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  1. Leo

    Un po’ di luce sulla biografia di Tex secondo Mauro Boselli

    In definitiva anche a me fa piacere. Come mi ha fatto piacere che la rivoluzione in Messico - che con GLB non si riusciva a datare - sia quella di Juarez del 1861. Detto ciò, io non pretendo che si debba "ingabbiare" Tex (in questo senso ero d'accordo con Pecos, che scriveva che la realtà di Tex era sì quella dell'Ovest americano dell'Ottocento, ma con eventi che potevano anche essere un po' sfalsati, cronologicamente parlando), ma di renderne più coerente la sua biografia. Questo finale lo preferisco
  2. Leo

    Un po’ di luce sulla biografia di Tex secondo Mauro Boselli

    Nella discussione "Tex Willer N.0" Boselli dice queste testuali parole: "No, anzi una cronologia ufficiale c'è, quella, del romanzo. Ed è la mia. Quindi dovresti accettarne l'ufficialità, no? Anche perché NON contraddice nulla di quanto già scritto." Solo ed esclusivamente per tale ragione, nel mio post, ho parlato di cronologia ufficiale. Ho citato Boselli, non era una mia espressione. Ma infatti si parla tanto per parlare. Siamo in un forum di Tex, no? Peraltro, anche a me della cronologia non frega una mazza. Ma devo ammettere che l'idea che il maturo Tex di Fuga da Anderville fosse antecedente al ragazzo che esclamava "per tutti i diavoli! che mi siano ancora alle costole?" sul Rainbow Canyon mi aveva sempre lasciato perplesso. Ho trovato la soluzione di Borden ottimale: sono soddisfattissimo della sua cronologia (a parte Tiger Jack! ), Ma, ripeto, non è che ci perdessi il sonno eh... Io sono il carsoniano più sfegatato di tutti. Non sono per nulla contento che Borden abbia fatto morire il Vecchio Cammello nel romanzo. Se almeno avesse collocato l'intervista nel 1909, sarei stato ben più contento. Per quanto 71 anni nel West fossero un'età veneranda, io ero rimasto alla profezia della vecchia strega papago cui Carson credeva ciecamente... Perché credi questo? A me questa idea non è venuta affatto, leggendo l'ultima pagina del libro... Ma da dove ti vengono?
  3. Leo

    Un po’ di luce sulla biografia di Tex secondo Mauro Boselli

    Ho finalmente letto il romanzo di Boselli. Beh, di innovativo è innovativo. Ha praticamente rivoluzionato la cronologia texiana degli albi. Ha ragione chi dice che esiste una cronologia degli albi e un’altra per il romanzo. Per non parlare di quelle degli studiosi del fumetto o dei semplici appassionati o dei mostri di cultura à la Carlo Monni. Si prende talmente tante libertà che sentirla definire la cronologia “ufficiale” un po’ stupisce. Forse non ha così torto a questo punto Ken51 quando dice (pressappoco) che gli autori passano e il personaggio resta, e che tra cent’anni la cronologia GLBonelliana possa essere ripristinata a danno di questa nuova proposta da Boselli. Ma veniamo al contenuto del romanzo. Boselli rivisita gli episodi texiani stravolgendone l’originario contenuto glbonelliano: a parte alcuni aspetti secondari ( la rivoluzione messicana di cui è l’eroe è quella di Benito Juarez, l’uccisione di Coffin avvenuta in circostanze diverse da quelle narrate negli albi), ad essere ribaltati sono proprio eventi centrali della saga del ranger: 1) L’incontro con Kit Carson: avviene per la prima volta nella cella in cui Tex attende l’esecuzione, e non al comando dei Rangers; incontro peraltro avallato da Marshall, che nella serie regolare è invece una figura deludente per il modo in cui abbandona Tex; 2) Tex fuorilegge solo per un certo periodo (e non per due periodi diversi, come nella serie), e Tex che rifiuta il ruolo di ranger, preferendo tornare a fare il ranchero, cosa che il Tex Glbonelliano non avrebbe mai fatto; peraltro per me Boselli fa bene ad eliminare lo schema di Tex fuorilegge-ranger-ancora fuorilegge, sostituendolo con lo schema più lineare fuorilegge-ranger , anche perché, così facendo, elimina l’idiozia – poco credibile e per me sempre indigesta – di Marshall, che abbocca alla cospirazione di Mefisto e Lily contro il suo miglior elemento Tex. 3) La collocazione cronologica della guerra di secessione, che avviene in un tempo successivo al periodo di fuorilegge di Tex ma antecedente a quello di ranger: qui bisogna fare i complimenti a Borden per come ha risolto la questione. Era in effetti poco credibile che il Tex già maturo (d’aspetto ma soprattutto di testa) visto in Tra due Bandiere, Fuga da Anderville e Missouri, potesse essere ancora il giovanissimo e inesperto “ragazzo” degli albori. E’ più credibile che le sue traversie da giovane fuorilegge siano antecedenti al conflitto civile, ma non era facile fare in modo che il Tex della guerra fosse già stato un fuorilegge e non ancora un ranger: quindi un bravo a Boselli per il modo brillante in cui si è tratto d’impaccio in questo caso. Una sola cosa contesto qui a Borden: il non aver citato, neanche di striscio, Fuga da Anderville. Ho intuito che le uniche storie citate sono fondamentalmente quelle di GLB, ma la suddetta storia è talmente importante per la saga texiana che io avrei cercato il modo di citarla, anche solo con un accenno, magari citando con una punta di amarezza il solo nome di John Walcott, la cui storia è però troppo lunga dall'essere raccontata in questa sede (o qualcosa del genere che Tex avrebbe potuto dire al giornalista Granger) 4) La scure del revisionismo si abbatte anche sull’episodio di Lilyth: non tanto per la sostituzione di Tagua con Volpe Rossa (che anzi è benedetta perché elimina dalla scena l’indiano dei Piedi Neri, una figura di origlione peggiore di tutte quelle di Nizzi messe insieme, sostituendola con un Tagua dalle motivazioni molto più credibili), quanto per la comparsa di Tiger Jack. Perché farlo comparire in questa avventura? Fino ad ora, Boselli aveva fatto un lavoro di taglia e cuci perfetto, confezionando un abito più asciutto ed elegante di quello di GLB; la sua era una trama di una ferrea coerenza intrinseca, e alla luce di ciò un lettore può accettare anche l’eresia del primo incontro con Carson. Ma Tiger? Non è gratuito tirarlo in mezzo qui, quando era evitabilissimo? Perché non rispettare quella pietra miliare della saga che è Furia Rossa? Questo mi è dispiaciuto. Più in generale, c’è nel romanzo una profondità dei personaggi del tutto assente nelle storie degli albori. Innanzitutto Montales, un uomo dalla “sbornia triste”, che si lascia andare a considerazioni malinconiche. Ma soprattutto un desperado che, investito dalla carica di energia di Tex (come nel fumetto), torna ad essere un valente guerrigliero, non certo la versione “fanciulla da salvare” ritagliatagli da GLBonelli. Il Montales dell’albo “Fuorilegge” è un piccione che cade nella trappola dei governativi e, dopo essersi fatto salvare da Tex, fa tutto quello che questi gli dice. Manda lettere a uomini politici e segue una strategia concepita dal solo Tex. Un iper-protagonismo, quello del futuro ranger, che in questa storia ho sempre mal digerito, perché riduce a ruolo di macchietta, di mero pretesto per la storia, un personaggio dalle potenzialità di Montales. Il finale dell'albo vede poi i nostri vincere su tutta la linea, cosa ben poco credibile, a pensarci bene, mentre nel romanzo Boselli fa dire a Tex che la loro azione di guerriglia fu sì decisiva per il Nord del Paese, ma in definitiva la guerra è vinta dalle forze rivoluzionarie di Benito Juarez, cosa molto più verosimile oltre che storicamente irreprensibile. La stessa figura di Marshall viene in qualche modo riabilitata da Boselli. È credibile che il capo dei rangers di Austin lasci condannare uno dei suoi migliori elementi, sulla base di una tresca amorosa con una bella biondona quale Lily Dickart? Non è più logico pensare che Marshall non si sarebbe fatto ingannare dall’intrigo di cui era vittima il suo uomo, e avrebbe fatto di tutto per salvarlo? La dabbenaggine del Marshall GLBonelliano non l’ho mai sopportata: troppo marcata, forzata, in una parola inverosimile. Boselli invece ridà a Marshall il giusto spessore, rendendolo anzi parte attiva del salvataggio del futuro ranger. E poi Tex. Un Tex a volte nolittiano, tanto è umano. Come quando, nel bel mezzo della fiesta per la vittoria della rivoluzione messicana, guarda il fumo della sua sigaretta accostandone l’impalpabilità a quella delle sue speranze di ritrovare Mefisto e la sorella. A un Montales che si accorge del suo malumore, e che lo invita a rimanere in Messico, dove il clima è splendido, le senoritas sono belle e gli amici leali, un malinconico Tex risponde: “c’è un problema: non mi piace la Tequila”. Malinconia, ironia, amicizia virile, tutte condensate in poche righe, molto belle. Se GLBonelli era un romanziere prestato al fumetto e mai più restituito, possiamo ben dire che Boselli è un autore di letteratura disegnata che potrebbe tranquillamente passare alla letteratura “tradizionale”. Inoltre, quando Tex torna a fare il ranchero, lo fa per “mettere la testa a posto” e “realizzare il sogno di mio padre”: in queste parole traspare un Tex che, a dispetto delle tante esperienze passate, ragiona ancora come un ragazzo, vuole soddisfare i sogni del padre ed è ancora in grado di compiere scelte sbagliate, come lui stesso ammette. E poi questa pagina: “Due brevi anni di felicità. I più sereni della mia esistenza. Dopo lunghi anni di solitudine e di violenza, dopo una giovinezza bruciata nella rabbia e nella vendetta, improvvisamente mi si chiudeva una realtà diversa. Le ferite del mio animo si erano rimarginate. Potevo ripensare agli avvenimenti trascorsi, ai miei cari assassinati, ai miei amici morti in guerra, alle persone che avevo ucciso, senza provare rancore né odio. Ero in pace con me stesso”. Ci ho tenuto a riportare questi stralci (sono stralci, non è la trasposizione completa delle parole scritte da Borden) perché, oltre ad essere molto belli, mi hanno fatto pensare per la prima volta al portato di umanità che la prima parte della sua esistenza ha lasciato su Tex. Siamo soliti pensare a Tex come a un personaggio assolutamente positivo, rigoroso e giusto. Infallibile e inflessibile. Una roccia di granito contro cui tutto e tutti vanno a sbattere. Una volontà non piegabile da alcuna avversità. Le parole del romanzo rompono però il consueto schema e danno un’altra immagine di Tex: le avventure di GLB erano troppo serrate, troppo veloci per far intuire che anche l’animo del suo ranger potesse essere pieno di scorie. Parenti uccisi, amici morti in guerra, omicidi che Tex era stato costretto a compiere. Scorie, appunto. Veleni, nel suo animo. Non ci avevo mai pensato. Anche Tex ha bisogno di smaltirli, come un uomo qualsiasi, e lo fa nella riserva, nella sua nuova casa, accanto a sua moglie. Pagina lirica, che induce a riflessioni che su un personaggio come Tex uno non farebbe mai. Sulla cronologia, possiamo tornarci quante volte vogliamo. Ma il fatto che il romanzo sia introdotto da Sergio Bonelli in persona, fa pensare che anche l'editore fosse sostanzialmente d'accordo con quanto proposto dal futuro curatore della serie.
  4. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    L'incompetenza è diventata un valore. Consente di assurgere alle massime cariche politiche. Ma questa è solo la punta dell'iceberg di una società che, nel tutelare i propri figli attaccando la scuola e gli insegnanti senza un minimo di autocritica, ha aperto le porte alla faciloneria e a un certo lassismo, che hanno preso il posto del rigore e della professionalità (si vedano i medici curanti di oggi se rapportati a quella di una volta, come altro esempio). Se impera la cultura dei diritti e non dei doveri, se siamo scusati di ogni cosa sin dalla tenera età, non possiamo aspettarci nulla di diverso da quello che sta accadendo e a cui assistiamo. L'altro giorno, per tornare in Topic e non incorrere nelle ire dei moderatori, un articolo del Corriere della Sera di Ernesto Galli della Loggia criticava pesantemente il libro "M il figlio del secolo" di Antonio Scurati, un romanzo biografico in tre tomi su Mussolini. Galli Della Loggia è stato feroce non solo verso l'autore, che ha commesso errori storici marchiani, ma anche nei confronti della "devastante mancanza di editing nel nostro paese". Il succo era questo: l'editing non c'è più, perché se ci fosse, alla Bompiani si sarebbero accorti di imprecisioni così gravi. Se invece c'è stato, ancora peggio, perché significherebbe una totale impreparazione e addirittura l'incapacità di sapersi orientare nei nostri orizzonti storici. Ora, se già le case editrici e gli intellettuali incappano in topiche pazzesche, volete che un ministro sappia con chi l'Italia ha combattuto in guerra? Gente come Canzio non ce n'è più, e da qui i refusi ripetuti della Sbe di oggi. Ché i refusi c'erano anche prima, ma oggi sono innumerevoli, in linea con i tempi. In questa accusa rientra appieno anche la mia generazione (ho quarant'anni); ogni tanto mi consolo dicendo che almeno io, a differenza di altri, ne sono consapevole... E comunque concordo che i fumetti siano maestri di vita. Determinati valori che oggi informano la mia vita mi vengono non solo dai miei genitori o dell'educazione scolastica (sempre più precaria) ma dai modelli di vita, forniti anche dai fumetti (penso soprattutto ai Tex, Dylan Dog e Topolino della mia infanzia). E non solo i valori, anche le passioni vengono da lì: il West, i vampiri, la Storia, l'Irlanda dell'oca selvaggia...
  5. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    Penso che la crisi del medium fumetto porti poi a queste necessità: stringere la cinghia, voler fare le nozze coi fichi secchi, pensare al conto economico e non alla qualità delle storie. Dispiace, anche se la sensazione è che la decadenza del fumetto e della sua industria sia contestualizzata in una decadenza generale, dalle scelte elettorali alla svendita delle aziende italiane, con un'incuria e superficialità generalizzate, una cultura dei diritti e non dei doveri. Ovvietà, banalità, ma anche tristi realtà. Scusate l'OT, invito anche Ken a chiuderlo qui.
  6. Leo

    [Maxi Tex N. 23] Deserto Mohave

    Capisco quanto dice Andrea. E capisco anche quanto dicono Borden e Pecos. Forse la domanda potrebbe essere la seguente: se Manfredi avesse prima scritto il soggetto (perché, Mauro, hai scritto che Manfredi non ne presenta(VA): a proposito, perché l'uso dell'imperfetto? Non scriverà più su Tex?), Borden gliel'avrebbe accettato o bocciato? Mauro, ti chiedo di non rispondere alla domanda, non sarebbe giusto nei confronti di un collega. L'ho posta solo per chiarire le perplessità di Andrea: bisognava vedere cosa sarebbe accaduto se ci fosse stato un soggetto, ma poiché non c'era... amen. Si va sul Maxi. Con tanti saluti ai sogni di far risplendere questa collana.
  7. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    Direi che, se aggiungessimo all'assenza di editor (a tutti i livelli, riprova ne è l'esempio in argomento) anche le dimissioni di Boselli, la SBE (retta soprattutto da Tex) andrebbe in fumo. E tu non permetteresti mai che il lavoro di una vita dei due Bonelli e collaboratori e il patrimonio culturale rappresentato dalla casa editrice vada in malora. Quindi, non sei credibile, Mauro
  8. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    In Maria Pilar c'era una coprotagonista femminile. Ne Il passato di Carson c'era Lena. Qui c'è un'altra donna procace. Quando Carson ha baffi e pizzetto neri le pagine di Tex pullulano di bellezze (peraltro tutte more, ma si sa che il nostro non disdegna nemmeno le bionde). Purtroppo si trova in queste situazioni, non è che se le va a cercare. È ingiusto chiamarlo "vecchio reprobo" Copertina fantastica!
  9. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    Non sapevo del giovane Carson! Grande sorpresa
  10. Leo

    Il mio ripensamento sul Tex di Boselli

    Il tuo messaggio meriterebbe una risposta più approfondita, ma ora non ne ho il tempo. Posso solo darti il mio bentornato: i tuoi messaggi mi piacevano, fatta eccezione per la discussione di Jethro da cui è nato tutto e nella quale trovai infelici le tue posizioni sulla storia e sulla visione di Tex. Bentonato Texfan!
  11. Leo

    [Maxi Tex N. 23] Deserto Mohave

    Peggio, Andrea, molto peggio. Ti è sfuggito il particolare delle motivazioni della liberazione. Non è "Liberatevi e veniteci ad ammazzare", ma è "Liberatevi e venite ad aiutarci - a noi, che abbiamo crocifisso degli uomini - contro quel cattivone del direttore del carcere, che è un bastardone e anche se voi rangers ancora non lo sapete lo capirete presto (non si sa come)". L'ho scritto più volte nei post precedenti, e questo è il particolare peggiore di una storia che non sta granché in piedi nemmeno a livello di personaggi. Qualcosa? Qua bisognava rimettere mano a tutto (non lo dico con piacere eh, a me il Manfredi del Texone e del primo Maxi, ma anche quello de La Grande Sete, è piaciuto). Boselli non ha potuto fare altro che metterla nel Maxi. Credo sia in questa collana non a caso. Questo non lo capisco. Dalle tue parole la storia sembrava insufficiente...
  12. Leo

    I Soggetti di Tex da parte dei lettori del forum di Tex

    Mi associo ai complimenti per Barbanera. E complimenti anche a Ymalpas che ha ideato un topic così brillante!
  13. Leo

    [Tex Willer N.001] Vivo o morto!

    Affermazione che condivido in parte. Ho capito che lo spirito è quello di scrivere il giovane Tex con lo spirito delle origini, ma questo non vuol dire che siano meno impegnative. Il magnifico fuorilegge, ad esempio, che penso rappresenti il prototipo di ciò che vedremo su Tex Willer, è una storia che sicuramente ha divertito molto anche Boselli durante la scrittura, ma è una gran bella storia, con una trama avvincente. Quindi capisco il senso della tua affermazione, ma non so se risponda al vero.
  14. Leo

    [Tex Willer N.001] Vivo o morto!

    Mistero! Avrà qualche ghost writer? (scherzo eh :D) Anch'io non vedo l'ora che arrivi e anch'io spero che duri...
  15. Leo

    [Tex Willer N.0]

    Beh, nemmeno io l'ho letto, se è per questo
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