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[548/549] Documento D' Accusa

Voto alla storia  

33 voti

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On 7/2/2017 at 00:54, Nobody dice:

il flashback è uno strumento formidabile se viene usato nel modo giusto, ovvero dinamico, a ripetuti sprazzi di breve durata, e con soggettiva interna, in presa diretta.

 

Scusami Nobody, è la seconda volta che ti cito oggi, ma quello che affermi non mi sembra condivisibile, è solo un tuo modo di vedere, non una legge generale.  Il flashback va usato quando e dove serve, non può essere limitato dal numero delle pagine, deve servire solo a raccontare la storia (cosa significa soggettiva interna?), il problema di storie come "Documento d'accusa" non è certo la lunghezza o la sostanza del flashback o di come strutturalmente avviene la narrazione, sono invece le domande senza risposta per cui il lettore resta insoddisfatto alla fine della lettura: cioè come possa il quartetto assistere all'esecuzione senza battere ciglio (se Leland meritava, come dice Tex alla fine, di morire) e come mai Tex non abbia fatto i conti con Leland in vent'anni ovvero come mai quello che avrebbe dovuto fare Tex lo abbia fatto alla fine il figlio di Natay, ormai cresciuto. In ogni caso questa storia, con tutti i suoi difetti, è meglio della robetta che la SBE spaccia in edicola questo mese guarda caso con una fenomenale copertina di Villa.

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, ymalpas dice:

 

Scusami Nobody, è la seconda volta che ti cito oggi, ma quello che affermi non mi sembra condivisibile, è solo un tuo modo di vedere, non una legge generale.  Il flashback va usato quando e dove serve, non può essere limitato dal numero delle pagine, deve servire solo a raccontare la storia (cosa significa soggettiva interna?), il problema di storie come "Documento d'accusa" non è certo la lunghezza o la sostanza del flashback o di come strutturalmente avviene la narrazione, sono invece le domande senza risposta per cui il lettore resta insoddisfatto alla fine della lettura: cioè come possa il quartetto assistere all'esecuzione senza battere ciglio (se Leland meritava, come dice Tex alla fine, di morire) e come mai Tex non abbia fatto i conti con Leland in vent'anni ovvero come mai quello che avrebbe dovuto fare Tex lo abbia fatto alla fine il figlio di Natay, ormai cresciuto. In ogni caso questa storia, con tutti i suoi difetti, è meglio della robetta che la SBE spaccia in edicola questo mese guarda caso con una fenomenale copertina di Villa.

...si, molto meglio

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<span style="color:red;">9 ore fa</span>, ymalpas dice:

 

Scusami Nobody, è la seconda volta che ti cito oggi, ma quello che affermi non mi sembra condivisibile, è solo un tuo modo di vedere, non una legge generale.  Il flashback va usato quando e dove serve, non può essere limitato dal numero delle pagine, deve servire solo a raccontare la storia (cosa significa soggettiva interna?), il problema di storie come "Documento d'accusa" non è certo la lunghezza o la sostanza del flashback o di come strutturalmente avviene la narrazione, sono invece le domande senza risposta per cui il lettore resta insoddisfatto alla fine della lettura: cioè come possa il quartetto assistere all'esecuzione senza battere ciglio (se Leland meritava, come dice Tex alla fine, di morire) e come mai Tex non abbia fatto i conti con Leland in vent'anni ovvero come mai quello che avrebbe dovuto fare Tex lo abbia fatto alla fine il figlio di Natay, ormai cresciuto. In ogni caso questa storia, con tutti i suoi difetti, è meglio della robetta che la SBE spaccia in edicola questo mese guarda caso con una fenomenale copertina di Villa.

No, non sono gusti. Sono oggettività. il cervello umano risponde meglio a determinati stimoli narrativi, ne viene più coinvolto. Show, Don't tell è una tecnica che è regola, perchè più efficace. 

per i fb è lo stesso: non puoi scrivere un tre quarti di racconto in fb e l'ultimo quarto finale al presente (compresi gli sparuti intermezzi di riallaccio temporale per dare un po' di vivacità alla narrazione). Se l'equilibrio fra linee temporali è quello allora la narrazione, per rispettarlo, avrebbe dovuto essere senza fb: tutto il passato live - stacco - finale al presente (come fatto da Boselli in Mano cattiva).
Oltretutto con una lunga retrospettiva rendi la storia più lontana al lettore. Peggio, la ammazzi se metti il raccontato in primo piano (come fa Nizzi con didascalie o voce di Tex attorno alfuoco) rispetto al mostrato. L'efficacia narrativa poi si misura dal punto di vista che usi: qui Nizzi usa quello che in narrativa si chiama pdv in terza persona interna, cioè un personaggio secondario alla vicenda clou che racconta a posteriori. Non si usa più da eoni (e da ancora più tempo si è perso, fortunatamente, la terza persona esterna, ovvero la voce narrante dell'autore che coincide con quella del narratore, spesso onniveggente. lo stile Promessi sposi, per capirsi).
Vuoi acchiappare il lettore? la soggettiva deve essere interna. se il mio fb parla dei trascorsi di un personaggio, allora la narrazione deve avvenire tramite gli occhi, i sentimenti e i pensieri del personaggio, non per interposta voce con spiegoni (caso 1: fb in soggettiva di Bowen nel Tex attualmente in edicola; caso 2: l'albo da topic). 

Non è un mio modo di vedere. sono tecniche affinate per rendere la narrazione più efficace, coinvolgere maggiormente il lettore nella storia. O meglio fargli credere che non sta leggendo una storia, ma fargliela vivere. tecniche che non riguardano solo l'arte narrativa, ma anche la psicologia e la scienza, cioè come il nostro cervello risponde a stimoli verbali. E non sono io a dirlo ma professionisti. Stephen King. Raymond Carver. Hemingway. Baricco. 

Non esiste il giusto. Esiste il modo più efficace per ogni situazione (e qui Nizzi è andato contromano)

Poi ci sono i gusti, ma al gusto si educano. trovare gradevole materiale scritto in modo inefficace non lo rende un buon prodotto. 

Concordo però sull 'illogicità del comportamento di Tex che citi, roba che un editor mediocre avrebbe subito individuato e costretto l'autore a rimediarvi. Perchè la corenza narrativa va di pari passo alle tecniche di cui sopra.
 

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On 8/2/2017 at 20:33, Nobody dice:

Non esiste il giusto. Esiste il modo più efficace per ogni situazione (e qui Nizzi è andato contromano)

 

La vediamo in modo diverso. Per te il flashback come lo usa Nizzi è contorno o antiquato, per me non presenta nessun problema di lettura. Se tu hai problemi con i flashback usati da Faraci nell'ultima storiellina (Il ragazzo rapito, per i posteri), ti consiglio anmichevolmente una bella vacanza :rolleyes:

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<span style="color:red;">2 ore fa</span>, ymalpas dice:

Se tu hai problemi con i flashback usati da Faraci nell'ultima storiellina (Il ragazzo rapito, per i posteri), ti consiglio anmichevolmente una bella vacanza :rolleyes:

 per niente, anzi.  avevo preso quella retrospettiva proprio come (buon) contraltare a questa. :D

 

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Quindi il flashback è antiquato come lo usa Nizzi. Strano. Mi piacerebbe capire da Nobody che ne pensa dell'utilizzo dei flashback in Furia Rossa, sempre di Nizzi, che è un CAPOLAVORO di scrittura da mandare agli sceneggiatori attuali SU COME SI SCRIVE UN EPISODIO DI TEX. ;)

 

Poi il punto è un altro: Documento d'accusa  è una buona storia (ripeto, buona, non sto dicendo che è un capolavoro) smontata forse da un finale in cui i pards e Tex non sono "LORO". Non posso accettare che il mio eroe assista passivamente a un'ingiustizia. Ma in fondo anche in Apache Kid Tex può poco però non è PRESENTE alla tragedia. Alle volte gli eventi e le ingiustizie sono così forti che prendono il sopravvento... però credo che Nizzi in questo episodio abbia voluto lasciare il lettore con una sensazione di amarezza e sconfitta... insomma, le intenzioni erano quelle indipendentemente dalla bontà della sceneggiatura. In cambio del realismo Nizzi ha cercato (magari sbagliando) di darci una storia buona, un prodotto fruibile indipendentemente dai flashback. Che, ripeto, sono cazzate.

 

Ok, Nizzi io non lo difendo più perché è innegabile che molte storie non siano centrate e che manco mio figlio le leggerebbe e si annoierebbe. Però se siete così bravi presentate un soggetto alla Bonelli e a Boselli. Magari c'è spazio per voi. :trapper:

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i punti tecnici salienti che distinguono - essendo proprio opposti- Furia Rossa da Documento d'accusa,in favore della prima, sono:
- in furia rossa non c'è vicenda "attiva", in corso, al presente, se non l'attorno al fuoco per raccontare la storia. Questa è tutta fb, quindi diventa non retrospettiva ma corpo principale della narrazione.
- gli intermezzi di ritorno al presenti sono brevissimi, con un numero ridotto di didascalie descrittive e di spiegazione passato-presente,  così da non "svegliare" il lettore dalla storia in cui è calato.
- pur essendo Tex voce narrante al presente, al passato Nizzi opera un cambio di pdv, quasi tutto a favore di tiger, il vero protagonista della vicenda, colui con cui dobbiamo empatizzare. 

 

Tutto ok, tutto perfetto. o meglio: funzionale, efficace.

Sulla bontà di questa sceneggiatura ho già detto altrove, chiedendo lumi su un'eventuale partecipazione di Ticci all'ottimo storytelling.

 

 

 


 

 

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mi autoquoto:

"Di Nizzi mi ha colpito particolarmente lo storytelling del passato di Tiger Jack: la sequenza della sparatoria nella villa del trafficante è da manuale di sceneggiatura di fumetti per la composizione della tavola. Ogni vignetta di quella scena ha un punto di fuga dato principalmente da sguardi o traiettoria dei proiettili che conduce visivamente alla vignetta successiva, che riprende la precisa geometria della stanza... "

chiedevo lumi per curiosità tecnica, per sapere quanto sono dettagliate dal pdv grafico le sceneggiature Bonelli (il mio termine di paragone, in cui tutto è descritto per filo e per segno, è Watchmen di Moore), quanta libertà viene lasciata al disegnatore. Non vedo perchè invelenirsi contro un supposto "Nizzi non era capace, è stato bravo Ticci".

 

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Nobody in generale ti ha risposto Boselli, e aggiungo: io ho letto alcune sceneggiature (in rete si trovano) in cui gli autori danno TUTTE le indicazioni del caso. L'inquadratura nei suoi particolari, perfino la luce da utilizzare nelle scene, la posizione dei personaggi, oltre ai dialoghi e tutti gli elementi inerenti al racconto. Non ricordo dove, lessi che Nizzi forniva perfino di mappe i disegnatori in cui illustrava meglio le posizioni che i banditi dovevano avere in determinate locazioni (mi sembra nella storia di Villa L'uomo senza passato, ma non sono sicuro). Nessuno invelenimento, la tua curiosità mi sembra sia stata soddisfatta, quindi la supposizione tua era sbagliatissima. Poi se vogliamo fare i furbetti possiamo anche continuare all'infinito, però nessuno mi leva dalla mente che Nizzi merita più rispetto. Da parte di tutti noi lettori, indipendentemente dalle sue ultime storie. Perché un conto è il giudizio lecito su una sua storia, un conto è la sentenza, l'asprezza e la derisione di cui è spesso vittima.

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Ottima storia, davvero ottima. Una storia che avevo sullo scaffale da qualche anno e per qualche stranissima ragione non avevo mai letto, fino ad oggi.

Che dire? Mi è piaciuta!

Parto dal principio. "Documento d'accusa" promettente con un bellissimo ed efficace flashback che oramai ci siamo abituati a vedere sull'intero primo albo, poco male.

La storia parte con l'azione nuda e cruda: un omicidio. Si avvia il flashback con Tex che racconta ai due Kit i vari antefatti che hanno portato alla crescita di quel bambino e al suo ultimo gesto. La trama mi pare davvero ottima per un Nizzi che 12 anni fa tutto era fuorchè innovativo ed emozionante, una trama ben architettata con i vari personaggi indirizzati nel migliore dei modi nelle loro azioni.

Da questo primo albo Natay si è rivelato un ottimo elemento, ripeto ottimo: tempra giusta, "incazzatura" legittima e un'onestà di cuore che spesso non si vede realmente nei vari personaggi nizziani. 

"Corte marziale": oltre ogni mia aspettativa questo secondo albo  è risultato in flashback per i 3/4 della narrazione. Non me lo aspettavo affatto tanto da rimanere leggermente spaesato quando a pagina 70 ancora stavo legendo la storia nel passato. La trama si è conclusa nel migliore dei modi possibili con la forse ovvia dal titolo fucilazione del figlio di Natay. Se in un primo tempo l'intera narrazione mi sembrava sbilanciata verso il passato, completando la lettura mi sono ricreduto, appoggiando di conseguenza la scelta dell'autore.

Gli aspetti negativi della trama sono essenzialemente tre: il primo vede l'espressione poco degna verso Tiger, la seconda riguarda l'ammissione di responsabilità del tutto spontanea e ben poco credibile del vile contrabbandiere mentre la terza è inclusa nell'ultima pagina del secondo albo. Questa pagina, per dirla papale papale, non ha per nulla ragione di esistere così come è stata architettata. Il microdialogo tra Tex e il Colonnello mi è sembrato assurdo grazie ad una frase ad effetto di Tex per nulla aggraziata e del tutto fuori contesto quale: "Comunque, lasciatemi dire che il Generale Leland ha avuto il fatto suo! Andiamo (riferito ai pard)! Finisce così la storia. Non mi è andata giù! Avrei preferito un silenzio lungo una pagina dopo l'esecuzione che facesse risaltare disegni che mi sarebbero maggiormente piaciuti se fossero stati differenti.

Passiamo a Venturi. Applausi, soltanto applausi! Un'interpretazione dei personaggi azzeccatissima, volti magistralmente realizzati e un tratto bellissimo. Ciò che più mi ha colpito sono gli sguardi e le angolazioni delle vignette totalmente cinematografiche: la terza vignetta di pagina 32 è favolosa (n°548).

Questo senso cinematografico, come dicevo prima, mi sarebbe piaciuto vederlo anche nella fucilazione finale. Dopo "Fuoco!" (4^ di p.113, n°549) mi sarei aspettato una vignetta nera, completamente nera. Nell'ultima pagina avrei inserito un singolo vignettone con i Nostri che si allontanavano in silenzio dal forte con un'inquadratura di fronte. 

Nel compesso ottima storia e disegni magnifici.

VOTO 8 ALLA STORIA
VOTO 9 AI DISEGNI 

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