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[328/330] Gli Spiriti Del Deserto

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Soggetto e sceneggiatura : Claudio Nizzi
Disegni: Claudio Villa
Periodicità mensile: Febbraio 1988 è Aprile 1988
Inizia nel numero 328 a pag. 49 e finisce nel numero 330 a pag. 88




El Morisco chiede a Tex e a Carson di rintracciare l'archeologo Doberado, scomparso nella Baja California mentre era sulle tracce della leggendaria Nave nel Deserto. Giunti a Riito per incontrarsi con il dottor Quintana, un amico di El Morisco che doveva guidarli, i pards lo trovano già sepolto, ucciso dalla "morte silenziosa" che colpisce chiunque indaghi sulla nave perduta! Il lugubre Yakal colpisce con dardi avvelenati chiunque si interessi al vascello perduto e quando i pards lo agguantano preferisce suicidarsi. La sua tribù, schiava dell'oppio, protegge la Nave nel Deserto, la cui stiva cela l'imbocco per una vallata segreta, dove una comunità cinese coltiva i papaveri oppiacei. Il bieco archeologo Juan Velarde vi era capitato mentre cercava la nave fantasma ed è divenuto il capo degli orientali, impiantando un lucroso traffico di droga, e adesso il professor Doberado è suo prigioniero! Intanto, sconfitti i Pima, Tex e Carson arrivano alla Laguna Salada. Nel canyon della nave perduta, i pards si difendono dai dardi avvelenati dei Pima e dalla dinamite del losco Velarde, che muore per mano di uno dei suoi indios. I rangers e il professor Doberado affrontano i cinesi della valle segreta e le ruggenti acque di un fiume sotterraneo!



© Sergio Bonelli Editore

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Ohib?, per me questa rimane la storia delle frecce avvelenate (avevo 7 anni e mezzo e ancora non conoscevo l'episodio EL MORISCO). Grandiosa, sia per via della trama che in certi punti sfiora il delirio (le caverne sotterranee, degne di di una xilografia di Dor?, che non finiscono mai), sia perchè Villa, incerto nelle prime tavole, alla fine della storia acquista fiducia nei propri mezzi. Assolutamente magistrale. La fine di Velarde fa rimpiangere il Nizzi che fu.

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Nelle sabbie del deserto che si estende tra la riva del Colorado e la Sierra de Juarez, nella parte settentrionale della penisola messicana di Baja California, due uomini avanzano nel calore rovente…Il professor Doberado, archeologo e vecchio topo di biblioteca, e il suo assistente Luis sono alla ricerca della leggendaria nave perduta nel deserto.

Dopo una settimana di infruttuose ricerche in un territorio ostile ed inospitale sono giunti vicini alla meta: si trovano sulle rive della Laguna Salada! Secondo le voci raccolte, infatti, è proprio in prossimità di questa laguna che i due uomini dovrebbero trovare la mitica nave. Una linea bianca lungo il fianco della montagna avvalora la tesi, si tratta infatti di un’incrostazione salina che sta a indicare che un tempo quelle rocce erano bagnate dalla schiuma del mare, le acque poi si ritirarono e rimase il deserto.

Circa mezz’ora dopo, quando le ombre della notte già iniziano a calare, Doberado e Luis sono sul fondo di uno stretto canyon, che un tempo costituiva un’insenatura nella montagna. Poco dopo, davanti ai loro occhi, parzialmente corrosa dal tempo e dalle intemperie, emerge la prua di un antico vascello, la cui poppa è rimasta sommersa sotto una frana di massi.

L’opprimente silenzio del canyon viene intanto interrotto dai lugubri rintocchi di una campana…

Dimentico di ogni stanchezza, l’archeologo si arrampica freneticamente tra le rocce cadute intorno alla prua della nave e raggiunto il ponte, dopo essersi guardato intorno estasiato, si dirige verso il boccaporto, per raggiungere il quadrato alla ricerca del giornale di bordo. I due uomini scompaiono così nel ventre dell’antico veliero…

Pochi istanti dopo, un grido raccapricciante, l’eco di un urlo disumano che lentamente si spegne tra le strette pareti del canyon…

Sulla leggendaria nave perduta nel deserto cala un nuovo e più pesante silenzio.

Questa storia di Nizzi nasce da una vecchia leggenda, quella della nave perduta nel deserto del Mojave, che aveva interessato dieci anni prima lo stesso Gianluigi Bonelli che non ne scrisse mai la sceneggiatura.

Il mare di Saltan giace in una profonda depressione nella crosta terrestre, 227 piedi sotto il livello del mare. Fossili marini lì ritrovati indicano che una volta il deserto era indubbiamente ricoperto dalle acque, che dovevano essere una continuazione del mare di Cortez, nel golfo della California, acque che a nord si estendevano, attraverso la Imperial Valley, fino a Palm Springs.

Il fiume Colorado, che centinaia di anni fa era assai diverso da come appare oggi, scavando il Grand Canyon trasportò a valle tonnellate di sedimenti e detriti, che si depositarono alla bocca del fiume formando un delta enorme. Col tempo l’accumularsi di materiale portò alla creazione in un vero e proprio sbarramento che separò di fatto definitivamente la Imperial Valley dal mare di Cortez, ciò che comportò l’inevitabile prosciugarsi delle acque e la formazione di un immenso deserto.

Prima che la strada verso il mare aperto si chiudesse del tutto, le navi potevano veleggiare verso il nord anche oltre il punto dove è situata oggi la Laguna Salada. Nel corso dei secoli numerosi viaggiatori hanno contribuito a creare il mito delle navi sepolte sotto le sabbie del deserto.

Possiamo chiederci quante possibilità ci siano di trovare una galeone spagnolo nel deserto del Mojave.

Anche se un Charley Clusker, in una storia apparsa nel novembre del 1870 sul “Los Angeles Star”, dice di aver ricevuto precise indicazioni da parte di alcuni nativi del luogo, sulla presenza, nella regione di Dos Palmas, della mitica nave perduta nel deserto, gli esperti tendono tuttavia a negare questa possibilità. Troppo difficoltosa la navigazione in quelle acque, tale da sconsigliarla anche ai più audaci e sprezzanti del pericolo.

Pilares, sei mesi dopo. Tex e Carson hanno raccolto l’invito del loro amico El Morisco.

Il vecchio compagno di tante avventure è preoccupato dall’inspiegabile scomparsa del collega Manuel Doberado che anni prima gli aveva aperto le porte dell’università di Città del Messico. El Morisco inizia il suo breve racconto e il buon Eusebio ha tirato fuori le bottiglie delle grandi occasioni, quelle del Sangre de Toro.

Pare che oltre due secoli prima, un mercantile proveniente dalla Cina, che aveva fatto scalo nel porto messicano di Mazatlan avesse deciso di riguadagnare il Pacifico tentando di attraversare i mitici stretti di Anian. A quei tempi era credenza diffusa, dice El Morisco davanti allo stupore crescente di Tex e Carson, che in corrispondenza dell’attuale mare di Saltan e della Laguna Salada esistesse un braccio di mare che collegava il golfo della California all’oceano Pacifico. Della nave non se ne seppe più nulla, ma gli indios della zona, di padre in figlio hanno continuato ad alimentare la leggenda, tramandandosi la leggenda del “grande uccello dalle ali bianche che galleggiava sulle acque e che era rimasto prigioniero nel fondo di un canyon”. Manuel Doberado, trovate le prove che effettivamente una nave olandese nel 1677 aveva tentato la traversata dello stretto, attratto da quella che sarebbe una clamorosa scoperta scientifica, si era messo alla ricerca della nave olandese.

Il dottor Quintana, un allievo di Doberado, che è a conoscenza dell’itinerario seguito da quest’ultimo e che è disposto ad accompagnare Tex e Carson alla ricerca del professore, li sta aspettando a Riito.

La prima tappa del viaggio è quindi il piccolo villaggio in territorio messicano, nella California orientale, l’anticamera del deserto. Tra le miserabili case che lo compongono e gli sguardi sfuggenti pieni di odio degli sparuti abitanti, i due pards raggiungono la “cantina”, dove l’ostilità latente verso i rangers, non tarda a manifestarsi in tutta la sua violenza:

- L’oste non vi ha serviti perché gli ho ordinato io di non farlo! 
- Senti, senti… e tu chi saresti per dare ordini ? Forse il padrone di questa metropoli ? 
- Si, sono il capo del villaggio e la gente mi ubbidisce! 
- Bueno. E per quale motivo non vuoi che io e il mio amico non ci bagniamo il becco ? 
- Il motivo è molto semplice… in questo paese non vogliamo gringos! 
- Vi siamo antipatici ? 
- Non vi vogliamo e basta.

La spiegazione non è convincente, Tex decide dunque di impartire una lezione più chiara, illustrandola con dei persuasivi sganassoni, che per una volta non si dimostrano però molto efficaci col malcapitato hombre. L’aiuto decisivo viene da Deke, un americano che vive da anni a Riito, che indirizza i due “tizzoni” verso la missione di padre Joaquin, l’unico in grado di metterli sulle tracce del dottor Quintana.

Un uomo che, come Doberado, sembra essere scomparso nel nulla.

I due pards lasciano la posada e dopo una decina di minuti raggiungono la missione.

Dopo aver spiegato al frate lo scopo del loro viaggio, padre Joaquin li conduce nel piccolo cimitero davanti a un cumulo di terra fresca, sotto il quale da due giorni riposa la salma dell’uomo che cercano. Il suo cadavere era stato trovato in un vicolo sopra un mucchio di immondizie, anche lui vittima della “morte silenziosa”…

Una morte enigmatica: il corpo del dottor Quintana non presentava tracce evidenti di ferite, se si esclude un minuscolo forellino nel collo non più grande della puntura di un insetto. La morte, avvenuta per avvelenamento, è la stessa che ha colpito tutti quelli che si sono mostrati interessati a fare luce sul mistero della nave perduta nel deserto. Padre Joaquin informa i due rangers di una spedizione archeologica che sei anni prima partì alla ricerca della nave, guidata dal professor Velarde, che scomparve nel nulla… fu proprio in quel periodo che incominciarono i guai… vennero diffusi tra la gente ammonimenti a non avventurarsi nel deserto e tra coloro che trasgredirono vi furono numerose vittime della “morte silenziosa”, tanto che col passare del tempo una cappa di paura finì per calare sul paese di Riito.

Augustin, un vecchio cercatore d’oro, l’ultimo ad essersi avventurato ( con un amico ) nel deserto, è ritornato solo… sconvolto nel fisico e nella mente. Mentre calano le ombre della notte, Tex e Carson, preceduti dal frate lasciano la missione per recarsi verso un angusta baracca per scambiare quattro parole con il vecchio messicano:

- Forse padre Joaquin vi avrà già detto che in vita mia non ho mai avuto paura di niente, e anche quando in paese circolavano già da tempo voci secondo cui non bisognava inoltrarsi nel deserto, io non vi prestai il minimo ascolto e in compagnia del mio amico Camino, che era una pellaccia come me, circa un anno fa ci mettemmo in cammino verso la sierra de Juarez, che si trova all’altra estremità del deserto e che ha fama di nascondere buoni filoni d’oro e d’argento. Per evitare che la gente del villaggio tentasse di impedirci di partire, non avevamo parlato a nessuno del nostro progetto e ce ne eravamo andati di notte… Per i primi giorni di viaggio non accadde niente di strano, ma una sera dopo aver raggiunto le rive della Laguna Salada e ci apprestavamo a trascorrervi la notte, sentimmo nel buio i rintocchi di una campana. Quel lugubre suono di campana ebbe il potere di farmi inondare la schiena di un sudore freddo come il ghiaccio e se fosse dipeso da me posso giurarvi che non mi sarei allontanato di un passo dal rassicurante chiarore del fuoco… ma il mio compagno, che in fatto di fegato mi dava certamente dei punti, decise di andare a vedere da dove provenissero quei rintocchi, tentai in tutti i modi di trattenerlo, ma non vi riuscii…e di accompagnarlo non ne ebbi il coraggio, que Dios haya piedad de mi alma! Così restai accanto al fuoco e guardai il mio amico che si allontanava nella direzione da cui avevamo sentito provenire i rintocchi, tenendo alta la lanterna per illuminarsi il cammino, lo segui con lo sgardo fino a quando disparve dietro le rocce… e quella fu l’ultima volta che lo vidi vivo! Non erano passati più di cinque minuti da quando era scomparso allorché da dietro le rocce giunse un grido agghiacciante, avrei voluto correre in suo aiuto… andare a vedere cos’era successo… ma le mie gambe, divenute molli come cera, si rifiutavano di ubbidire! Dopo quel grido un grande silenzio calò attorno a me. Un silenzio profondo e minaccioso… un silenzio di morte! Passai una notte terribile, senza chidere occhio, col cuore stretto in una morsa, tremando di terrore in tutto il corpo… ma con lo spuntare dell’alba e il dileguarsi delle minacciose ombre notturne, mi tornò un po’ di coraggio, almeno quel tanto da permettermi di dirigere i miei passi nella direzione presa dal mio amico la sera prima, per sapere cosa mai fosse successo di lui… Lo trovai, era seduto a un centinaio di metri dal bivacco, sulla riva della laguna, e se ne stava immobile a osservare l’acqua, dandomi le spalle. Confortato da quella vista chiamai, non mi rispose. Allora mi precipitai di corsa verso di lui continuando a gridare il suo nome, senza che però egli si riscuotesse dalla sua immobilità e quando lo ebbi raggiunto e mi fui posto davanti a lui affinché desse finalmente qualche segno di riconoscermi… Madre de Dios! Per poco non fui stroncato da un colpo! Era uno scheletro, capite?! … il mio amico camino era uno scheletro che mi sorrideva attraverso le vuote occhiaie e con i denti corrosi da una morteche sembrava consumarlo da cento anni. Vedete questi capelli? … fino ad un istante prima erano neri come la notte, ma in quell’attimo per lo spavento mi diventarono bianchi dal primo all’ultimo!

Yakal, uno degli indiani Pima che custodiscono gelosamente il segreto della nave perduta nel deserto, uccide con la sua cerbottana lo sfortunato Augustin per impedirgli di parlare, ma troppo tardi, ormai Tex e Carson hanno intuito che la verità che in qualche modo si cerca di tenere nascosta.

Il rumore dei tamburi rompe il silenzio della notte e si diffonde nell’aria, correndo sopra l’antico edificio della missione e il villaggio abbandonato, attraverso miglia e miglia di deserto, ritrasmesso da altri indiani, fino a raggiungere l’ultimo di essi, Yazuma, piazzato sulla parete più alta del canyon nel fondo del quale giace il relitto dell’antico vascello… Yakal chiede istruzioni!

Yazuma, svelto come un gatto balza di roccia in roccia fino a giungere sul fondo del canyon. Giunto quindi nella stiva della nave, solleva la ribalta di una botola che si apre nel pavimento e un istante dopo si cala con grande agilità lungo una scala di corda che scende verticalmente dal soffitto in una grande caverna nel fondo della quale scorre un fiume sotterraneo. Raggiunto il pontile, l’indiano corre lungo l’argine risalendo il fiume fino a quando giunge allo sbocco della buia galleria. Davanti a lui si apre una larga valle circolare, molto simile al cratere di un vulcano spento, racchiusa entro un anello roccioso dalle pareti a picco e al centro della quale, tra campi ordinatamente coltivati, sorge un villaggio cinese dominato dall’oscura mole di una pagoda. Senza esitare Yazuma supera un ponticello e si dirige verso il villaggio, rivolgendo i suoi passi verso l’unica capanna che ha una finestra illuminata, la capanna del Signore della Sacra Nave.

All’interno due uomini conversano tranquillamente: sono Juan Velarde e il professor Doberado.

Juan Velarde ( non sfugge la sua rassomiglianza con l’attore Vincent Price ), creduto morto da anni, è il padrone di una valle che nasconde un incommensurabile ricchezza, uno scienziato che ha tradito la scienza, ma che ha salvato dalla morte silenziosa l’amico Doberado, dopo che Yazuma ( che aveva cercato di intimidirlo inutilmente con i rintocchi della campana ) l’aveva colpito, con l’assistente Luis, con dei dardi avvelenati all’interno della stiva. Il veleno è uno di quelli che non perdonano e solo la pronta somministrazione dell’antidoto ha permesso la sopravvivenza di Doberado, affinché egli possa assistere al trionfo dell’antico collega, pervaso da una follia maniacale di grandeur che comunque pagherà a caro prezzo alla fine della storia.

Velarde, dopo aver ordinato a Yazuma l’eliminazione dei due rangers, racconta la sua storia fantastica, una di quelle che tutti gli archeologi sognano di vivere, ma che capita a ben pochi. Doberado ascolta in silenzio un amico e un collega che non riconosce più!

- Fosti tu a parlarmi della leggenda della nave perduta nel deserto, ricordi ? Ah! Ah! Solo che a te interessava solo l’aspetto storico e archeologico della faccenda, mentre io ero attratto dal tesoro che si diceva esistesse a bordo: le famose perle! In seguito gli impegni dell’università ti costrinsero a rimandare il tuo progetto di approfondire le ricerche sulla nave, mentre io accontentandomi di ciò che sapevo, mi misi subito in caccia. Giunto a Riito, ingaggiai un nutrito stuolo di portatori e mi avventurai nel deserto… Trovai la nave! Ma quando vi penetrai alla ricerca delle perle, fui catturato insieme a tutti gli uomini del mio seguito, dalla gente che abita in questa valle. Cinesi! Puoi ben dirlo che rimasi strabiliato! Cinesi che abitavano in una valle sconosciuta a tutti e nella quale pur trovandosi al centro di un grande deserto, venivano coltivati campi di riso e crescevano alberi da frutta! Tutti i miei compagni vennero giustiziati. Io solo fui risparmiato e per puro caso: perché con del chinino che avevo con me, salvai la vita al figlio della comunità cinese, e non solo fui risparmiato, ma da quel momento, un po’alla volta, diventai per loro una persona importante, quasi sacra.

Due secoli prima, il vascello sul quale gli antenati dei cinesi erano imbarcati come marinai, aveva risalito il golfo di California e aveva imboccato la foce del Colorado decisa a raggiungere il Pacifico attraverso i famosi stretti di Anian… ma gli stretti non c’erano e la nave cercando di passare da una laguna all’altra, restò incagliata nei bassi fondali di un canale che nel corso dei secoli si è trasformato in un canyon in cui il vascello si trova tutt’oggi imprigionato. Per l’equipaggio della nave seguirono giorni duri, la scorta d’acqua dolce finì e gli olandesi, seguiti dalla maggior parte dei marinai decisero di attraversare il deserto, ma si persero trovandovi la morte. E con loro, sotto la sabbia del deserto, svanirono anche le preziose perle. Sulla nave, gli unici superstiti dell’intero equipaggio furono due cinesi e due giovane donne della stessa razza che il capitano olandese si era portato dietro, due coppie dalle quali ebbe origine la discendenza che ha portato alla numerosa colonia che popola la valle misteriosa. I quattro cinesi erano ormai giunti allo stremo quando un giorno, una forte scossa di terremoto fece franare le pareti del canyon, sommergendo in parte la nave. Cessata la scossa i cinesi si accorsero che nella stiva della nave si era aperta una spaccatura e che dal basso, giungeva un rumore d’acqua corrente: acqua dolce! Nei giorni seguenti scoprirono dunque l’esistenza della caverna e quindi della valle, nella quale cresceva una ricca vegetazione spontanea, un’autentica oasi nel deserto!

Se per Velarde le perle erano perdute per sempre, egli si rese conto che i cinesi possedevano qualcosa di più prezioso ancora e cioè un campo di purissimo oppio, di cui essi facevano un moderato uso domestico. Fu allora che per arricchirsi egli li convinse a coltivare a papaveri l’intera valle, l’oppio ricavato era quindi rivenduto a Mexicali e da qui in tutti i mercati della California, dagli indiani Pima che nel frattempo Velarde aveva soggiogato con lo stesso oppio ( di cui essi erano diventati fanatici consumatori ), i Pima suoi fedeli servitori e gelosissimi guardiani della valle… dispensatori della morte silenziosa, come tanti anni prima lo erano stati gli yaquis seguaci di Mefisto nella bellissima avventura intitolata La gola della morte ( n° 39 e 40 ).

Il rullare dei tamburi porta il messaggio di risposta a Yakal… il Signore della Sacra Nave comanda… che i due grigos vengano uccisi… L’inquietante indio avanza nella notte, scavalca il muro di recinzione della missione e penetra all’interno, ma padre Joaquin, risvegliato dal rumore della porta che si aperta cigolando, è in piedi ad aspettarlo… Un sibilo nel buio e il povero padre si accascia al suolo, colpito a morte da uno dei dardi avvelenati dell’indio, ma il suo grido ha messo sul chi vive i due rangers, che impugnate le loro colt si precipitano all’esterno della loro stanza. Tex schiva, grazie al provvidenziale avvertimento di Carson, il dardo che Yakal gli ha lanciato, la sua fuga è inutile, una pallottola gli manda in frantumi la cerbottana, l’altra gli rimane conficcata nella gamba. È subito tempo di interrogare il sicario, i due rangers sono avidi di notizie, ma Yakal non parlerà, Yakal non teme la morte, egli è un duro, tanto che qualche istante dopo si accascia egli stesso al suolo con un sordo gemito, dopo essersi punto un dito con una delle sue spine avvelenate. Harakiri.

Sepolto lo sfortunato frate nel cimitero della missione e avvolta in uno straccio, con mille cautele, la cannuccia rotta e l’astuccio dei dardi, i due pards si mettono in viaggio verso il pueblo di Olivas, per scambiare qualche parola con il grande capo papago To-Ka-Nah, in modo da saperne di più sui misteriosi indiani pima, che spargono il terrore nella regione con le loro macabre messinscene. Il vecchio indiano li mette in guardia: nessuno può avvicinarsi impunemente alla grande Laguna Salada, ma uno dei giovani papago, Pagua, a cui i pima hanno ucciso due fratelli, che non teme la morte silenziosa, decide coraggiosamente di avventurarsi nel deserto con loro, in cerca della sua personale vendetta.

La loro manovra di avvicinamento non passa però inosservata e una quarantina di guerrieri si preparano a riservare loro un’accoglienza degna dei peggiori nemici. Nei pressi di una gola nasce così un violento scontro, ma le frecce nulla possono contro i winchester manovrati da artisti del calibro di Tex e Carson. Pagua dà una prova di eroico coraggio, ma viene trafitto dalle numerose frecce scoccate contro il suo corpo, ma è come se egli cercasse la morte dopo aver vendicato i suoi cari, uccisi tempo prima. L’attentato può dirsi fallito, ed è così che dopo il tramonto, quando le prime ombre già si addensano sul deserto, Tex e Carson giungono in vista della Laguna Salada…

- Per Giove!... più che una laguna sembra un mare! 
- Un tempo infatti lo era…

Sulle sponde della laguna la notte scivola rapidamente verso le sue ore più fonde e mentre i due pards vegliano a turno, tenendo alimentato il piccolo fuoco del bivacco, ombre nere e silenziose avanzano strisciando verso di loro. Al silenzioso segnale di Yazuma i suoi compagni si fermano, ormai attorno al campo si è formato un semicerchio di otto indiani, così serrato che se i rangers volessero allontanarsi dal fuoco non potrebbero farlo senza cadere a tiro dell’uno o dell’altro.

Mezz’ora dopo Pagas fa udire la voce della campana… se vuoi il mio parere, stanno suonando quella dannata campana nella speranza di farci allontanare dal fuoco per poterci tendere un agguato nel buio, esattamente come successe un anno fa al vecchio Augustin, dopo essersi allontanato dal bivacco, quel disgraziato fini certamente tra le grinfie dei Pima, i quali dapprima lo scannarono, poi lo spogliarono quindi nascosero il suo cadavere e con i suoi stracci rivestirono uno dei loro scheletri tenuti insieme con il filo di ferro, servendosene poi la mattina dopo per preparare la messinscena che doveva far venire i capelli bianchi all’altro poveraccio, naturalmente con lo scopo di farlo allontanare di corsa da questi paraggi, come appunto avvenne.

Niente affatto entusiasta di dover proseguire il suo turno di guardia, Carson resta immobile come una statua, quasi trattenendo il respiro per essere certo di non lasciarsi sfuggire il benché minimo rumore e l’assoluta immobilità dell’anziano ranger trae in inganno Yazuma, il quale passata un’altra mezz’ora e vedendo che Carson non si muove, ne conclude che anche lui si è assopito. L'indio ne approfitta per fare un cenno ai compagni e stringere ulteriormente il cerchio intorno ai due pards. Se Carson non si è accorto della loro manovra, non così è per i cavalli il cui nitrito echeggia nell’aria. Pochi istanti dopo una spina avvelenata sibila nell’aria e l’animale colpito, scalcia emettendo un disperato rantolo, per crollare a terra subito dopo, fulminato dal micidiale veleno. Identica sorte tocca un attimo dopo al secondo cavallo, i due rangers intanto si sono messi al riparo, Tex raccoglie e scaglia tra le rocce circostanti dei tizzoni accesi, che ricadono qualche secondo dopo in prossimità dei pima, rendendoli visibili per un istante, mentre Carson, messo mano al clarinetto, ne approfitta rapido come un fulmine. Il giochetto si ripete e in poco tempo gli indiani, rimasti in cinque, decidono di sopraffarli attaccando tutti assieme… nessuno si salva, ad eccezione di Pagas, che da lontano ha osservato la scena ed è corso ad avvertire Juan Velarde. Con i quattro guerrieri che gli sono rimasti, dopo aver riflettuto lungamente, l’uomo decide di preparare una nuova trappola, ma all’alba. I due rangers nel frattempo rimangono a lungo sul chi vive fino a quando si persuadono che nessun altro pericolo immediato li minaccia.

Non vedendo più nessuno sulla loro strada i due gringos si avvicineranno alla nave convinti di avere ormai debellato ogni difesa, mentre i pima saranno invece sulla nave ad attenderli e Velarde con loro. Manuel Doberado avverte l’amico Velarde: i due non possono che essere Tex e Carson, due rangers le cui imprese sono ben note in tutto il sudovest americano e anche in Messico. Doberado non desidera la morte di Velarde, nonostante le orribili colpe di cui si è macchiato, gli consiglia di consegnarsi vivo nelle loro mani prima di fare la stessa fine degli indiani che ha sguinzagliato sulla loro strada. Ma Velarde è un ottimo tiratore e l’indomani, quando ignari si avvicineranno alla nave, li avrà nel mirino del suo fucile. Convinto di liberarsi facilmente dei due mastini, Velarde decide comunque di interrompere la sua lucrosa attività tanto più che nella banca di Mexicali ha ormai abbastanza oro per vivere da gran signore, non una ma dieci vite.

Il resto della notte trascorre senza storie e la mattina dopo, al primo spuntare dell’alba i due pards si incamminano verso l’imboccatura del canyon, nella direzione da cui la sera prima hanno sentito provenire i rintocchi della campana. Secondo El Morisco, la leggenda indiana parlava di “un grande uccello dalle ali bianche che galleggiava sull’acqua e che è rimasto prigioniero nel fondo di un canyon”. Una linea biancastra sulla parete del canyon, dovuta alla salsedine, indica che un tempo la valle in cui i due si trovano era coperta dall’acqua del mare. In quello stesso momento mentre sul ponte della nave Velarde e i cinque indiani preparano la trappola mortale ai due rangers, il professor Doberado viene fuori dalla botola situata nella stiva. Con tutti i sensi all’erta, Tex e Carson avanzano lentamente lungo il fondo del canyon finché superata una curva, si fermano esterrefatti davanti alla… nave perduta nel deserto! Semisepolta da una frana, l’imbarcazione ha un aria dannatamente sinistra!

- Fermi! Al riparo!

Il grido di Manuel Doberado, nascosto sul fianco esterno della nave, giunge provvidenziale e mette in guardia Tex e Carson, proprio nell’istante in cui Velarde fa tuonare il suo fucile! Ormai è troppo tardi, i due sono già schizzati al sicuro tra le rocce.

- Le cose si mettono male, damnacion!... quei due serpenti hanno trovato un buon riparo e non sarà facile farli uscire di là. I pima!... manderò loro a stanarli!

Chiamati i quattro indiani accanto a se, Velarde spiega cosa vuole da loro. Protetti da un intenso fuoco di copertura, dovranno lasciare nascostamente la nave e portarsi strisciando per terra fino alla loro altezza e colpirli con “la morte silenziosa”. Ma se i due pards non possono scorgerli, dalla sua posizione è ancora una volta Doberado ad avvertirli del pericolo incombente su di loro. Rapidissimo Tex si sposta dietro un grosso macigno, dal quale può sorvegliare meglio il dedalo di rocce che si trova sulla loro destra e il vantaggio di questa mossa non tarda a manifestarsi… nel giro di qualche minuto tutti i pima cadono colpiti a morte sotto il fuoco implacabile del winchester di Tex.. Velarde, resosi conto che non potrà riuscire a spuntarla contro due mastini di quel calibro, decide di ripiegare in ritirata e ritornare la villaggio. Un istante dopo, il professor Doberado si getta allo scoperto e avverte i due ranger della fuga dell’uomo.

I due rangers non mollano la presa e seguono Doberado nella stiva della nave… ecco la botola da cui è passato… quando all’improvviso la porta si richiude alle loro spalle, Velarde li ha giocati. In un corral non molto distante dal canyon tiene dei cavalli, ma prima di lasciare la valle dell’oppio, ha deciso di liberarsi in maniera definitiva della nave e dei suoi passeggeri usando della dinamite. Ma un indiano, riuscito a salvarsi, nota la manovra dell’uomo…per gli dei!... sta distruggendo la sacra nave! e lo colpisce con un dardo avvelenato. Morto Velarde, nella stiva della nave, il soffitto non resisterà a lungo, i tre uomini si calano attraverso la botola lungo la scala che si dipana verso il basso in un’ampia grotta. I cinesi, richiamati dall’eco delle esplosioni e ritenendoli i responsabili, cercano di infilzarli lanciando delle lance. L’unica speranza di salvezza è quella rappresentata dal fiume che scorre sotto di loro, ma che scorre anche nelle viscere della montagna. La corrente è forte e il rischio che la galleria in qualche punto del suo percorso resti completamente sommersa dalle acque, non è remoto.

Inutile dirlo, inizia la parte più emozionante della storia. Il primo pericolo è rappresentato da una cascata, la superficie del fiume si increspa di piccole onde spumose e il fragore si fa sempre più forte… woosh… ci siamo gente!Scampati anche a questa ennesima prova, i tre uomini si ritrovano davanti a quello che più temevano, il soffitto della galleria si abbassa infatti sempre di più, ma con un immenso boato il fiume sotterraneo irrompe e sprofonda all’improvviso in una vasta grotta a forma di imbuto verso il cui fondo le acque precipitano in un gorgo turbinoso… ghermiti dalla corrente violentissima i tre uomini vengono trascinati verso il fondo del grande vortice… possente iddio!... questa è la volta che ci lasciamo davvero la pelle! Risucchiati inesorabilmente e già quasi semi-soffocati, i tre lottano disperatamente per liberarsi dal mortale abbraccio e per risalire verso l’alto e quando ci riescono, scoprono con orrore che il soffitto della nuova galleria è anch’esso sommerso… Abbandonandosi alla corrente che li trascina verso la buia galleria completamente inondata, Tex e i compagni cessano di lottare e quando ormai ogni speranza è morta in loro, accade invece l’imprevedibile… Vengono cioè rigettati in una nuova grotta… dove l’acqua stagna ormai tranquilla… Per alcuni istanti i due rangers restano a boccheggiare come pesci, riempiendosi ingordamente d’aria i polmoni, poi rianimato il professor Doberado che era svenuto e ripreso a sufficienza fiato, i tre uomini attraversano lo specchio d’acqua a nuoto dirigendosi verso la piccola apertura attraverso la quale dardeggia il sole, che dà sulle acque limpide del fiume Colorado, dove vengono raccolti poco dopo da una provvidenziale imbarcazione:

- Contento vecchio cammello ? 
- E me lo domandi ? … Per giove, non avevo mai visto il brutto muso della morte così da vicino!

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Strabilianti i disegni di Villa.... e la vicenda cattura il lettore dalle prime pagine, o meglio, con me è stato così!C'è quel qualcosa di soprannaturale e carico di misteriosa tensione che è capace di tenerti con il fiato sospeso fino alla fine... Inoltre è bello vedere come avanzano le indagini di Tex e Carson per scoprire la causa delle strane morti di cui sono testimoni e seguirli passo per passo nei ragionamenti fino alla soluzione del mistero della nave nel deserto...!

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commento che può contenere spoileruna storia a mio parere grandiosa!!!bella la trama, bello lo svolgimento di essa e sopratutto belli i disegni!!capolavori i disegni di villa capaci di catturare il lettore dalla prima all'ultima pagina, stupendi e ben caratterizzati le figure di doberado e juan velarde, impeccabili!!!!la storia a mio giudizio e fantastica e ben lavorata, perchè riesce a trasmettere quella dose di cardiopalma e mistero fino all'ultima vignetta, in poche parole la storia non è mai monotona e scontata. altra chicca di questa storia sono i dialoghi come quella tra doberado e velarde, quando quest'ultimo racconta le vicissitudini che lo portarono a diventare "il signore della sacra nave", ma sopratutto quelli tra tex e carson qui più frequenti del solito. grande nizzi che ci f? rimpiangere i bei tempi!!!VOTO 10 su 10 GIOIELLINO!

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Contiene spoiler. Secondo me questa è una bellissima storia. Meno male che è stata pubblicata su Repubblica altrimenti non l'avrei mai letta. La storia gia dall'inizio coinvolgente, piena di mistero con quella sparizione del professore. Incute molto mistero anche quando il frate dice a Tex e a Carson se loro credevano nel diavolo. Per un momento ho pensato che era un storia soprannaturale, tipo quelle di Mefisto. Poi, quello che mi ha sorpreso di piu, è stato la scena della cascata in cui Tex scopre che non c'è nessuna uscita e non ci spera piu. Questo mi ha sorpreso davvero tanto perchè Tex è uno sempre ottimista, che non ha mai paura, invece li ne ha avuta, e molta. La fine è stata davvero spettacolare, anche se sarebbe stato meglio se prima di entrare nella nave è incontrare tutte queste difficolt?, Tex avesse ucciso Velarde, magari in un duello "epico". Invece Velarde è stato ucciso da uno dei suoi. Ora, un mio pensiero, è che Nizzi, per scrivere questa storia, si sia ispirato ad una scena di un film. Questo film è "Incontri ravvicinati di terzo tipo" che c'è una scena in cui gli abitanti trovano una nave nel deserto, che poi si scopre che è stata portata dagli alieni. Secondo me l'idea per questa storia è partita da questa scena. Poi, e con questo chiudo, Villa è stato strepitoso. Dei disegni davvero bellissimi, soprattutto nella fine, riesce a dare un'espressivit? incredibilmente azzeccata a Tex quando non ci spera più, ha infatti disegnato un Tex stanco e nello stesso tempo disperato. Voto:Nizzi:10Villa:10

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Storia assolutamente fantastica, con disegni strepitosi (il gorgo sotterraneo è qualcosa di straordinario) ma... troppa carne al fuoco e un p? di confusione:Velarde che diventa sovrano sia dei cinesi che degli indiani.. mha!E soprattutto, qualcuno sè che fine hano fatto i cinesi? Sono tornati nel loro obl'o a coltivare riso? Proporrei una spedizione nella zona.....

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Sinceramente credo che Nizzi abbia scritto storie più belle di questa;ma ciò non toglie che "Gli spiriti del deserto" sia un'ottima storia... anzi, una grande storia!L'atmosfera di inquietudine che si respira in tutta la prima parte la rende quantomeno coinvolgente;bellissimo l'ingresso con scazzottata dei pards nel paesello, su cui è palese il gravare di un'atmosfera di angoscia e paura;poi la storia di Augustin e i riferimenti al diavolo da parte di padre Joaquin rendono il tutto piuttosto inquietante. Ma Nizzi è un grande, e sa bene come fare per smorzare questa cupa atmosfera, utilizzando al meglio l'istrionismo di Tex che si fa beffe di "messer coda forcuta"e gli scoppiettanti battibecchi con un Carson in ottima forma, davvero troppo simpatico, granitico, in questa storia. Ma non c'è solo questa vaga atmosfera orrorifica a fare da sale al piatto:c'è anche e sopratutto l'avventura pura!Bellissima la mega-sparatoria contro i Pima a cui partecipa lo sfortunato Pagua;da l' in poi la storia prosegue in crescendo, con un finale strepitoso, sicuramente uno dei più belli e avvincenti(almeno secondo me)dell'intera serie:a un certo punto si è perfino sfiorati dal dubbio che Tex questa volta ci lascer? la pelle... Villa già allora era un grandissimo!!... questo disegnatore è davvero incredibile per quanto è bravo!!... sè creare scene cupe e inquietanti, piene di ombre quasi claustrofobiche, e contemporaneamente un west classico, solare, semplicemente perfetto. Inoltre la sua accuratezza e il suo amore per il dettaglio non rende le sue tavole meno dinamiche e le pose dei suoi personaggi meno vive.... Maestro!!Quindi:Grande storia... e se le si dovesse dare un voto, non potrebbe che essere un 10 , senza sè e senza ma... eppure non la metto nella top ten delle mie storie preferite di Nizzi... il perchè è semplicissimo:ce ne sono altre che mi piacciono molto di più, a partire da quella che viene dopo di questa, che è un'altro autentico Capolavoro...

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Concordo con i giudizi che mi hanno preceduto, soprattutto condivido l'intervento di Paco. La storia è davvero bella, ed è resa ancora più spettacolare dai disegni del mitico Villa (che ha fatto ancora una volta un'ottimo lavoro sulle ambientazioni e sui personaggi)!!La trama è davvero intrigante ed originale: la nave nel deserto, la vallata sotterranea abitata dai cinesi che producono l'oppio, un professore che diventa il capo indiscusso di questi. Non mancano i siparietti comici tra i due pards, atmosfere inquietanti, strane morti che ricordano un p? quelle dell'epoca del Signore degli abissi. Davvero un periodo d'oro Nizziano questo!!Voto: 9 :trapper:

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Ottima storia, un Nizzi in grande forma aiutato da un Villa che sforna bellissime tavole, forse solo le prime due tre sono in tono minore ma probabilmente è solo il contrasto che ho avuto passando nello stesso giorno dalla visione dei disegni di Blasco a quelli di Villa abbastanza differenti. La storia inizia con i due archeologi spossati dal lungo cammino in pieno deserto alla ricerca della nave perduta. Molto simpatico il personaggio dell'assistente che brontola nei suoi pensieri chiedendosi chi gliela fatta fare a seguire il professore in questa spedizione. La storia si dipana con vari intrecci narrativi che fanno tenere incollato il lettore alle pagine nella curiosità di vedere come andr? a finire. Un piccolo neo penso sia dato dal fatto di veder crescere la comunit? dei cinesi in tale modo nello spazio di soli due secoli partendo da solo due coppie... la trovo un tantino ottimista come previsione. Infine come già detto da qualcun altro resta il dubbio su che fine abbiano fatto i cinesi. Comunque il finale con Velarde punito da uno dei suoi stessi pima che aveva soggiogato e i due pard con il professore prede dei gorghi del fiume sotterraneo è degno delle migliori storie. Degne di note le scene con il frate, la scazzottata nel paesello e l'incontro con il capo dei Pagua in cui Tex non calca troppo la mano per non infastidirlo. Voto 9+ alla storia e 9 ai disegni.

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Ottima storia, un Nizzi in grande forma aiutato da un Villa che sforna bellissime tavole, forse solo le prime due tre sono in tono minore ma probabilmente è solo il contrasto che ho avuto passando nello stesso giorno dalla visione dei disegni di Blasco a quelli di Villa abbastanza differenti.
La storia inizia con i due archeologi spossati dal lungo cammino in pieno deserto alla ricerca della nave perduta. Molto simpatico il personaggio dell'assistente che brontola nei suoi pensieri chiedendosi chi gliela fatta fare a seguire il professore in questa spedizione.
La storia si dipana con vari intrecci narrativi che fanno tenere incollato il lettore alle pagine nella curiosità di vedere come andr? a finire.
Un piccolo neo penso sia dato dal fatto di veder crescere la comunit? dei cinesi in tale modo nello spazio di soli due secoli partendo da solo due coppie... la trovo un tantino ottimista come previsione.
Infine come già detto da qualcun altro resta il dubbio su che fine abbiano fatto i cinesi. Comunque il finale con Velarde punito da uno dei suoi stessi pima che aveva soggiogato e i due pard con il professore prede dei gorghi del fiume sotterraneo è degno delle migliori storie. Degne di note le scene con il frate, la scazzottata nel paesello e l'incontro con il capo dei Pagua in cui Tex non calca troppo la mano per non infastidirlo.
Voto 9+ alla storia e 9 ai disegni.

Di questa storia, comunque molto bella, ricordo il gran numero di citazioni ad altre storie di Tex di cui è disseminata.

Andando a memoria: l'inizio è ispirato a quello de "I figli della Notte"; i dardi mummificanti sono ispirati a quelli degli Aztechi di Tulac in "El Morisco" ed il passaggio in cui il messicano racconta di aver incontrato il suo vecchio amico precedentemente scomparso e si ritrova di fronte uno scheletro si rif? ad un'analoga scena di "La Valle della Luna" (la storia con l'alieno.
Questa sorta di collage non era insolito per il Nizzi dei tempi d'oro e non sminuisce certo il valore di una storia che resta molto bella e disegnata benissimo.
Nizzi, com'era sua abitudine all'epoca, evita qualsiasi spiegazione di tipo sopranaturale ed introduce un cattivo molto intrigante (a cui Villa ha donato il volto dell'istrionico Vincent Price :indianovestito:) che è quasi un peccato che sia rimasto ucciso perchè sarebbe stato divertente rivederlo tornare. :colt:

Una curiosità: La storia della nave perduta nel deserto è una vecchia leggende del west. Riporto qui, con un minimo di modifiche, quello che ebbi l'occasione di scrivere su un altro topic al riguardo: la leggenda della Nave Perduta nel Deserto è un'autentica leggenda del West (i primi resoconti risalgono al 1870) che ha ispirato più di un autore.
Carl Barks ci tir? fuori un'avventura dei suoi paperi, ovvero "Le sette città di Cibola", storia di cui ho un ottimo ricordo, come per tutte quelle di Barks, peraltro. :indianovestito:

Stando a quanto riferisce Boselli (nella prefazione al penultimo volume di "Cavalcando con Tex", se non ricordo male), lche all'epoca era ill suo assitente, lo stesso G. L Bonelli voleva trarne un'avventura sin dagli anni 70 e Boselli fece oper suo conto ricerche al riguardo, ma poi vi rinunciò, preso da altre idee.
Prima che a qualcuno venga qualche strana idea, preciso che lo stesso Boselli esclude che Nizzi abbia attinto agli appunti di Bonelll.
Mi chiedo che tipo di avventura ne avrebbe tirato fuori GLB se avesse scritto la storia: se avrebbe prevalso l'elemento fantastico o quello realistico.
Senza togliere nulla alla storia di Nizzi, un p? di rimpianto ce l'ho.

Nizzi si è ben documentato sulla leggenda della nave perduta, come dimostra l'incipit della storia. Che l'ispirazione gli sia poi venuta leggendo direttamente qualcosa sulla leggenda o rileggendo la storia di Barks avrebbe, a mio parere, meno importanza del fatto che comunque ne ha tratto una gran bella storia.

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Carlo Monni

Di questa storia, comunque molto bella, ricordo il gran numero di citazioni ad altre storie di Tex di cui è disseminata.

Non so se volontario, ma sembra esserci anche un riferimento a "La voce misteriosa": il dialogo con il frate (che chiede ai pards se credono al Diavolo) ricalca l' inizio della storia di GLB, quando una domanda analoga viene posta da uno dei cowboy del bivacco a Tex :indianovestito: .

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Per quanto riguarda l'archeologo, il professor Doberado

per sua fortuna si salva insieme ai due pard dopo una vorticosa, e proprio il caso di dirlo, nuotata nel fiume sotterraneo. Chi rimane ucciso è l'archeologo cattivo il cinico Velarde che cerca di seppellire Doberado e i due pard causando una frana che seppellisce la nave perduta, infatti Tex e soci si salvano attraverso la botola che da sul passaggio segreto che fa arrivare alla valle misteriosa dove stanno i cinesi. Comunque Velarde viene ucciso da un pima che non gradisce il fatto che Velarde distrugga la nave tramite la "morte silenziosa". Quindi alla fin fine nessuno rimane sepolto sotto la frana.

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Da piccolo avevo cominciato a leggere Tex prendendo in prestito i cartonati dalla biblioteca (per prestito intendo davvero in prestito, non come con la biblioteca del liceo... :P), e questa fu la terza storia che lessi, nonchè la prima a piacermi (le prime due furono "Caccia all'uomo" e "Il segno di Cruzado", che mi lasciarono inorridito... per la violenza e il realismo, ma oggi mi lasciano ugualmente inorridito per altri motivi :D). Ne ho un ottimo ricordo, l'ho anche riletta molto recentemente, non più tardi di un paio di anni fa, e nonostante la magia della prima lettura fosse del tutto trapassata mi lasciò ancora un'ottima impressione. Disegni di Villa STRAORDINARI come al solito, il soggetto di Nizzi semplicissimo ed estremamente lineare, ma accattivante e sceneggiato con una freschezza invidiabile. So che non è uno dei capolavori della saga, ma per una serie di fattori per me rimane fra le storie immortali, che ricordo perfettamente pur avendole lette poco. Quasi ogni scena mi è rimasta impressa nella memoria fin da bambino, perchè mi faceva un po' paura, ma al contempo le figure di Tex e Carson mi rassicuravano. Mi sentivo accanto a loro, nel cerchio di luce del bivacco nella notte infinita sulle rive della Laguna Salada... e i pima assatanati non mi intimorivano, perchè sapevo benissimo che c'erano i miei due eroi a proteggermi e non si sarebbero fatti intimidire. Avevo otto o nove anni... fu un'esperienza straordinaria. Credo che ricorder? la storia finch? vivr?. Che dire, poi, dei cinesi nella valle di oppio dopo la caverna del fiume? All'epoca mi lasciò stregato... Se devo esprimere un voto, dico VIII senza alcun timore. Forse anche qualcosa di più... Ho fatto anche un piccolo omaggio a questa storia in un racconto nel quale un messicano si presenta sotto falso nome sostenendo di chiamarsi Velarde. Ad eccezione della piccola Estrella di "Mercanti di schiavi", si tratta del primo personaggio di Nizzi che cito. Prima avevo citato soltanto personaggi di Boselli (Sarita, Narvaez e i Peralta) o di Segura (Contreras). blablabla

Modificato da virgin

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Storia molto bella, recuperata in fumetteria di recente, che mi ha soddisfatto, perchè, finalmente, le storie con presente il Morisco non sono noiose come, a tratti, si può ravvisare in alcuni altri albi con lui presente. Vicenda semplice, ma attraente, ben sviluppata e sceneggiata. Strano vedere Villa ai disegni :D , con un tratto decisamente più "acerbo" rispetto ad adesso (com'? ovvio che sia), ma con paesaggi straordinari che rendono piena gloria alla bella trama.

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Storia altamente di gusto; ormai per i lettori, grazie a Nizzi, era ridiventata un'abitudine vedere sempre storie di ottimi livello, se non dei capolavori. Personaggi ben riusciti e ben gestiti. A partire dall'archeologo Manuel Doberado: una passione per l'archeologia che è pure coinvolgente; non interessato a valori venali, magari è una figura che un po' richiama altre simili. Però ha anche l'aria un po più sveglia, e anche se non è proprio un uomo d'azione, ha il suo spirito, la sua grinta. Suo amico - rivale, Velarde, antagonista principale della storia, il primo a scoprire la nave, che riesce a farsi venerare dalle tribù dei Pima; la sua dimora è un luogo dall'?nventiva che sembra richiamare i più fantasiosi racconti (frutto anche delle memorie dei mercanti che conoscevano l'Oriente; ne hanno riportato infatti alcune di quelle caratteristiche popolari che hanno ispirato l'immaginario popolare, come si vede appunto qui): una nave sperduta nel deserto (come dice Carson, finch? non te la trovi davanti, non ci crederesti molto), una tribù indiana che venera un sacro signore e un sacro luogo, una comunit? di cinesi che vive nascosta, un fiume sotterraneo dal percorso ignoto e forse mortale. Uno splendido campionario di immaginazione e di epicit?. La fine di Velarde è una delle morti più potenti e anche beffardi della storia di Tex. Che roba! :inch: Oltre agli elementi misteriosi e avventurosi, ad aumentare il valore della storia, interviene pure il maestro Claudio Villa. I suoi disegni migliorano continuamente e abbiamo g? prova del suo immenso talento. Basta vedere ad esempio, le tavole finali nel fiume sotterraneo.

Quando Tex, insieme a Carson e Doberado, si accorge che la nuova galleria in cui sono finiti, i è completamente sommersa, guardate che faccia di orrore, disperazione, paura e sconforto , realizza questo. Mamma mia, che genio che è Villa. :inch:
Pura dimostrazione di genio da parte di autore e disegnatore.

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Storia da massimo dei voti senza dubbio, molto fascino, molto mistero, tocchi di sovrannaturale..... che poi siano causati dall'oppio poco importa.... magari se si vuole trovare un difetto direi che questa storia l'avrei vista bene con tutti e 4 i pards, ma comunque fuonziona bene tutto stavolta.... peccato per l'indiano che va' con Tex e Carson appena si offre volontario si capisce subito che finira' sotto terra poveretto.... un po' fantasiosa la sequenza finale, ma ci sta' dai, ma questo scienziato buono amico di Morisco non era gia' apparso in un episodio di Tex mi ricordo vagamente che tipo lui era in universita' e un tizio lo spia..... mi aiutate a ricordare????e poi il professor Quintana che non si vede senno' sotto un cumulo di terra e' un chiamo omaggio al film spaghetti western°??http://www.spaghettiwestern. altervista. org/quintana. htm

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Come avete già detto tutti, questa storia è davvero molto bella; ricca di avventura, mistero e azione. Se non merita 10 una storia come questa... Un grandissimo Nizzi che crea una storia avvincente ricca di ottimi dialoghi e con una perfetta sceneggiatura. Un fantastico Villa che fa entrare il lettore completamente nella vicenda grazie al realismo e alla perfezione dei suoi disegni. Come già detto: voto 10

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Una storia eccellente,non un capolavoro però si rilegge sempre volentieri.la fervida fantasia di Nizzi crea addirittura una comunità cinese sconosciuta che dimora nella valle adiacente la Nave perduta.Doberado alla sua prima apparizione in Tex,ottimo personaggio.l idea dei Pima soggiogati dall oppio e resi guardiani della valle dall ex archeologo ora delinquente è originale,cosi come l idea della morte misteriosa con i piccoli dardi intrisi di veleno.

Il tratto di Villa è ancora un po acerbo ma comunque già espressivo.

 

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<span style="color:red;">10 minuti fa</span>, Barbanera dice:

 

Il tratto di Villa è ancora un po acerbo ma comunque già espressivo.

 

Il tratto di Villa era gia magistrale. La scoperta della valle e soprattutto la lunga discesa nei vortici del torrente sotterraneo sono da applausi a scena aperta.

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Se non ricordo male Nizzi, che mi risulta essere grande estimatore di romanzi western oltre che di gialli, ha preso spunto per questa avventura dal lavoro di Gordon D. Shirreffs intitolato "La Leggenda dei dannati", pubblicato da La Frontiera Edizioni di Bologna nel 1981. Ne consiglierei la lettura a tutti coloro che amano il western.

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