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TWF - Tex Willer Forum

Poe

Cowboy
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Profile Information

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    Maschile
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    Fumetti e cinema
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    Marco

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    187
  • Favorite Pard
    Tex
  • Favorite character
    Lucero

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  1. Io, invece, non amo molto Freghieri. In Dylan Dog era partito bene, poi è diventato sempre meno originale, con le donnine fascinose tutte simili tra loro, tutte uscite da una rivista femminile. Spero piuttosto di rivedere presto e in modo continuativo Laura Zuccheri. A proposito, come mai non si fanno gli Oscar annuali anche per i disegnatori?... Vabbe' che l'anno scorso avrebbe vinto Villa, senza alcun dubbio...
  2. Tex nel grande Nord, il giovane Kit Carson, Blackfoot e belle ragazze, testi di Boselli, disegni di Pasquale Del Vecchio... Io ho già stabilito che questa sarà la storia che tra un anno indicherò come la mia preferita nel sondaggio del 2021! A scatola chiusa!
  3. Quando mi capita di riprendere in mano le storie di GL Bonelli o Nizzi, belle o brutte che siano, il mio giudizio, rispetto alla prima volta che le avevo lette, di solito non cambia: se mi erano piaciute continuano a piacermi, se mi avevano deluso continuano a deludermi. Con quelle di Nolitta, invece, il ricordo che ne avevo risulta migliore di come mi appaiono adesso; cioè, con poche eccezioni, ora trovo che siano meno interessanti di come mi erano sembrate all’inizio. Le storie di Boselli, all’opposto, più le rileggo più le apprezzo. Non solo quelle belle, anche le meno riuscite a una s
  4. Al di là che una storia sia bella o brutta, che piaccia o non piaccia, resta il fatto che Tex che compare in "L'eroe del Messico" è molto diverso dall'immagine che ha di lui chi non conosce bene questo periodo, chi non lo ricorda più o non l'ha neanche mai letto. Qui abbiamo addirittura un Tex rivoluzionario!... Un eroe che partecipa da protagonista alla Rivoluzione messicana (romanzata, modificata e semplificata, ovviamente), che ne è addirittura la mente che pianifica le strategie più adatte, che dà consigli non solo a Montales ma anche al futuro presidente del Messico, che fa persino discor
  5. Rileggere ogni tanto le prime storie di GL Bonelli aiuta a sfatare i luoghi comuni che si sono sedimentati negli anni sul Tex delle origini, che sarebbe - secondo versioni semplicistiche - un Tex ancora istintivo, poco riflessivo, un ammazzasette protagonista di storielle dalla trama non troppo originale, che sarebbe maturato solo con “Sangue Navajo” oppure dopo, verso il n. 100 o giù di lì. Be’, basta riprendere in mano “L’eroe del Messico” (n. 4 della serie Tex Gigante) per rendersi conto che non è proprio così. L’episodio narra il primo incontro di Tex con il ribelle Montal
  6. Concordo con coloro che hanno accolto favorevolmente questa bella e crepuscolare storia di Giusfredi (giovane promessa che lascia ben sperare per le sue prossime avventure su Tex Willer). Aggiungo solo qualche considerazione critica. Se il personaggio di Joe Beauregard è il vero protagonista de “L’ultima missione” (suo il punto di vista, sue tutte le riflessioni importanti, suo lo scavo psicologico), non si può non notare, al confronto, la scarsa caratterizzazione di Tex e Carson, quasi pure funzioni narrative nella vicenda. Sia chiaro, io ho sempre criticato chi rimprovera a
  7. Ottima storia della collaudata ditta GL Bonelli/Letteri (quest'ultimo ancora in grandissima forma), una delle migliori del terzo centinaio (200-300), una delle preferite di Boselli (come ha dichiarato). Tre albi che descrivono meravigliosamente il “ring” di Tucson, l’associazione segreta che cercava di provocare incidenti per far sì che l’esercito cacciasse via gli Apaches, lasciando così la regione aperta alla speculazione terriera. Una vicenda che GL Bonelli narra nei minimi dettagli, ricostruendo ogni anello della catena criminale, dai trafficanti di armi e whisky ai notabili di Tucson
  8. Nel caso di Yama. Per due volte viene dato per morto da Bonelli e poi ritorna. Alla fine de "Il veliero maledetto" viene trascinato al largo dalla tempesta e trasformato in leggenda (il vascello fantasma) e poi alla fine de "Il ritorno di Yama" quando precipita nel fiume sotterraneo (ritornerà ne "L'ombra di Mefisto"). Poi ci sarebbe il caso di "El Muerto", ma si parla di Nolitta e la questione è un po' diversa. Resta il fatto che GL Bonelli, con poche eccezioni, i morti li dava per morti definitivamente.
  9. A proposito di "gallinacci in divisa", mi ha stupito invece, rileggendo di recente "Il figlio di Tex", la didascalia iniziale della storia (che non ricordavo) in cui Bonelli scrive: "Tex sperava in cuor suo di indirizzare il figlio, attraverso gli studi superiori, alla carriera militare." Chi l'avrebbe mai immaginato che Tex avesse solo sognato una carriera militare per Kit Willer?... Molto strano, sia per il personaggio Tex, che per Bonelli.
  10. Riproposta a colori in "Tex classic". E la domanda è sempre la stessa: può una storia che vede Tex alle prese con uno scimmione armato di machete che cavalca di notte su un nero destriero in cerca di vittime da decapitare, essere emozionante, coinvolgente e non risultare ridicola? E la risposta, dopo tanti anni dalla sua uscita, è sempre la stessa: sì. GL Bonelli riesce a costruire una vicenda semplice ma piena di atmosfera, di mistero, una storia "folle", surreale, ma allo stesso tempo credibile (nel mondo della fantasia). Merito molto dei disegni curati di Galep, delle sue splendid
  11. Bella come analogia! Ma se vogliamo Kit Willer più autonomo e protagonista (e storie un po' più originali), basterebbe farlo agire "in parallelo" con Tex, come ha fatto per esempio Boselli in "Salt river" (solo che lì il buon Kit finisce per prendere un sacco di botte in testa, ingannato dalla bella di turno!). Invece, una storia con padre e figlio impegnati in una missione su due piste diverse ma convergenti, potrebbe mettere in luce una personalità più indipendente, più "da giovane", di Kit e magari - perché no - far emergere anche opinioni diverse da quelle di Tex. E non
  12. Grazie per il commento... Sì, io penso che i nuovi sceneggiatori potrebbero lavorare anche sui personaggi principali, come Kit Willer, senza stravolgerli, ma anzi recuperando certe loro caratteristiche del passato che potrebbero tornare d'attualità. Perché non immaginare, per esempio, un Kit Willer che in una storia decide di non seguire sempre alla lettera quello che gli dice il padre, un Kit che non si limiti a svolgere il suo bravo compitino, ma magari prenda iniziative autonome o persino entri in disaccordo (entro certi limiti ovviamente) con Tex o con Carson? Per me, potrebbe ve
  13. “Il figlio di Tex” è una storia poco citata dai lettori, non abbastanza valutata, secondo me, in realtà una delle migliori del primo centinaio (io la metterei addirittura tra le prime dieci). Non un capolavoro, d’accordo, ma indubbiamente una più che ottima storia con tantissimi pregi: un Kit Willer strepitoso, alla sua vera prima apparizione (finora era comparso solo da bambino), degli ottimi e dinamici disegni di Galep, degli avversari molto ben caratterizzati e piuttosto vari (si va dal feroce capobanda, al desperado messicano, al capo apache, ai loschi trafficanti, ai legali maneggion
  14. I disegni di Giuseppe Candita non mi sono dispiaciuti, ma neanche mi hanno colpito particolarmente. Diciamo "così così"... Sarebbe interessante sapere quali disegnatori di altre testate Bonelli desiderereste arruolare su Tex (si potrebbe persino aprire un topic sull'argomento). Disegnatori non solo bravi, ma il cui tratto deve essere compatibile con il genere western e con lo standard texiano. Per dire, a me piace molto Nicola Mari (su Dylan Dog), ma il suo stile espressionista non è certamente adatto a Tex. Io, invece, vedrei bene: 1) Marco Foderà (disegnator
  15. Per chi non conoscesse il famoso scritto di Tiziano Sclavi (del 1984) su Tex e la storia “Il tranello” lo riporto qui sotto: “Più di vent’anni fa, quando i fumetti erano per me una specie di mito, leggevo “Tex”. Pensavo che gli albi non fossero preparati volta per volta ma che, in un enorme magazzino, ci fossero tutti i “Tex” di tutti i mesi a venire. Poiché abitavo in un piccolissimo paese sulle colline, pensavo che se mai fossi riuscito ad arrivare alla grande città (non Milano o Roma, ma “la grande città” in generale), sarei andato in quel magazzino e avrei comprato tutti i nume
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