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TWF - Tex Willer Forum

Ulzana

Ranchero
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About Ulzana

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    Utente emerito del TWF

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    Maschile

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    21
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Mefisto

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  1. Ma lo dici te che non ci sarà Zagor! E comunque si parla di un team up fra personaggi. Lascia perdere gli universi narrativi, dai, non ci addentriamo perché pure Tex e il suo west è "atipico". Io facevo un altro discorso sulla atipicità di Zagor in quanto personaggio. Ma a prescindere, parto forse da un presupposto diverso? Tutti vogliamo belle storie. Nessun compromesso. E non so cosa farà Mauro Boselli, perché la storia ancora deve uscire. Sarà più classica, meno classica? Boh. Leggiti le storie di Zagor che ho citato sopra e capirai il mio discorso del perché lui e Tex possono starci insieme e coesistere tranquillamente. Il punto è un altro: dove sta scritto che Zagor non possa comparire in una storia più western e mantenere intatte le sue caratteristiche di uomo in gamba, eroe e quant'altro? Devono per forza starci gli alieni o i risvolti magici? Solo così è Zagor? Eppure decine di storie scritte da Nolitta ti dimostrano il contrario. E anche quelle di Mauro che ho citato.
  2. E fallo uno sforzo Comunque davvero non vi capisco. Moltissime storie di Zagor sono western classico (è Zagor a essere "atipico", come personaggio, volutamente, e il suo contesto narrativo si apre a svariate possibilità e generi, ma si sa). Boselli stesso ha scritto alcune storie che possiamo definire puro western di frontiera, tra cui la trilogia coi Comanches disegnata da Andreucci e il sequel disegnato da Marcello, o la saga avventurosa di Huron (quattro albi disegnati da Piccinelli). In queste avventure non c'erano maghi, stregoni, alieni, vampiri... insomma, ma ZAGOR LO AVETE MAI LETTO? Pure la storia che Natural ha consigliato a Letizia (un ENORME CAPOLAVORO) è proprio un dramma western... davvero, sono basito. Mi sa che commentate senza conoscere bene le caratteristiche di questo fumetto e le sue avventure (e ciò l'ho riscontrato soprattutto nell'altro topic aperto da Grande Tex). Anni fa ero scettico, ma voglio essere possibilista nei confronti di questo team up, che comunque esce su uno special, e perché credo che uno Zagor un po' più maturo possa cooperare con un Tex giovanotto. Basta saper dosare gli ingredienti.
  3. Mi riferivo alle copie vendute rispetto alla serie inedita...
  4. Il lettore occasionale era MANNA per la Bonelli. Gli special e extra vari, almeno fino a venti anni fa, erano concepiti proprio per quella tipologia di acquirenti. E uscivano soprattutto in estate, mesi in cui si predilige l'acquisto di letture anche diverse dal solito proprio perché si è in vacanza e si ha più tempo libero. Le cose poi sono sostanzialmente cambiate e si sa. Il punto è un altro: la disparità di vendite tra Tex e Tex Willer. Essa dimostra che il lettore collezionista non è quello principale. La serie inedita ha i suoi fedeli, che lo comprano da anni, ma il collezionista compulsivo è in minoranza, non è interessato ad altro, se no Tex Willer pareggerebbe almeno i conti. Dico questo anche per rispondere a chi su Facebook intende sempre, con fare arrogante, che si va avanti solo grazie ai collezionisti. No, non è affatto così. Sono importanti, ma non rappresentano la fetta grossa del mercato.
  5. Ricordo che Nizzi eliminò il personaggio di Tiger dalla storia, perché per tutta la durata di essa GLB gli fece dire solo qualche "UGH", insomma la sua presenza era impalpabile.
  6. Che poi GLB ci ha messo dieci anni per raccontare cosa era successo a Lilyth, quindi uno potrebbe dire "ma Tex a bivacco col figlio non ha MAI affrontato prima questo argomento?". Se iniziamo a porci noi questi dilemmi finisce la finzione narrativa. E dietro alla finzione narrativa c'è che il personaggio ha potuto avere (e ha) tantissime altre avventure, che il lettore deve conoscere e che riguardano il suo passato. Non è incongruente, come atteggiamento, che Tex decida di viverle ora e che abbiano collocazione nella serie giovane e che nella serie madre non se ne sia affatto parlato (o se ne parlerà).
  7. Guarda, Diablero, sulle prime storie di GL è una vita che dico: le leggessero. Perché moltissimi lettori di Tex le reputano spesso ingenue e questa cosa la trovo davvero snervante. Faccio un esempio: Uno contro venti, versione NON censurata. Vediti i dialoghi, la mattanza che fa Tex, è cinema puro, antecedente (e di tanto) a un certo cinema di Tarantino, siamo ancora alla fine degli anni Quaranta, ma che modernità assoluta, almeno in Italia. E alcuni lettori non le vedono queste cose, tralasciano quel periodo di storie così interessanti nel novero della rodaggio. Certo, era in rodaggio Tex ma che rodaggio! Succedono tanti di quegli avvenimenti nei primi dodici numeri... e la modernità, ripeto, era tantissima, unita al disegno raimondiano di Galep hanno avuto la meglio rispetto a decine e decine di fumetti usciti in quegli anni... Off topic: le primissime serie di Miki, quindi prima della nascita di Blek, sono davvero eccelse. Certo, si rivolgevano ai più giovani, ma le storie sono davvero straordinarie: avventura, comicità, dramma e tanta fantasia. A livello di disegno considero quelle serie quanto di meglio ci sia stato a inizio anni Cinquanta in Italia. Basta vedere le strisce per essere obiettivi, dall'Avvoltoio alla saga dei Vichinghi, dal Generale Ruiz alla prima apparizione di Magic Face fino alle avventure in Canada Strepitoso il trio Essegesse.
  8. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Scusa, Dix, ma "meglio così" perché? Non voglio apparire nerd, e forse lo sono, ma io di D'Antonio avrei comprato tutto. Quello che conta era il MODO in cui lui avrebbe affrontato certe questioni e dinamiche e credo proprio che questa nuova declinazione della famiglia MacDonald ci avrebbe dato storie meravigliose in altri ambiti storici. Forse, magari mi sbaglio, avrebbero intitolato questa nuova collana in altro modo e non Storia del West. Ma sono solo ipotesi, suggestioni, su qualcosa che non si è fatto. Purtroppo.
  9. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Sono d'accordo con Monni. Pure io le avrei voluto leggere quelle storie.
  10. Ulzana

    Gino D'Antonio

    @Ronin per rispondere alla tua domanda su Berardi, non credo sarebbe stato fattibile. Cioè, Berardi mai si sarebbe adattato a una serie piena di paletti e regole come quella di Tex. Certo, ci ha regalato una bellissima storia fuoriserie (che diede il via ai Maxi), ma di più non avremmo potuto chiedere. Poi, un conto è scriverla, altro è gestirla. Berardi vi avrebbe messo la sua mano e il suo modo di vedere il West, e ciò non poteva essere. Si è al servizio di Tex, non delle proprie velleità artistiche. Tornando a D'Antonio. Nel 1956 era un disegnatore con alle spalle alcuni numeri del glorioso Pecos Bill e varie storie disegnate per Il Vittorioso. Come autore completo aveva realizzato nel 1947, appena ventenne, testi e disegni per Jess Dakota, ma si tratta di un'opera giovanile e ancora incerta. In seguito, lavorando a un fumetto intitolato Il fortino sull'Huron, ideato da Sandro Cassone, firma la sua prima storia da professionista e come autore completo. D'Antonio però doveva solo disegnare la storia e, invece, fece di testa sua e riscrisse tutta la sceneggiatura, dimostrando una notevole intraprendenza. Perché ci vuole anche un po' di coraggio e faccia tosta. Meno male che lui l'ha avuta.
  11. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Perciò Tex rappresenta un caso quantomai unico nel panorama editoriale, perché è riuscito a essere popolare e ha mantenuto una qualità costante (con anche molti bassi, ma ci sta) nel corso del tempo. Fumetto onesto, senza nessun tipo di velleità, voglioso di divertire il pubblico, tanto da diventare un fenomeno non solo commerciale (le sue tirature sono ineguagliabili), ma anche sociale, visto tutte le diatribe politiche e non in cui è stato coinvolto, segno che il personaggio era centrato, faceva scattare un processo di identificazione nel lettore. A questo proposito, l'impresa di Gino D'Antonio è ancora più rimarcabile, proprio collegandomi al discorso di Diablero, in quanto SOLO lui poteva riuscire a coniugare insieme fumetto popolare e d'autore (anche se, per quanto mi riguarda, sono definizioni che non amo tanto, per me il fumetto è fumetto, buono o brutto). Ma non era mai DIDASCALICO. D'Antonio ti presentava una ricostruzione precisa delle varie fasi dell'epopea western, mantenendo una cornice di fantasia, facendo agire personaggi veri dell'epoca con personaggi inventati e che, spesso, entrambi sconfinavano: alle volte, i personaggi veri sembrano quelli "romanzati", quelli inventati apparivano reali. Se non è abilità dell'autore questa? Qualcosa di simile l'ha fatto anche il Bos, prima su Zagor, inserendo nella serie Poe e il Cain di Howard, e soprattutto su Dampyr, mescolando generi, personaggi storici, intrecci narrativi. Le vendita di Storia del West erano buone (certo non erano quelle di Zagor o Mark, per dire), perché la Collana Rodeo nacque come contenitore e quindi, inizialmente, si è potuto far "respirare" gli autori (D'Antonio, Polese e Tarquinio) dando al pubblico vecchi personaggi di GLB (un "usato sicuro") e qualche buona novità, con storie singole scritte da altri. In definitiva ci tengo a dire, essendo il suo topic, che tutti noi non si debba mai smettere di ringraziare uno come D'Antonio. E celebrarlo tutte le volte che si può. Forse Ken Parker ha avuto la sfiga di uscire in un periodo in cui le serie maggiori della Bonelli erano mensili. Se penso alle miniserie tipo Gea o Lilyth di Luca Enoch, in tal senso Berardi & Milazzo, forse, avrebbero trovato la quadratura del cerchio... ma forse no. Devo dire che, in vari editoriali di Berardi letti negli anni, ha sempre riconosciuto in Bonelli un editore ideale. Su Berardi autore taccio: sono troppo di parte, la sua grandezza non si discute. Però la "lezione" editoriale, ossia imparare dagli errori gestionali di Ken Parker, che sono stati suoi e non di Sergio Bonelli, che gli aveva dato un buon staff con cui lavorare, penso l'abbia recepita: la serie Julia esce da più di venti anni, è un prodotto (nel bene e nel male ogni cosa diventa prodotto quando lo si deve vendere) e rende bene. Inizialmente era una serie più noir e cupa (e a me piaceva molto di più), poi si sa come andarono le cose e la sua derivazione comedy imposta dall'editore. Naturalmente, Julia è una serie pensata PROPRIO come un serial, tipo quelli americani Law & Order e similari, con cast fisso, episodi singoli, continuity blanda e una sorta di regia generale. Per questo tutto sembra omogeneo, però attenzione, leggendo le storie si avverte la "mano" di Berardi, la capacità di trattare i temi della società contemporanea, una certa sensibilità e un'attenzione al linguaggio più marcata rispetto ad altri fumetti (sembra una cosa banale, ma è stata la prima collana seriale mensile della Bonelli in cui si è usato il "lei" piuttosto che il "voi", di recente si è accodato anche il Dylan Dog gestito da Recchioni). Bisogna dargliene atto e leggere Julia per capirlo. Non credo proprio, per rispondere a Diablero, che in Julia ci sia meno "bonellianità" o che non abbia qualità. Forse è più simile a Diabolik, come gestione autoriale, i disegnatori seguono uno stile preciso che deve essere uniforme e, infatti, si fa fatica a riconoscere quel tratto da un altro. Forse in questo è meno "bonelliana", ossia non c'è la varietà apportata dai singoli disegnatori, non c'è spazio per altri sceneggiatori (in effetti Berardi non permette a nessun autore di scriverci, a parte Calza e Mantero, che sono collaboratori e MAI autori unici di una storia). Sarà una scelta precisa sua, vado off topic, ma mi chiedo se, altri autori, non avrebbero poi potuto portare linfa alla serie. Però mettiamoci d'accordo: per anni, chi bazzica i forum o i social lo sa, i lettori di Dylan Dog, per fare un esempio, hanno fracassato i MARONI sulla quantità di autori del post Sclavi. Nessuno andava bene, nessuno era bravo, nessuno scriveva come Tiziano (e come si potrebbe?)... forse in questo senso Berardi si è trincerato dietro il suo assolutismo autoriale e ha detto "me lo scrivo io, revisiono io, e se vi va, lo comprate, se no attaccatevi". E' solo un'ipotesi mia, naturalmente... magari Berardi è un buon egoista che vede Julia come una "figlia" e se la gestisce come gli pare e nel modo che vuole.
  12. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Purtroppo vado a memoria, Ronin, e citerei davvero l'intervista o il trafiletto dove lessi questa cosa. Questa dichiarazione, però non era intesa come cattiveria, anzi. Era una meraviglia che molti avevano all'epoca, non solo Gino D'Antonio. Perché il successo di Tex era (ed è, visto che regge ancora benissimo nonostante i settant'anni e passa d'età) proprio unico e incredibile. Storia del West, pur essendo una serie nobile e piena di buoni propositi, scritta in modo superbo, molto più "realistica", non suscitava grande interesse, se non da parte di un buon gruppo di appassionati che acquistava la Rodeo, ma niente in confronto alle vendite stratosferiche che Tex iniziò ad avere verso la fine degli anni Sessanta e nel decennio successivo. Storia del West durò alcuni anni, certo, ma non divenne mai un caso editoriale. Solo Tex ha avuto alte tirature e grande qualità, binomio che non sempre è riuscito, anche a serie blasonate. E penso purtroppo a Ken Parker. Mai stato un successone. Un fumetto di nicchia, innovativo, bellissimo, ma mai un successo che ne ha permesso una diffusione lunga nel tempo.
  13. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Ma non era però una costrizione. D'Antonio non ha mai voluto cimentarsi con Tex (di cui si meravigliava del suo successo, rispetto alla Storia del West). Solo negli ultimi anni della sua vita si è cimentato e avrebbe avuto carta bianca per scrivere quello che voleva lui. Certo, si capisce che avrebbe giovato uno come D'Antonio nello staff di Tex, in alternanza con Boselli e il primo Nizzi, ma ci pensi che trio. Come avrebbe giovato un Nizzi a servizio attivo su Nick Raider, perché era un suo personaggio e ne ha scritte di bellissime storie... Intervista a D'Antonio (che ho scovato ora in rete): https://www.ubcfumetti.com/interview/0004.htm Questo passaggio è interessante (naturalmente l'intervista è precedente a Seminoles) riferendosi proprio a Tex: "Di scriverlo non è mai venuto in mente, anche perché disegnavo molto ma scrivevo meno di oggi. E di disegnarlo non me la sarei sentita. Se avessi avuto necessità lo avrei fatto, ma ho avuto occasioni di lavorare su storie che mi divertivano di più" In merito al numero di pagine per scrivere una storia, il Maestro dice (lui si riferisce a Bella e Bronco): "Eppure credevo e credo che non conta il numero delle pagine, ma offrire una storia completa, ben costruita..."
  14. Ulzana

    Gino D'Antonio

    Beh, non posso farti cambiare idea, ma leggiti i suoi meravigliosi Nick Raider, o le impareggiabili storie da lui scritte, e alcune anche disegnate, per la collana Un uomo, un'avventura. Ci sono anche serie diverse, quindi non propriamente western, tipo Mac Lo Straniero. O la divertente Susanna... insomma, io ADORO E VENERO D'Antonio. Il massimo dei massimi tra gli sceneggiatori.
  15. Oddio, ce ne sono alcuni che potrebbero essere lui eh eh eh... penso al buon Diablero. Ma pure Monni. Forse Ymalpas di più perché è un archivio vivente... tutti e tre preparati e qualche volta (qualche volta ragazzi mica sempre) un po' precisini (chi ha detto cagacazzi??? ) proprio come Sheldon. Non vorrei però che lra litigassero su chi deve fare questo personaggio.
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