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TWF - Tex Willer Forum

pecos

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    Scrittore affezionato
  • Compleanno 16/05/1985

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    Male

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  1. pecos

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Capisco perfettamente, a volte un passaggio campato in aria rovina la lettura di un'intera storia. È poi lo stesso tipo di critica che anch'io ho rivolto all'ultimo Nizzi in tante occasioni, quello di banalizzare le sceneggiature con scorciatoie e scelte semplicistiche. Però in questo caso sono più propenso a passarci sopra, perché si tratta di un punto minore - tutto sommato, si poteva gestire in maniera diversa quel passaggio e far funzionare tutto senza troppi problemi; la vedo più come una leggerezza di Ruju, che forse stava finendo le pagine a disposizione e ha dovuto tirare corto. Il resto della storia funziona e mi ha divertito. Non c'è paragone per me con Cuore Apache, dove è proprio il presupposto stesso della storia che non sta in piedi (il ragazzo educato a West Point che si mette a razziare ranch perché non ha altra scelta!).
  2. pecos

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Io Proteus l'ho sempre amato. Forse perché lessi per la prima volta da bambino le sue storie, e un personaggio del genere non può che stuzzicare la fantasia e rimanere impresso nella memoria di un bambino, che di solito non si fa troppi problemi quando c'è da sospendere l'incredulità e godersi una storia divertente. È vero che è un personaggio ormai datato, d'altri tempi, che non si addice al Tex maturo, razionale, attento alla verosimiglianza di oggi. E ai suoi lettori, sempre più attenti ad ogni minima sbavatura, incongruenza, o passaggio ingiustificato. Nonostante questo è stato capace di regalarci un'ultima avventura, brillante, divertente, movimentata, che è allo stesso tempo un tuffo nel passato, alle sue prime apparizioni targate GLB. La sceneggiatura di Ruju è ricca di rimandi alle apparizioni precedenti di Proteus, soprattutto alla prima, e si dipana lungo il canovaccio ormai classico delle storie di mister P., impreziosita dai flashback in cui veniamo a sapere ancora qualcosa di più sul suo passato. Una volta tanto sono un po' in disaccordo con Leo, ho trovato la storia molto godibile e divertente al di là degli eccessi che ha segnalato nel suo messaggio. Gli eccessi sono una prerogativa delle storie di Proteus, così come i suoi piani iper articolati - è proprio così infatti che può dar sfogo al suo ego, alla sua voglia di veder riconosciuto il suo genio e le sue capacità fuori dal comune. Comunque devo ammettere che anch'io ho storto un po' il naso nella scena del "Tex onniveggente" al matrimonio, evidentemente una scorciatoia di sceneggiatura non troppo riuscita per Ruju (forse legata alla necessità di dover chiudere la storia in due albi, con ancora tanta carne al fuoco da raccontare?). Questa sua ricomparsa, ora lo posso dire a ragion veduta, ci stava. Ma a questo punto credo che il personaggio abbia davvero esaurito il suo compito. Probabilmente la scelta di Ruju di non mostrarne il cadavere è legata al voler lasciare aperto uno spiraglio per i futuri sceneggiatori, se mai vorranno decidere di riprendere ancora una volta il personaggio; ma credo che al momento non sia nelle loro intenzioni e possiamo considerare definitivamente chiusa la saga del misterioso Mister P. Una nota sui disegni: sono entusiasta dell'ingresso di Ramella nella scuderia di Tex! Lo conoscevo già dai tempi di Magico Vento, e il suo stile (come già quello di Biglia, che lo ha preceduto sulle pagine di Tex) è assolutamente perfetto per il West! Interpretazione dei pards magistrale.
  3. pecos

    [693-694] Il ritorno di Proteus

    Ottima storia, ottimo Ruju, ottimo Ramella! Davvero una bella lettura! A più tardi per un commento più articolato. Unica pecca: copertina e titolo TROPPO spoileranti! Questa scelta rivela troppo del contenuto dell'albo, non mi è piaciuta
  4. pecos

    [Color Tex N. 13] Piombo e oro

    Intendiamoci, la storia è comunque abbastanza godibile, classica e lineare, senza troppe pretese. Non è da buttare via, e sicuramente abbiamo letto di molto peggio, anche recentemente, anche sull'inedito. Però l'ho trovata un po' piatta, senza infamia e senza lode come dice Gilas2. Come voto le darei un 6,5.
  5. pecos

    [Color Tex N. 13] Piombo e oro

    Anche quest'anno - come da tradizione, peraltro - il Color Tex estivo si rivela una lettura tutt'altro che imperdibile. Una storia leggibile, senza particolari sbavature, ma anche priva di guizzi. L'unico elemento originale, che ravviva una sceneggiatura alquanto soporifera, è il personaggio del tedesco, il vero antagonista in questo racconto. Gli si poteva forse dedicare qualche pagina in più perché, per il resto, è calma piatta. C'è poco da dire sulla storia, semplice, lineare, ma incapace per quanto mi riguarda di catalizzare l'attenzione. Mancano quelle trovate in grado di impreziosire una sceneggiatura e renderla divertente, qui siamo davanti ad una storia di ordinaria amministrazione in cui, prima di voltare pagina, si sa già cosa succederà in quella successiva. Anche la parte grafica non è particolarmente coinvolgente - purtroppo non apprezzo molto a livello di gusto personale i disegni di Scascitelli, di cui riconosco comunque un lavoro di buon livello. Sicuramente in questo caso i disegni sono impreziositi dalla colorazione di Celestini. Una collana che nel variegato mondo delle pubblicazioni texiane ha ben poco da dire, ormai (se mai ha avuto qualcosa da dire).
  6. pecos

    [695] L'ultima vendetta

    Copertina dell'anno.
  7. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Ah certo, in mezza riga tu avevi già anticipato tutto quello che i posteri avrebbero avuto da dire nei secoli dei secoli. Scusate, amici del forum, se mi sono permesso di commentare il texone. L'aveva già fatto WY. E dai, continua ad offendere. Passo e chiudo.
  8. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Ci ero tornato, indietro ai tuoi interventi, già prima di risponderti, e non ho trovato traccia di ciò che affermi. Ora ti chiedo di indicare il tuo post preciso in cui affermi che è poco credibile è che Kit venga accolto nella banda di Finnegan. O vedi di rimangiarti i tuoi epiteti poco simpatici. Pensavo che il tuo intervento precedente fosse una delle tue solite, bonarie punzecchiature, l'ho preso come celia e ho risposto usando il tuo stesso tono, per celia. Vedo che mi sbagliavo. Vedo che avevi un rospo da sputare, un rospo che mi riguarda. Se non ti va bene che io porti la stella di sceriffo, privilegio che credo di aver guadagnato sul campo e che ho cercato di onorare in questi anni, fallo notare all'admin e alla comunità, nella sede opportuna. La stella non è certo mia, se si pensa che non ne sia più degno sono il primo a essere pronto a fare un passo indietro. Ma vedi te se uno scrive una recensione e si deve veder dare dell'assenteista, dello sputasentenze, del fenomeno. Di uno che "ha scoperto recentemente la lettura veloce" (!). Bah. Se qualcuno ha voglia invece di interagire sui contenuti del texone, ben volentieri.
  9. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    a wasted, guarda che "aquilotto che deve prendere il volo" l'ho messo tra virgolette proprio per riprendere la tua espressione. Ah, e la parte che ho trovato poco credibile è che Kit venga accolto nella banda di Finnegan - ma certo a un maestro della lettura veloce come te sarà sfuggito. Mi indicheresti dove l'hai sottolineato pure tu nella discussione? Ah, e se dico che la discussione si è concentrata principalmente sull'"utile idiota", sugli Apache Lipan, sulla gavetta di Boselli e sulle sue letture di Salgari, non vuol dire che manchino interventi centrati e degni di nota, vedi quelli di yamlpas.
  10. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Finalmente la pausa estiva mi dà la possibilità di rimettermi in pari con le letture texiane e di intervenire anche qui sul forum. Sono purtroppo in ritardo e il texone non è ormai più al centro dell'attenzione, ma devo dire che la discussione qui sul forum si è concentrata principalmente su aspetti che ritengo marginali e che hanno per me un peso relativamente basso nell'economia della lettura (gli anacronismi linguistici, i paroloni di Boselli...). Partiamo dal soggetto, che si gioca su due idee principali: un gruppo di ranger corrotti, mossi dall'odio razziale verso i Comanche, e l'incarico a Kit di infiltrarsi e indagare su di loro. Entrambi gli spunti sono davvero originali e costituiscono le premesse di una storia interessante e non banale. Prima di tutto, è decisamente inusuale mettere in dubbio l'integrità del corpo dei Ranger, che sono sempre dipinti - non solo su Tex - come veri e propri eroi della frontiera, non certo come razzisti massacratori di indiani. Su questo si innesta il secondo tema, quello di un Kit che si trova in difficoltà a dover interpretare il ruolo di "spia" infiltrata non tra una banda di fuorilegge, come già successo in passato, ma in un gruppo di tutori della leggere che sente come suoi commilitoni e a cui, forse, era davvero venuta voglia di unirsi. Così anche il tema dell'"aquilotto che deve prendere il volo" viene introdotto in maniera raffinata e per nulla forzata nel racconto. C'è una perplessità che ho avuto durante la lettura, però, e di cui non ho trovato traccia nei commenti che mi hanno preceduto: ma è davvero credibile che i ranger di Finnegan, che conoscono bene Tex Willer e la solidità che lega il quartetto dei pards, prendano in considerazione l'idea di far entrare Kit nel loro gruppo e di metterlo a parte dei loro inconfessabili segreti? Davvero basta una scazzottata con Carson a fargli pensare che Kit non sia della stessa stoffa del padre? Questo è il punto secondo me più debole e meno credibile del soggetto, che mi ha "tormentato" durante la lettura. Insieme alle mie perplessità devo però anche sottolineare la maestria con cui Boselli lo rende verosimile: dapprima inventandosi, appunto, la scena della scazzottata con Carson; e in un secondo momento con la scena del bivacco, in cui Kit ricorda che anche lui e il padre si sono trovati ad affrontare orde di indiani - gli Hualpai, forse la tribù più bistrattata sulle pagine di Tex - e che non si sono risparmiati nel spedirne il più possibile nelle verdi praterie. Una finezza boselliana. Cè anche da sottolineare come Finnegan rimanga sempre scettico nei confronti del giovane Willer e non abbocchi mai veramente all'amo. La sceneggiatura riesce a sviluppare queste premesse al modo a cui Boselli ci ha abituati da tempo: una prima parte lenta, dialogata, con poca azione e molte parole di introduzione al contesto della storia (che alcuni trovano pallosa, ma a me non ha dato questa sensazione). Il momento clou è la celebre scazzottata tra i due Kit, di cui avevamo già notizia dalle anteprime (e qui viene da domandarsi: era davvero il caso di far trapelare in anteprima una tavola così importante come quella della scazzottata? Capisco che bisogna creare attesa nei lettori, però qui ci siamo davvero trovati di fronte a una scena, una delle principali dell'albo, che avevamo già visto mesi prima...). Nella seconda parte il ritmo e l'azione vengono decisamente accelerati, come d'altra parte è consuetudine nelle sceneggiature di Boselli. Altra consuetudine: non manca un certo grado di complessità della trama, qui legato al fatto di avere tanti diversi gruppi in movimento che vanno a convergere verso il luogo dello scontro finale (i due gruppi in cui si dividono i ranger di Finnegan, Tex-Tiger, Carson-Caine, i comancheros di Robledo, gli uomini di Faver, il gruppetto di indiani). Forse questa è una delle cifre che maggiormente caratterizzano la sceneggiatura di questo texone: non ricordo altre storie in cui lo sceneggiatore dovesse muovere sulla scacchiera così tanti gruppi distinti. È anche questa gestione dei pards, divisi e ciascuno con il suo compito da portare a termine e i suoi momenti di protagonismo, che mi fa apprezzare la scrittura di Boselli. Infine, una nota a proposito dei comprimari: Faver, Robledo e Caine si ritagliano un piccolo significativo spazio e non mi dispiacerebbe rivedere qualcuno di loro in futuro. Majo lo si conosceva già dalle pagine di Dampyr, ma qui dimostra di trovarsi a suo agio anche con il western. Non tra i miei interpreti preferiti di Tex, ma sicuramente non mi dispiacerà rivederlo in futuro! Texone promosso, non tra i migliori della serie ma sicuramente iniziare le ferie con questa lettura è stato decisamente appagante!
  11. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Questo è uno dei punti di forza delle tue sceneggiature, e che secondo me spesso segna una grossa differenza rispetto gli altri sceneggiatori che collaborano o hanno collaborato con te su Tex. Credo di averlo rimarcato più volte qui sul forum: per me non basta un buon soggetto per fare una buona storia di Tex, il divertimento nella lettura viene anche dalla presenza di soluzioni di sceneggiatura inaspettate e originali. Tante volte ho criticato altri autori per la pochezza di alcune loro scelte di sceneggiatura. Questo è uno degli aspetti che apprezzo di più della tua scrittura. Mi dispiace, Borden, di non aver ancora commentato (e letto) il texone, è un periodo molto intenso al lavoro e fatico anche a seguire le discussioni qui sul forum. Sto aspettando con ansia di rientrare in Italia per un po' di vacanze e per recuperare un po' di arretrati.
  12. pecos

    [Maxi Tex N.22] La grande corsa

    Arrivo, come al solito, in ritardo a commentare il maxi Tex di Ruju e Diso. Che dire, la storia è davvero molto bella (ma con un difetto, rilevante, di cui dirò dopo), è coinvolgente, parte da un’idea originale e la sviluppa in una lunga avventura che si legge piacevolmente. Il punto di forza, tra gli altri, è l’intrecciarsi di due trame principali - la grande corsa con l’antagonista principale, evidente fin dalle prime tavole, e la sottotrama del killer misterioso. Bello anche il ruolo riservato a Carson, che una storia del genere rischiava di lasciare a margine con le mani in mano ma ha invece un ruolo decisamente attivo. Sui disegni si è già detto molto, e anch’io li ritengo scadenti. Peccato perché il tratto di Diso non mi dispiace affatto, ma qui si percepisce davvero frettolosità e mancanza di cura per le tavole. A volte si fatica a riconoscere alcuni personaggi, che cambiano fisionomia da una tavola all’altra; c’è una mancanza quasi totale di dettagli, sfondi, e cura dei particolari. La storia ha un solo, grande problema, che nasce dalla volontà (evidente in molte delle storie di Ruju e Faraci) di voler a tutti i costi inserire un colpo di scena, o plot twist che dir si voglia, che ribalti le carte in tavola e lasci di stucco il lettore. Ecco, questa ricerca a tutti i costi del colpo ad effetto, spesso - come in questo caso - si risolve soltanto in una forzatura. Qui si vuole cercare di mantenere fino all’ultimo l’incertezza sull’identità dell’assassino misterioso, confondendo le carte e inserendo un ribaltamento finale che, oltre che poco credibile, crea delle incongruenze con quanto narrato in precedenza. @Leo ha ben spiegato questo punto nel suo post qui sopra. Alle sue perplessità, ne aggiungo una: l’uccisione della coppia che gestisce il trading post, nella notte dopo che il gruppo si è ormai allontanato, è del tutto incomprensibile. Se Mad Cat e Remo Bryant sono rimasti insieme dopo aver lasciato il trading post, come ha fatto il secondo ad assassinare la coppia senza che il primo se ne accorgesse? E perché i due sono tornati indietro, perdendo tempo prezioso (ore, verosimilmente) nei confronti degli altri concorrenti? Per me questa scena non sta proprio in piedi. E in un giallo una cosa del genere non è ammissibile: il lettore si crea un’idea di chi possa essere l’assassino sulla base degli indizi seminati dall’autore, ma qui uno arriva alla fine della lettura con la sensazione che l’autore abbia barato. Nonostante questo, la storia mi è piaciuta lo stesso, l’idea di fondo è ottima e la narrazione di Ruju è coinvolgente e divertente. Peccato solo per quelli che a mio avviso sono difetti di costruzione della storia.
  13. pecos

    Che cosa può offrire Tex ai giovani?

    Pensieri sparsi: 1) Sono stupito da come qualcuno qui abbia la verità in tasca e ne sappia molto di più di chi per mestiere si occupa proprio di fare queste valutazioni e di decidere le strategie di una casa editrice. 2) Ma questi ragazzini, che il passaggio al digitale avrebbe il merito di attirare e di avvicinare a Tex, comprerebbero davvero l'edizione elettronica ufficiale o farebbero i furbetti scaricandone aggratis le versioni pirata? Io penso proprio che sarebbero in pochi quelli che farebbero la prima scelta. E come ha spiegato Letizia non si può pensare a una differenza di qualità tale da far preferire una versione all'altra. 3) Credo che Tex possa ancora avere appeal verso le nuove generazioni. In fondo, tutti noi che continuiamo a leggere il Tex ogni mese lo facciamo perché lo abbiamo conosciuto da piccoli e abbiamo iniziato allora ad appassionarci alla lettura. Se un genitore, oggi, facesse leggere Tex a suo figlio, lo portasse in giro per mercatini e fumetterie alla ricerca dei numeri mancanti per completare la collezione... allora credo che avremmo anche nuovi lettori.
  14. pecos

    [Texone N.33] I Rangers Di Finnegan

    Scandalosi i disegni di Majo. Ora le ho sentite tutte. Forse prima di dare giudizi del genere sarebbe meglio avere l'albo completo sottomano. Hai visto 4 tavole in croce - le quali, tra l'altro, sono ben lontane dall'essere scandalose.
  15. pecos

    Che cosa può offrire Tex ai giovani?

    Ma ragazzi, non siamo più negli anni '60 dove il fumetto era l'unica alternativa per i ragazzini... Da questa discussione sembra che il fumetto - e non il fumetto generico, ma proprio Tex, perché anche "i manga sono spazzatura" secondo Johnny Colt - sia migliore di ogni altra forma di intrattenimento. Ma chi lo dice questo? Non è che perché noi siamo cresciuti in un certo modo, con certe letture, questo debba essere per forza il modo migliore. Oggi, per dire, ci sono serie tv stupende, che non solo offrono intrattenimento, ma spesso sono anche profonde, trattano temi non banali, per non sottovalutare l'aspetto artistico. Perché dovrebbe essere meglio impiegare un'ora del mio tempo libero a leggere un fumetto, invece di guardare una puntata di una serie tv? Solo perché noi siamo cresciuti in un certo modo? Perché dovrebbe essere meglio leggere un fumetto piuttosto che una bella partita a un videogame, magari in compagnia di un amico? La varietà dell'offerta è una ricchezza. Se avessi un figlio, cercherei di stimolare prima di tutto la sua curiosità e l'apertura alle possibilità che la nostra società ci pone davanti - anche al fumetto, certo, ma non solo a quello.
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