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Sam Stone

[625/626] Le Catene Della Colpa

Voto alla storia?  

48 voti

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Pur non essendo un esperto credo di poter affermare che i disegni di Ortiz o piacciono oppure no, è difficile che lascino indifferenti. Io complessivamente lo valuto un 7,5, voto medio tra le tavole con i messicani (voto 9, a mio avviso veramente azzeccate) e quelle con Tex (voto 6) che invece non mi convince.

Mi limito a dire che se questa storia fosse stata disegnata da Ticci...

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Secondo me è una buonissima storia, che purtroppo viene affossata dai disegni. Io sono sempre stato un ammiratore di Ortiz, però (nonostante sia innegabile il suo calo negli ultimi anni) credo che anche rispetto al Maxi ci sia stato un ulteriore peggioramento. Certe vignette non si possono proprio vedere, sembrano buttate già di fretta; spesso il volto di Tex cambia anche sensibilmente, è irregolare, poco curato... Non capisco perchè alla SBE si ostinino a pubblicare cosa di questo genere sulla testata di punta. La storia invece mi è sembrata tutto l'opposto dei disegni: interessante la figura di padre Clemente alias Guillermo Blanco, che non è un finto redento ma dimostra una devozione e una vocazione al bene davvero molto decisa. Entra anche in gioco la questione morale: può un tale cambiamento riscattare una vita criminale come lo è stata la sua? Difficile dirlo, qui il confine tra cosa è giusto e cosa non lo è appare davvero sottile. Di certo va riconosciuto all'ex-fuorilegge il merito di aver seguito fino in fondo la sua nuova strada, dopo averla intrapresa. Davvero notevoli sono le sequenze dello scontro finale, e anche il modo in cui Blanco fronteggia gli uomini di Gallardo alla stazione di posta (la battua sulle quattro pallottole di troppo è davvero azzeccata). La storia è molto buona, però ripeto, peccato per i disegni.

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Un buon racconto, non memorabile, però scorrevole, ben sceneggiato, con qualche trovata interessante (la miniera di argento, che peraltro è la fotocopia di quella di Espectro, l'intermezzo con i giovani Jicarillas, che a me non è affatto spiaciuto ed il richiamo a Jason Robards/Cheyenne, già evidenziato in precedenti post). Due sono i(grossi)buchi neri. Il primo riguarda il Maestro Ortiz, per il quale per me questa volta vale il detto apache"Solo i morti non cambiano idea": decisamente scadente, non vale più il mio tanto apprezzato tratto sporco, sudato e polveroso, in questo secondo albo affiorano lacune evidentissime, traspare quasi la noia di disegnare Tex condita da astrusit? anatomiche(vedasi la vignetta di pag.106, in cui Tex si produce in un'innaturale deviazione latero-laterale della testa alla Linda Blair ne "L'Esorcista") ; adesso mi trovo sulle posizioni di Ymalpas, quindi Maestro muchissimas gracias y hasta luego. La seconda, gigantesca toppata rigurda la ferita, non scalfittura, di Carson, colpito(pag. 92)da una pallottola alla mano sinistra, ferita che già a pagina 98 pare non sia mai esistita, tanto che il vecchio cammello si massaggia con quella mano "un bernoccolo grosso come un melone".... grosso, grosso errore. Voto finale 6 e mezzo.

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Difficile scrivere un commento per questa storia, anche perchè più la rileggo e più mi risaltano gli aspetti negativi, bisognerebbe forse essere buoni, è Natale, purtroppo non sarà così. In generale, la storia vale un 6,5 e forse anche qualcosina in più. Ortiz inferiore al primo albo.

Imperniata su padre Clemente, ex Guillermo Blanco, nel primo albo aveva già gettato le basi per lo sviluppo e la conclusione nel secondo. Il bandito redento è la chiave della vicenda, Tex e Carson sono sè determinanti ma tutto sommato sono personaggi di contorno, e questo mi sta anche bene, sono decisi e implacabili come li conosciamo dall'inizio alla fine, e ho visto di nuovo con molto piacere un Tex che salta, corre, e soprattutto si tuffa per schivare le pallottole come non gli avevo visto fare da tempo. Anche l'intermezzo del duello indiano mi è piaciuto, solo che a questo punto bisognava allungare un po' la storia almeno di un altro mezzo albo, messa in questo modo, invece, mi è sembrato che l'episodio rubasse un po' di spazio e che il finale sia rimasto un po' compresso. Anche perchè c'è un altro intermezzo, quello della miniera, che non mi è piaciuto tanto, soprattutto gli applausi sfacciati ed esagerati per i due rangers che, è bene sottolinearlo, hanno solo alleviato una tortura in corso ma non hanno fatto e non avevano assolutamente intenzione di fare nessun cambiamento per quanto riguarda il trattamento generale dei minatori. Gli applausi mi sono sembrati completamente gratuiti e fuori luogo: Tex doveva sistemare veramente le cose, magari a fine storia, chi se ne frega se non c?entrava nulla con la trama principale, in questo modo avrebbe davvero messo a posto le cose e fatto giustizia, non il contentino che vediamo. Anche le parole di Tex nel finale mi sono piaciute, conta la sua assoluzione del frate, non tanto la giustizia legale o quella divina. E in un certo senso è anche padre Clemente ad assolvere Tex, ritenendolo un uomo giusto pur realizzando la giustizia con la pistola. Che però Clemente sopravviva così a lungo con una palla in pieno petto mi è sembrata un'altra grossa forzatura dopo quella della scorsa storia: qui sono tutti duri a morire, o non muoiono affatto. Interessanti anche le figure delle due sorelle, ci stanno bene e sono ben gestite. In positivo e in negativo, è la figura di padre Clemente quella determinante. Un ex bandito redento e addirittura diventato frate è un soggetto innovativo e decisamente interessante, ma sono perplesso su come la cosa è stata gestita in alcuni frangenti. Non veniamo a sapere nulla sul percorso fatto da bandito a prete, e sarebbe stato interessante sapere almeno qualcosa; dopo diversi anni, e neanche qui sappiamo quanti, vediamo che non ha perso l'abilità nello sparare, e questo, francamente, mi stona e non di poco, per lo meno le sue esibizioni di fronte agli altri banditi; vediamo i continui battibecchi col capo dei desperados, abbastanza stucchevoli, dimmi dov?? la banca, te lo dico dopo, allora ti ammazzo, no aspetta te lo dico, è una miniera?desperados che fra l'altro sono sempre i soliti, capo ciccione compreso, visti mille volte, non così interessanti; molto ben fatta invece la risoluzione finale di aiutare le donne mettendosi contro di loro al prezzo di venir meno al giuramento, e in generale alla sua fede, di non usare più la pistola contro esseri umani e soprattutto di non uccidere. In sostanza, e questa non vuole essere una critica rivolta all'autore ma un'osservazione generale, un soggetto che potenzialmente poteva risultare eversivo dei soliti canoni narrativi texiani che invece viene risolto al loro interno, privilegiando al 1000% l'azione, che rimane il focus in cui si concentra la storia dall'inizio alla fine: di questo, francamente, comincio ad averne abbastanza. Due storie, questa e quella di Makua, formalmente perfette o quasi, ma potrei dirlo per altre più o meno recenti, la cui narrazione ?classica? sento ora come non mai come un limite, un grosso limite, mentre vorrei più attenzione verso altri aspetti, a volte certo presenti, ma quasi sempre lasciati ai margini, tipo l'aspetto psicologico e una narrazione più corale delle vicende. Questo di certo non sarebbe più il solito Tex, ma a me interesserebbe molto di più.

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Due storie, questa e quella di Makua, formalmente perfette o quasi, ma potrei dirlo per altre più o meno recenti, la cui narrazione ?classica? sento ora come non mai come un limite, un grosso limite, mentre vorrei più attenzione verso altri aspetti, a volte certo presenti, ma quasi sempre lasciati ai margini, tipo l'aspetto psicologico e una narrazione più corale delle vicende. Questo di certo non sarebbe più il solito Tex, ma a me interesserebbe molto di più.

Cominci a stancarti di Tex, Jack... con una serie può succedere, anche a me è accaduto, con Dylan Dog e con lo stesso Tex (che comunque non ho mai abbandonato del tutto nei miei momenti di crisi). Premetto che io sono sostanzialmente soddisfatto di Tex, anche se ho definito l'annata 2012 come "discreta" perchè spesso le storie di quest'anno non mi hanno appagato. Tuttavia, capisco le tue esigenze: una narrazione corale e più attenzione ai risvolti psicologici. Non è cosa semplice. Io credo che l'unico autore che sia riuscito a dare ciò a Tex è Boselli: a parte la pluricitata Il Passato di Carson, io parlo, riparlo e straparlo de Gli Invincibili: quale vicenda è più corale di questa? Quale vicenda è più intimista e più attenta alla psicologia dei personaggi di questa: i flashback con il passato tormentato di Shane, l'apparente cinismo degli irlandesi sotto il quale si cela un mai sopito amore infantile e romantico per la propria terra nat?a... Poi penso a Glenn Corbett e alla sua "chain gang", alla sua natura malvagia che si riscatta nel finale quando non abbandona i suoi compagni di sventure. Forse l'apice tra tutte le storie intime (anche se meno corale) è Colorado Belle, con questo reverendo piedidolci sperduto nell'Ovest selvaggio alla ricerca senza speranza di sua sorella: il protagonista della storia è lui, il reverendo, i pensieri più significativi sono i suoi, la scena madre (l'indiano rinnegato che lo guarda negli occhi sorridendo malignamente per fargli capire che la sorella ha fatto una brutta fine) è sua. Chi sono i protagonisti di queste storie? il reverendo, Glenn Corbett, Shane 'O Donnell, Mitch de Gli Assassini, e tutto un coro di personaggi di contorno che arricchiscono di umanit? le vicende narrate. Per me questi sono tra gli esiti più alti della storia ultrasessantennale di Tex, sono realmente letteratura disegnata, eppure quante volte Borden è stato criticato perchè non fa più parlare Tex in un certo modo, perchè spesso Tex non è il protagonista delle storie, perchè tante volte la scena gli è rubata da personaggi più "pesanti" di lui? Io amo queste storie di Boselli, e però le stesse non sono universalmente accettate, e alcuni possono trovarle addirittura cervellotiche, o barocche: lo stesso Nizzi, nel suo libro intervista, dice di conoscere uno ad uno i cittadini di Fiumalbo e di sapere quale Tex vogliono: un Tex onnipresente, semplice e diretto. Un Tex che deve divertire e intrattenere, senza complicazioni psicologiche e senza farsi rubare la scena. Quale conclusione trarre? Quella che Tex DEVE essere eterogeneo, accontentare (o scontentare) un p? tutti a seconda dei casi. Io spero in un grande ritorno di Borden, dopo alcune sue storie non proprio soddisfacenti, eppure non tutti la pensano come me. Alla SBE hanno il dovere di sintetizzare le rispettive inclinazioni per non scontentare il gusto di chi, a differenza di noi, vuole un Tex semplice e diretto, un Tex che spari veloce e usi le sue espressioni colorite. Perchè con Tex (e qui rubo un'espressione di Don Fabio che mi piacque tantissimo) uno vuole anche sentirsi a casa, respirare atmosfere familiari, senza troppe complicazioni... Per concludere, anch'io non sono sempre contento di Tex, ma lo acquisto comunque perchè mi fa sentire a casa. Se poi mi imbatto nel capolavoro, come quelli sopra citati (e per me i capolavori sono le storie corali in cui Tex è alleggerito a vantaggio di comprimari protagonisti), sarà ancora più felice (tra i recentissimi, I Sabotatori è una storia corale e sfaccettata, che mi ha molto preso e che in qualche modo dovrebbe aver soddisfatto le tue esigenze di una storia corale e "psicologica", credo...). Per tornare sulla storia in Topic, invece, credo che qui Ruju ce l'abbia messa tutta per soddisfare le tue (e mie) esigenze: c'è una certa coralità e un personaggio sfaccettato: l'esito non è stato forse perfetto, ma la storia a mio parere funziona bene: tu la reputi formalmente perfetta, ma questa espressione, molto fredda, non rende bene il calore umano che invece a mio parere ha saputo trasmettere Padre Clemente. Credo che, continuando su questa strada, magari aggiustando il tiro proprio sui punti da te sottolineati, Ruju possa darci molte soddisfazioni.

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Non ho letto tutti i commenti di questo topic, non ne ho avuto il tempo, quindi le mie considerazioni sono "genuine" e per niente influenzati dal forum. Saro' come mio solito laconico, non e' mio costume analizzare una storia vignetta per vignetta o un singolo episodio. Se nel complesso un avventura mi coinvolge, tutto il resto e' trascurabile. E questo nuovo lavoro di Ruju mi ha preso, eccome. Lettura piacevole e scorrevole, dialoghi bellissimi, situazioni interessanti e un comprimario come Padre Clemente oltre che singolare per la serie, molto affascinante nella sua "battaglia" con la fede. Il dialogo finale con Tex all'interno della missione e' memorabile e da pelle d'oca. Tex e Carson, sebbene non assoluti protagonisti, mi son piaciuti abbastanza. E poi mi piace quando Tex e' messo davanti a delle scelte difficili o in situazioni ambigue, come quello di giudicare un uomo dal passato molto discutibile ma intenzionato a recuparare la sua vita. Ruju ha fatto di nuovo centro e mi auguro che si mantenga su questi livelli. Per quanto riguarda i disegni, devo ammettere che guardando le prime quaranta pagine del primo albo ero quasi incredulo. Le tavole disegnate da Ortiz. rispetto ai suoi scarab.... ops.. lavori precedenti erano migliorate e parecchio anche. Poi man mano le vignette si sono imbruttite sempre piu' raggiungendo gli infimi livelli con il quale il disegnatore spagnolo ci aveva ormai abituato negli ultimi anni. Chiariamo. A me Ortiz non piaceva nemmeno ai tempi del Texone. Ma li' era solo una questione di gusti. Nelle sue tavole attuali si nota, oltre ai segni dell'eta', un "tirar via" che anche un cieco se ne accorgerebbe. Perche' tutta questa fretta?per garantirci la sua presenza una volta l'anno?e a che pro quando poi il risultato e' questo?possibile che alla Sergio Bonelli Editore, sempre attenta per quanto concerne la qualita' dei disegni, soprattutto su Tex, nessuno si accorge cio' che sta combinando questo grande artista spagnolo?e' cosi' difficile una volta per tutte allontanarlo da Tex?e' possibile che non si possa fare a meno di lui?non c'e' nessun altro disegnatore in lista capace di sostituirlo?E per ora mi fermo qui!

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In un altro topic si discuteva con Borden del linguaggio da far usare a Tex e ai pards. Guardando alle pagine scritte da Ruju non posso far a meno di notare che si leggono bene, perchè la scrittura texiana è chiaramente riconoscibile, che quasi nemmeno ti accorgi che usa determinate parole o espressioni. Certo, ci sono quelli per cui Ruju deve ancora mangiare tanta polvere prima di non farti più rimpiangere il passato, per me va già bene così: è l'autore che più mi ricorda Nizzi e, alternandosi a Boselli, dar? il giusto ossigeno alla serie. Posto una tavola, lo scambio di battute tra i pards è perfetto ma voglio mettere in evidenza soprattutto le frasi tipicamente texiane che me lo fanno apprezzare:


Immagine postata

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Per tornare sulla storia in Topic, invece, credo che qui Ruju ce l'abbia messa tutta per soddisfare le tue (e mie) esigenze: c'è una certa coralità e un personaggio sfaccettato: l'esito non è stato forse perfetto, ma la storia a mio parere funziona bene: tu la reputi formalmente perfetta, ma questa espressione, molto fredda, non rende bene il calore umano che invece a mio parere ha saputo trasmettere Padre Clemente. Credo che, continuando su questa strada, magari aggiustando il tiro proprio sui punti da te sottolineati, Ruju possa darci molte soddisfazioni.

Non potrei essere più d'accordo sisi . Ruju è stato molto preciso a rispettare i canoni del personaggio, ma ha saputo anche dare, come lo stesso Boselli, una maggiore attenzione ai risvolti psicologici dei personaggi, il che non è niente male. ::evvai:: Secondo me, però, con il passare degli anni gli sceneggiatori hanno trascurato tre elementi di grande importanza che G. L. Bonelli aveva proposto:1 ) la creazione di una trama semplice, ma allo stesso tempo avvincente e senza un attimo di tregua, nella quale Tex era sicuramente meno disposto a scendere a compromessi e un po più sicuro di sè; :generaleN: 2) I risvolti ironici e le famose "battute" che avevano accompagnato il personaggio nelle sue prime apparizioniEsempio: "Non vi muovete, idiota, o vi concio come un crivello!" oppure "Il discorso valeva anche per te, sacco di lardo! Niente pistole!!", :lol2: laughing esclamazioni che non mancavano di fare un certo effetto al lettore; :trapper: 3) Il personaggio di Kit Carson, per quanto riguarda il modo di essere. Credo, infatti, che Carson abbia con il tempo perso quelle caratteristiche che una volta lo identificavano, cioè l'audacia, l'essere tosto ne più ne meno di Tex (nonostante la sua veneranda età), la determinazione; caratteristiche che vengono espresse, ad esempio, nella storia "Luna comanche", negli albi n. 295-296, dove il vecchio cammello si butta senza esitazione sulle tracce di Red Piggot, raggiungendolo e affrontandolo in una sorta di duello. :colt: ? evidente che gli sceneggiatori si sono limitati a rendere Carson brontolone, pessimista e un pochino scansafatiche, forse rendendolo più simpatico, ma facendogli perdere gran parte delle sue abilità e delle sue doti di un tempo. Tiratene voi le conclusioni. :indianovestito:

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Secondo me, però, con il passare degli anni gli sceneggiatori hanno trascurato tre elementi di grande importanza che G. L. Bonelli aveva proposto:1 ) la creazione di una trama semplice, ma allo stesso tempo avvincente e senza un attimo di tregua, nella quale Tex era sicuramente meno disposto a scendere a compromessi e un po più sicuro di sè; :generaleN: 2) I risvolti ironici e le famose "battute" che avevano accompagnato il personaggio nelle sue prime apparizioniEsempio: "Non vi muovete, idiota, o vi concio come un crivello!" oppure "Il discorso valeva anche per te, sacco di lardo! Niente pistole!!", :lol2: laughing esclamazioni che non mancavano di fare un certo effetto al lettore; :trapper: 3) Il personaggio di Kit Carson, per quanto riguarda il modo di essere. Credo, infatti, che Carson abbia con il tempo perso quelle caratteristiche che una volta lo identificavano, cioè l'audacia, l'essere tosto ne più ne meno di Tex (nonostante la sua veneranda età), la determinazione; caratteristiche che vengono espresse, ad esempio, nella storia "Luna comanche", negli albi n. 295-296, dove il vecchio cammello si butta senza esitazione sulle tracce di Red Piggot, raggiungendolo e affrontandolo in una sorta di duello. :colt: ? evidente che gli sceneggiatori si sono limitati a rendere Carson brontolone, pessimista e un pochino scansafatiche, forse rendendolo più simpatico, ma facendogli perdere gran parte delle sue abilità e delle sue doti di un tempo. Tiratene voi le conclusioni. :indianovestito:

Sui primi due punti non sono d'accordo, Billy. Nel mio precedente post mi lascio andare ad una sperticata lode di Boselli, proprio perchè non confeziona storie semplici ma molto articolate e (oserei dire) complesse. La complessit? è dovuta proprio al venir meno del "texcentrismo" e al privilegiare personaggi in chiaroscuro, complessi nella psicologia e nel loro spesso torbido passato. Le stesse battute, che pure mi piacciono un mondo, è evidente che non appartengono granch? allo stile Boselli. GLB era un maestro, forse superato dal suo allievo Nizzi (che ha voluto e saputo riprendere lo stile GLB, unico stile Tex all'epoca, esaltandolo ulteriormente). Boselli è più moderato nel suo linguaggio, e lo stesso dicasi per i suoi colleghi Faraci e Ruju (che pure si sforzano, con esiti alterni, di far parlare Tex come in passato: vedi il post di Ymalpas di poco precedente a questo). Forse hanno ragione loro nel ritenere che questo linguaggio, ripetuto fino alla noia, possa alla fine generare stanchezza (vedi anche il moto di stanchezza di Jack65, dichiarato qualche post fa, anche se lui non si sofferma tanto sul linguaggio quanto su un certo modo, a suo dire troppo canonico, di scrivere Tex). Sull'ultimo punto, invece, non potrei essere più d'accordo, e purtroppo questo è un demerito di Nizzi, che ha fatto collezionare a Carson diverse brutte figure (e questo non l'ho mai sopportato: non rilegger? mai più Topeka proprio per questo motivo). E' anche vero che il suo Carson brontolone ci ha fatto assistere ai duetti più spassosi, nei quali l'autore modenese secondo me è inarrivabile. Boselli, in seguito, ha contribuito a ridarci l'immagine di un Carson valido quanto Tex (a prescindere da quell'apologia meravigliosa che è il Passato di Carson) e così si stanno muovendo gli altri autori: in "Le catene della colpa", ad esempio, Carson mette fuori combattimento, da solo, una decina di avversari, e l'unico demerito dello sceneggiatore qui è stato il non farci vedere la scena, che apprendiamo solo attraverso le parole del Vecchio Cammello. Ruju, se ci leggi, la prossima volta faccelo vedere Carson in azione, non limitarti a farne raccontare (piuttosto sterilmente) le gesta :indianovestito:

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Boselli, in seguito, ha contribuito a ridarci l'immagine di un Carson valido quanto Tex (a prescindere da quell'apologia meravigliosa che è il Passato di Carson) e così si stanno muovendo gli altri autori: in "Le catene della colpa", ad esempio, Carson mette fuori combattimento, da solo, una decina di avversari, e l'unico demerito dello sceneggiatore qui è stato il non farci vedere la scena, che apprendiamo solo attraverso le parole del Vecchio Cammello. Ruju, se ci leggi, la prossima volta faccelo vedere Carson in azione, non limitarti a farne raccontare (piuttosto sterilmente) le gesta :indianovestito:

Sono d'accordo, anche a me piace vedere Carson in azione e in gran spolvero. Mi associo all'appello di Leo!

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"Alla riuscita dell'albo contribuisce anche Josè Ortiz, con il suo consolidato segno sporco, dinamico e polveroso, adatto soprattutto ad ambientazioni come questa, in esterni, tra deserti e mesas popolate da bandoleros messicani e ribelli Apache. Certo, l'età ormai si fa sentire e il tratto non è più preciso e curato come una volta, ma le facce da galera di Ortiz rimangono tra le migliori del nutrito parco disegnatori texiano, e non v'? dubbio che una buona parte di merito della riuscita della storia sia attribuibile all'interpretazione intensa e coinvolgente del disegnatore spagnolo, che ormai è una vecchia conoscenza per i lettori della testata."


D'accordissimo con Loi su tutto, e in particolare sulla frase su riportata. Anche secondo me Ortiz contribuisce alla riuscita della storia: Guillermo Blanco è anche suo.

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Recensione stavolta ben scritta e che mi trova d'accordo quasi con tutto tranne quando parla di Ortiz. A mio avviso, l'interpetazione del disegnatore spagnolo fa' tutt'altro che contribuire alla buona riuscita della storia. E non posso fare a meno di pensare come sarebbero questi due albi se a disegnarli fossero stati altri artisti.

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Solo un appunto per quanto riguarda i disegni, mi pare che questa volta Ortiz ha ritrovato un p? della qualità perduta, secondo me è disegnato ottimamente per il suo stile.... da criticare altre volte passate, ma da giudicare positivamente con questa prova...:)

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"Alla riuscita dell'albo contribuisce anche Josè Ortiz, con il suo consolidato segno sporco, dinamico e polveroso, adatto soprattutto ad ambientazioni come questa, in esterni, tra deserti e mesas popolate da bandoleros messicani e ribelli Apache. Certo, l'età ormai si fa sentire e il tratto non è più preciso e curato come una volta, ma le facce da galera di Ortiz rimangono tra le migliori del nutrito parco disegnatori texiano, e non v'? dubbio che una buona parte di merito della riuscita della storia sia attribuibile all'interpretazione intensa e coinvolgente del disegnatore spagnolo, che ormai è una vecchia conoscenza per i lettori della testata."


D'accordissimo con Loi su tutto, e in particolare sulla frase su riportata. Anche secondo me Ortiz contribuisce alla riuscita della storia: Guillermo Blanco è anche suo.

Concordo in pieno, ottima recensione del buon Giorgio!! ::evvai::

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Nel parlare di questa storia, ciò che per cui la si ricorda è sicuramente per la figura di Padre Clemente. Tuttavia ho trovato un po' prevedibile come è stato utilizzato

Fa il buono e muore perchè deve affrontare i suoi ex complici banditi
Speravo di entusiasmarmi ma ho non trovato molti colpi di scena o punti di forza in questa narrazione. A risollevarmi in genere è sempre Ortiz, tuttavia come suo sostenitore, devo dire che il suo tratto è sicuramente calato, e ogni tanto ci trovo alcune imprecisioni. Tratto meno coinvolgente del solito. Non che sia una cattiva storia, al contrario, però mi sembrano un po'esagerati i voti alti dati.

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...? una storia che non brilla certo per l'originalità della trama, ma tuttavia ha funzionato bene, se pensiamo che Padre Clemente è stato il miglior personaggio texiano del 2012. Il ruolo da lui assunto in questa storia è alquanto prevedibile, quasi scontato, come sottolineava John, ma è evidente che a centrare il bersaglio sia stata la sua caratterizzazione emotiva, che presenta il frate come un uomo pentito del suo passato di assassino, lacerato dal rimorso e dai sensi di colpa... La quasi totale assenza di colpi di scena e di sorprese è stato il principale fattore che ha penalizzato la storia, oltre alla scarsa qualità dei disegni di Ortiz, più volte citata... -_-:cowboy:

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letta la seconda parte : meno bella della prima, un po più scontata la trama, senza sussulti, anonima, tutto molto prevedibile, disegni molto a corrente alternata, ora buoni, ora decisamente scadenti. Storia che tutto sommato, a mio parere, passer? in archivio , e poi al dimenticatoio, abbastanza in fretta

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Pasquale Ruju sforna una trama psico-western, ma la storia non brilla particolarmente. Se da un lato l'incicpit è interessante (con la figura di Guillermo Blanco temibile bandido trasformatosi nel frate missionario Padre Clemente), tuttavia l'iter narrativo si sviluppa su un binario unico, seguendo un filo fin troppo logico e prevedibile, senza grossi scossoni nella quasi totale assenza di pathos e giungendo ad un finale che reputo abbastanza scontato. Buona la prova fornita dal compianto Ortiz.

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Ho riletto oggi la storia nella versione a colori di Repubblica e la figura di padre Clemente si conferma a sia pur breve distanza di tempo, una delle più riuscite tra quelle proposte da Pasquale Ruju. La storia scorre liscia con Tex e Carson padroni della scena nella gestione delle diverse situazioni.

 

Continuo a chiedermi se il fiero Goday, che passa nel giro di poche tavole dal disprezzo alla totale ammirazione per Aquila della Notte, tornerà a incrociare il destino dei pards in futuro...

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Questa storia mi era piaciuta abbastanza,anche perché era con dei personaggi diversi dal solito.In questa storia infatti non c'è il solito bandito/banda di cattivi/indiani ribelli ma un cattivo del passato che è andato sulla via della redenzione.È stato bellissimo vedere quanto sia cambiato da bandito a prete(il flashback l'abbiamo visto solo noi e noi il povero Carson che non potendo vedere che cosa frullava nella testa diTex :-D),tutto grazie al tatuaggio del serpente .Finalmente scoperto anche Kit capisce (finalmente chi era e cosa aveva fatto in passato)ma Tex essendo un buon giudicatore di uomini decide di dargli una seconda possibilitá.La storia non poteva finire così e infatti arriva un bellissimo colpo di scena che mi ha colpito,il bandito che accompagnava il prete nelle scorrerie che voleva vendicarsi.Questa storia ha infatti un ritmo molto avvincente,tra Guglielmo Blanco che per salvare i due ragazzini della missione deve fingersi cattivo,tex e kit che vogliono andare a catturare i cattivi(non sapendo ancora che era stato costretto,mi pare) e alla fine la morte del prete che può riposare in pace.

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Una storia che si fa leggere con piacere, con l'unico limite dei disegni di Ortiz un po' approssimativi sopratutto nei volti. La controversa figura di padre Clemente è al centro della storia, il personaggio è credibile e i suoi tormenti lo portano a riscattarsi dalla precedente vita di bandido. L'azione non manca, buona la sceneggiatura, leggermente sotto la media i dialoghi. Voto 8 (non più di 6 però per i disegni).

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