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TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

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About Condor senza meta

  • Rank
    Quasi scrittore
  • Birthday 09/06/1979

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Antonio

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    311
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Jim Brandon

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  1. Condor senza meta

    [443/445] Il Ritorno Della Tigre Nera

    Il sistema migliore per poter giudicare il ritorno di celebri antagonisti, è quello di evitare assolutamente il confronto con l'episodio originale; considerarli nel possibile storie a parte senza richiamare la prova precedente. Nel caso specifico della Tigre Nera, un simile stratagemma è d'obbligo, visto che ogni qualsiasi parallelo con il capolavoro che vide il debutto della saga del malvagio Principe malese, risulta improponibile. Premesso ciò, chiarisco subito che non trovo affatto malaccio la sceneggiatura imbastita da Nizzi per il ritorno del suo ben riuscito villain, però ovviamente la prova ambientata a Leadville è di tutt'altra caratura. L'autore decide di collocare a New Orleans il secondo capitolo dello scontro, sfruttando l'immancabile alleanza con i seguaci del voodoo, già cari a Mefisto e Yama. Certamente non si riesce a creare la stessa tensione narrativa del precedente episodio, visto che il modus operandi della setta è praticamente lo stesso e il lettore lo conosce già. Anche gli alleati bianchi quali Levasseur e Scudder non tengono il passo dei vari Morrell e soci ma tutto sommato la sceneggiatura fila e non annoia. Interessanti le figure di Omoro e Juffure, anche se in fondo non vengono sfruttate a pieno, mentre la vera novità che avvalora la prova, è la presenza di Loana, un'affascinante donna di colore (che ricorda vagamente Loa), follemente innamorata del Principe e presumibilmente ricambiata, visto che per la prima volta ci viene mostrato il feroce villain con alcune caratteristiche "quasi" umane; a tal proposito ne è la prova la scena in cui esce disarmato dal rifugio rimproverando Tex di comportarsi in maniera non onorevole, visto che ricatta Omoro facendosi scudo con la donna e in effetti a pensarci bene quell'atteggiamento del ranger l'ho sempre reputato alquanto stonato e fuori dalle righe. Altra scelta narrativa che avrei evitato, la grottesca lotta con gli zombie che sembra richiamare un film horror di terza categoria o il famoso videoclip di Micheal Jackson . Il finale in effetti è il punto debole della storia, reso ancor più inadeguato forse dal veto redazionale all'idea originale che vedeva immolarsi al sacrificio Loana per impedire che una pallottola sparata da Tex colpisse il suo amato. Ci sta che Sergio Bonelli non se la sentì di avallare una scena in cui Tex, sebben involontariamente uccidesse una donna, ma la variante escogitata dallo sceneggiatore è un po' leggerina e ripetitiva. I disegni stavolta furono affidati a Civitelli, ma il grande artista aretino riuscì brillantemente nell'impresa di non far rimpiangere Villa (in pochi sarebbero riusciti in questo compito da far tremare i polsi!), fornendo un'interpretazione del villain molto fedele all'originale e arricchendo le scene clou nelle palude con il suo ricco campionario di puntinati ed effetti a chiaro scuro, che sono sempre una delizia per gli occhi. Per chiudere, faccio notare che dopo la parentesi di "Wild West Show" dove l'attento Boselli aveva modernizzato la figura di Nat Mc Kenneth attribuendogli il più azzeccato ruolo di capo di Polizia di una grande città fluviale, a pochi numeri di distanza, Nizzi riproporrà il vecchio ruolo di sceriffo creato da Gian Luigi Bonelli, e così sarà nei suoi futuri episodi ambientati a New Orleans. Un'occasione sprecata a mio avviso per correggere un'ingenuità bonelliana e garantire un minimo di continuity. Il mio voto finale è 7
  2. Condor senza meta

    [441/442] Springfield Calibro 58

    Prova incolore di Nizzi, che incappa in quello che definirei un vero e proprio passaggio a vuoto. Mi capita di rado di bocciare una storia del mio ranger preferito, tuttavia con quella in questione, non riesco proprio a fare diversamente. L'autore crea un noioso riempitivo che procede stancamente per inerzia su due albi, senza mai spiccare il volo o stupire il lettore. Il soggetto è il classico canovaccio western di comancheros e indiani, ma ciò che più influisce al modesto esito della prova, è una sceneggiatura piatta, prevedibile, priva di colpi di scena e una sequenza di snodi narrativi visti e rivisti. Lo spunto delle carabine di dotazione ai Confederati, che misteriosamente spuntano fra i carri dei comancheros, inizialmente attira la curiosità, ma viene svelato ben presto con un lungo e inopportuno flashback. I nostri passano da un agguato all'altro, seguendo un iter narrativo ben marcato e poco coinvolgente. Anche i villain della storia deludono oltremodo: Kinkaid non appare un cuor di leone e in fondo non sembra mettere molto in difficoltà gli avversari. Anche l'incongruenza finale che lo porta a sparare su Tex e Carson, sebbene poche pagine prima in posizione migliore rinunci riconoscendo di non essere un buon tiratore, fa storcere il muso. Vera Lopez è una maliarda che non lascia il segno, forse anche per la non eccezionale resa grafica di De La Fuente e Syd Ketchum, il più caparbio del gruppo, si rende pericoloso solo grazie a una "piccionata nolittiana" di Tex, che lo lascia libero di agire dopo il loro primo scontro. L'epilogo abusato dell'arrivo della cavalleria che toglie le castagne dal fuoco ai due ranger in difficoltà, è la chiusura del cerchio di un episodio da deporre nella libreria e lasciarlo marcire nell'oblio. Il debutto di De La Fuente sulla regolare è accettabile ma altalenante. Buone le ambientazioni polverose e assolate, un po' meno le caratterizzazioni dei due pard, con un Carson alquanto invecchiato e con la lunga zazzera e un Tex inconsueto e smilzo. Numerose le correzioni redazionali apportate da Monti sui volti del protagonista; a tratti si fatica a distinguere in quale vignetta ci sia il suo tocco e in quale no. Nizzi presumibilmente decise di scegliere un ambientazione simile per il disegnatore iberico, sperando di ripetere l'exploit di pochi anni prima sul brillante texone "Fiamme sull'Arizona" ma essendo il paragone impietoso, mi astengo di aggiungere altro al mio commento. Il mio voto finale è 4
  3. Condor senza meta

    [438/440] Gli Invincibili

    Senza grossi giri di parole, si può liberamente affermare che ci si trova al cospetto di una delle cime più alte del centinaio, nonché della produzione boselliana e della saga in generale. Un episodio dalla liricità ed epicità uniche, che difficilmente sono state eguagliate nella serie. Un Boselli al massimo dell'ispirazione, confeziona una pietra miliare che ancora oggi, a più di due decenni dalla pubblicazione, tiene inchiodati alle pagine e commuove il lettore. Una sceneggiatura magistrale, coinvolgente, esente da cali di ritmo. Perfetta la caratterizzazione dei personaggi, come nella miglior tradizione boselliana, ma se mi è permesso dirlo, in questa prova l'autore supera se stesso e ci dona un parterre di comprimari ricchissimo e ogni sua creazione letteraria contribuisce ad arricchire la storia, che tiene perfettamente il passo del capolavoro del debutto (anche se personalmente ritengo il "Passato di Carson" lievemente superiore). La banda degli irlandesi ci viene apparentemente mostrata come una pericolosa congrega di fuorilegge, ma si percepisce fin dalle prime battute che, dietro quel gruppo di banditi, si celano uomini dalla grande umanità, eroismo e un forte senso di appartenenza alla patria di origine. In tal proposito, magnifica la scena in cui i figli della verde Irlanda intonano al tavolo di Carrasco l'inno irredentista del proprio paese. Un tocco di classe dello sceneggiatore, una scena dalla forte emozione che ancor oggi dovrebbe farci riflettere, in un epoca in cui si parla di barriere e distinzioni geografiche. A voler trovare il pelo nell'uovo, i nostri (con Pat Mc Ryan arruolato per l’occasione) appaiono un po' defilati rispetto agli straordinari protagonisti della vicenda, ma ciò non disturba, anzi! Tex e Carson se la cavano alla grandissima durante il proseguo della vicenda e inoltre, non sottovaluterei la scelta coraggiosa ma azzeccata dell'autore, di farli schierare con la banda, d'altronde come ribadirà nell'epilogo Montales: "Quando non c'è giustizia, l'uomo onesto e d'onore non può che diventare un bandito, un ribelle!" Chapeau; anche questa frase ha un peso specifico enorme, oggi più di ieri! Splendida la figura di Shane, un eroe patriottico dalla grande abilità e coraggio. Boselli gli dedica un melodrammatico epilogo da Oscar. Molto ben riuscita anche la figura di Kelly, un uomo molto legato ai ricordi della terra natia, ma non scherzano a carattere nemmeno Halloran, Pagan, Watts, Tommy Gunn, Karim. Mica facile riuscire a creare in una sola storia, così tante figure che penetrano nel cuore e nella memoria del lettore. Menzione a parte merita Hutch: notevole l'idea di inserire un amico d'infanzia di Tex. Il rapporto di falso odio-immenso rispetto tra i due si dipana per tutta la narrazione ed è logico che Boselli abbia recuperato un simile personaggio nella regolare e presumibilmente, lo farà muovere anche sulla nuova serie "Tex Willer". Ciò che si può definire un'intuizione felice! Non male pure la caratterizzazione degli antagonisti. Carrasco e l'austriaco Herzfeld sono coerenti nelle loro posizioni e quindi indignano nel giusto, questione diversa per il codardo Danny: il suo tradimento nei confronti dell'amico è una frustata che fa stringere i pugni dallo sdegno. Magnifica l'empatia fra Boselli e Marcello, la loro intesa è un ulteriore valore aggiunto alla storia e il compianto disegnatore sfodera una prova grafica di tutto rispetto, a tal punto che non riuscirei a immaginare disegni diversi per una simile sceneggiatura. Tanto di cappello dinanzi la complicatissima realizzazione del terzo albo, ricco di azione, sparatorie, dinamismo e adrenalina pura, rappresentato alla perfezione dell'artista. P.s.1 Suppongo sia un piccolo refuso: quando Tex mostra ai Rurales il lasciapassare del governatore Montales, nomina lo stato di Sonora ma il fido amico messicano, dovrebbe essere una carica istituzionale del Chihuahua. P.s.2 A inizio episodio Carson asserisce di esser tornato dal Nevada, dopo una visita a Lena e Donna che nel frattempo hanno aperto una locanda: interessante la continuity abbozzata da Boselli, visto che una simile affermazione del vecchio ranger fungerà da preludio all’episodio di Jack Thunder. Il mio voto finale è 10
  4. Condor senza meta

    [435/437 ] Wild West Show

    Il sodalizio tra Boselli e Letteri proseguì con questa pirotecnica storia che vide il ritorno di un nemico "particolare" del calibro del Maestro e la seconda apparizione sulla saga di Buffalo Bill e il suo celebre Wild West Show. Purtroppo è doveroso ammettere che, se da un verso la collaborazione dell'attuale curatore con Marcello portò a una simbiosi ideale per creare episodi indimenticabili in quel periodo, con Letteri, giunto mestamente sul viale del tramonto, gli esiti furono diametralmente opposti. Come già successo con la precedente "Terrore a Silver Bell", il comparto grafico non aiutò a far spiccare la sceneggiatura, anzi a mio avviso, tendette spesso a danneggiarla. Un'ambientazione cittadina simile, affidata a un Civitelli avrebbe lasciato il segno, cosa che purtroppo non riuscì all'ormai stanco e spremuto Letteri, giunto a pochi passi dal varcare il confine dell'idoneità sulla regolare. La trama fila via che è un piacere, ritmo serrato e molte originalità stilistiche di un Boselli alquanto fantasioso e innovativo. A dire il vero la figura del Maestro, scienziato folle prestato al male, non mi fa tanto impazzire ma la spruzzata di originalità sulla saga non guasta. Non mancano alcune forzature quali i prototipi di armi create "dall'Hellingen texiano" e l'improbabile scoperta di miniere di zolfo nascoste sotto New Orleans, note solo al villain della storia. Licenze narrative al limite per la serie ma che in fondo si accettano, visto l'esito molto avvincente dell'episodio. Non brillano eccessivamente i comprimari, nessuno all'altezza del loro capo e decisivi nel fallimento del piano criminale. Ladykiller poi, che vagamente mi ricorda il gigante buono del "Miglio Verde", sarà un prezioso alleato dei nostri nel momento topico dell'azione. Molto adrenalinico il finale, rovinato un po' dall'improbabile scena dell'imboscata al fiume con tanto di lancio di coltelli e "winchester magici" e impermeabili. Tutti fattori che contribuiscono a mio avviso a rivedere un po' al ribasso la valutazione finale della prova boselliana, non di certo aiutata dal fatto di precedere un gioiello narrativo di tutt'altra caratura del medesimo autore. Molto più plausibile rispetto alle storie di G.L.Bonelli, la figura di un Nat Mc Kenneth a capo di un corpo di Polizia in una grande città come New Orleans, anche se la metodologia troppo scientifica e moderna che arriva pure a citare il "Modus operandi" l'avrei evitata. Il Tex Boselliano è duro come il granito, ma molto più taciturno e riflessivo rispetto alla media, aspetto caratteriale che spesso lo porta a farsi rubare la scena, ma di contraltare la figura di Carson risulta molto ben rivalutata. Omettendo l'accennata e improbabile liasion con la giovane Annie, ciò che più apprezzo del vecchio cammello boselliano è la sua intraprendenza decisionale e soprattutto il coraggio con cui si mette in azione, senza tanti brontolii e reticenze divenute seriali nelle ultime prove nizziane. Il mio voto finale è 7
  5. Condor senza meta

    [431/435] La Strage Di Red Hill

    Sulla opinabilità dei giudizi mi sono espresso tempo or sono su un altro commento e non mi va di ripetermi; "ogni testa fa il suo tribunale" si dice dalle mie parti e concordo perfettamente con questo saggio modo di dire. Per l'episodio in questione, leggendo i commenti di chi mi ha preceduto, si passa dal capolavoro al noioso polpettone. A mio avviso il giudizio dovrebbe attestarsi pressappoco al centro delle due definizioni, visto che non reputo affatto un capolavoro la storia di Nolitta ma definirla un polpettone, sembra quanto meno ingeneroso per il compianto autore. Chi ha avuto modo di leggere i miei precedenti commenti, saprà già che il sottoscritto non ami in maniera particolare il contributo di Bonelli jr sulla saga del ranger e quest'ulteriore maratona narrativa, diluita abbondantemente su quattro albi circa, non aiuta a mutare il mio punto di vista. Ma procediamo passo passo. In primis bisogna ricordare con tristezza che l'episodio dei wolfers rappresenta un doppio commiato: sarà l'ultima fatica (non conclusa e portata a termine dal vecchio allievo Ticci) dell'immenso Giolitti; un fuoriclasse approdato troppo tardi nella squadra texiana. Che peccato! Purtroppo sarà pure l'ultima sceneggiatura intera di Nolitta, visto che la seguente "Golden Pass" vedrà con la sua firma solo il preludio del primo albo. Il soggetto come di consueto non è male, però a mio modesto parere viene dilungato all'esasperazione per raggiungere il ragguardevole numero di pagine finale. Troppe scene evitabili, lungaggini inopportune, dialoghi troppo verbosi e a tratti noiosi disturbano non poco lo sviluppo della trama. Strana la scelta di tagliar fuori immediatamente Tiger e il giovane Kit dalla scena, da orticaria il continuo richiamo all'alcool del vecchio Carson, che sembra per l'occasione essere fuggito da una clinica di recupero di alcolisti anonimi. Alcuni passaggi risultano forzati, vedi il costume indiano di Tex indossato all'inizio che, nell'intenzione dell'autore, dovrebbe servire a non farlo riconoscere dal perfido Jason, ma solo un miope poteva far peggio del villain. Pure la scelta di Tex di far assaltare il forte dai Sioux di Ska - Wom Dee, con il senno di poi risulta deleteria per i poveri indigeni. Dopo aver praticamente tolto le castagne dal fuoco ai due pards che si limitano a gingillarsi col cannoncino sugli spalti, pagheranno cara la brillante azione, con ingenti perdite umane e infine il foglio di ben servito dalle autorità canadesi, che li rispediscono indietro come un indesiderato pacco postale e i nostri zitti ad accettare questa colossale ingiustizia. Ci sta che anche Tex debba fare i conti con la storia propriamente detta e purtroppo gli indiani sono gli sconfitti, ma una reazione così passiva e silenziosa a un'assurdo trattamento, causato da un enorme errore di valutazione di Aquila della Notte, mi stona non poco. Tex nella sua concezione non si è mai tirato indietro a mostrare le unghie contro gli eserciti e spendere se stesso pur di limitare i danni del Popolo Rosso. Un simile finale crepuscolare, sebbene molto a effetto, sembra più parkeriano che texiano. Nota positiva, l'insolita ma valevole caratterizzazione che Nolitta fornisce a Jim Brandon, paradossalmente il buon Sergio nelle sue storie fa fare il salto di qualità alla Giubba Rossa e solo Boselli nel capolavoro "Nei Territori del Nord-Ovest" riesce forse a far meglio. L'idea di un ligio militare che non lesina a sviare di tanto in tanto i regolamenti pur di ottenere la vera giustizia, lo rende molto interessante. Pure Jason si rivela un personaggio molto interessante e un valido antagonista con un metro di pelo sul cuore. Capitolo grafico: Giolitti fino all'ultima sua tavola mantiene un livello ottimo, magari opinabile per ciò che riguarda i primi piani di Tex, ma splendido per dinamicità e sfondi. Il passaggio di consegna con Ticci, ovviamente si nota ma non lo reputo una tale tragedia. Poi con il senese così ispirato, si accetta tutto. Ho curiosamente notato che alcune tavole di Ticci sono state inserite nella parte ancora illustrata dal disegnatore romano; non credo siano state ridisegnate per carenza di esito, suppongo invece che Nolitta abbia aggiunto delle correzioni in corsa alla sua sceneggiatura, dopo il passaggio di consegna per fini narrativi. Sembrerebbe che la fibbia navajo serva solo a far riconoscere Brandon ai nostri durante la spedizione mascherata al deposito dei mercanti; chissà forse inizialmente l'autore aveva altre idee in proposito. Pure la sequenza in cui i nostri apprendono dai due indiani salvati l'arrivo di Ska-Wom Dee in Canada, sembra essere stata aggiunta in secondo momento. Prova ne è il siparietto troppo allungato di Carson alle prese con il liquoraccio distillato dai wolfers. Che Nolitta abbia rivoluzionato la trama in corsa con l'innesto dei Sioux? Magari qualcuno dei forumisti, meglio informato, può togliermi questa curiosità. Il mio voto finale è 5
  6. Ho preso una cantonata e chiedo scusa. L'idea del soggetto l'ho scritta di getto e non mi son preso la briga di ricontrollare la storia. Non la leggevo da tempo e la scena della caduta dell'Artiglio nero nel foro della sala tortura, mi è completamente caduta di mente. Ahi ahi ahi perdo troppi colpi mi sa, ultimamente sfodero un errore dietro l'altro.
  7. La perfida Ah-Toy, dopo anni di oblio rinchiusa in un penitenziario sulla Costa dei Barbari, riesce, grazie al suo ancora notevole peso specifico nel mondo criminale, a riallacciare le sue trame ed evadere, avvalendosi di un nugolo di guardie penitenziarie corrotte. Pur di non lasciar tracce compromettenti alle spalle, decide di far eliminare tutti coloro che favoriscono la sua fuga e aggiungere come colpo di teatro, il sacrificio in stile “Ley de fuga” del suo ex braccio destro Lao-Tan, vecchio alleato ormai divenuto scomodo. Tornata in libertà, la pericolosa maliarda recupera il suo ruolo di leader nella thong di San Francisco e, oltre a rimettere in piedi le sue fruttuose attività criminali, smania dalla voglia di vendicarsi di Tex e Tom Devlin. Ha così inizio il suo piano di rivalsa, atto a eliminare il capo della polizia e attirare i pards a Frisco per completare appieno la vendetta. La trappola scatta quando l’Alameda viene dato alle fiamme da misteriosi banditi. Mike Tracy viene dato per disperso nel rogo e Tom Devlin, avviate le indagini, cade nel trabocchetto che porta al suo rapimento. Giunti a San Francisco Tex e i tre pards, ignorando l’identità del pericoloso nemico da fronteggiare, apprendono tristemente le cattive nuove e si attivano subito per individuare il bandolo dell’intricata matassa. Sam Brennan, l’unico che potrebbe aiutarli, grazie a una soffiata dagli ambienti della malavita, rimane vittima di un agguato della thong e versa in coma lottando fra la vita alla morte. Brancolando nel buio Tex e soci inizialmente sono in balia delle macchinazioni della perfida Ah-Toy, che portano all’ulteriore passo dello studiato piano che prevede la cattura di Tiger e il giovane Kit. Ottenendo il prezioso aiuto di Lefty Potrero e i suoi atleti, Tex e Carson non demordono e dopo varie peripezie scoprono con sollievo che Mike è ancora in vita ma è costretto a nascondersi per sfuggire alle ritorsioni della banda cinese e Tom Devlin è incatenato in un sotterraneo nel quartiere cinese. Partendo al contrattacco, i nostri trovano un prezioso e inatteso alleato sul loro cammino: il vecchio nemico Lao Tan, che miracolosamente salvatosi dall’agguato durante l’evasione, pur di vendicarsi dell’infido tradimento della sua ex socia, decide di saltare la barricata e schierarsi con i pards. Dopo pirotecnici scontri nei cunicoli del quartiere cinese, Tex e alleati, riescono a liberare Devlin, Tiger e Kit e a sconfiggere la perfida nemica, che nel tentativo di darsi alla fuga, vedendosi inevitabilmente battuta per la seconda volta, precipita tra i miasmi della fogna pullulante di famelici topi. L’episodio si chiude con la buona notizia dell’uscita dal coma del simpatico Sam Brennan e con i nostri intenti a festeggiare la buona riuscita dell’impresa.
  8. Condor senza meta

    [705/707] La maschera di Cera

    Giusto ggaaco, anche il sottoscritto ha preso un abbaglio . Ammetto che la storia della Mesa Verde l'avevo rimossa dalla memoria. Chiudo il breve OT, complimentandomi con Barbanera per le sue doti di fantasioso soggettista. Non è una soddisfazione da poco!
  9. Condor senza meta

    [705/707] La maschera di Cera

    Giusto pard per ciò che riguarda la statura, ma Mac Parland apparve la prima volta nella storia dell'Asso di Picche (Albi 37-38) e fu una creatura di G.L. Bonelli e non di Nizzi. E' pur vero che sarà proprio Nizzi a utilizzarlo più volte nelle sue storie e valorizzarlo meglio, ma anche in questo caso fu un abile recupero di un personaggio già esistente sulla saga.
  10. Condor senza meta

    [430/431] Gli Uccisori

    Usando il gergo ciclistico, sono storie come questa che mostrano di quanto Nizzi fosse al "gancio" dopo più di un decennio di scatti e volate vincenti. Uno spunto originale, due villain odiosi e cinici convinti di poter fare i padreterni grazie alle tasche piene di grano, una caccia diabolica e un Tex deciso a difendere gli amici vittime di un cosi cinico disegno, rappresentano un buon punto di partenza per far bene e infiammare il pubblico assiepato ai bordi della strada, ma giunto sul momento clou, l'autore accusa la stanchezza, si pianta sui petali e si fa respingere dalla montagna. Chiusa la similitudine ciclistica (forse cara al mio conterraneo Nibali, meno ai pards del forum), torno a esprimere le mie considerazioni sull'episodio. In controtendenza rispetto alla sue provi recenti, in cui soggetti poco originali venivano quantomeno valorizzati da accettabili sceneggiature, il buon Claudio spreca l'idea di base con una costruzione scenica non all'altezza, affrettata e segnata da snodi narrativi non sempre validi. Ho accennato alla buona caratterizzazione (iniziale) dei due ricconi Inglesi, ma in contraltare appaiono proprio dei pivellini con la segatura nel cervello Bill Baxter e soci. Cadere in una simile trappola è un'offesa all'ingegno umano e Tex si trova costretto a difenderli come dei bimbi indifesi presi d'assalto da un gruppo di coetanei bulli. Altro snodo narrativo stonato, già fatto abbondantemente notare dai forumisti prima di me, l'assurda sparatoria in cui i due folli banchieri, non fanno nemmeno il solletico ai nostri, dopo che all'inizio vengono mostrati ai lettori come due tiratori micidiali capaci di stendere un nemico a mezzo chilometro di distanza. Ora, capisco che l'autore volesse accrescere il valore degli antagonisti per renderli degni dello scontro con Tex, ma una volta presa questa scelta narrativa non puoi uscirtene con una scena finale così incongruente. Anche la loro eliminazione è troppo rapida e senza appeal, un epilogo così fa rimpiangere che la storia non sia stata chiusa dopo l'arresto dei villain. A proposito, a mio avviso è assurda la scelta di fuggire alla chetichella, evitare ritorsioni contro i nemici addormentati e all'alba suonargli la sveglia dalla rupe. Passi lo spirito sportivo, ma dopo il rincrescimento per il trattamento ricevuto da Tex, un minimo di cattiveria in più da parte di due vermi simili era più plausibile. Forzata pure la figura dell'Apache, che sacrifica (non si sa bene il perchè) la sua vita per due razzisti che, a conti fatti, non credo che avessero riflettuto due volte a prenderlo di mira per divertimento, una volta finita la caccia. Solo la stanchezza può giustificare tutte queste "stecche" che pesano oltremodo sull'esito finale. Un vero peccato, visto che c'erano tutte le premesse per fare bene. Monti da buon "gregario di lusso", si fa in quattro con disegni possenti e dinamici, per tirare il boccheggiante "capitano" Nizzi su per le rampe della salita per limitarne il gap, ma a tratti appare sprecato il suo lavoro per un riempitivo simile. Il mio voto finale è 5
  11. Condor senza meta

    [428/429] I Lupi Del Colorado

    Grazie Ymalpas, le tue chicche texiane, corredate da interessantissimi retroscena e curiosità, sono preziosissime per noi appassionati. E' sempre un grande piacere confrontarsi con utenti così preparati in materia; è un modo ottimo per arricchire il proprio bagaglio di conoscenza texiana.
  12. Condor senza meta

    [428/429] I Lupi Del Colorado

    La quiete dopo la tempesta. Ovviamente per “tempesta”, alludo alla conclamata crisi creativa che afflisse Nizzi nei primissimi anni novanta, parzialmente messa alle spalle nell'epoca in cui uscì l'albo in questione. Purtroppo l'esplosiva verve degli anni migliori rimase solo uno sbiadito ricordo, tuttavia l'autore, con mestiere, riuscì a gestire inizialmente in qualche modo la sua flessione. Ne usciranno episodi simili a "Lupi del Colorado", lineari e senza eccessivi sussulti, ma comunque leggibili. Ciò che si nota palesemente rileggendo storie simili, le difficoltà dello sceneggiatore nel creare soggetti originali e avvincenti: pur di portare a casa il risultato, si attinge abbondantemente a spunti e situazioni già usate dai predecessori, nel caso specifico le similitudini con "Gilas" sono al limite del plagio. Nizzi mescola con sapienza le tessere del suo puzzle, ma l'impressione del già visto salta subito all'occhio e non bastano dei dialoghi ancora buoni e una sceneggiatura passabile, per far elevare un episodio alquanto scontato. Mi duole dirlo, essendo un fan dichiarato di Nizzi, ma la sua parabola discendente era già iniziata, resa ancor più netta e visibile dalla concomitante (e travolgente!) ascesa boselliana, forte di una freschezza e originalità agli antipodi. L’episodio non è da bocciatura a mio avviso, ma non appassiona più di tanto: procede per inerzia e non stuzzica la fantasia del lettore, visto che le situazioni si mostrano prevedibili. Kit si ritrova di nuovo al centro dell’azione, ma stavolta non brilla come nella precedente occasione. Pure l’amicizia col giovane Kimball, rischia di essere un po’ ingigantita, stucchevole e poco plausibile. Il bandito alla fine fa la figura dell’ingenuo con le fette di salame sugli occhi e pure il piano di riabilitazione offertogli da Kit, fa acqua da tutte le parti. Non convince nemmeno il resto della banda: Kevin Kimball viene dipinto come un dritto pericoloso, ma lascia poco il segno e si fa giocare come un piccione. Anche la sua leadership è meno salda e meritata di quello che si vuol far credere, visto che paradossalmente si mostra molto più sveglio e deciso il suo sottoposto Gus Morton. Solo un’apparizione per Carson e Tiger, ma in compenso Tex si districa bene e risulta risolutivo, rubando la scena a un Kit Willer propositivo, ma un po’ appannato. Scontata e prevedibile la scena in cui il giovane rampollo infiltrato viene riconosciuto da uno dei banditi. Mi pare poco plausibile che nessun scampaforche in un villaggio di latitanti non abbia mai visto o avuto a che fare con il quartetto dei ranger, ormai all’epoca della narrazione, celebre più dei Beatles. Quanto meno Kit avrebbe dovuto camuffarsi, che so, con una fitta barba, i capelli rasati, un abito diverso. Niente: come un Superman o Batman qualsiasi, il nostro non rinuncia alla sua divisa e pretende che nessuno lo riconosca! Personalmente questi spunti potevano andar bene agli arbori, ma poste adesso, suonano come leggerezze o passaggi narrativi poco funzionanti. Fusco se la cava sempre egregiamente col suo possente stile. Nessuno riesce meglio a dipingere banditi con brutte grinfie e alquanto pittoreschi. A tal proposito mi pare di aver letto, che originariamente la storia dovesse portare la firma di Nadir Quinto per un Texone, ma l’esito del disegnatore giunto al tramonto della sua esistenza, non fu ritenuto pubblicabile dalla redazione, che affidò al veterano Fusco il compito di ridisegnare in toto tutta la storia. Il mio voto finale è 5
  13. Condor senza meta

    [425/428] Yucatan

    Non ci è dato sapere quale aspettative avesse Nizzi con l'episodio in questione: dato il notevole numero di pagine, la presenza del Morisco e l'ambientazione atipica verrebbe da credere che l'autore avesse in mente di gettare sul banco un poker per stupire i lettori, tuttavia, secondo il mio modesto giudizio, alla fine il suo si rivelerà un bluff e non porterà che una misera "doppia coppia"! La storia è leggibile e, soprattutto nelle prime parti, molto coinvolgente, purtroppo però si sgonfierà notevolmente nel proseguo. Verosimilmente c'era da auspicarsi un'avventura carica di colpi di scena e adrenalina nell'esotico scenario dello Yukatan, ma purtroppo una palese stanchezza, depotenzia la sceneggiatura e rende l'esito finale poco originale e alquanto noioso. Se l'intenzione era quella di lasciare il segno, l'obiettivo fu bucato su tutta la linea. Il soggetto pare rimarcare l'idea di G.L. Bonelli nel ritorno di Yama sulla saga, con degli usurpatori bianchi che sfruttano le credenze dei Maya per i loro loschi obiettivi, comunque se già allora convinse poco il temibile stregone, figurarsi quanto possa impressionare uno scienziato folle, manovrato dai suoi perfidi assistenti. Tutto appare troppo facile in fin dei conti: l'arrivo nello Yukatan senza patemi seguendo la compromettente traccia lasciata da uno sciagurato capitano Raga, pure il rinvenimento del covo dei banditi risulta semplificato dal colpo di fortuna del Maya attardato. Se non fosse per Tex, che si complica la vita in due atti di grande generosità, prima nel canale dell'alligatore e poi nel cenote lottando con la terribile anaconda (anche il serpentone richiama a una vecchissima avventura scritta da Bonelli Senior) sembrerebbe una semplice gita nel Messico tropicale. Pure sottotono il Morisco, che si riscatterà alla fine con un'improbabile ipnosi collettiva. Trovata a effetto ma un tantino forzata. Non pervenuto Carson e ingiudicabile Montales, che andava sfruttato meglio; il suo breve cameo nella storia a questo punto risulta inutile ed evitabilissimo. Tirando le somme, Nizzi partorisce il proverbiale topolino da una montagna; ottiene una salda sufficienza ma non esalta affatto, tanto è vero che l'episodio cade facilmente nel dimenticatoio e incide meno di un riempitivo. Buona la prova di Marcello, che si districa abilmente nello scenario esotico che fa da sfondo alla storia. Seconda e ultima sua collaborazione con Nizzi, dopo "Yukatan" infatti il disegnatore verrà affidato esclusivamente alle cure di Boselli e il duo sparerà cartucce d'oro di ben altra caratura, che colpiranno nel segno l'immaginario dei lettori texiani. Il mio voto finale è 6
  14. Condor senza meta

    [423/425] L'uomo Senza Passato

    Dopo alcune prove opache, Nizzi pesca il Jolly dal mazzo e sfodera un episodio degno del suo miglior periodo. Si potrà pure far notare che il soggetto gli fu suggerito da Villa, ma ciò non toglie che l’autore modenese cesella una sceneggiatura molto avvincente e l’esito finale è un piccolo gioiello. Il fatto che sia il giovane Kit al centro della scena, rappresenta già una piacevole novità, poi l’intreccio che porterà alla sua amnesia e all’innamoramento con la splendida Fiore di Luna, renderà originale e interessante la storia. Peccato solo per un finale un po’ troppo affrettato, che non sviluppa a pieno il recupero della memoria di Piccolo Falco e non valorizza l’atipico duello fra padre e figlio, tuttavia la commovente morte della giovane squaw e la sequenza strappalacrime nei titoli di coda, è di gran classe. A tratti sembra di rivedere alcuni snodi narrativi simili ad altre celebri storie come “Furia Rossa”, “Sioux”, il “Ponte tragico”, “Il giuramento” e si assiste a scene molto ben scritte come il duello con Joe Galvez e la gara di abilità Utes (che mi ricorda vagamente la nolittiana sfida con Cruzado). Molto ben strutturate le caratterizzazioni di Naso Piatto, Fiore di Luna e Falco Nero. Un po’ meno convincente Simon Gentry ma tuttavia nell’economia della storia, funziona molto. Non manca qualche origliata di troppo, ma nel complesso non inficia eccessivamente il proseguo della narrazione. Molto ben sceneggiate le scene dell’innamoramento tra Kit e Fiore di Luna, che ci mostrano un Nizzi che sembra essere tornato nel suo periodi di massimo splendore. Il comparto grafico dell'immenso Villa è strepitoso! Una prova magistrale; un capolavoro grafico contraddistinto da sfondi paesaggistici da urlo e dinamismo straordinario. Splendide le sequenze della scazzottata iniziale nel saloon, il duello fra Tex e Galvez e l’agguato di Flagstaff. Inquadrature perfette, panneggi strepitosi, ottimi anatomie e studio della luce e delle ombre impeccabile. Ma ciò che davvero lascia a bocca aperta è la superlativa espressività dei personaggi. Villa riesce a far recitare in modo unico le sue creature, a tal proposito basta vedere le straordinarie espressioni di Tex appena riceve la notizia che il corpo del figlio non è ancora stato trovato, il viso intriso di dolce compassione di Carson dopo un colloquio con il fraterno amico in merito al presentimento che il giovane Kit sia ancora in vita o il dolore stampato tra i lineamenti di Tiger, durante la sua tortura. Molto toccante pure la resa visiva della scena finale con la tristezza impressa nel volto di “Piccolo Falco”, ma potrei continuare a oltranza, visto che il titanico disegnatore sforna a ogni vignetta delle autentiche gemme grafiche. Non vedo l’ora di poter apprezzare il suo texone, e spero che la casa editrice si decida al più presto a sgravarlo di impegni extra, per dargli il tempo di tornare sulla serie regolare con più frequenza: fuoriclasse simili vanno sempre schierati ed è quasi un sacrilegio dover aspettare decine di anni fra una apparizione e un’altra. Sarebbe stato logico in passato far giocare Maradona solo in nazionale o Van Basten solo nelle partite di coppa? Il mio voto finale è 9
  15. Condor senza meta

    [420/422 ] La Minaccia Nel Deserto

    Seguendo la regola del noto modo di dire “non c’è due senza tre”, la terza prova di Boselli avrebbe dovuto mantenere gli stessi livelli (elevatissimi) delle due storie che la precedettero, ma non fu esattamente così. Sia ben chiaro, l’episodio non è affatto male, anzi ricordo che da ragazzino mi appassionò parecchio, tuttavia è innegabile che non regge il confronto con i precedenti. Per l’occasione l’autore rispolvera un’idea affine alla vena soprannaturale Bonelliana e la sviluppa con molta abilità, rendendo la sceneggiatura molto avvincente e carica di suspense. Bisogna dare merito a Boselli per come riesce a gestire l’evolvere della narrazione, tenendo il lettore sulla corda fino alle ultime tavole, grazie a molti colpi a effetto e dialoghi brillanti, però non si può far a meno di notare alcuni aspetti un po’ troppo sui generis che caratterizzano il bizzarro soggetto. Lo sceneggiatore sforna un pepato sufflè in salsa fanta-horror, mischiando vari ingredienti non del tutto originali sulla saga. L’idea di un contagio misterioso derivante dalla caduta di un meteorite, richiama al rosso fiore della morte di Bonelliana memoria; i batteri “killer” fanno indubbiamente pensare alla prima storia del “Maestro”, così come pure il rinsecchimento delle vittime fa rievocare i “vampiri vegetali” della storia col Morisco. Boselli di suo, ci aggiunge una contaminazione vampiresca molto fantasiosa e avvincente, ma il mix finale tirando le somme appare un po’ forzato e a tratti confusionario. Anche le trovate dell’invulnerabilità alle pallottole dei corpi contagiati, gli occhi fosforescenti, il “tallone d’Achille" dei mostri consistente nel colpire la testa (mi si perdoni il gioco anatomico di parole), o la lingua aliena pronunciata dallo stregone Papago, seppur molto suggestive, aumentano l’idea di una pietanza resa acre dall’aggiunta di molte spezie. Non aiutano ad amalgamare il tutto nemmeno i disegni di un decadente Letteri. Il declino di tratto dello stanco disegnatore è palese, tuttavia bisogna pure dir che un simile soggetto andava affidato a un artista più “splatter” e dark (come un recente Bocci per fare l’idea), capace di rendere più coinvolgenti e “paurose” le scene cardine del thriller. Le deformazioni del ventre dei contagiati con tanto di aghi erettili, a mio avviso necessitavano una cura più attenta e mostrarsi più ripugnanti rispetto all’esito molto sempliciotto ottenuto dal disegnatore romano; anche le espressioni degli “zombie alieni dagli occhi rifrangenti” incutono poco timore e purtroppo le costruzioni del trading post all’inizio, e del paese in seguito, appaiono molto elementari e quasi naif per la serie regolare. Purtroppo anche i grandi artisti non scappano alla legge naturale dell’invecchiamento. Il mio voto finale è 7
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