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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

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    Maschile

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    Tex
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    Juan Raza

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  1. juanraza85

    [Texone N. 01] Tex Il Grande!

    Non il primo Texone che ho letto, ma una volta che ho potuto leggerlo ho potuto comprendere cosa dovevano aver provato gli appassionati texiani che, al momento della sua uscita, si saranno sicuramente scapicollati in edicola per accaparrarselo: 223 pagine di avventura mista a una massiccia dose di ilarità, grazie soprattutto ad un Pat Mac Ryan in stato di grazia, senza dimenticare il contributo di Carson, degno complice - ovviamente involontario - del gigante irlandese in alcuni siparietti improvvisati. Inusuale, ma proprio per questo affascinante, l'ambientazione, l'Oregon con le sue sterminate foreste, spina dorsale dell'economia dello stato, che fanno da sfondo ad un trama imbastita su un classico cliché western, ossia il prepotente che cerca di eliminare la concorrenza rilevandone l'attività per un boccone di pane, ricorrendo esplicitamente alle minacce. Unica differenza, anziché i classici ranchers sono coinvolti mercanti di legname. Tutt'altro che banali anche i nemici di turno, gli abbietti fratelli Patterson, individui senza scrupoli e disposti a qualsiasi bassezza pur di raggiungere i propri scopi: proprio quello che tra i due sembrava essere il meno peggio, Gerald, si rivela in realtà il più spietato, architettando il rapimento della giovane Jane Thompson per ricattare il padre, rischiando quindi di vanificare il repulisti dei pards. Nota speciale, infine, per Pat: credo che, contando tutte le sue comparsate, mai come in quest'albo il buon Mac Ryan si mostri tanto goffo ed imbranato, tra involontarie demolizioni di cantine ed altrettanto involontarie devastazioni di camere da letto, ma rovesciando la medaglia dimostra con i fatti tutta la sua innata generosità nei confronti del prossimo. Davvero uno dei migliori comprimari occasionali di Tex, le cui peculiarità sopra elencate sono state notevolmente valorizzate nelle pagine di questo Texone dai disegni di Buzzelli.
  2. juanraza85

    [451/452] Oppio!

    "Vorrei, ma non posso". Mi viene in mente questa frase quando ripenso a questa storia, a suo modo gradevole e scorrevole in fase di lettura, ma purtroppo figlia di una sceneggiatura a dir poco raffazzonata, debole e lacunosa, complice la durata di appena un albo e mezzo. Tutti elementi che inducono a pensare a questa storia da una parte come un pretesto per colmare un vuoto nella scaletta delle uscite mensili del relativo periodo (e, in quest'ipotesi, dal mio punto di vista è stata davvero una decisione infelice - se non peggio - pubblicarla in pieno 50esimo anniversario), e dall'altra come ad un'occasione persa, poiché almeno a mio parere gli ingredienti di base per tirar fuori una storia se non memorabile, ma quantomeno dignitosa, c'erano tutti, ma non sono stati sfruttati e sviluppati a dovere da Nizzi. Chiamati in Colorado per indagare sull'assassinio di un collega che indagava su un traffico d'oppio, Tex e Carson si trovano coinvolti incidentalmente in un altro omicidio, ai danni dell'assassino del collega, perpetrato ed avvenuto in un contesto teatrale e con modalità ancor più teatrali, che di fatto vanifica del tutto il vero motivo della missione dei due pards, ossia l'indagine sul traffico d'oppio costato la vita ad un altro ranger. Non solo viene "sprecata" la presenza nella cittadina di una tong cinese, che di per sé poteva fornire molti spunti narrativi, e viene invece lasciata sullo sfondo quale elemento di contorno, ma anche le indagini sul traffico vengono di fatto accantonate da Tex e Carson, che "si accontentano" di scagionare Morgan dall'accusa di omicidio volontario nei confronti dell'attore che aveva ucciso il loro collega poiché coinvolto nel traffico, senza contestualmente prodigarsi per risalire a tutti i soggetti coinvolti nel turpe commercio, e dunque assicurare alla giustizia Wuang Ching ed i suoi accoliti. Ribadisco, trattasi secondo me di un'occasione sprecata e di una storia tirata su con eccessiva sufficienza, nella quale si salvano appieno solo i disegni di Andrea Venturi.
  3. juanraza85

    [Texone N. 21] Il Profeta Hualpai

    In attesa del Texone di Villa, ieri pomeriggio ho deciso di occupare i momenti vuoti con la rilettura del Texone di Nizzi e Mastantuono, che già all'epoca avevo apprezzato ed ho quindi potuto riapprezzare. Storia molto piacevole scorrevole, senza dubbio una delle migliori prove di Nizzi in un periodo in cui la sua verve creativa non sembrava essere quella dei giorni migliori. Grande parte del merito, oltre alla sceneggiatura di Nizzi (ed ai disegni di Mastantuono, molto adatti secondo me ad una storia western), va a mio avviso attribuita alla scelta di proporre come antagonista principale Manitary, emblema di quella categoria di predicatori indiani che, per vari motivi, si sono proposti di riscattare le sorti del popolo rosso dalla progressiva sopraffazione numerica e culturale da parte dei bianchi. Il profeta hualpai, va detto, sembra a suo modo in buona fede, poiché le sue visioni - vere o presunte che siano - sono conseguenza di una vita ascetica e solitaria, da lui scelta come viene lasciato intendere lungo le pagine appunto allo scopo di favorirle, evidentemente influenzato in ciò dall'educazione monacale impartitagli (paradossalmente, anche questa potrebbe essere considerata una forma di sopraffazione culturale) e dalle umiliazioni subìte da ragazzo da parte dei coetanei della tribù. Sembra, di contro, non rendersi conto di tutte le implicazioni pratiche del meccanismo da lui messo in moto, su tutte non pare avvedersi del fatto che, se alcuni mercanti bianchi riforniscono di armi i suoi uomini, non lo fanno certo perché di vedute particolarmente larghe (ed in effetti si può ben vedere come a tenere i contatti con tali mercanti sono altri capi di querra). Ottima anche la gestione dei quattro pards: anche secondo me la scelta di dividere il quartetto in due coppie (Tex e Tiger alle prese con la cattura di Manitary, Carson e Kit sulle tracce di un carico d'armi destinate ai ribelli) ha comportato un'equa distribuzione di spazio e responsabilità tra tutti, per quanto il compito di Tex e Tiger è stato di gran lunga più arduo. Per quanto possa apparire come un punto debole della sceneggiatura la relativa facilità con cui i due pards riescono a portare via Manitary dall'accampamento, io ritengo invece che ciò vada visto nell'ottica di una sostanziale disorganizzazione del movimento: nulla di pianificato, ma fino al momento della cattura del profeta un attacco ad una pattuglia di soldati, un altro ad un gruppo di minatori ed altri due - solo citati - ad altrettante fattorie, episodi brutali ma che non sembrano frutto di una vera e propria pianificazione. Segno evidente della mancanza di un leader davvero capace e carismatico.
  4. juanraza85

    [708/709] La tribù dei dannati

    A mio giudizio, non avresti potuto effettuare una migliore analisi psicologica del personaggio : le peripezie vissute nella pur giovane vita, ed alcune scelte poi rivelatesi sbagliate, credo abbiano fatto sì che egli viva sempre con il timore di aver commesso, soprattutto agli occhi degli altri, errori più o meno gravi. E sono parimenti del parere che, magari non a breve, Makua possa fare una terza apparizione, anche se è evidente che per fare rientrare un personaggio del genere ci vuole necessariamente un'idea ad hoc. P.S. nello scrivere questo post, mi è anzi venuto da chiedermi come mai Tex non abbia offerto a Makua di provare a trasferirsi nella riserva Navajo, come fatto più volte in passato con altri personaggi... Forse ha qualche residuo dubbio sul ragazzo?
  5. juanraza85

    [708/709] La tribù dei dannati

    Riprendendo la tua argomentazione, assolutamente sensata, fa riflettere il comportamento tenuto da Black Claw quando Mateo regola i conti con Alonso, reo di aver messo in dubbio la sua autorità: forse aveva sbagliato nel giudicare Mateo, tuttavia sembra intimorito quanto gli altri dalla ferocia del capobanda, apparendo tutt'altro individuo rispetto a quello che, al netto di qualche mossa poco leale, affronta con cieca temerarietà Aquila della Notte e Capelli d'Argento. Lungi da me voler tentare di dilungarmi in una analisi della psicologia di una comparsa di un fumetto (non sono uno psicologo ..!), ribadisco però di aver colto una gestione del personaggio forse non del tutto impeccabile. Oppure, semplicemente, nel momento in cui si è trovato di fronte Tex Black Claw ha capito di non poter fare a meno di affrontarlo faccia a faccia ed ha scelto la via del cieco coraggio...
  6. juanraza85

    [Speciale Tex Willer N. 1] Fantasmi di Natale

    La copertina di Dotti, oltre che artisticamente impeccabile, è indubbiamente d'effetto, ed anche le tavole postate in anteprima trasmettono un'atmosfera densa di inquietudine, che non deve mancare in storie di tratto horror. Sembrano promettere bene i disegni di Ghion, il cui tratto a me sembra somigliare vagamente a quello di Dotti, in modo particolare nella raffigurazione dei personaggi (soprattutto nel caso dei volti in primo piano nelle vignette). Stando alla trama accennata sul sito della SBE, la trama pare presentarsi atipica per una storia di Tex: elemento più che positivo in una storia che promette di essere una piacevole novità.
  7. juanraza85

    [708/709] La tribù dei dannati

    Storia nella norma, che non fa compiere eccessivi sussulti, ma comunque scorrevole e non banale, benché impostata su un cliché visto e rivisto. Personalmente, mi sarei aspettato una maggior presenza di Makua lungo le pagine del secondo albo (dopotutto, il titolo era incentrato su di lui), mentre a livello quantitativo sono stati soprattutto Tex e Carson a fare la parte dei leoni: essendo protagonisti, dovrebbe certo essere la norma, ma impostare il titolo su un altro personaggio e poi relegarlo tanto in secondo piano mi è sembrato un controsenso. Al di là di questo aspetto, di questa storia ho potuto però apprezzare la componente di carattere "espiatorio" per quanto riguarda Makua, sia pure al netto della sua relativa scarsa partecipazione al repulisti di ribelli apache perpetrato da Tex e Carson: il giovane mezzosangue ha trovato la forza di riscattare il proprio passato, uccidendo Mateo e vendicando Francisco e la sua gente che lo avevano accolto nel proprio villaggio. Ho provato grande sollievo quando ho appreso che i tre uomini che aveva ucciso per legittima difesa non erano tutori della legge, bensì cacciatori di scalpi (che del resto si erano giàmostrati poco "professionali", mettiamola così), e mi è parsa sorprendente la maturità da lui dimostrata poi alla fine, declinando l'offerta del capo dei Pima che gli aveva offerto di rimanere nel villaggio, consapevole di suscitare diffidenza nei giovani della tribù. Grande delusione, invece, l'antagonista di turno: nel corso del primo albo e buona parte del secondo, al netto dei sotterfugi perpetrati e della brutalità dimostrata, Mateo sembrava essere depositario del coraggio e della fierezza tipica degli Apache, invece si è rivelato un vigliacco della peggiore risma, capace di combatterea quattr'occhi con avversari davvero forti solo tramite colpi bassi e sleali. Solo lieto che non l'abbia fatta franca solo per il piacere della consapevolezza che non lo rivedremo più. Makua, invece, è di nuovo alla ricerca di una sua dimensione, cosa che forse lascia aperto uno spiraglio per una sua terza riapparizione, magari disegnata nuovamente da Font (e a me il suo tratto, benché forse molto stilizzato, pare comunque adatto al fumetto western).
  8. juanraza85

    [710/711] L'assedio di Mezcali

    Il contesto in cui si troveranno ad agire Tex e Carson mi ricorda vagamente un'avventura memorabile quale I diavoli rossi, sceneggiata proprio da Nizzi. Dettaglio che da una parte mi lascia ben sperare, dall'altra mi induce a non escludere che la trama possa ricordare quella vecchia storia, in ogni caso mi aspetto che Nizzi abbia elaborato un lavoro di livello superiore rispetto alla storia del Color della scorsa estate. Per il momento, mi godo l'ennesima superba copertina di Villa ed i disegni di Filippucci, a mio parere di livello più che buono.
  9. juanraza85

    [523/525] I Lupi Rossi

    Riletta tra domenica ed oggi per l'ennesima volta, una delle migliori storie della fascia 500-600, ben disegnata da Font (al debutto sulle pagine di Tex), nella quale Boselli è stato in grado di mescolare sapientemente Storia del West, avventura, colpi di scena ed anche, aggiungerei, una vena di crepuscolarità, percepibile a partire dalla seconda metà del secondo albo. Ho molto apprezzato la scelta, già altre volte sperimentata in diverse storie di Tex, di far svolgere gli eventi in bilico tra il "passato" ed il "presente", seppure stavolta demarcati l'uno dall'altro in maniera abbastanza netta, e destinatari ciascuno di spazio più o meno eguale: nel corso del primo albo e mezzo la narrazione di Tiger illustra al giovane Kit una passata esperienza da lui vissuta col padre, nel bel mezzo dell'epopea della colonizzazione dell'Ovest, nel successivo albo e mezzo gli eventi si svolgono "in tempo reale", in una parte frontiera - il Nebraska - ormai pressoché pienamente incamminata sulla via della (cosiddetta) civilizzazione, in cui le terre ancora appartenenti degli Skidi Pawnee sembra rappresentare quasi un romantico anacronismo, almeno agli occhi dei disonesti avversari di turno che, neanche troppo nascostamente, tramano per impossessarsene. Personalmente, non ho preclusioni a prescindere per quelle che alcuni dei pards del TWF definiscono "storie con Tex, ma non di Tex": questa almeno per metà potrebbe essere definita tale, considerando che di fatto l'attenzione nella prima parte è focalizzata sul rapporto di rispetto reciproco tra lo skidi Cavallo Bianco ed il cheyenne Colpo Coraggioso, ma l'approfondimento del loro rapporto, e soprattutto la contestualizzazione dello stesso, col senno di poi rivestono a mio parere un ruolo pressoché indispensabile nell'economia narrativa, oltre a risultare assai affascinante. Molto ben caratterizzate anche le figure dell'agente indiano dei Pawnee al tempo della guerriglia coi Cheyenne, Ben Lushbaugh, e soprattutto di Frank North, ex comandante degli scout Pawnee, degni comprimari di Tex nella vicenda, parimenti non banali nemmeno le figure dei nemici di turno, dal nuovo agente indiano Quayle, al mercante Dutronc, al corrotto sceriffo Bolton. Stesso discorso per il giovane Volpe Ardita, fratello minore di Cavallo Bianco imputato per l'omicidio di un poco di buono bianco, poco più che comparse, ma comunque simpatici, i componenti della famiglia Dolan. Tutti personaggi, comunque, ben contestualizzati in una storia dal tipico sapore di Frontiera, imperniata sul classico tòpos della cricca di delinquenti che spadroneggia in una cittadina e, complice della lontananza delle autorità federali, fa di tutto per impossessarsi di qualcosa che appartiene ad altri. Due piccoli dettagli, invece, mi hanno lasciato un po' perplesso. Nel secondo albo, lo scout Ombra confida a Cavallo Bianco la sua perplessità circa il capitano North, e lo fa con North che precede i due di pochi metri: possibile che il comandante non sentisse i loro discorsi, e soprattutto che non li capisse, dato che conosceva perfettamente la lingua degli Skidi? E' ragionevole pensare che si sia trattato di una piccola sbavatura di Font nell'illustrare l'episodio? Nel terzo ed ultimo albo, invece, ho notato che si fa spesso riferimento a Des Moines quale principale centro di una certa importanza nella regione: il problema è che Des Moines si trova nell'Iowa, ossia in un altro stato, per cui forse a mio avviso sarebbe stato più opportuno indicare Lincoln o Omaha, rispettivamente già allora capitale e città più grande del Nebraska (nel 1880, Omaha aveva inoltre circa 30.000 abitanti, Des Moines meno della metà), quali punti di riferimento politico per la piccola Loup Fork. In conclusione, piccola curiosità su Ben Lushbaugh: ho fatto qualche piccola ricerca su internet ed ho appurato che, nel 1862, vi è stato effettivamente un agente indiano della riserva Pawnee che si chiamava Benjamin Franklin Lushbaugh. Difficile pensare ad una coincidenza, per cui conferisco una mia aggiuntiva nota di merito a Boselli. Inoltre, e qui devo un attimo sconfinare nell'universo di Magico Vento, se si guarda bene l'elenco degli agenti indiani dei Pawnee si può leggere che nel 1869 assunse tale incarico Jacob Troth, ripreso nella storia I lupi blu, nella quale Ned Ellis è appunto alle prese con gli Skidi.
  10. juanraza85

    [Tex Willer N. 10 / 11 / 12 / 13] Pinkerton Lady

    Se è per questo, un tipo che si chiama Tex compare anche in Forrest Gump: era uno dei commilitoni di Forrest durante l'esperienza in Vietnam, ed il protagonista, pur ritenendolo uno dei migliori giovani d'America, e nonostante il nome, nel ricordarlo ammette candidamente: "... non ricordo di dove fosse Tex" ..!
  11. juanraza85

    [Texone N. 35] Tex l'inesorabile

    Quello che speravo tu rispondessi
  12. juanraza85

    [475/477] Il Presagio

    Senza alcun dubbio è proprio l'accenno ad un possibile coinvolgimento sentimentale di Tex a conferire quel quid in più di memorabilità ad una storia che, comunque, anche ne fosse stata priva sarebbe stata tra le più ricordate ed apprezzate, tanto è ben costruita. Nizzi è stato impeccabile nel limitarsi ad accennare il sentimento che Alison sta iniziando a provare per Tex, il quale ne è consapevole e, pur non rimanendone forse indifferente, sa già che la cosa non potrà mai essere possibile, e vive la situazione con un certo disagio, anche questo solo accennato nei superlativi disegni di Civitelli.
  13. juanraza85

    [Texone N. 35] Tex l'inesorabile

    Il messaggio in apertura del topic lascia ben sperare circa la regolare uscita in edicola... Incrociamo le dita!! Anche perché a giudicare dai disegni si preannuncia un Texone di altissimo livello...
  14. juanraza85

    [Tex Willer N. 10 / 11 / 12 / 13] Pinkerton Lady

    Terzo albo di assoluto livello, se possibile - anzi, certamente! - ancor più frizzante ed avvincente dei due che lo hanno preceduto. Ritmi serratissimi, continui colpi di scena, azione in quantità: in altre parole, dopo che nei primi due albi è stato sapientemente introdotto il contesto della vicenda, nel terzo quest'ultima è finalmente entrata nel vivo, esplodendo in tutta l'irruenza tipica del giovane Tex. E' valsa davvero la pena dover attendere quattro giorni per leggerlo, e se tanto mi dà tanto penso sia lecito aspettarsi che il quarto ed ultimo albo in uscita a novembre sarà ancor più avvincente. Per come è stata sinora sviluppata la storia, gli elementi in tal senso ci sono tutti, e contestualmente sono sempre più curioso di vedere come Tex riuscirà a salvare Lincoln dalle grinfie di Mefisto senza incontrarlo faccia a faccia... Confido in mirabolanti effetti speciali!
  15. juanraza85

    [Color Tex N. 16] Teton Pass e altre storie

    Grazie a te per aver postato le anteprime, @Sam Stone! Davvero tutte molto promettenti, con una particolare menzione per la Mandanici, se non erro alla sua prima esperienza con Tex. Piccola osservazione sulle tavole di Font: a prima vista, non mi era sembrato il suo tratto, evidentemente per via del colore...
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