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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
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Me and Tex

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  1. Come nel caso de Il Bisonte Bianco, solo nei giorni scorsi ed a distanza di anni sono andato a rileggermi questa insolita storia di Tex, che ricordavo in maniera approssimativa. La trama, curata da Nizzi e - superfluo specificarlo - decisamente affine a Il libro della giungla di Kipling, è tanto insolita quanto piacevole, e soprattutto molto toccante: non essendo genitore, posso solo immaginare cosa potrebbe provare un padre nell'avventurarsi alla ricerca di un figlio scomparso nella foresta una quindicina di anni addietro, quando era pressoché ancora in fasce, e posso solo immaginare il magone ed i mille timori che possano affollarsi nell'animo di una persona alle prese con una ricerca simile, e dall'esito tutt'altro che scontato. La ricerca fortunatamente ha esito positivo, Tex, Carson e Randall scoprono che John è ancora vivo, dopo essere stato allevato da un branco di lupi, ed in queste ultime vignette il pathos, già notevole lungo tutto il corso della storia, raggiunge il proprio apice (con la complicità di Ticci, che illustra il circostante paesaggio selvaggio ed incontaminato con superlativa bravura): il ragazzo tiene a bada i compagni di branco, si avvicina al padre, lo riconosce e, dopo un improvviso e toccante saluto ai lupi, accetta di seguirlo per tornare alla civiltà, dove nuove e non meno ardue sfide lo attendono. Altro elemento che rende insolita questa storia, il ricorso all'azione cui Tex e Carson fanno ricorso in appena due circostanze, per fronteggiare le minacce portate direttamente o indirettamente dal giovane soprastante Willie e da suo zio Ruby, mossi da un sentimento vecchio quanto il mondo quale è l'avidità di denaro. Interessante e non banale, a mio parere, soprattutto la figura dello zio Ruby, sempre prodigo di (cattivi) consigli nei confronti del nipote, ambizioso ma forse non ancora del tutto smaliziato. Non è del resto da considerarsi un caso che, poco prima di tendere il secondo fallito agguato a Tex e compagni, lo zio consigli al nipote di astenersi dal partecipare attivamente dell'agguato che, nelle loro intenzioni, dovrebbe concludersi con la morte dei rangers e del ranchero: Ruby, infatti, ritiene suo nipote troppo giovane, e potenzialmente ancora troppo incline ad eventuali "pericolosi" (per i loro progetti, si intende) rimorsi di coscienza. Astensione che, tuttavia, non salverà Willie da una brutta e cercata fine.
  2. Mi permetto di dire a coloro che, adducendo una qualsiasi legittima motivazione, hanno rinunciato ad acquistare quest'ultimo Color, che a mio parere hanno commesso un grande errore. Non intendo scendere nei particolari delle varie storie brevi per non guastare la sorpresa a quanti attendono con ansia di leggerlo mai non hanno ancora avuto modo di farlo, mi limiterò pertanto a riportare qualche celere considerazione, ed inizio in primis col dire che a mio giudizio le cinque brevi storie di questo Color sono tutte di ottima caratura, nient'affatto banali e tutte esaustive nella loro contenuta lunghezza. Personalmente, promuovo senza riserve anche i disegni e la colorazione, che anche io ho avuto l'impressione sia notevolmente "ingentilita" e raffinata rispetto alle precedenti uscite della collana. La migliore di tutte, a mio parere, è La casa del giudice di Boselli&Carnevale, dotata di quella cupa atmosfera gotica già assaporata nel Texone della medesima coppia uscito la scorsa estate, capace di generare un contesto sobrio ed accattivante. A seguire, una menzione speciale va a Il mio nome è Waneka, degnamente sceneggiata dall'esordiente Filippo Iiriti (chissà se è un frequentatore del Forum, o perlomeno io non ne so nulla) con i disegni di Bruzzo e la Bendazzoli ai colori, storia ben imbastita per quanto, se posso permettermi, la piega che essa avrebbe preso la si era intuita sin dalla comparsa del calesse. Stessa sensazione di prevedibilità che ho avuto nel leggere la pur piacevole Sulla pista per Prescott, sceneggiata da Nizzi con disegni di Candita e colorazione della Bendazzoli: fin dall'arrivo di Tex e Carson sulla scena del crimine avevo intuito come si sarebbe sviluppata la vicenda. Piacevole e sostanzialmente priva di sbavature Rotaie di Ruju, con Michelucci ai disegni e Celestini ai colori, così come si lascia apprezzare anche Al palo della tortura, anche questa sceneggiata da Ruju con l'ausilio del mitico Aldo Di Gennaro ai disegni e Vattani ai colori, purtroppo in parte viziata (unico vero e proprio appunto negativo che mi sento di muovere) da una imprecisa gestione tecnica e grafica della cronologia della storia. Nel complesso, comunque, ribadisco il mio apprezzamento generale per tutte e cinque le storie, e di concerto non posso che confermare ancora una volta la qualità e l'originalità di gran lunga superiori dei Color invernali di storie brevi rispetto a quelli estivi, contenenti storie di lunghezza classica che difficilmente riescono a lasciare il segno.
  3. Da tempo immemore non rileggevo questa storia, ed oggi pomeriggio ho deciso di provvedere anche per rinfrescarmi la memoria, poiché la ricordavo per sommissimi capi. E devo ammettere che non la ricordavo così coinvolgente e ben articolata da Nizzi, coadiuvato dai magistrali disegni di Fusco, particolarmente a suo agio nel trasmettere su carta l'autentica essenza della natura pressoché incontaminata di un territorio all'epoca ancora vergine come il Wyoming. La carta vincente della storia, inutile precisarlo, è Joke Langley, ex cacciatore di bisonti divenuto ricco e potente rancher, ossessionato da un incubo che lo vuole destinato a morire ucciso da un rarissimo bisonte bianco. Nizzi ha saputo tratteggiarne egregiamente la complessa personalità, dipingendolo non come il classico allevatore prepotente e canaglia (anzi, in alcuni frangenti mostra una spiccata umanità, come quando dapprima tenta invano di salvare il suo cowboy dalle rapide del Platte e poi si premura di dargli una degna sepoltura), bensì come un individuo che, pur avendo raggiunto ricchezza, potere e rispettabilità, è totalmente in balìa della propria ossessione da perdere via via lucidità e discernimento (basti pensare all'evasione, da lui congegnata e perpetrata, di Laskiss, indispensabile per guidarlo dal "nemico"), al punto da decidere di andare in cerca del bisonte bianco per abbatterlo ed esorcizzare la fobia di cui è ostaggio, di fatto diagnosticando da sé il rimedio al male che affligge la sua psiche. Da brividi la sequenza dello scontro tra lui e l'animale che, quasi fosse dotato di discernimento umano, non solo non scappa appena lo vede, ma anzi raccoglie la sfida e lo uccide travolgendolo, dopo il colpo di teatro del misterioso malfunzionamento del fucile di Langley. Per quanto la sua ossessione sia da condannare, in quanto rischia di provocare la violenta reazione dei Cheyennes, per i quali il bisonte bianco è sacro, Langley suscita in qualche modo un po' di pena, al contrario dell'acido e subdolo Laskiss, spregevole individuo che specula senza ritegno sulla fobia dell'allevatore e ne asseconda le intenzioni. Fortunatamente, Tex provvede a toglierlo dalla circolazione, rimediando ad un errore commesso appena prima nel crederlo già morto. Errore che fa il paio con lo scontro con Volpe Macchiata, in cui Tex, in fuga dalla banda di teste calde guidata dall'indiano, non si avvede della vicinanza dell'avversario prossimo a saltargli addosso. Un Tex, dunque, che - insieme a Carson - pur non avendo a che fare con avversari particolarmente insidiosi (eccetto Laskiss), se la vede brutta in più di un frangente, riuscendo comunque ad avere l'ultima parola nei momenti topici.
  4. Approfittando della copiosa ed incessante pioggia di questo pomeriggio, sono andato a rileggermi questa storia che, vi dirò, non mi è mai dispiaciuta, anzi. Certo, lungi da me sostenere si tratti di una storia epica né che la trama sia particolarmente originale. Non si tratta del resto della prima guerra tra allevatori in cui Tex si trova coinvolto, per cui era difficile aspettarsi troppi arzigogoli sceneggiativi, e si può anzi dire che nel complesso la storia fila abbastanza liscia e coerente, senza inciampi che possano comprometterne la sostanziale riuscita. L'elemento che, a mio parere, rende questa storia, pur non memorabile, comunque dilettevole, risiede nella caratterizzazione e gestione dell'antagonista di turno, Tessy Malone: donna ambiziosa, fredda e determinata, totalmente priva di scrupoli ma al contempo abbastanza furba da agire senza eccessiva platealità, al contrario ponderando sempre ogni misfatto senza calcare troppo la mano (fino, almeno, a quando Tex le brucia il ranch e lei va ad Helena per attirarvi il Nostro in trappola), donna inoltre consapevole della propria avvenenza, che non esita a sfruttare per manipolare il mandriano Jubal Ford. Una vera e propria "vipera in gonnella", come la definisce Tex, e non avrebbe potuto adoperare definizione più consona: dapprima non esita a fare uccidere a sangue freddo il vecchio soprastante, poi non ha scrupoli nel far rapire il giovane Pat e rimandarlo a casa avvolto nel filo spinato come monito per il padre. A me, insomma, è sembrata un'antagonista non banale e da prendere con le molle, capace di dare non poco filo da torcere a Tex e Carson, dal canto suo fuori dai giochi per un largo tratto poiché impallinato ad.una spalla, ma in grado di tornare in scena al momento decisivo per salvare la pellaccia a Tex. Citazione doverosa per gli Starrett, padre e figlio, onesti allevatori vessati dalla prepotenza e dalla sfrenata ambizione di Tessy Malone, ed anche per lo sceriffo di Riverton, non certo un cuor di leone ma a suo modo onesto e, soprattutto, assai caricaturale. Bellissimi i disegni di Fusco, in grado di esaltare al meglio una vicenda tipicamente western.
  5. Nessun problema, trattasi semplicemente di un dubbio da me sollevato circa la sua esatta collocazione, dal momento che ne Il totem misterioso ed in questa storia Culver City (o Calver City, come se non erro era originariamente trascritta) è collocata in Arizona, mentre nella storia Ritorno a Culver City, sceneggiata da Nizzi nel 2003, questi la collocò in Texas. Il dilemma è stato infine risolto da @borden in persona, che ha chiarito una volta per tutte che Culver City è da ritenersi in Arizona. Spero di averti riassunto esaustivamente la questione .
  6. Idea senza dubbio estremamente suggestiva, anche se credo di difficilissima realizzazione, usando un eufemismo ..! Certo, se la SBE dovesse smentirci e prendere in considerazione l'ipotesi, non ne sarei dispiaciuto, ma temo rimarrà una pia illusione ... Che la Culver City de Il totem misterioso fosse in Arizona lo avevo intuito, infatti, volevo semplicemente evidenziare tale incongruenza e fugarmi in via definitiva tale dubbio. Sono lieto che sia stato diradato .
  7. Ecco dunque svelato l'arcano... Grazie, @F80T. In effetti anche io, avendo riletto di recente Il totem misterioso, avevo notato che Coffin continuava a fare base a Culver City in Arizona, ed il confronto tra quella storia e quella di Nizzi del 2003 aveva ulteriormente contribuito a creare confusione. P.S. Inutile precisare come ciò non può non indurmi a rivalutare negativamente Ritorno a Culver City di Nizzi ...
  8. Secondo albo che, sulla falsariga del primo e con l'ovvio e condivisibile intento di arricchire di dettagli l'adolescenza del giovane Tex Willer, contiene in sé una buona dose di modifiche rispetto a quanto avvenne ne Il passato di Tex. Modifiche che, nel complesso, non vanno a stravolgere quel mitico racconto delle origini, ma vanno piuttosto ad impreziosire il passato del Nostro, per cui da parte mia si tratta di una cosa assolutamente ben accetta. Ma come accade sovente, vi è un'eccezione alla regola, un'evidente discrepanza con quanto narrato a suo tempo in Comunque sia, dopo aver molto apprezzato questi due numeri di viaggi nei ricordi che sanno tanto di preludio e contestualizzazione delle imminenti vicende, dal prossimo numero confido e mi aspetto che la situazione entri definitivamente nel vivo, tra azione e colt che cantano .
  9. Storia ben più che dignitosa, specie se la si valuta al netto della brevità e della trama di per sé non particolarmente originale, seppur impeccabile e sostanzialmente priva di punti deboli. Due, a mio avviso, i principali punti di forza: il primo, non occorre dirlo, il ruolo centrale di Tiger, di fatto vero protagonista della vicenda, costretto a fuggire ferito nel deserto dopo aver ucciso uno sceriffo per legittima difesa, inseguito da una masnada di molluschi notabili di Wickenburg misti ai tagliagole tagliagole di Jubal Lancey, tanto in gamba da portarli a spasso in attesa del provvidenziale arrivo in suo soccorso di Tex e Carson; il secondo punto di forza risiede, come opportunamente sottolineato da @Diablorojo82, nella caratterizzazione dei personaggi di contorno, a partire dall'astuto antagonista Lancey, molto abile nel convincere gli ingenui e perbenisti cittadini di Wickenburg circa la pericolosità di Tiger, reo di aver ucciso per legittima difesa il corrotto sceriffo Whitaker, informatore della banda. Senza dimenticare, ovviamente, il buon Willy Nolson, simpatico ubriacone che funge da preziosa fonte di raccordo tra i tre pards. Chiosa finale, come da mia consuetudine, sui disegni di Gilbert alias Giolitti, il cui tratto conferisce ai personaggi un'espressività molto particolare, che a me non dispiace affatto.
  10. Assolutamente, colpa dell'abitudine ... Chiedo venia all'ottimo Ruju e ribadisco le mie ottime impressioni
  11. Primo albo che non ha decisamente deluso le aspettative, benché sostanzialmente introduttivo della vicenda vera e propria, che si può presumere inizierà già dal prossimo mese. Non che l'azione sia mancata, anzi per ben due volte Tex, i pards e Montales si trovano costretti a difendere la pellaccia (tre, se si considera il primo attentato cui Montales scampa per un pelo), tuttavia resta la mia impressione che quel che sinora abbiamo letto è solo un gustoso preludio alla vicenda vera e propria. Trama scorrevole e corredata al meglio dai disegni di un Biglia in gran forma, a Boselli personalmente do il merito di aver attorniato Tex ed i pards -più Montales, ovvio - di figure non banali, qualcuno apparente alleato poi rivelatosi al soldo del nemico, come il capitano Ramirez, ed altre come Gregorio che, seppur ancora in parte avvolte nel mistero (che promette di essere svelato nelle primissime pagine dell'albo di dicembre), sembrano aver fugato ogni dubbio circa la loro lealtà alla causa di Tex e Montales. Attendiamo fiduciosi l'imminente trasferta in Guatemala...
  12. Tutti gli esempi che avete portato sono perfetti, in ogni caso la peculiarità di questa storia, che io ho sempre molto apprezzato, sta nel fatto che tutta la vicenda - omicidi, tentati omicidi, paziente lavoro di indagine, scoperta del colpevole - si svolge entro i limiti della locanda e dei suoi immediati paraggi, eccezion fatta per le primissime pagine e per l'inseguimento dei due banditi in fuga. Una novità assoluta, insomma, e sinora rimasta caso pressoché isolato nel mondo di Tex, da sempre uso (e noi, in un certo senso, appresso a lui!) a scorrazzare su lunghe e lunghissime distanze negli spazi sconfinati del West. Tale peculiarità, quasi superfluo sottolinearlo, costituisce a mio parere anche il principale punto di forza di questa storia alquanto sui generis, insieme al campionario di variegata e non scontata umanità che Nizzi ha condensato in questo contesto.
  13. In effetti, tolta l'aggressione dei Thugs ai danni dei quattro uomini nelle primissime battute, l'inizio della storia nel suo complesso risulta un po' compassato, per poi lasciare il passo, poco alla volta, ad una vicenda tutto sommato ben sviluppata ed abbastanza godibile, sebbene non si possa certo sostenere che raggiunga alte vette di emozione ed adrenalina. Se in fase di sceneggiatura Nizzi intendeva portare nel mondo di Tex un po' dell'atmosfera esotica ed avventurosa dei romanzi di Salgari, insomma, tale obiettivo non può forse dirsi raggiunto. Di azione ed avventura, infatti, se ne vede sostanzialmente poca, ad eccezione dell'agguato che i Thugs tendono a Tex e pards e, successivamente, alla resa dei conti, con annessa liberazione della ragazza ostaggio dei fanatici. Per stroncare i loschi crimini di Raymangan e McMurdo, Tex fa ricordo - o meglio, si convince a farvi ricorso in base alle circostanze - perlopiù all'attività, dapprima fingendo di morire insieme ai pards in un incendio, e poi simulando nuovamente la propria morte e travestendosi da Thug per introdursi nella loro caverna, dove provvede a liberare i pards presi prigionieri e, con il loro ausilio, risolve la questione alla sua maniera. Quanto ai disegni di Galep, impossibile non notare come, pagina dopo pagina, il creatore grafico di Tex abbia già intrapreso la propria parabola discendente, comunque dovuta ad un'età non più verde ed una salute non più perfetta. Sulla raffigurazione della selvaggia e lussureggiante foresta di Brazoria e degli altri paesaggi nulla da dire, anzi, ma purtroppo i volti e le proporzioni dei personaggi non sono sempre delineati nel migliore dei modi. P.S. Penso che tu possa trovarne un valido indizio ne I vampiri di Mompracem, con cui Boselli trasporta con successo atmosfere tipicamente salgariane nel multiverso di Dampyr. Non lo dico assolutamente con piaggeria nei confronti del Bos, e anche se non leggi Dampyr ti consiglio di procurartelo .
  14. In effetti ... Comunque anche il primo albo, come ho già affermato, mi è sembrato meno nolittiano del solito, tranne la goffaggine di Pat eccessivamente caricata...
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