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Claudio Nizzi

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Parliamo di Nizzi. Ho trovato questo link( http://www.komix.it/page. php?idArt=1322 ) sul buon Claudio scritto è ma guarda un po' è da Carlo Monni.

Sembra qualcosa di datato, comunque in stile Monni, senza dubbio.

Qualcosa di vecchio come il cucco a cui personalmente non ho dato mai peso, perchè trattasi IMO di commento disordinato e dettato da un percepibile quanto innegabile livore verso l'autore modenese.
Quando ha scritto quel breve testo, evidentemente, il buon Carlo non era dell'umore più adatto, perchè dalle battute che abbiamo scambiato su Nizzi, anche di recente, secondo me ha rivisto ( almeno parzialmente ) il suo giudizio che non è più così drastico nella sua severità ( e certi toni più che al livore secondo me sono addebitabili alla frustazione che anche noi "nizziani" abbiamo sentito nascere dentro di noi alla lettura di certe storie scritte negli ultimi anni dall'autore modenese ).
Solo chi mi consoce poco o fosse in malafede potrebbe credere che io sia mosso da livore nei confronti di Nizzi e se hai letto la mia risposta più sopra, ormai saprai che ho effettivamente ammesso di essere stato eccessivo in quello scritto.

Eccessivo nei toni, ma non nella sostanza, però, perchè è comunque vero che, tolte alcune, peraltro notevoli, eccezioni, anche le migliori storie di Nizzi avevano il difetto della formula ed io ho il difetto di non gradire troppo le formule, per cui, con buona pace di chi lo trova intollerabile, non posso che ribadire che trovo le poche storie di Nolitta decisamente superiori per intensit? narrativa e partecipazione emotiva a quasi tutte quelle di Nizzi e lo stesso posso dire di quelle di Boselli.
Questo non vuol dire, e non ho problemi a dirlo che le storie di Nizzi precedenti alla sua famigerata crisi fossero scritte male, chi lo afferma (ed in giro di gente simile c'è, purtroppo) se non è in malafede, ha sicuramente difficolt? ad accettare che un autore che ora non gli piace possa essere stato valido in passato e si affanna a dimostrare che i semi della decadenza erano presenti sin dall'inizio , peccato di cui non credo di poter essere dichiarato colpevole.
La semplice verità è che al sottoscritto quelle storie non procuravano quel genere di emozioni che cerco in un qualunque testo di narrativa disegnata e non.
c'è da dire che io ho un'idea della serialit? piuttosto dinamica ed alla lunga non potevo essere soddisfatto da storie che per quanto tecnicamente ben fatte, mi sembravano sostanzialmente sterili. Mi piacciono i personaggi a cui accade qualcosa e le serie in cui succede qualcosa (e difatti, in ambito Bonelliano andavo matto per la Storia del West e per Ken Parker in cui i protagonisti avevano memoria degli eventi loro accaduti in precedenza e ne erano in qualche modo influenzati e lo stesso motivo, oltre all'affezione, mi tiene ancora incollato a Martin Mystere[/b emi fa apprezzare Dampyr)].
Il Tex di Nizzi era staticizzato in un eterno momento in cui nulla cambiava mai e tutto era sempre uguale, compresa la struttura delle storie. Anche il Nizzi migliore era (per scelta più che per vocazione), nel mio modo di vedere, incapace di andare oltre lo stereotipo narrativo classico, cosa che andava benissimo a coloro che da una storia vogliono solo tranquillit? e certezze, ma non al sottoscritto e di questo sè che posso dichiararmi colpevole. D'altra parte, è proprio il motivo che alla lunga mi ha spinto a smettere di comprare Julia anche se le sceneggiature di Berardi & C restano ancor oggi tecnicamente ineccepibili.
Il che non toglie che le storie del Nizzi del periodo 1983-1992 siano ancora adesso sostanzialmente godibili da leggere, cosa che faccio volentieri quando ne ho l'occasione.

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Parliamo di Nizzi. Ho trovato questo link( http://www.komix.it/page. php?idArt=1322 ) sul buon Claudio scritto è ma guarda un po' è da Carlo Monni.

Sembra qualcosa di datato, comunque in stile Monni, senza dubbio.

Qualcosa di vecchio come il cucco a cui personalmente non ho dato mai peso, perchè trattasi IMO di commento disordinato e dettato da un percepibile quanto innegabile livore verso l'autore modenese.
Quando ha scritto quel breve testo, evidentemente, il buon Carlo non era dell'umore più adatto, perchè dalle battute che abbiamo scambiato su Nizzi, anche di recente, secondo me ha rivisto ( almeno parzialmente ) il suo giudizio che non è più così drastico nella sua severità ( e certi toni più che al livore secondo me sono addebitabili alla frustazione che anche noi "nizziani" abbiamo sentito nascere dentro di noi alla lettura di certe storie scritte negli ultimi anni dall'autore modenese ).
Solo chi mi consoce poco o fosse in malafede potrebbe credere che io sia mosso da livore nei confronti di Nizzi e se hai letto la mia risposta più sopra, ormai saprai che ho effettivamente ammesso di essere stato eccessivo in quello scritto.
la mia non è malafede ho soltanto scritto che quel parere espresso nello spazio di Di Clemente ha avuto anni di spazio per essere edulcorato.

Su Nizzi, ognuno ha i propri pensieri, io so solo che nessun autore , e sottolineo nessuno, tra quelli citati possa essere messo in categorie di settore. Hanno fatto tutti il loro lavoro con alti e bassi .. nel caso di Nizzi un periodo di ottimo Tex e capolavori sparsi con effettiva parabola discendente, nel caso di Boselli un grande periodo iniziale con capolavori sparsi e altalenaza negli ultimi anni.
Vuoi che Sergio Bonelli si sia tenuto per anni uno che scriveva il Tex che non piaceva a te ma alla stragrande maggioranza dei lettori?
a mio parere il difetto è in chi non ha mai apprezzato neanche il Nizzi prima maniera

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Fatto salvo che Nizzi Claudio nell'ultimo decennio ha scritto storie non all'altezza (e fin qui ci arrivano da soli anche i nizziani, senza bisogno della balia? blablabla)

Tu dici, che ci arrivano da soli?Allora non sono Nizziani. Ai Nizziani che conosco io (forumisticamente, s'intende) puoi pure toccare la mamma, ma non il buon Claudio. Non appena provi a criticare una storia del loro beniamino partono in quarta con la solita tiritera del rispetto, del mandare avanti la baracca, del Tex perfettamente Glbonelliano anche quando le becca di brutto, dei tempi che non sono più gli stessi, etc. etc. etc. Questa è il tipico giudizio di un Nizziano nei confronti delle storie scritte nel periodo di crisi:Le foreste dell'Oregon = 10I fratelli Donegan = 10Tumak l'inesorabile = 10Fratello bianco = 10Documento d'accusa = Capolavorissimo!!!! 20 e lodeLa banda dei tre = 9Moctezuma = 9La sentinella = 10L'artiglio della tigre = C*A*P*O*L*A*V*O*R*ORio Hondo = 10Figlio del vento = 10Fort Sahara = millemila e lodePer quanto riguarda il libro di prossima pubblicazione, sono proprio curioso di sentire su chi Nizzi scaricher? le colpe del suo declino texiano (semprech? il suo biografo si sia permesso di toccare l'indelicato argomento)... su Sergio Bonelli e Mauro Boselli sicuramente, e poi vediamo chi altro.
bella e suggestiva classifica! solo che devi postarmi anche quella dei boselliani di fronte alle storie meno riuscite di Borden. Bah, non vorrai prendere a modello qualcuno che ha giudicato a capolavoro qualche discutibile storia di Nizzi per metter su una crociata d'intenzioni.... perlatro in merito ti ha risposto anche Paco, e va bene così!Sergio e Claudio Nizzi hanno avuto piccoli dissidi che si sono ricomposti col tempo: stai tranquillo che nessuno se la prender? ne con Mauro ne con Sergio. troppi cattivi pensieri, amigo

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Parliamo di Nizzi. Ho trovato questo link( http://www.komix.it/page. php?idArt=1322 ) sul buon Claudio scritto è ma guarda un po' è da Carlo Monni.

Sembra qualcosa di datato, comunque in stile Monni, senza dubbio.

Qualcosa di vecchio come il cucco a cui personalmente non ho dato mai peso, perchè trattasi IMO di commento disordinato e dettato da un percepibile quanto innegabile livore verso l'autore modenese.
Quando ha scritto quel breve testo, evidentemente, il buon Carlo non era dell'umore più adatto, perchè dalle battute che abbiamo scambiato su Nizzi, anche di recente, secondo me ha rivisto ( almeno parzialmente ) il suo giudizio che non è più così drastico nella sua severità ( e certi toni più che al livore secondo me sono addebitabili alla frustazione che anche noi "nizziani" abbiamo sentito nascere dentro di noi alla lettura di certe storie scritte negli ultimi anni dall'autore modenese ).
Solo chi mi conosce poco o fosse in malafede potrebbe credere che io sia mosso da livore nei confronti di Nizzi e se hai letto la mia risposta più sopra, ormai saprai che ho effettivamente ammesso di essere stato eccessivo in quello scritto.
la mia non è malafede
Quindi è solo scarsa conoscenza del sottoscritto, buono a sapersi.


ho soltanto scritto che quel parere espresso nello spazio di Di Clemente ha avuto anni di spazio per essere edulcorato.

Forse ti sorprender? e magari penserai che io stia mentendo, ma fino a che quel link è stato segnalato, ignoravo che quel pezzo esistesse in quel sito. Dopo tanto tempo, non escludo di aver dato a qualcuno l'autorizzazione a riprodurlo, ma di certo so di non averlo mai letto l' dove è stato trovato, quindi non potevo edulcorare alcunch? non ricordandone nemmeno l'esistenza.

Cosa c'era da edulcorare poi? Il fatto che avrei dovuto precisare che quando dicevo di non essere riuscito ad apprezzare il Nizzi pre 400 intendevo dire che non trovavo soddisfacente il suo approccio a Tex pur riconoscendo che scriveva bene?
Bene, l'ho detto, non ti basta?
Per il resto non ho niente da edulcorare o rinnegare: quello che ho scritto sul manierismo nizziano, sul suo cannibalizzare intere sequenze di GLB etc lo penso oggi come lo pensavo allora. L'unica cosa di cui potrei scusarmi è l'eccessiva irruenza del linguaggio non il contenuto del mio discorso.

Su Nizzi, ognuno ha i propri pensieri, io so solo che nessun autore , e sottolineo nessuno, tra quelli citati possa essere messo in categorie di settore. Hanno fatto tutti il loro lavoro con alti e bassi .. nel caso di Nizzi un periodo di ottimo Tex e capolavori sparsi con effettiva parabola discendente, nel caso di Boselli un grande periodo iniziale con capolavori sparsi e altalenaza negli ultimi anni.

Davvero non capisco di cosa parli: io ho espresso e ribadisco la mia preferenza per determinati autori rispetto a Nizzi, compreso il Nizzi dell'epoca d'oro. Credo sia mio legittimo diritto pensarla così, così come è tuo diritto vederla in modo diverso.


Vuoi che Sergio Bonelli si sia tenuto per anni uno che scriveva il Tex che non piaceva a te ma alla stragrande maggioranza dei lettori?

Uhm... scusa ma cosa vuoi dire? Confesso di non aver capito il senso della frase, ho come la sensazione che manchi qualcosa o sia formulata male. O forse sono io che sono un po' tardo stasera.


a mio parere il difetto è in chi non ha mai apprezzato neanche il Nizzi prima maniera

E quindi? Ti metti a sindacare i gusti di chi non la pensa come te, adesso? Non apprezzare il Nizzi dei primi tempi sarebbe dunque un difetto?

Se è così che vuoi mettere le cose, sappi che io rivendico con orgoglio il mio diritto di non apprezzare Nizzi, compreso il Nizzi prima maniera, se il suo stile non fosse pienamente stato consono ai miei gusti.
Che penseresti se ti dicessi che tu sei in difetto perchè non riesci pienamente ad apprezzare lo stile del Boselli attuale? Non credo che la prenderesti bene.
Quando Ymalpas dichiara che Font non gli piace, io ribatto che non sono d'accordo con lui, ma non mi sognerei mai di dire che è in difetto o non ha le capacità di comprendere le effettive qualità di quel disegnatore.
Arrivati ad un certo punto, i gusti personali diventano davvero insindacabili.
Ma ora basta, perchè questa discussione è scaduta decisamente sul personale ed è ora di farla finita.
Dite pure di me quel che vi pare, io non interverr? più a meno che non vi siano insulti espliciti, s'intende.

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Per il resto non ho niente da edulcorare o rinnegare: quello che ho scritto sul manierismo nizziano, sul suo cannibalizzare intere sequenze di GLB etc lo penso oggi come lo pensavo allora.

Il "cannibalizzare" fu una scelta dovuta ( se non bellamente imposta, forse ). Lo stesso editore che gli neg? la firma per cinque anni e che gli controllava le prime sceneggiature per far si che si tenessero sul solco bonelliano, vuoi che non gli abbia suggerito di prendere come punto di partenza proprio le vecchie storie bonelliane ?Per fortuna è stato così. Per un decennio, quello che tu hai visto come un difetto, è stato ciò che ha permesso di dare riconoscibilit? al personaggio in edicola. E Bonelli figlio gli ha recapitato a casa le intere collezioni di Mister No e Tex, perchè se le studiasse. In un vecchio saggio ( 5° volume di "Cavalcando con Tex", 1999, Little Nemo ) l'autore ha scritto che, da quella lettura iniziale, ha tratto per le storie di Tex i famosi schemi ( situazioni di partenza, personaggi, locations, linguaggio ), modelli narrativi che erano stati continuamente ripetuti dallo stesso "pap?" di Tex. Quella era la strada da seguire. E che il solo Nizzi ha seguito, almeno fino ad un certo punto. Già in passato hai confutato la teoria che le storie di Tex potessero essere ridotte a tali modelli letterari. Peccato che Nizzi non sia stato neanche il primo teorico di Tex, c'è un libro del 1979 infatti, che senza aver la profondit? dell'analisi dell'autore modenese, batte la stessa pista. E' il primo libro di Tex, di Bargioni e Luccotti, "Tex Willer - Analisi semiseria del più popolare fumetto italiano". Leggere per credere. Lo si trovava a cifre impossibili, data la rarit?, ora c'è una copia in vendita su ebay in questi giorni a 30 euro. Avere come base di partenza certi modelli, garantisce una certa continuit? ( pensiamo per esempio al fondamentale recupero di comprimari come Montales, Jim Brandon o Gros-Jean che sono diventati veramente seriali proprio con Nizzi ) e non significa semplificare il compitino. Se prendiamo come esempio tra i tanti la prima storia che scrisse, puoi dire che "Il ritorno del Carnicero" è una semplice rilettura di "Guerra sui pascoli" ?Contiene, certo, elementi familiari al lettore, che la imparentano alla storia precedente ( ed ad altre storie ) senza però esserne una pedissequa ripetizione. La magnifica "Sioux" fa parte del filone delle guerre indiane come "Sangue navajo" o "Vendetta indiana". Il conoscere la trama delle prime due ti ha guastato la lettura?"L'uomo con la frusta" è diversissima dal capolavoro "In nome della legge", la matrice è peraltro la stessa. E' scritta da un autore che si è divertito, e si vede. Solo quando l'autore si è mostrato stanco, sempre più stanco, la ripetizione di quei schemi ha mostrato tutta la sua precarietà e certe storie sono apparse come compitini. Cosa che peraltro si può dire oggi anche di altri autori in forza a Tex che di rischiare il capolavoro proprio non se la sentono. E' solo una mia impressione? Ritornando ai contestati anni novanta, Medda, Nolitta, Canzio, Boselli, Manfredi, Berardi, Segura furono visti come un ripiego temporaneo al problema "crisi Nizzi". Qui sta probabilmente l'errore. Le responsabilità non sono di certo di Nizzi, che fino al 2000 ha tirato la carretta più che dignitosamente. Peccato che ora gliene si faccia una colpa.

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Per il resto non ho niente da edulcorare o rinnegare: quello che ho scritto sul manierismo nizziano, sul suo cannibalizzare intere sequenze di GLB etc lo penso oggi come lo pensavo allora.

Il "cannibalizzare" fu una scelta dovuta ( se non bellamente imposta, forse ).
anche il mitico GLB ha "cannibalizzato" i grandi classici, che male c'è?mah, non intendo più tirare in ballo Monni, ma io questa acredine nei confronti di Nizzi proprio non la capisco doubt come del resto non capisco quella contro gli altri autori. Si può capire lo scontento per una storia, ma certi attacchi, quelli si personali, vanno oltre la normale discussione che dovrebbe esserci su un personaggio dei fumetti

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voglio provare a dire la mia.
secondo me nizzi ha avuto il merito di salvare tex in un periodo in cui GLB non era più in grado di scriverlo come ai tempi d'oro, e si era già affermata l'interpretazione di nolitta.
l'approccio di nizzi a tex è stato super-tradizionale, come è giusto che sia, sempre a mio parere, per uno sceneggiatore che si cimenta ai testi di un personaggio non suo.

forse nizzi era consapevole del fatto che i texiani amavano tantissimo il tex originale, quindi ha cercato di avvicinarsi il più possibile a quello stile, una qualità che trovo invidiabile, non è affatto facile imitare così bene lo stile di qualcun altro, lo dimostra il fatto che nessun altro autore c'è riuscito così bene come nizzi. ::evvai::

poi, andando avanti, credo che nizzi abbia finito per adeguarsi alla direttiva imposta da sergio bonelli, che gli chiedeva di scrivere un tex più umano, meno infallibile, come piaceva a lui.
da quel momento, il nuovo punto di riferimento per scrivere tex non è stato più GLB, ma nolitta.
ecco quindi consolidarsi, nelle storie di tex, i siparietti fra tex e carson, e tutte quelle situazioni che rallentano la storia, facendo passare l'avventura in secondo piano, e valorizzando gli aspetti più umani degli eroi, proprio come faceva nolitta.
andando avanti ancora, nizzi è spompato, è stato spremuto come un limone (senza nemmeno dargli la possibilità di scrivere nick raider) e così la qualità delle sue storie ne ha risentito.

quando ho cominciato a leggere tex io, era il 1995, l'inedito era arrivato al #415, stavano uscendo le ultime storie belle di nizzi.
l'alternativa era boselli, le cui storie ho sempre trovato molto originali, ma poco adatte a tex.
secondo me boselli è bravissimo a scrivere zagor e dampyr, ma su tex non ce lo vedo.
sono del parere che ormai tex sia finito, è un fumetto d'altri tempi, non ha più niente di nuovo da dire, forse era il caso di chiuderlo quando ci sono state le prime avvisaglie della crisi di nizzi.
attenzione, questa è solo la mia opinione, ma tanto mi basta per non comprare più tex.
secondo me l'innovazione deve essere fatta proponendo personaggi nuovi, non modificando (anche a costo, talvolta, di stravolgerli) quelli già esistenti, e che si sono affermati nel cuore dei lettori con determinate caratteristiche.
? una cosa che sostengo da tempo.
però rispetto le opinioni di tutti, e non mi permetto di criticare chi ancora oggi continua a comprare il tex inedito perchè lo considera interessante.
dico solo che, da parte mia, preferisco ricordare le storie migliori di nizzi :generaleN:

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Secondo me "cannibalizzare" storie del passato e riproporle ancora una volta non è da condannare. Anche perchè lo stesso GLB lo ha fatto svariate volte: proviamo solo a contare quante avventure del filone "guerre indiane" sono state prese e riproposte, oppure Tex vs allevatori prepotenti" in storie che sembrano passate tutte alla fotocopiatrice. Ma non per questo sono storie da buttare... ci mancherebbe!Alcuni remake superano addirittura gli originali senza se e senza ma :)Che poi Nizzi abbia "attinto" a piene mani alle storie del pap? di Tex, è assolutamente vero e provato.... se andiamo a rivedere moltissimi inizi o spunti sono chiaramente presi dalle storie delle fasce precedenti!Ciò detto, imho, l'autore modenese non ha compiuto un atto "illecito" n° tantomeno è calato il mio giudizio per le storie che mi trovavo davanti. Chiaramente ci saranno stati numeri più pesanti e con miriadi di difetti dovuti appunto al carico di lavoro pesante e al calo naturale di idee e nuovi spunti originali. Con questo non voglio difendere Nizzi a spada tratta fino all'ultima sua storia, ma non mi sento neanche di condannarlo completamente... perchè comunque alla fin fine chi mandava in stampa le sue storie penso le avesse anche lette ed approvate e certi particolari son stati imposti più che "stemperati".... Saluto Pippo che torna a farsi risentire dopo tanto tempo... anche se non condivido quando dice che Tex ormai non ha più nulla da dire, prova ne è ad esempio il Color annuale di Ruju in edicola in questo mese, oppure l'ultima doppia dello stesso autore, dove di spunti e situazione riciclate ce ne sono sicuramente, ma sono storie di buonissima qualità che non lasciano sicuramente presagire che al ranger dalla camicia gialla e fazzoletto nero rimanga ancora poco da dire o da trasmetterci :trapper:

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Per il resto non ho niente da edulcorare o rinnegare: quello che ho scritto sul manierismo nizziano, sul suo cannibalizzare intere sequenze di GLB etc lo penso oggi come lo pensavo allora.

Il "cannibalizzare" fu una scelta dovuta ( se non bellamente imposta, forse ).

Lo stesso editore che gli neg? la firma per cinque anni e che gli controllava le prime sceneggiature per far si che si tenessero sul solco bonelliano, vuoi che non gli abbia suggerito di prendere come punto di partenza proprio le vecchie storie bonelliane ?

Per fortuna è stato così. Per un decennio, quello che tu hai visto come un difetto, è stato ciò che ha permesso di dare riconoscibilit? al personaggio in edicola.


Qui temo che tu e gli altri siate caduti in un equivoco, colpa probabilmente anche mia, che non mi sono saputo spiegare bene.
Quando parlo di cannibalizzare non mi riferisco affatto al prendere ad ispirazione vecchie storie di GL Bonelli, che in questo non ci sarebbe affatto niente di male, come non ce n°? nel rifarsi ad altre opere come i film o direttamente i racconti e/o romanzi western.
Quello a cui mi riferivo era l'abitudine che aveva Nizzi in particolar modo agli esordi di rifare pressoch? l letteralmente intere sequenze tratte da vecchie storie di GLB riproponendole pressoch? senza variazioni apprezzabili. Non si trattava di applicazione di modelli di comportamento o di citazionismo, ma proprio del fare dei collage di situazioni prese di peso da storie passate.
Ricordo che all'epoca, non sapendo ancora chi fosse lo scrittore ed essendo tutte le storie firmate da GLB, attribuivo la cosa al calo di ispirazione del vecchio autore e ne davo comunque un giudizio negativo.
In seguito, appreso come stavano le cose, il mio giudizio non è mutato anche se per motivi diversi.
Quando parlo di manierismo nizziano parlo anche di questo vezzo di rifare pari pari certe scene.
Ripeto, però, che il giudizio negativo sul manierismo non è di per se un giudizio negativo sull'opera di Nizzi in s. Le prime storie di Nizzi sono comunque belle (alcune molto belle), ma il manierismo di cui parlavo rimane per me un difetto, non ci posso far niente se la mia sensibilit? è questa.

E Bonelli figlio gli ha recapitato a casa le intere collezioni di Mister No e Tex, perchè se le studiasse.



In un vecchio saggio ( 5° volume di "Cavalcando con Tex", 1999, Little Nemo ) l'autore ha scritto che, da quella lettura iniziale, ha tratto per le storie di Tex i famosi schemi ( situazioni di partenza, personaggi, locations, linguaggio ), modelli narrativi  che erano stati continuamente ripetuti dallo stesso "pap?" di Tex.


La prefazione di cui parli l'ho letta e la considero il manifesto di ciò che vado affermando.
L' Nizzi ammette candidamente che Tex non era stato una delle sue letture se non in maniera saltuaria e che lo ha studiato come uno studente fa per prepararsi ad un esame, fin o a ridurre l'arte di scrivere Tex a meri schemi, a moduli narrativi , formule da applicare tali e quali. Qui sta l'origine di quello che io chiamo il manierismo di Nizzi: all'inizio il non voler (e quasi certamente il non potere) ed in seguito il non sapere andare oltre lo schema, oltre la formula.
Quello che Nizzi non aveva considerato allora, ma soprattutto non ha considerato in seguito è che quegli schemi GLB li aveva creati volta per volta e non a tavolino e non esitava ad infrangerli quando gli tornava comodo e che quindi quegli schemi non costituivano tanto un dogma immutabile, quanto uno spunto, un suggerimento.

Quella era la strada da seguire. E che il solo Nizzi ha seguito, almeno fino ad un certo punto.


E qui mi permetto un moderato dissenso, perchè quello che contesto a Nizzi, anche a quello dei tempi d'oro, ?, lo ripeto, l'aver ridotto tutto a formula. Ad alcuni (pochi? Tanti? Non m?interessa) può anche far piacere leggere storie che ripropongono pedissequamente schemi collaudati, che posso farci se non sono tra questi? Preferisco autori, come Boselli (ma avrei potuto citare anche Manfredi e Nolitta) che non si sono limitati a riproporre lo schema puro e semplice, ma hanno dato prospettive nuove rinvigorendo la serialit? texiana e pazienza se c'è chi non la vede così.

Già in passato hai confutato la teoria che le storie di Tex potessero essere ridotte a tali modelli letterari.


E lo ribadisco senza problemi: che ci siano degli schemi nella scrittura di G. L. Bonelli è indubbio. Chiunque se ne intenda un po' sa che ogni scrittore ha delle sue personali cifre stilistiche che appartengono al suo modo di scrivere, ma GLB non ha mai ceduto alla tentazione dello schema puro e semplice. L'unica costante della sua scrittura era che quasi ogni storia si apriva con una didascalia di tempo o di luogo e questo è stato mantenuto da ognuno dei suoi successori. Per il resto, le storie si potevano aprire con un prologo (inizio prediletto da Boselli) più o meno lungo o iniziare nel bel mezzo dell'azione (oggi una costante di Faraci). Tex poteva capitare sul luogo dell'azione per puro caso, esservi inviato in missione, esservi chiamato da un amico. Poteva apparire sin dalla prima pagina o a pag. 50 (in un caso addirittura a pag. 102), non c'era una costante riconoscibile tutte le volte.


Peccato che Nizzi non sia stato neanche il primo teorico di Tex, c'è un libro del 1979 infatti, che senza aver la profondit? dell'analisi dell'autore modenese, batte la stessa pista. E' il primo libro di Tex, di Bargioni e Luccotti, "Tex Willer - Analisi semiseria del più popolare fumetto italiano".


Leggere per credere. Lo si trovava a cifre impossibili, data la rarit?, ora c'è una copia in vendita su ebay in questi giorni a 30 euro.


Ho letto quel libro all'epoca in cui usc? e dice delle cose molto sensate. Peraltro Bargioni e Lucotti non fanno altro che applicare a Tex le validissime teorie di Karl Propp.
Nessuno nega che nei racconti, specie quelli seriali abbiano una loro particolare struttura. Il problema sta nel ridurre tutto alla sola struttura.
Ogni racconto può essere scomposto in tre elementi fondamentali: 1) presentazione del problema, 2) conflitto, 3) risoluzione del problema, questi sono elementi imprescindibili del racconto, ma è come li sviluppi che fa la differenza.

Avere come base di partenza certi modelli, garantisce una certa continuit? ( pensiamo per esempio al fondamentale recupero di comprimari come Montales, Jim Brandon o Gros-Jean che sono diventati veramente seriali proprio con Nizzi ) e non significa semplificare il compitino.


No, effetti, se non vuoi che sia così.

Se prendiamo come esempio tra i tanti la prima storia che scrisse,  puoi dire che "Il ritorno del Carnicero" è una semplice rilettura di "Guerra sui pascoli" ?


Contiene, certo, elementi familiari al lettore, che la imparentano alla storia precedente ( ed ad altre storie ) senza però esserne una pedissequa ripetizione.

La magnifica "Sioux" fa parte del filone delle guerre indiane come "Sangue navajo" o "Vendetta indiana". Il conoscere la trama delle prime due ti ha guastato la lettura?

"L'uomo con la frusta" è diversissima dal capolavoro "In nome della legge", la matrice è peraltro la stessa. E' scritta da un autore che si è divertito, e si vede.


Ed ecco che ritorniamo all'equivoco iniziale e che mi sento di nuovo in dovere di precisare cosa intendevo dire.
In nessuno dei casi di cui parli c'è stata una cannibalizzazione di G. L. Bonelli, ovvero in nessuna delle storie da te citate ricordo che ci siano sequenze prese di peso da vecchie storie e rifatte pedissequamente.
La prima, peraltro, costituisce il seguito di un'altra ed il fatto che vi siano elementi che ad essa si ricolleghino non è solo accettabile, m ma è doveroso. Nella seconda vengono usati elementi tipici della narratologia texiana, ovvero i metodi di guerriglia contro spedizioni militari, non una copiatura.
Peraltro, quando si mescolano elementi provenienti da filoni differenti della saga, io mi diverto sempre.
Quanto a "L'uomo con la frusta", il solo punto in comune con "In nome della legge" è che in entrambe Tex è imprigionato perchè accusato di omicidio. Le due storie sono, però, diversissime per punti di partenza e sviluppo.
Ma quand'anche ci fosse stata ispirazione, nulla vi sarebbe di male. Infatti, non è quello che contestavo.

Solo quando l'autore si è mostrato stanco, sempre più stanco, la ripetizione di quei schemi ha mostrato tutta la sua precarietà e certe storie sono apparse come compitini. Cosa che peraltro si può dire oggi anche di altri autori in forza a Tex che di rischiare il capolavoro proprio non se la sentono. E' solo una mia impressione?


Se ho capito a chi ti riferisci, forse non hai tutti i torti. Premesso che il capolavoro non si può programmare, arriva quando vuole arrivare, per averlo occorre essere capaci di rischiare, di uscire dagli schemi precostituiti , di mettersi in gioco.
Quelli che io considero i capolavori texiani sono storie che mettono in gioco personaggi più grandi del vero e quasi sempre le emozioni dei protagonisti, vanno diritte al cuore di chi legge.
Per questo, pur ritenendo che alcune storie di Nizzi ci siano andate molto vicine, non do loro la dignit? di capolavoro secondo i miei personali criteri di valutazione d assegno loro il podio appena inferiore di ?ottima storia?.
Chiaro che altri potranno vederla in maniera diversa perchè avranno criteri diversi.
Del resto, se chiedessimo a ciascuno di noi di stilare una lista delle 10 migliori storie di Tex di tutti i tempi, quante sarebbero le probabilità di avere due liste esattamente identiche?

Ritornando ai contestati anni novanta, Medda, Nolitta, Canzio, Boselli, Manfredi, Berardi, Segura furono visti come un ripiego temporaneo al problema "crisi Nizzi".

Qui sta probabilmente l'errore.


Non vi è dubbio? a parte il fatto che Berardi non fu chiamato per supplire alla crisi di Nizzi, ma per affiancarlo prima che la crisi stessa esplodesse. Lo stesso Bonelli, in una sua vecchia intervista, confessè che dopo aver letto "Oklahoma" si convinse a non dare a Berardi l'incarico di scrivere Tex e tenne la storia in questione nel cassetto per diverso tempo prima di inventare il formato Maxi Tex per pubblicarla.
Ricordo che quando lessi quell'intervista pensai che io al suo posto, dopo aver letto B]"Oklahoma" avrei affidato a Berardi l'incarico di scrivere Tex senza esitazione alcuna e credo di non essere solo in questo.

Le responsabilità non sono di certo di Nizzi, che fino al 2000 ha tirato la carretta più che dignitosamente. Peccato che ora gliene si faccia una colpa.


Chi gliene fa una colpa non sono certo io. Mi permetto di ripetere che quello che contestavo al Nizzi dei tempi d'oro era solo un eccesso di manierismo ed è un giudizio che confermo.
Peccato che per qualcuno qui dentro dire che di non apprezzare questa caratteristica di Nizzi equivale o all'eresia o quantomeno alla denigrazione della sua intera opera.
Se non sono riuscito a spiegarmi nemmeno stavolta, allora è meglio che lasci perdere.

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Bien Carlo, direi di riparlarne fra qualche mese, ora come ora mi sembra di muovermi in un campo minato dove devo stare attento a ciò che scrivo per evitare rivelazioni inopportune.

Aggiungo solo qualche riga, poi non commento più.

Prendo atto della tua puntualizzazione sul verbo "cannibalizzare" anche se da come la racconti tu può sembrare che la cosa si sia verificata per colpa dell'autore modenese, per te poco autonomo e incapace di rinnovare la serie come hanno fatto per esempio altri che sono finiti nel famoso cassetto (Buzzelli, Berardi, Manfredi ) o dirottati su speciali fuori serie ( Segura ) o destinati ad altri personaggi ( Medda, forse lo stesso Ruju a metà anni novanta ). Sono deduzioni mie, probabilmente campate in aria, ma che strano discorso ha fatto Boselli in merito all'appoggio di Nizzi alla sua prima storia capolavoro sul passato di Carson!

Nizzi, comunque, già allora non era uno scribacchino qualunque, anzi era già un autore ben conosciuto da S. Bonelli quando si present? in via Buonarroti la prima volta ( lo dice lui stesso in un'intervista di Burattini a Dime Press, 1992 ). Vedrai cosa aggiunger? nel libro in merito a questo incontro.

In poco tempo è stato lasciato solo, unico timoniere della serie.

Ma non gli fu chiesto di scrivere Tex come pareva a lui:

"Per quanto mi riguarda la scelta di come scrivere Tex non si pose nemmeno, giacch? mi fu esplicitamente consigliato di seguire lo stile Bonelli".
[ da "Cavalcando con Tex&quot]

per come la vedo io quello che tu chiami manierismo fu una scelta obbligata. E aggiungo, una scelta fortunata.

C'è una fetta consistente di utenti che dice che oggi Tex è morto perchè non si scrivono più storie come quelle.

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Nizzi, comunque, già allora non era uno scribacchino qualunque, anzi era già un autore ben conosciuto da S. Bonelli quando si present? in via Buonarroti la prima volta ( lo dice lui stesso in un'intervista di Burattini a Dime Press, 1992 ). Vedrai cosa aggiunger? nel libro in merito a questo incontro.

In poco tempo è stato lasciato solo, unico timoniere della serie.

Ma non gli fu chiesto di scrivere Tex come pareva a lui:

"Per quanto mi riguarda la scelta di come scrivere Tex non si pose nemmeno, giacch? mi fu esplicitamente consigliato di seguire lo stile Bonelli". 
[ da "Cavalcando con Tex&quot]

per come la vedo io quello che tu chiami manierismo fu una scelta obbligata. E aggiungo, una scelta fortunata.

C'è una fetta consistente di utenti che dice che oggi Tex è morto perchè non si scrivono più storie come quelle.

Sono fra quelli... :old::trapper:

Anche se non sono così drastico, ci mancherebbe, ad affermare che Tex è morto ( anche alla luce delle ultime storie ed all'apporto di Manfredi, Faraci e Ruju ai testi ).
P. S.1: Tex, per me, era moribondo con l'ultimo Nizzi e non stava troppo bene con diverse storie di Boselli di questi ultimi anni.
P. S.2: speriamo che a Carlo non fischino le orecchie... :lol2::trapper:

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C'è una fetta consistente di utenti che dice che oggi Tex è morto perchè non si scrivono più storie come quelle.

Suvvia, facciamo rompere questi benedetti schemi da chi di dovere e vediamo cosa succede! Segura! va bene Segura? ha rotto gli schemi ma guardate cos' ha combinato, un paio di anni del suo Tex, magari sul mensile, e la lettura si sarebbe ridotta ad un pugno di disperati. in ogni caso, per i lettori, la storia di Tex si ricorder? per:A) l'inarrivabile genio di GLB e B) B. il grandioso e ORIGINALE lavoro del soldato Claudio Nizzi. Il resto è in corso d'opera, ma non mi sembra che nella categoria C possano ancora prendere posto Ruju, Faraci e Manfredi. La C è di Boselli. Nolitta? merita un discorso a a parte, ma credo che lui la storia di Tex l'abbia fatta tutta. Alfabeto completo

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Vorrei fare qualche puntualizzazione finale prima di aopssare a parlare di quello che io penso di Nizzi coem sceneggiatore di Tex, che è giusto quel che si dovrebeb fare in questo topic inverce di polemizzare sul sottoscritto, mi sa..

La prima è per chi si ostina a vedere nelle mie parole astio nei confronti di Nizzi. Lo ripeto: non c'è astio, ma solo un giudizio strettamente personale sul suo lavoro. Vorrei tanto capire perchè per qualcuno, se esprimi il tuo parere negativo (o, nel mio caso, parzialmente negativo) nei confronti delle opere di un autore devi necessariamente avere astio nei suoi confronti.
Chissà poi perchè, almeno finora, quest?accusa viene sempre sollevata nei confronti di chi esprime pareri non positivi su Nizzi e quasi mai verso chi tali pareri li esprime su Boselli, Faraci, Manfredi o altri.
Francamente sono stufo di vedermi rivolta quest?accusa per le mie idee, quando, diversamente da altri, mi sembra di averle sempre espresse civilmente e senza mai scadere in attacchi personali.

Chiarito questo, passo a parlare del manierismo che contesto a Nizzi.
Varr? forse la pena di ricordare che sebbene il manierismo come corrente culturale pittorica e letteraria tra il Rinascimento ed il Barocco sia stata col tempo rivalutato, in certi contesti il termine manierismo mantiene un'accezione negativa in quanto? ?i "manieristi" erano, infatti, quegli artisti che avevano smesso di prendere a modello la natura, secondo l'ideale rinascimentale, ispirandosi esclusivamente alla "maniera" dei tre grandi maestri (Ovvero Leonardo, Michelangelo e Raffaello): la loro opera venne così banalizzata come una sterile ripetizione delle forme altrui, veicolata spesso da un'alterazione del dato naturale, fortemente biasimata? (definizione tratta dal libro di Elisabetta Marchetti Letta, Pontormo, Rosso Fiorentino, Scala, Firenze 1994 come riportata da Wikipedia).
In parole povere, si d' del manierista (o meglio: io do del manierista) a chi ripete lo stile altrui senza metterci del proprio. Questa è un'accusa a Nizzi che mi sento di ribadire.

Questo è il topic a lui dedicato e non quello delle polemiche nei miei confronti, quindi parliamo di lui.

Io distinguo quattro periodi nella tenuta di Nizzi come sceneggiatore di Tex:

Il primo, che va grosso modo dagli inizi fino alla ?scoperta? della sua identit?, è fortemente manierista e lo vede imitare il modello GLBonelliano in maniera rigida e molto formale, al punto di rifare letteralmente sequenze riprese da vecchie storie del creatore di Tex con minimi adattamenti. Si tratta di uno stile chiaramente imposto in uno sforzo di non far capire che è ora è una diversa mano a scrivere le storie.
Le storie di questo periodo sono quasi tutte ben riuscite. Tra queste vanno segnalate: "I cospiratori" (primo capitolo di una pentalogia messicana i cui tre primi capitoli sono a dir poco strepitosi), "Territorio nemico" (forse la migliore storia che Nizzi abbia mai scritto), "Gli strangolatori" (che presenta un'idea ed uno scenario mai usati prima), "Il ragazzo selvaggio" Non a caso, almeno dal mio punto di vista, si tratta di storie in cui il manierismo è meno accentuato e l'impostazione più personale. Menzione d'onore anche per "Gli spiriti del deserto" (forse la storia più collage di Nizzi con situazioni prese quasi di peso da "I figli della notte", [, La Valle cella Luna", B]"El Moirisco" e forse qualche altra che ora non ricordo, ma sostenuta da una sceneggiatura brillante e con un cattivo così ben riuscito che avrebbe meritato di sopravvivere per ritornare un altro giorno) e per]B]"La leggenda della vecchia missione? (sorprendentemente riuscito connubio tra lo stile nolittiano e quello GLbonelliano).

Il secondo arriva sino alla famigerata crisi creativa di Nizzi, ovvero, per quanto riguarda le storie, quelle pubblicate sino al n. 400 circa. Qui Nizzi, probabilmente perchè la sua identit? è divenuta di pubblico dominio, ha un'impronta personale più marcata. Pur continuando ad applicare il modello, cessa di essere (o di provare ad essere) un semplice imitatore per scrivere un suo Tex. La sua tendenza al manierismo si esprime qui nell'estrema fedelt? ad un modulo narrativo estremamente classico, se non addirittura conservatore. Qui abbiamo quasi sicuramente il vero, autentico Nizzi al suo meglio.
Tra le storie del periodo vanno ricordate: ?La congiura? , ?Sioux? , la doppia storia messicana ?L'uomo con la frusta?-?Agguato nella miniera? , i primi sei Texoni e l'Almanacco 1994 ?La ballata di Zeke Colter? (che nella mia personale classifica contende a "Territorio nemico" la palma di migliore storia di Nizzi in assoluto).

Il terzo periodo è quello che va da quando Nizzi riprende a scrivere dopo la crisi fino a circa il n. 500. La crisi è passata solo apparentemente, l'autore è stanco e le sue storie sono sempre più prive di mordente, le soluzioni narrative da lui scelte per gli snodi dei suoi racconti sono sempre le più semplici, se non semplicistiche. Dimostra una sempre maggiore difficolt? a costruire soggetti validi, ma è comunque supportato dalla sua capacità di sceneggiatore e quando gli forniscono spunti validi, è ancora capace di sceneggiarli in maniera tecnicamente valida, nel frattempo, però, a soffrirne sempre di più è la caratterizzazione dei personaggi: il suo Tex perde sempre più mordente, il suo Carson è sempre più spalla comica rimbambita e Kit e Tiger sono praticamente inesistenti anche quando sono presenti.
Di questo periodo vanno ricordate poche storie tra cui: "Delitto nel porto", "Il presagio" (entrambe nate da soggetti forniti da terzi: un anonimo lettore nel primo caso, Fabio Civitelli nel secondo), "I lupi del Colorado?", i Texoni n. 7/11 e 14, L'Almanacco 1996 "L'uccisore d'indiani".
Due vere occasioni mancate sono: "L'uomo senza passato", che aveva tutti i crismi per essere una storia epica ed indimenticabile, ma viene ?rovinata? da un finale affrettato e senza quasi pathos (in particolar modo, lo scontro padre e figlio poteva essere gestito meglio meno frettolosamente e semplicisticamente) e "Congiura contro Custer", che almeno ai miei occhi, soffre di due seri difetti: A) carenza nella documentazione su Tex, che, tanto per fare un esempio, in una sequenza ambientata nel 1874 viene chiamato Aquila della Notte da un indiano che non lo vede da dieci anni, ovvero da almeno due o tre anni buoni prima che ricevesse quel titolo ed altri fatti del genere; B) l'idea forte del racconto ovvero l'indiano abbruttito dall'alcool che ha visto sterminata la famiglia da Custer ed i suoi uomini sul fiume Washita e che cerca il riscatto con la vendetta sul generale è presa pari apri, senza nemmeno sforzarsi di inserire variazioni significative, da "Giorno di Gloria", forse il più bell'episodio della Storia del West e di sicuro la migliore narrazione di Little Big Horn fatta in Bonelli, storia di un'epicit? e lirismo pressoch? insuperati.

Il quarto ed ultimo periodo è quello della decadenza assoluta, storie e caratterizzazioni sempre più imbarazzanti, sceneggiature dilettantesche, scelte narrative ridicole (Vogliamo parlare di Ukasi e del suo grido che uccide, con la pistola nascosta che uccide senza che nessuno si accorga di perdite di sangue e fori di proiettile sulle vittime, per tacere di una mira che in confronto Tex è un imbranato?).
Non c'è molto da salvare di questo periodo, almeno per quanto mi riguarda.
In poco tempo Nizzi riesce a distruggere la propria reputazione ed a dissipare anche ogni debito di riconoscenza nei suoi confronti per i lavori passati, visto che, in assenza di altri autori, da salvatore di Tex negli anni 80 avrebbe potuto benissimo diventarne l'affossatore.

Se Nizzi si fosse ritirato, non dico al momento della sua crisi creativa, ma almeno all'epoca in cui ha scritto le storie pubblicate nel 2000/2001, oggi ne avremmo un ricordo decisamente migliore.

Chiaramente un bel po' di responsabilità al riguardo ce l'hanno Sergio Bonelli e Decio Canzio, ?colpevoli? di aver lasciato Nizzi da solo a gestire Tex e di avergli imposto per questo di lasciare Nick Raider aumentando di sicuro la sua frustrazione e colpevoli anche di aver sottovalutato la situazione finch? non è stato troppo tardi. Mi riferisco al fatto che l'arrivo di nuovi autori in pianta stabile su Tex c'è, di fatto, voluto che Nizzi decidesse di ritirarsi prima per qualche mese nel 2006 e poi definitivamente nel 2007/2008 con conseguente necessit? di trovare sceneggiatori per disegnatori di fatto senza lavoro come Civitelli ed altri.
Una logica dell'emergenza che ho sempre fatto fatica a capire e che solo da poco è stata abbandonata, pare.

Alla fine di questo excursus voglio ribadire due concetti che non dovrebbero averne bisogno, ma di questi tempi è meglio andare sul sicuro: il primo è che ogni opinione espressa qui è solo mia e non pretende di passare per dato oggettivo o verità assoluta, va da se che si tratta di cose in cui credo. Il secondo è che non credo di dovermi scusare se ho certi gusti in fatto di narrativa e se questi non si conciliano con quelli di qualcun altro. Qui non è questione di ragioni o torti, ma di legittimi punti di vista. Io ho espresso il mio e non vedo motivo di cambiarlo.
Grazie.

Modificato da Carlo Monni

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Io distinguo quattro periodi nella tenuta di Nizzi come sceneggiatore di Tex:

Il primo, che va grosso modo dagli inizi fino alla ?scoperta? della sua identit?, è fortemente manierista e lo vede imitare il modello GLBonelliano in maniera rigida e molto formale, al punto di rifare letteralmente sequenze riprese da vecchie storie del creatore di Tex con minimi adattamenti. Si tratta di uno stile chiaramente imposto in uno sforzo di non far capire che è ora è una diversa mano a scrivere le storie.
Le storie di questo periodo sono quasi tutte ben riuscite. Tra queste vanno segnalate: "I cospiratori" (primo capitolo di una pentalogia messicana i cui tre primi capitoli sono a dir poco strepitosi), "Territorio nemico" (forse la migliore storia che Nizzi abbia mai scritto), "Gli strangolatori" (che presenta un'idea ed uno scenario mai usati prima), "Il ragazzo selvaggio" Non a caso, almeno dal mio punto di vista, si tratta di storie in cui il manierismo è meno accentuato e l'impostazione più personale. Menzione d'onore anche per "Gli spiriti del deserto" (forse la storia più collage di Nizzi con situazioni prese quasi di peso da "I figli della notte", [, La Valle cella Luna", B]"El Moirisco" e forse qualche altra che ora non ricordo, ma sostenuta da una sceneggiatura brillante e con un cattivo così ben riuscito che avrebbe meritato di sopravvivere per ritornare un altro giorno) e per]B]"La leggenda della vecchia missione? (sorprendentemente riuscito connubio tra lo stile nolittiano e quello GLbonelliano).

Il secondo arriva sino alla famigerata crisi creativa di Nizzi, ovvero, per quanto riguarda le storie, quelle pubblicate sino al n. 400 circa. Qui Nizzi, probabilmente perchè la sua identit? è divenuta di pubblico dominio, ha un'impronta personale più marcata. Pur continuando ad applicare il modello, cessa di essere (o di provare ad essere) un semplice imitatore per scrivere un suo Tex. La sua tendenza al manierismo si esprime qui nell'estrema fedelt? ad un modulo narrativo estremamente classico, se non addirittura conservatore. Qui abbiamo quasi sicuramente il vero, autentico Nizzi al suo meglio.
Tra le storie del periodo vanno ricordate: ?La congiura? , ?Sioux? , la doppia storia messicana ?L'uomo con la frusta?-?Agguato nella miniera? , i primi sei Texoni e l'Almanacco 1994 ?La ballata di Zeke Colter? (che nella mia personale classifica contende a "Territorio nemico" la palma di migliore storia di Nizzi in assoluto).

Il terzo periodo è quello che va da quando Nizzi riprende a scrivere dopo la crisi fino a circa il n. 500. La crisi è passata solo apparentemente, l'autore è stanco e le sue storie sono sempre più prive di mordente, le soluzioni narrative da lui scelte per gli snodi dei suoi racconti sono sempre le più semplici, se non semplicistiche. Dimostra una sempre maggiore difficolt? a costruire soggetti validi, ma è comunque supportato dalla sua capacità di sceneggiatore e quando gli forniscono spunti validi, è ancora capace di sceneggiarli in maniera tecnicamente valida, nel frattempo, però, a soffrirne sempre di più è la caratterizzazione dei personaggi: il suo Tex perde sempre più mordente, il suo Carson è sempre più spalla comica rimbambita e Kit e Tiger sono praticamente inesistenti anche quando sono presenti.
Di questo periodo vanno ricordate poche storie tra cui: "Delitto nel porto", "Il presagio" (entrambe nate da soggetti forniti da terzi: un anonimo lettore nel primo caso, Fabio Civitelli nel secondo), "I lupi del Colorado?", i Texoni n. 7/11 e 14, L'Almanacco 1996 "L'uccisore d'indiani".
Due vere occasioni mancate sono: "L'uomo senza passato", che aveva tutti i crismi per essere una storia epica ed indimenticabile, ma viene ?rovinata? da un finale affrettato e senza quasi pathos (in  particolar modo, lo scontro padre e figlio poteva essere gestito meglio meno frettolosamente e semplicisticamente) e "Congiura contro Custer", che almeno ai miei occhi, soffre di due seri difetti: A) carenza nella documentazione su Tex, che, tanto per fare un esempio, in una sequenza ambientata nel 1874 viene chiamato Aquila della Notte da un indiano che non lo vede da dieci anni, ovvero da almeno due o tre anni buoni prima che ricevesse quel titolo ed altri fatti del genere; B) l'idea forte del racconto ovvero l'indiano abbruttito dall'alcool che ha visto sterminata la famiglia da Custer ed i suoi uomini sul fiume Washita e che cerca il riscatto con la vendetta sul generale è presa pari apri, senza nemmeno sforzarsi di inserire variazioni significative, da "Giorno di Gloria", forse il più bell'episodio della Storia del West e di sicuro la migliore narrazione di Little Big Horn fatta in Bonelli, storia di un'epicit? e lirismo pressoch? insuperati.

Il quarto ed ultimo periodo è quello della decadenza assoluta, storie e caratterizzazioni sempre più imbarazzanti, sceneggiature dilettantesche, scelte narrative ridicole (Vogliamo parlare di Ukasi e del suo grido che uccide, con la pistola nascosta che uccide senza che nessuno si accorga di perdite di sangue e fori di proiettile sulle vittime, per tacere di una mira che in confronto Tex è un imbranato?).
Non c'è molto da salvare di questo periodo, almeno per quanto mi riguarda.
In poco tempo Nizzi riesce a distruggere la propria reputazione ed a dissipare anche ogni debito di riconoscenza nei suoi confronti per i lavori passati, visto che, in assenza di altri autori, da salvatore di Tex negli anni 80 avrebbe potuto benissimo diventarne l'affossatore.

Se Nizzi si fosse ritirato, non dico al momento della sua crisi creativa, ma almeno all'epoca in cui ha scritto le storie pubblicate nel 2000/2001, oggi ne avremmo un ricordo decisamente migliore.

Chiaramente un bel po' di responsabilità al riguardo ce l'hanno Sergio Bonelli e Decio Canzio, ?colpevoli? di aver lasciato Nizzi da solo a gestire Tex e di avergli imposto per questo di lasciare Nick Raider aumentando di sicuro la sua frustrazione e colpevoli anche di aver sottovalutato la situazione finch? non è stato troppo tardi. Mi riferisco al fatto che l'arrivo di nuovi autori in pianta stabile su Tex c'è, di fatto, voluto che Nizzi decidesse di ritirarsi prima per qualche mese nel 2006 e poi definitivamente nel 2007/2008 con conseguente necessit? di trovare sceneggiatori per disegnatori di fatto senza lavoro come Civitelli ed altri.
Una logica dell'emergenza che ho sempre fatto fatica a capire e che solo da poco è stata abbandonata, pare.

Analisi lucida, onesta e che sottoscrivo. :old: ::evvai::

Aggiungo soltanto che, in ogni caso, anche se il ricordo è offuscato da un ultimo decennio "orribile", a Nizzi ( nonostante mi abbia fatto incacchiare _thia- ) va la mia gratitudine. :trapper:

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Vorrei fare qualche puntualizzazione finale prima di passare a parlare di quello che io penso di Nizzi come sceneggiatore di Tex, che è giusto quel che si dovrebeb fare in questo topic inverce di polemizzare sul sottoscritto, mi sa..

Legittima pretesa.


Bench? su Nizzi la pensiamo diversamente, personalmente ho sempre riconosciuto che, sia qui, sia su TWO, ne hai sempre parlato con toni adeguati e appoggiandoti su fatti concreti.

Il secondo arriva sino alla famigerata crisi creativa di Nizzi, ovvero, per quanto riguarda le storie, quelle pubblicate sino al n. 400 circa. Qui Nizzi, probabilmente perchè la sua identit? è divenuta di pubblico dominio, ha un'impronta personale più marcata. Pur continuando ad applicare il modello, cessa di essere (o di provare ad essere) un semplice imitatore per scrivere un suo Tex. La sua tendenza al manierismo si esprime qui nell'estrema fedelt? ad un modulo narrativo estremamente classico, se non addirittura conservatore. Qui abbiamo quasi sicuramente il vero, autentico Nizzi al suo meglio.
Tra le storie del periodo vanno ricordate: ?La congiura? , ?Sioux? , la doppia storia messicana ?L'uomo con la frusta?-?Agguato nella miniera? , i primi sei Texoni e l'Almanacco 1994 ?La ballata di Zeke Colter? (che nella mia personale classifica contende a "Territorio nemico" la palma di migliore storia di Nizzi in assoluto).

Aggiungi "La tigre nera", il nemico più riuscito di Nizzi e "Furia rossa", che come storia non ha niente da invidiare a "Il passato di Carson" e siamo sostanzialmente d'accordo.


Il quarto ed ultimo periodo è quello della decadenza assoluta, storie e caratterizzazioni sempre più imbarazzanti, sceneggiature dilettantesche, scelte narrative ridicole (Vogliamo parlare di Ukasi e del suo grido che uccide, con la pistola nascosta che uccide senza che nessuno si accorga di perdite di sangue e fori di proiettile sulle vittime, per tacere di una mira che in confronto Tex è un imbranato?).
Non c'è molto da salvare di questo periodo, almeno per quanto mi riguarda.
In poco tempo Nizzi riesce a distruggere la propria reputazione ed a dissipare anche ogni debito di riconoscenza nei suoi confronti per i lavori passati, visto che, in assenza di altri autori, da salvatore di Tex negli anni 80 avrebbe potuto benissimo diventarne l'affossatore.

Si, ci sono un bel numero di storie che non si dovevano assolutamente pubblicare. Da qualche parte ho letto che un utente preferiva la lettura di "Athabasca lake" a "Buffalo Soldiers". Beh, ecco, qui sicuramente noi due non la pensiamo allo stesso modo.

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Vorrei fare qualche puntualizzazione finale prima di passare a parlare di quello che io penso di Nizzi come sceneggiatore di Tex, che è giusto quel che si dovrebbe fare in questo topic invece di polemizzare sul sottoscritto, mi sa..

Legittima pretesa.
Grazie


Bench? su Nizzi la pensiamo diversamente, personalmente ho sempre riconosciuto che, sia qui, sia su TWO, ne hai sempre parlato con toni adeguati e appoggiandoti su fatti concreti.

Ancora grazie.


Il secondo arriva sino alla famigerata crisi creativa di Nizzi, ovvero, per quanto riguarda le storie, quelle pubblicate sino al n. 400 circa. Qui Nizzi, probabilmente perchè la sua identit? è divenuta di pubblico dominio, ha un'impronta personale più marcata. Pur continuando ad applicare il modello, cessa di essere (o di provare ad essere) un semplice imitatore per scrivere un suo Tex. La sua tendenza al manierismo si esprime qui nell'estrema fedelt? ad un modulo narrativo estremamente classico, se non addirittura conservatore. Qui abbiamo quasi sicuramente il vero, autentico Nizzi al suo meglio.
Tra le storie del periodo vanno ricordate: ?La congiura? , ?Sioux? , la doppia storia messicana ?L'uomo con la frusta?-?Agguato nella miniera? , i primi sei Texoni e l'Almanacco 1994 ?La ballata di Zeke Colter? (che nella mia personale classifica contende a "Territorio nemico" la palma di migliore storia di Nizzi in assoluto).

Aggiungi "La tigre nera", il nemico più riuscito di Nizzi e "Furia rossa", che come storia non ha niente da invidiare a "Il passato di Carson" e siamo sostanzialmente d'accordo.
Le avevo omesse? Pura dimenticanza da parte mia, visto che volevo includerle. Ne approfitto per dire che la Tigre Nera era un ottimo antagoinista, degno di rimanere come nemico ricorrente ed essere riusato di quando in quando anche daglki attuali sceneggiatori. L'esperienza insegna che accade molto di rado nei serial, anche quelli abituati a passare per molte mani, che un nemico significativo sia introdotto dai continuatori e non dai creatori e quando accade simili persoanggi dovrebebro essere tenuti cari. In Italia l'impresa appare riuscita su Zagor a Moreno Burattini con Mortimer. Gli appassionati di Batman sanno, ad esempio, che per avere nemici del carisma del Joker, di Due Facce, dello Spaventapasserie del Pinguino (tutti creati tra il 1940 ed il 1942 da Bill Finger) bisogna aspettare il 1971 quando Denny O'Neil & Neal Adams introducono Ras al Ghul.

Non so se Nizzi abbia deciso di farlo morire per una sorta di gelosia nei confronti degli altri autori, impedendo lor di usarlo dopo che lui se ne fosse andato o se sia stata un'altra delle sconsderate scelte di scenggiatura prese in quel periodo, ma rimane comunque un errore.


Il quarto ed ultimo periodo è quello della decadenza assoluta, storie e caratterizzazioni sempre più imbarazzanti, sceneggiature dilettantesche, scelte narrative ridicole (Vogliamo parlare di Ukasi e del suo grido che uccide, con la pistola nascosta che uccide senza che nessuno si accorga di perdite di sangue e fori di proiettile sulle vittime, per tacere di una mira che in confronto Tex è un imbranato?).
Non c'è molto da salvare di questo periodo, almeno per quanto mi riguarda.
In poco tempo Nizzi riesce a distruggere la propria reputazione ed a dissipare anche ogni debito di riconoscenza nei suoi confronti per i lavori passati, visto che, in assenza di altri autori, da salvatore di Tex negli anni 80 avrebbe potuto benissimo diventarne l'affossatore.

Si, ci sono un bel numero di storie che non si dovevano assolutamente pubblicare. Da qualche parte ho letto che un utente preferiva la lettura di "Athabasca lake" a "Buffalo Soldiers". Beh, ecco, qui sicuramente noi due non la pensiamo allo stesso modo.
Quell'utente, il cui nickname ha le iniziali W Y, temo sia a tutt'oggi guidato dal suo astio verso Mauro Boselli più che da altre considerazioni e me ne dispiace.

Se preferisco non ribattere a certe sue strane affermazioni sul forum dove ora si è rifugiato (ma quanto ci rimarr? vista la sua ben nota intolleranza verso chi esprime idee diverse dalle sue? Me lo chiedo spesso), ancor di più mi asterr? da giudizi qui dove non può difendersi, mi limito a dire che trovo la sua scelta alquanto bizzarra. _ahsisi

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Leggo Tex da quasi trentanni, ho letto tutti i numeri di Tex e credo che finora il miglior autore è stato Nizzi, sue sono le storie che mi hanno fatto innamorare di Tex e che mi hanno emozionato negli anni, non che i nuovi Boselli, Faraci,Ruju siano cattivi, ma Nizzi era un altra cosa.....

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interessante questo topic che scopro proprio ora in concomitanza con la rilettura di tutte le storie di Nizzi che sto facendo nel tempo libero (sempre pochissimo ahimé).

 

Sotto certi aspetti mi trovo d'accordo con l'analisi di Monni e su quanto lui ha scritto e ne ho la prova rileggendo storie come I Fratelli Donegan. E' triste vedere che un autore bravo come Nizzi sia andato incontro a una serie di scivoloni di questo tipo. Molti lettori adorano Nizzi perché forse è stato, anzi è, l'unico ad aver ripetuto certi meccanismi bonelliani (e per questo Monni parla di "manierismo) però è innegabile che, nostalgia e gusti personali a parte, se si osservano certe storie dell'ultimo periodo nizziano sotto un occhio più attento e critico non si può purtroppo prescindere dal fatto che esse siano state impubblicabili. Impubblicabili per quanto riguarda la serie Tex, naturalmente, e su quanto noi siamo abituati.

 

Nizzi secondo me doveva tornare a scrivere Nick Raider verso la fine degli anni novanta invece di abbandonarlo del tutto, o proprorre serie nuove. Anzi, io ho un'idea: per me quello che è "mancato" a Nizzi è il senso dell'epico, quella voglia di osare tipica del Boselli iniziale.

 

Nizzi ha scritto storie bellissime come "Furia Rossa" che ho riletto tante volte. Quell'avventura è un CAPOLAVORO senza sé e senza ma, almeno secondo la mia modestissima opinione, proprio perché non scritta seguendo i rigidi schemi bonelliani in cui lui, per scelta e per pressioni, si era limitato a seguire. Anche "La Ballata di Zeke Colter" ci dimostra come Nizzi sia un autore che avrebbe potuto proporre un Tex suo, più autoriale, in linea con il personaggio, ma che abbia rappresentato un'alternativa alla piattezza di storie anonime con i soliti escamotage narrativi (vedi gli immancabili e odiosi, per me, "origliatori" che non mancano nelle sue storie, quasi che in Tex i personaggi secondari non abbiano di meglio da fare che assistere ai colloqui dietro porte e finestre).

 

In fondo Boselli ha avuto coraggio, ha proposto il suo modo di scrivere il personaggio pur conoscendolo. Forse pecca di eccessivo compiacimento il suo Tex ma meglio questa strada che la piattezza narrativa. In sostanza Nizzi, nell'ultimo periodo di storie che sto rileggendo, mi dà la sensazione di leggere avventure prive di anima, prive di mordente, prive di sorpresa ma scritte solo per terminare un dignitoso compitino. A Nizzi è mancata quella dose di coraggio necessaria a, o abbandonare la serie quando le idee ormai scarseggiavano e soprattutto nel momento migliore come autore, oppure imporre all'editore un modo diverso di scrivere Tex, il suo, e una maggiore libertà dai cosiddetti canoni rischiando anche di scontentare i lettori, in parte come hanno fatto Boselli e Nolitta.

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Anch'io ho scoperto da poco questo topic. La mia opinione è vicina al punto d'incontro tra Carlo Monni e Ymalpas, nel senso che condivisd l'analisi lucida, documentata ed onesta di Carlo su Nizzi e il suo dividerne la vicenda texiana in quattro parti. Concordo sostanzialmente sui suoi giudizi del manierismo nizziano anche se da parte mia io li ho vissuti più come una necessità ed una fortuna che hanno salvato Tex in un periodo ed in un contesto in cui la salute editoriale del ranger avrebbe potuto volgere male in maniera anche irreparabile. Rimproverò alla Casa Editrice di non aver compreso la necessità del ricambio in tempo e di non aver agevolato una transizione dell'autore verso nuove avventure forse a lui più congeniali. Tra l'altro un rinnovamento non avrebbe procurato danni maggiori di quelli che sono stati fatti nel periodo post 500 e forse avrebbe permesso di recuperare l'autore a qualche altra buona storia in seguito (ma non c'è contro prova di questo). Per finire, un giudizio su Nizzi non può che scontare i periodi narrativi ben evidenziati sopra: buono il primo (con un capolavoro assoluto quale Fuga da Anderville), ottimo il secondo, discreto/buono  il terzo e insufficiente l'ultimo. Possiamo farne la media oppure attaccarci al periodo che preferiamo.....

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Nizzi ha scritto storie bellissime come "Furia Rossa" che ho riletto tante volte. Quell'avventura è un CAPOLAVORO senza sé e senza ma, almeno secondo la mia modestissima opinione, proprio perché non scritta seguendo i rigidi schemi bonelliani in cui lui, per scelta e per pressioni, si era limitato a seguire. Anche "La Ballata di Zeke Colter" ci dimostra come Nizzi sia un autore che avrebbe potuto proporre un Tex suo, più autoriale, in linea con il personaggio, ma che abbia rappresentato un'alternativa alla piattezza di storie anonime con i soliti escamotage narrativi (vedi gli immancabili e odiosi, per me, "origliatori" che non mancano nelle sue storie, quasi che in Tex i personaggi secondari non abbiano di meglio da fare che assistere ai colloqui dietro porte e finestre).

 

A Nizzi è mancata quella dose di coraggio necessaria a, o abbandonare la serie quando le idee ormai scarseggiavano e soprattutto nel momento migliore come autore, oppure imporre all'editore un modo diverso di scrivere Tex, il suo, e una maggiore libertà dai cosiddetti canoni rischiando anche di scontentare i lettori, in parte come hanno fatto Boselli e Nolitta.

 

Tra i capolavori, Ulzana, hai dimenticato Fuga da Anderville, che invece è importante citare proprio in questa sede. Tu dici che a Nizzi è mancato il coraggio di ottenere una maggiore libertà dai cosiddetti canoni o schemi rigidi bonelliani, ma io non credo si sia trattato di mancanza di coraggio. Quella di Nizzi era una "poetica", una convinzione, un modo di vedere ed interpretare Tex. Nel libro-intervista di Guarino, Nizzi dice ad un certo punto che la texianità per lui è un buon bagno caldo in cui immergersi ogni mese per ritrovare vecchie e piacevoli sensazioni. Con questo Nizzi ha efficacemente palesato il suo modo di intendere Tex, un modo statico, tranquillo, quella tranquillità e quella staticità condannate, qualche post fa, da Carlo Monni che invece ha sempre preferito situazioni dinamiche come quelle di Ken Parker o de La Storia del West. Ed io sono d'accordo con lui. E con te, da quanto ho capito. Solo che tu parli di una mancanza di coraggio: e invece no, era vera convinzione. L'unica volta che si è discostato da questi suoi criteri rigidi, oltre a Furia Rossa, è stato con Fuga da Anderville, una storia che acuisce in me il rimpianto di non aver potuto vedere Nizzi altre volte infedele a sé stesso. Qui Nizzi è stato splendidamente incoerente, per una volta non è Tex al centro della storia, che anzi subisce gli eventi e non è mai determinante. Assiste alla morte del povero Tom, di Leslie, di John ed infine del vecchio Howard Walcott senza avere mai la possibilità di intervenire. I protagonisti in questa storia sono i Walcott, proprio quei comprimari rubascena così spesso rimproverati a Boselli. Lo stesso Mauro una volta ha affermato che la storia di Nizzi che avrebbe voluto scrivere lui è Fuga da Anderville. A Nizzi non mancavano le doti per scrivere capolavori epici alla Boselli, per intenderci, solo che non ha voluto scriverli. Non ha voluto scriverli, perché li vedeva poco texiani.

 

 

Concordo sostanzialmente sui suoi giudizi del manierismo nizziano anche se da parte mia io li ho vissuti più come una necessità ed una fortuna che hanno salvato Tex in un periodo ed in un contesto in cui la salute editoriale del ranger avrebbe potuto volgere male in maniera anche irreparabile. 

 

Ha scritto quindi un Tex "di maniera" ed io di questo me ne dolgo e tanto. Se avesse voluto scrivere un'altra Fuga da Anderville, ci sarebbe riuscito, e ci avrebbe deliziati ancora. Ma, come ben scrive Ted, forse quel manierismo è stato anche una necessità e una fortuna che hanno salvato Tex in un periodo ed in un contesto in cui la salute editoriale del ranger avrebbe potuto volgere male in maniera anche irreparabile.  ecco, questo a mio parere è un punto cruciale. Nizzi s'è preso sulle spalle Tex in un periodo in cui la massima preoccupazione era di non far avvertire al pubblico il cambio di timone. Addirittura la firma gli fu negata. Boselli invece ha potuto scrivere le sue storie sempre sapendo che la sua innovazione (che è indubbia, checché ne dica lo stesso Borden) sarebbe stata compensata dalla scrittura tradizionale di Nizzi, con il quale per anni si è alternato. Nizzi questa tranquillità non ce l'ha mai avuta. E non è escluso che ciò in qualche modo lo abbia condizionato portandolo a scrivere in un certo modo e facendolo convincere poi che quello e solo quello era il modo di scrivere Tex. Un modo superlativo, intendiamoci, ma non epico, non "caldo", ed anzi talmente "distaccato" da rendere cieco l'autore di Fiumalbo anche di fronte a storie capolavoro come Gli Invincibili, che lui, molto poco carinamente nei confronti del collega Boselli, definì "pericolosa". Pericolosa perché Tex era messo in un angolo ed il protagonista era il ribelle irlandese! Ma l'avessi fatto tu, Claudio! L'unica volta che hai messo Tex in un angolo lasciando la scena a Joh Walcott, hai partorito il tuo più grande capolavoro! 

 

 

Per finire, un giudizio su Nizzi non può che scontare i periodi narrativi ben evidenziati sopra: buono il primo (con un capolavoro assoluto quale Fuga da Anderville), ottimo il secondo, discreto/buono  il terzo e insufficiente l'ultimo. Possiamo farne la media oppure attaccarci al periodo che preferiamo.....

 

Io comunque mi attacco al periodo che preferisco. Non faccio finta che gli altri non ci siano, e che mi sia dovuto sorbire I Fratelli Donegan! Dico solo che preferisco ricordarlo per i suoi capolavori. Mai epici, purtroppo, perché il senso dell'epico per l'appunto non c'era. Ma perfetti dal punto di vista del linguaggio, della texianità, e - vivaddio - del divertimento! che poi è quello che chiediamo alla fine. Se Gli Invincibili mi commuove, è vero pure che La Congiura mi avvinghia in una lettura mozzafiato. Se Cercatori di Piste mi porta a solidarizzare con i personaggi, è vero pure che L'Uomo con la frusta mi affascina per la sua architettura. Se voglio leggere un grande western, mi leggo La Grande Rapina. Se voglio un epico Carson, leggo Il Passato di Carson, se voglio un Carson invece irresistibile per simpatia, leggo La Leggenda della Vecchia Missione.

 

Questo per dire che Nizzi lo adoro. Ma che, almeno ogni tanto, avrebbe potuto concedersi il lusso di scrivere altre Fuga da Anderville. Ne avremmo guadagnato noi e lui!

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L'unica volta che si è discostato da questi suoi criteri rigidi, oltre a Furia Rossa, è stato con Fuga da Anderville, una storia che acuisce in me il rimpianto di non aver potuto vedere Nizzi altre volte infedele a sé stesso. Qui Nizzi è stato splendidamente incoerente, per una volta non è Tex al centro della storia, che anzi subisce gli eventi e non è mai determinante. Assiste alla morte del povero Tom, di Leslie, di John ed infine del vecchio Howard Walcott senza avere mai la possibilità di intervenire.

Non vorrei fare il malevolo, ma, attenendoci solo a questo piccolo dato (Tex che subisce gli eventi), in fondo negli ultimi vent'anni Nizzi raramente ha fatto fare a Tex qualcosa di diverso.

Di fronte al suo periodo buio (vale a dire, dal 1994 in avanti), la giustificazione del Tex canonico, statico e rassicurante non regge. Dico così soprattutto per rendere giustizia al Tex canonico, statico e rassicurante che Nizzi scrisse con eccellenti risultati nel suo periodo migliore. Il Nizzi in disarmo è palesemente un autore ormai svogliato, che sottobanco si fa scrivere i soggetti da un altro (questo si commenta da sé...) e scrive i dialoghi col pilota automatico inserito, caratterizzando i personaggi ad mentulam e facendo accadere tutto nel modo più piatto e insignificante possibile. Ci sono state eccezioni, ma l'andazzo grosso modo è stato quello.

 

Il Tex nizziano da alcuni definito di maniera è proprio il Tex buono. I comportamenti del Tex nizziano post-400 non hanno nulla di manierista proprio perché sono completamente fuori canone. Semplice disamoramento oppure suggerimento di Sergio Bonelli che desiderava un Tex più umano, come talvolta ventilato? Non ne so abbastanza per rispondere. So solo che ieri sera ho letto il texone di Wilson, "L'ultimo ribelle", e ci ho visto parecchio di Nolitta...

 

Per concludere: Nizzi fu un autore manierista? Sì. Per scelta sua? Credo di no, ma poco mi interessa, dato che nella fase manierista trovo il meglio della sua produzione. E, certo, tutti ricordiamo con piacere "Fiamme di guerra" (o "Territorio nemico" o "Fuga da Anderville" che dir si voglia); ma se la sua produzione fosse stata un continuo "Fiamme di guerra", io ci avrei visto ben poco di esaltante. Ciò che mi fa ricordare con affetto Nizzi sono storie come "La congiura" e compagnia. Un autentico "bagno caldo in cui immergersi ogni mese per ritrovare vecchie e piacevoli sensazioni"; e quanto piacevoli e divertenti sono quelle sensazioni...

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per @Leo: naturalmente "Fuga da Anderville" anche se non l'ho citata la considero un capolavoro mentre quella del passato di Tiger Jack ci sono particolarmente legato per motivi personali e per questo rivendicavo la bravura di Nizzi nello scrivere storie drammatiche, passionali e bellissime. E sono d'accordo quando dici che se vuoi leggere un Carson epico ti leggi la sua storia del passato scritta da Mauro, così come se vuoi un Carson più ironico e dissacrante allora ti fiondi sugli albi citati da te, ma anche gli altri del "primo" Nizzi.

 

Il punto, però, è che scrivere buone storie non significa sostanzialmente eseguire un compitino (almeno io la penso così) ma un autore deve metterci del suo, un'impronta personale che le renda godibli. Nolitta c'è riuscito e non aveva l'incombenza di una serialità da rispettare. Lui scriveva le avventure nei ritagli di tempo, sceneggiava Tex per aiutare il papà o per gusto personale. Nizzi no. Nizzi doveva scrivere dieci sceneggiature contemporaneamente. Anche Boselli lo fa, attualmente, però credo che stia attraversando un ottimo periodo qualitativo nonostante le pressioni (e ricordiamoci che adesso è il curatore, compito che porta via anche del tempo prezioso) attuali. Di Boselli io ho ammirato "Gli eroi del Texas" e le saghe degli irlandesi, compreso il passato di Carson, le reputo belle storie ma non grido al miracolo. Paradossalmente io adoro il Borden zagoriano, e l'ho ammesso anche in altri forum, e quello su Dampyr, mentre con Tex sono più critico nei suoi riguardi. La stima per lui è immensa, naturalmente, però a differenza di tanti lettori io preferisco le storie di Boselli con Letteri: puro esempio di grande texanietà con avventure in stile GLB. Naturalmente rivendico il fatto che Boselli abbia esordito con una storia come "Il passato di Carson" inserendo addirittura due donne e con albi come "Gli invincibili" con una grandiosa sparatoria finale in stile Peckinpah! E fece bene!

 

Nizzi ha scritto ottime storie e se la sua voglia di "manierismo" l'ha portato a scrivere avventure come "La Congiura" (che adoro) non significa che dopo abbia scritto albi esaltanti. La sua scelta imperterrita è stata la sua "fine" un termini qualitativi perché una storia non la si salva inserendo siparietti tra i due pards e dialoghi alla GLB. Purtroppo nella fascia di storie tra il 500-600 ci troviamo di fronte a pochi casi in cui uno posi l'albo dicendo: "uau che storia".

 

Io ho cominciato la rilettura di tutte le storie scritte da Nizzi molto tempo fa, da "Valanga d'acqua" con l'intenzione di ripercorrere tutta la sua esperienza su Tex sino ai "Volontari di Hermann" compresi i fuori serie. Ora sono giunto ai "Fratelli Donegan" e purtroppo noto una differenza abissale tra quelle bellissime storie del post trecento con albi come questo. E' un dato oggettivo. Eppure è sempre il Nizzi che uno conosce, quello che ama mettere Tex al centro dell'azione, che sa imbastire con dialoghi bonelliani una trama, che rende Carson e Tex due ottimi compagni di viaggio, eppure... eppure manca qualcosa. Cos'è successo? Beh manca quella voglia di meravigliarsi, oppure più semplicemente di appassionarsi a una storia bella. Anche GLB scriveva storie basate su canovacci ripetuti però aveva dalla sua una forte tendenza a rendere ogni albo diverso, e poteva contare, anche nelle storie meno riuscite dell'ultimo periodo quando il Grande Vecchio stava per ritirarsi, a farti comunque leggere Tex così come lo abbiamo amato. (E lo dice uno che apprezza "Il medaglione Spagnolo", storia massacrata nel forum ma che reputo molto bella anche se debolecome idea e struttura, ma leggetevi i dialoghi, leggetevi il modo in cui Tex dà dignità agli Apache e alla loro lotta: ecco, questo è Giovanni Luigi Bonelli! Che autore!).

 

Nizzi ha il merito di aver salvato il personaggio dalla chiusura, di aver scritto decine e decine di grandi storie, di aver proseguito quell'insegnamento impartito da GLB e di essersi asservito al personaggio e non il contrario, ma poi ha avuto un periodo di declino. Questo è un fatto che va al di là dei gusti personali. E mi dispiace scriverlo perché ritengo "I Predoni del Deserto", texone spesso bistrattato, una bella storia anche se uscita nel cosiddetto "periodo buio" individuato da Monni e da molti altri. Perché questa storia nella sua rilettura mi ha convinto? Perché Nizzi tenta di presentarci personaggi umani, deboli, ricchi di sfaccettature, un po' come fa fino all'ennesima potenza, alle volte eccedendo (ma secondo me non è un difetto, anzi) Boselli. In questa storia disegnata da Brindisi anche se si sa come terminerà tutto, ti appassioni, ti avvicini alla trama e passi un paio d'ore di piacevole lettura. Quello che si chiede a un albo popolare come Tex.

 

Dunque come dice Ted non abbiamo una controprova sul fatto che un rinnovamento nel modo di scrivere di Nizzi, cioè  ampliare gli orizzonti lo avrebbe in qualche modo salvato da questo suo declino autoriale. Questo rinnovamento non c'è stato. Però attenzione non bisogna confondere questo con un tentativo di cambiare gli stilemi del personaggio, ovvero la sua caratterizazzione così come l'ha voluta il creatore originale; quando parlo di un cambiamento intendo rinnovarsi, quindi allargare i propri schemi, permettere altre soluzioni narrative che la solita minestra riscaldata (che è buona ma alla lunga stanca). Insomma fare come ha fatto Boselli che ha dato spazio anche ai comprimari, certo.

 

Infine manca l'arroganza in Tex che non hanno avuto né il grande Nolitta, né Nizzi e neppure il buon Mauro. Quella "bella arroganza" che aveva il Tex di Bonelli Padre s'è perduta per sempre. Ma questo è un altro discorso che esula dal topic. Onore a Nizzi, dunque, ma con qualche riserva. E lo dico con profonda amarezza perché di questo autore ho una stima illimitata.

Modificato da Ulzana

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