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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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About Leo

  • Rank
    Utente emerito del TWF
  • Birthday 05/01/1978

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Interests
    storia, letteratura, sport, cinema, politica
  • Real Name
    Leo

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    334
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Montales

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  1. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Beh, solitamente non ricordo i miei sogni, ma non posso escludere di averlo fatto A prescindere dal mio giudizio su questa storia, questa spiegazione sulle caratteristiche delle storie di Tex mi piace assai! Complimenti!
  2. Leo

    [705/707] La maschera di Cera

    Ho avuto la sensazione che la storia fosse un po' troppo complicata. Il finale, soprattutto, mi è parso cervellotico, con Joan Fischer che, già rientrata a Los Angeles da tempo, si palesa solo dopo tre anni per vendicarsi dei ranger. Come abbia potuto, insieme ai suoi due fidi malesi, mettere in piedi una simile organizzazione criminale e dominare rudi uomini d'affari della frontiera è un mistero ma è anche tanto tanto improbabile (so che situazionidel genere nei fumetti non sono infrequenti, ma mi rendono perplesso lo stesso). La stessa situazione di Rahiana, che per tre anni fa la domestica e la criminale al contempo, senza che doc Fischer si accorga di nulla, non mi convince troppo. In altri passaggi, invece, trovo, al contrario, che ci sia un'eccessiva semplificazione, come quando i nostri stanno passeggiando sulla scogliera non sapendo che pesci prendere ed ecco l'insperato soccorso del vecchio bandito che li conosce pure e che ha visto tutto. Per non parlare dello zoo di animali ammaestrati, che pure esige dal lettore un minimo di sospensione dell'incredulità. Però la storia è divertente, al cardiopalma le scene alla Indiana Jones, intrigante fino all'ultimo l'identità da svelare sulla figlia di Satania. Tutto sommato una buona lettura, ma non è davvero il genere di storie che prediligo. I disegni di Benevento sono davvero molto belli. Grande prova!
  3. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Lavoro, leggo, esco la sera, dormo anche
  4. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Preoccupa anche me francamente. Ma che il curatore dica in totale tranquillità che in tal caso la trama non è importante, può forse voler dire che lui nonostante tutto l'ha trovata buona, tanto da meritare la pubblicazione. O la si deve pubblicare a prescindere, senza che il curatore possa proferire verbo, per il semplice fatto che è stata scritta? È una domanda senza secondi fini, vorrei solo capire come funziona per sapere se sentirmi tranquillizzato dal commento, per l' appunto tranquillo, di Boselli o se questo non vuol dire nulla. A lety vorrei chiedere quali sono "gli altri lidi"? Io conosco solo TWO e Baciespari. C'è qualche altro gruppo interessante che mi perdo? Su Nizzi: è incorreggibile. Ancora oggi va dicendo le stesse cose di venticinque anni fa. Per me non le dice per animosità verso Boselli, anche perché se così fosse non avrebbe dovuto accettare di scrivere per Tex su proposta dell'attuale curatore. Penso che lui semplicemente la pensi così e, nella sua onestà intellettuale, non si periti di dare cerri giudizi, convinto magari di essere asettico e senza vederci nulla di personale. Io al suo posto mi metterei un punto sulla lingua, ma tant'e'... il carattere (caratteraccio in questo caso) di certe persone a ottant'anni difficilmente cambia. Teniamoci questo nonnetto sperando in bene. Vorrei scrivere altro sui tanti bei post che avete scritto ma ora non posso. Lo farò non appena possibile.
  5. Quoto questa bella idea di James. Sarebbe molto interessante leggere storie con i vari protagonisti che si muovono su linee parallele. Poi mi citi pure Carson nella guerra civile... Ottimo inizio anche per me. Tex gambler non mi infastidisce per quanto già detto da molti di voi: deve pur campare e, soprattutto, non è ancora il posato 45enne che conosciamo oggi; è un simpatico scavezzacollo che può tranquillamente permettersi di essere meno virtuoso. Mi ha divertito la storia dei vestiti di Kate: Tex di fatto l'ha vista come mamma l'ha fatta, chissà che finalmente, in quest'epoca ante Lilyth, non possa scapparci qualcosina... Condivido anche l'opinione di Barbanera, circa l'interesse che desta l'incrocio tra storia texiana e Storia.
  6. Leo

    [705/707] La maschera di Cera

    Non amo le storie poco western. Non amo le sette e le mascherate. Non amo le situazioni inverosimili. So però che in una saga seriale queste storie devono starci, che divertono tanti lettori e che devo mettermi l'anima in pace. Allora me la sono messa e ho dato fondo alla mia sospensione dell'incredulità: non è una storia western, non è di quelle che prediligo, a 'sto punto facciamocene una ragione e divertiamoci a leggere, e amen. Con questa disposizione, totalmente svagata, ho cominciato a leggere il secondo albo. Eccola là, la tigre della Malesia, ad attaccare i nostri. Vabbe, nel primo albo c'era l'orangutan gigantesco... basta, freghiamocene e andiamo avanti. Divertiamoci. Fronte imperlata di Carson di fronte alla tigre. Sangue freddo che evapora. Primo colpo sbagliato. Deve intervenire Tex. Sembra il numero 5, Satania, quando Carson è paralizzato dal terrore. Quanto avevo apprezzato Borden che, nel primo albo di questa storia, ripropone la scena di Carson con lo scimmione attribuendo l'impotenza del vecchio ranger non al suo terrore ma alla pistola scarica. E ora che fa, invece? Mi imperla di sudore la fronte del Vecchio Cammello, gli fa fare cilecca, tanto che deve essere salvato da Tex? Fortunatamente alla fine è il vecchio reprobo a spacciare "il gattone" : meno male va, giustizia è fatta. La dottoressa Fischer viene ritrovata illesa. Ne capisce di bestioni. Suo padre è esperto di narcotici. Hanno una domestica malese bellissima. Per me quest'ultima è la figlia di Satania e i Fischer sono suoi complici o parenti. E Lavinia, il cui attentato peraltro mi è parso molto forzato e un po' attaccaticcio? Boh. Diavolo d'un Borden! Molto bella la scena nel club dei tredici: da Carson che commenta le grinte degli esimi uomini d'affari lì presenti al gustoso sconcerto represso dello sceriffo di fronte a simili metodi, dal bell'intervento di Brackeen al sacrificio di Alvarez. Frizzanti i dialoghi tra i nostri, con il culmine nel sospetto di Carson che Tex bari, quando fanno a testa o croce per chi debba portare il vecchio bandito con sé o per qualsiasi altra scelta da prendere Tex e Carson arrivano al covo della figlia di Satania in modo del tutto inatteso, grazie ad uno straordinario intuito e al fortuito incontro con un vecchio bandito che conoscono e che ha visto tutto (sembra il personaggio di "Pino Cammino" di Maccio Capatonda o la maschera ricorrente dell'origlione di nizziana memoria). Eppure, nonostante tutte queste fortunose circostanze, la figlia di Satania fa in tempo ad "apparecchiare la tavola" per i nostri, vale a dire a far trovare Mac Parland legato in quella non comoda posizione e pronto ad esser sbranato da un simpatico giaguaro nella gabbia. Vabbè, l'ho detto, non è storia per me, sospendo l'incredulità e mi ci diverto. Mi sono divertito? Sì, e tanto. Ora mi aspetto che la gabbia si chiuda, e che i nostri siano veramente in trappola. Come se ne esce? Non lo so, ma il bello è questo: diavolo d'un Borden!
  7. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    D'accordo con te.
  8. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Non nella concitazione del momento, dix. Non con l'avversario che, da vicinissimo, sta per sparare ancora e ancora, in preda ad una furibonda alterazione. La scena è del tutto verosimile e, date le circostanze, kit non poteva che fare così. Nella saga ci sono esempi a iosa di situazioni in cui Tex e Carson vorrebbero mantenere in vita un avversario, ad esempio per farlo parlare, per fargli svelare i segreti dei suoi complici, e i due pards non ce la fanno e sono invece costretti a ucciderlo perché quello non si arrende e continua a sparare.
  9. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Più che "non male", secondo me. Nel lavoro e nella vita, cerco sempre di non cadere nella trappola del pregiudizio. A volte lotto contro alcune mie debolezze, faccio sempre in modo che la razionalità abbia la meglio sulle prime impressioni. Ci rifletto e ci rimugino, su ogni cosa. Non dico nulla prima di esserne convinto. Questo mio modo di essere lo porto anche su Tex. E che il mio non sia pregiudizio lo dimostra il fatto che ho amato "Eroe per caso" e "La ballata di Zeke Colter", che ho recensito entusiasticamente "L'Ultima Vendetta", che ricordo sempre con molto piacere "Pioggia".
  10. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    D'accordo con te. Ricordo ad esempio lo sceriffo de La lettera bruciata, che sagoma Torno spesso sui miei passi (un caso clamoroso è L'Uomo di Atlanta, che ad una prima lettura mi aveva lasciato freddo e ora la reputo quasi un capolavoro), quindi non escludo di rileggerla. Però non ne ho alcun ricordo, quindi non mi colpì.
  11. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Allora (NON) ti ringrazio per il complimento e ti dico che mi hai fatto morire dal ridere per la tua minaccia. tra l'altro, essendo tu un'informatica, per me sei una maga, perché io a malapena so usare lo Smart phone (e ho "solo" quarantuno anni )., e quindi non dubito che sapresti davvero mettere in atto la tua minaccia
  12. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Infida perché sottintende la mia partigianeria per Nizzi e quindi la scarsa obiettività del mio post. Ma ero ovviamente ironico, come dimostra la faccina, ed anzi ti ringrazio per il complimento. Comunque alla tua domanda, e lo dico sinceramente, non so rispondere. Non posso non prestare attenzione alle parole di pecos, quando definisce la storia piatta. E una stessa vocina interiore mi sussurra che forse mi sono lasciato prendere dall'entusiasmo per il ritorno del vecchio leone. Non ti so rispondere con precisione, ma ricordo però una cosa: all'epoca dei Monti di San Juan, ultima storia di Nizzi sulla regolare (dove vi tornava dopo anni) avevo la stessa attesa. Poi scrissi un commento alla storia che si chiudeva così: Ecco perchè ribadisco di esser d'accordo con Gianbart: leggendo i post di molti di voi (Cheyenne, Ymalpas, Sam) ho sperato che Nizzi si riscattasse nel finale, e si rifacesse vivo con una delle sue storie, quelle che mi hanno fatto avvicinare a Tex e col tempo me l'hanno fatto amare, ed invece a mio parere ho ritrovato le superficialit? e il "tirar via" della sua ultima, infelice stagione. In quel caso l'attesa della storia non incise sul mio giudizio, sostanzialmente negativo. Quindi, quien sabe? Può essere che il commento "così bello" (cit) non sia solo frutto di nostalgia nizziana. Qui però per me si innesta un altro aspetto: 1) OK l'aspettativa per Nizzi, ma anche 2) le basse aspettative per le storie del Color Tex. Forse dalla regolare mi aspettavo di più e quindi ho stroncato i Monti di San Juan. Da questa serie invece mi aspetto poco o nulla, e quindi se poi, con la lettura, mi ci diverto, lo prendo per grasso che cola. E' ormai notorio che io non ami questa pubblicazione (a differenza di quella con storie brevissime, che invece mi intriga). E qui rispondo anche a Carlo: Sicuramente potranno essere superiori ad alcune storie della regolare, ma io le trovo comunque mediocri. Tutte quelle che hai citato. E non mi toglie nessuno dalla testa che, di regola, questo formato non sia adatto a Tex. Poi può capitare che ci siano belle storie, ma di regola a me non piacciono, dai centenari agli speciali, dagli ex almanacchi ai magazine, per finire a questi color. Sono io? I miei gusti? Forse sì. E forse no.
  13. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Domanda infida, cara Letizia Però vai a leggere il mio commento alla storia La Pista dei Sioux (ultimo color di Faraci) e ti risponderai da sola
  14. Leo

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    E vieni nel Salento, no? Comunque anche qui fa caldissimo, ma il mare aiuta... Sicuro. L'ha voluto fare durante tutta la storia. Ma infatti Benevento disegna sulla regolare, mentre Torti è stato scelto da Nizzi per un color Tex. L'abisso non è nella professionalità, ma nello stile. Però a me lo stile di Torti ha fatto simpatia. Inoltre ha un dinamismo "ticciano" davvero notevole. Forse però in bianco e nero l'avrei apprezzato meno, i colori mi sono piaciuti molto. O era come detto un riferimento scherzoso a molti lettori, oppure Nizzi aveva riservato, sulle prime, più spazio a questo personaggio. Poi le cose sono cambiate e forse Nizzi ha voluto comunque tenere quelle simpatiche scenette. E' sicuramente una stranezza, ma simpatica Però c'è, pecos. Quante volte abbiamo ritrovato un simile sentimento su Tex? Un rimuginare sulla provocata morte di qualcuno? Un non dormirci la notte, addirittura. A memoria mia, mai. Il bello è che stavolta c'è, volutamente abbozzato per non appesantire la lettura. Anche qui, è bello che ci sia quel pensiero. Poi ti dirò di più: per me questa scena non è stata scontata, è stata invece una sorpresa. Poche vignette prima, infatti, Tiger manda segnali di fumo ma dice (a se stesso) di non volersi allontanare da Holbrook, nell'eventualità che Tex non facesse in tempo. Ero quindi sufficientemente convinto che fosse Tiger a doversi inventare qualcosa, nell'attesa di Tex. Lo sparo alla "Clint Eastwood" di Tex mi ha quindi sorpreso: la vignetta in cui campeggia il giallo della camicia del nostro mi ha fatto esultare: è arrivato il castigamatti, ho detto dentro di me. Con Tiger sarebbe stata un'altra cosa, e aspettandomi proprio Tiger sono rimasto piacevolmente sorpreso da Tex Qui sono sostanzialmente d'accordo con te. La parte finale è la parte più debole della storia. Non paragonerei la storia della regolare a quella di un Color Tex. Al di là della polemica di vecchia data con Carlo circa la brevità delle storie, quante storie (anche di Boselli e di Ruju) ricordi di questa collana che si siano messe in luce? Io non ne ricordo nessuna. Questa pizza, invece, pur conoscendone il sapore, in fin dei conti l'ho apprezzata perché il pizzaiolo ci sapeva fare, conosceva il suo "mestiere".
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