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  1. 5 points
    Guardate, con chi nega la pessima qualità delle storie di Nizzi post-400 non mi interessa discutere. Ho già dato. Per anni. Ogni singola volta, dimostrando, pagine e riferimenti alla mano, che avevo totalmente ragione. Ho discusso per anni su TWO, fino ad avere una certa nausea da Tex (e infatti mi sono dovuto "disintossicare" abbandonando per anni non solo le discussioni, ma anche la lettura di Tex), con gente che diceva che non era vero, Tex era assolutamente invincibile... in storie dove potevo citargli, pagina per pagina, dove veniva piccionato, dove veniva salvato da un bambino, dove provocava con la sua idiozia la morte di innocenti, dove peggiorava le cose, in storie dove se non sarebbe mai arrivato agli innocenti sarebbe andata meglio. Ho fatto un record una volta di elencare, in una storia di 2 albi, sette volte in cui Tex, disperato, era sul punto di frignare e veniva ogni volta salvato da un cavallo, da un tizio di passaggio, da un cane, dalla bontà dei suoi nemici, etc, e l'interlocutore continuava a negare l'evidenza e dire che non era vero, quello che era stampato in realtà non era stampato e non esisteva.,.. Non serve a niente e non voglio più rifare questo errore. Perchè una discussione abbia senso, deve basarsi su un linguaggio comune, e sull'osservazione dei dati di fatto. Discutere con chi nega dati di fatto, o chi legge "rosso" quando scrivo "nero", non ha alcun senso. In questi casi oggi dico semplicemente "abbiamo opinioni diverse su cos'è una bella storia, e su cosa rende un protagonista ridicolo o meno, non è un problema, io mi tengo la mia opinione e tu ti tieni la tua, basta che non ti metti a dire che dico sciocchezze che allora dati alla mano ti distruggo..." La cosa paradossale,... è che credo che Nizzi fosse MOLTO più frustrato di me su questa cosa. Non posso pretendere di conoscerlo, gli ho parlato meno di una mezza dozzina di volte nell'arco di vent'anni e solo un paio di esse per più di pochi minuti, dubito molto che si ricordi di me, ma nella (lunga, più di un ora) ultima conversazione che abbiamo avuto, quella volta a Reggio (una conversazione su toni molto tranquilli ed educati, mi interessava capire, non accusare...) ho avuto quasi l'impressione che gli facesse piacere parlare con qualcuno che LE NOTASSE, quelle cose. (nessuno lo teneva prigioniero, nessuno lo inseguiva, poteva andarsene in ogni momento, ho avuto l'impressione che comunque gli facesse piacere parlare di quelle cose, o almeno quella era l'impressione che mi dava, magari era solo cortesia. Comunque umanamente, come persona, mi ha sempre dato una buona impressione, è come autore che lo critico...) Come dicevo, se si va a guardare, oggettivamente, cosa accade nelle storie, Tex viene mostrato come imbelle e sconfitto già nelle storie post-400. Cosa cambia nelle successive? Il fatto che la cosa è, via via, sempre più plateale. Evidente. Sfacciata. Come se Nizzi, frustrato, dicesse "ma come è possibile che non se ne accorgano?" E esagerasse sempre di più, rendendo la cosa sempre più evidente anche al lettore più distratto. E rimanendo comunque frustrato perchè molti, fino alla fine, non se ne accorgevano. Io credo che un autore di fumetti prima di tutto voglia essere letto. Certo, anche essere pagato immagino sia molto importante ( ) ma se ti interessa solo la paga ci sono immagino un sacco di altri mestieri paganti, senza avere a che fare tutti i giorni con editori, disegnatori, lettori, etc.. Credo che quindi sia ESTREMAMENTE frustrante rendersi conto che i lettori... non capiscono le tue storie. Nizzi per anni ha continuamente "alzato l'asticella" delle "provocazioni" al lettore, arrivando a SOTTOLINEARLE NEI DIALOGHI PERCHÈ FOSSERO CHIARISSIME. (tutti sono capaci di far sfuggire un tizio a Tex. Ma non tutti fanno prima dire a Tex "tranquillo, lo catturerò subito, non mi sfuggirà o non mi chiamo più Tex Willer" e subito dopo "ops, mi è sfuggito!"... e quindi adesso come ti chiami? (per rendere la cosa evidente, davvero, anche al lettore più distratto e superficiale). Poi se questo autore trova recensione delle sue storie online dove dicono "Tex è come sempre invincibile in questa storia, non gli sfugge proprio nessuno"... come deve sentirsi? Davvero, ad un certo punto deve avere uno scoramento incredibile, "posso scrivere quello che mi pare, tanto non lo leggono..." Questo scoramento, questo sì, si vede sempre più con l'avanzare delle storie. Nelle soluzioni sempre più banali e scontate, negli intrecci semplificati al massimo... alla fine, Nizzi davvero credo abbia perso ogni fiducia nelle capacità del lettore (sono passati anni, quindi potrei ricordare male, ma quando mi ha detto "dalla casa editrice non mi hanno mai segnalato proteste dai lettori", non lo dicesse con orgoglio, ma bensì con un certo scoramento...). Nizzi non ha smesso di scrivere Tex perchè ha appeso la penna al chiodo o perchè si è messo a coltivare gardenie, si è messo a scrivere ROMANZI..., quindi non aveva perso la voglia o la capacità di scrivere, era proprio di Tex, e di quella situazione, che non ne poteva più Basta pensare ad una storia tipo "i fucili di Shannon", dove Nizzi GIÀ nel corso della storia ridicolizza Tex a tutto spiano ("tranquillo ragazzino che non vuoi venire perchè hai paura che ti facciano del male, sei con Tex Willer, garantisco io che non ti faranno niente!.... ...oddio oddio me l'avete rapito da sotto al naso, cosa faro adesso, ma chi mai ha potuto essere cosi scemo da mettere in pericolo un bambino?"), e dove GIÀ nella sua sceneggiatura l'inutile Tex non combina niente ed è un vecchietto a salvare lui e il bambino... ....e l'editore gli chiede un cambio alla storia. Dici "gli farà cambiare una di quelle scene dove viene ridicolizzato?". NO! Gli fa cambiare L'UNICA cosa vagamente "texiana", il fatto che Tex alla fine lasci andare il vecchietto. Per Sergio Bonelli bisogna bere l'amaro calice fino in fondo, L'UNICA cosa Texiana va tolta, e Tex deve essere presentato nel finale come uno sbirro ottuso, e fare arrestare la persona che ha risolto il problema al suo posto... ...e capisci perchè, da una parte, Nizzi sia stato lasciato lì 15 anni, e perchè l'editore non si lamentava delle nizzate, nonostante la crescente frustrazione dello stesso Nizzi... Beh, di questo ne abbiamo discusso abbondantemente ai vecchi tempi su TWO, e sai che sono in gran parte d'accordo con te: il Tex "sbirro ottuso incapace" nasce con Nolitta (e davvero è una cosa incredibile, che l'editore che mandava in edicola Tex da decenni, ne avesse un immagine così "strana" e rovesciata come quella che descrive in "Mingo il ribelle". Credo che Nolitta sia stato anche forse il principale "lettore proiettante", che proiettava sulle storie i suoi preconcetti senza davvero vederle, e così come oggi diversi lettori leggono le vecchie storie di Nizzi dove Tex fallisce e si slaccia il cinturone davanti a tutti come "un tex invincibile", Nolitta leggeva le storie di suo padre e ci vedeva un Tex sbirro che girava con le manette...) E, per essere chiari: alla fine l'editore è sempre il responsabile finale di quello che pubblica. Ogni singola Nizzata è prima di tutto responsabilità di Bonelli che l'ha pubblicata (e quando voleva rendere Tex ancora più sbirro ottuso le modifiche le imponeva, tipo nel finale dei fucili di Shannon, quindi se voleva avrebbe potuto togliere anche tutte le figuracce, e non l'ha mai fatto) Quindi, quando critico le storie di Nizzi, se non aggiungo "e pubblicate da Bonelli" è solo per brevità, a fare quello scempio sono stati minimo in due... Ma a parte le responsabilità come editore, perchè non c'è la stessa percezione di Nolitta come AUTORE? Per me si riallaccia al discorso che ho fatto prima sul fatto che gli ultimi 15-20 anni di Nizzi su Tex NON SONO UNA COSA "NORMALE" nell'editoria, e anzi sono una cosa unica al mondo. Non conosco altri casi in cui un autore così palesemente inadatto (a quel punto, dopo la crisi... e già la crisi non era un segnale sufficiente?), che stava facendo calare le vendite e infuriare i lettori (e so che, anche se poi magari non lo dicevano a Nizzi, la Bonelli di lettere di protesta ne riceveva tante...). Questa "anormalità", il fatto che per anni il nome "Nizzi" nel colophon provocava crisi di sconforto ai lettori, ha reso "Nizzi" quasi più l'emblema di questa assurdità che non il nome di una persona. Nolitta, per quanto palesemente inadatto a Tex, come autore è stato più "passeggero". Quante storie ha scritto? Se escludiamo il suo ritorno forzato durante la crisi di Nizzi per "tappare il buco", mi pare che ne abbia scritte non più di una quindicina, in un breve periodo dal 1976 al 1983, e anche li in un certo senso "tappava un buco" provocato dal declino del padre, e prima dell'arrivo di Nizzi. Non era mai stato nominato "degno erede", non ha mai monopolizzato la testata per anni fra le proteste. (e, soprattutto, anche se le sue erano storie anche più anti-texiane di quelle di Nizzi... erano comunque belle storie. "il giudice maddox" se al posto di Tex ci metto uno sbirro ottuso anonimo è una bella storia). Se quindi lo valutiamo SOLO come autore, Nolitta è stato semplicemente "un bravo autore totalmente inadatto a Tex", come ce ne possono essere stati tanti altri. In realtà, i lettori non sono tanto "talebani" come sostengono gli aziendalisti ad oltranza. Sopportano tranquillamente anche un autore inadatto per un breve periodo (vedi qualcuno bruciare Faraci in effige?), e se Nizzi fosse stato sostituito dopo un periodo più "normale" di pochi anni di storie scarse, oggi non ci sarebbe questo livore. È stata l'assurdità e la totale anormalità di quel tempo lunghissimo che ha fatto tutti questi danni, non solo a Tex ma anche alla reputazione di Nizzi (che se avesse potuto andarsene a fare Nick Raider subito dopo la sua crisi, oggi sarebbe acclamato come uno dei più grandi autori texiani...) Credo che più che di una "rivalutazione delle sue storie" (che, se fosse onesta e consistesse nel rileggersi le storie fra il 400 e il 500, per me non potrebbe che PEGGIORARE il giudizio sulle sue storie), Nizzi oggi abbia bisogno dell'oblio su quel periodo assurdo e "strano": non è stato un periodo normale, per mille ragioni Nizzi non era sicuramente in uno stato psicologico o ambientale adatto. La cosa più benevola che si può fare oggi per me è tirare una riga e dire "OK, sarà difficile superare certi vecchi traumi, ma faccio lo sforzo e cerco di giudicare le tue nuove storie senza preconcetti, e vediamo come sono..."
  2. 4 points
    Il Tex "ridicolizzato" possa piacere o non piacere è il Tex di matrice NOLITTIANA (rileggetevi una storia a caso scritta da Sergio Bonelli, per esempio "La scogliera dell'orrore"). Eppure del lavoro di demolizione del mito di Tex da parte di Nolitta, iniziato negli anni sessanta suggerendo per esempio al padre storie come "La sfida" in cui Tex doveva pareggiare contro Buffalo Bill (ed è rimasto convinto fino alla fine che il padre l'avesse accontentato, invece Tex la sfida la vince eccome surclassando l'avversario) oppure "La sconfitta" che GLB accettò solo perché maturata con il trucco dello swivel, storie pensate da un giovane Sergio che sono a livello di idee dovevano intaccare il mito di Tex. Poi, quando si è messo a scrivere lui direttamente, abbiamo letto i vari "Mingo il ribelle", "I ribelli del Canada (a proposito della quale GLB confidò in un'intervista che era "una vaccata di storia"), i Cruzado, i bernoccoli de "I dominatori della valle" ecc. Ripeto, basta prendere una qualsiasi storia di Nolitta per rendersi conto che ha fatto molto peggio di quanto viene rimproverato all'ultimo Nizzi. Nizzi scrivendo storie in cui Tex era messo in difficoltà (negli ultimi anni) non ha fatto che uniformarsi a quel modello di Tex . Mettiamo sul tavolo che il suo editore era Sergio Bonelli che gli accettava certi soggetti e altri (mi risultano da fonti vicine a Nizzi) cestinati uno dopo l'altro, così come mi risultano interventi redazionali che "correggevano" i balloon di Nizzi prima di andare in edicola facendo poi gridare allo scandalo i lettori. Il lavoro di Nizzi ha subito pesanti condizionamenti da parte dell'editore. Poi, certo, c'è il declino, c'è che non ce la faceva proprio più a scrivere il Tex, che voleva fare visibilmente altro, che era bollito. Basta vedere cosa hanno combinato gli altri autori (eccetto Mauro Boselli) i Faraci, i Manfredi, i Burattini, i Zamberletti, i Mignacco o i Dixon, Pasquale Ruju un po' meglio, sempre dignitoso con qualche lampo, ma con storie che di rischiare oltre il minimo sindacale!
  3. 3 points
    Diablero diici il vero quando affermi che la grande differenza tra certe "picconate" di un Sergio Bonelli e certe "piccionate" di Claudio Nizzi sta nella qualità delle storie che hanno scritto. A me Nolitta piace molto anche su Tex, è un Tex diverso, "umano", ma le storie sono davvero accattivanti e diverse si possono mettere tra i capolavori della serie. A ben vedere il grosso problema di Nizzi è che nella fascia 500 non abbia mai provato veramente a scrivere storie come faceva vent'anni prima, o meglio ci ha provato due o tre volte, "Il grande viaggio", Athabasca lake" e il ritorno mutilato della "Tigre Nera", storie passabili ma certo non i picchi della sua produzione. Di altre storie lunghe non sappiamo, certe furono probabilmente cestinate sul nascere. Tutto il resto delle sue storie resta confinato in due albi che furono una precisa scelta editoriale venuta dall'alto perché con le vendite in calo si riteneva che storie compatte di due albi fossero più fruibili per i lettori perduti o i nuovi, quando guardando invece alle storie degli anni ottanta osserviamo un Nizzi a cui piaceva veleggiare sui tre e più albi. Anche le sue storie più belle della fascia 400, a ben guardare, sono quelle più lunghe fino a "La maschera dell'orrore" che chiude il centinaio. Cio' che mi preme sottolineare è come il peso di certe imposizioni non vada sottovalutato e su questo siamo, mi sembra, d'accordo. Il passaggio ai due albi, alla politica dei "non ritorni" di certi personaggi storici (scelta che penalizzava evidentemente lo sceneggiatore che ne era diventato uno scecialista), la bocciatura di idee brillanti (vedi i due soggetti civitelliani) che venivano sforbiaciati se non dall'editore dallo stesso Nizzi in via preventiva (che ormai conosceva bene Sergio e Canzio) perché "non canonici", un po' quello che era successo a Boselli con "La figlia di Satania", sono tutte cose che vanno sommate alla crisi di un autore che non si era mai veramente ripreso dalla crisi vera e propria del 1992 (sei mesi durante i quali aveva il rigetto della pagina vuota). E Nizzi è andato avanti, lasciato solo, Boselli scrive tra il 2002 e il 2005 appena cinque storie (di cui due texoni). L'errore è stato dell'editore. Certo Nizzi avrebbe potuto smettere, scrivere di meno, ma chi avrebbe assicurato le 110 pagine mensili ? Poi, guardiamo ai disegnatori, Galleppini smette nove mesi prima della sua morte perché non riesce proprio più a tenere una matita in mano, Letteri disegna fino alla fine, a Marcello viene rifiutata la sua ultima fatica, a Quinto lo stesso, Ortiz disegna fino alla sua morte, sembra davvero difficile dire addio a Tex. Che Nizzi avesse esaurito il suo interesse verso Tex lo dimostrano quei soggetti che si faceva scrivere da Traversa (circa una decina) a partire dall'ottobre 2003 (quando Nizzi iniziò a sceneggiare "Puerta del diablo"). Vorrei poi far notare come le storie veramente inguardabili non sono poi molte: "Le foreste dell'Oregon", "I fratelli Donegan" , La banda dei tre" e "Oltre il fiume". Altre invece come "Ritorno a Culver City" o "Fratello bianco" soffrono di "piccionate" che con un serio lavoro di editing potevi salvare. Il resto è confinato nella mediocrità. Il texone di Seijas, che contiene l'ennesimo cinturone slacciato davanti a un signor nessuno, viene tenuto nel cassetto per sei o sette anni, una dozzina di pagine vengono fatte ridisegnare per togliere un personaggio femminile, una biondina in fiore sostituita con un paralitico anonimo, queste sono le scelte di Sergio, per il quale il problema è un texone pieno di femmine, "Piccole donne" , mica i centuroni slacciati, quelli per lui sono la normalità perchè quella è la visione del Tex che lui stesso ha costruito in un numero certo non minore di storie. Sergio forse aveva il rigetto del Tex paterno con le sue 800000 copie vendute mensilmente solo dell'inedito, un Tex che non aveva mai capito veramente se stiamo a vedere il finale de "I fucili di Shannon" uno dei più grandi attentati al mito di Tex che è tutto farina del suo sacco.
  4. 3 points
    Non sei il primo che difende Nizzi con queste tesi contraddittorie, che mi sembrano una cosa tipo "non sono stato io a rubare la marmellata, e comunque era mia, ho fatto bene a mangiarla!" Cioè, non si può, se si ha un minimo di coerenza, dire "non è vero che Nizzi è crollato, anche dopo scriveva buone storie, e poi voglio vedere voi a non crollare al suo posto..." Questo saltare poi dall'aspetto "qualità delle storie" e "perchè Nizzi ha avuto quel calo" fa solo confusione. Io ho una scusa anche migliore di quella di Nizzi per le mie (ipotetiche, non ne ho mai scritte) storie: non sono capace! Provateci voi a scrivere storie senza essere capaci! Avendo quindi un ottimo motivo per giustificare il fatto che farei storie scarse, non potreste dire che sono scarse, no? (e sì, è lo stesso ragionamento che tanti fanno con Nizzi, "ha le sue buone ragioni per scrivere ciofeche, quindi non sono ciofeche...") No, siamo onesti e valutiamo la qualità delle storie senza trovare mille scuse... Nizzi ha scritto per più di 15 anni storie in cui SEMPRE, in ogni singola storia, Tex era ridicolizzato in maniera aperta e palese (addirittura sottolineata dai dialoghi, tipo "lo acciufferò, o non mi chiamo più Tex Willer... oh, mi è scappato...", "tranquillo, ragazzino, se vieni con me non ti succederà niente, parola di Tex Willer... Oddio l'hanno catturato, banditi, vi prego in ginocchio, liberatelo..."). Anni fa feci una "sfida" in un altro forum, chiesi di citarmi UNA, anche una sola storia di Nizzi post-crisi in cui Tex non fosse ridicolizzato, qualcuno provò a presentare qualche esempio, ma erano tutte storie in cui Tex veniva palesemente ridicolizzato 1, 2, 3 volte o più, ed erano loro che non lo vedevano... (non ripeto la sfida oggi, perchè non voglio più ri-leggere quelle storie, dopo essere finalmente riuscito in gran parte a dimenticarle...) Il mio giudizio complessivo su Nizzi è simile a quello di Carlo Monni ...ma sono più severo sulle date. Si vedevano anche PRIMA del crollo psicologico le prime crepe. Dopo, dal suo ritorno... non ne ha azzeccata più una (le poche storie buone, tipo il Texone di Magnus, erano state sceneggiate in realtà prima della crisi). E la cosa è anche comprensibile (per me fu folle l'editore a insistere perchè tornasse su Tex, con che spirito avrebbe potuto scriverlo, dopo una crisi di rigetto simile?). È da quel momento che parte l'opera di demolizione di Tex, che diventa via via sempre più palese, e con il 500 era già assoluta e compiuta (non c'è un calo di Nizzi con il 500, era già in fondo, il 500 e la successiva mefistolata sono stati semplicemente "la sveglia" per chi ancora si rifiutava di vederlo). Per "rivalutare" Nizzi, il mio "consiglio", è di rileggere NON i post-500, ma quelli prima. E di scoprire, alla luce delle nizzate successive, QUANTO quegli elementi di spernacchiamento di Tex erano già presenti da tempo. Io direi "In sostanza, il Nizzi pre 380/390 non ha bisogno di essere rivalutato, il Nizzi post 400 non può essere rivalutato" Quindi, il periodo "buono" dura una decina d'anni, meno di 50 storie, quello "pessimo" dura dal 400 al 600, cioè più di 15 anni di storie una peggio dell'altra, un periodo insostenibile, assurdo (non conosco un altro caso simile al mondo) di cui incolpo soprattutto la casa editrice, era ovvio che non ne poteva più, che era totalmente demotivato e stava distruggendo il personaggio: ma non le leggevano le storie? Come facevano ad essere contenti di un Tex che ogni singolo albo provocava danni, si faceva salvare da vecchi paralitici, bambini, animali, etc e intanto veniva gabbato da tutti? Non gli dicevano niente? (Nizzi disse una volta, davanti ad una mia domanda diretta, in una conversazione privata con alcuni forumisti durante la fiera di Reggio Emilia che no, non aveva mai ricevuto nessuna protesta o rimostranza da parte della casa editrice al riguardo). È quel lunghissimo periodo di demolizione del personaggio, che fra l'altro mi fece smettere di leggere Tex per anni, che fa sì che l'argomento "Nizzi" sia un argomento delicato, anche più di quanto normalmente dovrebbe essere un autore che abbia "solo" scritto storie scarse. Perchè non c'era niente di "normale" in quella situazione.
  5. 2 points
    Come da titolo, il sondaggio consiste nello scegliere un personaggio tra gli otto proposti che nelle storie di Tex è apparso solo una volta e che meriterebbe una seconda chance in una nuova storia di Tex. I personaggi in lizza sono in tutto 32, suddivisi a caso in quattro gironi eliminatori. Cosa dovete fare ? Un voto nel sondaggio in alto per la vostra prima preferenza ( 1 punto ). Se lasciate un messaggio nella discussione in basso, potete indicare anche una seconda preferenza (0,5 punti). Passano i primi due personaggi più votati. Contano per la prima preferenza solo i voti espressi nel sondaggio in alto, quindi ricordatevi di votare cliccando sul vostro personaggio preferito. A parità di punti, la precedenza è data ai voti espressi nel sondaggio in alto. Passano i primi due personaggi che concorreranno con gli altri sei vincenti degli altri tre sondaggi nel girone finale. Il personaggio vincente sarà "indicato" al curatore di Tex perché lo inserisca per volontà popolare in una sua (o di altri autori) storia in lavorazione. Spero che tutto sia chiaro. Sondaggio aperto due settimane, chiusura automatica alle 20:00 di sabato 18 aprile. Buon voto. Chi sono i personaggi di questo girone ? AYAKLUT ( da "Intrigo nel Klondike" ) Personaggio di Boselli, eschimese, che Tex aiuta a discolparsi dall'accusa di omicidio. Potrebbe figurare bene in una nuova storia, magari stavolta convintamente dalla parte delle Giubbe Rosse. Avvocato BIXLER ( da "La congiura" ) E' l'avvocato di Barbanera in una delle più belle storie di Nizzi. Servono presentazioni ? STEVEN BROOKE ( da "La scogliera dell'orrore" ) Personaggio nolittiano, inglese falso, traditore e per finire anche assassino. Sogna di crearsi un suo regno su un isolotto messicano, Tex vuole consegnarlo alle autorità statunitensi, a poche miglia dalla costa riesce a gettarsi in mare. Per il capitano, date le forti correnti, non dovrebbe avere scampo, ma si sa, una seconda possibilità la si concede a tutti nel mondo delle nuvole parlanti. Ce l'ha a morte con Willer come pochi altri. PIERRE GAUL ( da "Il grande Re" ) L'anima nera del Grande Re. Lo tradisce alla fine della storia ma viene scoperto e resta chiuso nella camera del tesoro, con l'acqua che entra e che dovrebbe affogarlo. Dovrebbe essere defunto ma, lo scoppio finale che distrugge il castello, potrebbe paradossalmente avergli aperto una via insperata di fuga. CHARLES MORROW ( da "Colorado Belle" ) Fratello alla disperata ricerca della giovane sfortunata che dà il titolo a una delle più belle storie di Boselli. Il principe AHMED ( da "I cavalieri della vendetta" ) Avversario di Tex in una delle storie minori di GLB, trova un accomodamento nellle pagine finali con Tex, quando promette di ritornare in Africa con i suoi Tuareg. Del personaggio colpisce da un lato l'integralismo e dall'altro una buona dose di umanità, è un personaggio che usa il cervello. Ciò che ne farebbe in una nuova storia un potenziale alleato o un nemico da temere. SARAH CURTISS ( da "Salt River" ) Tex l'ha spedita al fresco per un po', Kit Willer si è scottato le dita con la ragazza che male non gli voleva. C'è tanto di buono in questa scaltra volpe che una seconda storia con lei sembra quasi scontata. ZAMORA ( da "L'uomo con la frusta" ) L'ex governatore del Chihuahua costituisce un'eccezione, si è rivisto anche in un'altra storia ma con un ruolo talmente defilato che meriterebbe una terza chance con un ruolo da assoluto protagonista. Nell'ultima storia, in un telegramma, si dice che ha strangolato il suo tirapiedi Olivera e perciò dovrebbe finire davanti al plotone, condannato a morte. In realtà non sappiamo se sia morto davvero, uno con le sue conoscenze e (soldi) sarebbe capace di farla franca, specie nel Messico corrotto di fine ottocento.
  6. 2 points
    Come lo chiameremo nel sequel? Se qualcuno non ha ancora letto Duri a Morire, questo post contiene SPOILER grande come una casa Duri a Morire Già dal titolo questo albo si presenta tosto: gente tenace, inossidabile, che vende cara la pelle. Voto altissimo per il titolo. Il mio battaglione a naja aveva il motto Dür per Dürà, Duri per Resistere, un’esaltazione al combattimento fino alla fine.... In realtà, noi marmittoni annoiati dalla monotona vita di caserma gli davamo un significato diverso. E al giuramento, invece che ‘Lo Giuro !’ urlammo a squarciagola ‘L’Ho Duro !’. Naturalmente, il resto della ferma trascorse tranquillamente, con scarse opportunità (va bene, lo ammetto, nessuna opportunità) di onorare il nostro motto. Scena sesta: Macchinista, macchinista del diretto, metti in moto gli stantuffi...* *Estratto da una canzone di congedo. La banda di Decker arriva a tiro di Cooper e Taylor. Non ho ben capito perchè Decker ordina ai suoi di porre subito mano all’artiglieria, costringendo Cooper ad aprire il fuoco sulla banda. Occhei, noi sappiamo che Decker mira al presunto bottino nascosto da Cooper e Cooper sa di essere spiato da qualcuno, anche se non sa esattamente da chi. Ora ha visto che era Decker e immagina, giustamente (per l’interessamento mostrato da Sly), che lui è lì per il bottino. Se Scarface si avvicina a spron battuto e armi alla mano, è logico che Cooper reagisca. Decker poteva tentare la via diplomatica, dopo tutto sono compagni d’evasione e in un certo senso Cooper è fuori per ‘merito’ di Decker. Da una parte e dall’altra si scaricano i caricatori (che schifezza di frase, lo so), mentre la ridotta per Aurora si avvicina sbuffando. Devo dire che i disegni di questa storia mi piacciono abbastanza, ma se proprio devo fare una critica all’ottimo Prisco noto che i suoi personaggi, quando mirano con il fucile, hanno sempre la testa venti centimetri più alta di quanto dovrebbero, come se guardassero solo la punta della canna per mirare. Va bè, io non so disegnare neanche un mirino, figurarsi un uomo e un fucile. Tex e Carson sentono gli echi della sparatoria. Come capita spesso, è Tex che giunge alla conclusione del perchè di tanto baccano. Acquattati dietro alcuni alberi, Boston Jim, Paco e Spud li stanno aspettando, perchè sapevano di avere qualcuno alle costole, colpa di quello spione di Kuma. I tre furbacchioni sono convinti di avere partita facile, ma: 1-non sanno che quei due sono Tex Willer e Kit Carson, e 2-di conseguenza non sanno che Tex tutto vede e tutto sa. Perciò Tex li vede chissà come e avvisa il pard, che invece non ha il Dono e quindi è ignaro e sorpreso. Dopo Putifarre, il Vecchio Cammello tira in ballo Giosafatte (in ebraico tiberiano יְהוֹשָׁפָט [Yəhôšāp̄āṭ, Geova ha Giudicato], moderno ebraico יהושפט [Yehoshafat]; in greco Ἰωσαφάτ [Iōsaphát], romanizzato Iosafát; in latino Iosaphat). Costui fu il quarto Re di Giudea nel IX secolo AD. È famoso soprattutto perchè dà il nome alla valle omonima tra Gerusalemme e il Monte Oliveto dove, secondo il profeta Gioele, il Dio di Israele riunì tutti i popoli per il giudizio universale. Dante cita la valle nell’Inferno, non il personaggio in sè. No so se Giosafatte fosse ferrato nella danza in generale, ma a Carson piace immaginarlo in tutù sui palcoscenici dei peggiori vestiboli e locali malfamati del Far West ad esibirsi come ballerino. Paco ammazza il cavallo di Carson, Tex disarma Boston Bella Bombetta Jim, Carson stende Spud. Ma come? Nooo... mi era stato suggerito di chiamarlo Er Patata, io ho avvallato con gioia la proposta e Rauch me lo toglie di mezzo a pagina 12! Disdetta nera. Ora i malviventi sanno chi c’è di fronte a loro, ma invece di raccomandarsi l’anima al diavolo e darsela a gambe vanno incontro al triste destino. Cercano una manovra diversiva, ma la sfera di cristallo di Tex è in pieno spolvero e lui, ancora e ancora, già sa. Paco spera di cogliere di sorpresa i rangers aggirandoli, ma Tex lo anticipa e lo manda a spalare carbone alla corte di Belzebù, tirato in ballo in precedenza dallo stesso Paco. La figura di Belzebù ha diverse interpretazioni religiose e bibliche. In origine è un dio fenicio adorato a Ekron, chiamato Baʿal zĕbūl o semplicemente Bʿl zbl (Signore/Dio e Principe), benevolo e caritatevole nell’aiuto contro le malattie. Gli ebrei distorsero a loro piacimento il nome del dio fenicio, trasformandolo in un denigratorio בעל זבוב (Baʿal zĕbūb, Signore/Dio di Ciò che Vola), citato nell’Antico Testamento, con un significato di ciò che è fastidioso. Nella Septuaginta, versione greca del librone, è infatti definito βααλ μυιαν (Baal muian, Signore/Dio delle Mosche). Nella Vulgata, versione latina della Bibbia, è una divinità filistea chiamata Baʿal zĕbūb (Baʿal zĕbūl), citata nel Secondo libro dei Re. Nella versione greca dei Vangeli è addirittura il principe dei demoni, βεελζεβοὺλ (Beelzeboul). Nelle tradizioni popolari, Belzebù è considerato talvolta il fratello di Satana in persona. Il sopravvissuto Boston BB Jim fa la vigliaccata di ammazzare anche il cavallo di Tex, per pararsi il culo e fuggire a gambe levate. I due pards realizzano di esseri integri ma appiedati e Tex non manca l’occasione di informare Kit che l’agguato è avvenuto a causa di Kuma che li aveva scoperti. A questo, Carson non c’era arrivato. Nel frattempo, Cooper e Taylor si sganciano dalla sparatoria e raggiungono il treno, riuscendo a salirci nonostante Ray sia ferito da una pallottola di rimbalzo. Per il momento, riescono a seminare Decker. BBBJ si ricongiunge alla banda e salta fuori che Sly non aveva informato Decker della presenza dei rangers nei paraggi. Una mancanza grave alla quale uno come Frank Scarface Decker doveva reagire in maniera un po’ più calorosa. Sul treno, Taylor rappezza alla meglio la ferita di Cooper, usando la polvere da sparo come cauterizzante. Tex e Carson arrivano ai binari e il nostro riassume per filo e per segno cosa è successo e il motivo, continuando a ragguagliare Kit sull’intera faccenda della quale il Vecchio Cammello sembra non capire una mazza. Lui è lì solo per sparare e chiedere a Tex perchè deve farlo. Aquila della Notte è convinto che Cooper sta andando verso il rifugio della sua vecchia banda, ha preso il treno per far sparire le proprie tracce e ha in mente qualcosa d’altro, ma ancora una volta non lo dice a Carson. I due recuperano i cavalli di Cooper e Taylor, tornano a riprendersi le proprie selle ed ecco che Carson ha la folgorazione: ha pensato e ripensato finché è giunto alla conclusione che Cooper sta andando a riprendersi il bottino nascosto tempo prima. Tex sorride e annuisce, ‘bene’, sembra pensare, ‘il vecchio gufo ha capito la barzelletta’. A questo punto della storia, è cosa buona e giusta che Tex ricordi a Carson i suoi antecedenti con Cooper. In due parole, Cooper tradisce la sua banda, vendendola agli agenti privati della compagnia mineraria, poi fugge verso lidi più sicuri. In più, il bottino delle rapine non è dove doveva essere, scomparso. Per puro caso, Tex si imbatte in Cooper e lo acciuffa, affidandolo alle patrie galere. Qui sta l’incongruenza geografica di cui ho accennato giorni fa. Cooper parte dalla zona di Aurora, Nevada, dove la sua banda è sgominata dai contractors della compagnia. Tex lo intercetta a San Vicente, ‘al confine col Messico’, dove ha fatto rifornimento d’acqua ‘per attraversare il Deserto Mohave’. Ma il deserto è a Nord del confine, tra Aurora e il Messico.... Cooper torna indietro? E Tex dice che lo riconobbe perchè la sua faccia era stampata sugli avvisi di taglia di mezza Arizona, anche se Cooper agiva in Nevada e California. Per risparmiarsi la forca, Cooper rivelò al giudice dove aveva nascosto il bottino, ma, a quanto pare, la refurtiva recuperata non era tutta e così nacque la leggenda del tesoro nascosto. Scena settima: La Capanna dello Zio Seth I due fuggiaschi fanno deragliare il treno e Cooper stordisce i due macchinisti, con sollievo di Taylor che temeva per la loro vita. Mentre si allontanano, Taylor rivela a Cooper che ha sparato a un riccone che voleva impossessarsi della sua terra, per questo è finito in galera. Cooper ha un malore dovuto alla ferita e in quel momento compare un misterioso personaggio che minaccia i due con un fucile. È trascorsa la notte. I due tizzoni d’inferno trovano il convoglio deragliato ed è naturalmente Tex a descrivere l’accaduto. Carson chiede spiegazioni, come se non fosse in grado di connettere da solo. In pratica Tex racconta esattamente quello che è successo e ripete quello che Cooper ha detto a Taylor poche ore prima, per filo e per segno. Intanto, Cooper e Taylor si trovano nella capanna del misterioso uomo col fucile, un minatore grande e grosso di nome Seth Parker. La Miranda Priestly che è in me mi induce a fare il simpatico raffronto delle camicie a quadri di Taylor e Parker, peraltro simili. Quella del giovanotto ha righe semplici, quella di Parker le ha doppie in orizzontale. C’è anche Juna, la donna indiana del minatore, simpatico abito nativo in pelle frangiata e ricamata con vezzoso, nonchè audace, decolté e acconciatura da Grandi Pianure o Altipiani. Parker azzecca che i due sono evasi da Dryfork (ovvio, per la mise di Cooper) e suggerisce il nome di Reno, come eventuale guida per attraversare il deserto. Questo Reno è a capo di una banda di tagliagole che si diverte a procurare mano d’opera ai rancheros e proprietari di miniere messicani, razziando uomini tra le tribù indiane. Cooper ringrazia e declina l’invito. La faccenda di Hopi e Zuñi un po’ lontani dal raggio d’azione è già stata esposta, per cui non faccio ulteriormente inalberare Borden che quando si parla di Indiani nicchia sempre. Parker ha un che di furbacchione... fa un ghigno quando risponde al proposito di sdebitamento rivoltogli da Cooper e incarica la donna di spiare le mosse dei due. Bella la scena di pagina 49 vignetta 2, con Juna che fabbrica un cesto di vimini, arte in cui i Paiute del Nevada eccellevano. Grande nome, Seth! Set (ebraico biblico שֵׁתֿ [Il Nominato]; ebraico moderno Šet; Ebraico tiberiense Šēṯ; arabo: شيث‎ [Shith, Shiyth o Sheeth]). Fu il terzo figlio di Adamo ed Eva, fratello di Caino e Abele. Secondo la Genesi, nacque dopo l'uccisione di Abele, ed Eva credette che Dio lo avesse designato come suo sostituto. Visse nove secoli ed ebbe una trentina di figli e innumerevoli nipoti e discendenti, tra cui Noè. Parker è semplicemente Il Guardiano del Parco. Cooper e Taylor si preparano a partire, temendo il tradimento del minatore, ma fuori della capanna ci sono Decker e i suoi cagnacci. Un paio di sberloni e calci mettono al tappeto l’ex rapinatore, poi il gruppo si appresta a partire. Taylor continua a mostrarsi come una mosca bianca in mezzo a mosche saprofaghe e cerca di salvare Juna, condannata a morte. Grazie al suo intervento, la ragazza scappa dopo avere sfregiato Kuma, gettandosi in una scarpata. Mentre gli altri se ne vanno con i due prigionieri, il comanche cerca Juna per vendicare l’onore. Tutta la scena è stata osservata da Parker, nascosto poco lontano. Il minatore aveva forse riconosciuto Cooper, ora ne ha la certezza e si avvia per avvisare Reno. Il destino dei due rangers in questa storia è quello di arrivare sempre un metro o un minuto dopo i fatti, rassegnati a udire l’eco degli spari in lontananza. Di questo passo, però, finiranno per eliminare tutta la banda perchè, puntualmente, si imbattono nella retroguardia. Questa volta tocca a Kuma. Il comanche insegue la pollastrella fuggita e la raggiunge sul greto del torrente, minacciandola di una morte lenta, crudele e dolorosa. Ma Tex lo brucia con un preciso colpo di fucile. La ragazza racconta i fatti ai pards e finalmente Carson ci aveva azzeccato, prevedendo il rallentamento di Cooper e Taylor che ha permesso a Decker di mettere loro il sale sulla coda. Juna rivela di essere viva anche grazie a Taylor, il che dà da pensare ai due pards sulla vera natura del ragazzo, da loro creduto l’assassino di Ike. La donna li informa poi di Reno e della sua masnada di Mohaves, cacciatori di uomini con i quali, con un po’ di vergogna, ammette la parziale complicità del suo uomo. Più avanti, il gruppo di Decker sta procedendo verso San Miguel, il villaggio fantasma dove fu recuperato parte del bottino di Cooper e dove sono convinti si trovi il resto. Lungo la strada, si imbattono nel cadavere di un indiano morto e legato a un albero e, grazie al racconto di Taylor e Cooper, sanno con chi hanno a che fare. Curioso che Decker riconosca le frecce mohave. Su un’altura poco distante, un bell’indiano li osserva e manda messaggi con uno specchietto... I messaggi sono recepiti da Reno nel suo covo sulla montagna, un paio di baracche di legno con annesso corral. Con lui ci sono Parker, che lo ha informato sulla presenza di Decker e Cooper, e i Mohaves. Come Paco, anche Reno è un messicano pieno di borchie, orecchini, bandana e sombrero, forse ancora più brutto. Il nome Reno è probabilmente il diminutivo di Moreno, termine spagnolo che indica una persona con i capelli neri. Sarà un caso ma, in italiano, Reno è anagramma di Nero. Nome appropriato per la storia, perchè Reno è anche una famosa città del Nevada, anche se il suo nome deriva, in questo caso, dal Maggior Generale dell’Unione Jesse Lee Reno. Reno è famosa per il gioco d’azzardo ed è citata nell’immenso brano Folsom Prison Blues dell’immortale Johnny Cash, dove dice ‘I shot a man in Reno just for watch him die’. Quanto mai azzeccato il fatto che, dal primo momento, avevo pensato a questa canzone come colonna sonora della storia. I Mohave sono una popolazione di lingua yuman che abitava ai tempi lungo il Colorado River, tra il Nevada meridionale e l’attuale riserva indiana di Colorado River, tra Arizona e California. I loro antenati giunsero sul fiume attorno al XII secolo AD, provenendo dalla California meridionale e dal deserto che oggi porta il loro nome. Il termine Mohave deriva da hàmakhá‧v, il nome che danno a loro stessi e il cui significato è andato perduto nel tempo (... ‘come lacrime nella pioggia’, direbbe Rutger Hauer che sarà forse noioso ma che cazzo questo è recitare). I moderni Mohaves pensano che il termine fosse una locuzione che si riferisce al fiume Colorado e oggi si fanno chiamare Pipa Aha Macav, Popolo Lungo il Fiume. Nel fumetto vediamo i Mohave vestiti come Apache (con l’aggiunta di penne sulla testa che gli Apache non portavano [ma nemmeno i Mohave]), in quel caratteristico abbigliamento misto bianco-nativo adottato da numerose popolazioni indigene americane che ebbero il tempo di convivere per secoli con gli ‘invasori’ (Apache, Navajo, Pueblo, Iroquois, Sioux, Creek, Seminole, Kickapoo, ecc. ecc.). i Mohave passarono quasi direttamente dall’età della pietra alle riserve e nelle fotografie di fine ‘800 li vediamo o nudi o in abiti totalmente ‘civili’. Peccato non vedere qua e là qualche tipica acconciatura mohave, che usavano arrotolare i capelli in lunghi cilindri impastati di fango, assumendo quasi l'aspetto di attuali rasta jamaicani. Scena ottava: I Cacciatori di Uomini Tex e Carson scoprono a loro volta il cadavere dell’indiano, lo seppelliscono e scrivono sull’agenda di occuparsi in futuro della banda di slavers, non immaginando che li incontreranno presto. Strano che la palla di cristallo non abbia parlato stavolta, anche perchè più tardi, udendo l’ennesima sparatoria, Tex è sereno nell’individuarne la causa nello scontro tra la gang di Decker e quella degli slavers. Nel frattempo, qualche dubbio assale i pards sulla reale moralità del giovane Taylor, essendo rimasti spiazzati dai suoi recenti comportamenti umanitari. I due continuano l’inseguimento della storia e Tex sa che la resa dei conti avverà a San Miguel. Tramonto. San Miguel, famigerato e simpatico paesello, arroccato sui pendii della montagna, con tanto di plaza, pozzo e chiesa in stile messicano, case di adobe con veranda e portico ad archi di pietra stile convento di frati. Bill Riccioli d’Oro arriva di corsa e avverte il fratellone dell’arrivo degli slavers, una ventina di agguerriti scannagatti. Boston Bella Bombetta Jim è incaricato di sorvegliare i prigionieri, appesi come salami in una baracca, mentre gli altri quattro furfanti si preparano ad accogliere gli assalitori. Tipi tosti questi, piazzano i candelotti rimasti all’ingresso del villaggio e attendono l’arrivo dei nemici. Mentre tutto ciò, Cooper si appresta a rivelare qualcosa a Taylor... Frank e Bill cercano di scoprire le intenzioni degli slavers e Reno butta subito le carte in tavola, dateci i prigionieri e andate in pace. Scarface Decker non è da meno di Tex, indovina che lì c’è il minatore e che questo ha fatto la spia, perciò Riccioli d’Oro lo spedisce all’inferno, dando il via alle danze. Ennesimamente parlando, i due satanassi giungono in tempo per sentire la sparatoria (sarà la quarta o quinta volta...). hanno aggirato il villaggio e ora devono risalire un pendio per raggiungerlo. Il saggio Carson consiglia di prendersela comoda, che più si ammazzano tra loro meglio è. Black e Sly sparano alla dinamite e fanno strage, poi comincia lo scontro a fuoco. Nel frattempo, anche i due pards arrivano a tiro del villaggio e si imbattono in alcuni Mohaves che abbattono non senza rischi. La seconda vignetta di pag. 84 è lo spunto per la copertina di Villa, anche se in realtà è Carson ad essere attaccato col coltello. La sparatoria alle spalle del villaggio mette sul chi vive i Decker. Williams va a vedere, raggiunge Boston Jim e insieme fanno un giro d’ispezione, imbattendosi nei rangers. Tosti sì, ma piccioni, gli uomini di Decker: per la seconda volta, pur col vantaggio della posizione e della sorpresa, si fanno vedere dai pards e perdono lo scontro. La carriera di Bella Bombetta finisce qui, mentre Williams si vaporizza per non fare la stessa fine. Il Vecchio Cammello è ferito di striscio alla patella rotulare, salvando per un pelo menisco mediale, legamenti collaterali e crociato anteriore. Avendo integra l’incisura intercondiloidea del femore e il corpo adiposo di Hoffa, Kit può unirsi a Tex nel rastrellamento casa per casa. Quel furbacchione di Sly manca dalla scena dal momento in cui ha sparato alla dinamite. Infatti, eccolo ricomparire nella stanza dove sono appesi Cooper e Taylor, pronto a fare la sua proposta: l’oro in cambio della pellaccia. Cooper accetta solo dopo l’assicurazione che il ragazzo non sarà toccato. Nel frattempo, in una magnifica vignetta, i Decker Bros si aggirano tra i cadaveri degli slavers, in una San Miguel spazzata dal vento serale. Si avvicinano a un malmesso Reno e lo freddano senza pietà. Davvero tosti. Duri a Morire. Per farla breve, ‘sti scannagatti degli slavers non sono riusciti a far fuori nemmeno uno della banda. Cacciatori di passeri, dovevano chiamarsi, altro che palle. Scena nona: Resa dei Conti Raggiunti da Black Williams, i fratelli sono informati della presenza dei rangers e, allo stesso tempo, realizzano che Sly è uccel di bosco con Cooper per arraffare il tesoro. Lo scontro con Tex e Carson è inevitabile e i tre non si tirano indietro. Niente preamboli, attacco diretto alla carica, in mezzo alla strada, senza tanti fronzoli, così si fa, per tutti i diavoli ! basta con ‘sti agguati, sotterfugi, piani e ripiani... così, ohp ! da veri uomini. Dür per Dürà... ... Bè, più o meno... Williams ci lascia le penne troppo presto, peccato. Riccioli d’Oro si sgancia per prendere Kit sul fianco, ma si imbatte in Taylor che si è liberato dalle corde allentate da Sly e ha preso la pistola lasciata lì su richiesta di Cooper. I due si sparano a vicenda e il ragazzo è colpito alla spalla. Addio sorpresa e Bill si ritrova faccia a faccia con il nostro reprobo preferito. Ora Bill Riccioli d’Oro Decker, liberatosi del cappellaccio, degli abiti polverosi e dell’artiglieria, suona deliziosamente l’arpa su una soffice nuvoletta, cherubino eletto tra gli eletti. Visto il fratello tornare polvere, Frank Scarface impazzisce di rabbia e ingaggia un duello epico con Tex. Prima fucilate, poi via i winchester e mano alle pistole, furente scambio di colpi, schivate, tuffi nella polvere... alla fine Decker è colpito a morte e stramazza al suolo, non prima di una imprecazione contro chi l’ha ucciso. Per stessa ammissione del ranger, un vero osso duro. Greg Taylor respira ancora e rivela ai rangers dove sono andati Sly e Cooper, evidentemente l’ex rapinatore gli ha detto qualcosa, prima. Cooper ha portato Sly presso una vecchia miniera abbandonata dove, a quanto pare, ha nascosto l’oro in una tana di coniglio. Sly non si fida di infilarci dentro le mani e slega Ray. Questi in realtà ha una pistola nel nascondiglio e i due si sparano addosso. All’improvviso, Sly è fermato da una intimidazione dall’alto. Bè, dall’alto della collina, mica dall’alto alto... È Tex, chi altri? Il bandito si arrende dopo un paio di fucilate ma tenta un colpo di coda, approfittando di una distrazione. Tex schiva e affonda, mandando al creatore Sly, avendo però il tempo di rinfacciargli la morte di Ike. Come Frank, anche il furbastro muore maledicendo il ranger. Cooper è stato colpito da Sly ed è in dirittura d’arrivo, il viso stravolto dalla febbre per la ferita precedente e dal dolore per l’ultima subita. Sa di non avere scampo e chiede a Tex come sta il ragazzo. Tex lo conforta in tal senso e chiede all’evaso se è per caso diventato sentimentale. Cooper risponde di voler dare una seconda possibilità al giovane Taylor che non è un assassino. Alla domanda del ranger riguardo l’oro, risponde che non c’è nessun bottino nascosto. Tex non è sorpreso e Cooper, prima di spirare, afferma che i due si sarebbero intesi. Al contrario dei due tagliagole ammazzati da Tex prima, Cooper si congeda con un ‘adiòs’. Due belle pagine, queste qui. Epilogo: Dryfork I due rangers sono a colloquio con il direttore della prigione, Price. Price? Per Giuda e Giosafatte étoiles du Moulin Rouge e per la barba posticcia di Putifarre, ma non si chiamava Parks? Ahi, ahi. Bè, potremmo chiamarlo Price Parks che suona bene.... ed è anche economico, perchè significa letteralmente ‘parchi [parsimoniosi, contenuti] nei prezzo’. Viene ribadita l’encomiabile condotta di Greg Taylor durante la fuga e la sua estraneità nella morte dello sceriffo McCall. Tex conferma poi quanto detto da Cooper riguardo il presunto tesoro e, a quanto pare, il direttore se la beve assieme al whisky. Io non ci giurerei... Mentre lasciano il penitenziario, sono osservati dal giovane Taylor, nella sua nuova divisa a strisce che fa tanto trendy. Tex è sicuro che Cooper ha rivelato a Greg il nascondiglio, ma assicura Carson di non volere indagare oltre e lasciare il giovanotto al suo destino. Secondo me, tra qualche tempo saremo di fronte a un bel sequel. Nell’ultima vignetta, Carson dichiara che, questa volta, non tutta la farina del diavolo va in crusca. Che stia diventando una frase abituale? L’evasione, la rivalità tra i fuggitivi, lo scontro tra bande, l’inseguimento, la ricerca del tesoro... tutti ottimi elementi classici western. Si poteva sviluppare meglio, soprattutto la partecipazione dei due pards che appare estemporanea, e questo è il punto. Tex sembra una comparsa, se non nell’ultimissima parte della storia. Non che sia vietato dare maggior risalto ad altri personaggi, anzi, ma qui il ranger arriva sempre tardi, tira le somme di ciò che è accaduto, prima del gran finale in cui si limita ad eliminare i vari pezzi sparsi rimasti sulla scena. So che dire ‘si limita’ è riduttivo, in fondo è lui che manda al creatore tutta la banda Decker, ma la sensazione è quella. Tex fa un ripulisti di personaggi ormai usurati dalla storia stessa. Una storia della quale lui è spettatore per quattro quinti. E quando i pards entrano in scena è solo per snellire in fretta le fila degli altri, come per evitare uno scontro finale troppo sproporzionato. Così è quando intervengono (in ritardo) per aiutare i guardiani della prigione contro i due evasi della diligenza, che eliminano con due fucilate. Allo stesso modo, si sbarazzano in 4+4=8 di due membri della banda Decker che avevano inscenato un ridicolo agguato sulla pista, fallito per la solita intercessione divina che, a lungo, stanca. In 70 anni Tex si è salvato da decine di imboscate, la maggior parte a causa dell’incapacità balistica degli avversari (la testa del ranger sfiorata per un millimetro o la pallottola che ammazza il cavallo che fa un ingiustificato quanto provvidenziale scarto), oppure per lo scintillio dell’arma al sole, per un uccellaccio che si alza improvvisamente in volo, per un ramo spezzato o per il nitrito di un cavallo. Tutto fa brodo, ci sta, mica può essere ammazzato il Tex, qualcosa bisogna inventare. Ma un Tex che vede di là della materia e che intuisce un agguato senza segni premonitori, questo no, dai. I tre beccaccioni sono in alto, tra gli alberi, acquattati e in attesa... come diamine fà Tex a vederli? E Carson che cade dal pero, come fosse l’ultimo dei tirapiedi e non il leggendario maggiore dei rangers temuto in tutto il West. Una cosa del genere accade anche alla fine, con Williams e Bella Bombetta in alto, riparati dal buio e dalle case. Ma Tex, sempre Tex, li vede. Anche l'eliminazione di Kuma sembra un inciampo sulla pista, utile solo a far dire a Juna che Greg è un bravo ragazzo. Alcune scene sono a mio avviso superflue e servono per tappare i buchi e consentire il completamento dei due albi (altra cosa che non capisco, questa dei due albi secchi per ogni avventura), salvo poi dimenticarsi altre scene che potevano essere più esplicative. La compagnia di Decker e i due pards si imbattono, di seguito, nel cadavere dell’indiano massacrato dagli slavers, una ventina di vignette (quattro pagine) per raccontare due volte la stessa cosa: nei paraggi ci sono gli slavers che sono dei cattivoni di quattro cotte. Perchè gli slavers hanno ammazzato l’indiano e l’hanno lasciato lì? Per punirlo di una ribellione? Hanno perso una fonte di guadagno, ammazzandolo. E poi lo lasciano lì per monito verso chi? In quelle lande desolate e disabitate? E non viene invece mostrato l’incontro dei rangers con i macchinisti del treno. Prima Tex legge nella sfera che non sono morti, poi Carson ricorda la buona azione di Taylor nel salvarli, perciò l’incontro è avvenuto. I personaggi cattivi sono davvero tosti, promuovo a pieni voti Scarface e Riccioli d’Oro su tutti, ma anche Black Williams e Kuma, anche se questo fa una fine un po’ misera, gabbato da una squaw... Er Patata indecifrabile, se n’è andato al primo colpo ricevuto. Paco mi è sembrato solo ‘chiacchiere e distintivo’, mentre Bella Bombetta, un tontolone. Tra tutti, Sly è un vero figlio di madre ignota, viscido, traditore, bastardo dentro e pure menefreghista, perchè riferire ai fratelli che in giro c’era Tex avrebbe cambiato molto le cose. Cooper è stato una sorpresa nell’avanzare della storia. All’inizio se ne stava sulle sue, poi ha fatto la bastardata/furbata di lasciare indietro i due galeotti della diligenza, prendendo con sè solo il ragazzo. In seguito ha cominciato a comportarsi meglio, risparmiando i macchinisti (ma lui non era comunque un assassino) e confidandosi poi con Greg, giungendo a rivelargli il nascondiglio dell’oro. Un cambiamento (redenzione? senso di colpa?) forse ingiustificato e non ben decifrabile. Mi chiedo solo una cosa: se Cooper avesse avuto la meglio su Sly e non fosse intervenuto Tex, cosa avrebbe fatto? Avrebbe aspettato Greg? Sarebbe tornato indietro a San Miguel per lui? O semplicemente se ne sarebbe andato con l’oro? Greg è stato dall’inizio un personaggio enigmatico. A parte la confidenza notturna con Cooper nel bosco, avrà detto sì e no venti parole in due albi, ma alla fine, tesoro esistendo, è lui il vincitore. È mancato totalmente un suo interloquire con i rangers, il chiarimento della situazione, la sua discolpa riguardo l’uccisone di Ike. Tex ne parla solo brevemente con Sly, a conti fatti. Per essere uno dei protagonisti della vicenda, è talmente invisibile che non si merita neppure l’analisi del nome. Mi aspettavo di più da lui, ma credo che non sia finita qui. Gli slavers si sono dimostrati poca cosa, sembrava che volevano ribaltare le montagne e alla fine hanno perso 20 a 0 con la banda Decker. Rubagalline, niente di più. I pards? Qualcuno ha scritto che sono stati solo degli spettatori. È vero, sono sempre stati all’inseguimento, sempre in ritardo, sempre sulla scena quando tutto era finito. Ma alla resa dei conti, dopo tutto, hanno vinto loro e, uno alla volta, hanno eliminato tutti i rivali, 6 a 2 per Tex su Kit. Per la logica della storia, sarebbero dovuto arrivare tardi anche questa volta, magari limitarsi a eliminare Frank, Sly e un paio di Mohave, con il resto della compagnia che si era eliminata tra loro. Sarebbe stato più coerente. Tex è fastidioso quando prevede il futuro e quando fa il professore. Per due volte non rivela a Kit quello che sa farà l’avversario di turno. Carson sembra non capire nemmeno perchè è lì e si deve far spiegare tutto dal pard, con una serie di ‘rinfrescami la memoria’, ‘ricordami questo’, ‘spiegami quello’... l’unica cosa giusta che dice è quando consiglia a Tex di andar piano che tanto i cattivi si ammazzano tra loro. Ma neanche lì gli va bene, alla fine devono sbrigarsela loro. Va bene, questa è promossa, la migliore storia del 2020. Alla prossima.
  7. 2 points
    Samuele Frasca, Burningbullet, propone i suoi pards
  8. 2 points
    Questo per me non è vero. Nolitta aveva una personalità diversa dal padre e sicuramente era convinto di non aver fallito su Tex (anche perché così è stato). Il fatto che in ogni intervista ribadisse di non sentirsi uno scrittore non deve essere travisato, lui era uno scrittore, due dei suoi personaggi, Zagor e Mister No, sono ancora in edicola. Per una serie di motivi ha dovuto rinunciare a essere l'erede predestinato del padre, dopo un promettente debutto che aveva comunque disorientato molti lettori (qualcosa doveva essergli pervenuto anche con il famoso sondaggione). Il primo motivo è che doveva occuparsi della Casa editrice, di tutte le collane, di tutti i dipendenti, rispondere ai lettori, individuare nuovi autori e disegnatori ecc. In questo era aiutato da Canzio ma era lui che prendeva le decisioni. Semplicemente non aveva il tempo di scrivere e quando ancora lo faceva, scriveva a casa la domenica. Il secondo motivo è che non sentiva probabilmente Tex nelle sue corde, lo scrisse perché Tex era "il pane" della casa editrice (oggi lo è ancora) e non c'era nessun altro che volesse prendersi questa briga tra i vari D'Antonio della Casa editrice. Ecco perché Nizzi, che aveva come lui una formazione "domenicale" nel senso che aveva un lavoro stabile per la Fiat Trattori, dopo una formazione di qualche anno (tra Mister No e la lettura dell'intera collana di Tex che non conosceva bene essendone stato solo un lettore saltuario) fu subito messo a scrivere le storie del ranger con risultati che furono subito felici. A Nizzi era stato promesso all'inzio di non essere lasciato solo nello sceneggiare Tex, cosa che invece avvenne in un baleno. Il terzo motivo è che Sergio era incapace di dar seguito alle sue stesse collane. Smise di scrivere Zagor a fine anni settanta quando era comunque la seconda testata di punta della Bonelli probabilmente per dedicarsi al personaggio che preferiva, Mister No, nato a meta anni settanta come miniserie estiva che continuò le pubblicazioni sull'onda del successo delle vendite, che abbandonerà a sua volta nei primi anni novanta (salvo riprenderlo nel 2005 con una storia fiume per concludere la collana che si avviava alla chiusura, un qualcosa di dovuto insomma). Ci sono poi le storie che scrisse in occasione della crisi di Nizzi (1992). Stato di necessità anche questo. Una storia lunghissima per Letteri, una storia con Giolitti con il quale desiderava collaborare, una storia per Galep lasciata interrotta dopo il primo albo, ceduta a Boselli che si occuperà, nei successivi anni, anche dei suoi soggetti che non fu mai capace di trasformare in storie di Tex.
  9. 2 points
    No no, non volevo dare quell'impressione... È stata una conversazione in cui Nizzi ovviamente ha difeso le sue scelte, però non ha negato di averle fatte (nel senso che è stata una conversazione molto più interessante dei classici "non è vero" che si vedono spesso nei forum...) non ricordo tutti i punti di cui abbiamo parlato, e nessuno stava registrando, quindi gran parte della conversazione ormai semplicemente non me la ricordo più, ma mi ricordo per esempio che, parlando della scena ne "i fucili di Shannon" in cui il bambino viene rapito, ammise che la scena, per come è stata pubblicata, presentava un Tex che si faceva gabbare troppo facilmente, e "diede la colpa" a Venturi che aveva disegnato Tex e il bandito troppo vicini (amplificando l'arrendevolezza di Tex, a suo dire se fossero stati disegnati più lontani il lettore non si sarebbe chiesto "ma perché non reagisce?" perché Tex non avrebbe avuto tante possibilità di reazione) Mi ricordo in particolare quel punto perché mi meravigliò vedere scritto poi l'opposto in "Tex secondo Nizzi" di Guarino. Nel libro, Nizzi critica chi "avrebbe dato la colpa" a Venturi per quella scena... ma a quello che ricordo io (che non avrò più la memoria di una volta, ma non credo di essere ancora rincoglionito...) L'UNICO che per quel che ne so diede la "colpa" a Venturi fu proprio Nizzi. In generale, anche se non ricordo più i dettagli della conversazione, Nizzi ovviamente negò in generale le "accuse", ammettendo magari su scene specifiche, giustificandole (come fa nel libro di Guarino) con "le necessità della storia" (in generale concordo che un eroe non può essere sempre infallibile, altrimenti le storie rischiano di diventare noiose, ma c'è una bella differenza fra "eroe che ogni tanto sbaglia" ed "eroe che non ne fa una dritta e si rende sempre ridicolo"), ammise che certi espedienti tipo gli "origlioni" erano stati usati un po' troppo spesso, insomma, fu una discussione un po più articolata di un semplice "non è vero", Nizzi ammise tranquillamente che alcune scene presentavano problemi, anche se sosteneva che erano casi isolati non rappresentativi in generale della sua opera (e noi ovviamente non avevamo un elenco lunghissimo di esempi, ci ricordavamo giusto i casi più eclatanti). Non era "contento" delle critiche ovviamente, ma... avrebbe potuto cavarsela molto facilmente semplicemente dicendo che non era d'accordo e tagliando corto. Rimase davvero un sacco di tempo a parlare con noi. Come ho detto, non posso escludere che fosse solo cortesia e mentalmente fra se e sè ci stesse mandando al diavolo per il tempo che gli facevamo perdere, ma se voleva andarsene, nessuno l'avrebbe trattenuto: gli avevamo chiesto gentilmente se poteva dedicarci cinque minuti, non era un tribunale, e se diceva "scusate, ho un impegno" nessuno l'avrebbe trattenuto. Se è rimasto per tanto tempo, per me era perché gli faceva comunque piacere parlare dei dettagli delle sue storie (anche con criticoni come noi...) [vorrei precisare comunque che, per rispetto verso un autore verso coi avevamo una certa deferenza, anche le nostre critiche furono espresse in maniera molto più "soft" e diplomatica di come facevamo di solito nel forum, la conversazione a quanto ricordo fu abbastanza cordiale, anche se avevamo punti di vista diversi]
  10. 2 points
    Provo a dire la mia, in punta di piedi. A mio parere il calo vero ci fu in concomitanza del numero 500, dopo di che le storie davvero brutte sono secondo me una dozzina (I fratelli Donegan, Fratello bianco, Tumak l'inesorabile, Moctezuma, Soldi sporchi, La sentinella, Oltre il fiume, Mercanti di schiavi, Canyon Dorado, Le iene di Lamont, Fort Sahara, La banda dei tre), le altre sono quasi tutte mediocri o appena sufficienti, ma comunque innocue, tutto sommato. Il cambio di atteggiamento verso l'infallibilità di Tex c'è, e lo retrodato al ritorno dalla famigerata crisi. Però se si leggono anche molti suoi racconti di Larry Yuma, c'è la stessa concezione dell'eroe fallibile, gli stessi origlioni, lo stesso clima da commedia che ogni tanto riemergeva anche nei suoi Tex migliori (Terra senza legge, di Giolitti), segno che secondo me alcune scelte di sceneggiatura fanno parte del suo dna. Non gli ha giovato neppure pubblicare intere annate senza interruzioni, è chiaro che così che difetti e ripetizioni balzano all'occhio con più facilità! Infine, dico che all'epoca non esisteva alcuna seria attività di editing, altrimenti molte storie (tra cui la tanto vituperata avventura di Mefisto) con alcuni accorgimenti avrebbero potuto facilmente diventare di discreta levatura.
  11. 1 point
    L'ultima prova di Fusco è l'almanacco "La banda dei Messicani", quello con Kit Willer che continua a dormire, mangiare e fare domande idiote... perciò sì, indubbiamente meglio ricordarlo con questa storia, tutt'altro che eccezionale, ma almeno decente. Tra l'altro io trovo che Fusco abbia avuto un calo decisamente poco visibile a causa della sua vecchiaia: "La banda dei Messicani" era ancora disegnata molto bene, così come questa lunghissima "Athabasca Lake".
  12. 1 point
    Curiosando sui banchi delle fiere del fumetto (chissà se si potrà più fare…) mi sono interessato proprio di queste cose per anni. Biacca, tempera bianca, disegnini riparatori ritagliati e incollati sopra i cartoncini, matite fatte con colore diverso per evitare di cancellare con la gomma, balloons ritagliati e incollati o viceversa eseguiti direttamente sulla tavola, tavole scartate di brutto (e poi poste in vendita) oppure un foglio di carta da lucido scotchato sulla parte alta dove vengono fornite indicazioni al colorista. E ancor prima le tavole "double face", con la parte in nero davanti e colorate in controluce sul retro. Sugli albi che ristampano le storie vecchie si vedono benissimo le parti modificate a partire da una fotocopia, perché hanno un segno più grossolano e impastatissimo sui tratteggi e testi. Le fotocopiatrici di una volta non erano assolutamente paragonabili a quelle di adesso e anche le anastatiche ottenute fotografando una copia stampata non rendono mai giustizia ai disegni originali. Solo a partire dagli scanner attuali e con la stampa con macchine di ultima generazione si è potuto ottenere una qualità a volte ottima, con l'uso del retino stocastico, lastre incise a mezzo laser e l'uso di carta con proprietà di minima assorbenza e ingrossamento del tratto.
  13. 1 point
    Le tavole incriminate sono state visionate anche dal sottoscritto e confermo tutto. Ai tempi del Tre Stelle e anche di TuttoTex i disegni originali erano l'unica fonte per la riproduzione. Questi venivano riprodotti con un ingranditore fotografico e si otteneva un negativo simile a quelli dei vecchi rullini. Infine veniva realizzato il cliscé in zinco con cui si potevano stampare le copie (visti anche quelli, ma purtroppo non sono riuscito a poterli tenere in mano, vi assicuro che sono vere opere d'arte) Intorno agli anni sessanta il processo si ammodernò con l'uso dei lucidi, ma anche questi erano di difficile modifica, soprattutto dai disegnatori che avevano più dimestichezza con carta e pennelli piuttosto che conoscere i segreti della camera oscura. Penso che in Bonelli si sia cominciato a usare mezzi elettronici alla fonte al massimo alla fine degli anni ottanta e allora lo scempio degli originali di Tex era bello che completato.
  14. 1 point
    Quando fiu annunciato, la speranza era che FINALMENTE la Bonelli riproponesse il Tex nella versione originale, magari correggendo qualche errore di ortografia ma eliminando tutte le varie "censure", che all'epoca (quando i Tex non censurati ancora si trovavano a prezzi accettabili e con discreta facilità, anche se all'epoca sembravano cari erano cifre ancora molto lontane da quelle attuali, e il pubblico era più GLBonelliano rispetto ad oggi) era un tema più sentito dai fan. Quando uscì, ci si rese conto che: 1) Non solo le censure erano in gran parte rimaste (solo "rifatte" per essere meno evidenti), ma ne erano state aggiunte, era una versione ancora più censurata (a livello di storie. Qualche minima censura fu tolta a livello di disegni ma proprio solo le più ridicole) 2) Oltre alle censure, una "follia modificatrice" si era impadronita della Bonelli. Altro che "edizione rispettosa", il rispetto se lo misero sotto le scarpe, modificando di tutto e di più per i motivi più assurdi, rifacendo (in peggio) il lettering, modificando (in peggio) i colori delle copertine, e a volte persino i disegni. Copertine mitiche che erano da portare come capolavori di "impatto grafico" per l'uso "potente" dei colori stagliati, furono totalmente stuprate per metterci "il cielo azzurrino in cima, l'erba verdolina in basso, e un pochino di sfondo signora mia che altrimenti il bambino non la capisce", trasformandole da lampi di azione ed avventura in tranquilli e noiosi paesaggi. una cosa priva non solo di senso, ma pure di gusto (vabbè che già quella grafica orrenda con lo striscione orizzontale avrebbe dovuto farci intuire da subito che il gusto estetico non faceva parte dei cardini della testata) Questi motivi furono già sufficienti per smettere di comprarla dopo qualche decina di numeri, quando era via via più chiaro che scempio stessero facendo. e come le mie vecchie ristampe anni 70 fossero molto più belle e molto più fedeli all'originale (e visto che ormai i prezzi dei non censurati erano decollati, forse proprio per l'affannosa ricerca di chi aveva capito che da quella Bonelli un edizione rispettosa non l'avremmo mai vista, e non erano più alla mia portata, iniziai pian piano a farmi la serie delle anastatiche). Ma la vera schifezza imperdonabile la scoprii dopo alcuni anni, quando man mano le tavole originali "tagliuzzate" arrivarono sul mercato... 3) I vari scempi, i rifacimenti del lettering... furono fatti non su copie, ma SULLE TAVOLE ORIGINALI! Il Tex originale fu DISTRUTTO, proprio materialmente, cancellando con il bianchetto le tavole di Galep e ridisegnandogli sopra, o in certi casi tagliuzzano e incollando (e non era assolutamente necessario). Purtroppo in Italia il fumetto era (e lo è ancora adesso) considerato robaccia per bambini e non alcuna tutela, se avessero fatto qualcosa di simile ad altri tipi di arte sarebbe intervenuta la sovrintendenza a tutelare i beni artistici... lì invece a quella manica di folli scancellatori fu consentito fare danni irreparabili, rendendo praticamente IMPOSSIBILE il poter ristampare, anche in futuro, il Tex originale (e per quanto possa sembrare assurdo, il cancellare per sempre la versione originale è l'unico motivo per quanto esecrabile per fare uno scempio simile. Anche se probabilmente il cercare motivi razionali ci porta fuori strada, quella è semplice follia). Ho rivenduto tutti i tutto Tex, non li voglio in casa mia. Per la versione "ridisegnata" che sono, e per il macello di un patrimonio insostituibile che ha rappresentato. (comunque, mica si sono fermati, eh, la Nuova Ristampa è ANCORA più modificata... poi sono arrivate le ristampe colorate alla boia di un giuda, con il rispetto che hanno sempre dimostrato per quel materiale fra un po' rimonteranno le tavole per ristampare Tex in formato manga...)
  15. 1 point
    Questa storia è uno dei tanti esempi che dimostrano che il crollo di Nizzi è avvenuto ben prima del numero 500...
  16. 1 point
    Calma, ti stai spostando su un piano che non c'entra col discorso: io infatti non ho mai detto che il mio gusto è legge! Io sto dicendo - ed è quello che dicevo anche prima - che ho tutto il diritto di dire che non voglio un certo disegnatore sulle pagine del mio fumetto preferito, e di non essere in nessun modo tenuto a interessarmi della sua condizione economica.
  17. 1 point
    Riepilogando, questo è l'elenco dei disegnatori che attualmente sono nello staff di Tex senza distinzioni tra serie regolare , Tex Willer e serie collaterali varie. L'ordine che ho scelto è quello cronologico partendo dalla prima storia che è stata pubblicata senza badare al dove. Lo dico a beneficio di quelli per cui esiste solo la serie regolare. Giovanni Ticci Fabio Civitelli Claudio Villa Andrea Venturi Alfonso Font. Bruno Brindisi Stefano Andreucci Gianluca & Raul Cestaro Roberto De Angelis Rossano Rossi Ernesto Rudesinho Garcia Seijas Corrado Mastantuono Pasquale Del Vecchio Lucio Filippucci Ugulino Cossu Alessandro Piccinelli Giovanni Bruzzo Giacomo Danubio Yannis Ginosatis Maurizio Dotti Sandro Scascitelli Stefano Biglia Michele Benevento Massimo Rotundo Alessandro Bocci Mauro Laurenti Michele Rubini Roberto Zaghi Majo° Bruno Ramella Mario Atzori Laura Zuccheri Rodolfo Torti Marco Ghion Fabrizio Russo* Fabio Valdambrini Massimo Carnevale I nomi segnati con asterisco stanno al momento disegnando altro. Non sono ancora apparsi: Giuseppe Candita Giampiero Casertano Fabio D'Agata Sergio Giardo Mario Rossi Frederic Volante. Spero di non aver dimenticato nessuno.
  18. 1 point
    Ma no, però un buon 80 per cento direi. Io stesso se dovessi rileggermi i fratelli donegan o quella di cane giallo darei, ancora oggi come all'epoca, un bel 3. Roba insalvabile al 100 per 100. Però cose di questo bassissimo livello ce ne saranno 5 o 6 di Nizzi. Le altre sono attorno alla sufficienza, parlo di quelle non riuscite. Ma all'epoca si buttavano tutte dalla rupe e bollavano come schifezze, e, ricordo molto bene, si arrivava persino a dire che capolavori come Furia Rossa o la Congiura non erano poi così belli, sull'onda dell'antinizzismo montato, soprattutto su certi siti e certi forum. Non qui, va detto, dove si è sempre detta la verità senza partigianeria nè in un senso nè nell'altro.
  19. 1 point
    Con o senza le modifiche di Canzio ? Eventualmente, date le cose che approvavano e stampavano, mi sono sempre chiesto che tipo di revisioni redazionali attuassero.
  20. 1 point
    Storia decente questa? Ma dai... Tex e Carson fifoni come non mai che parlano come due lobotomizzati, il generale Davis in villeggiatura lungo il fiume, il "è inutile che lo inseguiamo, tanto non si farebbe mai prendere" finale. Peccato per i bei disegni di Rossi sprecati in una tale fetenzia. Questa storia fa cagare, punto.
  21. 1 point
    Prendi la Nuova Ristampa dal mercato dell'usato. I primi numeri sono esauriti nel servizio arretrati. La Classic è arrivata al 79 che vede la conclusione della storia Pat l'irlandese (pag. 45 del Tex n.34 Sinistri incontri) In verità attualmente sul servizio arretrati è tutto esaurito per il blocco imposto dall'emergenza sanitaria per i il corona virus
  22. 1 point
    Uno dei migliori Maxi in assoluto. Vicenda super classica e già vista, ma svolta in modo impeccabile e sempre interessante. Nizzi ha una maestria totale nell'imbastire questa storia, nessuna sbavatura, Tex monumentale che decide, agisce e sbatacchia tutti come nella miglior tradizione (quanto mi piace quanto Tex prende a cazzotti i cattivi, una goduria senza pari. Mi pare venga insistito poco su questo tasto ultimamente, invece a me piace proprio quando li riempie di botte. Se lo meritano!) e insomma è Tex, Tex al 100 per 100. Irresistibili i dialoghi, degni del miglior Nizzi. C'è tanta ironia, tanto divertimento, pur nel dramma. Tex e Carson secondo Nizzi sono davvero due amiconi divertentissimi. Bellissimo anche il finale, con la vendetta della vedova e i due piccioncini prossimi a convolare a nozze. Un Nizzi in gran forma, ma non era lui ad aver avuto un declino disastroso? Mah.. Fosse stata scritta negli anni 90, questa storia sarebbe considerata una da Nizzi doc. Piacevoli anche i disegni di Repetto, di stile Ticciano, e comunque a me soddisfano, perchè amo Ticci. Voto 9
  23. 1 point
    Era destinata a un almanacco.
  24. 1 point
    Ok. Comunque è un polpettone indigeribile, imho
  25. 1 point
  26. 1 point
    Assolutamente, si! Ma per Tex non è così facile, pard.. forse potrei anche liberarmene..ma quando una passione ti accompagna tutta la vita rimangono impressi i ricordi, belli e brutti..
  27. 1 point
    Aspetta un secondo Valerio..è vero che se noi seguiamo con passione un determinato talento la prima cosa che ci viene in mente è la sua opera migliore, ma poi se facciamo un analisi più approfondita di tutto il suo lavoro scopriamo che ci sono cose che non ci piacciono.. Torniamo a Tex, mettendo da parte Verdi e Vasco, e ti parlo della mia esperienza di lettore di Tex: - Inizio a leggere Tex con tutte le storie di GLB, cosa chiedere di più? Lui era Tex Willer! Avventure meravigliose, storie indimenticabili, leggenda e mito in ogni albo! - Il maestro scrive raramente, arriva Nolitta: storie buone ma Tex è irriconoscibile..per fortuna sono poche - Entra in scena in Nizzi: la partenza è con il botto, tra i numeri 300-400 ho perso il conto delle grandi storie Nizziane - 400-500 Esordio di Borden con il capolavoro "Il passato di Carson", ma tutti i suoi lavori sono fantastici...Nizzi, ormai in crisi, viene oscurato dalla brillantezza dei testi boselliani -500-600 poche storie di Boselli e una sfilza interminabile di ciofeche Nizziane: stavo per abbandonare Tex, l'eroe della mia infanzia che avevo seguito assiduamente per anni e anni .. No, pard..ringranzierò sempre di Nizzi per Nelle paludi della Louisiana, La congiura, Le colline del vento, La tigre nera , Furia rossa...ma sarò il primo a criticarlo per I fucili di Shannon, I Fratelli Donegan, Fratello bianco, Moctezuma!..tante, troppe pessime storie che mi ritrovo davanti ogni volta che rileggo la mia collezione completa di tex
  28. 1 point
    Beh, Verdi lo ricordi per la Traviata o per Oberto conte di san bonifacio? Vasco lo ricordi per i primi dischi o per gli ultimi, pietosi? McEnroe lo ricordi per i primi 7 anni con 67 tornei vinti o per i secondi 7 anni con 10 tornei vinti e nessuna finale slam? Lo ricordiamo per la vittoria di Wimbledon dell'84 o con la sconfitta al primo turno di Wimbledon 90 con Derrick Rostagno? Stanlio e Ollio li ricordiamo per Fra Diavolo e i figli del deserto o per tristezze assolute come Atollo k e il grande botto? Alla fine un talento va ricordato per quello in cui ha eccelso. Nizzi è la congiura e Furia Rossa. I Fratelli Donegan lasciamoli nel dimenticatoio.
  29. 1 point
    Ci riprova anche nelle nuove storie eh il lupo perde il pelo ma non il vizio..
  30. 1 point
    Il giovane Tex di GLB commetteva qualche errore, ma poi con il passare degli anni è diventato invincibile, infallibile.. Tex non può sbagliare nel giudicare un uomo, Tex non perde un duello, Tex non scappa come un vigliacco, Tex non si slaccia il cinturone davanti a un qualsiasi sceriffo, Tex salva gli innoncenti e non viene mai umiliato..Il suo creatore l'ha voluto così e secondo me è anche il segreto del suo successo..Nizzi ha scritto delle storie con un Tex irriconoscibile..
  31. 1 point
    Un'altra "pagina" da dimenticare Eppure certe scelte sembrano proprio voler provocare il lettore. Una delle cose che non ho scritto nel mio precedente messaggio è il rigetto del modello glbonelliano da parte di Nizzi nelle storie che ha scritto almeno a partire dal 2000. Tanto meticoloso nel seguire GLBonelli fino a giungere a "copiare" anche intere sequenze da storie del creatore di Tex (Carlo Monni dixit, parlando del manierismo di Nizzi) è arrivato agli origlioni, ai cinturoni slacciati, alla palese dabbedaggine dei pards (nessuno escluso), sembra impossibile non vederci un tentativo di mostrare più fallibili questi personaggi, meno sbirreschi e superuomini, con il rischio di ridicolizzarli e smitizzarli com'è puntualmente avvenuto in fin troppe storie che sono veramente un pugno nello stomaco per noi lettori.
  32. 1 point
    La radiografia come la chiami tu è l'effetto, non la causa. Alla fine certe cose le temi, te le aspetti e non puoi fare a meno di notarle. Ho smesso di acquistare i Tex di Nizzi per molto tempo perché oramai preso dallo scoramento. Invece appena arrivava Boselli, ma anche novità come Faraci (le cui buone premesse non sono poi state mantenute), mi precipitavo in edicola e leggevo appassionatamente la storia. Io non ne voglio a Nizzi, stanco e impelagato probabilmente in scelte editoriali, ne voglio alla casa editrice che ha permesso che storie come Muddy Creek o Oltre il fiume venissero approvate e pubblicate. Sono affezionato al Sergione e a Canzio, ma non posso dimenticare che erano proprio loro i primi a non filtrare in entrata e ad avvallare certe storie. Poi non so perché Nizzi non abbia lui stesso posto un aut aut, minacciato di abbandonare o altro, perché si vede a ogni pagina che scriveva Tex controvoglia. È stato ricoperto d'oro? È stato pregato in ginocchio? Non lo so, ma uno che scrive cose come I mercanti di schiavi sta manifestando astio nei confronti del personaggio affidatogli. La mia.
  33. 1 point
    Con tutto il rispetto per Diablero e le sue indubbie capacità dialettiche, a me l'idea di discutere di un fumetto con uno che pensa di avere verità oggettive e insindacabili fa un po' cascare le palle, ed è ovvio che in questo modo una discussione non possa esserci. Per cui mi limito a dire che, a mio gusto (in quanto tale tanto soggettivo quanto per me insindacabile) diverse storie del Nizzi post 400 sono tra le sue migliori in assoluto: cito almeno "L'uomo senza passato", "Yucatan", "L'ultima frontiera", "Le colline dei Sioux". Ciò non toglie nulla al calo evidente del post-500, e al fatto che alcune storie siano davvero pessime (quella di Usaki, per dire, roba imbarazzante e impubblicabile).
  34. 1 point
    E vabbè, se uno ha dei traumi su un fumetto non so cosa dire... A me hanno sempre fatto un pò specie quelli che si mettono li a fare la radiografia pagina per pagina a Tex, contanto le piccionature, le frasi potenzialmente non texiane, gli episodi. Come se un fumetto fosse la Divina Commedia o il Vangelo. Certo, ci sono caratteristiche di un personaggio che vanno preservate, ma io credo che alla fine, dobbiamo capire se una storia ci ha fatto passare una bella ora di lettura o no, senza vivisezioni. E' come quelli che si mettono ad ascoltare la Callas e si mettono a stabilire "ha fatto questo si bemolle calante, quel sol crescente, ha sbagliato una parola etc..". Ma chissenefrega, guarda se il suo canto ti ha emozionato o no. Di Nizzi non mi hanno divertito alcune storie, certamente una decina dei 500 (compresi dei maxi, tipo il pessimo Fort Sahara) sono decisamente sottotono, ripetitivi, poco appassionanti, al di là dei singoli episodi, che mi interessano ben poco. Se Tex viene salvato da un bambino ma la storia è esaltante io lo accetto senza grossi problemi, tanto per intenderci, anche se sarebbe meglio evitarlo. Però, nel complesso, con Nizzi mi sono quasi sempre molto divertito, fosse anche solo per i dialoghi strepitosi, i migliori senza dubbio i suoi, tra tutti, a mio parere. Per dire, le ultime due storie recenti mi hanno appassionato poco, e non le trovo a livello sui dialoghi, quindi per me valgono poco. Anche se non ci sono errori di nessun tipo e quelle che alcuni chiamano "piccionature", termine che fatico a sopportare, tra l'altro. Comunque scialla ragazzi. Se vi fare venire l'esaurimento per Tex forse dovete fare un pò di meditazione o di yoga.
  35. 1 point
    Eeeeeeh che esagerazione Diablero. Quasi tutti gli autori sarebbero contenti e pagherebbero pur di aver scritto solo un paio delle storie di Nizzi ante 400 e pure 4 o 5 dei 400. Poi il declino è sotto gli occhi di tutti, ma alcuni di voi, secondo me, ne esagerano la portata.
  36. 1 point
    Secondo me quelli che quì criticano Nizzi hanno la memoria corta Ricordiamoci che dalla storia Il Giustiziere fino al 400 ha scritto sempre e solo lui Le storie di Nolitta che sono uscite prima del 300 erano già pronte prima della pubblicazione Vedo che qualcuno critica la prima parte de La Congiura come se fosse forzate Ebbene vi dico,la congiura è una gran storia,che vede Tex E carson allearsi controvoglia a un fior di mascalzone come Barbanera Il Nizzi di quel periodo teneva conto della continuità di Bonelli padre e ne è la riprova che il personaggio di Barbanera che non era troppo malvagio nella sua prima storia,quì Nizzi lo rende simpatico caratterizandolo molto bene altra storia tinta di giallo e a venature Horror è la miniera del terrore In questa storia ho letto che Carson fa la parte della spalla comica secondo me è una storia meravigliosa con un gran finale Per le sue ultime storie post 500 è inutile commentarle alti e bassi con più bassi che alti a mio parere il suo Tex è molto più realistico del Tex di Boselli Il Tex di Nizzi è rifflessivo,cade si in agguati da pollo ma secondo me questo lo rende più umano e questo vale per tutte le storie di Nizzi compresa Monteczuma che in molto non sopportano ma come storia non è affatto scritta male Parliamo del Carson di Nizzi che in molti hanno definito macchietta sopratutto nelle sue ultime storie Se rileggete le storie della collana Tex Gigante dal numero 8 al 16 vi accorgete che li il Carson di Bonelli somiglia tantissimo a quelllo di Nizzi altro esempio ne è la parte finale de il marchio di satana e li i dialoghi sono molto simili allo stile di Nizzi ma la storia è scritta da Bonelli padre ancora in ottima forma Passiamo allo stile di Nizzi riguardo i siparietti fra Tex e Carson Guardatevi le primissime tavole della storia L'uomo con la frusta e li mi dite se uno sceneggiatore ha scritto altrettanto bene come Nizzi simili siparietti Sempre nella stessa storia Carson apprende dell'arresto di Tex in un Saloon e diventa furibondo quando u cowboy Chiama il suo amico fraterno assasino In quella scena c'è tutta l'essenza dell'amicizia fra Tex E Carson Boselli che io ho criticato spesso (e con cui da pochi giorni mi sono scusato in altra sede) non scriverà mai simili siparietti come li scrive Nizzi Il Tex di Nizzi in piena forma è il Tex eroico Castigamatti il giusto ma riflessivo
  37. 1 point
    Ma dove sta andando il mondo? Siamo noi che dovremmo dare speranza a loro e invece è il contrario. Quale speranza possiamo chiedere se restituiamo loro un mondo così? Sì, restituiamo, perché il mondo non è il nostro, sono i nostri figli che ce lo hanno prestato e noi dovremmo restituirlo migliore di come lo abbiamo ricevuto. E' un po' poco e soprattutto è in ritardo, ma vi chiediamo scusa, ragazzi.
  38. 1 point
    io non lavoro ancora però, come ha già detto qualcuno, pochi centesimi più non mettono in difficoltà
  39. 1 point
    Per quanto mi riguarda, lavorando con quella fascia d'età, non è tanto l'idea che i giovani disertino le edicole quanto il fatto che siano attratti da altre pubblicazioni a fumetti non bonelliane. C'è anche da dire che parlando di quarant'anni fa per quanto mi riguarda non è certo vera l'asserzione che nella mia classe tutti leggessero fumetti, forse appena un terzo di loro lo faceva. Vedo tanti giovani adolescenti, la maggioranza sono ragazze, che leggono libri di mille pagine, il genere horror e fantasy è quello che tira di più. Leggono e usano anche lo smartphone, ovviamente.
  40. 1 point
    informazione: non si possno paragonare fiction e fumetti i fumetti non attaccano fra i giovani perche sono una forma di intrattenimento attivo leggere e' faticoso guardare fiction non lo e'
  41. 1 point
    West10, a seguirti passo passo per spiegare "non ho detto questo, non ho detto quello, non intendevo questo, etc" ci divento matto, ho l'impressione che stai rispondendo senza manco leggere quello che scrivo, e quindi ci stiamo perdendo in mille rivoli perdendo completamente il senso della discussione. Torniamo al punto. Il punto originale che ho fatto, da cui sei partito per la tua deriva è: i fumetti (Tex compreso) fanno parte del mercato dell'intrattenimento, e se la devono giocare con netflix, con gli smarphone, con le serie TV in streaming, NON CON LE PIZZE!!!! Dimmi, i tuoi figli, i loro amici, gli amici degli amici, e i milioni di giovani a nome di cui parli (mentre io evidentemente non ho più contatti con i giovani dal 1633...) passano tutta la giornata sullo smartphone... o a mangiare pizze? (e no, non mi interessa capire come è possibile che dal mio discorso "se la devono giocare contro gli smartphone" sei arrivato a pensare che secondo me non esistono gli smartphone...)
  42. 1 point
    La storia di cui parlate è proprio La cngiura, ambientata a Frisco... In tale occasione, Sam Brennan vorrebbe scrivere sul tesserino farlocco di Carson che egli ha 60 anni, subito ripreso con veemenza dal Vecchio Cammello, che pretende e ottiene che sul falso documento sia riportata la sua effettiva età, ossia 55 anni. Di seguito mi sono permesso di riportare l'intera sequenza, sperando di fare cosa gradita.
  43. 1 point
    Il nostro amato ranger si affacciò nel nuovo millennio con una storia rientrante nei più classici canoni nizziani. Un buon soggetto riguardante l'ennesima congiura ai danni degli indiani, ramificata questa volta fino a Washington, con brutti ceffi, agenti corrotti e i nostri eroi schierati in prima linea per smantellare l'apparato criminale, scortando importanti testimoni indigeni a deporre dinanzi la commissione d'inchiesta voluta da Ely Parker. Ben conscio di muoversi sul suo terreno (perchè è indubbio che Nizzi in queste tematiche ci andava a nozze), l'autore si apprestò a imbastire una passabile sceneggiatura per avvalorare al massimo il buon spunto iniziale, però l'esito finale risente molto della sua fase calante d'ispirazione. Ormai privo di quella effervescente verve creativa che caratterizzò il suo lavoro sulla serie nel decennio precedente, Nizzi fornisce al lettore l'ennesima dimostrazione di affidarsi al mestiere per portare al temine le sue prove, quasi perchè costretto più che ispirato. La sceneggiatura, sebbene conservi un accettabile ritmo narrativo, inciampa su alcuni passaggi forzati, tipici di chi cerca a tutti i costi sbocchi per mirare all'obiettivo e non far arenare la trama. Già alcuni forumisti prima di me, hanno fatto notare in maniera dettagliata quanto la leggerezza nei confronti dello scampato Mike Thompson faccia storcere il muso e si riveli il fulcro su cui basare gran parte dell'episodio. Anche l'eliminazione di Berkamp, avvenuta all'interno dell'infermeria del forte ad opera del gestore dello spaccio (che, se da un lato è ricattabile da Thompson a tal punto di dover macchiarsi le mani di un delitto su un semplice ordine scritto, dall'altro commette l'assurda imprudenza di non bruciare il biglietto), suona come una scorciatoia per indirizzare subito i nostri sulla strada giusta. Infatti da lì a poco, senza grandi problemi, Tex risale la fila, identificando Latimer sul treno, e dopo aver scampato all'agguato teso ai suoi danni grazie al colpo di scena dei navajos imbarcati sul vagone merci, raggiunge Washington con i suoi compagni di viaggio. L'epilogo è molto movimentato, anche se pare alquanto improbabile che uno scaldasedie del calibro di Douglas, sia in grado di prendersi gioco dei ranger in quel modo e costringerli a slacciare i cinturoni. L'autore si rifà alla grande con due pagine di pura poesia: il dialogo fra Tex e Joselito appena giunti in stazione nella capitale è intriso di malinconica filosofia esistenziale e saggezza indiana, lasciando il segno nel lettore. Una considerazione acuta sulla vita e l'assurda corsa al guadagno dell'uomo che si perde le vere ricchezza dell'esistenza durante il suo percorso terrestre seguendo fugaci e illusorie chimere; molto intensa e che fa riflettere. Gran classe! Nel complesso una buon lettura, ma rimane la consapevolezza che, se un simile soggetto Nizzi lo avesse sviluppato in piena grazia compositiva, sarebbe diventato un gioiellino; così a stento si riesce a ricordare la storia dopo aver riposto gli albi sullo scaffale. Ultima prova di De La Fuente sulla regolare, che si disimpegnò senza grandi picchi o grossolani scivoloni di stile, tuttavia il disegnatore spagnolo durante la sua opera sulla serie, palesò una notevole fatica a pareggiare il buon debutto sul texone. Forse fu dovuto allo scarso feeling con il personaggio o al fisiologico calo artistico dovuto all'età, fatto sta che le sue prove, sebbene egregie e ben caratterizzate da un tratto classico ma personale, mancano sempre di qualcosina per fare il vero salto di qualità. Buone le ambientazioni e l'espressività dei personaggi, purtroppo l'artista iberico cicca in pieno i due pards, con un Carson irriconoscibile e il volto di Tex che la redazione preferì affidare ai ritocchi di Monti, anzi mi stupisce come il suo nome non appaia fra i crediti visto la mole di lavoro, come accadeva con Galep nelle storie di Muzzi. Curioso il breve cameo di Kit e Tiger, con il navajo ammutolito che non pronuncia nemmeno un "Ugh" ; sembra quasi che il duo sia stato inserito solo per far cimentare, almeno una volta, De La Fuente con i comprimari, prima del congedo dalla saga. Il mio voto finale è 7
  44. 1 point
  45. 1 point
    Ho riletto oggi i tre albi di questa fantastica storia Disegni fatti a regola d'arte soffermandosi su ogni singolo elemento e testo Borsellino che adoro...trama intricata, complicata ma se spiegata (alla fine) si riesce a inquadrare il tutto. Storia davvero bella, azzardo a dire che sia la più bella della fascia 500-599 e una delle migliori storie scritte da Borden Bella la pensata di inserire Calamity Jane in tutti e tre gli albi ma rivelare la sua presenza solo all'ultimissimo... Unica nota dolente é il finale con il giudice per me troppo frettoloso ma con una storia da tre albi non mi posso e non mi devo lamentare!!!
  46. 1 point
    Soggetto sempre interessante, non supportato però da un'adeguata sceneggiatura, che anzi mi è parsa a dir poco indecorosa. Tex e Carson subiscono un attentato, fanno fuori tutti ma tra le rocce del deserto non trovano l'organizzatore, Thompson. E che fanno? Lo lasciano andare, perchè probabilmente è fuggito? Ma dove mai sarebbe potuto andare? I due pards che rinunciano ad inseguire e braccare uno scaldasedie? E' un errore semplicemente imperdonabile, ed è il motore di questa storia. Solo l'incredibile fuga di Thompson, infatti, consente alla storia di andare avanti. Ma andare avanti come? Con l'organizzazione dell'assassinio del complice di Thompson, ricoverato al forte. Guarda caso, Thompson ha un contatto al forte, e gli è sufficiente ricattarlo per convincerlo ad uccidere un uomo. E che avrà fatto mai, questo barista del forte, per dover essere costretto ad eseguire addirittura un omicidio, e nel bel mezzo del forte per giunta? Ma non è finita qui. Tex e Carson giungono al forte eindividuano con velocit? a dir poco sconcertante l'assassino. E mentre lo sbatacchiano, ecco che esce fuori provvidenziale il messaggino (firmato NOME e COGNOME: Mike Thompson!) in cui gli si commissiona l'omicidio. Semplicemente ridicolo! E ridicolo è anche il modo del tutto fortuito con cui i nostri ritrovano Thompson: gli è sufficiente ascoltare non visti un dialogo tra il soprastante di Thompson e un suo fornitore che si lamenta per un mancato pagamento! Mah. Trovato finalmente questo Thompson, questi contribuisce a smascherare tutti, da Latimer a Douglas, ed ecco che la storia sembra finalmente finita. E invece NO: Tex non vuole avvertire Parker, e non se ne capisce davvero il perchè, e preferisce affrontare un agguato con i Navajos nascosti nel treno! E se l'agguato fosse avvenuto nei pressi di Washington, che avrebbero fatto i Navajosè Sarebbero rimasti stipati in un carro merci fino alla capitale? Sventato l'agguato, riesce poi anche la cattura di Latimer, nel treno, nonostante i nostri non l'abbiano mai visto!!! Lo riconoscono solo dal vestito a quadretti, che evidentemente questo scaldasedie di città non si cambia mai!!!. E la scena finale, poi, con Douglas, piedidolci minuto e rotondetto, che mette in scacco i pards e quell'omaccione di Ely Parker... Bah: questa storia va avanti a prezzo di forti scossoni assestati dal suo creatore, davvero poco in forma in questo caso. Quanto ai disegni: Carson è veramente brutto, ed evidentemente anche Tex non è accettabile, dato che l'autore dei visi del ranger è il solito impareggiabile Monti. A parte i volti dei nostri, però, devo dire che io amo De La Fuente. I suoi impiantiti di legno mi sembra di poterli calpestare, i suoi ambienti li posso respirare, i suoi paesaggi sono uno spettacolo per gli occhi. Nella scena iniziale dell'agguato, la spettacolare grande vignetta raffigurante "la collina della morte" mi ha molto ricordato la stessa scena (con Tex e Carson braccati su una collina rocciosa e poi salvati dagli Apaches) di quel capolavoro che per me è Fiamme sull'Arizona (una delle storie che ho amato di più sin da quando ero piccolo, per me uno dei più grandi capolavori nizziani). Per non parlare dei personaggi: a parte Tex e Carson, fate caso ai volti di tutti gli altri. Sono tutti incredibilmente espressivi, la loro mimica facciale è parlante ed esprime in maniera superlativa gli stati d'animo dei personaggi in ogni momento. Non mi intendo granch? di disegni, ma io credo che De La Fuente possa davvero definirsi GRANDE.
  47. 1 point
    Non è da 4, come dice Wasted, ma nemmeno da 7, come invece pensa Virgin. Sono più sul 5 di Ymalpas. Il soggetto non è un granch?, ma quante volte Nizzi ci ha riproposto un soggetto abusato confezionando comunque buone storie perchè ben sceneggiate? Questa, invece, nonostante il personaggio interessante di Tessy Malone, procede stancamente, generando alla fine noia nel lettore. Quando una storia cessa di destare interesse, è inutile. E questa, purtroppo, la ritengo una storia inutile, che ci saremmo potuti risparmiare. A questa sensazione non ci aggiungo i rimpianti per i disegni di Fusco: ammiro tantissimo Fusco, alcune sue storie sono da antologia, ma i volti di questa storia sono a mio parere molto infelici, e palesano l'affaticamento, glorioso ma pur sempre evidente, del Maestro.
  48. 1 point
    Bene, mi sembra il momento giusto per celebrare degnamente una delle migliori storie texiane mai scritte, e soprattutto la discussione che ne è scaturita su questo forum, che contiene delle perle non indifferenti. Dopo due osservazioni assolutamente imprescindibili, segue infatti un commento alla mia maniera, che non avevo mai osato fare qui, ma d'altra parte c'è una prima volta per tutto. Che succeder? mai? Mi censurerete? Pazienza. Oggi tutta vita. Quando mi piglia bene non mi tiene nemmeno la camicia di forza. Allora cominciamo. Nessuno ha notato, ed è una pecca gravissima alla quale rimedio volentieri, il ciuffo spettinato del colonnello dopo il cazzotto di Davis, nonchè la sua espressione da ebete. E? una citazione finissima: non ricordano forse capigliatura ed espressione di Mefisto, stravolto dalle visioni provocategli da Padma? Non è un chiaro esempio letterario, a proposito di gusto retr? e di recupero del Tex delle origini, di scapigliatura lombarda?Nessuno, nemmeno i più informati, sa che dopo aver letto ?Alto Rincoglionimento? i Navajos vogliono cambiare nome ad Aquila della Notte ribattezzandolo Aquila Fetente, i più acculturati proponendo invece Ameba Fetecchia?Su, facciamo un sondaggio a livello mondiale fra i lettori. Aiutiamo i popoli nativi. Ma veniamo ora al clou della serata, la cosa veramente importante, che intende celebrare degnamente questa storia e soprattutto la discussione. Ho sempre saputo di avere tanto da imparare, e questa è un'occasione imperdibile e irripetibile. C. e V. mi hanno insegnato infatti il ?voto creativo?. In cosa consiste? Diciamo in una valutazione libera, molto libera, voto e giudizio, data in base a personalissimi criteri, che può essere anche totalmente in contrasto col commento alla storia dato due secondi prima. Si suddivide principalmente in due fattispecie. Prima fattispecie. Il voto di C. è inquadrabile come ?voto alla Io Boia?, detto anche ?voto alla C***o di Cane? (CdC). Per spiegarlo e per coglierne l'intrinseca complessit?, gli esempi valgono più di mille parole. Infatti, esordisce con: ?Sa di poco! E temo che ciò non sia giustificabile nemmeno con la faccenda dei due-albi-due che tanto infastidisce la sottoscritta. Già l'inizio è quantomeno confuso. Non riesco a capire il pensiero di Tex sul colonnello Fairmont. E' in buona fede, ma anche no! E' il caso di non fidarsi troppo, ma anche sè! Boh!La storia ha comunque uno sprazzo di texianit?? eccetera. E alla fine conclude: ?Metto un generoso 7 in considerazione del buon inizio della storia e della scena della sparatoria nel villaggio.?Urca! Valle a capire, le donne. Ti dicono di sè, e vuol dire no, ti dicono di no, e vuol dire sè. Creative al massimo. Recepisco e mi adeguo. Storia bruttissima. Voto: 9. Giudizio: quasi capolavoro.?Quasi? perchè l'indianina disegnata a pag. 109 potrebbe risvegliare gli istinti erotici di qualcuno, soprattutto nella giovent?, che potrebbe pensare: ?Questa me la farei?, e su Tex vige la massima sorveglianza della garanzia morale, niente trombate n° pensieri impuri che portino alla masturbatio. Seconda fattispecie. Il voto di V. è inquadrabile come ?voto criptico? o ?ermetico?. Per spiegarlo e per coglierne l'intrinseca complessit?, nonchè la profonda conoscenza della cultura classica che tutto il mondo gli riconosce, gli esempi valgono più di mille parole. Ascoltiamolo: ?Voglio essere sincero: io tutto sto schifo inqualificabile nell'ultima storia di Nizzi non l'ho visto?, ed espone le sue ragioni, fra le quali ?che Tex e Carson scampino dai colpi sulla canoa in mezzo al fiume è perfettamente realistico. Chi sostiene il contrario ha forse letto troppe storie di Boselli, in cui qualsiasi essere prenda in mano un'arma si ritrova a sparare manco fosse Carlos Hathcock.? [e chi cacchio ?? Il tuo insegnante al poligono di tiro?]E ancora: dopo la demenza suicida vista ne "La città del male", i Tex e Carson prudentissimi nell'avvicinarsi al villaggio fanno proprio piacere?, e infine un chiaro indizio delle sua notoria fede progressista: ?Tex mi piace in quanto fumetto narrativamente reazionario?. Già l'intervento in sè è un piccolo capolavoro, ma ancora manca la ciliegina sulla torta. Infatti, ecco emergere il grande latinista: ?dimenticavo, voto globale V?Vuu? Ah!? Beh!? S?!? Boh?? Ubi maior, minor cessat. Poco dopo abbiamo la traduzione per i mortali, il voto in volgare, cioè: 5. Recepisco e mi adeguo, unendo latino e algebra, tradizione e modernit?, formuletta idiota che trovate nelle brochure delle migliori aziende commerciali a livello mondiale. Voto a questa storia: ?X / (X è V)?. Riepiloghiamo. Uno pensa che la storia sa di poco, e vota 7, ad un altro sembra sia piaciuta di più, e vota 5. Titolo giusto per voi: ?Alto Confusionamento?. Ragazzi, questa è creativit? allo stato puro, è un trampolino di lancio per entrare in politica, votate la lista ?Voto Creativo? alle prossime elezioni e non ve ne pentirete. Mai. Il PdP e Cetto Laqualunque sono superati. In seguito vedo che C. si è in parte corretta tornando sui suoi passi. Titolo giusto: ?Altissimo confusionamento?. Invito quindi tutti quanti a proporre il vostro ?voto creativo?, inventando nuove fattispecie. Y. e company, che avete votato ?7 è discreto?, il vostro era un CdC, vero?Titolo giusto per voi: ?Alto Gradimento?. Non ho visto finora nessun fanatico nizziano, ma qualora saltasse fuori, ho già pronto il titolo giusto: ?Alto Godimento?, nel senso di ?Alto masochismo?. Non posso quindi esimermi dal proporre il mio personalissimo contributo, fondamentale per la crescita di questo forum e per il progresso dell'umanit?. Dal voto in volgare al voto volgare, la mia specialit?. Propongo quindi, all'interno del ?voto creativo?, dopo il ?voto alla Io Boia? e quello ?criptico?, una terza fattispecie, il ?voto al Culo?, anzi, per la precisione, il ?voto al Culo Multiplo?, nel senso sia di un voto multiplo ai singoli culi, sia di un voto singolo a culi molteplici. D'altra parte, c'è chi legge Tex con la testa, chi col cuore, io, se permettete, leggo il Tex di Nizzi con il deretano. Per spiegarlo e per coglierne l'intrinseca demenzialit?, gli esempi valgono più di mille parole. Culo di Tex: 9Culo di Davis: 10Culo di Nizzi: 1000, chissà quanto si è fatto pagare per queste stronzate. Culo della Sergio Bonelli Editore: INFINITO, visto quanti, compreso il sottoscritto, continuano a comprare Tex. Culo di Papi: flaccido (uno come lui, che se ne fa 6 diverse in mezz?oretta scarsa, prima è spompo, poi rifinito, poi va all'altro mondo, poi risorge). Culo dell'indianina di cui sopra: non pervenuto. Culo di Belen: fuori categoria, mi sbottono già la patta, alla faccia della garanzia morale. Culo di Ruby (da non confondere col cuBo di RubiK): mai visto dal vivo, ma una giratina ce la farei volentieri. Minorenne? No, poppante?.. e mi fermo qui. Questi attacchi di demenza senile, di ?delirium demensè, mi vengono sempre dopo aver letto storie al limite dell'impresentabile, prego leggere l'ultimo Vigna su Nathan Never, anzi, leggete il mio commento sull'apposito forum, penso immodestamente sia più divertente dei due albi, è gratis e dura poco, e capirete perchè da un paio di mesi la mia demenza sia ormai diventata più che galoppante. Semper laudatus Claudius.
  49. 1 point
    Che dire? E' un capolavoro assoluto. Con buona pace di chi ritiene Bonelli padre un manicheista. Il personaggio di Lucero è il più lirico , forse, di tutta la saga texiana, permeato com'? dall'ombra di un futuro già scritto, da un fato, come nella tragedia greca, da cui non si può sfuggire. Un personaggio allo stesso tempo crudele e capace di pentimento, furbo e ricco di dignit? morale, un personaggio che sfugge alla punizione dei pards, seppure non a quella del Padreterno. E quel finale senza Tex è da brividi...
  50. 1 point
    Invece a me De La Fuente garba un monte
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