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Texan

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  1. Texan

    La biografia di Tex

    Biografia di Tex Prima parte (1827-1858) Dopo aver cercato di fare un po' di luce sulla biografia di Tex secondo il suo curatore Mauro Boselli, a distanza di circa due anni, sulla base degli ultimi e densi contributi, ho provveduto ad aggiornare ed arricchire quella stesura che vi propongo ora in due parti. La prima riguarda l'antefatto, ovvero tutto ciò che è accaduto prima della prima striscia, ovvero "Il totem misterioso". La seconda parte, che seguirà, tratterà degli eventi narrati in presa diretta fino all'epoca contemporanea. 1827 circa – Nasce Kit Carson. NOTA n. 1: Carson viene indicato “trentenne” nella storia “Maria Pilar” ambientata nel 1857 (Tex Magazine 2016, pag. 145) 1835-36, Guerra d’Indipendenza del Texas - Gunny Bill combatte a fianco del generale texano Sam Houston (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129) 1836 circa – Dopo aver combattuto per l’Indipendenza del Texas, Gunny Bill è nel Wyoming a caccia di pellicce. Jim Bridger lo salva dalle grinfie di un grizzly. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) 1838 – Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt sono in viaggio per la valle del Nueces, una regione pianeggiante del Texas sudorientale ideale per pascoli e coltivazioni. Tra i coloni ci sono Ken e Mae Willer, una giovane coppia in attesa di un bambino. Dopo essersi scontrati con i Comanche di Buffalo Tail, vinti grazie al provvidenziale aiuto del leggendario mountain man Jim Bridger e del suo pard Jim Baker, i coloni riescono nell’impresa e si insediano nella valle. Ken Willer costruisce con le proprie mani una piccola casa, sognando un giorno di allargarsi e di costruirne una più grande. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 61-62) Il piccolo ranch è situato nei pressi di Rock Springs, poco lontano dalle sorgenti del Nueces (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 24) 1838, maggio - Mae dà alla luce il suo primo figlio: Tex Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63) 1938-49 - La verde e fertile Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados e il ranch di Ken Willer deve più volte respingere l’attacco di bande di razziatori. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 6, pag. 66, 80) 1939 – Un anno dopo di Tex, nasce Sam Willer. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) 1839 circa - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna (“Golden Pass”, Tex Gigante n. 466, pag. 10) Non è ancora un abile pistolero, sa solo condurre le vacche sui pascoli. (“Il figlio di Tex”, Tex Gigante n. 12, pag. 89) NOTA n. 2: Il confronto è con Kit Willer, possibilmente dodicenne. 1943, inverno – Cinque anni dopo la nascita di Tex, Mae Willer, per quanto forte e coraggiosa, muore di febbre. La contea del Nueces si stringe commossa in un funerale a cui partecipano anche i due figlioletti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 63-65) NOTA 3: Precedentemente nel libro di narrativa “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, Boselli aveva scritto che Mae era morta quando Tex aveva 3 anni (pag. 21) 1943-49 – Ken Willer, che ha inculcato ai suoi figli il valore dell’uguaglianza, ha scelto di non risposarsi restando fedele al ricordo della povera Mae. Ad aiutarlo nel suo ranch c’è solo un vecchio cowboy tuttofare, Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 73) Se Ken Willer si occupa dell’istruzione dei figli, Gunny Bill fa da cuoco, domatore di cavalli e mandriano (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21) Tex e Sam sono soliti andare a pescare nel Nueces. E quando devono fare acquisti, i Willer si spostano in paese, con un carro, (“Ritorno a Culver City”, Tex Gigante n. 511, pag. 25-26) Gunny Bill racconta a Tex del suo passato avventuroso entusiasmandolo e distogliendolo dall’aspirare ad una vita sedentaria da allevatore (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1949 - Bridges e Baker fanno ritorno nella valle del Nueces, venendo incontro alla richiesta di Gunny Bill. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 74) I due esploratori fanno conoscenza con il piccolo e già vivace Tex, che con il più posato Sam era in giro a caccia di anatre. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 70) Bridges e Gunny Bill convincono un riluttante Ken a portare il bestiame a Corpus Christi, dove si fermano I convogli dei cercatori d’oro diretti in California. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 79) Qualche giorno più tardi Ken Willer, a cui le famiglie della Contea hanno affidato i loro capi di bestiame, parte per Corpus Christi con i figlioli al seguito, 11 uomini e una mandria di 600 manzi. E così ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 89) Dopo uno scontro a fuoco con una banda di desperados, che vede partecipe anche Tex, gli uomini di Ken Willer entrano finalmente in Corpus Christi e concludono felicemente la vendita del bestiame (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 123) Dopo una generale scazzottata in un saloon in difesa dello schiavo nero Joey, gli uomini di Willer fanno ritorno alla Nueces Valley e a Joey viene resa la libertà dal suo nuovo padrone per la felicità del piccolo Tex. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 135) Alla fine dell’avventura, terminata con una splendida festa, Bridges e Baker salutano la contea. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 138) 1850-54 – Tex cresce sognando una vita avventurosa con i suoi eroi d’infanzia, Bridges e Baker, vivendo con gli indiani e affrontando gli orsi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 139) Gunny Bill, appassionato di armi, insegna ai giovani Willer a sparare. Tex dimostra di essere subito portato, al contrario di Sam, assai diverso caratterialmente, che preferisce aiutare il padre riguardo alla mandria e alle faccende del ranch (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 140; "Il passato di Tex", in Tex Gigante n. 83, pag. 129; “Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 21-22) 1852 – Quattordicenne, Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. Il primo era un giovane cowboy arrivato a lavorare al ranch del padre, mentre il secondo era figlio di uno dei pionieri del Nueces. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 145) 1853 - Tex e Hutch imparano a stare in sella, a bere whisky, a dar la caccia ai vitelli. E a quindici anni prendono la prima sbornia insieme (“Gli Invincibili”, Tex Gigante n. 438, pag. 41, 46) 1853 circa - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pagg. 9-10) NOTA n. 4: L’avvenimento avviene una “dozzina d’anni” prima del matrimonio con Tex. NOTA n. 5: In origine, la missione è delle suore di Alamosa. (“Il salto del diavolo”, Tex Gigante n. 7, pag. 80) 1854 - A sedici anni Tex ha una testa piena di sogni e poco tempo per le ragazze, compresa la giovane e bella Edith che ha un debole per lui dall’epoca dell’avventura a Corpus Christi. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 88, 144) Standogli stretta la vita al ranch, per la quale invece Sam è portato, Tex programma con Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 148) Grazie all’intercessione di Gunny Bill, Tex vince le iniziali resistenze paterne e insieme ad Hutch, Rod, due altri giovani ma già veterani cowboys, e il vecchio amico Joey, parte per la grande avventura. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 151) Giunti in Arizona ed essersi imbattuti in un gruppo di innocui Pima, Tex e i suoi, che sono stati costretti a lasciare qualche capo di bestiame lungo il cammino, fanno la conoscenza di un tipo sveglio e simpatico proveniente dal Messico di nome Dick Dayton, soprannominato “Damned” Dick. Dick, che ha qualche anno in più di Tex ed una certa autorevolezza, sta cercando di sfuggire agli Apaches si aggrega al gruppo consigliando loro il miglior modo di affrontare un attacco indiano che si profilava imminente. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 161) 1854 circa - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. (“Sul sentiero dei ricordi”, Tex Gigante n. 575, pag. 12) 1855 - Superato non senza difficoltà il pericolo e subìto altre perdite di bestiame, Tex e i suoi uomini si fermano a Fort Yuma e dopo aver affrontato altre peripezie arrivarono ai campi auriferi della California avendo perso un terzo della mandria. Per quanto sfiduciati e stanchi, Tex e i suoi riescono a spuntare un ottimo prezzo nella vendita e decidono di far festa concedendosi qualche giorno di svago nella vicina e famosa San Francisco e poi a Frisco, dove si davano appuntamento i cercatori d’oro arricchiti. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 178-179) Durante una notte, per ingenuità, Tex e i suoi pards, vengono messi in trappola da una giovane donna e quindi derubati. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 194) Coi suoi amici imprigionati e dopo una scazzottata su una nave che vede Tex protagonista, il giovane ritrova sulla sua strada Jim Bridges grazie al quale capisce di essere stato raggirato. Tex e Bridges riescono a liberare gli altri pards e quindi a recuperare il maltolto. Quindi, festeggiato il ritrovamento del denaro e salutato per l’ennesima volta Bridges, Tex si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick, mentre Joey, con il suo banjo, viene scritturato in un locale di Frisco. (“Nueces Valley”, Maxi Tex n. 21, pag. 220) 1856 circa - Tex ha un amico Birdy, il cui padre ha un ranch nella Nueces Valley. La sera i due giovani si ritrovano al saloon in compagnia di una ragazza, Lily. Quando Birdy si mette nei guai per un furto di cavalli, Tex fa fronte ai legittimi proprietari, permettendo all’amico di fuggire in tutta fretta (“Sfida nel Montana”, Romanzo a fumetti n. 4, pag. 16-19) NOTA: L’azione si svolge “anni prima” del 1858. (pag. 16) 1856 circa - Birdy si stabilisce in Montana, facendosi raggiungere da Lily, che ha un debole per lui e gli porta il ricavato della vendita del ranch. Birdy scrive a Tex alcune lettere in cui afferma di essersi ben sistemato. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 27, 30) 1856 circa – Nel Montana, durante la corsa all’oro, Bannock è una popolosa e turbolenta Boom-Town. La sua ricchezza attira una rete di criminali che si raccoglie sotto il nome di Banda degli Innocenti e ha in pugno l’intero territorio. (“Il passato di Carson”, Tex n. 407) 1857 circa – Kit Carson, trentenne ma già famoso come ranger e pistolero, è nel Montana sulle tracce della famigerata Banda degli Innocenti. Carson scopre che il capo dei criminali è lo sceriffo suo amico, Ray Clemmons e questi tradisce i propri compagni per fuggire con Lena, una cantante da saloon che è la sua donna, ma che ha un debole per il ranger (“Il passato di Carson”, Tex nn. 407/409) NOTA n. 6: L’età di Carson trentenne è segnalata nell’introduzione a “Maria Pilar” (Tex Magazine 2016, pag. 144), datata 1857 e considerata contemporanea a questa avventura. NOTA n. 7: Quando Carson era a Bannock, Tex aveva “i suoi problemi”. (Tex Gigante n. 407, pag. 111) 1857 - Kit Carson, ranger trentenne, negli intervalli delle guerre contro i Comanches, aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo (Tex Magazine 2016) 1857 - Come già accaduto ad altri allevatori della zona, Ken Willer viene sorpreso ai pascoli da una banda di razziatori e per difendere la mandria rimane ucciso. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 83, pag. 130) Tex e Gunny Bill decidono di inseguire i razziatori fino in Messico, al contrario di Sam, che resta al ranch per non infrangere la legge. Giunti a Jimenez, Tex e Gunny raggiungono i banditi in un saloon e in uno scontro a fuoco li uccidono. Mentre sono in fuga, una pattuglia di rurales li sorprende e nella sparatoria Gunny viene colpito a morte. Tex riesce a varcare la sponda texana del Rio Grande, lo seppellisce. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 8: Alla morte del padre, Tex ha diciannove anni. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 22) 1857 - Quando Tex fa ritorno al ranch, la notizia della morte di Gunny Bill mette in conflitto i due fratelli. Tex lascia il ranch a Sam, vendendogli la sua metà di quote, e il giorno dopo i funerali del padre se ne va per la propria strada. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6, pag. 18; "Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) NOTA n. 9: Ne “Il passato di Tex” Sam dice che dopo la morte di Gunny Bill, Tex lascia il ranch a Sam, prendendo per se solo “la metà del denaro rimasto in casa”. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) 1857 - Tex ha fatto giustizia degli assassini di suo padre, questi erano solo parte di una potente banda di razziatori facente capo al ranchero Bronson alleato il bandito messicano Benitez. Ritrovatosi con una taglia sulla sua testa, Tex varca di nuovo il confine e alleatosi col ranger Jim Callahan ed il desperado Juan Cortina riesce a sgominare i suoi nemici. Ritorna in Texas dove è considerato un fuorilegge. (“Il Vendicatore”, Tex Romanzi a fumetti n. 6) 1857 – Tex è ancora sulle tracce dei razziatori che l'hanno falsamente accusato, ma ha bisogno di prove e testimoni. Alla fine Tex, spalleggiato dai suoi amici Rangers e dal suo fratello Sam, riesce ad affrontare i capi della banda in uno scontro a fuoco nelle vie di Corpus Christi. Dopo di che le strade sue e di Sam si separano nuovamente. (“Giustizia a Corpus Christi”, Tex Romanzi a fumetti n. 7) 1857 - Tex giunge a San Antonio. Qui si unisce al Rodeo dei fratelli Corliss, diventando in breve tempo una pubblica attrazione. Al rodeo riesce a domare un focoso bronco, Dinamite, che sarà il suo fedele compagno di avventure negli anni a venire. A causa di Dinamiite, Tex si scontra con un cowboy del rodeo, un certo Clem Tilden. Questi, inseguito da Tex per aver rubato la cassa del rodeo, muore in acqua trascinato dalla corrente ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 84) Intanto, Sam informa Tex per lettera di aver venduto il ranch di famiglia e di averne preso uno più grande nella città di Culver City ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 7) NOTA n. 10: In origine, Tex, trascorre al seguito del rodeo “quasi tre anni” (“Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85, pag. 6-7). Successivamente per esigenze cronologiche il tempo in questione si riduce a “qualche mese”. (“Tex Willer. Il romanzo della mia vita”, pag. 30) 1857 circa – Birdy deve fronteggiare l’arrivo In Montana di Theodore Tirrell, il nuovo rappresentante dell’American Fur Company. Alla partenza di questi, Birdy scrive a Tex chiedendo il suo aiuto (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4, pag. 31, 34) 1858 circa - Al rodeo di Laredo, Tex è in concorrenza col celebre Moss Keegan per il titolo di campione. La loro rivalità sfocia in uno scontro aperto. Tex riesce però a salvare la vita di Moss che stava per essere falciato da un toro. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 42) 1858 circa - Sam Willer viene ucciso da Tom Rebo e della sua banda di Culver City, che miravano ad impadronirsi del suo ranch. Raggiunto dalla notizia, Tex si congeda dai fratelli Corliss e a Culver City sgominando la banda di Rebo. Solo il braccio destro di questi, John Coffin, si mette in salvo e così lo sceriffo corrotto Steve Mallory, che fa mettere sulla testa del nostro una sostanziosa taglia. A causa di ciò, Tex diventa suo malgrado un fuorilegge. ("Il passato di Tex”, Tex Gigante n. 85) 1858 circa - Braccato dalla legge per colpa del bieco sceriffo Mallory, Tex ritrova Keegan sulla sua strada come alleato. E insieme riescono a vendicare la morte di Sam. (“L’ultima vendetta”, Tex Gigante n. 695, pag. 86) 1858 - Tex raggiunge in Montana Birdy e lo aiuta a far fronte a Tirrell, il nuovo rappresentante dell’“American Fur Company”. Alla fine dell’avventura lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con la compagna Lily. (“Sfida nel Montana”, Tex, Romanzi a fumetti n. 4) NOTA n. 11: Nell’introduzione si parla di “un giovane Tex ventenne (siamo nel 1858 o giù di lì), reduce dalla vendetta contro gli assassini del fratello e in fuga dalla giustizia” (pag. 4) 1858 - Dopo la sparatoria di Culver City, Tex è un fuorilegge ricercato e scorrazza tra il New Mexico e l’Arizona. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 32) Viene incolpato ingiustamente di aver rubato l’oro di Pinos Altos ed è costretto, per discolparsi, ad andare alla caccia dei veri responsabili. Scopre un pericoloso triangolo che coinvolge una banda di comancheros, il villaggio di Robber’s Nest e gli indiani Chiricahuas, capitanati dal fiero Cochise. Tex salva la figlia della sorella del capo indiano e la loro amicizia è suggellata da un patto di sangue. ("Il magnifico fuorilegge", Tex Speciale n. 32, pag. 183) Riepilogo per punti salienti: (1827-1858) 1827 – Nasce Kit Carson. 1835-36 – Gunny Bill partecipa alla Guerra d’Indipendenza del Texas. 1836 – Gunny Bill conosce Jim Bridger. 1838 –Carovane di pionieri guidati dal Maggiore Leavitt, grazie all’aiuto di Jim Bridger e del suo pard Baker, fondano una contea nella valle del Nueces. Tra di loro c’è una giovane coppia, Ken e Mae Willer, in attesa di un bambino. - Mae Willer dà alla luce il suo primo figlio: Tex. 1838-49 - La Nueces Valley è infestata da continui attacchi di indiani, comancheros e desperados. Il ranch dei Willer deve più volte respingere l’attacco dei razziatori. 1839 – Nasce il secondo figlio dei Willer: Sam. - Kit Carson, dodicenne, lascia la casa materna. 1843 –Mae Willer muore di febbre. 1843-49 –Ad aiutare Ken Willer c’è solo un vecchio cowboy tuttofare: Gunny Bill. 1849 –Ad undici anni Tex partecipa come cowboy al primo “cattle drive” del Texas meridionale guidato dal padre Ken. 1850 – Gunny Bill, insegna a Tex l’uso delle armi. Sam, meno portato, preferisce aiutare il padre nelle faccende del ranch. 1852 – Tex fa amicizia con i coetanei Clarence “Hutch” Hutchenrider e Rod Vergil. 1853 - Tex e Hutch prendono la prima sbornia insieme. - Lilyth, figlia del capo navajo Freccia Rossa, viene mandata a studiare alla missione dei frati di San Joaquin. 1854 - Tex insieme ad Hutch e e Rod di portare una mandria in California dove impazza la corsa all’oro. Nel tragitto si unisce a loro “Damned” Dick. - Lilyth torna al villaggio Navajo di Freccia Rossa. 1855 - Tex riesce a vendere bene la mandria ma a Frisco si fa derubare. Grazie a Jim Bridges, recupera il maltolto e si mette in viaggio per la prateria con Rod, Hutch e Dick. 1856 - Tex aiuta l’amico Birdy a fuggire per via di un furto di cavalli. - Birdy si stabilisce con Lily nel Montana. - Nel Montana impazza la Banda degli Innocenti. 1857 – Il ranger Kit Carson sgomina la Banda degli Innocenti. Il capo di questi, Clemmons, fugge con la fidanzata Lena, una cantante da saloon che ha un debole per Kit. - Kit Carson aiuta Maria Pilar e il gruppo di texani di origine messicana cui si è messa a capo. - Ken Willer muore per mano di una banda di razziatori. Tex e Gunny raggiungono in Messico i banditi e li uccidono. Sulla via di ritorno, Gunny viene colpito a morte dai rurales. - Tex lascia il ranch a Sam e se ne va per la propria strada. - Tex continua la sua vendetta riguardo gli assassini del padre, uccidendo il ranchero Bronson e il bandito messicano Benitez. Si ritrova però con una taglia sulla sua testa. - Tex sgomina i capi della banda dei razziatori e si separa da Sam. - Tex diventa una star del Rodeo e si guadagna il possesso del focoso bronco Dinamite. Sam vende il ranch di famiglia e ne prende uno più grande in Culver City. - Birdy, nuovamente nei guai, chiede aiuto a Tex. 1858 - Tex è in competizione con un’altra star di rodeo, Moss Keegan. - Sam viene ucciso da Tom Rebo e Tex, lasciato il rodeo, lo vendica. Ma lo sceriffo corrotto Mallory gli sfugge e fa nuovamente di lui un fuorilegge. – Tex insieme all’ex nemico Keegan uccide Mallory e vendica Sam. - Tex raggiunge Birdy e dopo averlo tolto dai pasticci lo lascia in procinto di costruirsi un futuro con Lily. - Tex incontra per la prima volta Cochise, capo degli Apaches Chiricahuas, e stringe con lui un patto di sangue. Cronologia degli albi 1) Nueces Valley, Maxi Tex n. 21 – Epoca 1838-1855, Tex anni 1-17. 2) Il passato di Carson, Tex Gigante nn. 407-409 – Epoca 1856-57, Kit Carson anni 30 circa. 3) Maria Pilar, Tex Magazine 2016 – Epoca 1857, Kit Carson anni 30 circa. 4) Il passato di Tex, Tex Gigante nn. 83-84 (fino a quando Tex lascia a Sam la sua parte del ranch) – Epoca 1857, Tex anni 19. 5) Il Vendicatore, Tex Romanzi a fumetti n. 6 – Epoca 1857, Tex anni 19. 6) Giustizia a Corpus Christi, Tex Romanzi a fumetti n. 7 – Epoca 1857, Tex anni 19. 7) Il passato di Tex, Tex Gigante n. 84 (dall’arrivo di Tex in San Antonio alla morte di Sam) – Epoca 1857, Tex anni 19. 8) L’ultima vendetta, Tex Gigante n. 695 - Epoca 1858, Tex anni 20. 9) Sfida nel Montana, Tex Romanzi a fumetti n. 4 – Epoca 1856-58 – Tex anni 18-20. 10) Il magnifico fuorilegge, Tex Speciale n. 32 – Epoca 1858 – Tex anni 20. Fine parte prima
  2. Texan

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    Copertina davvero notevole! Non sono un fan del "Color", anche se lo compro regolarmente. Questo numero mi interessa maggiormente del solito per via delle storie riguardanti i due Kit giovani e per quella di Dixon-Civitelli che mi intriga parecchio.
  3. Texan

    [Maxi Tex N.21] Nueces Valley

    Nueces Valley, un anno dopo Queste righe avrei dovuto scriverle esattamente un anno fa, quando “Nueces Valley” uscì in edicola, un po’ di soppiatto, nella collana “Maxi”. Cercherò, per quanto possibile, dopo tutto questo tempo, di restituire alle mie parole l’entusiasmo e perfino la commozione che questo albo mi ha dato. Inizio col dire che aspettavo questa storia con enorme interesse. Era la nascita di Tex, qualcosa a cui non avrei mai pensato di assistere. Ho seguito sui forum dedicati ogni notizia e piccola anticipazione riguardo l’albo. Non conoscevo bene Pasquale Del Vecchio e mi chiedevo se i suoi disegni sarebbero stati all’altezza di un’uscita così prestigiosa. Le preview facevano ben sperare, però, e io contavo i giorni come quando ero un ragazzino e attendevo con ansia l’ultimo album del mio gruppo rock preferito. La mattina del 6 ottobre 2017 mi recai in edicola più presto del solito e provai subito una grandissima emozione nel tenere quel “librotto” storico tra le mani. Penso di non esagerare se dico che in tutta la mia vita di lettore di Tex nessun albo è stato così lungamente atteso e pregustato. In seguito, solo “The Love Bunglers”, di Jaime Hernandez,, mi farà provare dei sentimenti fortissimi, pur per ragioni completamente diverse. Le origini di Tex sembravano scritte una volta e per sempre nel “Passato di Tex”, una storia a cui ero legato da quand’ero ragazzino e che conoscevo a memoria per averla letta e riletta un’infinità di volte. Ma adesso c’era un “prima” che contava di andare molto indietro agli eventi del Tex ventenne. Non stavo davvero nella pelle e di ritorno a casa – approfittando di una mattinata libera – mi apprestai alla lettura intimidito e ancora incredulo per ciò che avevo tra le mani. Le prime pagine, con un’introduzione apposita di Mauro Boselli e gli schizzi preparatori di Del Vecchio furono già un ottimo biglietto da visita. Avevo troppa voglia di leggere la storia, ma mi costrinsi ad aspettare ancora un po’ e non saltai alcuna pagina. Il Tex giovane di Del Vecchio, ritratto a pag. 11, era straordinario. Tutte le illustrazioni erano belle, ma principalmente quel primo piano di Tex, sul quale mi soffermai più e più volte gongolando: “Ci siamo! E’ fatta! E’ lui! Sììì... grande!!”. E seguivano le pose di Ken Willer, ritratto in apertura a pag. 5, gli studi su Mae e gli altri personaggi. L’introduzione di Boselli era puntuale ed esaustiva. Le note storiche sullo scenario geografico che doveva fare da sfondo all’infanzia di Tex erano estremamente coinvolgenti. Non più un anonimo nome sperduto nel territorio del Texas, ma una storia nella storia tratteggiata con pennellate vivide che lasciavano presagire una lettura assolutamente speciale, indimenticabile. Ero lì, seduto nel salotto della mia casa, con una mattinata a disposizione ed un albo epocale tra le mani. “Non ci posso credere, ma sta avvenendo…”, dicevo tra me e me. “Sto leggendo l’inizio di tutto…”. Repubblica del Texas, 1838. Si apre come un grande classico d’avventura western. Gli esploratori e i pionieri da cui partì la nostra Grande Epopea. Sapevo di Jim Bridges e del suo ruolo nella storia. Mi piacque tantissimo trovare in Tex un periodo storico della Frontiera antecedente a quello abitualmente trattato. Mi vennero in mente alcune belle pagine del capolavoro di Gino D’Antonio. Fino a pag. 59, dove Tex appare per la prima volta nel pancione della mamma, l’albo scorre via e avvince in maniera davvero sorprendente, grazie ad una sceneggiatura perfetta, classica com’era giusto che fosse un western atemporale, in grado di collocarsi nei quasi settecento numeri di Tex senza smuovere né stravolge nulla ma al tempo stesso dare ragione di tutto. Capolavoro. Sto leggendo un vero gioiellino, va tutto bene, tutto bene… I disegni di Del Vecchio sono davvero spettacolari. Tratto pulito e altamente descrittivo, rappresentano un punto di congiunzione tra Civitelli e Villa, forse i due artisti a cui sono maggiormente legato. Claudio Villa, in verità mi aveva un po’ deluso per una copertina che finora rappresentava l’unica pecca, non essendo a mio parere particolarmente curata né evocativa (molto migliore, a confronto, quella che l’Autore realizzerà per la riedizione in volume successivamente data alle stampe). Ken e Mae Willer funzionano alla perfezione. Fino ad allora mi ero sempre immaginato Ken Willer come un uomo anziano con i baffi bianchi, perché in genere le figure maschili di Galep quando raggiungevano una certa età portavano i baffi (più di rado la barba). Questo Ken giovane assomigliava molto a Tex, come in effetti avrebbe dovuto essere, un Tex coraggioso ma anche saggio e di un’alta caratura morale. Grazie anche alla matita di Del Vecchio ho ritrovato nella fisionomia di Ken Willer quella fermezza di posizioni e quell’idealismo che caratterizzerà il Tex adulto. Ken è più pacato di Tex, e in questo Sam gli è più vicino, ma sul piano dei valori e dei convincimenti, tutto ciò che sappiamo di Tex appartiene a Ken e da lui gli è tramandato. La dolcezza di Mae la ritrovo invece in qualche tratto un po’ “femmineo” del giovane Kit, i cui tratti somatici rimandano a lei ancor più che alla madre navajo Lilyth. Ci sono delle pagine di quest’albo che sono davvero meravigliose. La tavola n. 65, che ci presenta Tex e Sam bimbetti al funerale della madre. Caratterizzazione assolutamente azzeccata. E poi la n. 93 con un giovanissimo Tex addormentatosi nel suo primo turno di notte con un piatto (di fagioli?) sul petto. Sembra davvero di assistere ad uno di quei vecchi e indimenticati film con James Stewart o John Wayne. E’ tutto perfetto, sceneggiatura e disegni si accompagnano alle perfezione e io mi fermo ogni tanto sprizzando felicità per quest’opera così convincente. L’albo si divide narrativamente in tre parti. La prima, che occupa la metà dell’albo, riguarda Tex bambino ed è a mio pare la più riuscita, per la quale mi sentirei di dare un “dieci più” tanto è perfetta in ogni sua angolazione. La seconda parte, che occupa due terzi del restante albo vede invece Tex adolescente, un Tex alle prime armi e per questo ancora capace di errori, come poi il figlio Kit. Questa parte è molto interessante per gli sviluppi che potrebbe avere in futuro, in quanto vi appaiono dei personaggi che rappresentano una prima versione dei “quattro pards” a cui siamo abituati tutt’ora. E’ una parte più abbozzata in cui solo Damned Dick appare caratterizzato compiutamente. Hutch e Rod sono invece meno delineati e servono al momento solo per arricchire lo scenario dell’adolescenza di Tex. La terza e ultima parte vede salire in cattedra Jim Bridges quando l’azione si sposta al tempo corrente. Ad una prima lettura ho ritenuto questa la parte più debole e ha un po’ smorzato l’entusiasmo provato in precedenza. Tuttavia ad un esame più approfondito quelle pagine finali, talvolta un po’ inverosimili per l’età avanzata del personaggio, danno insieme compiutezza ad un’opera che vede nella “Nueces Valley” appunto, ovvero in uno scenario storico-geografico e nella schiatta di pionieri che lo popola, il suo reale ed autentico protagonista. Jim Bridges a cui Tex concede l’onore di chiudere la storia e di rappresentare l’epopea del West dà a mio avviso la cifra di un eroe che è leggenda sì, eppure “suo malgrado”. Il Tex che fa un passo indietro nei confronti del più anziano eroe e mito d’infanzia, è in fondo ciò che realmente vuol essere: un uomo caratterizzato da un alto senso del dovere e della giustizia, ma anche una figura schiva che non ama mettersi in mostra e parlare di sé. Ecco perché la storia della sua infanzia viene narrata a corollario di un’impresa più nobile e seria. C’è Jim Bridges a cui bisogna dare una mano e a lui, al Vero Eroe del West, è dedicata la ballata di Johnny Horton. In questo non prendersi tutta la scena, nel fare un passo indietro quando occorre, nell’essere (forse) un eroe con “e” minuscola, ovvero senza la consapevolezza di esserlo e la tracotanza che ciò spesso comporta, c’è il Tex che io sento più vicino. Che stimo e che vorrei avere come amico. A Boselli e Del Vecchio il voto più alto per una delle storie più belle. Sicuramente la più importante e difficile e quella che, personalmente, porto oggi nel cuore. (Voto 10)
  4. Texan

    Il mio ripensamento sul Tex di Boselli

    Grazie. Ho appena scritto qualcosa su Nueces Valley, spero sia di tuo gradimento. Io ho davvero amato quella storia e la riguardo spesso per le emozioni che continua a darmi.
  5. Texan

    Il mio ripensamento sul Tex di Boselli

    Grazie Leo. A volte capita anche a me di trovare infelici le mie posizioni. Ho avuto bisogno di un po' di tempo per capire e apprezzare il lavoro di Boselli su Tex. E alla fine, forse, ho compreso meglio anche Tex.
  6. Il mio ripensamento sul Tex di Boselli Ciao Mauro. Mi rifaccio vivo, dopo circa un anno di assenza sui forum, per quanto non abbia mai smesso di seguire le vostre discussioni. Nonostante la nostra bella litigata, ho continuato a comprare il Tex e a leggerlo nelle sue varie pubblicazioni. L’ho fatto per amore verso il personaggio, ma anche perché non sono una persona particolarmente orgogliosa e non amo le ripicche. Piuttosto che indignarmi, ho cercato di avvicinarmi al tuo lavoro con l’intento di capire piuttosto che di giudicare il fumetto che avevo tra le mani. Quando ho ripreso la lettura di Tex, nel gennaio 2017, grazie all’albo “Nel segno di Yama”, mi ero dato due anni di prova per capire se avessi avuto ancora voglia di condividere un tratto della mia vita col nostro caro e vecchio ranger. Ora siamo ad un paio di mesi dal traguardo e mi sento di dare un giudizio compiuto sostanzialmente positivo. Trovo che tu abbia ragione nel sostenere che spesso ci si costruisce un “proprio” Tex, involontariamente distante dal prototipo originario. Nel mio caso è certamente così. Il “mio” Tex, quello in base al quale ti ho un po’ presuntuosamente mosso degli appunti, non è il Tex di GL Bonelli, ma un “feticcio” innalzato sulla base di emozioni e ricordi, in cui l’operato di Bonelli, Nizzi e Galep si è fuso con il periodo storico e le vicende da me vissuti. Uno pensa che avendo letto più di quattrocento Tex possa avere le idee chiare sul personaggio e le storie, ma separare il fumetto dalla propria biografia non è affatto facile. Devo riconoscerti il merito di avermi spinto a riconsiderare il personaggio e le storie in un’ottica meno soggettiva e di questo te ne sono grato, per quanto sia stato doloroso farlo. Alla fine mi è sembrato di conoscere un nuovo Tex e con questo ho deciso di fare i miei conti. Per ri-conoscere Tex, mi sono messo ad osservarlo e a studiarlo quasi in terza persona, sforzandomi di calarlo nella realtà attuale, della quale è partecipe così come i vari Tex del passato avevano fortemente risentito del loro tempo. Ho cercato di collocare il tuo Tex nel contesto culturale contemporaneo, che necessariamente è andato oltre i vari Zane Grey e John Ford, per citare qualche icona del West glbonelliano. E ho riflettuto su quel senso comune italiano che incontrandosi felicemente con la personalità texiana è sempre stata la cifra della popolarità e della trasversalità del personaggio. Ragionandoci su, mi è parso chiaro che ciò che si ritiene “giusto” per un “eroe giusto” non è immutabile, ma risente necessariamente dei cambiamenti sociali e della diversa consapevolezza che essi comportano. Nei suoi settant’anni di vita editoriale il mondo è mutato radicalmente e con esso le fortune del fumetto, l’opinione comune sul West e sull’eroe in quanto tale. Queste considerazioni possono apparire banali, ma forse non lo sono del tutto, se è vero che il lettore di fumetti, e nello specifico il lettore di Tex, è istintivamente portato a vivere l’avventura in una sorta di “tempo zero” totalmente scollegato dal presente. Ti avevo definito un “rivoluzionario”, fumettisticamente parlando, ma adesso con occhi diversi vedo il tuo lavoro in termini assai più “conservativi”, come chi ha cercato di attenersi strettamente al dato originario, concedendosi davvero poche “libertà creative” riguardo aspetti spesso nemmeno essenziali. Ne ho avuto la conferma in “Nueces Valley”, che considero la tua storia più importante e teoricamente rischiosa, destinata ad essere ricordata tra i momenti fondamentali di Tex. L’albo è assai riuscito e mi ha dato un gran piacere leggerlo. Hai operato con l’abilità certosina del filologo, cosicché Ken Willer è un Tex più anziano, in Mae si rivedono i tratti del figlio Sam e del nipote Kit, sulla giovinezza del quale è stata ricostruita poi quella del giovane Tex. Nulla è stato affidato al caso, tutto è stato ricondotto ad una fonte. Come i quattro amici dell’adolescenza, che anticipano i quattro pards della maturità nelle rispettive coppie Dick-Carson (la spalla), Hutch-Tiger (l’alter-ego) e Rod-Kit (il giovane-fallibile). A dimostrazione di come si cerchi di cambiare rimanendo ancorati fondamentalmente allo stesso canovaccio. Noto che non pochi lettori ti continuano a contestare questo ruolo di “sistematizzatore” della saga texiana che hai assunto già dai tempi del “Passato di Carson”. Sbuffano su qualche aggiustamento della cronologia non tenendo in alcun conto del caos temporale creato con simpatica noncuranza da papà Bonelli. Personalmente non ho mai considerato “eretico” il tuo operare sulla biografia del personaggio. Devo anzi ammettere che questa intenzione è sempre stata un motivo serio e in alcuni casi decisivo perché il sottoscritto ritornasse a seguire una testata che aveva abbandonato da tempo per calo di interesse. Almeno nel mio caso, il rilancio di momenti e personaggi storici ha avuto un effetto positivo. Parlare di biografia significa anche parlare di Storia e la Storia, quella con la “S” maiuscola, rimanda alla realtà. Il Tex che hai ereditato era un personaggio che poco in definitiva aveva a che fare con la “realtà”. Quando Galep salutò i suoi lettori, con Boselli e Villa il nuovo Tex iniziò ad acquistare una dimensione più accurata sotto il profilo storico e “il Passato di Carson”, ambientato circa “venticinque anni prima” rappresentò il primo puntello di una risistemazione della saga di Tex e dell’apertura di questa ad un ventaglio di personaggi non più divisi, secondo l’uso manicheo, prima di allora in voga, tra “buoni” e “cattivi” a tutto tondo. Iniziano a comparire figure femminili sottratte al classico ruolo di “supercattive”, ci sono gli schiavi neri del Sud, ma soprattutto è diventato d’abitudine un personaggio “terzo”, a metà strada tra l’eroe (Tex) e il cattivo di turno. Tu hai introdotto questa figura inedita del “cattivo minore”, un personaggio chiaroscurale che Tex spesso decide di salvare o di farselo alleato per combattere l’avversario principale. Confesso di aver avuto difficoltà nell’accettare questo elemento narrativo, che è forse l’unica tua vera presa di distanza dall’impianto glbonelliano. Tuttavia riconosco che l’introduzione di questa figura di “antieroe”, non troppo buono/non troppo cattivo, oltre ad essere anch’essa un “segno dei tempi”, rappresenta anche un modo, forse, per accorciare la distanza tra una “leggenda” e i “comuni mortali”: essendo impossibile “umanizzare” Tex senza con ciò sminuirlo, l’aver inserito una “figura di mezzo” ha reso più credibili le vicende e reso al tempo stesso “un po’ meno incredibile” Tex. Questo è quel che ho pensato io in merito ad una scelta autoriale in grado di spiazzare chi non ha avuto la possibilità di assorbire nei giusti tempi il nuovo corso di Tex. Sempre a proposito di biografia, forse ricorderai che mi ero occupato con grande interesse del tuo libro e del nuovo impianto cronologico che con questo iniziava a porsi. Su questo forum c’era chi non era pronto o non accettava di buon grado la tua scelta di considerare “il passato di Tex” quale storia fondante che anticipava le vicende della Guerra di Secessione narrate da GL Bonelli nella celebre “Tra due bandiere”. Questo è invece un punto in cui il sottoscritto, diversamente da altri “tradizionalisti”, ti ha sempre seguito con convinzione. L’idea che Tex, con un volto già maturo, prima andasse in guerra e poi diventasse fuorilegge, in storie che lo vedevano – graficamente e non solo – poco più di uno sbarbatello, non mi ha mai convinto, e già quand’ero ragazzo e “fanzinaro” m’immaginavo una soluzione sul tipo di quella che hai dato effettivamente tu. A proposito di “Tra due bandiere”, il tuo Tex più volte si è incontrato con la Guerra Civile e le questioni del razzismo e dell’antischiavismo hanno avuto una maggiore rilevanza nella saga. Negli anni cinquanta GL Bonelli aveva tenuto il nostro ranger fuori dal conflitto, presentato sullo sfondo, e la questione della libertà dei neri era passata via sotto silenzio (“Gli sciacalli del Kansas”, 1953). Nel 1970, però, dopo che il Movimento per i diritti civili dei neri e le marce anti-Vietnam avevano mutarono radicalmente il contesto politico e culturale dell’Occidente, Bonelli sentì l’esigenza di narrare il coinvolgimento diretto di Tex nella vicenda bellica, azzerando di fatto le avventure scritte diciassette anni prima, quando la consapevolezza sul tema era ben diversa. In questa storia Tex ha combattuto al seguito dell’Unione ed assunto una posizione antischiavista che verrà ad affiancarsi a quella, già nota, di difensore degli indiani. Alla fine, però, la denuncia di ogni guerra e la tragica fine di un vecchio amico di Tex, morto a Shiloh dopo aver combattuto tra i confederati, riportò il pallino nell’alveo di un pacifismo alieno da ogni partigianeria. Mi sono ricordato che un regista come Tonino Valerii, appena un anno prima, nello spaghetti-western “Il prezzo del potere”, con protagonista Giuliano Gemma, aveva realizzato una pellicola dal forte sapore ideologico in cui si narrava dell’uccisione di un Presidente “progressista” e la violenza del razzismo bianco mostrata senza infingimenti di sorta. Ovviamente una lettura “per ragazzi” come Tex non poteva permettersi la crudezza e il realismo, nonché l’intento marcatamente politico di un film. Tuttavia lo stacco ideologico rispetto agli anni cinquanta risultò enorme e il nostro eroe, mostrato per l’occorrenza nelle vesti di semplice cowboy texano, si mostrò consapevole delle tematiche correnti, nonché di quale fosse la “parte giusta”, ovvero quella del Nord abolizionista. Per uno step successivo si dovettero aspettare altri quindici anni, quando uscì “Fuga da Anderville”, scritta da Claudio Nizzi, che chiarì ancor meglio la posizione di Tex riguardo unionisti e confederati. Tuttavia c’è voluta la saga di Jethro, svoltasi a cavallo di due storie entrambe significative – “La grande invasione” (2002) e appunto “Jethro” (2017) - perchè il rapporto di Tex con la Storia americana e la relazione di questa con il West texiano raggiungesse una chiarificazione definitiva. Adesso tu ricorderai bene che proprio la storia di Jethro è stata la causa della nostra litigata. Apro una parentesi: mi è dispiaciuto molto per quanto è successo e in questi mesi ci ho pensato spesso. Credimi se ti dico che non avevo intenzioni polemiche nei tuoi confronti e che si è accesa una miccia del tutto imprevista. Purtroppo sui social cose del genere succedono spesso. Ho avuto difficoltà col tuo Tex, lo ammetto. Non ero ancora pronto per leggere una storia come “Jethro” su Tex e, malgrado tutto ciò che ho scritto ora, ero ancora troppo legato al mio Tex del passato per valutare quella storia con animo sereno. Anche se il razzismo, permettimi di sottolineare questo punto, nei miei pensieri non c’è mai stato. Sono cresciuto con i telefilm liberal e il vento libertario degli anni settanta e atteggiamenti reazionari non ne ho mai realmente avuti, anche se talvolta – per il mio spirito di bastiancontrario – ho potuto dare questa impressione. Ma torniamo a Tex. Oggi la pubblicazione da parte dell’Audace di una pubblicazione come Deadwood Dick, piuttosto in linea con l’approccio narrativo e cinematografico contemporaneo riguardo la Storia del West, dà non solo ragione alla presenza e al ruolo assunto da uno schiavo nero nella saga di Tex, ma ne ridimensiona la portata, dando torto a chi, come me, ne facevano – sbagliando – una questione ideologica. Ma qui si ritorna alla questione del “tempo zero” del vecchio fumetto d’avventura che le esigenze del “realismo” dovevano riporre nella soffitta dei ricordi. Già a partire dai primi anni novanta nel fumetto aveva preso piede una maturazione del gusto con la richiesta esplicita di una maggiore aderenza al dato storico e alla plausibilità di personaggi e situazioni. Tu ti sei preso l’onere e l’onore di adattare Tex al gusto contemporaneo e l’hai fatto cercando di non smuovere Tex dal suo piedistallo e di discostarti il meno possibile dall’ortodossia bonelliana. Mi accorgo mi aver parlato e sparlato di politica, ma una rivoluzione nasce in un contesto e poi coinvolge tutto e tutti superando distinzioni e generando un nuovo status quo. Oggi i diritti umani, il femminismo e l’antischiavismo sono considerati valori universali e fondamentalmente trasversali. Il fatto che Tex abbia col tempo strizzato l’occhio a queste sensibilità non è un fatto politico, ma sociologico. E il tuo Tex ha semplicemente seguito il corso del tempo, com’è sempre successo ai tempi di Bonelli padre, di Bonelli figlio e di Nizzi. C’è Kit Willer, figlio di un’indiana, che doveva necessariamente appropriarsi di un’identità “meticcia” su cui si era sorvolato per troppo tempo e che oggi non poteva continuare ad essere celata. E il west era pieno di gente che non sopportava gli indiani e i meticci, oltre che i neri. Tu hai fatto vedere tutto ciò, e hai mostrato anche figure femminili né angeli né demoni, ma determinate e grintose come la vita dura della Frontiera necessariamente richiedeva. In ultimo, ma è questione non meno rilevante, c’è la questione della trama, che nelle tue storie spesso e volentieri non è una ma due. Si è alzato il prezzo dell’albo, ma si è offerta anche una lettura più articolata, più ricca. Come in “Nueces Valley”, ad esempio, dove ci sono le origini di Tex, ma anche un sentito omaggio all’epopea di Jim Bridger. La scelta di sovrapporre due storie diverse è nel tuo stile ma forse anche un’esigenza editoriale, visto che l’età, l’attenzione e i tempi di lettura del pubblico sono cambiati e storie troppo veloci e lineari rischiano oggi di apparire banali e semplicistiche. Perché il lettore abituale di Tex non è più un ragazzino alle prime armi con West, ma un adulto che magari ha letto anche Ken Parker e si cimenta pure in letture impegnate. Cosicché, alla fine, questo tuo West più realistico, più sfaccettato, maggiormente ricco di figure caratterizzate mi ha alla fine convinto. Passate al setaccio della sensibilità corrente, tutte le teoriche “innovazioni” di Mauro Boselli sono risultate man mano ai miei occhi nient’affatto “eversive”, ma addirittura “inevitabili” e persino “necessarie”. Credo che l’intento tuo e degli altri tuoi colleghi sia stato quello di trasportare Tex da una dimensione “mitica” ad un West che cerca almeno in parte di aderire alla Storia, parlando al tempo stesso una “lingua” che non suoni “datata” o peggio “retrograda” agli orecchi contemporanei. Per cui, a dire che Tex sia cambiato troppo o che non sia cambiato affatto, gli si fa egualmente un torto. Il mio pensiero attuale è che Tex è cambiato nella misura in cui poteva e doveva cambiare nel corso di un tempo oltretutto per nulla breve (il “passato di Carson” è datato 1994, ovvero ventiquattro anni prima questo “nuovo passato” di Tex). Resta in fondo la questione, del tutto personale, se questo tuo Tex “inevitabile” e “necessario” debba piacere per forza ad un vecchio lettore di Tex (che possa piacere è ovviamente acclarato). A me questo tuo Tex, a furia di scontrarmici, è finito col “piaciucchiare”. Più ci prendo confidenza e più mi rendo conto che certi aspetti che un anno fa trovavo ostici adesso non mi colpiscono più di tanto. Mi sono fatto una ragione pure di Corbett, causa principe delle nostre polemiche. Confesso che mi hai completamente catturato regalandomi un ottimo Tex bambino ed ora stuzzicandomi con questa nuova testata sul Tex adolescente per la quale sono in trepidante attesa. Ti auguro dunque buon lavoro e ti consiglio di non dar eccessivo peso a quello che si scrive, nel bene e nel male, su forum e social vari. Sono opinioni di persone qualificate ma che rappresentano un gruppo piuttosto esiguo. Per fortuna il pubblico di Tex continua ad essere molto, ma molto più vasto. Antonio
  7. Texan

    [678/679] Jethro!

    Tu vedi gli haters e la maleducazione dove non c'è adulazione. Ciao.
  8. Texan

    [678/679] Jethro!

    Vedi perché venire qua è un bel problema per chi non è un semplice fan? Perché è costretto all'"uno contro tutti", tutti compreso te, che in qualità di autore dovresti tenerti fuori della mischia. Questo modo di agire non è corretto. Cosa devo dire? Che non c'è un retroterra politico in Tex? E' questo che vuoi sentirmi dire? Perché invece di contraddire il mio pensiero al riguardo non ti poni il problema della percezione che si può avere dall'esterno in merito? Ammettiamo pure che tu scrivi Tex senza voler veicolare messaggi di alcun tipo, resta il fatto che - per tua stessa ammissione - il tuo Tex è violento e cattivista, le tue eroine sono femministe, e tutto ciò si sposa con una tendenza del western contemporaneo (da Eastwood a Tarantino, passando per tutto il resto) che HA una valenza politica. Allora mi sono sbagliato io o sei stato superficiale tu?
  9. Texan

    [678/679] Jethro!

    Sposato "totalmente" il modo di vivere dei Navajos?? E allora perché le sue avventure non si svolgono nella riserva e continua ad andare in giro come ranger? Ma che stai dicendo??
  10. Texan

    [678/679] Jethro!

    Scusa, ma che risposta è?
  11. Texan

    [678/679] Jethro!

    E due. Stai rompendo le scatole.
  12. Texan

    [678/679] Jethro!

    Evidentemente hai il fiato corto se ricorri alle offese... PS: Linciaggio, embè? Che devo dire? Una storia, 1978 mi pare, un po' poco per "costruire" attorno a Tex una profonda coscienza sociale a difesa dei neri. Tex era un fumetto d'avventura...
  13. Texan

    [678/679] Jethro!

    Aspetto da Borden una risposta su questo punto. Perché un Jayhawker...
  14. Texan

    [678/679] Jethro!

    Una rondine non fa primavera, caro Ulzana!!! Non mi si può innalzare 3-4 storie su 400 e fondare, o per meglio dire ri-fondare la "texianità" su quelle!! Dietro Tex ci sono Tom Mix e Zane Grey, poi Bonelli non era certo un massacratore di indiani, ma non puoi saltare da un estremo all'altro... Tex è un westerner bianco che ha buoni rapporti con gli indiani, non ha scelto di combattere i bianchi sposando la causa pellerossa! Sì, ma il patto dei Tre Moschettieri gliel'hai fatto fare con un Jayhawker! Non tutte le cose hanno lo stesso peso!!
  15. Texan

    [678/679] Jethro!

    Io risponde SEMPRE, cosa che invece non fai tu. Perché io butto giù un'infinità di dati che non vengono mai raccolti, a cominciare dalla questione dei neri in Tex nel 1970, fino al Tex filo-indiano di adesso. Tu vorresti che io ti rispondessi in merito ad una singola storia, ma la questione non riguarda Boselli e l'indiano buono e/o cattivo. Quando io dico che Tex è cambiato ed è cambiata la percezione che si ha di lui, faccio un discorso globale che include, oltre ai fumetti, interviste ai quotidiani, prefazioni di libri etc. Quindi non dire che non rispondo sul pezzo, perché non è vero. Io cerco sempre di dare una risposta, e nel caso di Tex mi riesce facile perché per tanti anni è stato un fedele compagno di vita!
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