virgin

Sceriffi
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    Rex sacrorum
  • Compleanno 22/11/1991
  1. Dopo Il 700

    Andiamo, borden: se fatto con criterio, non c'è limite a ciò che un bravo narratore può realizzare. Dovresti saperne qualcosa, proprio tu che hai scritto "La luce dallo spazio", per me un capolavoro della saga che reinterpreta con ritmi più moderni la sbrigliatissima fantasia del GLB del primo centinaio. Una delle cose che, traslando dal soprannaturale al semplice fantastioso, ha azzoppato completamente i conquistadores di Faraci non era tanto lo spunto improbabile, quanto il fatto che non fosse sufficientemente improbabile da farci sognare. Poi sul fatto che il fantastico in Tex debba essere fatto senza sbracare siamo, credo, tutti d'accordo; vero è anche, però, che semel in anno licet insanire.
  2. Proliferazione di "tipi" di albi di Tex: scelta acuta o spogliare la salma?

    Borden ha un carattere bello forte e anche un cuore altrettanto grande, come ho sperimentato anch'io personalmente anni fa. <3
  3. Tex e il razzismo

    Cazzata.
  4. Tex e il razzismo

    Onestamente non capisco il pericolo. Tanto per tornare sull'esempio del mio vicino: potrà anche credere che i negri siano una razza diversa dalla nostra o degli alieni scesi dall'astronave, ma non li odia; e ciò, non perché abbia informazioni scientificamente corrette su di loro, ma semplicemente perché non è scemo. Francisco de Vitoria, un secolo prima dell'illuminismo, pur non avendoli mai visti teorizzò che gli indios fossero esseri umani e stabilì che in quanto tali godevano del diritto di proprietà preesistente la conquista spagnola; cosa che i signori di libertà dei secoli dei lumi, pur disponendo di informazioni scientificamente più accurate e maggiori esperienze in merito, ben raramente furono in grado di fare.
  5. Tex e il razzismo

    Avrei due osservazioni da fare: la prima è che nessuno è obbligato a essere un genetista di professione, come i Cavalli Sforza. E nemmeno credo che l'ignoranza in sé sia pericolosa: il mio vicino di casa ha la terza elementare e sa parlare con una certa proprietà solo il dialetto, eppure è una delle persone più sagge che abbia mai conosciuto. La verità è che l'ignoranza non è pericolosa; non più di quanto lo sia la conoscenza. Il veleno che distrugge ogni cosa è la superbia.
  6. Tex e il razzismo

    Più che altro non capisco perché combattere l'uso del termine "razza" in accezione neutra vorrebbe dire sconfiggere l'ignoranza. Quando insegnavo in un ITAS i miei studenti mi assicuravano che il termine "mucca" era scientificamente sbagliato e si sarebbe dovuto usare "vacca", per ragioni che non ricordo... ma io ho continuato a usare "mucca". Sto forse diffondendo ignoranza? Per non parlare di quando si parla di "scrittori di razza", "politici di razza", etc.
  7. Tex e il razzismo

    Ehm, forse è meglio che ci calmiamo e l'argomento cada davvero nel dimenticatoio. Non vorrei che gli animi si scaldassero!
  8. Tex e il razzismo

    Come giustamente richiami tu, utente, me moderatore , stiamo andando fuori traccia, perciò sarò molto breve: si tratta di un malessere le cui manifestazioni sono talvolta razziste, ma in realtà fa semplicemente parte di quel fenomeno brillantemente analizzato da Raffaele Alberto Ventura che vede delinearsi nella società liberale contemporanea una situazione perenne di guerra di tutti contro tutti. Lettura che non condivido in toto, ma che presenta molti elementi convincenti. Non so, chiedilo a chi mi guarda così.
  9. Tex e il razzismo

    "La tendenza a un maggiore razzismo"? Non scherziamo, dai. Da che mondo è mondo, gli esseri umani hanno sempre odiato chiunque sia nato a più di cinque chilometri da loro; ed è difficile trovare oggi in circolazione i discorsi abominevolmente razzisti che a partire dall'illuminismo hanno cominciato a circolare in Occidente. Certo il razzismo non manca, ma non gode più del credito pressoché universale di un tempo. Nel 1944 (insomma, stamattina) il mio trisnonno fu incarcerato sulla base del cognome; oggi quando parlo delle mie origini ebraiche ricevo sguardi ammirati (ciò che mi fa imbestialire, perché non c'è proprio niente di speciale in esse). Ciò detto, condivido la tua posizione sul linguaggio in Tex: viva i musi gialli, i limoncini, i faccia di carbone, palla di neve e quant'altri, frutto della geniale macchina linguistica di uno degli autori più antirazzisti che abbia mai letto, Gianluigi Bonelli. Poi però mi metto nei panni della SBE e dico che non avrei la minima voglia di rischiare cause milionarie. Già quando dico "negro" i miei studenti le prime volte mi guardano storto; ce ne vuole a spiegare loro che "nero" e "di colore" sono aberrazioni e che se uno usa la parola "negro" come un insulto insulta sé stesso, non certo i negri...
  10. Tabellone Uscite Previste Per Il 2018 E 2019

    Anteprime veramente appetitose: un livello grafico pazzesco in cui, in effetti, devo ammettere che il mio amato Cossu è forse il meno impressionante di tutti...
  11. Dopo Il 700

    Verissimo, pecos! A dire il vero, io mi accontenterei di un approfondimento e di una maggiore presenza della riserva indiana così come l'aveva immaginata la fantasia di Gianluigi Bonelli, con atmosfere e suggestioni che negli ultimi decenni latitano a dir poco.
  12. [001] La Mano Rossa

    Leggere questa storia mi ha a dir poco commosso. In una geografia scarna ed evocativa al pari dei disegni di Galep, fra Calumet City e Saint Thomas (destinazione di Texah nella storia precedente), si snoda una storia semplice, potente, trascinante. Sono riuscito a provare per una quarantina di minuti l'emozione che hanno provato i lettori nel 1948; o, almeno, l'emozione più simile a quella, che sia possibile provare oggi. Tex è certo diverso da come lo raffigura lo stesso GLB nell'età dell'oro del secondo centinaio: si fa cogliere di sorpresa abbastanza spesso, ma, in fondo, è sempre l'irresistibile, vitalistico e travolgente personaggio che ci ha fatti innamorare. Non posso dire altro se non: capolavoro. Non ci sono storie.
  13. [686/687] La città nascosta

    La delusione che ha suscitato in me questa storia non è dovuta ad oggettive brutture in essa presenti, quanto all'assenza di oggettive bellezze. Un'atmosfera e uno spunto iniziale potenzialmente esplosivi (trovare dei conquistadores rimasti fermi all'età di Gongora e Filippo II non è esattamente cosa che accade tutti i giorni nella saga di Tex) messi al servizio di una storia piatta e senza sussulti, che non solo sfigura di fronte all'ovvio antecedente de "La città d'oro" giustamente richiamata da molti, ma anche al cospetto di ordinarie storie di Tex. Alla fine, se invece dei conquistadores ci fosse stato un normalissimo villaggio di minatori, la storia se ne sarebbe addirittura giovata. Ciò che manca, come in molte altre storie del medesimo autore, è proprio il sentore del West: tutto rimane sospeso in un'atmosfera narrativa vaghissima, senza che si riesca a dare corpo a quel mondo che Gianluigi Bonelli rendeva così vivo e palpabile con nomi propri, distanze e riflessioni dei protagonisti. Non ci siamo proprio. Peccato, perché gli esordi di Faraci avevano fatto presagire ben altro da ciò che poi è realmente avvenuto: da un certo punto in poi ha cominciato ad avvitarsi su sé stesso, più o meno dopo "I valorosi di Fort Kearny", deludendo profondamente anche chi, come me, l'aveva sostenuto fin dall'inizio. Peccato davvero. I disegni di Venturi fanno del proprio meglio per dare atmosfera a una storia con poco sugo: non do troppo peso alle imprecisioni, comunque incontestabili, segnalate da qualcuno, poiché il lavoro è davvero di ottimo livello, sebbene debba dire di preferire il tratto del Venturi di qualche anno fa. L'espressività dei disegni di storie come "Oppio", "L'uccisore di indiani" e "Documento d'accusa", seppur già molto diversi fra di loro, era a mio avviso di gran lunga maggiore. Ma il talento comunque non si discute. Globalmente, darei a questa storia un voto fra il 5 e il 6. Leggerla mi ha fatto lo stesso effetto di invitare a casa mia una bella donna che poi nemmeno si spoglia: prometteva tanto, non si è visto nulla.
  14. [688/689] Il messaggero cinese

    Se non ricordo male, l'accusa di staticità è stata rivolta più volte anche a disegnatori come Civitelli e Rossi: è un'impressione che molti hanno di fronte a tratti molto definiti e puliti. Sarà forse a causa della mia passione per Piero della Francesca, ma io non ho mai avuto questa sensazione.
  15. [688/689] Il messaggero cinese

    A me francamente i disegni di Cossu piacciono: li trovo sempre gradevoli. In questo caso, soprattutto la seconda tavola delle anteprime mi sembra ben riuscita.