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TWF - Tex Willer Forum
Guest Wasted Years

[Texone N. 23] Patagonia

Voto alla storia  

68 voti

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A Nord Ovest di Bahia Blanca, la cittadina di Santa Rosa, nel bel mezzo delle Pampas, ha un clima continentale dominato da un'ampia escursione stagionale: a gennaio 23,7?, a luglio 7,6?. Notevoli anche le escursioni giornaliere, qui nelle notti invernali le gelate sono piuttosto frequenti, tanto che la media delle minime di luglio è di 1,9?. Il freddissimo luglio 2007 ha fatto registrare 19 gelate, con una punta di -10,9?C.


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Fa un gran freddo, stamattina! Ramirez!. E' una mattina d'agosto, all'avamposto fortificato Belgrano. Nell'emisfero sud siamo infatti in pieno inverno. Tra le brume incendiate dai primi bagliori del sole, Boselli non esita a calare nella dura realtà delle lande desolate, stridenti e agghiaccianti, i suoi personaggi, o meglio le sue prime vittime.

Capitale della provincia di La Pampa, Santa Rosa si erge da 117 anni in un territorio dove un tempo erano stanziati gli indios Ranqueles. La data di fondazione della città, il 1892, è infatti recentissima e storicamente si situa poco dopo la fine della conquista del desierto, condotta dal governo argentino negli anni 1870.

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In un libro di Jens Andermann, Argentine Literature and the 'Conquest of the Desert', 1872-1896, questa campagna è vista come un vero e proprio genocidio perpetrato dal governo argentino contro le popolazioni indigene. Uno studio più recente pubblicato nel 2002, State Building and Political Movements in Argentina, 1860-1916 di David Rock, edito dalla Stanford University Press, vede invece nella campagna l'intenzione di sterminio solo nei confronti di quei gruppi che si rifiutavano di sottomettersi alla dominazione dei bianchi. La questione è tuttora dibattuta ed è solitamente riassunta nella frase "Civilizzazione o genocidio?". Nel 1875, Adolfo Alsina, ministro della guerra, present? al governo un piano che in seguito descrisse come avente l'obiettivo di popolare il deserto, e non di distruggere gli indiani. Il primo passo fu quello di collegare Buenos Aires e i fortini (Fortines) con linee del telegrafo. Venne quindi firmato un trattato di pace con il cacique Juan Josè Catriel, che venne però rotto poco dopo, quando egli attacc?, assieme al cacique Namuncur?, le città di Tres Arroyos, Tandil, Azul, e altri villaggi e fattorie. Alsina rispose attaccando gli indigeni, costringendoli ad arretrare, e lasciando dei fortini sulla sua via verso sud per proteggere i territori conquistati. Fece costruire anche la trincea lunga 374 km chiamata Zanja de Alsina ( "Trincea di Alsina" ), che in teoria avrebbe dovuto servire come confine con i territori non conquistati. Con i suoi tre metri di larghezza e due di profondit?, serv? da ostacolo per il trasporto del bestiame rubato. Morto Alsina, il successore Julio Argentino Roca, ritenne che l'unica soluzione contro la minaccia indigena fosse quella di "estinguerli, sottometterli o espellerli". Alla fine del 1878, diede inizio alla prima ondata per ripulire l'area tra la trincea di Alsina e il R?o Negro, con continui e sistematici attacchi agli insediamenti indigeni. Nel 1879, con seimila uomini armati con i nuovi fucili Remington a retrocarica, forniti dagli Stati Uniti, Roca inizi? la seconda ondata che raggiunse in due mesi Choele Choel, dove gli indigeni locali si arresero senza dare battaglia. Divenuto il nuovo Presidente, egli ordin° una nuova campagna nel 1881, sotto il comando del colonnello Conrado Villegas, che continu? fino a quando, nel 1884, si arrese l'ultimo gruppo ribelle di circa tremila uomini al comando dei caciques Inacayal e Foyel.

Nel giugno del 2005, Boselli inizia a sceneggiare le prime tavole ( finir? nell'estate del 2008 ). L'idea di ambientare il Texone durante la guerra del Desierto del Sur argentino gli è data da Sergio Bonelli, lettore tutt'altro che spassionato di storia amerindia, che gli fornisce anche un'ampia documentazione bibliografica.


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Nel villaggio navajo, miglia e miglia a nord, nel wigwam dove sono riuniti i quattro pards e l'addetto militare dell'ambasciata argentina a Washington, il senor Lujan, Boselli attraverso un procedimento stilistico molto vicino all'alliterazione, prepara la partenza di Tex e di suo figlio Kit alla volta della Patagonia ed esclude dalla storica traversata Kit Carson, come già fece a sua volta Sergio Bonelli nella storica avventura panamense. La ripetizione risulta alla lunga lagnosa e prolissa. Ma anche deliberatamente pianificata dall'autore.

Washington è troppo lontana, per i miei gusti.
Una bella faccia tosta! E'... E' pazzesco quello che ti chiede! Ma... in Argentina! E' all'altro capo del mondo!
Il tuo silenzio, tizzone d'inferno, dice più di mille parole! Hai intenzione di accettare, vero?... Vuoi andare sin laggià?
Alla mia età, farmi sballottolare in mezzo all'oceano... correre il rischio di lasciarci la pelle così lontano da casa...
Già! Insomma, io non ci voglio venire!... ma sai bene che, se solo insisti...

Per la barba di Giosafatte, dice infine, mi fate sentire come un vecchietto non più utile a nessuno! E' una frase buttata l' non a caso. Alle lamentele del vecchio cammello, sin dai tempi di Claudio Nizzi, i lettori si sono assuefatti. Non è una lagna fine a se stessa, sembra volerci dire l'autore. Vediamo perchè. Tex sa bene che se solo insiste, l'inseparabile pard di mille avventure, sarà al suo fianco. Ma anche l'inossidabile Carson può vantare le sue primavere e per questo essere relegato a quel ruolo, narrativamente ingrato, di "vigilanza" della riserva, che troppo spesso è stato rimproverato dai critici a Piccolo Falco e Tiger. C'è forse una fine ironia nella seguente frase che Boselli fa pronunciare a Tiger: "Ci vuole qualcuno che vigili sulla riserva, in assenza di Aquila della Notte e Piccolo Falco. Avrà bisogno del tuo aiuto, Capelli d'Argento" è La risposta è sicuramente si. Anche nel Texone di D'Antonio si era posto il problema dell'esclusione di Carson e lui aveva ovviato con la scappatoia classica dell'infortunio. Boselli invece si limita semplicemente alla sostituzione di personaggi sopra descritta, al relegamento nella riserva di Carson ( come d'altronde era avvenuto in "Giungla crudele" descrivendocela appunto con uno stile che lascia pochi dubbi sulle sue reali intenzioni di smitizzazione. Possiamo essere d'accordo con lui oppure dire di no, evitare cioè al vecchio cammello la pena di questa scenetta che rilegge il personaggio al rovescio e immaginarlo lontano, in qualche missione o in qualche saloon in compagnia di una birra fresca e di una giovane comparsa, come avveniva ne "La caccia".


Questa è la prima parte di un articolo che figurer?, completo, nella RIVISTA UFFICIALE DEL FORUM che sarà a disposizione degli utenti del forum nel prossimo mese di luglio, in formato PDF.

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Una piccola incongruenza: nella prima parte della storia si dice ( pag. 36 ) che Mendoza lavorava nell'ufficio di Montales a Città del Messico e che l'ultimo suo incontro con Tex risale almeno a una dozzina di anni prima. Dal contesto si desume che solo Tex e Carson lo conoscano personalmente, cosa confermata dal fatto che, in Argentina, a Mendoza sarà presentato Kit Willer. Senonchè, nei due primi incontri tra Tex e Montales ( "L'eroe del Messico", nn. 3 - 4 e "Ken Logan il duellista", nn. 6 - 7 ) vi è il solo Tex senza Carson; viceversa, nella successive due apparizioni di Montales ( "Il ritorno di Montales", nn. 137 - 139, e "Il ritorno di Yama", nn. 162 - 164, in cui l'ex desperado occupa un incarico governativo a Città del Messico, proprio come ci si dice qui ) sono presenti tutti e quattro i pards. Vi sono solo un paio di avventure con Montales e i soli Tex e Carson, ossia "Yucatan" ( nn. 425 - 428 ) e "Il lungo viaggio" ( nn. 515 - 517 ), ma sono abbastanza tarde ( si verificano dopo che Montales è stato per un certo periodo governatore dello stato di Chihuahua ) e quindi non è probabile che l'incontro di Carson con Mendoza sia avvenuto allora. Quindi, IMHO, o Mendoza conosce solo Tex oppure dovrebbe conoscere tutti e quattro i pards ;) .

Modificato da Pedro Galindez

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letto PATAGONIA.... una bella storia, tipicamente boselliana, nel senso che boselli non rinuncia a inserirvi certi elemneti che sono tipici del suo modo di narrare, a partire da un buon numero di comprimari(molti significativi), fino ad arrivare alla caratterizzazione di un tex che esplode al momento giusto, ma senza dubbio senza sbagliare.... una storia che mostra, nelle pose, negli atteggiamenti e in una coralità di fondo, molti punti di contatto con la pur attuale MISSOURI.... un texone, questo, in cui non manca la costruzione storica, tratteggiata soprattutto in alcuni passaggi.... per il resto, abbiamo un tex che(pur scegliendo, stavolta, stranamente, il figlio come compagno d'avventura anzich? il buon carson), si avvia per un'ennesima missione... l'abbraccio fra tex e il figlio è una bella scena, anche se, malgrado forse l'intento di offrire un tocco di sentimentalismo prima della conclusione, non suona molto diversa(il che è un inno alla tradizione), da scene simili del passato, come il famoso abbraccio fra tex e kit prima dell'internamento di tex a wickburg, nella celebre LA CELLA DELLA MORTE di GLB.... l'intervento di tex ?, come sempre, utilissimo a salvare una causa.... senza dubbio si tratta di una storia memorabile, seppur priva di molti elementi portanti di tex, quali i classici battibecchi(sacrificati,1 per l'assenza di carson,2 a favore di una più dettagliata descrizione degli scontri), nonchè priva di certe scene libere, di spontanea riflessione, però recuperati con le poche pagine che, senza parole, descrivono l'ultimo assalto della resistenza(e qui si vede l'originalità di descrivere la scena più importante senza prolissit? inutili)..... i disegni di frisenda sono bellissimi ed adattabilissimi al contesto.... da rilevare la sua attenzione per i dettagli dei soldati, che credo sia il suo punto forte.... originale anche la sua versione di kit willer.... il suo carson e il suo tiger non sono ancora giudicabili, vista la scarsa presenza che hanno nella storia....

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Storicamente "Patagonia" è ambientato tra il 1877 ( morte di Alsina ) e il 1884. L'ultimo incontro con Mendoza risale a dodici anni prima, cioè la data sarebbe il 1872 ( Kit Willer avrebbe avuto l'età di 5 anni ) e quindi si situa cronologicamente dopo "Satania!" e prima de "Il ritorno di Montales". Boselli condensa quindi la storia argentina di un decennio intrecciando i destini dei vari personaggi nel giro di poche settimane. Anche il successivo Texone di Suarez prevede una datazione decennale, la prima guerra d'indipendenza cubana si ha tra il 1868 e il 1878. In questo caso è prevedibile l'uso del flashback da parte dell'autore, sempre che alla SBE siano sensibili a questi problemi di congruenza storica.

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Guest Wasted Years

La cosa incredibile di questo texone è che ha messo d'accordo tutti!In tutti i forum è osannato come capolavoro o già di l', anche da chi tex non l'ha mai lettoBorden ha messo a segno un grande colpo!

Ditemi pure che sono sempre il solito, ma diffido dai giudizi plebiscitari e dati a caldo. Non dico che non sia un ottimo lavoro, per quanto la seconda parte sia IMHO inferiore e non di poco alla parte centrale molto bella, ma tutto questo entusiasmo mi pare esagerato. Per me l'autore ha scritto abbastanza di meglio mentre su Frisenda nulla da dire, graficamente il texone è impressionante. I giudizi dei non texiani, poi, valgono quello che valgono, non avendo essi termini di paragone nella serie. Di certo è la migliore di Boselli nell'ultimo periodo, ma in assoluto non è da primi posti nella sua produzione.

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Naturalmente ogni giudizio va preso per quello che ?. Non so se avete notato il 100% dato da ubc, un sito mai stato tenero con i bonelli in generale. A me ha colpito molto questo vero e proprio plebiscito, sinceramente. Certo coloro che non leggono Tex hanno ben pochi termini di paragone riguardo a cosa Tex ha saputo offrire nella sua lunghissima carriera fumettistica (capolavori che nessuno riuscir? ad eguagliare quelli di G. L. Bonelli), io stesso alla fin fine ho ripreso a leggere Tex da poco, essendomi fermato a ben otto anni fa con la lettura. Certo che un albo di Tex che ha messo d'accordo (più o meno) tutti era da anni che non si leggeva (a quanto ho visto in giro)

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(Zed@ 30 giugno 2009@ ore 15:34)

Naturalmente ogni giudizio va preso per quello che ?. Non so se avete notato il 100% dato da ubc, un sito mai stato tenero con i bonelli in generale.

Beh, dipende a quali serie Bonelli ed a quali autori si fa riferimento: se il 100% fosse stato dato ad una storia di Tex scritta da Nizzi ( oppure a una storia di Zagor scritta da Toninelli ) quanto detto da Zed mi sembrerebbe estremamente singolare e degno di nota; che il 100% venga invece dato a un Texone scritto da Boselli non mi pare così straordinario, visto che sempre secondo Ubc la migliore storia texiana di sempre non è stata scritta da GLB, ma da Boselli con "Il passato di Carson" ( anch'essa del resto valutata al 100% da Ubc ).

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sinceramente mi sarei giocato la camicia che la recensione di UBC su PATAGONIA sarebbe stata entusiastica e piena zeppa di belle parole.... anche perchè, presunzioni a parte, credo ormai di aver capito quale sia l'atteggiamento di UBC nei confronti delle storie bonelli, e definirlo "parassita" mi sembra ancora poco.... certamente è emblematico il fatto che il recensore di PATAGONIA giustifichi le proprie positive convinzioni sul texone facendo appello a strani rapporti fra una storia e la sua recenzione, riconoscendo cioè che di fronte a storia così bella la recensione non poteva che essere banale(mah!).... e questo, si noti, viene detto dopo una catasta di recensioni negativissime, specialmente nei confronti delle ultime storie nizziane.... comunque, quello che resta, malgrado certi dubbi di chi recensisce,? al storia in sè, e il piacevole effetto che, leggendola, ciascuno di noi ne ha tratto..

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Su "Patagonia" e' stato detto di tutto e di piu' e quindi mi vien difficile aggiungere qualcos'altro. Per essere sincero non mi aspettavo un Texone di questa qualita', sia per quanto concerne la sceneggiatura e sia per i disegni. Epico, leggendario e veramente memorabile. Uno degli elementi che ho apprezzato di piu' e' il ruolo che ricopre Kit Willer e la sua giusta valorizzazione in questa storia. Vorrei pero' soffermarmi un po' sulle diverse recensioni che si possono leggere in diversi siti("UBC" e "Baci e Spari"). Non vorrei creare o scatenare polemiche, ma la mia opinione su una determinata storia non viene per nulla influenzata da una recensione letta in certi siti o forum, perche' tale recensione alla fine deve essere vista come un interpretazione o giudizio personale. Se dovessi prendere sul serio alcune recensioni in certi siti/forum che giudicano pessimo e in maniera gratuita qualsiasi lavoro (anche quello accettabile) di Nizzi, scoprirei che persino "Fuga da Anderville" e' una storia mediocre. Ritengo anch'io che "Patagonia" sia un capolavoro, ma forse questa parola avrebbe ancora piu' effetto se in certi siti o forum non avessero avuto il vizio di gridare, in passato, al capolavoro ad ogni storia d Boselli

Modificato da Anthony Steffen

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Capolavoro o no questa e sicuramente una storia speciale e secondo me e questo il motivo per cui ci devono essere i texoni cioe storie fuori dall ordinario disegnati da grandi maestri. Riguardo a nizzi e stata fatta una campagna esagerata contro di lui e pare che la SBE l abbia accolta visto che per l anno prossimo non ci sara neanche una sua storia neppure nell almanacco

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Tex in Patagonia, la battaglia più dura:
salvare gli indios dallo sterminio


Articolo di Renato Gaita, per Il Messagero, apparso il 5 luglio 2009.


Dalle praterie del West e i deserti dell' Arizona alle Pampas argentine e gli sconfinati spazi della Patagonia. Nella sua ultima avventura, Tex va in trasferta in Argentina con il figlio Kit e regala ai suoi lettori una bella e interessante lezione di Storia. Una vicenda poco conosciuta. In molti conoscono storie e personaggi dell'Ovest americano dell' Ottocento, Toro Seduto e Cavallo Pazzo, Geronimo e Cochise, Sioux, Cheyenne e Apache. Ma poco o niente si sa degli indios argentini, dai nomi pressoch? sconosciuti e dimenticati (Ranqueles, Puelches, Tehuelches) e dei loro capi, i caciques Pain°, Mariano Rosas, Calfucur? e molti altri. Eppure, come gli indiani degli Stati Uniti, anche loro sono stati protagonisti, nella seconda metà dell'Ottocento, di una disperata e sanguinosa guerra per difendere le loro terre e la loro libertà dall'invasione dell' esercito argentino. Anche quel conflitto termin° con il massacro e la distruzione delle tribù indie. La "Conquista del desierto" come la "Conquista del West". Nomi diversi, ma stessi risultati.

Questa storia caduta nell'oblio ce la ricorda l'ultimo "Texone" in edicola in questi giorni, Patagonia , sceneggiatura di Mauro Boselli, splendidi disegni di Pasquale Frisenda, uno dei talenti della Casa editrice Bonelli che ha disegnato non poche storie western di Ken Parker e quelle di Magico Vento, a cavallo tra il western e l'horror. In Patagonia siamo nel 1878 e vediamo Tex lasciare la riserva dei suoi Navajos per andare nei lontani e sperduti territori argentini. Ha chiesto il suo aiuto un vecchio amico, Ricardo Mendoza, ora maggiore dell'esercito argentino, una "colomba" che tenta una difficile trattativa con gli indios per evitare un conflitto sanguinoso. E quale migliore alleato di Tex, il ranger che ha sposato una donna indiana dalla quale ha avuto il figlio Kit e che si è sempre schierato in difesa dei diritti delle tribù indiane?

Inutile dire che Aquila della notte, il nome che i pellerossa hanno dato al loro amico bianco, non si lascia sfuggire l' occasione. Ed eccolo impegnato in una difficile e pericolosa missione, alle prese con militari, indiani, gauchos. Finch? la sua coscienza lo spinge a schierarsi a fianco degli indios perseguitati, affrontando con loro una marcia disperata verso la salvezza, braccati dalle truppe argentine. Un finale che ricorda episodi simili avvenuti negli stessi anni nel Nord America, l'Anabasi dei Cheyenne di Coltello Spuntato e Piccolo Lupo dall' inospitale riserva dell'Oklahoma fino al Montana o quella dei Nasi Forati di Capo Giuseppe dall' Idaho fino al confine canadese.

Un finale amaro, triste. Anche per gli indios argentini la "Conquista del desierto" ha significato massacri, villaggi incendiati, migrazioni e deportazioni, fame e miseria. Insomma, una "pulizia etnica". Come dice Renato Genovese nella sua documentata introduzione, ricca di foto e disegni d' epoca, ?se c'era un Dio che aveva messo gli indios nella Pampa, dei semplici e arroganti mortali come Rosas, Alsina, Avellaneda e Roca (ministri, presidenti, grandi proprietari terrieri argentini, ndr) si sostituirono al Creatore e li internarono senza processo e senza appello, per l' eternit?, nel limbo immemore dei desaparecidosè. Parole diverse, ma stesso concetto, il vecchio Nuvola Rossa, leggendario capo dei Sioux Oglala, disse: ?I bianchi ci hanno fatto tante promesse. Ne hanno mantenuta soltanto una: ci dissero che volevano la nostra terra e se la sono presa?.

Il bel volume a fumetti ha anche una godibile introduzione di Sergio Bonelli che ricorda come all'origine di questa avventura di Tex c'è un avventuroso viaggio compiuto da Bonelli nel 1984 su un fuoristrada, dal Mato Grosso fino alla Patagonia e la Terra del Fuoco, ?una passeggiatina di (più o meno) quindicimila chilometri?. Fu in quella occasione, ricorda Sergio Bonelli, che venne a conoscenza dell' epopea degli indios. ?E' stato uno sterminio totale della popolazione indigena?, spiega l' editore. ?Nel corso di alcune ricerche trovai a Buenos Aires pochi libri, gli editori argentini sembravano voler dimenticare quei drammatici avvenimenti?. Alla fine, dopo tanti anni, Sergio Bonelli è riuscito a concretizzare la vecchia idea di ?imporre al nostro Tex una lunga trasferta in Argentina e, soprattutto, il doloroso coinvolgimento in un autentico etnocidio?.

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Ricardo Mendoza,
Ragioni di un fallimento.



Ricardo Mendoza, ufficiale dell'Esercito Argentino ha fatto una veloce carriera grazie alle esperienze passate nel lontano Messico, tribolato da guerre intestine.
Per la sue amicizie con Alsina , gli è stato affidato il difficile compito di appacificare le regioni del Sur, oltre il grande fossato, ma il ministero della guerra certamente con ?appacificare? intendeva eliminare tutti gli insorti, senza tregua, e Mendoza invece, cercher? di convincerli ad una pace inesistente.
Si perchè Mendoza parla di uomini liberi e con uguali diritti, di qualsiasi colore della pelle (pag.40), ma Mendoza mente.
Fandomie, tutte fandomie
E Mendoza stesso lo sa.
Lui non crede in questi ideali. i suoi uomini moriranno in quella difficile avventura e li prende in giro con una bella parata (pag. 68)?

Si è rivolto a Tex come ad un consigliere e gli ha dato il comando della pattuglia degli esploratori, persino un grado di ?capitano?,.
Sotto la guida di Tex ha combattuto nel Desierto del Sur, ha eliminato uno dei capi degli indios, ribelli per forza, Calfcura.

Poi con l'avvento di Roca che ha preso il posto di Alsina, tutto cambia.
è cambiato pure Mendoza (pag.157).
Ha chiesto a Tex una mano a far sottomettere Sayelque ad una resa incondizionata, e Tex ha promesso di aiutarlo (pag. 159). Una resa incondizionata avrebbe portato grande onore alla carriera di Mendoza, certamente. Mendoza sa che deve obbedire a questi nuovi ordini, il rischio è essere processato per alto tradimento ( pag.194)
Ma, la paura di rovinarsi la carriera, lo ha costretto a combattere contro Tex stesso, ha persino cercato di imprigionarlo, con l'inganno, l'inganno a chi viene da ambasciatore, a chi viene da amico (pag.196). Eliminare Tex era una priorit? per i piani di Mendoza: le doti di abile stratega, erano ben note.
La fuga di Tex, certamente, lo ha gettato nello sconforto : i suoi stessi ufficiali aggirano i suoi ordini con una semplicit? incredibile (pag.216).
Ma la guerra deve essere portata a termine, deve essere vinta.
La battaglia contro gli indios ha avuto il culmine nel Nido del Condor, un luogo che ricorda tanto le Termopili, e l' pochi indios hanno fermato centinaia di soldati armati di cannoni howitzer ultimo modello, e han fatto centinaia di morti tra le fila dei soldati (pag. 235); poi, dopo una settimana di aspri combattimenti, ecco la resa di Mendoza, che a nome dell'Argentina lascia liberi tutti gli indios: vuole soltanto un capo da portare come trofeo ai suoi superiori (pag. 236), ma come si può ancora fidare Tex di Mendoza e concedere che Sayelque vada con lui per firmare una resa incondizionata?
Dice bene , ma nel momento sbagliato, l'arrogante Belmonte, "Mendoza è inadatto la comando", questa frase, con il conseguente rancore verso Tex, coster? la vita al novello Maggiore Belmonte, guarda caso per mano di un suo collega, il caro Mendoza( pag.238), che dice bene a Tex prima del commiato finale: i vermi come il fu Maggiore Belmonte ed altri simili a lui avranno certamente due trofei : Sayelque e Mendoza.
Inganno, tradimento, paura, incapacità, debolezza, ecco tutte le qualità di Ricardo Mendoza.

Ps:
Io, al posto di Sayelque, non sarei così ottimista e non accetterei quel ?cigarillo?.



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Amici, ecco per vostra conoscenza:

Texone Patagonia: Interviste esclusive con gli autori Mauro BOSELLI & Pasquale FRISENDA, nel blog portoghese di Tex!

Con bozzetti a colori della copertina del Texone e altri studi dei personaggi per le tavole del Texone.

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/2009/07/30/patag... lli-e-frisenda/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/2009/07/30/patag... lli-e-frisenda/

Mauro Boselli: Assolutamente no. Tex vivr? sempre e non voglio immaginare la sua fine. Ma, se fosse un uomo reale, non lo vedrei comportarsi da ?sergente Kirk? o da Che Guevara al fianco dei nativi americani. Tex è capo dei Navajos e i Navajos tuttora hanno il loro territorio sovrano negli USA. Tex invecchierebbe e morirebbe sereno nella Riserva, dopo una vecchiaia trascorsa cacciando puma e cervi in Arizona.

Pasquale Frisenda: Intanto vi ringrazio per il giudizio espresso sulle tavole; cercare di ?far entrare? il lettore nell'atmosfera della storia, e fin dalla prima pagina, è da sempre la cosa su cui punto di più, dunque non mi potevi dire nulla di più gradito. Il lavoro fatto al fianco di Ivo Milazzo è stato molto prezioso per capire questi aspetti. Molte indicazioni per gli ambienti e per i personaggi sono arrivate da Mauro Boselli in sceneggiatura o da foto ad essa allegate, ma sono abituato a metterci molto di mio in questo senso, e spesso la ricerca dura fino alla conclusione del progetto. Per Tex ho guardato molti dei disegnatori che lo hanno portato ad essere il mito fumettistico che ?, a cominciare da Aurelio Galleppini, per poi passare a Ferdinando Fusco, Giovanni Ticci, Vincenzo Monti, Alfonso Font e Claudio Villa in particolare.

Aspetto che vi piace più queste interviste del blog portoghese di Tex!


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era da qualche tempo che non leggevo tex e dopo le numerose recensioni positive ho ricominciato a leggerlo.. che dire?storia stupenda.. c'è tutta quella atmosfera che ha reso tex un mito.. per non parlare degli scenari desolati e cosi meravigliosamente illustrati.. mi ha di nuovo fatto riaccendere la scintilla per tex..

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Finalmente una storia degna di questo nome, ben scritta da Boselli che secondo me in questo momento è il miglior sceneggiatore di Tex e ottimamente disegnata da Frisenda, che al suo debutto con questo personaggio fa cose veramente egregie. Riuscita anche la commistione (sempre difficilissima) tra fantasia e realtà storica. In conclusione un Tex veramente di qualità, che fa ben sperare in un'inversione di tendenza, dopo le deludenti storie (tranne rare eccezioni) degli ultimi anni.

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Patagonia! La storia con l'esercito argentino schierato contro gli indiani della Patagonia, la famosa ?conquista del desierto? è stata ispirata a Bonelli da Mario Faggella, un suoredattore, sceneggiatore per Dampyr, appassionato di tutto ciò che è argentino ( e che gli ha regalato un paio di rari volumi sull'argomento ).

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Texone straordinario, a mio parere; e non solamente in confronto agli ultimi, perchè spicca anche se paragonato all'intero panorama texiano.

Le parole chiave sono originalità e soprattutto complessit?: già l'ambientazione argentina fa alzare le sopracciglia, ma il pezzo forte sta nella dimensione multi-sfaccettata dei protagonisti e nella drammaticit? di scelte attorno alle quali, una volta tanto, la strada che porta al Bene risulta sfocata e ardua da percorrere. Cosè ardua e drammatica che il bene stesso, ed è rarissimo nel mondo di Tex, non può permettersi la maiuscola davanti.

Amaro come alcune tra le più riuscite epopee sugli indiani sconfitti da dinamiche troppo schiaccianti per combatterle (mi ha ricordato in parte "Le colline del vento"), in confronto alle quali può però vantare un maggiore allacciamento alla Storia, e questo lo rende ancora più interessante.

La lettura non è semplice n° diretta (altra eccezione in Tex) e necessita di un secondo passaggio per essere goduta appieno, e per apprezzare compiutamente la raffinatezza e la delicata emotivit? della storia.

Una perla soggettiva nella narrazione:

l'addio, fortunatamente temporaneo ma carico di pathos, fra Tex e suo figlio Kit verso il termine della storia: struggente senza essere strappalacrime, retorico ma senza banalit?, con sguardi e gesti perfetti e parole che non si dimenticano. Boselli si conferma narratore eccezionale nel trasmettere la solidit? dei rapporti fra i 4 pards (anche se in questo caso ha "giocato" solamente con 2), e con questo Texone è riuscito nell'impresa di comunicare un sentimento molto forte e controverso (Kit prova contemporaneamente smisurato affetto e rabbia verso suo padre) con una sobrietà apprezzabilissima.

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Sicuramente una pietra miliare; paradossalmente, però, spero che non venga imitato n° ripreso troppo spesso: la complessit? di muoversi tra classico e innovativo, la capacità di creare un'atmosfera così innervata di cupezza ed epicit?, sono traguardi troppo rari da poter essere riprodotti con continuit?. Godiamoci questo capolavoro consapevoli della sua unicit?.

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