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TWF - Tex Willer Forum
Anthony Steffen

Boselli:gli Aspetti Che Vi Piacciono Di Piu' E Di Meno.

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Ho voluto aprire questo topic per sentire l'opinione di voi tutti, per quanto riguarda l'attuale primo sceneggiatore di Tex:Mauro Boselli. Quali sono gli aspetti, gli ingredienti, i cliche' che vi piacciono di piu' nelle sue storie?e quali di meno?e perche'?Mi aspetto opinioni e pareri esaustivi, con riferimenti alle storie ed etc, altrimenti avrei aperto questa discussione nella sezione sondaggi. Il tutto nel massimo rispetto per l'autore. Piu' avanti, una volta sentito i punti di vista del maggior numero di utenti, vedremo di aprirne altri riguardante gli altri sceneggiatori e disegnatori di Tex. Aspetto qualche intervento prima di dire la mia, per non influenzare gli altri.

Modificato da Anthony Steffen

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La mia personale impressione è che nelle storie di Boselli ci sia sempre stato un non so che di diverso rispetto ad altri autori. Nel senso che mi sembra che questo autore prediliga aspetti del west non solo di fantasia, ma che riprendano fatti avvenuti e anche un p? diversi dal solito, che siano rimasti in un certo senso 'nascosti': mi vengono in mente storie come 'Gli invincibili', 'Buffalo Soldiers' e 'Il passato di Carson' (mi pare di aver letto tempo fa su farwest. it che gli Innocenti di Bannock esistessero realmente, anche se la città si chiamava Bannack). Il profilo psicologico dei personaggi è sempre molto curato ed approfondito, c'è sempre spazio per dei dialoghi 'sentimentali' (nel senso che trasmettono emozioni in un modo molto più diretto rispetto a quanto riescono a fare altri autori). In sostanza credo che sia un ottimo autore, e alcune delle sue storie mi sono rimaste impresse nella mente subito dopo la prima volta che le ho lette.

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c'è sempre spazio per dei dialoghi 'sentimentali' (nel senso che trasmettono emozioni....

Secondo me proprio il sentimentalismo è a volte un limite di Boselli, nel senso che risulta fuori luogo, in un fumetto come Tex dove hanno sempre trovato poco spazio i fronzoli intimistici e sentimentali. Io sono abituato invece al Tex un po' "bifolco" della migliore tradizione nizziana e bonelliana. Anche i continui complimenti e sviolinate indirizzate ai quattro pards (o è esente nemmeno la bella storia Patagonia del texone) risultano a volte stucchevoli. I pregi della tradizione bonelliana sono a mio avviso stati il carattere duro di Tex ma anche una sottile ironia e una visione disincantata del mondo che ha sempre caratterizzato le storie migliori della saga (come non pensare al modo in cui Carson e Tex parlano ad esempio della possibilità della loro stessa morte nelle situazioni di pericolo, per fare un esempio). Non voglio dire che non vi fosse sentimento nelle storie di GL BOnelli, anzi a volte emergeva potentemente, ma mai in forma banale e gratuita... Sicuramente però nel Tex di Bonelli non c'era traccia di sentimentalismo, ovvero della manifestazione forzata ed edulcorata dei sentimenti. Come dicevo in un altro topic, mi sembra che un altro dei difetti di Boselli sia l'ideazione di "troppi" personaggi secondari, che a volte intralciano l'azione e il ritmo delle storie. Non sempre poi questi personaggi sono ben definiti psicologicamente, anzi a volte mi sembrano un po' posticci. Sono difetti che a mio avviso non si riscontrano in tutte le sue storie... emergono di tano in tanto. Comunque, come ho già detto uno dei suoi pregi è la fantasia e la creativit? narrativa non paragonabile a quella di Nizzi, che spesso ricade nella monotonia... Indio

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mi sembra che un altro dei difetti di Boselli sia l'ideazione di "troppi" personaggi secondari, che a volte intralciano l'azione e il ritmo delle storie.

Effettivamente questo è vero, sono d'accordo.

Secondo me proprio il sentimentalismo è a volte un limite di Boselli, nel senso che risulta fuori luogo, in un fumetto come Tex dove hanno sempre trovato poco spazio i fronzoli intimistici e sentimentali.

E' vero le storie di Tex si sono evolute in questo modo (che io apprezzo molto, tra l'altro), però penso che con il passare del tempo è naturale che ci si concentri anche sul lato psicologico dei personaggi di una storia (almeno su quelli principali) e della storia stessa.

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Condivido diverse cose dette da AtTheRocks e dall'Indio. IMHO, come in tanti altri casi di scrittori e sceneggiatori, i pregi delle sceneggiature di Boselli sono strettamente connessi ai loro limiti, assieme ai quali costituiscono le due facce di una stessa medaglia. Da una parte, infatti, lo sceneggiatore lombardo possiede in grado eminente la capacità di sorprendere e meravigliare il lettore, mostrandogli in una veste inedita personaggi che pareva non presentassero alcun mistero ( Carson ne "Il passato di Carson" ), mettendogli di fronte scene spettacolari e di sicuro effetto (la lunghissima sparatoria di "Sfida sulla Sierra" ) e creando comprimari dalla psicologia complessa e affascinante ( Ray Clemmons, Laredo ecc. ) D'altra parte però, specie nelle storie posteriori al n. 500, non sono mancati i casi in cui Tex e i pards - ma anche altri personaggi - hanno mostrato comportamenti abbastanza stridenti rispetto alla prassi texiana più consueta ( Carson ha spesso perso la sua amabile ironia, sostituendola talora - come nel finale di "Terre Maledette" - con un umorismo nero IMHO alquanto sgradevole; stesso discorso IMHO per talune eccessive insistenze sentimentali, ravvisabili ad esempio in "Matador" ); la ricerca dell'effetto sul lettore ha provocato talvolta una certa incoerenza nelle trame ( cfr. "Vendetta per Montales" in cui il fortissimo impatto emotivo provocato dall'idea di un Montales fuorilegge e - nel passato - organzzatore di una strage viene dissolto da poche parole nel secondo albo ) o un modus narrandi poco fluido ( cfr. "Buffalo Soldiers" ), caratterizzato spesso da una specie di horror vacui ( cfr. "Missouri!"; infine, i comprimari hanno talora mostrato la tendenza a moltiplicarsi e "tipizzarsi" un po' troppo ( cfr. "I sette assassini" ) e a rubare la scena a Tex ( cfr. "Omicidio in Bourbon Street" in cui l'autentico protagonista e il principale avversario del "cattivo" Robinson non è Tex, ma Carfax - Tenebres ). Tali difetti, come ho detto in un'altra occasione, sono IMHO divenuti più facilmente percepibili dacch? Boselli è divenuto il principale sceneggiatore texiano: finch? le sue sceneggiature erano l'eccezione venivano sempre tollerati e talora esaltati i loro aspetti poco convenzionali; ora che sono divenute molto più frequenti, tali aspetti appaiono non di rado "poco texiani" al lettore medio.

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Dico la mia adesso.

Premesso che non mi faro' condizionare dal fatto che lo stesso Boselli potra' leggere questo topic, qundi saro' molto obiettivo nell'esprimere il mio punto di vista sul suo lavoro fino ad ora fatto per Tex.

Mauro Boselli e' un grande sceneggiatore di fumetti, personalmente lo reputo uno dei piu' in gamba che abbiamo in Italia. Non ho avuto modo di leggere le sue storie di Zagor, perche' il personaggio non mi ha mai attirato, ma sono un lettore nonche' collezionista della serie creata e sceneggiata da lui:Dampyr. E' una serie bellissima, un fumetto di qualita' che solo uno scrittore con una fantasia sconfinata come lui poteva creare.

Tornando al lavoro su Tex, devo dire che il suo esordio con l'albo "Il passato di Carson" non poteva arrivare in edicola in un momento piu' azzeccato. Infatti, dopo quasi dieci anni di produzione,Nizzi si prese una pausa dalla sua macchina da scrivere, ed ecco subentrare Boselli a dare una mano(e che mano)alla serie con quel capolavoro di storia. A parte la qualita' di questo suo primo lavoro, cio' che apprezzai di piu' fu' l'impressionante caratterizzazione dei molti comprimari presenti in quella storia. Non ce ne era uno che stonava per personalita', curata nei minimi particolari. Quei flashback "maneggiati" in maniera impeccabile, mi fecero subito amare questo sceneggiatore, a quel tempo per me ancora sconosciuto.
Sicuramente il suo stile innovatore e l'uso di dialoghi secchi e sintetici, nella seconda meta' degli anni '90 erano una bella e valida alternativa alla produzione nizziana.
Un altra caratteristica che mi piace di Boselli e' la volonta' di "rispolverare" Kit e Tiger messi eccessivamente da parte da Claudio Nizzi. Vedere con l'ultimo texone "Patagonia" l'uso che ne fa del figlio di Tex, e con Tiger nella storia "Cercatori d piste".
Paradossalmente pero', con il passar del tempo, questo nuovo modo di sceneggiare Tex, che all'inizio vedevo come una validissima alternativa, mi piace sempre meno. Personalmente l'uso e il protagonismo eccessivo di alcuni comprimari presenti nelle sue storie, diventa a mio avviso, un po' pesante. Non sono semplici "guest stars" ma protagonisti veri e propri delle sue storie, dove Tex e' relegato ad un posto da coprotagonista. Sinceramente a lungo andare e' una situazione che ho retto con fatica. Tex deve essere sempre al centro dell'attenzione, nessun personaggio, per quanto dotato di carisma, puo' metterlo in ombra. Purtroppo questa caratteristica di Boselli e' quella che mi piace meno. Troppe volte si e' visto il solito personaggio(seppur con nomi diversi)con il suo solito passato alle spalle, affiancarsi a Tex e rubargli la scena.
Anche l'uso frequente di flashback e di personaggi tormentati dal loro passato e' una formula che, col passar del tempo, mi ha un po' stancato. Vedi "Bufera nelle montagne rocciose","Montagne maledette","La collera dei Montoya", tanto per citarne alcune. Attenzione, non dico che sono storie mediocri, tutt'altro, pero' e' una formula che a mio avviso,Boselli forse ne ha "abusato" un po'.
Come gia' detto da qualcuno, anche i continui complimenti che vengono fatti a Tex e i suoi pards mi sembrano alle volte un po' fastidiosi e seccanti. Il culmine nella storia "Spedizione in Messico", dove un militare fresco di accademia non fa', per quasi tutto l'arco della storia, continui apprezzamenti dell'abilita' dei quattro pards. Esagerati a mio avviso, che rendono un po' pesante la lettura.
Un altra caratteristica, anzi un elemento che mi manca nelle sue storie, e' quell'ironia che spezza la tensione. I classici siparietti tra Tex e Carson, alcuni luoghi comuni tanto cari ai texiani tradizionali. Il suo Tex alle volte e' troppo serio, non ride mai, non scherza mai. Ogni tanto, credo, che ci stia in certe situazioni.
Infine, spero che il signor Boselli non se la prenda a male, e' l'uso frequente che fa' di certe frasi o parole. Per esempio non e' difficile trovare nei suoi albi frasi come "Il passato non ritorna" o "angeli custodi".

Al di la' di tutto, credo che cio' che piu' traspare fino ad ora nei suoi lavori e' la passione che ha per il personaggio di Tex, e la sua continua ricerca nel proporre nuove sceneggiature, nuove situazioni ai lettori.

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Un altra caratteristica, anzi un elemento che mi manca nelle sue storie, e' quell'ironia che spezza la tensione. I classici siparietti tra Tex e Carson, alcuni luoghi comuni tanto cari ai texiani tradizionali. Il suo Tex alle volte e' troppo serio, non ride mai, non scherza mai. Ogni tanto, credo, che ci stia in certe situazioni.
Infine, spero che il signor Boselli non se la prenda a male, e' l'uso frequente che fa' di certe frasi o parole. Per esempio non e' difficile trovare nei suoi albi frasi come "Il passato non ritorna" o "angeli custodi".

Condivido in pieno... il suo Tex è a volte (sottolineo a volte) troppo serio. Anche sulle parole altisonanti usate a volte sono d'accordo... tipo una che mi viene a volo "Adesso siete liberi di vivere!" (Tex salva degli indiani dalla tortura)...
Comunque secondo me queste critiche fanno anche bene; è utile democratico e anche giusto che i lettori facciano suggerimenti ed esprimano pareri. Cosè gli autori ne possono tenere conto..
l'indio

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Nel 1985, sul quotidiano la Repubblica si poteva leggere ancora che gli albi di Tex venduti nelle edicole erano più di 600.000. Sono dei dati semi-ufficiali e probabilmente non del tutto corretti. Da qualche anno era in corso un'inversione di tendenza nelle vendite, che calavano inesorabilmente seguendo la parabola discendente delle storie di Tex, scritte da uno stanco Bonelli con la testa forse già proiettata a Ibiza, e dal figlio Sergio, autore si di pregevolissimi lavori ( Giungla Crudele, in primis ) ma pur sempre alternati ad avventure interlocutorie, che lasciavano interdetti quei lettori che votarono nel famoso referendum indetto dalla casa editrice "Il segno di Cruzado" come la peggiore storia degli ultimi cinque anni. Le testimonianze degli abbandoni, cioè della fuga dei lettori, non mancano in quegli anni. Tuttavia ritengo siano anche parzialmente fuorvianti, nel senso che molti dei fruitori che negli anni settanta erano degli adolescenti appassionati di fumetto, nel decennio successivo raggiungendo l'età adulta, orientarono inevitabilmente la loro attenzione verso altri prodotti. Nizzi salv? comunque la serie. Riusc? ad infondere cioè una nuova linfa al personaggio, calandosi agevolmente nel personaggio, nel linguaggio e nel tipo di narrazione bonelliana, aggiungendo di suo tanta fantasia e avventura. Nel 1995, le copie vendute si aggirano intorno alle 300.000, la metà rispetto a dieci anni prima. Nizzi, ormai padrone assoluto della serie, non è riuscito a impedire il calo delle vendite. La colpa non è sua, ovviamente, ed è in larga parte riconducibile alla crisi generale del fumetto in Italia. Le nuove generazioni non leggono più o sono attrate da altri format, come i manga. In TV, dalla seconda metà degli anni ottanta, dominano i cartoons giapponesi, letteratura - trash - con cui le emittenti private berlusconiane e non, prosperano. Cominciano a diffondersi sempre più anche i primi personal computers e i relativi videogiochi. La lettura stanca e contro gli effetti nefasti della - troppa televisione - per i giovani, si scatenano anche gli psicologi. Sembra di rivivere per certi versi quelle crociate contro il fumetto degli anni cinquanta. Nel 2005, le vendite sono ulteriormente calate. La crisi del libro si è generalizzata. Alle varie fiere è tutto un coro di lamenti soffocati dalla desolazione. Sergio Bonelli parla di un 6% o 7% di copie in più che restano sugli scaffali ogni anno. Dylan Dog è colato a picco. La soglia delle 100.000 è per tante belle realtà un miraggio, un sogno. Eppure Tex conserva uno zoccolo duro di lettori affezionati e fedeli. Il livello qualitativo delle storie scritte da Nizzi è però paurosamente scemato. Sono anni di buio pesto o quasi, ma una luce si intravvede in fondo al tunnel. E' quella luce è rappresentata da una manciata di storie Boselliane, che stanno lasciando il segno, malgrado qualche critica e che, possiamo dirlo, ancora una volta ripetono il miracolo, non solo salvando il ranger ma anche proiettandolo verso un futuro radioso. Questo è sicuramente il primo e principale merito da ascrivere sicuramente al nome di Mauro Boselli, l'uomo che come Nizzi vent'anni prima, si è trovato al posto giusto, nel momento giusto.

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Sono totalmente d'accordo con l'analisi di ymalpas, e in particolare con questo passaggio:

Il livello qualitativo delle storie scritte da Nizzi è però paurosamente scemato. Sono anni di buio pesto o quasi, ma una luce si intravvede in fondo al tunnel. E' quella luce è rappresentata da una manciata di storie Boselliane, che stanno lasciando il segno, malgrado qualche critica e che, possiamo dirlo, ancora una volta ripetono il miracolo, non solo salvando il ranger ma anche proiettandolo verso un futuro radioso. Questo è sicuramente il primo e principale merito da ascrivere sicuramente al nome di Mauro Boselli, l'uomo che come Nizzi vent'anni prima, si è trovato al posto giusto, nel momento giusto.

Inoltre sono d'accordo con Anthony a proposito del fatto che spesso Boselli crea dei co-protagonisti che però non rimangono tali, ma che rubano la scena a Tex. Mi dispiace un p? il fatto che negli ultimi numeri e nel Texone la figura di Carson sia stata lasciata un pochino in disparte, però è anche giusto che ogni tanto anche Tiger e l'altro Kit abbiano un ruolo attivo. Comunque penso che le storie di Boselli siano in generale sopra la media di quelle di Nizzi degli ultimi anni.

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Guest Wasted Years

Secondo il mio modesto parere, Boselli è un ottimo autore di Tex nel momento in cui ne scrive una parte, ma non credo sia il suo ruolo naturale quello di reggere la serie. Esattamente come Guido Nolitta, che è secondo me uno dei più grandi autori in assoluto del panorama italiano, ma che su Tex giocava meglio come seconda punta. Le avventure di Boselli sono particolari e piene di personaggi, il suo Tex non è il ranger granitico ma un uomo eccezionale alle prese con il suo stesso mito, Piccolo Falco, Carson e Tiger camminano a corrente alternata, in particolare non mi piace come vede Kit Willer, un ex tizzone d'inferno diventato adolescente coi brufoli. L'ho detto e lo ribadisco apertamente, non mi piace in generale come caratterizza i pards, è una mia opinione in quanto tale opinabile. In generale trovo che per la serie di Tex i flashback continui e l' iniziare le storie dalla loro conclusione sia una tattica utile se usata con parsimonia, ed i continui riferimenti al passato ed ad avvenimenti storici particolari o a luoghi altrettanto particolari alla lunga diventino meno efficaci. Il vero tallone d'Achille della sua produzione, però, IMHO sono i dialoghi, molto meno brillanti di quelli di BONELLI, NOLITTA e NIZZI. Devo dire che le sue prime storie mi piacquero molto, il punto di forza che ci trovavo erano i cattivi, dei bastardi davvero affascinanti e complessi, inseriti in delle trame particolarissime che stavano nella seria come delle perle. Secondo me tali storie dovrebbero rappresentare l'eccezione e non la regola, dato anche che diverse storie recenti della serie regolare di Borden IMHO non erano all'altezza di quanto fatto prima e non erano prive di difetti e incongruenze. Tutto questo IMHO, non è articolo di legge, è la mia opinione personale che è mia e rappresenta le mie personali idee, che possono essere discusse ma credo meritino rispetto esattamente come quelle di tutti gli altri. Ho detto.

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E' difficile esprimere il mio giudizio su Boselli, un autore di cui apprezzo alcune doti, ma che non mi fa piacere leggere. Il punto fondamentale: il Tex di Boselli non è Tex. Lo scrittore milanese è forse più colto dei suoi storici colleghi (tant'? che è il primo ad aver capito che la solita negazione bonelliana, e poi nizziana, 'Affatto', è invece un'affermazione! Questo storico errore un po' mi manca...): è forse un autore più raffinato nelle citazioni, più delicato nel delineare i personaggi, geniale nel ribaltarli, come nel caso del Vecchio Cammello in 'Il passato di Carson'. Partiamo proprio da qu? : Carson è Carson° No. Il ribaltamento del personaggio è geniale, ma non è Carson. Pensiamo a 'Patagonia': letterariamente un capolavoro ( graficamente eccezionale, ma qu? il discorso è diverso ), ma non è Tex. Quando mai Aquila Della Notte si sarebbe mai congedato dal figlio convinto della propria morte? Pensiamo poi a quante storie boselliane hanno Tex come protagonista... faccio molta fatica a ricordarmele: tra i capolavori, solo 'Sulla pista di Fort Apache'. In 'Gli assassini' il protagonista è chiaramente il nipote di Boydon, in 'Il passato di Carson' Carson stesso, in 'Gli invincibili' è senza dubbio Shane. Solo una volta, con Bonelli senior, Tex era stato un po' in disparte: in 'Apache Kid'. I comprimari sono sempre troppi, non sempre ben delineati, e hanno spesso atteggiamenti melensi ( noiosissimi i complimenti di bambini insopportabili nei confronti dei pards), e stancante il topos della canzoncina (mi viene in mente anche nel recente 'Terre maledette' ). Un'osservazione: anche nelle storie apparentemente più classiche, Boselli non ha alcuna memoria dello stile di Gianluigi Magno ( Bonelli). Pensiamo a 'Sulla pista di Fort Apache' : John Ford non era mai stato un riferimento per Tex. Cosè, ecco Peckinpah e 'C'era una volta nel West' per 'Il passato di Carson' ( Tex crepuscolare che ovviamente non è Tex ), ed ecco 'Già la testa', western ambientato nel '900, per 'Gli invincibili'. Notate poi lo stravolgimento narrativo determinato dalla diminuzione dei dialoghi e, soprattutto, dall'abolizione delle didascalie. E' evidente la scelta di un personaggio più moderno, privo di certezze spazio-temporali, secondo un'ottica simile a quella di molte avanguardie primo-novecentesche. Con la didascalia, gli eventi venivano ordinati: sapevamo che Tex era in un luogo e in un tempo, ora non più. Il problema gravissimo è che Tex è l'uomo della certezza, e Boselli non ha capito che un conto è rinnovare, un conto stravolgere. La prima cosa, oltre che necessaria, è fonte di respiro per il personaggio, la seconda è dannosissima. Per essere tale, un personaggio deve avere alcune caratteristiche fisse, che devono rimanere stabili. Faccio un esempio personale: sono alto 1 metro e 78, ho capelli castani e sono magro. Bene, se mi faccio crescere i baffi chi mi incontrapuò dire 'sembri un po' diverso'; se divento alto 2 metri, la gente potrebbe dire 'Chi sei?... credo di aver ben esemplificato il mio pensiero. Non datemi del conservatore: credo di essere realista. Finora, ho parlato, pur in modo critico, dei capolavori: adesso parlo delle cose peggiori. Prima di Boselli, mai Tex era stato volgare: casomai, raramente, un po' noioso. Con Boselli, ecco che lo è stato. In particolare, penso a due storie: 'La minaccia nel deserto', un'horror splatter di serie B che potrebbe andar bene come film di Tarantino, e l'altrettanto orribile 'I sette assassini', dove il killer cieco e l'altro 'bastardo' con i mastini rappresentano, a mio giudizio, il punto forse più basso della serie. L'ultimo Nizzi (sottolineo ultimo, a discapito di chi non lo conosce e si fa fuorviare dalla retorica antinizziana imperante) è noioso, noiosissimo, ma mai volgare. E' evidente che Boselli si diverte a giocare coi generi, da artista, ma senza rendersi conto della scritta Tex sulla copertina, e del rispetto che essa comporta. La colpa qu? è anche di Sergio Bonelli che ha permesso certe pubblicazioni. Infine , cari colleghi texofili, non mancano anche a voi i siparietti tra Tex e Carson, una bella scazzottata, una bistecca alta due dita sommersa da una montagna di patatine? A me mancano tantissimo. Forse il mio disamore per il nuovo Tex è determinato anche dal fatto che non mi riesco ad appassionare al tratto dei nuovi disegnatori (per me van bene solo Galleppini, Ticci e Letteri!), ma credo che il buon Mauro ci abbia messo del suo... Fatemi avere pareri! A presto! :colt:

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Guest Colonnello_Jim_Brandon

Era da un paio di giorni che avevo adocchiato questa discussione, ma solo oggi sono riuscito a trovare una decina di minuti per esprimere la mia opinione. Mauro Boselli ?, indubbiamete uno dei migliori sceneggiatori presenti all'interno della casa editrice meneghina, e il suo contributo a Tex, negli ultimi anni è sicuramente stato un apporto fondamentale per la crescita e l'evoluzione del personaggio. Più volte, tra noi utenti di questo forum ( ma anche su altri forum ) ci sono stati notevoi scambi di opinioni sulle potenzialità e i difetti di questo autore di indiscutibile talento. Io, personalmente, essendo un fan di Claudio Nizzi ( e quindi un appartenente alla "new generation" texiana") ho sempe apprezzato le storie scritte da Boselli. In particolare ho sempre adorato la sua INDISCUTIBILE capacità di saper caratterizzare in maniera pscologicamente complessa gli antagonosti del nostro ranger. Solo lui infatti è stato in grado di regalarci dei persnaggi negativi NON MONOLITICI, solo Boselli infatti ha saputo creare personaggi emotivamente carichi, capaci di provare emozioni forti, personaggi che sono si cattivi, ma sono cattivi per una ragione, sono personaggi razionalmente spinti ad odiare e/o a guadagnare, sono personaggi reali, pensanti, personaggi capaci, in certe circostanze anche di amare!! Penso che sia questa la più grande capacità di Boselli, saper USARE LE EMOZIONI! Nessuno come lui, a mio avviso sa far trasparire attraverso le frasi e i comportamenti dei suoi personaggi le loro motivazioni profonde... Si, credo che la più grande capacità di Boelli sia la sua capacità di analisi INTROSPETTIVA dei suoi personaggi. Questa sua caratteristica, che io personalemnte adoro, a volte diventa però un difetto, soprattutto quando applica questa sua capacità a Tex e ai suoi pards. Ora, io sono il primo a sostenere che, sebbene Tex sia un fumetto che quest'anno spegner? la sessantunesima candelina, non vada dato per scontato e che le sue azioni valgono il "costo " di una analisi psicologica più approfondita. Tuttavia la capaceed approfondita analisi di Boselli è forse TROPPO approfondita peril nostro ranger. Noi tutti conosciamo Tex come un uomo con pochi fronzoli per la testa, un uomo sicuro vincente... non siamo abituati a vederlo in preda a dubbi e perplessit? ( cose che UMANAMENTE SONO NORMALSSIME ) e per cui questa capace analisi può aparire, a mio avviso, disturbante. Altro piccolo difetto da me riscontrato, soprattutto nella "bibliografia" più recente, è la tendenza di Boselli ad ABUSARE anzich? USARE i persnaggi che crea. Mi spiego meglio. Nelle sue prime produzioni il grande Borden inseriva nelle sue storie 2/3 personaggi principali ( oltre a Tex ) e ce li mostrava sotto tutte le loro sfaccettature durante il naturale decorso della storia, ossia mentre Tex tentava di catturarli. Una tattica a mio parere vincente perchè in qusto modo i suoi cattivi RIMANEVANO NELLA MEMORIA OLLETTIVA DEI LETTORI TEXIANI!! Poi però qualcosa è cambiato. Oggi egli tende , A MIO MODESTISSIMO PARERE, ad usare un numero altissimo di personaggi e ad approfondirli poco, ottenendo così il risultato opposto rispetto a quello che otteneva in passato, ossia crea prsonaggi poco incisivi e poco credibili i quali, per potersi QUANTOMENO presentare devono sottrarre vignetteal nostro ranger e NOI LETTORI ci troviamo così ad avere personaggi POTENZIALMENTE INDIMENTICABILI ma poco sfruttati e un PROTAGONISTA CHE più che un rotagonista vero e proprio si ritrova ad essere una sorta di DEUS EX MACHINA!!!

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Il punto fondamentale: il Tex di Boselli non è Tex.

Non sempre, ma a volte ho anch'io questa sensazione. Il suo Tex e' a tratti un po' freddo, distaccato, un robot, e personalmente certe volte non attira la mia simpatia. Poi, ovviamente, e' sempre una questione di gusti. Ma il mio Tex e' quello straordinario personaggio che non ha nessun problema a mollare ceffoni, quel personaggio che, anche in situazioni critiche, non manca mai di fare quella risata sarcastica. Il Tex di Boselli lo vedo invece come una sorta di "spalla" al comprimario o all'antierore di turno. Il suo Tex ruota attorno a personaggi di cui difficilmente riescono a "conquistarmi". Tanto per citare qualche nome:"Raza","Bronco Lane".

Intendiamoci, finche' ad essere il protagonista e' uno dei pards(Carson nel "Passato di Carson" o Tiger in"Furia Rossa" di Nizzi)niente da dire. Anzi mi farebbe piacere che Tex alle volte lasci piu' spazio ai "veri" comprimari della serie, ma quando vedo il ranger svolgere una "partecipazione straordinaria" NEI SUOI ALBI, a favore di altri personaggi no, non lo accetto.

Modificato da Anthony Steffen

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Il suo Tex ruota attorno a personaggi di cui difficilmente riescono a "conquistarmi". Tanto per citare qualche nome:"Raza","Bronco Lane".

Avevo dimenticato, tra le storie più volgari di Boselli, la più volgare di tutte, 'Il ritorno del Morisco' : qu? lo splatter- horror del nanetto supera addirittura la volgarit? de 'I sette assassini' e ' La minaccia nel deserto'... Mi risulta incomprensibile come lo stesso autore possa essermi risultato un finissimo artista, in certi casi (ad esempio 'Patagonia' e 'Sulla pista di Fort Apache' ) , e un buzzurro in altri, come quelli prima citati. Ciò al di l' di ogni discorso specifico su Tex... Modificato da TexFanatico

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Malgrado un po' di tempo ritrovato per affacciarmi sul forum (non sono ancora al mio ritorno :)), non ho preso parte ad una discussione da un bel po', troppo a dire il vero.

Discussione certamente interessante e che, causa eccessiva assenza di lettura degli albi non posso sicuramente commentare come si deve.

Che dire, molti punti di vista sono già stati espressi.

Personalmente reputo che Boselli abbia un unico vero e grande impaccio: il numero di pagine.

Tale numero ne è un nemico.

Mi spiego... di Boselli si apprezza moltissimo la capacità di caratterizzare le persone e, tale procedimento, vien compiuto nel primo albo, lasciando per certi versi -ed in ogni caso per un punto di vista puramente personale!- languire un po' la storia vera e propria, sino al raggiungimento del secondo e, ahimè, ultimo albo. Qui, dato che deve giungere alla fine, sembra che il tutto venga accellerato, lasciando in giro qualche "boccone amaro" come ad esempio morti 'premature'. Una che mi è rimasta particolarmente indigesta è stata quella di Yaqui in Spedizione in Messico dove pregustavo uno scontro epico tra lui e Tiger Jack.

Sono sempre stato convinto che, con più di due albi, Boselli sia in grado di offrire storie splendide (penso che, dalle voci che ho sentito, ciò possa trovar conferma anche tramite Patagonia, albo che comunque legger? -spero- a breve).

? vero, a volte Tex finisce in una situazione che noi lettori definiamo "dietro le quinte" o, per lo meno "in disparte". Qualche situazione simile, in meno, potrebbe risultare forse maggiormente apprezzata.

In ogni caso, da appassionato del west, devo dire un gran grazie a Mauro per le storie che scrive basandosi su storie vere. Prima tra tutte, "Il passato di Carson". Sembrava un preludio a tutte le altre.

In questa prima conclusione, posso dire che -sebbene qualche piccolezza a volte mi disturba-, son ben felice d'avere Boselli come autore principale di Tex in questo momento.

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Sono sostanzialmente d'accordo sui difetti di Boselli che sono stati evidenziati da tutti, però penso che se non diventasse lo sceneggiatore portante della serie, ma scrivesse una volta ogni tanto, questi difetti sarebbero molto più, diciamo, "digeribili"... Boselli mi piace come autore, ma sinceramente non so se mi abituerei a vedere il suo Tex diventare il Tex "normale".

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Guest Wasted Years

Dalla recensione di "Patagonia" su UBC, dopo le NIzzate arrivano le BOSELLATE!!!! :P:P:P

Non meno importante è che l'albo ci riconsegni un Boselli senza bosellate. Bosellate non sono le storie e i personaggi estremi come Jack Thunder (un vero gioiello narrativo), n° il fatto che accanto a Tex vi siano personaggi che gli rubano la scena (qui come negli Invincibili, per fare un esempio, vi è un coro di personaggi poderosi nel quale Tex si inserisce con la forza dell'eroe, e dalla cui rilevanza narrativa trae ulteriore rilievo). Bosellata è quando l'autore non mostra Tex eroico, ma lo fa raccontare eroico, fino allo sfinimento del lettore, dalle parole dei suoi personaggi; è quando invece di "limitarsi" a scrivere come sa, si impegna allo spasimo per mostrare quanto sia bravo e dotto (e la storia langue e si imbolsisce); è quando non costruisce un vorticare di emozioni attraverso la sua scrittura, ma si abbandona alla facile emotivit? rappresentata da personaggi-macchietta a una dimensione. Bosellate che avevamo visto un po' troppo spesso in questi ultimi anni, e che "Patagonia" scaccia quasi con violenza dalle pagine di Tex. Speriamo di non vederne in futuro.

Peccato che Letteri non scrivesse ma disegnasse, un paio di Letterate sul forum avrebbero alzato il livello dei post :P :P :P :PBattutacce a parte è interessante come l'autore, V. Oliva, metta in evidenza alcuni aspetti che non lo convincono della scrittura di borden, uno dei quali anche io qualche volta ho notato, personalmente, specie nell'uso di parole altisonanti e di termini precisissimi in bocca a personaggi come soldati o fuorilegge ed una certa tendenza a spiegare la Storia [che magari viene chiamata "Storiografia" da un minatore analfabeta nel corso dilela stessa storia (? solo un iperbole la mia ;) )] come in un manuale, mentre i personaggi ad una dimensione sinceramente non li ricordo , se non la macchietta di un borioso ufficiale in "Buffalo soldiers" che IMHO può scappare a qualunque autore, e che in Tex ci sta comodamente.

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Tutto sommato penso che se almeno una storia sia un capolavoro ecco che l'autore ha raggiunto lo scopo.

Beh, non sono d'accordo: sebbene io apprezzi le storie di Boselli e il suo modo di scrivere (anche se, come ho già detto, per le sue caratteristiche non ce lo vedrei nella serie come sceneggiatore principale, ma solo ogni tanto) penso che se anche il capolavoro l'abbia fatto, il suo scopo sarebbe raggiunto pienamente se in tutte le sue storie si rifacesse principalmente al modello di Tex di come l'abbiamo conosciuto ed imparato ad apprezzare, pur aggiungendoci anche qualcosa di innovativo.

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il suo scopo sarebbe raggiunto pienamente se in tutte le sue storie si rifacesse principalmente al modello di Tex di come l'abbiamo conosciuto ed imparato ad apprezzare, pur aggiungendoci anche qualcosa di innovativo.

Qualche innovazione in una saga che dura da piu' di sessantanni e' ben accetta e se vogliamo dire anche obbligatoria. Boselli e' l'autore che ha osato di piu' in questo senso. Ne "Il passato di Carson" ha dato, in via ufficiosa, una figlia a Carson, ne "I sette assassini" ha dato vita ad una banda di fuorilegge costituita da elementi simili a quelli che si vedevano nei western italiani piu' trucidi. E cosi' via. Ogni tanto uscire dalla tradizione e leggere qualcosa che si discosta dalla cosuetudine non puo' fare che bene. Ma ogni tanto. Cio' che "rimprovero" a Boselli e' che forse si e' allontanato un po' troppo dal Tex dei luoghi comuni e dalla tradizione. Le sue sono ottime storie, ma toppo incentrate sui comprimari. Questa caratteristica a lungo andare, secondo me, ha provocato qualche crisi d'identita' del nostro Tex, che e' molto meno simpatico da come e' stato proposto in passato. A mio modesto parere, ci sarebbe solo da "aggiustare" questo aspetto.

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Ma certo, sono d'accordo! Qualcosa di nuovo ogni tanto è necessario, non a caso Boselli è un autore che in generale mi piace proprio per questo, però un cambio troppo radicale forse è un p? eccessivo, dopotutto penso che Tex debba comunque essere scritto seguendo sempre alcune caratteristiche irrinunciabili; ad esempio il nostro ranger deve conservare la sua posizione di protagonista dell'albo e non farsi oscurare dai co-protagonisti, però nello stesso tempo ci sta che i co-protagonisti stessi abbiano una buona caratterizzazione psicologica. Non è facile, ma andrebbero coniugati tradizione e innovazione, come spesso si sente dire un p? ovunque!

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Dico quel che penso, o almeno ci provo, seppur in ritardo da quando è stato aperto questo interessantissimo topic. E sicuramente ripeter? concetti già espressi dagli amici che mi hanno preceduto. Boselli con le sue storie ha portato certamente innovazione per la serie. Innovazione sotto tanti aspetti. LE TRAMENonostante utilizzi spesso degli sfondi classici, questo autore cerca di rendere sempre diversa ogni storia dall'altra. Quando si tratta di affrontare il Western più classico, abbiamo visto tutti cosa è riuscito a tirar fuori: Sulla Pista di Fort Apache. La storia è la classica guerra tra soldati e indiani ribelli, con tocchi molto diversi da quelli che leggevamo di Nizzi o di GLB. Da ricordare che molto spesso Boselli ha fatto riferimento a vari scene e situazioni prese da film (l'inizio di L'ultima diligenza da Hombre, la prima che mi viene in mente). Boselli è stato anche in grado di affrontare il genere Horror o comunque cosidetto "fantastico", mi viene in mente Terrore a Silver Bell, una storia che trovo molto ben fatta ed originale. All'autore va anche il merito di aver osato dare una figlia a Carson (a Nizzi invece quello di aver dato una fidanzata a Tiger) e di aver portato cariche di violenza e stragi notevoli come nela storia Gli Invincibili, o Jack Thunder. Secondo il mio parere, quindi questo autore è in grado di affrontare qualsiasi filone, avendo una gran fantasia nello spaziare e ricreare molte situazioni originali. I PERSONAGGI SECONDARINelle sue storie preferisce molto spesso ricorrere all'utilizzo di vari personaggi secondari, che dovrebbero servire a ricreare nuovi aspetti originali, nuove situazioni, oppure ad esaltare le abilità dei pards. Il più delle volte può andare anche molto bene, ma con l'andare nel tempo questi personaggi vanno ad abbassare o a ricoprire (anche se parzialmente), il personaggio di Tex o addirittura a prendere il posto degli altri pards purtroppo lasciati a casa. Ad esempio la cosa è funzionata benissimo in molte e molte storie: Gli Invincibili dove c'era comunque un gran gioco di squadra dei nostri. Oppure nel Texone Gli Assassini, ma di esempi ne possono essere fatti a bizzeffe. L'utilizzo di questi è funzionato un pochino peggio in altre storie (anche se le considero buone). UTILIZZO DI KIT WILLER E TIGERPurtroppo ultimamente ho notato un utilizzo un p? "fiacco" (mi si passi il termine) del giovane Kit (rivalutato moltissimo con Patagonia, ma erano anni) e del povero Tiger. Con fiacco non voglio dire che non vengono neppure presi in considerazione o che non riescano più ad agire, anzi li abbiamo visti comunque in azione anche in situazioni pericolose. Ma spesso nelle ultime storie, Borden tende a mostrarli in azione pura solo nelle poche pagine finali, un esempio fra tutti Vendetta Per Montales. Mi piacerebbe una loro rivalutazione, Patagonia è stata perfetta per il giovane Kit, ma non vorrei che fosse un raro caso e mi aspetto ancora storie con i quattro in azione fin dall'inizio come ai bei vecchi tempi. UTILIZZO DEI FLASHBACKIn moltissime sue storie, l'autore preferisce ricorrere a questa tecnica narrativa, che alla lunga viene criticata dai vari lettori, a me sinceramente non d' molto fastidio, anche se in Missouri - I due Guerriglieri, non ha purtroppo lasciato molto spazio alla storia al presente, relegando il finale in poche pagine. FINALI AFFRETTATIUn problema che avverto ultimamente nella regolare, sono questi finali un p? affrettati, spero che in futuro si ponga rimedio a questo problema.

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Interessante questa analisi del buon Sam Stone.

Voglio soffermarmi per ora su un punto che ritengo la caratteristica di Boselli che meno mi piace:"I personaggi secondari"


Nelle sue storie preferisce molto spesso ricorrere all'utilizzo di vari personaggi secondari, che dovrebbero servire a ricreare nuovi aspetti originali, nuove situazioni, oppure ad esaltare le abilità dei pards. Il più delle volte può andare anche molto bene, ma con l'andare nel tempo questi personaggi vanno ad abbassare o a ricoprire (anche se parzialmente), il personaggio di Tex o addirittura a prendere il posto degli altri pards purtroppo lasciati a casa.

Si e' vero, a volte alcuni suoi personaggi fungono a dare luogo a situazioni inedite e inconsuete nella serie. E fino a qui e' positivo. Pero' molto spesso la tendenza nel dare troppo spessore a questi personaggi, il piu' delle volte affiancati a Tex durante tutto l'arco della storia o nella resa dei conti finale, provoca a mio modo di vedere, un offuscamento a Tex stesso, per non parlare dei suoi pards. Il piu' delle volte e' come se l'autore volesse conferire una simpatia forzata a tali personaggi. A parte Shane O'Donnel e Ray Clemmons, difficilmente gli altri persoaggi hanno conquistato la mia simpatia.

In piu' sono contrario nel far ritornare spesso, a parte qualche eccezione, tali personaggi.

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I comprimari hanno talora mostrato la tendenza a moltiplicarsi e "tipizzarsi" un po' troppo . Tali difetti, come ho detto in un'altra occasione, sono divenuti più facilmente percepibili dacch? Boselli è divenuto il principale sceneggiatore texiano: finch? le sue sceneggiature erano l'eccezione venivano sempre tollerati e talora esaltati i loro aspetti poco convenzionali; ora che sono divenute molto più frequenti, tali aspetti appaiono non di rado "poco texiani" al lettore medio.

Riprendendo queste considerazioni di Pedro riguardante l'uso dei comprimari nelle storie di Boselli, vorrei postare cosa pensava Nizzi, una decina di anni fa,' sul modo di scrivere dell'autore milanese, in un intervista apparsa su Ubc:



"Tex ha felicemente superato i cinquant'anni di vita basandosi al novanta per cento sull'impostazione che gli ha dato il suo creatore. I canoni narrativi bonelliani sono molto precisi e molto rigidi: la caratterizzazione psicologica del protagonista e dei suoi stessi avversari è ben definita e ben scolpita nella mente del lettore tradizionale. Boselli sta notevolmente cambiando il modo d scrivere Tex, sia nella forma sia nei contenuti. Ed è questo che io giudico pericoloso. Nelle sceneggiature di G. L. Bonelli, come nelle mie. Tex è assolutamente centrale nella storia. è lui il protagonista indiscusso. Tutto gira attorno a lui, anche i cattivi. Tex è la colonna portante della narrazione. Questo nelle storie di Boselli non avviene: fateci caso, il vero protagonista della storia è sempre un altro. Per me è un errore. A lungo andare potremmo pagarlo con l'appannamento del personaggio e la sua perdita di carisma. è chiaro che se riesci a mettere Tex in un angolo, puoi sviluppare in maniera molto più approfondita le vicende dei co-protagonisti, e se queste vicende sono interessanti o commoventi, la storia può risultare più intrigante. Non si può mettere Tex in un angolo. Lo si può fare in una storia su dieci, ma se lo fai troppo spesso rischi di mettere in secondo piano il personaggio e di giocartelo. Io temo appunto che Boselli si occupi troppo, e troppo spesso, delle vicende dei co-protagonisti, a scapito di Tex. Potranno venirgli fuori delle storie apparentemente più belle, ma, nella filosofia, texiana, "sbagliate". "



Secondo voi, in quest'ultimi dieci anni di produzione Boselliana,Tex ha subito, come profetizzava Nizzi nel 1998, un appannamento o perdita di carisma?

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La risposta alla domanda di Anthony non ?, IMHO, molto semplice. A mio avviso, se è esagerato affermare, come fa Nizzi, che "nelle storie di Boselli il protagonista è sempre un altro", è però vero che la creazione di comprimari estremamente importanti è una delle linee portanti del suo modo di narrare: soltanto raramente, infatti, egli ha puntato a scrivere storie di impostazione classica ( tra quelle che conosco direttamente potrei citare "A sangue freddo" e "Il diadema indiano", "Intrigo nel Klondike" ), con risultati IMHO variabili dal discreto ( le prime due vicende ) all'assai buono ( l'ultima ) . Altre volte ha invece cercato di raggiungere un punto di equilibrio tra il protagonismo di Tex e la presenza di numerosi ed interessanti comprimari: tale è IMHO il caso, per esempio di "Vendetta per Montales", "Missouri" e "Patagonia", con esiti che a mio avviso variano dall'accettabile della prima storia ( cui hanno nociuto le contraddizioni narrative e la fiacchezza degli antagonisti ) all'ottimo dell'ultima ( anche se il carisma texiano finiva per essere somigliante a quello di Leonida alle Termopili ). In altre circostanze, invece, Boselli ha inserito Tex in vicende "corali", giungendo in qualche caso al capolavoro o quasi ( "La grande invasione", in cui Tex si afferma come leader di un gruppo di personaggi vigorosamente caratterizzati ). Altri casi ancora mi paiono fatti apposta per confermare l'affermazione di Nizzi ( "Matador", "I lupi rossi", "Il fuggiasco" e "Omicidio in Bourbon Street" sono i primi che mi vengono in mente ), anche perchè, se il lettore ripensa a quelle storie ( pur tutt'altro che prive di pregi ), non pensa certo a Tex per primo, e il carisma del ranger ne soffre ( è difficile non pensare che, sempre in "Omicidio in Bourbon Street", Tex esca nettamente sconfitto da tutti i suoi scontri con Robinson - Delouches, uscendo vincitore e salvo solo grazie a Carfax - T?n°bres ). In conclusione mi pare di poter dire che, malgrado i rischi segnalati da Nizzi non siano irreali, a tutt'oggi non mi pare si siano concretizzati sempre e comunque; del resto, se ci pensiamo, Tex ci rimette anche se si ritrova protagonista assoluto di una storia fiacca, cosa che può capitare allo stesso modo se la vicenda è scritta in maniera "innovativa" o in maniera "tradizionale".

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