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ymalpas

[680/681] La pista dei Forrester

71 messaggi in questa discussione

<span style="color:red;">2 ore fa</span>, borden dice:

Ehm... io credo invece che la storia Ruju l'aveva pensata così. Perché credere il contrario? A che sarebbe servito un altro albo di assedio interminabile e di fratelli psicopatici? Mah! Certe volte von vi capisco... ma basterebbe chiedere allo stesso Ruju, che questo forum lo frequenta:  questa era una storia da tre albi? Scommettiamo che vi dice di no?

 

Quindi tu non hai avuto, da lettore, l'impressione che la storia abbia avuto una specie taglio? Che la faccenda del fratello matti, portata avanti per tutta la storia col suo progressivo impazzimento, sia stata a un certo punto accantonata improvvisamente? 

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No, penso che avesse da dare questo e nulla più. Anzi, personalmente, di quel matto non ne potevo più da mo'... :D 

 

 

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Io non penso neanche lontanamente di porre una simile domanda a Pasquale, perché concordo con Borden che questo sia stato il logico sviluppo della storia pensata da Ruju.

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, borden dice:

A volte ci sono ancora, saltuariamente, ma non so se hai notato che la suddivisione in multipli precisi da 110, utilissima per poter fare una programmazione in tempi di disegnatori numerosi e poco veloci, è stata introdotta all'inizio degli anni Ottanta-Quasi QUARANTA anni fa. Ripeto. QUARANTA. Se vogliamo essere predici forse 35, ma tant'è...

Disegnatori poco veloci: questo è uno sgoob. Approfondimento: sono un giornalista e da più di trent'anni so bene quali siano i limiti di spazio, per un articolo, ma in una storia... Se scappano dieci tavole in più, che male c'è? Poi ti do ragione sulla grandezza di chi sa stare in certi limiti, vista la storia compressa ma grandiosa di Galep appena riproposta in cartonato. Vorrà dire che ogni tanto andrò a rileggermi le pagine negate a Sergio Bonelli nella storia degli uomini giaguaro e che, ironia della sorte, giudico fra le migliori mai scritte e illustrate (da Letteri)

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<span style="color:red;">38 minuti fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Disegnatori poco veloci: questo è uno sgoob. Approfondimento: sono un giornalista e da più di trent'anni so bene quali siano i limiti di spazio, per un articolo, ma in una storia... Se scappano dieci tavole in più, che male c'è? Poi ti do ragione sulla grandezza di chi sa stare in certi limiti, vista la storia compressa ma grandiosa di Galep appena riproposta in cartonato. Vorrà dire che ogni tanto andrò a rileggermi le pagine negate a Sergio Bonelli nella storia degli uomini giaguaro e che, ironia della sorte, giudico fra le migliori mai scritte e illustrate (da Letteri)

NON SAI che i disegnatori attuali disegnano dieci pagine al mese se sono veloci mentre quelli di quaranta anni fa ne facevano trenta o quaranta??? Non è affatto uno scoop. Tutti lo sanno tranne te...^_^

Le storie Bonelli son già le più lunghe del pianeta. Non possiamo lasciarle bloccate e impubblicate per lustri. E poi ci sono mille altre ragioni tecniche.

 

Quelle  pagine di Sergio Canzio fece bene a tagliarle, erano solo un riempitivo per fa lavorare il velocissimo Letteri durante una mancanza d'idee (di Sergio)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quando ero bambino odiavo le storie che terminavano a metà albo ed ancor di più quelle che terminavano nelle prime 10/20 pagine e sono stato ben contento del passaggio adagli completi.

 

Quanto a chi dice:

 

<span style="color:red;">3 ore fa</span>, San Antonio Spurs dice:

Se scappano dieci tavole in più, che male c'è?

 

Mi pare evidente che proprio non riesce a capire che una storia di, diciamo 230 pagine se il disegnatore è in ritardo non può essere sostituita mentre una da 220 (due albi completi) è facilmente sostituibile con un altra della stessa lunghezza o addirittura di tre albi..

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<span style="color:red;">17 ore fa</span>, paco ordonez dice:

Come poteva continuare? Per esempio con Timothy che, pazzo del tutto, fa fuori i suoi fratelli.

O forse ne uccide uno, mentre l'altro abbatte lui.

O magari lo abbatte la madre, o la sorella, in un finale drammatico memorabile.

 

Non dimentichiamo che la storia l'ha scritta Ruju ;)

 

L'avesse scritta Berardi magari potevamo aspettarci che Timothy, ormai incapace di controllarsi, aggredisse la sorella costringendo Tex a ucciderlo per salvarla, ma quest'ultima anziché mostrarsi riconoscente piazza una palla in pancia a Tex... ma quella è un'altra storia (non ancora digerita...) :lol:

 

 :cheers:

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<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

 

Mi pare evidente che proprio non riesce a capire che una storia di, diciamo 230 pagine se il disegnatore è in ritardo non può essere sostituita mentre una da 220 (due albi completi) è facilmente sostituibile con un altra della stessa lunghezza o addirittura di tre albi..

Io lo capisco benissimo. E capisco che sono problemi editoriali della casa editrice, non problemi miei, che sono un semplice lettore.

E a me, semplice lettore, questi problemi non competono e non interessano: interessa invece avere storie che non risultino affrettate.

<span style="color:red;">1 ora fa</span>, natural killer dice:

 

Non dimentichiamo che la storia l'ha scritta Ruju 

Appunto: Ruju, uno che coi drammoni ci sguazza. O "Un ranger per nemico", "Le catene della colpa" e l'almanacco con Scascitelli le ho lette solo io?

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Tutti capiscono che all'editore conviene così perchè nell'evenienza una storia si può sostituire...mi sembra che qualcuno invece non capisce perchè si vogliano storie libere dal vincolo dei 110-220 e 330 pagine...si evitano finali affrettati e storie allungate più del necessario.. Ora, io non sono uno scrittore, ma credo che avere un imposizione per il numero degli albi "strozzi" un pò la fantasia di chi le scrive, nel senso che magari se Mauro,Ruju o chiunque altri ha un idea che magari ha bisogno di qualche pagina in più deve rispettare il vincolo. Credo che si intenda questo.

Personalmente io vorrei meno pubblicazioni, e magari storie più "libere", ma questa è una mia idea.

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<span style="color:red;">19 minuti fa</span>, pino1980 dice:

Tutti capiscono che all'editore conviene così perchè nell'evenienza una storia si può sostituire...mi sembra che qualcuno invece non capisce perchè si vogliano storie libere dal vincolo dei 110-220 e 330 pagine...si evitano finali affrettati e storie allungate più del necessario.. Ora, io non sono uno scrittore, ma credo che avere un imposizione per il numero degli albi "strozzi" un pò la fantasia di chi le scrive, nel senso che magari se Mauro,Ruju o chiunque altri ha un idea che magari ha bisogno di qualche pagina in più deve rispettare il vincolo. Credo che si intenda questo.

Personalmente io vorrei meno pubblicazioni, e magari storie più "libere", ma questa è una mia idea.

 

Vincolo che esiste in tutto il mondo e per ogni forma di narrativa. Non esiste nazione in cui siano prodotti fumetti in cui non ci sia il vincolo di un numero predeterminato di pagine. Dirò di più: in Italia solo Bonelli usava questo formato. Negli Stati Uniti hanno prodotto capolavori con episodi di sole venti pagine mensili o, nel caso delle strisce per i quotidiani addirittura quattro vignette orizzontali al giorno.

In Francia ci  sono sempre riusciti in 46 pagine.

Restando alla Bonelli, che dire del Comandante Mark che sin dall'inizio è andato avanti con episodi di 64 pagine.

Fuori dai fumetti, Isaac Asimov ha scritto storie immortali stretto in un vincolo che gli imponeva una lunghezza non inferiore ad un certo numero di parole r non superiore ad un altro.

I serial televisivi hanno una durata media di 40 minuti.

La verità è che se un autore è bravo, il numero di pagine non è un problema.

Quanto ai finali affrettati, ma io direi piuttosto; frenetici,  almeno per Boselli e Manfredi, non dipende dal numero di pagine ma dal loro stile di scrittura.

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<span style="color:red;">50 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

 

Vincolo che esiste in tutto il mondo e per ogni forma di narrativa. Non esiste nazione in cui siano prodotti fumetti in cui non ci sia il vincolo di un numero predeterminato di pagine. Dirò di più: in Italia solo Bonelli usava questo formato. Negli Stati Uniti hanno prodotto capolavori con episodi di sole venti pagine mensili o, nel caso delle strisce per i quotidiani addirittura quattro vignette orizzontali al giorno.

In Francia ci  sono sempre riusciti in 46 pagine.

Restando alla Bonelli, che dire del Comandante Mark che sin dall'inizio è andato avanti con episodi di 64 pagine.

Fuori dai fumetti, Isaac Asimov ha scritto storie immortali stretto in un vincolo che gli imponeva una lunghezza non inferiore ad un certo numero di parole r non superiore ad un altro.

I serial televisivi hanno una durata media di 40 minuti.

La verità è che se un autore è bravo, il numero di pagine non è un problema.

Quanto ai finali affrettati, ma io direi piuttosto; frenetici,  almeno per Boselli e Manfredi, non dipende dal numero di pagine ma dal loro stile di scrittura.

Guarda..è un mio pensiero..ma che in tutto il mondo vada in un certo modo a me importa poco..Tu dici "se un autore è bravo", i nostri sono bravissimi e proprio per questo io non porrei limiti..ovviamente è un mio pensiero,  giusto per discutere, rispetto le opinioni di tutti e soprattutto di chi ci permette di passare momenti di svago con i nostri fumetti.

A me non dava affatto fastidio che una storia finiva a metà albo e iniziava un altra, personalmente trovo tante "novità" sbagliate, dal mio punto di vista di lettore...preferivo la sorpresa di rivedere "il maestro", per esempio, al fatto di saperlo 3-4 anni prima...oppure di vedere le tre vignette del prossimo albo e basta..e da parte mia non è volontà di non evolvere, semplicemente alcune cose preferivo il modo in cui si facevano prima..ma mi rendo conto che tante cose sono cambiate.

L'ho detto tante volte, il mio Tex preferito è quello del primo Nizzi, per come sceneggiava....ma di Boselli apprezzo tanto la fantasia che ci mette nei soggetti delle storie, mai banali, una fantasia incredibile..e mi riesce difficile credere che non ha mai avvertito il bisogno di avere pagine in più per scrivere qualcos'altro, ma forse mi sbaglio..

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

Dirò di più: in Italia solo Bonelli usava questo formato. Negli Stati Uniti hanno prodotto capolavori con episodi di sole venti pagine mensili o, nel caso delle strisce per i quotidiani addirittura quattro vignette orizzontali al giorno.

Quanto ai finali affrettati, ma io direi piuttosto; frenetici,  almeno per Boselli e Manfredi, non dipende dal numero di pagine ma dal loro stile di scrittura.

Ed è appunto di quel modo di fare, specifico di Tex e della Bonelli, che a volte si sente la mancanza - con buona pace di quanto succede nel resto del mondo: stiamo parlando di Tex, giusto?

Comunque non voglio drammatizzare: secondo me i finali bruschi si vedono molto poco, ma a volte si vedono. 

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Ripeto un concetto che ho ripetuto molte volte. Il problema tecnico, oltre la possibilità con le storie multiple di programmare in modo sensato, e ciò appare evidente, è la velocità dei disegnatori. Con un numero di pagine fisso in sostanza si  può programmare e se non se la ci fa, se ne mette un'altra. Non ci sono più i Bignotti e i Donatelli e i Galep di una volta, che si mettevano sotto e ne facevano cinquanta al mese. Non voglio dire che i disegnatori di oggi siano tutti fighetti che stanno su Internet :D ma certo a volte si vantno di farne dieci al mese, come se fosse un traguardo pazzesco (e oggigiorno lo è!!).  A volte, anche ai tempi d'oro delle strisce, le storie finivano frettolosamente, più spesso ancora di oggi, perché a un certo punto si doveva pubblicare e quindi si finiva in fretta e si pubblicava quello che si aveva. Il fumetto non è un'opera d'arte come I Promessi Sposi o Guernica o il Canzoniere del Petrarca,, ha dei tempi di produzione che vanno fissati. 

 

Detto questo l'innovazione prende vita negli anni Settanta, e anche prima, con le storie a durata fissa della Storia del West, Ken Parker, Gil, poi Dylan negli anni Ottanta e, su suggerimento di Castelli e Queirolo, viene adottata da Martin Mystère e poi dalle altre serie alla fine di quel decennio. Ormai è più storica e consolidata questa dell'altra!!! 

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Il problema tecnico delle 220 pagine è obiettivo e non semplicemente sormontabile. Il fumetto ha dei tempi di produzione che devono essere rispettati, non è I Promessi Sposi. E siamo d'accordo, perché ciò è innegabile. E' altrettanto innegabile che il lettore Paco Ordonez - che è un lettore appunto e non un editore - sia legittimato a lamentarsi per la velocità con cui alcune storie si chiudono, probabilmente proprio perché compresse nei limiti di cui sopra. Stavolta mi lamento anch'io, e me ne dispiace, sia perché mi piace Ruju (tantissimo), sia perché in particolare mi era piaciuto nella prima parte di questa storia, che essendo così bella non riesce poi a mantenere le promesse calando terribilmente nel finale. Finale troppo affrettato, è vero, non c'è disquisizione tecnica che tenga o che possa lenire la mia delusione: il drammone del fratello matto non si concretizza, ma fosse solo questo: el general, che pareva avversario epico, nonostante la schiacciante superiorità numerica si squaglia come neve al sole. Cosa resterà, nella mia memoria di lettore, di questo personaggio che poteva essere un gran vilain e non lo è stato? e di quei tre fratelli, così profondi nelle prime 110 pagine, soprattutto l'ombroso e riflessivo Jerome ed il matto col botto Timothy , cosa rimarrà, se non la sensazione dell'aspettativa andata delusa? Forse sono troppo severo, al solito dovrò rileggerla, prima o poi, per apprezzarla meglio, ma davvero questo finale non me ne farà venire la voglia. E ribadisco che me ne dispiace, date le premesse e la fiducia che ripongo nell'autore sardo. Nel quale stavolta non ho notato la consueta cura nel preservare la robustezza e la coerenza della storia: il fortino del general, ad esempio, nel primo albo sembrava inespugnabile, del tipo di quello di Carrasco di boselliana memoria. Poi, i tre Forrester vengono attaccati, e non solo riescono ad avere la meglio su mezzo esercito, ma soprattutto scavalcano con le loro cavalcature un muretto alto mezzo metro! Forse ad alcuni questa mia osservazione parrà una baggianata, ma io credo che ne risenta la coerenza della storia. Il fortino è stato disegnato come cinto da muri alti, e d'altronde è credibile che una manica di desperados si rifugi in un luogo difendibile. Se poi abbassi i muri così da renderli muretti valicabili con un balzo al solo fine di fare andare avanti la storia, mi spiace ma non mi sta bene. Mi spiace, sì. L'ho già detto no? 

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Pure io mi unisco al coro di quelli che sono rimasti con un po' di amaro in bocca sulla parte finale del secondo albo. La sensazione di un finale frettoloso si sente, soprattutto con la veloce dipartita dei tre fratelli.Il primo albo è davvero bello e fini a metà del secondo il filone rimane quello salvo poi cominciando a perdere qualche colpo.

Ovviamente questo è un giudizio da lettore che si immerge nella storia e a volte ci si perde.

Va da se che quando uno si appresta a leggere una storia certo non si pone i problemi di stampa o altro genere in cui l'editore si deve imbattere per la pubblicazione dei vari albi.

Forse e questo ovviamente è un idea da chi non è certo del mestiere la storia andrebbe sviluppata anche in base alle esigenza di stampa o altro genere che siano visto che il numero di pagine per ogni storia è ben definito.

In questo modo si potrebbe evitare tale effetto?

Dite voi. 

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Per me l'unica possibilità realistica, ma credo si faccia già così, è quella di sviluppare prima un soggetto molto approfondito e vedere solo dopo con il curatore della testata quale possa essere il numero di albi più adatto.

Lo sforare da un albo all'altro è poco praticabile per i motivi già ben evidenziati nei post precedenti, aggiungendo che, però, anche il livello della cura delle singole vignette è aumentato con il tempo, soprattutto nei dettagli.

 

Credo che le storie di due albi per Tex siano difficili da creare per vari motivi.

In storie "brevi", bisogna concentrarsi su pochi personaggi, dato il poco spazio per caratterizzarli o inserirli al centro della storia.

Da un certo punto di vista, nei primi albi di Tex lo si faceva spesso caratterizzando il nemico e il pard di turno, aggiungendo poi una serie di scagnozzi/compagni senza nome e con i tratti piuttosto simili. Ha funzionato, ma lo scheletro della storia tende ad essere un po' ripetitivo.

In Tex è stato trovato un buon equilibrio nel tempo, ma lasciando solitamente i pard al centro.

Raramente riesce bene un bilanciamento in due albi, proprio perché complicato, mettendo i protagonisti e gli avversari allo stesso livello di caratterizzazione. Recentemente con il " Il ragazzo rapito" (676-677), storia di due albi, si è puntato molto sull'antieroe della storia, sviluppandolo bene, ma lasciando un po' in disparte Tex e Kit.

Ne "La pista dei Forrester", si vede la volontà di comprendere tutti i personaggi, ma, visto il limite di pagine, alla fine nessuno spicca. In sintesi, troppa carne al fuoco per due albi. La figura della madre, il fratello pazzo, la sorella, il fratello principale, il potente nemico e la sua "fortezza" ed un Kit meno legato al padre nell'azione erano buoni spunti.

 

Io le riserverei solo a disegnatori dai quali non posso pretendere i tre albi, personalmente.

 

 

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<span style="color:red;">18 ore fa</span>, TexNordEst dice:

Per me l'unica possibilità realistica, ma credo si faccia già così, è quella di sviluppare prima un soggetto molto approfondito e vedere solo dopo con il curatore della testata quale possa essere il numero di albi più adatto.

Lo sforare da un albo all'altro è poco praticabile per i motivi già ben evidenziati nei post precedenti, aggiungendo che, però, anche il livello della cura delle singole vignette è aumentato con il tempo, soprattutto nei dettagli.

 

Credo che le storie di due albi per Tex siano difficili da creare per vari motivi.

In storie "brevi", bisogna concentrarsi su pochi personaggi, dato il poco spazio per caratterizzarli o inserirli al centro della storia.

Da un certo punto di vista, nei primi albi di Tex lo si faceva spesso caratterizzando il nemico e il pard di turno, aggiungendo poi una serie di scagnozzi/compagni senza nome e con i tratti piuttosto simili. Ha funzionato, ma lo scheletro della storia tende ad essere un po' ripetitivo.

In Tex è stato trovato un buon equilibrio nel tempo, ma lasciando solitamente i pard al centro.

Raramente riesce bene un bilanciamento in due albi, proprio perché complicato, mettendo i protagonisti e gli avversari allo stesso livello di caratterizzazione. Recentemente con il " Il ragazzo rapito" (676-677), storia di due albi, si è puntato molto sull'antieroe della storia, sviluppandolo bene, ma lasciando un po' in disparte Tex e Kit.

Ne "La pista dei Forrester", si vede la volontà di comprendere tutti i personaggi, ma, visto il limite di pagine, alla fine nessuno spicca. In sintesi, troppa carne al fuoco per due albi. La figura della madre, il fratello pazzo, la sorella, il fratello principale, il potente nemico e la sua "fortezza" ed un Kit meno legato al padre nell'azione erano buoni spunti.

 

Io le riserverei solo a disegnatori dai quali non posso pretendere i tre albi, personalmente.

 

 

Si fa GIA' così. 

 

E le storie in tre albi sono più difficili da scrivere di quelle in due. 

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<span style="color:red;">29 minuti fa</span>, borden dice:

Si fa GIA' così. 

 

E le storie in tre albi sono più difficili da scrivere di quelle in due. 

Per la necessità di mantenere la storia interessante per un numero di tavole maggiore?

 

L'impressione che ho, da lettore, è che tre numeri costituiscano la lunghezza più adatta per sviluppare le idee in una storia di Tex.

Certo, storie più lunghe (quattro o più albi) presentano difficoltà nel senso opposto.

 

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La storia di Tabla Sagrada era ovviamente un soggetto da due albi, a meno che non si pensi che possa avere interesse stare, dopo l'albo iniziale, per DUE MESI interi in un piccolo villaggio sotto assedio. :wacko: Ci sarebbe voluto un intreccio più cmplesso, vi pare? ;)

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Per quanto mi riguarda, sono d'accordo sul fatto che l'assedio non sarebbe potuto durare così tanto.

Detto questo, però, l'attacco alla città si conclude in circa dieci pagine. Visto il numero di banditi, magari potevano riuscire ad entrare in città allungando un po' questa parte.

 

Complessivamente, tuttavia, ripensando a quanto la storia, a mio personale parere, avrebbe potuto dare in più non so se 110 pagine in più sarebbero state necessarie, senza dover aggiungere altro. Credo ne bastassero meno della metà. Ripeto, mi sono piaciute le idee che Ruju ha messo nella storia e sarebbe un peccato toglierne alcune. D'altro canto quelle rimanenti avrebbero avuto qualche pagina in più per essere sviluppate.

Posso andare nei dettagli, ma mi sembra di mancare, a questo punto, di rispetto a chi, a differenza di me,  ha scritto una valanga di storie apprezzate e, soprattutto, certamente ha  competenza per sviluppare al meglio una storia in un limite di pagine.

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