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TWF - Tex Willer Forum

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Se qualcuno ha già trattato l'argomento chiedo scusa e lo prego di ripetere la risposta: come e perché fu scelto proprio Claudio Villa per sostituire Galep nelle realizzazioni delle copertine? 

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Perché all'interno del parco disegnatori di allora (che per i più distratti ricordo che comprendeva oltre Galep: Letteri, Ticci, Fusco, Monti, Civitelli , Villa e Marcello) solo lui e Ticci erano quelli più adatti a fare i copertinisti secondo il parere di Sergio Bonelli e  Decio Canzio. Si dice che Villa la spuntò perché essendo di Como era più facile tenere i contatti con lui ma non so se sia vero

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Penso che Villa sia stata una ottima scelta, considerando alcune sue copertine-capolavoro. Peccato che si vedano poche storie disegnate da lui. Ma ormai non si può avere tutto.

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Quando Villa fu scelto come copertinista per Tex io rimasi piuttosto dubbioso. Avevo conosciuto il disegnatore su Martin Mystere, ne avevo apprezzato lo stile e l'abilità, però non ce lo vedevo come testimone per Galep. Avrei preferito Ticci, per quanto fosse anche lui molto diverso dal padre grafico di Tex. Credo che Villa sia stato preferito perché le sue tavole avevano un maggiore contrasto di bianchi e neri e di primo acchito ciò poteva farlo sembrare più in linea con le tradizionali copertine di Tex. E il fatto che l'avvicendamento sia stato così ben accettato è la conferma che l'editore nella scelta ci ha visto giusto. Eppure, a distanza di tanti anni, io non riesco a farmi piacere troppo il "nuovo" Tex.

 

A questo punto permettetemi di aprire una parentesi su Aurelio Galleppini, grande Maestro che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Io ho sempre trovato sbagliato identificare tout court la personalità di Tex con quella di Gianluigi Bonelli. Il quale ha sicuramente dato al nostro eroe l’anima, il carattere, quel modo di essere che lo rende riconoscibile ancor oggi come allora. Ma non dimentichiamoci che a lato di quest’anima e in felice commistione con essa, Galep per cinquant’anni ha fornito il volto, l’aspetto esteriore, quello oltretutto più riconoscibile e di immediata presa. Galep, si sa, utilizzò come primo modello per Tex l’attore Gary Cooper salvo poi guardarsi allo specchio e prestare le proprie fattezze al personaggio, complice anche una sua felice somiglianza con Cooper. Adesso, per rendersi conto dell’apporto dato da Galep al personaggio Tex basta mettere a confronto una sua foto con quella di GL Bonelli. Non solo due facce diverse, ma anche due “tipi psicologici” profondamente diversi. Il volto di Bonelli padre era roccioso e volitivo, lasciava trasparire una certa impetuosità; mentre quello di Galleppini al contrario era l’immagine di una persona calma e gentile dai tratti piuttosto fini. E’ da questo connubio, rivelatosi felicissimo per Tex, tra l’impeto bonelliano e la gentilezza galleppiniana, che ha preso forma il “charachter” che tutti i texiani hanno stampato nel cuore e nella mente. Ovviamente è esistito da molto tempo prima di Villa, un “altro” Tex, e questo secondo Tex è stato per un po’ di tempo disegnato da autori come Ticci e Fusco, i quali hanno dato un’immagine di Tex un po’ diversa da quella tradizionale, più vicina a quella di attori western quali Charlton Heston e John Wayne, rispettivamente. Con l’addio di Galep e la scomparsa di altri disegnatori storici quali Letteri e Nicolò, ha iniziato a prendere forma un nuovo Tex, la cui impronta stilistica si è fatta via via più sudamericana. Ora, dicevamo di Villa, che prendendo spunto dal Tex di Ticci, col suo tratto grafico fortemente realistico, ridisegna Tex sulle fattezze di Charlton Heston, seguendo le indicazioni dell’editore che già aveva avallato questa identificazione. Si tratta di un cambiamento esteriore non da poco. Rispetto al Tex “classico”, il “Tex Heston” ha il volto più piccolo e quadrato, la mascella fortemente squadrata, un naso più corto e un marcato solco sopra il labbro superiore e per finire un occhio più fermo e vigile. Et voilà, il "nuovo" Tex è servito. Non è un brutto Tex, ha una fisionomia più accurata e riconoscibile, ma è un'altra persona. Io sono legato al "Tex Cooper", il Tex galleppiniano, che aveva il volto più allungato e il naso più fine e due occhi... due occhi che non erano mai fissi ma erano un po' ravvicinati e un po' assenti e che rendevano Tex meno impulsivo e più posato, più incline al sorriso...

 

 

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Questo il Tex "gentile" e più "fine" di Galep, mentre quello di Villa è più deciso ma anche più "rozzo"...

 

 

 

 

texvilla.jpg

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    • Da JohnnyColt
      Sono molto curioso di sapere come voi abbiate disposto i vostri Tex sulla libreria...
      Li avete disposti verticalmente od orizzontalmente? Avete tutti gli albi visibili o li avete anche su più file? Sarebbe interessante sapere quante persone sacrificano lo spazio per avere ordine e quante invece preferiscono la scelta opposta...
      Penso di essere stato chiaro, nel caso non lo fosse prego di porre i dubbi in discussione, Grazie! 
    • Da JohnnyColt
      Noto con stupore che su questo forum non vi è un'analisi del logo di Tex, della sua evoluzione e delle sue tantissime versioni.
      L'evoluzione del logo TEX è questa sotto rappresentata e ci mostra diverse fasi iniziali e il risultato finale utilizzato inizialmente su Tex Gigante e successivamente anche sulle collane parallele: il logo definitivo, oggi, è presente, con variazioni di colore e di dimensioni, su Tex Gigante, su Tex Speciale, sul Maxi Tex, sul Color Tex, sui romanzi cartonati, sul Tex Magazine e su tutte le innumerevoli ristampe o riedizioni pubblicate dalle varie case editrici mondiali.
       

       
      I versione: utilizzata soltanto nelle prime due serie a striscia della Collana del Tex (1948-1951), presenta i tre letteroni in maiuscolo leggermente inclinati verso destra, separati tra loro, gialli con contorno nero. Debutta nel settembre del '48 con "Il totem misterioso";
      II versione: utilizzata dalla terza serie all'ottava "Azzurra" (1951-1954), troviamo le tre lettere gialle contornate di nero che ora si fondono formando un abbozzo della particolare forma arrivata fino a noi. La scritta è meno tozza rispetto alla precedente e riceve un'rotazione tale da renderla ancora più dinamica. Debutta nel maggio del '51 con "L'orma della paura";
      III versione: utilizzata dalla nona serie "Gialla" fino alla chiusura della collana, con l'ultimo numero della trentaseiesima serie "Rodeo", (1954-1967), riprende l'idea precedente e la rende maggiormente gradevole, più proporzionata e di certo più moderna. I cambiamenti radicali rispetto alla passata versione sono riscontrabili nella sbarra superiore della T, meno piatta e meno allungata, e nella E leggermente più piccola. Debutta nel gennaio del '55 con "La croce tragica";
      IIII versione: il logo che da decenni vediamo sui nostri albi è presente su entrambe le serie di Tex Gigante e nella terza serie di Raccoltine ("Serie Rossa"). Si noti che nella versione definitiva del logo la gamba destra della X ritorni dritta, esattamente come la versione utilizzata tra il '51 e il '54.
       
      Troviamo inoltre diverse altre versioni "intermedie" pubblicate sulle copertine delle Raccoltine a striscia, degli Albi d'oro e della prima serie della Collana Gigante.

      Albi d'oro (1951-1959), dalla prima alla sesta serie; 3 numeri apocrifi realizzati negli anni '70 dall'editore Piacentini insieme alla ristampa anastatica della 1/29 ( );  
      Tex Gigante (1954), prima serie - numeri 1-7, 28; Albi d'oro (1959-1960), settima e ottava serie; Tex Gigante (1958), seconda serie - numero 100                                                                                                                                                                                                                                                                      ( ).  
      I loghi presenti sui numeri 9 e 10 della prima serie de Tex Gigante (1954) e sul primo numero della terza serie delle Raccoltine a striscia (1956) mostrano chiaramente come il logo poi si modificava a seconda della mano che lo disegnava e soprattutto che non vi era ancora un logo standard da imprimere su ogni copertina:

       
      Non è raro trovare, nelle Raccoltine e nella prima serie di Tex Gigante, scritte a mano con nome e cognome del personaggio:

       
      In alcune pubblicità degli anni '70 e nel gioco in scatola realizzato da Clementoni potevamo trovare sia il nome sia il cognome scritto con lo stesso font del marchio della testata:

       
      Il logo utilizzato in occasione dell'uscita nelle sale di "Tex e il signore degli abissi", film del 1985 diretto da Duccio Tessari, rappresenta quasi una fusione tra la versione utilizzata con la terza serie a striscia e quella finale che oramai troviamo su ogni pubblicazione:

      Curioso infine il fatto che, con l'uscita della riedizione in DVD del 2006, viene ripescato anche il primissimo logo, opportunemente modernizzato e di colore rosso:

       
      Nelle poche parodie dedicate a Tex possiamo vedere delle reinterpretazioni dello stile...


      ...come possiamo trovarla anche nelle versioni straniere del Nostro.
           
    • Da natural killer
      Quest'anno anche la SBE è accreditata nella carovana del Giro
       

    • Da JohnnyColt
      E' da qualche giorno che mi chiedo se Tex possa davvero competere con i vari manga o con i vari comics che tanto ora vanno tra i giovani. Tex non è prettamente un fumetto per "vecchi" però rappresenta una nicchia di lettori, una nicchia appassionata di western e di azione un poco canzonata. Tex tra l'altro, è l'eroe tutto d'un pezzo che oggi si osteggia, si preferiscono personaggi dubbiosi e per alcuni aspetti deboli, si preferiscono personaggi più contemporanei e legati alla vita globalizzata e ipertecnologica. Se Tex negli anni '60 rappresentava un modello da seguire per migliaia di ragazzini, se Tex dava speranza in un mondo migliore a cui tutti potevano aspirare, oggi che cosa rappresenta? Che cosa può offrire Tex alle nuove generazioni ? Cosa può trasmettere ai giovani che preferiscono la frivolezza di un manga o di un comic?
      Personalmente penso che quei valori che Tex esprimeva negli anni '50/'60/'70 possano avere ancora oggi un'importanza rilevante, penso che farebbe bene far leggere Tex a più giovani affinchè possano comprendere le ragioni di libertà e giustizia che fanno agire Tex, affinchè possano comprendere che non esiste popolo superiore o popolo inferiore ma vi è una sola razza umana composta da buoni e cattivi (siano essi bianchi, rossi, neri o gialli), affinchè possano comprendere l'inutilità della guerra e degli stermini di popoli che ancora purtroppo esistono. 
      In un mondo globalizzato e ipertecnologico come quello odierno, in un mondo profondamente razzista e classista Tex può davvero rappresentare un modello da seguire per le nuove generazioni rincitrullite da slogan politici, musica opinabile e reality show. Secondo voi è possibile far avvicinare quei giovani che preferiscono i comics e i manga perchè vanno di moda o il tutto si conclude con una mera questione di gusti?
      Per me le vendite parlano chiaro, i gusti c'entrano ma fino ad un certo punto. Credo sia più consono parlare di moda.
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