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Mostrando i contenuti con la più alta reputazione dal 23/04/2017 in tutte le sezioni

  1. 7 points
    Onestamente, se ciò che Texan afferma fosse, anche in parte, vero, la cosa non mi andrebbe per niente a genio. Da quanto capisco, credo di essere uno dei più anziani lettori di Tex, avendo iniziato alla fine degli anni 60. Non mi pare che Tex sia mai stato - e neppure che sia diventato - un fumetto (e un personaggio) caratterizzato politicamente. Letture del genere, ne sono state tentate, ma mi son sempre pare arbitrari tentativi di far sdraiare il nostro Tex "sul letto di Procuste". Se in Tex si leggero sempre storie con indiani buoni, vittime, "nobili selvaggi" e bianchi malvagi, avidi, vigliacchi, crudeli, allora sì che il risultato sarebbe stucchevole e falso. Falso come suonavano i film come Soldato Blu, il cui scopo, tra l'altro, non era neppure tanto quello di rivalutare gli indiani, bensì di denigrare le giacche blu, in quanto antenati dei berretti verdi... A ben vedere, il Tex di Bonelli e di Boselli è molto simile all'autentico, classico cinema western, che, se preso nel suo complesso, offriva molte storie con gli indiani "lupi predatori", ma ogni tanto sottolineava le colpe dei bianchi o i diritti negati degli indiani. Mi risparmio gli esempi, perchè sono certo che sono conosciuti da molti. E che dire dei negri (palle di neve, mi pare li chiami Tex in Black Baron) o dei cinesi oppure dei messicani? Sempre presentati come buoni? non direi. L'accusa di Texan è, mi pare di capire che, se un tempo Bonelli non si peritava a far sì che i nemici di Tex appartenessero a questi gruppi etnici, negli ultimi anni, invece, il virus del "politicamente corretto" avrebbe infettato il vecchio Tex. Guai, se fosse vero! Se c'è una cosa assurda, falsa, ridicola, detestabile, fanatica ed ignorante è proprio la "political correctness" (purtroppo diffusa negli atenei americani). Oggi Shakespeare non potrebbe scrivere Otello o il Mercante di Venezia... A me, non pare proprio. Quello che si nota, magari, è una maggiore cura per i dettagli storici ed etnografici, ma non penso proprio che Boselli sia un cultore di questo credo. Messicani cattivi, si sprecano. Non mancano neppure gli asiatici cattivi. Neppure i negri (qualcuno ricorda l'avventura a New Orleans Il vecchio di mezzanotte?). Forse, l'unico stereotipo che a volte può apparire eccessivo (ma che deriva, guarda un po', proprio da GL Bonelli) è quello dell'ufficiale incapace o senza scrupoli. Mi sembra un po' poco, per formulare un'accusa, Texan. In conclusione, credo che Tex sia ancora, e tutto mi fa pensare che resterà, un grande, ottimo, fumetto d'avventura, senza zavorra ideologica, in cui Tex e i pard fanno giustizia nel singolo caso, senza sociologismi, remore, riguardi per nessuno. Nel loro mondo, fortunatamente, è possibile leggere avventure con torme di indiani assetati di sangue e poi passare ai patimenti di qualche umile tribù Pima perseguitata da cacciatori di scalpi. Infine, non bisogna, soprattutto, scambiare il "politicamente corretto" (che è una vera e propria perversione mentale) con una inevitabile e giusta evoluzione del gusto, del modo in cui certe azioni vengono rappresentate, del modo in cui parlano i personaggi.
  2. 3 points
    Buongiorno a tutti! Eccomi col commento alla storia di Jethro. Do giudizio ottimo sia alla storia sia ai disegni: SPOILER 1) Ritmo della storia: si parte con l'inizio teso e drammatico, con la scena emotivamente forte del ritorno di Alex che rischia di finire nella trappola; poi il racconto di Jethro in flashback allenta un po' la tensione, che però rimane sotterranea (sappiamo che stanno per arrivare dei nemici); infine con l'arrivo di Crane e l'intervento di Tex e soci si ha di nuovo un aumento del ritmo narrativo, che si risolve poi nel finale. All'interno di questo ritmo si inserisce quello della storia ambientato nel passato, caratterizzata da continui pericoli, sparatorie, scontri. In particolare mi è piaciuta la sequenza di fuoco e pallottole nella casa di Stevens, pura adrenalina. 2) Ho molto apprezzato, nella sceneggiatura di Boselli, l'attenzione ai sentimenti senza cadere nello stucchevole: molto ben tratteggiato il tema dell'amicizia, dominante in entrambi gli albi, con la bella osservazione di Jethro nel finale del secondo albo che, notando il rapporto di complicità tra i pards, rievoca quello tra lui, Tex e Glenn; appare anche quello tra i padri e i figli, come è già stato notato; e poi, da donna, mi sono piaciuti davvero molto gli accenni al rapporto di Tex con Lilyth e con la "casa" Navajo (all'inizio e alla fine della storia) e il modo in cui è stato tratteggiato l'amore tra Jethro e Mary: sia nel presente (è toccante il modo in cui Jethro si rivolge alla moglie morta), sia nel passato (la nascita del loro rapporto è narrata con delicatezza). Davvero, complimenti, perché una tale raffinatezza nel trattare i sentimenti è rara (spesso si cade nel patetico), soprattutto in autori uomini. Grazie Boselli! 3) Nella storia ambientata nel passato, mi hanno affascinato le atmosfere cupe, piovose, violente, in cui si muovevano perfettamente gli spettrali cavalieri del Klan. Mi ha convinto la rappresentazione del Sud sconfitto, animoso e desideroso di rivincita, mi ha convinto profondamente (e lo dico da storica) il ritratto di un paese spaccato in due dove certo non si è passati da un giorno all'altro dalla schiavitù alla libertà e parità di bianchi e neri. Forse può apparire un po' calcato, questo ritratto, non per niente Glenn più di una volta chiede a Jethro perché mai voglia stare in un così brutto paese... In realtà c'è l'accenno di Tex a quei cittadini anonimi, poveri, che non amano Stevens e i cavalieri e che forniscono ai nostri delle utili informazioni (dunque non tutti i sudisti sono cattivi...). 4) Personaggi: Ho votato il dottore, ben tratteggiato nel suo fanatismo antitetico alla missione che dovrebbe svolgere. È stato un interessante contrappunto alla figura del "Doc", normalmente neutrale nelle storie di Tex, qui invece vero antagonista insieme a Landon Stevens. La sua fine non poteva in effetti essere diversa, un esempio di contrappasso perfetto: Dante docet. Il personaggio più amato però anche per me è Glenn Corbett, nella sua fisionomia di buono con qualche striatura di grigio: più violento di Tex, non si fa scrupoli ad uccidere un cavaliere del Klan ormai disarmato, vero colpo di genio di Boselli per farci capire, in una scena sola, la sua differenza da Tex, senza però rendercelo odioso (il lettore non piange poi molte lacrime su quel commesso, che stava per assassinare donne e bambini senza molti scrupoli). Molto interessante secondo me anche la figura dello sceriffo, a suo modo pragmatico e meno sgradevole di altri abitanti del paese (tipo il dottore o il pavido banchiere), che giunge persino a mostrare una certa solidarietà per Jethro (osservando come l'uccisione dei suoi sia stata una mascalzonata), ma al contempo gli consiglia di andarsene. 5) Infine, mi pare che Tex in questa storia sia Tex al 100%: si oppone all'ingiustizia, è "diplomatico" a modo suo, non lesina pallottole, assume il ruolo di guida dei suoi pards (smascherando l'inganno di Stevens e scatenando la rivolta, evitando però che si trasformi in un massacro, proprio come ha già spesso fatto nel caso di guerriglie indiane), spara con la precisione consueta (si veda sempre la scena di Stevens che ha Mary in ostaggio...) e parla proprio come Tex. Una parola sui disegni, infine: ho trovato Mastantuono bravissimo nel ritrarre pioggia, tuniche fantasmatiche, boscaglia, acquitrini, fiamme e linciaggi. 10 e lode per la vignetta dei neri che circondano il dottore nel finale, come se fossero tanti spettri (speculari agli "spettri" del Klan), gli spettri delle vittime uccise per mano del dottore. Basta, chiudo lo sproloquio!
  3. 3 points
    Mark Twain può darsi, GL Bonelli no di certo. Per lui non ci sono mai state mele e pere. Uno dei suoi grandi meriti, anzi, è stato proprio quello di insegnare tramite un fumetto western che bianchi, rossi, gialli o neri gli uomini sono tutti uguali; ma che per difendere i deboli e raddrizzare i torti Tex non guardi al colore della pelle (anzi GL aveva pure capito benissimo, e come detto in largo anticipo su Hollywood, che nel Far West i deboli erano soprattutto gli indiani) è una cosa che qualsiasi lettore di Tex dà per assodata e anche tu se sei un lettore di vecchia data lo dovresti sapere benissimo (leggendo i tuoi interventi infatti il dubbio è che tu abbia letto Tex molto a spot e ci abbia recepito solo quello che ti ha fatto comodo e che collima con le tue idee) Andiamo a ripetizione, su…
  4. 3 points
    Nel maggio '68 Tex si limitava semplicemente a uscire con questa cosetta qui: Hai presente l'inizio con i soldati che attaccano all'alba il campo indiano prottetto dalla bandiera americana (roba che anticipa celebri western antirazzisti come Piccolo Grande Uomo e Soldato blu)? Ecco, adesso fai un giochino mentale: sostituisci gli Utes con gli ex-schiavi. Tex è DA SEMPRE schierato in difesa della minoranze oppresse.
  5. 2 points
    Che palle: prima i romanzetti, poi i disegni, poi le qualità informatiche. Ma partecipi alle discussioni solo per sponsorizzarti? Ah, che tu sappia o disegnare o meno, il tuo post di prima rimane infarcito di sciocchezze.
  6. 2 points
    Qualcuno mi spieghi questa affermazione, per piacere. A Tex servono storie brutte, con trame involute, dove tutto si risolve in un enorme (l'ennesimo) BANG BANG da videogame, dove lo sceneggiatore (che secondo alcuni ha realizzato una cosa "scritta di mestiere": quale, vorrei sapere) è così svogliato da risolvere una scena di rapimento con un Tex spietato cecchino del tutto improbabile? Qui siamo ai livelli del peggior Nizzi, con l'aggravante che Faraci non ha scritto i capolavori che ha scritto Nizzi nel suo periodo migliore e non ha mai dovuto scrivere la mole di pagine di Nizzi. Però,. per la strana legge dei "due pesi e due misure", Nizzi (che ripeto: ha scritto storie come "Furia rossa") lo si massacra, Faraci (che al massimo ha scritto "L'uomo di Baltimora") lo si tratta coi guanti. Mah.
  7. 2 points
    Buongiorno a tutti, vi lascio un contributo, perché come Tex non c'è nessuno
  8. 2 points
    Con tutto il rispetto mi chiedo come si possa aprire il topic con un titolo del genere, puntanto il dito su due-tre storie meno riuscite quando ci sono stati dieci anni consecutivi del peggior Nizzi che hanno quasi ucciso il personaggio. La narrativa seriale ha degli alti e bassi, è nella natura delle cose, ma il processo di ricostruzione che Boselli ha iniziato da qualche anno a questa parte è secondo me encomiabile. f.
  9. 2 points
    Ragazzi/e, mi piacerebbe confrontarci serenamente sul perché la casa editrice continua a moltiplicare l'offerta di albi di Tex. In genere queste iniziative sono spiegate da una strategia di marketing abbastanza scontata, cioè cercare di essere più aggressivi su fasce di mercato poco sfruttate. In altre parole, si crea un Tex a colori per chi li ha sempre sognati, un Tex a figurine per i bambini da 6 a 100 anni, un mazzo di carte per i vecchi dell'ospizio e la ristampa della ristampa della ristampa per i drogati di completezza. In questo modo si vende di più e si incassano più dollarucci. In teoria più che in pratica, perché ogni iniziativa ha i suoi costi e spesso sottrae "clienti" alle altre, non è che se la ford lancia 200 utilitarie diverse, da nere e austere a stelline e cuoricini avrà 200 volte il mercato di una sola, chiaramente alla fine chi vuole una ford di quella fascia opterà e chi vuole una opel si comprerà una opel. L'idea che mi sono fatto è che, dopo il grande signore che è stato Sergio Bonelli, la nuova gestione stia cercando la soluzione in prospettiva della fine dei fumetti in generale e dei bonelli in particolare, cercando di accaparrarsi un uovo oggi piuttosto che una gallina domani. Personalmente sono sopraffatto dall'offerta, non so cosa comprare e non trovo quello che voglio, nella mia edicola c'è uno scaffale dedicato a Tex dove si trova solo il mensile e mancano spesso gli speciali che desidero. Vorrei raccogliere le vostre idee su prospettive e problemi di quest'epoca dell'offerta texiana.
  10. 2 points
    La delusione che ha suscitato in me questa storia non è dovuta ad oggettive brutture in essa presenti, quanto all'assenza di oggettive bellezze. Un'atmosfera e uno spunto iniziale potenzialmente esplosivi (trovare dei conquistadores rimasti fermi all'età di Gongora e Filippo II non è esattamente cosa che accade tutti i giorni nella saga di Tex) messi al servizio di una storia piatta e senza sussulti, che non solo sfigura di fronte all'ovvio antecedente de "La città d'oro" giustamente richiamata da molti, ma anche al cospetto di ordinarie storie di Tex. Alla fine, se invece dei conquistadores ci fosse stato un normalissimo villaggio di minatori, la storia se ne sarebbe addirittura giovata. Ciò che manca, come in molte altre storie del medesimo autore, è proprio il sentore del West: tutto rimane sospeso in un'atmosfera narrativa vaghissima, senza che si riesca a dare corpo a quel mondo che Gianluigi Bonelli rendeva così vivo e palpabile con nomi propri, distanze e riflessioni dei protagonisti. Non ci siamo proprio. Peccato, perché gli esordi di Faraci avevano fatto presagire ben altro da ciò che poi è realmente avvenuto: da un certo punto in poi ha cominciato ad avvitarsi su sé stesso, più o meno dopo "I valorosi di Fort Kearny", deludendo profondamente anche chi, come me, l'aveva sostenuto fin dall'inizio. Peccato davvero. I disegni di Venturi fanno del proprio meglio per dare atmosfera a una storia con poco sugo: non do troppo peso alle imprecisioni, comunque incontestabili, segnalate da qualcuno, poiché il lavoro è davvero di ottimo livello, sebbene debba dire di preferire il tratto del Venturi di qualche anno fa. L'espressività dei disegni di storie come "Oppio", "L'uccisore di indiani" e "Documento d'accusa", seppur già molto diversi fra di loro, era a mio avviso di gran lunga maggiore. Ma il talento comunque non si discute. Globalmente, darei a questa storia un voto fra il 5 e il 6. Leggerla mi ha fatto lo stesso effetto di invitare a casa mia una bella donna che poi nemmeno si spoglia: prometteva tanto, non si è visto nulla.
  11. 2 points
    State montando su una discussione per nulla. Andrea67 si è semplicemente meravigliato che qualcuno accostasse i tratti di Ginosatis e Cossu, dato che lui li ritiene disegnatori molto diversi. Non ha nemmeno detto che Ymalpas sbaglia nella sua affermazione. ps: mantenere un tono meno perentorio e più aperto alle opinioni (e sì, anche ai gusti) altrui gioverebbe a una discussione più serena. Lo dico a tutti.
  12. 2 points
    Sono sicuro che l'approssimarsi al 700° numero di Tex, più che al tanto pompato settantennale ( e che è ?) regalerà a un lettore quarantenne come me delle storie all'altezza di quelle del passato e scelgo non a caso la bella immagine del superbo Dotti con un vero protagonista, il Maestro, che per la prima volta vediamo disegnato da una mano che non è quella ormai stanca di Letteri (quando nell'ombra ahimé si trama di un ritorno di un Wolfman qualsiasi, dal precipizio in cui non lo si è voluto lasciar perire, personaggio iconico del trash Tex che ci siamo dovuti sorbire negli ultimi quattro mesi). Sul Tex bang bang faraciano che tanto piace ai leechers facebookiani e che induce teste spellacchiate e ingrigite come il sottoscritto a manifestare il proprio malessere con messaggi al vetriolo, come li si è voluti fin troppo gentilmente tacciare, devo ammettere che la domanda me la sono posta, se il problema non dipenda proprio dalle mie aspettative troppo alte che, trattandosi di un fumetto popolare (nel senso che è indirizzato a 200000 lettori che chiedono solo una mezz'ora di relax senza troppe domande) assolve la sua funzione primaria di puro intrattenimento. E mi ricordo le parole dello zio, che non c'è più, che al Tex ci aveva iniziato tanti e tanti anni fa e alle sue parole che lamentavano il Tex che non lo scrivono più come una volta, un lettore di Tex lo zio che aveva riletto la serie non sono quante volte, che la conosceva e mi correggeva tutte le volte che non l''azzeccavo, un lettore qualunque che al Tex chiedeva, per l'appunto, solo puro intrattenimento, ma che fosse scritto come il Tex a cui si era affezionato e a cui mai aveva rinunciato del tutto nella sua tempestosa vita. Ecco, questo è, sul piano delle insipide sceneggiature e mettiamoci anche quello dei disegni di un mensile a cui autrefois potevano accedere solo i imigliori e a cui oggi accedono addirittura i Cossu o i Ginosatis, un Tex in cui incomincio a non riconoscermi più. Certo l'emozione di tenere in mano il mensile da leggere e assaporare ce l'ho ancora (anche se questa volta sono passati tre giorni prima che lo prendessi in mano dopo averlo comprato con tre o quattro giorni di ritardo sulla data di uscita) tanta almeno quanta è la delusione nel leggere delle pagine che demoliscono il mito. Ogni storiella che si somma alle precedenti, e quante ne abbiamo lette negli ultimi duecento numeri, il compitino ligiamente portato a termine che se vi va bene se no lasciatelo in edicola, sono una mancanza di ripetto per un personaggio la cui storia, lunga settant'anni, merita e merita e merita tanto di più. Il significato dei settant'anni è questo, non certo i bang bang o i disegni che faresti meglio a trovarti un'altra occupazione, no cara SBE, non sono io a dovermi vergognare dei messaggi al vetriolo ma voi delle storie che mandate in edicola, sulla serie regolare, sui color, sul magazine, storie che passeranno alla Storia come il trash Tex.
  13. 2 points
    Un altra picconata al nostro inossidabile Tex, nell'anno del suo settantennale, con quel logo in copertina che a questo punto sa di presa in giro. Questa va nel repertorio di scene alla stregua del "Tex consegna pistola e cinturone". Infatti, della serie "come ti rovino un'ambientazione". In effetti Faraci conosce due trame: la prima è quella del tizo in fuga inseguito da altri tizi; la seconda è quella dei nevequaglia e Stroke, con bande corpose, che terrorizza paese e cittadinanza. Da qui non si esce. L'ambientazione sarebbe servita magari a qualche altro autore con un pizzico in più di fantasia, per alcuni anni non ne potremo leggere. Questo locus amoenus, violato due volte nel giro di un paio d'ore, peraltro necessita di una sospensione dell'incredulità che mette a dura prova il lettore, con le armature e i manganelli per far rispettare l'ordine e il palazzo che c'è e non c'è. Questo è un altro modo di dire quanto è semplicione il nostro Faraci. Questo mister Stroke che neanche le bande dei Dalton o Jesse james! ma per favore! Tutti birilli da immolare in quel parco giochi che è diventata ormai la serie regolare. Altri 3,50 € gettati nel cesso. Spero che il Boselli curatore ci pensi due volte prima di approvare un nuovo soggetto simile. Il mese prossimo abbiamo Ruju e Cossu, comincio già a fare un po' di conti, ma poi leggo in altra sezione che si spera in un'inversione di tendenza per il settantennale. Sarà mai con questi autori, cui aggiungo anche Ginosatis, in agguato nei prossimi mesi ?
  14. 2 points
    C'è da dire che Cossu rende meglio sulla carta stampata. Non è un disegnatore pessimo, semplicemente non è un disegnatore da serie mensile settantennale di Tex. Bisogna avere l'onestà di riconoscerlo e non trincerarsi dietro la questione del de gustibus non disputandum est. Diso, Alessandrini, Cossu sono disegnatori che non si discutono, MA su altre serie. Spero che questa doppia di Cossu sia dovuta all'impossibilità da parte della casa editrice di mandare in edicola un'altra storia pronta e non sia invece l'inizio di una politica editoriale che sta intaccando anche la serie regolare, che nel settore ristampe e marketing è già tristemente improntata all'idea "se non ti piace lascialo in edicola, non ti obblighiamo a comprarlo" , e che denota - all'esatto opposto di una linea editoriale per 50 anni tentuta in maniera ferrea da Sergio Bonelli - una linea certo non improntata al rispetto del lettore che fedelmente segue il personaggio da quando comprava le caramelle.
  15. 2 points
    Probabilmente non sarebbero esenti da critiche alcune storie dei primi duecento albi, se fossero state pubblicate oggigiorno. Ha ragione WY nello scrivere che la bellezza è un elemento soggettivo. Per esempio io posso trovare fantastica la caratterizzazione grafica di Mitla e qualcun altro potrebbe dire che non la trova cosi buona.
  16. 2 points
    Eppure c'è stato un periodo in cui pensavo davvero che fosse una palla al piede. Per fortuna non è più successo e ora in un paio di volte il vecchio cammello è stato presentato come "il maestro di Tex". Non sai quanto mi ha fatto piacere. Ma i pards sono quattro: mentre Tex non può starsene alla riserva a poltrire per ovvi motivi, quando parte per una missione vorrei avere sempre il dubbio su chi lo accompagnerà.
  17. 2 points
    Le storie di Tex che leggeremo nei prossimi anni denotano una pianificazione equilibrata da parte del curatore Mauro Boselli nel fare spaziare la narrazione tra i generi più disparati. Non sempre è stato così, e ciò mostra un grande dinamismo in seno alla testata. Il western, resta, com’è ovvio, quello più preponderante, con i rangers (il texone del prossimo anno “Corpo speciale” di Majo), i fuorilegge (il texone “Eagle Pass” di Villa) e gli indiani ( “Cuore apache” di Ginosatis e “Sangue misto” di Venturi ), i vecchi personaggi che qualche volta ritornano per redimersi (la seconda parte della storia “Il ragazzo rapito” di Acciarino) o più semplicemente per dare altre noie ai quattro pards ( il machiavvellico Proteus, con qualche sorpresa come nel caso della rediviva Tigre Nera, personaggi che ci parleranno del loro passato nelle avventure di Ramella e di Venturi ), personaggi ripresi addirittura da altre serie ( i bonelliani “Tre Bill” nel maxi su cui da quest’anno è al lavoro il sempre più bravo Piccinelli ). E ancora, come altri ingredienti, le sparatorie (l’avventura “Sull’orlo dell’abisso” di Rossi), le mandrie al pascolo (il cartonato di Milano), il sole che incendia la prateria ( le miniere a cielo aperto nel Mojave Desert illustrate dal campano Nespolino), per finire con la frontiera ( il maxi “Verso il confine” degli inossidabili Ticci e Nizzi, di ritorno sulle pagine di Tex). Un nuovo capitolo, quello tutto dedicato a raccontare la giovinezza di Tex, che da qualche anno vede impegnato soprattutto Mauro Boselli a svelare i segreti celati nel passato dell’eroe, è al centro di circa una decina di western stories che saranno pubblicate già a partire dal prossimo anno nelle varie serie ( la resa dei conti contro lo sceriffo Mallory e il ritorno di Tesah, eletta la più bella donna mai apparsa sulla serie qualche anno fa in un sondaggio condotto su i due principali forum italiani, per i pennelli dei veterani Ticci e Civitelli, negli albi che festeggeranno prima i settant’anni della vita editoriale di Tex e quindi il traguardo dei 700 numeri pubblicati, un altro record per un personaggio che si mantiene sempreverde ). Per la gioia dei lettori ritorneranno anche altre eroine che hanno segnato la vita di Tex nei primi numeri pubblicati in Italia nei primi anni cinquanta del secolo scorso, dalla sfortunata Lilyth ( nel cartonato “Snakeman” di Breccia in cui vedremo Tex vestire di nuovo i panni scheletrici dell’uomo della morte) alla figlia di Satania ( in una storia illustrata dal quasi esordiente Benevento ). E ancora, a proposito del passato del ranger, l’ultima eredità lasciata da Sergio Bonelli nell’idea di raccontare di un giovane Tex coinvolto nella terza guerra dei seminoles, non lontano da Fort Myers in Florida, disegni del promettente, è dir poco, Rubini. Non mancheranno, naturalmente, quelle storie, particolarmente amate dai lettori in cui i quattro pards si trovano costretti a sorbirsi lunghissimi viaggi lungo la rotta del Canada e del polo nord ( con Jim Brandon alla ricerca della spedizione dell’“Erebus”, in una lunga e glaciale storia disegnata da Bruzzo ) o nelle tumultuose acque del Pacifico per sventare il complotto dei russi che tentano di appropriarsi della California, potendo contare però sulle doti di un vero lupo di mare come capitan Barbanera ( in una storia su cui molto presto si metterà al lavoro il grande Andreucci ). Più nutrito il numero delle storie ambientate invece in Messico (tra le quali figurano la promettente “L’assedio di Mezcali” di Nizzi e Filippucci e il color “Piombo e argento” di Scascitelli). All’appello sarà presente anche l’amico Montales che a Chihuahua si unirà a Tex e Carson in un’avventura che li porterà addirittura nella giungla del Guatemala. Ritonando negli States, questa volta nelle grandi e popolose città, leggeremo storie ambientate nella calda ed esotica Louisiana ( “Sulle rive del Mississipi” di Rotundo ), nel cuore di New York, per la precisione a "Manhattan", per contrastare i piani omicidi del Maestro ( un’epopea illustrata da Dotti ), a Chicago in una breve storia per il momento ferma a causa dei malanni del disegnatore Repetto, in chissà quale città invece altre storie ( tra cui “La grande congiura” di Nizzi e Alessandrini, che ripresenterà sulla serie i diabolici intrighi dei politicanti. Un'altra pagina di non minore importanza è rappresentata da quelle storie in cui la componente magico-esoterica la farà da padrone. Oltre alle due storie di Yama e Mefisto che concluderanno il ciclo recentemente inaugurato dalla storia di Civitelli, altre storie promettono spettacolo a scena aperta, in particolare il texone di Carnevale e la storia di Manfredi e Bocci con El Morisco... che si candida ad essere il capolavoro manfrediano sulla serie, almeno tanto quella di Biglia nel centro America che testerà le possibilità di Ruju. Insomma, grande vitalità e non certo il raschiare il fondo della pentola come molti lettori pessimisti sembrano suggerirci. E Boselli è lontano dallo sbottonarsi con altre epiche storie che proprio in questi giorni stanno vedendo la luce.
  18. 2 points
    Dovresti essere un avvocato abbastanza intelligente da riuscire a non farti ingannare da una frase ironica, ma a quanto pare nessuno è immune da stupidi svarioni. Seriamente, Carlo, che pippone sei riuscito a tirare fuori da una semplice battuta? Rivelata tra l'altro in maniera evidente dal conclusivo "come la nostra". Se non si capisce, vorrà dire che sarò costretto a fare come il povero borden, che deve riempire ogni messaggio con faccine ironiche per non essere frainteso e scatenare guerre mondiali. Verissimo, ma non vedo che cosa c'entri con Tex. Se io dico che secondo me Ken Follett rende al meglio nei mattoni di mille pagine e qualcuno mi risponde che Cyril Kornbluth ha scritto capolavori di una pagina, io sono perfettamente d'accordo, ma rimane pur sempre una risposta fuori argomento. Né intento della mia risposta era affermare che sono belle storie solo quelle lunghe; volevo soltanto dire che i gusti sono gusti per spezzare una lancia in favore di chi, ogni volta che afferma: "Peccato che questa storia non sia più lunga", si sente pantografare l'inevitabile sequenza Massacro-La ballata di Zeke Colter-Fumettistatunitensbritanfrancobelgi.
  19. 2 points
    Il Tex Willer Magazine nº 16 sul blog portoghese di Tex: http://texwillerblog.com/wordpress/?p=73081
  20. 2 points
    Il mio parere è lo stesso che hanno espresso molti altri: le storie riguardanti il passato di Tex secondo me devono esserci perchè aggiungono quel tocco di rude poesia al personaggio, tuttavia storie del genere devono essere centellinate come un buon vino perchè sono qualcosa di speciale... e se si cominciasse a proporle troppo spesso smetterebbero di essere speciali. Insomma... anche un buon vino finisce con il perdere il suo speciale sapore (al tuo palato) se poi cominci a scolartene una bottiglia al giorno. Ciò che rende speciali le storie del passato di Tex è anche il fatto di essere una rarità, ecco perchè quando viene annunciata una storia del genere noi lettori esclamiamo "Fantastico! Una storia sul passato di Tex!" e non "Ah, un'altra storia del passato di Tex..." Se si comincia a inflazionarle perderanno la loro specialità, quindi io dico: Attenzione!
  21. 2 points
  22. 2 points
    Per ridere ma non troppo. La verità è che la coerenza fisica del personaggio negli anni è andata a farsi benedire. Il Tex energumeno di Fusco è un omaccione possente ed imponente, e non è un caso che Fusco agli inizi (quando pure proponeva un Tex più smilzo) non fosse del tutto apprezzato (per inciso, io amo il Tex di Fusco...). La sua fisicità lo avvicina al Tex di Civitelli o di Villa, pure essi dei marcantoni non da poco. Più snello il Tex di Letteri (non l'avevo mai pensato "sexy", come dici tu, ma è una definizione che mi trova perfettamente d'accordo: e pensare che Nizzi non amava troppo Letteri, tanto che quest'ultimo era "costretto" a lavorare con Boselli o con il Berardi di Oklahoma proprio perché l'autore modenese non lo riteneva troppo adatto al suo modo di vedere Tex), più scattante, ma "sexy" al contempo, quello di Ticci (in queste sue caratteristiche, ma solo in queste, possiamo forse associarlo al Tex del primo Ortiz), troppo esile e giovanile quello proposto da Sejas (sembra il fratello deperito del Tex di Fusco o di Civitelli). Insomma, troppo distanti un po' tutti questi Tex da quello primigenio di Galep. Ma, come per la cronologia, non me ne cruccio affatto. E' normale che Tex non possa essere disegnato allo stesso modo (certo, si sarebbe potuto chiedere a Fusco di dimagrirlo un po', o soprattutto a Sejas di irrobustirlo quel tanto che basta per non farlo sembrare un impiegato del catasto!) così come è irriducibile la vita del nostro in un binario cronologico coerente: ci sarebbe voluta da parte di GLB un'attenzione che all'autore non interessava per nulla, anche perché all'epoca non immaginava nemmeno che il suo personaggio potesse raggiungere i 70 anni ed essere sviscerato ed analizzato in tutti i suoi aspetti da una manica di pazzi quali siamo
  23. 2 points
    Del tutto d'accordo. E la cosa si estende agli "atteggiamenti" di Tex, al suo modo di fare: per esempio quando disarma lo sceriffo fregandosene della stella, o quando (come notavi anche tu, Ymalpas) è l'unico del trio a non cadere nell'inganno delle parole mielate di Landon, o ancora nella sparatoria nella casa dello sfregiato (dove, con tutto quello che fa Tex di spericolato, quasi di estremo, mi chiedo come non possa non ricordare, ai soliti esegeti autoproclamatisi del verbo bonelliano, il Tex scatenato dei primissimi albi), o ancora quando è praticamente grazie al suo intuito che si salva la famiglia nel primo albo dall'attacco dei klansman. Insomma, Boselli fa di tutto per garantire a Tex il ruolo di guida, di capo: si capisce che insomma il protagonista, l'eroe della vicenda, è lui (poi è ovvio che qualche sganassone e qualche pistolettata bisogna pur concederla agli altri comprimari). Tutto ciò mi sembra così evidente che viene davvero da chiedersi come non se ne siano accorti i soliti garanti improvvisati del "verbo texiano".
  24. 2 points
    In effetti, viene il sospetto che, come avveniva con Nizzi in un 'altro dei periodi bui di quel forum, si contesti Boselli a prescindere. Che Tex se ne andasse in giro in cerca di avventure lasciando il figlio piccolo alle cure del nonno, non lo ha stabilito Boselli oggi ma G.L. Bonelli nel lontano 1951. Ricordate la sequenza di storie che va da "La banda dei Dalton fino a "Il tranello" e oltre? Non ricordo nessuna critica del tipo: "Tex è un cattivo padre" a quelle storie.
  25. 2 points
    Si, resterebbero esclusi. Quando ho avuto l'idea di inserire dei mini sondaggi anche sui personaggi ho dovuto fissare delle regole molto elementari. Tra queste, l'esclusione di personaggi che ritornano e magari creati da altri autori. Però sono regole che, volendo, si possono rivedere. Per me tali personaggi partono con un evidente vantaggio sugli altri nuovi: a ) il lettore già li conosce; b ) è curioso di rivederli all'opera; c ) beneficiano già di una loro caratterizzazione che nella seconda o terza storia può essere affinata. Apriamo subito un topic per discuterne, comunque. E' vero, è il personaggio più riuscito della storia, maiuscolo. Per una volta vorrei evitare delle polemiche ma ieri sera mi sono letto i commenti dei soliti Lucero e Michela su TWO, solo per la curiosità di sapere in che modo avrebbero recensito questa storia e sono rimasto cosi Ora, le critiche di lei mi sono sembrate più che altro pretestuose, riguardano infatti la prolungata assenza di Tex dalla riserva tenuto conto che ha un figlio in fasce. Per l'appunto la prima osservazione che mi sentirei di muovere è che Tex non è "madre". Fino a non molti anni fa poi, almeno nella mia terra, era consuetudine che le famiglie che lavoravano fuori dalla Sardegna lasciassero la loro prole accudita dai nonni, restavano senza vedere i propri figli anche per un anno: è il caso dopotutto di Kit Willer. Più legittimità mi sembra avere invece la critica di Lucero sul Tex fine conoscitore di uomini che si accompagna a una canaglia, per quanto vuoi simpatica, come Corbett. Qui mi sentirei di dire che Tex, a conti fatti, si limita solo a ottenere la grazia e tirar fuori dalla gattabuia un personaggio che si è riscattato. Poi mentre è in viaggio verso l'est con Jethro è raggiunto dall'esuberante Corbett ma è una scelta di quest'ultimo. Idem, le pagine finali suggeriscono una separazione definitiva. Corbett ci prova parlando del Messico, Tex gli pronone un qualcosa di impossibile come la riserva navajo. I due personaggi non sono destinati a diventare una coppia fissa e ci sono chiaramente un sacco di perché. Tex non ha mai dubbi, nel corso della storia, sulla natura "oltre le righe" del suo compagno di viaggio. Lo stesso Tex non è uno stinco di santo, specie all'epoca ( ma tant'è molti continuano a leggere nel personaggio solo sbirro che non è ). Tex che agisce da coadiuvante, tiene comunque sempre a bada l'amico (che gli ha pure salvato la pelle), e l'unica volta che Corbett la fa fuori dal vaso uccidendo il ragazzotto (ed è anche l'episodio che massimamente è contestato nell'altro forum) tutto avviene lontano dagli occhi di Tex e certo Corbett non glielo va a spiattellare. Se la coppia Tex e Corbett è destinata quindi inesorabilmente alla separazione e la coppia che si formerà è quella con Kit Carson, questo è chiaramente dovuto a tutti questi fattori. Non ci vedo nessuna incongruenza.
  26. 1 point
    Non so che concetto tu abbia di moderazione... Io ho chiesto coerenza col titolo della discussione e considerazione per @natural killer. Non è moderazione ma rispetto per il prossimo. Se qualcuno si sente coinvolto in tale discussione io posso farci poco perchè continuerò a seguire gli ottimi contributi di NK indipendentemente da chi genera zizzania o fa OT volutamente. PEACE & LOVE
  27. 1 point
    Mah...un po' mi spiace per questo puzecchiamento continuo verso Borden da parte di wasted years, perché Boselli non merita questo, anche se in gran parte la penso come wasted sulla scrittura di Borden. Tuttavia Borden è, in linea generale, un ottimo sceneggiatore e sta facendo un gran lavoro. In questi giorni ha anche una pazienza che in altre situazioni non ha mostrato Io credo che Borden meriti tutto il nostro appoggio per due buoni motivi. 1) Non ci sono all'orizzonte sceneggiatori validi di Tex, in attesa che Ruju metta la quinta marcia, e secondo me ha anche le doti per farlo. Dipende da lui. (resta il mitico Nizzi, ovviamente, a cui auguro una vita lunghissima e di darci ancora qualche grande storia). 2) Ha un compito gravosissimo e lo porta avanti con dignità e con poco aiuto. Poi chiaro, se devo essere sincero anche io trovo indigeste molte storie di Borden, altre invece, pur non essendo il mio ideale sono da considerarsi comunque dei capolavori, anche se forse capolavori sui generis rispetto alle storie classiche di Tex, ma è logico che qualcosa vada anche rinnovato (non troppo per favore). A Borden sceneggiatore rimprovero la troppa dispersività (a me la minestrina, purchè buona, starebbe più che bene, magari non sempre...ma la maggior parte delle volte una bella semplicità la preferirei), i tanti personaggi, il poco spazio che a volte da a Tex, ma SOPRATTUTTO, e questo per il mio personale gusto è il vizio capitale, non mi piacciono i dialoghi. Sono duri, giusti eccetera...ma mancano totalmente di brio. L'ironia, così importante in Tex e Carson soprattutto, è posticcia e del tutto innaturale. E' quello che faceva grande GLB e che ha fatto grande il miglior Nizzi, in questo insuperabile. Ruju nei dialoghi è più giusto ma resta ancora lontano da quello che per me è l'ideale. Quindi, devo purtroppo dire che la maggior parte delle volte trovo difficile leggere con leggerezza le storie di Borden. Però va rispettato e sostenuto per i motivi che ho detto prima. E poi devo ringraziarlo per avermi fatto reinnamorare di Tex dopo la storia di Yama. Ormai compravo Tex mensile leggendolo stancamente da alcuni anni (dopo che lo avevo mollato per 10 anni abbondanti). La storia di Yama mi ha riacceso la passione e mi sono letto tutto quello che non avevo letto prima, diciamo il periodo 400-500, e ho riletto tutto dal numero 1 al numero 400 circa. Ora però, spero che Borden dopo avermi fatto reinnamorare di Tex non me ne faccia disamorare. Un po' di semplicità ogni tanto...qualche storia classica sarebbe benvenuta...dialoghi un po' più ironici, ma questo non so se sia nelle sue corde, temo di no. Chiaro che se poi tira fuori cose come Patagonia o gli invincibili c'è poco da dire, anche se sono capolavori molto sui generis trattandosi di Tex, restano pur sempre capolavori.
  28. 1 point
    Tanto per fare un esempio facile, la "buona sola" è peggio di qualsiasi arzigogolo ti sia mai potuto venire in mente, non solo le critiche sono motivate, ma mi meraviglio del consenso che hanno mantenuto. Trattare i precari storici della gae come usurpatori e spedirceli a galera, tanto per dirne una, la chiamata diretta solo per pochi di serie b tanto per dirne 2. VERGUENZA.
  29. 1 point
    Non per voler faper forza il difensore d'ufficio e per giunta di una che sono stato io il primo ad attaccare, ma se qui si discute di quanto sono veloci i disegnatori di Tex, disquisire su quanto ci voglia realmente a disegnare qualcosa non è certo off topic. Se poi a qualcuno si contesta che non ne capisce nulla di disegno, questo qualcuno ha tutto il diritto di portare prove che a suo dire smentiscono quest'assunto. Detto questo, ribadisco che Letizia non riesce a comprendere la differenza che corre tra il realizzare un disegno come quello che ha postato ed il realizzare una tavola a fumetti completa.
  30. 1 point
    Voglio tornare alla domanda iniziale di Paco, che si fa portavoce di un malumore piuttosto diffuso negli ultimi mesi ma che mi pare al momento eccessivamente pessimista. Tutto sommato di storie davvero deludenti nell'ultimo anno conterei soltanto quelle di Faraci, un autore che come sappiamo è stato definitivamente allontanato dalla collana; per il futuro, quindi, in questo senso non possiamo che attenderci miglioramenti. Sulle colpe del Boselli curatore nel mandare in edicola una storia come "La città nascosta" dico solo che probabilmente una volta che una storia è scritta e disegnata (e pagata profumatamente agli autori) lasciarla nel cassetto non è certo il modo migliore di fare soldi. Tolto Faraci dal gioco, mi pare che su Boselli possiamo essere fiduciosi: da anni le sue storie dominano i sondaggi tra i forumisti sulle migliori storie, e non vedo perché ci dovrebbe essere un calo vertiginoso nella qualità della sua produzione, tanto più che si è messo a scrivere quello che davvero gli piace e aveva voglia di scrivere (il passato di Tex, il ritorno di grandi nemici...). È vero, Lupe è stata una storia deludente; ma ricordo un primo albo bellissimo, e un secondo albo non brutto in sé, ma deludente per quanto ci si aspettava (quanto ti aspetti un capolavoro, anche una buona storia viene percepita come sotto la media). Un colpo a vuoto ci può stare. Non ho ancora letto l'albo in edicola, ma il primo albo della storia di Ruju non mi era dispiaciuto. Però è vero che negli ultimi mesi abbiamo tutti avvertito un calo qualitativo nelle sue storie, che pur rimanendo per me di buon livello (ma sospendo il giudizio su quella in edicola), sembrano tutte inferiori a quelle di qualche tempo fa. Non vorrei che si stesse spremendo troppo l'inventiva del buon Pasquale. E qui mi devo riagganciare all'altro tema: come ho già detto più volte, il proliferare di uscite collaterali e di "storielle" (quest'anno abbiamo addirittura il raddoppio di due collane, praticamente un'uscita extra al mese) per me non può che avere un impatto negativo sulla qualità; quando raddoppi il numero di storie e gli sceneggiatori sono sempre quelli (anzi, con un Faraci in meno), il rischio di finire le buone idee e di svilupparne altre meno buone è alto. Anzi, probabilmente è inevitabile. Non sono pessimista su quello che ci aspetta, ma auspicherei un leggero cambio di rotta, che mi sembra possa andare in due direzioni: 1) ridurre il numero di uscite extra; 2) trovare un nuovo sceneggiatore da affiancare a Ruju e Boselli, uno che abbia davvero Tex nelle sue corde e che non si limiti a qualche storia sporadica, ma abbia un ruolo di peso.
  31. 1 point
    Io commenterò "Il messaggero cinese" solo quando lo avrò letto ma per ora i disegni di Cossu mi sembrano più che ottimi e concordo sul fatto che Ruju a fatto bene a rispolverare i "Musi Gialli".
  32. 1 point
    Ho visto cento volte Tex sbatacchiare gente di etnia varia che se lo meritava, nominandoli "muso di carbone", "limoncino", "scimmione", "giuggiola", "pellegrino", "faccia di rame" e similari, con l'intento di stemperare le scene violente e farci fare una sana risata. Ma molto più di cento volte ho visto Tex aiutare chi se lo meritava chiamandolo "uomo", senza star lì a vedere se il colore della pelle fosse simile al suo. A me è entrato dentro. Chi si comporta male merita il mio disprezzo, soprattutto se lo fa per sfregio al normale quieto vivere (non alla mia cultura o al mio modo di vivere), mentre chiunque abbia bisogno di un aiuto merita almeno la mia attenzione.
  33. 1 point
    Dopo una storia brutta e inutile come questa è normale che ci sia del malumore. Però non esagererei, perché comunque mi sembra che Tex, per merito di Boselli e Ruju, stia vivendo un ottimo periodo. Certo, veder cominciare il settantennale con una robetta del genere fa un po' incazzare, e vedere quel bollino glorioso con "Tex 70" sopra un albo del genere sembra quasi una presa per i fondelli alla storia di Tex. Quel che personalmente trovo più preoccupante è il modo pachidermico in cui si muovono le cose nella redazione di Tex. Voglio dire: è palese da anni che Faraci non è adatto a scrivere il personaggio (nonostante qualcosa di buono l'abbia anche fatto), eppure abbiamo assistito a ben 10 anni di agonia! Possibile che non lo si poteva allontanare dalla serie prima, dopo il Nulla assoluto di storie come "Braccato" o "L'inseguimento" o "Sotto assedio"? E la stessa domanda me la faccio per Manfredi, che dopo un inizio eccellente ha sfornato, con le sue due ultime storie sulla regolare, due brutture. Altra preoccupazione: l'eccesso di uscite speciali e storielline di vario tipo, che ci costringe a vedere sulla serie regolare un artigiano come Cossu, sicuramente meritevole, ma non certo della serie più gloriosa del panorama italiano, a maggior ragione in un anno celebrativo come questo! E purtroppo, a vedere le anteprime della storia cinese (ma spero sia un problema di scannerizzazione delle tavole), l'impressione aumenta. Mi chiedo poi se questo eccesso di storie non porti anche a un esaurimento creativo: mi chiedo, cioè, se in altri tempi un soggetto come quello de "La città nascosta", mero e vuoto omaggio a GL Bonelli senza guizzi di alcun tipo, sarebbe stato accettato.
  34. 1 point
    D'accordissimo. Anche a me piace molto Ginosatis. Il suo unico albo triplo sul Profeta, su testi di Boselli, è favoloso. Cossu invece non mi entusiasma molto.
  35. 1 point
    Non rendiamo Tex per quello che non è. Io sono molto più aperto alla realizzazione di storie a carattere giallo (in fin dei conti Tex è un ranger), horror e che diano più varietà alle storie e rendere la serie meno monotona. Inoltre introdurrei nuovi antagonisti invece di ricorrere sempre al passato.
  36. 1 point
    Come tutto si ignora, si discute, si detesta e si colleziona. A me piace, per esempio, anche tanto. Gufo Triste e Flok fanno dei pezzi fenomenali.
  37. 1 point
    Un mito, una storia monumentale. Non solo per quanto accade, e chiaramente siamo nei tempi eroici, con indiani improbabili e tribù spostate arbitrariamente. Ma per il carattere del Tex. Incendia tutto, saloon e uffici, prende a cazzotti in testa un suo superiore, si insubordina di fronte a MR Marshall e, riabilitato, sceglie la libertà invece del corpo dei rangers. Poi si sposa forzosamente e si comporta da fuorilegge mascherato, con Carson che diventa allegramente suo complice. Bellissima, bellissima, bellissima. La legge è corrotta ma Tex, novello Eracle, travolge il marcio come un fiume e impartisce una lezione alla giustizia stessa. Poi arriveranno Bufala Soldiers e i pupi rossi. Che vuoi farci è la vita, è la mia vita la mia.
  38. 1 point
  39. 1 point
    Tex in versione fumetto andrà avanti ancora a lungo perché nonostante le perdite dei lettori avrà sempre uno zoccolo duro consistente. Il fumetto in genere diventerà sempre di piu' un prodotto di nicchia e la soluzione è far uscire i personaggi fuori dal fumetto e farli conoscere a tutti sotto altre forme (Film, cartoni ecc). Basti pensare a quello che hanno fatto con Montalbano coi libri. Poi i giovani sono piu' attratti dai manga e anime che da fumetti Bonelli. Seguo anche io i manga ma non cambierei neanche una sola pagina di Tex per tutti i fumetti del mondo (Peccato che sono in pochi a pensarla come me) .
  40. 1 point
    Analisi piú approfondita della prima storia. Tex e Carson vanno a interrogare un direttore di banca sospettato di rubare. Trovano in corso una rapina, la sventano, e interrogano il direttore, e anche le capre in paese sanno che è un farabutto e quanto è successo ed è stato detto, tutta la storia ci viene raccontata da un passante che ha assistito. Il genio del direttore decide di mandare Tex in una banca con una scusa a controllare, così lo uccide. E Carson? E tutto il paese, soci e "aidattone" morto Tex tutti allocchi? Piano geniale, non c'è che dire. Tex finge di assecondare costui, invece torna, lo pizzica coi soldi, lo pesta e scopre l'arcano. Interrogarlo prima no? Dove sono finite le tastate di polso? Il piano del pianista(sic!)implica la sparizione dello sceriffo e si basa in partenza sul fatto che lo stesso vive al saloon. Informazione che appare nell'aria dopo che è arrivato là per caso cercando una stanza. A me pare tutto tirato per i capelli, inverosimile e insensato. Nel paese nessuno nota la nuova barista e non c'è altra clientela che due pellegrini che evaporano dopo le minacce, senza pensare di reagire o di avvertire lo sceriffo o il ranger. Cartoni animati, storia per bambini. IMHO, non voglio offendere Ruju, ma non mi convince proprio. Disegni kenparkeriani di frisenda, un piacere per gli occhi.
  41. 1 point
    Fatico a capire. Non fu lo stesso suo creatore il primo a sciogliere la riserva sulle origini di Tex, dandogli un passato? In che modo questo maxi ridimensiona la sacralità del "mythos"? Sei sicuro che non ne esca invece rafforzata? ps: @Letizia, cerchiamo per piacere di rimanere in topic? Qui si parla del Maxi Tex. Se hai domande specifiche per Boselli gliele puoi rivolgere nella sezione apposita; per la pubblicità ai tuoi romanzi, questa non è la sede adatta, puoi invece aprire una discussione nella sezione "Tutto su di noi".
  42. 1 point
    Questa storia è un capolavoro, una delle più belle ed emozionanti dell'intera saga texiana. Una pietra miliare che aggiunge un tassello fondamentale al mito di Tex. Per ora voglio dire solo questo, perché davvero è quasi commovente che un fumetto con settant'anni di storia alle spalle possa regalare ancora gioielli di questo calibro. Boselli si riconferma quel grande sceneggiatore texiano che è, alla faccia degli isterici espertoni da tastiera; e credo che questa storia sia anche la consacrazione di Del Vecchio che qui, nonostante qualche pagine tirata un po' via, realizza forse la sua prova migliore. Questi sono gli albi che ti rendono fiero di leggere Tex da quando avevi sette anni.
  43. 1 point
    Purtroppo però la modestia è la mia unica virtù. Tutto il resto son difetti. Pronostici: Della prima trologia il primo ti piacerà poco, il secondo un po' di più e il terzo ti farà venire la pelle d'oca. La seconda trilogia la leggerai tutta d'un fiato facendo magari le ore piccole. Incuriosito leggerai anche gli altri quattro. Il primo le rileggerai almeno un'altra volta, il secondo ti farà cascare gli occhi per terra, il terzo ti farà scervellare ma non troverai mai e poi mai l'assassino. Del quarto non leggere le ultime due pagine. Ma guarda un po' che ci si deve inventare per invogliare la gente a leggermi. L'unica cosa di vero che c'è in questo post è che quello di Letizia è un Tex che non avete mai visto!
  44. 1 point
    Come di consueto, mi trovo ad apprezzare il commento di pecos, che fotografa in buona parte anche il mio pensiero, soprattutto sull'infelicissimo Ricardo, che nel mio post "defunto " avevo paragonato al tenente Parkman di Caccia Infernale: un personaggio che Boselli voleva riabilitare dopo la pessima figura fattagli fare nella prima apparizione ma che si macchia dell'eccidio di indiani inermi. Ci restai male nel leggere quel passo falso; con Ricardo ho avuto la stessa sensazione di fastidio se non più forte. Dissento da pecos solo per il finale del suo post: purtroppo questa storia non è, a mio parere, di buon livello, a meno che non si voglia fare la media aritmetica tra il primo albo da nove e il secondo da cinque. Ma la media va bene a scuola, non per valutare un'opera intellettuale nel suo complesso. L'opera nel suo complesso è purtroppo compromessa da un finale molto infelice, nonostante un primo albo molto molto ispirato.
  45. 1 point
    Letto...guardato e piaciuto. Ottimo connubio storia disegni. Sicuramente tra i migliori texoni pubblicati. Ho citato questa parte del messaggio di West10 in quanto il quinto uomo della banda ha un viso familiare: sembra che Andreucci abbia voluto farlo assomigliare a.....se stesso! Ho preso un abbaglio o c'ho azzeccato?
  46. 1 point
    Sinceramente quel che non capisco sono quelli che, come te, dicono io questo non lo voglio vedere. Tu non vuoi la storia con Tex anziano ancora sulla cresta dell'onda, un altro non vuole il cartonato, uno non vuole il maxi, uno non vuole la collezione delle figurine, uno non vuole il color tex storie brevi... ecc. ecc. Ma vi rendete conto dell'assurdità, Tex non è mica vostro, se non vi piace una cosa basta lasciarla in edicola, nessuno vi obbliga a comprarla... ma perché non volere che si faccia se ad altri interessa?
  47. 1 point
    Vincolo che esiste in tutto il mondo e per ogni forma di narrativa. Non esiste nazione in cui siano prodotti fumetti in cui non ci sia il vincolo di un numero predeterminato di pagine. Dirò di più: in Italia solo Bonelli usava questo formato. Negli Stati Uniti hanno prodotto capolavori con episodi di sole venti pagine mensili o, nel caso delle strisce per i quotidiani addirittura quattro vignette orizzontali al giorno. In Francia ci sono sempre riusciti in 46 pagine. Restando alla Bonelli, che dire del Comandante Mark che sin dall'inizio è andato avanti con episodi di 64 pagine. Fuori dai fumetti, Isaac Asimov ha scritto storie immortali stretto in un vincolo che gli imponeva una lunghezza non inferiore ad un certo numero di parole r non superiore ad un altro. I serial televisivi hanno una durata media di 40 minuti. La verità è che se un autore è bravo, il numero di pagine non è un problema. Quanto ai finali affrettati, ma io direi piuttosto; frenetici, almeno per Boselli e Manfredi, non dipende dal numero di pagine ma dal loro stile di scrittura.
  48. 1 point
    D'accordissimo. io non capisco e poi spesso non apprezzo quest'obbligo di stare per forza compressi in due numeri, con il risultato di storie che si concludono allo sprint, nemmeno fosse una tappa in pianura del Giro d'Italia. Come se un impresario avesse detto a Beethoven: ok, componi la Nona ma falla solo di due movimenti anziché quattro. Da quando su Tex è iniziata questa "strategia" non conto più le storie magari dilatate all'inizio e poi con l'acceleratore a manetta nelle ultime dieci pagine. Non mi piace.
  49. 1 point
    Tanto per cambiare, queste due vignette provengono dalla pagina facebook "La leggenda di Tex", noto ritrovo di vecchi tradizionalisti, dove sono state postate qualche ora fa e assolutamente non dal sottoscritto! Esempio di scrittura GLBONELLIANA nel 2017 (non posto il messaggio originale per questioni di copyright, ma il riassunto è abbastanza fedele, trust me).
  50. 1 point
    Prima di caricare sul sito questa splendida immagine di Roberto De Angelis, la voglio condividere con voi...