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TWF - Tex Willer Forum
Pedro Galindez

[128/129] Silver Star

Voto alla storia  

12 voti

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Soggetto e sceneggiatura: G. L. Bonelli
Disegni: Erio Nicol'
Periodicità mensile: Giugno 1971 - Luglio 1971
Inizia nel numero 128 a pag. 36 e termina nel numero 129


Il losco trafficante di whisky Frank Bishop invia cinque cacciatori in territorio navajo per catturare Silver Star, uno stallone nero ritenuto sacro dagli indiani?
Per vendicarsi di Tex, che aveva incendiato il suo magazzino, il bieco trafficante Frank Bishop assolda una cricca di tagliagole. Intanto, i pards sono sulle tracce dei cinque scalzacani che stanno dando la caccia a Silver Star, lo stallone nero incarnazione dello spirito di Manito che lo stesso Bishop ha ordinato di catturare, rischiando di scatenare una rivolta navajo! Ma lo sporco gioco fallisce su tutti i fronti: Bishop, accerchiato e folle di rabbia, tenta di far fuori a revolverate il favoloso quadrupede, finendo calpestato dagli zoccoli di una mandria di cavalli imbizzarriti.


? Sergio Bonelli Editore

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Guest Colonnello_Jim_Brandon

Storia che non mi ha mai particolarmente appassionato... Molto bella la figura dello stallone dalla stella argentata sul muso, così come brillano di luce propria Tex, carson e Tiger... Tuttavia a mio parere sono proprio gli antagonisti ( Frank Bishop in primis ) ad avere una personalit? un po' troppo monolitica e eccessivamente definita... anche il piano da lui ardito per allontanare Tex dalla riserva si rivela un fiasco clamoroso... più che giusto per un cattivo mediocre come lui... Unico cattivo che mi ha realmente appassionato in questa storia è stato l'apache ingaggiato da bishop, un vero serpente in grado di ordire un piano di fuga quasi perfetto, in grado di depistare i navajo, ma non il nostro ranger!!!!Voto complessivo : 7 su 10

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Guest Wasted Years

Storia che non mi ha mai particolarmente appassionato...

Caso più unico che raro, mi associo al cento per cento al giudizio del colonnello!In effetti la combriccola di depistatori è una mezza banda di piccioni, e la vicenda gli passa proprio sopra, compreso il Bishop, un serpente velenoso che alla fine si rileva un vermiciattolo. Il finale è emozionante ma in definitiva niente di speciale.. Di quell'epoca è una di quelle che amo di meno.

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A me la storia invece è sempre piaciuta. Certo paragonandola ad altre storie dell'epoca vicine, risulta un p? semplice. Ma ogni tanto non guastano (guastavano) questo tipo di storie. I cattivi sono quelli che sono, diciamo che sono degli sprovveduti che attirati dal denaro di Bishop partono per catturare lo stallone, poi come diceva il Colonnello forse il cattivo che spicca più degli altri è l'apache. L'idea realizzata da Bishop per allontanare Tex va a rotoli (forse troppo presto), ma per il resto la storia non è male. Voto 7, bellissimi i disegni di Nicol'!!Piccole curiosità:- la storia come sappiamo è stata utilizzata da Nizzi per il suo rifacimento di Figlio del Vento (Maxi 2003, con Diso ai disegni).- inizialmente la storia era stata destinata da Sergio Bonelli ai disegni di tale Enzo Magni, che abbandon° l'impresa, passando quindi di mano a Nicol' che la ridisegno dall'inizio. Quindi la storia è stata scritta qualche tempo prima. :trapper:

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Pu? esser quasi considerata la storia gemella di ?Dugan il bandito?. Anche questa si svolge sempre nella riserva con i bianchi prepotenti a entrare in territorio indiano per impossessarsi di qualcosa di prezioso. Ogni tanto era regola proporre un'avventura ambientata tra gli indiani, serviva, anche, a mostrare la vita di tutti i giorni all'accampamento indiano. Gianluigi Bonelli prende lo spunto dalla caccia a un cavallo selvaggio per riproporci, con la solita maestria, l'atmosfera dei bivacchi, tra chiacchierate e citazioni di territori, fiumi e vallate. Insomma il vero mondo di Tex. Galeppini è sostituito in questa storia da Erio Nicol' alla sua prima prova d'autore (fantastico il suo tratto).

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Credo che questa storia sia piuttosto sottovalutata;di certo, io in passato l'ho sottovalutata:la ritenevo una storia più o meno mediocre, un momento di rilassamento bonelliano dopo i fasti consecutivi di ?Sulle piste del Nord' e ?Il figlio di Mefisto?. Ma dopo averla riletta la mia considerazione per ?Silver Star? è notevolmente aumentata. Anche questa volta non parler? di capolavoro, ma di ottima storia certamente sè. Tra l'altro,? una storia che pur avendo alcuni punti in comune con la precedente ?Dugan il bandito?, non ne riscuote il medesimo consenso generale. Innanzitutto, la figura del cattivo di turno è molto simile da un punto di vista grafico:Nicol', disegnatore di entrambe le storie, realizza Kelly e Bishop come se fossero fratelli gemelli. E la somiglianza non è solo grafica:entrambi, infatti, sono i gestori di un esercizio commerciale ed entrambi trafficano (Kelly, a dire il vero, in maniera piuttosto saltuaria) con gli indiani; inoltre, tutti e due i personaggi, dopo una prima batosta inflittagli da Tex, proveranno verso il nostro un sentimento di rivalsa che ne guider? le azioni (Kelly nella successiva ?In nome della legge?). Le affinit? tra ?Dugan il bandito? e ?Silver Star? non finiscono qui, e coinvolgono le strutture narrative delle due storie a un livello più profondo. In entrambe abbiamo infatti due gruppi di bianchi più o meno marci intenzionati a penetrare illegalmente nella riserva Navajo per depredarne i tesori:il tesoro dei monti Navajo prima, un tesoro dal valore simbolico poi.?Tesoro simbolico?:tale è il magnifico stallone con la stella sulla fronte per il popolo navajo. Silver Star è l'incarnazione dello spirito di Manito, un animale sacro e inviolabile. Qui Bonelli ci mostra la differenza tra il mondo dei ?selvaggià e quello dei ?civili?:per i civili quel cavallo deve essere domato e usato in una corsa, nient?altro!Altro elemento in comune:la violenza. Se in ?Dugan il bandito? Tex doveva assistere alla terribile fine di un suo guerriero, in ?Silver Star? vede morire un altro guerriero sottoposto a torture. Siamo di fronte a due scene particolarmente belle, e specialmente quella del n.129 è da ricordare, per l'eroico sacrificio del navajo che trova la forza di lanciare l'urlo che salver? Tex e Carson. Ulteriore affinit?:non sarà Tex a fare giustizia dei colpevoli. Anche questa volta, infatti, il bastardo numero 1 verr? ucciso da qualcun altro, in questo caso Silver Star:come dire, la giustizia divina viene prima di quella degli uomini!Uno dei personaggi che regala una marcia in più alla vicenda è Shayan, il bastardissimo apache. E? davvero un nemico degno:conosce un sacco di trucchi (quello, quasi diabolico per quanto è crudele, degli speroni legati sul culo dei cavalli!),? temerario e non esita a lanciarsi a capofitto verso i guai (la decisione di scendere il fiume a nuoto),? molto in gamba (il modo in cui frega ben due guerrieri navajos) e crudele al punto giusto (la tortura al navajo con successiva coltellata a sangue freddo). Peccato che Bonelli gli abbia riservato una fine anonima!-ecco, questo è forse il difetto numero uno della storia:l'aver creato un personaggio pieno di potenzialità per poi ucciderlo in modo banale. Ma vi immaginate che bel duello con Tiger che si sarebbe potuto sceneggiare?Già,Tiger?Devo fare una confessione:io a Tiger, quando ero piccolo, ce lo avevo un po' sulle scatole. Ce lo avevo sulle scatole perchè lo vedevo come una sorta di rivale di Kit, uno sicuramente più in gamba di lui?e per me il figlio di Tex era sacro:nessuno, dopo il padre, poteva essere in gamba quanto Kit!Fortunatamente poi lessi ?Furia rossa?, capolavoro a cui sono legatissimo e che metto sul mio personale podio texiano, e così cominciai ad avvicinarmi al buon Tiger, e a volergli bene. Tutto questo preambolo per arrivare a cosa?... boh!In ogni caso il Tiger di questa storia mi è piaciuto moltissimo! In realtà, per ben due volte quasi si fa fregare da fesso dall'indiano prigioniero che aveva legato al cavallo, ma poi il trucco per far parlare l'altro è di una genialit?, di una crudezza, di una scaltrezza tali che non ho potuto fare a meno di inchinarmi di fronte al pard navajo di Tex!I disegni di Nicol' li ho trovati come al solito molto belli!Credo che lui non sia un virtuoso della matita. Mi spiego:non è uno che ti fa vignettone con vedute sbalorditive, come per esempio fa un Ticci, o che ti fa sobbalzare per disegni particolarmente dettagliati o dinamici. Nicol' ha altre qualità, qualità forse non spettacolari, ma che in un racconto a fumetti giudico essenziali:1)la qualità di ogni tavola. Cioè:trovatemi una tavola qualitativamente scadente in questa storia e vi do 100 euro (che non ho)!2)L'estrema naturalezza con cui racconta. Davvero, leggere un racconto illustrato dai disegni di Nicol' è quanto di più piacevole, semplice, godibile ci possa essere. E comunque date un occhiata a pag.82, prima vignetta:non vi trasmette tutta l'idea di un Tex possente e di un verme schiacciato (pura sapienza narrativa!)?Conclusione:ho dato 8 e mezzo a questa storia da rivalutare!

Modificato da paco ordonez

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Altre due considerazioni su questa vicenda. La prima non è certo il massimo della serietà:in questi giorni in cui parliamo di interrogatori "oscurati", anche in questa storia bonelliana il pestaggio a Bishop non viene mostrato interamente. Come ne "I giustizieri di Vegas", vediamo un solo cazzotto, ma la visione dell'interrogatorio ci è negata;o meglio, parzialmente negata:infatti, se non vediamo i cazzotti, ne sentiamo il suono e ne vediamo gli effetti. La seconda, un p? più seria, riguarda il carattere di Tex:il nostro questa volta sembra più moderato del solito;di fronte all'invasione della sua riserva predica il "prendiamoli vivi". E anche dopo aver trovato i suoi guerrieri uccisi, nel finale ritorna a questo buonismo. Devo dire che questa caratteristica del Tex visto in azione in questi albi, pur se del tutto giustificabile, non è che mi abbia entusiasmato. E aggiungo la solita considerazione:fortuna che "Silver Star l'ha scritta Bonelli e non un altro!

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Ho sempre considerato "Silver star" come una storia minore, e certo la sua collocazione a ridosso dei più amati capolavori texiani la relega inevitabilmente in secondo piano. Però, riletta oggi dopo tanto tempo, devo dire che non sfigura: è certamente di più basso livello rispetto alla media del periodo, uno di quelli che siamo soliti chiamare "riempitivi", ma si fa leggere davvero con piacere. È in queste occasioni che si apprezza appieno la grande capacità di scrittura di GL Bonelli: nonostante la sceneggiatura viva di situazioni standard e non particolarmente originali (a parte l'idea di base della caccia al mustang selvaggio), sono il linguaggio, il ritmo, e le trovate che GLB inserisce nella sceneggiatura a tenere il lettore incollato all'albo e a divertirlo. Uno di questi momenti è l'interrogatorio condotto - a sorpresa - da Tiger, che convince un indiano a parlare mostrandogli il cadavere del compagno sfigurato dalle formiche rosse: una scena sorprendente per il lettore che non se la aspetta, e ravviva una sceneggiatura fatta altrimenti di situazioni ripetitive. Il finale tragico è poi una vera chicca.
Nicolò realizza delle tavole davvero splendide. A lui erano state affidate questa e un'altra storia "minore" del periodo, "Dugan il bandito" (che con questa ha molto a che fare, non soltanto per il disegnatore), ma ben presto si rifarà illustrando uno dei massimi capolavori dell'intera serie - anche per lunghezza - ovvero "In nome della legge".

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Episodio accettabile, che ha il difetto, a suo malgrado, di seguire uno dei capisaldi della serie. Bonelli imbastisce una trama classica che si basa sulla distanza incolmabile fra la cultura del popolo dei nativi e quella dei bianchi. Silver Star che rappresenta quasi una divinità per il popolo Navajo, per il losco Bishop è solo il pretesto per vendicarsi di Tex. Toccherà proprio al ranger risolvere la spinosa faccenda, sventando il piano del rivale, evitando così una rivolta indiana. Tragica pure la fine di Bishop, che paga un caro tributo al destino per le sue malefatte. Storia minore ma di piacevole lettura, illustrata dal tratto classico ed elegante di Nicolò; uno stile forse poco adatto per il genere western, ma che ho sempre reputato molto raffinato e pulito.

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Di questa avventura ricordo con positività il pestaggio di Tex a Bishop e la figura dell'Apache. Il resto é routine Bonelliana, comunque ben fatta, che però stona in quel periodo, accanto a
quelle storie.

Voto alla storia: 6,3

Voto ai disegni: 8,5

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