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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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About Leo

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  • Gender
    Maschile
  • Interests
    storia, letteratura, sport, cinema, politica
  • Real Name
    Leo

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    334
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Montales

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  1. Leo

    [Maxi Tex N. 24] Il cavallo di ferro

    Ma io apprezzo quel Topic e i vostri sforzi. Il problema è che ho scarsa memoria. Ora però non me lo scordo più
  2. Puoi scaglionarlo come ti pare no? Meglio troppo che poco Io in questi giorni ho recuperato gli ultimi quattro mesi: tra il Maestro, il cavallo di ferro, l uomo dalle pistole d'oro e il Magazine di Rauch ho fatto una scorpacciata. E, fidati, mi sono divertito
  3. Anche questo è vero, però la fisionomia è troppo distante da quella ordinaria di Carson. Il personaggio è stato quasi stravolto
  4. OK mi arrendo. A parte le cose che riguardano Lena Donna e Clemmons (cioé i tre quarti della storia?). Comunque OK, non ti piace. Qualcun altro con mia grande sorpresa non apprezza Fuga da Anderville. A me non piace Patagonia. Tuttavia, credo che alcune storie abbiano degli elementi oggettivi per essere annoverate tra le grandi. Che non significa debbano piacere a tutti, comunque.
  5. Troppo pochi i commenti in questo topic per la storia che è stata pubblicata. Dopo alcuni passi falsi, Ruju sfodera una prestazione eccelsa, con una storia di vendetta che bene ha fatto Occhi nella notte a definire leoniana (i cattivi somigliano tanto alla banda dell'Indio o a quella di Frank che tortura il fratello di Armonica). L'Uomo dalle pistole d'oro è un grande antagonista western; il fatto che tra le sue prede ci sia anche Carson aggiunge ulteriore pathos ad una storia dalle tinte forti, sanguigna e serrata. Ottime anche le parti in flashback, in cui vediamo un giovane Carson che "scende in campo" (espressione forse anacronistica) ma che ancora non è la leggenda che sarebbe diventata. Complimenti vivissimi a Ruju per uno dei cartonati più belli editi finora. Capitolo disegni: eccellenti. Contribuiscono non poco, con il loro West sporco e cattivo, all'ottima riuscita di questo albo. Tex lo trovo buono, mentre Carson è troppo personale e troppo distante dal canone texiano. Se rientrasse nei giusti canali per il Vecchio Cammello, non ci penserei due volte a riproporre il disegnatore serbo sulla regolare.
  6. Storia ordinaria? Una banda composta da centinaia di membri (peraltro realmente esistita) con segni di riconoscimento e linguaggi in codice; uno sceriffo amico e traditore e infine amico; una donna contesa di cui fino all'ultimo non si sa per chi batta il suo cuore; una figlia di cui non si sa chi sia il padre; l'oro trafugato che però, secondo un ragionamento sottile di Boone, non può essere stato portato via tutto dalla miniera; un ragazzino, Chester, che potrebbe vivere da bravo ragazzo ma che per un malinteso senso di amore filiale torna a delinquere con quello che considera una sorta di padre adottivo; e poi scene perfette (altro che passare inosservate): il gemello Dobbs che guarda Carson dallo specchio del barbiere ; lo sguardo di Clemmons, sinceramente dispiaciuto per aver condannato a morte il suo amico; il confronto tra Carson e Waco sulla main street ; il romantico incontro con Lena dopo venticinque anni; il sincero affetto di Clemmons nel rivedere Carson dopo venticinque anni; Tex che batte Laval a carte con Boone che lo guarda in cagnesco; i dialoghi tra Clemmons e Boone all'arrivo di Clemmons a Bannock. Questa storia non passerebbe inosservata mai. È uno di quei testi che fanno la fortuna dell'autore che li scrive.
  7. Leo

    [Maxi Tex N. 24] Il cavallo di ferro

    Ragazzi, ditemi che Mignacco è arruolato in pianta stabile su Tex. Ho letto un Maxi decente, che dico decente? Buono, decisamente buono! La prima storia, oltre a rappresentare un omaggio a Sangue Navajo e alla gucciniana La Locomotiva (come ben ricordato da Johnny Colt) è una storia appassionante, che si fa leggere tutto d'un fiato. E ottima è anche la seconda avventura. I punti di pregio di queste storie stanno indubbiamente nella loro purissima texianità e nella presenza di personaggi di spessore: la tragica figura del giovane indiano la cui esistenza è segnata dal dramma vissuto in gioventù; l'indiano bianco che inconsapevolmente ammanta di idealismo (l'adesione alla causa degli Utes) ciò che invece è solo odio verso la gente da cui proviene (mi ha ricordato un po' il terribile mezzosangue de Il Cacciatore di Fossili); il vecchio idealista Tennessee che crede nella fratellanza tra i popoli rossi venendone drammaticamente smentito. Ragazzi, ripeto, ditemi che Mignacco è arruolato in pianta stabile su Tex.
  8. Considera una cosa: in questo forum, Il Passato di Carson è considerata una storia tra le più belle mai scritte. Su una classifica curata da UBC sulle storie più belle di Tex, questa è stata per anni al primo posto. L'hanno pubblicata tra gli Oscar Mondadori. Se in tanti concordano nel ritenerla una storia grandiosa, probabilmente non sono quei tanti ad avere torto, ma quell'uno o pochi che non concordano. Una storia grandiosa, un capolavoro, può anche non piacere a taluni. Ma questa storia resta un patrimonio di Tex (come puoi vederla "troppo semplice" poi?). Chiudo con un esempio: Patagonia è da molti amata immensamente. E' stata pubblicata in un cartonato, ha avuto entusiastiche recensioni. Io e virgin non la amiamo. Non ho però la presunzione di discutere il capolavoro: prendo solo atto che non è riuscita a toccare le mie corde.
  9. Leo

    [701/702] La regina dei vampiri

    Il Maxi di Manfredi dello scorso anno mi aveva fatto "incazzare" con Borden. Da curatore aveva pubblicato due prodotti che non esito a definire orridi. E se ci aggiungiamo l'ultima storia sulla regolare, di cui non ricordo nulla se non che aveva dei buchi logici da paura, capirete quanta voglia avessi di cimentarmi con questa storia sui vampiri di un autore che, su Tex, si è troppo spesso dimostrato velleitario e pretenzioso. E questa storia tra l'altro non comincia benissimo. Tex e company vengono chiamati dal Morisco, e il giorno dopo il loro arrivo già trovano sul sentiero due vittime dei loro avversari, lì belli caldi e pronti ad essere trovati in un territorio molto vasto: eccoveli serviti, la storia può iniziare. Forse avrei cercato un modo diverso per mettere in contatto i nostri con i loro avversari. E poi il personaggio di Ikal, che nonostante il suo acceso fanatismo alla fine non si fa pregare più di tanto a cambiare bandiera. Eppure... Eppure questa storia mi è piaciuta. Bella l'atmosfera, belli i personaggi, dal negromante allo sfortunato capitano dei rurales, per non parlare della vecchia megera: Manfredi mette su una storia che cattura, si fa leggere bene, intriga, diverte. I comprimari funzionano, gli avversari funzionano, e infine i nostri pards funzionano, nei dialoghi, nell'azione, nell'umorismo. Ammetto peraltro che il piacere di leggere questa storia è stato sicuramente agevolato da disegni semplicemente fantastici, entusiasmanti, molto molto evocativi: Bocci superlativo! Una nota su Etzli, per dire che sono in disaccordo con Ymalpas. Uno dei personaggi che ho odiato di più è il signor Espectro, che odiava e ammazzava gli indiani senza un perché. Espectro è un personaggio senza storia, compie azioni senza che il lettore ne conosca le motivazioni. Anch'io, come Ymalpas, voglio capire, pretendo che lo sceneggiatore non lasci buchi. Per questo mi lamento - e non poco - di un Espectro. Ma di questa bruja manfrediana no. Sappiamo che è una bruja, che ritiene sacre le vestigia degli antichi e vuole proteggerle dai profanatori. E' una fanatica che crede nel ritorno degli dei, ed è pronta a compiere sacrifici umani per agevolare l'avvento della dea della morte. Conosciamo le sue motivazioni, i suoi moventi. Per me è "completa". E' una bruja con dei poteri arcani: una creatura probabilmente non del tutto umana. Credo che Manfredi abbia voluto lasciare un alone di mistero su questa figura arcana, rafforzandone in tal modo la già affascinante aura di mistero, spiegandoci però la cosa più importante: le motivazioni e gli obiettivi. Un'ultima nota totalmente OFF TOPIC: ho notato che spesso viene utilizzata, a commento di alcuni post, la faccina che significa "Confuso": ma cosa vuol dire nei fatti questa faccina? Sembra quasi che chi la mette voglia dire che il post che commenta non è chiaro, che è "confuso", per l'appunto, che non è ben scritto. Come a dire che è un post che fa storcere gli occhi tanto è scritto male o tanto è nebuloso o tanto è incoerente. Lo trovo molto molto antipatico, e poco rispettoso.
  10. Leo

    [700] L'oro dei Pawnee

    Non mi aspetto mai molto dagli albi celebrativi, anche se con il numero 695 Borden mi aveva smentito. La storia del 700 invece è tornata un po' in linea con le mie (non alte) aspettative per queste storie singole. Una storia discreta, con il bel ritorno di Tesah, illustrata da un Civitelli che stavolta mi è parso tornare alla legnosità dei primordi, anche se ci ha regalato anche in questo albo delle singole vignette meravigliose. La tavola centomila è stata una vera chicca, mi ci sono fermato e ho sorriso. Lunga vita a Tex!
  11. Io credo che, nonostante le tante bellissime storie sfornate dal nostro Borden negli ultimi venticinque anni (eh già, un quarto di secolo quest'anno...), questa resti la sua più bella, insuperata e probabilmente insuperabile. Mai il Vecchio Cammello è stato tanto epico. Mai un cattivo ha fatto tanta paura come Boone, o Waco. Mai più abbiamo avuto un personaggio come Ray Clemmons. Per me questa storia rappresenta il punto più alto di Tex. A proposito di esordi al fulmicotone, altri "predestinati" potevano essere Medda e Berardi, entrambi cimentatisi con Tex in quell'inizio degli anni '90 che sembrava poter regalare grandi autori per Tex (e che fortunatamente ci ha lasciato almeno Borden).
  12. I color li ho letti tutti, quindi l'avrò dimenticato...
  13. Risponde sì! Grazie Carlo. Sono stato lontano dal forum per un po' e sono in arretrato di informazioni. Grazie ancora (sono molto contento, confido in questo autore, per me un completo sconosciuto, non essendo un lettore di Zagor).
  14. Non conoscevo Rauch, e devo dire di aver molto apprezzato questa sua fatica "breve" texiana. Spero che possa tornare sulle nostre pagine: è per caso previsto un suo arruolamento in pianta stabile? Disegni molto western, con ottima caratterizzazione dei personaggi, da Jane a Seth al capo del villaggio. Bravi a entrambi gli autori, che hanno confezionato un prodotto niente male. La seconda storia, invece, nonostante la sempre bella Dawn e il magico Nord di Font, non l'ho apprezzata a pieno...
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