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bressimar

[Maxi 2001] Nei Territori Del Nord Ovest

Voto alla storia  

40 voti

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Signori, qui ci troviamo di fronte ad una storia TIPICA di Boselli, una storia che contiene tutte le caratteristiche e tutti gli elementi delle sceneggiature boselliane.

1) E' una storia d'atmosfera, dove la componente EVOCATIVA è fortissima e sfruttata al meglio.

Già la prima scena provoca un brivido lungo la schiena, quando si vede una canoa solitaria che placidamente viene lungo il fiume. Una canoa a prima vista placida, ma che "ha la morte a bordo!" e, mentre il lettore legge queste inquietanti parole, vede contemporaneamente l'ombra di una mano pendere dal bordo della piccola imbarcazione. Le prime vignette iniziali sono già un capolavoro.

Subito dopo incontriamo Jim Brandon, destinatario della lettera trovata addosso al morto della canoa. In quel suo dire e non dire, in quella sua mascella contratta, in quella sua fronte corrugata, il maggiore Dickens come il lettore leggono una verità nascosta, una consapevolezza di Brandon circa il contenuto di quella lettera che tuttavia il colonnello non vuole svelare. E la scena successiva, in cui Brandon, vestito in borghese, saluta i suoi sottoposti con le parole "Addio, amici", conferma che il Colonnello ha capito chi si cela dietro quel messaggio oscuro, e sa di dover fare i conti con il proprio passato. In questa scena rivedo il Carson de Il Passato di Carson, quando fa il misterioso davanti allo sceriffo Devlin, dicendo: "Bannock non esiste! Ma io sarà l' per partecipare alle esequie del caro, vecchio Ray": stesso sguardo pensoso, stesso modo di fare misterioso, stessa sensazione di un passato lontano e oscuro che riaffiora. Che spettacolo, Boselli: chapeau.

2) I comprimari di spessore

naturalmente Jim Brandon, che qui ha più "dimensioni": non è solo la giubba rossa, è anche il giustiziere in cerca di vendetta,
l'amico di un uomo che non è riuscito a salvare e l'uomo innamorato e non corrisposto.

E poi Dawn, per cui non posso non quotare l'ottimo Virgin per quanto dice nel post precedente: anche lei è una personalit? a più dimensioni, forte e fragile, dapprima fa il doppio gioco e poi si schiera dalla parte giusta. La sua scena sexy ? inusuale in Tex, ma nient'affatto sgradita: aggiunge anzi vigore e pepe al personaggio.

Quindi il vecchio sciamano che chiama e salva Brandon: poche vignette, ma splendide.

E infine i cattivi: il malvagio Jericho, l'inquietante Ghost, ed ovviamente Red Duck: viso aperto da simpatica canaglia, uomo che fa girare la testa alle donne, ma anche violento e perverso (uccide la sua donna perchè la considera cosa sua e non può permetterle di lasciarlo), e scaltro e ipnotico, dato che riesce, con i suoi modi, il suo carisma, la sua follia e con l'indubbia sconcertante orbita d'oro, a soggiogare con la paura una tribù di Seskan (questo probabilmente è l'aspetto meno credibile della storia, ma non essendo del tutto inverosimile ed essendo anzi stato sfruttato in molteplici soluzioni narrative, me lo faccio andare più che bene).

3) Il sapiente uso del flashback

qui scaglionato in più tranches, il flashback rivela il passato di Jim, il suo amore non corrisposto e l'omicidio della donna amata. Ed è un flashback non sempre netto, ma spesso trasognato, rivissuto da un uomo delirante, e questa sua indefinitezza, questo suo svelarsi strato dopo strato, questo suo essere più sogno che non effettivi ricordi, lo rendono straordinariamente ricco di pathos ed estremamente emozionante. Scena indimenticabile è quella della tomba sul ciglio dello strapiombo sul mare: scenario quanto mai suggestivo e commovente, degno di un grande regista.

A Borden il tema del passato che ritorna è molto caro, e nelle sue avventure i flashback non mancano mai: espediente narrativo efficacissimo per emozionare, in cui il Nostro, anche in tal caso, si rivela Maestro.


Certo, ho rilevato delle incongruenze: all'inizio, Gros-Jean dice che è meglio non avere a che fare con quella gatta selvatica, alludendo a Dawn, ma poi si scopre che invece lui è addirittura il suo tutore ed a un certo punto è anzi ben felice di averla con sè come guida. Inoltre, sempre Gros-Jean racconta a Tex di aver tentato di salvare il padre di Dawn insieme a Jim Brandon, ma in seguito si apprende che Gros-Jean non ha mai parlato di Dawn a Brandon in quanto questi era pur sempre una giubba rossa: ma come, prima tentano di aiutare insieme il padre e poi Gros-Jean diffida al punto di non parlargli della figlia?

Inoltre, e soprattutto, Brandon SA che Noatak ha una figlia: dopo la sua morte e la morte della madre Mary, Brandon se ne disinteressa? Come è possibile che non riesca a scoprire che fine abbia fatto? Possibile che non faccia ricerche e non scopra che la figlia è accudita da una famiglia grazie all'intervento di Gros-Jean° Mi sembrano incongruenze belle e buone, forse Borden qui, IMHO, non è stato troppo attento...

Ma ciò comunque non sminuisce la grandezza di questa straordinaria storia.

Infine, anch'io avrei preferito che fosse Brandon a uccidere Red Duck, anche se mi sono molto piaciute le parole di quest'ultimo che, in punto di morte, si compiace che Brandon ancora una volta non sia riuscito a prendersi la sua vendetta: canaglia fino alla fine, e con stile.

E' una storia TIPICA di Boselli, dicevo all'inizio: per questo, ritengo che Borden sia il più grande autore mai apparso su Tex (e non solo.)

Ovazione.

  • +1 1

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Domanda per Boselli, semmai dovesse capitare da queste parti: quando uscir? il seguito di questa storia (sempre che sia vero che ci sarà)?

Se non vado errato, stando a quanto scritto nella sezione anteprime, dovrebbe uscire nel Maxi del 2013 - disegni di Fernandez - con titolo provvisorio "Alaska"! :trapper:

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Domanda per Boselli, semmai dovesse capitare da queste parti: quando uscir? il seguito di questa storia (sempre che sia vero che ci sarà)?

Se non vado errato, stando a quanto scritto nella sezione anteprime, dovrebbe uscire nel Maxi del 2013 - disegni di Fernandez - con titolo provvisorio "Alaska"! :trapper:
Grazie mille Sam. il 2013 non è poi così lontano... pensavo peggio. Meglio così.

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Domanda per Boselli, semmai dovesse capitare da queste parti: quando uscir? il seguito di questa storia (sempre che sia vero che ci sarà)?

Se non vado errato, stando a quanto scritto nella sezione anteprime, dovrebbe uscire nel Maxi del 2013 - disegni di Fernandez - con titolo provvisorio "Alaska"! :trapper:
Grazie mille Sam. il 2013 non è poi così lontano... pensavo peggio. Meglio così.
La storia è pronta da almeno un paio d'anni da quanto ne so. Tra i fattori che possono aver contribuito a fissare il 2013 come data di uscita ci possono essere il voler lasciare spazio a Faraci (che come nuovo acquisto, dal 2007ad oggi ha visto pubblicata meno di una storia all'anno e nel 2012 si può rifare con ben 4) e forse ancor di più il fatto che Gros Jean, coprotagonista della storia, sarebbe già apparso nel Color Tex di quest'anno e due comparse in un anno devono esser sembrate troppe. :indianovestito: Un altro fattore per rimandare la pubblicazione potrebbe risiedere nel fatto che Boselli stesso in almeno un paio di incontri col pubblico nell'ultimo anno ha candidamente ammesso di ritenere questa la peggiore storia da lui scritta (il che non esclude che chi la legger? possa ritenerla non dico la migliore, ma almeno una buona storia... non sempre gli autori sono i migliori giudici del loro lavoro) e ciò, a suo dire, anche a causa dello scarso feeling avuto col disegnatore, l'argentino Miguel Angel "Lito" Fernandez (o forse sarebbe più corretto dire: lo Studio Fernandez?). Staremo a vedere. Modificato da Carlo Monni

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Il seguito potrebbe riguardare la bellissima Dawn e il ragazzino dai capelli bianchi. Due personaggi (soprattutto Dawn) che meritano un ritorno (speriamo non sprecato da una cattiva storia, come paventato).

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Ma, infatti, il termine seguito può essere ingannevole. Si tratta, quasi certamente, di una ripresa dei personaggi, come Kathy Dawn, protagonisti della vicenda precedente. Di certo non lo è per la presenza di Gros Jean o Jim Brandon, personaggi già tornati almeno una volta dal2001.

Sulla storia non mi pronuncio, aspetto di leggerla. So per esperienza che capita che una storia che un autore giudica non particolarmente riuscita, i lettori possono, invece, trovarla azzeccata.

Sui disegni posso, invece, dire qualcosa, avendo avuto l'occasione di vedere una decina di pagine un p? di tempo fa.
A me non sono dispiaciuti. Mi è parso che il modello tenuto presente da Fernandez fosse proprio Font, cosa non sorprendente in fondo, visto che gli avranno dato proprio "Nei territori del Nordovest" come riferimento per certi personaggi.

Un'ultima annotazione: in un'intervista a Fernandez ho letto che molto spesso si limita a fare i layout per poi far realizzare in tutto od in parte le matite finite agli allievi del suo studio. Quindi interviene a correggere gli errori ed armonizzare il tutto per poi ripassare a china (con l'assistenza, in genere, di Ruben Marchionne). In pratica usa i lavori che gli sono commissionati come se fossero dei compiti. _ahsisi
Un metodo di lavoro, peraltro, usato in passato anche in Italia da artisti come Roy D'Amy e Alberto Giolitti (entrambi maestri di Ticci).
Per la cronaca, val la pena di ricordare che nella "bottega" di Fernandez sono transitati come apprendisti validi disegnatori argentini, tra cui un certo Carlos Gomez, se non vado errato. ::evvai::

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Questo è stato il primo maxitex da me acquistato, esattamente 11 anni fa, e il mio primo albo fuoriserie in assoluto. Ho dato un 7 perchè, rispetto ad altre storie di boselli, non mi piacque moltissimo anche se è cmq una bella storia. Kathy-Dawn è veramente insopportabile e io l'avrei fatta morire subito :colt: Quello che è il cattivo della storia, goldeneye, compare solo nel finale (flashback escluso) e viene eliminato in modo un p? affrettato. Il pregio della storia è che la lettura è piacevola e non ci si annoia, questa secondo me è la cosa più importante in una storia a fumetti.

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A mio avviso, di gran lunga il migliore tra i Maxi Tex. Con un'unica pecca: il principale antagonista della storia, Red Duck, ha un ruolo pressoch? marginale, le informazioni su di lui vengono date col contagocce. Io avrei insistito un po' di più sulla personalit? di costui... Comunque sia, 8 alla sceneggiatura e 7,5 ai disegni di Font

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C'è una piccola incongruenza in questa storia relativamente al personaggio di Gros Jean. Carson non lo ritiene un grande tiratore, tanto da non fidarsi di lui, mentre invece nella sua prima apparizione in una storia di Tex viene considerato un eccellente tiratore.

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La storia e l'ambientazione partono da premesse 'classiche' per le storie in cui i pards si recano fino in alaska - o in canada in generale, od ovunque metta lo zampone gros-jean - per poi prendere a prestito qualche citazione dal zanna bianca di jack london (tutta la parte con le slitte trainate dai malamute) - e poi dirigersi senza esitare verso 'l'ignoto', ovvero la parte più originale della storia - il demone wendigo, goldeneye/red duck, l'arrivo dopo mille vicende al campo indiano principale, la vendetta del ragazzino unico superstite della precedente strage, la liberazione di jim brandon, lo scontro nei pressi del lago ghiacciato, ecc. Fa da sottotraccia, in parallelo, la storia - con relativi flashback - di jim brandon, red duck, e dawn, un filo conduttore che viene man mano dipanato, e costituisce forse l'asse portante dell'intero albo. Anche qui, più che apprezzabile la costruzione narrativa, su misura per un albo lungo come il maxi tex. Non è un 9 (come invece per Il Treno Blindato) per alcuni tempi un po' più lenti (che, per carit?, ci stanno), soprattutto in avvio. Per i disegni, come detto altrove, personalmente Font non mi entusiasma: se ne Il Treno Blindato mi era sembrato molto più a suo agio sotto il sole del Messico, sulle nevi dell'Alaska prima e del Canada poi il tratto si fa complessivamente più frammentato e spezzettato, ovviamente anche per esigenze di copione (gli innumerevoli alberi delle foreste, la luce per forza di cose meno 'violenta' del grande nord in una stagione quasi invernale, le ambientazioni spesso notturne) e non rende al massimo. Quindi, comunque ben oltre la sufficienza, ma non a livelli eccellenti.

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Bellissima storia, tra le migliori di Boselli. Forse anche il Maxi nel complesso più convincente. Me la sono riletta ieri sera, al calduccio, ed è un'avventura nel grande Nord davvero entusiasmante, soprattutto la parte relativa al lungo e difficoltoso viaggio. Jim Brandon raramente (forse mai) così protagonista, mi aspettavo però che a far fuori Golden Eye fosse lui, invece al momento di colpire il villain ha esitato... Per sua fortuna c'era Tex pronto a salvarlo. Evidentemente era destino che non dovesse uccidere il suo acerrimo nemico, che già gli era più volte sfuggito in passato. Ottimo anche Gros-Jean, sempre spassosi i suoi battibecchi con i due pards. Dawn personaggio complesso e ben caratterizzato, uno dei punti di forza della storia. Certo, alcuni dialoghi, ricchi di salamelecchi tipicamente boselliani, dopo un po' stufano... Ma un certo tipo di retorica è presente in tutte le storie di Mauro, anche in quelle più riuscite (e Nei territori del NordOvest appartiene a quest'ultima categoria). All'epoca non ci aveva fatto troppo caso, ma rileggendola mi rendo conto di come Arvik probabilmente sia - tra tutti i numerosissimi bimbiminkia boselliani - il più in gamba in assoluto... Meno male che parla in un'altra lingua, a noi sconosciuta, così ci siamo risparmiati gli "wow e i doppi wow!" icon_lol.gif (questa è una battuta che solo i lettori di Zagor capiranno B))
 
Ironie a parte, trattasi per me di capolavoro, nonché di quarta miglior storia ambientata in Canada (metto davanti soltanto le inarrivabili Il tranello, Sulle piste del Nord e I ribelli del Canada, non esattamente le ultime arrivate insomma). E a proposito di grandi classici intramontabili, sono d'accordo con chi sostiene che Boselli si ispiri più alle atmosfere del primo eroico "centenario" che non a quelle del celebrato "periodo d'oro" tra il 100 e il 200.

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