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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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About F80T

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    Quasi scrittore

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    Maschile

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    382
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Dinamite

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  1. Avventura rapida e ritmata. Le vicende narrate non hanno nulla di originale, ma filano bene insieme fino all'epilogo. Alla fine, la cosa più notevole è l'esordio di Claudio Villa. Certo, a posteriori si può facilmente apprezzare l'evoluzione nel tratto dell'Artista, mentre nelle tavole di questa storia si nota un'accentuata incertezza nei tratti somatici dei pard, a mio avviso abbastanza lontani da quelli che ci deliziano sulle copertine. Ma si tratta comunque di un bel vedere. In sintesi, il voto complessivo non può che essere positivo.
  2. Il passato di Tex, , Nueces valley, Il Vendicatore, Giustizia a Corpus Christi. La nuova avventura del giovane Tex riprende la storia già contenuta in altri albi, alcuni di importanza monumentale. Il rischio di un raccnto noioso o pasticciato era notevole, ma con la consueta maestria Boselli lo previene. Ne risulta un albo gradevole e appassionante, in cui vengono ben delineate le personalità di Tex e di Sam La serie, poi, dimostra ancora una volta di avere uno standard di disegni ancora più elevato che nella serie regolare, rispetto alla quale si distingue per una maggiore - mi pare - uniformità di tratto.
  3. Vi faccio una confessione. Mi fa sempre piacere quando entro nel forum e leggo che c'è qualche post di @Diablero da leggere. Da lui ho imparato tante cose su Tex e trovo interessanti le sue annotazioni critiche. Oggi il suo rilievo mi ha strappato il sorriso: vero, tre dei nostri amici hanno alle spalle una tragedia familiare. Poi, però, si è lasciato un po' guidare dalla sua disistima per Nizzi. D'accordo, in questa piazza virtuale le critiche sono legittime, anzi costituiscono il sale del dibattito. Rimane che Furia Rossa e L'uomo senza passato rimangono due pietre miliari dell'epopea texiana e, a mio giudizio, un capolavoro l'una, un'ottima storia l'altra.
  4. La sequenza in cui Tex e Carson si vestono da improbabili frati vale alla di per sé alla storia un posto tra quelle meritevoli di essere rilette. Ma in realtà la vicenda è ben congegnata, la cospirazione credibile, il killer ostico, i nostri rangers in forma. Senza contare i disegni, ovviamente splendidi, di Civitelli.
  5. Si tratta di Furia rossa. Lei è Taniah, e si suicida per non perdere l'onore, dopo essere stata rapita e venduta ai comancheros. La vicenda inizia pag. 68 dell'albo n. 384 e si conclude a pag. 78 dell'albo n. 387.
  6. Non conoscevo i fratelli Bill, e quindi mi fido di coloro che hanno affermato la fedeltà di Boselli allo spirito che ha loro insufflato Gianluigi Bonelli. Quello che invece posso dire è che Boselli ci ha offerto uno vero, splendido colossal del fumetto. Non mi trovo d'accordo nel dire che Tex rimane un po' in disparte. Piuttosto, mi sembra giusto dire che condivide la scena con tre ospiti d'eccezione. E' poi una vera finezza che nel Maxi in questione trovi la sua effettiva conclusione l'avventura che aveva visto solo un mese fa il suo ultimo albo sulla serie regolare. Molto belli i disegni di Piccinelli, che mi ricordano tanto il primo Villa. Infine, nello scrivere questo breve commento mi sono ritrovato a riflettere sul fatto che questo sciagurato anno 2020 sia invece stato, sul piano texiano, molto ricco: Tex l'inesorabile, Netdhae, L'Agente federale, I tre Bill; Boselli ci ha regalato grandi storia! Senza contare le buone prove di Ruju (in particolare La frustata, non avendo ancora letto Sulla cattiva strada), ma anche di Rauch (Gli amanti del Rio Grande non sarà un capolavoro, ma è una buona prova). Bravi!
  7. E' da quando ho iniziato a frequentare questo forum che leggo de La Minaccia Invisibile come esordio non ufficiale di Mauro Boselli quale sceneggiatore di Tex. Finalmente sono riuscito a leggere la storia e quindi, come è diventato mio costume, mi sono proposto scrivere la mia opinione. Prima, però, ho voluto leggere i precedenti interventi su questa pagina e sono così venuto a conoscenza di questa aneddotica così gustosa. Devo dire che la storia, veloce, ritmata, varia, non risente delle molte mani che vi hanno lavorato. Forse, se devo trovare un difetto, è un po' troppo affollata: Tom Devlin, Lefty Potrero, Angelo, Pat Mac Ryan... Il Maestro è un avversario di grande spessore, e trovo giusto che poi gli sia stato riservato di concludere la sua parabola in un'altra grande storia come L'ombra del Maestro. A proposito di quest'ultima avventura di Tex, vi si scorgono alcuni parallelismi con la più antica: il gran numero di comprimari, la presenza di persone di origine cinese, la partecipazione all'avventua di Pat, il tentativo di avvelenare le riserve d'acqua. Quanto ai disegni, il tratto di Letteri è quello del grande artista delle storie urbane di Tex.
  8. Storia letta per la prima volta. Mi dispiace che il ricordo de La mano rossa sia stato sprecato per una storia così scialba, che peraltro ha scarse connessione con la vicenda originaria. Come già notato da Barbanera prima di me, la banda/setta appare alquanto improbabile: non si capisce quali siano gli scopi dell'organizzazione, che ha già in mano la città di Amarillo; né il motivo per cui gli altri adepti temano così tanto il primo fratello, in realtà direttore di uno sgangherato quotidiano di provincia. Tex e Carson si muovono, come acutamente osservato, in uno spazio vuoto: la cittadina texana ci appare stranamente deserta, e i nostri eroi non interagiscono con nessuno se non lo sceriffo e i membri della banda. Del tutto improbabile, poi, il dialogo sulla mancanza di un mandato di perquisizione, di cui non penso che i nostri ranger abbiano mai sentito l'esigenza. Buoni, anche se di stile che ai miei occhi risulta un po' antiquato, i disegni di Blasco.
  9. A me la storia imbastita da Ruju è piaciuta molto. Ben ritmata, con colpi di scena ed elementi di mistero, perfettamente adeguata al numero di pagine a disposizione. Promossi anche i disegni.
  10. Nel commentare l'albo Vendetta indiana ho utilizzato l'esempio di della tecnica musicale della "variazione", in cui si ha la riproposizione di un'idea musicale con modifiche, più o meno significative, rispetto alla sua forma originaria. Messaggero di morte rientra, in effetti, tra quelle storie in cui un'idea base (Tex guida una popolazione nativa che ha subito un grave torto contro l'esercito del Stati Uniti, che viene sconfitto senza spargimento di sangue grazie alle abilità da stratega di Aquila della Notte) viene riproposta con accenti nuovi. In questo caso, gli elementi che distinguono la variazione sono le qualità intellettuali del'ufficiale che guida l'esercito (il colonnello Middelton è un comandante più in gamba tanto del colonnello Elbert, tanto del colonnello Arlington) e l'uso del costume dell'uomo della morte. Trovo di alto livello l'orchestrazione di Nizzi, mentre i disegni di Fusco sono superbi come sempre.
  11. Provo a tornare in topic. A mio avviso, a previsione di Diablero non si allontana molto dalla realtà. In Fantasmi di Natale gli spiriti sono evocati nei racconti, salvo poi concludere che è il vecchio narratore ad essere in realtà un essere misterioso. Ecco, può darsi che al giovane Tex qualcuno racconti dello spirito con la scure, che un paio di decenni prima aveva vissuto tante avventure, non si sa quante vere e quante di fantasia.
  12. Non posso che condividere l'invito di Boselli. D'altra parte, la mia osservazione, sottoposta al dibattito del forum con intenti comunque costruttivi, non mi ha impedito di godere a pieno dell'avventura di Tex. Come si usa dire da me, mi sono scialato! Vi è però che in questo forum discutiamo molto seriamente di un argomento leggero come i fumetti, e molti utenti hanno una tensione alla coerenza interna della serie, che evidentemente è destinata a non essere soddisfatta per le irrisolvibili contraddizioni dell'epopea texiana. Mi pare che @bordenper primo ci tenga ad assicurare una certa coerenza, lavorando da molto tempo a una sistematizzazione della cronologia di Tex. Ma ciò che conta, lo ripeto, è la bontà della storia. Temo di essermi spiegato male. Per "riscrittura dell'epopea texiana" intendo il racconto di episodi del passato di Tex che condizionano la ricostruzione della psicologia del personaggio. Faccio un esempio. Chi ha letto negli anni '50 le prime avventure di Tex ha dato al personaggio un profilo psicologico diverso da quello che gli attribuisce oggi l'appassionato texiano, che ha letto e conosce tutto del passato di Tex. A mio giudizio, L'Agente Federale rientra tra quelle storie che possono modificare la percezione della psicologia del nostro beniamino. Ciò posto, viva Tex! Corro subito a leggere il nuovo cartonato!
  13. Boselli ci ha regalato una storia meravigliosa, con una visione ampia sull'universo del giovane Tex. Tutti i comprimari, positivi o negativi, importanti o meno, sono tratteggiati con credibilità e profondità. Splendidi i disegni, che accompagnano adeguatamente un'avventura epica. Rimango invece fermo sull'idea che questa avventura abbia in parte riscritto l'epopea di Tex. Egli è stato accolto dal popolo Seminole prima ancora che lo facessero i Navajo. Si è arruolato nell'esercito, ha disertato e poi ha guidato i nativi in battaglia contro i suoi ex commilitoni. Tante storie saranno, d'ora innanzi, rilette con occhi diversi, perché sapremo del vissuto del Tex che in esse agisce, vissuto di cui sino ad ora nulla sapevamo. Penso a Sangue Navajo, a Seminoles, a Patagonia, a Cercatori di piste. Sia chiaro, più volte in passato è accaduto che sia stata riscritta retrospettivamente l'epopea di Tex. Lo fece il suo Creatore, G.L.Bonelli, quando decise di raccontare del suo passato, della morte di Lilith e della vendetta che ne seguì; e quando scrisse per la seconda volta della guerra civile. Lo fece Nizzi, sceneggiando Fuga da Anderville. In maniera non dissimile, Nizzi rielaborò la figura di Tiger, con Furia Rossa; e Boselli ridisegnò Carson, rendendoci partecipi del suo passato. E' normale che questo accada in un fumetto che vive da 72 anni. L'importate è che il Curatore sia ben consapevole (e sono certissimo che lo sia) di tale fenomeno e che sia ben attento a evitare che riscritture troppo frequenti dell'epopea texiana determino un'alterazione retrospettiva dell'essenza di Tex, il che sostanzialmente equivarrebbe a un reboot della serie.
  14. Nel mio commento conclusivo a La Rupe del Diavolo scrivevo che dal numero successivo mi aspettavo "di accomodarmi nuovamente nel ristorante stellato di Boselli". E ristorante stellato, in effetti, è stato. Una vicenda ariosa, con una pluralità di tracce da seguire e personaggi da apprezzare, che si intreccia magistralmente. Ovviamente, anche i clienti di un ristorante stellato possono non apprezzare particolarmente una pietanza. In questo caso, a me non è piaciuto il dolce, vale a dire la conclusione, troppo frettolosamente realizzata, in cui i vari sapori si impastano senza equilibrio. Ecco, secondo me una storia del genere avrebbe meritato una conclusione più ampia; e invece i terribili Netdahe soccombono in poche vignette. Ho molto apprezzato, invece, dona Ramona, composto instabile di fragilità, furbizia, freddezza calcolatrice, passione, slancio altruistico; e il tenente Castillo, umano, troppo umano. Sui disegni confermo una vaga perplessità, anche se il modo in cui è stata resa la bellezza di dona Ramona mi porta a promuoverli.
  15. Qualche tempo addietro, commentando OrroreI, di Medda e Letteri, scrissi che la tematica del serial killer era un unicum nel panorama texiano. L'utente @gilas2 mi segnalò che, in realtà, già ne La locanda dei fantasmi si parlava di un serial killer. Non avevo mai letto la storia ma, dopo un paio di mesi, ho rimediato. Bisogna dire che è un bel giallo. E' vero che il lettore si accorge prima di Tex del coinvolgimento della famiglia Wallace negli omicidi, ma non mi pare che si tratti di un errore; piuttosto, Nizzi instaura così un rapporto di complicità con il lettore. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, ed anche Tex, nel lasciare i componenti superstiti della famiglia al loro destino, si conferma essere qualcosa di ben diverso da uno sbirro. Solo Carson, che appare intimorito dalle storie di fantasmi, mi sembra meno brillante di quello cui Boselli ci ha abituati negli ultimi anni. Ma, in effetti, nemmeno tra le storie di G.L. Bonelli che ho letto mancano quelle in cui Capelli d'Argento risulta essere un comprimario di qualità chiaramente inferiori a quelle del nostro eroe. Ottimi i disegni di Letteri, ancora in piena forma. E mi è stata ancora più evidente la qualità del suo tratto ripensando a come, invece, giudicai inadatto il pennello dell'Artista romano all'avventura narrataci diversi anni dopo da Medda.
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