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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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Everything posted by F80T

  1. Nel mio commento conclusivo a La Rupe del Diavolo scrivevo che dal numero successivo mi aspettavo "di accomodarmi nuovamente nel ristorante stellato di Boselli". E ristorante stellato, in effetti, è stato. Una vicenda ariosa, con una pluralità di tracce da seguire e personaggi da apprezzare, che si intreccia magistralmente. Ovviamente, anche i clienti di un ristorante stellato possono non apprezzare particolarmente una pietanza. In questo caso, a me non è piaciuto il dolce, vale a dire la conclusione, troppo frettolosamente realizzata, in cui i vari sapori si impastano senza equilibrio. Ecco, secondo me una storia del genere avrebbe meritato una conclusione più ampia; e invece i terribili Netdahe soccombono in poche vignette. Ho molto apprezzato, invece, dona Ramona, composto instabile di fragilità, furbizia, freddezza calcolatrice, passione, slancio altruistico; e il tenente Castillo, umano, troppo umano. Sui disegni confermo una vaga perplessità, anche se il modo in cui è stata resa la bellezza di dona Ramona mi porta a promuoverli.
  2. Qualche tempo addietro, commentando OrroreI, di Medda e Letteri, scrissi che la tematica del serial killer era un unicum nel panorama texiano. L'utente @gilas2 mi segnalò che, in realtà, già ne La locanda dei fantasmi si parlava di un serial killer. Non avevo mai letto la storia ma, dopo un paio di mesi, ho rimediato. Bisogna dire che è un bel giallo. E' vero che il lettore si accorge prima di Tex del coinvolgimento della famiglia Wallace negli omicidi, ma non mi pare che si tratti di un errore; piuttosto, Nizzi instaura così un rapporto di complicità con il lettore. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, ed anche Tex, nel lasciare i componenti superstiti della famiglia al loro destino, si conferma essere qualcosa di ben diverso da uno sbirro. Solo Carson, che appare intimorito dalle storie di fantasmi, mi sembra meno brillante di quello cui Boselli ci ha abituati negli ultimi anni. Ma, in effetti, nemmeno tra le storie di G.L. Bonelli che ho letto mancano quelle in cui Capelli d'Argento risulta essere un comprimario di qualità chiaramente inferiori a quelle del nostro eroe. Ottimi i disegni di Letteri, ancora in piena forma. E mi è stata ancora più evidente la qualità del suo tratto ripensando a come, invece, giudicai inadatto il pennello dell'Artista romano all'avventura narrataci diversi anni dopo da Medda.
  3. L'albo numero 382, La Tigre Nera, fu il primo della serie regolare da me acquistato. Trovai una sceneggiatura e dei disegni molto diversi da quelli che sino a quel momento avevo potuto ammirare su Tuttotex, che leggevo a casa di mio zio. E mi piacque tantissimo. Scelsi, dunque, di investire i soldi della mia paghetta nell'acquisto di Tex. Mi rimaneva la curiosità di leggere la prima parte della storia, ma il ritiro di un numero arretrato mi pareva all'epoca (ero praticamente un bambino) una cosa troppo complicata. E inoltre avrei letto il finale della storia antecedente e mi sarebbe rimasta la curiosità di conoscere gli sviluppi anteriori. E così via, in una catena che mi sembrava troppo lunga da gestire. Sono quindi rimasto con la curiosità per ben 28 anni. La frequentazione di questo forum ha però risuscitato la mia voglia di leggere le prime tavole della storia e, approfittando di un'asta su eBay, ho finalmente acquistato il numero 391 di Tex, insieme a tutti i restanti albi della fascia 301-400. Ecco, dunque, che ho potuto finalmente godere le scene dei pard a teatro e capire chi fosse quell'ubriacone ucciso dalle tarantole. Che dire della storia? Partirei dai disegni di Villa, che da piccolo ho cercato di copiare e ricopiare, evidentemente senza tanto successo. Ecco, mi pare che si tratti di una prova superba. E, come ho scritto nel commento alla posteriore storia su Mefisto, non penso che il tratto di Villa sia migliorato nel corso degli ultimi 30 anni, per la semplice ragione che era già magnifico negli anni '90. La vicenda, dal canto suo, rientra tra le più belle sceneggiate da Nizzi, a mio parere. In effetti, devo dire di essere stato fortunato, perché al mio esordio da lettore di Tex ho potuto godere di due storie di grandissimo livello: quella che sto commentando e la struggente Furia Rossa. Nizzi era in crisi, ho scoperto dopo; e ci fu somministrato quel terribile polpettone sugli uomini giuaguaro. Ma io ero già divenuto un fedele lettore di Tex, e per questo non potrò che essere per sempre grato all'Autore pur tanto contestato. La storia, dicevamo. Un misto tra un poliziesco cittadino e un romanzo di Salgari, perfettamente equilibrato tra questi due poli. Un avversario tra i più geniali e feroci mai apparsi su Tex, comprimari (Morel, Rickens) di spessore, scambi di battute travolgenti tra Tex e Carson. Per farla bene, il mio voto è 10 pieno.
  4. Anche io ho recuperato e letto questo questo Texone grazie all'avventura attualmente in edicola nella collana Tex Willer (L'agente federale). Avvicinandomi alla lettura dell'albo ero consapevole che D'Antonio ha sempre pensato che Tex fosse poco nelle sue corde. Eppure, a mio avviso, il personaggio è ben centrato, non solo nei valori morali di fondo, ma anche nella durezza da giustiziere con cui affronta gli avversari. Due, invece, sono gli aspetti che non mi hanno convinto. Il primo è il rapporto, inacidito, tra il nostro ranger e Kit Carson, peraltro ben presto accantonato, con mio disappunto. Il secondo è il finale. Intendiamoci, non è una novità un finale un po' slegato dal resto della sceneggiatura. Né mi è dispiaciuto il sarcasmo con cui Tex affronta Batterbaum. Solo, mi pare che questo odioso politicante, in realtà una mezza calzetta, se la cavi troppo a buon mercato. Una ripassatina da parte di Tex, invece,sarebbe stata gradita. Belli i disegni di Filippucci, in particolare nella resa dei paesaggi delle Everglades.
  5. In tutta franchezza, se non se ne fosse parlato qui sul forum, probabilmente non avrei notato la nudità. In fondo, quel che conta è che dona Ramona è, per quel che si è visto in quest'ultimo albo, un personaggio molto ben riuscito, e la sua interazione con il tenente Castillo ha animato un bel po' la storia. Quel nudo non era forse necessario, ma non è nemmeno gratuito e non stona con lo sviluppo della vicenda. Piuttosto, è evidente l'errore nelle vignette precedenti, in cui è presente una camicia da notte che la donna, narcotizzata, non avrebbe potuto sfilare. In ogni caso, fin qui abbiamo avuto una buona storia. Sono curioso di leggerne la conclusione.
  6. Soggetto originale, sviluppato bene. La storia della coppia, che innesca l'avventura raccontataci da Rauch, è credibile e per nulla melensa: lei ha natura calcolatrice; lui è segnato dal passato rifiuto. Tex è ben centrato e Carson non sfigura. Non ho rilevato quegli errori, tutto sommato banali, che hanno penalizzato la riuscita de I forzati di Dryfork. Non si tratta di un capolavoro, ma sicuramente di una buona storia. Dalle anteprime rilasciate dalla casa editrice, temevo che i disegni fossero un po' statici. Invece sono molto buoni, con uno stile classico e apprezzabile. In conclusione, il giudizio è positivo.
  7. Episodio tecnicamente perfetto, che però a me ha suscitato un minore entusiasmo rispetto ad altri Texoni. La ragione non è nei disegni, molto belli, ma a mio parere nell'unione non troppo felice di due tematiche, la guerra di liberazione e l'antischiavismo da un lato, la santería e i poteri soprannaturali dall'altro. Io avrei preferito che si trattasse solo della guerra di liberazione, ma, ovviamente, si tratta di gusti. Il voto è positivo, ma ben altri sono - a mio giudizio - i Texoni da ricordare.
  8. Bastano poche parole per recensire questa avventura: è scritta magnificamente e altrettanto splendidamente illustrata. Ho avuto, però, la ventura di leggerla pochissimo tempo dopo aver assaporato un'altra lunga e splendida storia, questa volta di Boselli, ambientata nel freddo nord, vale a dire Nei territori del Nordovest. Questa fortunata coincidenza mi ha naturalmente portato a fare un raffronto tra il Tex (fumetto e personaggio) di Bonelli e quello di Boselli, che qui condivido con voi. A scanso di qualunque equivoco, premetto che: 1) ritengo che il Tex di Boselli sia il vero Tex, ovviamente visto con gli occhi di Boselli; 2) non penso che il Tex di Bonelli potesse andare a finire in mani migliori di quelle di Boselli, autore che apprezzo tantissimo e che sta svolgendo un eccellente lavoro come curatore. Ciò premesso, la cosa che balza agli occhi è che Bonelli preferiva, per i personaggi che di volta in volta animavano le sue storie, le tinte psicologiche piatte. Non è una critica (absit iniuria verbis!), né mancano le eccezioni; ma si tratta della constatazione di una precisa scelta narrativa svolta di regola dall'Autore, al fine - io credo - di rendere le avventure più facilmente leggibili, tenuto conto che la platea dei lettori era, negli anni '50/'70, molto diversa da quella attuale. A Boselli, invece, piace dipingere personalità complesse, in cui il bene e il male si impastano inesorabilmente, così come avviene nella vita reale. Ancora, il Tex di Bonelli è spavaldo, a volte arrogante, sempre dotato di un humor pungente. Quello di Boselli, invece, accentua la sua caratteristica di uomo affidabile e serio. Infine, le sceneggiature di entrambi gli autori sono molto ritmate, ma seguono linee di sviluppo diverse. Le storie di Bonelli seguono con sicurezza una linea narrativa unica, quelle di Boselli si dividono in trame e sottotrame, che poi si risolvono tutte insieme nel finale. Qual è la conclusione di tali mie osservazioni? Nessuna, e in particolare non voglio immaginare nessuna (stupida) comparazione qualitativa tra la produzione artistica di due Autori che così tanto apprezzo. Solo, gongolo a pensare quanto sia bello avere una miniera così vasta di avventure con le quali trascorrere piacevoli momenti di relax.
  9. F80T

    [Texone N. 23] Patagonia

    Non l'avevo acquistato quando uscì. L'ho fatto solo di recente e ho finito di leggere Patagonia ieri notte. Esprimo tutto il mio disappunto per la scelta di @borden di scrivere una storia così struggente ambientandola addirittura in Argentina. Così, il lettore di Tex, dopo essersi indignato per il massacro del colonnello Arlington, dopo aver compianto Nachite e Labbro Tagliato, dopo aver onorato Nuvola Bianca, si deve fare carico emotivamente anche della strage degli indios della Patagonia. Eppure, grazie @borden, perché così come GLB e Nizzi prima di te, hai trasformato un fumetto popolare, una lettura apparentemente disimpegnata, in un potente mezzo per ricordarci che la nostra civiltà si basa sul sangue dei popoli sopraffatti. È semplicissimo valutare questa storia: 10 pieno per la splendida sceneggiatura e per i disegni così evocativi. Ma non so se avrò la voglia di rileggerla, perché il sapore amaro che provoca è insopportabile.
  10. Mi astengo dalla partecipazione al processo perpetuo a Nizzi per dire invece la mia sulla storia. Dopo un avvio ben congegnato, con un assalto al treno descritto perfettamente, la storia si perde. A mio giudizio, Tex appare piuttosto appannato nel non ipotizzare che i banditi abbiano potuto utilizzare una seconda uscita segreta, piuttosto che lasciarsi morire di inedia senza nemmeno tentare una sortita. E anche i banditi si rivelano dei babbei nel decidere, una volta usciti dalla grotta, di recarsi nel villaggio più vicino a sperperare denari e a vantarsi delle loro ricchezze. Bella la sequenza della sparatoria. Ma purtroppo seguono molte scene statiche, in cui Tex e Carson si trasformano, da uomini d'azione, in manovratori di agenti sul campo. Lo sviluppo della vicenda dipende quindi da troppe coincidenze, che portano a un eccidio che invece Tex voleva evitare. Positivi i disegni: inizia a scorgersi il tratto maturo di Ticci, che tanto mi piace.
  11. La posizione di @borden è chiarissima. Vorrei che fosse altrettanto chiara la mia. Se Tex, prima di sposare Lilith, ha avuto flirt con belle ragazze; se, ancora adolescente, ha portato una mandria in California; se ha aiutato un ex schiavo ad avere giustizia; ebbene, se questo è accaduto e ci viene raccontato ciò non cambia il Tex personaggio. Ma se oggi scopriamo che è stato marmittone e disertore, questo incide sul personaggio. Si pensi solo a come questo fatto illumina retrospettivamente le scelte di Tex in Cercatori di piste. Oppure si pensi alla diversa prospettiva con cui Tex può guardare alle Sei divise nella polvere. In questi termini parlo di "rischio reboot", peraltro a fronte di una storia bellissima
  12. Storia riletta qualche settimana addietro con l'intenzione di commentarla sul forum. Non la ricordo però quasi più, segno che non è memorabile. Ho però ben in mente che: A- i disegni di Fusco sono, come al solito, splendidi; B- dopo aver liberato Gros-Jean e Linda Colter, Tex e I suoi pards si limitano a seguire da lontano gli antagonisti che, inconsapevoli di essere seguiti, vanno spontaneamente incontro al loro destino. In pratica, nell'ultimo albo Tex fa da mero spettatore. Si sarebbe potuto fare meglio.
  13. Storia ritmata, emozionante, eccitante. Però due critiche voglio farle: A- braccato, il nostro eroe arresta la sua fuga e torna indietro per salvare, a rischio della propria vita, due degli inseguitori dalle grinfie dei coccodrilli americani; è il giovane Tex oppure san Tex, che ama anche il suo nemico? B- quella narrata è un'esperienza formativa molto "forte"; possibile che Tex non ne abbia mai fatto cenno in settanta anni? Come sottolineato prima, si corre un po' il rischio del reboot. Ciò posto, la storia me la sto proprio godendo. Bellissima!
  14. Me ne rendo conto. Ma è una questione di emozioni, che sfugge al controllo della razionalità. Guardo questi disegni di Sejas e mi viene in mente Il seme dell'odio
  15. Mi astengo, al momento, all'esprimere valutazioni sulla sceneggiatura. La storia, infatti, è interessante, ma voglio aspettare di capire come si scioglie l'intreccio. I disegni di Sejas, prò, non mi sono piaciuti eccessivamente. Mi hanno, in qualche modo, evocato il tratto dell'ultimo Blasco.
  16. Mi sono accostato a questa storia con grande curiosità, essendo ben consapevole che si tratta della trasposizione in fumetti di un romanzo del grande Bonelli. Forse per l'eccesso di aspettative, sono rimasto un po' deluso, trovando lo sviluppo della trama tutto sommato piatto. Mi ha invece sorpreso il lato "sadico" di Tex nell'escogitare la punizione del gambler Fraser. E' vero che, così facendo, lo ha salvato dal cappio; ma, nella mia ricostruzione della personalità di Tex (ogni lettore ne ha una), il ranger non sottopone i mascalzoni a punizioni degradanti. Il finale, quello sì veramente bello!, è invece, a mio avviso, in linea con la psicologia di Tex giustiziare. Fraser, ferito, viene lasciato in balia dei propri rimorsi, ma con la possibilità di salvarsi da una morte cruenta mercé l'uso di quell'unico colpo di pistola. Molto belli i disegni di Ticci.
  17. Grazie! Il bello di questo forum è che c'è sempre da imparare dagli altri utenti
  18. Una delle composizioni di Bach che più apprezzo sono le variazioni Goldberg. Si tratta di un frutto della tradizione musicale di prendere un'aria con lo sviluppo piuttosto semplice e costruirci sopra una pluralità di brani diversi, variando la tonalità, la melodia, lo sviluppo ritmico e armonico del brano principale. In un fumetto seriale, agli autori spetta il compito di cimentarsi con l'arte delle variazioni: da una soggetto semplice nella sua struttura essenziale, occorre ricavare una pluralità di storie originali. E' quello che fa Gian Luigi Bonelli con Sangue Navajo e Vendetta Indiana, che condividono la struttura essenziale e che raggiungono entrambe i vertici della produzione texiana. Forse più semplicistica Vendetta indiana nell'attribuire tutta la responsabilità ad un unica persona, il colonnello Arlington, accecato dal desiderio di gloria; laddove Sangue Navajo ci presenta la "banalità del male". In entrambi i casi, Tex si rivela uomo giusto e fine stratega. Emozionante e innovativo il finale di vendetta indiana. Promossi i disegni dell'esordiente Ticci, benché io preferisca il tratto più maturo. Infine, ho una richiesta di chiarimenti agli utenti più esperti. Nella storia che commento, gli Ute appaiono come alleati dei Navajo. In altre storie texiane (penso a L'uomo senza passato, ma anche a Furia rossa) gli Ute sono presentati come nemici. Qual è, nella serie del Tex, l'evoluzione dei rapporti tra questi due popoli? E come era, nella realtà storica, il rapporto tra Navajo e Ute? Grazie!
  19. Ho ricevuto per il mio compleanno Nei Territori del Nord Ovest, nella bella versione cartonata e a colori. Finalmente, in questi primi scampoli di vacanze estive, ho potuto assaporarlo, mitigando il caldo estivo con i ghiacci splendidamente illustrati da Font. Proprio a proposito del disegnatore spagnolo, osservo che quella che sto commentando è sicuramente una delle sue migliori prestazioni artistiche a servizio di Aquila della Notte. Il giudizio sulla storia è ampiamente positivo, sia quanto alla sceneggiatura, sia (come anticipato) quanto ai disegni. Mi limito, allora, a due annotazioni positive e a due rilievi critici. Aspetti positivi. 1) Estremamente efficace è la presentazione di Dawn: come già osservato da altri, in poche vignette viene delineata la complessità del suo carattere. 2) A un certo punto della storia, Tex fa un commento riferito a Noatak, dicendo, nella sostanza, che alle volte le circostanze della vita inducono delle persone oneste a ritrovarsi fuori dai confini della legge. Gross Jean riferisce a se stesso il commento di Tex. Ma, se ho bene interpretato la sceneggiatura di Boselli, il ranger si riferiva molto delicatamente anche alla propria vicenda umana. Ed ecco i rilievi critici. 1) Gross Jean parla inizialmente di Kathy Dawn come di una gatta con cui è meglio non aver nulla a che fare. Poche vignette dopo, però, si scopre che è la sua figlioccia. Mi pare che ci sia una certa discrasia tra i due momenti. 2) La vendetta finale avrebbe dovuto essere lasciata a Jim Brandon. Certo, poi Boselli sarebbe stato accusare di mettere da parte Tex. Ma penso che se ne sarebbe potuto benissimo infischiare, così come faceva GLB che, non a caso, qualche bella avventura in cui a mio parere Tex non è del tutto centrale l'ha anche scritta (In nome della legge, Il fiore della morte).
  20. Quando ho saputo che il Texone di questa estate avrebbe avuto una venatura horror ho storto un po' il naso... L'ho scritto, infatti, più volte che non amo gli episodi di Tex con aspetti soprannaturali. Una volta avuto in mano l'albo, e iniziatolo a leggere, sono rimasto invece molto favorevolmente impressionato. Certo, esiste qualche passaggio ostico, come ben evidenziato nei messaggi precedenti. Ma l'atmosfera creata da Boselli e Carnevale è tale da non farlo notare, visto che il lettore rimane letteralmente incollato all'albo sino ad essere giunto all'ultima pagina Quanto ai disegni, bisogna dire che Carnevale ha avuto la sfortuna di essere pubblicato dopo uno dei disegnatori più amati dagli appassionati di Tex. Il suo compito, dunque, era ostico. Nondimeno, ritengo che le sue tavole siano semplicemente splendide, e che siamo fortunati a vivere un periodo così florido, per l'aspetto grafico non meno che per la qualità delle sceneggiature, per il nostro ranger preferito.
  21. Benché abbia continuato ad accorrere in edicola per acquistare tutti gli albi di Tex Willer, mi ero fin qui astenuto dal commentare questa storia. In effetti, poiché ho realizzato che ho commentato favorevolmente tutti gli albi della serie giovanile di cui ho scritto, mi sono trattenuto un po', prima di eccedere in complimenti. Rompo il silenzio per muovere un appunto a quanto scritto da Dix. A mio avviso, non si può qualificare la vicenda sin qui dipanatasi come prologo all'atteso incontro con i seminole. Abbiamo seguito Tex nelle sue avventure tra Texas e Florida, siamo venuti a conoscenza del fatto che sia stato braccato da un agente federale, di come gli sia sfuggito, del perché si sia ritrovato in Florida, di come abbia ottenuto la benevolenza del comandante della nave che lo potava a Tampa, del perché si sia ritrovato a vestire la divisa. In sintesi, stiamo scoprendo, tra frenetici cambi di scenario, un tratto della vita del nostro fuorilegge che ancora non conoscevamo. La vicenda si evolva impetuosamente, come impetuosamente scorre la vita reale e quella immaginaria di Tex. Dunque, per quanto mi riguarda non di prologo si tratta, ma di pura avventura.
  22. Sono d'accordo con Dix. Quello di Boselli è innegabilmente e veramente Tex; ma è il Tex visto con gli occhi di Boselli. Anche Nizzi scrive Tex interpretandolo dal suo specifico punto di vista, e altrettanto fanno Ruju e Manfredi. E' un fenomeno inevitabile; e, come già è stato specificato, in questo momento storico è un grande pregio della collana. A mio giudizio, non canonico era spesso, invece, il Tex di Nolitta. Ma questo aprirebbe un altro capitolo... Presente! Cresciuto texianamente con Nizzi, tra le storie cui sono più affezionato ce ne sono molte delle sue (Furia Rossa, Fiamme sull'Arizona, La ballata di Zeke Colter, Le colline dei Sioux). Non per questo taccio sulla pessima qualità di altre sue sceneggiature. E, ovviamente, apprezzare Nizzi non mi impedisce considerare Boselli un autore eccelso e di essere molto legato a tante delle sue storie (Il passato di Carson, La grande invasione, Cercatori di piste, Nueces Valley, Colorado Belle. E mi fermo, perché sono troppe).
  23. Se ti va di rivelarmele, me le vado a rileggere (o a leggere per la prima volta, se non l'ho già fatto)
  24. Due sono i limiti della seconda e ultima prova di Medda sulla serie regolare di Tex: il tratto del disegnatore cui la storia è stata affidata, che mal si attaglia a un noir con tinte forti; la figura di Herbert Addison, che, ritornato in scena fin troppo presto, si mostra molto evoluta rispetto alla prima comparsa. La vicenda narrata si allontana decisamente dai canoni texiani: uno dei due temi, quello del serial killer, è abbastanza insolito per una storia western. Ma, essendo rimasto un unicum nella serie, ci può stare. Sicuramente la sceneggiatura è ben congegnata, addensando via via i sospetti del lettore sui cari personaggi, peraltro molto ben calibrati. Tex, per l'occasione in solitaria, è ben centrale e determinato. Il colpo di scena finale non guasta. Il voto finale è un 8 quasi pieno.
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