Vai al contenuto
il 17° Numero del TWF è online! Leggi di più... ×
TWF - Tex Willer Forum

ymalpas

Rangers
  • Contatore Interventi Texiani

    8810
  • Iscritto

  • Ultima attività

  • Giorni con riconoscenze

    9

Messaggi pubblicato da ymalpas


  1. Neanche io vedo commenti al vetriolo, per giunta condivido l'idea che Ticci vada gustato in b/n, siano i colori suoi o altrui. Non condivido l'uscità di Francob a cui chiedo moderazione nei prossimi commenti. Il forum è aperto alle opinioni di tutti e nessun utente deve essere etichettato specialmente quando scrive qualcosa che non si condivide. Il messaggio può essere criticato, contestato,  con un altro messaggio BENE argomentato, ma gli attacchi ad personam non sono in nessuna maniera accettabili. Ricordiamoci che Tex è una passione in comune che dovrebbe unirci e non dividerci.


  2. La copertina del quinto numero della Seconda Serie Gigante "Satania!"

     

     

    tex_122.jpg

     

     

     

     

    Non il solito ritaglio, ma il disegno originale ripreso quasi integralmente e originariamente pensato per il ventesimo numero dell'Albo d'Oro della Prima Serie. Notevoli ritocchi operati da Bignotti che riguardano la parte in basso a sinistra (ridisegna la gamba e parte del cinturone). Una curiosità, la firma di Galep sparisce nel Tex gigante!

     


  3. Vorrei chiedere all'autore se in qualche misura avevea preventivato delle critiche riguardo a certe parti di sceneggiatura e in particolare a episodi, secondo me clamorosi, che pure qui sul forum non sembrano aver suscitato particolari echi.

     

    a ) lite Kit - Carson con pugni e parole grosse;

    b ) Kit che si intrattiene con delle (giovani) donnacce;

    c ) Tex che perdona un comanchero, che seppure involontariamente innesca una spirale di sangue innocente;

    d ) altri particolari sequenze che ritiene innovative.

     

    Sempre all'autore chiedo come valuta il fatto che queste componenti siano passate tutto sommato in secondo piano e se ritiene che, sulla base di questa constatazione, in futuro possa spingersi sceneggiando altre avventure in cui affronta, come dire, .... territori ancora inesplorati e un tempo impensabili.

     

    In ultimo chiedo all'autore se scrivendo quelle sequenze abbia pensato a Sergio Bonelli e alla sua ipotetica  reazione al riguardo.

     

    Solo curiosità e nessun intento polemico, ovviamente.


  4. Questa è invece la copertina del n. 1 della Prima Serie Gigante.

     

     

    tex_1_prima_serie.jpg

     

     

     

    L'originale, in cui si notano delle cancellature col bianchetto, in particolare in alto  e sulla destra, dove in origine figuravano il titolo e il marchio Tex, sono dovute al fatto che in quegli anni gli originali venivano spediti all'editore francese per la stampa dell'edizione transalpina. La copertina, piuttosto accurata, è del 1954 e risulta essere stata realizzata appositamente per questa nuova serie. Non vi figura, ma al tempo non è una cosa rara, il protagonista Tex.

     


  5. Si chiamano citazioni e figurano in tutte le opere letterarie. Il problema che poni è se gli autori di Tex debbano servirsene oppure no, evidentemente dichiarandoti contrario. Il metro di paragone è o dovrebbe essere la lezione glbonelliana. Le espressioni colte, le ricercatezze lessicali fanno parte della cifra espressiva bonelliana ? GLB che mette frasi del tipo "scarto di umanoide" in bocca a Tex in un contesto ottocentesco certo ben lontano dalla robotica quanto è distante da un Boselli che si serve  di espressioni come "utile idiota" che passano inosservati a tre lettori su quattro e che vengono colti, invece, con tutta la loro valenza, in questo caso politica, da una ristretta cerchia? Sono in linea di massima d'accordo con te nel dire che il linguaggio su Tex dovrebbe essere semplice e immediato, in una parola popolare, e che certe fioriture linguistiche, specie se tirano in ballo la politica, bisognerebbe pensarci bene prima di farne uso. Ma la citazione in quel contesto andrebbe letta priva ovviamente della sua valenza politica (che ci starebbe come i cavoli a merenda)  e il dubbio semmai rimane, e sarebbe più fastidioso, se Boselli non abbia voluto farsi in qualche misura portavoce di lontani echi forumistici che, specie nel forum di TWO, dipingevano il vecchio cammello dui Nizzi appunto come un rimbambito (idiota) e tutto sommato ironicamente utile alla causa (a lui le missioni meno rischiose e le piccole faccende da sbrigare). Ma è un'ipotesi a cui non voglio nemmeno pensare. E il Carson boselliano è talmente lontano da quello che un'espressione come - utile idiota - suggerisce e non è forse questo quello che veramente ci interessa ?

    • +1 2

  6. Questa è invece la copertina del secondo numero della seconda serie gigante "Uno contro venti".

     

     

    002_uno_contro_venti.jpg

     

     

     

    L'immagine è tratta da una vignetta contenuta nel secondo albo. Il ritaglio deriva ancora una volta dal terzo numero della prima serie degli Albi d'Oro, rispetto al quale perde qualche linea dello sfondo. Cambiano anche i colori, in particolare del personaggio colpito da Tex e del terreno; la camicia di Tex da arancione diventa rossa, mentre il personaggio barbuto li manitiene (eccettuato il cappello). Ritocchi minimi alla nuvoletta dello sparo e alla pistola che vola in earia, dovuti a Bignotti.


  7. Come da intestazione, in questa discussione saranno presentate le copertine della seconda serie gigante di Tex, iniziando dalla mitica numero 1.

     

     

     

    tex_001_la_mano_rossa.jpg

     

     

    Per il primo numero "La Mano Rossa" si opta per un ritaglio di una vecchia copertina della prima serie degli Albi d'oro (quella del quarto numero) rispetto alla quale i due personaggi sono ruotati in senso orario verso l'alto di circa 45°. I colori sono rivisti per entrambi! Per Tex il pantalone cambia dal classico blu al verde e la cravatta da rossa a gialla. Il completo del messicano, giubba rossa e pantaloni verdi nell'Albo d'Oro, diventa giubba verde  e pantaloni marroni nella Serie Gigante. L'immagine si riferisce alla storia di El Diablo, contenuta nello stesso numero, anche se il personaggio non figura nell'albo..

     

     


  8. <span style="color:red;">3 ore fa</span>, Kershaw dice:

    Ymalpas, ma di che accidenti stai parlando! E' già la seconda volta che mi esorti a trattare con riguardo colui che vi ha fatto l'onore di ...Immagino che nessuno di voi l'abbia obbligato con la pistola a intervenire nelle discussioni, ergo se lui ha ritenuto opportuno di farlo, ben consapevole della variegata platea con cui avrebbe avuto a che fare, dovrebbe avere accettato anche le regole del gioco. Vai a rivederti semmai le sue di risposte o quelle di qualcuno dei tuoi soci e dimmi chi è il saccente, il presuntuoso o l'arrogante. Io non pretendo in insegnare alcunché a nessuno, esprimo la mia opinione come tutti gli altri, giusta o sbagliata che sia, e sarei ben contento che qualcuno mi contraddicesse con motivazioni valide non con voli pindarici. Poi se una delle regole non scritte del forum è che non si può mettere in discussione l'operato del re, allora dillo chiaro e tondo che mi faccio da parte al volo!

     

    Noto che i toni continuano ad essere dell'uno contro venti o del due contro cento. Per quanto riguarda Boselli e tutti gli autori della SBE (e no) che frequentano questo forum, c'è un paragrafo del regolamento, che seppur abbastanza sofferto nella sua redazione , qui è legge. Sei tu che devi adeguarti, io continuo a predicare moderazione finché ciò è possibile. Se l'autore ti risponde per le rime è che è stato provocato e attaccato. Ma preferisco un dialogo aperto e aspro piuttosto che sbatterti fuori dal forum alla primissima infrazione, alla faccia della poca tolleranza di cui ci accusi.  Penso che tu abbia molto da dire e anche molto da dare a questo forum, finora però il tuo contributo si è limitato alle sole critiche. Ti lamenti di discussioni come quella della 37 serie a striscia, senza considerare che il forum è fatto anche di utenti che sono interessati a questi aspetti. Pretendi che un autore ti risponda quando è evidente che è sua facoltà quella di risponderti oppure no e Boselli è presente sul forum dietro nostro invito e non è che sia bastato strofinare una vecchia lampada per farlo apparire. Date troppe cose per scontato.


  9. <span style="color:red;">1 ora fa</span>, Kershaw dice:

    Dimenticavo che Kit è un laureato alla Sorbona. Quanto al rilassarsi nella lettura se devo far finta di non vedere tutte le "bosellate" per il quieto vivere purtroppo non è nel mio carattere, per cui pensavo, nel segnalarle, di dar luogo ad un contradittorio costruttivo con altri appassionati. Pare che le cose non stiano così in questo forum di illuminati, dove le voci fuori dal coro sono mal tollerate. Molto meglio stare a macerarsi sulla 37° serie a striscia o sul fatto che la colorazione definitiva delle cover non rispecchi quella originale di Villa. De gustibus...

     

     

    In che  senso le tue esternazioni sono mal tollerate ? Mi sembra tutto il contrario, egregio signor kershaw, sei tu che usi un linguaggio e un tono spesso troppo sfuori dalle righe, compreso il tuo ultimo "illuminati" che dovresti spiegarci bene cosa vuoi intendere, a scanso di equivoci. Se pensi che in questo forum il contradditorio costruttivo sia il dover rispondere alle tue saccenti provocazioni, campa cavallo.  E sei anche pregato di mostrare più rispetto nei confronti di un autore che si presta volentieri a rispondere alle nostre domande e a puntualizzare il suo punto di vista di autore e curatore della testata, che è molto simpatico e aggiungo anche molto paziente, perché una cosa è discutere in maniera costruttiva (cosa che tu non stai facendo) e un' altra attaccarlo senza mezzi termini, spesse volte venendo smentito (vedi papagno), per come scrive e per quello che è come persona. Ribadisco il consiglio, leggiti il texone e rilassati, le bosellate da intendersi come demolizione del mito sono tutte nella tua mente poco aperta (alle novità) di vecchio lettore. A volte, aprendo il forum, mi sembra di assistere ai two minutes of hate di George Orwell, ecchecavolo!

    • Mi piace (+1) 1
    • +1 1

  10. utile_idiota.jpg

     

    14 ore fa, Kershaw dice:

    Guarda che non è questa frase l'anacronismo, quello era nel caso di "utile idiota". Hegel è morto prima che nascesse Tex e quindi temporalmente ci starebbe. Solo che non è nelle corde del nostro ranger preferito, nel suo gergo, nella sua parlata, nel suo lessico. Ti ricordo che Tex non è certo uomo di cultura e che ne "Gli sciacalli del Kansas" ha bisogno che sia Kit a spiegargli cosa sia un ippocampo.

    La frase in bocca a lui è una tipica bosellata! A me fa ridere, però se ai lettori come te sta bene buon per voi. Prima o poi magari ci ritroveremo con gli asini che volano, e sarà considerata una licenza poetica!

     

     

    La frase "utiole idiota" è in bocca a Kit Willer ( a meno che Boselli non l'abbia usata in diversi contesti ma non mi pare), che nel Texone anche nella scenetta con la ragazza si distingue per il suo modo di parlare più elevato. Il problema, a quanto pare, è di natura strettamente politica, essendo la medesima attrribuita a Lenin. Si abbia il coraggio di dirlo chiaramente invece di parlare di anacronismi che su Tex figurano in maniera copiosa. Però ci si appiglia veramente a poco. Questo modo di commentare le storie di Tex era tipico del forum di TWO un decennio fa. Ma leggetevi la storia e rilassatevi.

    • +1 1

  11. 02f1866828c812bfe77552f0981d3a53.jpg

     

     

    Nasce a Bologna nel 1965 e tutt'oggi vive nel capoluogo dell'Emilia Romagna, lavorando, ormai da anni, nell'ambito pubblicitario in veste di visualizer di storyboard per diverse agenzie. I suoi studi di grafica pubblicitaria lo hanno portato verso questo mestiere, ma la passione per il fumetto lo spinge a coltivare l'arte della narrazione per immagini, ampliando la sua esperienza acquisita attraverso gli storyboard. Dopo aver pubblicato alcuni disegni sul catalogo della manifestazione Falconara Comics, viene notato da Mauro Marcheselli, curatore di Dylan Dog, che lo inserisce nello staff dell'Indagatore dell'Incubo. Mentre realizza il suo primo albo, nel 2004 gli viene affidata l'opportunità di aiutare a definire graficamente Demian, il personaggio creato da Pasquale Ruju che esordisce in edicola nel 2006, di cui diventa il copertinista. Anche la successiva opera di Ruju, Cassidy, in edicola dal 2010, lo vede realizzare gli studi del personaggio e le copertine di Cassidy.

     

    Per Tex ha realizzato una storia di 78 pagine, su testi di Ruju, destinata a un Magazine (forse già quello del prossimo gennaio 2019).

     

    Biografia tratta dalla SBE.

     

     

     

     

    Benvenuto Alessandro! Grazie per la tua iscrizione nel nostro forum. Parto subito con una domanda retorica: come ti sei trovato su Tex e cosa puoi dirci sulla tua storia ?

     

     


  12. Volgiamo l'attenzione alla storia in edicola e non all'autore che l'ha scritta, in quanto persona. Sarebbe già un passo in avanti.

     

    Sulle incongruenze storiche e sui personaggi storici fin dai tempi di GLB  non c'è stata nessuna preoccupazione di rispettare fatti, persone e date, anzi si denota un'assoluta noncuranza. Solo in tempi recenti c'è stato da parte di chi curava e di chi scriveva  Tex una maggiore attenzione alla verosimiglianza, senza mai lasciare peraltro che la realtà storica imbrigliasse la vena creativa. Sono polemiche del tutto prive di fondamento.

     

    Sulla seconda obiezione, quella dell'utile idiota rivolta, se non ricordo male da Kit a Carson, non vi ravvedo niente di preterintenzionale, bensì solo la volontà di "offendere" lo zio Kit in modo tale da rendere credibile quanto più possibile il litigio. Il Carson "utile idiota" di Nizzi è stato per anni un rimprovero mosso all'autore modenese nell'altro forum. Il Carson di Boselli mostra proprio in questa storia di essere tutt'altro che il vecchio scemo che le parole del figlioccio descrivevano in maniera teatrale. Però quello che è subito chiaro alla lettura (nessuno dubita che il litigio sia fasullo) diventa motivo di contestazione, mentre le movenze del personaggio in tutta la storia dimostrano tutto il contrario ma sono fatti che non si prestano alla discussione.

     

    Kit Willer subisce il fascino del corpo speciale, è ancora giovane e gli risulta difficile dubitare di portatori di stella che dovrebbero essere suoi compagni, si chiama spirito cameratesco, ma non diventa mai succube di Finnegan, personaggio che taluni descrivono di cartone e pure è mostrato sin dalle prime battute come fuori dalle righe (massacro dei comanches, consegna dei prigioniero, cockfight arena, scazzottata di Kit per metterlo alla prova, cena con tanto di racconto drammatico della sua vita, che altro si doveva scrivere ?). Kit Willer non è Tex, va differenziato, è giovane e puo sbagliare, deve "cadere"per potersi rialzare più forte di prima. Il Carson di questa storia è il personaggio maturo,  quasi crepuscolare, che si pone delle domande perché conosce le debolezze dell'animo umano, che conosce l'irruenza giovanile di un figlioccio tenuto troppo a freno dal padre. E' uno che le tentazioni della vita le conosce e cui non ha detto di no.

     

    Anni fa ci si lamentava di Nizzi che lasciava Kit e Tiger perennemente a sorvegliare la riserva. Qualche buontempone parlava dei due "ricchioni" feliscemente relegati a sollazzarsi nella riserva. Ora Boselli ce li mostra sempre tutti e quattro, a ognuno di loro (eccetto Tex) dona qualche piccolo nuovo tratto caratteriale, per esempio Kit Willer si fa finalmente  qualche scopata con una biondina e siamo ancora qui a contestarlo.


  13. La lettura dell'ultimo texone "I Rangers di Finnegan"  è interessante soprattutto perché  l'autore mette a confronto padre e figlio.

     

    I rangers di Finnegan massacrano i comanches del campo di Bisonte bianco ma commettono l'errore di lasciare qualche sopravvissuto.

     

    Il racconto di Tuwik, nell'hogan di Aquila della Notte, dove si tiene la riunione con i quahadi comanche, esclude la colpevolezza dei comancheros di Robledo e accusa invece i tutori della legge rappresentati dal corpo speciale di frontiera dei rangers di Finnegan.

     

    I pards si dividono.

     

    Tex si mette sulle tracce del comanchero insieme al fidato Tiger e lo fa per due motivi: ritiene Robledo innocente  e ad un certo punto lo afferma chiaramente e ha una traccia concreta per trovarlo (soffiata dall'amico Silent Foot).

     

    Pe il figlio Kit Willer Tex ha pensato a un compito non da poco, quello di infiltrato. Dovrà entrare nel corpo speciale e per rendere plausibile la cosa dovrà fingere di rompere i suoi rapporti con i pards. Carson lo aiuterà montando una piccola rappresentazione teatrale ai danni dei rangers dislocati ad Austin.

     

    Cosa succede a questo punto ? Kit Willer è convinto della colpevolezza di Robledo (non la pensa come il padre e lo afferma con decisione a pagina 52 ). Crede Finnegan innocente e interpreterà di conseguenza male la sua parte. Non gli va di fare la spia e ritiene anzi Finnegan e i suoi dei bravi e valenti uomini. Il fatto di non riuscire a recitare la sua parte come la situazione suggerirebbe fa si che dei dubbi crescenti su di lui si insinueranno tra i Rangers che l'hanno accolto nelle loro fila, per fortuna senza troppe conseguenze.

     

    Certo c'è da parte di Boselli il tentativo di prevenire un po' l'accusa di spionaggio, Kit Willer spione insomma non si può sentire, ma in realtà in queste prime pagine si opera concretamente un distacco tra padre e figlio e l'autore ce lo fa notare in qualche passaggio successivo che non sfugge all'occhio attento dello zio Carson che da lontano lo sorveglia e protegge.

     

    Kit Willer si lascia sempre più soggiogare dall'uomo che dovrebbe sorvegliare.

     

    A pag. 135 afferma "Il fatto che Finnegan odi i comanche non è una prova della sua complicità in quel massacro. Il novanta per cento dei texani odia i pellerossa".

     

    A pag. 137 esprime malinconicamente il suo desiderio di vivere la sua vita lontano dall'ombra paterna: "Mmm... lo so che è tutta una finta... ma a loro ho detto che non volevo più angeli custodi tra i piedi... e quasi cominciavo a crederci davvero".

     

    A pag. 139 si lascia scappare tutta la sua ammirazione per l'efficiente corpo speciale di Finnegan: "Fulmini sono davvero dei tipi in gamba! ... Se sapessero che sono qui per spiarli! ...Mi sento più che mai un verme!"

     

    Insomma, la frattura tra padre e figlio sembra farsi sempre più profonda.

     

    Kit Carson mette il dito sulla piaga a pagina 139: "Peste e corna! Kit subisce il fascino di Finnegan, non c'è dubbio! Mi vien quasi da sperare che sia una canaglia davvero, cosi che non...".

     

    Diverse pagine dopo, a pag. 153 confessa agli amici del suo timore che il figlio di Tex si faccia davvero irretire da Finnegan. E' un Carson davvero pessimista: "Vorrei esserene sicuro!".

     

    A tre quarti dell'opera, dunque, la voce di Kit Willer è chiaramente dissonante rispetto a quella del padre. E' un fatto storico, mai nella serie Kit Willer aveva messo in dubbio le scelte del padre e mai aveva individuato in una persona terza (che non fosse uno dei pards) un "modello" da seguire, con così tanto entusiasmo e ammirazione.

     

    La parte finale rimette a posto le cose, ovviamente.

     

    Finnegan si rivela un criminale, un elemento deviato, indegno di portare la stella. Tex Willer ha visto giusto, il giovane figlio no.

     

    Non appena Kit Willer ha modo di osservare i metodi del corpo speciale letteralmente da "no man left behind", metodi poco ortodossi ma così diversi da quelli del padre ( che invece lascia andare a farsi impiccare altrove un comanchero che avevano appena rapito una ragazzina e poi si mostrerà magnanimo anche con lo stesso Robledo), non può non ricredersi e finalmente scherarsi completamente dalla parte dei suoi (siamo ormai arrivati a pag. 200).

     

    Ma non è tutto. Per fare in modo che il figliol prodigo ritorni all'ovile senza nessun ripensamento, col capo cioperto di cenere, l'autore deve distruggere non solo materialmente quello che si è configurato come un temibile rivale che ha scavato un solco tra lui e suo figlio. Finnegan, cioè, non può solo morire. Deve morire perdendo anche la faccia, la stima e la considerazione di tutti e in particolare dei suoi, iniziando proprio dal fedelissimo scout Taganas.

     

    Nelle pagine finali, infatti, Boselli afferma chiaramente che molto probabilmente nessun tribunale del Texas condannerebbe Finnegan e i suoi. Agli occhi dei texani Finnegan resta un apprezzato tutore della legge, con metodi spicci e efficaci, poco male insomma se qualche volta si è lasciato sfuggire di mano la situazione prendendosela con qualche indifesa tribù di odiatissimi (da tutti) comanches che gli hanno anche stermnato la famiglia. Si badi bene, è una situazione di partenza che lo stesso Kit, più o meno, sembra riconoscere e accettare.

     

    Mi sono chiesto, durante la lettura, perché Boselli alla fine della storia infierisse in maniera così spropositata nei confronti dell'antagonista fino a mostracelo codardo e opportunista, elementi caratteriali che non erano mai emersi durante la lettura della stroria.

     

    E invece, a pagina 238,  quando il Lipan Taganas scegli la morte nel duello contro Tiger non per mostarre la sua fedeltà a Finnegan ma "... per aver obbedito a un capo senza onore" abbiamo la chiusura del cerchio. Kit Willer non potrà più immedesimarsi in un vigliacco come Finnegan. Che le parole di Taganas gli servano da epitaffio, dice Tex insolitamente duro e sprezzante.

     

    Quel Tex che può permettersi di mandare un pensione un lupo sdentato come Robledo in Messico, ma che non può tollerare e nulla perdonare a un tutore della legge che si è macchiato di crimini avendo appuntata al petto la sua stessa stella d'argento. Il fatto che quell'uomo avesse irretito il figlio (Tex ancora non lo sa ma forse inconsciamente lo sospetta) narrativamente è un fatto certo non secondario nell'economia di una storia destinata a diventare una pietra miliare nella lunga serie di Aquila della Notte.

    • Mi piace (+1) 1

  14. 10 ore fa, Wasted Years dice:

    Me lo dite che faccia ha silent foot?

     

    Mi sa che ti sei perso qualche cartonato a colori :P

     

    10 ore fa, Wasted Years dice:

    L'idea di far lavorare i due kit da soli era ottima, e di tenere un velo di incertezza su cosa veramente bollisse in pentola era interessante. I

     

    Ma vale anche il contrario. Se il Texone fosse iniziato con la sequenza dell'Alhambra e solo in seguito si fosse scoperto che il litigio era fasullo, io avrei provato fastidiosa la rissa. Tieni conto poi che l'ipotesi paventata dall'autore è di quelle impossibili da realizzare sul piano narrativo, almeno su una testata come quella di Tex. Nelle storie passate in cui viene simulata la morte di uno dei pards, ovvero prima Kit Willer ("L'uomo senza passato"), poi Tex ("Il presagio") e infine Carson (primo Color Tex "E venne il giorno"), mai al lettore viene in mente che il fatto possa realmente materializzarsi. Perchè nella finzione narrativa ci sono quei paletti invisibili con i quali ormai il lettore abituale ha fatto i conti. Se nella serie esistesse la cosidetta "continuity" qualcosa del genere si potrebbe anche provare, ma dal momento che ogni numero conta per se, questo possiamo tranquillamente escluderlo.

     

    10 ore fa, Wasted Years dice:

    La storia si dipana su una grande enorme premessa e non ci viene mai fatto vedere il punto di vista avversario, sicché a me é rimasta più impressa la ragazza tedesca di Finnegan. Per me troppo lenta e scandita male, con il solito male delle cose spiegate senza bisogno.

     

    La premessa era necessaria. Per il resto lo schema narrativo è più o meno lo stesso di tante storie boselliane. Si parte da un antefatto (incursione di Finnegan nel campo comanche) per mettere in moto l'azione. Tex e i suoi pards devono fronteggiare due avversari (Robledo e Finnegan in competizione tra loro) e si dividono. Tutti i personaggi, dalla loro location iniziale, finiscono per convergere, alla fine della storia, nel covo dell'avversario principale (Robledo) dove avviene il regolamento di conti finale. Una struttura narrativa che ricordiamo per esempio nella storia "Gli schiavisti", in  "El Supremo" o ancora più recentemente ne "Il segno di Yama". Questo per dire che non solo GLB (e il suo erede Nizzi) ma anche Boselli lavorano inconsciamente  o meno su schemi ricorrenti, che sono di solito  invisibili agli occhi del lettore, distratto da tutta una serie di situazioni intessute ad arte nella vicenda tra le quali, per esempio, possiamo ricordare proprio la rissa dei due Kit. La trama è dunque più lineare di quanto sembri, la lentezza di cui tu parli  più che altro l'attribuirei proprio al ricorso continuo a personaggi, fatti e situazioni che per cui, come tu dici,  ti viene il mal di testa. Ma in fondo, quando io dico che questo texone sembra avere 330 tavole e invece ha lo stesso numero di tavole (più o meno) dell'ultima di Ruju e mi sorprendo della differenza abissale che intercorre tra le due, noi diciamo la stessa cosa. A me il Texone ha pienamente appagato in 220 pagine, per la storia sempliciotta di Ruju in cui non succede praticamente niente, c'era chi tra i lettori che invocava il terzo albo e si lamentava del finale corto. Scegli tu amigo.

     

    10 ore fa, Wasted Years dice:

    Se l'autore fosse un cuoco ti abbofferebbe di chiacchiere , ti farebbe uno spiegone mondiale su un dessert che non serve nel locale e servirebbe una cucina con troppi ingredienti che si coprono a vicenda.

     

    Lo stesso autore ti ha spiegato che ci saranno altre storie più "semplici" prossimamente in edicola.

     

    Chiariamo poi che lo stesso GLB non è che facesse cazzeggiare i quattro pards in ogni quando e in ogni dove. I siparietti restano la specialità soprattutto di Nizzi e ne riflettono la sua esuberanza caratteriale. Restiamo d'accordo che se Boselli ne introducesse di più nelle sue storie sarebbe un gran bene (ma in fondo quelli di Kit con le ragazze da saloon non sono siparietti ? Di questi dovremo molto probabilmnte accontentarci ).

     


  15. 3 ore fa, ymalpas dice:

    Nelle pagine finali, inoltre, troppo buonista (forse)  il rapporto tra Milton Faver e lo stesso Robledo: d'accordo che ormai è un cane spellacchiato, ma resta pur sempre una comanchero che rapisce giovani fanciulle.

     

    Mi devo autocitare. Per me il buonismo al massimo può estendersi al rapporto Milton - Robledo. Quello precedente di Tex, con il comanchero che pure aveva rapito una ragazzina, è perfettamente in linea con i tanti gesti assolutori fatti dal Tex GLB. La novità qui è che ci viene mostrato come il "vai a farti impiccare altrove" può portare, qualche volta, a un sanguinoso epilogo. Ma Tex e Tiger sull'uomo hanno visto giusto, infatti il poveraccio tenta in mille maniere di arrivare in Messico senza farsi notare e solo la sfortuna gli si mette di traverso nel suo cammino. Ma anche Robledo è un uomo che è stato graziato nel passato, cui sarebbe stato meglio schiacciare la testa. O forse no. Per certo possiamo dire che è un bel personaggio di cui magari sentiremo parlare di nuovo fra qualche anno, decisamente più simpatico di Finnegan, un tipaccio un po' alla Barbanera che dovrebbe essere di questi tempi protagonista in un'altra storia di Andreucci.


  16. Letto ieri, tra il pomeriggio e (una fresca) serata dove me lo sono gustato sdraiato a letto. La prima considerazione da fare sul Texone di Boselli e Majo  è che si tratta di una storia di 2 albi anche se, mentre lo leggi, sembra che le pagine siano 330, talmente la sceneggiatura è densa e contemporaneamente priva di momenti morti. Che differenza con l'inedito mensile, anche lui di 220 pagine, con la sua storiellina di contorti sentimenti. C'è poco da fare, con gli sceneggiatori attuali, Boselli fa davvero la figura del Cristiano Ronaldo dei fumetti.

     

    Eppure, questo texone, non è di quelli che candiderei a migliore della serie. C'è un difetto, in particolare, che mi ha fatto storcere il naso durante la lettura. E riguarda il corpo speciale dei rangers. Che sembra nato come i funghi in autunno. Avrei gradito qualche riga in più che li inquadrasse storicamente. E qualche riga in più in cui l'autore spiegasse la necessità, da parte di Finnegan, di distruggere il comanchero Robledo, specialmente dopo una sapiente sceneggiatura che ci ha spiegato come Robledo sia ormai solo l'ombra di se stesso e così  la sua banda con i cerotti. Che Finnegan avesse tutto l'interesse di far fuori Robledo sul quale erano ricadute le colpe dell'eccidio del campo indiano è anche facile arrivarci, però diamine, scrivi almeno mezza riga, altrimenti sembrano azioni fini a se stesse e poco motivate.

     

    Nelle pagine finali, inoltre, troppo buonista (forse)  il rapporto tra Milton Faver e lo stesso Robledo: d'accordo che ormai è un cane spellacchiato, ma resta pur sempre una comanchero che rapisce giovani fanciulle.

     

    Il texone è apprezzabile sotto altri punti di vista. Mai, finora, in una storia, si era mostrato e insinuato il desiderio di Piccolo Falco di vivere una vita tutta sua lontano dall'ombra paterna e da quella dei pards. Carson ha pure il tempo di dubitare, ma che Kit Willer sia uscito dallo stampo della famiglia Willer basta peraltro poco per mostrarlo ai lettori.

     

    L'originalità di un texone che è soprattutto la storia del figlio di Tex piuttosto che quella del padre, che pure magistralemnte fa la sua parte, è anche quella di mostrarcelo nella sua quotidianità, nell'hotel di Austin, con la ragazza biondina accanto, con la quale si è evidentemente intrattenuto durante la notte. Beh, ho scritto un articoletto sulle donne di Kit nell'ultimo magazine, posso dire quindi qui con cognizione di causa che mai, finora, nella serie si era stati più espliciti in materia. Ma posso dire anche, al contempo, che tutta la serie sembra proiettata, idealmente, a questo dolce incontro, che tanto mostra in termini di tenerezza tra questa coppia senza futuro, la raggazza essendo troppo chicchierata per dirla in termini nobili per avere qualche speranza con un giovane che lei, poverina, dimostra di apprezzare molto per quel che vale (ma è lo stesso Kit a mostrarsi affettuoso ben oltre, molto probabilmente, le esigenze del teatrino montato per ingannare Finnegan e i suoi).

     

    L'originalità del texone risiede anche nel pugno di Carson a Kit e nel pugno di Kit a Carson, sono pugni veri anche se dettati dalla finzione, che non possono non omaggiare Nolitta che si battè alla fine degli anni settanta e perse contro la redazione di allora nel momento in cui presentatava, nella storia "Il segno di Cruzado", la storica sequenza censurata del Carson febbricitante che le prendeva, allora, dal padre di Kit.

     

    E' anche, seppure si noti meno, la storia di Tiger Jack, per quanto nella storia si dimostri loquace e per quanto faccia emergere le sue abilità, nel campo superiori addirittura a quelle dello stesso Tex,  nell'individuare da una insignificante traccia, l'osso brucciacchiato tra le faci di un coyote, le orme dei cani sciolti di Robledo. Il Tiger che ha ovviamente il suo contraltare nelll'apache lipan Taganas e che vince in scioltezza la partita.

     

    E' un Texone un po' crepuscolare, devo dire, sarà perché con lo sguardo rivolto chiaramente al passato, agli eroi che duellarono ai tempi dell'invasione del Texas, soprattutto nelle figure di Faver e di Robledo, coraggiosi coloni in pensione e bandidos con le zanne spuntate, ma anche un Texone che mostra i tempi a venire, proprio in quel corpo speciale dei ranger, destinato poco alla volta a prendere il sopravvento sui ranger non in servizio ( i 4 pards ) e i rangers cani sciolti dello stanpo di Caine. Perché, dire che questo non sia soprattutto il texone di Kit Carson equivarrebbe ad ammettere di aver capito poco della storia. Una storia che insiste proprio nel ribattere l'identità dei pards in quanto ranger, portatori della stella d'argento, contro fratelli ranger fuorviati dall'odio di Finnegan, corpo deviato. La storia è di quelle in cui il vecchio cammello giganteggia, nel suo calarsi nella parte del vecchio leone,  nella sua esuberanza, nelle sue perplessità e paure nei confronti del figlioccio e delle sue scelte pericoloose. Onnipresente, una figura su cui contare sempre.

     

    Di tutti, quello che paga maggiormente il dazio è ovviamente Finnegan. Sarà per Majo che ne da una rappresentazione insignificante, specie se paragonata a quella di Faver o Robledo (eccellenti), ma non riesce mai a bucare la tela. Neppure all'inzio, quando Boselli tende a rappresentarne la sadicità, neppure nella fase centrale quando il racconto del dramma familiare legato alla sorella dovrebbe accattivarcelo nelle simpatie (tentativo fallito), neppure nelle pagine finali dove è mostrato nella sua estrema viltà, che ci si chiede come mai un essere simile sia riuscito a soggiogare tante persone pur partendo dal sentimento ostile diffuso tra i texani contro gli indiani che gioca a suo favore.

     

    Dovessimo ricordarci queste pagine tra una decina d'anni, il ricordo sarebbe di quella volta in cui Tex, paladino della giustizia, dovette far fronte con i suoi pards contro uno squadrone di ranger deviati. Questa è indubbiamente l'idea base da cui Boselli è partito nell'elaborare il suo soggetto e se non fosse così, lascio spazio per la correzione. Da queste poche righe, certo non un soggetto da suscitare sogni e fantasie tra i lettori, ma dal quale è riuscito a trarre una sceneggiatura corposa e priva di cedimenti. Un Tex forse troppo sbarazzino (soprattutto nelle pagine finali, quando diluvia il piombo), più da cartonato giovanile in cui è più facile vederlo calato nei panni del "due contro cento".

     

    Delle piccole curiosità, di cui accennavo in un precedente messaggio,  poco mi sembra si possa aggiungere, ci sono i tralicci ma mancano i fili, la scenetta del bicchierino non c'è e penso che Boselli abbia fatto bene a cassare questa fantasia di Majo (posso dirlo ora che ho letto la storia).

     

    Beh si, mi sembra che Majo meriti le righe finali di questo prolisso messaggio. Iniziando dai quattro pards, un Tex forse troppo giovanile , ma che mi ha ricordato molto quello di Galep per quanto è magro e slanciato. Kit Willer praticamente perfetto. Tiger riuscitissimo in una miriade di vignette e stranamente inguardabile in poche altre. Il vecchio cammello è il solo fuori dai canoni. Nelle prime pagine, vedendolo, mi sono detto che il disegnatore ha in qualche modo voluto omaggiare il Kit Carson storico, vuoi per la capigliatura, vuoi per quegli occhi scavati, per quei particolari insignificanti che non ce lo rendono uguale a quello pensato da Galep. Ma tutto sommato è una caratterizzazione che ci sta e che non mi ha certo guastato la lettura. Il west di Majo è godibilissimo anche se migliorabile in alcune tavole. Ottime anche le sequenze cittadine. La caratterizzazione dei comprimari resta eccellente, eccetto quella di Finnegan, ma non ho letto l'articolo iniziale e non so dunque se Finnegan è una figura storica, se il corpo speciale è realmente esistito e quale ne è stata la storia. Con il Texone di Faraci e Breccia avevo fatto l'errore di leggere prima la parte storica, questa volta ho fatto attenzione a concentrarmi solo sulla storia di Tex, per il resto ci sarà tempo, anche se in effetti mi rendo conto che per una lettura obiettiva di questo texone, i dati storici non vadano tralasciati.

     

    Un Texone consigliato, acquisto obbligatorio per tutti i fan del ranger.

     

    • Mi piace (+1) 1
×

Informazione importante

Termini d'utilizzo - Politica di riservatezza - Questo sito salva i cookies sui vostri PC/Tablet/smartphone/... al fine da migliorarsi continuamente. Puoi regolare i parametri dei cookies o, altrimenti, accettarli integralmente cliccando "Accetto" per continuare.