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[548/549] Documento D' Accusa

Voto alla storia  

33 voti

  1. 1. Voto alla storia

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Riletta poco fa e non mi è sembrata una storia da far gridare allo scandalo, anzi... Il soggetto è buono e l'idea del flash back è buona; come nel passato anche nel presente i fatti si svolgono bene e la scena finale e qualcosa di eccezionale, una scena che riesce davvero a commuovere. Facendo una passo indietro, la figura del maggiore Leiland: uno dei cattivi più subdoli e scaltri della serie e non il solito burattino Nizziano. L'unico difetto è che la scena della corte marziale poteva e doveva stare su un altro mezzo albo. I disegni di Venturi sono forse fra i più belli dal numero 505 a oggi. Le copertine non sono eccezionali ma meritano ampiamente la sufficienza. Voti:Nizzi:8,5Venturi:10-CVilla(copertine):Documento d'accusa:6,5 Corte Marziale:7-

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Riletta da poco questa storia che considero una delle piu' belle dell'era moderna Nizziana. E' un avventura un po' anomala per l'autore modenese. Infatti e' incentrata tutta su un personaggio e tutta al passato. Alla Boselli oserei dire. Ma a differenza delle storie dell'autore milanese, qui Tex e' abbastanza presente. Rara e curiosa anche la scelta di affiancare Tiger a Tex nell'avventura narrata. Ma questo e' spiegabile dato che le vicissitudini di Natay si collocano nel periodo post morte di Lilith, e cioe' quando Tex e Tiger facevano una sola ombra.
Tex e Tiger ce la mettono tutta per cambiare le sorti di Natay, ingiustamente accusato di omicidio, ma nulla possono contro il destino beffardo e avverso che si abbatte contro l'innocente apache. Paradossalmente se Tex non avesse deciso di aiutarlo per l'ennesima volta forse sarebbe sfuggito alla stretta morsa e alla trappola che quel bastardo del maggiore Leland prepara per lui. E' una storia dai toni molto drammatici, tanto che Nizzi non inserisce nessuna battuta comica o qualche siparietto tanto per alleggerire l'atmosfera. Niente di tutto questo. L'eterna fuga di Natay devo dire che mi ha commosso non poco, cosi' quando lo stesso si rivolge al suo figlioletto Santos, ricordandogli il nome di chi ha provocato la morte di sua madre:

Immagine postata

Quel bambino che piange dal dolore per la della perdita della propria madre e davanti alla disperazione del padre e' da pelle d'oca!Cosi' come e' drammatico quando Natay giace morto sopra ad un cavallo dell'esercito. Una tragedia e un destino implacabile che non accenna a mietere vittime. Vent'anni dopo Tex e i suoi tre pards sono testimoni dell'epilogo amaro di una famiglia. Santos, il figlio di Natay e' destinato alla fucilazione per aver ucciso Leland, l'uomo che ha causato la morte dei suoi genitori. Nulla possono fare i nostri eroi, se non quello di inghiottire la propria amarezza per una vicenda tristissima. Sintomatica la vignetta silenziosa che ritrae i quattro pards che camminano nel corridoio della prigione del forte dopo aver parlato con Santos:

Immagine postata

Il finale della storia e' uno dei piu' tristi e amari dell'intera serie, con un Tex impotente che si scaglia contro il colonnello del forte per sfogare la propria rabbia:

Immagine postata


Frasi da segnalare:

Leland:"Willer spalleggia Natay solo perche' e' sua abitudine prendere sempre le difese degli indiani".

Tex:"Vi sbagliate, e' mia abitudine prendere le difese degli innocenti, bianchi o rossi che siano".


I disegni di Venturi, qui alla sua terza prova per la serie regolare, sono ottimi come al soilito. Qui e' al suo debutto per quanto riguarda la caratterizzazione grafica di Tiger e Kit Willer.


Storia 8
Disegni 8

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Letta oggi sul tre stelle. Parto dai disegni:belli, ma non mi sono piaciuti i volti,Leland e Willer in primis: non mi piace proprio questa scelta di lineamenti "asiatici" (lasciatemi passare il termine, ma non saprei come definirli altrimenti :D ) ovvero occhi quasi a mandorla , questione di gusti comunque. La storia mi è piaciuta tanto, tantissimo, ma lascia un magone sullo stomaco non indifferente. Mai mi era capitato in tanti numeri, di vedere un Tex alla fine sconfitto, nonostante Santos muoia in pace con se stesso. Un piccolo appunto però lo muovo anche verso il finale: una storia così, un epilogo così drammatico meritava qualche scena in piu. Una vignetta dove Tex facesse la sua arringa , ad esempio: magari ne sarebbe uscito fuori un discorso che sarebbe rieccheggiato nella memoria di tutti i fan . O qualcosa di meglio della vigntta proposta da Anthony che io trovo , come dire... infantile? Ad ogni modo, una storia che ricorder? per un bel po' :) Storia 8.5Disegni 7.5

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Letta ieri (3 stelle) mi è piaciuta parecchio, il finale lo si poteva immaginare fin dall'inizio ma nonostante questo il racconto è stato molto avvolgente Magari a qualcuno può sembrare ingiusta la fucilazione, ma non si poteva procedere diversamente, alla fine l'indiano ha sempre commesso un omicidio e la scena finale con i pards che assistono alla fucilazione togliendosi il cappello in segno di rispetto........ veramente emozionante Storia 8 Disegni 8

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Ho letto molte recensioni negative su questa storia. Premetto subito di averne un parere positivo, nonostante numerosi difetti di cui la mia valutazione terr? conto. Il soggetto appare subito di una bellezza aliena agli ultimi canoni della produzione nizziana: non molto originale, questo è impossibile negarlo, tanto che alcune scene molto sembrano dovere a storie le cui tracce sono riscontrabili in diverse sezioni del racconto. Mi riferisco, ovviamente, ad ?Apache Kid' di Bonelli-Nicol' e a ?Furia Rossa? dello stesso Nizzi in coppia col disegnatore Giovanni Ticci. L'insieme di ?Documento d'accusa? appare, tuttavia, molto equilibrato, non solo nello svolgimento, ma anche nell'orchestrazione tecnica: infatti, oltre a non esserci scene confuse o poco comprensibili, non sono presenti sezioni morte e dialoghi inutili, pesanti o troppo lunghi. I due albi si leggono sveltamente, e ciononostante non vi è mai un vero calo emotivo. Anzi, appare interessante lo sviluppo della vicenda su due piani paralleli, presente-passato seguendo l'asse padre-figlio, sebbene la vicenda narrata ?in presa diretta? non possa definirsi una storia vera e propria. Mi sembra di intuire, nello svolgersi della vicenda, una certa attenzione dell'autore ad evitare i punti in cui potrebbero esserci delle defaillance. Questo si riflette, positivamente, nell'assenza di pedanterie e, negativamente, nell'assenza di scene epiche o di dialoghi che si facciano ricordare per più di cinque minuti dopo aver terminato la lettura. Questo accenno ai dialoghi mi è utile per affrontare una questione dolente che, ahimè, costituisce il più pesante elemento a sfavore della storia, decretandone, di fatto, la mancata piena riuscita: la sceneggiatura. Come già accennato nella trattazione del soggetto, non sono presenti in maniera massiccia i tipici difetti della scrittura di Nizzi, ma vi è una certa superficialit? nel modo di raccontare, una mancanza di passione che si riflette in dialoghi banali, nei quali sono assenti epicit? o gusto per la recitazione: anche dopo aver rischiato la vita, nella prima scena del flash-back, un giovanissimo Natay non mostra alcuna emozione, limitandosi a declinare tutte le proprie generalit? a due individui (Tex e Tiger Jack) che, pur avendolo appena salvato, sono pur sempre dei perfetti sconosciuti. Nelle sue parole non si nota un minimo di diffidenza o di proverbiale laconicit? degli indiani, tanto che Natay dice, esordendo: ?Mi chiamo Natay, sono figlio di... abito a... con mia moglie e il nostro figlio di tre anni.? Farebbe piacere vedere simili esempi di trasparenza anche nei giovani che, ai giorni d'oggi, vengono fermati dalla polizia stradale. Purtroppo, neppure la mia proverbiale mancanza di pretese può spingermi ad ignorare simili esempi di sceneggiatura: non basta rallegrarsi per l'assenza di cadute di stile, bisogna indignarsi per la mancanza di apogei e perle di sceneggiatura che, in quanto povero consumatore che si ritrova a spendere 2,70 euro ogni mese, pretendo di ritrovare nei prodotti che acquisto. I disegni sono, invece, una cornice aurea che riflette un poco della propria brillantezza sul quadro che si trova ad ornare. Il tratto di Andrea Venturi, pur non eccellendo in ricchezza di dettagli e meticolosit?, si dimostra estremamente gradevole per la propria personalit? e la propria capacità espressiva. Inquadrature buone, resa eccellente di luminosit? crepuscolari, pose naturali nelle quali colgo influenze di Ticci e di Ambrosini. Ma su tali elementi non mi dilungo, poich? la mia inettitudine nell'arte figurativa non mi permette di apprezzare appieno l'arte del disegnatore e le influenze altrui. Mi permetto solo di dire che alcuni tratteggi mi ricordano quelli di Ambrosini, mentre nella composizione di certe scene, di certi campi lunghi e nella caratterizzazione dei quattro protagonisti mi sembra che Venturi si rifaccia non poco ai canoni di Ticci del cosiddetto ?periodo d'oro?. Per chiudere vorrei accennare una questione, solo per congedarmi da coloro che saranno stati così impazienti da seguire fin qui il mio noioso commento: la caratterizzazione del protagonista. il Tex Willer protagonista di questa vicenda, infatti, mi pare completamente inconsapevole della propria passata gloria, della propria passata irruenza. Laddove il Tex di Bonelli si indignava e batteva il pugno sul tavolo, parlando con rapide e decise parole, il Tex di ?Documento d'accusa? parla pacatamente non si infiamma e, anzi, nella scena dell'accerchiamento del trading-post da parte delle truppe del colonnello Leland, si limita a lanciarsi sul comandante giusto per seguire una tradizione ormai sbiadita, per poi apparire mogio col capo abbassato dopo solo due vignette. Tex Willer, come è rappresentato qui, altri non è che una marionetta vuota, che a tratti sussulta di vitalit?, ricordandosi del proprio glorioso passato ?bonelliano?, per poi tornare ad accasciarsi, come una vittima impotente. Forse è per questo che, terminata la lettura, la storia appare così amara...

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Il soggetto appare subito di una bellezza aliena agli ultimi canoni della produzione nizziana:?

e qui non posso che quotare, non la migliore ma sicuramente una storia da mettere nella top ten di nizzi

L'insieme di ?Documento d'accusa? appare, tuttavia, molto equilibrato, non solo nello svolgimento, ma anche nell'orchestrazione tecnica: infatti, oltre a non esserci scene confuse o poco comprensibili, non sono presenti sezioni morte e dialoghi inutili, pesanti o troppo lunghi. I due albi si leggono sveltamente, e ciononostante non vi è mai un vero calo emotivo. Anzi, appare interessante lo sviluppo della vicenda su due piani paralleli, presente-passato seguendo l'asse padre-figlio, sebbene la vicenda narrata ?in presa diretta? non possa definirsi una storia vera e propria. Mi sembra di intuire, nello svolgersi della vicenda, una certa attenzione dell'autore ad evitare i punti in cui potrebbero esserci delle defaillance. Questo si riflette, positivamente, nell'assenza di pedanterie e, negativamente, nell'assenza di scene epiche o di dialoghi che si facciano ricordare per più di cinque minuti dopo aver terminato la lettura.

quoto anche questo, la storia e' piacevole e nonostante l'ausilio dei flashback su cui si dipana almeno un albo della vicenda, la narrazione prosegue veloce e molto leggibile.

Laddove il Tex di Bonelli si indignava e batteva il pugno sul tavolo, parlando con rapide e decise parole, il Tex di ?Documento d'accusa? parla pacatamente non si infiamma e, anzi, nella scena dell'accerchiamento del trading-post da parte delle truppe del colonnello Leland, si limita a lanciarsi sul comandante giusto per seguire una tradizione ormai sbiadita, per poi apparire mogio col capo abbassato dopo solo due vignette.?

qui invece dissento. cosa puo' fare tex per salvare natay è : nulla. e' con le spalle al muro, non puo' ne' far scappare natay (cosa che peraltro e' impossibile) ne' tantomeno ingaggiare scontro in una capanna con quaranta soldati ben armati. che poi tex ne esca vivo e' un altro paio di maniche, nelle quali dovra' rendere conto di essersi chiaramente messo in opposizione ai soldati e alle giacche azzurre, cosa che nemmeno il nostro ben rispettato ranger puo' fare. proprio alla fine, con l'arrivo dei nostri 4 pards a fort defiance per parlare con santos del suo gesto, vale a dire l'uccisione di quel maledetto (nel senso etimologico del termine ) generale leland, si ha l'altro segno di impotenza del nostro tex : santos viene fucilato nonostante noi tutti sappiamo che leland si sia meritato una fine cosi'. tex non puo' fare nulla, prova a dire che leland ebbe una componente importante nella morte dei genitori di santos ma invano. per questo e per altro quando si finisce di leggere questa storia si ha la sensazione di avere un ampio amaro in bocca, sembra una storia , un intermezzo psicologico nella saga texiana in cui una storia non e' una storia ma un flashback che mi pare descrivere come neanche i personaggi senza barriere delle nuvole parlanti NON possano valicare certi limiti. la vicenda e' atipica nel panorama texiano pero' e' narrata splendidamente da nizzi, che dimostra nell'occasione tutte le sue abilita' di scrittore, non solo di soggetti per la nona arte. che dire poi dei disegni di venturi!! , una manna scesa dal cielo, con uno stile esclusivo dell'autore . storia di nizzi : 8 disegni di venturi : 9

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Un lungo flashback dal sapore amore ma che comunque sai che, realisticamente, non potrebbe svolgersi in modo diverso considerate le forze in campo a meno che non si voglia uscire da un fumetto western per entrare in un fumetto di supereroi. Il racconto, anche se triste a me è piaciuto molto, non so se è il migliore della fascia 500 di Nizzi ma sicuramente è da dieci senza se e senza ma. I disegni di Venturi si fanno apprezzare e dopo averlo visto all'opera posso capire l'affermazione di Nizzi che lo mette fra i suoi preferiti fra quelli con cui si è trovato a lavorare. Il racconto è equilibrato. Nella prima parte del flashback troviamo un Tex che pur vivendo già con i navajos e pur essendo già diventato Aquila della Notte non è ancora avvolto dall'aurea di leggenda che lo rende universalmente noto e rispettato in tutto il west. Kit Willer era ancora bambino e Tex non ha ancora tutte le conoscenze che avrà in seguito anche fra gli alti papaveri delle giacche azzurre. Normale quindi che il suo contributo alla causa di Natay abbia dei limiti. Semmai ci si potrebbe domandare come mai Leland quando cattura Natay non faccia pagare a Tex la caduta di cavallo che questi gli procura. Il finale, realisticamente parlando, non poteva essere diverso, un indiano che uccide un generale di fronte a un reggimento schierato, a quei tempi, con tutte le ragioni che poteva avere non poteva pensare di andare incontro ad un destino diverso ne Tex con tutte le influenze che a quel punto ha poteva salvarlo. Voto 10.

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Una buona storia che mi è piaciuta. Trama che si svolge ripercorrendo tutte le vicende della fuga di Natay, della sua seguente latitanza e della continua guerriglia contro l'esercito come vendetta. Tutti questi fatti compresa l'uccisione dei genitori, Natay e Huana, porter? poi Santos a vendicarsi uccidendo il generale Leland colpevole di questi crimini. La trama ricca di flashback non mi dispiace anzi mi ricorda lo stesso schema narrativo di grandi capolavori come "Furia Rossa". I disegni di Venturi sono ottimi e in costante miglioramento. Mi piacerebbe vederlo maggiormente all'opera, ma purtroppo è uno dei disegnatori più lenti. Ho trovato un incongruenza nel secondo albo quando avviene l'uccisione di Natay: Tex dice di non poter sparare sull'esercito anche per non farsi notare e portare in salvo in bambino. Già questo mi pare un fatto abbastanza inconsueto, non è da Tex lasciare morire un innocente. Il controsenso maggiore però è quando spara in aria per farsi vedere da Natay. Se non doveva farsi vedere dall'esercito perchè spara dei colpi per farsi notare? Come lo vede Natay non potrebbero vederlo i soldati? Triste epilogo con finale insolito nel quale Tex non riesce a portare a termine la sua missione. Voto 7,5 alla storiaVoto 9 ai disegni

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Secondo me un soggetto stupendo (seppure pari pari alla grandiosa apache kid) rovinato dalla sceneggiatura e dai difetti tipici del Nizzi dell'ultimo periodo, con un Tex spettatore e basta (e si che qui poteva fare di tutto e di più non avendo vincoli storici) incapace di agire e in bal'a degli eventi.

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Più tardi intervengo in modo più approfondito su questa storia, che ho appena riletto. Mi limito, qui, a dissentire dall'argomentazione dell'Ammiraglio, secondo cui Nizzi, non essendo - a quanto ne so - Natay e Santos personaggi realmente esistiti, sarebbe stato libero di creare un finale in cui Tex non fosse spettatore. E' del tutto chiaro che Natay e Santos sono solo il simbolo della fine di un mondo, quello delle popolazioni native. E Tex, come sappiamo, non può battere la storia. Non può che essere spettatore. Il finale per me è stupendo: non c'è più speranza. P. S. Nizzi si è chiaramente ispirato a "L'ultimo apache", dal quale si differenzia per il finale amaro: e tuttavia l'happy ending del film di Aldrich, imposto dalla produzione (in pratica dallo stesso protagonista Burt Lancaster), appare tanto posticcio da far risaltare la tragicit? della vicenda narrata.

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Mi limito, qui, a dissentire dall'argomentazione dell'Ammiraglio, secondo cui Nizzi, non essendo - a quanto ne so - Natay e Santos personaggi realmente esistiti, sarebbe stato libero di creare un finale in cui Tex non fosse spettatore. E' del tutto chiaro che Natay e Santos sono solo il simbolo della fine di un mondo, quello delle popolazioni native. E Tex, come sappiamo, non può battere la storia. Non può che essere spettatore. Il finale per me è stupendo: non c'è più speranza.

Secondo me questo finale ci sta ed è la giusta rappresentazione dell'avanzata inarrestabile dell'uomo bianco sul popolo rosso. Anche se mi sarebbe piaciuto vedere Tex non spettatore quando Natay viene ammazzato. Chiaro che noi vorremmo sempre vedere un Tex super-protagonista e dei finali nei quali sia sempre il debole a trionfare grazie all'aiuto dei pards. Ma non è sempre così. Un finale non a lieto fine o con una mezza sconfitta ci può stare una volta ogni tanto.

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Questa volta non sono d'accordo con Don Fabio, e di conseguenza con Tigre Nera. Tex ha battuto più di una volta la storia, anche se ha dovuto, purtroppo, inchinarsi alla Storia. E' necessario ricordare Sangue Navajo? E' necessario ricordare le imprese dell'Uomo della Morte? E' necessario ricordare che in quelle occasioni vediamo Tex prendersi gioco dell'esercito degli Stati Uniti senza versare una goccia di sangue?Se proprio fosse stato necessario che l'avventura pagasse il suo tributo alla realtà, cosa che secondo me in questo caso non era, ci potevano essere altri motivi per cui Tex non riusciva ad evitare l'uccisione di Natay. Arrivare in ritardo, avere troppi avversari a cui badare... ci sta tutto, non si pretende che tutte le imprese texiane riescano col buco. Ma che non sia intervenuto per non fare la bua alle giacche blu, dopo le imprese che ho citato prima, no, questo proprio non lo digerisco. :bisonte::colt:

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Il fumetto in sè è una storia e per quanto tale nelle proprie trame possono anche capitare cose un p? fuori dalla realtà (vedi Mefisto e El Morisco) o anche andare contro al reale svolgimento storico dei fatti. Diciamo che Nizzi in questa storia ha rappresentato fedelmente dal punto di vista storico il sopravvento del uomo bianco sul pellerossa. Forse noi siamo abituati a vedere Tex vincere quasi sempre e per questo un sua mezza sconfitta ci provoca fastidio. Devo dire che se Tex avesse salvato Natay non mi sarei certo scandalizzato, anzi.

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Non sono molto d'accordo. In "Sangue navajo" Tex "frena" la Storia più di sconfiggerla. Adesso son pigro, ma nel dialogo con un ufficiale (uno di quelli messi a "pascolare" nella riserva), è quest'ultimo a chiedere a Tex se avesse intenzione di dichiarare guerra agli Stati Uniti. E il capo navajo, in modo secco quanto saggio, gli risponde che gli basta punire Hope e Barlow (si chiamano così gli uccisori dei giovani cavalieri, o me lo sto inventando?). "Documento d'accusa" è una storia IMHO molto nolittiana, ma del Nolitta migliore: il protagonista si trova in un ingranaggio più grande di lui. E' un antieroe, ma non direi un inetto. Un happy ending, IMHO, non sarebbe stato per nulla coerente: è una storia crepuscolare e come tale finisce malissimo.

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Secondo me il racconto è molto struggente, l'avventura bella ed avvincente(riletta un paio di mesi fa), il finale ... commovente. Venturi è uno di quei(pochi)disegnatori che proprio non reggo, sia per i volti, sia per i paesaggi, sia per le armi(colt abominevoli) : in più, nei vari flashbacks, avrei gradito un Tex un pochino più giovane e magari abbigliato leggermente in modo differente(per es. con i guanti), non parliamo di Tiger, anche per lui vent'anni sembra non siano trascorsi. Capitolo sceneggiatura : Nizzi ha fatto un buon lavoro, anche Tex ha i suoi limiti(@Cheyenne):bruciare forti, assetare reparti di cavalleria, far saltare qualche cannone, persino sbatacchiare alti ufficiali, questo sè, ma sparare su soldati che eseguono ordini, questo proprio no(a pag. 92 di "Corte Marziale" lo dice chiaramente Tiger rispondendo ad una precisa domanda di Kit). Ricordo un giovane Tex che non si perdon° mai di aver ucciso a sangue freddo dei milicianos nel tentativo di far evadere Montales, quindi, davvero, non poteva fare nulla. Tex Willer è un uomo straordinario, ma non è onnipotente.

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E' del tutto chiaro che Natay e Santos sono solo il simbolo della fine di un mondo, quello delle popolazioni native. E Tex, come sappiamo, non può battere la storia. Non può che essere spettatore. Il finale per me è stupendo: non c'è più speranza.

Straquoto Don Fabio: Nizzi ha raccontato, attraverso i due protagonisti, un mondo sopraffatto che muore. Questa storia è una storia che sa di West, mentre non sa di Tex che, qui, fa davvero poco o nulla. Rivive le vicende di Natay attraverso il racconto fatto ai pards, e assiste impotente alla fucilazione di Santos. L'unica situazione in cui incide è quando scova il vero colpevole dell'omicidio, Merrick, ma è una situazione costruita male, perchè, come già molti di voi avete detto, è poco credibile che quest'ultimo non ritratti la confessione, chiaramente estorta con la violenza. Poco Tex, tanto West. Una storia boselliana (ma Natay non è all'altezza dei personaggi boselliani) con un finale bellissimo e direi obbligato.

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avete gia' parlato di tutte le argomentazioni possibili su questa bella storia a me e' piaciuta molto, la vendetta e' un piatto che si serve freddo tante volte e' cosi' il corrotto , trova la sua giusta fine, quello che non mi piace per niente della storia cosa che in pochi sottolineate sono i disegni.... non amo per niente questo disegnatore, tutta la bellezza del pueblo nascosto ad esempio si perde con questo tratto scostante poco definito, peccato....... GRANDE SANTOS

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Ho riletto questa doppia avventura proprio nei giorni scorsi, e mi sono reso conto una volta di più di quanto, almeno a mio modesto parere, si tratti di uno dei pur pochissimi casi in cui Tex e i pards ne escono comunque sconfitti, non essendo riusciti anni prima ad evitare che gli eventi prendessero una piega simile, portando alla condanna a morte di Santos... Una storia che mi ha davvero lasciato un bel po'di malinconia, ma anzi proprio questa rara caratteristica della "sconfitta" di Tex me l'ha fatta apprezzare (come sono perverso eh?!:)...

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Storia abbastanza carina, anche se a leggere alcuni commenti del vecchio forum (che mi paiono decisamente antinizziani) mi sento più solidale verso essa. Condivido le perplessit? sul disinteresse di Tex per Nantay; anche se c'è da dire che con tutte le vicende che capitano a Tex, mi domando se gli rimanga del tempo libero, figuriamoci per Nantay. :P Comunque in quell'occasione Tex si limita a lasciare alla legge il compito di risolvere la faccenda. Un po' troppo ottimista ma è accaduto anche in altre occasioni. A Tex semplicemente non viene in mente che Leland sia coinvolto con Merrick; l' pensa probabilmente "okay, un contrabbandiere è più credibile come assassino rispetto a Nantay" come in effetti spiega a Leland. L'errore di Tex è nel lasciare la situazione a un uomo che ancora non conosceva. Riguardo all'episodio in cui Tex "da gli ordini" a Tiger, direi che è semplicemente un incoraggiamento; prenderlo come un ordine mi sembra un accusa piuttosto bassa. Mentre invece, per il punto in cui Merrick potrebbe ritrattare la confessione, io direi che si tratta di un altro di quei furfanti ben massaggiati da Tex e che si riducono ad agnellini. A mio parere la parola di un Ranger vale più di quella di un contrabbandiere; i comandanti del forte invece subiscono il peso della figura di Tex. Anche nella storia "Il presagio, il cattivo cerca di ritrattare venendo pestato, mentre il comandante si accontenta della confessione; anche qui Tex può godere di una confessione scritta e di una testimonianza, quella di Nantay. Ciò che invece non mi andava è il fatto che Leland l'abbia fatta franca per tutti questi anni e alla fine abbia pagato solo per mano di Santos. Insomma mi da fastidio che Tex e Tiger non siano riusciti a creare rogne a una carogna del genere (quanto avrei voluto che Nantay lo avesse ucciso quando ne aveva l'occasione). _thia- Una nota negativa: Tex che sottovaluta il desiderio di vendetta di Santos; nel colloquio con lui, pensa a uno scherzo del destino e che Santos non potesse ricordare. Secondo me i bambini possono ricordare benissimo gli avvenimenti tragici a cui assistono. Oltretutto ciò era evidente fin dal momento in cui Tex dice che Santos è il figlio di Nantay. VOTO: 6 e mezzo.

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una storia altamente drammatica e realistica con triste inevitabile finalemagistralmente disegnata da Venturi, nel finale in particolare le vignette raccontanol'emozione della vicenda superbamente. Il maggiore Leland disegnato come Lee Van Cleef si fa odiare come pochioltretutto se la cava senza che neanche tex riesca a fargli pagare i suoi abusie soltanto dopo molti anni trionfa la giustizia per mano di Santos ma a caro prezzo. Bene bene bene voto 8

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Questa è una grandissima storia e le scene finali

con Santos che rifiuta la benda e affronta la sentenza con coraggio eroico, il coraggio di chi è moralmente nel giusto, con Tex e i pards che assistono impotenti è davvero di alta qualità. Senza contare che l'odissea della fuga e del rifugio sulle montagne, il tradimento del rivale in amore..


insomma tutti gli ingredienti per un drammone che mischia davvero tanti sentimenti. Venturi mi è piaciuto come mi era piaciuto negli impegni precedenti. Lo trovo più adatto per le storie negli ampi spazi della natura che per i teatri di "Oppio!" nel quale ha fornito comunque una prova egregia



Documento D'Accusa o meglio, come Nizzi passò alle vie legali, in una sorta di gioco intrinseco tra Tex boselliano e non, in cui il nostro eroe alle volte è spettatore, o poco centrale agli eventi. Una risposta, se vogliamo, che lo sceneggiatore di Fiumalbo ha voluto estrarre dal suo cilindro - ormai logoro dal tempo e dalla stanchezza - e che ha voluto indirizzare ai suoi detrattori, regalandoci una storia ingiusta e drammatica ma anche atipica, una vicenda che risuona nella mente del lettore dai tempi mitologici di Apache Kid in cui anche il Dio-Tex nulla può se non arrendersi all'evidenza. Il tramonto di un popolo, quello indiano, una sorta di Sand Creek ripetuta sino all'inverosimile che colpisce anche l'individuo, colpevole della propria pelle; una macchia storica in cui anche il nostro eroe sembra impotente nonostante si sia schierato innumerevoli volte in favore della causa indiana. Nizzi con l'utilizzo sapiente del flashback prova a scandire una trama che ha le radici nel passato: perché Documento D'Accusa ha un incipit che è il capovolgimento del finale di Vendetta Indiana di bonelliana memoria, quando a farsi giustizia è la vittima. Santos come Nashiya, dunque, o Nizzi come Bonelli? Eterna domanda. Così come differente è il modo un po' passivo di Tex di fronte all'arroganza del Generale Leland che si contrappone al Tex epico di Bonelli Padre che sbatacchia l'arrogante Arlington nel capolavoro ticciano. Ma Documento D'Accusa è una vicenda straordinaria, melodrammatica, con un grande Natay che ruba volentieri la scena al nostro Tex, consapevole che difendere la propria famiglia è una cosa giusta. Anche Aquila della Notte avrebbe agito come lui ma avrebbe vinto perché ha con sé le armi della fantasia in cui anche l'inverosimile accade. Natay, invece, rappresenta il mondo dalla parte degli indiani destinato purtroppo a scomparire. E allora ben vengano le scene ricche di pathos come quella tra lui e il piccolo Santos, la fucilazione di quest'ultimo, l'impotenza di Tex e dei pards, l'ineluttabilità degli eventi. Pur con alcuni difetti questa storia si legge come una sorta di testamente nizziano; la corte marziale dei lettori - già prevenuta e con i fucili puntati - non ha mai perdonato gran parte delle ultime annate di Nizzi ma con questo gioiello, disegnato magnificamente da un Venturi pulito e dettagliato, l'autore ci regala forse l'ultimo, grande, colpo di coda di chi è stato un maestro del fumetto. C'è da gioirne.



Voto 9

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In altra discussione del forum si scriveva del successore di Bonelli GL... Ecco un capolavoro di Nizzi nel suo periodo "illeggibile" (per alcuni). Invito gli scettici a rifrescarsi la memoria con questi albi, attualmente in edicola nella collana TuttoTex.

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letti recentemente. E a fatica. 

il flashback è uno strumento formidabile se viene usato nel modo giusto, ovvero dinamico, a ripetuti sprazzi di breve durata, e con soggettiva interna, in presa diretta.

Nizzi qui, invece, fa tutti gli errori che si possano fare con questo artificio: il flashback è quasi unico e lunghissimo, giusto con pochi e brevi sprazzi nel presente, ovvero zero dinamismo. farcirlo poi di didascalie che raccontano quel che viene mostrato, invece di mostrarlo e basta, con la voce di Tex pre riallacciarsi al racconto attorno al fuoco di aquila della notte, genera oltre alla pesantezza insita in tale verbosità, un pdv esterno (Tex, appunto) che riduce il pathos (il dramma è di Santos e Natai, ma non lo leggiamo quasi ma live, solo attraverso gli occhi di tex o sue ricostruzioni a posteriori). è la regola base della narrativa: mostra, non raccontare. e soprattutto non raccontare di uno che racconta!

Sorry, ma a prescindere dai gusti, Nizzi sì/nizzi no, questa sua avventura dovrebbe essere data in pasto a sceneggiatori e scrittori per come NON si costruisce una storia. Perchè puoi anche aver avuto la più bella idea del mondo, dirompente, drammatica e provocatoria (Tex che ci prova, ma per certi versi fallisce), ma se non la metti nella forma giusta, la sostanza ne risente. Sempre meglio un'idea standard scritta bene, che una grande idea scritta malissimo.
 

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