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TWF - Tex Willer Forum

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Mostrando i contenuti con la più alta reputazione dal 23/02/2018 in tutte le sezioni

  1. 4 points
    Messaggio in linea con il tuo nickname: simpliciter, semplicemente. Chiaro da leggere, elegante nella forma, semplice da capire. Anche a me capita di dire: "è solo un film", "è solo un fumetto", "è solo una partita di calcio", "è solo un romanzo". Sono tutte mie PASSIONI. E le tengo tutte in grande rispetto, come anche Barbanera. Ma restano cose "non serie". "Non facciamo nulla di serio, ma lo facciamo in modo serio", diceva qualcuno: io mi aspetto da Borden e da Antonio Scurati e da Rino Gattuso serietà e professionalità, e mi incavolo se non mi piace qualcosa. Ma ciò non toglie che siano "solo" passioni, e che l'incazzatura non debba mai trascendere e diventare altro. Questo è il senso di espressioni del genere; attaccarsi ad esse mi pare esageratissimo. Non vi capisco, a voi competentoni... Quanto più siete (o vi ritenete; ed io ti ritengo, beninteso) competenti, tanto più non riuscite a frenare un'arroganza a tratti veramente odiosa... usando il VOI, sto pensando anche all'altro amico sardo WY. A me piace parlare con voi, ma siete a rischio ban e io non me ne faccio una ragione...sei stato pure un insegnante, lo hai fatto con così tanta protervia? Scusa la franchezza, Ken51, ma sono veramente dispiaciuto. Si può parlare diversamente, a una certa età dovremmo averlo capito tutti, che scrivere le cose su un forum è diverso che dirle a voce. Mah! E' spiacevole anche quando ci spacci per cortigiani che adulano il re, dicendo: "Contenti tutti quelli sempre contenti di dare ragione a Borden, a prescindere ...;", come se non avessimo un autonomo raziocinio che ci consenta di pensare con la nostra testa...
  2. 3 points
    Biografia di Tex Prima parte (1827-1858) Dopo aver cercato di fare un po' di luce sulla biografia di Tex secondo il suo curatore Mauro Boselli, a distanza di circa due anni, sulla base degli ultimi e densi contributi, ho provveduto ad aggiornare ed arricchire quella stesura che vi propongo ora in due parti. La prima riguarda l'antefatto, ovvero tutto ciò che è accaduto prima della prima striscia, ovvero "Il totem misterioso". La seconda parte, che seguirà, tratterà degli eventi narrati in presa diretta fino all'epoca contemporanea. 1827 circa – Nasce Kit Carson. NOTA n. 1: Carson viene indicato “trentenne” nella storia “Maria Pilar” ambientata nel 1857 (Tex Magazine 2016, pag. 145) 1835-36, Guerra d’Indipendenza del Texas - Gunny Bill combatte a fianco del generale texano Sam Houston (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129) 1836 circa – Dopo aver combattuto per l’Indipendenza del Texas, Gunny Bill è nel Wyoming a caccia di pellicce. Jim Bridger lo salva dalle grinfie di un grizzly. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) 1838 – Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt sono in viaggio per la valle del Nueces, una regione pianeggiante del Texas sudorientale ideale per pascoli e coltivazioni. Tra i coloni ci sono Ken e Mae Willer, una giovane coppia in attesa di un bambino. Dopo essersi scontrati con i Comanche di Buffalo Tail, vinti grazie al provvidenziale aiuto del leggendario mountain man Jim Bridger e del suo pard Jim Baker, i coloni riescono nell’impresa e si insediano nella valle. Ken Willer costruisce con le proprie mani una piccola casa, sognando un giorno di allargarsi e di costruirne una più grande. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 61-62) Il piccolo ranch è situato nei pressi di Rock Springs, poco lontano dalle sorgenti del Nueces (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 24) 1838, maggio - Mae dà alla luce il suo primo figlio: Tex Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63) 1938-49 - La verde e fertile Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados e il ranch di Ken Willer deve più volte respingere l’attacco di bande di razziatori. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 6, pag. 66, 80) 1939 – Un anno dopo di Tex, nasce Sam Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) 1839 circa - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna (“Golden Pass”, Tex Gigante n. 466, pag. 10) Non è ancora un abile pistolero, sa solo condurre le vacche sui pascoli. (“Il figlio di Tex”, Tex Gigante n. 12, pag. 89) NOTA n. 2: Il confronto è con Kit Willer, possibilmente dodicenne. 1943, inverno – Cinque anni dopo la nascita di Tex, Mae Willer, per quanto forte e coraggiosa, muore di febbre. La contea del Nueces si stringe commossa in un funerale a cui partecipano anche i due figlioletti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63-65) NOTA 3: Precedentemente nel libro di narrativa “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, Boselli aveva scritto che Mae era morta quando Tex aveva 3 anni (pag. 21) 1943-49 – Ken Willer, che ha inculcato ai suoi figli il valore dell’uguaglianza, ha scelto di non risposarsi restando fedele al ricordo della povera Mae. Ad aiutarlo nel suo ranch c’è solo un vecchio cowboy tuttofare, Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 73) Se Ken Willer si occupa dell’istruzione dei figli, Gunny Bill fa da cuoco, domatore di cavalli e mandriano (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21) Tex e Sam sono soliti andare a pescare nel Nueces. E quando devono fare acquisti, i Willer si spostano in paese, con un carro, (“Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 25-26) Gunny Bill racconta a Tex del suo passato avventuroso entusiasmandolo e distogliendolo dall’aspirare ad una vita sedentaria da allevatore (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1949 - Bridges e Baker fanno ritorno nella valle del Nueces, venendo incontro alla richiesta di Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) I due esploratori fanno conoscenza con il piccolo e già vivace Tex, che con il più posato Sam era in giro a caccia di anatre. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) Bridges e Gunny Bill convincono un riluttante Ken a portare il bestiame a Corpus Christi, dove si fermano I convogli dei cercatori d’oro diretti in California. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 79) Qualche giorno più tardi Ken Willer, a cui le famiglie della Contea hanno affidato i loro capi di bestiame, parte per Corpus Christi con i figlioli al seguito, 11 uomini e una mandria di 600 manzi. E così ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 89) Dopo uno scontro a fuoco con una banda di desperados, che vede partecipe anche Tex, gli uomini di Ken Willer entrano finalmente in Corpus Christi e concludono felicemente la vendita del bestiame (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 123) Dopo una generale scazzottata in un saloon in difesa dello schiavo nero Joey, gli uomini di Willer fanno ritorno alla Nueces Valley e a Joey viene resa la libertà dal suo nuovo padrone per la felicità del piccolo Tex. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 135) Alla fine dell’avventura, terminata con una splendida festa, Bridges e Baker salutano la contea. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 138) 1850-54 – Tex cresce sognando una vita avventurosa con i suoi eroi d’infanzia, Bridges e Baker, vivendo con gli indiani e affrontando gli orsi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 139) Gunny Bill, appassionato di armi, insegna ai giovani Willer a sparare. Tex dimostra di essere subito portato, al contrario di Sam, assai diverso caratterialmente, che preferisce aiutare il padre riguardo alla mandria e alle faccende del ranch (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 140; "Il passato di Tex", in Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21-22) 1852 – Quattordicenne, Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. Il primo era un giovane cowboy arrivato a lavorare al ranch del padre, mentre il secondo era figlio di uno dei pionieri del Nueces. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 145) 1853 - Tex e Hutch imparano a stare in sella, a bere whisky, a dar la caccia ai vitelli. E a quindici anni prendono la prima sbornia insieme (“Gli Invincibili”, Tex Gigante n. 438, pag. 41, 46) 1853 circa - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pagg. 9-10) NOTA n. 4: L’avvenimento avviene una “dozzina d’anni” prima del matrimonio con Tex. NOTA n. 5: In origine, la missione è delle suore di Alamosa. (“Il salto del diavolo”, Tex Gigante n. 7, pag. 80) 1854 - A sedici anni Tex ha una testa piena di sogni e poco tempo per le ragazze, compresa la giovane e bella Edith che ha un debole per lui dall’epoca dell’avventura a Corpus Christi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 88, 144) Standogli stretta la vita al ranch, per la quale invece Sam è portato, Tex programma con Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 148) Grazie all’intercessione di Gunny Bill, Tex vince le iniziali resistenze paterne e insieme ad Hutch, Rod, due altri giovani ma già veterani cowboys, e il vecchio amico Joey, parte per la grande avventura. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 151) Giunti in Arizona ed essersi imbattuti in un gruppo di innocui Pima, Tex e i suoi, che sono stati costretti a lasciare qualche capo di bestiame lungo il cammino, fanno la conoscenza di un tipo sveglio e simpatico proveniente dal Messico di nome Dick Dayton, soprannominato “Damned” Dick. Dick, che ha qualche anno in più di Tex ed una certa autorevolezza, sta cercando di sfuggire agli Apaches si aggrega al gruppo consigliando loro il miglior modo di affrontare un attacco indiano che si profilava imminente. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 161) 1854 circa - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pag. 12) 1855 - Superato non senza difficoltà il pericolo e subìto altre perdite di bestiame, Tex e i suoi uomini si fermano a Fort Yuma e dopo aver affrontato altre peripezie arrivarono ai campi auriferi della California avendo perso un terzo della mandria. Per quanto sfiduciati e stanchi, Tex e i suoi riescono a spuntare un ottimo prezzo nella vendita e decidono di far festa concedendosi qualche giorno di svago nella vicina e famosa San Francisco e poi a Frisco, dove si davano appuntamento i cercatori d’oro arricchiti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 178-179) Durante una notte, per ingenuità, Tex e i suoi pards, vengono messi in trappola da una giovane donna e quindi derubati. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 194) Coi suoi amici imprigionati e dopo una scazzottata su una nave che vede Tex protagonista, il giovane ritrova sulla sua strada Jim Bridges grazie al quale capisce di essere stato raggirato. Tex e Bridges riescono a liberare gli altri pards e quindi a recuperare il maltolto. Quindi, festeggiato il ritrovamento del denaro e salutato per l’ennesima volta Bridges, Tex si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick, mentre Joey, con il suo banjo, viene scritturato in un locale di Frisco. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 220) 1856 circa - Tex ha un amico Birdy, il cui padre ha un ranch nella Nueces Valley. La sera i due giovani si ritrovano al saloon in compagnia di una ragazza, Lily. Quando Birdy si mette nei guai per un furto di cavalli, Tex fa fronte ai legittimi proprietari, permettendo all’amico di fuggire in tutta fretta (“Sfida nel Montana”, Romanzo a fumetti n. 4, pag. 16-19) NOTA: L’azione si svolge “anni prima” del 1858. (pag. 16) 1856 circa - Birdy si stabilisce in Montana, facendosi raggiungere da Lily, che ha un debole per lui e gli porta il ricavato della vendita del ranch. Birdy scrive a Tex alcune lettere in cui afferma di essersi ben sistemato. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 27, 30) 1856 circa – Nel Montana, durante la corsa all’oro, Bannock è una popolosa e turbolenta Boom-Town. La sua ricchezza attira una rete di criminali che si raccoglie sotto il nome di Banda degli Innocenti e ha in pugno l’intero territorio. (“Il passato di Carson”, Tex n. 407) 1857 circa – Kit Carson, trentenne ma già famoso come ranger e pistolero, è nel Montana sulle tracce della famigerata Banda degli Innocenti. Carson scopre che il capo dei criminali è lo sceriffo suo amico, Ray Clemmons e questi tradisce i propri compagni per fuggire con Lena, una cantante da saloon che è la sua donna, ma che ha un debole per il ranger (“Il passato di Carson”, Tex nn. 407/409) NOTA n. 6: L’età di Carson trentenne è segnalata nell’introduzione a “Maria Pilar” (Tex Magazine 2016, pag. 144), datata 1857 e considerata contemporanea a questa avventura. NOTA n. 7: Quando Carson era a Bannock, Tex aveva “i suoi problemi”. (Tex Gigante n. 407, pag. 111) 1857 - Kit Carson, ranger trentenne, negli intervalli delle guerre contro i Comanches, aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo (Tex Magazine 2016) 1857 - Come già accaduto ad altri allevatori della zona, Ken Willer viene sorpreso ai pascoli da una banda di razziatori e per difendere la mandria rimane ucciso. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 130) Tex e Gunny Bill decidono di inseguire i razziatori fino in Messico, al contrario di Sam, che resta al ranch per non infrangere la legge. Giunti a Jimenez, Tex e Gunny raggiungono i banditi in un saloon e in uno scontro a fuoco li uccidono. Mentre sono in fuga, una pattuglia di rurales li sorprende e nella sparatoria Gunny viene colpito a morte. Tex riesce a varcare la sponda texana del Rio Grande, lo seppellisce. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 8: Alla morte del padre, Tex ha diciannove anni. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1857 - Quando Tex fa ritorno al ranch, la notizia della morte di Gunny Bill mette in conflitto i due fratelli. Tex lascia il ranch a Sam, vendendogli la sua metà di quote, e il giorno dopo i funerali del padre se ne va per la propria strada. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6, pag. 18; "Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 9: Ne “Il passato di Tex” Sam dice che dopo la morte di Gunny Bill, Tex lascia il ranch a Sam, prendendo per se solo “la metà del denaro rimasto in casa”. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) 1857 - Tex ha fatto giustizia degli assassini di suo padre, questi erano solo parte di una potente banda di razziatori facente capo al ranchero Bronson alleato il bandito messicano Benitez. Ritrovatosi con una taglia sulla sua testa, Tex varca di nuovo il confine e alleatosi col ranger Jim Callahan ed il desperado Juan Cortina riesce a sgominare i suoi nemici. Ritorna in Texas dove è considerato un fuorilegge. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6) 1857 – Tex è ancora sulle tracce dei razziatori che l'hanno falsamente accusato, ma ha bisogno di prove e testimoni. Alla fine Tex, spalleggiato dai suoi amici Rangers e dal suo fratello Sam, riesce ad affrontare i capi della banda in uno scontro a fuoco nelle vie di Corpus Christi. Dopo di che le strade sue e di Sam si separano nuovamente. (“Giustizia a Corpus Christi”, Tex Romanzi a fumetti n. 7) 1857 - Tex giunge a San Antonio. Qui si unisce al Rodeo dei fratelli Corliss, diventando in breve tempo una pubblica attrazione. Al rodeo riesce a domare un focoso bronco, Dinamite, che sarà il suo fedele compagno di avventure negli anni a venire. A causa di Dinamiite, Tex si scontra con un cowboy del rodeo, un certo Clem Tilden. Questi, inseguito da Tex per aver rubato la cassa del rodeo, muore in acqua trascinato dalla corrente ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) Intanto, Sam informa Tex per lettera di aver venduto il ranch di famiglia e di averne preso uno più grande nella città di Culver City ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 7) NOTA n. 10: In origine, Tex, trascorre al seguito del rodeo “quasi tre anni” (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 6-7). Successivamente per esigenze cronologiche il tempo in questione si riduce a “qualche mese”. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 30) 1857 circa – Birdy deve fronteggiare l’arrivo In Montana di Theodore Tirrell, il nuovo rappresentante dell’American Fur Company. Alla partenza di questi, Birdy scrive a Tex chiedendo il suo aiuto (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 31, 34) 1858 circa - Al rodeo di Laredo, Tex è in concorrenza col celebre Moss Keegan per il titolo di campione. La loro rivalità sfocia in uno scontro aperto. Tex riesce però a salvare la vita di Moss che stava per essere falciato da un toro. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 42) 1858 circa - Sam Willer viene ucciso da Tom Rebo e della sua banda di Culver City, che miravano ad impadronirsi del suo ranch. Raggiunto dalla notizia, Tex si congeda dai fratelli Corliss e a Culver City sgominando la banda di Rebo. Solo il braccio destro di questi, John Coffin, si mette in salvo e così lo sceriffo corrotto Steve Mallory, che fa mettere sulla testa del nostro una sostanziosa taglia. A causa di ciò, Tex diventa suo malgrado un fuorilegge. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85) 1858 circa - Braccato dalla legge per colpa del bieco sceriffo Mallory, Tex ritrova Keegan sulla sua strada come alleato. E insieme riescono a vendicare la morte di Sam. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 86) 1858 - Tex raggiunge in Montana Birdy e lo aiuta a far fronte a Tirrell, il nuovo rappresentante dell’“American Fur Company”. Alla fine dell’avventura lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con la compagna Lily. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4) NOTA n. 11: Nell’introduzione si parla di “un giovane Tex ventenne (siamo nel 1858 o giù di lì), reduce dalla vendetta contro gli assassini del fratello e in fuga dalla giustizia” (pag. 4) 1858 - Dopo la sparatoria di Culver City, Tex è un fuorilegge ricercato e scorrazza tra il New Mexico e l’Arizona. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 32) Viene incolpato ingiustamente di aver rubato l’oro di Pinos Altos ed è costretto, per discolparsi, ad andare alla caccia dei veri responsabili. Scopre un pericoloso triangolo che coinvolge una banda di comancheros, il villaggio di Robber’s Nest e gli indiani Chiricahuas, capitanati dal fiero Cochise. Tex salva la figlia della sorella del capo indiano e la loro amicizia è suggellata da un patto di sangue. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 183) Riepilogo per punti salienti: (1827-1858) 1827 – Nasce Kit Carson. 1835-36 – Gunny Bill partecipa alla Guerra d’Indipendenza del Texas. 1836 – Gunny Bill conosce Jim Bridger. 1838 –Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt, grazie all’aiuto di Jim Bridger e del suo pard Baker, fondano una contea nella valle del Nueces. Tra di loro c’è una giovane coppia, Ken e Mae Willer, in attesa di un bambino. - Mae Willer dà alla luce il suo primo figlio: Tex. 1838-49 - La Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados. Il ranch dei Willer deve più volte respingere l’attacco dei razziatori. 1839 – Nasce il secondo figlio dei Willer: Sam. - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna. 1843 –Mae Willer muore di febbre. 1843-49 –Ad aiutare Ken Willer c’è solo un vecchio cowboy tuttofare: Gunny Bill. 1849 –Ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale guidato dal padre Ken. 1850 – Gunny Bill, insegna a Tex l’uso delle armi. Sam, meno portato, preferisce aiutare il padre nelle faccende del ranch. 1852 – Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. 1853 - Tex e Hutch prendono la prima sbornia insieme. - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. 1854 - Tex insieme ad Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. Nel tragitto si unisce a loro “Damned” Dick. - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. 1855 - Tex riesce a vendere bene la mandria ma a Frisco si fa derubare. Grazie a Jim Bridges, recupera il maltolto e si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick. 1856 - Tex aiuta l’amico Birdy a fuggire per via di un furto di cavalli. - Birdy si stabilisce con Lily nel Montana. - Nel Montana impazza la Banda degli Innocenti. 1857 – Il ranger Kit Carson sgomina la Banda degli Innocenti. Il capo di questi, Clemmons, fugge con la fidanzata Lena, una cantante da saloon che ha un debole per Kit. - Kit Carson aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo. - Ken Willer muore per mano di una banda di razziatori. Tex e Gunny raggiungono in Messico i banditi e li uccidono. Sulla via di ritorno, Gunny viene colpito a morte dai rurales. - Tex lascia il ranch a Sam e se ne va per la propria strada. - Tex continua la sua vendetta riguardo gli assassini del padre, uccidendo il ranchero Bronson e il bandito messicano Benitez. Si ritrova però con una taglia sulla sua testa. - Tex sgomina i capi della banda dei razziatori e si separa da Sam. - Tex diventa una star del Rodeo e si guadagna il possesso del focoso bronco Dinamite. Sam vende il ranch di famiglia e ne prende uno più grande in Culver City. - Birdy, nuovamente nei guai, chiede aiuto a Tex. 1858 - Tex è in competizione con un’altra star di rodeo, Moss Keegan. - Sam viene ucciso da Tom Rebo e Tex, lasciato il rodeo, lo vendica. Ma lo sceriffo corrotto Mallory gli sfugge e fa nuovamente di lui un fuorilegge. – Tex insieme all’ex nemico Keegan uccide Mallory e vendica Sam. - Tex raggiunge Birdy e dopo averlo tolto dai pasticci lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con Lily. - Tex incontra per la prima volta Cochise, capo degli Apaches Chiricahuas, e stringe con lui un patto di sangue. Cronologia degli albi 1) Nueces Valley, Maxi Tex n. 21 – Epoca 1838-1855, Tex anni 1-17. 2) Il passato di Carson, Tex Gigante nn. 407-409 – Epoca 1856-57, Kit Carson anni 30 circa. 3) Maria Pilar, Tex Magazine 2016 – Epoca 1857, Kit Carson anni 30 circa. 4) Il passato di Tex, Tex Gigante nn. 83-84 (fino a quando Tex lascia a Sam la sua parte del ranch) – Epoca 1857, Tex anni 19. 5) Il Vendicatore, Tex Romanzi a fumetti n. 6 – Epoca 1857, Tex anni 19. 6) Giustizia a Corpus Christi, Tex Romanzi a fumetti n. 7 – Epoca 1857, Tex anni 19. 7) Il passato di Tex, Tex Gigante n. 84 (dall’arrivo di Tex in San Antonio alla morte di Sam) – Epoca 1857, Tex anni 19. 8) L’ultima vendetta, Tex Gigante n. 695 - Epoca 1858, Tex anni 20. 9) Sfida nel Montana, Tex Romanzi a fumetti n. 4 – Epoca 1856-58 – Tex anni 18-20. 10) Il magnifico fuorilegge, Tex Speciale n. 32 – Epoca 1858 – Tex anni 20. Seconda parte (1858-1861) 1858 - Tex è divenuto ormai famoso come il “fuorilegge solitario”. Salva Tesah, figlia di Orso Grigio, sakem dei Pawnee, dalla banda criminale di John Coffin e risolve l'enigma del totem misterioso. Coffin è lasciato bruciare tra le fiamme. (“Il totem misterioso”, Tex Gigante n. 1) NOTA n. 1: Nelle ristampe della serie Tex Gigante, “fuorilegge” è diventato “giustiziere” (pag. 4). NOTA n. 2: Tex avrebbe conosciuto Tesah “dieci anni” prima al campo dei Pawnee (pag. 4), ma è poco verosimile in quanto il nostro avrebbe avuto 10 anni. Ne sapremo di più su Tex n. 700, di imminente pubblicazione. NOTA n. 3: In una storia successiva, l'avvenuta morte del bandito è sottolineata dalle parole del dottore della cittadina di Lineville, (“La banda del Rosso”, Tex Gigante n. 4, pag. 82). E’ probabile però che le cose siano andate diversamente, visto che la sua presenza è annunciata nella serie “Tex Willer”, di imminente pubblicazione. 1858 circa - Tex viene ingiustamente accusato di aver assassinato e derubato il portavalori Joe Scott, crimini dei quali è colpevole la banda de la Mano Rossa. Tex fa giustizia dei banditi e malgrado non agisca in conformità alla legge si cattura la stima di alcuni tutori dell’ordine, come il Colonnello Hogart. (“La Mano Rossa”, Tex Gigante n. 1) Nota n. 4: Hogart è il primo uomo di legge che si muove per liberare Tex dall’accusa di fuorilegge. Nel romanzo viene detto che in seguito alla confessione di Burke, uno dei banditi de La Mano Rossa, Hogart non solo assolve Tex in merito a Joe Scott, ma promette di fargli ottenere la grazia e il reintegro nella vita civile. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 49) 1858 -1860 circa – Tex collabora con Jeff Weber, agente segreto dei Texas Rangers, per incastrare El Diablo, un ambiguo desperado che si è messo a capo di un esercito personale impegnato in azioni di guerriglia contro gli Stati Uniti. Grazie all’intercessione di Jeff e alla positiva relazione del Colonnello Hogart, il capo del West Department, il Maggiore Herbert Marshall, arruola l’ex fuorilegge nei Rangers con la stella n.3. Nell’occasione, Tex conosce i celebri Kit Carson e Arkansas Joe, che operano anche loro per il servizio segreto. (“Sul sentiero della morte”, Tex Gigante n. 1, pag. 137) Alla sua prima missione, Tex mette fuori gioco Bill Mohican, un rapitore di fanciulle. (“Sul sentiero della morte”, Tex Gigante n. 1) - Tex si reca a Silver City e sgomina l’intera banda di Bud Lowett, artefice della morte dell’amico Jeff. (“Uno contro cinque”, Tex Gigante n. 2) - Marshall invia Tex in aiuto di Kit Carson, caduto nelle mani di Kid Billy mentre stava indagando su un traffico di bestiame. Insieme sconfiggono i banditi e gli indiani loro alleati. (“La banda di Kid Billy”, Tex Gigante n. 2) - Tex manda all’aria i piani di Don Felipe Fuentes, che ha fatto credere agli indios Blancos di essere il condottiero delle loro profezie al fine di impossessarsi di un tesoro nascosto. (“Il mistero dell’idolo d’oro”, Tex Gigante nn. 2-3) NOTA n. 5: Questi eventi non sono narrati nel libro “Tex Willer. Il romanzo della mia vita” probabilmente per una semplificazione narrativa. NOTA n. 6: Nel romanzo di Boselli, Tex conosce Kit Carson in un momento successivo, ossia quando si troverà incarcerato, ad El Paso, nell’avventura che lo vedrà contrapposto a Steve e Lily Dickart. (pag. 62, in riferimento a “Fuorilegge”, Tex Gigante n. 3, pag. 94) L’arruolamento nei Rangers, in presenza di Carson e Arkansas Joe, avverrebbe ancora dopo, immediatamente dopo la fine della Guerra Civile, ovvero sette anni più tardi. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 79). Aspettiamo gli sviluppi della serie Tex Willer per appurare quale delle due versioni sia da considerarsi ufficiali. Per il momento, riteniamo faccia fede l’episodio riportato in Tex Gigante n. 1. NOTA n. 7: Ne “Il mistero dell’idolo d’oro” è nuovamente presente Tesah. 1860 circa – Lo spostamento del tesoro degli indios Blancos negli Stati Uniti scatena una controffensiva dell’esercito messicano, che attraversa la frontiera e assedia Fort Wellington. Tex, in missione per conto dei Rangers, aiuta i soldati americani a sconfiggere le truppe nemiche. Tuttavia la guerra si trasforma in guerriglia e per conto del Messico agisce una coppia di spie: Steve Dickart, alias il prestigiatore Mefisto, e sua sorella Lily. Tex scopre il loro gioco, ma i Dickart riescono a fuggire incolpando il ranger di un delitto da loro commesso. Sopraggiunge Carson, che si fida della parola di Tex e aiuta quindi l’amico a fuggire dalla prigione nella quale è rinchiuso. (“Attacco a Santa Fe”, Tex Gigante n. 3) NOTA n. 8: Prima apparizione di Mefisto (pag. 40) NOTA n. 9: Nel romanzo di Boselli, Tex aspettando che gli cadano tutte le accuse di fuorilegge, ripara in Messico dove infuria la Guerra Civile tra i conservatori governativi e liberali ribelli di Benito Juarez (storicamente avveratasi negli anni 1860-61). Contrario ad ogni tirannia, Tex decide di appoggiare questi ultimi. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 50) 1860 circa - Tex torna ad essere un fuorilegge. Nuovamente braccato, Tex libera El Paso dal corrotto sceriffo Benis. Sulle tracce di Mefisto, torna nuovamente in Messico e si lega a Montales, un rivoluzionario in lotta contro il regime messicano. (“Fuorilegge!”, Tex Gigante n. 3) 1860-61 - Tex aiuta Montales e riesce a ritrovare Mefisto e Lily, che vengono catturati e rispediti negli Stati Uniti con le prove della loro colpevolezza. Tex resta in Messico e combatte al fianco di Montales. Insieme riescono a rovesciare il governo messicano, sfruttatore del popolo, permettendo al democratico Manoel Perez di diventare Presidente del Messico. Divenuto l’”Eroe del Messico”, Tex si congeda da Montales, divenuto Governatore, e fa quindi ritorno negli Stati Uniti. (“Montales, El Desperado”, Tex Gigante nn. 3-4) NOTA n. 10: Nel romanzo Tex e Montales “dopo pochi mesi” permettono ai guerriglieri di Juarez (la cui figura si sovrappone a quella di Perez) di entrare in Città del Messico (storicamente datata l'11 gennaio 1861). La cattura dei fratelli Dickart avviene qui di seguito e non in precedenza alla Rivoluzione. La vicenda termina qui con Tex, libero da ogni accusa sul suo conto, che rifiuta l’offerta di Carson e Marshall di entrare a far parte dei Texas Rangers. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pagg. 67-68) 1861 – Mentre negli Stati Uniti soffiano i venti di guerra tra Unionisti e Confederati, Tex è tornato a fare il cowboy coi suoi vecchi amici Rod Vergil e “Damned” Dick, coi quali ha messo su un allevamento di bestiame in una vallata a sud di Palo Pinto. (“Tra due bandiere”, Tex Gigante n. 114, pag. 36) NOTA n. 11: Gianluigi Bonelli riscrive completamente l’occasione la partecipazione di Tex alla Guerra di Secessione, dopo che questa aveva fatto capolino nella storia “Gli sciacalli del Kansas” (Tex Gigante n. 17) NOTA n. 12: Boselli inserisce le vicende belliche, nel suo romanzo, subito dopo la partecipazione di Tex alla Rivoluzione messicana. Il ritorno alla vita di cowboy, con Rod e Dick, è giustificato dall’Autore come il tentativo da parte del futuro ranger di “mettere la testa a posto” e di soddisfare un bisogno di pace e insieme quello che era stato il sogno della sua famiglia. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pagg. 68-69) Riepilogo per punti salienti: (1858-1861) 1858 - Tex è famoso come il “fuorilegge solitario”. Ritrova Tesah, una giovane indiana conosciuta anni prima. 1858 -1860 circa –Grazie all’intercessione di alcuni uomini di legge, Herbert Marshall arruola l’ex fuorilegge nei Rangers. Nell’occasione, Tex conosce i celebri Kit Carson e Arkansas Joe. - Le prime missioni per conto dei Rangers vedono Tex contro nemici quali Bud Lowett, Kid Billy, Don Felipe Fuentes. 1860 circa – Tex si trova nel mezzo di uno scontro tra l’esercito messicano e quello americano e deve contrastare una coppia di spie al soldo dei messicani: Steve Dickart, alias il prestigiatore Mefisto, e sua sorella Lily. - Accusato ingiustamente, Tex si trova nuovamente nei panni di un fuorilegge. 1860-61 - Tex riesce ad assicurare Mefisto e Lily alla giustizia americana. - Discolpatosi, aiuta quindi il desperado Montales nella lotta contro il regime messicano e a far trionfare la democrazia. 1861 – Mentre negli Stati Uniti soffiano i venti di guerra tra Unionisti e Confederati, Tex è tornato a fare il cowboy coi suoi vecchi amici Rod Vergil e “Damned” Dick. Cronologia degli albi: 1) La Mano Rossa, Tex Gigante n. 1 – Epoca 1858-60 circa – Tex anni 20-22. 2) Uno contro venti, Tex Gigante n. 2 - Epoca 1858-60 circa – Tex anni 20-22. 3) Fuorilegge, Tex Gigante n. 3 – Epoca 1860 circa – Tex anni 22. 4) L’Eroe del Messico, Tex Gigante n. 4 (fino al ritorno in patria dal Messico) – Epoca 1860-61 – Tex anni 22-23. 5) Tra due bandiere, Tex Gigante n. 114 (immediatamente prima della Guerra di Secessione) – Epoca 1961 – Tex anni 23.
  3. 3 points
    Ken51, hai già ricevuto un avvertimento ufficiale pochi giorni fa. Dopo i post odierni lo staff valuterà ora eventuali sanzioni nei tuoi confronti. A titolo personale: davvero non mi capacito del tuo comportamento. Sembri un utente navigato e con una certa esperienza su altri forum, nonché una notevole cultura fumettistica; potresti essere una risorsa enorme per il nostro forum; ma davvero sembra che sei venuto qui solo per attaccar briga con tutti. Ma ti rendi conto che con il tuo atteggiamento arrogante e saccente, nonché polemico e irrispettoso degli interlocutori, ti stai rendendo odioso davanti a tutta la community? Venendo ad oggi in particolare, esordisci con questo post: Mi sono andato a rileggere gli interventi di Texan di ieri e NON ho ravvisato ALCUN intento polemico da parte sua, che ti aveva semplicemente domandato ragione delle tue affermazioni, in maniera pacata (come nel suo stile), e a cui risposto con il tuo solito tono sprezzante e sarcastico ("me lo ha detto mio nonno"). Per poi attaccarlo direttamente dopo che ti aveva fatto osservare che non gli piaceva il tuo tono. Oggi rincari la dose parlando di "tesi barbine" e "dogmi al di là di ogni evidenza"; e ti aspetti che un utente che ha reso un servizio alla comunità, mettendo in fila la biografia di Tex e aprendo una bella discussione, non dovrebbe prendersela neanche un po'? Censura sul tuo messaggio successivo. Infine, SMETTILA una buona volta con la storia del pensiero unico che vige su questo forum. Come sempre, ulteriori interventi fuori tema saranno rimossi senza ulteriore comunicazione.
  4. 3 points
    C'è modo e modo di dire le cose ma chissà perché tu scegli sempre invariabilmente quello più irritante, per non dire di peggio; per il tuo interlocutore e se te lo fanno notare fai loffeso. Ci tieni così tanto ad essere sanzionato?
  5. 3 points
    A me la diatriba che si è creata appare un po' esagerata. Per come la vedo io esistono due fasi nella storia editoriale di Tex. 1) Nella prima una continuity non esiste perché semplicemente gli autori e l'editore non si erano mai posti tale problema. Tex è un personaggio concepito in una dimensione leggendaria e atemporale e tale doveva rimanere. In questa ottica, la famigerata Guerra di Secessione poteva essere collocata come meglio si credeva, poiché ininfluente nell'economia di una serie per sua natura priva di continuità e coerenza, sia storica che cronologica (si vedano "El Diario de Isleta ", la Ford T, la dinamite, Cochise, la data di istituzione ufficiale della riserva Navajo, ecc). 2) Discorso diverso nel momento in cui le scelte editoriali hanno condotto a narrare degli aspetti del passato del nostro eroe. Una simile operazione ha comportato l'esigenza di tracciare necessariamente una linea temporale, senza la quale sarebbe stato impossibile districarsi fra le vicende. Stanti le numerose incongruenze era impossibile farlo in maniera coerente con quanto descritto nella prima fase, per le ragioni suesposte, quindi Boselli non ha potuto far altro che operare con limature, elisioni e riscritture di alcuni passaggi, scrivendo ex novo una linea temporale che fosse funzionale ai suoi intenti narrativi. Un po' come fatto da Frank Miller con Daredevil ("Man without fear") e Batman ("Year One"), da John Byrne con Superman ("The man of steel") e via cantando. Quindi abbracciare un'ipotesi o un'altra e difenderla a spada tratta (o Colt sguainata) non ha senso. Le storie della gestione Boselli avranno come base il "romanzo" e la linea temporale definita dallo stesso curatore. Per tali avventure sarà questa a fare fede e nessun'altra, che piaccia o meno. Quelle scritte da GLB esulano da ogni coerenza e cercare di imbrigliarle all'interno di uno schema temporale logico è pressoché impossibile dato che, ion essendo state pianificate come tali, in un modo o in un altro, si scontreranno con delle incongruenze insormontabili. Quindi dove sta il problema?
  6. 3 points
    Ne parlo qui, dato che le iniziative che dovrebbero aiutare Tex sembrano studiate per far scappare quei lettori, sempre di meno, che ancora comprano e leggono i suoi albi. La cura Airoldi: Dal 7 giugno 2017 vengono distribuite le carte di Tex. Lodevole iniziativa che si protrae per due mesi. La fregatura: chi vuole completare il mazzo deve comprare ristampe di storie che già possiede. In alternativa può trovare il mazzo in edicola per una decina di euro (al doppio del prezzo rispetto a un comune mazzo). Dal 7 settembre 2018, in occasione del settantennale, ai lettori viene regalato un albo di figurire che potrà completare nell'arco di quattro mesi, comprando oltre agli inediti di Tex anche le ristampe e altre collane della casa editrice. Altrimenti l'albo resterà solo completo a metà. Siccome è un anniversario storico di Tex, al direttore è venuta l'idea di dedicare l'albo di figurine non a Tex, ma agli altri personaggi della casa editrice. Da questo si deduce che non si intende affatto regalare niente, ma solo fare pubblicità ad altre collane, sfruttando la popolarità di Tex e le possibilità offerte da uno storico settantennale a livello promozionale in tutti i vari media italiani (radio, televisione, giornali, web). L'aggravante, stavolta, è data dal fatto che gli albi risulteranno deturpati dalla presenza delle figurine. In primo luogo perché pare siano offerte non nelle classiche bustine, ma bensì su pagina interna dell'albo da cui dovranno essere staccate, ciò che porterà i collezionisti a doversi procurare almeno due copie dello stesso albo. In secondo luogo, l'iniziativa è pretesa così esclusiva (ed esplosiva aggiungo io), da essere reclamizzata, pompata, nella copertina degli albi da settembre a dicembre con la presenza di un triangolino che sarà stampato, fatto unico (con una sola eccezione rappresentata da "Sulle piste del nord") nella storia settantennale di Tex. Il preteso regalo si dimostra, per la seconda volta, una mera speculazione fatta dai vertici della casa editrice sulle spalle di Tex e dei suoi lettori fedeli. Riuscirà l'ex dipendente Panini a risollevare le vendite in calo e se questo avverrà non sarà merito esclusivo invece della storia immolata per qesta spregevole iniziativa, probabilmente una storia che sarà ricordata negli anni, purtroppo anche per la presenza di invadenti triangolini "quanto ti prendo per il culo) e fogli di figurine staccabili più o meno malamente rimossi. Non dimentico di rammentare come l'ex dipendente Panini ci abbia negli ultimi anni privato della pagina arretrati, rimosso la pubblicità al numero successivo con la copertina del prossimo inedito spostandola dalla terza o quarta di copertina, dove era sempre stata, e relegandola in un cantuccio nella seconda di copertina dove non era mai stata, ovvero lo spazio che nell'albo gode di minore visibilità. E tutto questo per promuovere iniziative collaterali (maxi, cartonati ecc) sfruttando pagine che rappresentavano la tradizione di Tex, a meri scopi commerciali. Iniziative non certo pensate per la gloria di Tex o per gratificare i lettori, solo pagine purtroppo tolte ai vari albi che di fatto non ne contano 116 (copertine comprese) ma 113 + 3 di spazi pubblicitari che al medio lettore di Tex interessano quanto il due di picche. Queste le strategie editoriali sempre più irritanti e devastanti promosse da chi si segnala solo per la sua incapacità. E intanto Tex continua visibilmente a perdere lettori su lettori. A voi lo spazio per i commenti. Ditemi se la vedo troppo nera e in cosa mi sbaglio, se mi sbaglio.
  7. 2 points
    Come osservato da Mister P, continui a rapportarti con i tuoi interlocutori con toni sprezzanti. Ad esempio, non mi pare proprio che nell'atteggiamento di Barbanera ci sia nulla di arrogante; dice solo che il suo essere insegnante di Storia lo rende attento al rispetto di quest'ultima, ma non si aspetta di trovare in un fumetto d'avventura un trattato della storia del West. Quello arrogante sembri invece essere tu, che non ritieni i tuoi interlocutori al tuo livello perché non leggono tanti fumetti quanti ne leggi tu... E poi continui a travisare gli interventi degli altri. Qui quello che non ha capito il discorso di Borden sei solo tu. Guarda che Texan ha proprio messo in fila la cronologia degli eventi così come intesa da Borden...
  8. 2 points
    In realtà il tema è molto interessante, e ogni volta che leggo qualche storia del passato di Tex non posso fare a meno di chiedermi in che momento della vita dell'eroe sia situata, e cerco di ricostruire a memoria ogni volta tutta la biografia. Quindi il lavoro di Texan sarà preziosissimo da consultare in futuro. E dato che per quanto mi riguarda questa cronologia spiega in maniera convincente gli episodi-chiave della vita di Tex, non sarà un grosso sforzo accettare alcune incongruenze minori e inevitabili.
  9. 2 points
    Se poi ci impelaghiamo a parlare di reazionari e conservatori non ne usciamo più, date le interpretazioni diversissime che se ne possono dare a livello storico. In effetti, parlando da un punto di vista puramente concettuale senza alcun giudizio di merito, definire la Lega un partito reazionario e non conservatore è un'osservazione che ha un suo fondamento. Purtroppo basta spostarci anche solo di qualche decennio e le cose diventano confuse: ad esempio, nei suoi articoli sulla mutazione antropologica italiana, Pasolini definisce costantemente "reazionari" i potentati economici e finanziari e "conservatori" i ceti popolari e contadini, mentre io faccio esattamente il contrario. E' un bel ginepraio, come d'altronde succede sempre quando delle parole superano i decenni o addirittura i secoli e si trovano ad assumere nella propria storia significati tra loro diversissimi, basti pensare a "sinistra" e "destra": quante volte hanno cambiato significato negli ultimi centocinquant'anni? Comunque in effetti questo OT è durato parecchio; anche se si è parlato di cose molto interessanti. Noto soltanto una tendenza a giudicare i personaggi storici da un punto di vista morale, ciò che non ci aiuta in alcun modo a comprenderli. Come giustamente osservava Barbero su Rai Storia qualche settimana fa, Augusto non fu probabilmente meno spietato di Stalin nella repressione, eppure ne abbiamo un'immagine sostanzialmente positiva, a differenza del secondo, che pure fu una personalità a dir poco straordinaria per abilità politica, poliedricità di interessi e sensibilità (un mio amico russo mi raccontava che le annotazioni che Stalin conduceva a margine dei suoi libri e dei suoi romanzi hanno rivelato la sua grande competenza in materia. Stalin fu probabilmente l'ultimo uomo a illudersi che la letteratura avesse una certa importanza, da cui le purghe e le epurazioni di poeti e artisti, ma anche la promozione di Sciolokov). Poi il giudizio morale segue, e doverosamente, ma non va confuso con lo studio. Io ad esempio ammiro parecchio personalità tra loro diversissime come Stalin e Andreotti, ma ciò non mi impedisce di trovarli, da un punto di vista morale, ampiamente repellenti. Ciò detto, torniamo a parlare del Color Tex. O, se proprio il Color Tex non ci aggrada, di fica.
  10. 2 points
    Il mio ripensamento sul Tex di Boselli Ciao Mauro. Mi rifaccio vivo, dopo circa un anno di assenza sui forum, per quanto non abbia mai smesso di seguire le vostre discussioni. Nonostante la nostra bella litigata, ho continuato a comprare il Tex e a leggerlo nelle sue varie pubblicazioni. L’ho fatto per amore verso il personaggio, ma anche perché non sono una persona particolarmente orgogliosa e non amo le ripicche. Piuttosto che indignarmi, ho cercato di avvicinarmi al tuo lavoro con l’intento di capire piuttosto che di giudicare il fumetto che avevo tra le mani. Quando ho ripreso la lettura di Tex, nel gennaio 2017, grazie all’albo “Nel segno di Yama”, mi ero dato due anni di prova per capire se avessi avuto ancora voglia di condividere un tratto della mia vita col nostro caro e vecchio ranger. Ora siamo ad un paio di mesi dal traguardo e mi sento di dare un giudizio compiuto sostanzialmente positivo. Trovo che tu abbia ragione nel sostenere che spesso ci si costruisce un “proprio” Tex, involontariamente distante dal prototipo originario. Nel mio caso è certamente così. Il “mio” Tex, quello in base al quale ti ho un po’ presuntuosamente mosso degli appunti, non è il Tex di GL Bonelli, ma un “feticcio” innalzato sulla base di emozioni e ricordi, in cui l’operato di Bonelli, Nizzi e Galep si è fuso con il periodo storico e le vicende da me vissuti. Uno pensa che avendo letto più di quattrocento Tex possa avere le idee chiare sul personaggio e le storie, ma separare il fumetto dalla propria biografia non è affatto facile. Devo riconoscerti il merito di avermi spinto a riconsiderare il personaggio e le storie in un’ottica meno soggettiva e di questo te ne sono grato, per quanto sia stato doloroso farlo. Alla fine mi è sembrato di conoscere un nuovo Tex e con questo ho deciso di fare i miei conti. Per ri-conoscere Tex, mi sono messo ad osservarlo e a studiarlo quasi in terza persona, sforzandomi di calarlo nella realtà attuale, della quale è partecipe così come i vari Tex del passato avevano fortemente risentito del loro tempo. Ho cercato di collocare il tuo Tex nel contesto culturale contemporaneo, che necessariamente è andato oltre i vari Zane Grey e John Ford, per citare qualche icona del West glbonelliano. E ho riflettuto su quel senso comune italiano che incontrandosi felicemente con la personalità texiana è sempre stata la cifra della popolarità e della trasversalità del personaggio. Ragionandoci su, mi è parso chiaro che ciò che si ritiene “giusto” per un “eroe giusto” non è immutabile, ma risente necessariamente dei cambiamenti sociali e della diversa consapevolezza che essi comportano. Nei suoi settant’anni di vita editoriale il mondo è mutato radicalmente e con esso le fortune del fumetto, l’opinione comune sul West e sull’eroe in quanto tale. Queste considerazioni possono apparire banali, ma forse non lo sono del tutto, se è vero che il lettore di fumetti, e nello specifico il lettore di Tex, è istintivamente portato a vivere l’avventura in una sorta di “tempo zero” totalmente scollegato dal presente. Ti avevo definito un “rivoluzionario”, fumettisticamente parlando, ma adesso con occhi diversi vedo il tuo lavoro in termini assai più “conservativi”, come chi ha cercato di attenersi strettamente al dato originario, concedendosi davvero poche “libertà creative” riguardo aspetti spesso nemmeno essenziali. Ne ho avuto la conferma in “Nueces Valley”, che considero la tua storia più importante e teoricamente rischiosa, destinata ad essere ricordata tra i momenti fondamentali di Tex. L’albo è assai riuscito e mi ha dato un gran piacere leggerlo. Hai operato con l’abilità certosina del filologo, cosicché Ken Willer è un Tex più anziano, in Mae si rivedono i tratti del figlio Sam e del nipote Kit, sulla giovinezza del quale è stata ricostruita poi quella del giovane Tex. Nulla è stato affidato al caso, tutto è stato ricondotto ad una fonte. Come i quattro amici dell’adolescenza, che anticipano i quattro pards della maturità nelle rispettive coppie Dick-Carson (la spalla), Hutch-Tiger (l’alter-ego) e Rod-Kit (il giovane-fallibile). A dimostrazione di come si cerchi di cambiare rimanendo ancorati fondamentalmente allo stesso canovaccio. Noto che non pochi lettori ti continuano a contestare questo ruolo di “sistematizzatore” della saga texiana che hai assunto già dai tempi del “Passato di Carson”. Sbuffano su qualche aggiustamento della cronologia non tenendo in alcun conto del caos temporale creato con simpatica noncuranza da papà Bonelli. Personalmente non ho mai considerato “eretico” il tuo operare sulla biografia del personaggio. Devo anzi ammettere che questa intenzione è sempre stata un motivo serio e in alcuni casi decisivo perché il sottoscritto ritornasse a seguire una testata che aveva abbandonato da tempo per calo di interesse. Almeno nel mio caso, il rilancio di momenti e personaggi storici ha avuto un effetto positivo. Parlare di biografia significa anche parlare di Storia e la Storia, quella con la “S” maiuscola, rimanda alla realtà. Il Tex che hai ereditato era un personaggio che poco in definitiva aveva a che fare con la “realtà”. Quando Galep salutò i suoi lettori, con Boselli e Villa il nuovo Tex iniziò ad acquistare una dimensione più accurata sotto il profilo storico e “il Passato di Carson”, ambientato circa “venticinque anni prima” rappresentò il primo puntello di una risistemazione della saga di Tex e dell’apertura di questa ad un ventaglio di personaggi non più divisi, secondo l’uso manicheo, prima di allora in voga, tra “buoni” e “cattivi” a tutto tondo. Iniziano a comparire figure femminili sottratte al classico ruolo di “supercattive”, ci sono gli schiavi neri del Sud, ma soprattutto è diventato d’abitudine un personaggio “terzo”, a metà strada tra l’eroe (Tex) e il cattivo di turno. Tu hai introdotto questa figura inedita del “cattivo minore”, un personaggio chiaroscurale che Tex spesso decide di salvare o di farselo alleato per combattere l’avversario principale. Confesso di aver avuto difficoltà nell’accettare questo elemento narrativo, che è forse l’unica tua vera presa di distanza dall’impianto glbonelliano. Tuttavia riconosco che l’introduzione di questa figura di “antieroe”, non troppo buono/non troppo cattivo, oltre ad essere anch’essa un “segno dei tempi”, rappresenta anche un modo, forse, per accorciare la distanza tra una “leggenda” e i “comuni mortali”: essendo impossibile “umanizzare” Tex senza con ciò sminuirlo, l’aver inserito una “figura di mezzo” ha reso più credibili le vicende e reso al tempo stesso “un po’ meno incredibile” Tex. Questo è quel che ho pensato io in merito ad una scelta autoriale in grado di spiazzare chi non ha avuto la possibilità di assorbire nei giusti tempi il nuovo corso di Tex. Sempre a proposito di biografia, forse ricorderai che mi ero occupato con grande interesse del tuo libro e del nuovo impianto cronologico che con questo iniziava a porsi. Su questo forum c’era chi non era pronto o non accettava di buon grado la tua scelta di considerare “il passato di Tex” quale storia fondante che anticipava le vicende della Guerra di Secessione narrate da GL Bonelli nella celebre “Tra due bandiere”. Questo è invece un punto in cui il sottoscritto, diversamente da altri “tradizionalisti”, ti ha sempre seguito con convinzione. L’idea che Tex, con un volto già maturo, prima andasse in guerra e poi diventasse fuorilegge, in storie che lo vedevano – graficamente e non solo – poco più di uno sbarbatello, non mi ha mai convinto, e già quand’ero ragazzo e “fanzinaro” m’immaginavo una soluzione sul tipo di quella che hai dato effettivamente tu. A proposito di “Tra due bandiere”, il tuo Tex più volte si è incontrato con la Guerra Civile e le questioni del razzismo e dell’antischiavismo hanno avuto una maggiore rilevanza nella saga. Negli anni cinquanta GL Bonelli aveva tenuto il nostro ranger fuori dal conflitto, presentato sullo sfondo, e la questione della libertà dei neri era passata via sotto silenzio (“Gli sciacalli del Kansas”, 1953). Nel 1970, però, dopo che il Movimento per i diritti civili dei neri e le marce anti-Vietnam avevano mutarono radicalmente il contesto politico e culturale dell’Occidente, Bonelli sentì l’esigenza di narrare il coinvolgimento diretto di Tex nella vicenda bellica, azzerando di fatto le avventure scritte diciassette anni prima, quando la consapevolezza sul tema era ben diversa. In questa storia Tex ha combattuto al seguito dell’Unione ed assunto una posizione antischiavista che verrà ad affiancarsi a quella, già nota, di difensore degli indiani. Alla fine, però, la denuncia di ogni guerra e la tragica fine di un vecchio amico di Tex, morto a Shiloh dopo aver combattuto tra i confederati, riportò il pallino nell’alveo di un pacifismo alieno da ogni partigianeria. Mi sono ricordato che un regista come Tonino Valerii, appena un anno prima, nello spaghetti-western “Il prezzo del potere”, con protagonista Giuliano Gemma, aveva realizzato una pellicola dal forte sapore ideologico in cui si narrava dell’uccisione di un Presidente “progressista” e la violenza del razzismo bianco mostrata senza infingimenti di sorta. Ovviamente una lettura “per ragazzi” come Tex non poteva permettersi la crudezza e il realismo, nonché l’intento marcatamente politico di un film. Tuttavia lo stacco ideologico rispetto agli anni cinquanta risultò enorme e il nostro eroe, mostrato per l’occorrenza nelle vesti di semplice cowboy texano, si mostrò consapevole delle tematiche correnti, nonché di quale fosse la “parte giusta”, ovvero quella del Nord abolizionista. Per uno step successivo si dovettero aspettare altri quindici anni, quando uscì “Fuga da Anderville”, scritta da Claudio Nizzi, che chiarì ancor meglio la posizione di Tex riguardo unionisti e confederati. Tuttavia c’è voluta la saga di Jethro, svoltasi a cavallo di due storie entrambe significative – “La grande invasione” (2002) e appunto “Jethro” (2017) - perchè il rapporto di Tex con la Storia americana e la relazione di questa con il West texiano raggiungesse una chiarificazione definitiva. Adesso tu ricorderai bene che proprio la storia di Jethro è stata la causa della nostra litigata. Apro una parentesi: mi è dispiaciuto molto per quanto è successo e in questi mesi ci ho pensato spesso. Credimi se ti dico che non avevo intenzioni polemiche nei tuoi confronti e che si è accesa una miccia del tutto imprevista. Purtroppo sui social cose del genere succedono spesso. Ho avuto difficoltà col tuo Tex, lo ammetto. Non ero ancora pronto per leggere una storia come “Jethro” su Tex e, malgrado tutto ciò che ho scritto ora, ero ancora troppo legato al mio Tex del passato per valutare quella storia con animo sereno. Anche se il razzismo, permettimi di sottolineare questo punto, nei miei pensieri non c’è mai stato. Sono cresciuto con i telefilm liberal e il vento libertario degli anni settanta e atteggiamenti reazionari non ne ho mai realmente avuti, anche se talvolta – per il mio spirito di bastiancontrario – ho potuto dare questa impressione. Ma torniamo a Tex. Oggi la pubblicazione da parte dell’Audace di una pubblicazione come Deadwood Dick, piuttosto in linea con l’approccio narrativo e cinematografico contemporaneo riguardo la Storia del West, dà non solo ragione alla presenza e al ruolo assunto da uno schiavo nero nella saga di Tex, ma ne ridimensiona la portata, dando torto a chi, come me, ne facevano – sbagliando – una questione ideologica. Ma qui si ritorna alla questione del “tempo zero” del vecchio fumetto d’avventura che le esigenze del “realismo” dovevano riporre nella soffitta dei ricordi. Già a partire dai primi anni novanta nel fumetto aveva preso piede una maturazione del gusto con la richiesta esplicita di una maggiore aderenza al dato storico e alla plausibilità di personaggi e situazioni. Tu ti sei preso l’onere e l’onore di adattare Tex al gusto contemporaneo e l’hai fatto cercando di non smuovere Tex dal suo piedistallo e di discostarti il meno possibile dall’ortodossia bonelliana. Mi accorgo mi aver parlato e sparlato di politica, ma una rivoluzione nasce in un contesto e poi coinvolge tutto e tutti superando distinzioni e generando un nuovo status quo. Oggi i diritti umani, il femminismo e l’antischiavismo sono considerati valori universali e fondamentalmente trasversali. Il fatto che Tex abbia col tempo strizzato l’occhio a queste sensibilità non è un fatto politico, ma sociologico. E il tuo Tex ha semplicemente seguito il corso del tempo, com’è sempre successo ai tempi di Bonelli padre, di Bonelli figlio e di Nizzi. C’è Kit Willer, figlio di un’indiana, che doveva necessariamente appropriarsi di un’identità “meticcia” su cui si era sorvolato per troppo tempo e che oggi non poteva continuare ad essere celata. E il west era pieno di gente che non sopportava gli indiani e i meticci, oltre che i neri. Tu hai fatto vedere tutto ciò, e hai mostrato anche figure femminili né angeli né demoni, ma determinate e grintose come la vita dura della Frontiera necessariamente richiedeva. In ultimo, ma è questione non meno rilevante, c’è la questione della trama, che nelle tue storie spesso e volentieri non è una ma due. Si è alzato il prezzo dell’albo, ma si è offerta anche una lettura più articolata, più ricca. Come in “Nueces Valley”, ad esempio, dove ci sono le origini di Tex, ma anche un sentito omaggio all’epopea di Jim Bridger. La scelta di sovrapporre due storie diverse è nel tuo stile ma forse anche un’esigenza editoriale, visto che l’età, l’attenzione e i tempi di lettura del pubblico sono cambiati e storie troppo veloci e lineari rischiano oggi di apparire banali e semplicistiche. Perché il lettore abituale di Tex non è più un ragazzino alle prime armi con West, ma un adulto che magari ha letto anche Ken Parker e si cimenta pure in letture impegnate. Cosicché, alla fine, questo tuo West più realistico, più sfaccettato, maggiormente ricco di figure caratterizzate mi ha alla fine convinto. Passate al setaccio della sensibilità corrente, tutte le teoriche “innovazioni” di Mauro Boselli sono risultate man mano ai miei occhi nient’affatto “eversive”, ma addirittura “inevitabili” e persino “necessarie”. Credo che l’intento tuo e degli altri tuoi colleghi sia stato quello di trasportare Tex da una dimensione “mitica” ad un West che cerca almeno in parte di aderire alla Storia, parlando al tempo stesso una “lingua” che non suoni “datata” o peggio “retrograda” agli orecchi contemporanei. Per cui, a dire che Tex sia cambiato troppo o che non sia cambiato affatto, gli si fa egualmente un torto. Il mio pensiero attuale è che Tex è cambiato nella misura in cui poteva e doveva cambiare nel corso di un tempo oltretutto per nulla breve (il “passato di Carson” è datato 1994, ovvero ventiquattro anni prima questo “nuovo passato” di Tex). Resta in fondo la questione, del tutto personale, se questo tuo Tex “inevitabile” e “necessario” debba piacere per forza ad un vecchio lettore di Tex (che possa piacere è ovviamente acclarato). A me questo tuo Tex, a furia di scontrarmici, è finito col “piaciucchiare”. Più ci prendo confidenza e più mi rendo conto che certi aspetti che un anno fa trovavo ostici adesso non mi colpiscono più di tanto. Mi sono fatto una ragione pure di Corbett, causa principe delle nostre polemiche. Confesso che mi hai completamente catturato regalandomi un ottimo Tex bambino ed ora stuzzicandomi con questa nuova testata sul Tex adolescente per la quale sono in trepidante attesa. Ti auguro dunque buon lavoro e ti consiglio di non dar eccessivo peso a quello che si scrive, nel bene e nel male, su forum e social vari. Sono opinioni di persone qualificate ma che rappresentano un gruppo piuttosto esiguo. Per fortuna il pubblico di Tex continua ad essere molto, ma molto più vasto. Antonio
  11. 2 points
    Ma vedi, sono ANNI che sul forum si dibatte sulle varie cronologie a confronto, ed è stranoto e arcinoto e ipernoto che, nello scrivere le storie della giovinezza di Tex, Borden si attiene alla sua cronologia - ovvero a quella del romanzo - e non a quelle di altri appassionati lettori. E a ragione, perché 1) è una cronologia perfettamente plausibile e altrettanto ragionevole delle altre, 2) perchè è lui con la casa editrice a gestire tutto quello che di UFFICIALE riguarda il personaggio Tex. Come consiglio, quindi, prima di intervenire sul forum da solo contro tutti, arroccato sulla tua posizione e sostenendola senza sentire le ragioni degli altri, dovresti anche documentarti un po' e leggere qualche discussione passata. Se non sbaglio ci sono anche articoli sul magazine del forum a proposito. Come moderatore, invece, invito di nuovo TUTTI a smetterla con le punzecchiature e con le offese. Perché si può discutere e difendere le proprie posizioni anche in maniera pacata.
  12. 2 points
    Molto protagonista, forse un po' troppo??? Sempre troppo poco, per me! A parte gli scherzi, se per questa storia dobbiamo usare l'avverbio "troppo", è solo per affiancarlo all'aggettivo "bella". Altri utilizzi non sono ammessi
  13. 2 points
    Nulla di trascendentale, almeno dal mio punto di vista, la storia con Lilyth, per quanto più che accettabile e leggibile, specie se contestualizzata nella sua funzione (forse soprattutto) celebrativa. Effettivamente fa un po' strano vedere Tex, decisamente poco avvezzo alle formalità di qualsiasi tipo, definire Lilyth "la mia signora", inoltre ho trovato un po' spoilerante e poco necessaria la didascalia in cui si fa riferimento ad una avventura che avremo modo di leggere nei prossimi mesi nella collana del Tex giovane. Comunque sia, ripeto, la storia non è affatto malaccio, e quanto ai disegni di Civitelli c'è come sempre solo da alzare le mani. Di ben maggiore spessore, invece, ho trovato la storia con Dinamite, il cui commovente finale da solo è valso secondo me il prezzo dell'albo. Una degna avventura di colui che, forse, può a buon diritto essere definito "il primo pard" di Tex, che dopo tante avventure si era guadagnato la libertà di scorrazzare sugli altipiani della riserva, per poi dimostrare per l'ultima volta la propria assoluta fedeltà a Tex. Ottimi anche i disegni di Dotti. Quanto al resto, molto suggestiva la galleria di immagini di Tex curate da vari artisti del fumetto italiano, molti dei quali estranei all'universo del Ranger. La maggioranza delle rappresentazioni, in verità, mi è parsa incredibilmente distante dagli abituali standard, ma trattasi comunque di disegni artisticamente ineccepibili. Molte rivisitazioni differiscono completamente dal Tex canonico, quella di Manara in aggiunta ha tratti vagamente inquietanti, in ogni caso nulla da dire sul fascino e massimo rispetto per la licenza artistica di questi Maestri.
  14. 2 points
    L'intervento di Wasted, che sono andato a rileggermi, è corretto. Esprime la sua critica argomentandola. Dal forum nessuno chiede, tantomeno credo l'autore, interventi di natura squisitamente servile e ossequiosa. Messaggi come questo citato di "Condor senza meta" sono sanzionabili perché non è un moderatore per dettare regole di condotta ad altri utenti, specie se sono senior come Wasted Years. Detto in una sola parola, prendetevela con i concetti che esprime non con la persona che gli scrive. L'intervento di Wasted denota la solita dose di sarcasmo con la quale si potrebbe demolire anche Dante Alighieri. Però questa argomentazione merita un approfondimento. La deviazione comporta l'intervento di Tex che Wasted giudica violento e mistificatorio perché tutte le ragioni, legge alla mano, le hail padrone del ranch. Di recente abbiamo avuto la storia manfrediana "La grande sete" che trattava di una guerra dell'acqua anche allora sottratta ai poveri indiani per mezzo della costruzione di un'imponenente diga che in quell'occasione Tex fece saltare in aria con la dinamite. Ora è un diritto privare Keegan e i suoi protetti dell'acqua necessaria al loro sostentamento solo perché un vaccaro con il portafoglio gonfio ha manie di grandezza e deve dare da bere ai suoi vitelli ? Legge alla mano Tex avrebbe torto marcio. M siamo sicuri che Tex sia lo sbirro che segretamente qualcuno immagina nella tua testa? Io sono cresciuto con il Tex che la legge la infrange tutte le volte che non la ritiene giusta, con il Tex che aiuta il poveraccio, con il Tex che prende a calci il bulletto. Con il Tex violento e gradasso. Questo è un altro intervento di moderazione, ripeto, sanzionabile. Lo condivido, peraltro, ma resta un intervento di moderazione. Tira aria di anarchia.
  15. 2 points
    Definirla "Deriva boselliana" mi par un po' eccessivo e ingeneroso. Ogni autore ha il suo stile e interpreta il personaggio secondo la sua creatività, non varcando i canoni fondamentali per non snaturarlo e a mio avviso Boselli questi limiti non li ha mai oltrepassati. Certo le sue storie sono piene di comprimari e spesso alcuni personaggi rischiano di oscurare il protagonista, ma a mio avviso (non linciatemi!) Sergio Bonelli nelle sue sceneggiature passate osò molto di più, allontanandosi oggettivamente dallo personalizzazione dell'eroe creato dal padre. Ciò tuttavia non gli impedì di scrivere ottimi episodi. Poi è fisiologico che le sceneggiature attuali sentano l'esigenza di un minimo di ammodernamento, non va sottovalutato il cambiamento socio-culturale del lettore negli anni. Gian Luigi Bonelli si poteva permettere svarioni storici senza nessuna protesta, Galep poteva disegnare un'arma anonima senza che nessuno gli rinfacciasse di aver sbagliato modello, Tex poteva urlare epiteti coloriti contro i seguaci voodoo senza essere accusato di razzismo o di non usare battute politicamente corrette, oggi non è più così e lo sceneggiatore deve pure considerare l'esigenza di dover accontentare i palati di utenti sempre più esigenti, esplorando nuovi sentieri narrativi per non cadere nella trappola del trito e ritrito dopo migliaia e migliaia di tavole. Per carità, ci stanno le critiche, le differenze di veduta, i giudizi opinabili, le segnalazioni di refusi o eventuali consigli agli autori, ma il tutto deve avvenire senza alzare i toni e mantenendo il massimo rispetto dell'interlocutore. Le diatribe verbali, a mio avviso, non portano risultati, ma alimentano solo rancori e antipatie.
  16. 2 points
    Letto finalmente il Texone. Sceneggiatura piena di cambi di scena, aiutata in questo dalla divisione dei compiti dei pards (Kit, Carson e Tex-Tiger), elemento che consente di mantenere sempre alto il ritmo della storia. Ottimi comprimari e a profusione: Finnegan, Caine, e soprattutto Robledo e Faver. Concordo con Ymalpas che il comanchero ricordi Barbanera ("sei sempre senza buon senso, ma almeno hai grinta da vendere, compadre" ) e già questo denota la simpatia del personaggio; Faver, invece, duro pioniere del Texas, fattosi Texas Ranger non per fare lo "sbirro" ma per difendere le sue terre credo costituisca un autentico spaccato di vita della Frontiera, e in questo senso è bello tutto il dialogo tra Tex e il vecchio a cena nel fortino di quest'ultimo. Bravissimo anche Majo ad infondergli una "sanguinaria" ed eccitata luce negli occhi, più tardi, alla prospettiva di tornare a cavalcare per un'esaltante caccia all'uomo... Di Finnegan si è detto che ha poco carisma. Non sono d'accordo. Borden il carisma non lo fa vedere, ma lo evoca: nella fedeltà dei suoi uomini per lui innanzitutto, ma anche in certi sguardi e - bravo Majo anche qui - in quegli occhi sempre intelligenti e falsamente limpidi. Non ritengo necessario far vedere il carisma, esso si percepisce anche da poche vignette o da elementi indiretti (quali, per l'appunto, la stima dei suoi uomini o la lusinghiera fama nel corpo dei Ranger), e credo di conseguenza che Finnegan il carisma ce l'abbia, eccome. Si è detto che Kit fosse succube di Finnegan: ma quando mai? Nelle parole di Kit, nei dubbi del vecchio Carson, c'è a mio parere non una fascinazione del giovane verso il ranger scafato, quanto piuttosto un anelito di cambiamento, di maggiore libertà se vogliamo, il tutto condito da sincero rimorso per il proprio ruolo di spia infiltrata tra commilitoni che sulle prime paiono veramente in gamba e quindi meritevoli di stima. Ho molto apprezzato queste che alcuni qui hanno chiamato "paturnie" o "seghe mentali" di Kit. Il tempo mi è scaduto, altro vorrei dire, magari riprenderò il discorso più in là...
  17. 2 points
    Francob, tu devi essere uno dei tanti fratelli più furbi di Sherlock, per giunta maleducato. Johnny Colt mi ha chiesto un'informazione a cui io ho educatamente risposto. Dov'è il commento al vetriolo? Forse perché ho corretto quanto sostenuto da Dix Leroy? Anche la faccenda dei cineromanzi acquarellati non è come la esprime lui. L'opera di Molino partì nel secondo dopoguerra con Grand Hotel, e a me non risulta che Galep l'abbia sostituito in qualsivoglia forma. Chiaro che se qualcuno ha notizie più precise o diverse dalle mie sarei contento che venissero esposte. Caro Ymalpas, tu avevi detto che in qualche modo avrei potuto dare qualcosa a questo forum...come vedi anche quando cerco di essere utile c'è sempre un genio della lampada che ha qualcosa da eccepire. Signori forumisti cerco di essere il più chiaro possibile e voglio esprimermi in Italiano corretto: a parte le querelle con Borden, che hanno il loro perché, quando scrivo qualcosa per eventualmente spiegare o ampliare quanto detto da altri, e mi pare che sia una cosa che fanno in tanti, ciò che sostengo è perché lo so già di mio o perché l'ho verificato con chi di dovere. Quindi se qualcuno non è d'accordo e pensa che abbia detto delle fregnacce sarei ben contento che me lo dicesse, motivandolo, non per partito preso. Grazie!
  18. 2 points
    Si chiamano citazioni e figurano in tutte le opere letterarie. Il problema che poni è se gli autori di Tex debbano servirsene oppure no, evidentemente dichiarandoti contrario. Il metro di paragone è o dovrebbe essere la lezione glbonelliana. Le espressioni colte, le ricercatezze lessicali fanno parte della cifra espressiva bonelliana ? GLB che mette frasi del tipo "scarto di umanoide" in bocca a Tex in un contesto ottocentesco certo ben lontano dalla robotica quanto è distante da un Boselli che si serve di espressioni come "utile idiota" che passano inosservati a tre lettori su quattro e che vengono colti, invece, con tutta la loro valenza, in questo caso politica, da una ristretta cerchia? Sono in linea di massima d'accordo con te nel dire che il linguaggio su Tex dovrebbe essere semplice e immediato, in una parola popolare, e che certe fioriture linguistiche, specie se tirano in ballo la politica, bisognerebbe pensarci bene prima di farne uso. Ma la citazione in quel contesto andrebbe letta priva ovviamente della sua valenza politica (che ci starebbe come i cavoli a merenda) e il dubbio semmai rimane, e sarebbe più fastidioso, se Boselli non abbia voluto farsi in qualche misura portavoce di lontani echi forumistici che, specie nel forum di TWO, dipingevano il vecchio cammello dui Nizzi appunto come un rimbambito (idiota) e tutto sommato ironicamente utile alla causa (a lui le missioni meno rischiose e le piccole faccende da sbrigare). Ma è un'ipotesi a cui non voglio nemmeno pensare. E il Carson boselliano è talmente lontano da quello che un'espressione come - utile idiota - suggerisce e non è forse questo quello che veramente ci interessa ?
  19. 2 points
    Trovo ridicolo, se non grottesco, l'eccesso di "filologismo" con cui si vorrebbe giudicare le storie di Tex. Un conto è far notare errori marchiani, evidenti, che saltano all'occhio e, pertanto, sono immediatamente fastidiosi, altro è spaccare il capello in quattro e magari andare a verificare se una data espressione era in uso a quel tempo e in quei luoghi.
  20. 2 points
    In che senso le tue esternazioni sono mal tollerate ? Mi sembra tutto il contrario, egregio signor kershaw, sei tu che usi un linguaggio e un tono spesso troppo sfuori dalle righe, compreso il tuo ultimo "illuminati" che dovresti spiegarci bene cosa vuoi intendere, a scanso di equivoci. Se pensi che in questo forum il contradditorio costruttivo sia il dover rispondere alle tue saccenti provocazioni, campa cavallo. E sei anche pregato di mostrare più rispetto nei confronti di un autore che si presta volentieri a rispondere alle nostre domande e a puntualizzare il suo punto di vista di autore e curatore della testata, che è molto simpatico e aggiungo anche molto paziente, perché una cosa è discutere in maniera costruttiva (cosa che tu non stai facendo) e un' altra attaccarlo senza mezzi termini, spesse volte venendo smentito (vedi papagno), per come scrive e per quello che è come persona. Ribadisco il consiglio, leggiti il texone e rilassati, le bosellate da intendersi come demolizione del mito sono tutte nella tua mente poco aperta (alle novità) di vecchio lettore. A volte, aprendo il forum, mi sembra di assistere ai two minutes of hate di George Orwell, ecchecavolo!
  21. 2 points
    Letto ieri, tra il pomeriggio e (una fresca) serata dove me lo sono gustato sdraiato a letto. La prima considerazione da fare sul Texone di Boselli e Majo è che si tratta di una storia di 2 albi anche se, mentre lo leggi, sembra che le pagine siano 330, talmente la sceneggiatura è densa e contemporaneamente priva di momenti morti. Che differenza con l'inedito mensile, anche lui di 220 pagine, con la sua storiellina di contorti sentimenti. C'è poco da fare, con gli sceneggiatori attuali, Boselli fa davvero la figura del Cristiano Ronaldo dei fumetti. Eppure, questo texone, non è di quelli che candiderei a migliore della serie. C'è un difetto, in particolare, che mi ha fatto storcere il naso durante la lettura. E riguarda il corpo speciale dei rangers. Che sembra nato come i funghi in autunno. Avrei gradito qualche riga in più che li inquadrasse storicamente. E qualche riga in più in cui l'autore spiegasse la necessità, da parte di Finnegan, di distruggere il comanchero Robledo, specialmente dopo una sapiente sceneggiatura che ci ha spiegato come Robledo sia ormai solo l'ombra di se stesso e così la sua banda con i cerotti. Che Finnegan avesse tutto l'interesse di far fuori Robledo sul quale erano ricadute le colpe dell'eccidio del campo indiano è anche facile arrivarci, però diamine, scrivi almeno mezza riga, altrimenti sembrano azioni fini a se stesse e poco motivate. Nelle pagine finali, inoltre, troppo buonista (forse) il rapporto tra Milton Faver e lo stesso Robledo: d'accordo che ormai è un cane spellacchiato, ma resta pur sempre una comanchero che rapisce giovani fanciulle. Il texone è apprezzabile sotto altri punti di vista. Mai, finora, in una storia, si era mostrato e insinuato il desiderio di Piccolo Falco di vivere una vita tutta sua lontano dall'ombra paterna e da quella dei pards. Carson ha pure il tempo di dubitare, ma che Kit Willer sia uscito dallo stampo della famiglia Willer basta peraltro poco per mostrarlo ai lettori. L'originalità di un texone che è soprattutto la storia del figlio di Tex piuttosto che quella del padre, che pure magistralemnte fa la sua parte, è anche quella di mostrarcelo nella sua quotidianità, nell'hotel di Austin, con la ragazza biondina accanto, con la quale si è evidentemente intrattenuto durante la notte. Beh, ho scritto un articoletto sulle donne di Kit nell'ultimo magazine, posso dire quindi qui con cognizione di causa che mai, finora, nella serie si era stati più espliciti in materia. Ma posso dire anche, al contempo, che tutta la serie sembra proiettata, idealmente, a questo dolce incontro, che tanto mostra in termini di tenerezza tra questa coppia senza futuro, la raggazza essendo troppo chicchierata per dirla in termini nobili per avere qualche speranza con un giovane che lei, poverina, dimostra di apprezzare molto per quel che vale (ma è lo stesso Kit a mostrarsi affettuoso ben oltre, molto probabilmente, le esigenze del teatrino montato per ingannare Finnegan e i suoi). L'originalità del texone risiede anche nel pugno di Carson a Kit e nel pugno di Kit a Carson, sono pugni veri anche se dettati dalla finzione, che non possono non omaggiare Nolitta che si battè alla fine degli anni settanta e perse contro la redazione di allora nel momento in cui presentatava, nella storia "Il segno di Cruzado", la storica sequenza censurata del Carson febbricitante che le prendeva, allora, dal padre di Kit. E' anche, seppure si noti meno, la storia di Tiger Jack, per quanto nella storia si dimostri loquace e per quanto faccia emergere le sue abilità, nel campo superiori addirittura a quelle dello stesso Tex, nell'individuare da una insignificante traccia, l'osso brucciacchiato tra le faci di un coyote, le orme dei cani sciolti di Robledo. Il Tiger che ha ovviamente il suo contraltare nelll'apache lipan Taganas e che vince in scioltezza la partita. E' un Texone un po' crepuscolare, devo dire, sarà perché con lo sguardo rivolto chiaramente al passato, agli eroi che duellarono ai tempi dell'invasione del Texas, soprattutto nelle figure di Faver e di Robledo, coraggiosi coloni in pensione e bandidos con le zanne spuntate, ma anche un Texone che mostra i tempi a venire, proprio in quel corpo speciale dei ranger, destinato poco alla volta a prendere il sopravvento sui ranger non in servizio ( i 4 pards ) e i rangers cani sciolti dello stanpo di Caine. Perché, dire che questo non sia soprattutto il texone di Kit Carson equivarrebbe ad ammettere di aver capito poco della storia. Una storia che insiste proprio nel ribattere l'identità dei pards in quanto ranger, portatori della stella d'argento, contro fratelli ranger fuorviati dall'odio di Finnegan, corpo deviato. La storia è di quelle in cui il vecchio cammello giganteggia, nel suo calarsi nella parte del vecchio leone, nella sua esuberanza, nelle sue perplessità e paure nei confronti del figlioccio e delle sue scelte pericoloose. Onnipresente, una figura su cui contare sempre. Di tutti, quello che paga maggiormente il dazio è ovviamente Finnegan. Sarà per Majo che ne da una rappresentazione insignificante, specie se paragonata a quella di Faver o Robledo (eccellenti), ma non riesce mai a bucare la tela. Neppure all'inzio, quando Boselli tende a rappresentarne la sadicità, neppure nella fase centrale quando il racconto del dramma familiare legato alla sorella dovrebbe accattivarcelo nelle simpatie (tentativo fallito), neppure nelle pagine finali dove è mostrato nella sua estrema viltà, che ci si chiede come mai un essere simile sia riuscito a soggiogare tante persone pur partendo dal sentimento ostile diffuso tra i texani contro gli indiani che gioca a suo favore. Dovessimo ricordarci queste pagine tra una decina d'anni, il ricordo sarebbe di quella volta in cui Tex, paladino della giustizia, dovette far fronte con i suoi pards contro uno squadrone di ranger deviati. Questa è indubbiamente l'idea base da cui Boselli è partito nell'elaborare il suo soggetto e se non fosse così, lascio spazio per la correzione. Da queste poche righe, certo non un soggetto da suscitare sogni e fantasie tra i lettori, ma dal quale è riuscito a trarre una sceneggiatura corposa e priva di cedimenti. Un Tex forse troppo sbarazzino (soprattutto nelle pagine finali, quando diluvia il piombo), più da cartonato giovanile in cui è più facile vederlo calato nei panni del "due contro cento". Delle piccole curiosità, di cui accennavo in un precedente messaggio, poco mi sembra si possa aggiungere, ci sono i tralicci ma mancano i fili, la scenetta del bicchierino non c'è e penso che Boselli abbia fatto bene a cassare questa fantasia di Majo (posso dirlo ora che ho letto la storia). Beh si, mi sembra che Majo meriti le righe finali di questo prolisso messaggio. Iniziando dai quattro pards, un Tex forse troppo giovanile , ma che mi ha ricordato molto quello di Galep per quanto è magro e slanciato. Kit Willer praticamente perfetto. Tiger riuscitissimo in una miriade di vignette e stranamente inguardabile in poche altre. Il vecchio cammello è il solo fuori dai canoni. Nelle prime pagine, vedendolo, mi sono detto che il disegnatore ha in qualche modo voluto omaggiare il Kit Carson storico, vuoi per la capigliatura, vuoi per quegli occhi scavati, per quei particolari insignificanti che non ce lo rendono uguale a quello pensato da Galep. Ma tutto sommato è una caratterizzazione che ci sta e che non mi ha certo guastato la lettura. Il west di Majo è godibilissimo anche se migliorabile in alcune tavole. Ottime anche le sequenze cittadine. La caratterizzazione dei comprimari resta eccellente, eccetto quella di Finnegan, ma non ho letto l'articolo iniziale e non so dunque se Finnegan è una figura storica, se il corpo speciale è realmente esistito e quale ne è stata la storia. Con il Texone di Faraci e Breccia avevo fatto l'errore di leggere prima la parte storica, questa volta ho fatto attenzione a concentrarmi solo sulla storia di Tex, per il resto ci sarà tempo, anche se in effetti mi rendo conto che per una lettura obiettiva di questo texone, i dati storici non vadano tralasciati. Un Texone consigliato, acquisto obbligatorio per tutti i fan del ranger.
  22. 2 points
    Non c'è niente da fare,il personaggio Tex,cosa che magari non è nota a chi lo legge da "poco tempo" ha perso la sua originalità.Dapprima la sua maturità ha giustificato la perdita di quel carattere scavezzacollo e spavaldo che aveva un tempo ,e in secondo luogo ha perso persino la sua centralità,a favore dei personaggi di contorno,che riempiono la storia,introdiotti non a caso,ma sopratutto per una carenza di idee e per paura di una ripetitività continua.Tex ha dei canoni fondamentali da cui non si può prescindere.Tex è G.L.Bonelli e Galep innanzitutto,il resto come dice Ymalpas è imitazione,e se mi permettete,fatta molto male,Il ritorno di Proteus sarà un altro tentativo di rivolgersi al passato per ammorbidire queste mancanze evidenti,ma come è stato in passato il nome in copertina non ne sancisce il successo.Staremo a vedere.
  23. 2 points
    Che palle: prima i romanzetti, poi i disegni, poi le qualità informatiche. Ma partecipi alle discussioni solo per sponsorizzarti? Ah, che tu sappia o disegnare o meno, il tuo post di prima rimane infarcito di sciocchezze.
  24. 2 points
    Qualcuno mi spieghi questa affermazione, per piacere. A Tex servono storie brutte, con trame involute, dove tutto si risolve in un enorme (l'ennesimo) BANG BANG da videogame, dove lo sceneggiatore (che secondo alcuni ha realizzato una cosa "scritta di mestiere": quale, vorrei sapere) è così svogliato da risolvere una scena di rapimento con un Tex spietato cecchino del tutto improbabile? Qui siamo ai livelli del peggior Nizzi, con l'aggravante che Faraci non ha scritto i capolavori che ha scritto Nizzi nel suo periodo migliore e non ha mai dovuto scrivere la mole di pagine di Nizzi. Però,. per la strana legge dei "due pesi e due misure", Nizzi (che ripeto: ha scritto storie come "Furia rossa") lo si massacra, Faraci (che al massimo ha scritto "L'uomo di Baltimora") lo si tratta coi guanti. Mah.
  25. 2 points
    Con tutto il rispetto mi chiedo come si possa aprire il topic con un titolo del genere, puntanto il dito su due-tre storie meno riuscite quando ci sono stati dieci anni consecutivi del peggior Nizzi che hanno quasi ucciso il personaggio. La narrativa seriale ha degli alti e bassi, è nella natura delle cose, ma il processo di ricostruzione che Boselli ha iniziato da qualche anno a questa parte è secondo me encomiabile. f.
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