Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

virgin

Sceriffi
  • Content Count

    1,667
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    14

virgin last won the day on May 12

virgin had the most liked content!

Community Reputation

101 Incredible

1 Follower

About virgin

  • Rank
    Shitposter in Chief
  • Birthday 11/22/1991

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    124
  • Favorite Pard
    Tex
  • Favorite character
    Montales

Recent Profile Visitors

3,157 profile views
  1. E taccio anch'io, altrimenti su questi argomenti sapete bene che debordo e non mi fermo più! Fine OT, ragazzi miei!
  2. Curiosamente, per i Greci la parola eroe non aveva un significato intrinsecamente positivo. Eroe era colui che era toccato da una speciale energia divina, poi poteva anche essere un povero demente assassino di ragazzini incolpevoli come Cleomede di Astipalea. E gli eroi in genere sono sempre ambigui, smisurati, contraddittori (Achille che è il più grande guerriero della storia, ma anche un pazzo furioso; Odisseo che è un eroe nobile e intelligente, ma anche un infame, un ladro e un disonesto; Eracle che è il più grande eroe civilizzatore, poi un pazzo che stermina la propria famiglia, un esempio di virtù e un crapulone senza ritegno che molesta le serve durante i banchetti, un modello di nobiltà e uno che ammazza a tradimento aggredendo alle spalle)... dove abbiamo già fatto questo discorso? Ma va be', al di là di quello l'eroe perdente nasce col teatro tragico, duemilacinquecento anni fa. Un secolo dopo anche Aristotele, nella Poetica, lo classifica come caso più tragico e commovente di tutti. Come dici tu: altro che modernità!
  3. Omero, invero, se ne frega abbastanza dell'invulnerabilità di Achille, dimostrando una certa finezza. Anzi, dovrei andare a rileggere l'Iliade che, purtroppo, a parte le consultazioni necessarie per la ricerca non mi rileggo integralmente dal secondo anno di università, ma se non ricordo male Omero quasi non la menziona; ad ogni modo, non le assegna una funzione narrativa di qualsiasi tipo. Di sicuro essa era però menzionata negli altri poemi nel ciclo che non ci sono arrivati. A vedere poi come vengono trattati da poeti successivi i guerrieri invulnerabili, le armi da lancio rimbalzano via e le spade si rovinano, sì; ci sono diversi esempi in Ovidio che, poi, da lì passeranno nei cantari medievali e nella letteratura cavalleresca: Orlando è invulnerabile tranne che sulle piante dei piedi e sia Boiardo sia Ariosto lo raffigurano diverse volte con armi nemiche che si spezzano quando gli colpiscono la pelle. Poi qui c'è tutta la questione di come sia possibile appassionarsi a un eroe che per propria natura non può essere ferito e qui arriviamo a quanto diceva Leo: Il pubblico medievale, soprattutto quello popolare, era però assai di bocca buona e si appassionava molto per Orlando. Poi fin da subito dopo Omero Ettore è considerato una figura molto più interessante dai poeti; e lo stesso Omero lo riteneva con ogni evidenza più interessante, dato che chiude l'Iliade proprio con i suoi funerali.
  4. Ricordo ancora quando sentii la notizia al TG: non appena dissero il nome dell'attentatore pensai a "L'altro ritorno di Mefisto" (mi era rimasto impresso, come tutte le cose che leggi a dieci anni: una volta mio padre tornò dal lavoro e mi diede quell'articolo che aveva stampato in pausa pranzo insieme a "Satanassi e tizzoni d'inferno"), colpito dalla coincidenza del nome; poi quando dissero: "Appassionato di fantasy e fantastico" non ebbi più dubbi. Ancora adesso ho i brividi a pensarci.
  5. Lo ricordo bene... ma la cosa più inquietante di quel soggetto alternativo non era la storia, bensì l'autore, che qualche anno dopo si rese protagonista di un tragico fatto di cronaca.
  6. Da quanto emerso in un altro topic (@Carlo Monni disse pudicamente, se non ricordo male, ma lo menziono proprio perché in caso mi corregga, che dal 1985 in poi GLB non lesse più le storie di Tex... e non per sua scelta) mi pare di intuire che i problemi di Gianluigi Bonelli fossero abbastanza gravi. Io mi sono fatto un'ipotesi, ma è appunto solo un'ipotesi senza uno straccio di prova e, dato che sull'argomento si è sempre mantenuto un certo riserbo, mi sembra giusto rispettarlo.
  7. Non era gran che, onestamente. L'idea in sé era anche svolta bene, ma Gianluigi Bonelli non diede proprio il massimo (era del resto in fase calante, lo sappiamo tutti).
  8. Sì, sì, stiamo proprio dicendo la stessa cosa. Del resto, fra quelli che riterrebbero inadatta a Tex una guerra indiana vera, con Tex che spara sui soldati innocenti, mi ci metto anch'io. Probabilmente proprio questo aspetto mi impedisce di apprezzare appieno "Patagonia". Ma no, dai, perché addirittura preoccupato? Certo, per tirare fuori una storia decente con una banda di desperados non dico che sarei capace anch'io, ma non ci vuole un genio, mentre per fare una storia credibile sul Monte Rainier ci vuole un autore coi fiocchi... e che cos'è Boselli?
  9. Chiudo brevemente l'OT: "La miniera del fantasma" è una storia davvero fantastica. @borden è giustamente celebrato per le sue epiche storie da tre albi, ma ha scritto molte belle storie da due albi che rientrano secondo me fra le sue migliori (La lunga pista, Matador, Colorado Belle, Il segreto del giudice Bean); ecco, "La miniera del fantasma" ti trasmette davvero la stessa identica epica delle sue triple più famose. Tutte le volte che qualcuno se ne salta fuori con: "X ha scritto una storia di merda perché aveva solo due albi, ne avesse avuti tre sarebbe venuto un capolavoro", mi verrebbe da rispondergli, parafrasando il grande Pasquale Squitieri al Processo di Biscardi: "Signori, ricordiamoci che Mauro Boselli aveva a disposizione due albi e ha scritto -La miniera del fantasma-. Echeccazzo. Echeccazzo. Echeccazzo". A me l'idea piaceva molto, tanto che, pur non acquistando Tex da qualche anno, comprai quella storia (ah, insensata cura de' mortali... ) e... sappiamo tutti com'è andata. Il sospetto che avanzi tu viene onestamente anche a me: forse davvero Gianluigi è morto e non è più quel tempo... ma poi penso: Boselli ci riporterà sul Monte Rainer; siamo davvero sicuri che gli verrà una cagata? Magari sì, nemmeno lui è infallibile; ma io mi sentirei di scommettere sul contrario.
  10. Gran belle storie entrambe, vero! Consiglio anche il Texone con Roi, per me davvero bellissimo.
  11. Invero Tex ha guidato gli indiani contro le giacche azzurre, giustappunto in "Sangue navajo"... ma, come dici tu, quante acrobazie si è dovuto inventare Gianluigi Bonelli per far sì che la storia fosse accettabile? Poi è divertentissimo vedere Tex che dichiara guerra a Washington e cattura interi reparti senza sparare un colpo, ma il tutto assume toni molto leggeri, non dico da commedia, ma comunque leggeri. Idem Nizzi ne "Le colline del vento", caricando ancor di più il lato divertente (mentre "Le colline dei Sioux", più ancora che un seguito, sono in sostanza il remake realistico di quella storia); ma è agevole notare come in questo caso Tex non dichiari autonomamente guerra agli Stati Uniti, ma svolga un ruolo più sfumato e sornione; segno che sì, è proprio un canovaccio difficile da riproporre. Già "Sangue navajo" non stona nel primo centinaio della serie, mentre nel secondo sembrerebbe in qualche modo incoerente col resto. Ciò detto, anche secondo me Del resto, se non ho capito male mi pare che la storia attualmente in corso di pubblicazione su "Tex Willer" presenti appunto una guerra indiana. Ma io non mi farei troppi problemi nemmeno a trovare una guerra indiana sulla serie principale. L'idea veramente mi è venuta da El Cuarto Reich Argentino dei simpaticissimi scrittori nazisti di Roberto Bolano, che però era una più prosaica casa editrice clandestina.
  12. Da cattolico tridentino, condivido! Poi, giusto dopo aver letto l'articolo di Squillaci sono andato a rivedermi "Il buono, il brutto, il cattivo" dicendo: "Bene, il buono è il tenore, il brutto è il basso, il cattivo è il baritono" e l'ho decisamente apprezzato, rivalutando in seguito gli Spaghetti western; ma il western classico è proprio un'altra cosa. A proposito di Storia, si pone il problema delle guerre indiane: ricordo che alcuni lettori, proprio come riportato da Sandro, osservavano come nell'attualità di Tex le grandi guerre indiane fossero anacronistiche e che quindi si potessero proporre solo storie con bande di indiani abbastanza piccole; per me, invece, non sarebbe un grande problema. Ad esempio: nazisti che scappano in Sud America e tentano di costituire il Quarto Reich in Patagonia negli anni Settanta. Anacronistico? Sì, però secondo me accettabile in un contesto di avventura abbastanza fantasiosa, se fatto bene. Penso che la sensibilità dei diversi lettori sia variabile sulla base delle loro conoscenze: le guerre indiane negli anni Ottanta dell'Ottocento per alcuni sono anatema, per altri accettabili; Colt Peacemaker nella guerra di secessione a me fanno rabbrividire, per altri ordinaria amministrazione.
  13. Accidenti, questa mi era proprio ignota! Grazie per l'aneddoto, @borden!
  14. Tra l'altro, ora che mi ci fai pensare, quanto è forte l'etica protestante in tutto ciò. Ricordo che anni fa Alfio Squillaci scrisse un articolo proprio sulla differenza fra Western classico (avventuroso, etica protestante) e Spaghetti-western (diretta discendenza dal melodramma, etica tridentina) un po' forzato forse, ma che coglieva alcune tendenze di fondo. Incredibile come nei paesi anglosassoni, fino a qualche decennio fa, quando qualcuno si metteva a scrivere una storia lo faceva quasi sempre con un sistema di idee nato dallo spirito protestante (e stessa cosa nei paesi Mediterrani: quanti romanzi di formazione ha la nostra letteratura? Sono praticamente tutti romanzi di non-formazione). Al di là di ciò: La storia dei Conquistadores è un ottimo esempio di quanto il rapporto fra verosimiglianza storica e fantasia sia variabile: l'idea di base era molto affascinante, ma poi è stata realizzata male. Intendo dire se, al di là della Città d'oro, mi vuoi mettere i Conquistadores alla fine dell'Ottocento devi rendere il tutto un minimo credibile. Non dico che pretendo di ritrovarmi davanti dei maggiorenti cittadini che si comportano come Ferrer de "I promessi sposi" o parlano secondo le regole del concettismo, ma almeno un minimo di spiegazioni su perchè dei Conquistadores si sono trasformati in una comunità di pacifisti sarebbe necessario. Per non parlare della posizione della città, che non essendo particolarmente inaccessibile non giustifica il suo isolamento e via così. Ma hai ragione, meglio chiuderla qui: non sta bene parlare male di un assente (per giunta, le volte in cui ci ebbi a che fare davvero squisito e pacato, quasi timido) in presenza di un suo collega. Tornando sulla questione plausibilità e sempre collegandoci ai Conquistadores di Faraci: "La montagna misteriosa" di Gianluigi Bonelli era sviluppata su un concetto di base molto simile, ma appariva più credibile. Poi è vero che "Gianluigi è morto e non è più quel tempo"; ma in tempi più recenti con "La nave perduta" Nizzi è riuscito a riproporre un concetto non troppo dissimile, aggiornandolo con i dovuti elementi a un pubblico meno fanciullesco. Ed ecco che la storia della nave perduta non è certo realistica, ma nella logica della serie viene comunque resa credibile.
  15. Una storia che secondo me è difficile definire l'ultimo capolavoro di Gianluigi Bonelli; ma di sicuro dopo di essa il grande patriarca non ritornerà più a scrivere storie di pari ambizione. Di sicuro è un caposaldo di quelle storie epiche ambientate alla riserva che non sono frequentissime nella saga, ma che ne costituiscono uno dei capisaldi caratterizzanti, come testimoniano le emozioni che ancora oggi sanno scatenare in noi lettori i semplici suoni di titoli come "Vendetta indiana" e "Sangue Navajo". Anzi, dopo "Gli eroi di Devil Pass" non ricordo storie di tal fatta ambientate nella riserva Navajo, all'infuori della bellissima "Il presagio" (curiosamente, anch'essa una delle ultime storie davvero ambiziose del proprio autore): sono nel giusto, oppure a causa dell'età la memoria texiana mi fa difetto? Ad ogni modo, una storia davvero bella: mi ha divertito meno delle due precedenti, ma di sicuro non mi ha annoiato un attimo. Da Oraibi a Farmington al Devil Pass al fiume San Juan la storia si snoda epica, sempre divertente, forse addirittura insospettabilmente leggera, visto il tema della guerra indiana, che su Tex è comunque stato spesso trattato in maniera leggera (Guerra Navajo, per larghi tratti, e Le colline del vento). Cane giallo crea molte devastazioni perché attacca di sorpresa, ma poi in realtà non si mostra un grande stratega e la sua spedizione si impantana miseramente davanti al Devil Pass, con attacchi e agguati che vengono sventati con relativa facilità da Kit e Tiger che, a fronte di perdite quasi nulle, fanno una strage incalcolabile di nemici; ma va benissimo, ci si diverte, ci si intrattiene piacevolemente a seguire le tattiche, gli aggiramenti, le frane, le barricate sotto il sole e la luna del mondo creato da Ticci. Davvero bella, inoltre, l'alternanza fra il fronte di Tex e Carson a Farmington e quello di Kit e Tiger a Devil Pass. Il giovane Willer, come già detto prima di me, si dimostra tra l'altro degno figlio di suo padre e costringe il prode Tiger Jack in una posizione decisamente subordinata: altro che Tiger il fiero e Kit il... quarto. Bello anche, come già detto, il personaggio di Dingo. Avrebbe meritato maggiore approfondimento? Chissà. Gianluigi Bonelli non era autore che usava caratterizzare i personaggi per dare più pathos alla storia, ma usava la storia per caratterizzare i personaggi: una cosa veramente difficile e nella quale lui era maestro. Dingo è uno di questi casi: ha l'approfondimento che serve e quanto rimane fuori resta da immaginare a noi. Perché ha lasciato l'esercito? Che cosa farà dopo aver aiutato in maniera decisiva Tex a sconfiggere Cane giallo? Non lo sappiamo e ci ricordiamo di lui anche per questo. Capitolo disegni: ma quanto accidenti è bravo Ticci? Nel disegnare i cavalli in movimento e le scene di massa, nessuno è come lui. Nessuno. Per non dire delle inquadrature, delle pose dei personaggi e di come delinea i paesaggi. Più che un disegnatore, un artista, come ha implacabilmente dimostrato nei decenni. Io sono più affezionato a Letteri, ma ho l'onestà di ammettere che questa storia, disegnata dal buon Guglielmo, avrebbe reso la metà (così come le storie del Morisco, disegnate da Ticci, renderebbero la metà): se Ticci è il riferimento di TUTTI i disegnatori di Tex, un motivo c'è, e l'ho capito davvero per la prima volta leggendo questa storia, che tra l'altro non è nemmeno il suo capolavoro. Come voto globale, fra testi e disegni, un bel nove ci sta tutto. Forse non un nove pieno come altre, perché Gianluigi Bonelli colpisce meno che altrove, ma comunque una signora storia. Ci sono anche alcuni dettagli, come la scena iniziale della caccia al tesoro dei Conquistadores, che servono a dare ulteriore profondità alla vita della riserva. Un dettaglio, solo un dettaglio, però bello. Letta ex post, questa profezia del buon Mister P fa proprio gelare il sangue: quanto gli eventi gli avrebbero dato ragione! Che cosa dire se non: "YAAAAAAK!"?
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.