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TWF - Tex Willer Forum

Jim Brandon

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About Jim Brandon

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  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Ciro

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    200
  • Favorite Pard
    Tex
  • Favorite character
    Jim Brandon

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  1. Jim Brandon

    [maxi 2003] Figlio Del Vento

    Finito oggi di leggere con fatica, in tre step: già questo la dice lunga su quanto sia avvincente la storia. Mai come in questo caso il Maxi mi è parso tale, con una storia troppo dilatata e prolissa, dove imperversano "origlioni" e "contro-origlioni". Direi che senz'altro Nizzi non è in questo caso nella sua forma migliore. Ho perso da lettore tutto il periodo della "decadenza nizziana", ma in questo Maxi ritrovo molti dei difetti che gli vengono attribuiti dai forumisti. Né i disegni contribuiscono a migliorare la situazione, con un Tex molto poco convincente. In definitiva, uno dei peggiori Maxi letti fino ad oggi: dietro di lui, lontano e ancora irragiungibile, solo "Alaska", con il mitico "pupazzone" Hamatsa, ormai irrimediabilmente legato, nel mio immaginario, all'indimenticabile battuta di un forumista nel topic dedicato.
  2. Jim Brandon

    [maxi 2002] Rio Hondo

    Letto ieri. L'ho trovata una storia molto godibile, canonicamente western, che, pur senza essere un capolavoro, si fa leggere in modo scorrevole. Molto ben congegnato il finale, con la moglie di Vicente Herrero che, come un angelo vendicatore, fa giustizia dei due malvagi. Il migliore dei Maxi che ho letto dopo Oklahoma (me ne mancano, in verità, diversi), superiore, per me, ad altri più celebrati, come l'Oro del Sud o anche (e qui immagino che molti non saranno d'accordo) Il Cacciatore di Fossil. Una lettura che mi ha riportato piacevolmente alle atmosfere texiane degli anni '70. Buoni i disegni di Repetto, che ben si adattano alla storia. Come unico appunto, la figura di Tex è, a mio avviso, troppo "ticciana" e manca un po' del tocco personale del disegnatore.
  3. Jim Brandon

    [690] Le schiave del Messico

    Storia godibile, con un finale che si risolve un po' troppo in fretta. Da vecchio lettore di Tex negli anni '70 e '80, mi ha colpito il tratto del disegnatore Prisco (che, avendo ripreso da poco a leggere la serie regolare, non conoscevo), che mi ha ricordato sia Ticci (per come ha reso talora il volto di Tex) che Fusco (quest'ultimo sia per la figura massiccia che per alcune "pose" di Tex). Buona anche la resa di sfondi e paesaggi, ben tratteggiati e particolareggiati, a differenza di altri disegnatori, in cui prevalgono troppe volte gli sfondi bianchi, con l'effetto che, in un altro post, ho definito "total white" (si veda l'ultimo albo disegnato da Filippucci, "L'assedio di Metzcali". Se proprio devo fare un appunto relativo ai disegni, forse, in questa prova, che da quanto ho letto è stata la prima di Prisco su Tex, il modo in cui il disegnatore ha reso il volto del nostro eroe, per quanto apprezzabile, non è molto personale e, in alcuni casi un po' troppo mutevole. Giudizio comunque positivo sia per la storia, ben congegnata per l'albo unico, che per i disegni.
  4. Jim Brandon

    [710/711] L'assedio di Mezcali

    Anche se questa seconda parte, pur migliore della prima, conferma l'impressione iniziale (che non sia una storia destinata a restare negli annali), comunque Nizzi ha portato a termine il compito in maniera piu che dignitosa, avvalendosi del "mestiere" e della sua esperienza. Una vecchia storia western convenzionale per una lettura, in definitiva, piacevole: a me, ad esempio, è piaciuta più della precedente "Il villaggio dei dannati" e, lo dico a bassa voce , anche della "maschera di cera", con i suoi troppi esotismi salgariani. Un plauso ai disegni di Filippucci: pur ribadendo che i "bianchi" di certe vignette sono, a mio avviso, troppi, il suo Tex mi piace, anche se forse è un po' troppo giovanile rispetto a come siamo abituati a vederlo.
  5. Jim Brandon

    [Texone N. 31] Capitan Jack

    Mi sono accostato a questo 31° texone con curiosità, dopo aver letto le opinioni dei forumisti in questo topic. Devo dire, per quanto riguarda i disegni, che, senza, dubbio le figure di Tex e Carson sono rappresentate in un modo davvero irrituale, che sicuramente spiazza i lettori texiani di lunga data come me. Ancor piu di Tex, tratteggiato come una figura rocciosa ed "omerica" dal naso aquilino, il Carson di Breccia, dall'aspetto allucinato e luciferino, è francamente indigeribile. Detto questo, dal punto di vista dei disegni, la prova di Breccia è senza dubbio di altissimo livello, sicuramente tra le migliori della serie degli albi speciali. Alcune tavole, con un utilizzo dei chiaroscuri veramente magistrale, hanno una valenza davvero artistica, che va oltre la dimensione del fumetto. Certo, il suo modo di rappresentare i volti è grottesco e caricaturale e sicuramente avrei apprezzato, personalmente, ancor di più la sua prova se avesse smussato questa che, non conoscendo la sua produzione, deduco sia una sua caratteristica. Ma, forse, questo avrebbe significato in qualche modo snaturare la sua arte e, d'altra parte, fin dal primo numero, con il Tex di Buzzelli, meno irrituale ma comunque distante da quello che eravamo abituati a conoscere, la filosofia degli albi speciali propugnata da Bonelli era proprio quella che ciascun disegnatore fornisse la sua personale interpretazione del nostro ranger. Una prova maiuscola del disegnatore, cui non corrisponde una altrettanto buona da parte di Faraci nel narrare questa vicenda, dal sapore "nolittiano", in cui peraltro, il personaggio che da il nome all'albo, viene a mio avviso rappresentato di una tale irresolutezza ed ignavia da essere oltremodo irritante, senza suscitare nel lettore alcuna empatia. Non si riesce a capire come Tex, anziche' accoglierlo a sberle come avrebbe meritato, possa addirittura in qualche modo solidarizzarvi, dopo un gesto tanto vile come l'uccisione del generale Canby. Ancor piu incomprensibile è come un personaggio del genere, tratteggiato da Faraci come indeciso a tutto e in balia dei suoi uomini, avesse potuto diventare capo tribù. Per capirci, non è un cattivo come il Ray Clemmons di Boselli o, sia pure in misura minore, il nolittiano sergente Donovan, la cui fine eroica li riscatta agli occhi del lettore, ma solo uno sprovveduto senza un briciolo di personalità che "non ne azzecca una". Oltre a questo, troppe pagine, nelle quali l'albo si regge solo grazie ai disegni di Breccia, vengono dedicate allo scontro con i Modoc, a mio parere proprio come riempitivo di una sceneggiatura esile. Ne' il "colpo di scena" delle pagine finali serve in qualche modo a risollevarla (qualcuno ha devvero pensato che Tex fosse morto ??). Un soggetto, di base interessante, che, a mio parere, avrebbe potuto essere narrato in modo più efficace.
  6. Jim Brandon

    [Maxi 2013] Alaska!

    Letto oggi questo controverso Maxi. Sui disegni, poco da aggiungere a quanto detto finora: sicuramente non all'altezza (tranne per quanto riguarda la parte "paesaggistica") e, in alcuni punti (il duello), addirittura imbarazzanti, con Tex che sembra l'incredibile Hulk. Per quanto riguarda la storia, non immune dalla prolissa verbosità che ne contraddistingue l'autore, ha alcuni spunti e personaggi interessanti (come ad esempio quello del russo Petrov), ma è decisamente troppo lunga e dilatata (forse per la necessità di adattarsi alle dimensioni del maxi) e si conclude con una "trovata", quella del pupazzo gigante animato da indiani sui trampoli, forse perfino più improbabile di quella di un vero gigantesco essere mostruoso, che a quel punto avrei trovato preferibile, visto che già più volte, nella lunga saga texiana, ci siamo imbattuti in personaggi fantastici come Diablero, Sasquatch o le mostruose creature del texone "Ombre nella notte" , di Nizzi - De Angelis. Il voler ricondurre a tutti i costi a una spiegazione "razionale" il gigantesco Hamatsa, ha il risultato contrario di rendere il tutto ancor meno credibile. Insomma, certamente non è la prova migliore del bravo Boselli, ma, a quanto leggevo negli interventi precedenti, trova giustificazione nella travagliata genesi di questo maxi n. 17.
  7. Jim Brandon

    [710/711] L'assedio di Mezcali

    Non si può dire che questa storia, che saluta il ritorno di Nizzi, brilli per ora per l'originalità della trama. L'intreccio non avvince molto e l'assedio degli indiani, almeno in questa prima fase, non coinvolge. Per raccontare l'antefatto della rapina a Nogales, Nizzi non trova di meglio che far rivelare dal bandito Bulder (colto da impulso irrefrenabile) all'oste appena conosciuto di aver poco prima ucciso la moglie dello sceriffo. Quale bandito in fuga e con una "muta di cagnacci che sbavano alle calcagna" (per usare le parole di Nizzi) non farebbe altrettanto ? Speriamo che il prosieguo ci riservi qualche trovata per risollevare la storia: punto sul gambler Yunker, sosia di Clark Gable-Rhett Butler. Per quanto riguarda i disegni di Filippucci, li trovo apprezzabili per il tratto e l'accuratezza (che differenza con l'ultima storia di Font) con cui rappresenta i personaggi. Ma in diverse tavole c'è il consueto effetto "total white" che le rende spoglie e che a me proprio non piace.
  8. Jim Brandon

    [Texone N. 26] Le Iene Di Lamont

    Letto oggi. Storia di Nizzi che, pur tra qualche incongruenza, già messa in rilievo nei post precedenti, si lascia ben leggere e scorre in modo fluido, anche se la trama (una cittadina in mano a dlei potenti corrotti) appare piuttosto convenzionale. Comunque, in definitiva, una lettura piacevole. Per quanto riguarda i disegni, li ho trovati molto apprezzabili, anche se dei 4 pards, il solo Carson rientra nell'iconografia tradizionale, mentre Tex in diverse tavole ha una curiosa somiglianza con Julio Iglesias, Kit Wiler, con un'acconciatura alla Gianni Rivera, è molto diverso da quello che siano abituati a conoscere e Tiger ci viene invece presentato con una fossetta sul mento alla Kirk Douglas.
  9. Jim Brandon

    [Texone N. 01] Tex Il Grande!

    Molto interessante la storia di Ymalpas sulla realizzazione dei primi teloni. Ho riletto oggi questo primo della serie, di cui ricordavo dopo oltre 30 anni poco o nulla, e devo dire che a distanza di tanto tempo rivedo in positivo il mio giudizio. Belli e particolari i disegni di Buzzelli, che all'epoca mi avevano lasciato perplesso, forse perché si distaccavano troppo dai canoni dei disegnatori texiani cui ero abituato, e bella la storia, che, se pure non spicca per originalità della trama, è ben realizzata da Nizzi nei personaggi (la figura di Pat, in particolare, è tratteggiata in maniera godibile e divertente) e nei dialoghi (in particolare, per quelli tra Tex e Carson si può dire che siamo ai vertici). Un 8, come voto, ci sta tutto.
  10. Jim Brandon

    [Texone N. 16] I Predatori Del Deserto

    Progressivamente sto cercando di recuperare nei mercatini dell'usato le copie dei Texoni che non avevo a suo tempo acquistato (quasi tutti quindi: tra i primi due e quello di quest'anno, "Doc"). Oggi è toccato a questo sedicesimo, "I predatori del deserto": devo dire che, malgrado alcune critiche negative che ho letto nei post precedenti, a me non è dispiaciuto affatto. In particolare, ho trovato davvero validi i disegni di Brindisi. Per quanto riguarda la trama, non conoscendo la storia di Pratt cui Nizzi si è ispirato, non ne ho potuto cogliere i rimandi. La storia, tuttavia, pur senza essere un capolavoro, si lascia leggere piacevolmente. Nel complesso, quindi, il mio giudizio è positivo, con un plauso particolare per i disegni.
  11. Jim Brandon

    [708/709] La tribù dei dannati

    Preso oggi. La storia arriva a conclusione senza grandi slanci. Di sicuro non resterà tra quelle memorabili. Interessante comunque la figura di Makua. Discorso a parte per i disegni, che proprio non riesco a farmi piacere per lo stile (che non reputo adatto a Tex) e che, in certi momenti, sembrano anche "tirati via" (si veda l'ufficiale a p. 109).
  12. Jim Brandon

    [209/210] Linciaggio

    Storia che ho appena riletto, per la prima volta dalla sua uscita. Considerata l'epoca, il tema del razzismo, già trattato su Tex, è innovativo e coraggioso, ma alcuni aspetti della trama non convincono appieno. La figura di Ed il gambler appare ad esempio un po' improbabile: soprattutto, non si capisce cosa lo spinga ad immolarsi in un modo cosi' determinato e fatalistico per un Tex appena conosciuto. Stona un po' anche l'accanimento nei confronti di Tex, ancor più dopo che la banda ha già avuto così tante perdite. Dopotutto, nell'America di quegli anni, anche con l'intervento di un giudice, a mio avviso, il destino finale dello sfortunato uomo di colore, (la cui versione dei fatti - attestata poi per il lettore dallo sviluppo della storia, ma a cui Tex presta invece da subito piena fede - non sarebbe stata sufragata da testimoni), sarebbe stato con tutta probabilità quello di salire ugualmente sulla forca. Da ultimo stona il pentimento finale dell'amico di Tex, miracolosamente salvatosi dal crollo. Lo avevamo dato per morto e la sua fine sarebbe stata il guusto suggello di una storia cupa, in cui nessuno si salva. La sua sopravvivenza, con frettoloso quanto improbabile pentimento finale (non si capisce bene originato da cosa: viene da pensare, viste le fasciatura, dalla botta in testa subita) non aggiunge nulla alla storia.
  13. Jim Brandon

    Il Mio Primo Tex

    Non ricordavo con precisione quale fosse il mio primo Tex della serie regolare, finché ieri, nella cantina della vecchia casa dei miei genitori, non mi è tornato davanti agli occhi: era il numero 188, "Il sentiero dei Broncos", del Giugno 1976. In quel mese finivo la 4° elementare, compivo 10 anni e mio padre aveva la stessa età che ho io ora. Non ricordo con precisione di cosa parlasse quell'avventura (non l'ho ancora riletta, ma evidentemente non si tratta uno dei classici texiani che restano impressi nella mente), ma all'epoca devo averla ugualmemte letta e riletta, perché l'albo è aperto in due parti lungo la rilegatura e le pagine finali mancano. Fa uno strano effetto, sfogliare un fumetto a distanza di 43 anni.. anche se non direttamente correlati, tornano in mente, nel flusso dei ricordi, situazioni, posti e, soprattutto, volti di persone (da quelli dei propri cari a quello del simpatico giornalaio da cui acquistavo la mia copia di Tex), troppe delle quali, ormai, accomunate dal fatto di non essere più fra noi. Da quel primo numero cominciai ad acquistare, in contemporanea, anche la serie Tre Stelle, di circa 40 numeri indietro, rendendomi presto conto, da giovane lettore, che quei numeri precedenti facevano parte di un periodo di vena aurea e forse irripetibile dei creatori di Tex. Il sentiero era dei Broncos, ma ieri avrebbe potuto essere, come qualche centinaio di numeri dopo, quello dei ricordi.
  14. Jim Brandon

    [199] A Sud Di Nogales

    Riletto oggi, direttamente dalla riserva 1977 della cantina, da dove ho recuperato una ventina di albi. Credo di non averlo più ripreso in mano da almeno 40 anni, probabilmente perché all'epoca non aveva acceso la mia fantasia di giovanissimo lettore. Insomma, non una di quelle storie memorabili, da leggere e rileggere, quanto piuttosto un onesto riempitivo, in attesa del numero 200. La rilettura conferma nuovamente, a distanza di tanto tempo, la prima impressione. La cosa migliore sono, senza dubbio, i disegni di Ticci, in una versione che non ricordavo, dal tratto meno "nervoso": forse l'apice del maestro senese.
  15. Jim Brandon

    [Texone N. 35] Tex l'inesorabile

    Avrebbero potuto agire forse con più "classe", ma, personalmente, non mi cruccio più di tanto: mi limito ad ignorare cartonato, edizione speciale e versione "de luxe".
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