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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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About Leo

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    Maschile
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    storia, letteratura, sport, cinema, politica
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    Leo

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    334
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Montales

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  1. Ma su questo aspetto siamo d'accordo. Sono cose "non da Tex" ma del tutto credibili nel contesto di questa storia, lo dico anch'io nel mio post. Nel mio commento non dico infatti che la scena è sbagliata, mi limito a dire che trovo questa parte meno vibrante, meno carica di quel pathos e di quella rabbia, di quella intensità che fino alla morte di Higgins trasudavano da ogni pagina. La tensione palpabile in tutta la storia perde, a mio parere, vigore con una scena che @Tim Birra ha ben definito un intermezzo leggero nella tragedia, che però io ho apprezzato poco perché ero evidentemente "settato" su registro cupo e tragico.
  2. Le prime 120 pagine sono state scritte da Nolitta, e devo dire che le trovai sì divertenti ma un po' molli, annacquate, con una storia che non partiva mai. La seconda parte, invece, non mi vergogno a considerarla un piccolo capolavoro per via dei personaggi che la animano. Questi infatti, con la loro umanità e con la loro mostruosità, sono a mio parere tra le figure più autentiche e vere mai apparse nelle pagine texiane. Per le ragioni sopra esposte, una volta tanto non sono d'accordo con una recensione di Condor senza meta
  3. Spinto dal topic su "Il medaglione spagnolo", in cui si parlava del grande vecchio, sono andato a riprendermi il centinaio d'oro, cominciando proprio da questa storia. Anche ad un'ennesima lettura credo che nel finale, con la sequenza della locanda malfamata, la storia perda un po'. Molti (non io) rimproverano a Boselli i finali accelerati, ebbene io credo invece che GLB tendesse a dilatare eccessivamente i finali (vedi anche Sulle piste del Nord) facendo perdere di intensità a storie fino a un certo punto tese e vibranti e scritte magnificamente. Fino alla morte di Higgins, penso che questa storia possa considerarsi un capolavoro, estremamente importante per la conoscenza del personaggio Tex. Un Tex sanguinario come non l'avevamo mai visto, che anche a distanza di anni è in grado di covare un legittimo odio inestinguibile nei confronti di chi ha avvelenato il popolo Navajo provocando la morte dell'amata Lilyth. La scena finale, con Brennan che urla, fa accapponare la pelle tanto è cruda: dei quattro pards, l'unico che prova pietà è Carson, in definitiva il meno coinvolto dalla vicenda di tanti anni prima (che anche Tiger visse in pieno) e probabilmente il più legalitario. Ma il vecchio pard capisce, non cerca di fermare Tex; di fronte alle intenzioni del suo pards, alle sue sentenze di morte comminate nella duplice e un po' sconvolgente veste del giudice e del boia, Carson non dice nulla, comprende le ragioni del suo pard, il cui cuore è, per usare la bellissima immagine di GLB, duro come quella fredda roccia sotto cui è sepolto l'amore della sua vita, la donna con cui, per sua stessa ammissione, Tex "ha passato gli anni più belli della sua vita".
  4. Hai descritto i pregi, e i limiti? Perché li citi? Dove li vedi? Io in questa storia non ho visto difetti, francamente...
  5. Intervengo un'ultima volta su questa storia, poi mi taccio per sempre. Non è una grande storia, è quella classica storia di media qualità tipica di tanta narrativa seriale. A molti qui è piaciuta perché, con i suoi dialoghi, ha dato la sensazione di aver ritrovato un vecchio amico, e questo è un pregio. Leggere Boselli è come andare al cinema a vedere un film potente, epico, un Braveheart, un L'Ultimo dei Mohicani, un C'era una volta il West: storie e dialoghi bellissimi, grande colonna sonora (perché io sento la colonna sonora quando leggo le storie di Boselli ), film nati per avere un posto nel firmamento holliwodiano, vere epopee. Poi c'è il film meno pretenzioso, la commedia brillante, alla Trinità, e mi ci diverto anche con quella; certo le aspettative sono diverse, non mi sognerò mai di paragonare i due tipi di film, ma entrambi, in diverso modo e con diversa intensità, mi divertono. Certo, anch'io voglio un senso dalla storia. E il senso (ma può essere che io non brilli per intelligenza) nella storia c'è. Gros-Jean è un apprensivo, ha chiamato i pards per un origlione che ha sentito chissà cosa. Nella cena con Pierre, quest'ultimo dice chiaramente a Tex che lui non crede affatto che Jackson voglia sabotarlo. E Tex di rimando dice di apprezzare i giovani che non si lasciano spaventare facilmente. E' probabile che anche lo stesso ranger trovi esagerati i timori di Gros-Jean, ma ciononostante decide di passare le prime due notti sul battello all'erta, e non accade nulla. Poi il battello parte: non si sa da che parte arriverà il tiro mancino dei sabotatori, né se realmente arriverà; non si sa se sarà di giorno o di notte, né con quali modalità. I nostri vanno a letto, ma sempre con un occhio solo, come farebbero d'altronde in qualche bivacco sulla prateria. Peccano di ottimismo? Sì, col senno di poi. Poi dopo Tex esce pure in mutande e disarmato! Questo è un grande errore, non coerente con il personaggio di Tex. Da lì in poi, però, la storia fila che è un piacere, inclusa la scazzottata finale: si trovano coinvolti in una mega-rissa, i nostri non sono soliti tirarsi indietro, e se è vero che rischiano di perdere l'assassino, è pur vero che conoscono perfettamente il mandante, sanno dove trovarlo, e si sganciano giusto in tempo per beccarlo prima che fugga. Anche le sparatorie dei Siksika, ad una seconda lettura, non mi sono parse esagerate, né la pervicacia masochista degli indiani: perché se è vero che sono solo dei predoni, è anche vero che sono guerrieri, ferocemente arrabbiati con quei bianchi che hanno dato loro tanto filo da torcere, e desiderosi di vendetta verso quegli avversari che hanno ucciso tanti dei loro. In questo senso si giustifica anche l'impresa kamikaze di Corno Rosso, che non si fa scrupoli a salire di nascosto sul battello pur di uccidere Tex soddisfacendo in tal modo il cieco desiderio di rivalsa che lo ha pervaso. Mi è piaciuta molto anche la scena della rupe minata; mi sarebbe piaciuto che la frana durasse una vignetta in più, per un attimo ulteriore di suspense: sarebbe stata ancora più adrenalinica. No, davvero, in questa storia non ci vedo nulla di scandaloso. La preferisco a Mezcali e a tante altre storie. C'è un errore (Tex in mutande e disarmato) e una superficialità perdonabile (la prima notte) all'interno di una bella e movimentata avventura, con dialoghi divertenti e ambientazione mozzafiato.
  6. D'accordo con te che sia una delle storie più belle di Nizzi. Anche Carson fa un figurone, poi c'è di tutto: Tex arrestato e poi creduto morto, una donna innamorata, cattivi tra i bianchi e cattivi tra gli indiani, militari corrotti e singolar tenzoni su rupi spaventose. Uno dei capolavori nizziani anche per me.
  7. Mi scuso se mi auto-quoto, non lo faccio per presunzione: otto anni fa, mi limitavo solo a raccontare perché reputo questa storia magnifica. Storia "minore" ma indimenticabile, sono davvero contento che sia stata affidata a Letteri, una delle ultime zampate di un disegnatore che ho sempre amato molto, sin da quella Miniera del Terrore, che fu la mia prima storia letteriana.
  8. Giuro che stavo per scriverlo, richiamando il parallelismo con javert gia fatto nel mio post iniziale
  9. Oppure che nell'universo narrativo texiano il corpo si sia costituito in anni più tardi rispetto all'omologo della realtà. D'altronde, nemmeno il corpo dei rangers di Tex è minimamente paragonabile a quello reale, per caratteristiche e mansioni, no? Peraltro, nuovo o meno che fosse anche nella storia di Tex, ciò non ha alcuna conseguenza concreta. Tex è un assassino. Punto. Carswell ne è fermamente convinto. Conosce le motivazioni dei primi omicidi di Tex ma, lo dice chiaramente nell'albo, non si fida. Per lui è' un pistolero senza scrupoli. Basta questo, no? Anche questo è detto nella storia. I rangers del Texas sono, per l'appunto, del Texas e conoscono la vera storia di Tex e conoscono anche la famiglia di provenienza, fatta da galantuomini.
  10. Riscontrabile nelle sue ULTIME sceneggiature però. Il Nizzi degli anni d'oro ha scritto trame anche molto complesse, come I delitti del lago ghiacciato, Fuga da Anderville, I cospiratori, La Congiura, L'uomo con la frusta, Fiamme sull'Arizona, le cui sceneggiature erano robuste e complesse. Stesso giudizio.
  11. Ok, ma sostanza e motivazioni non cambiano. Sono ben riportate nell'albo. Peraltro, Tex non ne aveva mai sentito parlare e alla sua domanda su cosa fosse un agente federale, il vicesceriffo risponde: "il corpo è stato istituito di recente. Da noi nel West se ne sono visti ancora pochi". E poi giustifica la tenacia di Carswell con la motivazione che ho dato sopra.
  12. Inviterei a rileggere meglio sia il mio messaggio che la storia: 1) io non parlavo di "riempire" la barca di vice, ho detto solo un paio, anche uno, volendo... 2) Poi non è che doveva controllare i passeggeri uno per uno, per scoprire Tex: ne conosceva già il nome fittizio, e immediatamente è andato a chiedere al Capitano di chi si trattasse, quindi l'entrée di Tex sulla nave non c'entra proprio nulla. Ma ribadisco che si tratta di aspetti marginali, come da me già detto; per il resto, sono entusiasta della storia. Non la penso affatto come te. Per Tex l'agente federale non sta lesinando denaro, questo mi sembra sia chiaro. Come mi paiono chiare le ragioni dell'accanimento di Carswell, che sono sia oggettive (per ragioni "politiche") che soggettive (il bandito Tex): 1) ragioni oggettive: sono spiegate a pag.21 del primo albo: "ha l'incarico di dimostrare al Congresso che gli agenti federali sono utili nella caccia ai delinquenti". Ragioni politiche, quindi, o di auto-affermazione da parte di un corpo ancora nuovo ed evidentemente ancora sotto esame. Catturare il bandito avrebbe importanza per l'assolvimento stesso della missione, indipendentemente da chi sia il catturando. 2) ragioni soggettive: Tex non è, evidentemente, considerato un bandito di mezza tacca. - Pag.15 del primo albo: uno dei vice dice all'altro di sparare a vista, perché "quello è un killer". Questo pensano di Tex. - Poi, a pag.28, sempre del primo albo, un altro bel vice dice agli altri: "è un killer. Non è detto che non ci ammazzi ora, a sangue freddo". - Ancora, pag.20 del secondo albo: Carswell in persona riferisce al Capitano della nave il poco lusinghiero curriculum di Tex, commentando: "Tex Willer ha la pistola facile. Intorno a lui gli uomini cadono stecchiti come mosche". E ancora, vignetta successiva, sempre Carswell: "Troppo pericoloso. Tex Willer ha due pistole e nessuno scrupolo a usarle". Boselli fa capire chiaramente, durante la storia, che Tex è considerato un killer, un bandito pericolosissimo, uno senza scrupoli. Da qui la profusione di denaro del federale che avrebbe ben potuto reclutare una persona in gamba per mettergli il sale sulla coda già sulla nave. Ma ribadisco che per me è un aspetto marginale, ciò che invece mi preme sottolineare è che la percezione che hanno di Tex all'esterno è quella di un assassino senza scrupoli. Sì, l'avevo notato Ah, un'altra cosa su questa storia: mi sento di fare una previsione: credo che Tex diventerà amico non solo di Carswell, ma anche del tenente che ha fatto vincere a poker. Se conosco Boselli andrà così
  13. Cesare fece quanto prima di lui avevano fatto Mario e Silla, e dopo Antonio e Ottaviano. La Repubblica agonizzava, Cesare ha solo accelerato una fine inevitabile. Poi, corrotto: Mario si intascava i proventi delle miniere spagnole, ma ne' Mario né Cesare erano più o meno corrotti di qualunque altro aristocratico dell'epoca. Ops, scusa virgin honletto dopo
  14. Ma se ha tanti di quei soldi da poter assoldare intere posse per mezzo SudOvest? No, il problema economico non esiste, e continuo a ritenere consistente la mia osservazione. Oggi mi hai chiamato vecchio brontolone, l'altro giorno hai detto che eri assolutamente d'accordo sul fatto che sono, per mia stessa ammissione, uno sfracellamaroni? Pensavo di starti simpatico, invece...
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