Jump to content
TWF MAGAZINE N°19 è online! Read more... ×
Segnalazioni bloccate per gli ospiti Read more... ×
TWF - Tex Willer Forum

Leaderboard


Popular Content

Showing content with the highest reputation since 12/29/2019 in all areas

  1. 3 points
    TUTTE LE MIGLIORI STORIE DI TEX PER CENTINAIO 001 - 100 101 - 200 201 - 300 301 - 400 401 - 500 501 - 600 601 - 700 Il tranello Tra due bandiere I ribelli del Canada La taverna sul porto Il passato di Carson I Lupi Rossi Sei divise nella polvere La gola della morte Sulle piste del Nord Tucson La città corrotta Delitto nel porto Athabasca Lake Salt River La voce misteriosa Il figlio di Mefisto Il clan dei cubani Nelle paludi della Louisiana Cercatori di piste Colorado Belle Tombstone Epitaph Sangue Navajo Diablero Gli eroi di Devil Pass La leggenda della vecchia missione L'uomo senza passato Puerta del Diablo El Supremo Pueblo Bonito In nome della legge Il marchio di Satana Le rapide del Red River Gli invincibili Intrigo nel Klondike La stirpe dell'abisso New Orleans Terra Promessa Giungla crudele La congiura Bufera sulle montagne Morte nella nebbia Luna insanguinata Incubo San Francisco Il ritorno del Carnicero Sioux Il presagio Omicidio in Bourbon Street I Rangers di Lost valley Il passato di Tex Il laccio nero I delitti del lago ghiacciato L'uomo con la frusta Le colline dei Sioux Missouri Il segno di Yama Vendetta indiana Mingo il ribelle Il colonnello Watson La Tigre Nera La maschera dell'orrore La mano del morto Jethro Terrore sulla savana El Muerto Fuga da Anderville Furia Rossa La grande invasione Un ranger per nemico L'ombra del Maestro
  2. 2 points
    Alcune pagine di sceneggiature di autori che hanno scritto per Tex. Questi i quattro storici. Gian Luigi Bonelli Sergio Bonelli Claudio Nizzi Mauro Boselli © Tex Willer Forum
  3. 1 point
    Pro e contro. Forse era meglio un tempo, giravano meno anteprime, meno tavole spoilerose. Quando compravi l'inedito, scoprivi la copertina e il titolo dell'albo successivo. Con le 3 vignettine, l'occhio più esperto poteva indovinare quale disegnatore ti aspettava il numero successivo. Oggi girano anteprime mesi prima, il tabellone che abbiamo sul forum è stupendo, puoi sapere che storie sono in lavorazione. Anche se volessimo non leggerlo per non rovinarci la sorpresa, comunque abbiamo fior di anticipazione ovunque ormai. Pro e contro, appunto. Proprio in questi giorni stavo leggendo un vecchio Tutto Zagor datato estate 1988. Quando la casa editrice abbandonò i nomi sconosciuti (Daim Press ecc) e cominciò a chiamarsi Sergio Bonelli Editore. Quando usciva il primo giornale SBE alla fine dell'albo. Curiosamente viene pubblicizzato insieme a tante altre cose (tra cui il primo Texone per i 40 anni di Tex), anche il primo speciale di Zagor. Chi ha un qualsiasi albo di quel periodo può andare a controllare, c'è scritto: probabilmente uscirà in giugno il primissimo Speciale di Zagor. E' bello leggere quel probabilmente. Oggi se la SBE scrivesse una cosa del genere ne uscirebbero frotte di polemici coi forconi. Un piccolo ritardo e la gente minaccia la sospensione dell'acquisto. Abbiamo avuto un sacco di progressi, ma secondo me si è perso lo spirito del lettore curioso e spensierato. Attenzione non quello che digeriva tutto, perchè pure all'epoca c'erano i lettori che scrivevano lettere su lettere a Sergio Bonelli con critiche o suggerimenti. Oggi si è perso il piacere dell'attesa, la voglia di scoprire, di immergersi nella lettura senza pretese. Agli autori non si fa più sfuggire nulla, il disegnatore non può sbagliare. La distribuzione deve essere precisa al millesimo e via discorrendo. Io ho nostalgia di quegli anni, e non parlo poi di tantissimi anni fa
  4. 1 point
    allora meglio prendere come esempio gli Apache di Ombre Rosse.. nella "Trilogia della cavalleria" sono caratterizzati in maniera diversa da un fim all'altro.. E proprio nei "Diavoli Rossi" l'omaggio a Ford appare più charo.. in questa storia proprio no.
  5. 1 point
    Ho letto anch'io la seconda parte. Occhio allo S P O I L E R Non ci troviamo sicuramente davanti ad un capolavoro, ma come dicono altri pards intervenuti prima di me, è una storia classica e abbastanza lineare. Non ha la pretesa di essere o diventare un capolavoro memorabile (come tante altre storie del passato, per quanto mi riguarda ogni autore su Tex ha scritto il suo). Comunque una storia così ogni tanto ci vuole, si respirano atmosfere classiche, tipo quei vecchi films western classici che non ti stanchi di guardare. A me son piaciuti i vari colpi di scena e il finale amaro, con Nizzi era da un pò mi sembra che una storia non finisce a tarallucci e vino e tutti felici e contenti. Buonissimi i disegni del mitico e simpatico Lucio, con il suo bel tratto pulito e personale. Per quanto mi riguarda una storia buona e le "piccionate" di Carson non mi sembrano così terribili da strapparsi i capelli, non come quelle di altri periodi Nizziani almeno. Anzi ,si nota pure un certo interesse a rivalutare Carson . Senza la sua idea di svicolarsi e andare a cercare rinforzi al forte più vicino, i nostri non ce l'avrebbero mai fatta. Poi ovvio che la trovata l'ha usata mille volte anche Tex, quindi nulla di nuovo, però da apprezzare il fatto che l'abbia fatto fare a Carson per una volta e non l'abbia relegato al ruolo di vecchietto che spara solo domande e si slaccia il cinturone. Mi è piaciuto anche il finale folle e amaro. Ogni tanto ci vuole, io sono soddisfatto!
  6. 1 point
    Ed infatti esce il 25 come annuncia Frediani a pag. 4 del n.711 elacopertina è visibile in quarta di copertina. Cos'è tutta questa fibrillazione? Prendetevi una camomilla.
  7. 1 point
    Sono anni che non acquisto più i Color con storie brevi - lo ammetto - perché cominciavo a trovarli sempre più superflui, una spesa da tagliare senza rimorsi. Anche quest'ultimo, avuto in regalo, non smentisce questa considerazione; a lettura finita, ho avuto la solita impressione di trovarmi di fronte a due tipi di storie: 1) storielle inutili; 2) storie con buoni spunti ma castrate dall'esiguità delle 32 pagine. Nella prima categoria ci va "Attenti al lupo", la cui mancanza di dialoghi non mi è parsa scelta né originale né poetica; una storiella insipida che davvero non mi ha lasciato nulla, se non la voglia di rivedere su Tex la Mandanici, molto brava. Idem per "Una trappola per Kit", che si risolve in poche pagine con un massacro stile Rambo; unica nota positiva i disegni di Della Monica, che da anni vorrei rivedere su Tex in pianta stabile. La migliore storia dell'albo è certamente quella di Boselli, anche se l'eccessiva brevità l'ha penalizzata (ad esempio la "love story" tra Carson e la vedova sembra ben poco preparata, ma buttata lì all'improvviso per via delle poche pagine); Font è sempre un bel disegnatore, ma la vecchiaia temo cominci a farsi sentire. Le altre storie onestamente mi annoio anche a commentarle, dico solo che i disegni mi sono sembrati tutt'altro che esaltanti (e, ci tengo a precisare, Trevisan e Mayo li stimo molto; di quest'ultimo non ho letto il Texone). Insomma, in conclusione, i Color brevi mi sembrano l'esempio migliore di quanto la bulimica sovrapproduzione di speciali degli ultimi anni stia portando a pubblicazioni molto spesso inutili, spese - come dicevo all'inizio - da tagliare senza traumi. Peccato solo che in alcuni casi ci siano bei soggetti sprecati.
  8. 1 point
    Caro Leo e caro Valerio, è un piacere leggervi, ognuno accresce il pensiero dell'altro. Inutile dire che quoto al 101 per cento i vostri commenti sul grandissimo Nizzi, i suoi tanti pregi ed i suoi pochissimi difetti. Altrettanto inutile paragonare il meritorio lavoro di Boselli e di Ruju, paladini del Tex 2.0
  9. 1 point
    Ti quoto al 1000 per 1000! Come soggetti, Nizzi non era particolarmente originale (questi sono terreno di Boselli, che da questo punto di vista è semplicemente un drago!), ma come sceneggiava lui, per me neanche Glb. La leggenda della vecchia missione, mio primo albo di Tex, era un capolavoro di sceneggiatura e di dialoghi, come anche La Congiura, La Grande Rapina e tante altre. Puro western! Sul fatto che Nizzi abbia le sue convinzioni, sono meno d'accordo. Non solo ora a 80 anni, ma anche vent'anni fa criticava Gli Invincibili. Non comprese che c'era l'assoluta necessità di un Tex 2.0, di una ventata d'aria fresca quale Boselli era e incredibilmente ancora è, dopo venticinque anni. Non comprese che senza Shane e i suoi "fratelli" Tex sarebbe stato condannato. Perche se è vero che Nizzi ha salvato Tex nel dopo Bonelli, è altrettanto vero che Boselli ha salvato Tex dopo il periodo d'oro nizziano.
  10. 1 point
    Ma si. Non è affatto una pallida copia. Poi nessuno critica Boselli, assolutamente, anzi..ad avercene di Boselli. Un grandissimo. Nizzi ha le sue opinioni, ha 80 anni, ha opinioni radicate e non gliele cambi. Tuttavia è stato e resta un maestro, uno che ha scritto per Tex delle storie strepitose, manierismo o non manierismo. Lo stesso Borden, in un filmato su youtube in non mi ricordo quale fiera del fumetto dice "lo guardo lavorare e lui è Tex, quello che scrive io dico ecco, questo è Tex". Nizzi scrive(va) Tex come nessuno. Certo, è un Tex vecchia maniera. Boselli è Tex 2.0. Altrettanto bello, diverso, più adatto all'oggi. E con idee e soggetti sempre interessanti. Nizzi è più legato al classico, magari a volte i soggetti non sono freschissimi (ma molti del periodo aureo lo erano eccome), ma quello che scrive è Tex, è un Tex DOC, i dialoghi di Nizzi sono insuperati. Bastano due pagine de "la leggenda della vecchia missione" per stendere, a livello di dialoghi, chiunque. Poi nessuno nega le cadute, ci mancherebbe, ma io preferisco vedere il meglio di ogni autore. Su Ruju, mi auguro che il meglio debba ancora venire. Sarei il primo a gioirne. Per ora vedo un ottimo artigianato. Un paio di storie belle (quelle citate qualche post fa da Monni) e per il resto tanta routine, routine piacevole, Tex classico, ma routine.
  11. 1 point
    Credo che l'evidenza porti in direzione opposta: basta vedere cosa viene pubblicato oggi per rendersi conto che molta della parte "tecnica", del MESTIERE del fare fumetti, si è persa, e forse per sempre. Gli autori più giovani spesso schifano e disprezzano la "fredda" tecnica perchè si ritengono (o vorrebbero essere) "artisti". Oppure non hanno mai avuto l'occasione di impararla, partendo da autodidatti o fidandosi di certe "scuole" di fumetto che insegnano ben poco. Non confondere la capacità di PARLARE di tecnica, imparata con quelle quattro nozioni di semiotica all'università e qualche parolone, con l'effettiva padronanza del "mestiere". È come paragonare un telecronista con un campione. "sicuramente il telecronista è più bravo, guarda come sa parlare bene" Tex è stato sempre abbastanza "protetto" e chi ne ha scritto i testi di solito ha sempre avuto almeno un solido mestiere, ma se guardi al fumetto in generale, oggi c'è da mettersi le mani nei capelli, a vedere il livello tecnico di gran parte degli sceneggiatori, spesso ormai incapaci persino di scrivere dialoghi decenti... Ovvio che noi ricordiamo sempre i più bravi, non gli scarsi, e ogni epoca ha avuto i suoi scalzacani. Ma quando penso ai più grandi sceneggiatori di fumetti della storia, sono tutti o quasi nomi di un altra epoca. Dove sono i Caniff, i Goscinny, gli Eisner, i Kurtzmann, gli Oesterheld, i Barks attuali? (persino Alan Moore si è ritirato...) (ma anche nella narrativa, vedo un sacco di Fabio Volo, ma non trovo un Salgari o un Leiber o un Howard...) G.L. Bonelli non avrebbe saputo parlare di semiotica, ed è vero che scriveva in maniera istintiva (almeno apparentemente, a leggere le storie, ma ci sono anche quelli bravi a dare quell'impressione...). Ma era un istinto guidato dalla conoscenza di un sacco di opere di narratori precedenti. il "mestiere", la "tecnica", ce l'ha quello che ti sa riparare una sedia perchè ne ha riparate migliaia prima. Non quello che avrà riparato tre sedie in vita sua, tutte male, ma sa citarti a memoria la catalogazione scolastica delle sedie...
  12. 1 point
    Non sono assolutamente d'accordo. Per quanto mi riguarda, Ruju mi comunica sempre emozioni. Le sue storie non saranno capolavori ma, per esempio, "La prova del fuoco" ci si avvicina moltissimo. Finora, Ruju non mi ha mai deluso mentre Nizzi lo ha fatto molto spesso. Nizzi possiede un'ottima tecnica che gli ha permesso di andare avanti per un bel po' anche dopo che la sua crisi creativa era iniziata ma spesso gli mancava il cuore. Una cosa che gli ho sempre rimproverato anche quando era al suo meglio, era il manierismo, l'appiattimento troppo sul modello G.L. Bonelli sino al punto di rifare intere sequenze di vecchie storie dello stesso. Non a caso le sue storie migliori sono quelle in cui non prova a scimmiottare GLB ma è se stesso, scrive alla Nizzi.
  13. 1 point
    Giudicare ora Ruju, per le poche storie che ha scritto, e metterlo a confronto con Nizzi che è a fine carriera, non ha molto senso. Nizzi non aveva Boselli dietro di lui, ma Canzio e Sergio Bonelli e se parlate in questo modo significa che ignorate cosa abbia significato per lui la presenza, nel bene e nel male, di questi due giganti di cui solo la bravura di Boselli non ci sta facendo sentire la mancanza.. E poi smettiamola di fare sempre queste classifiche tra autori, ringraziamo piuttosto di aver avuto sempre nella serie autori di così grandi capacità narrative. Ruju mi sembra che stia ingranando la marcia dopo un inizio in cui io gli rimproveravo molta timidezza. Molto dipende da come andrà "Guatemala", se sarà un'ottima storia pienamente promossa dai lettori potrà scrivere serenamente nuove storie sempre più ambiziose. Purtroppo ha anche avuto il "meglio" del parco disegnatori, da Font a Ortiz, da Ginosatis a Cossu, per tacere di Diso autore non di "balenotteri" ma di polpettoni.
  14. 1 point
    El Carnicero,al secolo Paul Balder, è un ricco ranchero che, dopo aver strappato scalpi ad Apaches e peones, arricchendosi a dismisura rivendendo tali "trofei" in Messico,continua a fare il padreterno con i pacifici coloni del territorio vessandoli con razzie e uccisioni perpetrate da banditi incappucciati (guidati dal fido Macho),obbligando i coloni a vendere la terra per pochi dollari. Come in altre storie precedenti,GLb evoca un avversario nero come la pece che vessa i coloni e gli allevatori poveri e pacifici:un uomo dalla doppia faccia, che nasconde pubblicamente il passato di scotennatore (che però rimpiange con Macho) e che continua a seguire la legge della violenza,per puro diletto e volontà di potenza, più che per interesse "monetario"... Tex,come già successo in altre storie,acquista il terreno dei coloni su cui Balder ha messo gli occhi addosso e spazzola con le 45 gli sgherri del Carnicero...fin qui nulla di nuovo Per vivacizzare una storia un po' troppo classica,GLb inserisce gli Yaquis e gli Apaches di Cochise (guidati dal figlio Tahazay), creando una battaglia tra nativi e lasciando agli Apache la punizione finale del cattivo,che di suicida per scampare ad una morte fatta di torture. La storia però non è un capolavoro,manca il "guizzo".la banda degli Yaquis,che secondo me rappresentava la vera "novità", non è granché caratterizzata e "scompare"troppo in fretta.gli Apache di Tahazay seguono troppo lo schema dell' "Arrivano i Nostri"... Ricordo però con piacere gli sganassoni al mezzemaniche socio di Balder,la durezza del dialogo tra Tex e Macho (il gatto che gioca con il topo,dal momento che Tex ha già intuito chi siano nella realtà gli incappucciati),la volontà di Tex di aiutare i coloni indifesi comprando loro la terra,con la promessa che poi gliela restituirá... il vero Tex sta soprattutto in questi gesti
  15. 1 point
    Il numero 200 a colori come sapete è un albo celebrativo pubblicato nel giugno 1977 che contiene una storia in cui un branco di predoni Hualpai, istigati dal loro stregone Thulsar attacca la capanna solitaria del vecchio sciamano navajo HATUAN per sottragli il prezioso amuleto di cristallo. HATUAN resta ferito, ma si salva. L'incipit della storia è praticamente identico a quello contenuto nell'albo n. 70 "L'ultima caric"a, dove il vecchio sciamano TA-HU-NAH e attaccato (e ucciso) dal coguaro Kaiba che gli ha mandato contro la vecchia Zhenda. Entrambe le avventure sembrano avere la medesima location, il n. 70 è sulla Mesa degli Scheletri, il n. 200 nella Skeleton Valley che tradotta in italiano dà Valle degli scheletri (mesa = ripiano roccioso). Ho confrontato i due albi e anche le capanne sono identiche. Ci sono due valli con lo stesso nome nei dintorni del campo centrale della riserva ? Assumo di no. Partendo da questo fatto, ricordo ai più che TA-HU-NAH è lo stregone che "sposa" Tex e Lilyth ne "il patto di sangue". Alla morte del sakem Freccia Rossa nel numero 16 "Il fuoco" lo stregone dei Navajos è ancora TA-HU-NAH. Nel numero 70 lo stregone presente nel villaggio è NUVOLA ROSSA e TA-HU-NAH (molto invecchiato) si è, per così dire, ritirato in eremitaggio nella capanna posta nella Mesa degli Scheletri dove, Bonelli per un motivo o un altro ha deciso di levarselo dai piedi. TA-HU-NAH viene perciò attaccato e ucciso dal coguaro. Da questo momento non si parla più di lui e lo stregone dei Navajos resta nelle seguenti avventure sempre NUVOLA ROSSA. In tutte le avventure tranne una. Il numero 200, infatti, propone la coppia di stregoni TA-HU-NAH nel campo centrale, stregone titolare dei navajos, mentre il vecchio HATUAN è invece l'eremita che vive nella capanna isolata della Valle degli scheletri. Non c'è traccia, ovviamente, di NUVOLA ROSSA. Come si può spiegare questo repentino cambio di stregone nel campo die Navajos ? GL Bonelli non era certo uno che si poneva problemi di cronologie, l'ultima volta che aveva usato NUVOLA ROSSA era stato nella storia "Il figlio di Mefisto", non si ricordava più di lui o gli piaceva l'idea , mentre si apprestava a scrivere l'incipit del nuemro 200 con la sequenza ambientata nellle alture della Valle degli scheletri, di riprendere uno stregone che non poteva più essere TA-HU-NAH che ricordava di aver spedito nelle "celesti praterie"... Si trattava dunque di trovare un nuovo VECCHIO stregone ed ecco nascere la figura di HATUAN (che questa volta non muore anche se all'inizio da quest'impressione, meglio tenerlo in vita, non si sa mai, avrà pensato il vecchio Bonelli). Ma, è qui nasce la confusione, invece di mettere nel campo centrale accanto a Tex il solito NUVOLA ROSSA, che non avrebbe creato problemi di cronologia, GLB pensa di mettere proprio TA-HU-NAH. L'albo dopotutto è celebrativo e, sulla scia del numero 100, perché non metterci anche il vecchio stregone dei primissimi numeri in un albo che è dopotutto debitore anche di storie come la stessa "Pueblo Bonito" , "La Gola della Morte" l'allora recente "L'idolo di smeraldo" ? Dovendo scrivere un articolo per il Magazine chiedo lumi a tutti voi. Io l'ho intesa come segue: Nelle prime storie della serie c'era lo stregone TA-HU-NAH e seppure non lo si è mai visto, sulla Mesa doveva starci il vecchio HATUAN. HATUAN, passano gli anni, muore di vecchiaia. TA-HU-NAH è diventato vecchio a sua volta e decide di ritirarsi prendendo il posto di HATUAN. Si libera perciò un posto nel campo centrale che viene preso da NUVOLA ROSSA. Nel numero 70 il vecchio TA-HU-NAH muore ucciso dal coguaro. Il suo posto non è preso da NUVOLA ROSSA, troppo giovane evidentemente, resta pertanto vacante o meglio è preso da uno stregone vecchio X (sarebbe stato perfetto SiILENT FOOT). Il numero 200 ci riporta, nelle gerarchie, ai primissimi numeri. Cioè "Tex 200" sarebbe cronologicamente DRASTICAMENTE da retrodatare. A quale numero ? Se diciamo che TA-HU-NAH è presente nel numero 16 alla morte di Freccia Rossa avvenuta quando Kit Willer è già un ragazzotto cresciuto e che c'è la storia con gli Hualpai e Mefisto che vedrei anteriore a quella raccontata nel n. 200... ******** apro un inciso: nell'albo n. 39 "La Gola della Morte" pag. 92 Tiger parla con lo stregone NA -MUHU -NA, storpiatura evidente del nome TA-HU-NAH ******** l'ipotesi più naturale sarebbe di situarla tra il 50 e il 70, albi in cui verosimilmente Nuvola Rossa prende il posto di Ta-HU-NAH nel campo centrale (anche se lo vediamo per la prima volta nel 70). Un'ultima cosa. Lo stregone che vediamo nell'albo "Sul sentiero dei ricordi" con Tex e Lilyth è ovviamente TA-HU-NAH e non NUVOLA ROSSA (sono in molti a confondere gli stregoni vuoi anche per la resa grafica che non li differenzia troppo. Se non mi sfugge niente non dovrei aver scritto molte cavolate. Lascio a voi la parola.
  16. 1 point
    Beh, come ho già detto altrove, sappiamo che quando era giovane Freccia Rossa si era recato nelle Grandi Pianure ed aveva stretto un patto di amicizia con alcune tribù di quelle zone simboleggiato dalla famosa fascia di wampum. Nulla vieta che abbia avuto il copricapo in quella occasione.
  17. 1 point
    C'erano indiani che giravano con cappelli da bianchi (magari depredati), non volete lasciare al povero Freccia Rossa il vezzo di portare un copricapo esclusivo, magari preda di guerra e tolto ad un capo nemico valoroso?
  18. 1 point
    TUTTE LE MIGLIORI STORIE DI TEX PER CENTINAIO - secondo Pecos 001 - 100 101 - 200 201 - 300 301 - 400 401 - 500 501 - 600 601 - 700 Il tranello Il signore dell'abisso I ribelli del Canada La locanda dei fantasmi L'oro di Klaatu I Lupi Rossi I giustizieri di Vegas La gola della morte Il giuramento Guerra sui pascoli La minaccia invisibile Il passato di Carson Colorado Belle Sei divise nella polvere Le terre dell'abisso Tra due bandiere Sasquatch L'inafferrabile Proteus La strage di Red Hill Intrigo nel Klondike I sabotatori Sangue Navajo La legge del più forte Il clan dei cubani Nelle paludi della Louisiana Gli invincibili L'ultima diligenza Il segreto del Giudice Bean Il grande re Sulle piste del nord Gli eroi di Devil Pass La leggenda della vecchia missione Sulla pista di Fort Apache Morte nella nebbia El Supremo New Orleans Il figlio di Mefisto Il marchio di satana La congiura I sette assassini Buffalo soldiers Luna insanguinata Incubo In nome della legge Giungla crudele Sioux La lunga pista Terre maledette I Rangers di Lost Valley Il passato di Tex Terra promessa L'ombra di Mefisto L'uomo con la frusta Le colline dei Sioux Omicidio in Bourbon Street L'ombra del Maestro La costa dei barbari Una stella per Tex Il colonnello Watson La Tigre Nera La maschera dell'orrore La grande sete Mezzosangue Terrore sulla savana El Muerto Fuga da Anderville Furia Rossa La grande invasione La mano del morto Giovani assassini Bella idea! Nel compilare la mia lista, il criterio che ho usato è quello delle storie che rileggo più spesso e con più piacere - che in teoria dovrebbero essere anche le più belle, ma sapete che a volta entrano in ballo altri fattori decisamente più soggettivi (ricordi personali ecc.) Come piccola variante, ho anche colorato le mie 10 preferite in assoluto!
  19. 1 point
    Potendo ammirare i dettagli delle vignette a grandezza naturale, una dopo l'altra, è saltato all'occhio quasi da sé. ;) Tra l'altro, una nota a mio avviso interessante dell'edizione, è che in diversi punti si notano molto bene anche elementi di lavorazione come pennellate più scariche di china o i segni di cancellature matite, non so se per il solo merito delle dimensioni o anche per una scansione/regolazione contrasti più accurata.
  20. 1 point
    Guarda, Gabriele, non potresti trovarmi più d'accordo: anch'io non capisco mai i commenti entusiasti per le storie di Nolitta... Ma i gusti sono gusti.
  21. 1 point
    Strano che nessuno, nel parlare di questa bella storia di Nolitta, abbia evidenziato come Tex sia più che mai "fallibile" (rispetto al solito, ovviamente), e che si trovi in difficoltà più di una volta: Tex fallisce nella missione con cui la storia si apre, ed esplode in una francamente incomprensibile strigliata al tenente pur essendo anche lui ivi presente; si trova con le spalle al muro sia con Negrito che riesce a mettere nel sacco sia Willer che Carson (andando anche a rincarare la dose, dicendo esplicitamente che Aquila della Notte non si sarebbe mai fatto sorprendere tanto "stupidamente") sia con l'ancor meno temibile, se non per una certa furbizia nello scegliere i tempi, Walter Kelly; non era previsto neppure che per qualche non ben precisato motivo una delle sentinelle si accorgesse della pistola puntata alle spalle di Don Navarrete ed alla fine, pur accorgendosi Tex del pericolo con un momento di anticipo, i due rangers vengono quasi messi nel sacco dai rurales. Lascia perplessi infine sia il comportamento iniziale di Tex e Carson che rifiutano la missione per poi tornare bruscamente indietro al primo episodio di violenza che casualmente incrociano (e che era del tutto prevedibile) sia Tex che finisce, per chiudere il cerchio, sfogandosi sul medesimo tenente di cui sopra attendendosi addirittura che i soldati intervenendo non facessero alcun testimone fra i rurales, così da evitare facilmente problemi politici internazionali (quando il fine giustifica i mezzi, insomma, frase già altrove citata in questa stessa storia).
  22. 1 point
  23. 1 point
    In una chiara mattina di settembre, un treno corre attraverso le aride praterie del New Mexico. - Che il diavolo ti porti Tex! Vuoi deciderti a dirmi dove stiamo andando ? E il vecchio cammello riceve dal suo pard una misteriosa lettera, scritta da un certo Howard Walcott di Richmond, che in un’incerta grafia, contiene il seguente messaggio: Caro Willer, dopo tanti anni credo di potervi rivelare la verità sul conto dei miei nipoti John e Leslie. E Walcott deve essere un tipo maledettamente importante se gli basta scrivere poche righe per far schizzare il nostro tizzone d’inferno sul primo treno per la Virginia, commenta mellifluamente Carson. - Al diavolo, se avessi saputo che intendevi portarmi in capo al mondo, avrei preferito starmene ad oziare nella riserva. - Però non immagini quello che perderesti, mi hanno detto che a Richmond ci sono dei fantastici varietà con ballerine francesi che… - Ballerine francesi ? - Già… e pare che si presentino al pubblico con piccanti calze a rete… Comunque se vuoi scendere devi deciderlo in fretta, perché stiamo giusto per arrivare a Albuquerque. - Scendere ?... Vorrai scherzare satanasso! E con che coraggio potrei mai presentarmi a tuo figlio dicendogli che ti ho abbandonato nel corso di una missione ? Non pensarci nemmeno Tex! Il tuo vecchio pard non ha molta simpatia per i treni ma non ti lascerà andare solo in una città sconosciuta, piena di insidie, di pericoli… - … e di ballerine francesi! Una vecchia storia da raccontare è proprio quello che ci vuole per ingannare il tempo durante un lungo e noioso viaggio in treno. Una storia che è un itinerario a ritroso nel passato di Tex, quello triste, amaro e cruento della guerra civile americana. Ma oltre che rinverdire i fasti della bonelliana Tra due bandiere ( n° 113 ) questa avventura ha il merito di tingersi fin dall’apparizione dell’oscura lettera del vice governatore della Virginia, di un giallo a tinte forti. Eravamo nel 1864, racconta Tex, in settembre era caduta Atlanta e in novembre il presidente Lincoln era stato rieletto. Dopo la battaglia di Shiloh in cui vidi in tutto il suo orrore il vero volto di quel maledetto conflitto che opponeva fratelli a fratelli, promisi di non sparare più un solo colpo di fucile… E da quel momento, sfruttando il suo accento texano che gli permetteva una libera circolazione negli stati confederati, Tex si limita a prestare pacificamente la sua opera ai nordisti scortando mandrie di bestiame destinate alla sussistenza delle truppe o accettando di recapitare messaggi da un comando militare all’altro. Fu appunto nel corso di una di queste missioni, continua Tex, che feci la conoscenza dello schiavo Tom e quindi del suo padrone, John Walcott. In un paese che la guerra aveva profondamente diviso ideologicamente in due radicate fazioni, non è strano fare la conoscenza di un originale tenente nordista, nato e cresciuto tra le piantagioni di cotone del profondo sud della Virginia, che appoggia la causa antischiavista. Per John Walcott, il nord è storicamente dalla parte giusta e rappresenta l’avvenire, a differenza del sud, che con le sue sterminate piantagioni di tabacco e di cotone, è l’immagine di un passato ingiusto da cancellare. Inguaribile ottimista e amante del rischio, la vita senza il rischio è una minestra insipida, ma anche molto affabile, John Walcott è il Damned Dick della storia, l’amico solare e luminoso di Tex. L’altro nipote, il tenente sudista Leslie, è invece il classico bellimbusto gallonato che se ne sta impettito come se avesse ingoiato una scopa. Per lui i grandi industriali del nord vogliono solo rovinare l’economia del sud e sostituire le piantagioni con fabbriche e commerci d’ogni genere. Autoritario, sicuro di se e arrogante, provoca Tex che non lo ha in simpatia e lo accusa di essere una spia nordista. Tra i due sono subito scintille. Ma Leslie è un cattivo inconsueto, integerrimo e integro moralmente, un uomo sinceramente legato alla causa del sud ma nella sua anomalia anche un dannato figlio di coyote, che la sera stessa non esita a inviare una pattuglia sulle tracce di Tex e dello schiavo Tom che si è unito a lui, con la speranza di acciuffarli e appenderli all’albero più vicino. I cugini Walcott sono così diversi e trincerati nelle loro idee e pensieri che lo zio Howard, che veglia premurosamente su di loro, ha imposto addirittura un patto di non belligeranza. Funzionario della Tesoreria di Stato, il vecchio Walcott è un tipo quadrato, padrone di se, ma anche un uomo bonario che cerca di barcamenarsi come può tra i due galletti della famiglia ( anche se la sua simpatia va velatamente tutta al nipote John ). Quest’ultimo ha ricevuto l’ordine di attaccare un convoglio sudista guidato dal cugino Leslie, che trasporta una cassa piena di lingotti d’oro, appartenenti al tesoro della confederazione. Il drappello confederato, colto di sorpresa resta in breve tempo decimato dall’assalto e John provoca la fuga del cugino. Al sangue non si comanda. Così il giorno dopo, mentre il reparto nordista è impegnato nel guado di un tratto acquitrinoso, è raggiunto e attaccato da una compagnia sudista, che superiore di numero ha ben presto il sopravvento. La cassa ha l’aspetto piuttosto solido ed è chiusa con un robusto lucchetto, ma quando il capitano la apre, sorprendentemente si rivela colma di pietre. Mistero. La tappa successiva per l’ufficiale nordista è il tristemente famoso campo di Anderville, che ricorda storicamente quello di Andersonville, North Carolina. Immerso in un malsano ambiente paludoso era il più malfamato dei campi sudisti. Vi erano stipati non meno di trentamila prigionieri, un terzo dei quali morì a causa delle malattie provocate dalla denutrizione, dalla sporcizia e dai continui maltrattamenti. Il maggiore Dark, del III° Cavalleria del Kentucky, nel tentativo di recuperare l’oro, affida a Tex il compito di inoltrarsi in pieno territorio nemico e liberare John Walcott. Così il ricco uomo d’affari sudista Edgard Tennyson, munito di un salvacondotto con la firma abilmente falsificata del generale Lee e il suo schiavo Tom ( un tipo piuttosto sveglio e buon conoscitore di quelle regioni ), si incamminano sulla via che conduce ad Anderville. Sosta e ristoro nel primo villaggio che incontrano nella loro strada verso sud. Ma nei ristoranti i negri non sono ammessi. Storie, ti ho detto che pranzeremo insieme e così sarà! dice Tex con una veemenza che non ammette repliche. E il ristorante prescelto, guarda caso, è quello della canaglia Hank, un sudista tutto d’un pezzo, che si è allontanato con i clienti verso la stazione, per vedere le truppe che partono al fronte… Dopo che si saranno spellati le mani ad applaudire, dice sarcasticamente la vecchia madre e gli sarà venuta la gola secca a furia di strillare i loro inni patriottici, si ricorderanno di avere fame e torneranno qui e io, dovrò sgobbare per servirli tutti assieme! Per lei i soldi non hanno colore ma Hank potrebbe avere qualcosa da ridire! E lo schiavo Tom mangia e ha una fretta del diavolo di consumare il suo pasto, non tanto per la fame quanto per la paura di vederselo comparire di fronte. Ed ecco infatti che il figliol prodigo ritorna nel ristorante. Hank, sbalordito da quello che vede, apostrofa minacciosamente il povero schiavo, che sta finendo di mangiare, coprendolo di insulti e imprecazioni razziste: - Ascoltami negro, hai scambiato il mio locale per una stalla ? Lo sai dove sono appena stato, negro ?... a salutare i nostri ragazzi che vanno a farsi ammazzare per difendere il nostro sacrosanto diritto a decidere da soli cosa fare o non farne dei fottuti musi di carbone come te ai quali il presidente yankee ha promesso di restituire la libertà! Termine fottuti a parte, è risaputo che Tex Willer, come ogni buon cristiano, non tollera essere disturbato mentre mangia. Non gli lascia quindi il tempo di continuare e dà inizio ad una delle sue classiche spazzolate, che fanno volare le pulci di dosso al malcapitato ristoratore. Sai usarla quella sedia? dice rivolto a Tom, ti do un consiglio, usala! E all’improvviso quello che poco prima era un povero e tremante schiavo del sud, prende coraggio e coscienza della forza dei suoi diritti e con le sue mani, che sembrano due badili, inizia a picchiare e scardinare le mascelle dei sventurati avventori. Un episodio tipicamente bonelliano, che mostra quanto Nizzi seppe trarre dalla tradizione, recuperando dal passato non solo espressioni verbali o situazioni peculiari, ma anche lo spirito che animava il personaggio nato dalla penna di Gianluigi Bonelli. Semplicemente grande. Il cammino per la roccaforte di Anderville è però ancora lungo e pieno di insidie. Giunti a un ponte, che per la sua posizione strategica è presidiato da un folto gruppo di soldati sudisti, Tex mostra il salvacondotto e tutto sembra miracolosamente procedere per il meglio ma ecco che da una tenda dell’accampamento, a rovinare tutto, appare improvvisamente il tenente Leslie Walcott, che obbliga i due ad un precipitoso salto nel fiume, l’unica via di fuga davanti a un fuoco incrociato da parte dei confederati. Appiedati, ecco che Tex e Tom giungono ad una fattoria. Rubare ( i cavalli )? Ci limiteremo a requisirli come preda di guerra! I due si avvicinano alla casa e si separano, il negro si infila nel pollaio dove semina un po’ di gazzarra tra i pennuti, il tanto che basta per svegliare i proprietari. E mentre il padre imbraccia il fucile, il figlio Jed, con una smorfia di piacere stampata nel viso, pensa tra se: “ci sarà da divertirsi, quando ha un maledetto negro tra le mani, pà diventa una furia” e va dritto ad infilarsi nella scuderia, dove Tex lo aspetta pronto a rifilargli una sberla. Il ragazzo scelto da Ticci per raffigurare il volto del profondo sud razzista tradisce una scarsa intelligenza già a partire dai lineamenti facciali. Tre giorni dopo è la volta dell’arrivo al campo di Anderville… una fortezza immensa e impenetrabile. John non mangia da quattro giorni, povero John, sembra lo spettro di se stesso e i nordisti come lui crepano di fame e stenti come mosche. Il sud è in ginocchio e i soldati, che la guerra ha reso disumani, non vogliono togliersi il pane di bocca per nutrire le diverse migliaia di prigionieri. Ma il tenente Walcott, pur estenuato dal lungo digiuno, tiene testa al comandante del campo, che dice: "Quel vostro Lincoln è un grande furbacchione. Con una mossa ( l’emendamento alla costituzione che abolisce la schiavitù ) si è guadagnato la simpatia di mezzo mondo e come se non bastasse, Shermann ha conquistato Savannah e nessuno riuscirà a fermare la marcia delle sue truppe verso il sud". Il comandante non si fa illusioni e non si chiama Leslie Walcott, per lui ciò che conta è solo l’oro della Confederazione, per rifarsi una vita. Ma John tiene duro e ripete con una cadenza monotona che dell’oro, lui non sa proprio niente! Il comandante, poco propenso a credergli, non si rassegna. John non è mai stato il tipo dell’idealista tutto d’un pezzo, a West Point era un cadetto indisciplinato e ribelle, incapace di sottostare al regolamento e anche la scelta di campo in guerra rivela in lui una certa dose di opportunismo. È fin troppo chiaro che il tenente nordista ha le sue stesse mire e mente per impossessarsi dei lingotti alla fine della guerra. Ma John Walcott deve prima uscire vivo dal carcere di Anderville e il comandante ha in serbo per lui il più penoso e ripugnante dei lavori nel campo di prigionia: il trasporto dei cadaveri nella palude, dove la sepoltura non è cristiana e i corpi sono ingurgitati dalle sabbie mobili. Tex aspetta l’occasione giusta per entrare nel campo, occasione che gli viene offerta fortuitamente da una colonna di trenta uomini che devono rimpiazzarne altrettanti, che da Anderville saranno trasferiti al fronte. Il nostro tizzone d’inferno riesce a sostituirsi a uno dei soldati e indossata la divisa del nemico, varca insieme al drappello sudista il portone d’ingresso del campo. Ma il progetto di fuga è già in pericolo, John è sul punto di essere trasferito in un carcere meno duro, grazie alla supplica del cugino Leslie indirizzata al presidente Davis in persona. Bisogna agire il giorno stesso e Tex, che ormai l’idea delle sostituzioni incomincia a divertire parecchio, decide di far evadere John che sul carro dei morti destinati alla palude dovrà fingersi leggermente defunto, mentre lui prenderà il posto di uno degli uomini della scorta. Ma proprio all’ultimo momento, la recluta sudista alla quale Tex aveva rubato la divisa, legata e imbavagliata male da Tom, riesce dopo molti sforzi a liberarsi e a dare l’allarme: c’è una spia nel forte! Ma il carro ha tutto il tempo di lasciare il campo, è semmai il ritrovamento della guardia di scorta che Tex aveva stordito, a mettere sul chi vive il comandante del campo che scatena immediatamente una caccia all’uomo. Lo schiavo Tom, ritenendosi responsabile, noblesse oblige, prende la difficile e coraggiosa decisione di sacrificarsi per i compagni, rallentando l’avanzata della pattuglia… Addio Tex! ...addio signor John! Se un giorno i miei fratelli di razza saranno liberi, lo dovranno anche a uomini come voi! Claudio Nizzi sostituisce la parola padrone con quella di signore, e quella di schiavo negro con fratelli di razza, una finezza la sua, che non passa inosservata. Tex si accorge troppo tardi dell’assenza di Tom e vorrebbe tornare indietro, ma John lo trattiene, sarebbe una mossa inutile che renderebbe vana la morte dello schiavo. Bang! Bang! I negri sono portati per la musica… vi piace la mia bastardi ?Ma i sudisti ormai hanno raggiunto Tom e il suo fucile è scarico… viva… l’Unione… sono le ultime parole che dice e sono quasi il lamento di un popolo che si batte per la causa del nord e la sua libertà. È un boccone amaro per il nostro tizzone d’inferno e come tristemente confessa a Carson, ci ha messo parecchio tempo prima di mandarlo giù! Il racconto prosegue, sempre più avvincente. Quella sera dopo aver messo il maggior numero di miglia possibile tra loro e il campo di Anderville, Tex e John trovano rifugio in un vecchio fienile abbandonato. È venuto il tempo di chiarire la storia dei lingotti scomparsi. Io non so niente di quell’oro! John nega anche di fronte all’amico di essere il responsabile del dileguamento dei lingotti. E se con i confederati non ha cercato di discolparsi è solo perché avrebbe gettato l’ombra del sospetto sulla sola persona che era stata in possesso di quella cassa prima di lui e che su quell’oro doveva saperla lunga… suo cugino Leslie! Per la barba di Giosafatte! tuona Carson, un dannatissimo colpo di scena, ma ci avrei giurato, per giove! …quel piccolo bastardo di Leslie, soldato integerrimo e patriota tutto d’un pezzo era in realtà un vero ladrone! Tex e John sono più cauti nel loro giudizio. Il viaggio di ritorno a Richmond non presenta difficoltà, il ranger sa ormai come muoversi nel territorio nemico. Il vecchio Walcott è felicissimo della liberazione del nipote, ma un ombra si addensa sulla sua fronte, l’uomo ha paura di quello che potrebbe succedere tra i due cugini, l’oro è un perfido consigliere… Nega dunque di sapere dove sia Leslie e consiglia a John e Tex di trasferirsi in una piccola casa nel centro di Richmond, dove il vecchio servo Nathan li accompagnerà. È proprio quest’ultimo a rivelare ai due che Leslie si trova in realtà nel vicino quartiere generale dei sudisti. John è una figura troppo nota nella piccola cittadina per potersi avventurare alla ricerca del cugino. Così poco dopo è Tex a mettere le mani su Leslie e a convincerlo a seguirlo, ma il tenente sudista, che ha una profonda antipatia per il ranger, avvistata una pattuglia di ronda, non resiste alla tentazione di dare l’allarme e darsi quindi alla fuga per le stradine del quartiere. Tex lo insegue fumante di rabbia, ma una voce amica prima richiama Leslie in un vicolo oscuro e poi gli spara un colpo di pistola a bruciapelo in pieno petto: mi dispiace Leslie… ma dovevo farlo! Poco dopo davanti al cadavere ancora caldo finisce l’inseguimento del nostro tizzone d’inferno. Un pensiero folle gli attraversa la mente… Tex corre verso la casa dove John dovrebbe aspettarlo, se anche arriva prima di me, lo troverò col fiato grosso e sarà una prova sufficiente. Ma nella casa non c’è nessuno. È un indizio che pesa come una grossa pietra sul collo del tenente nordista. È anche un rapporto di profonda amicizia tra due uomini uniti dalla guerra, che dolorosamente si incrina. Insomma, John ti aveva preso per il naso! …se ho ben capito, dice Carson, era stato lui a grattare l’oro e adesso aveva chiuso la bocca al cugino che poteva smentirlo… Ma il comportamento di John è sempre più imprevedibile, Tex lo ritrova infatti una settimana dopo presso il reggimento del maggiore Dark. Quel ragazzo non finiva di stupirmi… mi raccontò che mentre aspettava di vedermi tornare con Leslie, un sasso era stato gettato nella casa, con un biglietto che lo avvertiva di fuggire perché i confederati lo avevano scoperto. Le parole di John Walcott sono sempre meno convincenti e l’oro deve trovarsi non troppo lontano da quei territori, non c’è altra spiegazione, conclude il ranger, che non troverà conferma alle sue astruse supposizioni. John Walcott muore improvvisamente alcuni giorni dopo per lo scoppio di una granata, nel corso di un bombardamento, portandosi con se il suo mistero. Le sue ultime parole sono tutte per Tex: implora l’amico di tante avventure di conservare un buon ricordo di lui. Difficile. Il lunghissimo flashback finisce qui, lasciando l’amaro in bocca. Tre giorni dopo, Tex e Carson sbarcano davanti alla residenza di Howard Walcott. Il fedele Nathan, incanutito, li accoglie con un malinconico commento che sottolinea ancora di più il triste decadimento dei valori: la vita qui non è più quella di una volta. Howard Walcott, dopo i rituali convenevoli, invita Tex nel suo studio privato. È il momento della verità sui due nipoti, i cui ritratti sono in bella vista sulla robusta scrivania. Il vecchio ha il cancro e i medici non gli danno più di tre mesi di vita. Non diventerà il nuovo governatore della Virginia e non presenterà la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Ha poco tempo Howard Walcott e deve approfittarne per sistemare alcune faccende, una di queste è proprio la riabilitazione della memoria dei suoi due nipoti. Inizia così un altro breve flashback, che ricostituisce la trama mancante della storia. Il vecchio rivive lucidamente quei drammatici momenti che videro la scomparsa dei due nipoti e vogliamo credere che siano stati l’ossessione di tutta la sua vita. Nella cassa i lingotti d’oro non c’erano mai stati… A quel tempo Walcott, approfittando della sua posizione nella Tesoreria confederata, aveva sostituito il prezioso contenuto con dei sassi. A guerra finita, quell’oro sarebbe servito per finanziare la sua carriera politica alla quale l’uomo teneva più di ogni altra cosa la mondo. Fatalità volle che fosse John ad attaccare quel carico e che il giorno dopo sia lui che la cassa finissero di nuovo nelle mani sudiste. John veniva spedito a Anderville, Leslie lo pregava ripetutamente di intervenire per ottenerne la liberazione o l’internamento in un campo meno duro, ma il vecchio Walcott non poteva mettere a rischio i suoi progetti, e così si augurava che l’amato nipote, da quel campo infame, non facesse più ritorno. Leslie sapeva che era stato lui a sigillare la cassa e Howard Walcott non poteva correre il rischio che i due giovani incontrassero. La verità sarebbe infatti venuta a galla. L'oro è un cattivo consigliere... Il nipote doveva essere eliminato e così fu commesso uno dei crimini più orrendi e vergognosi che si siano mai visti sulle pagine del nostro popolare fumetto. La reazione di Tex davanti alla verità così meschina è furente, violenta e impetuosa. E incomincio col dirvi che siete l’essere più abietto che io abbia conosciuto in vita mia! La vostra sola vista mi fa rivoltare lo stomaco, Walcott! Quello che avete fatto è un abominio. Il vecchio sembra incassare con filosofia, salvo poi spararsi un colpo di pistola sulla tempia, a bruciapelo appena il ranger ha varcato la porta. Al vecchio Nathan, che chiede ragione dell’incomprensibile gesto del padrone Tex trova solo il coraggio di dire che Howard Walcott era logorato da una malattia più incurabile dello stesso cancro con cui la mano del destino l’aveva colpito: il rimorso! John era simpatico anche a me! … fino al giorno in cui un infame intrigo riuscì a sporcare la nostra amicizia con l’ombra del sospetto… Nauseato dalle rivelazioni del vecchio Walcott, il ranger accusa il colpo, la cui portata è sconvolgente anche per un uomo solido come lui. Mai così duramente messo alla prova, Tex ha solo fretta di trovare un bar luccicante di specchi, un bel locale pieno di rumore e di gente, dove bersi un monumentale bicchiere di birra, in compagnia naturalmente del vecchio pard, che lo accompagna silenzioso, inforcando il cavallo lungo il triste viale che divide le immense piantagioni di cotone che si estendono ai lati, così mirabilmente disegnate da Giovanni Ticci. Un Tex umanissimo nei suoi sentimenti, per una volta un uomo che sbaglia. La storica infallibilità del ranger è messa in dubbio da un infame intrigo che distorce la sua visuale dalla verità violata. Per vent'anni ha ritenuto più colpevole che innocente l'amico John. Nel trascinante alternarsi di colpi di scena, il genio di Nizzi sta proprio nel presentare al lettore un personaggio che anche nella debolezza dei suoi sentimenti è un grande. In cuor suo forse sente la sua amicizia tradita, ma i dubbi lo assalgono fino alla fine e la confessione finale di Walcott, l'ultimo capitolo di una tragedia familiare, dovrebbe essere in fondo liberatoria dei tormenti del suo animo, ma sappiamo tutti che in fondo non è così semplice liberarsi del proprio passato. Una storia immensa che inizia con il più classico degli espedienti narrativi, il litigio burlesco sul treno, da commedia triviale, e si chiude con un finale tormentato, che si situa sul campo opposto del dramma vissuto.
  24. 0 points
    so che mi giudicherete esagerato, ma per me questa storia e' quasi un capolavoro! ho letto gli albi di fila e, a parte Filippucci molto bravo, personaggi dalla psicologia perfettamente delineata , trama tutt' altro che scontata ( a parte il finale ma deve essere cosi' e' un classico) un Carson ottimo( ripeto che io non ritengo ci sia nessuna sua figuraccia: per me uno dei migliori degli ultimi tempi) sceneggiatura ottima. forse dare un voto dopo averla letta una volta sola e' un po' azzardato ma per me ora come ora sarebbe una storia da 9.5
  25. 0 points
    Tex non fa la figura del pirla? Accidenti, mi sembra che all'inizio ci sia scritto "Testi: Nolitta", ma forse devo controllare.
×

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.