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TWF - Tex Willer Forum
Pedro Galindez

[10/11] Il Tranello

Voto alla storia  

15 voti

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Soggetto e sceneggiatura: G. L. Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini
Periodicità irregolare: Luglio 1960 - Settembre 1960
Inizia nel numero 10 e finisce nel numero 11 a pag. 66

Sono passati alcuni anni. Tex vive nel campo di Freccia Rossa. Lilyth è morta durante un'epidemia dopo aver dato alla luce Kit Willer, chiamato Piccolo Falco dai Navajos. Kit Carson convince Aquila della Notte a rientrare nei Rangers e a partire per una pericolosa missione, protetto dal sacro wampum: deve vendicare Arkansas Joe e bloccare la congrega della Mano Rossa, aiutando così le Giubbe Rosse di Jim Brandon a impedire che il Canada torni sotto il monopolio della Compagnia delle Pellicce! L'impresa è titanica, ma Tex trova un formidabile alleato nel possente trapper canadese Gros-Jean... Il sacro wampum salva la vita a Tex e a Gros-Jean, finiti nelle mani degli indiani: i Dakotas riconoscono in Aquila della Notte il rispettato capo bianco dei Navajos. L'alleanza fra le tribù ribelli va in frantumi. Purtroppo, i Sacks, guidati da banditi bianchi, tentano un'estrema sortita: rapire Kit Willer per costringere Tex alla resa. Il vile piano fallisce sotto una tempesta di piombo!



? Sergio Bonelli Editore

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E' stata - ed è - una delle mie storie preferite in assoluto. Avrebbe potuto sembrare insolita la rapida "conversione" di Gros-Jean da tenace avversario a leale amico di Tex, ma non lo è se si prende in considerazione il carattere del franco-canadese, abbastanza ingenuo e idealista per combattere per quella che crede una "santa causa", ma altrettanto e più onesto e intelligente da capire l'errore commesso e schierarsi senza esitazione dalla parte giusta. IMHO è proprio questa intelligenza che lo distingue dall'altro forzuto della serie, Pat l'irlandese, che al contrario non brilla per acutezza mentale. E poi, in soli due albi, ci sono tanti di quei colpi di scena: Lilyth è morta e lo sapevamo da poche battute nell'albo n. 9, ma cominciamo a conoscere il piccolo Kit (dal nome che ricorda il grande amico del padre), veniamo a sapere che Arkansas Joe, il grande collega di Kit Carson quando Tex fu ammesso nei rangers, è stato assassinato, vediamo Kit rapito e liberato da un colpo di mano di Tex e Jim Brandon, il quale rischia per lui anche la vita.... insomma, una sorpresa continua. E molte altre cose da raccontare per cui probabilmente non basterebbe un forum.

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Primo vero capolavoro per una delle storie a più ampio respiro di Tex. Qui Bonelli padre d' ampio spazio alla sua vena creativa e mette Tex in una serie di situazioni ed ambienti del tutto nuovi in cui l'unica costante è il suo coraggio e la sua insuperabile vena eroica. Ricorda molto il film "Giubbe rosse" di Cecil B. DeMille.

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Una curiosità: nella prima striscia dell'avventura il figlio di Tex viene ripetutamente chiamato "Kid" e non "Kit"; parrebbe difficile credere a un errore così marchiano e ripetuto da parte del letterista, e allora vien da chiedersi - piuttosto - se, visto che Kit comparir? nuovamente molte strisce dopo, nel frattempo G. L. Bonelli non abbia avuto un vero e proprio ripensamento sul nome del piccolo Willer.

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Una curiosità: nella prima striscia dell'avventura il figlio di Tex viene ripetutamente chiamato "Kid" e non "Kit"; parrebbe difficile credere a un errore così marchiano e ripetuto da parte del letterista, e allora vien da chiedersi - piuttosto - se, visto che Kit comparir? nuovamente molte strisce dopo, nel frattempo G. L. Bonelli non abbia avuto un vero e proprio ripensamento sul nome del piccolo Willer.

Tutto è possibile e di sicuro neanche Sergio Bonelli se lo ricorda più dopo 60 anni. Io, però, per quanto improbabile possa sembrare, propenderei più per un errore di qualcuno, corretto solo alla seconda apparizione del bambino. Quelli erano tempi eroici dopotutto :colt:

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Tutti dicono che questa storia è il primo, grande, capolavoro Texiano e sapete una cosa? Hanno ragione! :inch::inch::inch:

Prima, vera, storia di ampio respiro di Tex. Qui G. L. Bonelli da ampio spazio alla sua vena creativa e mette Tex in una serie di situazioni ed ambienti del tutto nuovi in cui l'unica costante è proprio lui: Tex con il suo coraggio e la sua insuperabile vena eroica.

Cose da ricordare di questa storia:

1) Un nuovo capitolo nella vita di Tex, rappresentato editorialmente dall'inizio di una nuova serie, la terza, ed un nuovo numero 1 a simboleggiare un distacco dal passato, probabilmente.

2) All'inizio di questa storia si faceva riferimento ad un'avventura vissuta da Tex nelle Montagne Lucenti. In realtà questa storia non fu mai pubblicata nonostante G. L. Bonelli l'avesse scritta e Mario Uggeri l'avesse disegnata. La storia verr? ritritata fuori e spacciata per contemporanea un paio d'anni dopo in una situazione d'emergenza in cui Galep era rimasto indietro con le scadenze a causa di una malattia, se non ricordo male. Il riferimento è scompardso nelle edizioni più recenti.

3) Un altro, abbastanza cospicuo, salto temporale: dall'avventura precedente sono passati non meno di 4, forse anche 5 anni. Personalmente ho sempre trovato difficile credere che per tutto questo tempo Tex sia davvero sempre rimasto alla Riserva badando al figlio e cacciando: i guai, di solito, se non li cerca lui, lo trovano comunque. :colt:

4) Per la prima volta appaiono, sia pure brevemente, tutti e quattro i pards, anche se Kit, che qui vediamo anche per la prima volta, è ancora solo un bambino... ed una piccola peste, ovviamente (come sa bene il cappello di Kit Carson :lol2:).

5) Tex agisce da solo (sempre che non si considerino Gros Jean e Jim Brandon, sèintende) per la maggior parte della storia, per poi venir raggiunto da Tiger, che si è messo sulle tracce di Kit, rapito dai sicari di Husky Tull.

6) Questa è anche l'ultima apparizione "in presa diretta" di Kit Carson con i capelli neri, sia pure ormai spruzzati di grigio qua e l'. Peraltro proprio il fatto che le tempie di Kit siano grige è un chiaro indizio del tempo passato dall'episodio precedente.

7) Veramente commovente la scena in cui Kit Carson riconsegna a Tex la sua vecchia stella, la stessa che gli fu appuntata sul petto da Marshall nel n° 1 e che lui restitu? deluso nel n° 8.

8) Apprendiamo della morte di Arkansas Joe, personaggio in precedenza visto solo nel n° 1 per poche vignette. La collera di Tex ?, però, forte come se si trattasse di un vecchio amico.

9) Questa è anche l'ultima apparizione di Marshall ed un p? me ne dispiace. In seguito apprenderemo che ha lasciato l'incarico. Lo confesso: mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e magari rivederlo ancora. Ok, era più vecchio di Carson, ma non per questo deve necessariamente essere morto. Da notare che in diversi episodi degli anni successivi, quando Tex è titubante se accettare o no un incarico, basta che il ?committente? di turno menzioni una richiesta di Marshall che Tex accetter? l'incarico senza discussioni. Ammirevole il suo senso dell'onore verso un uomo che in almeno un paio d'occasioni ha dato ordine di catturarlo vivo o morto (ma che, ammettiamolo, aveva una più che discreta anmmirazione per lui nonostante la sua avversione alla disciplina). :lol2:

10) Appare qui per la prima volta la cintura di Wampum, che Freccia Rossa d' a Tex. Il vecchio capo ci informa che fu donata da un capo Dakota a suo padre (e non a lui stesso come erroneamente ricordavo ed ho scritto a commento di ?Il patto di sangue?,. Mi scuso :snif:). Resta sempre da chiedersi che ci facesse un Navajo tra i Dakotas od un Dakota tra i Navajo. Forse, visti i tempi in cui dovrebbe essere accaduto, bisognerebbe chiederlo a Zagor. :capoInguerra: :old: laughing

11) Per quanto riguarda la trama, è decisamente vero che GLB ha attinto a piene mani al film "Giubbe rosse" di Cecil B. De Mille, ma bisogna pur dire che non si limita affatto a riproporre puramente e semplicemente personaggi e situazioni di quel film, ma vi mette molto di suo, allontanando rapidamente ogni sospetto di plagio anche involontario.

12) In ogni caso non si può negare che il Sergente Jim Britt delle Giubbe Rosse (interpretato da Walter Hampden) sono l'indubbia base per i personaggi di Jim Brandon e Gros Jean. Anche l'abbigliamento che Tex usa dopo l'assedio al Forte Kinder è mutuato da quello di Gary Cooper nel film, ma sono licenze che si possono concedere volentieri.

13) Visto che li abbiamo nominati, come non notare che questa prima incursione di Tex nei territori del Grande Nord vede anche la prima apparizione di Jim Brandon e Gros Jean, destinati a diventare tra i comprimari storici e tra i più amati dai lettori?

14) La Compagnia delle Pellicce che sta dietro alla rivolta della Mano Rossa (o Scarlatta) adombra chiaramente la realmente esistente Hudson Bay Company, che per lungo tempo fu proprietaria e governante di fatto dei territori che oggi costituiscono la quasi totalit? del Nord Ovest Canadese, ceduti nel 1869.

15) Decisamente buona la caratterizzazione di almeno due dei banditi ricercati da Tex e che alla fine rapiscono il piccolo Kit per ricattare Il padre. Ci erano stati presentati come spietati, ma alla fine dimostrano di avere un loro codice d'onore, che li riscatta un p?, anche se sono gli assassini di Arkansas Joe.

16) Una curiosità: il fatto storico che ha ispirato questa storia e cioè la rivolta dei Metis del 1885, è anche la fonte di ispirazione di un'altra storia di Tex e cioè: "I ribelli del Canada" di Nolitta & Fusco.

17) Curiosità cronologica: il corpo della North-Western Mounted Police fu costituito nel 1873 e, di conseguenza, questa storia si svolge minimo in quell'anno. Va da se che la rivolta citata nella storia non può, quindi, essere quella dei Metis, ma una costruita ad hoc da Bonelli. Nulla di strano. In Tex accade continuamente.

18) Reparto incongruenze: non ne sono sicurissimo ma credo che i gradi della North-Western Mounted Police fossero modellati su quelli della Polizia e non con quelli militari. Temo che GLB abbia fatto confusione tra NWMP e militari (e dati i tempi eroici non cui sarebbe da stupirsene).

19) Secondo le solite fonti a cui attingo, in questa storia le matite di Galep sarebbero state inchiostrate dal solito Mario Uggeri, coadiuvato stavolta anche da Pietro Gamba, da non confondere col più noto cugino Francesco. Ipotizzo che Pietro Gamba abbia fatto la maggioranza del lavoro mentre Uggeri era impegnato a disegnare la storia precedente (Nonch? ?Il mistero delle Montagne Lucenti") e che Uggeri sia intervenuto più avanti, ma potrei sbaglairmi benissimo.

E con questo, concludo anche questa fatica.>:azz: laughing

Modificato da Carlo Monni
  • +1 1

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Senza dubbio, fin dalle prime pagine di questa storia si respira l'odore del Mito. Per la prima volta vediamo Kit Willer- e il fatto di vederlo bambino, per chi come me ha letto questi albi un po' di anni dopo aver cominciato a leggere Tex, è una cosa che fa un certo effetto. Inoltre fa la sua comparsa uno dei simboli più importanti dell'intera saga, la fascia di Wampum. Come se non bastasse, fanno il loro esordio Jim Brandon e Gros- Jean. E il loro è un grande esordio: Brandon salva Kit nella parte finale mettendo a rischio la propria stessa vita, mostrando così la sua eroicit?; e Gros- Jean, soprattutto, personaggio irresistibile, simpatico e pasticcione, ingenuo ma idealista retto, che sa essere pard più che degno (ottimo nelle scene d'azione, salva la pelle a Tex in almeno un'occasione) e al contempo spalla comica: divertentissimo il suo ingresso a Fort Kinder e la scena in cui spacca il locale con furia ceca, senza nemmeno capire che stava per rimetterci la pelle! E poi il suo esordio è grandioso: nemico di Tex pronto a fargli la pelle!Non so dire se questa storia sia un capolavoro. Ma, al di l' di questo, sinceramente non riesco a metterla sullo stesso piano anche soltanto dei ?capolavori canadesi? che Bonelli e i suoi successori hanno sfornato negli anni successivi. Forse la parte successiva al grandioso assedio di Fort Kinder è un po' più noiosa, e forse lo stratagemma per renderla più vivace ?il rapimento di Kit- è un po' forzato; tuttavia il colpo di scena è efficace, e ha il merito di farci capire che quel nanerottolo col vizio di scoccare frecce è della stessa pasta del padre!Comunque siamo di fronte a una grande lettura, addirittura indispensabile se pensiamo alla ?continuity? della saga texiana. Inoltre ci mostra due o tre aspetti particolari della scrittura del primo Bonelli: l'uso più frequente di veri e propri intermezzi comici (mai troppi, comunque, e mai centrali come, per esempio, avviene in Nolitta); la maggior quantit? di volte in cui Tex finisce prigioniero; e la propensione del Nostro per i travestimenti: qui è troppo simpatico il travestimento da indiano, coi capelli di Tex che Galep allunga improvvisamente. Magia del fumetto!Voto: 8,5

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Una curiosità: nella prima striscia dell'avventura il figlio di Tex viene ripetutamente chiamato "Kid" e non "Kit"; parrebbe difficile credere a un errore così marchiano e ripetuto da parte del letterista, e allora vien da chiedersi - piuttosto - se, visto che Kit comparir? nuovamente molte strisce dopo, nel frattempo G. L. Bonelli non abbia avuto un vero e proprio ripensamento sul nome del piccolo Willer.

Posso benissimo sbagliare, ma Kid è un vezzeggiativo per dire bambino, o anche capretto. Sarà stato un errore di stampa, o un modo tenero di chiamare Piccolo Falco? Ripensamento non credo, è abbastanza normale che il figlio di Tex abbia il nome del migliore amico del padre, che gli fa anche da padrino e da "zio" honoris causa.

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Impossibile non elogiare questa splendida avventura, il primo vero e proprio capolavoro texiano, nonché probabilmente la miglior storia dei primi 40-50 numeri e in assoluto una delle più apprezzate dagli affezionati lettori (il sottoscritto in primis: Il Tranello fa sicuramente parte della mia TOP 5  B)). 

 

Ad impressionare però, ancor più della favolosa trama della vicenda (la prima ambientata in quel favoloso territorio qual è il Canada: adoro le storie canadesi, sono tradizionalmente tra le mie preferite in assoluto, troppo affascinante l'ambiente, con le foreste innevate, gli indiani del nord, etc  :wub:), è l'importanza che ha questa Il Tranello per la continuity della saga: le sorprese non mancano fin dalle primissime pagine, dalle quali scopriamo che sono passati diversi anni dall'ultima avventura di Tex, che nel frattempo è diventato padre di Kit, ma che allo stesso tempo è tragicamente divenuto vedovo della povera Lilith (chissà come avranno preso a quel tempo tutti questi repentini cambiamenti i lettori dell'epoca  :help:  :P). Ma le sorprese non finiscono qui: ricompare un invecchiato Kit Carson, che dà a Tex la triste notizia della prematura scomparsa del mitico Arkansas Joe, la comparsa più famosa dell'intera serie  :lol:, con il Nostro che per vendicare l'uccisione del vecchio amico accetta di rientrare a far parte del corpo dei Rangers, addentrandosi in seguito nel lontano e remoto territorio canadese, nel quale - tra le altre cose - conoscerà due tra i personaggi più amati dai lettori: la giubba rossa Jim Brandon e il trapper francese Gros-Jean. 

 

Tutto ciò basta e avanza per capire quanto sia straordinaria e fondamentale per la saga texiana questa storia, impreziosita da una trama come detto eccezionale (mi aggiungo a quelli che preferiscono la prima parte, con l'interminabile e memorabile assedio, alla seconda, che rimane comunque di notevole qualità :ok:), con degli indiani crudeli al punto giusto e dei cattivi bianchi molto ben caratterizzati.

 

Epicità allo stato puro. Grazie GLB e Galep  :inch:

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Una curiosità: nella prima striscia dell'avventura il figlio di Tex viene ripetutamente chiamato "Kid" e non "Kit"; parrebbe difficile credere a un errore così marchiano e ripetuto da parte del letterista, e allora vien da chiedersi - piuttosto - se, visto che Kit comparir? nuovamente molte strisce dopo, nel frattempo G. L. Bonelli non abbia avuto un vero e proprio ripensamento sul nome del piccolo Willer.

Mi viene da pensare che sia un errore da parte del letterista in quanto nell'albo 10 "Il tranello" troviamo un Tex al villaggio navajos alle prese con un figlio turbolento che lancia asce.......e questo bambino  viene chiamato più volte Kit!

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Questa è una grande storia, a partire dalla trama, ben strutturata e terminata come meglio non si poteva, mi è piaciuto Tex a fianco di Jim e Gros-jean, le prime 70 pagine me le sono bevute, che bella storia, la più bella fin ora nella mia rilettura... GLB in gran forma...
Per quanto riguarda i disegni, come dicevo, Galep comincia a far vedere quanto vale veramente e l'ambientazione lo aiuta...
Tex in gran forma, anche quando la situazione sembrava senza via d'uscita riesca a scaparla... del resto non si chiamerebbe Tex Willer!!!
Una delle mie 20 storie preferite
Sceneggiatura: 9-
Disegni: 8,5
Tex: 8

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Estratto da un commento di Carlo Monni: "12) In ogni caso non si può negare che il Sergente Jim Britt delle Giubbe Rosse (interpretato da Walter Hampden)"

In realtà il Sergente si chiama Jim Brett ed è interpretato da Preston Foster. Walter Hampden interpreta l'indiano Big Bear.

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Letta oggi questa bella storia che, non essendo un Texiano della vecchissima guardia, non ho mai considerato un capolavoro, ma sicuramente è la più bella dei primi 50 numeri, quando viene surclassata, sempre a mio parere, dal Capolavoro (quello sì) Sangue Navajo. Certo, se consideriamo il periodo in cui é stata scritta, la differenza di qualità dalle storie precedenti, l'importanza che ha nella continuazione della saga, allora certamente la si può considerare un piccolo capolavoro.
Quel che é certo é che ci si diverte dall'inizio alla fine, senza mai annoiarsi (e questo é un pregio del primo GLB, pregio che purtroppo perderà, nel corso degli anni, con la scrittura di molte storie "soporifere"), che ci sono molte "prime volte" (tra cui Brandon e Grosjean) e che c'é un grande Tex.
Voto alla storia: 8
Voto ai disegni: 8

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