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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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About Leo

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    Utente emerito del TWF
  • Birthday 05/01/1978

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  • Gender
    Maschile
  • Interests
    storia, letteratura, sport, cinema, politica
  • Real Name
    Leo

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    334
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Montales

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  1. Primo albo molto ispirato. Non mi dilungo in commenti, ma mi ha commosso la nostalgia di Tex per la sua giovinezza, per il tempo in cui suo padre Gunny e suo fratello erano vivi. Un bel momento in cui il nostro è apparso più umano del solito. Per il resto, il tocco di Borden per ora molto felice anche in questa storia.
  2. Un romanzo ottocentesco, di quelli corposi, infiniti, come I Miserabili, Guerra e Pace, Il conte di Montecristo. Una lettura che è un viaggio, un lungo viaggio, non solo per i sei volumi e i sei mesi che abbiamo dovuto passare in compagnia dei seminoles e dell'agente federale, ma anche per la densità delle parole da leggere, con baloons spesso traboccanti di testi e dialoghi e didascalie (di Tex che racconta a Cochise e a Joe), per quella che quasi letteralmente può ben dirsi un'opera di letteratura disegnata. Come un romanzo fiume, è diviso in capitoli, non i sei dei volumetti ma quattro come le parti che si possono ben distinguere durante questa lunga traversata assieme al giovane Tex. La prima parte è quella ambientata a Corpus Christi, con tutto il paese schierato a favore del fuorilegge, dagli avventori del saloon alla splendida ragazza fino a Milton Faver, da cui Tex è disposto ad accettare un consiglio. Ho trovato molto bella questa parte della storia, con Tex che vive da fuorilegge braccato ma circondato dal calore della sua gente, disposta a coprire e a proteggere quel suo ragazzo simpatico e sfortunato. La seconda parte, sul mare, diverte e propone le belle figure del capitano e di Edwards e ci fa approfondire la conoscenza di Carswell, grande comprimario di una storia con tanti comprimari. Nella terza parte, ambientata a Tampa, particolarmente apprezzabile è il ruolo del Capitano Payne: riconosce in Tex un combattente di razza, pur non conoscendolo lo vuole con sé nella campagna che si appresta ad avviare, praticamente lo ricatta volendolo salvare: il capitano è un fine conoscitore di uomini, sa che quel ricercato è un buono e sa che un elemento come lui è prezioso nel campo di battaglia. Non trovo affatto eccessivo il corteggiamento del militare per lo sconosciuto giovanotto texano: il personaggio del capitano è costruito così, ha fiuto e ha visto in Tex un uomo di cui gli importa, un ragazzo che merita stima e una seconda possibilità. Molto bello in questo senso il dialogo tra i due nella tenda del capitano all'inizio della campagna militare. Infine, la quarta e ultima parte, più lunga delle altre tre, che mette in scena i seminoles e la loro guerra. Qui troviamo, è vero, il Tex di Sangue Navajo, di Patagonia, di Sioux, un "rinnegato" che lotta con l'elemento indiano contro i bianchi pur stando bene attento a non nuocere ai propri avversari/ex commilitoni. Un Tex già maturo e altre volte visto in passato, che mi ha fatto sorgere i medesimi pensieri di @F80T: il nostro Tex che, più tardi, in età matura, combatterà accanto ai nativi contro la propria gente, allora ha già vissuto certe situazioni, e non c'è dubbio che, rileggendo Patagonia, anche a me tornerà in mente che il ranger è già rotto a queste cose, che ha già fatto esperienze simili quand'era poco più di un ragazzo. Con questo non voglio dire che c'è il rischio di un'alterazione della vita di Tex con il pericolo che questa nuova serie costituisca un reboot, ma senz'altro questo nuovo vissuto del nostro susciterà nel lettore delle riflessioni, quando lo rileggerà impegnato nelle sue storiche battaglie come in Sangue Navajo. Sono "menate", per dirla con Borden? Senz'altro sì, ma proprio in quanto tali appartengono all'ambito delle sensazioni soggettive, ad una dimensione se vogliamo più profonda, e pur non sapendo spiegare bene perché non trovo del tutto fuori luogo la riflessione di @F80T. L'ultimo albo, infine, è semplicemente bellissimo: il ritorno del redivivo Payne, il felicissimo dialogo tra Tex e il capo seminole, e infine Carswell, in penombra sul molo, con quelle sue parole, responsabilizzanti e profetiche, che chiudono una delle storie più belle degli ultimi tempi, e una prova da grande romanziere ottocentesco.
  3. Dopo l'intricata storia di Borden, una storia che va giù come un bicchiere d'acqua fresca. Come l'acqua, è abbastanza insapore, ma sempre come l'acqua, è comunque dissetante. Storia di mestiere, incentrata su un cliché logoro (i gemelli) gestito però non male.
  4. Storia generosa, come tutte quelle di Borden del resto, con tanti cambiamenti di fronte e tanti personaggi. I continui salti mi hanno dato a volte la sensazione di una lettura frammentata e meno fluida del solito, rendendomi forse più faticosa del dovuto la fruizione di una storia che ha avuto comunque il merito di mantenersi interessante fino alla fine. A differenza di altri utenti, ho apprezzato la parte della bella Ramona, trovandola ben incastonata nel resto della storia: a proposito di Ramona, ho anche apprezzato il "sadismo" di Borden, che non evita alla bellissima donna lo schiocco lacerante di una frustata sulla sua schiena nuda, quando invece avrebbe potuto far intervenire Castillo un istante prima evitando alla donna la morsa feroce dello strumento di tortura Castillo si conferma un bel personaggio, anche migliore qui in termini di performance rispetto alla sua prima apparizione. Purtroppo, però, le sue due apparizioni non coincidono con due storie riuscitissime, non tanto nel loro dipanarsi quanto nel loro frettoloso finale: qui Yavakay muore senza colpo ferire, meritandosi due colpi di pistola dagli accorrenti Tex e Castillo senza che avesse il tempo di sfidare Aquila della Notte o almeno guardarlo negli occhi; destino che condivide con l'Espectro de Gli Schiavisti, altro personaggio che esce di scena in maniera non consona all'attesa creata durante la storia. Concordo quindi con chi ritiene non perfettamente calibrata la sceneggiatura, che apre tanti fronti risolvendosi però in un numero di pagine talmente esiguo da non consentire di chiudere in bellezza con il personaggio di Yavakay, principale nemico nella vicenda appena raccontata. Poco giustificato, a mio parere, anche il voltafaccia - l'ennesimo - di Lopez, il cui pentimento mi pare in realtà un po' troppo forzato per uno che, poco prima, non aveva esitato a mandare a morire tutti i suoi ex commilitoni. In definitiva, storia generosa perché propone tanti intrecci e tanti personaggi, riuscendo nell'intento di divertire durante la lettura, pur rivelandosi a tratti un po' faticosa nello svolgersi; però poco calibrata nelle sue parti alla luce di un finale troppo veloce rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare.
  5. Ci ho messo quasi un'ora a leggere una sessantina di pagine, quanto un Tex regolare. Perché la storia è densa e, grazie anche alla voce fuori campo, sembra davvero un romanzo. Avvincente è la sequenza del processo, con annesso duello. Certo, c'è qui una certa e grave ingenuità sia di Tex che dei seminoles, che lasciano andare Lou nonostante questi sappia dove si trova il loro campo: si poteva probabilmente sospettare che questi si sarebbe venduto ai soldati (posto che già Lou era stato arruolato da Fairfax contro Tex in passato) e non si sarebbe dovuto lasciarlo andare. C'è poi il ritorno in grande stile di Carswell, che ancor di più qui pare Javert, così come Tex prende sempre più le sembianze di Jean Valjean: le sue azioni eroiche e valorose lo hanno infatti già messo in luce agli occhi di tutti, amici e nemici, così che tutti, dai soldati ai miliziani, difendono il disertore, e ciò non può non ricordare le tante persone che consideravano un santo il sindaco Madelaine, che altri non era appunto che Jean Valjean sotto falso nome, come il nostro è qui Ben Walker. L'ostinazione di Carswell - personaggio evidentemente positivo - può anzi risultare agli occhi del lettore (che sa) un tantino fastidiosa, ma a riscattarlo c'è quel sorriso che emerge nella rabbia che l'agente federale prova per essere stato nuovamente - e stavolta inconsapevolmente - beffato: Boselli è molto bravo nel rendere questi stati d'animo contraddittori con una sola vignetta. Ricordate il Clemmons triste della vignetta in cui condanna a morte Kit? Dice una cosa ma ne pensa un'altra, lo sceriffo di Bannock: proprio come in questa storia, in cui il federale è furente eppure sorride, quasi senza accorgersene, perché nella sua testa sta cominciando a entrare un tarlo da cui non vuole farsi rodere ma che in realtà ha già iniziato a scavare. Un vero romanzo, dicevo, per i personaggi, per la densità dei baloons e delle didascalie, per le tante locations (il Texas iniziale, il battello, Tampa, la foresta). Non vedo l'ora che finisca per poterlo rileggere tutto d'un fiato.
  6. A me hanno convinto anche i due amanti, invece. Rauch avrebbe potuto cadere nel solito cliché della coppietta innamorata in pericolo, ma lungi dal proporre una storia edulcorata ha invece presentato un uomo e una donna del West, con lei che, ballerina da saloon, ha preferito freddamente il ricco ranchero allo spiantato cowboy salvo ricredersi e tornare opportunisticamente sui suoi passi. Credibile è anche il cowboy Tom, che non la accoglie calorosamente tra le sue braccia ma quasi con rancore per quanto accaduto, un rancore che tutto sommato non gli impedisce però di andare a salvarla, tanto tiene ancora a lei. No, decisamente credo che la coppia di amanti sia stata tratteggiata bene, proprio perché non sono due piccioncini da salvare, ma due persone adulte e con un vissuto non immacolato, come doveva essere nello sporco Ovest ottocentesco americano.
  7. Bella storia, con personaggi credibili e resi graficamente in maniera eccellente dal disegnatore. Lo schema, classico, della fanciulla da salvare dall'orco è sempre appassionante, ed efficaci sono anche i cavalieri erranti che qui non sono solo i nostri due rangers ma anche un gruppo di simpatici cowboys texani. Decisamente una buona lettura, con un Rauch che anche a parer mio sta dimostrando di essere un acquisto azzeccato.
  8. Due storie entrambe bellissime e molto diverse tra di loro: una tipicamente bonelliana e l'altra tipicamente boselliana. Due autori molto diversi, come dici tu, uno che presenta un Tex al fulmicotone in un mondo con i contorni netti e l'altro che propone un Tex meno esplosivo in un mondo con molte più sfumature. Due modi differenti di scrivere Tex, alternativi ma soddisfacenti (e molto) entrambi: una comparazione qualitativa, come dici tu, sarebbe stupida; le differenze di stile sono invece evidenti, tanto che io non do torto a chi parla del Tex di Boselli come di un Tex 2.0: la diversità è molto evidente (molto più che del Tex di Nizzi, ad esempio); la cosa importante è la fedeltà al personaggio, pur non rinunciando a scrivere con la propria cifra: sta qui il merito di Boselli, qui probabilmente la chiave che ha consentito all'attuale curatore di rinvigorire Tex e di arrestare una perdita di lettori che altrimenti sarebbe stata molto più consistente.
  9. Ho a casa il cartonato a colori uscito un po' di tempo fa. È praticamente identico al tomo appena uscito, con la sola differenza che la copertina di quello che ho in casa è del tutto anonima rispetto a quella del volumone appena pubblicato, che ripropone la cover del n.407 in grande formato. La sola copertina - l'unico elemento di diversità rispetto al cartonato che già posseggo - vale l'ulteriore spesa di 24 euro? Io credo di no, ma ciononostante acquisterò il cartonato, in barba alla razionalità, all'economia domestica, allo spazio in casa e a qualunque altra considerazione di buon senso che si possa fare. Questa storia ha rappresentato per me - e rappresenta tuttora, posto che, pur conoscendola a memoria, la leggo almeno una volta all'anno - qualcosa di ineffabile, non spiegabile a parole, ha suscitato emozioni che vanno al di là del suo stesso valore, pur eccelso: non ho amato solo il miglior Carson di sempre, ma mi son centellinato, nel corso di questi 26 anni, le singole parole, mi son sorbito lentamente e con voluttà ciascuna vignetta, quei dialoghi maiuscoli, quelle tante scene madri. Proprio stasera, spinto da un commento letto su Facebook, ho riletto l'articolo che scrissi anni fa per il Tex Willer Magazine 12 su questa storia: la parte più interessante è l'intervista di Boselli - che come al solito non è mai banale - ma mi ha emozionato anche rileggere le mie entusiastiche parole, rivivere quel mio esercizio di scrittura da cui traspare nettamente un sentimento viscerale per Il Passato di Carson, qualcosa ripeto che non si spiega solo col valore dell'opera in sé ma che dipende da qualcosa di radicato in me, forse il mio amore per Carson, la mia fascinazione triste per il senso del Tempo che passa, per i temi classici ma sempre commoventi dell'Amicizia e del Tradimento. Senza pudore, ti invito a leggere quel mio articolo del Magazine, non per il valore in sé del testo (ché scrittore non sono, ma solo un dilettante allo sbaraglio) ma perché quel commento penso faccia capire realmente cosa sia per me questa storia, e spiega perché io la ritenga non solo magnifica, ma uno dei più grandi capolavori fumettistici di sempre. Tutto questo pippone - spesso mi succede di partire a razzo sull'onda dell'entusiasmo - per dire che 24 euro mi sembrano sprecati per qualcosa che già ho e che, se anche non avessi, conosco a memoria, ma ciò non toglie che li "sprecherò", pur di stringere tra le mani quella copertina rigida col cielo caldo del tramonto e con, al posto del sole declinante, quel sorriso generoso che affronta con sicurezza la vita
  10. Tex non "accetta" di fare il soldato, ma ci è praticamente costretto. Non è una sua scelta: l'agente federale lo ha ormai individuato, e il Capitano Payne gli ha fatto capire chiaramente che ormai i suoi giorni da uomo libero sono contati e che la cosa migliore per lui è arruolarsi. Poi c'è un altro elemento che a mio parere deve essere sottolineato: questa collana fa vedere Tex da giovanissimo, e in questo senso può essere vista come un lunghissimo romanzo di formazione (d'altronde, cosa è stato Nueces Valley, se non un meraviglioso romanzo di formazione a fumetti?). Tex è alle prese con le prime esperienze in tanti ambiti, è braccato e vede nell'esercito una possibile (e solo temporanea) ancora di salvezza. È un ragazzo con molti, troppi problemi, la sua scelta di entrare nell'esercito deve essere quindi contestualizzata e in questo senso ed è del tutto credibile. Perché questo non è il Tex quarantenne e maturo che conosciamo, ma è un ragazzo che, per quanto già sveglissimo e in gambissima, sta ancora facendo il suo tirocinio. È Tex in fase di formazione, non certo il vostro preteso Tom Smith . Se Tex fosse già il Tex che conosciamo, non avrebbe nemmeno molto senso dedicargli una collana: è invece un ragazzo che, già antimilitarista, si scoprirà da questa esperienza ancora più avverso alla guerra; un giovanotto che, per campare, deve sedere ai tavoli da gioco (da qui l'abilità che GLB gli conferisce); in definitiva è un uomo che, data la giovane età, può ancora permettersi qualche passo incerto, tanto più perché è in una situazione senza uscita. Ma anche questa è gavetta, ed è ciò che lo renderà il Tex che verrà e che tutti conosciamo. Proprio questi elementi, che voi definite "non da Tex", a me paiono invece credibilissimi proprio perché non canonici: è invece il modo più verosimile di gettare le basi del futuro cavaliere senza macchia e paura e, soprattutto, rotto ad ogni esperienza qual è il caro, vecchio Tex.
  11. In realtà credo che ciò che si debba fare è proporre storie coerenti con il personaggio. Il Tex di Tra due bandiere è profondamente avverso alla guerra, e infatti sia lui che Dick lasciano andare Rod per la sua strada, trattandolo come uno che non ha tutte le rotelle a posto. Questo sentimento antibellico che Tex palesa nella storia glbonelliana può ben essere maturato nell'avventura proposta questo mese da Boselli nella collana del Tex giovane. Lo stesso dicasi per le abilità da gambler che stanno così sulle scatole a Letizia. Tex è un giocatore sopraffino, GLB e Nizzi, ma anche Boselli (si pensi alla giocata con Laval al Golden North) ce lo mostrano infinite volte; ebbene, queste abilità non sono (solo) innate, ma si nutrono delle più disparate esperienze che Tex ha fatto nel suo burrascoso passato. L'unica eccezione che mi sento di condividere è quella di Bob Rock su Mefisto, che in Texwiller pare più evoluto del suo alter ego apparso per la prima volta con GLB. Ma sul personaggio di Tex per ora a mio parere il lavoro è ineccepibile.
  12. Albo davvero molto bello, con il culmine nel "confronto" con Fairfax e nella scena dei coccodrilli. Con i suoi atti e il suo modo di essere, Tex miete consensi, prima tra i soldati e poi tra i più biechi scout appartenenti ai Volontari della Florida. Nel prosieguo, sarà senz'altro decisivo il seminole nero cui ha risparmiato la vita all'inizio dell'albo. Si prepara così un finale coi botti. Un Tex disertore ma amato dai soldati (con l'eccezione di Fairfax), un bianco ma che troverà il favore dei Seminoles grazie all'uomo risparmiato, una doppia anima (bianca e solidale coi nativi) in una sporca guerra di palude, e oltre a tutto ciò dobbiamo attenderci il ritorno dell'agente federale: ci sarebbe da chiedersi come si possano tirare tutte le fila nei (soli) due albi rimasti, ma non poniamoci domande e lasciamoci trasportare nella pura avventura di una storia con tanta carne al fuoco che per ora marcia fluida e sicura.
  13. Storia abbastanza soporifera, sicuramente tra le meno riuscite del centinaio. Il fatto che l'antagonista sia poco credibile come personaggio ha sicuramente contribuito a farmi percepire la lettura come noiosa e inutile.
  14. Io sono sostanzialmente d'accordo con te, e posso fare mie queste parole, MA solo per alcune storie, quali Cruzado, Fort Whoop Up, in un certo qual modo anche I ribelli del Canada. Di altre ancora ho un ricordo troppo vago per poterle giudicare mentre per altre tre continuo a credere che Nolitta abbia scritto grandi storie: Caccia all'uomo, Il Colonnello Watson, El Muerto. Queste tre storie sono tra le letture più belle per me, e se Tex non c'è, o se è lo sbiadito fratello dell'originale, vabbe, me ne faccio una ragione, ma resto appagato dalla lettura.
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