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paco ordonez

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  1. Posso dire che, pur con tutta la fiducia in Rauch, né il titolo né la copertina, con amanti e dolci abbracci al chiaro di luna, mi lasciano pensare ad una storia esaltante? Sicuramente sbaglierò e la storia sarà molto bella ma boh, anche il riferimento nientemeno che al "marito vendicativo" mi sa più di soap opera o di western "rosa" che di classica storia texiana. Mi auguro ci sia altro oltre a una storia di corna, insomma.
  2. Diablero, evita però di metterti a piagnucolare, dato che sei il maestro dei toni perentori e provocatori. E poi anche io ho l'impressione, come Valerio, che pensando a Nizzi non dormi la notte (e infatti riecco il solito pistolotto chilometrico contro Nizzi).
  3. Siamo certi che il fatto che uno conosca Tex da sempre come lettore lo renda automaticamente un buon scrittore di Tex? Io non lo credo affatto, tanto che, mentre Nizzi è stato uno dei più grandi autori di Tex, gente tipo gli espertoni di Ubc, coi loro soggetti alternative e le critiche pretestuose (anche a Boselli negli ultimi tempi) non sono andati più oltre la parte dei "critici" da operetta.
  4. C'è anche una terza opzione: che tu sia nel torto marcio, e cioé che Nizzi si è è studiato davvero Bonelli e che non fa il paraculo in quell'intervista (siamo al processo alle intenzioni, incredibile), e che quello che tu dici è dovuto al tuo modo personale di interpretare i fatti, che sembra parecchio guidato da un'antipatia forte verso Nizzi (sicuramente non ti è antipatico, ma per come lo critichi in quasi ogni post, e anche in un topic come questo, sembra che ti abbia fatto qualche sgarbo personale, qualche torto, non saprei). Comunque, a prescindere dalla solita polemica antinizziana, questo topic è davvero interessante, e anche quello che dice Boselli conferma che, checché ne dicano i detrattori-a-prescindere-, la scelta di Nizzi all'epoca salvò Tex. Poi ognuno dica quel che vuole, pontifichi come gli pare, ma questo è.
  5. Con tanti mesi di ritardo sono riuscito finalmente a leggere questo Texone, e davvero non ho molto da dire, perché è una vera goduria per un amante di Tex e del Western, una storia semplice e solidissima che offre tutto quello che si potrebbe desiderare: in primis una caratterizzazione magistrale dei pards, implacabili come nessuno (bella davvero la decisione di regolare i conti coi fratelli Logan senza aspettare processi e impiccagioni) eppure capaci di sorridere e divertirsi col lettore (Tiger che sfotte Carson, o ancora lo scambio di battute tra i due Kit sui vecchi ansiosi). Sono evidenti, insomma, tutta una serie di elementi che mostrano una volta di più quanto Boselli conosca a fondo Tex e il suo mondo, e come peraltro riesca a delineare nemici che, anche se non indimenticabili, pure nella loro solidità diventano comprimari credibili dello spettacolo texiano. Insomma, uno dei Texoni più belli in assoluto: e ciò, ovviamente, anche a livelli di disegni, con un Villa magistrale su cui al momento non mi dilungo perché la sua opera merita un'analisi specifica che tenterò in altra sede.
  6. E invece anche Michelangelo all'inizio sbagliò grossolanamente, e dovette distruggere e rifare molti affreschi. Leonardo, poi, non è che non conosceva l'affresco (ci mancherebbe!), è che doveva sperimentare tecniche artistiche nuove o inusuali: la sperimentazione anche tecnica era per lui la cosa essenziale. E con questo chiudo con l'OT, ma non potevo non precisare 😀
  7. Riporto quanto scrivevo ieri nell'altro topic. io non condivido la visione assolutistica di "capolavoro" che alcuni hanno. Un artista, per esempio, può avere diverse fasi nella sua carriera, e ognuna di quelle fasi essere contrassegnata da una o più opere maggiori, o capolavori che dir si voglia. Gli affreschi della Basilica superiore di Assisi sono il capolavoro del Giotto giovane, la cappella Scrovegni e la cappella Bardi il capolavoro del Giotto maturo. E aggiungo, tornando a Tex. Io personalmente credo Bonelli padre di capolavori ne abbia fatti diversi: "Sangue Navajo", "Sulle piste del Nord", "Tra due bandiere", "Gli eroi di Devil Pass", per me sono altrettanti capolavori. Stare a scegliere tra questi quale sia il capolavoro dei capolavori mi sembra un giochino abbastanza fine a se stesso, e comunque basato solo e soltanto su gusti soggettivi.
  8. La spiegazione è un'altra: è normale che le storie inedite siano più commentate, il discrimine è semplicemente quello. Uscisse oggi, "Il giuramento" avrebbe pure una trentina di pagine di commenti. In ogni modo, io non condivido la visione assolutistica di "capolavoro" che alcuni hanno. Un artista, per esempio, può avere diverse fasi nella sua carriera, e ognuna di quelle fasi essere contrassegnata da una o più opere maggiori, o capolavori che dir si voglia. Gli affreschi della Basilica superiore di Assisi sono il capolavoro del Giotto giovane, la cappella Scrovegni e la cappella Bardi il capolavoro del Giotto maturo. Ciò detto, mi scuso per l'off topic.
  9. "Furia rossa", per quanto mi riguarda, è una delle storie di Tex più belle in assoluto, al pari di altre più celebrate. Le parti conclusive mute, con Tiger in solitaria sui monti, sono da brividi. Se Tex ha dato alla storia del fumetto italiano dei capolavori, "Furia rossa" è tra queste.
  10. Ma certo, non ho giudicato la storia in sé, che magari, a prescindere da quelle pagine, avrà un intreccio di tutto rispetto 😄
  11. Grazie per i consigli, ma non ce n'era bisogno. Il mio era un discorso generale, basato oltre che sulle tavole mostrate da Diablero, anche dal ricordo dalla recente storia nizziana del Color: una storia di quel genere, semplicemente, mi auguro che non diventi la regola del suo attuale ritorno texiano.
  12. Premetto che non ho ancora letto quest'ultima storia e quindi non la posso giudicare, però insomma, se davvero una gran parte di essa si riduce ai BANG BANG ZIP AAH che ha fatto vedere Diablero non posso che essere anche io preoccupato. Perché, come ho sempre detto, con quasi tutte le storie di Faraci da "Braccato" in poi Tex ha vissuto alcuni dei momenti più bassi della sua storia editoriale, fatta di non-storie infarcite di sparatorie lunghissime e improbabili, da videogame sparatutto (indimenticabile l'albo "Tiro al bersaglio"): e, dal mio punto di vista, nel suo ritorno nella storia del Color Tex Nizzi ha fatto esattamente la stessa cosa (della storia con Filippucci ho potuto leggere solo la prima parte), come peraltro già aveva iniziato a fare nel suo ultimo periodo prima dell'attuale ritorno (esemplari le sparatorie nella storia terribile del ritorno di Cane Giallo). Mi auguro quindi che, liberatici di un Faraci francamente inadeguato al personaggio, non dovremo trovarci a leggere nuovamente non-storie di quel tipo.
  13. La copertina - bellissima - presenta i 4 pards, un circo e ombre indiane: non capisco dove sia il "già visto". Per quanto riguarda i disegni, mi sembra di vedere un Carnevale più sintetico di quello che ricordo su Dylan Dog (storie che ho letto anni fa e non ho sotto mano), ma non per questo meno efficace: le tavole in anteprima, anzi, per me confermano l'idea che leggeremo un albo graficamente sontuoso.
  14. ...anche perché Tex non è mai stato un libro di storia o un saggio sugli indiani d'America. Quindi una cosa è pretendere la verosimiglianza e la plausibilità, un'altra è pretendere una ricostruzione storica fedele.
  15. Ecco, questo è un punto che Diablero dava per certo, non so su quali basi, e su cui non ho avuto risposta: è così vero, come sosteneva il nostro amico, che c'era la fila di sceneggiatori vogliosi di scrivere Tex? E oggi come siamo messi? Siamo certi, poi, che anche chi lo voglia scrivere ne sia davvero capace? Insomma, la parabola di Faraci non è proprio un buon segnale.
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