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TWF - Tex Willer Forum
Guest Wasted Years

[Texone N. 23] Patagonia

Voto alla storia  

63 voti

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Sicuramente una pietra miliare; paradossalmente, però, spero che non venga imitato n° ripreso troppo spesso: la complessit? di muoversi tra classico e innovativo, la capacità di creare un'atmosfera così innervata di cupezza ed epicit?, sono traguardi troppo rari da poter essere riprodotti con continuit?. Godiamoci questo capolavoro consapevoli della sua unicit?.

Ciao Anakyn, goditelo fin che puoi, è in arrivo a giugno il texone cubano, che si preannuncia anche migliore!!!

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Ehm... mi dispiace approfittare di questo spazio assolutamente inadatto per questioni "tecniche", ma non ho trovato alcuna area adeguata del forum dove postare, e mi sono accorto che non posso nemmeno mandare MP. Volevo solo capire come mai non mi è possibile n° postare sulla sezione riguardante lo scambio con gli Autori di Tex, n° - appunto - mandare messaggi privati. Sul regolamento non ho trovato traccia di restrizioni di questo genere. Grazie per eventuali risposte.

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Ciao anakyn, benvenuto nel forum e complimenti per il tuo commento su questo Texone. Essendo un nuovo utente, ancora non hai raggiunto il minimo dei messaggi postati nel forum che ti consentono di scrivere nella sezione autori e di mandare messaggi privati e anche di accedere nella sezione dei downloads texiani. Tale scelta e' stata prese in sede di amministrazione per salvaguardare e tutelare la sezione autori da tutti quegli utenti che si iscrivevano al forum solo per far domande agli autori. Comunque bastano solo pochi messaggi (no spam)per avere tutto sbloccato.

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A proposito del personaggio di Ricardo Mendoza, mi sembra sia istruttivo un paragone con una figura molto più ricorrente di lui nell'universo texiano ( perfino troppo ricorrente, secondo il giudizio che Mauro Boselli ha di recente espresso nel nostro Forum ): quella del generale Davis, che quando compare funge quasi sempre ( come Mendoza qui ) da "procacciatore di missioni". A tutta prima, il paragone sembrerebbe favorevole al militare argentino: nella prima parte del Texone ci appare come un "irregolare", dal passato non troppo dissimile da quello di Tex ( e del loro comune amico Montales ) e dalle idee del tutto sovrapponibili a quelle del nostro ranger per quanto riguarda i rapporti coi nativi americani. Viceversa l'alto ufficiale dell'esercito Usa, fin da quando fa la sua prima apparizione in "Messaggero di morte", ci viene presentato sè come dotato di buonsenso e di umanit?, ma soprattutto come un militare dalla testa ai piedi, pienamente fedele all'istituzione della quale fa parte e pronto a difenderla sempre e comunque ( anche se, come si vede nel caso del colonnello Middleton della storia citata, non alieno da "colpi bassi" nei confronti di militari che ritiene indegni di indossare la divisa dell'esercito Usa ); il suo rapporto con Tex pare dunque molto più freddo, cauto e distaccato, simile insomma a quello che può intercorrere tra il nostro ranger e gli onesti sceriffi e cittadini che si trovano casualmente a collaborare con lui nel rimettere ordine nelle cittadine del West. La parte finale del Texone, però, a mio avviso quasi ribalta il quadro: mentre nei rapporti con Davis Tex mette sempre lealmente tutte le carte in tavola ( e il generale fa lo stesso con Tex, come si vede pure ne "Le colline dei Sioux", in cui le condizioni da lui stabilite portano all'amaro e poetico finale ), non così vanno le cose tra Tex e Mendoza. Commentando la storia a caldo, mi era parso che i due amici cercassero di forzarsi reciprocamente la mano; ripensandoci un po' più a freddo, mi pare di poter dire che tanto Tex che Mendoza manchino di sincerit? con l'altra parte e cerchino di strumentalizzarla per arrivare al risultato che desiderano ( la salvezza degli indios per Tex; la sottomissione - se possibile con la persuasione, se necessario con la forza e finanche con l'annientamento - per Mendoza ). Dato che il fine che Tex si ripropone è eticamente superiore ( e che il lettore conosce il nostro ranger da una vita, mentre Mendoza è semplicemente, per dirla col lessico televisivo, una "guest star" ), non è difficile concludere ( come ha efficacemente fatto Jim Davis ) per la condanna senza appello di Mendoza; mi pare però lecito chiedersi se Tex si sarebbe comportato in tal modo con Pat Mc Ryan, Gros - Jean, Montales, Jim Brandon o persino Tom Devlin e Nat McKennet, utilizzandoli come inconsapevoli pedine. Mi pare insomma che l'amicizia di Tex nei confronti di Mendoza ( come del resto quella di Mendoza per Tex ) non vada disgiunta da uno sgradevole paternalismo, cosa che, quando affiora un serio dissidio ( come accade in "Patagonia" a causa del peso della realtà storica ), condanna a una triste fine un rapporto in realtà privo di autentica lealt? reciproca e , di conseguenza, di profonde basi.

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Patagonia 1: l'apoteosiSu Patagonia si potrebbero dire e scrivere centinaia di pagine. Preferisco riportare la parte finale del commento che mi venne di getto, a caldo, dopo avere letto la storia, che postai sul forum di N. Never. Non che sia nulla di originale, ma io sottolineo un punto che non ho visto così in evidenza su nessun commento letto in seguito. Avevo definito il volume ?eccezionale, straordinario, addirittura commovente, passa di diritto alla storia come uno dei più belli di sempre, se non il più bello in assoluto, della saga texiana e finisce direttamente nel mito.?La parte finale è questa.<<[?] Ma è nelle ultime 50 pagine che si raggiunge veramente l'apoteosi, e qui bisogna spiegare un po' di cose. Tex si è sempre battuto per i diritti delle popolazioni native a bocce ferme, cioè quando l'invasione/colonizzazione è già compiuta e le tribù sono già rinchiuse nelle riserve. Si può tranquillamente dire che Tex non ha partecipato a nessuna delle guerre che hanno visto la fine della libertà e dell'indipendenza delle ultime popolazioni indigene rimaste libere, tranne una eccezione, Little Big Horn, in cui non combatte ma si adopera per evitare un massacro. Dunque Tex si batte per i diritti di sopravvivenza, chiamiamoli così, dei nativi confinati dentro le riserve, perchè vede in queste ultime l'unica possibilità per evitare lo sterminio di fronte ad un progresso e a una civilt? aliena che si comportano come un vero schiacciasassi, fermo restando che le riserve siano garantite nei territori ancestrali delle popolazioni. Tex usa la violenza per far cessare ogni violenza, per la pace e la giustizia, sia nei confronti dei bianchi che violano i trattati sia nei confronti dei nativi ribelli che causerebbero danni non solo ai nemici bianchi ma anche a se stessi e ad altre popolazioni pacifiche scontando la repressione incondizionata dei soldati. Tex è un realista, sa che l'avanzata della civilt? è inarrestabile ed è ormai cosa fatta, la sua politica è il compromesso fra le esigenze di bianchi e rossi nel rispetto di un ideale di giustizia assolutamente personale che spesso e volentieri sconfina dalla legalit?, e quando questo non è possibile, passa alle maniere forti contro chiunque. Si può addirittura pensare che l'operato di Tex sia in realtà un'opera di normalizzazione ?reazionaria? ancora più dannosa per i nativi, in quanto spesso presta servizio per eliminare le bande indigene ribelli, le uniche ad avere ancora in corpo l'anelito alla vera libertà, ma le cose stanno così. Non si è mai visto Tex schierarsi apertamente con dei ribelli se non per delle ingiustizie subite, e anche qui è sempre attento a cercare di evitare perdite di vite umane ai bianchi non responsabili, civili e militari, e il fine è sempre stato quello del ripristino della giustizia e dei diritti violati e il ritorno alla riserva. Qui, in Patagonia, siamo in un'altra fase del processo di invasione/colonizzazione, siamo solo all'inizio e le tribù sono ancora tutte libere. Quando la missione rischia di trasformarsi da pacifica qual era in una vera e propria guerra di sterminio, cerca ancora la strada del compromesso per arrivare a una soluzione pacifica del conflitto, e a questo punto avrebbe fatto il suo, non ci sarebbe più da chiedergli nulla: ha avvertito gli indios ?nemiciò, si è dimesso da esploratore, ha implorato il suo amico di dimettersi per non macchiarsi del crimine di sterminio, il tutto in un paese che non è il suo, senza poter contare su nessun altro che se stesso, senza appoggi politici o militari. E quando il suo amico non solo non si dimette, ma lo arresta, pensavo che la storia si avviasse alla conclusione con la celebrazione di un processo per tradimento che in qualche modo sarebbe finito bene. Storia impeccabile. E invece ecco l'inaudito, l'insospettato, almeno per me: Tex si schiera apertamente con gli indios, contro l'esercito argentino, gli muove guerra aperta, riuscendo ad un tempo a conciliare combattimento e fuga ponendosi al completo servizio dei nativi. I dialoghi con Mendoza e con i capi indios sono esemplari ai fini di questo salto di qualità straordinario: non più la difesa del diritto di sopravvivenza, ma la lotta vera e propria per il diritto alla libertà degli aborigeni. Questo non è nemmeno più Tex, è Aquila della Notte come non si era mai visto prima: di fronte a una colonizzazione ingiusta, violenta, che ripeterebbe i massacri del proprio paese fino all'estinzione totale di un popolo, bisogna schierarsi, prendere posizione, e combattere con ogni mezzo necessario, a costo della propria vita, rinnegando quasi la propria razza, rompendo un'amicizia consolidata, per un'inflessibile ideale di giustizia. Il sacrificio dell'individuo per il bene e la salvezza del proprio popolo: questo era Toro Seduto. Il sacrificio dell'individuo per il bene e la salvezza di ogni popolo soggetto a ingiustizia: questo è Aquila della Notte, assurto al ruolo di vero e proprio combattente per la libertà, di mujaheddin. Questo Tex è una figura altissima, grandiosa, un ritratto straordinario e commovente, anche nel saluto col figlio, mi vengono i brividi solo a pensarci. Non è solamente cazzotti e pallottole, è l'incarnazione di una scelta di campo radicale che presuppone una scelta etica basilare a favore della giustizia, in ogni tempo e in ogni circostanza. Il suo ex amico, il colonnello Mendoza, non ce l'ha fatta, in lui ha prevalso il senso dell'onore, della patria, della fedelt? agli ordini. Non è riuscito a restare fedele a se stesso fino in fondo, è lui il vero traditore. Il rapporto Tex-Mendoza è uno dei più belli che siano mai stati esplorati, è una summa di ciò che Tex è e vuole rappresentare nella sua inflessibilit?, e anche il colonnello è a suo modo una figura tragica grandiosa, in bilico fra scelte morali diversissime fino alla definitiva rottura, anche questa un momento bellissimo. E le pagine finali, con le sequenze in parallelo della fuga fra le montagne da un lato e la guerriglia dall'altro, sono da antologia, mi ricordano l'odissea di Capo Giuseppe e dei Nasi Forati per raggiungere il Canada, braccati dagli eserciti americani. Che altro dire? Boselli ha scritto un capolavoro, Frisenda l'ha disegnato. M?inchino.>>

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Patagonia 2: l'emozioneLeggendo Tex mi è capitato raramente di provare emozioni forti, di commuovermi, forse anche perchè nell'epoca d'oro ero poco più di un bambino, qualche volta è spuntata qualche lacrima, ma niente di più. Ebbene, con Patagonia per la prima volta ho pianto con Tex e per Tex, alla prima lettura con incredulità per quello che avevo appena letto, tanto che ho avuto bisogno di rileggerlo subito. Non potevo credere di avere di fronte un Tex così incredibilmente gigantesco, eroico, e al tempo stesso così incredibilmente umano, e sotto certi aspetti, fragile. La presenza simultanea di emozioni ?dure?, e soprattutto, una rarit? in Tex, di quelle ?morbide?, è una cosa di cui non potr? mai rendere grazie abbastanza. Cosè dopo la seconda lettura il pianto è stato ancora più convinto e partecipe. Ma anche le altre due volte che ho riletto la storia, l'ultima delle quali a Natale, ho pianto come e più della prima. Per quello che ha rappresentato per me, questa è la storia di Tex più bella, più emozionante, più coinvolgente che abbia mai letto. Forse non sarà quella scritta meglio, non ho la minima competenza per poterlo giudicare, ma per me rimane la più bella in assoluto. Pensare di emozionarmi così per Tex a 44 anni non l'avrei mai ritenuto possibile. Patagonia 3: anno zeroIl mio anno zero. Avevo deciso di arrivare stancamente al numero 600 e poi di decidere se continuare a leggere Tex: ultimamente non ce la facevo quasi più, mi annoiavo in un modo incredibile, leggevo le storie distrattamente tanto per passare una mezz?ora e poi le mettevo nello scaffale a prendere polvere. Poi arriva Patagonia e per la prima volta voglio sapere chi ne fosse l'autore, cosa che non avevo mai fatto, e comincio a guardarmi indietro, a dare un'occhiata alle seconde di copertina. Ma soprattutto mi domando perchè questa storia mi piace e perchè mi piace questo Tex, insomma mi faccio delle domande e non mi so rispondere. Capisco che devo cambiare modo di leggere, non solo l'ultimo modo stanco e annoiato al massimo, ma anche quello con cui ho ricominciato Tex cinque anni fa. Non ho tutt?oggi chiaro in che modo devo avvicinarmi a una storia, sono ancora in cammino, ho cercato aiuto e suggerimenti leggendo qualche forum ma tenendomi in disparte, sentendomi ancora un bambino: sentir parlare del Tex di Bonelli, di quello di Nolitta, di Nizzi, di Boselli eccetera, mi fa tuttora sentire veramente scemo, mi fa rendere conto di non sapere proprio nulla. Senza Patagonia sarei stato sempre annoiato, stufo, stanco, un lettore molto più tranquillo, sè, ma molto più superficiale. E la strada da fare è ancora tanta.

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Diavolo, come per "I ribelli di Cuba", mi trovo completamente solo. La lessi all'epoca e la trovai davvero stucchevole, perfino peggio de "I ribelli di Cuba": se nello speciale cubano quantomeno si ha la sensazione di una storia che procede, seppur stentatamente e con i ritmi tutti sbagliati, qui non avevo trovato nemmeno una trama degna di nota, per quanto banale (e sapete tutti che le trame banali mi piacciono oltremodo :D), tanto che se dovessi riassumerla non saprei nemmeno cosa dire. Personaggi insignificanti, a partire da Mendoza che sembra sempre capitato l' per caso... come nel texone successivo, l'unico personaggio simpatico è il soldato cattivo, ma purtroppo Belmonte non va oltre le intenzioni. Il resto? Francamente il nulla, a me pare."Patagonia" come "Il passato di Carson"? In un certo senso sè: due storie che per me sono molto sopravvalutate. Tuttavia, se l'esordio boselliano si conquistava un posto nelle venti migliori storie dell'autore (non nelle migliori dieci, n° tantomeno nelle migliori cinque), questo texone rimane, a mio avviso, una delle prove meno riuscite di Boselli, l' in fondo a disputarsi il titolo di sua peggior storia personale con "Missouri" e "I ribelli di Cuba". "A sangue freddo"? Grasso che cola, al confronto... secondo me, ovviamente. Come giudizio finale sono indeciso fra il quattro e il cinque. Ma i disegni di Frisenda, per quanto bravo, sono troppo distanti dal classico per piacermi, dunque arrotondo per difetto. EDIT: vedo che non sono solo! C'è un altro ardimentoso che come me ha dato IV... voglio conoscerlo! :D

Modificato da virgin

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voto 10 e lode! storia epica, eroica e coinvolgente, soprattutto la seconda metà in cui gli eventi incalzano più impetuosamente come la foga della battaglia finale.. le eccellenti strategie di guerra e di fuga di Tex al servizio delle tribù indiane pacifiche della lontana Patagonia.. ottime le tavole di Pasquale Frisenda! soprattutto nei paesaggi nebbiosi della pampa e nelle scene di lotta.. Boselli ancora una volta mi ha fatto sognare! -ave_ clap

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Storia stupenda , uno dei migliori Texoni che io abbia mai letto. Appassionante e veramente emozionante , storia per niente scontata anzi costruita benissimo. I disegni di Frisenda sono tra i più belli dei fuoriserie , soprattuto a colori , mi danno la sensazione di entrare nella storia e quindi di impersonificarmi.

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Questo per me è un Texone speciale , forse perchè è stato il primo forse perchè è uno dei più belli. questo Texone riesce a rendere un tema ricorrente in Tex , la conquista dei territori appartenenti agli indiani da parte dei bianchi , qualcosa di veramente speciale . I disegni poi sono qualcosa di veramente unico.... grande Frisenda (aspetto con trepidazione l'uscita di un inedito disegnato da lui )Secondo me questo Texone è uno dei migliori insieme a : L'ultima frontiera , La valle del terrore e Fiamme sull'Arizona

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Ottima storia con splendidi disegni. Non voglio dilungarmi molto perchè non ho niente di nuovo da aggiungere ai tanti commenti positivi fin qui letti. Scriver? brevemente invece dell'unica piccola nota stonata che ho trovato. La figura di Mendoza non mi convince molto per come viene presentata durante l'intero arco del racconto, ci può stare che sopraffatto dal dovere verso la nazione si produca in quell'inaspettato voltafaccia nei confronti di Tex ma i modi mi sembrano eccessivi. Inoltre non mi convince il finale, Tex non può far altro ma i toni verso Mendoza, dopo il voltafaccia di quest'ultimo, sono fin troppo cortesi. Voto nove e mezzo alla storia e dieci e lode ai disegni di Frisenda.

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Condivido. E' davvero un'ottima storia. Una delle migliori di Boselli e con dei disegni che (forse anche per il tipo di location legato alla storia) rendono davvero benissimo. Un Tex per certi aspetti vicino al miglior Tex di Nolitta (profondamente umano, molto deciso e con una venatura crepuscolare tipica degli anti-eroi nolittiani). Bellissimo Texone. ::evvai::

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... beh qua direi che ci stiamo elevando moltissimo come "spessore" dell'albo.
Il racconto (coni base storica) di Boselli ? tra i migliori sino a ora presentato tra i Texoni e i disegni ne fanno da contorno: il rapporto tra i Willer ? quasi da lacrimuccia e in tutto l'albo (personaggi, situazioni, paesaggi) sono magistralmente presentati da Frisenda:

Trama...................................... Disegni
Patagonia.................................. La Valle del Terrore
La Valle del Terrore.................. Il Soldato Comanche
L'Ultimo Ribelle.........................Patagonia
Fiamme sull'Arizona.................. L'Ultimo Ribelle
Sangue sul Colorado................ Seminoles
La Grande Rapina..................... L'Ultima Frontiera
Seminoles................................. Il Pueblo Perduto
L'Ultima Frontiera...................... La Grande Rapina
L'Uomo di Atlanta...................... Terra senza Legge
Il Soldato Comanche................. Il Segno del Serpente
Gli Assassini.............................. Il Profeta Hualpai
Il Pueblo Perduto...................... I Predatori del Deserto
Il Cavaliere Solitario.................. Mercanti di Schiavi
Il Profeta Hualpai...................... Il Cavaliere Solitario
Terra senza Legge.................... Fiamme sull'Arizona
Il Segno del Serpente............... Ombre nella Notte
I Predatori del Deserto............. Tex il Grande
Tex il Grande............................. Gli Assassini
Piombo Rovente........................ Il Prezzo della Vendetta
Ombre nella Notte..................... L'Uomo di Atlanta
Il Prezzo della Vendetta............ Canyon Dorado
Canyon Dorado......................... Sangue sul Colorado
Mercanti di Schiavi..................... Piombo Rovente
;)

Al 24?albo
ilbor

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Salve a tutti, sono nuovo del forum, ma vecchio lettore di Tex (ho raggiunto la biblica età di 24 anni! laughing ).

Questo texone, tra tutte le storie che ho letto (e, pur non potendo vantare l'universalit? della mia raccolta, è pur sempre discreta), mi ha fatto un'impressione profondissima, forse perchè, pur potendo essere, con qualche forzatura, classificata tra le storie "esercito vs. indiani", si distacca da questa corrente, e non soltanto per il semplice fattore geografico.
Infatti, grazie anche alla fedelt? storica e antropologica (credo si possa dire così) di Boselli e Frisenda, si ottiene ciò che personalmente considero un vero e proprio capolavoro, sia per la trama sia per la caratterizzazione dei personaggi, dai "regolari" a quelli che altri nel topic hanno giustamente chiamato guest-stars.
E, tra queste, quella del Maggiore/Colonnello Mendoza mi ha precipitato in un turbine di riflessioni, aiutato da quei bellissimi e penetranti primi piani resi così' bene.

La figura di un soldato (che, per definizione, deve obbedire e non domandare spiegazioni) impegnato in una lotta per la nascita di una nazione, che sorge sulle rovine di altre (? questo il tema di fondo, la creazione dell'Argentina moderna a spese degli indigeni, un concetto basilare per tutto il fumetto fin dalla sua creazione), che cerca di salvare il meglio dei due mondi, distanti e quasi opposti, la modernit? incalzante all'europea con la semplicit? priva di complicazioni degli indios.

Un sogno esile, abbarbicato sulla benevolenza del comandante dell'esercito, e sulla speranza che non vincano i personaggi retrivi che compaiono in ogni numero di Tex, ma che qui, nella loro pervicacia e nella loro colpevole ignoranza, sembrano dare nuova vita a questi tratti certo non poco sfruttati. Speranza che puntualmente si infrange, e che gli addossa la responsabilità e il peso di comandare una guerra di sterminio senza pietà; e l' si consuma la tragica differenza tra lui e l'amico Tex. La dove il futuro Ranger, alla domanda sul perchè combatte contro il nativo Texas replica pacatamente : Combatto per la causa che mi pare giusta. E' il Texas, stavolta, a essere dalla parte sbagliata!, Mendoza non riesce a strapparsi di dosso l'uniforme, non riesce a smettere di credere che la patria, alla fine, è nel giusto. E, pur riluttante, agisce con freddezza e metodo, tendendo trappole, usando tutti i mezzi di cui dispone, persino i cannoni che tanto vengono citati, per ricordare agli indigeni, pellerossa o indios, quanto è senza speranza la loro velleit? di resistenza.
E, infine, il suo dovere raggiunge il fondo : gli indios fuggono e la pampa è aperta alla colonizzazione che ne farà una parte integrante della sua moderna patria; l'ultimo capo ribelle si consegna come Vercingetorige di fronte a Cesare, per il trionfo del lontano generale. Non gli piace, ha un sapore amaro, ma Mendoza ha vinto la sua guerra. E tutto ciò che rimane di lui che aveva fatto di lui, Tex e Montales spiriti affini è appena sufficiente a permettere a Tex di andarsene, e a ottenere una vuota rivincita contro il cattivo per eccellenza, Belmonte, prima che spari al Ranger.
E dopo' Non si sa se ritorna a Buenos Aires accolto come eroe, come il conquistatore delle pampas e il vincitore degli indios primitivi, oppure se nella capitale lo attende una corte marziale, per aver permesso al nemico di fuggire, invece di sterminarlo. Ma è certo che, nell'ultimo primo piano, del Maggiore Mendoza fiducioso e solare delle prime pagine ormai rimane ben poco. E che, anche se ricevesse l'effimera consolazione di venire giudicato troppo soffice e dovesse pagare per questo, la sua scelta lo ha già reso odioso a sè stesso per il resto dei suoi giorni.

Detto questo, perchè ho simpatizzato così tanto per lui? Perchè provo il desiderio di trovare delle attenuanti? Forse perchè ritengo che, al suo posto, io avrei fatto anche meno di quanto lui ha fatto, o quantomeno tentato di fare. Avrei tentato un impossibile accomodamento? Avrei permesso al mio rimpianto di fare un ultimo gesto umano? Non lo so, e per questo non mi sento di condannarlo, come altri hanno fatto in questo topic.
Ciò che so, è che la sua figura, così profonda e così tragica, è una che tra i miei albi si staglia più in alto di tantissime altre.

Mi scuso in anticipo se questo mio messaggio è particolarmente ingarbugliato e cervellotico, ma io sono un tipo cervellotico, e i miei messaggi tenderanno a essere ingarbugliati, temo!

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Ritengo che questa storia sia il punto più alto di tutta la vita editoriale di Tex. Mai come in questo episodio, si sono fusi in maniera così perfetta il lato eroico e il lato umano di Tex e di Kit, intrappolati nel corso di avvenimenti storici che anche tutto il loro valore non può riuscire a modificare. Inoltre, per la prima volta, Tex è nelle condizioni di sapere che la decisione che ci si aspetta che lui prenda non potr? non lasciare una ferita profonda, perchè si trova a dover scegliere tra la lealt? ad un amico e la lealt? ai suoi ideali di libertà e giustizia. Quando l'ho letto la prima volta è stato letteralmente sconvolgente e ancora oggi non ha perso un'oncia del suo impatto e della sua potenza emozionale.

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Storia davvero emozionante. Dopo un inizio un p? noioso arriva anche l'azione, ma la vera svolta

arriva con la morte di alsina e il "ritorno" di recabarren promosso maggiore per chissà quali meriti. Mi sarebbe piaciuto vedere mendoza al fianco di tex nella difesa degli indigeni, con belmonte e recabarren dall'altra parte. Lui invece fa una scelta da soldato, decide di essere fedele alla divisa e alla patria. Una scelta legittima, ma ho trovato eccessivo il suo commento sui ranqueles: ?io non accetto il ricatto di un branco di selvaggià Ma come? Chiami tex per evitare uno spargimento di sangue tra gli indigeni la cui sorte, evidentemente, ti sta molto a cuore, e poi li definisci "branco di selvaggi"? doubt
Capisco la tensione del momento, però ha usato parole che pronuncierebbero cialtroni come belmonte e recabarren, mai un uomo come lui :old: Cmq è una grande storia da 9 clap

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