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Sam Stone

[664/665] Partita Pericolosa

[664/665] Partita Pericolosa. La storia, i disegni e i personaggi.  

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Leo e Ymalpas le vostre argomentazioni mi convincono poco.
 

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West hai ragione, ed infatti io non parlo mai dei due ricconi. Il loro perdere la testa è forzato e siamo d'accordo. Ma quei due per me hanno pochissima importanza nell'economia narrativa, sono zero. Se Faraci avesse speso qualche vignetta in più (che magari non aveva) per farci vedere come Tex li incastrava, a me cosa sarebbe cambiato? Francamente nulla. L'antagonista è il Sergente Duncan, e questi perde in modo credibile, e fa la fine che merita. Duncan è il personaggio con cui confrontarsi: la sua "inconsistenza" (riprendo da te) è ontologica al personaggio, che era stato pensato così: un bastardo che sa far male, uno che rende succube il proprio comandante, ma in fin dei conti un mediocre, non certo un gigante che può rivaleggiare con Tex. Non era questa una storia pensata per l'epica, concepita per un avversario degno di Tex. E' una storia onesta, ordinaria, il Sergente Duncan è il mediocre che doveva essere. Ed è lui che bisogna annientare; degli altri (importanti come pretesto, ma nella sceneggiatura praticamente ininfluenti), francamente mi importa poco. 

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Duncan è il personaggio con cui confrontarsi: la sua "inconsistenza" (riprendo da te) è ontologica al personaggio, che era stato pensato così: un bastardo che sa far male, uno che rende succube il proprio comandante, ma in fin dei conti un mediocre, non certo un gigante che può rivaleggiare con Tex. Non era questa una storia pensata per l'epica, concepita per un avversario degno di Tex. E' una storia onesta, ordinaria, il Sergente Duncan è il mediocre che doveva essere. Ed è lui che bisogna annientare; degli altri (importanti come pretesto, ma nella sceneggiatura praticamente ininfluenti), francamente mi importa poco. 

Il problema, a mio avviso, è che se il nemico di Tex è mediocre, come tu stesso dici, e degli altri personaggi importa poco per la storia -concordo-, anche la storia risulta mediocre, non onesta e ordinaria. Infatti quali altri spunti interessanti ci sarebbero al di là dello scontro con Duncan, che praticamente non avviene? Per questo mi sono piuttosto annoiato.

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Il problema, a mio avviso, è che se il nemico di Tex è mediocre, come tu stesso dici, e degli altri personaggi importa poco per la storia -concordo-, anche la storia risulta mediocre, non onesta e ordinaria. Infatti quali altri spunti interessanti ci sarebbero al di là dello scontro con Duncan, che praticamente non avviene? Per questo mi sono piuttosto annoiato.

Quante storie di Tex con avversari mediocri e storie certo non ordinarie. El Supremo è un avversario assolutamente mediocre in una storia ssolutamente eccellente. Il Nick Calavera della prima storia di Canzio è un signor personaggio in una buona/ottima storia. Il Mefisto di Nizzi è un personaggio assolutamente strapazzato in una storia mediocre.

Alla fine dei conti è SEMPRE la sceneggiatura a dettare le classifiche, mai il personaggio. Questa storia è sufficiente tendente al buono, un 6 
½, come emerge anche dal sondaggio con una quindicina di votanti.

  • +1 1

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Gli scontri solitamente avvengono alla fine. Fino alla "fine", appunto, la storia si dipana piacevolmente. Io non mi sono annoiato. Alla fine tu ti aspetti lo scontro: stavolta non c'è stato per precisa scelta dell'autore. Può dispiacere. Ma può anche piacere, una tantum. L'avversario è mediocre, non la storia. Sempre di gusti si parla: contesto il tuo sillogismo che se l'avversario è mediocre la storia lo è altrettanto. Non la penso così. La storia può essere onesta pur con un avversario non all'altezza di Tex.

Il fatto che da Faraci non sia mai arrivato un personaggio con gli attributi nella sua produzione texiana dispiace anche a me. Ma questa pesante assenza può rendere per nulla epiche le sue storie, non necessariamente mediocri. 

La risposta di Ymalpas rende anche meglio, esempi alla mano, ciò che volevo dire con il mio post.

  • +1 1

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El Supremo però è si abbastanza mediocre di persona, ma è a capo di un'organizzazione coi fiocchi e di personaggi di cui importa eccome, quindi questo paragone imho non calza 

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Il problema, a mio avviso, è che se il nemico di Tex è mediocre, come tu stesso dici, e degli altri personaggi importa poco per la storia -concordo-, anche la storia risulta mediocre, non onesta e ordinaria. Infatti quali altri spunti interessanti ci sarebbero al di là dello scontro con Duncan, che praticamente non avviene? Per questo mi sono piuttosto annoiato.

Quante storie di Tex con avversari mediocri e storie certo non ordinarie. El Supremo è un avversario assolutamente mediocre in una storia ssolutamente eccellente. Il Nick Calavera della prima storia di Canzio è un signor personaggio in una buona/ottima storia. Il Mefisto di Nizzi è un personaggio assolutamente strapazzato in una storia mediocre.

Alla fine dei conti è SEMPRE la sceneggiatura a dettare le classifiche, mai il personaggio. Questa storia è sufficiente tendente al buono, un 6 
½, come emerge anche dal sondaggio con una quindicina di votanti.

sono d'accordo con te tranne che sul giudizio della storia, che per me non è sufficiente. El Supremo è una storia emozionante, dall'inizio alla fine, perché appunto la sceneggiatura è di gran livello. Qui la storia secondo me è piuttosto piatta, tutto punta un po' stancamente verso lo scontro finale che poi... non c'è. Da qui nasce il senso di noia di cui parlavo. Se la storia contenuta nell'albo e mezzo che ha portato fino a quel punto vi è piaciuta, buon per voi, secondo me solo uno scontro con un avversario degno di Tex poteva risollevarla e questo non è avvenuto.
con ciò concordo pure con Leo quando dice che una storia può essere onesta anche senza un gran avversario: però ci vuole almeno una buona sceneggiatura!

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D'altra parte, in più di una storia ho visto riferirsi ai militari come "portatori di stellette" quando le stellette sul colletto sono un ornamento esclusivo delle Forze Armate Italiane e sono sconosciute nelle altre nazioni.
 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella seconda guerra mondiale in cui gli ufficiali americani di grado più alto avevano delle stellette sull'uniforme.

jour-le-plus-long-1963-09-g.jpg

Ricordavo bene :)

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D'altra parte, in più di una storia ho visto riferirsi ai militari come "portatori di stellette" quando le stellette sul colletto sono un ornamento esclusivo delle Forze Armate Italiane e sono sconosciute nelle altre nazioni.
 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella seconda guerra mondiale in cui gli ufficiali americani di grado più alto avevano delle stellette sull'uniforme.

jour-le-plus-long-1963-09-g.jpg

Ricordavo bene

:)

Nell'esercito americano le stelle indicano i generali: una stella Brigadiere Generale (che era il grado di Robert Mitchum nel film da cui hai tratto la foto e che, infatti,è sulla spallina della giacca e sull'elmetto), due stelle Maggior Generale, tre stelle Tenente Generale, quattro stelle Generale (grado riservato solo ai Capi di Statoi Maggiore e ai comandanti dei Comandi Combattenti Unificati Interforze), cinque stelle, Generale dell'Esercito (o dell'Aviazione), grado concesso solo in tempo di guerra.
Non hanno nulla a che fare con le stellette dell'esercito italiano che sono ornamenti cuciti sul colletto dell'uniforme e non indicano il grado.

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Non direi proprio, nell'esercito italiano 1 stelletta sulla spallina, proprio come Robert Mitchum sopra, significa sottotenente, 2 stelline tenente, 3 stelline capitano, poi salendo di grado c'è l'abbinamento stellette con simboli

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D'altra parte, in più di una storia ho visto riferirsi ai militari come "portatori di stellette" quando le stellette sul colletto sono un ornamento esclusivo delle Forze Armate Italiane e sono sconosciute nelle altre nazioni.
 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella seconda guerra mondiale in cui gli ufficiali americani di grado più alto avevano delle stellette sull'uniforme.

jour-le-plus-long-1963-09-g.jpg

 

Ricordavo bene

:)

Nell'esercito americano le stelle indicano i generali: una stella Brigadiere Generale (che era il grado di Robert Mitchum nel film da cui hai tratto la foto e che, infatti,è sulla spallina della giacca e sull'elmetto), due stelle Maggior Generale, tre stelle Tenente Generale, quattro stelle Generale (grado riservato solo ai Capi di Statoi Maggiore e ai comandanti dei Comandi Combattenti Unificati Interforze), cinque stelle, Generale dell'Esercito (o dell'Aviazione), grado concesso solo in tempo di guerra.
Non hanno nulla a che fare con le stellette dell'esercito italiano che sono ornamenti cuciti sul colletto dell'uniforme e non indicano il grado.

 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella seconda guerra mondiale in cui gli ufficiali americani di grado più alto avevano delle stellette sull'uniforme.

jour-le-plus-long-1963-09-g.jpg

 

Ricordavo bene

:)

Nell'esercito americano le stelle indicano i generali: una stella Brigadiere Generale (che era il grado di Robert Mitchum nel film da cui hai tratto la foto e che, infatti,è sulla spallina della giacca e sull'elmetto), due stelle Maggior Generale, tre stelle Tenente Generale, quattro stelle Generale (grado riservato solo ai Capi di Statoi Maggiore e ai comandanti dei Comandi Combattenti Unificati Interforze), cinque stelle, Generale dell'Esercito (o dell'Aviazione), grado concesso solo in tempo di guerra.
Non hanno nulla a che fare con le stellette dell'esercito italiano che sono ornamenti cuciti sul colletto dell'uniforme e non indicano il grado.

 

Non hanno nulla a che fare con le stellette dell'esercito italiano che sono ornamenti cuciti sul colletto dell'uniforme e non indicano il grado.

Non direi proprio, nell'esercito italiano 1 stelletta sulla spallina, proprio come Robert Mitchum sopra, significa sottotenente, 2 stelline tenente, 3 stelline capitano, poi salendo di grado c'è l'abbinamento stellette con simboli


D'altra parte, in più di una storia ho visto riferirsi ai militari come "portatori di stellette" quando le stellette sul colletto sono un ornamento esclusivo delle Forze Armate Italiane e sono sconosciute nelle altre nazioni.
 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella seconda guerra mondiale in cui gli ufficiali americani di grado più alto avevano delle stellette sull'uniforme.

jour-le-plus-long-1963-09-g.jpg

 

Ricordavo bene

:)

Nell'esercito americano le stelle indicano i generali: una stella Brigadiere Generale (che era il grado di Robert Mitchum nel film da cui hai tratto la foto e che, infatti,è sulla spallina della giacca e sull'elmetto), due stelle Maggior Generale, tre stelle Tenente Generale, quattro stelle Generale (grado riservato solo ai Capi di Statoi Maggiore e ai comandanti dei Comandi Combattenti Unificati Interforze), cinque stelle, Generale dell'Esercito (o dell'Aviazione), grado concesso solo in tempo di guerra.
Non hanno nulla a che fare con le stellette dell'esercito italiano che sono ornamenti cuciti sul colletto dell'uniforme e non indicano il grado.

 

A me sembra di ricordare in particolare diversi film ambientati nella secon

Non direi proprio, nell'esercito italiano 1 stelletta sulla spallina, proprio come Robert Mitchum sopra, significa sottotenente, 2 stelline tenente, 3 stelline capitano, poi salendo di grado c'è l'abbinamento stellette con simboli


Con tutto il rispetto, anche tu stai facendo confusione: un conto sono le stelle che indicano i gradi e che sono cucite sulla spallina e un  altro sono le stellette (e non a caso si usa il diminutivo) che sono cucite nel colletto e nel bavero della divisa d'ordinanza e che sono un ornamento di tutte le divise dal soldato semplice al più alto in grado dei generali. Queste stellette sono un ornamento esclusivo delle forze armate italiane come prescritto da un Decreto del 1871. Nessun altra forza armata di altre nazioni le usa.-
Queste stellette, ribadisco, non sono e non vanno confuse con le stelle che indicano i gradi.
Nel sistema italiano abbiamo  da una a tre stelle per gli ufficiali da sottotenente a capìtano, da una a tre stelle con la torre per quelli da maggiore a colonnello da una a quattro stelle con la greca per i generali.
Negli USA si parte da Sottotenente, una sbarra dorata, tenente, una sbarra d'argento, capitano, due sbarre, maggiore foglia dorata, tenente colonnello, foglia argentata, colonnello aquila, generali da una a quattro stelle a seconda del rango. 
Se ve lo chiedete, il motivo per cui in USA il sottotenente ed il maggiore hanno i gradi dorati invece che argentati, questo dipende dal fatto che in origine non avevano insegne particolari: un maggiore si riconosceva perché portava la controspallina ed il sottotenente perché portava la spallina semplice. Quando fu abrogata la controspallina nel 1832, sostituita da spalline con le frangette (rimaste in uso sino al 1872). si decise di dare al maggiore la stessa insegna del tenente colonnello ma dorata per distinguerlo. Allo stesso modo con l'entrata in funzione delle nuove uniformi da campo nel 1917, che non avevano spalline particolari, si decise di rendere immediatamente riconoscibile il sottotenente dandogli la barretta dorata. Ecco il perché  dell'anomalia per cui  un grado dorato vale meno di uno argentato.

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Una onesta storia di Tex, con una seconda parte che è fatta apposta per esaltare la figura dell'eroe - di colui, cioè, che prende in mano la situazione e la risolve con la sola forza del proprio carisma e della propria audacia: una celebrazione, insomma, dell'Eroe Tex Willer.
Ecco perché, onestamente, tutte le aspre critiche a questa storia non riesco a capirle (e parla uno che con Faraci nel recente passato è stato durissimo).
Una storia lineare, semplice, ma raccontata bene e che non annoia, in cui le caratteristiche di Tex (e Carson) sono delineate nel modo giusto: una storia da 7 pieno, a mio avviso. Si conferma così il netto miglioramento di Faraci, già visto nella doppia precedente con Dotti.

Capitolo disegni: davvero belli! Nespolino è un ottimo acquisto: sa far recitare i personaggi, è bravo nelle ambientazioni, è dinamico al punto giusto, e ha colto bene sia Tex che Carson. Ampiamente promosso.

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Arrivo per ultimo a commentare questa storia che sono riuscito a leggere soltanto oggi. In breve, devo dire di non essere uscito pienamente soddisfatto dalla lettura, anzi un tantino annoiato: si tratta di una storia a mio parere mediocre, senza dubbio ben scritta ma priva di guizzi che tengano accesa l'attenzione del lettore, in alcuni punti un po' scontata - insomma, una volta riposti gli albi nello scaffale sarà presto dimenticata. I disegni sono molto buoni, puliti e precisi come nella tradizione di Tex, anche se forse manca un po' di personalità.

Per i pochi che non hanno ancora letto i due albi, ci possono essere SPOILER nelle righe seguenti :)

Vado un po' più nei dettagli, partendo dalle note positive: finalmente una soggetto di Faraci più complesso e strutturato di quelli a cui ci eravamo abituati. Tante volte avevo criticato l'autore per la "pochezza" dei suoi soggetti, intesa come eccessiva semplicità e linearità. Qui invece ci sono diverse linee narrative che si intrecciano (la ricerca del giovane soldato in fuga, gli indiani, l'arrivo dei due affaristi da Chicago), che forse si potevano sviluppare ulteriormente in una storia di lunghezza maggiore.

La critica maggiore che muovo a Faraci in merito a questa storia è però che, a fronte di un soggetto sufficientemente corposo e promettente, la sceneggiatura si rivela piuttosto piatta, senza profondità: mi sembra che le scelte dell'autore siano dirette verso una semplificazione estrema delle scelte narrative. Un esempio su tutti, per spiegarmi meglio: l'attacco dei soldati al campo degli indiani è davvero troppo semplice, senza nessuna tattica o strategia da entrambe le parti, con gli indiani a cui basta nascondersi fra gli alberi per mettere in scacco i soldati. Forse le poche pagine a disposizione hanno condotto a questa scelta, che però mi sembra eccessivamente semplicistica. Da lettore mi aspettavo qualcosina in più, che mi sorprendesse o mi interessasse.
Questo è il maggior difetto della storia secondo me, che non la fa andare oltre una sufficienza. Un soggetto come questo, che non è per nulla originale (tutte situazioni viste e riviste), ha bisogno di una sceneggiatura spumeggiante, con idee originali, in grado di sorprendere il lettore, di farlo esclamare: "Ah, ma guarda cosa si è inventato Faraci qui!" Invece questo non accade, non ci sono sorprese, tutto scorre su binari già percorsi innumerevoli volte: chi si è sorpreso nel vedere Tex e Carson che trovano il giovane soldato in fuga?
Scrivere Tex non è facile perché, oltre alla solita questione del rispetto del personaggio (ma qui credo che Faraci sia esente da critiche, perché il suo Tex è il vero Tex, su questo non ho dubbi), c'è una difficoltà ancora maggiore: quella di riuscire sempre a sorprendere il lettore. Se le trame, spesso, non possono che essere ripetitive, allora l'autore deve riuscire a trovare situazioni originali, per mantenere vivo l'interesse.

Concludo con una nota sul finale, che invece ho trovato interessante e coraggioso (al di là del modo banale in cui si arriva ai soldati accerchiati nel campo). Secondo me è riuscito bene, diciamo da pagina 100 in poi: esce fuori tutto il carisma di Tex, e non mi sembra né forzato né fuori luogo. Il problema, per me, è quello che succede prima.

Ah, dimenticavo: i titoli dei due albi. Pessimi, insignificanti, sbagliati.

Edited by pecos
  • +1 2

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Vado un po' più nei dettagli, partendo dalle note positive: finalmente una soggetto di Faraci più complesso e strutturato di quelli a cui ci eravamo abituati. Tante volte avevo criticato l'autore per la "pochezza" dei suoi soggetti, intesa come eccessiva semplicità e linearità. Qui invece ci sono diverse linee narrative che si intrecciano (la ricerca del giovane soldato in fuga, gli indiani, l'arrivo dei due affaristi da Chicago), che forse si potevano sviluppare ulteriormente in una storia di lunghezza maggiore.

Sotto questo aspetto la storia mi ha ricordato l'ultima di Nizzi (L'oro dei monti San Juan) peraltro con soggetto e ambientazione molto somiglianti. Nella storia di Nizzi la cricca di Denver veniva solo mostrata in modo da farla conoscere al lettore ma non venivano espandi e approfonditi gli aspetti e le personalità dei soggetti in questione. Nella storia di Faraci avviene lo stesso. Peccato perchè penso che caratterizzandoli con una buona personalità (magari quella di ricchi e folli avventurieri ignari del del pericolo, vedi come il colonnello Thunder in "Fratello Bianco di Nizzi, che muore per la sua follia della caccia al bisonte) avrebbe a mio avviso dato qualcosa in più alla trama.

  • +1 1

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Arrivo per ultimo a commentare questa storia che sono riuscito a leggere soltanto oggi. In breve, devo dire di non essere uscito pienamente soddisfatto dalla lettura, anzi un tantino annoiato: si tratta di una storia a mio parere mediocre, senza dubbio ben scritta ma priva di guizzi che tengano accesa l'attenzione del lettore, in alcuni punti un po' scontata - insomma, una volta riposti gli albi nello scaffale sarà presto dimenticata. I disegni sono molto buoni, puliti e precisi come nella tradizione di Tex, anche se forse manca un po' di personalità.

Per i pochi che non hanno ancora letto i due albi, ci possono essere SPOILER nelle righe seguenti :)

Vado un po' più nei dettagli, partendo dalle note positive: finalmente una soggetto di Faraci più complesso e strutturato di quelli a cui ci eravamo abituati. Tante volte avevo criticato l'autore per la "pochezza" dei suoi soggetti, intesa come eccessiva semplicità e linearità. Qui invece ci sono diverse linee narrative che si intrecciano (la ricerca del giovane soldato in fuga, gli indiani, l'arrivo dei due affaristi da Chicago), che forse si potevano sviluppare ulteriormente in una storia di lunghezza maggiore.

La critica maggiore che muovo a Faraci in merito a questa storia è però che, a fronte di un soggetto sufficientemente corposo e promettente, la sceneggiatura si rivela piuttosto piatta, senza profondità: mi sembra che le scelte dell'autore siano dirette verso una semplificazione estrema delle scelte narrative. Un esempio su tutti, per spiegarmi meglio: l'attacco dei soldati al campo degli indiani è davvero troppo semplice, senza nessuna tattica o strategia da entrambe le parti, con gli indiani a cui basta nascondersi fra gli alberi per mettere in scacco i soldati. Forse le poche pagine a disposizione hanno condotto a questa scelta, che però mi sembra eccessivamente semplicistica. Da lettore mi aspettavo qualcosina in più, che mi sorprendesse o mi interessasse.
Questo è il maggior difetto della storia secondo me, che non la fa andare oltre una sufficienza. Un soggetto come questo, che non è per nulla originale (tutte situazioni viste e riviste), ha bisogno di una sceneggiatura spumeggiante, con idee originali, in grado di sorprendere il lettore, di farlo esclamare: "Ah, ma guarda cosa si è inventato Faraci qui!" Invece questo non accade, non ci sono sorprese, tutto scorre su binari già percorsi innumerevoli volte: chi si è sorpreso nel vedere Tex e Carson che trovano il giovane soldato in fuga?
Scrivere Tex non è facile perché, oltre alla solita questione del rispetto del personaggio (ma qui credo che Faraci sia esente da critiche, perché il suo Tex è il vero Tex, su questo non ho dubbi), c'è una difficoltà ancora maggiore: quella di riuscire sempre a sorprendere il lettore. Se le trame, spesso, non possono che essere ripetitive, allora l'autore deve riuscire a trovare situazioni originali, per mantenere vivo l'interesse.

Concludo con una nota sul finale, che invece ho trovato interessante e coraggioso (al di là del modo banale in cui si arriva ai soldati accerchiati nel campo). Secondo me è riuscito bene, diciamo da pagina 100 in poi: esce fuori tutto il carisma di Tex, e non mi sembra né forzato né fuori luogo. Il problema, per me, è quello che succede prima.

Ah, dimenticavo: i titoli dei due albi. Pessimi, insignificanti, sbagliati.

Complimenti per l'analisi, chiara e accurata; rispecchia perfettamente anche il mio pensiero -eccetto il giudizio sul finale che come ho già scritto a me non eè piaciuto.

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Una delle 41 tavole realizzate da Marco Bianchini per la storia che poi gli fu tolta per essere affidata a Nespolino. Per la precisione è la numero 11.

 

 

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