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TWF - Tex Willer Forum

Jim Brandon

Cowboy
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About Jim Brandon

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Profile Information

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    Ciro

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    200
  • Favorite Pard
    Tex
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    Jim Brandon

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  1. Primo acquisto di un "cartonato alla francese". Che dire? Molto... francese, con tanta apparenza, ma non altrettanta sostanza. 50 pagine scarse sono un po' pochine, ma Ruju riesce ugualmente ad imbastire una buona storia, forse un po' frettolosa in alcuni passaggi, come lo scontro di Tex e Carson con la banda di Portela. La conclusione, nello stile del filone "magico", che tante storie avvicenti ci ha regalato fin dai tempi di GLB, si rivela all'altezza, con la inquietante apparizione della bruja, che chiaramente non si è fisicamente mai mossa da dove si trovava, intravista da Tex solo per un attimo. Belli i disegni di Milano, con dei paesaggi e delle vedute davvero di grande impatto, ben valorizzati dai colori di Vattani. Meno riusciti, specie im alcune vignette, i visi di Tex e Carson. Per concludere, un'edizione glamour da collezionisti accaniti, non irrinunciabile ma che non delude le aspettative del lettore.
  2. Ne è la continuazione, in qualche modo, ma si capisce bene anche senza leggere "Netdahe", sicché ci si può anche risparmiare la lettura di una storia che ho trovato frammentaria nella trama e troppo prolissa.
  3. Completata oggi la lettura. Storia non eccelsa ma sufficiente. Per quanto riguarda invece i disegni, Font, pur bravo nei paesaggi, è, tra i disegnatori che si alternano attualmente sulla serie regolare, quello che meno prediligo, sia per il modo di rendere la fisionomia di Tex e dei Pards che per i volti degli altri personaggi, spesso davvero troppo caricaturali.
  4. Secondo me, il "politicamente corretto", partendo da intenzioni giuste, è finito per arrivare ad eccessi che sconfinano nel ridicolo. Bisogna tenere anche conto della situazione degli Stati Uniti, dove certe discriminazioni sono molto radicate. È chiaro che la soluzione ad un problema reale non è certo quella di censurare la Mamie di Via col Vento o Huck Finn, anzi, certe "alzate di ingegno" favoriscono solo chi vuole mantenere certe cose come stanno. Senza dilungarmi oltre su questo tema, non oggetto del topic, penso che la caratteristica principale di Tex, sia proprio quella di essere corretto, nel senso di retto e giusto. E chi se ne importa se non risponde ai canoni odierni che si stanno facendo strada negli Usa, non perché il tema sia sentito realmente, ma principalmente per un conformismo ipocrita nell'industria del cinema e anche dei fumetti, volto ad evitare ogni possibile critica o problema. Di certo, se i Pard fossero stati concepiti oggi negli Usa, probabilmente Carson sarebbe nero e Kit di madre ispanica (il nativo americano c'è gia), e magari ci sarebbe anche un quinto pard asiatico. Ma siamo in Italia, e Tex è gia "corretto" così, sempre pronto a lanciarsi, da 70 anni (quando in America i neri non potevano ancora salire sul bus) a riparare le ingiustizie e i torti e i difendere i deboli di qualunque colore.
  5. Quanta foga dialettica... sono personalmente contrario alle "purghe", di ogni tipo. Né mi piace che la rappresentazione della storia venga alterata e riportata a come gli avvenimenti accadrebbero ora. Questo non ha nulla a che vedere, come è stato già chiarito anche da altri interventi precedenti, con la battuta che Boselli fa pronunciare a Thazay, che non è funzionale alla storia e di cui ho scritto che, pur essendo scherzosa, esprime un modo di pensare purtroppo ancora troppo diffuso, e pertanto personalmente l'avrei evitata. Il mio intervento, ad ogni modo, non riprendeva in particolare il tuo (tra l'altro, tendo di solito a saltarli), ma l'aggiunta in quello successivo, sul fatto che verrebbero condannate solo le discriminazioni attuate "dagli europei" (chissa' poi perché dagli americani no, ad esempio). Non ho letto "Adah" (smisi di leggere Ken Parker qualche numero prima, tra l'altro perché lo trovavo, all'epoca, troppo melenso), ma non ci vedo nulla di strano nel fatto che venga rappresentata come nera, schiava ed oppressa: era la realtà dei fatti. Né seguo certi eccessi odierni, che spingono qualche mentecatto ad abbattere le statue di Cristoforo Colombo, giudicandolo dopo 500 anni con il metro odierno e che, probabilmente, oggi vorrebbero vedere una Adah autodeterminata e che magari aiuta lei Ken Parker. Sul fatto, infine, che "Sangue Navajo" verrebbe giudicata oggi razzista, penso che potrebbe farlo solo uno dei personaggi sopra citati. Ho sempre amato Tex, fin da bambino, per il suo senso della giustizia, per il fatto che nel punire chi lo merita non abbia mai guardato il colore della pelle e che sia sempre dalla parte dei deboli e degli oppressi, chiunque essi fossero. E pazienza se per farlo ogni tanto gli scappava anche, all'epoca, qualche "fiocco di neve" o "muso di carbone".
  6. Il personaggio di Tex è sempre stato avanti. La storia di "Sangue Navajo" risale a metà anni '50 e colpisce vedere come venga ribaltato da Bonelli lo stereotipo dell'indiano cattivo e selvaggio, molto prima che lo facesse il cinema di Hollywood. Fosse stata scritta adesso, verrebbe forse tacciata di essere "buonista e politicamente corretta", e qualcuno probabilmente scriverebbe che si parla solo delle discriminazioni dei bianchi contro gli indiani e mai viceversa.
  7. Beh, però finisce per sembrare così... comunque ho l'impressione che la sola minaccia di tornare a cercarlo sarebbe bastata Si tratta in ogni caso di appunti marginali in un albo ben riuscito e per cui ti faccio i complimenti. Se non ricordo male, dice anche che se li è guadagnati onestamente, o qualcosa del genere...
  8. Non mi ha affatto scandalizzato l'episodio in sé (anche divertente e che introduce bene il personaggio di Kid), ma ho trovato poco "elegante" la parte finale, in cui Kid le dà dei soldi.
  9. La battuta, come ho scritto, è perfettamente plausibile nel contesto. Non mi pare, però, che vi fosse la necessità di inserirla, visto che non aggiunge nulla e anche se non ci fosse non sarebbe stato certo "modificato il passato". Io personalmente l'avrei quindi evitata. Comunque, la conclusione dell'episodio iniziale di Kid Bill, che ho citato sopra, è a mio avviso peggiore. No, ne prendo atto Aggiungo che il tono scherzoso della battuta del figlio di Cochise era chiaro. Tuttavia, dato che si tratta purtroppo di un modo di pensare ancora troppo diffuso oggigiorno, personalmente non ci avrei scherzato sopra. Detto questo, il giudizio complessivo sull'albo è ampiamente positivo.
  10. Prima lettura veloce, in attesa di una seconda più approfondita, per questo nuovo Maxi, che a mio avviso è uno dei migliori dell'intera serie. I disegni di Piccinelli convincono appieno: è a mio parere sul podio dei 3 migliori disegnatori attuali. Per quanto riguarda la storia, sicuramente si rivela avvincente, malgrado il fatto che i tre Bill "rubino" un po' troppo spazio a Tex, come preannunciato da Boselli nell'introduzione. Pur non essendo un alfiere del "politicamente corretto", ho trovato tuttavia davvero "poco elegante" ed evitabile l'epilogo della vicenda di Kid Bill con la ragazza messicana. Un altro passaggio che mi ha lasciato perplesso da questo punto di vista, è stata la battuta di Tahzay sulle donne, che, seppure perfettamente plausibile come tempi e personaggi, risulta, almeno per me, alquanto fastidiosa.
  11. È lapalissiano che non basta inserire un nuovo personaggio nella saga per rendere una storia memorabile. Non è che il mio voto alla storia si sarebbe trasformato in 9 con la sola presenza del figlio di Sam Willer. Forse Nizzi avrebbe trovato un'ispirazione migliore, o forse no, ma il mio "fondamentale" si riferiva a quelle storie in cui viene delineato il passato di Tex, ne vengono presentate la famiglia e le origini, o, come sarebbe stato in questo caso, viene inserito un nuovo personaggio importante, per di più parente. Non tutte le storie in cui questo è accaduto sono ugualmente riuscite, ma in qualche modo hanno costituito un punto fermo nella "storia" del personaggio. Quello di questa storia sarebbe stato di introdurre il nipote di Tex, che, a mio avviso, avrebbe potuto essere utilmente sviluppato ed utilizzato anche in occasioni successive. La storia in questione non è certo un capolavoro, ma in verità devo dire che ho letto di peggio, anche molto di recente.
  12. Avventura che non avevo letto a suo tempo, e che ho recuperato in questi giorni. Leggendo gli interventi precedenti, viene da domandarsi come sarebbe stata la storia se fosse stata utilizzata l'idea originaria di Civitelli di renderne protagonista il figlio di Sam Willer. A mio avviso, sarebbe potuta entrare tra gli albi "fondamentali" per la storia del nostro ranger, come "il passato di Tex" o il Maxi "Nueces Valley". Forse, con la nuova guida editoriale, l'idea, giudicata all'epoca troppo fuori dai canoni, sarebbe passata. Chissà... Detto questo, si tratta comunque di una storia valida, sorretta anche dai disegni magistrali di Civitelli, a mio avviso il migliore, con Villa, tra i nuovi disegnatori che si sono avvicendati successivamente a Galep e agli altri "storici". La scena della visita al ranch dei Willer e alle tombe dei genitori di Tex tocca vette di lirismo, grazie soprattutto ai disegni, piuttosto che ai dialoghi, non essendo questi ultimi particolarmente ispirati. Per quanto riguarda la storia di Nizzi, il giudizio è comunque positivo, anche se alcuni passaggi mi hanno lasciato perplesso: ad esempio, in tutta la mia "carriera" di lettore texiano, non avevo mai visto un Tex che reagisce alle infamanti accuse di un furfante come lo sceriffo Braddox dicendo "un momento, lasciatemi spiegare", con tanto di botta in testa successiva (questa sì, già vista e molto "nolittiana"). Devo dire che per un attimo ho temuto anche quando più avanti si è presentato l'improvvisato vice-sceriffo (memore del nizziano cinturone slacciato ne "le iene di Lamont"), ma per fortuna qui Nizzi ha tirato fuori il Tex che conosciamo ("adesso sono io la legge a Culver City"). Per concludere, 8 ai disegni di Civitelli e 7 alla storia. Un ultima osservazione sulla camicia rosa di Kit nella copertina del primo albo: a mio avviso, la scelta fa risaltare drammaticamente e in modo realistico il sangue che scorre dalla ferita alla spalla: non sarebbe stato lo stesso con una camicia gialla. Detto questo, dopo tanti decenni, un cambio di look per Kit Willer ci sta tutto: non con il rosa, possibilmente, ma, ad esempio, con un azzurro tipo jeans, come mi pare che qualcuno abbia già suggerito sopra, e dei pantaloni della stessa tonalità.
  13. Storia che avevo perso ed ho letto ieri. Bella prova di Boselli, che ci presenta una storia corale con personaggi ben delineati, fra cui, su tutti, spicca quello di Corbett. Alcuni passaggi dell'assedio finale al forte mi hanno ricordato molto le scene del film Zulu, del 1964, in cui si narra la battaglia di Rorke's Drift tra gli inglesi e gli Zulu. Chissà se Boselli si è in qualche modo ispirato. Per quanto riguarda i disegni, buona prova di Marcello, disegnatore di Tex che conosco poco, anche se avevo più apprezzato i disegni de "il passato di Carson" . In ogni caso, in entrambe le storie i disegni ben si adattano all'epicita' della trama ideata da Borden.
  14. Riletto oggi. Giudizio positivo su questo Texone che risale ormai a 20 anni fa. Ben riuscita in particolare la prima parte, di ambiente carcerario, dove Tex si guadagna in breve tempo la fiducia di Fremont. Quest'ultimo è il personaggio meglio riuscito dell'albo, una figura di valoroso ufficiale, disilluso però dalla guerra, in cui (proprio come Tex) ha visto troppi lutti e distruzioni. È il maggiore Corbett, furfante senza scrupoli, a pronunciare con disprezzo il suo epitaffio, senza rendersi conto invece di lodarlo, quando dice a Tex e Kit che Fremont giocava a fare il cinico, mentre era in realtà un "dannato sentimentale". Nel finale dell'albo sarà poi Tex a dire a Carson e Davis che Fremont resterà nel suo ricordo, per il suo sacrificio nel tentare un disperato salvataggio del generale Jackson. Un omaggio insolito da parte di Tex ad un uomo che aveva fatto parte dell'altra barricata, sia nella guerra civile che nel rispetto della legge. Il mio voto alla storia è un 8: un Nizzi ancora in gran forma. 8 anche ai disegni di Colin Wilson: mi sono piaciuti il suo Tex e le ambientazioni, sia carcerarie che nel rifugio dei ribelli. Unico appunto, forse, un Fremont graficamente poco originale, ispirato nell'aspetto, da simpatica canaglia del sud, al Rhett Butler dell'indimenticabile Clark Gable.
  15. Fa sempre uno strano effetto vedere Tex tratto d'impaccio da altri, e in questo Texone accade due volte: in apertura della storia, quando Butler (chiaro omaggio, il suo cognome, al personaggio di "Via col Vento") lo tira fuori dalla sabbie mobili (ma qui ci può stare, perché l'antefatto genera il debito di riconoscenza di Tex) e poi quando lo libera con Lola dalle guardie carcerarie. Ecco, forse avrei evitato la seconda, che un po' alimenta la teoria del Tex di Nizzi "piccione" , sui cui non mi pronuncio, non avendo seguito abbastanza il nostro eroe nel periodo nizziano, che ha coinciso in gran parte con la mia "pausa texiana". Altri passaggi della vicenda non mi hanno convinto (ad esempio, la sicurezza di Tex di non aver noie dalla vicenda con le guardie carcerarie), ma, in definitiva è una storia che si legge in modo scorrevole e con alcuni personaggi indovinati, come Butler e Lola , che muore tragicamente, in un finale che si fa repentinamente cupo. Un 7 come voto alla storia ci sta. Per quanto riguarda i disegni di Bernet, non male Tex e Carson nella sua interpretazione personale, ma ho trovato alcuni volti dei personaggi di contorno troppo caricaturali e, in alcune vignette, Lola troppo "pin up da fumetto". Complessivamente, un 7 anche alla prova texiana di Jordi Bernet.
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