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Anthony Steffen

Lao Tan,l'artiglio Nero!

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Lao-Tan




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E' un personaggio creato da G. L. Bonelli e graficamente da Guglielmo Letteri.

Compare per la prima volta nell'albo numero 172 intitolato "Il laccio nero", del febbraio 1975.

Bonelli ha scelto per lui il nome dello storico fondatore del Taoismo.

Letteri si è invece ispirato all'attore Leonard Nimoy, che ha interpretato il ruolo del signor Spock nella serie televisiva di successo "Star Trek".

Nello schema narrativo della storia, la funzione attanziale di Lao-Tan è quella di consigliere di una delle poche cattive della serie, egli è infatti il braccio destro della bella Figlia del Drago e rientra quindi a pieno titolo nella sfera d'azione dell'antagonista, ponendosi come oppositore dell'eroe.

"Proprio così, vecchio serpente! E le mie orecchie gioiranno nel sentire le tua urla, e i miei occhi si godtranno lo spettacolo della tua carcassa ridotta pian piano a brandelli!"


Il lugubre Lao-Tan offre un'immagine di se che coincide con quella che l'immaginario comune aveva della Cina, egli è insomma il tipico rappresentante di un popolo contro il quale per lunghi anni si sono scontrati i pregiudizi dei paesi occidentali, che tuttora siamo lungi dal considerare estinti. Nellla seconda metà dell'ottocento, Guglielmo II, imperatore di Germania, aveva parlato dell' esistenza di un ?pericolo giallo? e l' espressione era divenuta ?moneta corrente? nella stampa nazionalista di numerosi paesi europei. Negli stessi anni, a cavallo fra Ottocento e Novecento, la grande emigrazione cinese verso la California contribu? a diffondere questi pregiudizi in America. Nel 1882 si giunge così al "Chinese Exclusion Act" che proibisce formalmente l'immigrazione dalla Cina di nuovi lavoratori e la naturalizzazione dei cinesi che vivono in California. Non si contano da allora i romanzi, i racconti, i fumetti nei quali le parti generalmente assegnate ai cinesi sono quelle del feroce bandito o del crudele sicario... Nel 1911, dalla penna dell'inglese Sax Rohmer, nacque "Fu Manchu", il diabolico mandarino genio del male che lavora per la caduta della civilt? occidentale o della "razza bianca": è soltanto il primo di una lunga serie di personaggi negativi che vanno dall' imperatore Ming nei fumetti di Flash Gordon ai noir classici di Sam Spade e Philip Marlowe, fino al Dottor No, avversario di James Bond... un sottofilone narrativo ricco di ritratti che sono delle vere e proprie caricature razziali, ignoranti e non rispettose della millenaria cultura cinese.

E Gianluigi Bonelli ha accolto la lezione senza dilungarsi troppo in sottili analisi sociologiche. Per lui il cinese medio è un cattivo soggetto, poco incline al rispetto delle regole e ai compromessi, un criminale tout court. Potremo vederci ben inteso una lettura in chiave razzistica, ma la realtà è diversa, cinesi, negri, indiani ribelli fanno parte tutti d'un unico fascio. Possiamo dire che Bonelli si è semplicemente adeguato, riproponendo gli stessi stanchi stereotipi di una generazione di scrittori che aveva letto e amato, in fondo a se stesso poco intenzionato a cambiare una realtà troppo spesso sconfinanante in una cronaca dubbia, forse fittizia, ma che ben si prestava all'avventura e che per questo raggiungeva pienamente lo scopo che egli si proponeva. Non a caso, nell'albo "Il laccio nero", la nostra attenzione è attrata da una curiosa nota che campeggia a pagina 15, che riporta la notizia della vendita all'incanto delle ragazze cinesi in Portsmouth Square come un fatto storico realmente accaduto, tratto da un libro di Charles Dobie intitolato "San Francisco Chinatown". Il libro è stato pubblicato nel 1936 e costituisce una disanima del fenomeno dell'invadente presenza asiatica nella città californiana visto attraverso gli occhi di un occidentale. Da questo tipo di letture Bonelli mutua dunque le idee su una comunit? che a San Francisco si era felicemente stanziata come in nessun'altra città americana, tanto che gli stessi cinesi avevano ribattezzato nella loro lingua con la parola "dabu", ovvero "grande città", la grande chinatown che avevano fondato a Frisco. "But it must be conceded" scrive infatti Dobie "that San Francisco's Chinatown has been the most significative expression of this alien people dwelling in our midst" ( Ma bisogna ammettere che la Chinatown di San Francisco è stata la più significativa espressione di questo popolo straniero che dimora in mezzo a noi ). Vale la pena soffermarsi sul termine usato, "alien people", per descrivere una comunit? di lavoratori che nella multietnica America non era riuscita ad integrarsi ( in Tex i bianchi sono chiamati spesso "diavoli bianchi" ), mantenendo di fatto invece forti legami con la madrepatria. Se a questo aggiungiamo una serie di attività che si ponevano in aperto contrasto con la legge, la connotazione agli occhi di un westerner come Dobie non poteva ovviamente non apparire estremamente negativa.



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La caratterizzazione di tutti i personaggi asiatici soffre dunque in Bonelli della dipendenza dalle numerose letture e sottigliezze psicologiche messe a parte, si presenta in via definitiva poco originale. E' un tema che comunque l'attrae assai, tanto che una delle prime contaminazioni che egli tenta con il genere western, l'abbiamo proprio con i traffici illegali di sostanze stupefacenti. Nell'albetto a striscia del novembre del 1949, intitolato "La tragica notte", sulle tracce del misterioso Mister X, Tex giunge a Maricopa, la città dell'oppio. In questa breve avventura l'eroe fronteggia la prima è thong è inaugurando un vero e proprio filone nella serie che vedrà all'opera numerose altre organizzazioni segrete coinvolte in attività criminali, dalla più classica estorsione, al gioco d'azzardo, ma anche rapimenti, omicidi e prostituzione. Il modello tipico di organizzazione di una comunit? cinese per Gianluigi Bonelli è sempre lo stesso e tutto sommato è una cosa che rispecchia fedelmente la realtà! l cinesi amano riunirsi in società segrete, ovvero associazioni malavitose, nodi di vipere, che prendono il nome di thong o triade. Quest'ultima parola deriva dall'inglese "triad", un termine che fu adoperato per la prima volta dalle autorit? britanniche a Hong Kong, per descrivere la forma triangolare dell'ideogramma cinese che le designava. Al vertice della struttura piramidale di una thong generalmente è posta la figura del Drago. La sua identit? è spesso tanto celata da risultare impenetrabile anche ai componenti della stessa setta. Nella storia de "Il laccio nero", curiosamente, è Lao Tan a mascherarsi con un sinistro cappuccio, la cui funzione evidentemente è quella di suscitare una timorosa deferenza tra i membri dell'associazione, tra i quali è conosciuto col terribile nome di "L'Artiglio Nero". Il capo riconosciuto della triade è però Ah-Toy, nell'immagine sopra vediamo infatti Lao Tan riconoscere a sua volta, con un atto di deferenza, la superiorit? gerarchica della Figlia del Drago. C'è da chiedersi come mai Lao Tan col suo mascheramento sembri dunque identificarsi simbolicamente con la figura "assente" del Drago. L'arcano non sembra a priori troppo difficile da svelare, la bellissima Ah-Toy infatti è pur sempre, nella visione misogina bonelliana, una donna! La chiave di volta è sicuramente questa, ed ecco dunque spiegato il ricorso a una figura maschile fortemente caratterizzata. Il personaggio di Lao Tan è reso praticamente indispensabile dalla femminile debolezza di Ah-Toy, tra l'altro magistralmente illustrata nella vignetta sottostante. Sulle bonelliane difficolt? di gestione di un character femminile dominante gli esempi si sprecano. Cosè è ne "La regina della notte", dove Mitla si giova della vicinanza del Diablero e diventa incredibilmente fragile nel momento in cui il fratello perde la vita sotto i colpi di Tex e i pards, oppure in "Chinatown" o "Il Clan dei Cubani" dove due donne al vertice sono costrette a nascondersi, indossando pesanti maschere che ne dissimulano praticamente il sesso. Lao Tan e Ah-Toy sono due figure speculari, due parti complementari, e vederli come la mente lucida e fredda e il braccio, anzi l'artiglio della thong, è un tutt'uno.



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La migliore sintesi dei rapporti esistenti tra Ah-Toy e Lao-Tan ci è data dal dialogo che si sviluppa nelle pagine 38-40 dell'albo "L'ora della violenza". Il nobile Wong-Ah-Gum è stato appena trovato morto all'angolo di Dupont street, con un laccio di seta nera serrato intorno al collo. Per il figlio Lim-You la colpevolezza della Figlia del Drago è indiscutibile. Il saggio zio Hang osserva però che anche l'Artiglio Nero può dare simili ordini. "Quel serpente di Lao-Tan non avrebbe mai osato lanciare gli - uomini della scure - contro mio padre, mentre quella cagna..." puntualizza con convinzione Lim-You, Lao-Tan per lui è solo un fedele cane da guardia! Ma Hang ribadisce che i due sono sullo stesso livello: "Attento Lim-You, sono due intoccabili" e chi osa affrontarli mette in gioco la propria vita. Più della metà della gente che vive in Chinatown è soggetta alla "Thong" della Figlia del Drago, e quanto al resto non oser? mai muovere un dito contro di lei. La potente organizzazione disponde di denaro e sicari fidati. Nell'immagine sottostante vediamo un mortificato Wong prendere congedo dalla Figlia del Drago. L'uomo pensa che la bella Ah-Toy, per punirlo, gli abbia ritirato la direzione della casa da gioco di Dupont Street appena messa a soqquadro da Tex e dai suoi scatenati pards. Ma la realtà è ben diversa, per Ah-Toy egli ha già commesso molti errori e vivo potrebbe rappresentare un pericolo per l'associazione. La decisione spietata della donna suscita un moto di pietà nell'animo dell'Artiglio Nero, tanto che egli chiede alla sua padrona di risparmiare la vita di Wong-Ah-Gum. Il giovane Lim-You sbaglier? di molto nel giudicarlo e il lettore questo lo sa. L'artiglio Nero è un uomo spietato, ma soprattutto il finissimo intrigante, che pianifica con successo la cattura di Carson, un leader dotato di un fine intuito e questo lo scopriremo quando riveler? all'incredula Ah-Toy la vera causa all'origine di tutti i loro guai, ovvero tutta la verità sul giovane cantonese Ho-Nan!




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Dalla tradizione del romanzo feuilleton e in particolare dall'amata lettura di Eug?ne Sue e dei suoi "Misteri di Parigi" che tanti epigoni avrà nella letteratura ottocentesca, Gianluigi Bonelli ricava i maleodoranti bassifondi della sua San Francisco, con il suo abisso di dolore, degradazione, ingiustizia e delitto, ma anche con la sua speranza e il suo inflessibile senso dell'onore, ben esemplificato dalla furiosa reazione popolare che si scatena contro Tex e i compagni nell'affollata Dupont street, l'arteria principale della più popolosa Chinatown californiana. E' una San Francisco profondamente stratificata, più si scende verso il basso e più si è trasportati in un mondo dove non c'è più limite alla crudeltà e l'inimmaginabile diventa tragica banalit?, come nell'inferno dantesco. Se il viscido Wong-Ah-Gum e il manigoldo Yat-Sin sono la facciata rassicurante, rispettabile e pulita della setta e con i loro locali dominano la città e allo stesso tempo adombrano le colorite fumerie, il cuore pulsante della setta batte negli ambienti sotterranei come la caverna dei guardiani del Drago, nei cunicoli scavati sotto la città, che sovrastano le fogne, simbolo del massimo degrado. Di questo piccolo mefitico mondo Lao Tan è l'indisturbato re. Si veda il senso di profondo contrasto che offre l'immagine sottostante se paragonata a quella che raffigura il bagno, quasi purificatore, di Ah-Toy!



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San Francisco è l'unica città costiera della California, con una rete fognaria che raccoglie e tratta le acque reflue e piovane nella stessa rete di tubi. La posizione collinare permette all'acqua di scorrere attraverso la maggior parte delle fogne utilizzando la sola gravit?. Quasi 1000 chilometri di fognature si estendono sotto le strade della città, infestate da torme di famelici topi. Migliaia di topi che ci nuotano indisturbati. Un reticolato di cloache, speculare alle strade in superficie, si estende sotto la superficie e l' dentro ci nuotano, rapidi e apparentemente silenziosi. Le fogne sono come le vene di una città, arrivano dappertutto... Il ratto bruno è considerato una delle specie animali più nocive e vive in colonie in zone disabitate, nelle fogne ma anche nelle discariche dei rifiuti. E' arrivato nelle Americhe per mezzo di navi appartenenti ai primi esploratori europei ed è un animale che ha bisogno di una grande quantit? di cibo per sopravvivere, visto che mangia l'equivalente di un terzo del suo peso corporeo in cibo ogni giorno! Un animale così fortemente radicato nell'immaginario collettivo, scrive F. Santoianni nella sua monografia intitolata "Topi" ( Giunti Editore ), non poteva lasciare indifferenti le religioni monoteiste. Già nella Bibbia troviamo maledizioni contro i topi, e anche l'antagonismo della Chiesa cattolica per questi animali è di vecchissima data. Molte, infatti, sono le raffigurazioni dei topi nell'iconografia cristiana, e una delle più famose si trova nel - Libro di Kellis - uno dei capolavori dell'arte religiosa irlandese, dove una miniatura raffigura alcuni topi che rosicchiano un'ostia sacra. Molto probabilmente l'ostia simbolizza il mondo cristiano divorato dai topi... Tutti i lettori di Tex hanno impressa nella mente la tragica fine di Mefisto, il suo corpo contorto dal dolore, le sue carni dilaniate dai voracissimi roditori, sotto lo sguardo attonito di Yama, ma anche delle potenze infernali che lo hanno condannato ad una morte atroce per la fatalit? della serie di errori compiuti. Lao-Tan avrà, qualche anno dopo, il privilegio della stessa morte, stavolta sotto gli occhi di Tex e Carson che tenteranno invano di trarlo dalle acque.



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Nella morte di Lao-Tan sembra mancare peraltro tutta la simbologia "cristiano-giudaica" che aveva accompagnato la fine di Mefisto. Non è la giustizia divina che piove sul suo capo, quanto il disegno beffardo del destino che per lui ha prescelto la stessa fine che avevano subito tutti gli uomini della Thong che avevano miseramente fallito nella loro missione. E un perdente è anche l'intoccabile Artiglio Nero, nel momento in cui inciampa nella botola aperta. Il volto segnato da una frustata di Carson, aveva appena illustrato al prigioniero con un sadico piacere difficile da descrivere, la tragica fine che lo aspettava, immerso con la gabbia nelle acque pullulanti di topi del canale posto all'incrocio tra la Kearney Street e la Fish Alley. Ma la morte era in agguato, pronta a farsi gioco di lui. E questo avviene proprio nel momento in cui Lao-Tan, esposti alla Figlia del Drago i suoi timori si preparava a fuggire, in attesa di riprendere l'attività criminosa, una volta calmate le acque. Ma era destino che le fogne di Chinatown dovessero diventare la sua tomba! Pochissimi restano i dubbi sulla sua effettiva morte. L'ultima immagine che il lettore ha di lui, sono le sue braccia che annaspano nell'acqua protese verso la salvezza e il suo corpo conteso ormai da decine, forse centinaia, di famelici topi. Con Lao-Tan muore un personaggio tra i più riusciti nati dalla mente di Bonelli. L'Artiglio Nero e la sua degna compagna, la nobile Ah-Toy, sono dei cattivi a tutto tondo, tra i pochi ad aver messo in seria difficolt? i quattro pards. Ma a differenza della gelida e perfida Figlia del Drago, con la sua caratterizzazione molto umana, Lao-Tan riesce a catturare tutte le simpatie dei lettori. E non solo. Tex e Carson tentano il tutto e per tutto per strapparlo al suo destino, forse perchè un bricciolo di compassione quest'anti-eroe così fuori dagli schemi, se l'era guadagnato persino nell'animo del suo creatore Giovanni Luigi Bonelli.

QUARTIERE CINESE!



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In questa vecchia mappa di Chinatown ( Tangrebu in cinese ), senz'altro conosciuta da Gianluigi Bonelli, figurano alcune delle vie che fanno da sfondo alla storia de "Il laccio nero"... Kearney street, Clay street e naturalmente la spina commerciale del quartiere, Dupont Street. Quest'ultima è una delle più antiche strade di Chinatown. Nel 1845, nel pueblo di Yerba Buena, si chiamava Calle de la Fundacion (via della fondazione). Quando la California fu ceduta agli Stati Uniti, la strada fu rinominata appunto Dupont Street, in memoria di un vecchio ammiraglio. Alla fine dell'ottocento, con le guerre intestine tra le thong e il fiorente traffico dell'oppio, aveva guadagnato la stessa cattiva reputazione della Costa di Barbari, che con i suoi svavillanti locali, si trova poco più a nord di Chinatown ( a destra in questa mappa ), con la quale confina. Dopo il terremoto del 1906, la Dupont Street vide cambiato ancora una volta il suo nome in Grant Avenue in onore di Ulysses S. Grant, 18° presidente degli Stati Uniti. Alcuni vecchi membri della comunit? cantonese di Chinatown continuano peraltro tuttora a chiamarla "Du Pon Gai". Gai significa "strada" in cinese.


Articolo scritto ed elaborato da Ymalpas

Modificato da Anthony Steffen

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