Coyolxauhqui giunta al termine del suo mandato ? Costretta a farsi viva dopo aver fatto perdere le sue tracce per secoli solo perché è venuto il momento di trovare un successore per limiti d'età sopraggiunti ? Perché queste cose non sono spiegate chiaramente ? Giunti a pagina 114 tanti interrogativi restano in piedi e un autore capace deve essere in grado di dare tutte le risposte che possono sorgere nella mente dei lettori. Messa così, non mi resta che dire quanto dicevo delle sceneggiature di Faraci, lasciate alla libera interpretazione dei lettori (e peccato per loro se non fossero dotati di una buona dose di fantasia e perspicacia). E non mi parlate di capolavoro!
  7. 1 point
    Quanto ti capisco! Sono più giovane, è vero, ma il mio primo Tex preso in edicola è stato Caccia infernale (n°606). Il mio primo centenario è stato il 700... Condivido la tua opinione sulla storia. Non sono molto d'accordo sul fatto che non debbano esistere i centenari, comunque segnano un traguardo e ogni centenario non si limita alla storia che ha all'interno, ogni centenario è un pezzo di storia. Noto comunque un grande freddezza nelle tue parole, la storia è mediocre, come lo è di fatto Il medaglione spagnolo, ma personalmente non riesco a rimanere impassibile e distaccato. Non può non venire almeno un po di magone di fronte alle ultime storie dei creatori del Nostro!
  8. 1 point
    Ovviamente voto 10..perchè non posso dare di più!
  9. 1 point
    Scusate, ma siamo su scherzi a parte o dove altro? Perché visti gli ultimissimi tre messaggi o c'è qualcuno che si sta divertendo, o sinceramente mi sembra tutto ai limiti del surreale.
  10. 1 point
    I ricordi sono i pilastri su cui si poggia la personalità di ogni individuo: poi quelli della giovinezza, attorniati dall'alone di malinconia e tenerezza come sono, una volta riaffiorati dalla memoria, rendono faticoso ogni forma d'imparzialità di giudizio. Come dimenticare quel lontano giorno di febbraio di venticinque anni fa, quando finalmente stringevo fra le dita il primo albo celebrativo a colori della mia colorazione? All'epoca una pubblicazione multicolor era un vero e proprio evento e non di rado mi capitava di contare i mesi per regolarmi sulla data d'uscita. Appena vidi quella copertina così suggestiva e triste, rimasi affascinato. Ancora ragazzino non focalizzai appieno il valore simbolico e umano di quel saluto, con cui Galep prendeva commiato dai suoi fans e dalla sua amata creatura, così come diedi meno peso a quell'importante passaggio di consegne, che vedeva premiato Villa, uno dei disegnatori che già apprezzavo di più. La storia allora mi parve stupenda e i disegni non mi disturbarono affatto. Di acqua sotto i ponti ne è corsa parecchia da quel freddo giorno d'inverno; oggi con un quarto di secolo in più sul groppone e di letture texiane, rivedo tutto sotto una diversa angolazione, come è giusto che sia nel lungo percorso dell'esistenza, dove l'esperienza accompagna le nostre metamorfosi caratteriali e di giudizio. Solo adesso comprendo appieno di quanto fosse carica di pathos e umanità quella figura di Tex con sorriso mesto, incamminatosi cappello alla mano lungo la via del tramonto, stagliandosi contro gli accesi raggi del crepuscolo. Solo adesso comprendo quanto fatica saranno costate a Galep le ultime tavole, logorato dalla malattia ma restio ad abbandonare la passione di una vita e i suoi lettori, spinto dal suo amore verso Tex. Oggettivamente, la sua opera conclusiva non rende onore al suo talento e alla sua carriera, ma mettendoci nei panni di Sergio Bonelli, come avrebbe potuto bocciare il frutto di un tale lavoro e relegare in pensione il papà grafico della celebre saga ammiraglia della sua casa editrice, allora come oggi? Anche gli affezionati lettori storici, come avrebbero potuto accettare di non vedere la firma di Galep su quell'importante albo celebrativo che anticipò di un mese appena la triste dipartita del compianto disegnatore? Tutto le altre valutazioni tecniche vanno in secondo piano a mio avviso; la storia, sebbene esile strutturalmente e debole graficamente, conserva un'importanza emotiva che il tempo non può scalfire. Da non dimenticare, inoltre, che fu pure il primo albo celebrativo affidato a uno sceneggiatore che non fosse il grande G.L. Bonelli e suppongo che Nizzi abbia pure per questo accusato un po' di timore reverenziale. Dopo tutto ciò che ho appena scritto, cercherò comunque di recuperare un briciolo di razionalità ed esprimere una mia votazione, il più possibile imparziale. Il mio voto finale è 6
  11. 1 point
    Va be', dai, tipico di Letizia: è sostanzialmente da quando è iscritta al forum che fa così, riferendosi alle sue fan-fiction come se fossero storie ufficiali e, ora, spacciando una sua colorazione per una "anteprima". Di solito è patetica, ma innocua; qui ha fatto qualcosa di scorretto che, come ha detto borden, potrebbe danneggiare la SBE.
  12. 1 point
    D'ora in poi magari, scrivi nel messaggio che la colorazione è tua o indica almeno l'autore. Non leggiamo solo noi il forum
  13. 1 point
    Vedo che li hai letti tutti. Bene, bene. Fa sempre piacere avere degli estimatori (o, come in questo caso, estimatrici). Grazie, ragazze.
  14. 1 point
    Ciao Betta, eh già... donne molto fedeli! Come ha detto un giornalista del quale non ricordo il nome...anche io ho imparato a leggere grazie a Tex. Il nostro Piccolo Falco, che peccato non averlo ben utilizzato per anni! Spero sempre in Boselli.
  15. 1 point
    Benvenuta Letizia, anche da parte mia
  16. 1 point
  17. 1 point
    Rischi due cose: 1) che non tutte le storie vengano proposte in volume 2) che l'iniziativa si interrompa (succederebbe sia se pochi comprassero questi libri e soprattutto se pochi seguissero il mensile) Tutti i mesi il tuo bell'inedito in bianco e nero, ed è conveniente anche per il costo complessivo e lo spazio in libreria. Se una storia ti ha appassionato particolarmente, la versione completa a colori è una occasione per farti o farti fare un regalo gradito.
  18. 1 point
    Non è che esistono tante motivazioni per fare cattivo un personaggio. Se togliamo la vendetta, cosa rimane? Solo denaro e potere. Ah no, dimenticavo imbecillità e fanatismo.
  19. 1 point
    E' un "problema" generazionale sì. Ricordo da bambino che notavo il contrasto tra le copertine di un Galep ormai stanco e le tavole interne fatte dai Letteri, Ticci ecc. Ricordo che i disegni di Piccolo Lupo quasi mi fecero abbandonare Tex, ad 8 anni! Crescendo e leggendo anche le vecchie storie sui Tutto o i fumetti di seconda mano venduti a metà prezzo capii di aver avuto la sfortuna di incocciare in un Galep che stava calando, artista che invece un tempo era immenso. Così mi sono trovato il piede in due staffe: ho due Tex di riferimento, non uno. Ticci rimane il mio disegnatore del cuore, ma Galep E' Tex. AGGIUNGO: riguardo un Cavazzano è avvenuta una cosa curiosa: sono cresciuto col Cavazzano degli Ottanta e Novanta. Sui Grandi Classici ho conosciuto quello dei Settanta e sono arrivato quasi a preferirlo a quello successivo, sicuramente più maturo, ma meno "fresco".
  20. 1 point
    No, scusa Paco, ma io credo che il tuo intervento stavolta sia un po' esagerato e fuori luogo. Jason ha piu' volte ribadito che secondo il suo parere, per il bene verso il suo Tex, Galep doveva smettere. E' una sua opinione e questa volta non vedo in lui nessun tipo di presunzione. Anche per me Galep doveva ritirarsi molto tempo prima, invece di presentarci un Tex (sia nelle ultime cover e sia nelle sue ultime storie) che era l'ombra di se stesso, proprio per evitare di "macchiare" la sua straordinaria e indiscutibile carriera. Cosa c'e' di male nel pensarlo?
  21. 0 points
    Caro Ymalpas, ho cominciato a leggere Tex quasi sessant'anni fa. E sono più che cresciuta con GLB, Nolitta e ..ahimè anche con Nizzi le cui storie, se non in rare occasioni, non mi hanno mai entusiasmato. Sono opinioni basate, almeno le mie, su come e quanto una storia è in grado di interessarmi o coinvolgermi. Stesso discorso per i disegni. Alcuni mi intrigano di più altri meno. Non ho dato una valutazione positiva a questa storia perchè "mi accontento" ma perché non la considero affatto malvagia. Non è mia intenzione fare polemiche ma tenuto conto che ti sei espresso a nome di quelli cresciuti a ...pane e Tex (ed io mi considero tale) volevo precisare, tutto qui. Con simpatia
  22. 0 points
    Quello di Ymalpas sembra un episodio de La Grande Vallata. Manca solo Barbara Stanwyck.
  23. 0 points
    No cara Dawn, niente scherzi a parte. La discussione si è evoluta intellettualmente spaziando dai latinismi all'impiego dell'idioma ispanico per commentare una colorazione apocrifa che Letizia ha postato ieri. Torna indietro di qualche pagina e capirai...
  24. 0 points
    Onestamente tutto quell'astio verso "Il passato di Carson" non riesco proprio a capirlo, a distanza di anni... "Non ricordo che cosa ho detto, ma lo smentisco". "Sangue freddo" è una storia carina, certo minore, ma con la giusta atmosfera, un western un po' crepuscolare, molto intenso. Con "Patagonia" ho sempre avuto un rapporto molto strano: non mi ha mai preso, proprio per niente. Lo leggo e le vignette mi scorrono davanti agli occhi senza lasciare segno, così. Non riesco a spiegarlo razionalmente: di solito capisco perché una storia non mi prende, e certo ho più che solidi strumenti ermeneutici per farlo, ma qui niente. Mai scattata la scintilla del coinvolgimento, non so perché. P.S.: curioso come, pur condividendo, passato di Carson a parte, i contenuti del mio vecchio messaggio, a rileggerlo oggi mi suoni insopportabilmente saccente e sentenzioso. Mi accadrà lo stesso fra sette anni con questo che scrivo ora?
  25. 0 points
    Recensione di Ubc alla seconda parte di questa storia...http://www.ubcfumetti.com/tex/?IT-TX-367-369Direi che si commenta da sola.
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