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Perché all'interno del parco disegnatori di allora (che per i più distratti ricordo che comprendeva oltre Galep: Letteri, Ticci, Fusco, Monti, Civitelli , Villa e Marcello) solo lui e Ticci erano quelli più adatti a fare i copertinisti secondo il parere di Sergio Bonelli e  Decio Canzio. Si dice che Villa la spuntò perché essendo di Como era più facile tenere i contatti con lui ma non so se sia vero

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Quando Villa fu scelto come copertinista per Tex io rimasi piuttosto dubbioso. Avevo conosciuto il disegnatore su Martin Mystere, ne avevo apprezzato lo stile e l'abilità, però non ce lo vedevo come testimone per Galep. Avrei preferito Ticci, per quanto fosse anche lui molto diverso dal padre grafico di Tex. Credo che Villa sia stato preferito perché le sue tavole avevano un maggiore contrasto di bianchi e neri e di primo acchito ciò poteva farlo sembrare più in linea con le tradizionali copertine di Tex. E il fatto che l'avvicendamento sia stato così ben accettato è la conferma che l'editore nella scelta ci ha visto giusto. Eppure, a distanza di tanti anni, io non riesco a farmi piacere troppo il "nuovo" Tex.

 

A questo punto permettetemi di aprire una parentesi su Aurelio Galleppini, grande Maestro che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Io ho sempre trovato sbagliato identificare tout court la personalità di Tex con quella di Gianluigi Bonelli. Il quale ha sicuramente dato al nostro eroe l’anima, il carattere, quel modo di essere che lo rende riconoscibile ancor oggi come allora. Ma non dimentichiamoci che a lato di quest’anima e in felice commistione con essa, Galep per cinquant’anni ha fornito il volto, l’aspetto esteriore, quello oltretutto più riconoscibile e di immediata presa. Galep, si sa, utilizzò come primo modello per Tex l’attore Gary Cooper salvo poi guardarsi allo specchio e prestare le proprie fattezze al personaggio, complice anche una sua felice somiglianza con Cooper. Adesso, per rendersi conto dell’apporto dato da Galep al personaggio Tex basta mettere a confronto una sua foto con quella di GL Bonelli. Non solo due facce diverse, ma anche due “tipi psicologici” profondamente diversi. Il volto di Bonelli padre era roccioso e volitivo, lasciava trasparire una certa impetuosità; mentre quello di Galleppini al contrario era l’immagine di una persona calma e gentile dai tratti piuttosto fini. E’ da questo connubio, rivelatosi felicissimo per Tex, tra l’impeto bonelliano e la gentilezza galleppiniana, che ha preso forma il “charachter” che tutti i texiani hanno stampato nel cuore e nella mente. Ovviamente è esistito da molto tempo prima di Villa, un “altro” Tex, e questo secondo Tex è stato per un po’ di tempo disegnato da autori come Ticci e Fusco, i quali hanno dato un’immagine di Tex un po’ diversa da quella tradizionale, più vicina a quella di attori western quali Charlton Heston e John Wayne, rispettivamente. Con l’addio di Galep e la scomparsa di altri disegnatori storici quali Letteri e Nicolò, ha iniziato a prendere forma un nuovo Tex, la cui impronta stilistica si è fatta via via più sudamericana. Ora, dicevamo di Villa, che prendendo spunto dal Tex di Ticci, col suo tratto grafico fortemente realistico, ridisegna Tex sulle fattezze di Charlton Heston, seguendo le indicazioni dell’editore che già aveva avallato questa identificazione. Si tratta di un cambiamento esteriore non da poco. Rispetto al Tex “classico”, il “Tex Heston” ha il volto più piccolo e quadrato, la mascella fortemente squadrata, un naso più corto e un marcato solco sopra il labbro superiore e per finire un occhio più fermo e vigile. Et voilà, il "nuovo" Tex è servito. Non è un brutto Tex, ha una fisionomia più accurata e riconoscibile, ma è un'altra persona. Io sono legato al "Tex Cooper", il Tex galleppiniano, che aveva il volto più allungato e il naso più fine e due occhi... due occhi che non erano mai fissi ma erano un po' ravvicinati e un po' assenti e che rendevano Tex meno impulsivo e più posato, più incline al sorriso...

 

 

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Questo il Tex "gentile" e più "fine" di Galep, mentre quello di Villa è più deciso ma anche più "rozzo"...

 

 

 

 

texvilla.jpg

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    • Da JohnnyColt
      Tutti voi conoscerete l'ottima rivista online Sbam! Comics, giusto? 
      Ho notato che sulle sue pagine possiamo trovare vignette, perlopiù satiriche, o addirittura tavole con Tex disegnate da appassionati e fumettisti in erba e mi sono chiesto: "Perchè non ragrupparle in una discussione apposita?" Ed eccomi qui.
      Spero che sia di vostro interesse, alcune sono molto carine.
      N° 5 - Disegni di Andrea "Buong" Buongiorno

      N° 13 - Disegni di Daniele Tarlazzi

      N° 19 - Disegni di Mirko Fabbreschi

      N° 20 - Disegni di Daniele Tarlazzi 

      N° 27 - Disegni di Francesco Barbieri

      N° 31 - Testi di Filippo Pieri & Disegni di Kant ("La legge di Rex Twitter")
       
      N° 36 - Disegni di Daniele Tarlazzi

      N° 37 - Testi di Filippo Pieri & Disegni di Fizialetti ("Battista il collezionista e l'eroe del west")

       
       
       
      Non è stata aggiunta l'immagine seguente:

       
    • Da San Antonio Spurs
      Il grandissimo Giovanni Romanini ha postato su FB questa tavola in lavorazione. A parte lo splendore del cavallo, chi lo monta mi ricorda qualcuno.
      P.S. Ho già ricevuto l'invito a non coltivare l'illusione che un giorno l'artista bolognese possa dedicarsi ufficialmente a Tex.

    • Da San Antonio Spurs
      Qualcuno ha visto la tavola inedita del numero 695 pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport? Il dinamismo di Ticci, mi piace sempre molto.
    • Da San Antonio Spurs
      Sarò stato distratto, ma di quest'ultima notizia ho appreso solo stamattina leggendo il Corsera: una nuova collana con Tex, a colori, limitata ad alcuni volumi. Chiedo scusa se qualcuno aveva già iniziato, qui, a discuterne. Ma per questa volta io passo.
    • Da San Antonio Spurs

      Cofferati: “Ecco perché Tex Willer è il mio eroe”
           
              Pubblicato il 24/03/2017 SERGIO COFFERATI   Aurelio Galeppini è stato uno straordinario disegnatore, il suo sodalizio con Gian Luigi Bonelli creò, nel 1948, Tex Willer, la «creatura» che gli diede fama e riconoscimenti nel corso degli anni fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1994, poco tempo dopo aver disegnato la copertina del numero 400 del suo fumetto. Nel sorriso dolente di quel Tex a cavallo che saluta, agitando il cappello, i suoi lettori, c’è il congedo di Galep, di cui si sta per celebrare il centenario della nascita. Quel Tex gli assomiglia moltissimo, per una volta è Aurelio e non Aquila della Notte. La produzione grafica di Galeppini dal 1935, primo anno dei suoi lavori, fino al 1948, quando nasce Tex, è copiosa e di gran qualità. Poi arriva il bandito che diventa successivamente un ranger. La longevità del personaggio è fuori dalla norma, anche dopo la scomparsa di G. L. Bonelli e di Galep.  
       
      Le ragioni di questa lunga vita sono molteplici, vanno dalla sempre alta qualità delle storie (merito dovuto agli sceneggiatori), alla grande capacità dei disegnatori (anche quelli occasionali, distolti dai loro personaggi per occuparsi una volta tanto del ranger), alla bella combinazione del gruppo dei suoi pards: l’amico indiano Tiger Jack, il figlio Kit e il vecchio brontolone Kit Carson. Conta ancora di più tuttavia, a mio parere, il suo «profilo sociale», i valori ai quali fa riferimento. Lontana da me l’idea della lettura politica delle sue storie, ma è innegabile il valore simbolico di un uomo di legge bianco che diventa il capo della tribù indiana dei Navajos (non bisogna dimenticare che il tutto nasce alla fine degli Anni 40, quando il rapporto tra etnie diverse viveva problemi non dissimili da quelli del tempo attuale).  
       
      E non è da meno il modo in cui esercita la funzione dell’uomo di legge, sempre schierato con i più deboli. Tutto questo attiene prevalentemente alla storia che di volta in volta viene scritta, ma la storia da sola non basterebbe se l’immagine non fosse evocativa e di pari livello. Lì sta la maestria di Galep nel disegnare le figure di Tex e dei suoi pards, nella precisione dei dettagli, nella plasticità dei cavalli e nel naturalismo dei paesaggi, anche quando sembrano più ispirati dalla Sardegna dell’infanzia che dal lontano West. 

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