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TWF - Tex Willer Forum
bressimar

[maxi 2003] Figlio Del Vento

Voto alla storia  

22 voti

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Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi
Disegni: Roberto Diso
Periodicità annuale : 3 ottobre 2003



"Figlio del Vento" è il nome che gli Arapaho di Orso Nero hanno assegnato a un magnifico cavallo selvaggio, fiero e veloce, che per loro simboleggia l'essenza stessa della libertà. Ma per i cacciatori di cavalli bradi, i mustangeers, al soldo di mister Jefferson è soltanto una preda da domare per farne un cavallo da corsa. Tex, Carson, Kit e Tiger Jack incrociano del tutto fortuitamente la pista dello stallone e del suo branco e, venuti a sapere come stanno le cose, tentano una difficile mediazione. Mediazione resa impossibile dal fatto che il maggiore Duncan, di Fort Stanley, lungi dal voler impedire la cattura di Figlio del Vento per scongiurare nuove tensioni con gli indiani, è egli stesso desideroso di mettere le mani sullo splendido animale!
 

 


© Sergio Bonelli Editore

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Non c'e' nulla da commentare in questo Maxi.
Il soggetto, come ha detto mister P., e' una nuova e pessima versione di Silver Star e Diso e' il disegnatore meno adatto a disegnare il nostro ranger.
Peccato la bellissima cover di Villa sprecataper questo MaxiTrash!!!

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Questo è un altro discorso; se vuoi aprire una discussione su Diso e la sua interpretazione si estende a tutt'e due le storie quindi potresti aprire un altro topic. Poi Diso ?, imo, adattissimo al west ed ero felicissimo quando ho sentito che andava a Magico Vento.

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Diso è un bravo disegnatore, ma non mi sembra compatibile con lo spirito della serie, come ho già detto in un altro forum. Tavole spettacolari, ma personaggi stravolti... proprio no!  Anche il Tex di Giolitti è molto personale, ma c'è una piccola differenza: 'Gilbert' aveva capito lo spirito della serie e del personaggio e il lettore se n'è accorto.

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La prima volta che lessi questa storia, il mio entusiasmo per i disegni di Diso (che apprezzavo moltissimo su Mister No) era tale che mi feci quasi piacere anche la sceneggiatura. Già a una prima rilettura, purtroppo, mi resi conto di come Figlio del vento fosse scritta male e noiosa. Nel frattempo, inoltre, avevo anche recuperato Silver Star, e il confronto, l'avete detto tutti, è impietoso. Peccato per i disegni di Diso, che IMO meriterebbero sceneggiature migliori.

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Ho riletto in questi giorni la storia"Silver star", di GLBonelli e Galep, se devo dire la verita non mi sembra superiore a Figlio del vento. Qui Nizzi a fatto un ottima storia , piu epica e con nemici piu "tosti". Mi piace molto come Diso a disegnato Tiger , con i capelli più lunghi , da vero indiano. Neanche a parlare della copertina di Villa , stupenda!

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In sè non mi dispiace l'idea di un animale sacro, anche se non è originale.
Il peccato mortale di questa storia rimane secondo me il mancato rispetto della equazione mitico-simbolica che mi sono inventato per l'occasione.
Premessa: Figlio del Vento è un cavallo sacro per gli Arapaho, rappresentandone il destino a livello mitico-simbolico. L'equazione, in realtà una serie di equazioni, è dunque questa.
Figlio del Vento=destino degli Arapaho;
Figlio del Vento libero=Arapaho liberi;
Figlio del Vento catturato=Arapaho non liberi, catturati, prigionieri;
Figlio del Vento domato=Arapaho sconfitti, domati, fine dello spirito del popolo.

Ora, è comprensibile, anche se forzato, per una mentalità razionalista e scettica come quella di Tex, pur aperta al mito e al soprannaturale ma chiusa alla superstizione e al mondo simbolico in genere, pensare a una cattura dello stallone, ed è forzatissimo pensare di domarlo, ma la cosa veramente difficile da mandare già è la piena accettazione di questo piano da parte degli Arapaho.
Forse si sono accorti che questo cavallo in realtà non è un gran che, si fa rinchiudere in un recinto senza saltare la bassissima palizzata (ma com'è possibile catturare e rinchiudere il vento?), si fa domare pur con qualche resistenza, si fa anche portare a spasso, ma non ha il carisma riservato a un animale sacro.
Quindi la trama in partenza è già contraddittoria di suo, diciamo che fino a metà albo si fa quasi leggere, poi si da il via a una serie di ingenuità, chiamiamole così, che non sto nemmeno a riportare.
In realtà si scopre che il vero animale è questo Tex ridente, una faccia da schiaffi così irritante, un'espressione così beota che è difficile sopportarlo per più di 300 pagine.
Superfluo dire che le situazioni gli sfuggono di mano, che chiede subito aiuto a babbo Davis senza nemmeno provare qualcosa, che rimane in vacanza in panciolle per cinque giorni in prigione, e altro ancora. E' un Tex che vuole usare esclusivamente la diplomazia, guai mettere mano alla pistola, non interviene su torture e omicidi a sangue freddo, ha i soliti colpi di culo, ma che soprattutto si fa dare una lezione morale memorabile dal maggiore Duncan, che aveva sfottuto vergognosamente. Il revisionismo, o forse meglio, la decostruzione nizziana tocca qui uno dei suoi apici.
Trascurando i due insignificanti Kit, all'inizio anche Tiger fa la sua bella figura, voleva andare anche lui in vacanza in prigione e si consegna ai militari, però nel finale ci regala gli unici guizzi degni della fama dei pards, ma non sia mai, potrebbero turbare le menti sonnolente dei lettori e non ci viene fatto vedere nulla, preferendo a queste mancate pagine di azione pagine di sbadigli.
Il finale, con l'ordine di autoconsegnarsi alla giustizia dato all'unico cacciatore superstite, è degno di questo doppio Tex ridente, un Tex che ride e che fa ridere.
Non voglio infierire più di tanto, so che la storia è stata manipolata e allungata di un terzo, meglio chiudere qui.

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In più occasioni ho avuto modo di esplicitare il mio apprezzamento, anzi, il mio vero e proprio amore nei confronti di quello che è il Tex tipico del grande Guido Nolitta, un Tex che, più simile al personaggio di Zagor,? in grado di essere maggiormente "uomo" di come non ce lo abbia presentato a metà del secolo scorso G. L. Bonelli. Un uomo in grado di perdere, accettare la sconfitta, emozionarsi, lasciare il controllo di sè stesso, aver paura. Ma da qui a cadere nel ridicolo ci vuol ben poco, ed il coraggioso Claudio Nizzi ce ne ha data la prova in questo Maxi, probabilmente uno dei più scialbi mai pubblicati. Va bene che in Bonelli si sta attenti al pelo facendo poi uscire delle ciofeche degne di non so chi, ma il pubblicare una storia in cui Tex tira a malapena un mezzo cazzotto permettendosi poi di finire per l'ennesima volta negli ultimi mesi in cella mi pare una cosa di non poco conto. Fortunatamente ci si solleva con i più che buoni disegni del Maestro Roberto Diso, dalla stragrande maggioranza definiti pressappoco osceni ma IMHO assai interessanti. Cavalli a parte (come tutti ben sanno la passione del romano, eccellente nella loro realizzazione) anche il resto pare filare graficamente bene, a parte qualche piccola incongruenza, ma tutto sommato da concedere in oltre duecento pagine di... si fa per dire... avventura. Probabilmente una prova inferiore rispetto al volume "Mohican" ed al recentissimo "La belva umana", seppur lavori estremamente posteriori a questo. Soggetto: 8Sceneggiatura: 6Disegni: 8-Globale: 7

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Ieri, dopo il pranzo con i mitici della SBE, siamo andati (noi forumisti) in una fumetteria lungo il Naviglio, molto bella peraltro, a Torino non crdo che ne abbiamo di così grandi. Non ho mai avuto in mente una collezione di maxi, ma dato che ho trovato questo e Fort Sahara mi sono lasciata trascinare e li ho presi. Allora, per quanto riguarda "Figlio del vento" mi aspettavo sicuramente qualcosa di simile a Silver Star, che nonostante i commenti non tutti superpositivi che ho letto, è una storia che mi piace e che rileggerei volentieri. Effettivamente abbiamo il magnifico stallone considerato sacro da una tribù indiana, in questo caso gli Arapahos, ma bramato da avidi bianchi (addirittura un inglese in esilio punitivo che vuole farne omaggio alla sovrana in cambio del perdono o comunque di un trattamento più favorevole). Da questo punto di vista potrebbe essere una storia senza infamia e senza lode, anzi, magari poteva starci anche un briciolino di lode, nonostante la strana contraddizione che fa notare Jack ("augh! questo cavallo rappresenta la nostra libertà" "ah perfetto, allora catturiamolo e mettiamolo in un bel recinto"! per poco, d'accordo, solo per il suo bene, ma anche gli indiani venivano chiusi in riserva "per il loro bene"). Ma i disegni! Non so se Diso meriti l'altisonante titolo di "maestro", forse in altre produzioni più nelle sue corde. In quest'opera ho visto forse il peggior Tex mai apparso, letteralmente brutto e irriconoscibile. A Nicol' era stata riservata una breve storia, posta al termine di una serie di avventure indimenticabili, ma i disegni di Erio sè che avrebbero meritato un Texone. Magari scritto meglio, naturalmente.

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Inultilmente prolissa e a tratti noiosa, è questa la frase che secondo me meglio condensa la storia di questo Maxi. Questo remake della storia di GLB incentrata anch'essa su uno stallone la cui libertà è strenuamente difesa dagli indiani risulta alla fin fine una bruttissima copia. Leggendo Tex non mi era mai capitato di avere poco voglia di riprendere la lettura, dato che ovviamente questo maxi non l'ho letto tutto d'un fiato. Altre volte in cui le storie non erano granchè ci aveva pensato la brevità della storia a togliermi dall'inpaccio ma questa volta 300 pagine così monotone sono state lunghe da digerire.

Poi Nizzi pare che si è messo d'impegno a togliere anche gli unici spunti d'interesse come le varie volte che invece di far vedere come Tiger fa fuori gli avversari anche se gravemente ferito c'è lo fa raccontare a posteriori - bah vallo a capire perchè... Di contro non ci ha risparmiato il solito spione che dietro la tenda ascolta non visto i discorsi fra il capo indiano e Tex... possibile che non ci sia mai nessuno ad accorgersene?!?! Ed alla fine indovinate cosa succede per trarre d'impaccio Tex... arriva la cavalleria... diamine ogni tanto un pò di fantasia...
Poi Nizzi pare che si è messo d'impegno a togliere anche gli unici spunti d'interesse come le varie volte che invece di far vedere come Tiger fa fuori gli avversari anche se gravemente ferito c'è lo fa raccontare a posteriori -_nono bah vallo a capire perchè... Di contro non ci ha risparmiato il solito spione che dietro la tenda ascolta non visto i discorsi fra il capo indiano e Tex... possibile che non ci sia mai nessuno ad accorgersene?!?!Ed alla fine indovinate cosa succede per trarre d'impaccio Tex... arriva la cavalleria... diamine ogni tanto un po' di fantasia...

Per finire i disegni di Diso... quel Tex tanto uguale a Mister no... e neanche Carson mi convince... strana poi questa forte caratterizzazione stile Mister no... sarà che era la prima volta che disegnava Tex... ad esempio i disegni del romanzo a fumetti "Mohican" sono di ben altra levatura... veramente belli e non ti viene da accostarli a Mister no.

In definitiva voto 6,5.

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la storia è stata avvincente... il resto, a parte gli animali, ho i miei dubbi forti sulla realizzazione grafica. Eppure nella prefazione S. B. ne esalta caratteristiche fantastiche! Tanto da essere riuscito a "ridagli le atmosfere brasiliane o africane".... mah....

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Ho trovato la lettura di questo maxi, alquanto piacevole, la storia è molto semplice, senza ingarbugli; anche se alcune scene si vede sono state messe lì solamente per allungare il brodo ( un esempio fra tutti: la scena degli indiani che arrostiscono il coniglio). I disegni ahimé, sono uno strazio per gli occhi, non riesco a capire come mai Diso disegni gli animali in modo così realistico e preciso, mentre le facce umane assomigliano a quella di un pugile che ha preso una marea di cazzotti in viso.

 

Storia:6,5

Disegni:5

Voto:5/6

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