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TWF - Tex Willer Forum

paco ordonez

Ranchero
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About paco ordonez

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    Utente emerito del TWF
  • Birthday 11/02/1987

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    Maschile

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    700
  • Favorite Pard
    Tex
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    tiger

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  1. Personalmente non leggo "Tex Willer" (serie della cui assoluta qualità non dubito): per questioni di tempo, spazio e soldi. E anche perché, nella mia percezione personale, non è "Tex", la serie che seguo da quando ero piccolo e l'unica davvero "obbligatoria" da seguire. Mi rendo conto che è un'idea per cui mi criticherete, ma per me "Tex Willer" è alla stregua di un Texone, di un Color, di una qualsiasi uscita speciale. Tutto questo per dire che non vorrei che la serie "madre", quella che tira avanti la baracca da decenni, perda centralità nei piani della SBE e anche dello stesso Boselli: insomma, se il grande lavoro su "Tex Willer" deve andare a discapito della qualità di "Tex", per quanto mi riguarda non esiterei un secondo a sacrificare "Tex Willer" (come i Color, i Maxi e gli Almanacchi). Ora, personalmente contro Nizzi non ho niente, e gli sarò sempre grato per alcune delle storie più belle del personaggio che io abbia letto: ma francamente, il fatto che si sia dovuto far tornare un autore molto anziano e, spiace dirlo, bollito (il ritorno di Cane Giallo è una roba inqualificabile), a me preoccupa. Perché su "Tex", sulla serie madre, si dovrebbe avere solo il meglio, e non autori che col personaggio avevano chiuso e che si ripescano in extremis per pura emergenza.
  2. Dopo tanto tempo torno con piacere a leggere una storia inedita “in contemporanea” e a commentarla sul forum: questa di Ruju e Biglia, leggendo le varie anteprime, non volevo attendere troppo per leggerla e, devo dire, le mie attese per ora sono state pienamente soddisfatte! Personalmente ho da sempre un debole per Ruju, considero dei piccoli capolavori storie come “Un ranger per nemico” o “Le catene della colpa”, quindi ero davvero curioso di vederlo nuovamente coi quattro pards in una storia-fiume come questa. Ebbene, leggendo le pagine dei due albi finora usciti, mi sembra di star assistendo a una vera, grande avventura, un’avventura con la A maiuscola, fatta di ambientazioni esotiche e affascinanti, di nemici misteriosi e davvero pericolosi, di piani oscuri e congiure, il tutto impreziosito dall’elemento principale: i quattro pards, delineati alla perfezione non solo per quanto riguarda le scene eroiche e d’azione (a 33 anni vedere Tex che si lancia nel mare in tempesta mi “gasa” ancora!), ma anche nelle loro dinamiche “interne”, nei battibecchi e negli sfottò, nei modi di dire (ma quanto è bello e quasi liberatorio, in un mondo dell’intrattenimento che oggi ci propina quasi solo eroi “depressi” e problematici, vedere Tex che si riferisci alla Negra Muerte chiamandoli “spaventapasseri”?). Un piccolo tocco di classe, per me, e che davvero valorizza Kit e la sua “indipendenza” come personaggio, è quella paginetta quasi poetica in cui il ragazzo resta a guardare il mare: non è facile vedere pagine del genere in un fumetto come Tex, e messe in questo modo mi piacciono molto, quasi come una pausa dall’Avventura. Non dico altro, per ora, ma sono davvero contento e curioso di leggere il seguito di questa storia, in cui mi sembra che Ruju sia davvero ispirato. Per quanto riguarda Biglia, niente da dire, si conferma che tra i disegnatori “nuovi” lui è uno dei migliori, nonché uno di quelli che più ha centrato la caratterizzazione di Tex e pards (e anche Montales gli è venuto benissimo): per fare un esempio, quanto sono belli i ritratti di Tex alle pagine 78 e 83 di “Guatemala”? Aggiungo che, rispetto alla tripla boselliana, mi sembra che il suo tratto sia leggermente più sintetico, il che non è affatto un male, anzi, il suo segno accompagna magnificamente la narrazione.
  3. Personalmente partivo abbastanza prevenuto su questa storia, perché la trama mi sembrava più una roba da soap opera che da western. E invece Rauch mi ha sorpreso davvero! Non siamo certo di fronte a un capolavoro, ma ad una bella e solida storia di Tex sicuramente, dove lo sceneggiatore conferma quanto di buono mostrato nel suo (ottimo) esordio sulla serie regolare. In particolare, i Tex e Carson di questa storia sono perfettamente centrati, anche per quel che riguarda l'aspetto dei dialoghi - in cui Rauch mi ha ricordato il primo Nizzi. Insomma, una bella storia, con un cattivo carogna ma tutto sommato abbastanza mezza calzetta (insieme a tutti i suoi scagnozzi) per due tizzoni d'inferno come i pards; ma una storia così, non troppo impegnativa ma raccontata con gusto e classe, ci sta benissimo, anche perché vedere Tex e Carson fare i castigamatti è sempre un bello spettacolo. Molto centrati anche i comprimari, compresi i cowboys. Capitolo disegni. Se c'è un disegnatore mortificato dal colore, soprattutto se piatto e bidimensionale, quello è Scascitelli! Il suo raffinatissimo tratteggio, il suo preciso bianco e nero sono semplicemente inadatti al colore. Peccato davvero, perché a me il suo tratto piace, e ho il ricordo del suo esordio sull'Almanacco con Ruju come di un albo davvero bello anche graficamente: forse alla Bonelli dovrebbero riguardarselo per assegnare Scascitelli a più consoni uscite.
  4. Posso dire che, pur con tutta la fiducia in Rauch, né il titolo né la copertina, con amanti e dolci abbracci al chiaro di luna, mi lasciano pensare ad una storia esaltante? Sicuramente sbaglierò e la storia sarà molto bella ma boh, anche il riferimento nientemeno che al "marito vendicativo" mi sa più di soap opera o di western "rosa" che di classica storia texiana. Mi auguro ci sia altro oltre a una storia di corna, insomma.
  5. Diablero, evita però di metterti a piagnucolare, dato che sei il maestro dei toni perentori e provocatori. E poi anche io ho l'impressione, come Valerio, che pensando a Nizzi non dormi la notte (e infatti riecco il solito pistolotto chilometrico contro Nizzi).
  6. Siamo certi che il fatto che uno conosca Tex da sempre come lettore lo renda automaticamente un buon scrittore di Tex? Io non lo credo affatto, tanto che, mentre Nizzi è stato uno dei più grandi autori di Tex, gente tipo gli espertoni di Ubc, coi loro soggetti alternative e le critiche pretestuose (anche a Boselli negli ultimi tempi) non sono andati più oltre la parte dei "critici" da operetta.
  7. C'è anche una terza opzione: che tu sia nel torto marcio, e cioé che Nizzi si è è studiato davvero Bonelli e che non fa il paraculo in quell'intervista (siamo al processo alle intenzioni, incredibile), e che quello che tu dici è dovuto al tuo modo personale di interpretare i fatti, che sembra parecchio guidato da un'antipatia forte verso Nizzi (sicuramente non ti è antipatico, ma per come lo critichi in quasi ogni post, e anche in un topic come questo, sembra che ti abbia fatto qualche sgarbo personale, qualche torto, non saprei). Comunque, a prescindere dalla solita polemica antinizziana, questo topic è davvero interessante, e anche quello che dice Boselli conferma che, checché ne dicano i detrattori-a-prescindere-, la scelta di Nizzi all'epoca salvò Tex. Poi ognuno dica quel che vuole, pontifichi come gli pare, ma questo è.
  8. Con tanti mesi di ritardo sono riuscito finalmente a leggere questo Texone, e davvero non ho molto da dire, perché è una vera goduria per un amante di Tex e del Western, una storia semplice e solidissima che offre tutto quello che si potrebbe desiderare: in primis una caratterizzazione magistrale dei pards, implacabili come nessuno (bella davvero la decisione di regolare i conti coi fratelli Logan senza aspettare processi e impiccagioni) eppure capaci di sorridere e divertirsi col lettore (Tiger che sfotte Carson, o ancora lo scambio di battute tra i due Kit sui vecchi ansiosi). Sono evidenti, insomma, tutta una serie di elementi che mostrano una volta di più quanto Boselli conosca a fondo Tex e il suo mondo, e come peraltro riesca a delineare nemici che, anche se non indimenticabili, pure nella loro solidità diventano comprimari credibili dello spettacolo texiano. Insomma, uno dei Texoni più belli in assoluto: e ciò, ovviamente, anche a livelli di disegni, con un Villa magistrale su cui al momento non mi dilungo perché la sua opera merita un'analisi specifica che tenterò in altra sede.
  9. E invece anche Michelangelo all'inizio sbagliò grossolanamente, e dovette distruggere e rifare molti affreschi. Leonardo, poi, non è che non conosceva l'affresco (ci mancherebbe!), è che doveva sperimentare tecniche artistiche nuove o inusuali: la sperimentazione anche tecnica era per lui la cosa essenziale. E con questo chiudo con l'OT, ma non potevo non precisare 😀
  10. Riporto quanto scrivevo ieri nell'altro topic. io non condivido la visione assolutistica di "capolavoro" che alcuni hanno. Un artista, per esempio, può avere diverse fasi nella sua carriera, e ognuna di quelle fasi essere contrassegnata da una o più opere maggiori, o capolavori che dir si voglia. Gli affreschi della Basilica superiore di Assisi sono il capolavoro del Giotto giovane, la cappella Scrovegni e la cappella Bardi il capolavoro del Giotto maturo. E aggiungo, tornando a Tex. Io personalmente credo Bonelli padre di capolavori ne abbia fatti diversi: "Sangue Navajo", "Sulle piste del Nord", "Tra due bandiere", "Gli eroi di Devil Pass", per me sono altrettanti capolavori. Stare a scegliere tra questi quale sia il capolavoro dei capolavori mi sembra un giochino abbastanza fine a se stesso, e comunque basato solo e soltanto su gusti soggettivi.
  11. La spiegazione è un'altra: è normale che le storie inedite siano più commentate, il discrimine è semplicemente quello. Uscisse oggi, "Il giuramento" avrebbe pure una trentina di pagine di commenti. In ogni modo, io non condivido la visione assolutistica di "capolavoro" che alcuni hanno. Un artista, per esempio, può avere diverse fasi nella sua carriera, e ognuna di quelle fasi essere contrassegnata da una o più opere maggiori, o capolavori che dir si voglia. Gli affreschi della Basilica superiore di Assisi sono il capolavoro del Giotto giovane, la cappella Scrovegni e la cappella Bardi il capolavoro del Giotto maturo. Ciò detto, mi scuso per l'off topic.
  12. "Furia rossa", per quanto mi riguarda, è una delle storie di Tex più belle in assoluto, al pari di altre più celebrate. Le parti conclusive mute, con Tiger in solitaria sui monti, sono da brividi. Se Tex ha dato alla storia del fumetto italiano dei capolavori, "Furia rossa" è tra queste.
  13. Ma certo, non ho giudicato la storia in sé, che magari, a prescindere da quelle pagine, avrà un intreccio di tutto rispetto 😄
  14. Grazie per i consigli, ma non ce n'era bisogno. Il mio era un discorso generale, basato oltre che sulle tavole mostrate da Diablero, anche dal ricordo dalla recente storia nizziana del Color: una storia di quel genere, semplicemente, mi auguro che non diventi la regola del suo attuale ritorno texiano.
  15. Premetto che non ho ancora letto quest'ultima storia e quindi non la posso giudicare, però insomma, se davvero una gran parte di essa si riduce ai BANG BANG ZIP AAH che ha fatto vedere Diablero non posso che essere anche io preoccupato. Perché, come ho sempre detto, con quasi tutte le storie di Faraci da "Braccato" in poi Tex ha vissuto alcuni dei momenti più bassi della sua storia editoriale, fatta di non-storie infarcite di sparatorie lunghissime e improbabili, da videogame sparatutto (indimenticabile l'albo "Tiro al bersaglio"): e, dal mio punto di vista, nel suo ritorno nella storia del Color Tex Nizzi ha fatto esattamente la stessa cosa (della storia con Filippucci ho potuto leggere solo la prima parte), come peraltro già aveva iniziato a fare nel suo ultimo periodo prima dell'attuale ritorno (esemplari le sparatorie nella storia terribile del ritorno di Cane Giallo). Mi auguro quindi che, liberatici di un Faraci francamente inadeguato al personaggio, non dovremo trovarci a leggere nuovamente non-storie di quel tipo.
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