ymalpas

Rangers
  • Contatore Interventi Texiani

    8529
  • Iscritto

  • Ultima attività

  • Giorni con riconoscenze

    82

ymalpas ha ottenuto l'ultima riconoscenza il 14 Novembre

ymalpas ha pubblicato il contenuto maggiormente apprezzato!

6 seguaci

Info su ymalpas

  • Rango
    Utente emerito del TWF

Informazioni sul profilo

  • Sesso
    Maschile
  • Nome reale
    Sandro
  1. Quanti Vorrebbero Un Ritorno Di Claudio Nizzi Su Tex?

    Sulle storie della fascia 500 è stato gettato anche tanto fango per acredine.
  2. Quanti Vorrebbero Un Ritorno Di Claudio Nizzi Su Tex?

    Ci sono innegabilmente un certo numero di storie che hanno fatto arrabbiare anche me. Però è anche vero che certi siparietti, dopo GLB, l'unico a saperceli regalare è stato solo Nizzi.
  3. Quanti Vorrebbero Un Ritorno Di Claudio Nizzi Su Tex?

    Che era spompato l'ho detto anche io. Che a un certo punto, dalla metà degli anni novanta, si sia allontanato dalla pedissequa imitazione del Tex di GLB l'ha detto Nizzi stesso. Da qui abbiamo avuto certi siparietti poco felici che certo non ha tratto dalle storie bonelliane.
  4. Anteprima Tavole

    Dalla storia di Mnfredi - Bocci, con ambientazione messicana, quindi mangiatortillas, El Morisco, ambnientazione sinistra, elementi horror nella trama... Di Alessandro Bocci, rispetto a quanto ci ha fatto vedere in passato, è da notare il netto miglioramento dei pards. Questo primo piano di tex è un bel Tex. Se a questo aggiungiamo un tratto curato, un lavoro certosino, e delle atmosfere che devono essergli congeniali, sarà una storia tra quelle più attese!
  5. Quanti Vorrebbero Un Ritorno Di Claudio Nizzi Su Tex?

    Ci sono due o tre buoni motivi per pensare che Nizzi potrà dare il suo contributo positivo a Tex nei prossimi anni: a ) le storie sono accettate e supervisionate da Mauro Boselli, certe sconcezze non dovremmo più leggerle (tipo cinturoni calati); b ) Nizzi non scrive più perchè è il principale autore che deve garantire le uscite, per cui ogni storia che proporrà sarà perché ha avuto una buona idea e perché ha il tempo (e forse il piacere ) di sceneggiarla; c ) Nizzi in dieci anni (dal 2007 ) ha avuto il tempo di disintossicarsi da Tex, le sue sultime storie mostravano un autore svogliato senza idee, che banalizzava gli intrecci e i personaggi, un autore "scoppiato" insomma. Ce ne sono altrettanti per ritenere la sua partecipazione ormai datata: a ) Nizzi è un autore vecchio e non solo di età, con una scrittura che è datata. Difficilmente troverà la vena creativa che ebbe negli anni ottanta e primi anni novanta. b ) Nizzi è stato grande, grandissimo, fino al momento in cui la sua interpretazione di Tex risentiva fortemente dell'influenza di glbonelli. nel momento in cui ha capito che i tempi erano maturi per dare una interpretazione del personaggio e delle storie più personale, ecco che sono nate progressivamente le storie che abbiamo letto dopo il 500. Niente lascia supporre che il nuovo Nizzi riprenderà a scrivere sul solco di GLB, tutto lascia pensare che continuerà a scrivere come ha fatto nei suoi ultimi anni. Probabilmente alla fine leggeremo anche buone storie, ma scordiamoci i capolavori del passato, le storie impegnate o impegnative.
  6. Il Mercato Di Tex

    Le storie degli ultimi anni, in particolare le storie di Boselli, dovresti comunque leggerle, perchè sono belle storie di Tex, che niente hanno da invidiare alle storie del passato. Certo, è assai probabile che le storie che leggeremo da qui al 695 mostreranno un calo qualitativo, ma da quel numero in poi si preannuncia una grande stagione per Tex.
  7. [358/362] Sioux

    Barbanera puoi scrivere in caratteri in minuscolo ? L'uso del maiuscolo è consentito di norma solo per evidenziare certe parti del discorso.
  8. Il capitano Drake

    La definizione l'ha data nella prima storia Gian Luigi Bonelli: è una canaglia ma anche un uomo di parola. Ne buono ne cattivo in senso lato. Il ritorno di Barbanera è previsto intorno al 2020, testi di Boselli e disegni di Andreucci. la storia non è ancora in lavorazione, lo sarà presto. PS. non aprire le discussioni nel primo posto dove ti capita, studia prima la struttura del forum, non è complicata. Grazie.
  9. Uno sguardo verso il futuro: la fascia 700 di Tex

    Esistono copie pirata di ogni albo di Tex. La qualità anni fa era mediocre, oggi ha raggiunto livelli professionali. E' ormai possibile reperire copie illegali persino degli albi non censurati. I nuovi albi in edicola sono reperibili dopo qualche giorno. Per fortuna il digitale non vale neanche lontanamente il formato cartaceo. Io seguo Tex e Zagor e niente altro, di loro ho tutto e compro regolarmente gli inediti alla loro uscita in edicola. Non mi è mai passato per la mente di passare (scusate la ripetizione) al digitale. Se, per ipotesi, la SBE smettesse insensatamente di stampare copie cartacee per vendere solo copie digitali, considererei Tex morto. Non seguo altri fumetti Bonelli, mi rendo conto della possibilità offerta a tutti di seguire tutte le serie Bonelli in digitale piratate mese dopo mese ma non mi interessa neanche lontanamente. Se una serie dovesse mai interessarmi, penso che prima del digitale mi procurerei la copia cartacea. Penso che questo valga anche per gli altri lettori, almeno di una certa età, che sono nati prima della rivoluzione digitale. E penso che questo lo sappia anche la SBE quando ha deciso di non puntare sugli ebook. La SBE deve continuare a puntare esclusivamente al cartaceo. Se invece di quella schifezza di ristampa inaugurata lo scorso anno avessero promosso un'edizione non censurata e con una grafica sobria, nonostante abbia già gli albi, avrei comprato anche la ristampa. Sono le scelte editoriali e non la pirateria, nella mia modesta opinione, a rappresentare un problema per la SBE. E le ultime scelte sono state tutte discutibili.
  10. Interviste Agli Autori

    Intervista di Giuseppe Pollicelli, con la collaborazione di Oreste Bossini, a Sergio Bonelli a Rai Radio 3 del 20 luglio 1998. Ci può raccontare quest’avventura di Tex, se non sbaglio non ha cominciato lei con Tex, vero? Naturalmente nel quarantotto, quando esce il primo Tex, io sono un ragazzo di bottega, studiavo ancora, quindi mi davo da fare per aiutare l’azienda di famiglia, che era composta praticamente da due persone, mia madre e una nostra cugina, quindi io facevo il magazziniere, facevo il fattorino… Poi, però, essendo già appassionato, davo il mio apporto diciamo come consulente, perché ero proprio un lettore accanito di fumetti e non soltanto di quelli nostri ma anzi forse più di quelli altrui. Chi l’ha inventato Tex ? Tex in realtà è stato inventato da mio padre Gian Luigi che nel quarantotto era però un freelancer e scriveva soggetti anche per altre Case editrici. Per una strana situazione la responsabile editrice era mia madre — i ruoli erano un po’ scambiati — mentre mio padre scriveva un po’ per tutti, perché in realtà la sua vera vocazione era quella di scrivere più che di essere, diciamo, imprenditore. Nell’anteguerra era già uno dei più considerati sceneggiatori e lavorava per il Vittorioso, per altri giornali… per Topolino e soltanto nel dopoguerra si è trovato invece a lavorare per la Casa editrice che era nostra. Tex nasce sull’onda di una specie di moda, se vogliamo indicarla così, che faceva privilegiare nelle edicole i fumetti western, questo perché quella era anche l’epoca in cui il cinema proponeva tutta una serie di film western americani e il western era proprio il genere che emergeva. Quindi Tex non ha avuto un boom come idea strepitosa perché in fondo proponeva semplicemente un personaggio, un cowboy, come tanti altri. Ha guadagnato grazie ai soggetti di mio padre ovviamente, e ha guadagnato pubblico, diciamo, numero dopo numero, mese dopo mese, proprio perché si trattava di storie che erano rivolte a un pubblico più maturo e non al pubblico di ragazzini al quale erano invece rivolte storie di quell’epoca come Capitan Miki, Blek, il Piccolo sceriffo, che erano amatissimi ma diretti a un pubblico più giovane. Chi è che ha inventato la battuta “una bistecca alta due dita e una montagna di patatine” ? Quello è sempre mio padre perché in realtà lui, essendo un uomo molto sportivo e che quindi consumava molte energie, non vedeva l’ora di andare al ristorante per rifocillarsi appunto con una buona bistecca al sangue e quindi ha trasferito le sue esigenze gastronomiche anche al suo personaggio. Quest’anno alla Bonelli si festeggiano i cinquant’anni di Tex Willer che oggi è assieme a Dylan Dog il personaggio più amato e seguito tra quelli della sua Casa editrice. Tuttavia Tex e Dylan Dog hanno due pubblici completamente differenti, esiste secondo lei una scissione tra i lettori dei suoi albi ? Si, sicuramente ed è dovuto a fatti, motivazioni, generazionali, per cui come lei ha detto giustamente i lettori di Tex sono più tradizionalisti, sono legati al fumetto avventuroso degli anni quaranta e considerano i lettori di Dylan Dog come dei giovanotti che amano soltanto certe manifestazioni magari di violenza o di forti emozioni e il contrario succede invece per quelli di Dylan Dog che considerano quelli di Tex dei lettori troppo pantofolai, abituati alla routine di un genere che ormai sta scomparendo. Quindi sono due posizioni sicuramente ben delineate. Quindi per i personaggi storici della sua Casa editrice c’è il rischio di una mancanza di ricambio generazionale? Ahimè, quello c’è sicuramente, già si nota… Ovviamente Tex, pur essendo un leader del mercato, evidentemente non rende più come rendeva invece dieci anni fa. C’è un dissanguamento, diciamo così, progressivo, ma c’è anche già in quelli di Dylan Dog, perché evidentemente i giovani sono meno fedeli alle letture e quindi si stancano persino prima, avendo mille altre offerte nel mondo che li circonda. Già oggi le vendite di Dylan Dog non sono quelle di dieci anni fa, insomma. Anche perché secondo i miei calcoli Tex oggi dovrebbe avere novant’anni e Carson sui centodieci… Insomma, ben portati, ma diciamo, ahimè, aumentano quelli loro come stanno aumentando rapidamente i miei. Quando lei negli anni settanta con il suo pseudonimo abituale di Guido Nolitta si è trovato a dare il cambio a suo padre nella stesura delle sceneggiature di Tex, ha restituito ai lettori una versione meno infallibile del personaggio, un personaggio più perdente e quindi più avvicinabile ai suoi personaggi, cioè Zagor e soprattutto Mister No, che in effetti è una delle prime figure di perdente nel fumetto italiano. Com’è nata la sua simpatia per le figure dei perdenti ? Perché io faccio parte di una generazione che in fondo ha assistito a tante sconfitte e che non crede più nell’eroe a tutto tondo. Però, quando io scrivevo Tex, volevo che lui fosse un po’ più dubitativo. In realtà lui, nel finale delle mie storie, non è mai perdente… Però durante lo sviluppo del racconto lui si trova di fronte a delle difficoltà che invece il Tex di Bonelli padre non aveva. Mah… io, sinceramente, me ne accorgo quando li rileggo, allora non mi rendevo conto proprio di trasgredire un comandamento così importante, cercavo di imitare il più possibile e infatti spesso privilegiavo delle scene di movimento, di scazzottate di saloon, di inseguimenti, perché pensavo di essere sulla linea di Bonelli padre ma evidentemente non è così semplice e non ci riuscivo. Il mio Tex è un po’ più meditabondo, diciamo… ecco, come posso dire, meno ammazzasette, meno spaccone, perché a me non riusciva proprio di farlo nel modo in cui ci teneva mio padre. C’è un elemento che mi pare non sia molto caratteristico del western nella storia di Tex, cioè il fantastico, con l’inserimento di un personaggio come Mefisto. Da dove nasce questa cosa ? Nasce dalla consapevolezza di aver toccato tutti i temi possibili e immaginabili dell’epopea western che è abbastanza limitata. Gli accadimenti di quei pochi anni erano sempre quelli, dall’assalto alla diligenza, il fortino, gli indiani, i banditi e allora per evitare di ripetersi troppo frequentemente ecco che proprio a Bonelli padre, che era un appassionato di temi diciamo un po’… esoterici… non gli era parso vero di dare un nemico così, in fondo come avevano un nemico accanito e quasi invincibile, non so, Mandrake che era il mago che aveva nel copra un suo nemico accanito perché era a sua volta mago eccetera eccetera. Ecco che ogni tanto, in effetti, in Tex si lasciano le praterie e gli indiani per affrontare delle tematiche che sono altrettanto gradite ai lettori. Proprio in questi giorni si sta svolgendo a Trento una mostra dedicata ad Aurelio Galleppini, ovvero il creatore grafico di Tex Willer. Ci sono delle curiosità su come è nata la fisionomia di Tex nelle mani di Galep. Adesso, dopo cinquant’anni, dopo tanti successi, si è sempre tentati di sprazzare Tex come il frutto di un grande progetto, di un’elaborazione complicata, invece in realtà tutto nasce, in quegli anni, stiamo parlando del quarantotto, del cinquanta, in maniera in fondo abbastanza casuale. Intanto perché ai disegnatori mancava ogni tipo di documentazione, non esistevano praticamente libri, fotografie, difficile mettere le mani se non sui cartelloni di certi film, quindi l’idea del West di quegli anni è un’idea molto casereccia che corrisponde ben poco alla realtà e anche le storie di mio padre in fondo erano più vicine a quelle storie del primo John Wayne, storie abbastanza ingenue, oppure di Tom Mix, Ken Maynard, che erano i divi del cinema di quell’epoca. Persino i costumi, se vogliamo, risentono di quest’approssimazione e quindi in realtà, anche nell’aggiustare la fisionomia di Tex da parte di Galleppini, diciamo, tutto è dovuto a una sua maturazione che, man mano che passava il tempo, gli permetteva di cercare un volto particolare e persino un fisico particolare per quello che doveva essere l’eroe, ecco. Quindi c’è davvero molta casualità, perché Tex non ha avuto un grande successo subito e quindi lo stesso Galleppini gli dedicava solo le ore della sera, mentre di giorno lavorava a dei progetti sui quali noi puntavamo di più. Lei è stato il primo in Italia ma anche all’estero ad introdurre nel mondo del fumetto un’ambientazione anomala — almeno fino a quando non l’ha introdotta lei negli anni settanta — com’era quella dell’Amazzonia e del Brasile. Fino a quel momento si era sempre visto solo il western. Come mai ha deciso di spostare il suo personaggio, nella fattispecie Mister No, in questo scenario ? Lì è stata una specie di gioco che io mi sono permesso. Non ero poi così convinto di saper fare delle sceneggiature, io ho sempre scritto nei momenti liberi, di sera, la domenica, quindi mi consideravo e mi considero uno sceneggiatore un po’ dilettante. In quel periodo avevo preso una cotta perché avevo fatto i miei primi viaggi in Brasile e mi ero reso conto che quella poteva veramente essere l’ultima frontiera per ambientare delle storie a fumetti che avessero qualche credibilità. A quell’epoca, negli anni settanta, già scrivere delle storie africane inventando delle tribù cattive e selvagge sarebbe stato ridicolo perché tutti ormai sapevano che la realtà era un’altra. Il mondo dell’avventura che era così ricco negli anni trenta o quaranta, perché anche il pubblico era meno informato e quindi era più facile da trovare quel mondo, mentre col passare del tempo ho visto questa regione che era ferma praticamente a tanti anni prima e che avrebbe permesso quindi di ambientare, credibilmente, una storia avventurosa in cui ci fossero delle difficoltà, ma sempre fino a un certo punto, perché in fondo poi io sono stato abbastanza realistico… Mister No, tranne un paio di sviste dove quasi ti compaiono, non so, i soliti insetti fantascientifici, in realtà poi, in seguito, io ho sempre scritto delle storie più legate alla realtà persino sociale, al modo di vivere reale di quei paesi e quindi è diventato un fumetto abbastanza legato alla realtà!
  11. Uno sguardo verso il futuro: la fascia 700 di Tex

    Mauro vorrei chiederti se da quando sei curatore tieni una scaletta delle storie di prossima pubblicazione e se si, come immagino, fino a che anno o numero si estendono le tue proiezioni sulle uscite. Immagino anche che per ogni nuova storia assegnata sia implicita una deadline per la consegna. Te lo chiedo perché in passato abbiamo avuto casi di storie simili pubblicate a pochi mesi di distanza (ricordo quella sugli anasazi tua e di Nizzi nel 2005). C'è qualche criterio, in particolare, per cui date due o più storie disponibili si dà la precedenza all'una piuttosto che all'altra ?
  12. Uno sguardo verso il futuro: la fascia 700 di Tex

    Il volume dei Tex attuali è per spessore 3 / 5 rispetto ai numeri che uscivano negli anni settanta. La carta si assottigliata e soprattutto la copertina, che prima era robusta e rigida tanto da non potersi piegare. Quei Tex, ma forse il discorso è legato alla nostalgia, a me piacevano di più, come prodotto editoriale. Adesso tu proponi di farne degli albetti ancora più smilzi ? Non sono d'accordo, sarebbe un altro colpo alla tradizione.
  13. Uno sguardo verso il passato, storie e sceneggiatori di Tex

    Tutte cose che si sanno già da tempo, Letizia. Ti consiglio, se vuoi toglierrti altre curiosità, una lettura del Tex Willer Magazine numero 12, l'articolo che riporta la mia firma (ma anche tutto il resto è un bel leggere!)
  14. Uno sguardo verso il futuro: la fascia 700 di Tex

    Le storie di Tex che leggeremo nei prossimi anni denotano una pianificazione equilibrata da parte del curatore Mauro Boselli nel fare spaziare la narrazione tra i generi più disparati. Non sempre è stato così, e ciò mostra un grande dinamismo in seno alla testata. Il western, resta, com’è ovvio, quello più preponderante, con i rangers (il texone del prossimo anno “Corpo speciale” di Majo), i fuorilegge (il texone “Eagle Pass” di Villa) e gli indiani ( “Cuore apache” di Ginosatis e “Sangue misto” di Venturi ), i vecchi personaggi che qualche volta ritornano per redimersi (la seconda parte della storia “Il ragazzo rapito” di Acciarino) o più semplicemente per dare altre noie ai quattro pards ( il machiavvellico Proteus, con qualche sorpresa come nel caso della rediviva Tigre Nera, personaggi che ci parleranno del loro passato nelle avventure di Ramella e di Venturi ), personaggi ripresi addirittura da altre serie ( i bonelliani “Tre Bill” nel maxi su cui da quest’anno è al lavoro il sempre più bravo Piccinelli ). E ancora, come altri ingredienti, le sparatorie (l’avventura “Sull’orlo dell’abisso” di Rossi), le mandrie al pascolo (il cartonato di Milano), il sole che incendia la prateria ( le miniere a cielo aperto nel Mojave Desert illustrate dal campano Nespolino), per finire con la frontiera ( il maxi “Verso il confine” degli inossidabili Ticci e Nizzi, di ritorno sulle pagine di Tex). Un nuovo capitolo, quello tutto dedicato a raccontare la giovinezza di Tex, che da qualche anno vede impegnato soprattutto Mauro Boselli a svelare i segreti celati nel passato dell’eroe, è al centro di circa una decina di western stories che saranno pubblicate già a partire dal prossimo anno nelle varie serie ( la resa dei conti contro lo sceriffo Mallory e il ritorno di Tesah, eletta la più bella donna mai apparsa sulla serie qualche anno fa in un sondaggio condotto su i due principali forum italiani, per i pennelli dei veterani Ticci e Civitelli, negli albi che festeggeranno prima i settant’anni della vita editoriale di Tex e quindi il traguardo dei 700 numeri pubblicati, un altro record per un personaggio che si mantiene sempreverde ). Per la gioia dei lettori ritorneranno anche altre eroine che hanno segnato la vita di Tex nei primi numeri pubblicati in Italia nei primi anni cinquanta del secolo scorso, dalla sfortunata Lilyth ( nel cartonato “Snakeman” di Breccia in cui vedremo Tex vestire di nuovo i panni scheletrici dell’uomo della morte) alla figlia di Satania ( in una storia illustrata dal quasi esordiente Benevento ). E ancora, a proposito del passato del ranger, l’ultima eredità lasciata da Sergio Bonelli nell’idea di raccontare di un giovane Tex coinvolto nella terza guerra dei seminoles, non lontano da Fort Myers in Florida, disegni del promettente, è dir poco, Rubini. Non mancheranno, naturalmente, quelle storie, particolarmente amate dai lettori in cui i quattro pards si trovano costretti a sorbirsi lunghissimi viaggi lungo la rotta del Canada e del polo nord ( con Jim Brandon alla ricerca della spedizione dell’“Erebus”, in una lunga e glaciale storia disegnata da Bruzzo ) o nelle tumultuose acque del Pacifico per sventare il complotto dei russi che tentano di appropriarsi della California, potendo contare però sulle doti di un vero lupo di mare come capitan Barbanera ( in una storia su cui molto presto si metterà al lavoro il grande Andreucci ). Più nutrito il numero delle storie ambientate invece in Messico (tra le quali figurano la promettente “L’assedio di Mezcali” di Nizzi e Filippucci e il color “Piombo e argento” di Scascitelli). All’appello sarà presente anche l’amico Montales che a Chihuahua si unirà a Tex e Carson in un’avventura che li porterà addirittura nella giungla del Guatemala. Ritonando negli States, questa volta nelle grandi e popolose città, leggeremo storie ambientate nella calda ed esotica Louisiana ( “Sulle rive del Mississipi” di Rotundo ), nel cuore di New York, per la precisione a "Manhattan", per contrastare i piani omicidi del Maestro ( un’epopea illustrata da Dotti ), a Chicago in una breve storia per il momento ferma a causa dei malanni del disegnatore Repetto, in chissà quale città invece altre storie ( tra cui “La grande congiura” di Nizzi e Alessandrini, che ripresenterà sulla serie i diabolici intrighi dei politicanti. Un'altra pagina di non minore importanza è rappresentata da quelle storie in cui la componente magico-esoterica la farà da padrone. Oltre alle due storie di Yama e Mefisto che concluderanno il ciclo recentemente inaugurato dalla storia di Civitelli, altre storie promettono spettacolo a scena aperta, in particolare il texone di Carnevale e la storia di Manfredi e Bocci con El Morisco... che si candida ad essere il capolavoro manfrediano sulla serie, almeno tanto quella di Biglia nel centro America che testerà le possibilità di Ruju. Insomma, grande vitalità e non certo il raschiare il fondo della pentola come molti lettori pessimisti sembrano suggerirci. E Boselli è lontano dallo sbottonarsi con altre epiche storie che proprio in questi giorni stanno vedendo la luce.
  15. [684/685] Wolfman

    Bravo Carlo, anche a me dava un fastidio! Mi chiedevo sempre come mai non avessero scritto quelle dieci o quindici tavole per arrivare a fine albo. Ho sempre pensato che ciò avvenisse anche per suscitare interesse nella nuova storia. Forse non è l'esempio più appropriato, trattandosi di una ristampa delle strisce, ma metti il n. 78 "Incubo" che inizia a pag. 128, con una copertina dedicata a Tex e Mefisto, malgrado tre pagine di sceneggiatura e l'albo a contenere altre due storie che avrebbero meritato di più la copertina.