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TWF - Tex Willer Forum
Sam Stone

[606/607/608]Caccia Infernale

[606/607/608]Caccia infernale (di M. Boselli e Y. Ginosatis)  

57 voti

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Il discorso sulle anteprime fatto da Paco non funziona! Se le anteprime sono "nocive", allora dovrebbero esserlo anche per le storie che riscuotono solo applausi. Tanto per citare un esempio, della storia di Ruju di cui si conoscevano le solite due o tre righe d'anteprima e il titolo provvisorio "Il ranger del Texas" si parlava male fino al giorno prima della pubblicazione. Se una storia è buona, lo è e basta! Le anteprime possono si creare attese, ma alla fine è la lettura della storia ad essere sovrana. Non capisco la riluttanza di tutti gli autori texiani a non voler svelare titoli di lavorazione, ambientazione, uno o due parole sul soggetto, presenza dei pards o degli amici storici: sono solo dettagli!E' vero che delle storie in lavorazione ne sappiamo abbastanza, cioè potremo anche saperne di meno ma anche saperne di più, come succede per altre collane. Io m'aspetto molto dal texone di Civitelli. Perchè finalmente Civitelli lavora fianco a fianco con Boselli. E la grandezza delle tavole la sfutter? al meglio. Poi so che è una delle storie come piacciono a me. E c'è anche El Morisco. L'anno prossimo vi sapr? dire se sarà un capolavoro. Solo l'anno prossimo. Avevo grandi attese anche per il texone cubano, che oggi sono in tanti a sottovalutare e che per me invece vale 10.

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Le anteprime non sono nocive in sè, solo che bisogna saperci dare il giusto peso. Considerarle solo delle pure anticipazioni sulla storia senza farsi prendere la mano dalle aspettative. Quanto a "Caccia infernale", credo che Boselli sia stato un po inferiore rispetto ai suoi standard, soprattutto nell'uso dei comprimari (suo pezzo forte). Un personaggio come Laredo meritava di più!!! Buono l'ersordio di Ginosatis, disegni molto dettagliati e ben fatti anche se l'ultimo albo era un p? inferiore ai primi due.

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Avendo tra le mani le prime pagine a colori di questa storia nel 238° volume di Tex Repubblica non ho potuto fare a meno di apprezzare ancora di piu' questi disegni di Ginosatis. Se questo e' il debutto di questo artista figuriamoci i suoi prossimi lavori. Azzeccatisimi i volti dei pards che si rifanno a Villa. Ma cio' che piu' stupisce e' che a colori le sue tavole non perdono niente, anzi, acquistano piu' valore.

Ecco alcuni esempi:


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Che ne pensate?

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Sono d'accordo con te su entrambi i punti,Anthony!Sono convinto che quello di Ginosatis sia stato un esordio ottimo, per certi versi addirittura straordinario- tanto che alcune critiche ingenerose nei suoi confronti mi hanno, più di tutto, stupito. E credo che col tempo Ginosatis diventer? una vera e propria colonna della serie!Sono d'accordo anche sui colori:a vedere queste vignette,Ginosatis colorato ci sta davvero bene!

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A me la vignetta di Kit mi sembra che invece perda qualcosa con il colore, la prima resta sostanzialmente invariata e l'ultima ci guadagna... Penso che sia un disegnatore che in generale si può ben adattare al colore, però, tutto sommato, credo che i suoi disegni in bianco e nero abbiano comunque qualcosa in più, come quelli di tutti.

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Secondo me Ginosatis ha fatto davvero un ottimo lavoro, e vedendo queste tavole ricolorate penso proprio che sarebbe adattissimo per un Color Tex, soprattutto se alla SBE si decidessero a rendere più di "qualità" i colori!!! :) -ave_ Soprattutto il volto di Tex ricolorato mi sembra che abbia guadagnato qualcosa in più! :trapper:

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Riletta stamattina, approfittando del volume di Repubblica n. 239, che la contiene quasi per intero e a colori!Che dire? Ho letto le numerose e aspre critiche a questa storia e mi aspettavo di dover ammettere che è una ciofeca!E invece... L'ho trovata buona! Anzi, la ritengo un'ottima storia western! E BONELLIANA per giunta... Quindi perdete pure ogni speranza... ho la testa troppo dura o i miei gusti (a differenza dei vostri... ) stanno diventando troppo... classiciò Borden :indianovestito:

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Io penso che il difetto principale di questa avventura sia la presenza di troppi personaggi che hanno a loro volta dei problemi da risolvere, e questi problemi per mancanza di spazio vengono risulti tutti in maniera alquanto sbrigativa all'interno dell'ultimo numero che va così perdendo di spessore rispetto ai primi due. La trama era promettente ma molti personaggi che sono stati inseriti erano superflui, potevano benissimo non essere tirati in ballo, così la stoira avrebbe acquisito maggior linearit?.

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Vorrei riprendere un attimo il discorso sul fatto che Revekti viene tolto di mezzo in un paio di vignette: io credo che questa fine per il profeta sia stata scelta per sottolineare il fatto che, nonostante l' alone di mistero che era riuscito a creare attorno a sè, è un uomo come tutti e come tutti gli uomini per tentare di uccidere Tex ha dovuto imbracciare un fucile!A voi sarebbe piaciuto un profeta simil-mefisto o simil-mitla? a me sinceramente no!

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Dopo la piccola caduta di "Faccia di cuoio" Mauro Boselli torna, secondo me, ai suoi abituali ottimi livelli. Un racconto gradevole disegnato molto bene dal greco Ginosatis che spero diventi una presenza abbastanza ricorrente nelle prossime storie di Tex. Voto 9

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Tre albi splendidi, sia per la trama davvero coinvolgente e senza un attimo di respiro che per l'alta qualità dei disegni. Solamente avrei preferito che l'ottimo Parkman il cui personaggio presenta molte sfaccettature in tensione spesso tra il bene e il male avesse impartito una severa lezione a quel presentuso e rude Laredo, trovo inverosimile che il nostro abile ex tenente sia conciliante con colui che l'ha privato dell'amatissima Lisa.

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Ho letto questa storia per la prima volta sui tex pubblicati da Repubblica e davo dire che mi è piaciuta. Ora ho ordinato gli albi tramite arretrati sul sito della SBE e rilegger? la storia. Sono molto curioso di vedere se l'effetto di leggerla in bianco e nero rispetto ai colori farà cambiare il parere su questa storia. Io sono convinto che il bianco e nero sia sempre più affascinante. vedremo

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Concordo con il mio precedente parere dopo aver riletto questa storia dalla serie regolare. I disegni in bianco nero rendono ancora meglio l'impressionante qualità di Ginosatis. La copertine de "La valle degli dei" è spettacolare a dir poco. La storia è ottima con ottimi personaggi e cattivi ben caratterizzati. Favorevole alla storia il ritorno di due assoluti protagonisti come Laredo e il tenente Parkman già protagonisti di un altro capolavoro. I dialoghi sono scorrevoli e non annoiano affatto nonostante la lunghezza. Un altro capolavoro di Tex. Ottima la presenza di Tiger Jack tornato a nuovo splendore. Certo che vedere un Carson anche lui protagonista in questa storia sarebbe stato ancora meglio. Voto 9 alla tramaVoto 10 ai disegni

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La più bella avventura di Tex e company degli ultimi 10 anni, almeno secondo me. La sceneggiatura è lineare e non presenta buchi narrativi, Ginosatis ha davvero una mano d'oro, mi auguro di rivedere al più presto una storia disegnata da lui... Peccato solo che Revekti sia morto, sarebbe stato interessante un suo ritorno almeno in una nuova avventura... Credo avesse ttte le carte in regola per divenire uno dei nuovi antagonisti ricorrenti di Aquila della Notte..

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Ragazzi, che topic...43 pagine di botte e risposte, non senza asprezze...

Probabilmente la storia merita un topic così ricco, in quanto essa stessa è ricca di spunti di discussione. Il primo è la solita diatriba sui comprimari di Boselli, qui presenti in larga copia: Laredo, Parkman, Cunningham e tutti i suoi uomini, Mazay e suo fratello Goyaklee, e naturalmente Revekti e i suoi fanatici seguaci: non saranno un po' troppi, e troppo scarsamente delineati è La centralit? di Tex non ne risente in maniera eccessiva?

L'autore milanese dice spesso che il suo Tex è fedele a quello di GLB, e molti forumisti (vd Capelli d'Argento, o Anthony Steffen) dissentono da questa sua pretesa in quanto affermano che le storie di Bonelli senior sono texcentriche, manichee e in definitiva lineari. Don Fabio addirittura dice che sta perdendo quel vecchio amico (Tex) che era solito scambiare quattro chiacchiere con i pards e con i lettori (e qui ci vedo nostalgia per GLB ma anche per Nizzi, secondo me impareggiabile nelle gustosissime pantomime tra i pards). Io sono fondamentalmente d'accordo con loro, ma, nonostante le premesse comuni, le mie conclusioni sono totalmente differenti. Anch'io ritengo che Boselli, checch? lui stesso dica (non me ne voglia Borden per questa mia presunzione), non sia troppo fedele a Bonelli senior: Boselli ha in qualche modo rivoluzionato Tex, facendogli perdere molto spesso centralit? nelle storie e privilegiando i comprimari delle stesse. Comprimari molto diversi da quelli classici GLBonelliani, perchè tormentati, non scontati, molto umani nelle loro psicologie tutt'altro che granitiche. Per me Boselli ha portato questi elementi di novità in Tex, discostandosi non poco dagli schemi originari di Bonelli (seguiti abbastanza fedelmente da Nizzi), ed io ritengo che queste innovazioni costituiscano invece il punto di forza dell'autore milanese. Tex lo conosciamo, lui vincer? sempre, i suoi esiti sono scontati. Boselli allora ci fa appassionare a personaggi i cui esiti sono incerti, ed ecco che il lettore ha tutto il tempo di "legare" con questi comprimari, più umani di Tex e in quanto tali fallibili, e con i quali almeno per me è più facile un processo di identificazione. Quale sarà il destino del tenente Parkman° e di Laredo? e di Glenn Corbett? edi Colorado Belle? e di Mitch? Tex non può morire, n° essere sconfitto. Con Boselli entrano in gioco invece più ordinari esseri umani, ed è al loro destino che ci appassioniamo, un destino aperto a tutte le soluzioni. Questo amo di Boselli. In questo l'autore milanese si allontana da GlB, e lui stesso in un'intervista ha confessato che di fronte a Oklahoma di Berardi ha pensato che "allora Tex si può scrivere anche così". E lui lo scrive così, e alleggerisce Tex, e gli fa rubare la scena da un Laredo o da un Parkman, come avviene in questa storia. E' la sua cifra, a molti non piace, io ne sono invece entusiasta.

Per queste stesse ragioni giudico positivamente questa storia. Qui vi è un comprimario perfettamente caratterizzato, e tanti personaggi di contorno comunque ben delineati. Revekti stesso lo annovero tra i personaggi di contorno, perchè in effetti è un po' leggerino, alla fine della storia. Ma non si puo' dire che sia un personaggio mal riuscito, o addirittura paragonarlo all'inguardabile Espectro. Revekti lo vediamo poco, è più un pretesto per la storia, pero' è un pretesto appassionante, un nemico in potenza molto pericoloso: assolda indiani per l'odio nei confronti dell'uomo bianco, e alla fine comprendiamo anche (e non mi pare un approfondimento da poco) che questo suo inestinguibile odio risiede in quell'umiliazione patita da bambino ad opera del suo stesso padre, il bianco Cunningham. Lui, il doppio, lui, il meticcio, rinnega la sua metà bianca e si vota alla causa della riscossa indiana in contrapposizione a quei bianchi che odia, e che ha ben ragione di odiare. Per questo è diventato un predone sanguinario. Non è caratterizzato questo personaggio? Vi sembra forse inconsistente? Certo, fa una magra fine, ma egli era il pretesto della storia, non ne era il protagonista. La storia non è incentrata su di lui, così come non è incentrata su Laredo.

Già, Laredo. Chi si lamenta della sua evanescenza non ha torto. Qui Laredo ha peso scarsissimo, sembra quasi che ci sia solo per giustificare le presenze del suo ben più pesante scout Mazay e del di lui fratello Goyaglee. In effetti Boselli se lo sarebbe potuto risparmiare, Laredo, perchè è fin troppo evidente che l'autore non ha alcun interesse per lo scout, lo considera una mera comparsa, uno che non ha più nulla da dire. Il suo interesse è tutto per Parkman, il vero protagonista e il personaggio tutto sommato più riuscito della storia. Sono i flashbacks di Parkman che viviamo, la sua frustrazione e la sua amarezza per la perdita della donna amata, i suoi ricordi dolorosi rievocati dal ritratto di lei sempre conservato gelosamente. Ma Parkman non è solo uno che si piange addosso, ha un suo concetto dell'onore e non è un vigliacco, e il lettore può apprezzare entrambe queste caratteristiche dalle reazioni dell'ex tenente alle provocazioni delle carogne assoldate da Cunningham.

Questa storia è la storia di Parkman: la storia dei suoi rapporti tesi con quei nuovi e atipici compagni d'arme, dei suoi conflitti interiori e delle sue reazioni alle provocazioni esterne e alla sua amarezza interiore. Ed è una bella storia, che Boselli ci sa raccontare, anche attraverso il sempre evocativo flashback, con le consuete delicatezza e sensibilit?. Certo, la scena dell'eccidio del villaggio Pima, con Parkman che dice che nel furore della battaglia non si è avveduto, se non troppo tardi, del massacro che stavano compiendo non l'ho proprio digerita, e la considero un vero infortunio di Boselli: come fa un soldato, e un ex ufficiale per giunta, a non accorgersi di stare infierendo su degli inermi? E? una forzatura troppo grossa, un errore talmente grande che rischia di minare pesantemente il processo di rivalutazione del tenente che l'autore ha perseguito con questa storia.

E questo non ?, a mio modo di vedere, l'unico punto debole della storia: il finale è indubbiamente affrettato, e non parlo qui della pochezza di Revekti (che, ripeto, a mio parere ha comunque ben recitato il suo ruolo e la quantit? di vignette per spedirlo al creatore non mi sembra poi essenziale ai fini della storia), quanto dell'intera scena, che vede Tex e pards avere la meglio (sia pure con il provvidenziale aiuto di Kit e dei navajos) su un avversario che doveva essere (anche se non è ben specificato) di molto superiore in termini numerici. Trovo forzata e poco verosimile questa scena in cui un nemico così forte e così ben guarnito di guerrieri possa essere stato battuto tutto sommato così facilmente.

Queste due forzature (ed altre piccole sbavature qua e l') non mi consentono di gridare al capolavoro. Resta però una bella storia. Il mio amico Don Fabio dice che in Boselli ci vede il dolo, inteso come intenzionalit? a discostarsi dal Tex classico: in qualche modo è vero, Boselli tenta di stupire e di appassionare il lettore, anche uscendo dagli schemi se del caso, e lo fa con la passione e l'amore del cantastorie o del bardo per la propria affezionata platea. Non riesco proprio a fargliene una colpa; anzi, gliene sono grato. E pazienza se non tutte le ciambelle riescono col buco. Bisogna provarci sempre, per partorire capolavori.

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Il commento, anzi l'analisi di Leo su questa storia appare come una perfetta sintesi di questa discussione; incredibile come questa storia abbia fatto tanto discutere fino a diventare persino la più discussa sul forum (non penso che esistano altre storie che hanno ricevuto così tanti commenti, spunti e interessi). La domanda più naturale da chiedersi è perchè proprio in questa storia?Leo ha perfettamente ragione nel dire su come Boselli abbia rivoluzionato Tex. Ma a mio parere è stato Nolitta per primo a reinventare o modificare la tradizionale immagine di Tex creata dal patriarca Bonelli: non più un Tex infallibile, titano e superuomo, pieno di omaggi all'eroe del western americano, ma un eroe che si ritrova copinvolto in vicende superiori a lui e spesso lo lasciano con un senso di forte consapevolezza; non che Bonelli abbia mai fatto cose del genere (basta leggere ad esempio "Apache Kid") ma è con Nolitta che Tex cambia sul serio atteggiamento. Il Tex di Nolitta non ha convinto del tutto i lettori che a volte lo hanno accusato di avere avvicinato troppo Tex a Zagor. Di certo Nolitta non apparteneva alla generazione del padre Bonelli ma a quella che assisteva a un ridimensionamento del genere western: gli spaghetti-western guidati da Sergio Leone introducevano una nuova dimensione del western; contemporaneamente anche il western americano cominciava a far venire meno la sua dimensione epica e si passava a un approccio più riflessivo su questo mondo e i loro personaggi (? il caso di "I magnifici sette"). L'ideale conclusione di questo percorso la fa sempre Leone con il capolavoro "C'era una volta il west": eroi che vincono ma che devono andarsene via anche loro perchè sta finendo anche il loro tempo. Ma perchè questa digressione cinematografica? Perchè ritengo che il cinema rifletta sempre la mentalit? e i gusti delle persone; in questo caso abbiamo una generazione che cambia e si aspetta nuove cose. Nolitta appartiene a questa generazione e ci tiene a fare Tex come lui lo sente. E' importante perchè secondo me il Tex di Nolitta anticipa quello di Boselli in diversi aspetti: l'eroe non è così sicuro e tiene conto del mondo intorno a lui, i personaggi non sono delineati sempre come buoni e cattivi ma con le loro sfumature (vedi la famiglia di spacciatori in "Mercanti di morte" oppure ancora Phil Turner in "Giungla crudele") oppure ancora come vittime di un mondo spesso avverso a loro; persino il Tex che chiede le ballerine (altra scena che ha fatto storcere il naso ai puristi bonelliani) rispecchia un desiderio nolittiano di prendere le distanza dal solito Tex. Le novità portate da Nolitta sono importanti perchè anticipano il lavoro di Mauro Boselli, che ha ricevuto sicuramente più elogi di Nolitta. Forse perchè Nolitta aveva già un po' spianato la strada e preparato i lettori di Tex, forse perchè Boselli in parte rinuncia al senso della Storia e della sconfitta per i pards, sta di fatto che adesso è il più popolare tra gli autori di tex che scrivono ancora (non che non se lo meriti). Nemmeno il Tex di Borden ha convinto tutti e questa storia è importante proprio per questo: raccoglie le varie caratteristiche di Borden su Tex e soprattutto le varie opinioni su di lui (positive, negative o moderate). Le frasi di Leo su come Tex perda la scena in positivo, mi fa venire in mente un fil uscito qualche anno fa e per cui stravedo, vale a dire "Il cavaliere oscuro" di Christopher Nolan: nemmeno qui abbiamo il Batman eroe che viaggia con mezzi fantastici, ma che combatte con armi tecnologiche vicine al reale e vede le sue moralit? e il suo mondo messo in discussione; il finale piuttosto cupo (che culmina nella distruzione del Batsimbolo) è la concretizzazione di una visione che non vede più perfetto il mondo. Faccio digressioni che probabilmente vanno fuori tema, lo so, ma volevo spiegarle per cercare di far capire che la visione non è più la stessa visione che c'era sessant'anni fa quando nacque Tex. Per questo ritengo che il Tex di Boselli sia importante e perfettamente adatto a rispecchiare la tradizione come pure la visione dell'autore. La tradizionale visione è andata avanti grazie al brillante Nizzi (che ne dicano i suoi detrattori, per me è l'erede ideale di GLB visto che è quello che si è più avvicinato al suo modello) e adesso prosegue in parte grazie ai nuovi autori come Faraci (di Ruju non conosco ancora abbastanza per giudicarlo). Boselli ha fatto Tex alla sua maniera, come ha spiegato ancora benissimo il nostro Leo, ma nel caso di questa storia non è stato brillante come in passato. Non si possono attribuire le ragioni al numero dei personaggi; anche il capolavoro di Boselli "Il passato di Carson", storia che è tra le più venerate in tutto Tex, ha un bel numero di personaggi ma l' l'intreccio è funzionato benissimo. In questa storia Boselli non ha avuto la stessa abilità, di conseguenza i timori e le incertezze sono venute fuori (non che ci fossero già, semplicemente sono stati più numerosi). Il problema principale di questa storia è sicuramente, il voler troppo fare di Boselli. Ha fatto una storia nella maniera che preferiva senza gli stessi risultati brillanti, stavolta (peccato, attendo il riscatto). Uno dei difetti per me è nella figura di Revekti: viene presentato con troppa enfasi, si parla di lui come se fosse una specie di dio; persino la prima volta che lo si vede sembra quasi un essere soprannaturale per come lo disegna Gnosatis; purtroppo nel terzo albo si rivela solo un pagliaccio dipinto e sono ancora i disegni ad enfatizzare questa disillusione (non più divini, ma comuni e neanche tanto brillanti, probabilmente per la fatica fatta nel fare quelli magistrali degli albi precedenti). Se sono stati questi i risultati sarebbe stato meglio per questa storia se fin dall'inizio si fosse detto che si trattava di gente comune. Secondo me è questo un motivo per cui la storia è stata tanto criticata, si tratta di una storia comune ma che crea troppe aspettative all'inizio. Boselli ha il suo stile ma stavolta ho avuto anche l'impressione che Tex fosse come inserito a fatica in questa vicenda, sembra quasi un estraneo. Gnosatis così bravissimo nel fare le sue tavole, si frega un po' (sempre secondo me) nel fare Tex perchè avverto poca espressivit? nelle sue solite frasi ("no avrà pace fino a che saranno tutti all'inferno" "la tua Liz è la donna più in gamba dell'Arizona") ma che dovrebbero essere più potenti. Al contrario Tiger si prende fin troppo la scena a svantaggio di Tex (vabb?, uccide Revekti, ma in una maniera piuttosto piatta e prevedibile rispetto ad altre scene del genere in passato); sembra che Boselli si preoccupi molto di noi lettori peluovisti che potremmo saltargli addosso perchè magari non utilizza abbastanza i pards (o forse ha letto le critiche spietate verso Nizzi). Ripeto, in questo caso si tratta di forzature rispetto a quel che è riuscito a fare in passato. Non che la storia abbia niente di positivo, al contrario. Un motivo principale per leggere è il tenente Parkman. Non più tenente borioso ma adesso anche uomo pentito, in tormento per gli errori del passato (il rimpianto di aver perso la fidanzata a causa della testardaggine nella carriera militare) e desideroso sia di vendetta che di riscatto; la scelta di Boselli di non farlo vedere durante il massacro, è come una porta aperta per la sua redenzione. Alla fine della storia sceglie di tornare nell'esercito: Liz non l'avra più (peccato sinceramente, Laredo non mi sta tanto simpatico e mi sarebbe piaciuta una riconciliazione tra Liz e Parkman) e a questo punto non ha altra scelta che continuare nell'unica cose che per lui conti o significhi qualcosa, vale a dire la carriera nell'esercito. La vita di piedi dolci nell'est non fa affatto per lui e non gli rimane altro che continuare con qualcosa che gli dia una qualche soddisfazione o magari qualche possibilità di redimerlo. Vedete come Boselli abbia offerto vari spunti e come in parte non gli siano del tutto riusciti. Per quanto mi riguarda il suo ultimo capolavoro rimane ancora la tanto discussa storia "La mano del morto". Attendo con ansia il suo riscatto, cioè che ci presenti al più presto un'altra storia di ottima qualità, come gli riesce fare benissimo a lui. Anche se è passato un po' di tempo dalla tua analisi, caro Leo, volevo ringraziarti per quello che hai fatto. Hai scritto così bene che volevo assolutamente vedere cosa mi riusciva di scrivere in risposta (quanti spunti che c'erano). Alla prossima. ::evvai::

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Ho riletto la storia e devo dire che è fatta molto bene soprattutto i disegni sono favolosi. Un otto pieno se lo merita tutto. L'unica nota stonata sono i troppi personaggi (ben fatti comunque) che fanno un pò confondere.

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Appena finito di leggere. Sono le mie prime storie di Tex e quindi non ho molti termini di paragoni. Questa poi è la prima volta che leggo una storia divisa in tre albi....
 
I disegni mi sono piaciuti molto, un pelo meno che la storia precedente, ma do comunque un bel 7,5...
 
alla sceneggiatura do un 6,5. Forse un pò poco, ma mi sarei aspettato pò più di resistenza nel finale da Revekti, invece è morto subito. Evidentemente era solo un buon stratega (vedi le imboscate di qualche pagina prima...)
 
A tex do 6, ma solo perchè in effetti è comparso ben poco, trovo che in questa storia sia stato più importante Tiger...

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Leggendo solo ora questi 3 albi, che molto dibattito hanno scatenato, voglio dire, brevemente, anche la mia. Disegno definito con molti contrasti, bello, anche se personalmente preferisco un tratto più "leggero". La storia è ben costruita, appassionante, ben sceneggiata. Il finale è forse un po' affrettato, ma da quando si è deciso di sviluppare le storie su 2/3 albi (prima una storia poteva finire anche a metà di un albo), questo mi pare capiti spesso. Molti personaggi, tutti abbastanza ben definiti dal punto di vista psicologico, Tiger gran protagonista, Tex a volte un po' in secondo piano (ma perché dire che è un male? Ci possono essere modi e sviluppi diversi in ogni singola storia, l'importante è non essere banali e ripetitivi). Boselli non sarà mai banale. Voto 9.

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