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Leo

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    Utente emerito del TWF
  • Compleanno 01/05/1978

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  1. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Ed è tutto dire...
  2. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Continuo a ritenerla forzata, come tutta la gestione della fase finale.
  3. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Sono d'accordo, Johnny, sul fatto che più volte Tex sente puzza di bruciato in situazioni pacifiche. Ma almeno in quelle situazioni c'è anche lui. Qui sta solo parlando, nell'ufficio dello sceriffo, del matrimonio evento del paese. Lui non c'è, non sa chi siano gli sposi, i consuoceri, gli invitati, i testimoni. Non sa nulla di nulla. È il matrimonio di gente in vista del paese, solo questo sa. Vuoi che lo sposo non sia Proteus sotto mentite spoglie? sull'utilizzo della figura di Kit concordo con te.
  4. Leo

    [Color Tex N. 13] Piombo e oro

    Questa tua pertinente osservazione (scarso sviluppo del character potenzialmente più interessante) è figlia secondo me del vincolante perimetro entro il quale è costretta la creatività dello sceneggiatore in una pubblicazione del genere. Anch'io non piangerei se la chiudessero, con buona pace di quello che considero personalmente un "malloppino" striminzito e del tutto sproporzionato rispetto all'esborso richiesto.
  5. Leo

    Grandi cambiamenti nella trama: a chi spettano?

    Senz'altro l'unico che può autorizzare o proporre o curare in prima persona una virata del genere non può che essere Boselli. Non mi dispiacerebbe vedere su Tex un "filone" nuovo, tipo l'Odissea Americana zagoriana. Un viaggio lungo più albi (ma tanti, non quattro o cinque, con diverse storie separate ma con una continuity serrata), dal respiro talmente ampio da lasciare spazio a delle sotto-storie che magari coinvolgano i pards personalmente. E che siano drammatiche, o epiche. Mi piacerebbe una storia alla I Giustizieri di Vegas con i pards parzialmente separati (in vicende ben più ampie di quella raccontata nel bellissimo albo sopra citato). Mi piacerebbero situazioni drammatiche, tipo L'Uomo senza passato, con Tex dagli occhi bui per la preoccupazione per le sorti del figlio, o tipo L'Uomo con la frusta (o La cella della morte), con Carson alla disperata ricerca di salvare il suo pards. Mi piacerebbe un romanzone di tanti albi, con tanti capitoli, magari dedicati singolarmente come detto a Carson o agli altri due pards. E che siano davvero emozionanti, che non lesinino situazioni forti, veramente, potentemente drammatiche. Avversari titanici. Menti diaboliche (sempre come quelle che stanno dietro a L'Uomo con la frusta, magari, o a Fiamme sull'Arizona), che si servono di manodopera eccellente (ammazzasette affascinanti e in gambissima). E comprimari alla Shane, in chiaroscuro, avversari e amici, ambigui ma non troppo. Sento la necessità di una ventata nuova, che abbia tra i suoi elementi l'epos e il dramma. Che faccia giganteggiare un Carson (il pard), uno Shane o un Rodelo o un Corbett o un Clemmons (il personaggio ambiguo), un Brooke e Cantrell (l'avversario dalla mente fina), una Colorado Belle (la vittima dal triste destino). Tex non è Zagor. Ma chissà che non si possa fare. Sognare non costa nulla.
  6. Leo

    [Color Tex N. 13] Piombo e oro

    Io ti auguro di campare cent'anni, ma poiché, come hai detto tu, non capiresti mai certe osservazioni, provo a spiegarmi meglio. Per la verità, proprio con te abbiamo parlato infinite volte di questo tema, e cioé il formato (160 pagine) di questa pubblicazione, che io continuo a ritenere penalizzante per la buona riuscita di una storia. Né carne né pesce. Tu hai ribadito mille volte il tuo pensiero, e cioé che ritieni non sia così, che il Massacro di Goldena e altri esempi stanno lì a dimostrare che io ho torto. Io altrettante volte ho replicato che per me le storie riuscite su questo formato sono l'eccezione che conferma la regola. Ecco, la mia osservazione sul "non poteva fare di più" si inserisce nel solco di quelle osservazioni. Non l'ho detto più esplicitamente per non ripetermi e annoiare gli altri pards. Il mio pregiudizio su questo tipo di storie è confermato, ai miei occhi, dalla scarsa qualità di questa collana. Da qui l'aggettivo infelice che le ho attribuito. Per me una pubblicazione è infelice quando non ha nulla da dire, quando propina storie "piacevoli" (aggettivo che ormai mi fa venire l'orticaria) senza infamia e senza lode. Con € 6,30 compro qualcos'altro, un libro, ad esempio, ci metto più tempo a leggerlo e probabilmente con più appagamento. Il "bel malloppone" che vorrei io non deve necessariamente essere colorato. Deve essere bello. Il contenuto, non la forma del Tex a colori, quello cerco. Ribadisco che non me ne frega nulla del malloppone se questo contiene una storia infelice. Ribadisco l'aggettivo infelice. Questa collana ha avuto pochissimi picchi. Boselli non lo ammetterà mai, ma lo sanno anche loro che su questa collana ci destinano le minestrine. Lo sanno e non possono né vogliono dirlo, e ci mancherebbe. Anzi, finché la collana vende e ci sarà chi, come Dix, è soddisfatto del malloppone, fanno bene a produrla, a pagare Ruju e Scascitelli e il colorista. L'importante è che i ricavi superino i costi. Ma io, francamente, preferivo venti o trent'anni fa, quando non ero indotto in tentazione ad acquistare un prodotto mediocre. Non ho la verità infusa, ma penso di saper giudicare la qualità di una storia. E quando ho finito di leggere "Piombo e oro" ho avuto la sensazione di aver perso del tempo, sottratto incautamente alla lettura di Posteguillo e di tanti altri libri che avrei potuto leggere in quella mezz'ora di libertà. Non ci ricascherò più. Mentre voi che siete contenti di queste storielle continuerete a comprarlo. E tutti noi ci terremo i nostri "Mah!",
  7. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Concordo che possa essersi trattato di una leggerezza, proprio perché la storia poteva andare avanti diversamente. Forse sono un po' risentito con ruju (su cuore apache la pensiamo allo stesso modo), o forse è venuta fuori la mia idiosincrasia per mister p, tenuta a bada durante la lettura da un'ottima sceneggiatura fino a quel momento. O forse - chissà - invecchiando divento più pignolo e meno tollerante. Chissà.
  8. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    In effetti capisco che un personaggio à la Proteus possa piacere oppure no, e che più di tanti altri sia soggettivamente apprezzabile o meno. Io non lo amo, ma il primo albo mi è piaciuto davvero: complimenti a Ruju per avermelo fatto piacere, con il suo consueto egregio mestiere. Nel secondo albo quella scorciatoia è talmente mal riuscita però che non solo mi è venuta voglia di gettare l'albo, ma ecco che d'incanto sono tornate tutte le mie riserve su un simile personaggio, che pure Ruju aveva contribuito a far dileguare con il primo albo. Non riesco a digerire le scorciatoie, e mi pare che Ruju ultimamente ne stia imboccando parecchie. Io forse sono uno che storce subito il naso, non so, ma questo è sempre stato il mio modo di leggere: non dico che le storie degli anni passati non prendessero scorciatoie, ma probabilmente non erano così smaccate, erano un po' più ponderate, e quindi per me più digeribili.
  9. Leo

    [Color Tex N. 13] Piombo e oro

    Quest'anno ci sono cascato e l'ho ricomprato. Il mio problema è che amo troppo Tex. Però € 6,30 sono davvero troppi per questa minestrina insipida. Ho apprezzato i disegni di Scascitelli. Ruju ci mette il mestiere, credo che di più non possa fare su questa infelice pubblicazione.
  10. Leo

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Ancora Proteus? L'incredibile trasformista? Il fenomeno da circo? Veramente dai, Proteus? Queste le domande che mi ponevo stringendo tra le mani il primo albo di questa avventura. Sì, certo, avevo letto le anteprime, ma fino all'ultimo ho sperato che non fosse vero, ho quasi rimosso il ritorno dell'inossidabile Mister P. Già non avevo tollerato la storia di Nizzi e adesso, a distanza di circa trent'anni, ripropongono di nuovo un personaggio così poco riuscito? Eppure l'hanno fatto, e quel primo albo mi è addirittura piaciuto. Bello, non c'è che dire, bello nella sceneggiatura, magnifici i disegni (ma com'è possibile che questo disegnatore sia approdato così tardi su Tex? I ben informati spero mi sapranno e vorranno rispondere). Bello anche lo stratagemma degli occhi, che Kershaw ha criticato ma che io ho trovato in fin dei conti accettabile ed anzi intrigante. Poi il secondo albo. Mamma mia ragazzi. A pag.49 l'aiutante sceriffo dice a Tex che lo sceriffo è al matrimonio della figlia del sindaco. "Mmm...chi è lo sposo?" domanda Tex. Onniveggenza. E Carson di rimando: "Corpo di mille bisonti. Non crederai che Proteus...". Dal nulla, ecco la scorciatoiona per fare andare la storia. Uno sposo e una sposa mai viste, una festa cittadina ed ecco che il nostro infallibile segugio, guidato dal suo improponibile quinto sesto e mezzo (ah, no, quello era un altro, che pure ha a che fare con Ruju), già ha annusato la sua pista. Così, senza altri elementi, Tex scopre il nuovo stratagemma del suo nemico. Stratagemma poi, eccessivamente articolato per una "banale" rapina al treno. Almeno così pare a me. Sullo spoileratissimo scontro tra Kit glisserei. Voglio chiudere il mio amareggiato messaggio ribadendo ancora una volta quanto invece siano superlativi i disegni. Anche nella eccellente rappresentazione dei pards. Goduria.
  11. Leo

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Letto finalmente il Texone. Sceneggiatura piena di cambi di scena, aiutata in questo dalla divisione dei compiti dei pards (Kit, Carson e Tex-Tiger), elemento che consente di mantenere sempre alto il ritmo della storia. Ottimi comprimari e a profusione: Finnegan, Caine, e soprattutto Robledo e Faver. Concordo con Ymalpas che il comanchero ricordi Barbanera ("sei sempre senza buon senso, ma almeno hai grinta da vendere, compadre" ) e già questo denota la simpatia del personaggio; Faver, invece, duro pioniere del Texas, fattosi Texas Ranger non per fare lo "sbirro" ma per difendere le sue terre credo costituisca un autentico spaccato di vita della Frontiera, e in questo senso è bello tutto il dialogo tra Tex e il vecchio a cena nel fortino di quest'ultimo. Bravissimo anche Majo ad infondergli una "sanguinaria" ed eccitata luce negli occhi, più tardi, alla prospettiva di tornare a cavalcare per un'esaltante caccia all'uomo... Di Finnegan si è detto che ha poco carisma. Non sono d'accordo. Borden il carisma non lo fa vedere, ma lo evoca: nella fedeltà dei suoi uomini per lui innanzitutto, ma anche in certi sguardi e - bravo Majo anche qui - in quegli occhi sempre intelligenti e falsamente limpidi. Non ritengo necessario far vedere il carisma, esso si percepisce anche da poche vignette o da elementi indiretti (quali, per l'appunto, la stima dei suoi uomini o la lusinghiera fama nel corpo dei Ranger), e credo di conseguenza che Finnegan il carisma ce l'abbia, eccome. Si è detto che Kit fosse succube di Finnegan: ma quando mai? Nelle parole di Kit, nei dubbi del vecchio Carson, c'è a mio parere non una fascinazione del giovane verso il ranger scafato, quanto piuttosto un anelito di cambiamento, di maggiore libertà se vogliamo, il tutto condito da sincero rimorso per il proprio ruolo di spia infiltrata tra commilitoni che sulle prime paiono veramente in gamba e quindi meritevoli di stima. Ho molto apprezzato queste che alcuni qui hanno chiamato "paturnie" o "seghe mentali" di Kit. Il tempo mi è scaduto, altro vorrei dire, magari riprenderò il discorso più in là...
  12. Leo

    [691/692] Cuore Apache

    Quoto quasi tutto, sulla storia. Non concordo con quel tuo amico sui comprimari: i comprimari del primo Boselli, ad esempio, erano eccellenti ed erano incastonati in grandi storie. Erano credibili, avevano motivazioni concrete, verosimili, si muovevano come uomini e non marionette. Glenn Corbett, il sublime Shane, Ray Clemmons, ma anche il più recente Jethro. Se poi mi propini quest'avvocato che, sporcatasi la faccia, diventa il peggiore degli apache, il problema non è il comprimario, ma la concezione della storia in sé!
  13. Leo

    [691/692] Cuore Apache

    Ma infatti la sceneggiatura in sé è buona e si vede l'impegno per portare a termine un buon lavoro. Ma importanti sono anche le motivazioni che sottendono a determinati gesti. Se questi ultimi sono immotivati, o perlomeno non adeguatamente motivati, o se addirittura sono folli e insensati, è lo stesso presupposto della storia a risultarne fallato. E ciò ai miei occhi compromette la storia per intero, che sta in piedi solo a patto di ingoiare una forzatura rilevante. "Non abbiamo altra scelta", dice Johnny. Non c'altra scelta che quella di mettersi a razziare ranch e a scatenare una rivolta indiana: assurdo è che un'opzione simile venga contemplata (peraltro dopo ore di meditazione...) da uno che ha studiato a West Point, o che è cresciuto a Washington. Non c'è altra scelta??? Ma perché? L'unica reale motivazione della scelta è quella di fare andare avanti la storia.
  14. Leo

    [691/692] Cuore Apache

    Quoto tutto, con amarezza. Altro passo falso di un settantennale finora deludente: un ragazzo istruito a West Point che, di fronte alla proposta senza senso (perché questa è, non prendiamoci in giro) di Mathalay (cominciare in tre una rivolta contro i bianchi) ci pensa, ci ripensa, ci ripensa ancora, poi si alza, si sporca la faccia, ed eccolo ubbidire al richiamo del sangue apache! Dopo anni di studi! Dopo essere cresciuto a Washington! Abbiamo altra scelta, gli chiede il suo compagno di follia? "no. Non l'abbiamo", risponde Johnny. Ma non l'abbiamo perché? Per quale ragione Johnny non ha altra scelta che quella di iniziare una missione suicida con altri due pazzi come lui? Ma gli altri due almeno sono teste calde, cresciute in un villaggio apache; lui invece è un ex accademico del più prestigioso istituto di formazione militare d'America, cavolo! Soldi buttati e braccia rubate all'agricoltura. Ribadisco che le forzature e le incongruenze mi tolgono ogni possibilità di entrare in empatia col personaggio. Mi dispiace
  15. Leo

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    L anteprima è magnifica, anche se ho qualche riserva sul volto di Carson. Queste anticipazioni però fanno desiderare che arrivi subito il 20 giugno, e manca invece più di un mese e mezzo. Così ci accorciamo la vita, nu se po' campa'. Fatele più brutte, 'ste anteprime
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