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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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About F80T

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Profile Information

  • Gender
    Maschile

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    382
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Dinamite

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  1. F80T

    [705/707] La maschera di Cera

    Anche io, sa analizzo criticamente la storia, soffro un po' per gli elementi narrativi segnalati da Leo. Però mi sono divertito molto a leggere l'avventura sviluppata da Boselli e attendo con ansia il prossimo albo, di cui già ho avuto modo di apprezzare la copertina. Chi sarà la figlia di Satania? I miei sospetti si addensano sulla domestica malese di Fischer.
  2. Commentando il Color Tex n.15 ho citato La ballata di Zeke Colter tra le storie che mi hanno fatto molto apprezzare Claudio Nizzi. L'hi ripresa in mano e, caspita!, è proprio un gioiellino. L'incipit è intimistico, con Tex che parla col suo cavallo e si scusa per la pista scelta. Il finale, invece, è pirotecnico In mezzo, due personaggi splendidi: il vecchio trapper, pacificato ormai con la natura e restio ai moderni costumi delle pianure; e Anatra Zoppa, un po' toccata, brutta da far paura, ma a cui Zeke - si vede! - vuole molto bene. I disegni sono molto cinematografici, ma il Tex di Calegari mi lascia un po' perplesso.
  3. F80T

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    I Color Tex non mi hanno mai attirato e mai li avevo comprati. Scelta sbagliata, forse. Ma mi ha sempre accompagnato l'idea che Tex debba essere in bianco e nero, così come l'ho conosciuto, salvi i numeri celebrativi. Ma il Color Tex n. 15 vedeva il ritorno di Claudio Nizzi alla regia di una storia non breve e quindi mi sono recato in edicola a comprarlo, come tributo a tale Autore. Lo so, nella sua ultima fase Nizzi ci ha propinato storie illeggibili. Ma per me rimane lo sceneggiatore delle prime avventure inedite di Tex che ho comprato: La tigre nera, Furia rossa, Fiamme sull'Arizona, La Ballata di Zeke Colter. Sono dunque a dire la mia su quest'avventura. Parto dalla copertina, che a mio giudizio è - a dispetto della bravura di Claudio Villa - brutta. La posizione di Tex è innaturale, i colori improbabili, i volti dei due Kit irriconoscibili. I disegn di Torti, benché ispirati al tratto di Ticci, risultano "strani" per gli standard di Tex. Ma, tutto sommato, non sono sgradevoli. La storia è piuttosto semplice e lineare: grandi sparatorie, poco spazio per l'introspezione psicologia, nessun personaggio grigio, la tendenza - in qualche modo tenuta a freno - di dare un accento caricaturale a Carson. A differenza del Texone, di complessa (ma gradevolissima) lettura, questo Color Tex scorre via in pochi minuti, sotto l'ombrellone, tra un tuffo per rinfrescarsi e un castello di sabbia con i bimbi. Però non si può dire che sia una brutta lettura. Anzi, è abbondantemente sopra la sufficienza.
  4. F80T

    Pagare per i propri peccati?

    A me piace interloquire con Giosafatte e rispondere alle sue osservazioni, che pure possono sembrarci un po' naïf. In questo modo ho l'occasione di riflettere sull'eroe che tutti amiamo. Giosafatte si chiede perché Tex non avverta il peso delle morti da lui provocate. Nella realtà, infatti, l'esperienza dell'uccidere provoca spesso forti disagi psicologici, e non è raro che poliziotti e militari rimangano segnati da una sola, giustificata uccisione. Io però osservo che Tex non si sbaglia mai nel valutare gli uomini, ha una mira infallibile, guarisce prestissimo dalle ferite ( anche quelle alla testa), riesce a sopportare sforzi sovrumani, parla inglese, spagnolo, forse francese, navajo e tante altre lingue native americane, ha illimitate risorse economiche, non ingrassa pur mangiando sempre bistecche e patatine... Il personaggio Tex non è realistico. Non è Nick Rider. Ma a generazioni di lettori è piaciuto così. Perché cambiare e farlo diventare un uomo tormentato dal suo ruolo di giustiziere?
  5. F80T

    [538/539] Colorado Belle

    Non amo le storie in cui Tex si confronta con il soprannaturale. Le avventure in cui ci sono Mefisto e Yama, tanto per fare qualche esempio, non mi piacciono, benché sia consapevole che la mia posizione sul punto sia del tutto eterodossa. In alcuni casi, però, il soprannaturale viene inserito delle storie di Tex con estrema delicatezza e la sua presenza, a dispetto delle mie idiosincrasie, non mi disturba affatto. E' il caso della visione che Nuvola Rossa ebbe ne Il presagio; è il caso di Colorado Belle, di cui non sapremo mai se è effettivamente uno spirito in cerca della sua pace o solo una suggestione indotta da una ghost town assai evocativa. La storia, riletta di recente, è molto bella. Tex si colloca ben al centro della trama e, attorno a lui, si muovono comprinari e avversari ben delineati, a dispetto della relativa brevità della storia. Una menzione particolare per Kit Willer, che mostra le proprie qualità e una decisa visione della propria vita. I disegni di Font, sporchi come al solito, restituiscono perfettamente al lettore la polvere e la desolazione del selvaggio West e delle sue città abbandonate.
  6. F80T

    Pagare per i propri peccati?

    Le storie della serie gigante di Tex sono ambientate negli anni '80 del XIX Secolo. All'epoca, nel neonato Regno d'Italia era ancora in vigore la pena di morte, che verrà abolita con il codice penale Zanardelli del 1989 e poi ripristinata durante il ventennio fascista. Anche negli altri Paesi d'Europa i crimini più gravi erano puniti con la pena capitale (l'ultima esecuzione capitale nel Regno Unito risale al 1964; in Francia al 1977). Persino lo Stato Pontificio aveva continuato a decapitare i responsabili dei crimini più violenti sino all'annessione di Roma al Regno d'Italia nel 1970. In sostanza, nella pur evoluta Europa, che aveva potuto ascoltare la lezione di Beccaria, la reazione delle pubbliche autorità al crimine era improntata al criterio squisitamente retributivo: il male e la sofferenza debbono essere ripagati con altro male e sofferenza. Non si può pensare che nel selvaggio e violento Ovest americano ci fossero molte persone con idee più progressiste circa la reazione ai crimini. Il personaggio Tex è un uomo di legge e pratica la giustizia. Ma è pur sempre figlio dei suoi tempi, e sarebbe scorretto pretendere che si discosti dall'ideologia per cui il sangue si paga con il sangue. Ecco perché Tex uccide. Però, essendo un profondo conoscitore di uomini, egli concede ad alcune persone che si sono macchiate di delitti anche gravi, un seconda chance, quando vede in loro la possibilità di redimersi. E' il caso di Bowen, tanto per rimanere ancorati a una delle ultime avventure che abbiamo potuto leggere (Il ragazzo rapito, nn. 676-677 e La seconda vita di Bowen, nn. 703-704). A mio giudizio, allora, non è condivisibile la tua idea per cui Tex dovrebbe uccidere meno o comunque dovrebbe farsi carico delle conseguenze che la morte di un criminale comporta per i suoi congiunti. Si finirebbe per caricare il personaggio Tex di sfumature sociologiche estranee al contesto in cui egli opera. Consentimi, infine, una provocazione: non sei soddisfatto del rapporto di Tex e degli altri pards con le donne; auspichi un'evoluzione caratteriale di Tex; lo vorresti un po' meno presente nelle storie; dovrebbe uccidere di meno, visto che il suo approccio con i criminali fa sì che non possa essere considerata una brava persona; ma sei proprio sicuro che il fumetto Tex ti piaccia?
  7. Benché dal 1992 non abbia mai perso un albo della serie gigante di Tex, era da un po' di anni che non riprendevo in mano le vecchie storie. La frequentazione di questo forum, però, mi ha indotto a riscoprire il piacere di leggere nuovamente le vecchie storie di Tex. Alcune, quelle che avevo gustato più di frequente, le ricordavo bene. Di altre, invece, avevo perso completamente memoria. Per qualche ignoto motivo di Bufera sulle montagne rocciose non ricordavo nulla, per cui ho potuto ancora una volta gustare ogni sua pagina. Come qualcuno ha già notato in questo topic, la storia soffre di alcuni errori: a) sul piano grafico, le carrozze ferroviarie appaiono esageratamente large; b) sul piano della sceneggiatura, la forza, la resistenza e l'abnegazione di Tex sono eccessive, tanto che - pur in stato di "sospensione dell'incredulità" - la vicenda appare un po' forzata. Nonostante tali rilievi, la storia rimane estremamente gradevole. Certo, la coppia Boselli-Marcello ci ha regalato più di un capolavoro all'interno della saga e questa storia non è all'altezza di quelle altre. Però, come ho già osservato in un altro intervento, uno dei segreti della longevità di Tex sta nell'alta qualità delle storie ordinarie, che anche in questa occasione ci è stata assicurata.
  8. F80T

    [Texone N. 26] Le Iene Di Lamont

    Nel gennaio del 1994 fu pubblicata, sul n. 399 di Tex, una breve storia senza pretese di Nizzi, disegnata da Fernando Fusco: La lettera Bruciata. Ebbene, nelle 65 tavole di quell’avventura si addensano, a mio avviso, molte più emozioni di quante ve ne siano nelle 224, lunghe, noiose pagine di Le iene di Lamont. C’è da non credere che l’autore sia lo stesso! Ma la noia che suscita è, tutto sommato, il difetto meno grave di questo Texone, che vede: a) un bel personaggio, il vice sceriffo, malamente sprecato, posto che viene dimenticato dopo la prima metà della storia; b) Tex e i suoi pard sottoposti a un arresto che non è in alcun modo funzionale rispetto alla trama; c) l’odioso razzista proprietario del ristorante risarcito di tutti i danni derivatigli dalla rissa; certo, come è stato correttamente notato la legge era dalla sua parte; ma Tex, è noto anche ai sassi, è dalla parte della giustizia, anche a costo di porsi conto la legge, se necessario; d) gli antagonisti vanno inspiegabilmente in confusione e, in pratica, si autodistruggono, senza quasi che Tex e compagni facciano altro che andare a zonzo per le strade di Lamont. Si è tanto fantasticato sulle ragioni che avevano indotto Sergio Bonelli a riporre nel cassetto il Texone. Forse lo aveva semplicemente trovato brutto!
  9. A mio giudizio, 100.00 tavole di Tex ci consegnano elementi abbastanza numerosi per ricostruire la personalità (anche sessuale) di Tex e dei suoi pard, senza dover fantasticare troppo. Il matrimonio di Tex con Lilith non fu d’amore, ma questo non significa che i due non si siano amati. Anzi, il dolore dimostrato dal nostro eroe alla morte della moglie, l’implacabilità con cui ha perseguito la vendetta, anche nei confronti di chi ne ha profanato la tomba, dimostrano il forte sentimento provato da Tex per la propria compagna. E, quando in Furia rossa Tex racconterà del passato di Tiger, ricorderà come anche lui avrebbe vissuto un dolore - la morte della moglie - forte come quello che aveva colpito il pard indiano. Ed in effetti, nel corso di settanta anni abbiamo potuto conoscere – in una delle più belle storie di Nizzi – anche Tiger innamorato di Taniah, assetato di sangue dopo averne scoperto il rapimento e la morte, distrutto dal lutto, fedele alla memoria della sua donna. Così come Tex, si dimostrerà sempre distaccato dalle donne, per quanto dimostri una notevole sensibilità circa i loro sentimenti (ricordate come interpretò subito i pensieri della vedova Allison ne il Presagio, versione originale?). Kit Carson è, invece, un donnaiolo impenitente, che ha lasciato dietro di sé una scia di “amiche” affezionate (Mamie Smith di Golden Pass; Abbie di Golden Queen) e la figlia(-occia) avuta da Lena Parker. Quanto a Kit Willer, beh… alla sua giovane età è stato fidanzato con Manuela Montoya, ha avuto in sposa (così la qualifica Donna Parker ne I sette assassini) Fiore di Luna, ha flirtato con innumerevoli ragazze, tra cui proprio Donna Parker. Se ci basiamo su tali dati, e teniamo conto che non c’è nessun elemento a indirizzarsi verso l’omosessualità di Tex, direi che la tua tesi appare improbabile.
  10. F80T

    [Texone N. 27] La Cavalcata Del Morto

    Quando hai la fortuna di avere un Fabio Civitelli alle matite e alle chine, puoi affidare la sceneggiatura di Tex anche a un bimbo di 5 anni. Comunque ne verrà fuori un capolavoro grafico. Ma Boselli non è un bambino di 5 anni: è un autore esperto e ispirato, che ha messo a disposizione del disegnatore una sceneggiatura che, a mio modesto avviso, non è una delle sue migliori (d'altra parte ha scritto così tante belle storie!), ma che funziona. Belle sia la scena della Fiesta, in cui Kit Willer viene lasciato dagli altri pard agli svaghi della gioventù; sia la scena della "morte" di Eusebio. Mi è piaciuta anche la parte iniziale della storia. Il resto è ordinaria amministrazione. Con l'avvertimento che Boselli ci garantisce un'ordinaria amministrazione di elevatissima qualità. Sono dunque contento di aver ripreso in mano questo texone, che mi ha tenuto ottima compagnia per un paio di calde notti estive.
  11. Ed ecco, allora, qualche commento più dettagliato. Alla fine del n. 8 di Tex Willer avevamo lasciato il nostro eroe scoperto, tradito, catturato. Era evidente che la soluzione alla trappola in cui Tex si era andato a cacciare non poteva venire che dall'esterno. Ma chi? Tex è un fuorilegge, braccato dagli sceriffi del sudovest. Solo Cochise avrebbe potuto levarlo dai pasticci. E invece no! L'aiuto è in Juan Cortina, a cui non avevo minimamente pensato: è lui a permettere a Tex di salvarsi. Però, poiché il nostro fuorilegge è giovane ma pur sempre un uragano d'uomo, l'aiuto di Cortina arriva solo grazie all'abile (e azzardato) strategemma di Tex, che conduce i suoi nemici proprio dove crede di poter trovare il desparado. Non solo, già prima di ottenere aiuto, Tex era riuscito a liberarsi da solo, complice anche quel buon diavolo di Miguel. A proposito di lui e del suo pard Pedro, non può che apprezzarsi la fine cesellatura della loro psicologia. Sono disertori, non credono in bandiere, ma forse solo in uomini che manifestano le doti che possono garantire loro la salvezza. Si schierano, dunque, con Tex, non senza qualche margine di ambiguità, necessaria a garantire loro qualche possibilità di salvezza nel caso in cui Tex avesse fallito. Ottima anche la differenziazione tra Miguel, più sveglio, e Pedro, che in un esercito rappresenta solo carne da macello. Di buona qualità i disegni di Brindisi. Non resta che aspettare pazientemente il n. 10, dunque.
  12. Sono calabrese. Tex Willer n. 9 l'ho trovato a Crotone, dove oggi mi trovavo
  13. Non saprei. Passando da un'edicola a Crotone ho provato a chiedere. L'edicolante mi ha risposto che era appena arrivato. Infatti non era ancora esposto. Posso ritenermi fortunato!
  14. Ho trovato oggi in edicola l'ultimo episodio di questa appassionante storia. L'ho comprata e divorata in pochissimo tempo. Non voglio rischiare spoiler e quindi mi riservo di commentarla a mente più fredda. Ma sono d'obbligo i complimenti per Boselli. Se già ardevamo dalla curiosità di sapere se i due disertori avessero veramente tradito Tex, il nostro Autore ha inserito in quest'ultimo albo ancora più elementi di suspance. E, a mio giudizio, la situazione "senza uscita" in cui si è cacciato Tex viene risolta assai brillantemente.
  15. F80T

    [705/707] La maschera di Cera

    Penso che si possa concordare tutti su due presupposti: 1) il mistero, la magia, l'occulto, addirittura la fantascienza sono componenti da sempre presenti nella saga di Tex; 2) chi si ritenga insoddisfatto della presenza di questi temi, è libero di lasciare in edicola l'albo. E tuttavia, mi sembra del tutto naturale che ciascuno dei lettori di Tex abbia delle particolari inclinazione e prediliga alcune categorie di storie. Io, per esempio, preferisco le avventure più realistiche - non importa se ambientate all'aria secca del deserto, nei boschi del nord o in cittadine più o meno grandi - rispetto a quelle in cui deve essere più accentuata la sospensione dell'incredulità. Per questo motivo, la comparsa del gigantesco primate ammaestrato non ha pienamente soddisfatto i miei gusti. Aspetto di capire che ruolo il nuovo Gombo abbia nella storia. Per il resto, non ho nulla di cui lamentarmi. Mi è piaciuto il flash back con la riproposizione delle vignette degli anni '50. La vicenda appassiona e alcune scene (per esempio quella della riunione dell'organizzazione) sono grandiose. Non vedo l'ora di capire chi si nasconda dietro la maschera di cera. Mi pare di ricordare di aver letto qualche critica alla matita di Benevento. Io, dalla mia posizione di incòlto lettore di fumetti, ho molto apprezzato i disegni e ho trovato estremamente belle le scene ambientate tra le nebbie di Los Angeles.
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