Jump to content
TWF - Tex Willer Forum
Sam Stone

[Texone N. 31] Capitan Jack

La storia, i disegni, i personaggi  

49 members have voted

You do not have permission to vote in this poll, or see the poll results. Please sign in or register to vote in this poll.

Recommended Posts

<span style="color:red;">16 ore fa</span>, F80T dice:

Infine, ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto che la guerra Modoc è avvenuta negli anni 1872 e 1873, quindi all'incirca un decennio prima della contemporaneità texiana. Di ciò, però, nell'albo non c'è alcuna traccia, sicché un lettore sprovveduto - quale io stesso sono - è indotto a pensare che gli avvenimenti trattati si siano svolti negli ani '80 del XIX secolo.

 

Questa storia è stata voluta da Sergio Bonelli e quanto alla collocazione temporale, definiamola  una licenza narrativa e non è neppure la prima.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Mi sono accostato a questo 31° texone con curiosità, dopo aver letto le opinioni dei forumisti in questo topic. Devo dire, per quanto riguarda i disegni, che,  senza, dubbio le figure di Tex e Carson sono rappresentate in un modo davvero irrituale, che sicuramente spiazza i lettori texiani di lunga data come me. Ancor piu di Tex, tratteggiato come una figura rocciosa ed "omerica" dal naso aquilino, il Carson di Breccia, dall'aspetto allucinato e luciferino, è francamente indigeribile. Detto questo, dal punto di vista dei disegni, la prova di Breccia è senza dubbio di altissimo livello, sicuramente tra le migliori della serie degli albi speciali. Alcune tavole, con un utilizzo dei chiaroscuri veramente magistrale, hanno una valenza davvero artistica, che va oltre la dimensione del fumetto. Certo, il suo modo di rappresentare i volti è grottesco e caricaturale e sicuramente avrei apprezzato, personalmente, ancor di più la sua prova se avesse smussato questa che, non conoscendo la sua produzione, deduco sia una sua caratteristica. Ma, forse, questo avrebbe significato in qualche modo snaturare la sua arte e, d'altra parte, fin dal primo numero, con il Tex di Buzzelli, meno irrituale ma comunque distante da quello che eravamo abituati a conoscere, la filosofia degli albi speciali propugnata da Bonelli era proprio quella che ciascun disegnatore fornisse la sua personale interpretazione del nostro ranger. 

Una prova maiuscola del disegnatore, cui non corrisponde una altrettanto buona da parte di Faraci nel narrare questa vicenda, dal sapore  "nolittiano", in cui peraltro, il personaggio che da il nome all'albo, viene a mio avviso rappresentato di una tale irresolutezza ed ignavia da essere oltremodo irritante, senza suscitare nel lettore alcuna empatia.  Non si riesce a capire come Tex, anziche' accoglierlo a sberle come avrebbe meritato, possa addirittura in qualche modo solidarizzarvi, dopo un gesto tanto vile come l'uccisione del generale Canby. Ancor piu incomprensibile è come un personaggio del genere, tratteggiato da Faraci come indeciso a tutto e in balia dei suoi uomini, avesse potuto diventare capo tribù.  Per capirci, non è un cattivo come il Ray Clemmons di Boselli o, sia pure in misura minore, il nolittiano sergente Donovan, la cui fine eroica li riscatta agli occhi del lettore, ma solo uno sprovveduto senza un briciolo di personalità che "non ne azzecca una".

Oltre a questo, troppe pagine, nelle quali l'albo si regge solo grazie ai disegni di Breccia, vengono dedicate allo scontro con i Modoc, a mio parere proprio come riempitivo di una sceneggiatura esile. Ne' il "colpo di scena" delle pagine finali serve in qualche modo a risollevarla (qualcuno ha devvero pensato che Tex fosse morto ??). 

Un soggetto, di base interessante, che, a mio parere, avrebbe potuto essere narrato in modo più efficace. 

Share this post


Link to post
Share on other sites
On 9/7/2016 at 21:20, Leo dice:

Ho letto con piacere le molte recensioni positive che su internet circolano su Capitan Jack, e sono contento per questa incursione di Faraci nell'epica, una componente che nelle sue storie - fondamentalmente ordinarie - fino ad ora era mancata. Eppure, nonostante il texone di quest'anno appartenga al filone che amo di più - vicende tratte dalla Storia - non ho apprezzato appieno il taglio che l'autore ha voluto dare alla vicenda, privilegiando la componente d'azione in una trama che ben si prestava invece all'approfondimento della psicologia dei personaggi e delle loro motivazioni: se si fosse dato maggior risalto a quest'aspetto, invece di occupare vignette con dei "bang bang" di troppo, ne avrebbe giovato il tasso di drammatizzazione della vicenda, quel pathos indispensabile per rendere una storia epica e memorabile. Non è assolutamente una bocciatura, e non escludo che una seconda lettura possa darmi impressioni differenti, ma senz'altro a mio parere una storia con questi personaggi (onore a Sergio Bonelli per averci pensato) poteva scavare di più nel loro intimo fornendo un ritratto più profondo e più complesso di quello - pur apprezzabile - che ne è venuto fuori.

I disegni, invece, sembrano fatti apposta per dividere, come infatti puntualmente è avvenuto. Un Tex e un Carson troppo lontani dalla tradizione, dei nasi da "rinoplastica" (per rubare un'espressione di Wasted Years), dei volti sostanzialmente sgradevoli. Tex e Carson sono diversi, quella caricatura che sembra il diavolo del Milan (il simbolo della squadra prima dell'avvento di Berlusconi, per intenderci) non può essere Kit Carson. A fronte di questa personalissima e a me non gradita interpretazione dei volti dei ranger, il disegnatore sfodera per il resto una prova maiuscola e molto originale - vera delizia per gli occhi - che in definitiva può far dimenticare quei ritratti così lontani dalla tradizione, anche perché proposti su una testata che nella sperimentazione grafica aveva la sua ragion d'essere originaria.

Concordo su tutto.

On 31/7/2016 at 11:09, Leo dice:

Nella citazione di Pecos ho volutamente riportato solo alcune frasi, brevi estratti di un commento più lungo e molto ben scritto; solo alcune frasi che però sintetizzano il giudizio che ne ho dato io e lo fanno con maggiore efficacia di quanto abbia fatto io. Sull'epicità mi ero espresso più o meno negli stessi termini, mentre non ho saputo descrivere la sensazione che Pecos riesce ottimamente a rendere, quando dice che la figura monumentale che poteva essere Capitan Jack lascia un senso di non-finito: è esattamente quello che ho provato io, Pecos; Capitan Jack aveva le potenzialità per essere un gigante, ed invece è solo un abbozzo, lui e tutto il suo mondo di contorno, i suoi rapporti con Hooker Jim, le motivazioni alla base di alcune decisioni apparentemente poco sensate e però decisive. Un abbozzo, un non-finito: sono totalmente d'accordo.

Ho lamentato soprattutto il fatto che le pagine c'erano pure per approfondire Capitan Jack, se teniamo conto che molte - troppe - sono state dedicate alla battaglia centrale, con tanti troppi bang bang (circa 40 pagine), tra i quali spicca - in negativo - la scena da te citata: anch'io non ne posso più di questo Rambo che, nelle situazioni disperate, non trova di meglio che contare sulla propria invulnerabilità, mandando a quel paese la verosimiglianza della storia e la credibilità dello stesso protagonista: lungi dall'apprezzare questo spericolato scavezzacollo, ne esco con una sensazione di forte fastidio. Sono contento che qualcun altro la pensi come me su questa storia, che avrebbe potuto essere un capolavoro ma che è solo una buona storia.

Già... È una buona storia ma poteva essere molto di più. Il Tex supereroe (noi lo sappiamo, lui no) certe volte stona proprio. Faraci ha scelto una strada per coniugare la Storia con i nostri pards. Ha cercato di esaltare il disegnatore e per me ha centrato l'obiettivo ma forse perdendo qualcosa come scrittura. Su Breccia ne ho lette tante...Alcune tavole sono meravigliose ed evocative poi per me ha esagerato su Tex ed in parte su Carson. Il Texone è per i disegnatori, per il loro stile a servizio di Tex e in collaborazione con lo sceneggiatore. Non è il solito Tex, anzi. Però siamo nei limiti per me. Cioè anche il Tex di Font spesso mi lascia basito. Poi se sul Texone gli fanno il codino, la cresta o cose simili allora i limiti per me sono superati. Credo che il Boss non lo permetterebbe...

Share this post


Link to post
Share on other sites

Texone "anomalo" sotto tanti aspetti, l'albo speciale n. 31 tenta la difficilissima operazione - tentata alle volte - di coniugare la Storia con la Vicenda, rendendo Tex protagonista di un episodio realmente accaduto. Devo dire che l'operazione per me non è granché riuscita e, come rilevato da altri, pare più una storia al servizio del disegnatore, che non una storia con una trama ben precisa. I dialoghi sono irrisori, Tex è coinvolto in una delle sparatorie più lunghe che io ricordi tra quelle apparse sui Texoni, il tutto senza mai dire una parola, ma accompagnato da uccelli premonitori. Inoltre, se si voleva esaltare il realismo di certi personaggi davvero vissuti, perché non approfondire la psicologia di Capitan Jack o di Hooker Jim? Invece nulla, appaiono piatti, pedine di un gioco più grande di loro. Peccato perché il risultato poteva essere decisamente migliore. 

 

Le tavole di Breccia sono magistralmente evocative, più da sogno crepuscolare che non da realismo western. Però il suo modo di interpretare i volti, francamente non mi ha convinto. Tutti i personaggi mettono in mostra dentature terribili e labbra inesistenti: sembrano dei teschi con un po' di pelle e dei capelli attaccati. I volti di Tex e Carson, con quei nasi aquilino, sono irriconoscibili e, sarà pure un tratto "particolare", ma non mi è andato giù. 

 

Voto complessivo: 7,5.

Share this post


Link to post
Share on other sites

  • Recently Browsing   0 members

    No registered users viewing this page.

×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.