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TWF - Tex Willer Forum

Jim Brandon

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About Jim Brandon

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Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Ciro

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    200
  • Favorite Pard
    Tex
  • Favorite character
    Jim Brandon

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  1. Ho cominciato a leggere Tex nel giugno 1976, così questo albo era già passato sia nella serie Gigante che in quella Tre Stelle e, dopo una lunga "pausa Texiana" durata quasi 30 anni, ho avuto modo di leggerlo solo ora. Più che buona la prima per Ticci, che mostra già la propria maestria, con un tratto distante da quello attuale, che ricorda in qualche modo quello di Alberto Giolitti. Storia breve e intensa, che riprende, pur se amplificato nelle proporzione della strage perpetrata, quella di "Sangue Navajo", con il tema (niente affatto "stucchevole", come qualcuno lo ha definito in uno dei post) deĺle ingiustizie nei confronti degli Indiani. In questo senso, ancor più che in questa storia, Bonelli è stato un vero precursore in "Sangue Navajo", storia scritta, se la non ricordo male, nel 1958, quando la revisione del ruolo degli indiani nella filmografia hollywoodiana era ancora lontana. Commovente, nelle prime pagine, il particolare (tratto, leggevo sopra, da un fatto storico) della bandiera Usa issata sulla tenda del capo indiano, fiducioso nei trattati sottoscritti, su cui gli stessi artiglieri si rifiutano di tirare. Molto ben tratteggiato il personaggio di Arlington, vera e propria figura di fanatico sordo ad ogni suggerimento logico quanto granitico nelle proprie convizioni, anche di fronte all'evidenza. Chi di noi, facendo ovviamente le debite proporzioni, non ne ha mai incontrato uno nel corso della propria vita ? Il colonnello andrà incontro inesorabilmente alla propria rovina, preannunciatagli da Tex fin dal loro primo scontro al forte. Postfinale molto duro, con il folle colonnello ucciso dalla fiera figlia di Nuvola Rossa in una vendetta tribale, che chiude così il cerchio sanguinoso da lui stesso aperto: si può dire che Arlington cada vittima della sua stessa insensata crudeltà. Un Tex diverso, come anche qualche numero dopo nel cupo finale de il "Massacro", da quello in versione più edulcorata cui è abituato chi, come me, si è accostato alla serie qualche anno dopo.
  2. Superbi i disegni di Ticci, qui alla seconda prova su Tex. Forse il suo primo Tex, a parte il viso qualche volta troppo lungo, mi piace anche più di quello elaborato nel prosieguo del suo percorso texiano. Storia asciutta e tesa, con Tex che, se da una parte viene reso più umano e fallibile, facendosi sorprendere dall'astuzia di Fraser (che avrebbe oltretutto potuto fermare fin dall'inizio, specie dopo l'allerta dello sfortunato barman), dall'altro si rivela insolitamente spietato nei confronti dell'avversario, resosi peraltro colpevole di uno dei massacri più cruenti della saga del nostro ranger. Finale gotico, in cui GLB evoca gli ululati dei lupi e i fantasmi dei morti di Goldena, che ci sembra quasi di vedere e sentire, mentre la notte scende sulla foresta, avvolgendo Fraser, solo con la sua disperazione. In definitiva una storia molto valida ed attuale (avrei evitato, forse, solo la macabra risata di Tex, da "Thriller" ante litteram): leggendola non si direbbe che ha oltre 50 anni.
  3. Non sapevo. Beh, ma la prima trasposizione nel west è comunque quella di Tex. Per una volta gli americani si sono accodati.
  4. Bella storia celebrativa del 6° centenario, forse con un finale un po' affrettato. Ticci sempre una sicurezza. Di recente mi è capitato di vedere un film western USA del 2015, Bone Tomahawk, con Kurt Russel, la cui trama ricorda molto quella di questo albo. Che anche in America traggano ispirazione dalle avventure del nostro Ranger ?
  5. Riletta oggi. Storia molto valida, pur con qualche imperfezione (siparietti troppo insistiti tra i pards, Carson in versione "alcolisti anonimi" e un finale troppo "nolittiano" e davvero sconsolante), ma che avvince il lettore dall'inizio alla fine. Interessante anche il confronto fra lo stile di Giolitti e quello del suo allievo Ticci, che ha portato a compimento la storia. Due veri maestri del fumetto. Per quanto Giolitti fosse un grande, il suo Tex però non mi ha mai convinto appieno, sia nelle caratterische con cui viene tratteggiato (un viso molto lungo che si discosta troppo dall'iconografia del Ranger), sia per la cupezza che lo contraddistingue (per quanto si adatti alla storia, specie nel suo avvio). Non lo vediamo mai sorridere se non, in una occasione, in una sorta di ghigno sardonico. Quando ci si imbatte, in occasione dell'incontro con Jim Brandon (tratteggiato da Giolitti con la fisionomia, che davvero non gli si attaglia, di Charles Bronson) nell'inserto di un paio di tavole di Ticci, aggiunte successivamente (l'episodio del medaglione), è un sollievo ritrovare finalmente il sorriso franco ed aperto del nostro Tex.
  6. Avvio della storia che non mi convince. Già il titolo ha poco a che fare con il contenuto dell'albo, perché dopo le prime 30 pagine (le migliori dell'albo) degli indiani si perdono le tracce, per imbattersi nel colonnello Atwood, vilain che non resterà certo nell'Olimpo dei cattivi di Tex, e in una situazione che presenta aspetti alquanto improbabili. Buoni i disegni di Seijas, ad eccezione, a mio avviso, proprio di Atwood, reso in maniera troppo grottesca nella sua espressività e direi quasi "lombrosiano". Ma forse la cosa è voluta: in fondo si attaglia bene a come il personaggio è tratteggiato.
  7. Riletto oggi dopo qualche tempo, alla seconda lettura questo Texone del duo Manfredi/Gomez mi ha fatto un'impressione migliore. Una storia ben congegnata, che solo di rado cade nella facile retorica nel narrarci la vicenda delle "spose per corrispondenza", che si intreccia con quella del serial killer psicopatico Kevin Flatcher, la figura più riuscita di questo albo, che, pur nella sua follia omicida, riesce ad ispirarci compassione, soprattutto quando ci viene mostrato bambino bullizzato dal rozzo compagno Jerry, destinato poi da adulto ad essere la sua prima vittima, ucciso a sangue freddo in una repentina inversione di ruoli tra vittima e carnefice. Meno riuscite le figure delle ragaźze, tutte piuttosto scialbe, tranne l'arcigna Emma, ben tratteggiata nel suo ruolo di leader, ma decisamente non molto simpatica. Buoni i disegni di Gomez, anche se qualche volta l'uso dei chiaroscuri non mi ha molto convinto. Per quanto riguarda i Pards, ho trovato Carson più aderente e riuscito, mentre Tex fatica a trovare una sua connotazione. In conclusione, un 7 pieno, nel mio giudizio, sia per la storia che per i disegni.
  8. Passi per questo maxi, ma, anche non amando Letteri, è un peccato rinunciare a rileggere storie come Oklahoma, Una campana per Lucero o Il laccio nero.
  9. Letto qualche tempo fa, nell'ambito del recupero dei Maxi che avevo saltato. Storia di Nizzi non particolarmente brillante, ma con qualche colpo di scena riuscito, come l'identità del cobra (anche se in qualche modo intuibile) o la fine, tragica ed inaspettata, della dark lady. Mi ha molto divertito uno dei consueti siparietti di Nizzi, in cui Tex si improvvisa capostazione. l disegni di Letteri, uno dei miei disegnatori preferiti di Tex (maestro nelle storie ambientate nelle Chinatown) - qui al suo passo d'addio - non sono forse all'altezza dello standard cui ci aveva abituati. Ma, personalmente, questo aspetto non mi ha disturbato, quanto piuttosto quasi commosso, pensando a questo suo ultimo lavoro rimasto incompiuto.
  10. Tra tutti i Maxi che non avevo letto e che ho recuperato è l'unico che non sono riuscito a finire. Lo riprenderò in mano in un altro momento, provando a completarne la lettura, finora molto faticosa. Sicuramente Ortiz e Segura costituivano un duo molto valido, ma nessuna delle loro prove sul Maxi, a partire dal decantato "Il Cacciatore di fossili" mi ha convinto appieno. È proprio il modo di interpretare Tex, per le storie, i disegni, le atmosfere da spaghetti-western di serie B (ci si aspetta di veder spuntare da un momento all'altro Tomas Milian con i baffoni a manubrio) che non è di mio gusto. O meglio, non è il Tex che piace a me.
  11. Disegni davvero superbi. Valeva la pena di aspettare così a lungo per apprezzare il lavoro di Villa. A mio parere, tra tutti i Texoni, "se la gioca" con i disegni di Magnus (lo preferisco a quello di Giolitti perché la figura di Tex risponde più ai miei canoni e, in generale, trovo i pards più aderenti). Per quanto riguarda la storia, l'ho trovata buona, senza essere un capolavoro. Molto riuscito il finale, con il duello a 4, ma altre parti (soprattutto quella con i vaqueros, ma anche, in parte, quella con gli apaches) sono a mio avviso troppo lunghe e sembrano un po' un riempitivo. Insolita la "ferocia" mostrata da Tiger, molto più "nativo" anche nella resa grafica di Villa.
  12. Finito oggi di leggere con fatica, in tre step: già questo la dice lunga su quanto sia avvincente la storia. Mai come in questo caso il Maxi mi è parso tale, con una storia troppo dilatata e prolissa, dove imperversano "origlioni" e "contro-origlioni". Direi che senz'altro Nizzi non è in questo caso nella sua forma migliore. Ho perso da lettore tutto il periodo della "decadenza nizziana", ma in questo Maxi ritrovo molti dei difetti che gli vengono attribuiti dai forumisti. Né i disegni contribuiscono a migliorare la situazione, con un Tex molto poco convincente. In definitiva, uno dei peggiori Maxi letti fino ad oggi: dietro di lui, lontano e ancora irragiungibile, solo "Alaska", con il mitico "pupazzone" Hamatsa, ormai irrimediabilmente legato, nel mio immaginario, all'indimenticabile battuta di un forumista nel topic dedicato.
  13. Letto ieri. L'ho trovata una storia molto godibile, canonicamente western, che, pur senza essere un capolavoro, si fa leggere in modo scorrevole. Molto ben congegnato il finale, con la moglie di Vicente Herrero che, come un angelo vendicatore, fa giustizia dei due malvagi. Il migliore dei Maxi che ho letto dopo Oklahoma (me ne mancano, in verità, diversi), superiore, per me, ad altri più celebrati, come l'Oro del Sud o anche (e qui immagino che molti non saranno d'accordo) Il Cacciatore di Fossil. Una lettura che mi ha riportato piacevolmente alle atmosfere texiane degli anni '70. Buoni i disegni di Repetto, che ben si adattano alla storia. Come unico appunto, la figura di Tex è, a mio avviso, troppo "ticciana" e manca un po' del tocco personale del disegnatore.
  14. Storia godibile, con un finale che si risolve un po' troppo in fretta. Da vecchio lettore di Tex negli anni '70 e '80, mi ha colpito il tratto del disegnatore Prisco (che, avendo ripreso da poco a leggere la serie regolare, non conoscevo), che mi ha ricordato sia Ticci (per come ha reso talora il volto di Tex) che Fusco (quest'ultimo sia per la figura massiccia che per alcune "pose" di Tex). Buona anche la resa di sfondi e paesaggi, ben tratteggiati e particolareggiati, a differenza di altri disegnatori, in cui prevalgono troppe volte gli sfondi bianchi, con l'effetto che, in un altro post, ho definito "total white" (si veda l'ultimo albo disegnato da Filippucci, "L'assedio di Metzcali". Se proprio devo fare un appunto relativo ai disegni, forse, in questa prova, che da quanto ho letto è stata la prima di Prisco su Tex, il modo in cui il disegnatore ha reso il volto del nostro eroe, per quanto apprezzabile, non è molto personale e, in alcuni casi un po' troppo mutevole. Giudizio comunque positivo sia per la storia, ben congegnata per l'albo unico, che per i disegni.
  15. Anche se questa seconda parte, pur migliore della prima, conferma l'impressione iniziale (che non sia una storia destinata a restare negli annali), comunque Nizzi ha portato a termine il compito in maniera piu che dignitosa, avvalendosi del "mestiere" e della sua esperienza. Una vecchia storia western convenzionale per una lettura, in definitiva, piacevole: a me, ad esempio, è piaciuta più della precedente "Il villaggio dei dannati" e, lo dico a bassa voce , anche della "maschera di cera", con i suoi troppi esotismi salgariani. Un plauso ai disegni di Filippucci: pur ribadendo che i "bianchi" di certe vignette sono, a mio avviso, troppi, il suo Tex mi piace, anche se forse è un po' troppo giovanile rispetto a come siamo abituati a vederlo.
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