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TWF - Tex Willer Forum

Jim Brandon

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About Jim Brandon

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    Visitatore

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Ciro

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    200
  • Favorite Pard
    Tex
  • Favorite character
    Jim Brandon

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  1. Jim Brandon

    [Texone N. 01] Tex Il Grande!

    Molto interessante la storia di Ymalpas sulla realizzazione dei primi teloni. Ho riletto oggi questo primo della serie, di cui ricordavo dopo oltre 30 anni poco o nulla, e devo dire che a distanza di tanto tempo rivedo in positivo il mio giudizio. Belli e particolari i disegni di Buzzelli, che all'epoca mi avevano lasciato perplesso, forse perché si distaccavano troppo dai canoni dei disegnatori texiani cui ero abituato, e bella la storia, che, se pure non spicca per originalità della trama, è ben realizzata da Nizzi nei personaggi (la figura di Pat, in particolare, è tratteggiata in maniera godibile e divertente) e nei dialoghi (in particolare, per quelli tra Tex e Carson si può dire che siamo ai vertici). Un 8, come voto, ci sta tutto.
  2. Jim Brandon

    [Texone N. 16] I Predatori Del Deserto

    Progressivamente sto cercando di recuperare nei mercatini dell'usato le copie dei Texoni che non avevo a suo tempo acquistato (quasi tutti quindi: tra i primi due e quello di quest'anno, "Doc"). Oggi è toccato a questo sedicesimo, "I predatori del deserto": devo dire che, malgrado alcune critiche negative che ho letto nei post precedenti, a me non è dispiaciuto affatto. In particolare, ho trovato davvero validi i disegni di Brindisi. Per quanto riguarda la trama, non conoscendo la storia di Pratt cui Nizzi si è ispirato, non ne ho potuto cogliere i rimandi. La storia, tuttavia, pur senza essere un capolavoro, si lascia leggere piacevolmente. Nel complesso, quindi, il mio giudizio è positivo, con un plauso particolare per i disegni.
  3. Jim Brandon

    [708/709] La tribù dei dannati

    Preso oggi. La storia arriva a conclusione senza grandi slanci. Di sicuro non resterà tra quelle memorabili. Interessante comunque la figura di Makua. Discorso a parte per i disegni, che proprio non riesco a farmi piacere per lo stile (che non reputo adatto a Tex) e che, in certi momenti, sembrano anche "tirati via" (si veda l'ufficiale a p. 109).
  4. Jim Brandon

    [209/210] Linciaggio

    Storia che ho appena riletto, per la prima volta dalla sua uscita. Considerata l'epoca, il tema del razzismo, già trattato su Tex, è innovativo e coraggioso, ma alcuni aspetti della trama non convincono appieno. La figura di Ed il gambler appare ad esempio un po' improbabile: soprattutto, non si capisce cosa lo spinga ad immolarsi in un modo cosi' determinato e fatalistico per un Tex appena conosciuto. Stona un po' anche l'accanimento nei confronti di Tex, ancor più dopo che la banda ha già avuto così tante perdite. Dopotutto, nell'America di quegli anni, anche con l'intervento di un giudice, a mio avviso, il destino finale dello sfortunato uomo di colore, (la cui versione dei fatti - attestata poi per il lettore dallo sviluppo della storia, ma a cui Tex presta invece da subito piena fede - non sarebbe stata sufragata da testimoni), sarebbe stato con tutta probabilità quello di salire ugualmente sulla forca. Da ultimo stona il pentimento finale dell'amico di Tex, miracolosamente salvatosi dal crollo. Lo avevamo dato per morto e la sua fine sarebbe stata il guusto suggello di una storia cupa, in cui nessuno si salva. La sua sopravvivenza, con frettoloso quanto improbabile pentimento finale (non si capisce bene originato da cosa: viene da pensare, viste le fasciatura, dalla botta in testa subita) non aggiunge nulla alla storia.
  5. Jim Brandon

    Il Mio Primo Tex

    Non ricordavo con precisione quale fosse il mio primo Tex della serie regolare, finché ieri, nella cantina della vecchia casa dei miei genitori, non mi è tornato davanti agli occhi: era il numero 188, "Il sentiero dei Broncos", del Giugno 1976. In quel mese finivo la 4° elementare, compivo 10 anni e mio padre aveva la stessa età che ho io ora. Non ricordo con precisione di cosa parlasse quell'avventura (non l'ho ancora riletta, ma evidentemente non si tratta uno dei classici texiani che restano impressi nella mente), ma all'epoca devo averla ugualmemte letta e riletta, perché l'albo è aperto in due parti lungo la rilegatura e le pagine finali mancano. Fa uno strano effetto, sfogliare un fumetto a distanza di 43 anni.. anche se non direttamente correlati, tornano in mente, nel flusso dei ricordi, situazioni, posti e, soprattutto, volti di persone (da quelli dei propri cari a quello del simpatico giornalaio da cui acquistavo la mia copia di Tex), troppe delle quali, ormai, accomunate dal fatto di non essere più fra noi. Da quel primo numero cominciai ad acquistare, in contemporanea, anche la serie Tre Stelle, di circa 40 numeri indietro, rendendomi presto conto, da giovane lettore, che quei numeri precedenti facevano parte di un periodo di vena aurea e forse irripetibile dei creatori di Tex. Il sentiero era dei Broncos, ma ieri avrebbe potuto essere, come qualche centinaio di numeri dopo, quello dei ricordi.
  6. Jim Brandon

    [199] A Sud Di Nogales

    Riletto oggi, direttamente dalla riserva 1977 della cantina, da dove ho recuperato una ventina di albi. Credo di non averlo più ripreso in mano da almeno 40 anni, probabilmente perché all'epoca non aveva acceso la mia fantasia di giovanissimo lettore. Insomma, non una di quelle storie memorabili, da leggere e rileggere, quanto piuttosto un onesto riempitivo, in attesa del numero 200. La rilettura conferma nuovamente, a distanza di tanto tempo, la prima impressione. La cosa migliore sono, senza dubbio, i disegni di Ticci, in una versione che non ricordavo, dal tratto meno "nervoso": forse l'apice del maestro senese.
  7. Jim Brandon

    [Texone N. 35] Tex l'inesorabile

    Avrebbero potuto agire forse con più "classe", ma, personalmente, non mi cruccio più di tanto: mi limito ad ignorare cartonato, edizione speciale e versione "de luxe".
  8. Jim Brandon

    [Texone N. 35] Tex l'inesorabile

    La SBE fa le sue legittime scelte di marketing: é una SpA ed il suo scopo é quello di avere profitti. Liberi loro di proporre il Texone di Villa in tutte le versioni possibili di qui a Febbraio e libero io di non acquistarle, attendendo l'uscita in edicola (come farò). Considerato quanto sopra, parlare di aspetti "etici" e di rispetto dei lettori, secondo me, non ha molto senso.
  9. Jim Brandon

    [maxi 1991] Oklahoma!

    Intendevo dire che riprende, nel bene e nel male, stilemi e situazioni già utilizzati da Berardi in "Ken Parker": ad esempio, la coralità dei personaggi, alcuni "siparietti" per me evitabili (Tex che dopo aver picchiato il cattivo lo fa cadere spingendolo solo con il dito, nella migliore tradizione di Terence Hill), la storia d'amore con tanto di rossori giovanili, evidentemente cara all'autore, che ricalca quella di Pat O'Shane, la pietas che suscita nel lettore la morte della piccola figlia dei coloni (si pensi a "sangue sulle stelle"). Berardi non fa di Tex un novello Ken Parker, ma è anche vero, per me, che in questa storia, che sarebbe una buona sceneggiatura cinematografica, a parte certi topos linguistici texiani e le schermaglie con Carson, il protagonista potrebbe essere chiunque. Questo non vuole sminuire la validità della storia, che, senza essere, a mio avviso, un capolavoro, è comunque di buon livello. Il fatto che Berardi, come ho letto sopra, non abbia voluto entrare a far parte degli autori di Tex, mi fa pensare che, forse, non lo senta nelle sue corde. Magari perché troppo "monolitico" in confronto al tormentato "Lungo Fucile" ?
  10. Jim Brandon

    [maxi 1991] Oklahoma!

    Ho riletto ieri, dopo 28 anni, questo Maxi del 1991, che giaceva dimenticato in cantina. Storia valida, come anche i bei disegni di Letteri, ma, a mio avviso, troppo "kenparkeriana". L'impronta di Berardi c'è e si vede, ma per me, mentre si addice bene ad un antieroe combattuto come il biondo redfordiano del Wyoming, stona alquanto con il granitico mondo texiano. In particolare nel mondo di Tex trovo fuori luogo, ad esempio, i ripetuti rossori post adolescenziali della figlia dei Paxton, molto alla Pat O'Shane, che fin da bambino trovavo già irritanti e melensi nelle storie di Ken Parker. Molto "parkeriani" anche altri passaggi, come la struggente scena della bambola della bimba dei coloni Svenson, che intravediamo senza vita nella vignetta successiva. Per quanto riguarda le diatribe sulla figura di Carson che ho letto nei post precedenti, lo trovo tratteggiato in modo abbastanza "crepuscolare" . La cosa non mi ha infastidito, ma ho trovato fuori luogo e poco credibile la scena del duello in cui viene relegato a spettatore non pagante. In conclusione, si tratta di una storia sicuramente valida, per sceneggiatura e disegni, ma non entra nel mio Pantheon personale delle storie texiane. Potrei dire, in modo scherzoso, che accostarla nella stessa frase a "Il passato di Carson" mi pare quasi irriguardoso.
  11. Jim Brandon

    [Texone N. 07] Il Pueblo Perduto

    Letto oggi nella versione a colori di Repubblica. La cosa migliore, senza dubbio, sono i disegni di Ticci, che conferma ancora una volta la sua maestria. Notevoli specie le scene nella mesa e nel pueblo. Unico appunto è che, come già nel caso di Galep, viene meno la regola secondo cui il texone dovrebbe offrirci l'interpretazione personale di disegnatori che in precedenza non si erano mai cimentati con il mondo di Tex, cosicché questa potrebbe essere benissimo una storia della serie "regolare" (e non tra le migliori). La sceneggiatura di Nizzi é appena sufficiente: si lascia leggere, ma non cattura e non avvince.
  12. Jim Brandon

    [Texone N. 03] Il Segno Del Serpente

    Letto ieri questo terzo texone della serie: fa sempre piacere rivedere i disegni del maestro Galep (la cosa migliore dell'albo) che, nella parte introduttiva scritta da Marzorati, ho scoperto fosse anche pittore. Storia di Nizzi che per me che ricorda le atmosfere bonelliane, ma di un Bonelli non nella sua forma migliore. Il combinato della storia e dei disegni costituisce un po' un salto nel passato della saga texiana, ma non nel passato di quelle storie rimaste memorabili, bensì di quelle un po' così, che si leggono, si ripongono, ma non appassionano più di tanto.
  13. Jim Brandon

    [705/707] La maschera di Cera

    Storia godibile, tralasciando la credibilità della vicenda. La "soluzione" finale è quella più facilmente ipotizzabile all'inizio, ma vi si arriva attraverso una serie di colpi di scena orchestrati da Boselli, che movimentano la trama. Interessante la figura del vecchio Nick, un personaggio che avrebbe potuto essere ripreso in seguito, la cui sorte lascia un po' di amaro in bocca.
  14. Jim Brandon

    [Texone N. 13] Sangue Sul Colorado

    Ho letto questo texone speranzoso, dopo aver le recensioni viste su questo topic. Milazzo è bravo e l'ho apprezzato dai tempi del primo Ken Parker, ma non lo vedo adatto a Tex, che in alcune tavole ha disegnato a metà strada tra Robert Mitchum e John Wayne. Per quanto riguarda Carson, non mi sono davvero piaciute certe espressioni con gli occhi "spiritati", a metà strada tra il luciferino ed il paziente psichiatrico. Il personaggio reso meglio mi è sembrato Kit Willer, dato che anche Tiger è irriconoscibile. Passando alla storia, non l'ho trovata molto avvincente, anzi: ho letto pochi giorni fa il texone precedente, gli Assassini, ed il confronto mi è parso francamente impietoso. Inoltre, la conclusione è troppo frettolosa, con la comparsa del "deus ex machina" che risolve una situazione che sembrava perduta. Sarò tacciato di eresia, ma non lo metto davvero tra i migliori texoni letti della mia personale classifica, sia per i disegni che per la storia.
  15. Jim Brandon

    [Color Tex N. 15] Un capestro per Kit Willer

    Letta oggi: storia e disegni non memorabili. Intreccio piuttosto semplice, che sembra infarcito di sparatorie per impinguare la trama troppo labile. Sicuramente Nizzi ha scritto di meglio.
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