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Showing content with the highest reputation on 01/11/2019 in all areas

  1. 1 point
    Stai inondando il forum di messaggi per ogni storia della serie regolare e tutti hanno - stranamente - qualcosa che va contro il senso comune. Vedo che rispetto alla tua precedente apparizione sul forum, con te, davvero poco è cambiato. Pensa che chi legge i commenti a una storia, curioso di scoprire qualche particolare che gli è sfuggito, qualche critica o cos'altro, i messaggi di certi utenti li salta a piè pari: lo fanno i cosiddetti lurker, lo fanno anche gli utenti che postano regolarmente, lo fanno proprio tutti una volta che si accorgono che un tale utente scrive solo scemenze.
  2. 1 point
    Capolavorissimo! Memorabile epopea di grandissima epicita e che dimostra per l' ennesima volta come Boselli sia un genio. Si respira una grande aria da western classico americano. Soggetto e sceneggiatura semplicemente perfetti in tutto e per tutto: disegni di Marcello eccellenti, anche nella caratterizzazione dei personaggi. Già, i personaggi! Ecco il più grande pregio di questa storia: tutti i personaggi, grigi, buoni e cattivi, chi più in primo piano, chi meno, sono tutti MAGNIFICI, in primis Corbett e Doyle, in pieno stile berardiano, e sono sicuro che Berardi sarebbe fiero di Boselli( o lo é già?) Da brividi il finale al funerale con quel Woosh e i coltelli e due frasi magnifiche( ma questa storia ne è piena) " A Glenn non farebbe piacere. Per tutta la vita ha preferito dimenticare" " Avevi ragione, Glenn Corbett. Io non ti avrei lasciato andare... e avrei fatto il peggior errore della mia vita." Brividi ogni santa volta. Roba da fare santo Borden. Splendida la copertina del numero 497, e il titolo.
  3. 1 point
    La predisposizione di Nizzi per il racconto giallo è proverbiale. Sovente gli capitava d'imbastire trame classificabili nel genere e bisogna ammettere, che nel periodo di maggior fulgore creativo, riusciva quasi sempre a colpire il bersaglio. La storia in questione, sebbene minore, è riuscita a ritagliarsi un piccolo ricordo all'interno della saga, grazie alla sapiente sceneggiatura, che mantiene alta la tensione e la suspance fino all'ultima vignetta. Sin dall'incipit il lettore viene immerso assieme ai due pards, nel misterioso caso della miniera, descritto con dovizia di particolari e atmosfera dai tre minatori in fuga. La leggenda del grande serpente, nota ai nativi e ricorrente in parecchie civiltà (anche un racconto di Salgari "Il boa delle caverne" tratta un simile argomento) terrorizza tutti, compreso Carson, ma non Tex, convinto fin dall'inizio che a Bendito si celi un piano criminoso di qualche furbone, atto a far fuggire tutti i cercatori d'oro per impossessarsi della miniera. Ovviamente le indagini daranno ragione al nostro ranger, ma non mancheranno i colpi di scena: uno su tutti, la scoperta del vero Remick, sepolto in una caverna sotterranea dai delinquenti che gli rubano l'identità per il loro piano, e costretto a cibarsi di carne umana, pur di sopravvivere. Il piano di Tex che porterà alla punizione dei due villain, procederà spedito, scandito da una sceneggiatura serrata e arricchita da ottimi dialoghi. Merito di Nizzi nella sua prova è quello di rendere piacevole e mai banale uno spunto di soggetto, interessante ma non eccelso. Anche l'identità dei nemici, sebbene non impossibile da scoprire fin dall'inizio, viene ben celata con abili trucchetti del mestiere, ciò permette al lettore alla fine di ritenersi alquanto soddisfatto. Personalmente l'ho sempre reputata una buona storia, ma riconosco che sono particolarmente legato al filotto di episodi del centenario 300-400 e forse questo aspetto sentimentale, rischia di rendermi poco oggettivo in alcune valutazioni. Una particolare menzione meritano i sempre efficienti disegni di un Letteri infaticabile e preciso come un orologio svizzero. Il suo stile pulito e dinamico, gli permetteva di essere adatto a qualsiasi sceneggiatura western proposta. Un grande autore, davvero! Il mio voto finale è 8
  4. 1 point
    Capolavoro assoluto (di Boselli metto al di sopra solamente "Sulla pista di Forte Apache") con un Kit Carson incontrastato dominatore della scena, e non mi riferisco alla parte che racconta il suo passato, altrimenti la mia sarebbe una frase ovvia e scontata, ma anche allo scontro finale nella città fantasma di Bannock. Fa fuori, da solo, il giocatore (salvando la vita a Tex), Grimes e nientedimeno che Waco Dolan, il pistolero del gruppo. A parte questo, complimenti a Boselli che ha il coraggio di inserire, finalmente, delle donne (in pianta stabile, direi, visto che sono tornate e torneranno ancora) nella saga di Tex, anche se alla fine le farà flirtare, rispettivamente con Carson e con Kit. Nel senso che il coraggio di "inventare" una donna per Tex ancora non l'ha trovato, e probabilmente non lo troverà mai. Interessante anche lo stratagemma di non raccontare soltanto il passato di uno dei protagonisti - come si usava fare e si é fatto per Tex, Tiger, Zagor, Mark ecc. - ma di inserire lo stesso in un contesto attuale, come una prosecuzione, quasi come se i venticinque anni non fossero mai passati. Scontata, per Boselli e solo per lui, la accurata caratterizzazione dei personaggi, dal più importante al più insignificante, che tale alla fine non risulta, proprio a causa della cura che l'Autore mette nel tratteggiare gli aspetti psicologici di ognuno. Disegni di Marcello assolutamente perfetti. Non riesco a trovare alcun difetto. E' merito anche loro, a mio parere, se la storia ha un consenso così elevato. Voto alla storia: 10 Voto ai disegni: 10
  5. 1 point
    Ennesimo capolavoro della coppia Boselli/Marcello che continuano a regalarci delle perle da conservare piacevolmente nei nostri ricordi. La storia si svolge in flashback narrato dallo stesso Tex al figlio Kit e ad altri spettatori occasionali e narra fatti avvenuti circa quindici anni addietro. Un Tex in solitaria deve avvertire i coloni delle fattorie più lontane, nel Texas, dell'imminente pericolo costituito dai Comanche sul sentiero di guerra. Si trova, pertanto, in ritardo sul suo ruolino di marcia, a dover scortare alcune famiglie, accompagnato da tre soldati che si trovavano in quei territori con alcuni detenuti. Ed é proprio questo rapporto con i detenuti a rendere speciale questa storia: Boselli li caratterizza uno per uno senza lasciare nulla al caso e facendoceli risultare simpatici o antipatici a seconda dei gusti e, soprattutto, dei momenti della narrazione. Assistiamo, quindi, a delle scene che definirei Nolittiane, soprattutto a causa dei suddetti personaggi, nei quali il bene si confonde col male dando adito ad interpretazioni contrastanti circa la personalità degli stessi. Avviene, così, che i cattivi diventano buoni (vedi Corbett e Doyle, soprattutto, ma anche Jethro, che però, in fondo, cattivo non lo era mai stato) e, coloro che avrebbero dovuto rappresentare la legge e la giustizia, rivelarsi delle carogne. Sintomatica, a questo proposito, la scena della tortura inflitta dal soldato Madsen al giovane prigioniero comanche (notare il momento in cui viene inserita e mi si dica poi se non é da capolavoro di sceneggiatura). In conclusione, ottima storia di cui si spera di leggere un ideale seguito che sia anch'esso in flashback (vendetta di Jethro) o in diretta, approfittando dei personaggi rimasti in vita e che si incontrano alla fine della storia. Disegni di Marcello sempre ad ottimi livelli. Voto alla storia: 9,8 Voto ai disegni: 9
  6. 0 points
    Beh per il finale, a quello mi riferivo, per me è così. Cos' ha di inferiore a quello di tta due bandiere, tanto per citarne una?
  7. 0 points
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