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TWF - Tex Willer Forum
Pedro Galindez

[326/328] I Rapinatori Del Missouri

Voto alla storia  

17 voti

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Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi
Disegni: Jesès Blasco
Periodicità mensile: Dicembre 1987 - Febbraio 1988
Inizia nel numero 326 a pag. 77 e finisce nel numero 328 a pag. 48




Nel Missouri, i pards indagano per conto della Pinkerton su una gang di rapinatori di treni, che la gente del Sud vede come eroi! Spacciandosi per ribelli sudisti, i feroci rapinatori di treni riuniti nella gang guidata da Frank e Bill Border sono amati e protetti dalla gente del Missouri. Ma Tex e Carson, spalleggiati dalla Pinkerton, non si fanno incantare da falsi idealismi. Abbattendo a fatica pesanti muri di complicità e omertà, convincendo oneste ragazze e madri di famiglia che la Guerra Civile è finita e che quelle compiute dai sedicenti patrioti sono soltanto volgari grassazioni, i pards stanano i gaglioffi dai loro covi e stringono sempre più il cerchio intorno ai superstiti della criminosa gang. Anche Bill, l'ultimo della banda Border, finisce all'inferno.



© Sergio Bonelli Editore

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Nonostante le sue dimensioni ( e forse anche le sue ambizioni ) siano quelle del riempitivo, questa storia presenta un'ambientazione relativamente inconsueta ( non il West classico, ma il Missouri nostalgico della Confederazione sudista ) ma tratteggiata in maniera convincente, oltrechè storicamente attendibile: potremmo dire persino che i fratelli Bill e Frank Border non siano altro che l'adattamento fumettistico di Jesse e Frank James ( anche il fatto che la Pinkerton cerchi di porre fine alle rapine della gang prima di passare l'incarico a Tex e Carson, a seguito dell'eliminazione di un paio di suoi agenti, ci riporta alla carriera criminale di Jesse James e della sua banda, che fronteggiò anche la famosa agenzia investigativa, uccidendo diversi suoi agenti ). Questo sfondo storico accomuna "I rapinatori del Missouri" alla bonelliana "Morte nella neve", mentre la pista inizialmente seguita dalle indagini di Tex e Carson, ossia le tracce di sangue dovute al ferimento nell'assalto ad un treno di Frank Border, che rappresenta uno serio colpo al perfetto ingranaggio criminale messo all'opera dalla banda, ci riporta all'avvio della trama di "Odio senza fine". A differenza della prima storia, molto ampia ma sostanzialmente costruita per giustapposizione, la sceneggiatura nizziana è molto rapida e concentrata, forse anche in eccesso, perchè la facilità con cui Tex e Carson afferrano il bandolo della matassa produce in parte l'effetto di sminuire la pericolosità dei "cattivi", abili sul piano dell'uso delle armi e in campo tattico, ma nettamente surclassati dai pards ( comunque superiori anche in tali ambiti ) in campo strategico (soltanto Bill Border, rimasto solo, saprà ordire un abile piano per liberarsi di loro, ma i pards, come il lettore vedrà grazie al brillante colpo di scena che porta la trama al suo epilogo, riusciranno a mangiare la foglia anche in questo caso). Anche così, comunque, Nizzi non lascia pensare al lettore che altri avrebbero potuto ottenere gli stessi risultati di Tex e Carson, come mostra la scena della sparatoria in saloon in cui l'agente Pinkerton che aveva affidato loro il caso, individuato uno dei principali esponenti della banda grazie ad un testimone, cerca di arrestarlo, viene ridotto a malpartito e solo l'inopinato intervento dei pards risolve la situazione. I disegni di Blasco sono eccellenti nella ricostruzione ambientale e abbastanza gradevoli nella resa dei personaggi, compresi Tex e Carson.

 

In sintesi, IMHO:

soggetto 8,5

sceneggiatura 8

disegni 8,5.

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Che gran bella storia! Come gia' detto da Pedro, il soggetto lineare e classico puo' trarre in inganno e far sembrare questa storia un riempitivo, ma non e' cosi'. La storia, che comprende piu' o meno due albi e' tutt'altro che un "tappabuchi", scorre che e' un piacere, e l'ambientazone suggestiva e l'ottima caratterizzazione dei personaggi rendono questa avventura una delle mie preferite di quel periodo. La banda Border e' una banda cosituita da elementi tutt'altro che pivellini e uno ad uno cadono inesorabilmente nella rete di Tex e Carson. che si dimostrano in questa storia due tizzoni d'inferno che mai. C'e' qualche situazione che lascia perplesso pero', come la solita intuizione o chiamiamolo "sesto senso" un po' esagerato di Tex, che e' una caratteristica molto presente in Nizzi. Storia confezionata apposta per il tratto pulito e allo stesso tempo sporco di Blasco, dove l'artista riesce perfettamente a rendere un Missouri crepuscolare, cosi' come e' la trama della storia. Ritengo che questa sia la sua miglior prova su Tex. D'altro canto e' stato sempre uno dei miei disegnatori preferiti, considerando soprattutto che il tratto degli atri artisti spagnoli che si son cimentati su Tex, come Ortiz e Font, non mi son mai piaciuti.

Storia 8

Disegni 9

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Volevo rileggermi una storia del Nizzi 300-400 e sono rimasto a lungo sospeso fra le avventure più quotate, che però conosco ormai a memoria, per poi scegliere questo episodio minore scoprendo che poi tanto minore non è! Non sarà mai un capolavoro, ma contiene tutto ciò in cui Nizzi eccelleva al tempo: tanto, tantissimo divertimento senza troppe pretese. Anzitutto, menzione d'onore va all'ambientazione: i paesaggi del Missouri erano quasi inediti e, soprattutto, dopo 600 numeri di Tex finiscono per essere molto più affascinanti del Sud-Ovest, anche per il contesto storico-culturale che qui è reso alla perfezione, pur senza lungaggini in quanto si tratta pur sempre di decorazioni al servizio dell'avventura (e non il contrario, vale a dire una storia sottomessa alla Storia). Fa piacere, infine, vedere i banditi descritti per ciò che erano in realtà, avidi assassini, invece di eroi, come troppe volte la narrativa ha mitizzato. Tex e Carson vengono presentati come eroi infallibili, certo, ma per niente tronfi delle proprie sovrumane capacità e sempre disposti ad ironizzare argutamente e a sminuire le proprie imprese, il che è senza dubbio salutare, dopo anni di mignatte e di complimenti rivolti anche agli stallieri. Il soggetto della storia è semplicissimo, pur non essendo elementare come nella successiva "La nave perduta", e ciò acuisce ulteriormente la riuscita della storia. Al solito, il problema non è il cosa, ma il come, e la risposta è una sola: in modo dannatamente divertente. Certo, vi sono alcune imperfezioni: la sparatoria al Golden Crow è legnosa e non ci sarebbe proprio bisogno della spifferata di Lizze (Tex e Carson avrebbero potuto anche arrivarci da soli), ma si tratta di errori veniali, senza contare il fatto che la spifferata ha anche un ruolo narrativo importante, di fatto giustificando la clemenza dei rangers. Sul versante grafico, ammetto che da bambino non amavo molto Blasco, ma ultimamente lo sto rivalutando: soffre di qualche sproporzione e l'impostazione delle vignette è talvolta un po' ingenua, ma l'atmosfera è sovente resa magistralmente, soprattutto durante il cambiamento atmosferico. Le nubi dapprima si avvicinano, e Blasco le visualizza con un orizzonte molto basso e la vignetta letteralmente invasa dalle nubi, poi il temporale si scatena con una violenza che par quasi vera, rendendo indimenticabile la scena dello scontro finale. Voto: 8, si tratta di fumetto popolare nella propria forma più pura. Grande intrattenimento, ma soprattutto farebbe piacere leggere oggi storie di Tex così spigliate e divertenti. Infine, due curiosità: il nome di Ezra Brown a me suona come un ammiccamento abbastanza evidente ad Ezra Pound, mentre l'uso del cognome O'Hara potrebbe essere una citazione da "Via col vento" che io non ho mai visto! Particolarmente suggestivo il fatto che si parli degli O'Hara come se fossero scomparsi. Poi, Richmond viene visualizzata come una modesta cittadina e chiamata paese quando era una delle città più grandi del sud degli Stati Uniti. :mellow:

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il nome di Ezra Brown a me suona come un ammiccamento abbastanza evidente ad Ezra Pound,

E' una teoria suggestiva, caro Virgin, e forse non del tutto infondata... però a me sembra una somiglianza casuale. Anche perchè non credo che Nizzi abbia voluto fare un omaggio a Pound affibiando il suo nome a un omino qualunque e un p? vigliacco-sempre ammesso che a Nizzi Pound gli piaccia, perchè altrimenti l'omaggio(?) potrebbe anche essere un velato sfott?(?).

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Be', Paco, chiamarla teoria è un po' eccessivo, visto che non è supportata da alcun dato! :D Ma insomma, Ezra è un nome molto raro e particolare, almeno per le orecchie di noi italiani, e credo che quasi tutti, sentendolo, pensino a Pound. Potrebbe benissimo trattarsi di una assonanza non voluta, ma bisogna ammettere che alludere al suo nome tramite un personaggio certamente non eroico è un'allusione molto sottile. Tuttavia, non ci sono dei precedenti significativi: fosse stato Boselli, sarei stato pronto a scommettere sull'intenzionalit?, ma Nizzi non si è mai dimostrato troppo interessato da questi giochi intertestuali. Chissà? Credo che sarà una domanda destinata a rimanere senza risposta... e, detto sinceramente, mi sembra una questione irrilevante :trapper:. La mia era soltanto una curiosità estemporanea: per esperienza, so che quando si scrive si tende a fare questi giochetti, che però in queste sedi lasciano il tempo che trovano. In una storia di Manfredi o D'Antonio, conoscendo le loro ossessioni, l'allusione sarebbe stata probabilmente inserita in un impianto allegorico, ma grazie a Dio Nizzi si è sempre tenuto lontano da queste paranoie. E per fortuna: il pregio di Nizzi è appunto la leggerezza e il rifiuto dell'intellettualizzazione. Di tutti i successori di GLB, è stato l'unico a conservare questa caratteristica del patriarca. In sintesi: la volontarietà o no dell'allusione, nel contesto de "I rapinatori del Missouri" è del tutto indifferente. Cosè come l'utilizzo del cognome O'Hara: Nizzi l'ha inserito pensando a "Via col vento", oppure il nome gli girava semplicemente in testa? Vai a sapere...

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Ci troviamo davanti ad un'altra bellissima storia di quello che molti hanno definito il periodo d'oro Nizziano!!Anch'io non l'ho mai considerata un semplice riempitivo, anche perchè l'autore ha fatto davvero un ottimo lavoro nella costruzione della trama (classica ma intrigante) e nella caratterizzazione dei personaggi. Tex e Carson poi sono davvero in formissima e le scene d'azione non mancano e sono ben dosate nei tempi. Il tratto di Blasco a me è sempre piaciuto, riusciva a rendere benissimo le atmosfere western, soprattutto quelle piovose e grigie, oltre ai volti dei vari personaggi sempre diversi. Non aggiungo altro perchè hanno già detto molto i pards che mi hanno preceduto! ::evvai:: Voto alla storia: 8 tendente al 9 :trapper:

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Le scene finali di questo racconto con la sparatoria sotto la pioggia sono bellissime, Blasco è sicuramente uno dei disegnatori più adatti con il suo tocco a rendere ancora più tetra l'atmosfera. La storia è molto bella, forse un po' stona anzi sicuramente stona il fatto che Tex e Carson, dopo che gli agenti della pinkerton hanno brancolato nel buio per molto tempo, riescono a mettere subito il sale sulla coda alla banda e ad eliminarli un dopo l'altro ma forse è dovuto al fatto di non far durare troppo la storia. A parte questo è un'ottima storia. Sarebbe interessante rivedere il personaggio della sorella di uno dei banditi, Lizzie, far ritorno in qualche nuovo episodio di Tex. Voto 9

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Prima per caso, poi per scelta, mi sto rileggendo queste avventure del primo Nizzi, ritrovandovi il Tex che ho conosciuto ai miei albori texiani, il Tex duro e centrale nella storia, e trame classiche e lineari ma sceneggiate magistralmente. Più tardi arrivò Boselli, con le sue situazioni grigie, i suoi personaggi sfaccettati, i suoi comprimari più importanti dei protagonisti, e me ne sono innamorato, perchè questi elementi, pur non stravolgendo Tex, lo svecchiavano e gli conferivano una dimensione diversa: non più solo l'avventura classica in cui l'eroe vince, ma situazioni al limite dove il bene e il male si confondono e il finale non è quindi sempre lieto. Al netto di Nizzi si sostituiva lo sfumato di Boselli, ed io salutavo queste innovazioni con gioia ed entusiasmo, perchè finalmente leggevo qualcosa di diverso. Ora, che sto riprendendo il Tex delle mie origini, e rileggo queste trame classiche ma avvincenti e questi dialoghi che rasentano la perfezione, sto riscoprendo ciò che mi aveva fatto innamorare di Tex e mi aveva reso fedele lettore della saga; sto riassaporando il West senza troppi situazioni di contorno con i suoi personaggi nettamente stagliati in un fondo che è bianco o nero, ma che comunque non lascia adito a dubbi. E' il mio Tex, quello che ho scoperto nel lontano '88, e quello che sto riscoprendo con grande soddisfazione oggi. E mi rendo conto, io che mi definisco e che sono in definitiva pur sempre un boselliano, che perchè arrivasse Boselli con la sua innovazione ci voleva Nizzi con la sua tradizione, e che entrambi sono (GLB a parte) le due insostituibili, diverse tra di loro ma entrambe fondamentali, facce di quella moneta dal valore incalcolabile che è Tex Willer.

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Vedo un certo parallelismo tra il Kansas illustrato in questa avventura e il meridione d'Italia... Purtroppo anche l' in molte zone i malavitosi sono visti come benefattori che si oppongono al malgoverno dello Stato...

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Altra storia che appartiene alla fase del Nizzi in pienissima forma. Mi intriga molto l'idea che Tex e Carson, oltre ai banditi, debbano affrontare l'ignoranza della gente comune; con questa idea di fondo, mi sarebbe piaciuto vedere un po' di più i Rangers contro questi poveracci e metterli in riga, riportarli al senso comune. Tuttavia ho paura che questo avrebbe tolto tempo allo sviluppo della caccia ai banditi. A tal proposito la caccia compiuta alla banda è un altro dei elementi intriganti della storia: una banda feroce, organizzata e con un certo appoggio alle spalle, si avvia verso la sua fine; Tex e Carson sono implacabili, e i banditi, sono eliminati uno a uno (come in "La mano rossa"). Un difetto secondo me è nel finale. Quando Tex e Carson , alla fine affrontano Bill Border, gli dicono che il suo complice Harry se ne andrà via con la sorella, a rifarsi una vita. Tuttavia, a mio parere, Harry era ben ansioso di veder morire i pards, e mi sembra poco convincente che accetti di andarsene senza preoccuparsi più di Bill Border o almeno di tentare di vendicarlo (sarà una concessione di Nizzi alla sorella di Harry, Lizzie). L'ultima vignetta in cui appare, lo si disegna che maledisce i pards. Per di più, non vengono mostrate le reazioni della gente comune, nel sentire che i loro idoli erano caduti per mano di quei infallibili giustizieri che rispondono al nome di Tex Willer e Kit Carson. Forse pretendo troppo, ma a me questa gente che appoggia furfanti e assassini mi fa andare decisamente su dai gangheri. Riguardo al settore disegni, a me Blasco non piace del tutto. Però quelle tavole finali nella pioggia, sono una roba che non dico...  :old:

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La storia non è certo un riempitivo, ma neanche una delle grandi classiche storie di Nizzi. In primo luogo c'è il soggetto — diverso — dal solito West, nonostante il tema delle rapine al treno sia uno dei topoi del genere, soprattutto sullo schermo televisivo. L'autore modenese dichiara esplicitamente di essersi rifatto alle rapine dei fratelli James e di aver voluto rievocare il particolare clima storico di una terra il Missouri — in cui i criminali erano facilmente scambiati dalla popolazione sudista come patrioti. Particolarmente interessante è la figura di Frank Border per come è alla fine delineata da Nizzi: un criminale senza mezzi termini, che non esita a sparare alla schiena l'amico zappaterra che fino a quel momento aveva cercato di dargli una mano. E interessante è anche la figura del ragazzino che cerca in tutti i modi di farsi accettare nella banda, che serve all'autore per mostrare il prestigio che la banda ha agli occhi della gente che ha perso la guerra. Da contraltare fanno invece le due figure femminili, quella della madre e quella della sorella, che mettono sulla buona strada i due rangers portando al rapido epilogo della banda Border. Che Nizzi non fosse un fanatico sostenitore dello spagnolo Blasco ormai lo sappiamo — nel libro/intervista di Guarino ammette tuttavia che nell'occasione il disegnatore se la cava egregiamente  — non stupisce dunque più di tanto che una storia atipica come questa sia stata affidata proprio a lui! Blasco eccede troppo nell'uso dei neri, ma sa raccontare la storia efficacemente ed è particolarmente bravo nella sequenza finale sotto la pioggia, come altri prima di me hanno fatto notare, ma strappa applausi anche nelle tavole ambientate nel saloon di Richmond che vedono protagonista la giovane e bella Consuelo, una piccola e rara concessione di Nizzi al tema dell'erotismo, favorita anche dal fatto che Blasco era un esperto nella rappresentazione delle grazie femminili (non a caso una protagionista femminile figura anche nella successiva storia che Nizzi preparerà per lui, per non parlare di quello che riuscirà a combinare Medda qualche anno più tardi). Si può essere d'accordo o meno ma ci sono nell'ultimo albo non meno di un paio di tavole letteralmente da incorniciare e questo è un aspetto dell'arte dello spagnolo su cui pochi soffermano la loro attenzione.

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