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  1. 5 points
    Ho letto una storia di Tex. Frequento assiduamente il ranger da oltre mezzo secolo e ho attraversato con lui tutti i mutamenti legati alla diversa sensibilità artistica dei diversi autori che si sono avvicendati nel portare avanti una saga ormai settantennale. E così come è facile riconoscere i disegnatori dal tratto che li rende identificabili, con un po' di attenzione si riconosce anche lo stile narrativo dello sceneggiatore. Ognuno ha il suo modo di mettere in scena le vicende texiane e lo fa cercando ogni volta di dare il massimo per raccontare l'ennesimo tassello di una lunghissima serie. Lasciando perdere la retorica dell'autore che per tanti anni ha tirato da solo carretta e che grazie alla sua opera ha consentito di salvare la baracca mantenendo in sella Tex anche nei periodi più bui, lasciando perdere anche la classificazione evolutiva della bibliografia texiana di Nizzi, due volte sull'altare, due volte nella polvere, non tenendo conto dei motivi che possano aver condotto agli alti e bassi determinati da presunte crisi creative o addirittura di rigetto, fino al punto di arrivare a una volontà denigratoria che rasenta l'autolesionismo e limitandomi alle sensazioni indotte dalla lettura di questi due albi cerco di trarre una mia personalissima considerazione: ho letto una storia di Tex. Ho letto una storia di Tex nella quale non ho trovato nulla fuori posto. I quattro pards abituali chiamati in soccorso da uno degli storici pards occasionali. Tema classico di incipit delle vicende texiane fin dai tempi del creatore GLBonelli. Un lungo e faticoso viaggio affrontato dai nostri per raggiungere l'amico in difficoltà. Situazione altrettanto canonica e in questo contesto noi ci aspettiamo le lamentele del vecchio cammello, al punto che quando arrivano, inserite con millimetrica precisione dallo sceneggiatore esattamente nel punto in cui il lettore se lo aspetta, determinando il feedback gratificante (e lo sapevo che si sarebbe lamentato) piuttosto che lasciare inappagata l'aspettativa (ma come non si lamenta?) ci coglie la consapevolezza di essere in compagnia degli amici di sempre, dai quali sai in anticipo cosa ti diranno e raramente ti sbagli in una situazione di tale confidenza. E i dialoghi complici tra i pards con le schermaglie dialettiche che fanno parte della nostra conoscenza texiana, il nostro andare insieme a loro a consumare cos'altro se non la classica bistecca alta tre dita con relativa montagna di patatine, il consolidato gioco delle parti che vuole Carson sottostare alle prese in giro (che fanno tanto atmosfera rassicurante e familiarmente riconoscibilissima) rivestono la stessa funzione che i preliminari ricoprono in altre vicende (scusa eh, Dix). Spiegoni. Un tempo c'erano le didascalie che introducevano all'azione, ora nel corso della narrazione ci viene mostrato, talora con il solo disegno, talaltra con i testi esplicati nei balloon in forma di discorso riferito o di pensiero del protagonista ciò che sta succedendo. Il ricorso a questa tecnica non è ovviamente uguale da parte di tutti gli autori, ma c'è chi ha nel proprio pacchetto stilistico questa caratteristica più accentuata e una volta che sappiamo che è così ritengo superfluo rimarcare ad ogni storia di Nizzi o di Burattini su Zagor che ci sono troppi spiegoni. Scrivono così, punto, prendiamone atto e andiamo oltre. Quindi 50 tavole sprecate in spiegoni e siparietti? No piuttosto 50 tavole trascorse in piacevole compagnia, come quando vai con amici di una vita per il solo piacere di stare in compagnia, per discutere per l'ennesima volta dei soliti aspetti che fanno si che le ore trascorse con loro risultino appaganti. Poi la storia parte insieme alla Belle Star. I pards dormono della grossa? Tex fa la figura dell'imbecille in mutande? i sabotatori danno inizio indisturbati alla loro missione? Accidenti è un espediente per riempire le pagine! Si poteva risolvere tutto in poche tavole. Tex & co. scendevano dal treno, venivano informati del complotto ordito ai danni del giovane Pierre, andavano immediatamente da Jackson e lo costringevano a recedere dai suoi piani. Come dite? ah, le altre 200 tavole... Il burrascoso viaggio attraverso le insidie del grande fiume, gli assalti degli indiani cattivi che non mollano la preda peggio dei mastini affamati, i sobillatori bianchi che fino all'ultimo hanno reso la vita difficile al battello, costringendolo a una vera e propria odissea e tutto perchè i pards si erano addormentati e Tex andava in giro in mutande completamente disarmato! Gli indiani, e ci perdoni navajo warrior, vengono decimati dal preciso tiro dei pards, in scene ripetitive e assillanti che Mastantuono ha reso magnificamente con il suo tratto nervoso ed estremamente preciso, regalandoci una vastissima gamma di espressioni e fisionomie oltre a scenari cinematografici degni di un movimento di camera da premio oscar, facendoci rivivere l'angoscia dei momenti in cui pare non riuscire a venir fuori dai peggiori incubi ricorrenti. La conclusione. La Belle Star supera tutte le insidie del rocambolesco viaggio, Pierre porta a termine il suo viaggio inaugurale e il bieco affarista Jackson viene costretto da Tex a rinunciare definitivamente ai suoi ambiziosi progetti. Come ci aspettavamo dunque Tex risolve a modo suo ancora una volta la situazione nel migliore dei modi, con o senza mutande... Signori, non so voi, ma io ho letto una storia di Tex.
  2. 5 points
    Guardate, con chi nega la pessima qualità delle storie di Nizzi post-400 non mi interessa discutere. Ho già dato. Per anni. Ogni singola volta, dimostrando, pagine e riferimenti alla mano, che avevo totalmente ragione. Ho discusso per anni su TWO, fino ad avere una certa nausea da Tex (e infatti mi sono dovuto "disintossicare" abbandonando per anni non solo le discussioni, ma anche la lettura di Tex), con gente che diceva che non era vero, Tex era assolutamente invincibile... in storie dove potevo citargli, pagina per pagina, dove veniva piccionato, dove veniva salvato da un bambino, dove provocava con la sua idiozia la morte di innocenti, dove peggiorava le cose, in storie dove se non sarebbe mai arrivato agli innocenti sarebbe andata meglio. Ho fatto un record una volta di elencare, in una storia di 2 albi, sette volte in cui Tex, disperato, era sul punto di frignare e veniva ogni volta salvato da un cavallo, da un tizio di passaggio, da un cane, dalla bontà dei suoi nemici, etc, e l'interlocutore continuava a negare l'evidenza e dire che non era vero, quello che era stampato in realtà non era stampato e non esisteva.,.. Non serve a niente e non voglio più rifare questo errore. Perchè una discussione abbia senso, deve basarsi su un linguaggio comune, e sull'osservazione dei dati di fatto. Discutere con chi nega dati di fatto, o chi legge "rosso" quando scrivo "nero", non ha alcun senso. In questi casi oggi dico semplicemente "abbiamo opinioni diverse su cos'è una bella storia, e su cosa rende un protagonista ridicolo o meno, non è un problema, io mi tengo la mia opinione e tu ti tieni la tua, basta che non ti metti a dire che dico sciocchezze che allora dati alla mano ti distruggo..." La cosa paradossale,... è che credo che Nizzi fosse MOLTO più frustrato di me su questa cosa. Non posso pretendere di conoscerlo, gli ho parlato meno di una mezza dozzina di volte nell'arco di vent'anni e solo un paio di esse per più di pochi minuti, dubito molto che si ricordi di me, ma nella (lunga, più di un ora) ultima conversazione che abbiamo avuto, quella volta a Reggio (una conversazione su toni molto tranquilli ed educati, mi interessava capire, non accusare...) ho avuto quasi l'impressione che gli facesse piacere parlare con qualcuno che LE NOTASSE, quelle cose. (nessuno lo teneva prigioniero, nessuno lo inseguiva, poteva andarsene in ogni momento, ho avuto l'impressione che comunque gli facesse piacere parlare di quelle cose, o almeno quella era l'impressione che mi dava, magari era solo cortesia. Comunque umanamente, come persona, mi ha sempre dato una buona impressione, è come autore che lo critico...) Come dicevo, se si va a guardare, oggettivamente, cosa accade nelle storie, Tex viene mostrato come imbelle e sconfitto già nelle storie post-400. Cosa cambia nelle successive? Il fatto che la cosa è, via via, sempre più plateale. Evidente. Sfacciata. Come se Nizzi, frustrato, dicesse "ma come è possibile che non se ne accorgano?" E esagerasse sempre di più, rendendo la cosa sempre più evidente anche al lettore più distratto. E rimanendo comunque frustrato perchè molti, fino alla fine, non se ne accorgevano. Io credo che un autore di fumetti prima di tutto voglia essere letto. Certo, anche essere pagato immagino sia molto importante ( ) ma se ti interessa solo la paga ci sono immagino un sacco di altri mestieri paganti, senza avere a che fare tutti i giorni con editori, disegnatori, lettori, etc.. Credo che quindi sia ESTREMAMENTE frustrante rendersi conto che i lettori... non capiscono le tue storie. Nizzi per anni ha continuamente "alzato l'asticella" delle "provocazioni" al lettore, arrivando a SOTTOLINEARLE NEI DIALOGHI PERCHÈ FOSSERO CHIARISSIME. (tutti sono capaci di far sfuggire un tizio a Tex. Ma non tutti fanno prima dire a Tex "tranquillo, lo catturerò subito, non mi sfuggirà o non mi chiamo più Tex Willer" e subito dopo "ops, mi è sfuggito!"... e quindi adesso come ti chiami? (per rendere la cosa evidente, davvero, anche al lettore più distratto e superficiale). Poi se questo autore trova recensione delle sue storie online dove dicono "Tex è come sempre invincibile in questa storia, non gli sfugge proprio nessuno"... come deve sentirsi? Davvero, ad un certo punto deve avere uno scoramento incredibile, "posso scrivere quello che mi pare, tanto non lo leggono..." Questo scoramento, questo sì, si vede sempre più con l'avanzare delle storie. Nelle soluzioni sempre più banali e scontate, negli intrecci semplificati al massimo... alla fine, Nizzi davvero credo abbia perso ogni fiducia nelle capacità del lettore (sono passati anni, quindi potrei ricordare male, ma quando mi ha detto "dalla casa editrice non mi hanno mai segnalato proteste dai lettori", non lo dicesse con orgoglio, ma bensì con un certo scoramento...). Nizzi non ha smesso di scrivere Tex perchè ha appeso la penna al chiodo o perchè si è messo a coltivare gardenie, si è messo a scrivere ROMANZI..., quindi non aveva perso la voglia o la capacità di scrivere, era proprio di Tex, e di quella situazione, che non ne poteva più Basta pensare ad una storia tipo "i fucili di Shannon", dove Nizzi GIÀ nel corso della storia ridicolizza Tex a tutto spiano ("tranquillo ragazzino che non vuoi venire perchè hai paura che ti facciano del male, sei con Tex Willer, garantisco io che non ti faranno niente!.... ...oddio oddio me l'avete rapito da sotto al naso, cosa faro adesso, ma chi mai ha potuto essere cosi scemo da mettere in pericolo un bambino?"), e dove GIÀ nella sua sceneggiatura l'inutile Tex non combina niente ed è un vecchietto a salvare lui e il bambino... ....e l'editore gli chiede un cambio alla storia. Dici "gli farà cambiare una di quelle scene dove viene ridicolizzato?". NO! Gli fa cambiare L'UNICA cosa vagamente "texiana", il fatto che Tex alla fine lasci andare il vecchietto. Per Sergio Bonelli bisogna bere l'amaro calice fino in fondo, L'UNICA cosa Texiana va tolta, e Tex deve essere presentato nel finale come uno sbirro ottuso, e fare arrestare la persona che ha risolto il problema al suo posto... ...e capisci perchè, da una parte, Nizzi sia stato lasciato lì 15 anni, e perchè l'editore non si lamentava delle nizzate, nonostante la crescente frustrazione dello stesso Nizzi... Beh, di questo ne abbiamo discusso abbondantemente ai vecchi tempi su TWO, e sai che sono in gran parte d'accordo con te: il Tex "sbirro ottuso incapace" nasce con Nolitta (e davvero è una cosa incredibile, che l'editore che mandava in edicola Tex da decenni, ne avesse un immagine così "strana" e rovesciata come quella che descrive in "Mingo il ribelle". Credo che Nolitta sia stato anche forse il principale "lettore proiettante", che proiettava sulle storie i suoi preconcetti senza davvero vederle, e così come oggi diversi lettori leggono le vecchie storie di Nizzi dove Tex fallisce e si slaccia il cinturone davanti a tutti come "un tex invincibile", Nolitta leggeva le storie di suo padre e ci vedeva un Tex sbirro che girava con le manette...) E, per essere chiari: alla fine l'editore è sempre il responsabile finale di quello che pubblica. Ogni singola Nizzata è prima di tutto responsabilità di Bonelli che l'ha pubblicata (e quando voleva rendere Tex ancora più sbirro ottuso le modifiche le imponeva, tipo nel finale dei fucili di Shannon, quindi se voleva avrebbe potuto togliere anche tutte le figuracce, e non l'ha mai fatto) Quindi, quando critico le storie di Nizzi, se non aggiungo "e pubblicate da Bonelli" è solo per brevità, a fare quello scempio sono stati minimo in due... Ma a parte le responsabilità come editore, perchè non c'è la stessa percezione di Nolitta come AUTORE? Per me si riallaccia al discorso che ho fatto prima sul fatto che gli ultimi 15-20 anni di Nizzi su Tex NON SONO UNA COSA "NORMALE" nell'editoria, e anzi sono una cosa unica al mondo. Non conosco altri casi in cui un autore così palesemente inadatto (a quel punto, dopo la crisi... e già la crisi non era un segnale sufficiente?), che stava facendo calare le vendite e infuriare i lettori (e so che, anche se poi magari non lo dicevano a Nizzi, la Bonelli di lettere di protesta ne riceveva tante...). Questa "anormalità", il fatto che per anni il nome "Nizzi" nel colophon provocava crisi di sconforto ai lettori, ha reso "Nizzi" quasi più l'emblema di questa assurdità che non il nome di una persona. Nolitta, per quanto palesemente inadatto a Tex, come autore è stato più "passeggero". Quante storie ha scritto? Se escludiamo il suo ritorno forzato durante la crisi di Nizzi per "tappare il buco", mi pare che ne abbia scritte non più di una quindicina, in un breve periodo dal 1976 al 1983, e anche li in un certo senso "tappava un buco" provocato dal declino del padre, e prima dell'arrivo di Nizzi. Non era mai stato nominato "degno erede", non ha mai monopolizzato la testata per anni fra le proteste. (e, soprattutto, anche se le sue erano storie anche più anti-texiane di quelle di Nizzi... erano comunque belle storie. "il giudice maddox" se al posto di Tex ci metto uno sbirro ottuso anonimo è una bella storia). Se quindi lo valutiamo SOLO come autore, Nolitta è stato semplicemente "un bravo autore totalmente inadatto a Tex", come ce ne possono essere stati tanti altri. In realtà, i lettori non sono tanto "talebani" come sostengono gli aziendalisti ad oltranza. Sopportano tranquillamente anche un autore inadatto per un breve periodo (vedi qualcuno bruciare Faraci in effige?), e se Nizzi fosse stato sostituito dopo un periodo più "normale" di pochi anni di storie scarse, oggi non ci sarebbe questo livore. È stata l'assurdità e la totale anormalità di quel tempo lunghissimo che ha fatto tutti questi danni, non solo a Tex ma anche alla reputazione di Nizzi (che se avesse potuto andarsene a fare Nick Raider subito dopo la sua crisi, oggi sarebbe acclamato come uno dei più grandi autori texiani...) Credo che più che di una "rivalutazione delle sue storie" (che, se fosse onesta e consistesse nel rileggersi le storie fra il 400 e il 500, per me non potrebbe che PEGGIORARE il giudizio sulle sue storie), Nizzi oggi abbia bisogno dell'oblio su quel periodo assurdo e "strano": non è stato un periodo normale, per mille ragioni Nizzi non era sicuramente in uno stato psicologico o ambientale adatto. La cosa più benevola che si può fare oggi per me è tirare una riga e dire "OK, sarà difficile superare certi vecchi traumi, ma faccio lo sforzo e cerco di giudicare le tue nuove storie senza preconcetti, e vediamo come sono..."
  3. 5 points
    Fuga da Anderville è un capolavoro. Alla prima lettura, all'ultima, durante, dopo cent'anni di Nizzi e trenta di Boselli e dieci di Ruju e una spolverata di Faraci. Walcott non frega Tex, ma i suoi nipoti. Tex non può nulla né può sospettare nulla: ciò che il vecchio zio fa è talmente contronatura che nessuno potrebbe sospettarlo, e le urla di Tex a fine storia non sono gli strilli di uno sconfitto; è la rabbia che prorompe davanti a tanta mostruosità. Perché lo zio è un mostro, anche se un mostro che tiene sulla sua scrivania il ritratto di quei suoi due nipoti schierati su fronti opposti nella carneficina americana. Non c'è un Tex piccione, come d'altronde tu stesso dici. C'è solo una grande storia di Tex e una fenomenale storia western.
  4. 5 points
    Qualche anno fa, per il Tex Magazine, scrissi un dettagliato articolo sulla nascita e la storia dei Texoni (fino a quello di Rotundo).Il progetto Texone nasce dalla concomitanza di due o tre fattori: a) le tavole di Buzzelli che giacevano nel cassetto della scrivania da tre anni senza possibilità di poterle utilizzare per la serie regolare; b) i festeggiamenti per i primi quarant'anni di Tex; c) il travolgente successo del Texone appena pubblicato ( 50000 copie spazzate via dalle edicole in un attimo; la necessità di ristamparlo un'altra volta (altre 100000 copie volatilizzate in un baleno) e quindi il doverlo ristampare nel giro di poche settimane una terza volta (altre 100000 copie) che furono appena sufficienti; d) il desiderio non certo inconfessato di Sergio Bonerlli di arruolare nello staff di Tex i grandi nomi del comicdom europeo e sudamericano (ma badate bene era dagli anni '60 che ci provava senza successo). Nell'estate 1988, quando appare chiaro che l'idea di pubblicare una collana di Giganti con disegni di artisti ospiti è vincente, cioè solo di fronte a queste vendite imponenti, matura realmente questa certezza (se Buzzelli avesse fallito la prova edicola, picche che avremmo avuto altri Texoni). Sergio e Canzio hanno un bel problema! Quale texone pubblicare l'anno dopo nel 1989 visto che non ce n'è nemmeno uno in lavorazione ? Niente infatti era stato programmato a livello di serializzazione della nuova collana. Sergio e Decio hanno per fortuna l'asso nella manica: c'è Alberto Giolitti che da qualche anno sta lavorando su una storia della serie regolare sceneggiata da Nizzi e che dovrebbe estendersi su circa tre albi. Giolitti è il nome giusto: artista di fama internazionale, al suo debutto su Tex (o quasi), il suo Tex ha fattezzze da "Texone", le pagine saranno sicuramente pronte per l'estate 1989. Tombola! Decio chiama subito Claudio Nizzi che si trova al mare ( siamo ancora nell' estate 1988, come vi dicevo ): "Claudio puoi ridurre la lunghezza della storia di Giolitti alle canoniche 224 pagine del Texone ?" Nizzi risponde: "Peste! dovrò dargli una bella sforbiciata, ma ci provo!". Il problema, se ce n'era uno, era proprio dato dal fatto che la storia di Nizzi non potesse adattarsi al nuovo formato proprio per la sua lunghezza. Nizzi la risolve facendo rientrare la sua sceneggiatura in 226 pagine, cioè appena due in più di quella di Buzzelli. Se per il 1989 il problema è risolto, nell'autunno 1988 si pone il problema del Texone del 1990, il terzo. Questa volta non c'è una storia "alla Giolitti" che potrebbe andare bene anche per il Texone. E' vero che Sergio si è dato da fare arruolando a novembre un celebre nome del panoma fumettistico italiano, parliamo di Magnus, ma è vero che il suo Texone (il primo che nasce in effetti programmato per la nuova serie) non sarà ottimisticamente pronto prima del 1992. E su Magnus, in redazione, sono in molti a nutrire dei dubbi e già si scommette che non andrà oltre le 50 tavole. Un numero imprecisato di artisti di fama internazionale, nel frattempo, hanno declinato le offerte di Sergio: troppi impegni, troppo gravose le 224 pagine da disegnare. Insomma c'è tanto entusiasmo in via Buonarroti, ma in quegli ultimi mesi dell'anno (1988) non si sa proprio che pesci prendere. Davanti ai tanti no, si fa avanti l'idea di far realizzare un albo speciale a Galleppini. Per una serie di motivi: a) E' il papà di Tex e il suo sarà, nella nuova serie, un numero speciale, un omaggio; b) Galleppini si è fatto avanti lui stesso: è smanioso di provare il nuovo formato gigante; c) E' forse l'unico all'interno dello staff capace di disegnare 224 pagine nell'arco di circa un anno e mezzo. Il problema del Texone del 1990, siamo nei primi mesi dell''anno 1989 è, si può dire, risolto: ai lettori farà piacere ritrovare il classico tratto di Galep anche nella nuova collana. Ma in redazione si è sempre di corsa, più indaffarati che mai. Se infatti, come detto, Sergio punta su Magnus, è vero che il suo Texone resta programmato solo per il 1992. Che fare dunque per il giugno 1991 ? Sergio si guarda da una parte e dall'altra e non vede nessuno disposto ad accettare l'incombenza delle 224 tavole del fumetto più popolare d'Italia. I mesi passano lentamente senza che realmente si affacci una possibilità concreta e si comincia a disperare (servono almeno due anni per disegnarlo!). Arriviamo così al maggio 1989. Con Zaniboni, storica firma di Diabolik, Sergio ci aveva INUTILMENTE già provato nel lontano 1977. Ma sono passati più di dieci anni, l'artista si trova libero, ha appena cambiato casa e ora si trova a vivere vicino a un maneggio di cavalli ( i cavalli, come già anche Magnus, sono il suo punto debole). "Ma dai, dice Sergio, ti faccio scrivere da Nizzi una storia cittadina, senza o con pochi cavalli". Il nome di Nizzi è un altro motivo per tentare Zaniboni, che con lui ha già lavorato più di dieci anni prima sulle pagine del Giornalino. Il Texone di Zaniboni parte dunque in extremis quell'estate: c'è il problema dei tempi stretti (e dagli!) ma lui ha trovato un sistema: disegna solo le matite molto ben definite e inchiostra gli spazi neri direttamente sulle fotocopie, ciò che gli permette di velocizzare sensibilmente i tempi. Il suo Texone sarà ifatti pubblicato senza patemi nel giugno 1991, due anni dopo. Pensate che le preoccupazioni di Sergio siano finite e che il Texone abbia superato le difficoltà iniziali? Se la risposta è si, state sbagliando e di molto anche. Magnus, ah Magnus, croce e delizia, si è trasferito nell'eremo di Castel del Rio e sta disegnando lentamente le sue prime tavole del suo Tex con uno stile unico e grandioso. Sergio guarda sconsolato il mobile in cui sono accatastate le tavole già pronte ricevute dai vari disegnatori e capisce che Magnus non ce la farà mai ( se mai ce la farà) a terminare per il giugno 1992. Prende il telefono e gli chiede di rinunciare a tutte le preziosità del suo stile, in redazione non possono permettersi il capolavoro se questo non è consegnato nei tempi. Magnus risponde picche. Sergio si arrabbia. Alla fine, con gli anni che passeranno inesorabili tanto da far mettere questo texone fuori dalla scaletta, i due litigheranno anche seriamente per riappacificarsi solo qualche anno prima della pubblicazione. Sergio ha di nuovo il problema del texone 1992, esattamente come ce l'aveva del texone 1991. Come diavolo trovare un nuovo Zaniboni disponibile ? Siamo nell'estate (o autunno) del 1989, l'editore è in vacanza in Francia a Parigi, dove vive un certo Victor De La Fuente. Inutile dire che una proposta, una decina di anni prima, Sergio l'aveva fatta inutilmente anche a lui. Questa volta però, complice anche la cordiale atmosfera di un ristorantino sulla Senna e una buona bottiglia di Beaujolais, l'artista spagnolo cede alle richieste e dice di si! Sergio gli ha mostrato qualche soggetto e lui ne ha scelto uno prettamente western con le calde atmosfere del sud-ovest ma - qui possiamo farci una risata - l'editore gi impone di finirlo in tempi strettissimi, marchiato a fuoco, forse, dalla sua recente esperienza con Magnus e temendo una certa inaffidabilità nell' artista spagnolo che vive all'estero ed è fuori dal suo diretto controllo. Ha bisogno di tempi certi, Sergio, non possiamo dargli torto, altrimenti non riuscirà a garantire l'uscita in edicola per il Texone del 1992. De la Fuente, contro tutte le previsioni, porta a Milano le ultime tavole di "Fiamme sull'Arizona" nel mese di luglio 1991, cioè esattamente un anno prima della sua pubblicazione (diffida delle poste e teme che le tavole vadano perdute, per questo si è sobbarcato periodici viaggi nel nord Italia). L'artista si lamenta però moltissimo proprio per i tempi strettissimi, che non gli hanno permesso di curare la sua opera nei minimi dettagli. Sergio è contento lo stesso e lo premia assumendolo in pianta stabile sulla serie regolare! Il problema opposto presenta invece Victor Hugo Arias. Qui non posso essere preciso con i tempi, però diciamo che la fine del 1989 o il 1990, dovrebbe essere la collocazione ideale per situare il suo reclutamento per il Texone. Nizzi ha pronta per lui una sceneggiatura (che non leggeremo mai) con una classica storia western, il disegnatore argentino ha iniziato a lavorarci, il suo texone dovrebbe essere il settimo o l'ottavo, programmato per il 1993 o il 1994 (c'è infatti, nel corso del 1990, anche il reclutamento di Carlo Raffaele Marcello, appena ritornato dalla Francia), ma le prime tavole sono bocciate per insufficienza artistica (temiamo un caso Lito Fernandez ante litteram). Sergio, in questo caso è inflessibile, la storia gli è subito ritirata e tutti se ne dimenticano, persino Nizzi, che usera solo alcuni anni dopo alcune scene per la sua "Topeka". Quello che viene dopo, chi non l'ha ancora fatto, può leggerlo nella pagine del 14° numero della nostra rivista. Per quanto mi riguarda, spero con queste righe di avervi dato una piena idea su quellla che fu l'avventurosa nascita di questa collana. Oggi si può differire il Texone di Villa di quattro mesi, pensate voi, come sono cambiati i tempi!
  5. 5 points
    Carlo, però qui stai facendo un gran calderone di cose molto diverse. La cosa davvero "bella" dell'uso degli incontri fra supereroi nei primi albi Marvel era proprio il fatto che NON ERANO crossover. il tipico "cross-over" come viene fatto in Bonelli (albo speciale con i due protagonisti, di solito descritti totalmente ingessati e con la sc**a in c**o per non offendere i lettori abituali, impegnati in trame banalotte in cui la maggiore difficoltà è pesare con il bilancino il loro contributo - e questa descrizione per me calza perfettamente ai Dylan Dog - Martin Mystere e successivi) è molto più "vecchio", e nasce negli anni 30 con i primi incontri della Justice Society, credo. E, come i crossover Bonelli, erano meri stunt pubblicitari, ignorati nelle continuity dei rispettivi albi. La Marvel lanciò qualcosa di diverso: l'incontro casuale, di passaggio. Doctor Strange o Devil che fanno una capatina in un avventura dei fantastici quattro, senza fare un vero e proprio crossover, ma per dare l'impressione di un mondo in cui tutti i personaggi vivono. E soprattutto... usare quei "cameo" dandogli un senso nella trama! Per esempio nei primi Uomo Ragno, l'uso della Torcia umana serve proprio come "confronto" la superstar giovane esponente di una famiglia di supereroi, amato dalle ragazze e pieno di soldi, con Peter che deve nascondere i suoi poteri. Non esiste e non può esistere un corrispettivo Bonelli (con l'eccezione forse di possibili comparsate di Legs in Nathan Never e viceversa) perchè i personaggi Bonelli NON fanno parte di un unico universo (puoi fare tutti i crossover che vuoi e puoi sgolarti quanto di pare a dichiararlo in piazza a Lucca, ma la cosa è EVIDENTE: gli universi che abitano hanno toni, stili, caratteristiche totalmente diversi. Non sono tutti disegnati da Jack Kirby, non hanno le stesse leggi che regolano non solo il sovrannaturale, ma nemmeno il karma e la giustizia. Metterli POI, a POSTERIORI, in uno stesso universo è una FORZATURA più che evidente. E infatti quando li metti insieme, si nota subito...) E quel che è peggio, le motivazioni attuali di quasi tutti i crossover Bonelli sono legate ad un concetto che ha già ucciso il fumetto supereroistico Marvel e DC: L'EVENTO. Quando una serie TV getta al vento ogni logica, ogni straccio di dignità, e chiede solo di essere chiusa prima di sputtanarsi al punto di far dimenticare ciò che di buono aveva in precedenza, si dice che "ha saltato lo squalo" (citazione da una precisa puntata di Happy Days). La politica editoriale di Marvel e DC, da decenni ormai, prevede espressamente di far saltare lo squalo ad ogni testata il più spesso possibile, per poterlo annunciare prima (tipo gli articoli di giornale prima di DD 399, ma anche negli USA prima della morte di superman). Questa non è la prosecuzione dell'approccio di Lee e Kirtby: ne è l'assoluta negazione. Invece di COSTRUIRE un universo fatto da storie, di DECOSTRUISCONO le storie impedendo qualunque sviluppo razionale, per piazzare assurdi "eventi" spacca-universo. Questa politica negli USA è stata adottata perchè a breve termine faceva aumentare gli incassi, e all'epoca a dirigere la Marvel c'erano veri e propri squali che volevano letteralmente prendere i soldi e scappare (infatti è scappato ed è tutt'ora ricercato). Quanto venderebbe il prossimo numero di Tex se si annunciasse prima che in quel numero Tex bacia kit Carson? E se nel numero successivo Kit Willer muore, ucciso da Tiger? E se nel numero successivo si scopre che Tiger in realtà è un robot di Hellingen, messo lì per aiutare Mefisto? Se nel numero successivo si scoprisse che Kit Carson in realtà è il suo clone, e il vero Carson è ancora prigioniero di Mefisto dai tempi della Gola della Morte? E se dal numero successivo si cominciasse a smontare tutto, facendo tornare il vero Carson che si è sostituito al suo clone per ingannare mefisto fingendosi un clone? E se si prendesse il vero Tiger Jack da un universo alternativo, che ha le memorie di un Tiger Jack che ha vissuto davvero quelle avventure? Se si scoprisse che kit Willer non è morto ma è tornato indietro nel tempo a trent'anni prima, ma ha ucciso per sbaglio Coffin e ha cambiato tutta la storia futura? E questo mese dopo mese, numero dopo numero, OGNI MESE, per trent'anni, ogni volta pubblicizzandolo prima sui giornali? l'effetto è che ogni volta ha sempre meno effetto, e i lettori si stufano,e se ne vanno. A quel punto non hai scampo. Ti comprano solo quelli che vanno in cerca di quei "colpi di scena" ridicoli, i lettori che tenevano al personaggio sono spariti. Se continui, vai incontro al calo continuo e inarrestabile delle vendite. Se smetti, fallisci il mese dopo (perchè i vecchi lettori se ne sono già andati e ti servono gli eventi continui per sopravvivere). Così i fumetti Marvel e DC hanno saltato lo squalo, centinaia di volte, piroettando con un intero branco di squali per decenni, perdendo qualunque senso e logica, e perdendo quasi tutti i lettori. Attualmente sono due case editrici che sono morti che camminano, con vendite ridicole rispetto a quelle che avevano prima che prendessero quella piega, che sarebbero state già chiuse da tempo se non avessero ancora i guadagni da film e telefilm. Hanno elevato "l'EVENTO" come stella polare che li guida, abbandonando la caratterizzazione, la coerenza, e qualunque buon senso, oggi sono buoni solo come ottimi esempi di come NON si fanno fumetti! E l'attuale dirigenza Bonelli ne è innamorata, sembrano tutti far parte del manipolo di "infoiati sAgaioli" che adora tutti questi ripetuti salti di squali, e sembrano quasi vergognarsi di essere legati a fumetti che hanno una storia di trame coerenti e sviluppi sensati... è chiarissimo che vorrebbero tantissimo essere la Marvel (li immagino singhiozzare di fronte a Tex, che vende 170.000 copie, chiedendosi "ma perchè invece di questo vecchiume noi non pubblichiamo Batman?" (che venderà 3.000 copie a dir molto in Italia) Il problema non è far sposare Dylan Dog. il problema è "lo fai perchè è una cosa sensata, coerente con lo sviluppo del personaggio, o lo fai perchè è un EVENTO e se lo fai ci saranno gli articoli su repubblica, la gente ne parlerà un sacco, ed è una bellissima maniera di vendere fumetti, così diventiamo fighi come la Marvel?" Credo che tutti sappiamo la risposta, no?
  6. 4 points
    La storia narrata in queste pagine è stata pubblicata la prima volta, nel formato a strisce, nel periodo dal 19 ottobre 1961 al 15 febbraio 1962 e successivamente, nell'attuale formato, a gennaio e febbraio 1965. Risale cioè ai tempi in cui in America, e non solo là, l’unico indiano buono era l’indiano morto. Le prime pellicole cinematografiche cosiddette “revisioniste” dei nativi americani furono girate, “Piccolo grande uomo” nel 1969 e “Soldato blu” nel 1970, quasi un decennio dopo. Il Tex difensore degli indiani è in assoluto il primo eroe, di carta o di celluloide, che tratta i nativi americani, e tutti gli altri “colored” (neri o gialli che siano) alla stregua di tutti gli altri esseri umani. Non esistono cliché, ci sono indiani buoni e indiani cattivi e lo stesso è per i bianchi, i neri, i gialli. Mancano solo gli arcobaleno ma, se ci fossero, per loro varrebbe la stessa regola. E questo la dice lunga sul carattere di Gian Luigi Bonelli perché Tex è Bonelli e Bonelli è Tex. E in questa storia c’è tutto il Tex/Bonelli e, se volete farvi un quadro dell’eroe, dovete assolutamente leggere “Sangue Navajo” (consiglio inutile perché sicuramente l’avete letta tutti quanti). Tex è generoso, altruista, giusto, intelligente e sicuramente molto altro. E’ un ottimo stratega, anche senza conoscere la storia antica romana con l’astuzia di Quinto Fabio Massimo e anche, caratteristica che ce lo fa amare ancora di più, insofferente alla disciplina militare fine a sé stessa e intollerante verso la presunzione di onnipotenza, “dote” di tutti i palloni gonfiati. Scatena una guerra indiana che non può assolutamente vincere, eppure non solo la vince, ma la vince, in modo assolutamente plausibile, senza spargimenti di sangue e trattando i prigionieri di guerra con talmente tanta umanità da far sembrare la Convenzione di Ginevra come un opuscolo scritto dai nazisti. In queste pagine si racconta anche della stupidità di alcuni, per fortuna pochi, appartenenti alla cosiddetta “razza superiore” che, per puro divertimento e con la consapevolezza assoluta della mancanza di una pena, uccidono cinque giovani Navajo che gareggiavano in una innocente corsa con il cavallo di ferro. Una razza che si sentiva superiore, non solo nella finzione narrativa, ma anche nella realtà, un secolo dopo l’abolizione della schiavitù in un periodo in cui stava nascendo un’era nuova per l’umanità, un’era migliore, in cui lo sfruttamento dei propri simili sarebbe cessato, in cui l’umanità si sarebbe mossa a grandi passi sulla strada delle grandi scoperte, della tecnologia, della pace, della solidarietà. In un mondo senza guerre, senza razze (che scientificamente nell’uomo non esistono), dove le differenze culturali possono solo migliorare i rapporti tra le popolazioni che sono sempre meno distanti, dove i figli devono rispondere solo delle proprie azioni e non anche di quelle dei loro padri e la quantità di melanina non deve essere considerata in alcun modo. Bello, vero? Se mai si arriverà a tutto questo, mi piacerebbe pensare che il Grande Vecchio vi abbia in qualche modo contribuito.
  7. 4 points
    Le manette sono già indicative, e la tua obiezione... ...non ha molto senso in una serie in cui Tex ha tranquillamente legato e liberato dai legami centinaia di persone, per decenni, senza aver mai avuto bisogno delle manette... Come dicevo nei post che citi... forse oggi è impossibile, a decenni di distanza, rendersi conto del POTENTISSIMO SIGNIFICATO SIMBOLICO di quelle manette. Non è un caso se GL Bonelli, a Tex, per quanto "al servizio della legge", non le ha fatte usare MAI... Inoltre, sono un chiarissimo anacronismo. Le manette fatte in quella maniera che si "agganciano" sono state inventate nel 1912. All'epoca di Tex erano da avvitare, ed erano un attrezzo più da carcerieri che da ranger. Mettere in mano a Tex manette così "moderne" voleva dire usare un simbolo chiarissimo. Tanto per capirsi, al livello di mettere a Andy una maglietta di Black Lives Matter. Ma le manette, così incongrue e anacronistiche (e possibile che Nolitta non sapesse che Tex non le aveva mai usate?), sono solo il simbolo più evidente delle stranezze di questa storia, quello che puoi mostrare a chiunque e dirgli "guarda" senza bisogno di fargli un megaspiegone. Devo proprio fare il megaspiegone? Devo spiegare come la scena a pagina 90 del numero 183 è UNICA in tutta la saga texiana, nel far vedere il classico "pestaggio" di Tex fatto per far parlare un bandito... trasformato nella violenza di un poliziotto che tortura un testimone inerme per fargli tradire un amico? E a sottolineare che Tex qui è una carogna, al livello di un torturatore di Pinochet, gli astanti fuori che lo dicono per il lettore, "che carogna", "è una carogna", e l'amico torturato che dice "puoi anche ammazzarmi ma non tradirò il mio amico" e Tex che continua a picchiarlo? E devo spiegare che anche il finale della scena, con Tex che se ne va ridendo e irridendo tutti quanti, dopo aver minacciato la donna in lacrime che ha parlato per non far ammazzare di botte il ragazzo che ama, dicendole che se non troverà Andy tornerà a picchiarlo di nuovo? Questo non è il Tex furente de "Il giuramento", Tex sa già che il suo amico sceriffo è fuori pericolo, Tex RIDE perchè gli piace un sacco picchiare la gente e minacciare le donne. E mentre se ne va, gli astanti, la gente comune, NON I DELINQUENTI, che dice al suo passaggio "Razza di carogna, troverà pure qualcuno che lo faccia secco una volta o l'altra", DAL PUNTO DI VISTA DEL LETTORE? Nolitta con questa storia anti-Tex vuole "farci capire", per la prima volta nella saga, chi sarebbe Tex nel mondo reale: un assassino, un torturatore, una persona odiosa. Come probabilmente lo vedeva lui. Ma è assurdo l'assunto di base, il mondo di Tex NON È il mondo reale, e una delle basi della saga, è che lui non userebbe mai quei metodi su qualcuno che non lo merita... Pagina 100, Tex deve affrontare una pista difficile, dove è facile morire di sete... e si fa riempire una borraccia di Whisky per "scaldarsi la notte"? Quando mai si è visto? (visto che oltretutto è una cosa di incoscienti o da piedidolci, l'alcool disidrata...) E l'inizio del numero 184, quando Andy SI È GIÀ ARRESO, e dice barcollando "basta, basta"... e TEX CONTINUA A PICCHIARLO? E poche pagine dopo, quando PICCHIA UN UOMO LEGATO, solo perchè l'ha chiamato "sbirro"? (e cosa sarebbe, uno che si comporta così e gira con le manette?) Ma la "distruzione totale" del "mito" di Tex non finisce qui: poche pagine dopo, anche l'immagine di Tex che guida saggiamente in pace i Navajos viene distrutta: si scopre che, mentre lui va in giro per il mondo, i "suoi Navajos" uccidono, torturano e saccheggiano, da bravi ubriaconi, per un po' di Whisky. Nemmeno come capo riesce a farsi rispettare! E sarebbe ammazzato da quegli stessi Navajos come un pirla, visto che gli gira le spalle, e viene salvato solo dal grido di avvertimento di Andy... E una roba incredibile, Nolitta davvero non riesce a reggere poche pagine senza demolire un altro pezzo di Tex, mostrandolo o come una carogna, o come uno sbirro, o come un incapace, o come un ubriacone, o come uno sbirro ottuso... per fortuna che non ha messo Kit nella storia sennò lo faceva vedere anche come un padre degenere e manesco che picchia il figlio...
  8. 4 points
    Ho letto con interesse tutta l’ultima decina di pagine. Da una parte dispiace vedere come i toni un po’ troppo accesi talvolta sfocino in attacchi personali, dall’altra nessun dubbio sul fatto che discussioni così sono il sale di un forum. Dall’esterno, mi sono molto divertito, forse anche perché io personalmente mi trovo in mezzo ai due grandi partiti, i pro e gli anti-Nizzi. Non credo ci sia da parlare per nessun forumista di pregiudiziali verso l’autore, perlomeno in senso spregiativo, credo però che l'approccio di Nizzi si presti ad essere di per sé divisivo. Anzi, forse è proprio per questo che Boselli lo ha fatto tornare a scrivere Tex, perché una certa fazione radicale di lettori quella chiave di lettura l'apprezza e la considera la più classica dell’epoca moderna, mentre si sente sperduta di fronte a quasi tutte le altre. Mi sembra corretto che anche questo gruppo dai gusti così conservatori venga accontentato, ogni tanto, e che la gestione di un personaggio passi dalla volontà di raccontarlo secondo approcci differenti, talvolta anche contraddittori tra loro. Per quanto mi riguarda, io credo che di Nizzi ci siano almeno tre fasi di carriera, non due. -La prima fase è quella coperta dalle copertine di Galep, diciamo, anche se credo che (generalizzando) al suo interno vi si possano distinguere altre due diverse fasi. Inizialmente, infatti, le sfumature da romanzo giallo sono tanto marcate che le storie di western hanno quasi solo la cornice: a salvarne, come storie di Tex, è il manierismo di andare a riprendere con insistenza vecchi nemici, vecchi amici, vecchie battute e vecchie trovate. E’ solo successivamente, direi dal 320 circa, che Nizzi acquista un’effettiva padronanza del genere western. Aumentano le storie con gli indiani, i nuovi nemici e si canonizza anche uno stile che guarda sì al GB dell’epoca d’oro ma insieme lo rinnova, involontariamente e probabilmente inconsapevolmente. Due differenze tra le altre, quelle che ai miei occhi più risaltano, sono la mancanza di atmosfere soprannaturali e una maggiore freschezza di sceneggiatura, che mi rende la lettura dei suoi Tex molto più leggera di quella dei Tex degli anni ’60/’70 ma ha un rovescio della medaglia nella mancanza d’epicità. Si crea, insomma, una nuova routine, uno stile neo-classico aggiornato ed efficace, con i suoi limiti ma ben nascosti. I risultati, in tutta questa fase dagli esordi al 400, sono perlopiù ottimi, in piena coerenza con i grandi risultati di Nizzi su Mister No e Nick Raider: gli anni '80 sono il culmine qualitativo dell'autore. -La seconda fase va dal ritorno di Nizzi a Tex dopo la crisi del ’93 alla tanto temuta mefistolata, che a me personalmente non dispiace ma che aprì gli occhi a molti sull’involuzione dell’autore. E’ un decennio, più o meno, caratterizzato da pochi alti, pochi bassi e molte storie mediocri. Ricordo al riguardo un commento sul vecchio forum che potrei quotare parola per parola, se ancora ci fosse: il topic credo fosse quello di commento a “Al di sopra della legge” (456/7), Tommaso forse l’autore. Vi si diceva, in sostanza, che le debolezze di quegli albi, e io direi di tutto il periodo, erano gli stessi che poi avrebbero caratterizzato il centinaio successivo, ma diversa era la capacità di nasconderli perché c’era una quota di mestiere ancora indubbio. Dunque si assiste a un impoverimento fortissimo delle soluzioni narrative, ma in costruzioni dove l’impianto generale ancora regge, la verosimiglianza rimane e le sceneggiature tappano ulteriormente le pezze. Concorreva poi a nasconderle anche una benevolenza ancora molto forte tra i lettori: Nizzi, come dicevo, fino alle delusioni del 500 e di Mefisto nelle varie fanzine online era perlopiù difeso, su UBC per dire andarono avanti a oltranza a parlare di sfida ad armi pari tra lui e Boselli, e generalmente chi si mostra critico su questo periodo lo fa a posteriori. D’altra parte, comprendo anche chi lo bocciò sin da subito, perché è qui che fa la comparsa una rilettura dell’universo texiano personalissima, che mescola a uno stile di sceneggiature che rimane ancorato a GB un concetto subdolamente filo-nolittiano (Tex e Carson diventano più fallibili che con GB, ma laddove Nolitta puntava quasi a fare degli anti-eroi organici con Nizzi si hanno solo degli eroi incapaci): le cause sono la maggior autonomia accordata a Nizzi nella casa editrice e il suo scarso feeling con Tex, l’effetto uno slittamento sempre meno silenzioso dei personaggi principali verso un sovvertimento dei loro caratteri naturali. -La terza fase è quella del definitivo declino. Non è vero, come diceva Diablero, che il Nizzi post-’93 va preso tutto insieme perché ad essere andata in crisi era la sua volontà di rispettare le caratteristiche di un personaggio che non ha mai amato sino in fondo. Nel periodo della svolta post-500 non affonda più solo Tex: l'albo unico a colori d'epilogo per Nick Raider, personaggio creato dallo stesso Nizzi quasi vent’anni prima, è stato uno dei punti più bassi del fumetto Bonelli del nuovo millennio, e lì non ci sono volontà di rispettare il canone, poca congenialità o pigrizia che tengano. L’involuzione di quest’autore è dunque deflagrante, ed è un’involuzione tutta tecnica. C’è sì la lettura personalissima del mondo texiano già proposta negli anni precedenti, e che già mandava in bestia i lettori più legati al Tex eroe di GB, ma si moltiplicano anche le incongruenze e le sceneggiature si fanno sempre più logore e banali. Solo alcune storie si salvano, soprattutto con il diradarsi delle pubblicazioni, anche se non abbastanza per pensare a un ritorno di Nizzi in pompa magna sulla scena. Contemporaneamente, dal 2002 in poi, nei forum si radicalizza il conflitto tra pro-Nizzi e pro-Boselli: quest’ultimo è in grado di proporre una versione aggiornata agli anni duemila del Tex tutto-eroe GBonelliano, che ha nell’epicità e nelle mancanze storiche di Nizzi i suoi punti di forza, l’altro invece è il paladino di quei lettori che del Tex di GB vogliono sia rispettata un’unità d’azione di sapore aristotelico e una routine seriale nelle sceneggiature cui Nizzi, effettivamente, sembra venire incontro. Il confronto, tuttavia, è bacato in partenza, perché pone a confronto un autore nel pieno del suo vigore creativo a un altro ormai irrimediabilmente sul viale del tramonto. Poiché due differenti sono alla base i modi d’intendere Tex, il confronto non trova né vincitori né vinti, nonostante lo squilibrio enorme di qualità a favore dell’attuale curatore. In ultima analisi, le valutazioni sul secondo e sul terzo Nizzi sono inficiate da uno scadimento delle sue capacità tecniche che non ci permette d’avere una visione chiara del “suo” Tex, se non a spanne. E se, purtroppo, nella vulgata il “suo” Tex rimane insolubilmente legato alle poco fortunate prove dell’autore in cui questo ci viene mostrato, a scanso di equivoci io credo davvero che nel giudicarle dal punto di vista artistico non si possa prima non chiarire in quale apprezzamento si tenga l’approccio teorico di questo Nizzi al personaggio Tex.
  9. 4 points
    Vorrei fare qualche considerazione sul cosiddetto "superlavoro" di Nizzi che lo portò alla crisi... La crisi vera e propria avviene nel 1993, anche se già i primi segni di un "disamoramento" dell'autore per il personaggio per me erano già visibili da mesi. In quel periodo, non ci sono ancora Maxi, Color, romanzi, etc, c'è solo Tex e il Texone, quindi servono 1544 pagine ogni anno. (in media, 128 pagine al mese, 4 pagine circa al giorno non contando feste, ferie e malattia) Questa quantità di tavole è stata realizzata (ai testi) dal solo Nizzi nel 1988, 1990, e nel 1992 (Fino al 1987 almeno un terzo delle pagine sono di altri autori, Nizzi diventa in pratica l'unico autore solo nel 1988, ma nel 1989 e nel 1991 vengono pubblicate le ultime due storie di G.L.Bonelli, e nel 1993 va in crisi e Nolitta scrive metà delle tavole) Veniamo ad oggi (dati presi da DimeWeb). Nel 2019 sono state pubblicate 3730 pagine di Tex (molto più del doppio di quelle del 1993) in 33 albi (contro i 13 albi del 1993) Nel 2019 Mauro Boselli ha visto pubblicate 2590 pagine scritte da lui (1840 pagine di Tex, 564 pagine di Dampyr, le altre divise fra Deadwood Dick e le Storie). Va bene, Mauro è una vera "macchina da storie", allora guardiamo il secondo, Moreno Burattini, che ha pubblicato sempre nel 2019 un totale di 1791 pagine (quasi tutte su Zagor, più qualcuno su Tex) Va bene anche il fatto che per mille ragioni magari in un anno possono uscire anche storie sceneggiate in anni precedenti (come per esempio nel caso del Texone di Villa) e questo potrebbe essere un caso eccezionale. Allora andiamo a vedere i dati degli ultimi dieci anni, dal 2010 al 2019 compresi. Boselli negli ultimi dieci hanno ha sceneggiato 18715 pagine, cioè una media di 1872 pagine all'anno (questo, oltre a lavorare in redazione come curatore di Tex e Dampyr... viene il dubbio che si sia fatto spiegare da Martin Mystere l'ubicazione di Tempo Zero...) Torniamo un attimo indietro: quante pagine di Tex ha sceneggiato Nizzi nei dieci anni che lo hanno portato alla crisi? Ecco qua anni per anno: 1984 500 pagine 1985 744 pagine 1986 1012 pagine 1987 1052 pagine 1988 1544 pagine 1989 1389 pagine 1990 1544 pagine 1991 1434 pagine 1992 1544 pagine 1993 958 pagine totale in 10 anni: 11721 pagine Sono tante, certo, oltre mille pagine all'anno con punte di millecinquecento... ma cosa dovrebbe dire Boselli che in dieci anni ne ha sceneggiate 18715, cioè quasi il doppio? E se andiamo a vedere altri sceneggiatori Bonelli, vediamo che negli ultimi 10 anni Moreno Burattini ha sceneggiato per Bonelli 9947 tavole (e nel frattempo ha scritto pure non so quante centinaia di post nei suoi due blog, due raccolti di racconti, un libro di aforismi, storie varie per altri editore, etc.), Stefano Vietti ne ha scritte 9544 e non mi risulta che nessuno dei due abbia dato segnali di disagio o di crolli. Addirittura Ruju ha scritto 9494 tavole! (mi raccomando borden, tienilo d'occhio, che non vada in crisi...) Ma volete vedere il dato davvero significativo? Ecco le pagine sceneggiate da Nizzi in anni più recenti, post-crisi... 2000 1104 pagine 2001 1214 pagine 2002 1565 pagine 2003 1768 pagine (il suo record!) 2004 994 pagine 2005 1434 pagine 2006 1540 pagine Sì, (a causa dell'aumento di produzione di albi di Tex avvenuto negli anni), nel periodo in cui era "affiancato" da Boselli e quindi "non era più sotto pressione"... Nizzi sceneggiava più tavole di quelle che sceneggiava prima della crisi! Quindi, in conclusione, cosa vediamo? Vediamo che Nizzi produceva sì tante pagine di Tex, ma non un numero tanto fuori dal mondo... Boselli lo supera abbondantemente, e tanti altri sceneggiatori Bonelli ci vanno molto vicini (Burattini per me se calcoliamo anche tutte le cose che fa extra bonelli scrive di più, e fa pure il curatore di Zagor, mentre Nizzi non è mai stato curatore di Tex e lavorava da casa) e se non ci arrivano spesso non è perchè non ce la facciano fisicamente, ma semplicemente perchè le testate su cui lavorano hanno quel numero di pagine ogni anni e stop. Oltretutto, dopo la crisi per diversi anni Nizzi ha SUPERATO quella produzione (con gli effetti che tutti abbiamo potuto vedere sulla qualità, certo, ma... poteva pure farne di meno, ormai non era più l'unico sceneggiatore) Quindi, per me parlare di "superlavoro al di là di ogni limite" è perlomeno esagerato. La produzione di pagine per Tex era alta, ma non impossibile (per fare un altro nome, G.L. Bonelli a quasi 70 anni anni ha prodotto da solo, dal 1969 al 1975 quando la salute l'ha mollato, 1320 pagine all'anno fisse, e con che qualità! (praticamente, rispetto a Nizzi gli mancava solo il Texone, ma Nizzi non ha dovuto tenere quella quantità per sette anni, nei sette anni pre-crisi anche togliendo il 1993 ha una media di 1215 pagine all'anno, cento pagine all'anno di meno di GLBonelli. Queste sono le cifre, inoppugnabili. Di qui in poi ci sono le mie considerazioni personali, opinabili come sempre. Per me non sono state le pagine a far "sbroccare" Nizzi. Sono state quelle pagine associate alla fatica di farle,e non parlo solo della fatica di sceneggiare (che quella ce l'hanno tutti gli sceneggiatori), parlo della fatica di adattarsi ad un personaggio che non gli piaceva e a uno stile non suo. Si fa presto a parlare di "professionisti" e a dire che un bravo autore può scrivere tutto... ma non è vero. Boselli era un lettore di Tex, Tex gli piace ed è riuscito negli anni a renderlo ancor più "suo", per questo ne sceneggia 1840 pagine in un anno (oltre a quelle di Dampyr) senza sbroccare. Non parliamo poi di G.L.Bonelli che aveva creato il personaggio e si identificava con lui, e quindi sceneggiava "in scioltezza" 1320 pagine all'anno senza problemi. Vediamo invece come un autore in altri ambiti e con altri personaggi bravissimo, tanto da aver segnato la storia del fumetto italiano, come Nolitta... e su Tex non ce la fa, alterna storie belle ma che con Tex non hanno niente a che fare (come il Giudice Maddox) ad altre dove pare scrivere una parodia di Tex (il segno di cruzado per esempio, o la storia del Cheyenne Club) Nizzi temo che rispetto a Tex fosse come Nolitta, Tex non gli piaceva, non lo leggeva da "semplice lettore" preferendogli altri personaggi. Non gli piacevano le storie di G.L. Bonelli, da lettore le evitava e ne aveva lette pochissime! Quando lo mettono a scrivere su Tex, che fa? Da vero professionista, si legge un sacco di numeri arretrati (borden potrà confermare come questa cosa sia davvero il segno di serietà professionale, molti sceneggiatori o anche curatori non lo fanno quando scrivono per un personaggio), si SEGNA un tot di frasi fatte (certi "tormentoni" Texiani tipo le patatine fritte in realtà sono "tormentoni Nizziani"... GLBonelli era un vulcano di idee e di trovate, il linguaggio che i pard usano è estremamente vario, è che da lì Nizzi si è scelto le 3-4 espressioni più comuni o che gli piacevano tipo "tizzone d'inferno" e poi HA USATO SOLO QUELLE per decine e decine di storie, andando "a pappagallo" Ma è uno sforzo infame, una gran fatica, "scrivere come un altro autore" (e infatti dopo poco le sue peculiarità spuntano fuori, nonostante tutti i suoi sforzi), aggiungici la frustrazione prima del non poter firmare le storie, poi del fatto che Bonelli (secondo lui) gli cassava tutte le buone idee e lo "costringeva" a scrivere storie che non lo appassionavano... È per questo che Nizzi è sbroccato. Perchè per scrivere Tex come lo scriveva all'inizio, doveva fare una gran fatica, per un personaggio che non gli piaceva e per cui non aveva alcun attaccamento. Non `e stato il numero di pagine. Forse anche se Nolitta avesse scritto qualche storia o avessero fatto entrare prima borden, sarebbe sbroccato lo stesso. Perchè dopo la crisi invece riesce a scrivere anche più pagine, senza altri problemi e senza andare in crisi, per altri vent'anni? Ovvio. Perchè quella fatica, quello sforzo, non li fa più. Non fa più nulla per mascherare quello che pensa di Tex e non ci prova nemmeno a fare storie alla GLBonelli, tanto sa che gli basta riempire pagine con bistecche e patatine, far dire ai pards "tizzone d'inferno" e "vecchio cammello" ogni pagina, e ci sono dei lettori che sono già contentissimi così, e non occorre nemmeno sforzarsi per creare misteri, ci piazzi un origlione subito che svela tutto una volta, la fai raccontare da Tex a quello scemo di Carson una seconda volta e alla fine la fai rispiegare di nuovo dai pards allo sceriffo per la terza volta, fra questo e le patatine sono cinquanta pagine riempire ad albo, facile così arrivare alle 1768 pagine all'anno post-crisi...
  10. 4 points
    Il Tex "ridicolizzato" possa piacere o non piacere è il Tex di matrice NOLITTIANA (rileggetevi una storia a caso scritta da Sergio Bonelli, per esempio "La scogliera dell'orrore"). Eppure del lavoro di demolizione del mito di Tex da parte di Nolitta, iniziato negli anni sessanta suggerendo per esempio al padre storie come "La sfida" in cui Tex doveva pareggiare contro Buffalo Bill (ed è rimasto convinto fino alla fine che il padre l'avesse accontentato, invece Tex la sfida la vince eccome surclassando l'avversario) oppure "La sconfitta" che GLB accettò solo perché maturata con il trucco dello swivel, storie pensate da un giovane Sergio che sono a livello di idee dovevano intaccare il mito di Tex. Poi, quando si è messo a scrivere lui direttamente, abbiamo letto i vari "Mingo il ribelle", "I ribelli del Canada (a proposito della quale GLB confidò in un'intervista che era "una vaccata di storia"), i Cruzado, i bernoccoli de "I dominatori della valle" ecc. Ripeto, basta prendere una qualsiasi storia di Nolitta per rendersi conto che ha fatto molto peggio di quanto viene rimproverato all'ultimo Nizzi. Nizzi scrivendo storie in cui Tex era messo in difficoltà (negli ultimi anni) non ha fatto che uniformarsi a quel modello di Tex . Mettiamo sul tavolo che il suo editore era Sergio Bonelli che gli accettava certi soggetti e altri (mi risultano da fonti vicine a Nizzi) cestinati uno dopo l'altro, così come mi risultano interventi redazionali che "correggevano" i balloon di Nizzi prima di andare in edicola facendo poi gridare allo scandalo i lettori. Il lavoro di Nizzi ha subito pesanti condizionamenti da parte dell'editore. Poi, certo, c'è il declino, c'è che non ce la faceva proprio più a scrivere il Tex, che voleva fare visibilmente altro, che era bollito. Basta vedere cosa hanno combinato gli altri autori (eccetto Mauro Boselli) i Faraci, i Manfredi, i Burattini, i Zamberletti, i Mignacco o i Dixon, Pasquale Ruju un po' meglio, sempre dignitoso con qualche lampo, ma con storie che di rischiare oltre il minimo sindacale!
  11. 4 points
    Finalmente, ho letto TEX L'INESORABILE. Non nell'assurda e inutile "Edizione Limited", ma nel bellissimo volume cartonato che riproduce le tavole a grandezza naturale, su ottima carta. (insomma, uguale alla limited, solo che costa la metà, perchè non è limited. Anche meno visto che si trova facilmente scontata nei negozi online a meno di 30 euro. E visto che limited non è davvero limited perchè continuano a farne (cioè, ogni limited è limited, ma il numero di edizioni limited è unlimited...), non fatevi fregare e comprate questa). Non dirò assolutamente nulla della trama per chi vuole aspettare febbraio (ma davvero, l'edizione è bellissima, io vi consiglio di comprarla, avrei consigliato di comprarla anche se fosse uscita dopo il brossurato), solo che mi ha meravigliato, sapendo la sua storia travagliata (e il fatto che la storia finale non è quella che aveva in mente borden all'inizio) il vedere come tutto si "lega" benissimo. Avevo letto o visto tempo fa una descrizione in cui si diceva esattamente a che pagina si era fermato ogni volta Villa, ma non ricordo più dov'era: se qualcuno se lo ricorda o comunque c'è un articolo in giro che ne parla anche se non è quello che avevo visto io, mi date il link? Vorrei andare a vedere i vari punti dove sono passati anni fra una tavola e la successiva, per vedere se così noto lo stacco... Parlo invece del volume come "oggetto": confesso che ho tremato fino all'ultimo. Non conto più ormai le volte in cui ho comprato qualche "lussuoso" volume dalla Bonelli e mi sono trovato con riproduzioni di qualità vergognosa (il volume di Ticci pixellato come se l'avessero ingrandito da fotocopie grandi come un Alan Ford... di fiducia nelle capacità "tecniche" della Bonelli da questo punto di vista non ne ho più, sono passati da essere una casa editrice che faceva edizioni di incredibile qualità anche su edizioni economiche da edicola, a "quelli che non sono manco capaci di fare lo scanning delle tavole"). Ora, la mia vista non è più quella di una volta (mi tocca portare gli occhiali per leggere! Li odio, li dimentico sempre dappertutto...) e quindi piccole magagne che un tempo avrei notato oggi mi sfuggono, quindi non posso garantirvi che la stampa sia davvero perfetta al 100%... ma in volumi passati, le magagne riuscivo a vederle anche con la mia vista in calo, e qui invece non ne vedo. Quindi, anche se ce ne sono, almeno sono meno visibili! Quindi, con il caveat come dicevo che la mia vista non è più quella di una volta... ai miei occhi questa è LA MIGLIORE EDIZIONE CHE ABBIANO MAI FATTO DI UN TEXONE! (e in generale, di una storia a fumetti italiana). E dico in generale, mica solo la Bonelli! (è migliore per me dell'edizione di Alessandro Editore del Texone di Magnus, fatta su carta per me sbagliata). Se la Bonelli vuole davvero spillarmi un sacco di soldi, invece di fare insulse variant limited che non mi fanno nè caldo nè freddo, potrebbe farmi altre edizioni come queste dei Texoni passati, gliele compro tutte! (gli passo un idea: un edizione così degli originali ancora a matita del Texone di Zaniboni: ci penso da quando ho saputo che gli originali non sono mai stati chinati...). la carta non è lucida e pesante come quelle pacchiane "edizioni da siuri" che vogliono spacciarci come di qualità, e quindi il volume risulta facilmente maneggevole nonostante il numero di pagine, non ci sono riflessi o sbavature, e nonostante le dimensioni (38 x 28 cm, praticamente il doppio di un normale Texone) si legge tranquillamente tenendolo in mano. Un edizione simile, a quel prezzo, per me è regalata (ovviamente non in senso assoluto, ma un edizione simile un altro editore te la fa pagare tranquillamente 60 euro...) E facendo queste considerazioni, mi convinco sempre di più che i boss attuali della Bonelli abbiano un incredibile talento.. nel riuscire a far arrabbiare la gente, anche quando sembrerebbe impossibile riuscirci... Pensateci. è USCITO FINALMENTE IL TEXONE DI VILLA. Quante volte abbiamo dubitato di riuscire mai a vederlo? E questa edizione è bellissima, sarebbe andata a ruba anche se la pubblicavano dopo! Pensate a quante iniziative promozionali si sarebbero potute far sul Texone di Villa: mostre, incontri.firmacopie, filmati, recensioni a tappeto... ma no, non si può fare. È uscito il Texone di Villa, ma persino in un forum di Tex come questo NON NE POSSIAMO PARLARE. Per colpa della Bonelli che ha posticipato l'edizione economica. Quindi... niente lancio in grande stile (che adesso sarebbe anche sprecato, solo gli appassionati spendono 35 euro, non becchi i curiosi che avresti beccato facendo il lancio con l'edizione economica in edicola). E quando uscirà l'economica a Febbraio... sarà già una "notizia vecchia". Si è rinunciato a questo lancio per cosa? Per una manovra speculativa di basso profilo che per me... davvero, più ci penso, e più mi pare semplicemente STUPIDA.. Se qualcuno voleva comprarsi questa edizione se la comprava anche se aveva già l'economica (è più probabile che non compri l'economica avendo già questa, quindi le copie vendute calano grazie a questa speculazione...). La Limited a Lucca per speculare potevano farla lo stesso, di cosa avevano paura, di finirla in tre ore invece che in due ore? Ma ammettiamo pure che esistano, da qualche parte, lettori che non avrebbero comprato questa edizione, e che la compreranno solo perché non riescono a resistere fino a Febbraio... la Bonelli ci guadagna... cosa? una differenza di prezzo di 30 euro a copia che tolte le percentuali del distributore e dei librai diventano meno di 15 euro? Meno di quello che prendono vendendo 8 albi regolari? E per questo FANNO INCA**ARE questi lettori? Perché e ovvio che se "costringi" qualcuno a spende per qualcosa che non avrebbe preso... poi non ti vorrà molto bene, no? E per me, ripeto, questi lettori saranno pochissimi. In compenso fai inca**are PURE TUTTI GLI ALTRI, tutti quelli che devono attendere febbraio. Ma ci pensate a che razza di capolavoro di MARKETING ALLA ROVESCIA stiamo assistendo? Questi ci stanno dando una storia di Tex disegnata da Claudio Villa, in (1) un edizione bellissima ad un prezzo, ripeto, davvero stracciato per questo tipo di edizioni, e (2) un edizione regolare ad un prezzo ancora più stracciato. Bastava che si fossero limitati a pubblicarle. Roba da fargli un monumento, e di far festa. Ma no, questi rinunciano alla festa, e architettano un piano davvero machiavellico (secondo loro, immagino) per "fregare" pochi spicci a chi non sa resistere ad un attesa inutile e artificiale che hanno imposto per specularci su, e per vendere un inutile "variant" che, come si è visto, nonostante fosse inutile se volevano potevano venderla ad esaurimento lo stesso. Davvero, sono quasi ammirato. Simili geni del marketing sarebbe capaci di farsi odiare da tutti anche se ci regalassero il filtro dell'eterna giovinezza. Ci vuole davvero talento, mica tutti ne sarebbero capaci...
  12. 4 points
    Tutto è cambiato? Sì, e un sacco di volte in questi settant'anni! Il signore massimo del cambiamento, quello che ha cambiato Tex più di tutti, che ha cambiato più volte persino il tipo di storie che si raccontavano, l'unico finora che ha fatto una vera e propria ret-con del passato del personaggio è... Gian Luigi Bonelli! il suo Tex non è mai stato fermo un attimo! Prima era un fuorilegge, poi un ranger IN INCOGNITO (questa spesso molti se la dimenticano, che Tex era noto come fuorilegge anche quando lavorava da tempo per i ranger), poi si sposa, poi abbandona i ranger e rimane vedovo e diventa di nuovo un giustiziere solitario (anche se gira con un indiano, Tiger, esattamente come... Lone Ranger, il cavaliere solitario. Evidentemente c'è proprio il vizio di non contare gli indiani, sono omaggio...), poi si scopre che ha un figlio, poi passano più di dieci anni fra una vignetta e l'altra (!!!!), (vi immaginate cosa sarebbe successo se ci fosse stato internet allora?), poi la struttura della serie diventa "tex con il figlio", poi quando sembrava che Kit avrebbe avuto una testata sua "Tex con Tiger", poi diventa "Tex con Carson" (anche qui... quanti, non leggendo da anni le vecchie avventure, o non rendendosi conto che ogni albo di Tex Gigante copriva in realtà 4 mesi di storie a strisce, non si rendono conto di quanto la "classica" coppia Tex - Carson sia arrivata tardissimo nel corso della serie, tanto che in realtà Carson è stato l'ultimo dei 4 pard a diventare davvero coprotagonista delle storie? Anche per Questo Kit Willer si chiama così,. all'epoca Carson appariva tanto di rado nelle storie che non c'erano problemi di omonimia...) "Vabbè, Diablero, va bene, all'inizio Tex cambiava un sacco da un avventura all'altra, ma erano i primi tempi, poi si è stabilizzato". A parte che l'effettiva "stabilizzazione" sul canone "classico" arriva dopo oltre 10 anni di storie (alla faccia del "periodo iniziale"), non sono state fatte altre modifiche dopo? Dici? E quando, vent'anni dopo, G.L.Bonelli cambia il passato del personaggio facendogli fare due volte la guerra di secessione? (per me semplicemente se l'era scordato, ma è stata la principale ret-con di tutta la serie di Tex). Quando viene introdotta la fascia di Wampum? Quando viene introdotto "il tesoro dei Navajos" per spiegare la ricchezza di Tex? (anni 70, eh, alla faccia del fatto che G.L. Bonelli non si rendesse conto che i lettori volevano più "realismo" e si chiedevano come faceva Tex ad avere tanti soldi...). Quando Dinamite scompare così, fra una storia e l'altra, dopo vent'anni di storie, senza alcuna spiegazione? "va bene, modifiche al personaggio di Tex, ma non è che da un albo all'altro cambiasse la maniera di raccontare le storie, non è che si passa dai gonnelloni al nudo integrale" Ah no? li hai mai letti gli albi non censurati? Hai fatto il confronto con i castigatissimi albi censurati? Davvero non c'era già stato un cambiamento in Tex per "adeguarlo ai tempi"? (all'epoca, per renderlo più bacchettone, baciapile e sessuofobo, oggi il contrario, oggi si torna di più al Tex originale non censurato da Sergio Bonelli) E il tipo di narrazione? Davvero non hai visto cambiamenti dai primissimi albi tutta azione con una sparatoria ogni 10 pagine (anche perchè un albo durava solo 32 strisce, meno di 11 pagine...), e quelli post-100 dove una singola conversazione poteva durare più di 11 pagine? "ma adesso si vedono cose che in Tex non si eranbo mai viste!" Come gli alieni? (numero 56), come qualcuno che batte Tex a duello? (numero 99), come un albo intero dove Tex non si vede per oltre 90 pagine, dedicate a riti infernali e a visioni di entità malefiche? (Il figlio di Mefisto), come nemici che si pentono e muoiono prima che Tex li raggiunga (una campana per lucero), come gangsters che vengono lasciati andare da Tex senza punizione a parte una "multa" per non compromettere il figlio (degenere) di qualcuno? (l'ultimo poker). Come storie ambientate in polinesia? (il tiranno dell'isola), come storie dove il protagonista è un cavallo? (silver star), come storie dove Tex aiuta dei criminali ricercati a sfuggire alla legge? (il cacciatore di taglie), come storie dove Tex si limita a fare da agente ad un vendicatore sovrannaturale, e non è lui a fare giustizia? (la Dama di picche) O storie dove Tex ordina a qualcuno, a distanza di assassinare a sangue freddo una persona e di far sparire il corpo? (il giuramento) NESSUNO ha mai cambiato Tex più volte di G.L. Bonelli Quello che è successo poi (e che è comunque un processo abbastanza naturale, che accade a tutti i personaggi una volta morti o ritirati i loro creatori, vedi anche i Paperi di Barks) è che il personaggio rimane "congelato" per decenni, nella situazione in cui il suo creatore l'ha abbandonato. anche se magari per il suo creatore quella non era per niente una situazione "stabile" ma l'avrebbe stravolto di nuovo di lì a poco... quindi il primo grande "snaturamento" di Tex è che ha smesso, negli anni 80, di essere una serie "viva", e si è congelata in un tipo di storie fisso e immutabile. PEGGIO ANCORA, a gestire questo "congelamento" c'era Sergio Bonelli, grande autore in proprio, ma che Tex... non l'ha mai capito, nè amato. A lui piacevano eroi fallibili, che facevano sbagli, si facevano fregare facilmente, erano tormentati dai propri errori... e vedeva Tex come uno "sbirro", abbastanza antipatico (come era antipatico a lui, suppongo) Quindi il "congelamento" non è avvenuto davvero sul Tex di G.L. Bonelli "finale", ma su una sua versione caricaturale: lo "sbirro ottuso che si fa fregare dal primo che passa, gira con le manette e dice che a lui non gliene frega nulla delle ragioni dei criminali, lui fa solo il suo lavoro" (controntare con il comportamento del Tex di G.L. Bonelli in "il cacciatore di taglie"). Oppure il "Tex che fallisce sempre, suda goccioloni che pare Paperino, fa morire tutti quanti e torna a casa con la coda fra le gambe" del Segno di Cruzado. Negli anni 80 invece dei tantissimi,continui cambiamenti di G.L. Bonelli, abbiamo un unico, ENORME stravolgimento del personaggio, che davvero... NON È PIÙ TEX. Non agisce come Tex, non parla come Tex, diventa pieno di dubbi, fa un sacco di sbagli, provoca più danni di quelli che risolve, chi si fida di lui va a finire male, etc. Non so, davvero, come hanno fatto tanti lettori a non accorgersene. io non avevo ancora vent'anni e il fatto che a scrivere fosse qualcun altro, e che questo qualcuno stesse scrivendo avventure di qualcuno che non era Tex, mi era chiarissimo. Mi incavolai tanto che quello fu il periodo in cui smisi di leggere Tex più volte (cioè, fu l'unico periodo della mia vita in cui smisi di COMPRARE Tex, e lo feci più volte, ad ogni storia-pacco con un Tex imbelle, ma ogni volta dopo un po' cedevo e tornavo a comprarlo. Rimanendo di nuovo deluso. Arriva a salvare Tex un barlume di speranza, un nuovo autore che riesce, DI NUOVO, a darci un Tex ottimista, sarcastico, intelligente, e avventure che appassionano invece di deprimere. Claudio Nizzi. Certo, è un "giallista", le storie diventano mere investigazioni. Praticamente spariscono tutti gli elementi sovrannaturali, si diradano un sacco le storie indiane, sono tutte "indagini", e Kit Willer (non amato da Nizzi) scompare per anni ed anni fra un apparizione e l'altra (e quando appare fa la parte della donzella in pericolo). Ma anche un Tex "ridotto" a questo modo, sul momento... è molto meglio dell'alternativa (il Tex deprimenti di Sergio Bonelli. Sono tutte e due grossi stravolgimenti di Tex, ma almeno Nizzi fa storie appassionanti...) Si scoprirà anni dopo che Nizzi doveva combattere continuamente con Sergio Bonelli che gli bocciava un sacco di storie e lo spingeva a fare solo quelle piu banali (quindi non è chiaro quanto della sovrabbondanza di "indagini" sia davvero da imputarsi a Nizzi e quanta a Sergio Bonelli), che c'erano 2-3 lettori "nolittiani" che scrivevano per lamentarsi ogni volta che Tex faceva una battuta o picchiava un criminale perchè "quello non è Tex, non piange!", e Sergio Bonelli le usava per dire con Nizzi che doveva ridurre quelle cose, che Tex non doveva vincere troppo, non poteva avere la meglio su più di un avversario, non doveva per forza salvare tutti, che doveva essere più triste, depresso, etc. Non sto qui a fare tutta la storia (che molti nel forum conoscono già benissimo) di come Nizzi ebbe una vera e propria crisi, un crollo psicologico che gli impedì di scrivere per più di un anno (ed è allora che, per necessità, finalmente Bonelli fa provare altri su Tex, fra cui Boselli), e quando tornò, non aveva più voglia di combattere. Anzi, per me pensava "ah, allora vuoi un Tex fallibile e umano e che non salva tutti? adesso te lo servo io..." E, per i successivi 200 albi di Nizzi, Tex viene sonoramente ridicolizzato. Ogni singola volta. Mentre Sergio Bonelli per me semplicemente NON RIUSCIVA a scrivere un Tex decente, Nizzi lo sa benissimo, ma sa anche come ridicolizzarlo. "ti catturerò, o non mi chiamo più Tex Willer! Ops, non l'ho catturato...". "Tranquillo, bambino, ti garantisco che nessuno ti farà del male! Ops, me l'hanno rapito sotto il naso, mentre io imploravo praticamente in lacrime i banditi di lasciarlo andare" "Ops, sono entrato in una stanza buia dove ho sentito uno sparo, c'è un cadavere per terra, ovviamente NON accendo la luce o controllo la stanza, mi chino a 90 gradi a prendermi la mia meritata botta in testa" Ci sono anche cose "simpatiche" Nizzi accetta i consigli dei lettori. Una volta gli scrivo (mandando la lettera alla Bonelli ma indicando che era per lui) "la prossima volta cosa farà, lo farà salvare da un vecchio paralitico". Guarda caso, nel successivo Texone, Tex viene salvato da un vecchio paralitico. (e non mi ha mai nemmeno ringraziato per l'idea!) (il lascito peggiore di questa "epoca di merda in faccia" per Tex, è che un sacco di lettori si sono talmente assuefatti a questo Tex, che QUELLO per loro è "il vero Tex", e se ci parli insistono che no, davvero, anche il Tex di G.L. Bonelli si faceva salvare ogni singola volta da un vecchio paralitico, da un bambino, da un cane, da una massaia di passaggio... non ti ricordi "uno contro venti", quando è rimasto tutto l'albo nascosto rintanato in un armadio mentre un gruppo di bambini dell'asilo lo salvava?) Qual è dunque "il vero Tex"? Quello VERO di G.L. Bonelli, vivo e vitale, che cambiava sempre (davvero, tornate a leggerlo, nella versione non censurata se la trovate, e leggetelo a sè stante, senza ripetervi il mantra "non è uguale a quello di Nizzi, non perde sempre, si vede che erano fumetti ingenui..."). Quello depresso e imbelle di Nolitta? Il poliziotto infallibile del primo Nizzi? L'ispettore Closeau dell'ultimo Nizzi? O quello "pum pum bang bang patatine fritte vecchio cammello tizzone d'inferno" di Faraci, ottimo per conciliare il sonno in caso di insonnia? In realtà, non esiste un "vero Tex", perchè ciascuno lo fa secondo la propria sensibilità di autore. E i Tex davvero peggiori e insostenibili si hanno quando si vuole costringere qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare (come nel caso dell'ultimo Nizzi). Ci sono autori assolutamente non adatti a Tex (Sergio Bonelli/Nolitta, Faraci, etc.) e quelli semplicemente Tex non lo dovrebbero fare. Boselli per me è adattissimo a Tex (erano letteralmente DECENNI che non mi divertivo così a leggere Tex), e con lui, finalmente, mi sembra di tornare a leggere un Tex "vivo" e vitale e non un santino in un cimitero. (parlo del Boselli ATTUALE, eh, che non sono sempre stato d'accordo con le sue scelte nel corso degli anni.... Chissà che legame c'è fra lo scrivere buone storie di Tex e la vecchiaia, anche G.L. Bonelli se ci pensi ha iniziato di colpo a scrivere le storie del "periodo d'oro" a 60 anni suonati, dopo vent'anni che già scriveva Tex...
  13. 3 points
    TUTTE LE MIGLIORI STORIE DI TEX PER CENTINAIO 001 - 100 101 - 200 201 - 300 301 - 400 401 - 500 501 - 600 601 - 700 Il tranello Tra due bandiere I ribelli del Canada La taverna sul porto Il passato di Carson I Lupi Rossi Sei divise nella polvere La gola della morte Sulle piste del Nord Tucson La città corrotta Delitto nel porto Athabasca Lake Salt River La voce misteriosa Il figlio di Mefisto Il clan dei cubani Nelle paludi della Louisiana Cercatori di piste Colorado Belle Tombstone Epitaph Sangue Navajo Diablero Gli eroi di Devil Pass La leggenda della vecchia missione L'uomo senza passato Puerta del Diablo El Supremo Pueblo Bonito In nome della legge Il marchio di Satana Le rapide del Red River Gli invincibili Intrigo nel Klondike La stirpe dell'abisso New Orleans Terra Promessa Giungla crudele La congiura Bufera sulle montagne Morte nella nebbia Luna insanguinata Incubo San Francisco Il ritorno del Carnicero Sioux Il presagio Omicidio in Bourbon Street I Rangers di Lost valley Il passato di Tex Il laccio nero I delitti del lago ghiacciato L'uomo con la frusta Le colline dei Sioux Missouri Il segno di Yama Vendetta indiana Mingo il ribelle Il colonnello Watson La Tigre Nera La maschera dell'orrore La mano del morto Jethro Terrore sulla savana El Muerto Fuga da Anderville Furia Rossa La grande invasione Un ranger per nemico L'ombra del Maestro
  14. 3 points
    Distinguiamo fra la fiction (la "realtà" dei personaggi) e le "regole" di una serie (ignote ai personaggi), che le due cose sono molto differenti ma quando si discute di queste cose si finisce sempre a fare confusione fra queste due cose. Tex è un uomo, non superman. Non è invulnerabile, e ogni volta che affronta un duello o una sfida, rischia di essere ucciso. Il fatto che ci si butti senza paura è quello che lo rende "eroico", se fosse invulnerabile o sicuro di vincere sempre sarebbe un prepotente sbruffone. Questo deve influire sulle scelte dei personaggi, concordo con borden quando diceva che Tex non può andare ad affrontare 20 avversari in campo aperto sapendo che se la caverà "perchè è l'eroe del suo fumetto", quella è la via della "metanarrazione ironica postmoderna" che è un nuovo modo per indicare storie ridicole e pallose. Essendo però Tex una serie a fumetti che vende molto, sappiamo (noi lettori, non lui) che non è possibile che venga davvero ucciso o reso incapace di proseguire le avventure. Però questa conoscenza, esterna alla fiction, è dannosa per il piacere della lettura. Se leggiamo una serie con lo sguardo ironico da "lettore di mondo che non ci casca", non siamo buoni lettori. il lavoro dell'autore sta nel farci dimenticare di stare leggendo una serie a fumetti (per quanto possibile) e farci immergere nelle vicende dei personaggi mentre le leggiamo, e il lavoro del lettore è nel rendersi disponibile a farsi prendere dalla lettura. Questo a grandi linee, poi è ovvio che logiche commerciali e fiction si influenzano l'un con l'altra. Il fatto che Tex vince sempre non può non renderlo famoso e temuto in fiction (notare comunque che ai tempi di GL Bonelli, TEX PERDEVA, ma sempre "fuori scena": quante volte nelle sue storie diceva cose tipo "abbiamo sudato sangue per tre mesi dietro a quei razziatori ma ci sono sfuggiti!"? Diverse storie iniziano così, o ci sono riferimenti nei dialoghi: l'idea è che il fumetto sia una "selezione" delle avventure di Tex, quelle "migliori", e le volte che passa tre mesi a cercare dei razziatori e ne perde le tracce non ce le fanno vedere) Una delle cose che a furia di vederla nel fumetto ormai si è imposta come caratteristica del personaggio, è che Tex non può perdere uno scontro LEALE. Questo non vuol dire che Tex è invincibile e nessuno al mondo può batterlo. Come nel caso dei razziatori citati prima, come nel caso delle volte in cui Tex va a mignotte fra un'avventura e l'altra, come le scene in cui avranno da fare i loro bisogni corporali la mattina prima di mettersi a cavallo, così le volte in cui Tex incontra qualcuno che gliele suona in uno scontro leale non ce le fanno vedere, o perchè sono avvenute "fuori scena" o perchè "per puro caso", quelle persone non hanno mai menato Tex (tanto per fare un esempio, per me Pat MacRyan sarebbe in grado di battere Tex, ma non ha motivi per menarlo...). Il motivo per cui queste cose (razziatori, sesso, bisogni corporali e gente che mena Tex) possono avvenire solo fuori scena, è SEMPRE LO STESSO in ciascuno di questi casi: Tex non va mai ridicolizzato, sminuito, rimpicciolito, umiliato. (e infatti, sia Nolitta che Nizzi hanno "violato" diverse volte questa "regola", e Tex ogni volta ne è risultato sminuito e irriconoscibile) Ma anche tenendo conto di questa "regola"... il termine "scontro leale" è molto lasco e interpretabile. NON vuol dire che nessuno può battere Tex a pugni, vuol dire che quel qualcuno, per riuscirci, o usa trucchi, ho ha un vantaggio dato dalla situazione, oppure lo scontro "non è leale" anche in altri sensi: è perfettamente possibile mettere in una storia una persona tanto forte e massiccia che Tex non lo possa battere a mani nude... basta che la sua stazza sia così enorme, che il lettore lo percepisca come "non normale", sovrumano, e quindi lo scontro non è leale. Quando serve che Tex le prenda e venga magari stordito a catturato, insomma, le maniere sono tante (dall'azione di eventi casuali a trucchi o a quello che è successo a Tex prima o al tipo di avversario) che davvero, se uno sceneggiatore SCEGLIE di non usarne nessuno, è chiaro che lo fa per EVIDENZIARE la sconfitta di Tex. Cioè sminuirlo. Ma questa è la volontà di QUELLO sceneggiatore, non è assolutamente un "limite" per qualunque generico sceneggiatore che voglia far stordire o catturare Tex, visto che di maniere ce ne sono innumerevoli. (e questo permette anche di gettare nella spazzature lamentele tipo "come si fa a fare una storia con un personaggio che vince sempre?", visto che quei personaggi sono stati scritti per secoli da migliaia di autori senza tanti problemi e fisime...)
  15. 3 points
    A parte il giudizio su Grecchi (conosco troppo poco la sua produzione per giudicare, e quella storia di Mister No non me la ricordo più) devo dire che per quel poco che ho letto dei "classici" della Universo, e molte altre case editrici dell'epoca... GL Bonelli era modernissimo al confronto. Proprio nel "linguaggio" fumettistico, non solo nelle trame. Le prime storie di Tex possono apparire datate oggi ma se le mettete a confronto di cose pubblicate da altri editori anche dieci anni dopo, sembrano cose di secoli diversi. Il linguaggio è molto più diretto, secco, e allo stesso tempo colorito e inconfondibile (e lo aiuta anche il fatto che pure Galep era un disegnatore molto più "moderno" e "americani" di tanti altri più famosi all'epoca. È molto più moderno anche del resto della produzione Bonelli (persino di quella scritta da GL Bonelli, ma con altri disegnatori, magari tecnicamente molto bravi ma... non sono Galep), almeno fino alla Storia del West e al momento in cui Sergio Bonelli fa il salto di qualità dopo le prima prove. Dei fumetti di produzione italiana degli anni 40 e 50 gli unici altrettanto "moderni" (per l'epoca) sono Blek e Miki, e hanno trame molto più leggere e semplici, molto più basate su gag e scenette (non so gli altri, ma io quando leggevo qualche Capitan Miki lo facevo per ridere con Salasso e Doppio Rhum, mica per l'intreccio avventuroso...) Se da una parte l'enorme successo di Tex non ha spiegazioni semplici (e per me molta importanza ha anche il formato della serie gigante), dall'altra chi dice "che non ha spiegazione" dovrebbe semplicemente leggersi di fianco una delle storie di GL Bonelli e le storie pubblicate contemporaneamente dagli altri editori, mi sa che qualche spiegazione la vede... Oggi, credo che il problema principale del trovare scrittori per Tex è che, fra fanzinari, "artisti di rottura" (non diciamo di cosa...), ironici post-moderni citazionisti e Intimisti Sofferenti, l'Avventura Classica non la sa più scrivere quasi nessuno. Ma mi sa che all'epoca c'era il problema opposto, non era facile trovare sceneggiatori abbastanza "moderni" per Tex...
  16. 3 points
    (non si possono dare i like a borden, quindi ci si arrangia in maniera artigianale...)
  17. 3 points
    Esatto. Quando ho letto che i disegni dei primi 30 numeri di Tex sono i peggiori di tutta la serie, è come se avessi ricevuto un cazzotto. E' vero. Però per me sta nella semplicità la bellezza di quei disegni, che in me hanno suscitato tante emozioni. Io non li cambierei neanche con i disegni del bellissimo Texone di Villa. Semplicemente non si possono paragonare cose così diverse. Senza nulla togliere all'eccellente lavoro del maestro Villa.
  18. 3 points
    La tua ironia non attacca, Diablero, soprattutto con me. Nel suo libro, Guida alla fantascienza, Asimov parla che nelle fanzine degli anni Trenta gli aficionados di science fiction disquisivano caparbiamente su astronavi e androidi per mesi interi, fino al punto di raggiungere livelli di puntigliosità che avrebbero messo a dura prova la pazienza di Giobbe. Insomma, lui parlava degli antenati dei simpatici nerd visti nella sit comedy The Big Bang Theory. Questo per dire che io non ho proprio l'intenzione di continuare per altre quindici pagine nel parlare di come avrebbe agito Tex, di come Tex non si fa mai trattare da fesso, delle mutande, e bla bla bla bla bla. Si capisce, e chi ha letto il mio post precedente l'avrà sicuramente capito, che mi basavo su quanto orchestrato da Nizzi per quella SEQUENZA specifica. Non entro nel merito, non dico che doveva agire diversamente o modificare, oppure SE utilizzare o no un ostaggio. Era, quella di Nizzi, una scelta narrativa, e, come ha confermato il Bos, una scelta plausibile e tale resta, ossia: Tex che FINGE e fa la COMMEDIA. E' un espediente utilizzato nella fiction, nei film, nelle serie televisive: l'eroe minimizza perché impossibilitato, momentaneamente, nell'agire, e si ritira per poi intervenire massicciamente in seguito. Nizzi poteva agire diversamente? Certo. Ma mi chiedo: decidi TU? Rispondo io: NO. E sei stato libero di esprimere la tua opinione (alleluia). E ancora: Boselli ha convalidato la sequenza incriminata. Insomma, non gliel'ha fatta riscrivere a Nizzi, ergo l'ha ritenuta idonea, quindi per lui andava bene. Non me lo vedo Mauro tergiversare e farsi dei problemi. Credo che avrebbe di certo fatto modificare a Nizzi quella scena, gli avrebbe detto di correggere il tiro se essa minava alla integrità del personaggio e alla sua storicità, ma non l'ha fatto. E' un dato di fatto INOPPUGNABILE che dimostra che nessuno ha ragione. SOLO il curatore. Però tu continui e perseveri perché ci vuoi dire che: - Nizzi non sa sceneggiare - Nizzi deride Tex mettendolo in scene surreali (della serie "slacciamolo il cinturone") L'hai detto? Amen. Perciò sarebbe bello che Nizzi intervenisse. Così potrebbe spiegare le sue scelte. Sarebbe democratico e bello. Ah, tu scrivi: E sì, specialmente se non si ha chiaro cos'è una storia, e il fatto che sono create dagli sceneggiatori.... Innanzitutto, quei quattro puntini sospensivi gridano vendetta (ma ti sarà scappato, però visto che fai le pulci a Nizzi, consentimi di farle a te 😁). Comunque non entro nel merito di questa tua affermazione perché non è argomento del topic. Sii rispettoso, amigo, visto che qualche post precedente mi hai fatto la verginella che in questo forum non rispettano abbastanza la TUA opinione...
  19. 3 points
    Sono sicuro di aver già espresso questo concetto che può sembrare strano e sicuramente poco tecnico. Uno scrittore può essere bravissimo ma trovarsi in difficoltà dentro un universo che non ha contribuito a creare (tanto di cappello a chi ci è riuscito) Se invece si trova a costringere il protagonista a non essere più se stesso per portare avanti ciò che si è prefissato difficilmente realizzerà una bella storia. Chi riesce a entrare in sintonia con i personaggi, avrà un grande privilegio: loro stessi gli suggeriranno l'azione e i dialoghi!
  20. 3 points
    Ho recuperato oggi il Tex di Nizzi e questo albo. Nizzi lo lascio per il fine settimana, quando avrò anche il secondo albo a disposizione, è un eternità che non mi leggo una storia del mensile completa. Ho preso anche il maxi, questo però non so quando lo leggerò. Prima devo leggermi l'altro di Cossu, quello dell'altr'anno. Comunque venendo a questo albo, visto che ne devo parlare, che dire ? Boselli l'ha rifatto. Un'altra storia senza sbavature che è solo alle prime battute ma che potrebbe iscriversi come il primo vero e proprio capolavoro della serie, se questo non fosse, in larga parte, un titolo già ascrivibile alla precedente storia con Lily e Mefisto. Vedete, qualche anno fa, quando questa nuova serie era in programma e non era ancora uscita in edicola, tra me e me mi ripromettevo di valutare le storie degli anni 40 e degli anni 50 cui sono legatissimo e devo dire che consideravo un po' scetticamente questa collana che, vista con gli occhi di allora, sembrava una mera riscrittura intervallata da nuovi episodi in quella salsa. E invece oggi devo ricredermi, questi primi venti albi non hanno nessun cedimento e non solo rivaleggiano con quei classici, sono nettamente superiori. C'è un gran savoir faire da parte del curatore ma anche di Pasquale Ruju che ha scritto due delle sue più belle avventure, questa collana poteva essere un fallimento e invece fa divertire gli autori e fa divertire i suoi lettori. E in più ci sono delle copertine che sono una più bella dell'altra. probabilmente è una delle cose più belle pubblicate oggi dalla Bonelli, peccato per i dati di vendita che non sono pari al gradimento. Rubini strepitoso.
  21. 3 points
    Ragazzi, chilometri di parole e alla fine ognuno rimane sulle sue posizioni. Se Tex dopo 70 anni è ancora sulla breccia il merito è di tutti, sceneggiatori e disegnatori. Io sono cresciuto con il Tex di G.L. Bonelli: ricordo ancora il primo Tex che ho comprato: “il figlio di Mefisto”, prima non potevo permettermi le 200 lire per l’acquisto e lo leggevo a casa degli amici e dei cugini. Leggendo pure Zagor mi è poi piaciuto anche l’altroTex, quello di Nolitta (i crediti erano sempre di GLB ma fin dalla prima pagina si capiva chi ne era l’autore), poi fortunatamente è arrivato Nizzi che ne ha garantito per anni l’uscita mensile nelle edicole continuando la tradizione di GLB ed alternando storie capolavoro ad altre meno riuscite. Ma sempre storie di Tex! E adesso state a discutere quante volte Tex abbia mangiato patatine e bistecche alte tre dita e quante volte Carson abbia “mangiato” con gli occhi le ballerine del saloon! Dobbiamo capire che ogni autore è poi figlio del suo tempo e i conti si fanno sempre con i numeri del venduto. Adesso grazie a Boselli Tex è più vivo che mai. Penso che Mauro sia riuscito ad accontentare un po’ tutti: i tradizionalisti di GLB ( che poi sono quelli come me che rappresentano lo zoccolo duro: hai voglia a convincere i ragazzi a leggerlo! Io ci ho provato con i miei figli ma è stata una partita persa, anche se la casa era piena di fumetti) e quelli più al passo coi tempi che vogliono un Tex nuovo che, soprattutto nella serie Tex Willer, abbia delle avventure galanti e che si vedano anche i letti disfatti e qualche tettina. GLB diceva che queste cose avvenivano tra una vignetta e l’altra, ma capisco che i tempi sono cambiati e non c’è certo da scandalizzarsi come fa qualche “purista” di Tex, purché tutto resti entro certi limiti. Insomma ragazzi W Tex e un grande grazie a GLB, Nolitta, Nizzi e Boselli (senza dimenticare Berardi il sommo, Segura, Faraci, Ruju e speriamo anche nei nuovi giovani autori che si stanno affacciando) che, ognuno col suo stile e nel suo tempo, hanno permesso quello che tutti noi vogliamo: leggere ogni mese le avventure di Tex e per qualche ora dimenticare la pandemia e i problemi di ogni giorno.
  22. 3 points
    Come hanno detto già altri, la fine di un epoca. Nelle davvero sorprendenti lodi in diversi post precedenti (questo il "vero Tex"? Solo se Tex l'hai sempre letto su Zagor e credi che giri con la scure...) prima o poi salta quasi sempre fuori che chi lo scrive ha iniziato a leggere Tex con Nolitta, magari proprio con questa storia. E Allora è chiaro che se già le prime volte che ti hanno presentato Tex te ne hanno presentato uno fasullo che fa l'opposto di quello di G.L. Bonelli, ecco che questo Tex "fasullo come una banconota falsa" (come ben dice Ymalpas) diventa "il vero Tex" e quello di G.L. Bonelli una roba immagino superata, con quel ranger che si permette di saper giudicare gli uomini, non è un bastardo ottuso e prepotente, non si fa piccionare da tutti, e soprattutto gira senza manette... Quando lessi questa storia avevo 12 anni ma leggevo Tex da prima che imparassi a leggere (credo di aver imparato a leggere da bambino sugli albi di Tex, mia madre si ricorda quando andavo da lei a farmi spiegare cosa voleva dire una parola...). Con il Tex di G.L.Bonelli ero cresciuto, era il mio personaggio preferito. Il mio giudizio critico su questa storia, per quello che posso ricordare oggi, fu "questa è una merda". Era chiaro che non poteva essere opera di G.L.Bonelli (con il senno di poi, tanti indizi avrebbero dovuto indirizzarmi su Nolitta, ma Nolitta su Zagor era bravo, quindi sospettai piuttosto che avessero preso il primo scalzacani di passaggio, che non doveva aver mai letto un albo di Tex in vita sua). Soprattutto, provai un indicibile DISGUSTO per il protagonista. Perché il problema principale, di questo Tex, è che è DISGUSTOSO. E lo era SPECIALMENTE negli anni 70! Oggi, un sacco di lettori anche di Tex tendono molto a "legge e ordine", votano a destra, vorrebbero molta più polizia nelle strade. Ma quella storia è uscita nel 1976! Quando l'argomento di punta nei dibattiti era la brutalità della polizia. Era stata appena istituita la Legge Reale, era stato introdotto il fermo di polizia, solo due mesi prima dell'uscita in edicola un diciottenne era stato ucciso dalle revolverate della polizia durante una manifestazione di sinistra, e due mesi prima ancora un ventiseienne era stato travolto e ucciso da una camionetta dei carabinieri. C'erano manifestazioni praticamente tutti i giorni contro la brutalità della polizia! Io all'epoca ero troppo giovane per seguire la politica e la cronaca, probabilmente se mi avessero chiesto cos'era la legge Reale non avrei saputo rispondere, ma ero influenzato dal clima culturale come tutti: oggi, forse qualcuno potrebbe pensare che Nolitta descrivendo Tex in quel modo volesse rappresentarlo come "integerrimo", ma è una lettura che non trova riscontro in come è scritta la storia: è chiarissimo, e all'epoca lo era ancora di più, che Tex è descritto come un personaggio NEGATIVO, Uno SBIRRO ODIOSO CHE ABUSA DEL SUO POTERE PORTANDO ALLA MORTE UN GIOVANE INNOCENTE. Il disprezzo dell'autore tracima da ogni pagina, nella maniera arrogante di parlare, accentuata dal fatto che subito dopo venga piccionato. Dal disprezzo che TUTTI in questa storia provano per lui, con tutto un primo albo in cui tutti quanti (non solo i delinquenti) quando lo vedono gli augurano di morire ammazzato al più presto. Davvero, non capisco come qualcuno, leggendolo all'epoca, non avvertisse come venga posto in "negativo" il personaggio. Il TEMA della storia è che questo personaggi, alla fine, PRENDE COSCIENZA DELLA SUA IMPOTENZA, DEL FATTO CHE NON SERVE A NIENTE E FA SOLO DANNI! (`e questo viene ribadito anche nel "cappello" finale con il commerciante,) Questa alla fine è una storia che rappresenta perfettamente il suo tempo. Nolitta che già su Zagor e Mister No trattava temi anche politici, qui entra nel dibattito politico nazionale dell'epoca, e si schiera decisamente a favore dei ragazzi nelle strade che venivano trattati come "delinquenti" dai media e bastonati dalla polizia. Questa storia è la storia di un "celerino" che si trova a parlare, per la prima volta, con un giovane accusato di colpe che non ha mai commesso, "incastrato dal sistema", e che viene poi giudicato e condannato senza essere ascoltato. È la presa di coscienza di un agente di polizia, nell'Italia degli anni 70. E vista come tale, è anche una bella storia (ovviamente, sono stato in grado di fare questa lettura dell'opera solo quando l'ho riletta vent'anni dopo, all'epoca avevo 12 anni e capivo solo che come storia di Tex era una merda...) La cosa imperdonabile è che per interpretare la parte del celerino ottuso e prepotente, tutto leggi e regolamenti e che non vuole ragionare, perchè ci pensano i suoi superiori a ragionare per lui... ci mette Tex Willer. L'eroe anarchico (secondo le dichiarazioni stesse del suo creatore) che se ne è sempre fregato di leggi e di regolamenti, amato da tutta la brava gente, e che per far avere giustizia ai suoi Navajos era stato disposto a dichiarare guerra agli Stati Uniti... Io ancora mi chiedo... Nolitta con Tex ci era cresciuto. Come poteva avere quella visione del personaggio? Credo che ci siano di mezzo relazioni famigliari e personali che non sapremo mai, che hanno pesato molto di più del mero "rispetto del personaggio". In ogni caso... quel Tex era disgustoso. Era il "villain" delle sue stesse storie. Io che con Tex c'ero cresciuto non potevo tollerare quello che ne faceva Nolitta. Prima di questa storia, ero un lettore fanatico di Tex che rileggeva più e più volte ogni albo in attesa del successivo, e che aveva risparmiato persino sulla paghetta per potersi comprare tutti gli albi pubblicati (saltavo la merenda delle volte se non potevo aspettare di leggere il seguito di una storia, era l'epoca in cui le edicole avevano tutti gli arretrati, mi tenevo la fame e con i soldi comprato Tex...). Meno di due anni dopo, ero un ex lettore di Tex. Questa e le successive storie di Nolitta mi avevano disgustato al punto da smettere di leggerlo e comprarlo. Poi ripresi (ma dopo più di 6 mesi di pausa, recuperando poi gli arretrati), trovai una storia di G.L.Bonelli ricominciai a comprarli, poi arrivava una storia di Nolitta e rismettevo (non ricordo più gli albi esatti e quante volte smisi e ricominciai prima dell'arrivo di Nizzi, ma erano parecchie. E sì, pur con tutte le colpe che posso dare a Nizzi per gli ultimi vent'anni di storie, è verissimo che all'epoca almeno per me, salvò Tex. lo salvò da un destino peggiore della morte, perchè piuttosto che vedere pubblicate su Tex altre storie come questa o come Il Segno di Cruzado, era meglio chiuderlo...
  23. 3 points
    Concordo. Guardate anche solo le espressioni a pagina 67. È ovvio che sta facendo finta, e Tex lo sa benissimo. "vuoi un fazzoletto per piangerci dentro?" "tienilo pure, Caino, Ti servirà per nascondervi vergogna e rimorsi, quando mi avrai visto sparire per sempre fra le rapide del Colorado!" "Il che non potrà accadere, Fratello." "E perché mai?" "Hai dimenticato di avermi raccontato che una vecchia zingara ti ha predetto che saresti morto di vecchiaia?" "Ma quella bruja non immaginava che amici infidi mi avrebbero trascinato in un guaio del genere!" Questo non è un dialogo fra una persona davvero spaventata e qualcuno che cerchi di rassicurarlo. Se Carson fosse davvero spaventato non ci farebbe battute sopra. Fa la commedia, fa il pessimista per prendere in giro Tex e Tex a sua volta prende in giro lui, ma nota che nessuno dei due ha il minimo dubbio che Carson si possa davvero tirare indietro. Notare che Carson è DAVVERO preoccupato, qualche pagina dopo, quando si trovano con più calma davanti ad un caffè, e discute più seriamente con Tex sull'opportunità di seguire quella strada, ma all'insinuazione di Kit si arrabbia subito. Cosa noto? 1) Che Carson si becca le battute di Tex tutto il giorno senza fare una piega, anzi ribatte colpo su colpo. Sono due vecchi amici di tante battaglie che ne hanno viste tante insieme, sempre sfottendosi a vicenda. Ma quando lo fa Kit... Carson reagisce diversamente. Kit è ancora un ragazzino, che cerca di imitare suo padre, anche negli sfottò a Carson. Ma lui non è Tex, e Carson non accetta da lui le battute che accetta da Tex. Sono piccoli dettagli, che sfuggono magari ad una prima lettura, che fanno capire quanto fossero "veri" questi personaggi per GLBonelli, e come li conoscesse come il palmo delle sue mani 2) Che nel momento in cui Carson sta davvero discutendo con Tex dell'opportunità di scendere il fiume, lo fa con tutto un altro tono. Le geremiadi e il pessimismo sono per le battute scherzose, ma in quelle due-tre vignette in cui fa presenti a Tex i pericoli reali, è serio e calmo. Poi, una volta rassicurato da Tex... ricomincia con la commedia! Un altro dettaglio significativo a pagina 83-85. Carson come sempre fa la commedia del poveretto costretto a fare faticacce dal suo pard schiavista, ma stavolta anche Tex è d'accordo con lui e dice che passeranno la notte a Lees Ferry. Ma lì incontrano proprio il capo del piccolo villaggio che stanno cercando, che gli propone di ripartire subito con lui. Che dice Carson? "Sarebbe tempo guadagnato, se si deve arrivare a quel posto con una certa fretta" Quando nelle storie di altri autori si vede Carson che vuole mangiare bistecche o dormire in un letto a costo di perdere tempo, appare subito chiaro che questi autori non conoscono il personaggio. Stanno scimmiottando i soliti scambi di battute fra i pards, ma senza capire come e quando li usava GLBonelli. Carson fa la parte della povera vittima tartassata quando è già chiaro, anche a Tex, che in realtà fermarsi è la scelta migliore (come all'inizio di questa scena). Ma non rallenta il gruppo a costo di mettere in pericolo altre persone, e qui anzi è lui stesso a dire a Tex che si potrebbe proseguire. P.S.: Parlando di autori che utilizzano elementi delle storie di Tex senza capirli... una cosa chiara sin dalla prima storia che ne ha parlato, "Dugan il bandito", è che i bianchi non devono sapere che c'e l'oro nelle terre dei Navajos, e quindi, IN QUELLE STORIE, NESSUNO DEI BANDITI DEVE USCIRNE VIVO. In questa storia viene ribadito dal dialogo fra Tiger e il suo "vice", e anche nel dialogo fra Tex e Carson prima dell'agguato, mentre Carson vuole farli secchi subito, Tex vuole "dargli la possibilità di morire con le armi in pugno". Cioè, LA POSSIBILITÀ DI MORIRE COMBATTENDO, ma assolutamente NON di salvarsi. La ritrosia di Tex nello sparare a persone che si sono già arrese si vede anche nel metodo che usa alla fine per liberarsi di loro, ma che sia una necessità, ne sono tutti consapevoli. Confrontate questa consapevolezza con la faciloneria con cui Nizzi nel numero 500 fa promettere a Tex (a banditi che hanno scoperto lo stesso luogo scoperto dalla Banda Dugan e che hanno profanato la tomba di Lylith) che chi si arrende "avrà salva la vita", e infatti uno dei banditi viene risparmiato. Ma non è un problema se in penitenziario svelerà a centinaia di assassini il suo segreto, dopotutto Nizzi gli fa dire ad inizio storia che "tutti sanno che c'è l'oro nei monti Navajos"... 🙄
  24. 3 points
    Mi pare il minimo! E poi in ginocchio sui ceci a chiedere perdono alla Regina della Notte! Per me è proprio il mistero che avvolge i due avversari a rendere indimenticabile questa storia, costruita tutta sulle atmosfere e non sull'intreccio. Qualunque spiegazione non potrebbe che banalizzarli. GL Bonelli sapeva una cosa molti autori attuali hanno dimenticato: che un mistero è sempre più affascinante della sua soluzione! Ovvio che un lettore attuale, abituato a vedersi spiegato tutto tre volte, rimanga spiazzato, si aspetta fino alla fine che ci sia uno spiegone finale che chiarisca ogni mistero... e non c'è! Cosa spinge Mitla? Odio. Si vede chiaramente che odia quella tribù Apache, anche nella diversa maniera in cui parla di loro con disprezzo ("quegli stupidi apache") rispetto ai bianchi. Lei e Guaimas hanno "antichi rifugi sulla Sierra Madre", ma sono venuti lì solo per uccidere più Apache possibile (e lì Mitla ha scoperto le rovine del tempio di Esmeralda, con i suoi fiori maledetti, e anche questo è un mistero: sono legate o le ha scoperte per caso?). Ma perché quest'odio? Vendetta personale per qualcosa che le hanno fatto? Ma nessuno la riconosce, e come si vede dal fatto che non cambia aspetto dopo la morte, come tante streghe viste prima nella saga, indica che è DAVVERO giovane: una ragazzina ma con poteri notevoli, che ha viaggiato fino a lì per uccidere più indiani possibile e poi ritornare agli "antichi rifugi". Perché "antichi"? Forse è una vendetta ancestrale, forse il torto subito da parte degli Apaches risale a generazioni precedenti. E anche lo strano "cappello finale", tutte quelle pagine dedicate alla conversazione fra lo stregone e il Morisco, dopo che tutti i "cattivi" sono stati eliminati, da una parte prolunga la strana atmosfera della storia, come un incubo da cui ci si risveglia lentamente, dall'altra mostra la distanza che c'è fra lo Stregone e il Morisco, che è uomo di scienza (e si capisce che GL Bonelli sta dalla parte dello stregone, mentre le spiegazioni "scientifiche" del Morisco suonano insufficienti e inadeguate, mentre il corpo del Diablero sta bruciando vicino a loro. Ma c'è anche la descrizione di altri assalti, altri omicidi, altri "diableri". Fanno intuire una vendetta senza fine, generazione dopo generazione. Ci sono stati altri Diableri, altre regine della notte. Altre forse ce ne saranno in futuro. Mosse dall'odio verso di loro, per cose che non ricordano più. Come una terribile maledizione che si abbatte su di loro generazione dopo generazione, ancora più spaventosa per il fatto di non conoscerne la ragione. E per quanti Mitla sia malvagia, è comunque una ragazza praticamente disarmata che affronta i quattro pard con la sua astuzia e le sue conoscenze. E si dimostra molto più pericolosa di tanti altri avversari di Tex. È una partita mortale fra lei e Tex giocata TUTTA sull'intelligenza. Tex non può affrontarla con sganassoni o estraendo più rapidamente di lei. Lei non sa niente di loro, nemmeno chi sono, non sa che sono loro ad aver sconfitto Esmeralda, sa solo che sono un pericolo per lei e Guaimas. Anche i pards non sanno nulla di lei, non avendo nemmeno incontrato lo stregone il Morisco. Diventa una sfida di astuzie e deduzioni. Lei che uccide la loro guida per rallentarli, nascosta tanto da risultare praticamente invisibile. Tex che deduce dove si è nascosta e la fa seguire. Lei che non si fa fregare a scopre di essere seguita, e fa un nuovo agguato, sventato dalla prudenza di Tiger. Fa perdere le sue tracce con un percorso rischioso e assurdo, e Tex la segue lo stesso. Li fa assaltare dai lupi, e come si salva Tex? Con l'intelligenza, prima prevedendo l'attacco e trovando un punto in cui difendersi, e poi sfruttando la scarsa intelligenza dei lupi per attirarli in trappola (anche questo è un elemento ricorrente nella storia, Mitla sembra essere estremamente intelligente, ma deve servirsi di animali e di Guaimas, guidati dall'istinto, che soccombono davanti all'intelligenza dei pards, del Morisco e dello stregone) E poi una nuova astuzia, con il sabotaggio del ponte, e Tex che ancora non si ferma, piuttosto che tornare indietro prosegue a piedi, implacabile. Mitla non viene sminuita dal fatto che passa gran parte della storia a fuggire. A conti fatti, è una ragazza disarmata contro i quattro pards + un ufficiale dell'esercito. E li mette più volte in scacco. La sua letalità viene sottolineata più volte (e l'ufficiale paga molto caro l'errore di sottovalutarla), e alla fine, nella sua ultima fuga verso il tempio in rovina, meditando vendetta ritiene di poter uccidere i pards, a distanza, con un rituale e dei fiori. Qui GL Bonelli non solo ci fa capire quanto sia davvero potente e quanto l'odio l'abbia resa imprudente nell'affrontare personalmente i suoi nemici, ma anche che la corsa finale di Tex e pards per prenderla non è una caccia ad un avversario ormai sconfitto, ma è, anche se non lo sanno, davvero una corsa per la loro vita. Alla fine, la morte di Mitla è un altra scena magistrale del vecchio Bonelli (che quando scriveva queste storie aveva 63 anni, ed invece di fossilizzarsi era suo periodo più innovativo e migliore). Che la "cattiva" di sesso femminile non potesse essere uccisa dai pards era ovvio (anche se Tiger ci tiene a dire che lui non si farebbe problemi.. grande Tiger, oggi si scandalizzano se si azzarda a tagliare teste... è chiaro che l'editore non glielo avrebbe permesso). Poteva fuggire (così c'era un altra arcinemica buona per altre tot avventure, in cui magari "svelare i suoi misteri"), ma Bonelli all'epoca aveva tante buone idee che non aveva bisogno di riciclare gli avversari (e infatti sono rarissimi i "ritorni"...), o magari poteva cadere vittima di qualche forma di "giustizia poetica" come tante altre cattive di storie precedenti, uccisa da una sua trappola o da una sua arma. O poteva suicidarsi per non essere catturata, come Eugenia Moore o Satania. No. Mitla scivola. Fa un piccolissimo errore, per la fretta, per la rabbia, tante volte in precedenza ci era stata federe affrontare i pericoli di quella stanza sotterranea, Bonelli aveva ripetuto più volte come si muoveva con cautela, e qui ci fa vedere cosa rischiava ogni volta, avventurandosi da sola in quella palude scivolosa infestata di serpenti velenosi. Un piccolo errore, non giustizia divina ma un istante in cui la sua terrificante sicurezza mostra uno spiraglio di umanità. Mitla muore perché, nonostante tutti i suoi poteri, la sua rabbia, le sue conoscenze, è umana e fa un errore. E la sua fine la rende sempre più umana, mentre la vediamo arrancare, al buio (il disegno ovviamente non può mostrare il buio, avremmo la vignetta completamente nera, ma la sua torcia si è spenta ed è in un sotterraneo). non vede dove va, inciampa, chiede aiuto per salvarsi, prima alle potenze delle tenebre, e poi, futilmente, al fratello già morto. Per tutta la storia non l'abbiamo vista fare altro che odiare e uccidere, nonostante il suo aspetto abbiamo visto quanto sia spietata, potente e pericolosa, e NON È assolutamente uno di quei "villain" in chiaroscuro, dall'infanzia difficile e dalle mille scuse che ci fanno vedere oggi. Eppure, quando questa spietata e malvagia ragazzina dal cuore nero muore, non possiamo non essere tristi, alla fine siamo nel buio con lei a sperare che ce la faccia a raggiungere quella danna borsa della medicina che ha lasciato all'ingresso... Una storia tutta d'atmosfere e di emozioni, in un atmosfera da incubo e da racconto horror, in cui alla fine nessuno sembra davvero "vincere" e provi pietà per la spietata assassina. un altro esempio della straordinaria potenza di questo media, il Fumetto, nel trasportarti nelle vicende che racconta, quando è fatto da autori bravi.
  25. 3 points
    Non hai nemmeno letto la storia..... 😲 ...ma ti scagli contro ogni critica a prescindere, perchè non si può criticare Nizzi.... 💔 ...OK, ragazzi, possiamo chiudere il forum, Nizzi si ama e basta, chi non lo fa vuol dire che è prevenuto. Non occorre nemmeno leggere le storie. 😻 (in effetti per tapparsi le orecchi e dire "non è vero, non è vero, non è vero" non occorre leggere niente...)
  26. 3 points
    Diablero diici il vero quando affermi che la grande differenza tra certe "picconate" di un Sergio Bonelli e certe "piccionate" di Claudio Nizzi sta nella qualità delle storie che hanno scritto. A me Nolitta piace molto anche su Tex, è un Tex diverso, "umano", ma le storie sono davvero accattivanti e diverse si possono mettere tra i capolavori della serie. A ben vedere il grosso problema di Nizzi è che nella fascia 500 non abbia mai provato veramente a scrivere storie come faceva vent'anni prima, o meglio ci ha provato due o tre volte, "Il grande viaggio", Athabasca lake" e il ritorno mutilato della "Tigre Nera", storie passabili ma certo non i picchi della sua produzione. Di altre storie lunghe non sappiamo, certe furono probabilmente cestinate sul nascere. Tutto il resto delle sue storie resta confinato in due albi che furono una precisa scelta editoriale venuta dall'alto perché con le vendite in calo si riteneva che storie compatte di due albi fossero più fruibili per i lettori perduti o i nuovi, quando guardando invece alle storie degli anni ottanta osserviamo un Nizzi a cui piaceva veleggiare sui tre e più albi. Anche le sue storie più belle della fascia 400, a ben guardare, sono quelle più lunghe fino a "La maschera dell'orrore" che chiude il centinaio. Cio' che mi preme sottolineare è come il peso di certe imposizioni non vada sottovalutato e su questo siamo, mi sembra, d'accordo. Il passaggio ai due albi, alla politica dei "non ritorni" di certi personaggi storici (scelta che penalizzava evidentemente lo sceneggiatore che ne era diventato uno scecialista), la bocciatura di idee brillanti (vedi i due soggetti civitelliani) che venivano sforbiaciati se non dall'editore dallo stesso Nizzi in via preventiva (che ormai conosceva bene Sergio e Canzio) perché "non canonici", un po' quello che era successo a Boselli con "La figlia di Satania", sono tutte cose che vanno sommate alla crisi di un autore che non si era mai veramente ripreso dalla crisi vera e propria del 1992 (sei mesi durante i quali aveva il rigetto della pagina vuota). E Nizzi è andato avanti, lasciato solo, Boselli scrive tra il 2002 e il 2005 appena cinque storie (di cui due texoni). L'errore è stato dell'editore. Certo Nizzi avrebbe potuto smettere, scrivere di meno, ma chi avrebbe assicurato le 110 pagine mensili ? Poi, guardiamo ai disegnatori, Galleppini smette nove mesi prima della sua morte perché non riesce proprio più a tenere una matita in mano, Letteri disegna fino alla fine, a Marcello viene rifiutata la sua ultima fatica, a Quinto lo stesso, Ortiz disegna fino alla sua morte, sembra davvero difficile dire addio a Tex. Che Nizzi avesse esaurito il suo interesse verso Tex lo dimostrano quei soggetti che si faceva scrivere da Traversa (circa una decina) a partire dall'ottobre 2003 (quando Nizzi iniziò a sceneggiare "Puerta del diablo"). Vorrei poi far notare come le storie veramente inguardabili non sono poi molte: "Le foreste dell'Oregon", "I fratelli Donegan" , La banda dei tre" e "Oltre il fiume". Altre invece come "Ritorno a Culver City" o "Fratello bianco" soffrono di "piccionate" che con un serio lavoro di editing potevi salvare. Il resto è confinato nella mediocrità. Il texone di Seijas, che contiene l'ennesimo cinturone slacciato davanti a un signor nessuno, viene tenuto nel cassetto per sei o sette anni, una dozzina di pagine vengono fatte ridisegnare per togliere un personaggio femminile, una biondina in fiore sostituita con un paralitico anonimo, queste sono le scelte di Sergio, per il quale il problema è un texone pieno di femmine, "Piccole donne" , mica i centuroni slacciati, quelli per lui sono la normalità perchè quella è la visione del Tex che lui stesso ha costruito in un numero certo non minore di storie. Sergio forse aveva il rigetto del Tex paterno con le sue 800000 copie vendute mensilmente solo dell'inedito, un Tex che non aveva mai capito veramente se stiamo a vedere il finale de "I fucili di Shannon" uno dei più grandi attentati al mito di Tex che è tutto farina del suo sacco.
  27. 3 points
    Non sei il primo che difende Nizzi con queste tesi contraddittorie, che mi sembrano una cosa tipo "non sono stato io a rubare la marmellata, e comunque era mia, ho fatto bene a mangiarla!" Cioè, non si può, se si ha un minimo di coerenza, dire "non è vero che Nizzi è crollato, anche dopo scriveva buone storie, e poi voglio vedere voi a non crollare al suo posto..." Questo saltare poi dall'aspetto "qualità delle storie" e "perchè Nizzi ha avuto quel calo" fa solo confusione. Io ho una scusa anche migliore di quella di Nizzi per le mie (ipotetiche, non ne ho mai scritte) storie: non sono capace! Provateci voi a scrivere storie senza essere capaci! Avendo quindi un ottimo motivo per giustificare il fatto che farei storie scarse, non potreste dire che sono scarse, no? (e sì, è lo stesso ragionamento che tanti fanno con Nizzi, "ha le sue buone ragioni per scrivere ciofeche, quindi non sono ciofeche...") No, siamo onesti e valutiamo la qualità delle storie senza trovare mille scuse... Nizzi ha scritto per più di 15 anni storie in cui SEMPRE, in ogni singola storia, Tex era ridicolizzato in maniera aperta e palese (addirittura sottolineata dai dialoghi, tipo "lo acciufferò, o non mi chiamo più Tex Willer... oh, mi è scappato...", "tranquillo, ragazzino, se vieni con me non ti succederà niente, parola di Tex Willer... Oddio l'hanno catturato, banditi, vi prego in ginocchio, liberatelo..."). Anni fa feci una "sfida" in un altro forum, chiesi di citarmi UNA, anche una sola storia di Nizzi post-crisi in cui Tex non fosse ridicolizzato, qualcuno provò a presentare qualche esempio, ma erano tutte storie in cui Tex veniva palesemente ridicolizzato 1, 2, 3 volte o più, ed erano loro che non lo vedevano... (non ripeto la sfida oggi, perchè non voglio più ri-leggere quelle storie, dopo essere finalmente riuscito in gran parte a dimenticarle...) Il mio giudizio complessivo su Nizzi è simile a quello di Carlo Monni ...ma sono più severo sulle date. Si vedevano anche PRIMA del crollo psicologico le prime crepe. Dopo, dal suo ritorno... non ne ha azzeccata più una (le poche storie buone, tipo il Texone di Magnus, erano state sceneggiate in realtà prima della crisi). E la cosa è anche comprensibile (per me fu folle l'editore a insistere perchè tornasse su Tex, con che spirito avrebbe potuto scriverlo, dopo una crisi di rigetto simile?). È da quel momento che parte l'opera di demolizione di Tex, che diventa via via sempre più palese, e con il 500 era già assoluta e compiuta (non c'è un calo di Nizzi con il 500, era già in fondo, il 500 e la successiva mefistolata sono stati semplicemente "la sveglia" per chi ancora si rifiutava di vederlo). Per "rivalutare" Nizzi, il mio "consiglio", è di rileggere NON i post-500, ma quelli prima. E di scoprire, alla luce delle nizzate successive, QUANTO quegli elementi di spernacchiamento di Tex erano già presenti da tempo. Io direi "In sostanza, il Nizzi pre 380/390 non ha bisogno di essere rivalutato, il Nizzi post 400 non può essere rivalutato" Quindi, il periodo "buono" dura una decina d'anni, meno di 50 storie, quello "pessimo" dura dal 400 al 600, cioè più di 15 anni di storie una peggio dell'altra, un periodo insostenibile, assurdo (non conosco un altro caso simile al mondo) di cui incolpo soprattutto la casa editrice, era ovvio che non ne poteva più, che era totalmente demotivato e stava distruggendo il personaggio: ma non le leggevano le storie? Come facevano ad essere contenti di un Tex che ogni singolo albo provocava danni, si faceva salvare da vecchi paralitici, bambini, animali, etc e intanto veniva gabbato da tutti? Non gli dicevano niente? (Nizzi disse una volta, davanti ad una mia domanda diretta, in una conversazione privata con alcuni forumisti durante la fiera di Reggio Emilia che no, non aveva mai ricevuto nessuna protesta o rimostranza da parte della casa editrice al riguardo). È quel lunghissimo periodo di demolizione del personaggio, che fra l'altro mi fece smettere di leggere Tex per anni, che fa sì che l'argomento "Nizzi" sia un argomento delicato, anche più di quanto normalmente dovrebbe essere un autore che abbia "solo" scritto storie scarse. Perchè non c'era niente di "normale" in quella situazione.
  28. 3 points
    Un ragionamento sbagliato posta, correttamente e logicamente, a conclusioni farlocche. Quindi, se si cerca una conclusione farlocca, basta fare il ragionamento sbagliato... "giusto", quello che dà il risultato che si vuole. Non importa quanto sia insensato il comparare qualcosa che leggi da solo in casa con qualcosa che mangi quando esci con gli amici. Seguendo questo metodo, possiamo paragonare i fumetti al prezzo dei televisore (cioè un oggetto che compri una volta ogni tot anni) e ricavare che adesso costano un casino (oggi, un televisore come quello che una volta costava uno stipendio mensile da impiegato, costa come 10 albi di Tex. O meglio, per comprare dieci albi di Tex spendi come per comprarti un televisore. Nel 1948 dieci strisce costavano come un televisore? Anche il confrontare i dati del 1948 (quanto era appena finita la guerra, la carta costava un casino e ci si era inventati il formato a striscia per risparmiarla) e Tex VENDEVA MOLTO MENO DI ADESSO (il vero boom non è iniziato che negli anni 60, quando per la prima volta una buona percentuale di bambini ha proseguito a leggere i fumetti anche da adulti, cosa quasi impensabile prima, negli anni 40 i fumetti non vendevano mica poi tanto...) Un confronto sensato invece è quello già fatto prima (ma solo per il prezzo di un singolo albo) fra il prezzo dei fumetti e le paghe. Io ho un dato: nell'estate del 1984, per contribuire a pagarmi gli studi all'università, mi ero trovato un lavoro stagionale, in uno zuccherificio. La mia busta paga mensile era, netta, di 1.270.000 lire (era una buona paga, e infatti tantissimi se non erano figli di ricchi facevano lavori stagionali... oggi danno una miseria e poi dicono che "i giovani non hanno più voglia di lavorare"... bah!). Tex nell'estate del 1984 costava 1.000 lire. Quindi la mia paga corrispondeva a 1270 Tex. Quindi, se oggi Tex costa 3,90 Euro, uno stagionale dovrebbe guadagnare... 5.000 Euro al mese? Se facciamo il conto della spesa mensile media (13,33 euro) uno stagionale dovrebbe guadagnare... 17.000 Euro al mese? Possiamo raccontarci tutte le fregnacce che vogliamo, paragonando i fumetti alla liquirizia, alle carrube, ai gelsomini, per nasconderci la verità, che i fumetti oggi costano, in rapporto alle paghe, molto più che negli anni 80. Ma non cambia il risultato finale: che io, studente che lavorava solo pochi mesi d'estate, e che aveva una vista sociale relativamente normale per l'epoca (discoteca due volte alla settimana, cinema, benzina per la mia auto di proprietà, pizzeria, etc.) potevo comunque permettermi di comprare regolarmente non solo quasi tutte le serie regolari Bonelli (credo che all'epoca saltassi giusto il piccolo ranger...), ma quasi tutte le riviste "d'autore" e un sacco di altri fumetti. Oggi, per comprare la quantità di fumetti che compravo io allora, non basterebbe probabilmente quello che guadagna uno stagionale. All'epoca era una spesa quasi trascurabile. Ma anche il paragone con gli stipendi, anche se fa capire QUANTO i fumetti siano passati da "passatempo popolare ed economico" a "costoso hobby per appassionati", non dice tutto. Non spiega per esempio perchè i giovani non li comprino più, invece magari di comprarne "solo" di meno. La concorrenza per i fumetti non è la Pizza. Solo un folle (o uno che cerca di fare ragionamenti sbagliati per giungere a conclusioni farlocche, come temo faccia chi scrive i comunicati Bonelli) potrebbe pensare che qualcuno, quando gli amici e la ragazza escono per andare in pizzeria, possa dire "mmm... no, sto a casa stasera, che domani esce Tex, Mario puoi accompagnare tu la mia fidanzata in pizzeria e poi a casa?". Il fumetto è una forma di INTRATTENIMENTO e come tale, se la gioca nel mercato dell'intrattenimento. La sua concorrenza non è la pizza. La sua vera concorrenza ormai è la TV, internet, Netflix, i videogiochi, etc. Un abbonamento base a Netflix costa 7,99 Euro al mese. Cosa hai in cambio? Oh, una roba da niente... 1400 serie TV ciascuna composta da più stagioni ciascuna dei quali composta da più episodi) e 2600 film E Tex? Seguire Tex COSTA QUASI IL DOPPIO, se vuoi tutti gli inediti. Il doppio rispetto a 1400 serie TV e 2600 film... Capite quanto sia FOLLE continuare a dire "oh, i fumetti costano ancora pochissimo, comprateli perchè costano davvero poco, meno di una pizza?" È come aprire una fabbrica di elettrodomestici a Roma, venderli al doppio del leader di mercato, e come pubblicità dire "confrontate i nostri prezzi con quelli dei cinesi! Siamo sicuri che vedrete quanto siamo convenienti"... Ma temo che non solo il fandom italiano, ma purtroppo pure molti autori, vivano ormai in una "bolla" tutta loro, senza più contatti con questo mercato (tempo fa sentivo un autore Bonelli vantarsi di non guardare mai le nuove serie TV americane, tipo Trono di Spade, Breaking Bad, etc, e non capiva come mai la gente potesse preferirle rispetto ad un fumetto. Senza averle viste. Questo non è nemmeno nascondere la testa sotto la sabbia, e proprio seppellirsi completamente lasciando fuori solo il retro dei pantaloni per parcheggiare le biciclette...) La soluzione? A vedere le mosse degli editori italiani, pare che sia "dimezzano i lettori? E noi raddoppiamo i prezzi! Dimezzano ancora? E noi raddoppiamo le uscite! Tanto i nostri fumetti costano ancora pochissimo, basta che i nostri lettori tengano un giorno in garage il Ferrari ed escano con l'Audi e con il risparmio di benzina si pagano i fumetti..." I fumetti non costano più poco, e non costeranno mai più poco (a parte quelli online, che hanno problemi diversi, soprattutto il riuscire a farsi pagare...), è inutile cercare di venderli ancora come prodotto "che costa poco", poi è ovvio che i nuovi potenziali lettori ti schifano... Soluzioni? E le chiedete a me? Sono un lettore come gli altri, mica Archimede Pitagorico! Però, a livello personale, posso dire cosa spinge ME a leggere (e comprare) ancora Tex. Il fatto che non lo trovo da nessuna altra parte. Quel tipo di avventure, con quei personaggi, con quei disegni e quelle storie, non le trovo su netflix, non le trovo online (anche per questo trovo che il fatto che il fumetto si sia buttato a pesce sul "linguaggio cinematografico" da Ken Parker in poi una cantonata pazzesca: invece di valorizzare quello che ti rende unico, imiti qualcuno che costa mille volte meno di te? Aveva senso negli anni 70 quando davano 2 film alla settimana in TV e il cinema costava molto più dei fumetti...) Per questo, compro anche il nuovo Tex Willer, pago e sono contentissimo. Altre serie Bonelli... le compravo, pagavo, e non le riconoscevo. Erano diventate "generiche" senza più le cose che mi avevano fatto appassionare. Quindi le ho mollate. Chissenefrega se costano più o meno di una pizza, se quel tempo lo passo meglio a guardarmi un film? Ed è questo il motivo, mi sono reso conto, perchè per me la collana di cartonati formato francese è stata una grossa delusione. Prima, avrei detto che era una buona idea. Avevo grandi aspettative. Ma i risultati per me sono stati molto deludenti. Con così poche pagine, con una narrazione così diversa, le storie non avevano più la "forma" di storie di Tex. Alla fine, in gran parte erano avventure western generiche. Anche se ci mettevi un altro al posto di Tex non cambiava molto. A quel punto mi compro un Blueberry, che nella collana della Gazzetta costa meno e ha un disegnatore abbastanza bravo... Sempre personalmente, non mi piace quando mi vendono un prodotto inferiore ad un prezzo maggiorato. Per questo odio il Color e sono ogni volta indeciso sul mollarlo definitivamente o no (farmi pagare di più per storie sverniciate, bah...) e non mi piace per nulla la proliferazione di testate (farmi pare salate trecento pagine di Tex di Cossu? Grazie, eh, non è manco la spesa, è poi il doversele pure leggere quelle trecento pagine...) Cosa dovrebbe fare la Bonelli per tenermi come lettore? Quello che ha fatto con Tex Willer (anche 64 pagine vanno bene, se di quella qualità, e senza farmi pagare assurde sverniciate di pessimi colori), cioè puntate sulla qualità (sì, lo so, più facile dirlo che farlo, immagino che tutti gli autori siano sicurissimi che quello che fanno è di qualità...) e non sulla quantità (perchè dovrei comprarmi un maxi Zagor di Cassaro? Perchè secondo te "costa meno di una pizza?"), o peggio ancora, su squallide speculazioni o sul presunto effetto "nobilitante" di copertine cartonate in edizioni di lusso per roba che già non si vede in edicola (il lusso va bene per contenuti che lo meritano, tipo il Texone di Villa, altrimenti è come dare rossetto e fondotinta ad un maiale, comunque non diventa una bella ragazza...) E invece, la mia impressione, almeno da fuori, è che la Bonelli stia puntando decisamente sulla quantità, e abbia smesso di limitare i prezzi, (tanto "i fumetti costano poco..."). Perdendomi come lettore (come dicevo, attualmente di regolare prendo solo i Tex, anche se alla fine fra special miniserie e albi una tantum continuo a comprarne parecchi. Ma sempre meno, anno dopo anno)
  29. 3 points
    Per me è già sbagliato (e fa deragliare tutto il discorso, e qualunque logica) il porre la questione come un alternativa fra "è una azienza a fini di lucro o è una onlus". Come se essere un azienda obbligasse a seguire una SOLA politica commerciale, uguale per tutti, tipo "unisci i puntini da 1 a 32" (e allora ci si chiede a cosa serve pagare un manager, se tanto tutti devono fare le stesse scelte, basta copiare gli altri...) E come se Bonelli per cinquant'anni avesse diretto una onlus, senza mai guadagnarci nulla! In realtà, dire "è un azienda, deve guadagnare" non vuol dire ASSOLUTAMENTE NULLA. Non ci sono due aziende con la stessa identica politica commerciale. Dipende dal tipo di prodotto, dal pubblico, dai mezzi, dal rischio, e da tantissimi fattori. Bonelli non dirigeva una onlus. Dirigeva un'azienda che ha reso MILIARDI guadagnando più di tutti i suoi concorrenti, con politiche basate sulla fideizzazione del pubblico. Anche quella è politica commerciale, esattamente come fare un editoria speculativa con le variant. Bonelli invece di spillarti un sacco di soldi subito finchè non ti schifavi e mollavi, preferiva acchiapparti e tenerti come cliente per tutta la vita. E appunto è diventato in questa maniera il più grande e ricco editore di fumetti italiano (alla faccia della Onlus...) mentre i suoi concorrenti "più furbi" o fallivano uno dietro l'altro, o si riducevano ai minimi termini. Non è ovviamente nemmeno un discorso di "allora fideizzare il cliente è sempre meglio che speculare e spremerli?". Bisogna prima di tutto essere bravi, magari se Bonelli era meno capace quella politica sarebbe fallita. O, viceversa, forse quelle politiche più speculative avrebbero avuto più successo se gestite da altri. Inoltre, dipende dal tempo per cui pensi di durare: io cito spesso come esempio la bancarotta della Marvel negli anni 90, ma intanto, mentre la Marvel andò in bancarotta, il trafficone speculatore di Wall Street che se l'era comprata e l'aveva devastata moltiplicando le testate, era scappato all'estero pieno di soldi! Il SUO piano aveva avuto pieno successo, solo che il suo piano non teneva in minimo conto la sopravvivenza dei fumetti Marvel... (per chi non seguiva i fumetti Marvel, e magari per precauzione nel caso arrivino anche in Italia degli emuli, il suo piano era brillante, anche se spregiudicato: dopo aver comprato la Marvel mise a bilancio il suo costo per l'acquisto, come fecero del resto anche in Italia con Telecom e tante altre industrie privatizzate per esempio, così riempì l'azienda di debiti mentre lui l'aveva ottenuta praticamente a costo zero. Poi raddoppiò le testate da un mese all'altro. Mentre i fan ancora non capivano che succedeva e per alcuni mesi comprarono tutti questi numero 1, con diverse variant, i profitti della Marvel raddoppiarono in brevissimo tempo. A quel punto trasformò la Marvel in una società quotata in borsa, presentandosi come un manager vincente che raddoppiava i profitti da un mese all'altro. Le azioni andarono a ruba, lui incassò una valanga di soldi, e scappò all'estero per non pagarci le tasse e per varie questioncine legali per come aveva taciuto troppe cose nelle comunicazioni societarie. Intanto le vendite dei fumetti Marvel precipitavano e le azioni che erano state comprate in borsa a cifre che sfioravano i 100 dollari l'una, dopo pochi anni valevano - se trovavi un compratore - 1 centesimo l'una...) Spero che basti come esempio: se lo scopo di tutti è guadagnare soldi, non esiste però una maniera unica per farlo, ci possono essere mille modi, e molti di questi modi non fanno bene per niente all'azienda stessa. La cosa sconcertante della Bonelli è che hanno abbandonato un modello ancora vincente, per quanto non più come una volta (la Bonelli aveva bilanci ancora largamente attivi, era un azienda floridissima), come se fosse "superato", come un paio di scarpe rotte, schifato e apertamente disprezzato (tutti i commenti sul fatto che "la Bonelli è un azienda", non sono altro che questo, un dire "ADESSO è gestita come un azienza, mica come prima!), anche e soprattutto a livello di comunicazione con il pubblico - un post su Facebook come quello di alcuni giorni fa che diceva apertamente che bisogna avere abbastanza soldi per potersi permettere di collezionare i loro fumetti tampo fa sarebbe stato impensabile. E hanno sostituito questo modello commerciale, disprezzato e deriso pur essendo perfettamente funzionante con...? Non è ancora chiaro dove vogliono arrivare con le nuove iniziative, ma direi che, PRIMA di poter dire che sono ottime, MIGLIORI della politica precedente, sarebbe il caso che lo dimostrassero con i numeri. E i bilanci degli ultimi anni dicono tutt'altro.
  30. 2 points
    Andiamoci piano. Io non sono stata offensiva né con Sergio Bonelli, né con te, né con le migliaia di lettori cui è piaciuta questa avventura. Se ti sei sentito offeso (non credo che tu possa parlare anche a nome di tutti gli altri), non so che farci perché, ripeto, io non ho offeso nessuno e non ho mai detto né di avere un'intelligenza superiore alla media né che siete tutti stupidi (queste sono solo parole tue). Mi sono limitata a esprimere un giudizio tutto personale. Non mi suggerire poi come si devono leggere le storie o cos'è un fumetto o cos'è la fantasia. Se vedo un asino volare in un fumetto Disney, non mi stupisco per niente, ma se lo vedo in un fumetto di Tex, smetto subito di comprarlo e di leggerlo. Si chiama sospensione dell'incredulità e forse ne hai sentito parlare. Se ci sono delle incongruenze in Tex, e ci sono, se mi va, la faccio notare e non mi nascondo dietro la scusa della "fantasia di un fumetto". Ho poi soltanto fatto notare i difetti della storia in questione, non mi pare in modo scarsissimo, difetti che possono essere contestati uno per uno portando magari le argomentazioni. E la scorrettezza non sta certo dalla mia parte perché non ho usato trucchi denigratori, ma solo fatti facilmente verificabili. Ti piace Zagor e trovi bellissima questa storia? Padronissimo. Sei in buona compagnia (migliaia di lettori la pensano come te)? Meraviglioso. Ma io, con il tuo permesso, la penso diversamente e, se qualcuno mi chiede come la penso, lo posso dire, o no?
  31. 2 points
    Sono in via d'estinzione ma non ancora completamente estinte.Io ne conosco personalmente un paio. Confermo tutto. Testimonianza diretta di prima mano. Tra l'altro in quel periodo che arriva sino agli anni 80 l'offerta di fumetti era veramente tanta e molto variegata sia per tematiche che per formati. C'era k'imbarazzo della scelta. Fino agli Settanta La Bonelli con le sue varie denominazioni era sostanzialmente un editore minore per quanto in crescita costante. Senza considerare la Mondadori con Topolino, il vero gigante era la Dardo che con Miki, Blek e le varie collane di fumetti guerra importati dal Regno Unito (e paradossalmente disegnati perlopiù da italiani) vendeva almeno il triplo di Tex per tutti gli anni 50 e 60. Io ho sentito spesso parlare di guerra delle edicole vinta dalla SBE. Nulla di più sbagliato. Bonelli non è stato un vincitore ma casomai un sopravvissuto. Oggi la soglia fisiologica di calo di vendite annue è del 2% circa che è un nulla se si pensa che in altri settori dell'editoria il calo supera abbondantemente il 10% se non il 30 addirittura tra i quotidiani Se è vero che la serie classica viaggia intorno alle 180.000 copie e le altre sulle 60/70.000, direi che la tua analisi è corretta.
  32. 2 points
    La ragione, molto semplicemente, è la stessa per cui nessuna serie di Tex, mai, ha venduto come la Tex Gigante. Non importa se a disegnarla erano maestri del fumetto o lo stesso Galep, non importa se ha più o meno pagine (se fosse vero che non comprano Tex Willer perchè ha poche pagine, allora i maxi dovrebbero vendere più della gigante. Invece credo che il numero ridotto di pagine, di questi tempi, abbia sospinto le vendite), non importa se a colori o più grande, etc. Molti lettori di Tex, semplicemente, comprano la serie gigante per abitudine, perchè "hanno la collezione", e non sono minimamente interessati a leggere altri fumetti. Anche se sono fumetti di Tex. Poi, dopo questi, ci sono quelli che comprano alcuni Tex "collaterali" e altri no. Le vendite della Tex Willer, a sentire le cifre che circolano, sono opttime, quindi mi sa che quasi tutti questi la comprano. E poi infine ci sono quelli che comprano tutto di Tex, e sono circa pari alle vendite della serie di Tex meno venduta. Le vendite di una serie collaterale di Tex dipendono da quella fascia centrale di pubblico, che mi sa che è molto minoritaria, fra quelli che comprano tutto e quelli che non comprano niente...
  33. 2 points
    Un po' perché ci ho preso gusto, un po' perché ho avuto un feedback positivo da parte del buon @laredo, mi permetto di linkare a seguire altri due video delle due canzoni irlandesi citate ed accennate nella storia, Down By The Glenside e Bold Fenian Men, ambedue dei Wolfe Tones. Spero possano essere di vostro gradimento, pards. Buon ascolto!
  34. 2 points
    Ho finalmente riletto questa storia, stuzzicato dai commenti qui, e devo dire di essere vicino alla visione di Diablero. Non è tanto il pestaggio nel fienile (non è certo la prima nè l'ultima volta che Tex pesta un avversario), e nemmeno gli epiteti che si becca dai vari cow boys. E' proprio che questo Tex è irriconoscibile. Intanto le manette. Assurdo. Mai si erano viste le manette su Tex e poi questo tipo di manette. E poi Tex che schiaffeggia il ragazzo ammanettato, cosa antitexiana e abbastanza scandalosa. Ma poi è tutto il comportamento di Tex a non tornare. Non si chiede minimamente chi sia il ragazzo, non si premunisce di accertare se sia davvero colpevole (ok, ha quasi ucciso il vecchio sceriffo, ma non dovrebbe bastare a Tex per comportarsi così), si esprime anche in modo non Texiano e poi becca un sacco di botte in testa ed è salvato continuamente da altri (il ragazzo, il tipo che alla fine lo mette in guardia sul tipo alla finestra...e Tex dice che non ci avrebbe mai pensato. Figuriamoci se Tex non ci avrebbe mai pensato, suvvia...). Davvero uno sbirro ottuso come dice Diablero. E anche la storia, pure chiudendo gli occhi sull'antitexianità, è tutt'altro che appassionante. Al netto del fatto che questa, come tutte le storie dell'epoca, ha su di me un alone mitico, alla rilettura non regge proprio il ricordo. Fusco algi inizi su Tex, ancora un pò immaturo. Migliorerà molto col tempo. Nolitta 5 Fusco 6:50
  35. 2 points
    Mi riferivo alla pagina ufficiale Facebook di Tex, gestita dalla SBE. Per il resto, ricollegandomi a quello che diceva Valerio sul discorso del tamburino degli autori, io davvero non mi spiego come sia possibile che alcuni lettori, soprattutto quelli più anziani, non si pongano il problema, o meglio, la curiosità, di sapere chi è che scrive la storia. E accade anche in casa mia perché, avendo un padre settantenne che lo legge ancora, gli dico sempre: "Guarda, questa è di Boselli. Oppure, vedi, qui è tornato Nizzi". Anzi, per colpa mia adesso è diventato più attento, ma ricordo che prima non gliene frega niente. A parte rileggersi i primi duecento numeri, cosa che fa periodicamente, e dirmi sempre quanto era tosto il Tex di GLB. E ripetermi che gli piacevano tanto Galep, Letteri e Ticci e che Nicolò faceva un Tex più malinconico rispetto agli altri. Ma se lo "interrogo" sui disegnatori attuali, non saprebbe riconoscerne uno! Eppure, sa le storie dei primi due centenari a MEMORIA. A lui bastava e basta comprare e leggere l'albo. Di Nizzi, ripete spesso: "Ha fatto belle storie, ma non è Gianluigi Bonelli. Poi si stancò". E qui rido, pensando alle infinite questioni fatte in merito anche qua nel forum. Sul Bos, sentenzia: "E' diverso da tutti. Bravo e classico, ma quanti personaggi ci sono? Ne ha di fantasia!". Il 700 gli è piaciuto tantissimo, per parlare degli ultimissimi numeri... e anche il Texone di Villa. Fossi in Mauro sarei felicissimo! La cosa anche più incredibile è che adora le storie di Nolitta... un controsenso!! Perché è quanto di meno gianluigibonelliano ci sia, eppure cita SEMPRE El Muerto, La vendetta di Tiger Jack e I Ribelli del Canada come storie straordinarie (e lo sono, ma SIAMO noi lettori odierni a fare tanti distinguo sul ruolo stesso di Tex in quelle avventure). Fui però io a dirgli che erano state scritte da Sergio Bonelli perché non lo sapeva!! Credo comunque che il lettore tipico e abituale di Tex meriterebbe delle tesi di laurea e attente analisi sociali...
  36. 2 points
    Penso che sia naturale che Boselli desiderasse avere più spazio e lavorare anche con altri disegnatori. Peraltro il primo autore della serie era Nizzi ed è altrettanto naturale che lui scrivesse le sue storie per i suoi autori. Nizzi non era il curatore e doveva sottostare a Sergio. Se Boselli allora non ha avuto più spazio di quello che già aveva (e non era poco) forse è che Sergio gli preferiva Nizzi ? Perché dare per scontato che tutto si è svolto per volere di Nizzi, il cui parere era tenuto nel dovuto conto in redazione ma non era vincolante ? Per Diablero Nizzi è una sorta di padre padrone che fa come vuole lui per l'enorme credito accumulato negli anni e il povero Boselli deve accontentarsi degli scarti che lui gli lasciava. Boselli, che non è scemo, sa benissimo che l'ultima storia di Nizzi ha rappresentato un bicchiere di acqua fresca per una moltitudine di lettori, questo senza nulla togliere alle sue storie per le quali è, neanche lontanamente avvicinabile, il migliore autore di Tex. Così come Sergio la sapeva lunga su Manfredi.
  37. 2 points
    Allora, visto che negli ultimi post siete riusciti anche a dialogare, vi faccio una proposta: invece di andare avanti a forza di ban e sospensioni, perché non provate a mettere una pietra sopra il passato e a iniziare a confrontarvi con pacatezza? Siete entrambi, in modi diversi, utenti importanti per il forum, voci che arricchiscono la comunità, dispiacerebbe molto doversene privare. Diamine, Tex non ha mai rifiutato di stringere la mano a qualcuno con cui aveva fatto a pugni fino a pochi minuti prima! E visto che paga Tim Birra, tutti al banco!
  38. 2 points
    Riepiloghiamo: @Diablero si sente sotto attacco, spesso ingiustificatamente, o pensa che per difendere Nizzi altri utenti vogliamo sminuire GLB (credo altrettanto ingiustificatamente). Quindi partono i pipponi e nascono i flame. Calmatevi, nessuno è sotto attacco né alcuno (almeno spero) vuole sminuire le opere di GLB. Sarei pure d'accordo con Diablero, ma il suo modo di esporre le cose fa sembrare che sia davvero ossessionato da Nizzi. Stateve accuort'.
  39. 2 points
    Pur non ritenendo questa storia un capolavoro, è indubbio che si tratti di un'avventura indimenticabile, per la presenza della bellissima Mitla e del mistero che muore con essa. La prima parte è un bellissimo horror: la sagoma di una bellissima donna che si staglia nella luce della luna, occhi malvagi che si celano nell'ombra, lugubri ululati. Timore della notte che si avvicina, cavalli che nitriscono nell'oscurità, e sempre quell'incessante presenza sonora che riempie la notte del suo urlo ferino. Causa di quel lugubre mistero è un'entità dalle sembianze angeliche: occhi e capelli corvini, incarnato meraviglioso, sguardo seducente e fiero: è Mitla, una delle creature più affascinanti del vecchio GLB, dalla bellezza altera e dagli arcani poteri. Chi è Mitla? All'apparenza una giovane e bellissima ragazza, in realtà una donna dai poteri misteriosi, che riesce a dominare sui lupi e i pipistrelli, a evocare illusioni come il vecchio Mefisto e a tramutare il fratello, grazie ai semi del fiore nero, in una terrificante creatura oscura e votata al male, avida delle vite degli uomini. I suoi poteri sono notturni e si riducono con la luce del giorno, come nella classica tradizione di vampiri e altre creature delle tenebre. C'è una ragione per cui sono nella sierra dell'hueso: Mitla vuole fare degli esperimenti con la "yerba del Diablo" che evidentemente si trova solo lì. Inoltre, suo fratello il Diablero deve mietere vite umane. Non sappiamo a che scopo, ma sappiamo che deve farlo. Quando Guaimas attacca gli apaches, Mitla, con i pugni serrati sul seno, in preda a un parossismo di rabbia, urla "Uccidi, Guaimas! Uccidi!" e davvero si stenta a capirne le motivazioni che non risiedano nella pura e semplice brama di uccidere, nel desiderio perverso di mietere vite umane di cui è preda un'anima nera celata dietro un angelico viso. Prima della sua ultima notte, l'impressione è che la ragazza, oltre che lupi e pipistrelli, possa dominare con la mente anche i serpenti: certo, nel tempio è sempre attenta a non scivolare, ma la distanza dai rettili non sembra tale da impedire un morso dei fatali animali: se questo non accade, è per una forma di "rispetto" che questi hanno verso la donna, sicuramente indotto dai poteri della mente di Mitla. Se l'ultima notte, al contrario, accade l'irreparabile, non è solo perché la ragazza scivola e inavvertitamente schiaccia il serpente: a mio parere, a condannarla è lo stato di concitazione in cui essa si trova: suo fratello è morto, e per la prima volta Mitla è costretta a fronteggiare uomini che le sanno tener testa, che non cedono alle sue illusioni e continuano imperterriti a braccarla. Non è la caduta a causare la rovina della donna, ma la sua mente alterata che, in condizioni di soggezione, non riesce a dominare come dovrebbe gli elementi animali attorno a sé. La sua cattiva magia, che le aveva sempre consentito di signoreggiare sulle forze della natura, si indebolisce a causa di uno stato emotivo provocato dalla presenza insolita di quegli avversari inarrestabili. Non è una fatalità a provocare la morte di Mitla: chi uccide la ragazza è la presenza di Tex e pards, la loro caparbietà, la loro terribile tenacia. E vederla morire, nonostante tutto, fa male al cuore, perché anche noi lettori, avvinti dal suo fascino e dal fascino del male, avremmo sperato nella salvezza di uno dei più bei personaggi sì di Bonelli, ma anche del gigantesco Letteri di questa storia.
  40. 2 points
    Ti racconto un aneddoto. Un bandito della mia terra, tal Stochino, nome che ai più non dirà niente, con altri pastori sardi agli ordini di Emilio Lussu, sugli altopiani dove nella grande guerra si combatteva palmo a palmo contro gli austriaci, immagino per puro spirito di bravata o più semplicemente perché non tenevano in gran conto la loro pelle, di notte scavalcavano le trincee e silenziosi come gatti si recavano in territorio nemico, nelle trincee austriache, dove coglievano gli inermi nel sonno e gli tagliavano la gola con un coltello che è ancora in uso e che in sardo si chiama "leppa". Questo per dirti che c'è gente che non scappa, c'è gente a cui la morte non fa paura e che per vivere pensa si debba innanzitutto portare rispetto alla propria persona. E' una questione di mentalità, i sardi di quelle trinceee erano usi a compiere certe azioni sanguinarie e penso che per gli austriaci il terrore vero fosse in realtà quello psicologico di non poter dormire in pace se non il lungo sonno della morte. Quella guerra l'abbiamo vinta anche così. Non siamo molto lontani, mi piace pensarlo almeno, dallo spirito che animava quei selvaggi guerrieri che tu denigri.
  41. 2 points
    Leo, la penso esattamente come te.
  42. 2 points
    Davvero ti sembro disfattista? Non ci avevo mai pensato. E poi critico solo quello che non mi piace, o parti di qualcosa che tutto sommato potrebbe anche piacermi. Finora ho detto la mia su una decina di storie di Tex, sette su mille o giù di lì. Mezcali e Dryfork ho scritto che non sono malaccio. Diablero ho detto che è una delle mie preferite (ma stai tranquillo che la mia vena critica è attiva anche lì). la prima storia di Tex Willer mi è piaciuta molto, delle parti nuove di Boselli niente da dire, solo complimenti, nel remake del Totem è stato abile a svicolare certe pacchianate di GLB. L'ultimo Tex Willer l'ho letto in diretta, ieri sera o l'altra sera (memoria labile) e ti assicuro che le due critiche che ho fatto sono totalmente trascurabili, per i miei standard. La serie mi intriga molto e ho deciso di comprarla tutta. Ho elogiato i disegni del texone dei Modoc (Breccia se non sbaglio) e ho seppellito quelli di Faccia di Cuoio (non ho detto niente delle due storie, solo di come sono mostrati i Modoc') e d'altronde non sono sicuro se ci sono cinquanta Tex in tutte le serie che mi soddisfano in toto sulla descrizione degli Indiani, e questo non vuol dire che non mi piacciono le storie. Ho dimenticato qualcosa? boh, comunque il trend è questo. Ne ho bocciate due, la Rupe del Diavolo (che non è ancora finita ma che solo qualcosa di eccezionale può fare sì che si redima) e Anderville (so che a moltissimi sembra una bestemmia, ma è così, Tex si fa giuggiolare per tutta la storia). Bocciate due su dieci, il 20%. Dell'altro 80% il giudizio va dal sufficiente stiracchiato all'ottimo. E ti assicuro che sul totale di... 800? albi vari che ho letto, i bocciati saranno almeno il 30-35%, perciò finora è andato di lusso. Mi è stato chiesto, in tre o quattro mesi che sono qui, già due volte del perchè leggo Tex. Bene, è per quel 15-20% di storie ottime o ottimissime, che mi fanno ricordare quando ero davvero piccolo e leggevo gli albi a strisce del papà e mi facevano impazzire tutti, compresi quelli che adesso, con l'idiozia dell'età, giudico malissimo (e qui si parla di GLB). Poi c'è Zeke Colter, che è l'argomento del thread e mi scuso per l'Off Topic. Una storia bellissima, tra le pochissime di Tex che giudico quasi poetiche, e questo grazie ai due personaggi incredibili di Zeke e Anatra Zoppa, quest'ultima meravigliosa perchè completamente atipica nelle storie del fumetto interplanetario, o almeno nei limiti che conosco io. Il rapporto che c'è tra i due vecchi è descritto in una maniera eccezionale, l'affetto emana da ogni parola che il trapper dice rivolto a lei e in ogni gesto che lei fa per lui, non so se mi spiego. E poi l'amore che Zeke ha per la sua vita trascorsa, per la sua vita da trapper, per le montagne, gli animali che ha cacciato per una vita e che poi ha smesso di fare per ringraziarli dell'aiuto che gli hanno dato. Persino una cosa apparentemente assurda e fantasiosa come la sua fuga nella tana di castoro è perfettamente plausibile. Ho visto dei castori in Arizona e sono dei bei bei maialotti, non dubito che un'ometto possa entrare da dove entrano loro. I Piedi Neri nello Yellowstone? Credo che l'autore si riferisca all'area del parco, nel Wyoming. Si trova un po' a Sud del loro territorio, ma non tanto, quindi una banda di razziatori o cacciatori si poteva trovare lì tranquillamente. E sono anche mostrati piuttosto bene. E Tex? Condivido chi ha parlato bene dell'iniziale scena del discorso che il ranger fa rivolto al cavallo, molto bello. Una cosa del genere Tex la fa anche all'inizio di Massacro, ma lì più che altro parlava tra sè pensando alle tracce da seguire, qui si scusa proprio con il cavallo per la strada infame. E poi dorme con un occhio solo (provo a chiudere un occhio, dice) e sente subito che arriva qualcuno ed è pronto con la pistola, altro che ronfare in mutande. Bellissime e divertenti poi le scene nella capanna del trapper, la sua gentilezza con Anatra Zoppa e la pacata insistenza con Zeke affinchè gli racconti dell'oro. E qui è grandioso come il vecchio è descritto, la sua senilità che avanza al galoppo, i sui perdersi nella memoria, i suoi ritorni alla realtà e subito di nuovo tra le nuvole dei ricordi. Eccezionale. Tex trova persino il tempo di farsi uccellare dai nemici, nel senso che è convinto di avere a che fare con quattro gatti e poi scopre che sono molti di più. Non è uno scandalo che qualcosa non vada come pensa lui, mica è una regola questa. Ma questo è il modo giusto di mostrarlo. E anche come esce dai guai è splendido. Chi avrebbe da dire qualcosa se lui esce dalla porta con pistola e fucile e li fa secchi tutti sette o otto, buttandosi qua e di là, sfiorando pallottole colpendo con precisione a ogni colpo? Lo avrà fatto cento volte. E invece studia una via di fuga, cerca di battere i nemici con l'astuzia più che con la forza, e alla fine non fa neanche una strage completa. Una storia stupenda, non mi piace quell'altra parola che tanti usano molto spesso, abusandone persino. Sono stato abbastanza critico e disfattista? Ti basti sapere che l'ultimo dei raduni di cacciatori di pellicce di cui parla Zeke è avvenuto nel 1848 o 49, se non sbaglio, perciò se metti vent'anni di distanza la storia si svolge non prima del 1868. Ma tutto ciò è opinabile, ripeto. E questo significherebbe che Tex cacciava castori a dieci anni.
  43. 2 points
    Quindi dal vocabolario texiano eliminiamo: negro carboncino sacco di carbone testone incatramato palla di neve Limoncini musi gialli teste rosse musi rossi mangiatortillias..... ..e poi cosa abbiamo dimostrato? Che il Tex del 2020 è più sensibile verso le minoranze, e che li pesta e e li ammazza senza offenderli? Che il vecchio Tex era cattivo e razzista? Così un nuovo e sensibilissimo lettore colleziona solo i numeri recenti e butta nel cesso le storie di GLB.. Grazie, MA NO!
  44. 2 points
    Troppe cose vengono affrontate in questo topic, troppe cose molto diverse fra di loro che vengono accomunate anche in tanti discorsi che si sentono. Ma far confusione fra cose diverse porta a...fare confusione fra cose diverse Prima di tutto, il mettere in uno stesso calderone OPERE DEL PASSATO e NUOVE OPERE è non solo una cosa confusionaria, ma un invereconda cazzata. Tutte le opere del passato, prima o poi, se sopravvivono al tempo, arrivano in un tempo non loro, dove possono essere travisate, interpretate diversamente (pensate solo al celebre caso di Huckleberry Finn, che quando fu scritto era un opera potentemente antirazzista, al punto da essere proibita in certe zone degli USA per questo, e che oggi per il fatto che contiene la parola "n****r, viene accusata di essere razzista e ci sono le petizioni per proibirla. Segno che imbecilli e censori esistono sempre, anche se cambiano casacca politica in base a come gira il vento. Quelli che vogliono censurare le vecchie opere oggi perché non sono abbastanza politicamente corrette, sono persone che se si trovassero in una società nazista, osannerebbero chi brucia i libri degli ebrei. L'appartenenza politica e gli alti valori morali sono una scusa, una casacca che si indossa per conformismo, ma il godere di avere il potere di proibire cose agli altri invece è una caratteristica personale molto più forte, una stronzaggine e un marciume di base che indossa panni etici per convenienza) Quindi, visto che ci saranno sempre persone che vorranno sbianchettare, censurare, cancellare opere di persone molto più grandi di loro, e ci saranno sempre moltissime persone che, per convenienza, per evitare grane, o per non rimetterci denaro, si piegheranno a questa prepotenza, bisogna che chi ha a cuore la storia e la cultura e non le vuole cancellate da "pensieri unici" stile 1984, difenda SEMPRE l'integrità delle opere passate, combattendo SEMPRE ogni censura di qualunque "braghettone" che nasconde i propri arrapamenti per il potere che vuole esercitare sugli altri dietro millantati alti ideali... Questo significa, sì, tollerare (senza strillare o avere crisi isteriche ridicole) che esistano ancora, e vengano pubblicate opere che contengono i valori dell'epoca in cui furono scritte. Se la società europea e statunitense del 1800 era estremamente razzista e sessista, le opere prodotte, anche da parte di persone che avevano le migliori intenzioni come Mark Twain, oggi presentano aspetti che appaiono razzisti? Esticazzi, è il nostro passato, volete cancellarlo e sostituire la Storia con delle belle favolette e raccontare nelle scuole che all'epoca bianchi e neri in coro ballavano e cantavano tutto il giorno in totale fratellanza? (a parte che trovo MOLTO più utile per combattere il razzismo leggere Huckleberry Finn in classe e poi magari discuterne, piuttosto che censurarlo fischiettando e facendo finta di niente...) Questo rispetto, non va portato solo alle grandi opere. Va portato anche alla narrativa "popolare". Anzi, SOPRATTUTTO alla narrativa popolare. Perchè Shakespeare è già "protetto" dalla sua fama, gli infoiati braghettoni non osano attaccarlo, così come non attaccano Dante anche se mette gli omosessuali all'inferno. Huckleberry Finn viene attaccato perchè il grosso pubblico lo considera un opera per ragazzi, e quindi è "meno protetta" dalle smanie delle scimmiette cancellatrici. Ma dove le scimmiette davvero si scatenano, è sulla narrativa "popolare", e sui fumetti, dove i "letterati" si voltano dall'altra parte, sdegnati, non volendosi "sporcare le mani" con quella "robaccia". Senza capire, quelle teste di legno snob e tonte, che la letteratura popolare è la vera voce dei tempi, l'anima di un popolo, e che sarebbe da salvaguardare anche più di opere che sono state celebrate e hanno vinto premi in quanto erano stati attenti a non offendere nessuno. (i promessi Sposi è scritto benissimo, ma non venitemi a dire che si studia nelle scuole solo per quello, e non per la morale cattolica di cui è impregnato...) Noi texiani questo problema lo conosciamo bene. Perchè oggi se ti vuoi leggere il Tex originale scritto da G.L. Bonelli devi spendere decine di migliaia di euro per comprare albi del 1948, o l'unica ristampa che per sbaglio gli uscì non censurata all'inizio per pochi albi negli anni 50. Da allora, o per paura dei preti e dei beghini, o per sembrare più "moderni", o per strane e assurde smanie e manie di raddrizzare cose che non erano storte, il Tex originale che lo possiamo al massimo sognare (o prendere in anastatica, con gli ovvi problemi di riproduzione delle tavole), mentre ristampa dopo ristampa non leggiamo i testi scritti da G.L. Bonelli, ma quelli riscritti da qualche anonima manina nelle varie redazioni Bonelli nel corso degli anni... Visto lo "storico" di una casa editrice che si è sempre costantemente calata le braghe (il duro comunicato ai tempi delle menate del Codacons su Tex che fuma mi aveva fatto per un attimo sperare che per una volta non si sarebbero inchinati, e invece...), l'avanzare del politicamente corretto mi spaventa (a mica solo per Tex... un orda di fanatici con un idea totalitaria di cosa deve essere consentito leggere, scrivere o pensare dovrebbe spaventare tutti, e infatti anche se vengono costantemente silenziati dai media, già molti pensatori progressisti di un tempo protestano e dicono che quello non è progresso ma un ritorno al passato. Con il rischio di avere reazioni paradossali tipo vedere Camille Paglia venire accusata di "antifemminismo"...). Temo di vedere in futuro i vecchi albi di Tex sbianchettati e ridisegnati e riscritti per l'ennesima volta, con tutte le "parolacce" cambiate, per non urtare la spiccata sensibilità delle scimmie urlatrici (che fiutato il sangue, subito dopo pretenderebbero che Tex la smetta di mangiare carne e andare a cavallo...) Il problema è che non si può fare un simile discorso di principio e senza sfumature per LE OPERE NUOVE CHE VENGONO REALIZZATE ADESSO. Perchè? Per quello che ho scritto prima. La narrativa "popolare" è SEMPRE legata ai tempi in cui viene realizzata e al "comune sentire". Un autore famosissimo e intoccabile nella sua torre d'avorio può fare un opera "politicamente scorretta", sarebbe attaccato tutti i giorni in TV, con dibattiti quotidiani, e venderebbe un casino. La cultura "popolare" non può permetterselo (non apertamente, almeno. Anche se poi da sempre le novità, le rivoluzioni, arrivano prima lì, dove le cose "eretiche" non vengono notate dai soloni, per arrivare solo dopo alla letteratura "alta"). Nessuno la difenderebbe in un dibattito in TV. Sarebbe attaccata da tutti, e invece per sopravvivere ha bisogno di poter arrivare a tutti, al maggior pubblico possibile, anche quello che si indigna. Inoltre, noi siamo colonizzati dagli USA. Inutile negarlo, è un dato di fatto, la cultura americana sta soppiantando in Italia quella italiana (andate a vedere quanti ragazzi oggi leggono Salgari o anche autori italiani più recenti, se non obbligati a scuola. E che tipo di film vedono, o che telefilm in TV...), e internet ha velocizzato tantissimo questo processo, facendoci parlare tutti i giorni in un ambiente dove la lingua franca è l'inglese. Lo stesso "Tex" è un frutto di questa colonizzazione: non solo è un eroe americano che agisce in america in un "genere" proveniente dagli USA, ma il suo creatore anche nel linguaggio era molto più legato agli autori americani che leggeva che non a quelli italiani..,. Sì, lo sappiamo che il termine "negro" (che veniva usato anche negli USA) non è altro che il termine spagnolo per "nero", e quindi corrisponde proprio al termine americano propagandato dal Politicamente Corretto, "black" (mentre invece "ni##er" era una parola inventata apposta per essere derisoria ed era nata come un insulto, e non ha una vera e propria traduzione italiana, in italiano si aggiungevano semplicemente aggettivi spregiativi senza creare parole nuove), ma NON HA LA MINIMA IMPORTANZA. Perchè, per quanto ci possa stare sulle scatole questo imperialismo culturale (a me sta, e parecchio), questo "fatto" interessa solo a pochi pignoli e a quelli che credono che il senso originale delle parole abbia la minima importanza. Invece purtroppo il senso delle parole cambia, con la società e le influenze, e la dominanza della cultura americana sulla nostra è tanto forte che il significato originario di "negro" è stato semplicemente buttato via dalla finestra, considerato molto meno importante del fatto che la parola SOMIGLIAVA ad una insultante parola americana. E quindi è diventato (e non da oggi, eh, sono anni ormai che è così) insultante anch'esso. E non solo per gli antirazzisti, eh, ma pure per i razzisti (che oggi vogliono poter continuare ad usare quella parola, ma si capisce benissimo che lo fanno perchè gli sembra di usare l'epiteto americano e non la traduzione di "nero"...) (è un processo comune a molte parole in origine "neutre" associate a cose che venivano denigrate prima con termini insultanti. Invece di diminuire l'insulto verso la vittima designata, la parola precedentemente "neutra"... diventa insultante a sua volta. Vedi per esempio "portatore di handicap" o "Extracomunitario", termini "politicamente corretti" imposti per evitare di usare precedenti insulti, che sono usati oggi molto spesso come insulti...) Onestamente, credo che se una parola un tempo "neutra" oggi è diventata un insulto... usarla OGGI equivale ad insultare. Ci sono ovviamente casi e casi, in una storia sul razzismo negli USA prima della guerra di secessione è strano che tutti quanti usino termini moderni e politicamente, corretti, la cosa fa ridere. Però allo stesso tempo, hai a che fare con orde di scombiccherati fanatici che girano in rete in cerca di qualcuno da linciare, perchè cercare guai? Si vede quindi la faticaccia che ha fatto borden per la storia su Lincoln, per mantenere a Tex il suo linguaggio "colorito" e non far vedere razzisti politicamente corretti, senza allo stesso tempo offendere nessuno. C'è riuscito? Ovviamente no, era una sfida impossibile, QUALCUNO CHE SI OFFENDE C'È SEMPRE, c'è un utente di Comicus che se l'è legata al dito e da mesi interviene in praticamente ogni discussione su Tex per criticare il fatto che UNA VOLTA, in quelle duecentocinquanta pagine, a borden è scappato di far dire a Tex "negro"... Però, a parte certi casi patologici... non si sono viste orde con i forconi, non c'è stata una raccolta di firme per cacciarlo da Tex, è riuscito comunque a non far arrabbiare QUASI nessuno senza per questo rendere le vicende una roba da teletubbies. Tex una volta usava epiteti come "cioccolatino" o "muso giallo" nelle sue storie? Beh, oggi non li può più usare. E no, non ci metto il "purtroppo". È solo un dato di fatto, i tempi cambiano, e se puoi evitare di offendere qualcuno (oggi che la popolazione asiatica o africana in Italia è indubbiamente molto maggiore che non ai tempi di G.L. Bonelli)... perchè volere offenderli lo stesso? Mi batterò SEMPRE perchè non li cancellino dalle vecchie storie, cancellando il passato, ma non mi pare una battaglia che valga la pena di essere combattuta riguardo alle storie nuove, oggi, sul "diritto di insultare oggi milioni di italiani" Vuol dire che Tex deve avere un linguaggio meno "colorito"? NO!!!! Tex può ancora usare milioni di epiteti, cosa gli vieta di chiamare i sicari cinesi "giuggiola" o "piccioncino"? Quanti ne usava G.L. Bonelli? Rinunciare a poche di quelle frasi non mi pare un gran sacrificio, se serve a non essere offensivi per le persone. ANCORA DIVERSO è il caso, per esempio, della violenza sugli animali. Tex non può più dare la caccia alle balene? Vabbè, se serve per evitare le folle di fanatici con i forconi, è meglio che da oggi in poi lasci stare le balene, non è un gran sacrificio. Ma a differenza del caso precedente... Tex a dare la caccia alle balene non offendeva nessuno. Fa solo vedere un attività che storicamente avveniva. Non bisogna far vedere le piantagioni di cotone con gli schiavi nelle storie in Virginia prima della secessione? Questo è, di nuovo, voler cancellare la storia. (confesso che all'epoca la caccia alla Balena presente in una storia di Nizzi mi disturbò, ma perchè non mi sembrava "da Tex". Non erano lì per cacciare Balene, e infatti se ricordo bene - non la rileggo da anni - la devono lasciare lì a metà caccia. uccidere un animale per nessun motivo, ecco, questo non era da Tex nemmeno allora...) Il problema nel caso degli animali temo sia più negli autori che nei lettori. Recentemente l'uscita di diverse storie con scene francamente ridicole a questo riguardo, a distanza ravvicinata l'una con l'altra, ha evidenziato questo aspetto che non era certo centrale. Prima, in un recente Color, c'è stata la storiella di Serra con Lupo de Lupis, il Lupo tanto buonino che grato perchè Tex non gli spara, poi va a salvarlo. il problema di questa storia non è che era animalista, è che era una storiella scema, senza un senso, e assolutamente non da Tex (troppi autori bonelliani invece di sognare di vendere un botto di copie sognano di scrivere come Berardi. Solo che non sono Berardi. Manco Berardi ormai è più quel Berardi...) Ancora più recentemente, Tiger che come San Francesco ammansisce un (cane) lupo addestrato ad uccidere... guardo la scena e mi chiedo "ma perchè?". Visto che non era essenziale mettere lì un cane, quella scena temo non fosse lì per gli animalisti fuori dalla redazione. Era per gli animalisti dentro la redazione. Che mi preoccupano un po' di più... (ma questo sarebbe un altro aspetto ancora: che vi dicevo, sono problemi diversi, che andrebbero discussi separatamente, fare un unico minestrone non porta a niente di utile...)
  45. 2 points
    Se la Treccani e il Sabatini-Coletti dicono stronzate mica siamo costretti a seguirli (e ne dicono spesso, anche). "Nero" ha tutt'altra accezione: al di là del fatto che indica i fasci, se lo usiamo come traduzione dell'inglese "black" non rende per nulla. Per gli statunitensi, ad esempio, spagnoli e italiani a volte sono "black" (data giusto di qualche mese fa un articolo di giornale che lamentava come a un premio fosse candidato un solo attore nero... Antonio Banderas ). Quindi, che facciamo? Il contadino bresciano e il manovale maghrebino sono "neri" entrambi; se poi hanno il busto bronzeo del batrace stivaluto nel tinello sono entrambi "neri" due volte. C'era un ascaro che era allegro, era negro, ma parlava in italiano; caso davvero mirabile di una persona che era nera e negra al contempo, ma basta avere un minimo di raziocinio per non confondere le due cose. Allora come li chiamiamo? "Africani"? Peccato che in Africa ci siano arabi, berberi e ottentotti che negri non sono affatto. Li chiamiamo "di colore"? Bella lì! Come se i cinesi, i mediterranei e gli scandinavi non avessero un colore. Quindi, che ne direste se li chiamassimo con un termine che designa in modo neutro e scientifico il loro fenotipo? Esatto: NEGRI. Io lo uso tutti i giorni e non ho mai visto quasi nessuno offendersi, nemmeno i negri; e sì che, dato il mestiere che faccio, ne conosco parecchi. Gli unici che ho sentito trasalire al riguardo sono un pugno di colleghi, italianissime passerine infiammate che praticano l'antirazzismo a parole, ma si guardano bene dal sedersi vicino a un negro in metropolitana. E poi, se qualcuno lo usa come un insulto, non insulta i negri, ma sé stesso. Ho sentito molto spesso usare la parola "bergamasco" come un insulto (molto, molto più spesso di "negro"), ma grazie a Dio nessuno si è ancora peritato di scrivere sul dizionario che "bergamasco" è un insulto e si preferisce la definizione più neutra "mangiatore di scarpinocchi".
  46. 2 points
    Assolutanente marginali? Quindi se Tex dice "negro" è un epiteto razzista? Come si deve esprimere un cowboy del vecchio west? Secondo il tuo ragionamento nel "Clan dei Cubani", una delle storie più belle di Tex, lui e suoi pards sono dei razzisti di prima categoria.. ne dicono di tutti i colori:"Palla di nave ", "Sacchi di Carbone", "Scimmioni" Siamo in due
  47. 2 points
    Scusa, mi spieghi perché sei così ossessionato dalle recensioni di Diablero? Se ti danno tanto fastidio non le leggere, non sono mica un libro di testo obbligatorio per passare un esame! Oltretutto questo è un topic dedicato all'inedito appena uscito, non uno spazio per contestare un singolo utente (che avrà pure il diritto di pensarla liberamente su Nizzi!). Peraltro è chiaro che si può discutere con Diablero e dissentire, ma è giusto e costruttivo farlo nel merito delle critiche a questa specifica storia (che peraltro non hai letto), altrimenti il tutto diventa un processo francamente noioso e fuori luogo.
  48. 2 points
    La storia di cui parlate è proprio La cngiura, ambientata a Frisco... In tale occasione, Sam Brennan vorrebbe scrivere sul tesserino farlocco di Carson che egli ha 60 anni, subito ripreso con veemenza dal Vecchio Cammello, che pretende e ottiene che sul falso documento sia riportata la sua effettiva età, ossia 55 anni. Di seguito mi sono permesso di riportare l'intera sequenza, sperando di fare cosa gradita.
  49. 2 points
    Io l'ho preso tramite Amazon, ordinato ed arrivato puntualmente il 21 novembre e, ad un prezzo inferiore di quello che ufficialmente chiede la Bonelli. Ammetto che non mi ero resa conto delle dimensioni, notevoli, e del peso, notevole anche quello. Impossibile, almeno per me, leggerlo comodamente sdraiata sul divano o a letto. Pazienza...utilizzato all'uopo il tavolo. Certo le dimensioni delle tavole aiutano e, non poco, ad apprezzare i spettacolari disegni di Villa nei minimi particolari. Ora il problema è dove metterlo. Per ora troneggia ...su una poltrona. Per quanto riguarda la politica di mercato della Bonelli ...non riesco ad appassionarmi a tale argomento. Essendo, noi tutti, (almeno credo) capaci di intendere e di volere, ognuno decide come meglio crede. Se vuoi compri l'edizione limitata o quella rosa o quella rossa o la Ranger Box. Oppure aspetti febbraio. Comprendo anche poco il divieto di commentare il Texone, soprattutto dopo tutto il battage che c'è stato, per attendere che "tutti" abbiano avuto la possibilità di prenderlo. C'è una data precisa per la fine di tale divieto? Ho qualche dubbio che chi frequenta questo forum si faccia condizionare dai pareri altrui...tutt'altro! Mi piaceva l'idea di una sezione a parte. Chi vuole leggere...legge, gli altri non sono obbligati a farlo e, soprattutto nessuno li obbliga. Ma lasciare la decisione ai lettori, no?
  50. 2 points
    Concordo pienamente con te. D'accordo, il Marketting, che la SBE, deve pensare hai guadagni ecc. ecc. ecc.. Sempre secondo il mio parere (che da cliente affezionato, spero valga almeno una briciolina), ripeto che la SBE, per rispetto delle migliaia di affezionati lettori di TEX, prima, avrebbe dovuto far uscire la storia attesa per vent'anni, nella sua serie regolare, poi, poteva fare tutte le ristampe ed edizioni speciali, che voleva.
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