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TWF - Tex Willer Forum

FranAur

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Me and Tex

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  1. Mi inserisco per dire che, per come si è sviluppata fin qui, “L’agente federale” mi piace molto; trovo sia nel complesso un’ottima storia, ben strutturata e caratterizzata dalla giusta suspense. Ho scritto in altra discussione che secondo me il Tex della serie regolare ha un po’ perso sé stesso (opinione che confermo). Trovo invece che il giovane Tex Willer, spiccatamente in questa storia, sia molto vicino all’originale. Tex è al centro della scena (anzi, è “il” centro della scena) senza che gli altri personaggi ne risultino sbiaditi. Il suo eroismo viene opportunamente e ripetutamente sottolineato dalle parole degli altri attori, sia “amici” che lo ammirano sia nemici che lo odiano, (ed è quindi anch’esso motivo centrale della saga, proprio come nell’idea originale di Bonelli). L’intreccio si dipana in maniera lineare, senza tortuosità che facciano girare la testa al lettore (come avviene, sempre a mio modesto parere, in molte delle storie recenti della serie regolare), ma al tempo stesso il ritmo è incalzante al punto giusto: gli eventi si susseguono in modo da tenere alta l’attenzione, sorprendere e mantenere viva la curiosità del lettore. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti più tipici del vero Tex. Aggiungo una riflessione sul flashback. Per adattarsi ai ritmi narrativi del nuovo millennio le storie di Tex hanno via via perso la voce narrante fuori campo, ridotta oramai ai minimi termini. Scelta probabilmente inevitabile e le cui ragioni sono chiare. Credo però che il venir meno di questo strumento narrativo abbia un po’ condizionato e limitato le possibilità degli sceneggiatori. Ne L’Agente Federale il flashback permette il ritorno della voce narrante fuori campo (è la voce di Tex che racconta, quindi diversa da quella del narratore perché si esprime in prima persona, ma comunque ne svolge la medesima funzione). L’impressione che ho tratto dalla lettura è che questo elemento contribuisca molto nel rendere il tutto più coinvolgente.
  2. Condivido i giudizi positivi. Storia di buon livello, scandita dal giusto ritmo (incalzante ma non eccessivamente frenetico). Ha il pregio di essere lineare e priva di barocchismi e di incarnare pienamente il western più classico. Credo che il soggetto avrebbe potuto funzionare bene anche nella serie regolare, dove con qualche pagina in più a disposizione, si sarebbe potuto indugiare maggiormente su alcune situazioni per renderle ancor più avvincenti.
  3. Ahah non c'è pericolo! Ho il cavallo troppo stanco per fuggire
  4. Guarda Mauro (ti chiamo per nome visto che abbiamo fatto pace , io sono Francesco, per inciso) ammetto di aver fatto un po' di casino. Allora, diciamo che le tue storie non mi piacciono quando sono piene di personaggi e di cambi di quadro, e in questo le trovo poco texiane perché di queste tecniche narrative i tuoi predecessori facevano un uso puramente esiziale. Per quanto riguarda invece la sensazione che provo talvolta leggendo, che Tex sia diventato meno "scaltro", ammetto di non aver tenuto d'occhio con attenzione il nome degli autori e quindi è probabilmente un'impressione ricevuta leggendo storie di altri e non tue. Perciò mi cospargo il capo di cenere e chiedo scusa a te e a tutti quelli che hanno sprecato tempo a rispondere su questo punto specifico. L'ho già detto, il titolo adeguato per questa discussione sarebbe stato un altro. Qualcosa del tipo "Tex e lo scorrere degli anni". Non una discussione su Boselli, insomma, ma un'analisi del se e come (e perché) Tex e il modo di narrarlo siano cambiati col passare del tempo. Detto questo, cosa pensavo del Tex di Faraci? Mamma mia ragazzi, datemi un attimo di tregua, scrivere in questo forum è un vero lavoro! Non lo so, con calma ci rifletto e ti rispondo, ok? P.s. Comunque un giorno ti manderò in foto la mia libreria, fatta con le mie mani (!!!) per salvare i miei Tex da un'ingloriosa fine in cantina post matrimonium
  5. Lo farò senz'altro ma con calma, perché con il lockdown sono andato un po' in overdose da rilettura di vecchi Tex e devo riposarmi un attimo Mi cogli un po' alla sprovvista perché non ci ho mai fatto su una riflessione specifica. Delle sue ultime due ti dico che non mi è piaciuta molto "La tribù dei dannati" (penso che fosse un buon soggetto ma forse avrebbe avuto bisogno di poter essere sviluppata su più di due albi per rendere a pieno), mentre non mi è dispiaciuta "La seconda vita di Bowen", anche se il modo in cui è stato dipanato il finale non mi ha convinto a pieno. Per le sue precedenti rimando la risposta ad un più attento riesame. (Mamma mia quanto lavoro per scrivere su questo forum ) Hai perfettamente ragione. So bene che al di là delle differenze che riscontro tra le storie attuali e quelle passate, sulla mia percezione agisce anche un discorso affettivo. Sicuramente ho messo insieme discorsi diversi, in maniera forse poco chiara. Credo di esser riuscito a farmi capire abbastanza bene almeno sulla questione dello stile narrativo. Lo comprendo pienamente. Penso che ci siamo un po' "malintesi" fin dall'inizio anche a causa del titolo infelice da me scelto per questa discussione, e che poteva sembrare un attacco frontale nei tuoi confronti. In realtà mentre lo scrivevo lo pensavo come un qualcosa di più neutro. La mia era chiaramente un po' provocatoria. Diciamo che, in alcuni casi, quando uno scrittore è a corto di idee o fatica a dare il giusto ritmo alla narrazione, la sospensione o l'aggiunta di un nuovo personaggio possono facilitargli il compito dando un nuovo impulso alla storia. Me ne compiaccio! Senti facciamo così, visto che non sono riuscito a trovare gli esempi giusti, e quindi potrei essermi sbagliato, non mancherò di segnalare in futuro se mi capiterà, rileggendo storie vecchie o scoprendo quelle nuove, esempi per far capire cosa voglio dire. Tex Willer mi piace. Se non fossimo finiti quasi subito in polemica magari a Borden gliel'avrei detto anche prima . E ci trovo un Boselli diverso. Forse perché trattandosi di una specie di "biografia", Tex rimane per forza centrale, centralissimo direi, proprio come piace a me . Poi forse anche perché si tratta di un Tex giovane, più fresco e più dinamico, che sente meno il peso dei suoi 70anni di storia editoriale.
  6. Vabbè dai, credo che possiamo chiudere qui questa polemica tra sordi. Solo un paio di annotazioni di chiarimento. 1) Gli esempi che ho portato in tutta la discussione, più o meno azzeccati che siano, non li intendo come "regole" (della serie: lo sceneggiatore non deve fare questo!), ma come spie di un mutato rapporto fra Tex e il lettore (quando dico Tex, ancora una volta non mi riferisco solo al Signor Tex Willer ma proprio allo stile narrativo della saga). Ma se non sono riuscito a farlo comprendere fin qui, mi fermo. Se dovessi scrivere, a un autore di una serie, che non mi piace il modo in cui viene curato il personaggio, semplicemente non lo farei. Se scrivo in un forum di appassionati non mi aspetto che il primo a rispondere sia l'autore. Ma se decide di farlo mi aspetto di poter scambiare con lui delle impressioni in modo neutro, senza che le critiche vengano prese sul personale. Mi rendo conto che per un autore è difficilissimo, quasi impossibile farlo. Ma se decide di entrare nella discussione mi aspetto che lo faccia, diciamo così, in punta di piedi, "distaccandosi" dal suo ruolo e assumendo un punto di vista di lettore per ascoltare il punto di vista di un altro lettore, anche se non lo condivide. Senza piccarsi per le critiche. Semmai mi aspetterei che come autore mi spiegasse il suo punto di vista sul personaggio o le necessità che il mercato impone alla sua creatività. (Ma questo forse è stato fatto in altre discussioni che non ho letto). Un'ultima annotazione polemica (ma bonariamente eh!). Un paio di libri li ho scritti anch'io, una laurea in lettere l'ho presa, quindi forse non tanto, ma qualcosa di scrittura ci capisco anch'io.
  7. Grazie! Il tuo punto di vista è chiarissimo. Hai forse ragione quando dici "la strada così diventa strettissima", infatti ho riconosciuto che il compito di Borden fosse più difficile di quello dei suoi predecessori. Tex l'inesorabile mi è piaciuto. A parte un paio di dettagli che stare qui a sottolineare sarebbe veramente come cercare il pelo nell'uovo, ci ho ritrovato molto delle storie da me più amata e mi sono divertito; mi sembra per altro si senta che è un soggetto scritto quasi vent'anni fa. Forse, dopo "La minaccia invisibile", la mia preferita di Boselli. Condivido perfettamente ciò che dici sul Tex di GLB. Sul riconoscere le grandi capacità di Borden, mai messe in dubbio. Infatti fin dall'inizio della discussione ho criticato la distanza da un certo tipo di gusto, non la capacità d'intrecciare storie.
  8. Forse non hai letto con attenzione. Io dico che la mia non è una sensazione soggettiva ma oggettiva, cioè motivata da fatti. Visto che ci tieni tanto a che io citi le tue storie lo farò cominciando da una di quelle che ho trovato più insopportabili: L’ombra del Maestro. Facciamo l’elenco dei personaggi: in un’unica storia troviamo in ordine di apparizione: Nick Castle e Muggs, il maestro, Pat e Tiny, Cody, Bunteline, Birnes, Tom Lee, la hook gang, Low Yet e i capi delle Thong, il clan Na Gael, i Dusters, Annie Oakley, la donna con la barba (solo per citare i principali). A questa continua entrata in scena di nuovi personaggi fa da riscontro un continuo spostamento della “telecamera” in maniera discontinua, cioè non legata all’azione che avveniva nella scena precedente. Solo per riassumere fino a pag. 72 del secondo albo: isola della nebbia / penitenziario in Florida / treno da Chicago a New York e albergo / Chinatown e centrale di polizia / un punto imprecisato lungo il fiume Hudson / Bowery Theater / strada nel quartiere cinese / morgue e albergo / Eden Palace / Clan Na Gael Irish America Association / five points di Manhattan / The old House at home. Cosa c’entra tutto questo col mio discorso? Ho scritto all’inizio che le storie di Tex avevano una compattezza, andavano dritte in un’unica direzione, concatenando una serie di eventi quasi sempre collegati tra loro in maniera diretta. Era una modalità di scrittura che corrispondeva ad un PRECISO GUSTO DEL LETTORE: quello di chi ama immergersi nella storia senza grandi sforzi e lasciarsi avvincere e trasportare da essa. Nelle tue, invece, c’è spesso questo continuo salto di prospettiva che va evidentemente incontro ad una diversa tipologia di esigenze di chi legge. Ci può stare, ma non mi si può venire a dire che lo stile narrativo texiano non sia stato snaturato, non abbia subito cioè un cambiamento di sostanza. Il tuo approccio è più moderno? Mah, non saprei. Credo che sia senz’altro più facile scrivere delle storie saltando di palo in frasca e buttandoci dentro personaggi come funghi, piuttosto che scrivere una storia avvincente basata su pochi personaggi ed una concatenazione lineare degli eventi. Anche qui forse non hai letto con attenzione. Non ho detto che Tex non viene mai fatto prigioniero ma che i 4 pards insieme non vengono mai fatti prigionieri. Ed era solo un esempio, per dire che alcune volte nelle tue storie (e non solo nelle tue ma anche in quelle di altri sceneggiatori attuali) Tex fa un po’ la figura del “fesso”, in un modo che me lo rende poco riconoscibile. In “Tiratori Scelti”, ad esempio, Tex e Carson abboccano alla balla del progettato rapimento di 7 soldati per costringerli a militare nell’esercito di El Supremo. È già un po’ difficile vedere Tex credere a una panzana del genere, ma ancora più insolito è vederlo lasciarsi mettere a ninna in una stanza con le sbarre alla finestra, dalla quale non c’è via di fuga. È a dettagli come questi che mi riferisco quando dico che spesso viene meno quella rassicurante (per il lettore) astuzia e “superiorità” di Tex rispetto ai nemici. In definitiva, se mi dici che dopo 70 anni non si poteva continuare a riproporre le stesse situazioni, sono d’accordo. Se mi dici che il tuo compito è più difficile di quello degli sceneggiatori che ti hanno preceduto perché il personaggio è più vecchio e quindi più difficile da innovare, anche qui sono d’accordo. Se mi dici che Tex doveva essere modernizzato sono d’accordo ma rivendico il diritto di dubitare del modo in cui lo si sta modernizzando. Sono d’accordo anche se mi dici che il Tex di Boselli (intendo non solo il personaggio ma proprio il modo di raccontare) non potrebbe essere diverso da com’è perché questo è il tuo stile, il tuo modo di sentire il personaggio e il tuo modo di narrare. È sacrosanto. Ma rivendico anche qui il diritto di dubitare che il Tex di Boselli fosse il più adeguato a costituire il filone principale di continuità della serie. Se poi invece mi dici che non ho letto le tue storie, oppure che le ho lette e non le ho capite, beh, cosa ti devo rispondere? La semplice verità. Le ho lette e non mi sono piaciute. O almeno, non mi hanno emozionato. Tanto che non le ricordo e soprattutto non mi viene mai voglia di rileggerle. ad eccezione de “La minaccia invisibile” che è tra le mie preferite della saga. E comunque, a chiusura di una discussione che sta diventando stucchevole voglio anche sottolineare che non era mia intenzione aprire un contenzioso con lo sceneggiatore di Tex ma solo condividere un’opinione con altri appassionati, proprio per capire quali fossero i gusti attuali dei lettori di Tex. Se mi trovo in una stanza con altri appassionati di Tex mi sento libero di poter dire quello che penso, anche di dire che secondo me le storie di un determinato sceneggiatore sono brutte. Ma se appena l’ho detto quello sceneggiatore entra dalla finestra e comincia ad accusarmi di non aver letto le sue storie, di essere banale, o di essere stupido perché le avrei lette senza capirle, beh, mi sembra che la libertà mentale dei forumisti di potersi esprimere sia già morta.
  9. Borden delle cose che hai scritto rispondo anzitutto a questo che mi pare il punto cruciale. È una sensazione! Chiaro che lo è. Fin dal primo post di questa discussione ho fatto continuamente riferimento alle sensazioni: quelle che il lettore prova leggendo Tex. È di questo che stiamo parlando, di cos’altro sennò? Un lettore si affeziona ad un personaggio, ad un romanzo, ad una saga a fumetti sulla base delle sensazioni che prova leggendoli. Quello che io dico è che Tex non mi dà più le stesse sensazioni, e questo avviene non per il fatto che sia cambiato, ma per il modo in cui è cambiato. Apro qui una parentesi per chiarire: non discuto sul fatto che dopo tanti anni fosse necessario cambiare. Ma si potrà almeno discutere sul COME si è scelto di cambiare? Perché quando uno decide di cambiare può scegliere di farlo in tanti modi diversi, oppure no? Dunque è una sensazione. Tu dici “soggettiva”, cioè basata sul mio personale modo di rapportarmi con le esperienze passate. Io dico “oggettiva”, cioè conseguente alla qualità dei cambiamenti che hanno interessato la saga di Tex. Fin dall’inizio della discussione ho cercato di analizzare su cosa si basava, per me, il piacere di leggere Tex. Mi ripeto quindi, dicendo che una delle ragioni fondamentali stava nell’invincibilità dell’eroe. O meglio, non nel fatto che Tex alla fine vince sempre, questo è ovvio e succede a tutti i protagonisti di fumetti d’avventura, altrimenti la saga finirebbe. Ma piuttosto nel fatto che in qualsiasi situazione, anche nelle più difficili, Tex o i suoi pards si dimostrano sempre e comunque più “forti”, più in gamba, superiori ai nemici. Tex non è Zagor, non è Dylan Dog, non è Mister No. Il suo tratto distintivo sta nell’essere sempre e comunque superiore. Provo a spiegarlo con degli esempi e lo faccio prendendo come termine di paragone il texone appena uscito, visto che è l’ultima lettura fatta. Ne “La vendetta delle ombre” ad un certo punto i 4 pards si trovano tutti, contemporaneamente, in balìa dei nemici. Tex narcotizzato, Carson avvelenato, Tiger sopraffatto dai ragni “ombra” e Kit catturato nella stanza degli specchi. Questa situazione, tutti e 4 i pards sotto scacco contemporaneamente, nei Tex “classici” non si sarebbe mai verificata. Nel caso che uno o più di loro finissero catturati o sopraffatti dal nemico, almeno uno ne restava libero per salvare gli altri, e “riscattare” in certo qual modo, agli occhi del lettore, la loro sconfitta. Cito un altro esempio: non è la prima volta che i nemici di Tex usano l’arma del narcotico. In un’avventura del passato, non ricordo quale, i nemici narcotizzano l’aria nelle stanza dei pards, i quali rientrando cadono svenuti. Ma uno di loro (se non sbaglio Kit) riesce a non perdere i sensi e spara dei colpi di pistola sui vetri per far entrare aria pura. E poi risvegliare gli altri. Questa frazione di secondo, quella in cui Kit anziché chiudere gli occhi estrae la pistola e spara sui vetri, è fondamentale nello spirito della saga, perché permette al lettore di poter continuare a considerare i suoi eroi superiori ai nemici. È chiaro che questa superiorità è irrealistica, è pura fantasia. Ma è proprio in questa superiorità irreale degli eroi che, cito Nizzi, “il lettore può riscattare le piccole umiliazioni quotidiane e si sente rassicurato”. Vado con un ultimo esempio su questo argomento, sempre dal texone: quando Tiger viene assalito dai ragni non riesce neanche a muovere un dito: il terrore si disegna sul suo volto. Nelle storie “classiche”, soprattutto quelle contro Mefisto e Yama, di situazioni simili ce ne sono state tante, ma non a caso i soggettisti hanno scelto di non mostrare mai i nostri sopraffatti dal panico. Magari hanno dato loro un’arma per controbattere la magia cattiva (ad esempio i 4 braccialetti delle avventure contro Yama) e trovare così un escamotage per non far diventare gli eroi uguali a ciascuno di noi. Irrealistico? Certo che lo è. Chiunque di noi se fosse assalito dai ragni avrebbe la reazione che ha Tiger nel texone. Ma Tiger, Tex e gli altri non sono uno di noi, è proprio qui che sta il bello del gioco! Mi rifaccio alle parole di Giovanni Ticci in un intervista di qualche tempo fa, dove dichiara che bisogna stare attenti a modernizzare troppo Tex, perché il piacere della lettura sta nel veder succedere proprio quello che il lettore si aspetta che succeda. Ecco, spero di aver chiarito cosa intendo quando affermo che nella narrazione texiana c’è stato un profondo cambiamento di canone (non uso più la parola “snaturamento” perché ti fa arrabbiare). Ora la domanda che mi pongo è: si poteva cambiare Tex, sperimentando situazioni nuove, personaggi più complessi, ritmi narrativi diversi, soggetti nuovi come i tuoi, che spesso sono molto intriganti (e te ne ho dato atto in un post precedente), però mantenendo immutati alcuni dei canoni fondamentali della saga, come ad esempio questo tratto essenziale della sua invincibilità, superiorità, o come accidenti la si voglia chiamare? P.s. Ti manderò un mio selfie davanti alla libreria con i "tuoi" Tex.
  10. Guarda, intanto mi attribuisci una disonestà intellettuale (quella di eludere le risposte) nella quale non mi riconosco. Se non ho risposto ancora è perché non ho una risposta precisa. La verità, come ho scritto in un altro punto, è che le storie di Tex degli ultimi vent'anni (circa), sia tue che di altri sceneggiatori, non mi rimangono nel cuore, e quindi, semplicemente, non le ricordo nel dettaglio. Perciò prima di risponderti ho bisogno di andarmele a riprendere. A primo impatto ti posso dire che nelle avventure degli ultimi anni gli espedienti di cui parli non sono altrettanto determinanti nell'economia dell'intreccio (lo dici anche tu quando sottolinei di non utilizzarli per i finali), non hanno la stessa centralità nel dare senso-gusto alla lettura, non vengono narrati dando loro il medesimo risalto, quindi c'entra anche il modo di raccontare. Nelle storie classiche, ad esempio, all'idea escogitata da Tex fa spesso da contrappunto la perplessità brontolona di Carson che lamenta le possibili conseguenze nefaste del piano. Questo tipo di dialoghi in qualche modo ha la funzione di di sottolineare l'espediente ideato dal protagonista e concentrare l'attenzione del lettore su di esso. Nelle tue storie ci sono invece molteplici elementi, in mezzo ai quali il trucco di Tex resta meno importante. Nella fattispecie delle ultime due pubblicazioni, la finta partita a poker della storia in edicola l'ho trovata poco "alla Tex", mentre l'infiltrarsi di Kit e Tiger nel Texone mi ha deluso perché non ha portato, come di consueto in situazioni simili, allo scambio di informazioni determinante tra chi agiva dall'interno e chi dall'esterno. Te l'ho detto all'inizio, che a me piace il Tex invincibile!
  11. Non ne vedo il motivo. Preconcetti proprio no. Perché mai dovrei aprire un Tex e leggerlo con preconcetto? Il mio è un post-concetto nel senso che è un'opinione basata sulle sensazioni che le storie di Tex dell'ultimo ventennio (non solo le tue ma quelle di tutti gli sceneggiatori che vi si sono cimentati, compreso Nizzi) mi hanno trasmesso. Se dici che non le ho lette ti chiederò di restituirmi tutti i soldi che ho speso per acquistarle Scherzi a parte, però a questo punto, visto che non sei d'accordo su nulla di quello che dico ti chiedo più semplicemente se sei d'accordo sul fatto che le tue storie vadano incontro ad una tipologia di gusti almeno in parte diversa da quella cui guardavano le storie di chi ti ha preceduto. Aggiungo un'ultima sensazione e ti chiedo se sei d'accordo anche su questa: quando leggo le tue storie ho l'impressione che il movente profondo del tuo scrivere sia quello di raccontare una storia, e che Tex sia il "pretesto" che ti permette di farlo (non lo dico in senso negativo ma non so spiegarlo in maniera diversa), mentre quando leggo una storia di Bonelli o Nizzi ho l'impressione opposta, che la storia sia un pretesto per poter far agire Tex. C'è del vero in questo (come vedi non è un giudizio sulle tue capacità di scrittore ma sulla natura del tuo narrare)? Oppure mi sbaglio anche qui? Se per caso hai già risposto a questioni simili in altre discussioni del forum non mi offendo se non mi rispondi qui.
  12. Provo a chiarire questo punto controverso del mio intervento. In molte delle storie del passato Tex ad un certo punto ha un’idea, più o meno geniale, più o meno estemporanea, che gli permette di sovvertire gli equilibri del conflitto facendoli pendere a proprio favore. Provo a citare a memoria qualche esempio a caso, da alcune delle storie che ho amato di più. Ne “Gli eroi di Devil Pass” Tex suggerisce a Kit di fare terra bruciata intorno agli Utes e difendere il passo per impedire ai nemici di dilagare nella riserva. Kit e Tiger condiscono questa difesa con una serie di espedienti bellici altrettanto astuti, ultimo dei quali, se la memoria non m'inganna, il furto nottetempo dei cavalli dei nemici. Ne “L’oro del Colorado” Tex ha l’idea di precedere i suoi nemici al giacimento aurifero scendendo in canoa lungo il fiume, e tendere loro un agguato. Ne nasce tra l’altro un memorabile e avventuroso rafting con uno spaventatissimo e divertente Kit Carson. In “Missione Suicida” Tex si arruola nelle truppe del signorotto messicano suo antagonista e riesce a prenderlo in ostaggio con la scusa di una partita a poker. E a far saltare il deposito delle armi centrando l’obiettivo della missione. Nel primo Texone il ranger riesce a penetrare nella casa fortezza degli antagonisti scendendo negli scivoli d’acqua in cui vengono trasportati i tronchi della segheria. Nella lunga avventura che ruota intorno a “L’ombra del patibolo” Tex ha l’idea di usare il traditore Galindez per inviare informazioni fuorvianti ai nemici e poter prendere il palazzo del governo di Chiuaua senza colpo ferire. E poi ancora mi vengono in mente tanti altri espedienti, dai travestimenti (Tex e Carson vestiti da frati, Tex che indossa il costume col volto di scheletro) a trovate estemporanee, come quando i pards si fingono vittime di un attentato e si fanno portar via in delle casse da morto o quando Tex lancia un treno in corsa contro il saloon dei nemici. Ecco, posso sbagliarmi, ma di situazioni similari, di queste trovate, di questi conigli che il ranger estrae dal cilindro della sua mente, e che sono spesso decisivi nel determinare le sorti del conflitto, nelle storie degli ultimi vent’anni ce ne sono pochini. Gli elementi che portano Tex a vincere sono diventati altri. In questo senso dico che il personaggio è stato “snaturato” e le nuove storie vanno incontro ad una tipologia di gusti dei lettori diverse da quelle del passato. Quello che capita a me oramai spessissimo nella lettura delle storie strutturate su due albi, è di rimanere intrigato dal primo tempo della storia, trovando quasi sempre il soggetto valido e accattivante, e di restare poi inevitabilmente deluso dal secondo atto, dal modo in cui Tex e i suoi ne vengono a capo.
  13. Ok afferrato. Appena avrò tempo cercherò di citare più chiaramente i tratti delle storie a cui mi riferisco quando esprimo le mie opinioni e, se ti va, ne potremo discutere. Ma io non dico che non sia abbastanza avventurosa. Dico che è un modo di costruire l'avventura diverso, che punta far vibrare nel lettore delle "corde" diverse da quelle stuzzicate nella maggioranza delle storie precedenti. In questo il tuo Tex mi sembra "diverso" e quindi "snaturato" (termine che ho scelto forse in modo infelice). Un'occhiata al Forum prima di scrivere l'ho data, quindi scrivendo sapevo bene che la maggioranza degli utenti stima molto il tuo lavoro, e quindi non potevo assolutamente pensare di "distruggere" nulla. Quello che intendevo fare è evidenziare però che tu hai portato Tex in una direzione nuova come nessuno aveva mai fatto prima (non so se sei d'accordo su questo) e nella quale io, almeno in parte, non mi ritrovo. Sono d'accordo però che dopo 70 anni non era facile mantenere il personaggio sugli stessi binari. Mai pensato che non lo sia. Non sono a casa e non ho i mie Tex sottomano. Anche su questo cercherò di spiegarlo in maniera diretta con degli esempi concreti. Grazie! Hai espresso parte del mio pensiero che non sono riuscito a chiarire nel mio intervento. Ringrazio anche tutti gli altri che hanno dato risposte argomentate.
  14. Allora, tanto per chiarire, la mia intenzione non è quella di andare contro un autore o a favore di un altro. Ho sbagliato a esplicitare il nome di Boselli nel titolo, probabilmente se avessi scritto "il Tex attuale è veramente Tex?" il tutto sarebbe stato recepito (anzitutto dal diretto interessato) in maniera più neutra. Quello che ho cercato di fare è spiegare quali sono le cose che mi hanno fatto innamorare di Tex e perché non le ritrovo più nelle storie degli ultimi anni. Penso proprio che non sia proibito né offensivo discuterne. E mi piacerebbe confrontarmi su questo, soprattutto con chi non è d'accordo. Al diretto interessato chiederei, mi ripeto, di indicarmi dove posso trovare le sue risposte ad argomentazioni simili, se le ha già date a qualcun altro, oppure di rispondermi qui nel merito, oppure di non rispondermi affatto perché non credo che un autore sia obbligato a rispondere a tutte le critiche che gli possono giungere da chicchessia (ed in questo momento io sono appunto un "chicchessia"). Se mi dice che "mi conosce da quel che scrivo" gli rispondo che si sbaglia.
  15. Qualcuno in questo forum ha scritto che lei non accetta critiche. Non mi dica che è vero 🤔 Le sue storie le ho lette tutte (nella mia libreria la saga di Tex è presente dal principio alla fine) ma purtroppo non ce n'è nessuna che mi sia rimasta nel cuore o che mi venga voglia di rileggere. Non credo che questo sia un delitto. Con ciò sto asserendo che Lei non sappia scrivere o che Lei sia uno sceneggiatore incapace? Non mi pare proprio. Quello che credo di aver argomentato abbastanza dettagliatamente è il fatto che nel suo Tex la centralità del protagonista e altri elementi che costituivano il motivo di fascino delle storie del nostro ranger scritte da Bonelli e Nizzi siano venuti meno per essere sostituiti con altri elementi. Questo significa che le sue storie non siano valide? No, significa che vanno incontro ad un gusto diverso da quello di chi si è appassionato a Tex nel periodo precedente. O forse semplicemente al mio gusto. Non c'è polemica in tutto questo, ma solo il desiderio di uno scambio di vedute. Può darsi che essendo nuovo del forum mi sia sfuggito che Lei abbia già risposto ad obiezioni simili alle mie, nel qual caso, se mi vuole indicare in quale discussione, andrò a leggere molto volentieri le sue argomentazioni. Lei dice di non essere d'accordo su nulla di quello che espongo, ma dalla sua risposta credo di capire che non sono l'unico ad averLe mosso delle critiche, quindi, forse, non è stato un colpo di sole.
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