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TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

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Info su Condor senza meta

  • Rango
    Quasi scrittore
  • Compleanno 06/09/1979

Informazioni sul profilo

  • Sesso
    Maschile
  • Nome reale
    Antonio

Io e Tex

  • N° 1° Tex che ho letto
    311
  • Pard preferito
    Kit Carson
  • Personaggio favorito
    Jim Brandon

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  1. Condor senza meta

    [347/349] Zhenda!

    Una delle più ricorrenti scelte narrative di Nizzi, fu quella di ripescare per le sue sceneggiature personaggi (Gbonelliani e non) già apparsi sulla serie. Nell'epoca in cui si accingeva a dare alle stampe l'episodio in questione, aveva già rispolverato in rapida sequenza nel giro di poche decine di albi, antagonisti del calibro del Carnicero, Proteus, Manuel Pedrosa e a breve avrebbe ridato lustro al capitan Barbanera. In tempi più recenti l'abitudine è rimasta, ma i risultati, purtroppo, sono via via andati scadendo. Chiusa la premessa, bisogna ammettere che optare per il ritorno di Zhenda sulla serie, appare oggi come una lieve forzatura. L'orripilante strega non aveva del tutto incantato già nel suo debutto con Bonelli e Galep, e in fondo era difficile trovare uno spunto di soggetto originale che la riguardasse. Infatti, sebbene l'abile sceneggiatore riesce a tirar fuori una storia di tutto rispetto, le motivazioni che spingono ad agire il "demonio in gonnella" risultano l'esatta fotocopia della storia che la precede e lo stesso Sagua (sarà poi davvero il cognato di Tex?), torna a essere rappresentato come una personalità troppo ambigua e poco convincente a mio avviso. L'incipit è molto brillante e ricco di tensione, a me ricorda, con le dovute proporzioni, le scene iniziali della celebre storia del Diablero scritta dal grande Bonelli. Tutto sommato il ritmo narrativo si mantiene accettabile per tutto il corso della storia e molte scene meritano di essere ricordate: la sparatoria contro i mercanti di armi al soldo di Walcott a esempio o il particolare agguato alla Roccia del Corvo, con l'inusuali armi dei Sinaguas che spiazzano inizialmente i nostri. Proprio la presenza dell'ennesimo popolo primitivo scoperto per caso dai villain e divenuto complice dopo essere soggiogato, non mi fa tanto impazzire come idea, molto più caratterizzato invece l'avido Koster, che, sebbene detesti la strega, conta di sfruttarla per arricchirsi; peccato per lui che i piani finiranno contro una pallottola sparata da Tiger. Ero già a conoscenza del fatto che Nizzi, non del tutto soddisfatto delle "innocue grinte" con cui Civitelli disegnò i Sinaguas, si vide costretto a mutare il finale, invece apprendo solo adesso leggendo il commento di Ymalpas, che le vignette in flashback non sono copie delle originali di Galep, bensì una riproduzione certosina del disegnatore aretino, che riesce a imitare alla perfezione lo stile dell'illustre precedessore. Che bello questo forum, si riesce sempre a scoprire qualcosa di nuovo! . Ritornando al finale, ammetto che delude un po', vuoi per la poca attinenza col soggetto della scena negli abissi del Gran Canyon con tanto di mostruosi varani e foresta tropicale sotterranea di Verniana memoria, sia perchè risulta troppo rapida l'arresa di Zhenda, che come giustamente fa notare pure Carson nelle ultime vignette, se la cava pure a buon mercato, in fondo. Dopo più di due albi di azione e trappole, si poteva escogitare qualcosina di meglio. Molto belli i disegni di Civitelli, forse non del tutto adatti alla tematica dark dell'episodio, ma estremamente puliti ed espressivi. Era evidente di quanto stesse raffinando il suo stile in quel periodo e cominciarono ad apparire pure i primi effetti di chiaroscuro; una sperimentazione che lo porterà con gli anni, a raggiungere una qualità grafica eccelsa. I suoi puntinati, li adoro letteralmente! Il mio voto finale è 8 P.s. In una rubrica di posta su TuttoTex, qualche anno dopo l'uscita degli albi, Sergio Bonelli ammise una potenziale inesattezza commessa da Nizzi in sceneggiatura, quando definì pantere nere le sanguinarie belve ammaestrate da Zhenda. Qualche lettore di allora tramite lettera (come cambiano i tempi! ) fece notare che fosse stato più corretto descriverle come giaguari neri e l'editore, sempre molto attento alle segnalazioni, ne parlò nella rubrica e chiarì la questione, citando pure un testo specifico da lui posseduto. Un semplice pourl parler nostagico il mio, che poco influisce nella valutazione finale, ma ci fa capire come la rivoluzione copernicana di internet, abbia radicalmente cambiato il mondo e la vita di tutti i giorni.
  2. Condor senza meta

    [343/346] I Predatori Del Grande Nord

    Ogni escursione dei nostri nel grande nord, ha sempre rappresentato una variopinta girandola di emozioni, epiche avventure e divertimento allo stato puro. Anche Nizzi, giunto in piena forma creativa, non poteva esimersi di ambientare una sua storia in questi incantevoli scenari. “I predatori del grande nord” è un episodio a dir poco scoppiettante, che riesce a mantenere una nitida brillantezza narrativa lungo la ragguardevole durata di tre albi interi. Se non fosse per un finale un tantino affrettato, avremmo potuto etichettarlo come uno dei capisaldi nizziani sulla saga; tuttavia il valore rimane notevole e, a mio avviso, rappresenta, assieme al texone ”L’ultima frontiera”, la trama “nordica” migliore composta dallo sceneggiatore di Fiumalbo. L’episodio getta le sue fondamenta su un ben architettato complotto politico, atto a sabotare la realizzazione di una linea ferroviaria in Canada. Appena l’ingegnere Stanford, incaricato dei rilievi topografici dei luoghi, scompare assieme alla sua spedizione guidata da Gross Jean, il colonello Brandon non esita a convocare il quartetto completo di amici, per farsi aiutare nelle difficoltose indagini. Ha inizio così un’avventura fiume scandita da scene memorabili, ritmo narrativo serrato e deliziosi siparietti ironici, utilissimi a mantenere alta l’attenzione del lettore senza stancarlo troppo lungo la miriade di tavole. L’agguato presso le rapide del Red River e la successiva scalata da alpinista puro di Tex lungo la scoscesa rupe per sorprendere i Piedineri e rompere l’assedio, aprono una serie di sequenze e colpi di scena, davvero funzionali e memorabili. Ottima la caratterizzazione del criminale Lou Caudill, un’astuta pedina nelle mani dei congiurati che riuscirà più volte a mettere in seria difficoltà i nostri. Ma non mancano altri personaggi interessanti, anche minori, che infarciscono la sceneggiatura e si rivelano azzeccati nei vari snodi narrativi. Jean Morisse, il tirchio capitano Tanakis, il simpatico sergente Wilding, l’infido maneggione Jenkins, la povera ”cuore infranto e occhio nero” Tenera Betulla e altri che al momento mi sfuggono, rappresentano un ricco campionario di comparse ben delineate, che innalzano di molto il valore stilistico della prova di Nizzi. Un continuo susseguirsi di azione e tranelli, il tutto ben descritto da dialoghi freschi e infarcito da ottima ironia, rendono appassionante e divertente la lettura. Merita uno speciale plauso il grande Fusco che, negli episodi ambientati nel grande nord, ci sta come il cacio sui maccheroni. Il suo personalissimo tratto si presta perfettamente per gli scenari e le tematiche dell’episodio e rappresenta un autentico valore aggiunto. Curioso l’aneddoto narrato da Nizzi, che all’arrivo a Winnipeg dei nostri, confida di essersi perso per strada Tiger, infatti per parecchie tavole il povero Navajo scompare dalle vignette, senza che nemmeno il disegnatore ci presti caso; si riuscirà comunque a ovviare all’errore, giustificandone l'assenza col pretesto della sistemazione dei cavalli. Molto esilarante inoltre la scena del pestaggio di Caudill nella topaia, con un Carson ironico all’ennesima potenza e degli "avventori macchiette" da far sbellicare delle risate. Anche Fusco ci mette del suo per alleggerire certe sequenze con enorme dose d’ironia: alcune voli orizzontali e piroette a mezz’aria degli avversari colpiti da Tex, sembrano uscite direttamente dalle scazzottate dei film di Bud Spencer e Terence Hill ed è innegabile affermare, che simili “caricature” grafiche strappano grosse risate in serie. Il mio voto finale è 9
  3. Condor senza meta

    [177/179] Fantasmi Nel Deserto

    Giusta osservazione Barbanera, credo tu abbia colto nel segno, ma questo stratagemma narrativo mi convince poco. L'epilogo suona come una sorte di preludio a quella forma di buonismo che ha pervaso l'opera Bonelliana nel centenario successivo (vedi come esempio il finale della "Foresta Pietrificata").
  4. Condor senza meta

    [177/179] Fantasmi Nel Deserto

    Appunto come sostenevo nel mio commento caro pard, in ogni giudizio o recensione vige la regola della soggettività. L'epilogo, seppur legittimo e a lieto fine, a me lascia un po' la sensazione della favoletta del "vissero tutti felici e contenti". Sia ben chiaro, da pacifista sarei felice che ogni controversia si risolvesse così nella vita, ma visto il soggetto e le ripetute battaglie che si susseguono nei due albi (unico leitmotiv della storia visto che la trama è piuttosto esile), trovo un po' troppo semplicistica la resa del principe. Il fanatismo difficilmente fa rima con buon senso e in fondo il capo Tuareg se la cava anche alla grande, visto il sangue di innocenti versato sotto il vessillo del suo utopistico piano.
  5. Condor senza meta

    [341/ 343] Polizia Indiana

    Gradevole "antipasto" servito da Nizzi, prima dell'arrivo di pietanze ben più corpose e saporite. Storia breve ma alquanto piacevole, sebbene la sceneggiatura perda un po' di tono nella sessione finale. Interessante lo spunto del corpo di polizia indiana, ma la trama, a tratti molto semplice e lineare, non lo sfrutta appieno. L'episodio, scivola via senza eccessivi sussulti. Ben presto si scopre a cosa fosse dovuto l'interessamento del turpe Wolson, disposto a tutto pur di rintracciare la giovane guida Na-Ta-Wah, costretta a disertare dal forte dopo uno spiacevole episodio. Tex riuscirà a dimostrare la verità e far trionfare la giustizia, non senza qualche grattacapo iniziale dovuto all'orgogliosa testardaggine degli ufficiali di Fort Whipple. Sempre ottimi i dialoghi di Nizzi, accompagnati da una sceneggiatura efficiente. Risultano molto ben caratterizzati il colonello Moresby e il capitano Buntline, militari dalla testa ai piedi, ma disposti ad ammettere i propri errori e chiedere scusa. Un po' sottotono invece il giovane Kit che durante il colloquio al quartier generale, perde lucidità e complica i piani del padre. Wolson è il tipico malvagio vigliacco e infido, mentre non brillano per caratterizzazione i soldati Yuma ai suoi ordini: sembrano più delle marionette che si limitano ad eseguire gli ordini del villain senza alcuna remora. Come non citare inoltre l'azione brillante di Carson, molto autonomo e risolutivo nel finale? Eccellente la prova grafica di Monti, ormai ben calatosi nel ruolo di disegnatore effettivo della saga. Splendida la tavola con insolito vignettone verticale, con Kit che si tuffa dalla rupe per sfuggire dalle grinfie degli sgherri in divisa. Uniche note dolenti a mio avviso: la sua rappresentazione troppo matura di "Piccolo Falco" che in alcune vignette sembra quasi più anziano di Tex e la consueta ripetitività di fattezze dei suoi personaggi, che a ogni lettura danno sempre la convinzione di essere già stati visti in altre storie. Al contrario di Zaniboni, che dichiarò in una vecchia intervista di prendere spunto dai visi incontrati per strada per lo studio dei suoi personaggi, il compianto Monti forse usciva di rado o era troppo discreto per fissare insistentemente gli avventori, considerato il suo povero campionario di modelli facciali. Il mio voto finale è 7
  6. Condor senza meta

    I Soggetti di Tex da parte dei lettori del forum di Tex

    Non avrei letto le tue opere se avessi pensato una cosa simile .
  7. Condor senza meta

    I Soggetti di Tex da parte dei lettori del forum di Tex

    Propongo un altro spunto di soggetto per questo interessante gioco: Appena giunge alla riserva la notizia del ferimento di El Morisco in un misterioso agguato, Tex e Carson si precipitano a Pilares per sincerarsi delle condizioni del dotto amico e scoprire il movente e l'identità dei colpevoli del vile attentato. Raggiunto il brujo egiziano (in gravi condizioni ma fuori pericolo di vita), scoprono che Eusebio è scomparso. Alacremente i due rangers avviano le loro indagini, cercando di rivolgere le loro attenzioni verso eventuali nemici dello "stregone di Pilares". Ben presto però l'attività investigativa prende una svolta radicale e con sorpresa viene a galla un bandolo inatteso dell'intricata matassa. Si viene a scoprire che il vero obbiettivo dell'agguato non fosse il Morisco, rimasto ferito casualmente, bensì Eusebio. Emergono dal passato strane ombre dalla vita del taciturno e fedele servitore, risalenti ai tempi in cui da ragazzo orfano, faceva parte di una banda di rapinatori comandata dal bieco Carlos Libeiro. Il giovane Eusebio desideroso di cambiar vita, abbandonò la banda prima che i rurales la smantellassero e procedessero alla cattura del pericoloso capo dei desperados. A distanza di anni, evaso dalle carceri messicane, Libeiro (divenuto patologicamente paranoico) mette in moto la macchina della vendetta, contro colui che ritiene lo abbia tradito e si sia impossessato del bottino nascosto della banda (in realtà requisito dalle autorità messicane dopo l'arresto). Inscenando l'agguato, fa rapire l'ignaro Eusebio e lo tortura per ritorsione e farsi rivelare il nascondiglio della grana. L'arrivo provvidenziale dei nostri, sancirà la sconfitta del folle desperado e salverà la vita al malconcio amico messicano.
  8. Condor senza meta

    I Soggetti di Tex da parte dei lettori del forum di Tex

    Se poi specifichi a Boselli che Kansas Kid in realtà è un figlio di Tex, concepito con un'altra donna prima del matrimonio indiano con Lilyth, gli fai venire il mal di testa e reputerà ancora più impubblicabile il soggetto.
  9. Condor senza meta

    [340/341] Terra Violenta

    Dopo più di quarant'anni spesi a scrivere storie di Tex e a far sognare folte schiere di lettori con le sue fantastiche avventure, G.L. Bonelli si apprestò a congedarsi dall'universo di "Aquila della notte". La storia in questione fu la penultima prova del patriarca del fumetto italiano sulla saga della sua celeberrima creatura e per l'occasione, decise di ambientare l'azione nel grande Nord, con il ritorno di due dei più amati coprotagonisti usciti dalla sua penna: Jim Brandon e il simpatico meticcio Gros Jean! Purtroppo il peso degli anni sul groppone si fece alquanto sentire e la trama sfornata, seppur leggibile, risulta lontana anni luce rispetto alle epiche avventure dei decenni precedenti. L'episodio, come gli ultimi composti da Bonelli, è molto breve, ma soprattutto non brilla per complessità nell'intreccio e i tempi di sceneggiatura non sono del tutto ideali. L'inizio è molto fiacco e verboso, viziato inoltre da una sequenza illogica a mio avviso: passi che Gross Jean si sciroppi migliaia e migliaia di chilometri per avvisare Tex di cosa bolla in pentola aldilà del confine, se l'azione fosse dovuta a motivi di sicurezza e per evitare eventuali intercettazioni nemiche dei telegrammi, ma che senso ha raggiungere l'Arizona, se Jim Brandon gli ha taciuto pure i motivi della urgente convocazione? Altro aspetto che non mi fa impazzire dell'episodio, il fatto che non ci sia uno straccio d'indagine dei nostri. Tex e Carson ricevono la lista dei "cattivi" dalla spia di Jim, neanche fosse una lista di votanti a un seggio elettorale, e in fin dei conti si limitano a menare solo le mani. Poco pericolosa si rivela la cricca di Soapy Smith; visto la scarsa consistenza dell'organizzazione criminale, i pards potevano pure risparmiarsi il prezzo del viaggio . Anche i disegni di Letteri sembrano meno ispirati del solito, come sono evidenti i tanti interventi redazionali per adeguare la sceneggiatura, che come già su detto, fu limata da Nizzi. Monti e non solo (in alcune tavole si scorgono più mani nelle varie vignette) si sono dovuti molto prodigare con "pecette" e china per rettificare alcune sequenze. Curioso pure il fatto che l'episodio preceda di pochi mesi un'altra escursione in Canada dei nostri in una splendida sceneggiatura di Nizzi; suppongo che Sergio non se la sentì di non pubblicare o far slittare la storia del padre, così i lettori si trovarono nell'arco di cinque albi, due avventure nel freddo Canada. Proprio l'autore modenese optò per una sorta di continuità narrativa, citando nella sua successiva trama la missione contro Soapy e co. e lo farà pure anni dopo nell'avventura "Yukon selvaggio", quasi a voler giustamente omaggiare il suo celebre predecessore. Il mio voto finale è 6
  10. Condor senza meta

    ④ La storia più bella della fascia 600 - 699

    Le mie tre preferenze: - L'ombra del maestro; - Jethro; - Il ritorno di Proteus.
  11. Condor senza meta

    [338/340] I Diavoli Rossi

    Considerando il suo consolidato stile, "I diavoli rossi" appare come una trama atipica di Nizzi. Un episodio alquanto breve, dal soggetto molto scarno, sebbene marcatamente western, che deve la sua discreta riuscita, a una sceneggiatura impeccabile e la variegata presenza di personaggi ben caratterizzati. Proprio le azioni e le storie di ogni coprotagonista, rappresentano il cuore pulsante dell'episodio. Lo sceneggiatore, quasi come un Boselli ante litteram, si sbizzarrisce a far recitare una folta schiera di interessanti personaggi: si passa dalla coppia di postiglioni, al malinconico ex militare, passando dal sarto galantuomo, alla dolce maestrina o all'infido rinnegato Colin Chase. Gli Apaches sul sentiero di guerra, l'assalto alla diligenza, l'assedio alla stazione di posta, rappresentano tutte situazioni tipiche del genere, tuttavia saranno proprio le sfaccettature delle sue creature a far lievitare il valore dell'esito finale. Personalmente ritengo che Boselli in seguito riuscirà molto meglio in simili schemi narrativi, tuttavia Nizzi non demerita e facendo leva su dialoghi incisivi e una coppia di ranger altamente performanti, riesce a fare il salto di qualità a un presunto riempitivo. Da citare il ribrezzo che provoca il personaggio di Bellamy, un uxoricida codardo e meschino a cui fanno da contraltare le bellissime figure dell'ex capitano Freemont e il bandito eroe Benton. Sebbene con il veleno nel cuore, devo ammettere che i disegni di Galep palesano un vorticoso calo qualitativo. Concordo con chi precedentemente ha fatto notare che la buona riuscita di alcuni protagonisti, si debba anche alla capacità di recitazione facciale che il compianto papà grafico di Tex riuscì comunque a fornire con molto mestiere, così come non sfigurano le anatomie dei cavalli, ma il resto non è all'altezza del suo standard artistico. Troppe vignette appaiono tirate via e inchiostrate con poca cura, molti primi piani risultano sgraziati, Carson troppo spesso sembra la copia di "Matusalemme" per quanto viene rappresentato vecchio e pure il viso di Tex assume troppe variazioni durante le tavole. L'affetto che mi lega a Galep e alla sua immensa arte, mi imporrebbe di non esprimere simili giudizi negativi, ma ritengo sia onesto esternare il mio reale giudizio. D'altronde rientra nelle leggi della natura che anche le rose più profumate e vellutate col tempo siano destinate ad appassire, e, in par modo, l'innato talento di un maestro, col trascorrere delle primavere, può risultarne scalfito. Il mio voto finale è 7
  12. Condor senza meta

    [336/338 ] La Miniera Del Terrore

    La predisposizione di Nizzi per il racconto giallo è proverbiale. Sovente gli capitava d'imbastire trame classificabili nel genere e bisogna ammettere, che nel periodo di maggior fulgore creativo, riusciva quasi sempre a colpire il bersaglio. La storia in questione, sebbene minore, è riuscita a ritagliarsi un piccolo ricordo all'interno della saga, grazie alla sapiente sceneggiatura, che mantiene alta la tensione e la suspance fino all'ultima vignetta. Sin dall'incipit il lettore viene immerso assieme ai due pards, nel misterioso caso della miniera, descritto con dovizia di particolari e atmosfera dai tre minatori in fuga. La leggenda del grande serpente, nota ai nativi e ricorrente in parecchie civiltà (anche un racconto di Salgari "Il boa delle caverne" tratta un simile argomento) terrorizza tutti, compreso Carson, ma non Tex, convinto fin dall'inizio che a Bendito si celi un piano criminoso di qualche furbone, atto a far fuggire tutti i cercatori d'oro per impossessarsi della miniera. Ovviamente le indagini daranno ragione al nostro ranger, ma non mancheranno i colpi di scena: uno su tutti, la scoperta del vero Remick, sepolto in una caverna sotterranea dai delinquenti che gli rubano l'identità per il loro piano, e costretto a cibarsi di carne umana, pur di sopravvivere. Il piano di Tex che porterà alla punizione dei due villain, procederà spedito, scandito da una sceneggiatura serrata e arricchita da ottimi dialoghi. Merito di Nizzi nella sua prova è quello di rendere piacevole e mai banale uno spunto di soggetto, interessante ma non eccelso. Anche l'identità dei nemici, sebbene non impossibile da scoprire fin dall'inizio, viene ben celata con abili trucchetti del mestiere, ciò permette al lettore alla fine di ritenersi alquanto soddisfatto. Personalmente l'ho sempre reputata una buona storia, ma riconosco che sono particolarmente legato al filotto di episodi del centenario 300-400 e forse questo aspetto sentimentale, rischia di rendermi poco oggettivo in alcune valutazioni. Una particolare menzione meritano i sempre efficienti disegni di un Letteri infaticabile e preciso come un orologio svizzero. Il suo stile pulito e dinamico, gli permetteva di essere adatto a qualsiasi sceneggiatura western proposta. Un grande autore, davvero! Il mio voto finale è 8
  13. Condor senza meta

    [696/699] L'ombra del Maestro

    Prima di scrivere un commento dettagliato sulla storia appena conclusa, preferisco assimilare l'episodio con calma e analizzarlo a mente fredda dopo altre letture. Posso però affermare che a primo acchito, l'opera di sceneggiatura di Boselli risulta magistrale e la prova grafica di Dotti (special modo per gli sfondi e le location di New York) è di alta classe. Era da tempo che non mi divertivo così tanto a leggere un episodio di Tex!
  14. Condor senza meta

    [333/335 ] La Leggenda Della Vecchia Missione

    Per Giove, qui la standing ovation ci sta tutta! "La leggenda della vecchia missione" se non è un capolavoro, è un gemello monozigote . Ma procediamo per gradi. Un Nizzi in stato di grazia creativa, opta per dare un seguito all'infelice prova "Il disertore" data alle stampe pochi anni prima da Nolitta. Premetto che visto l'esito finale e la mia scarsa considerazione per la trama nolittiana precedente, il confronto risulta impietoso a mio modo di vedere, ma cerchiamo di lasciar fuori le considerazioni personali. Il capitano Morrow, archiviate definitivamente matite, prototipi e risme di carta, avvisa Tex di aver localizzato il rifugio di Manuel Pedrosa oltre confine. Ovvia la reazione del ranger, che non si lascia crescere l'erba sotto i piedi, pur di ottene la sacrosanta (e doverosa, oserei aggiungere!) vendetta. Non starò qui a descrivere i vari passaggi narrativi che rendono memorabile la prova dello sceneggiatore modenese, d'altronde suppongo che ogni texiano che si rispetti, l'avrà imparata a memoria dopo le innumerevoli riletture. Straordinario il mix di azione, umorismo, suspence e colpi di scena. Geniale l'idea di sfruttare la superstizione dei bandidos in merito al tesoro, utilizzando Carson e Kit in saio di frate. La scena del primo arrivo a Charango è da spanciarsi dalle risate! Carson in questo episodio raggiunge picchi elevatissimi e alcune sue battute sono da oscar della risata, come è pur ovvio che la sua presenza accanto a Tex sia da sempre fondamentale (mi chiedo a tal proposito, come poter giustificare chi preferiva lasciarlo spesso fuori dalle scene ). Molto ben pensata la rivalità tra Juanito e Manuel, per non tacere dell'eccellente caratterizzazione dell'eremita Ramon. Tex è Tex, non la pallida copia di rintronato pistolero fornita da Nolitta. Deciso, acuto, molto abile nel tessere tranelli e sfruttare a suo vantaggio ogni situazione. Una sceneggiatura scoppiettante, che ti fa immergere nella lettura e perdere la concezione del tempo; dialoghi di alta scuola che richiamano lo stile bonelliano e non lo fanno affatto rimpiangere. In mezzo a cotanta ironia e polvere da sparo, non mancano piccoli melodrammi, quale l'ingenua fine di Ramon o il vigliacco omicidio di Rosita che ci mostra un Pedrosa nella sua reale condizione di detestabile assassino col pelo sul cuore. Molto dura la lezione a suon di dinamite scelta da Tex nei titoli di coda, ma in fondo il turbolento epilogo ci sta tutto, compresa la frana sulla vecchia missione e la definitiva scomparsa del maledetto carico di lingotti di argento. Mi perdoni il buon Sergio, ma gli unici aspetti che ricollegano la sua incolore prova a questo classico della saga, sono solo la presenza di Pedrosa e la magia che si sprigiona dalle incantevoli vignette di Ticci. Il mio voto finale è 10
  15. Condor senza meta

    [330/333] Nelle Paludi Della Louisiana

    Ovvio che debbano essere muscolosi, tuttavia, personalmente, preferisco la rappresentazione con un fisico più asciutto e atletico. Fusco eccedeva nella stazza, soprattutto per ciò che concerneva spalle e collo. A tratti sembrava di trovarsi al cospetto di culturisti gonfiati a proteine e creatina . Comunque, detto questo, non voglio affatto sminuire il grande talento grafico del compianto Fernando, anzi, sono il primo ad asserire che il suo magistrale contributo è stato basilare per il successo della saga.
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