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ymalpas

[591/592] L' Uomo Di Baltimora

L'uomo di Baltimora di Tito Faraci & Giovanni Bruzzo  

57 members have voted

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Puo' contenere SPOILER



Finalmente una delle poche volte in cui l'albo inedito e' arrivato puntuale quaggiu' in Sicilia e letto non appena arrivato a casa. Aspettavo con ansia e curiosita' questa seconda parte di questa buonissima storia e posso dire di essere molto soddisfatto.
Al di la' dell'ottima trama, cio' che piu' ho apprezzato e' la rivalutazione della figura di un Kit Willer che Faraci ci ha restituito in una forma splendida e che ci ricorda quel ragazzo scavezzacollo e spavaldo dei tempi eroici di papa' Bonelli. Ci voleva proprio quest'opera di "restauro" attuato sia in questa storia e sia qualche mese fa' con "Patagonia", sintomo che qualcosa si sta facendo per riprendere al meglio certe figure fin troppo trscurate negli ultimi anni. Adesso in futuro mi aspetto che sia la volta di Tiger ad essere rivalutato e consegnato ai lettori come sempre l'abbiamo conosciuto.
Ritornando al Kit Willer di Faraci, l'autore ci ricorda che il figlio di Tex, pur non essendo ancora agli stessi livelli del padre, e' pur sempre un asso con la pistola e puo' rappresentare un serio pericolo per i fuorilegge e per tutti coloro che ostacolano il cammino della legge. Insomma buon sangue non mente.
Per il resto,Tex e' sempre la leggenda, il mito incontrastato, colui che non esita a tirare ceffoni per far scioglier la lingua alla gente, colui che affronta qualsiasi pericolo anche quando si trova in inferiorita' numerica durante lo scontro finale nella vecchia miniera contro i banditi. Pragmatico per eccellenza e che non si perde in chiacchiere inutili quando c'e' da lasciare spazio all'azione pura, e per questo in un certo senso, mal vede le frasi un po' filosofeggianti di un lord Hodson che tende a descrivere e a disegnare sul luogo gli ambienti e le scene che vedono Tex in azione.
Il cinico Barton che, non esita a sparare a sangue freddo su Kit Willer e ad uccidere gratuitamente il banchiere preso in ostaggio, e' uno dei piu' sanguinari e viiolenti banditi mai comparsi nella lunga saga e la resa dei conti finale con Tex e' riuscitissimo. Per quanto riguarda l'altro comprimario di questa storia, lo sceriffo Cameron, con l'unico gesto eroico e di coraggio della sua vita ha riscattato ampiamente la codardia che per troppo tempo lo ha caratterizzato.
I commenti e gli appunti finali di Hodson riguardante all'avventura trascorsa al fianco dei Willer e' fantastici e possono dare spunti di riflessioni, specie quando si chiede quali sentimenti possono albergare nell'animo di Tex quando con i suoi atti eroici e' riuscito ad avere la meglio contro il fuorilegge Barton°


-"L'ebbrezza del cacciatore che torna portando la preda con se'?"

-"La gelida soddisfazione che segue la vendetta?"

-"O piuttosto, la pace interiore di un uomo che ha appena fatto giustizia?"

Queste domande che si pone lord Hodson sono veramente interessanti e ognuno di noi che conosce bene il personaggio di Tex puo' azzardare una risposta.

Per quanto riguarda i disegni, come gia' detto in precedenza, a me Bruzzo piace e parecchio, e considerando che e' la sua prima storia di Tex, posso dire che la sua prova e' stata piu' che buona. Mi e' piaciuto particolarmente in questo secondo albo la caratterizzazione del suo Kit Willer, specie nella scena quando cavalca ferito e febbricitante. Come hanno gia' detto altri utenti, il suo Tex sia nel volto e sia in alcune pose, ricorda molto lo stile di Ticci, e io aggiungo che in qualche primo piano mi ha ricordato anche Marcello. Il suo tratto lo trovo molto azzeccato per il West, e ritengo che i margini di miglioramento ci sono tutti. Grande acquisto per Tex.


Complimenti a Faraci e a Bruzzo per questa bella avventura che ci hanno regalato. :D

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Guest Colonnello_Jim_Brandon

LO SPOILER NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

Letto, digerito fagocitato e... Tentato dal rileggerlo nuovamente!!!
Tito Faraci non ha deluso le aspettative che ci aveva lanciato con la prima parte della storia, e ci regala un finale davvero al cardiopalma!
Se qualcuno, ancora oggi, si domandasse se TITO FARACI potr? essere ricordato dai posteri come un grande autore texiano, beh, direi che la risposta l'abbiamo davanti agli occhi! L'uomo di Baltimora è una storia che, a mio dire, contiene al suo interno il VERO SPIRITO TEXIANO, spirito che, diciamocelo pure, negli ultimi 2/3 anni stava sempre più scemando.

Fantastica la carrellata di personaggi che Tito ci regala con questa storia, su tutti il FANTASTICO Lord Hodson, l'avventuriero scribacchino dal passato "misterioso", un personaggio prodondo, "scenografico", nel quale mi pare di intravedere ma qui solo il buon Tito Faraci potrebbe rispondermi ) l'autore di questa storia.

Molto ben congegnato anche il personaggio dello sceriffo Cameron, un uomo giusto e onesto, la cui vita fu profondamente segnata dallo scontro coi messicani in che per poco non cost? la vita a lui e a Tex Willer, un uomo abituato a vivere nell'ombra degli eroi, una spalla consapevole di esserlo, un personaggio "psicologicamente complesso e tormentato", la cui esistenza viene ottimamente riassunta dalla frase di Hodson a pagina 112 Un uomo forse vissuto da pavido, ma sicuramente morto da eroe .

Molto ben costruito anche il bieco Barton, un meschino rapinatore di banche dal sangue freddo e dalla pistola facile.

Bellissimi personaggi, ma, lo ammetto, il grande merito di Faraci in questa storia è l'essere riuscito a regalarci un'accoppiata padre e figlio come non si vedeva da tempo. Due leoni, due predatori in caccia, così simili e così diversi tra loro.
Tex è il leone maturo, coraggioso, veloce come un fulmine, che calcola il rischio prima di affrontarlo, un uomo forte, solido come una roccia, impenetrabile agli occhi dei "comuni mortali", un uomo che sa di essere sulla cresta dell'onda e consapevole che, prima o poi, lo "scettro del comando" passer? nelle mani del giovane figlio.
E poi c'è Il giovane Kit, degno figlio di suo padre, il leone giovane, scavezzacollo, avventato, talmente coraggioso da essere, fin troppo spesso imprudente, un giovane orgoglioso, caparbio, una giovane testa calda dal cuore d'oro capace di scappare dalle mani del dottore e balzare in sella, seppur gravemente fwerito, al solo scopo di farla pagare ai criminali che hanno sparso sangue per tutta Riverstone. Tuttavia, questo suo coraggio, questa sua "sventatezza", lo prtano a compiere, passatemi il termine, "stupidaggini" che il padre non avrebbe mai fatto, esponendolo a rischi e pericoli che, con un po' di maturit?, non avrebbe dovuto affrontare.

QUESTI SONO TEX E KIT WILLER, uomini durim, coraggiosi, forti... eroi a tutto tondo che pensano e agiscono nell'arco di pochi secondi... Questo è il vero VALORE AGIUNTO della storia di Tito, questa accoppiata solida, inimitabile, in lotta per "primeggiare"... questo è il Kit Willer che voglio vedere, questo è il giovane scavezzacollo che avevo imparato ad amare nelle prime storie di Nolitta... QUESTA E' LA GIUSTA MISCELA PER RENDERE I PARD ESPLOSIVI!!!

Per quanto concerne il comparto grafico, definirei OTTIMA la prova di bruzzo, il suo tratto "secco" si addice molto a quello che è il mondo western, e spero che possa tornare presto a regalarci altri capolavoridi questo calibro.

Una valutazione è Direi un 9 pieno, con tanti ringraziamenti a Faraci & Bruzzo, che ci hanno regalato una storia che, amettiamolo, ci ha appassioanto e catturato dalla prima all'ultima pagina!!!!

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Da parte mia dico questo: forse ai tempi del grande indimenticabile Tex di GLB avrei dato un 9; oggi il mio voto è un 10 pieno, con l'augurio di rivedere presto un Faraci in questa forma smagliante che ci renda i nostri eroi come li abbiamo conosciuti.

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Storia che è piaciuta un sacco pure a me. A distanza di quasi un anno, ritrovo un inedito che mi ha lasciato completamente soddisfatto, e guarda caso l'autore e lo stesso. Senza alcun dubbio si puo definire il lavoro di Faraci EGREGIO.(Naturalmente non voglio certo dire che gli altri sceneggiatori stiano li a scaldare le sedie!)Dopo una prima parte di introduzione e con relativa calma sulla scena, questo secondo albo è pura dinamite:

Kit che per sventare una rapina (e che rapina!) quasi ci rimane secco, una regolazione di conti finale da paura! "Preferisci la forca Barton... oppure la finiamo qui SUBITO?"... che Tex!Altro che vecchio...
Riuscita inoltre anche la caratterizzazione di tutti i personaggi, dallo sceriffo Cameron allo spietato Barton. Sono rimasto, devo confessarlo, un po spiazzato da quei stacchi tra una azione e l'altra, porto come esempio quello a pagina 72 per farmi capire:
troviamo Kit che è scappato ma non vediamo come...vediamo l'azione quando è gia avviata.
Non che questo tipo di sceneggiatura mi risulti antipatica, anzi, ma sembra alquanto nuova, almeno per il sottoscritto, per il fumetto Tex. I disegni mi sono piaciuti... dopo tutto, oggi (come ieri) è difficile trovare su Tex un disegnatore "non all'altezza". Bruzzo, a mio modesto parere, da il meglio di se nelle sparatorie:ogni qualvolta ne rappresenta una, da l'impressione che le pallottole stiano per uscire anche dalle pagine! haha Voto:Storia:8-5Disegni :8-5

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Non me ne voglia l'amico Tito, ma non condivido tutto questo entusiasmo verso la storia... Intendiamoci: il personaggio di Hodson mi è estremamente simpatico ( che sia autobiografico? ) : ironico e disincantato, e non stereotipo ( anche se il modello del nobile in Grand Tour è evidente) , è il vero protagonista della storia. Tuttavia, molte cose mi hanno convinto meno. In primis: non esiste pathos: ormai ci siamo abbastanza abituati, ma rimane un bel problema per Tex. La storia non decolla mai: il primo albo ha un ritmo lento, che subisce un'accelerazione nel finale: invece nel secondo albo non si ha decollo, e appaiono troppo frequenti le pause in cui Hodson scrive o disegna. Gli antagonisti non sono approfonditi: sono dei rapinatori abbastanza comuni; la vicenda in sè davvero poco particolare ( una normalissima rapina). Non manca il peggio di Boselli ( i continui complimenti a Tex , che mi ricordano mia nonna quando mi diceva: 'Quanto sei bello' ) e di Nizzi ( frequenti spiegazionismi ). Capitolo Kit Willer: in medio stat virtus. Ci deve essere un giusto mezzo tra il Kit de 'La Banda Dei Messicani', in cui ha paura di non riuscire a svegliarsi, e questo Kit, che addirittura si presenta disarmato di fronte ad una banda di Apaches. In sostanza, il figlio di Tex - che, detto per inciso, ho sempre simpaticamente odiato - deve essere in gamba, ma non eroico. Un personaggio davvero interessante, complesso, e ben sviluppato, è invece quello dello sceriffo Cameron ( Tito, il flashback ti è stato ispirato dal flashback de 'C'era una volta nel West' , con il ricordo di Armonica? ). Non male i disegni di Bruzzo, che mi paiono un crogiuolo di tratti: ci vedo dentro, a seconda della vignetta, Ticci, Ortiz, De La Fuente, Milano. Nel complesso, una storia positiva, ma non entusiasmante: 'Lo Sceriffo Indiano' le ?, a mio giudizio, assolutamente superiore.

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Ho letto anche io il nuovo albo e sono pienamente soddisfatto di come Faraci ha gestito finora il personaggio. Non vorrei dilungarmi in discorsi infiniti sull'ottimo recupero del personaggio di Kit Willer ( molto bonelliano ) o altri particolari interessanti della storia, bensì soffermarmi di più sull'originalità del soggetto faccia a una trama tutto sommato lineare. Dopo quasi seicento albi è difficile trovare nuove idee o spunti, lo abbiamom ripetuto mille volte. Questa volta Faraci c'è peraltro riuscito magnificamente. Infatti se da un lato il lord inglese prende rilievo ai nostri occchi, per la sua atipicit? di scrittore e romanziere, non bisogna dimenticare che la figura centrale di questa storia è pur sempre Tex ovvero il modo in cui la figura di un grande eroe del West come lui poteva passare agli occhi dei suoi contemporanei che non avevano ancora la possibilità di conoscerlo. Insomma Faraci si è detto tra se: se io scrittore avessi avuto la possibilità di vivere nell'America ottocentesca e alla ricerca di nuovo materiale mi fossi imbattuto in un uomo come Tex, leggete, questo è il ritratto che ne avrei dato. Per questo motivo la storia assume un carattere quasi autobiografico, ricco di note intimistiche, dove l'autore smette di essere Tex, cioè di identificarsi in lui, per incarnare invece la figura dello spettatore, cosa che gli permette quindi di osservare l'eroe da una prospettiva finora, credo, inedita. E da questo insieme di cose ne scaturisce che la "centralit?" di Tex nella storia, non solo non è messa in discussione dalla presenza di un personaggio "forte" come Hodson, ma ne viene fuori praticamente raddoppiata, come in un gioco di specchi dove il lord inglese alla fine funge da limpido, puro, schietto riflesso.

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Per quanto le perplessit? espresse da Don Fabio mi sembrino eccessive, anche per me "Lo sceriffo indiano" è di un livello alquanto superiore a "L'uomo di Baltimora", che pure non manca affatto di pregi. L'idea di base ( Tex a contatto con uno scrittore di viaggi e di avventure, nel quale credo anch'io che Faraci, come forse anche Bruzzo, si sia un po' identificato ) è abbastanza nuova ed inconsueta ( un vago precedente potrebbe essere forse rappresentato dalle due vicende nolittiane in cui compare Timothy O'Sullivan, ma il simpatico fotografo non ha uno spazio e un rilievo paragonabile a quello del lord inglese nella loro economia narrativa ); gli antagonisti ( specialmente il capobandito Freddy Barton ), pur tutt'altro che inconsueti per il nostro eroe non mancano di abilità n° di ferocia, mentre i personaggi minori sono ben delineati, si tratti di macchiette simpatiche ( la governante dello sceriffo Cameron ) e antipatiche ( i boriosi e stupidi vicesceriffi ), oppure di personaggi ben più complessi, come lo sceriffo Cameron ( molto azzeccata IMHO la rappresentazione del suo animo tormentato, che gli fa pesare in maniera eccezionale i momenti nei quali non è stato - o non si è sentito - all'altezza dei suoi compiti, mentre in realtà, pur non essendo affatto un eroe, ha un ruolo estremamente importante nell'epilogo della storia

in cui salva per ben due volte la vita a Kit Willer, nel secondo caso rimettendoci la propria ma dimostrando non solo coraggio, ma sopreattutto un affetto e una sollecitudine davvero paterna nei confronti di Piccolo Falco
) o lord Hodson ( magari un pochino antipatico in certi atteggiamenti "eroici", come la paternale che infligge allo sceriffo nel secondo albo, ma nel complesso un coprotagonista degno di Tex, anche se Faraci inserisce alcuni tocchi, talora un po' troppo "voluti", per "rimetterlo al suo posto", onde evitare che rubi la scena a Tex ). Tex è sempre all'altezza del suo ruolo, interpretandolo con abilità e decisione (
anche se era proprio quel che i banditi volevano lui facesse, non poteva certo restare a custodire la banca mentre una famiglia era in ostaggio di quei tagliagole; neanche lui, del resto, avrebbe probabilmente potuto evitare del tutto il bagno di sangue in paese o impedire che Barton si ritirasse protetto dall'ostaggio in sua mano; viceversa, non è affatto improbabile che avrebbe potuto sopraffare la banda Barton anche senza l'arrivo di Kit e di Cameron, dato che niente ci dice che un nuovo lancio di candelotti avrebbe avuto esito migliore del primo, sventato dal nostro ranger con una prodezza balistica delle sue
, oltrech? con una lucidit? rimarchevole, tenuto conto dello stress emotivo a cui è sottoposto. Le mie maggiori perplessit? riguardano invece Kit Willer, non tanto per il suo contributo all'azione vera e propria, sempre adeguato ( anche se nell'epilogo mi pare più spettacolare che determinante ), quanto per il flashback che gli è dedicato nel secondo albo, che non mi pare necessario n° al progredire dell'azione ( alla quale è completamente irrelato ) n° alla caratterizzazione del personaggio ( Lord Hodson ha già avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo; non c'è IMHO bisogno che si rievochi un episodio del passato ) ma soltanto all'esaltazione del suo personaggio ( forse per controbilanciare un suo tratto tipico, che qui Faraci riprende
ossia la capacità di portare alla morte qualche suo amico che si immola per salvarlo
). I disegni di Bruzzo si mantengono per me al livello del primo albo: molto buoni, con sporadiche sbavature. In sintesi, IMHO:soggetto 8,5sceneggiatura 7,5disegni 8

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Le mie maggiori perplessit? riguardano invece Kit Willer, non tanto per il suo contributo all'azione vera e propria, sempre adeguato ( anche se nell'epilogo mi pare più spettacolare che determinante ), quanto per il flashback che gli è dedicato nel secondo albo, che non mi pare necessario n° al progredire dell'azione ( alla quale è completamente irrelato ) n° alla carattterizzazione del personaggio ( Lord Hodson ha già avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo; non c'è IMHO bisogno che si rievochi un episodio del passato ) ma soltanto all'esaltazione del suo personaggio ( forse per controbilanciare un suo tratto tipico, che qui Faraci riprende

ossia la capacità di portare alla morte qualche suo amico che si immola per salvarlo
)
Sentivo di star dimenticando qualche osservazione, e infatti...


Concordo con Pedro in toto: il flashback ( peraltro, soluzione tecnica di cui, a mio giudizio, si f? uso troppo lungo e ripetuto, nella storia ) con cui Tex rievoca l'impresa del figlio è inutile e completamente avulso dalla storia, e risulta troppo lungo : ciò incide anche sulla perdita di ritmo narrativo, di pathos, di cui ho parlato nel mio intervento precedente.

A cavallo tra i due albi sembra che il lento incipit stia lasciando spazio al fulcro dell'azione, mentre nel secondo albo, finita la rapina, il flashback di cui sopra ne ridetermina un brusco calo, e la vicenda non decolla...

La storia ha una base originale ( la storia nella storia, gli autori che si pongono come osservatori di Tex ed entrano nella narrazione ), ma la vicenda in sè ha poca polpa: in fondo, dei banditi compiono una rapina, Tex li insegue e li f? fuori...

Una cornice particolare per un plot modesto, in altre parole...

Poi, davvero, c'è una cosa che non capisco: perchè tanti lettori si esaltano per Kit Willer, e lo vorrebbero sempre vedere al centro dell'azione?
Io non l'ho mai tollerato ( insopportabile bambino leccapiedi - non ti passiamo il termine ! - del padre ) e mai lo tollerer?, nonostante ci sia ormai quasi affezionato ( come i vicini insopportabili che, tuttavia, finisci per considerare un pezzo di vita )!

Penso che vi sia, a tal proposito, una cosa da dire: per rivalutare i pards bisogna ribaltarne il personaggio: così ha fatto Nizzi con Tiger ( che si scopre essere stato innamorato) , così Boselli con Carson ( Carson padre? Ohib?! ): Kit Willer non è mai stato ribaltato, è sempre stato monolitico...
Perchè? Perchè un ribaltamento, in questo caso, inciderebbe troppo sull'universo texiano: un Kit autonomo dal padre metterebbe troppo in crisi il sistema di valori tipici del nostro ranger.

Fatemi sapere che ne pensate!

Edited by Wasted Years

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Poi, davvero, c'è una cosa che non capisco: perchè tanti lettori si esaltano per Kit Willer, e lo vorrebbero sempre vedere al centro dell'azione? Io non l'ho mai tollerato ( insopportabile bambino leccaculo - passatemi il termine ! - del padre ) e mai lo tollerer?, nonostante ci sia ormai quasi affezionato ( come i vicini insopportabili che, tuttavia, finisci per considerare un pezzo di vita )!

Non ho ancora letto l'albo,Don Fabio... ma a questo ti posso rispondere. Credo che il 90% dei texiani e più ami Kit Willer.... semplicemente perchè lui è uno dei pards, e in più è anche il figlio di Tex:trovo, con tutto il rispetto per i tuoi gusti, inconcepibile che un lettore di Tex consideri Kit un "leccaculo"(e su questo abbiamo già avuto modo di scontrarci, pard :trapper: ). In ogni caso Kit ?, come dicevo, uno dei pard:? normale che uno sceneggiatore di Tex decida di tanto in tanto di utilizzarlo e metterlo al centro della scena;cosa c'è di male o di anomalo in questo?E' una cosa fatta più volte anche da Bonelli Magno:basti pensare a "La cella della morte", a "Gli eroi di Devil Pass" ecc... Dopodich? io non voglio che Kit venga ribaltato in quanto personaggio, così come non voglio ribaltamenti per gli altri pards:non lo ha fatto Nizzi con Tiger, non lo ha fatto Boselli con Carson(che Donna sia figlia di Carson è una cosa che non ho mai letto da nessuna parte).

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Poi, davvero, c'è una cosa che non capisco: perchè tanti lettori si esaltano per Kit Willer, e lo vorrebbero sempre vedere al centro dell'azione? Io non l'ho mai tollerato ( insopportabile bambino lecca*** - passatemi il termine ! - del padre ) e mai lo tollerer?, nonostante ci sia ormai quasi affezionato ( come i vicini insopportabili che, tuttavia, finisci per considerare un pezzo di vita )!

Non ho ancora letto l'albo,Don Fabio... ma a questo ti posso rispondere. Credo che il 90% dei texiani e più ami Kit Willer.... semplicemente perchè lui è uno dei pards, e in più è anche il figlio di Tex:trovo, con tutto il rispetto per i tuoi gusti, inconcepibile che un lettore di Tex consideri Kit un "lecca***"(e su questo abbiamo già avuto modo di scontrarci, pard :trapper: ). In ogni caso Kit ?, come dicevo, uno dei pard:? normale che uno sceneggiatore di Tex decida di tanto in tanto di utilizzarlo e metterlo al centro della scena;cosa c'è di male o di anomalo in questo?E' una cosa fatta più volte anche da Bonelli Magno:basti pensare a "La cella della morte", a "Gli eroi di Devil Pass" ecc... Dopodich? io non voglio che Kit venga ribaltato in quanto personaggio, così come non voglio ribaltamenti per gli altri pards:non lo ha fatto Nizzi con Tiger, non lo ha fatto Boselli con Carson(che Donna sia figlia di Carson è una cosa che non ho mai letto da nessuna parte).
Stiamo andando Off Topic, e quindi sarà veloce... Non condivido nulla di quello che dici, ovviamente, caro pard!Tiger e Carson sono completamente ribaltati ( Nizzi e Boselli ce li mostrano sotto una veste tutta nuova) : che Carson sia padre è confermato dallo stesso sito della SBE, oltre che essere evidente già nella storia ( nonostante l'abilità di Boselli nel lasciare l'incertezza) . Quanto a Kit Willer, lo stesso Bonelli Magno - dopo averlo creato solo per strategie editoriali- avrebbe voluto liberarsene : quando ha provato ad alzare la cresta , il saggio Nizzi ha rimesso le cose a posto ( Tex che si stufa della situazione e ribalta il figlio ne 'Sfida Infernale' ). Fine dell' Off Topic e scusate!

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Ho usato Kit Willer in una sola storia, finora: questa. Un personaggio così - il figlio di Tex Willer! - se c'è deve avere un peso, un ruolo preciso. Un'importanza. Non può essere solo una comparsa. Altrimenti, meglio lasciare perdere. Non mi sembra che questo metta in ombra o in secondo piano la figura di Tex. Mettergli accanto un valoroso pard (e un figlio degno) a mio parere addirittura rafforza il personaggio.

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Sono assolutamente d'accordo con te, Tito. Non dimentichiamo che a parte i primi numeri, in cui giocava e si faceva luce in solitaria, Tex è diventato il mito che è anche per la sua capacità di gestire un terzetto di pards ognuno dei quali avrebbe potuto degnamente essere protagonista di una serie. :colt:

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Ho appena finito di leggere la storia, e sono nel pieno dell'entusiasmo!Dopo scriver? un commento più articolato. Ora voglio solo fare i miei più grandi complimenti entusiastici a Faraci e Bruzzo!.. ci hanno regalato, a mio avviso, un'autentico gioiello, una storia bellissima ed entusiasmante!Complimenti ancora a questi due grandi autori!

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Storia memorabile, molto ben costruita razionalmente e non priva di picchi emotivi, come ad esempio

la sequenza, prima muta e poi scandita da poche, secche, sicure parole, dove un Tex preoccupato ma deciso non può far altro che lasciare Kit sul letto del dottore, fra la vita e la morte.
Faraci è stato davvero in gamba (anzi: bravissimo) nel gestire una coralità di personaggi non eccessiva ma nondimeno complessa, i loro ruoli e le loro personalit?: non tanto sul fronte dei "cattivi" (i banditi), che attinge agli archetipi classici del West, quanto sull'altro, dove ha saputo sia inventare del tutto, con la figura assolutamente originale di Hodson, sia reinterpretare addirittura i personaggi cardine della serie, con Tex e Kit certamente non stravolti, ma enfatizzati in alcune peculiarit? del loro carattere e della loro fisicit? (specialmente il volto di Kit, dove il merito va ai disegni di Bruzzo) che solitamente passavano in secondo piano. Parlo di un Tex particolarmente duro e carismatico, e di un Kit particolarmente audace e indomito: tratti che non inventa certo Faraci, ma che l'autore esalta splendidamente non solo per mezzo della vicenda in sè, ma anche (e soprattutto) tramite l'uso intelligente del personaggio chiave della vicenda, quell "uomo di Baltimora" che, disegnando e narrando il West sulle orme di Tex, ci permette nemmeno troppo indirettamente di soffermarci su di esso un p? più a lungo del solito, e di mettere a fuoco chi è (cos'è), chi incontra (che personaggi popola), dove sta andando e perchè. E' proprio questo sguardo "metaletterario", rarissimo in un fumetto diretto e popolare come questo, che nel leggere Tex ci esorta ed induce a capirlo, il guizzo creativo principale della vicenda; e se alcuni (come il sottoscritto) lo apprezzeranno e lo conserveranno come un gioiello raro, altri probabilmente lo contesteranno in quanto lontano dalle presunte linee guida e dal fantomatico "spirito" del contesto Texiano. In ogni caso, Faraci ha dimostrato un bel coraggio nel proporre una storia così, e l'editore una notevole illuminazione nell'accettarla. Scendendo un p? più nei dettagli... Un ulteriore particolarit? della sceneggiatura sta nell'uso del flashback non come cardine dell'intera vicenda, bensì in forma minimale, come ulteriore pretesto metaletterario qui usato per mettere in rilievo la spericolata generosit? di Kit. Passando ad Hodson, egli è una figura che sia nelle caratteristiche sia nelle scelte di percorso viene sviluppata con una certa ambiguit? di fondo (ad esempio: l'abilità nell'uso delle armi in contrasto con il mestiere di scrittore), instillando nel lettore il sospetto che nasconda qualcosa (perchè segue sempre Tex, quasi ossessivamente?)... e al di l' di come vengono risolti il finale ed il personaggio stesso di Hodson (che si nutre di complessit?), questa scelta rappresenta un'ulteriore fonte di pathos e di interrogativi, cioè la materia prima con cui attrarre il lettore. Mi è poi piaciuta molto non solo la caratterizzazione di Tex e Kit ma anche il rapporto fra i due, emotivamente ricco ma senza quella soggezione del padre che spesso Kit dimostra nel fare le proprie scelte. Insomma qui abbiamo a che fare con un Kit maturo, deciso e pienamente responsabile, piuttosto diverso da quello parzialmente irrisolto visto ad esempio nel bellissimo "Patagonia": ma il discorso non va risolto in un mero confronto fra il Kit "forte" e quello "debole", preferendo il primo o il secondo, bensì nell'evidenziare la ricchezza e la differenza di stili che gli autori di Tex sanno mettere in campo. E se per certi versi tale ricchezza può disorientare, è mia opinione che se gestita bene (e dipende in particolare dall'editore/curatore) costituisca oggi più che mai un vantaggio decisivo per un fumetto che dopo 60 anni di vita è ancora in grado di rinnovare la propria pelle, rinfrescandola. Mi accorgo che non ho speso molte parole per i disegni: li ritengo molto belli, ben curati e con un bel contrasto, ed in particolare mi hanno colpito i tratti del viso di Kit (mi hanno un p? ricordato quelli di certi Dylan Dog), sebbene purtroppo si continui a non far risaltare il suo sangue indiano: è un peccato, ma non capisco se derivi da scelta editoriale o da difficolt? grafiche. Insomma: bravi tutti, e la conferma di aver trovato una sceneggiatore validissimo e dallo sguardo molto personale. Voto: 9 alla storia e 10 alle prospettive per il futuro, nella speranza che non rimanga una perla isolata.

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Mi soffermo sui disegni di questa seconda parte de "L'uomo di Baltimora":

come per il numero precedente molte scene, soprattutto quelle che raccontano sparatorie, sono una versione di Bruzzo di disegni visti già per altra mano, si va da Ticci ("massacro", "assalto al treno") Monti, molte altre vignette sono vagamente ispirate nel tratto ad Ortiz e almeno una sembra ispirata al grande D'antonio da "storia del West" ; a ben pensare, anche Galep traeva ispirazione per i suoi disegni da altri autori.
Comunque Bruzzo si esprime al meglio nelle vignette che occupano un' intera striscia:
I paesaggi e la città stessa sono fantastici: pieni di particolari e ben definiti, tra tutte la prima di pagina 17, dove è il ferro di cavallo a fare da protagonista .

Poi, nelle striscie successive la rapina in banca, Bruzzo mette in risalto la sofferenza di coloro che hanno avuto qualche perdita, anche se poste in secondo piano.
Belle tutte, accurate, da gustare per la grande quantit? di particolari e per la precisione che esprimono.
Per i primi piani, soprattutto in Tex si legge ancora il tratto di Monti, Ortiz.
Mio giudizio personale finale: un ottimo esordio, un lavoro alla pari, e forse anche superiore, a tanti altri disegnatori di Tex.

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SPOILER


Volevo aggiungere un'annotazione su un particolare del finale che mi ha colpito, e cioè il parallelismo fra la descrizione del diverso carattere di Tex e Kit (svolta da Hodson), ed il loro altrettanto diverso comportamento nel salutare Hodson stesso al momento della partenza.
Tex, uomo che per Hodson rimane in parte impenetrabile e comunque mai del tutto coinvolto affettivamente, con una stretta di mano; Kit invece, descritto come ragazzo schietto ed aperto, con un abbraccio.

Non sarà un colpo di genio ma è comunque testimonianza dell'attenzione dell'autore per ogni aspetto e sequenza della storia.

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Dopo tutte le recensioni che precedono la mia cosa dire di nuovo?Prima di tutto partiamo con il dire che la storia mi è piaciuta parecchio, e concordo con Carlo Monni nel dire che magari la media delle storie di Tex fosse questa. Dopo anni di alti e purtroppo tanti e profondi bassi magari le storie fossero tutte cosi. Forse il soggetto è un classico di Tex, ma dopo sessant'anni è anche dura, ma la differenza la fanno i dialoghi, le caratterizzazioni dei personaggi, lo svolgersi fluente delle situazioni etc. e il Buon Tito ha centrato l'obbiettivo. Ottima veramente la caratterizzazione di Kit finalmente scavezzacollo e impulsivo come non lo si vedeva da tempo. Ottimo il personaggio di Sir Hodson e bello il finale romantico, ci stava bene. Un albo letto in una mezzoretta e per me significa solo che la scrittura era fluente e interesssante. Complimenti a Tito. I disegni di Bruzzo molto Ticciani si adattavano bene alla storia, speriamo continui cosi e che anzi riesca a trovare con il tempo una tratto più personale.

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Questa seconda parte mi sembra decisamente più intrigante, molto migliore della prima.

La storia raggiunge il suo culmine con la rapina, il ferimento di Kit, la caccia e lo scontro finale: tutto molto ?ordinario?, situazioni già viste ampiamente ma trattate benissimo, sia la rapina, le sparatorie (delle ?signore? sparatorie) eccetera, si evita di ricadere nel solito agguato fallito per la mira imprecisa e i banditi stavolta si comportano come tali. Lo scorso mese avevo maledetto la terza di copertina che mi anticipava quello che non volevo sapere, mi aspettavo un rapimento di Kit, quindi sono stato molto sorpreso in positivo dallo svolgimento dei fatti. Ma non è tanto la storia in sè che m?interessa quanto l'originalità con cui sono stati trattati i personaggi. L'unico di cui avevo previsto qualcosa è lo sceriffo, sentivo che sarebbe morto riscattandosi. Se proprio voglio trovare un limite a quest?albo, mi sembra che gli si potesse riservare un trattamento migliore. Già parte con la macchia della codardia, e questo tratto viene amplificato e quasi esasperato dalla sua inazione durante la rapina, seguita da una rampogna del lord e addirittura da un'impietosa bocciatura dell'intera vita nel suo resoconto finale, cosa alquanto esagerata ma che per altro ci può benissimo stare, come spiegher? dopo. L'eroico riscatto finale col sacrificio in favore di Kit è quindi ben accetto, ma forse il tutto si svolge un po' troppo rapidamente. Molto bello per altro presentare nel finale le lodi allo sceriffo da parte di Tex. Un Tex che sembra quasi non apparire, sembra un personaggio in punta di piedi anche se è presentissimo dall'inizio alla fine, tanto che il suo sembra un eroismo scontato, ordinario, perchè tutti si aspettano che agisca così: è la ?banalit? dell'eroe?, non tanto banale visto ciò a cui abbiamo assistito troppe volte nel post-500, a cui Tex ci ha un certo senso condannato: un eroismo banale così come può essere banale il male di un titolo di un famosissimo libro che ha fatto storia. L'autoironica battuta sull'invecchiamento non mi ha dato per nulla fastidio. E sembra un personaggio tanto ordinario perchè la parte del protagonista, anche se non è proprio così, sembra essere riservata a Kit, così fuori dell'ordinario, così ?straordinario? nel proprio stoicismo, più che eroismo. Il rapporto padre-figlio è forse quello a cui teneva di più l'autore, e qui troviamo delle vere e proprie chicche. Aver recuperato una dimensione eroica di Kit, capace finalmente di agire e pensare con la propria testa senza pensare a cosa avrebbe fatto il babbo in una certa situazione, è una cosa a cui va dato grande merito. Sorpreso dal ferimento di Kit anzich? dal suo rapimento, ma ancor più sorpreso dallo stoicismo dimostrato dello stesso il giorno dopo, e non m?interessa gran che che sembrasse in fin di vita, conta il recupero di un tratto che se ricordo bene era stato preparato e avviato dallo stesso GL Bonelli, condito con la consueta esuberanza giovanile. E il rapporto col padre si amplia con la seconda chicca, l'episodio raccontato al lord. Io stesso avevo sentito una mancanza nel primo albo, Tex aveva quasi evitato un discorso un po' più intimo quando Hodson era entrato un po' in confidenza, qui ?ripara? e si scioglie un po' e dimostra l'affetto verso il figlio, che non mi sembra paternalistico ma un genuino e autentico affetto paterno. La preoccupazione poi è reciproca, non solo da padre a figlio e da figlio a padre, ma da uomo a uomo, forse la cosa più importante. Questa trattazione in un certo senso psicologica mi è piaciuta tantissimo. Basterebbe questo per sottolineare i meriti di questa storia, ma il bello deve ancora venire, con le ultime 4 pagine veramente strepitose e toccanti affidate alla penna di questo straordinario personaggio. Questo è veramente il tocco di classe, un finale introspettivo e riflessivo alla N. Never, come piace a me e come a memoria penso non si sia mai visto su Tex. Rispetto al primo albo il lord sembrava tenuto un po' in disparte, ma qui ci si rif? ampiamente. Un punto di vista interno alla storia: questo ci viene regalato, una riflessione su se stesso e sugli altri di rara bellezza e raffinatezza. Hodson è un personaggio particolarissimo, eccentrico ed eccessivo in quasi ogni atteggiamento: eccolo definire ?gentleman° non solo Tex e Kit che lo accompagnano in città ma anche lo sceriffo che lo tratta con gentilezza, salvo poi dargli del codardo poco dopo, nello stesso modo in cui loda sperticatamente i primi due anche oltre i loro effettivi meriti e loda la torta di mele della governante, nello stesso modo in cui d' del bifolco a chi non lo accoglie con simpatia. E? uno scrittore del west di fine ?800, in cui, vedi i casi di Buffalo Bill e Wild Bill Hickock, era usuale spararle grosse sugli eroi di frontiera, così si creavano i miti, quindi si esagerava nel bene e nel male, vedi sceriffo per esempio. Ma al di l' di lodi e denigrazioni più o meno eccessive, quest?uomo dalla visione romantica ed estatica della vita capisce che il west non è la sua casa, che la vita di frontiera non fa per lui. Il fatto di aver quasi causato il fallimento del piano di Tex ce lo restituisce più umano e forse più simpatico, e forse è proprio questo che lo fa riflettere sulla sua vita: lasciarlo andare per primo è stata una soluzione molto bella. Ma ancora più fine è stata la riflessione su Tex e Kit: penso sia la prima volta che un personaggio si fermi a riflettere sui due non solo dal punto di vista eroico, con tutti gli eccessi che ne sono derivati, ma soprattutto dal punto di vista umano. Hodson si è posto delle domande su Tex, su cosa provava, su quali potessero essere le sue motivazioni, quando mai si è visto? E inquadra perfettamente padre e figlio, il primo non incline alle riflessioni, certamente non musone ma introverso, un uomo che fa trasparire molto poco di sè, il secondo invece, data anche la giovane età, sicuramente più estroverso e alla mano, più avvicinabile, ?trasparente?, un libro aperto, come viene detto. Questa differenza viene evidenziata nel momento conclusivo, quello dei saluti, una calorosa stretta di mano e un abbraccio ancor più caloroso. In queste pagine io mi sono commosso, le trovo veramente eccezionali per finezza psicologica, forse solo io la penso così, ma spero che qualcun altro abbia goduto come me nel leggerle. Questo lord meriterebbe di essere un compagno fisso di Tex, molto più, per esempio, di un Nat McKennet che non mi è mai entrato nel cuore. Sono queste le ?innovazioni? che vorrei vedere ogni tanto, questi momenti un po' introspettivi, riflessivi, soprattutto da parte dello stesso Tex, che non deve certo parlare di metafisica platonica o di criticismo kantiano, ma che mi piacerebbe si sciogliesse un po' verso quelle parti morbide di sè che abbiamo visto raramente, tipo l'ultima pagina di una storia per altro non eccelsa che sto rileggendo ora, ?Sul sentiero dei ricordi?, un momento molto delicato dove non parla con nessuno ma pensa dentro di sè ai propri sentimenti e ai propri ricordi. Un Tex meno introverso, ogni tanto, chissà, me lo farebbe apprezzare molto di più. Questa storia si farà ricordare, più che per la trama in sè, per tutte queste piccole raffinatezze, che poi diventano grandi, e per questo personaggio davvero unico e singolare. Tanto di cappello.--Andando oltre la storiaI flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l'ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia. Tecniche moderne. Sarà un preciso elemento di sceneggiatura, anche questo moderno, avrà anche un nome che da ignorante non conosco, fatto sta che sempre più spesso in una trama vengono saltati degli eventi forse ritenuti insignificanti o superflui, o per creare la giusta tensione e il giusto ritmo, oppure perchè la tirannia delle 220 pagine lo rende necessario, o forse altro ancora. Per esempio, in quest?ultimo albo, ma ci sono tanti altri esempi, si salta la scena in cui Kit sfugge al dottore e quella del lord che fa fallire il piano di Tex: io sono abituato forse al vecchio stile narrativo, ma queste scene le vorrei vedere, mi sento quasi derubato se non lo si fa. Parallelismi. Anche nella precedente storia dello stesso autore troviamo: ?un' personaggio insolitamente abile con le armi da fuoco per il suo mestiere; ?un' personaggio che ha qualcosa da farsi perdonare in cerca di riscatto; ?un' personaggio che riflette su Tex; un Tex che quasi ?accusa? qualcuno di andare troppo sul filosofico. Programmazione. A marzo 2009 la Bonelli fa uscire un albo di N. Never in cui il capo del protagonista, certamente non un personaggio di azione, si comporta eroicamente nel corso di un attacco alla sua agenzia. Neanche un mese dopo esce un Maxi in cui lo stesso personaggio fa per quasi 300 pagine la figura del fesso, del deficiente, del coglionazzo. A gennaio 2010 la Bonelli fa uscire un almanacco in cui Kit fa la figura del perfetto idiota, del demente, del vero bamboccione brunettiano. Neanche dieci giorni dopo esce ?Destini incrociati? in cui lo stesso Kit è quasi la figura più eroica dell'albo. Ma come programmano le uscite? La mano destra sa cosa fa la sinistra?E ora stacco la spina se no non la smetto più!

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SPOILER

In tutte le recensioni lette finora non ho trovato nessun accenno ad un particolare che, personalmente, ho apprezzato moltissimo: mi riferisco a quando il capo dei banditi spara a Kit e vediamo la pagina chiudersi con Hodson che grida: "Kit! Noooo!" e la successiva aprirsi con il dottore che dice: "E' andato! Niente da fare. Aveva perso troppo sangue..." salvo poi scoprire che si riferiva ad un signore baffuto e non a Kit Willer (pgg. 24-25 dell'albetto di gennaio).
All'inizio, per un istante, ci sono rimasto di sasso: "? morto?!?!?", ho pensato, per poi accorgermi dello scherzetto di Faraci e ridere per un pezzo. Ve lo confesso, sono tornato almeno un paio di volte a riguardare quelle due vignette e sono tornato a ridere.
Questo momento da solo, a parte la qualità della storia, ha per me giustificato il prezzo dell'albo. :lol:

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Spero che mi perdoniate, se ripeter? pari pari quanto ho risposto a questo stesso intervento su TWO. D'altra parte, mi sembrava brutto non rispondere anche qui.

Questa seconda parte mi sembra decisamente più intrigante, molto migliore della prima. SPOILERLa storia raggiunge il suo culmine con la rapina, il ferimento di Kit, la caccia e lo scontro finale: tutto molto ?ordinario?, situazioni già viste ampiamente ma trattate benissimo, sia la rapina, le sparatorie (delle ?signore? sparatorie) eccetera, si evita di ricadere nel solito agguato fallito per la mira imprecisa e i banditi stavolta si comportano come tali. Lo scorso mese avevo maledetto la terza di copertina che mi anticipava quello che non volevo sapere, mi aspettavo un rapimento di Kit, quindi sono stato molto sorpreso in positivo dallo svolgimento dei fatti. Ma non è tanto la storia in sè che m?interessa quanto l'originalità con cui sono stati trattati i personaggi. L'unico di cui avevo previsto qualcosa è lo sceriffo, sentivo che sarebbe morto riscattandosi.

Credo che fosse ampiamente prevedibile, anche se non inficia la godibilit? della storia, non più di quanto possa inficairla la prevedibilit? della vittoria di Tex nel duello finale. :angel:

Se proprio voglio trovare un limite a quest?albo, mi sembra che gli si potesse riservare un trattamento migliore. Già parte con la macchia della codardia, e questo tratto viene amplificato e quasi esasperato dalla sua inazione durante la rapina, seguita da una rampogna del lord e addirittura da un'impietosa bocciatura dell'intera vita nel suo resoconto finale, cosa alquanto esagerata ma che per altro ci può benissimo stare, come spiegher? dopo. L'eroico riscatto finale col sacrificio in favore di Kit è quindi ben accetto, ma forse il tutto si svolge un po' troppo rapidamente. Molto bello per altro presentare nel finale le lodi allo sceriffo da parte di Tex. Un Tex che sembra quasi non apparire, sembra un personaggio in punta di piedi anche se è presentissimo dall'inizio alla fine, tanto che il suo sembra un eroismo scontato, ordinario, perchè tutti si aspettano che agisca così: è la ?banalit? dell'eroe?, non tanto banale visto ciò a cui abbiamo assistito troppe volte nel post-500, a cui Tex ci ha un certo senso condannato: un eroismo banale così come può essere banale il male di un titolo di un famosissimo libro che ha fatto storia. L'autoironica battuta sull'invecchiamento non mi ha dato per nulla fastidio. E sembra un personaggio tanto ordinario perchè la parte del protagonista, anche se non è proprio così, sembra essere riservata a Kit, così fuori dell'ordinario, così ?straordinario? nel proprio stoicismo, più che eroismo. Il rapporto padre-figlio è forse quello a cui teneva di più l'autore, e qui troviamo delle vere e proprie chicche. Aver recuperato una dimensione eroica di Kit, capace finalmente di agire e pensare con la propria testa senza pensare a cosa avrebbe fatto il babbo in una certa situazione, è una cosa a cui va dato grande merito. Sorpreso dal ferimento di Kit anzich? dal suo rapimento, ma ancor più sorpreso dallo stoicismo dimostrato dello stesso il giorno dopo, e non m?interessa gran che che sembrasse in fin di vita, conta il recupero di un tratto che se ricordo bene era stato preparato e avviato dallo stesso GL Bonelli, condito con la consueta esuberanza giovanile. E il rapporto col padre si amplia con la seconda chicca, l'episodio raccontato al lord. Io stesso avevo sentito una mancanza nel primo albo, Tex aveva quasi evitato un discorso un po' più intimo quando Hodson era entrato un po' in confidenza, qui ?ripara? e si scioglie un po' e dimostra l'affetto verso il figlio, che non mi sembra paternalistico ma un genuino e autentico affetto paterno. La preoccupazione poi è reciproca, non solo da padre a figlio e da figlio a padre, ma da uomo a uomo, forse la cosa più importante. Questa trattazione in un certo senso psicologica mi è piaciuta tantissimo. Basterebbe questo per sottolineare i meriti di questa storia, ma il bello deve ancora venire, con le ultime 4 pagine veramente strepitose e toccanti affidate alla penna di questo straordinario personaggio. Questo è veramente il tocco di classe, un finale introspettivo e riflessivo alla N. Never, come piace a me e come a memoria penso non si sia mai visto su Tex. Rispetto al primo albo il lord sembrava tenuto un po' in disparte, ma qui ci si rif? ampiamente. Un punto di vista interno alla storia: questo ci viene regalato, una riflessione su se stesso e sugli altri di rara bellezza e raffinatezza. Hodson è un personaggio particolarissimo, eccentrico ed eccessivo in quasi ogni atteggiamento: eccolo definire ?gentleman° non solo Tex e Kit che lo accompagnano in città ma anche lo sceriffo che lo tratta con gentilezza, salvo poi dargli del codardo poco dopo, nello stesso modo in cui loda sperticatamente i primi due anche oltre i loro effettivi meriti e loda la torta di mele della governante, nello stesso modo in cui d' del bifolco a chi non lo accoglie con simpatia. E? uno scrittore del west di fine ?800, in cui, vedi i casi di Buffalo Bill e Wild Bill Hickock, era usuale spararle grosse sugli eroi di frontiera, così si creavano i miti, quindi si esagerava nel bene e nel male, vedi sceriffo per esempio. Ma al di l' di lodi e denigrazioni più o meno eccessive, quest?uomo dalla visione romantica ed estatica della vita capisce che il west non è la sua casa, che la vita di frontiera non fa per lui. Il fatto di aver quasi causato il fallimento del piano di Tex ce lo restituisce più umano e forse più simpatico, e forse è proprio questo che lo fa riflettere sulla sua vita: lasciarlo andare per primo è stata una soluzione molto bella. Ma ancora più fine è stata la riflessione su Tex e Kit: penso sia la prima volta che un personaggio si fermi a riflettere sui due non solo dal punto di vista eroico, con tutti gli eccessi che ne sono derivati, ma soprattutto dal punto di vista umano. Hodson si è posto delle domande su Tex, su cosa provava, su quali potessero essere le sue motivazioni, quando mai si è visto? E inquadra perfettamente padre e figlio, il primo non incline alle riflessioni, certamente non musone ma introverso, un uomo che fa trasparire molto poco di sè, il secondo invece, data anche la giovane età, sicuramente più estroverso e alla mano, più avvicinabile, ?trasparente?, un libro aperto, come viene detto. Questa differenza viene evidenziata nel momento conclusivo, quello dei saluti, una calorosa stretta di mano e un abbraccio ancor più caloroso. In queste pagine io mi sono commosso, le trovo veramente eccezionali per finezza psicologica, forse solo io la penso così, ma spero che qualcun altro abbia goduto come me nel leggerle. Questo lord meriterebbe di essere un compagno fisso di Tex, molto più, per esempio, di un Nat McKennet che non mi è mai entrato nel cuore. Sono queste le ?innovazioni? che vorrei vedere ogni tanto, questi momenti un po' introspettivi, riflessivi, soprattutto da parte dello stesso Tex, che non deve certo parlare di metafisica platonica o di criticismo kantiano, ma che mi piacerebbe si sciogliesse un po' verso quelle parti morbide di sè che abbiamo visto raramente, tipo l'ultima pagina di una storia per altro non eccelsa che sto rileggendo ora, ?Sul sentiero dei ricordi?, un momento molto delicato dove non parla con nessuno ma pensa dentro di sè ai propri sentimenti e ai propri ricordi. Un Tex meno introverso, ogni tanto, chissà, me lo farebbe apprezzare molto di più. Questa storia si farà ricordare, più che per la trama in sè, per tutte queste piccole raffinatezze, che poi diventano grandi, e per questo personaggio davvero unico e singolare. Tanto di cappello.

Condivido praticamente tutto quello che hai detto... a parte l'uso del termine partner fisso per personaggi come Nat MacKennett, che appaiono solo una volta ogni tanto. :indianovestito:

Andando oltre la storiaI flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l'ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia.

Ti dir?, a me non hanno dato fastidio, anzi, in genere li apprezzo. In questo caso, poi, li ho trovati funzionali alla storia da raccontare. Nel primo caso il flashback serviva a delineare meglio la personalit? dello sceriffo rispetto a quella di Tex. Nel secondo caso, a precisare meglio certi aspetti del carattere di Kit per meglio spiegare il comportamento successivo.

Tecniche moderne. Sarà un preciso elemento di sceneggiatura, anche questo moderno, avrà anche un nome che da ignorante non conosco, fatto sta che sempre più spesso in una trama vengono saltati degli eventi forse ritenuti insignificanti o superflui, o per creare la giusta tensione e il giusto ritmo, oppure perchè la tirannia delle 220 pagine lo rende necessario, o forse altro ancora. Per esempio, in quest?ultimo albo, ma ci sono tanti altri esempi, si salta la scena in cui Kit sfugge al dottore e quella del lord che fa fallire il piano di Tex: io sono abituato forse al vecchio stile narrativo, ma queste scene le vorrei vedere, mi sento quasi derubato se non lo si fa.

Io, invece no. Non trovo assolutamente necessario che si mostri proprio tutto. Sta anche all'intelligenza del lettore riempire i buchi. Per quanto mi riguarda, ad esempio, ho avuto una gradita sorpresa quando Kit è apparso a cavallo e mi sono detto: "Bravo Tito: mi sembrava strano che avessi tolto di mezzo Kit in questo modo. Questo è il Kit Willer che ricordavo ed apprezzavo". Una sorpresa che sarebbe stata annacquata se quella scena fosse stata preceduta da una in cui Kit si alza dal letto e parte. :colt: Quanto al perchè Tito utilizzi le ellissi narrative, a mio parere la risposta è semplice: questo è il suo stile, è così che scrive. Punto e basta. Quanto alle tecniche moderne... sono tanto moderne che Gino D'Antonio le usava già più di 30 anni fa. :indianovestito: Mi sono sempre chiesto perchè ci siano dei lettori che pensino che certi modi di narrare non siano adatti a Tex (c'è stato perfino chi, riferendosi al finale narrato da Hodson ha sprezzantemente fatto riferimento ad "un Dylan Dog qualunque", quasi che l'uso della prima persona in Tex sia un peccato grave sanzionato dalla Legge Mosaica :capoInguerra:). Da parte mia non ho mai fatto una questione di stile, ma di aderenza al personaggio ed al suo mondo. Faraci, Boselli o Manfredi non scrivono con lo stile di G. L. Bonelli? Mi sembra la scoperta dell'acqua calda. Lasciamoli scrivere come sanno (e rompiamo anche meno le scatole ai disegnatori, già che ci siamo, che non è nemmeno detto che le soluzioni grafiche di 50 anni fa debbano essere la Bibbia di oggi :indiano:) pretendendo da loro solo che rispettino i personaggi che usano, dandone sè una visione ed interpretazione personale (cosa, del resto, inevitabile) senza però stravolgerne mai le caratteristiche fondanti. Questo, almeno secondo me (e la mia è un'opinione che rispetto molto quando mi accingo a leggere qualcosa ). Tito lo ha fatto (come, vale la pena di ribadirla, lo hanno fatto Boselli, Manfredi ed il primo Nizzi) e tanto mi basta. Che poi la storia venga narrata in prima persona, seconda persona, terza persona, dal diario della maestrina del villaggio o dal coro greco, con didascalie o senza didascalie, con ellissi o mostrando tutto fino all'ultimo atto di Tex e soci, francamente mi sembra secondario.

Parallelismi. Anche nella precedente storia dello stesso autore troviamo: ?un' personaggio insolitamente abile con le armi da fuoco per il suo mestiere; ?un' personaggio che ha qualcosa da farsi perdonare in cerca di riscatto; ?un' personaggio che riflette su Tex; un Tex che quasi ?accusa? qualcuno di andare troppo sul filosofico.

D'altra parte sono elementi pressoch? assenti in "Evasione" e nulla sappiamo al riguardo nelle storie che Tito sta attualmente scrivendo. Piuttosto, se c'è un marchio di fabbrica che riconoscerei nelle storie di Faraci finora pubblicate, è la tendenza a cominciare nel bel mezzo di un'azione e l'inserimento nel corso della vicenda di una sequenza in cui Tex prova o fa riferimento all'efficienza di un'arma.

Programmazione. A marzo 2009 la Bonelli fa uscire un albo di N. Never in cui il capo del protagonista, certamente non un personaggio di azione, si comporta eroicamente nel corso di un attacco alla sua agenzia. Neanche un mese dopo esce un Maxi in cui lo stesso personaggio fa per quasi 300 pagine la figura del fesso, del deficiente, del coglionazzo. A gennaio 2010 la Bonelli fa uscire un almanacco in cui Kit fa la figura del perfetto idiota, del demente, del vero bamboccione brunettiano. Neanche dieci giorni dopo esce ?Destini incrociati? in cui lo stesso Kit è quasi la figura più eroica dell'albo. Ma come programmano le uscite? La mano destra sa cosa fa la sinistra?

Se ci limitiamo al solo Tex... no. Fino a non molto tempo fa certi tipi di controllo erano praticamente assenti. Su Nathan Never il discorso è diverso. L' esiste una continuity ed ogni storia dovrebbe essere supervisionata al fine di armonizzarla con le altre. Dovrebbe... ma non leggendo più Nathan Never non so quanto sia così adesso.

E ora stacco la spina se no non la smetto più!

Pure io. :indianovestito:

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Andando oltre la storiaI flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l'ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia. Tecniche moderne. Sarà un preciso elemento di sceneggiatura, anche questo moderno, avrà anche un nome che da ignorante non conosco, fatto sta che sempre più spesso in una trama vengono saltati degli eventi forse ritenuti insignificanti o superflui, o per creare la giusta tensione e il giusto ritmo, oppure perchè la tirannia delle 220 pagine lo rende necessario, o forse altro ancora. Per esempio, in quest?ultimo albo, ma ci sono tanti altri esempi, si salta la scena in cui Kit sfugge al dottore e quella del lord che fa fallire il piano di Tex: io sono abituato forse al vecchio stile narrativo, ma queste scene le vorrei vedere, mi sento quasi derubato se non lo si fa.

Per i flashback sono d'accordo, l'ultimo è un p? di troppo slegato dalla storia e quasi superfluo.. forse si sarebbe potuto riproporre l'episodio della dinamite del num 10 al suo posto. B) Invece a me i vari stacchi narrativi o ellissi(credo) sono piaciuti un sacco, aumentano la tensione, ti riempiono di dubbi e ti invogliano a continuare a leggere!Poi un p? di modernit? ci vuole anche in tex e che diamine! :indianovestito: Altrimenti tanto vale leggersi Sandokan (per carit? bellissimo e salgari era un grande scrittore :inch: )

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Una storia classica che mi è molto piaciuta. Gradevole, brillante, buoni dialoghi e quella certa atmosfera polverosa tipica del west che tanto ricorda i film di Sergio Leone. tOttima l'introspezione psicologica dei personaggi, ottimamente caratterizzati. Apprezzabilissimo, sulle ultime vignette, l'elogio, quasi un flashback, delle gesta di Tex e di Kit Willer da parte di Hodson nella prima stesura del suo racconto. Eccellenti i disegni di Giovanni Bruzzo , anche se ricordano (specie in alcuni primi piani) i volti di Giovanni Ticci.

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ATTENZIONE:PROBABILI SPOILER!!!Questa è stata, secondo me, una storia stupenda, con cui Faraci ha dimostrato definitivamente di saper scrivere Tex!Faraci dimostra inoltre di avere un rispetto enorme per Tex;la mia idea è che questa, oltre ad essere una storia di Tex,? anche una storia SU Tex, poich? il compito che essa assolve(e per cui forse è stata inventata) è quello di palesare e dispiegare l'essenza mitica del nostro eroe, il suo appartenere alla Leggenda:Faraci esalta ed evidenzia l'aura mitica che circonda Tex e che fa ormai parte della sua essenza. Lui non è un ranger qualsiasi, non lo è per noi e non lo è per i fortunati che lo hanno conosciuto:anche per loro Tex non è un grand'uomo qualunque, ma qualcosa di più. Tutto ciò Faraci lo evidenzia tramite le figure di Lord Hodson e dello sceriffo Cameron:? a loro che spetta il ruolo di celebrare il Mito. Cameron è un'uomo, un'uomo come tutti noi, che può avere momenti di vigliaccheria e momenti di coraggio;lui non è un'eroe per costituzione, non è quello il suo ruolo e non era quello il suo destino. Il suo destino era quello di fare lo sceriffo nel tranquillo villaggio, tra ubriaconi innocui e le torte di mele della badante. E' dal confronto con un'uomo normale che Tex risulta superiore all'uomo normale, e quindi Eroe:mentre infatti l'uomo normale nella situazione di pericolo e morte certa può impaurirsi, può chiedere pietà, l'Eroe combatte, dispiega tutta la sua forza e il suo coraggio, non si piega. Di questo Cameron ha avuto esperienza diretta:lui sè cosa vuol dire essere uomini e cosa vuol dire essere Eroi;ora, grazie al suo racconto a Hodson,? una cosa che sappiamo(ma che già sapevamo)anche noi. Lord Hodson è un personaggio straordinario e un uomo straordinario, certamente fuori dal comune;? uno che ha viaggiato per il mondo e che ha vissuto chissà quante avventure:chi più di lui sè riconoscere l'Eroe?E lui lo capisce subito di che pasta è fatto l'uomo che gli sta di fronte!E' bellissimo il modo in cui Faraci tratteggia il rapporto tra il Lord,Tex e Kit. Con Kit Hodson ha un legame più stretto, a Kit è sicuramente più affezzionato, anche perchè il giovane Willer è sempre stao il "letterato" tra i pards:? quindi quello che può capire e trovare un senso al lavoro di Hodson, che per Tex, uomo pratico che non conosce "filosofeggiamenti", può essere perfettamente inutile;ma soprattutto Hodson ha con Kit un legame più stretto perchè Kit non ha ancora l'aura inarrivabile, leggendaria e mitica, del padre:voglio dire che Kit è più avvicinabile a una persona normale, e una persona normale(seppur straordinaria)come Hodson, trova più affinit? con un'altra persona normale(seppur ancor più straordinaria)come Kit. Certo, queste potrebbero sembrare chiacchiere se Faraci non avesse scritto la storia che ha scritto, in cui viene mostrata praticamente il perchè della straordinarietà di Tex e Kit. In "Patagonia" Boselli approfondisce in maniera splendida il rapporto padre-figlio;e Faraci aggiunge il suo contributo. In "Patagonia" abbiamo un Tex che è padre, padre preoccupato che per amore del figlio decide di escluderlo dalla battaglia finale:ecco svelata l'essenza umana di Tex sotto la corazza dell'Eroe!... ma questa è una preoccupazione contingente:Tex non ha altri motivi per preoccuparsi del figlio;una volta allontanatolo,Tex può pensare ad altro. Con "Destini incrociati" Faraci fa un passo ulteriore:Tex è qui totalmente e innanzitutto padre;Kit è al centro dei suoi pensieri. Anche in "L'uomo senza passato" Nizzi ci mostra un Tex disperato che palesa tutto il suo amore per il figlio;ma anche qui la sua è una preoccupazione contingente, legata all'idea della probabile morte di Kit. Faraci alza il tiro:la preoccupazione di Tex non è dovuta a cause contingenti, non è legata a pericoli esterni:la preoccupazione di Tex è tutta dovuta al figlio, alla personalit? del figlio, ai suoi comportamenti:? Kit in quanto persona che è al centro dei pensieri e delle preoccupazioni di Tex. E' un pensare costante, un pensare che Tex non abbandona e non può abbandonare:ecco,Tex è padre, totalmente autenticamente padre. E se Tex è autenticamente padre,Kit è autenticamente figlio:un figlio straordinario che ama il padre, che non esita a gettarsi nel pericolo per aiutarlo(la scena con gli indiani);un figlio che, ferito, non esita a inforcare il cavallo. Ha davvero ragione Lord Hodson quando dice a Tex di avereun figlio di cui andare fiero!E questo è il più bel Kit che abbia letto da tanto tempo, addirittura uno dei migliori Kit mai apparsi, degno figlio di suo padre, con tutte le carte in regola per prenderne il posto in un lontano(e ovviamente impossibile) futuro. Faraci ci riconsegna un personaggio straordinario:? da qui che si deve partire!Ma tutto questo approfondimento psicologico, questo svelare l'umanit? di Tex, potrebbe mettere in discussione quello che dicevo all'inizio, e cioè che questa storia ha il compito di esaltare la figura di Tex in quanto mitica e leggendaria?No!.. e a dimostrarlo c'è il topic "Lacrime di eroi", in cui dicevamo che addirittura si è ancora più Eroi se si hanno sentimenti umani, poich? sarebbe troppo facile essere Eroi se l'Eroe fosse come il Clint Eastwood dei film di Leone. Questo Tex rientra in quel discorso. E, come tutti abbiamo letto,Tex è in questa storia inarrivabile, non c'è n'? per nessuno!.. che siano colt, fucile o cazzotti Tex è insuperabile!Ed è lui che tira i fili,? lui l'assoluto protagonista:Hodson , che pure ci sa fare, non può che comunque rimanere a guardare ammirato. Ed è proprio il Lord a riconsegnarci l'immagine di un Tex leggendario;lui, coi suoi occhi vergini, non può che percepire le gesta di tex come un qualcosa di straordinario;ma noi che conosciamo Tex sappiamo che sa fare anche di meglio!Eppure Hodson è capace di farci vedere cose per noi già viste e conosciute con occhi diversi;di più, di farci vedere queste cose conosciute coi SUOI occhi:Hodson siamo noi, lo stupore di Hodson è il nostro stupore, lo stipore di comuni mortali affascinati dallo spettacolo di quell'uomo che è Tex Willer. Ecco quindi che Hodson è fondamentale nella struttura della storia;la storia assolve il suo compito di palesare il Mito grazie a lui-ma attenzione,Hodson non è assolutamente un personaggio ruba-scena;anzi, lui è totalmente al servizio dell'Eroe. Per chiudere, considero questa storia un gioiello, un piccolo Capolavoro:ringrazio ancora Faraci per il rispetto(e l'amore) che sta dimostrando per il nostro Tex. Complimenti!

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Letto ierii sera, comodamente sdraiato sul divano. Che dire di non già detto da tanti di voi. Storia molto buona nel complesso e con parecchi spunti interessanti. Il 2° albo mi ha convinto un p? meno, non tanto per la storia di fondo, quanto per alcuni personaggi che non hanno brillato come nel 1?, o peggio ancora non hanno trovato lo spazioche avrei gradito. Per capirci, parlo ad esempio dei vice-sceriffi, mi aspettavo un loro coinvolgimento se pur minimo nel proseguo della vicenda, e invece nulla, finiscono tacciati di "pivellismo" ed inesperienza da un Tex che torna nel poeno dell'azione lasciandoli li ad accudire l'amico ferito. Peccato, avrei gradito un gesto eroico se non del singolo vice-sceriffo, magari del gruppo in toto, come che so, l'arrivo a sparatoria in corso presso il covo della banda togliendo da una situazione poco pioacevole Tex e Hodson. Ho mal digerito il sacrificio dello sceriffo pavido per salvare Kit, scena "telefonata" fina dal flashback del suo passato di ranger con Tex; restava solo da capire al posto di chi si sarebbe preso la pallottola nel 2° albo e in quale pagina... Comunque ci sono parecchi aspetti positivi, a partire dai disegni (molto belli a mio avviso) per non parlare dell'approfondimento del carattere e della figura di Kit, o del rapporto col padre e delel loro differenze (vedi saluto con Hodson come fatto gisutamente notare da altro forumista). Il personaggio di Hodson infine l'ho vissuto di più nel 1° albo, nel secondo, se pur presente nell'azione l'ho sentito poco calato nella storia. Un passo indietro rispetto alla vicenda del ferimento di Kit, della ricerca dei colpevoli da parte del padre e via dicendo. Per dare 2 cifrette:1° albo : 8,52° albo : 6,5media : 7,5

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Questa è stata, secondo me, una storia stupenda, con cui Faraci ha dimostrato definitivamente di saper scrivere...

Bravo Paco, ottimo intervento! :indianovestito: Cameron e Hodson sono due figure da focalizzare per bene: il primo è il ranger che avrebbe potuto essere e che non ha onorato la sua stella per vigliaccheria, il secondo è l'englishman che avrebbe potuto portare la stella senza sfigurare, ma non l'ha mai portata sul petto ( d'altronde , se notate, Faraci non fa che ripeterci come, pur americano nativo di Balitmora, egli sia una figura "estranea" nel West, uno "stranger" incapace di adattarsi, malgrado le sue qualità ). Due figure diametralmente opposte, due figure - incomplete - per diversi motivi.


Davanti a loro si staglia la figura dell'eroe perfetto Tex e di quello "quasi" perfetto di Kit Willer che rispetto al padre è ancora mortale e ancora imperfetto ( ennesimo ferimento --> si teme per la sua vita ), ma con le doti eccezionali della famiglia Willer, che abbiamo ragione di supporre lo renderanno eguale se non superiore al padre in un futuro ancora lontano: la distanza tra padre e figlio è cioè dovuta solo all'età e all'esperienza.

Perchè con questa storia l'autore non intende celebrare solo Tex ma anche il coraggio e l'abilità del figlio, con il quale Hodson instaura un rapporto più franco e diretto, cioè più umano.

Sono quattro personaggi intorno ai quali ruota la storia, ognuno con la sua precisa funzione ed almeno in questo Faraci, possiamo dirlo, sfiora il capolavoro. Quando riuscir? a padroneggiare anche l'avventura e il suo spirito, come fece Claudio Nizzi trent'anni fa e Boselli ai giorni nostri, saremo di fronte ad un autore completo, da incensare.

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