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TWF - Tex Willer Forum
natural killer

[686/687] La città nascosta

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Andrea67 dice:

Mi riferivo al fatto che fosse passato su Zagor.

Siamo decisamente OT, ma a Etna Comics a Giugno, durante una conferenza su Zagor, Moreno ha detto chiaramente che Faraci sta scrivendo altre storie di Zagor,  oltre al team up con Brad Barron.

 

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Non mi piace dare giudizi, soprattutto nell'ambito di mestieri la cui tecnica mi è ignota. L'autore di fumetti è uno di questi. Giudico quindi le storie, a-tecnicamente, da fruitore di fumetti in un forum per fumetti. Purtroppo però, dopo Il ragazzo rapito, ho cominciato invece a nutrire seri dubbi sul Faraci autore di Tex, perché la storia non aveva a mio modo di vedere né capo né coda per diversi elementi che ho rappresentato nell'apposito topic. Il personaggio in chiaroscuro di quella storia, di cui non ricordo il nome e che non era nemmeno un cattivo personaggio, aveva un desiderio di vendetta totalmente ingiustificato, nei confronti di chi, inconsapevolmente, aveva solo acquistato una fattoria un tempo appartenuta a lui. La ricordo come una storia del tutto fallata, che veniva dopo storie altrettanto infelici (non posso dimenticare Braccato), tanto che per una volta giudicai non solo essa ma anche chi l'aveva scritta e, nonostante un - a tratti - buon lavoro che pure Faraci aveva fatto su Tex in precedenza, ne ricavai l'impressione che l'autore non fosse adatto a scrivere Tex.

 

Ora leggo in questo topic che sarebbe passato a scrivere Zagor. Dispiace. Dopo essere passato al personaggio principale della casa editrice, "retrocedere" (mi si passi il termine, che non vuole essere per nulla irrispettoso del personaggio Zagor, che non leggo pur avendoci provato) su un personaggio secondario può far dispiacere. Ma forse a Faraci i temi dello Spirito con la Scure sono semplicemente più congeniali, più confacenti al suo modo di scrivere o al suo desiderio di raccontare certe tematiche. Forse è un autore che riesce se lasciato libero di spaziare su temi a lui cari (ad esempio, l'ho trovato delizioso nel suo romanzo La Vita in Generale), mentre il western tutto sommato canonico qual è quello del nostro ranger gli sta troppo stretto. Nel frattempo si è portato avanti con il lavoro: questo albo, La Città Nascosta, è una storia di Zagor. San Antonio Spur dice che la storia poteva andar bene nel primo centinaio, immagino sempre per il tema "zagoriano": affermazione tutto sommato condivisibile. Ciò che non condivido è invece lo spirito con cui San Antonio lo dice: è vero, storia da primo centinaio, o da Zagor; io stesso ho storto il naso quando Kit, uscendo per la prima volta in strada, si è trovato in un villaggio spagnolo cinquecentesco. Ho pensato: e che cos'è, Frittole? Non ci resta che piangere? Quo usque tandem, Faraci? 

Eppure. Eppure, nonostante quanto sopra, mi trovo più d'accordo con Ymalpas, quando definisce questa storia "la più interessante" scritta fino ad oggi da Faraci. Sicuramente è bella, ben scritta. Tema inconsueto, poco verosimile, zagoriano, forse topolinesco. Ma mi piace. Mi intriga e mi incuriosisce. Bella. Bravo Faraci. 

 

San Antonio Spur dice ancora che non capisce lo spirito vendicativo di Stroke. Io non capivo lo spirito vendicativo dell'assurdo personaggio de Il Ragazzo rapito. Questo invece lo capisco. Stroke vuole sì vendicarsi, ma lo spirito di vendetta passa in secondo piano rispetto all'altro suo grande desiderio: togliersi dalle scatole il ranger. Stroke è un bel personaggio, robusto, tratteggiato in maniera solida da Faraci e disegnato anche meglio da Venturi: uno come lui, sgamato e navigato, sa che non può dormire sonni tranquilli finché Tex e pards sono tra i piedi, sulle sue tracce. Il fatto stesso della sventata rapina, accaduto in un passato imprecisato, fa capire che è da tempo che i ranger intendono mettere il sale sulla coda del bandito, ed ora l'hanno seguito fin oltre il confine. Tex Willer e pards devono morire, punto: nulla di incoerente in questo personaggio tutto d'un pezzo, ottimamente reso da entrambi gli autori.

 

Insomma, quando Faraci sembra tornato quello degli esordi (Evasione resta una storia molto bella), ecco che va su Zagor. Prima ho detto: dispiace. Intendevo per la "retrocessione" dell'autore su una testata sì storica ma meno prestigiosa. Ora invece, dopo la lettura di quest'albo, intendo "dispiace" perché va via da Tex. Fosse sempre questo, dovremmo tenercelo stretto. Contento di riabilitare - ai miei personalissimi occhi - questo autore.

Modificato da Leo

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Primo albo non spiacevole,spero solo che Brad Stroke non faccia la figura barbina di altri villains che promettevano molto per dissolversi poi in una bolla di sapone. Avrei invece gradito MOLTISSIMO un accenno  alla Città d'Oro : sarebbe bastata anche solo una battuta fra Tiger e Tex.

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Buonasera e ben ritrovati. Riguardo la storia vedo delle somiglianze con altri soggetti del passato (molto passato, tipo la città d'oro). Riguardo la questione dei due albi purtroppo sono un po' deluso anche io; sono dell'idea che storie lunghe, non necessariamente quanto gli uomini giaguaro ma lunghe, debbano essere delle serie evento, però qualche deroga in più secondo me farebbe bene. A volte ci sono finali un po' precipitosi, a volte un po' allungati. Sempre parlando con il massimo rispetto per il lavoro di chi sta dietro agli albi credo sarebbe più soddisfacente.

Chunz 

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Ci sono leggende dure a morire anche se non hanno fondamento e quella del limite dei due albi è una di queste.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: non esiste un limite di due albi, anzi Boselli,  oltre a scriverne lui stesso, sollecita i suoi autori a scrivere storie di tre.

Lui stesso ha spiegato più volte che 1) sono gli autori stessi a preferire la lunghezza di 220 pagine, 2) per realizzare una storia di tre albi un disegnatore medio ci  mette almeno tre anni e quindi quelle storie le vedremo tra un po', 3) se un limite esiste è quello di storie di lunghezza pari a multipli di 110 pagine che, tra le altre cose, permette una migliore gestione della programmazione.

Di mio aggiungo che quelli che a qualcuno sembrano finali affrettati (ma che io , piuttosto, definirei veloci) sono frutto non del limite di pagine ma di una cifra stilistica dello sceneggiatore. Sono tipici, ad esempio, di Boselli e Manfredi indipendentemente dalla lunghezza.

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Mi trovo a dare ragione all'Avvocato riguardo un argomento che in passato ci ha visti discordi: basta anche leggersi molte, bellissime storie di Gianluigi Bonelli per trovare anche in esse, talvolta, dei finali affrettati; ciò che non rende quelle storie meno belle, né meno memorabili. Non so se si tratta di specifiche scelte stilistiche, o piuttosto di congeniti meccanismi nella produzione di narrativa seriale (propendo per la seconda opzione, ma vedo che una persona certamente competente come Carlo indica piuttosto la prima), fatto sta che è così.

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Non metto in dubbio che non esista un limite, dico semplicemente che l'assecondare la preferenza di 220 pagine secondo me fa perdere leggermente quota ad alcune storie. Per intenderci, ho trovato ottima La lettera bruciata, dell'ormai lontano numero 399, storia di una sessantina di pagine. Se è questione di cifra stilistica, non me ne vogliano i citati, personalmente lo trovo un lato negativo, da lettore.

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<span style="color:red;">14 ore fa</span>, virgin dice:

Mi trovo a dare ragione all'Avvocato riguardo un argomento che in passato ci ha visti discordi: basta anche leggersi molte, bellissime storie di Gianluigi Bonelli per trovare anche in esse, talvolta, dei finali affrettati; ciò che non rende quelle storie meno belle, né meno memorabili. Non so se si tratta di specifiche scelte stilistiche, o piuttosto di congeniti meccanismi nella produzione di narrativa seriale (propendo per la seconda opzione, ma vedo che una persona certamente competente come Carlo indica piuttosto la prima), fatto sta che è così.

 

In tutto il mondo conosciuto i fumetti escono in capitoli con un numero predeterminato di pagine, 20 per gli americani, 46 per i francesi, tanto per fare due esempi tipici ma i commenti sui finali affrettati li sento solo qui.

Passiamo alla letteratura in prosa Isaac Asimov ed i suoi colleghi della cosiddetta Golden Age della fantascienza scrivevano racconti che dovevano avere una lunghezza compresa tra un minimo ed un massimo di parole ma nessuno ha mai pensato che savessero finali affrettati.

La verità è che un autore non dico bravo ma semplicemente competente sa gestire il numero di pagine che ha a disposizione  Se ne ha tante mette più cose, se ne ha poche esclude tutto quello che è superfluo.

Un esempio tipico lo troviamo proprio nelle ultime storie di Pasquale Ruju. "Sparate sul pianista" ha tempi calibratissimi. Sono solo 32 pagine ma ci sta tutto quello che ci deve stare, non una di più, non una di meno e nessuna sensazione di frettolosità. La vicenda di "Wolfman" si conclude nelle ultime 16g pagine ancora una volta senza fretta ma con i  tempi giusti.

 

A Chunz dico solo che lui può trovare la cosa negativa quanto vuole ed è certo suo diritto pensarla così,  ma questo non cambierà il lmodo di scrivere di Boselli e Manfredi, perché è così che viene loro naturale .

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A me viene naturale parlare come uno scaricatore di porto, nondimeno il mio ruolo di insegnante mi obbliga a forzare questa mia natura in maniera da essere un educatore accettabile.

Spacciare l'effettività per necessità è (e ribadisco é) un sofisma, non una argomentazione.

 

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33 minuti fa, Carlo Monni dice:

 

A Chunz dico solo che lui può trovare la cosa negativa quanto vuole ed è certo suo diritto pensarla così,  ma questo non cambierà il lmodo di scrivere di Boselli e Manfredi, perché è così che viene loro naturale .

 

Ci mancherebbe solo che gli autori corressero dietro alle sensazioni del singolo lettore,soprattutto se una considerazione riguarda il 5% senza intaccare il "giudizio"positivo sul restante 95%.

Non ho capito la questione del sofisma ma mi taccio. 

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dico che, prescindendo dalla questione specifica, dire che Tex si scrive in un certo modo (e ce lo dobbiamo puppare) perchè a qualche autore riesce NATURALE mi fa venire in mente quando al corso di chitarra mi chiesero di assumere una postura naturale. Ed io mi  sdraiai sul seggiolino del pianoforte.

La natura mi  suggerisce tanti comportamenti che non posso assumere e confondere quello che viene comodo a chi scrive con quello che andrebbe fatto per accontentare chi legge è una argomentazione fallace. Poi sono liberi di fare quello che vogliono (e noi pure) ma non mi convince questo fatalismo. È pura retorica.

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Devi essere un bel tipetto, WY.

Tipo, se fossi Michelangelo e ti chiedessero "da questo blocco di marmo deve far uscire un angioletto", quello che invece ne uscirebbe sarebbe una elegante latrina.:o

Spero che tu non te la prenda troppo anzi, se fossi in te, lo prenderei come un complimento.

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Io sono un tipo che non si perita, se questo intendi per un "bel tipetto". E non mi perito di dire la mia opinione anche quando non mi conviene insistere. E non è stato mai gratis questo privilegio nella mia vita. Non scolpisco latrine, ma non mi convincono certi discorsi. E non è un segreto per nessuno che con Monni non saremo mai un bel duo di bontemponi che escono insieme quando le mogli sono in vacanza. E la risposta che leggi sopra questo post è tipica sua, sembra una replica ma non dice nulla. Chiarisce la differenza che c'è tra scrivere e suonare? Chiarisce perché secondo lui lo è? No, dice solo che io non capisco la differenza e che è inutile spiegarmela. Io credo che non ci sia una differenza, e in assenza di spiegazione mi tengo questa opinione.

Per me Tex andrebbe scritto diversamente, e se scopro che non lo è non per scelta maper la "naturalezza" di qualcuno, inviterei la casa editrice a rivolgersi alla naturalezza di qualcun altro. Chiaramente se fosse musica XD.

 

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La differenza che passa tra scrivere e suonare è la stessa che passa tra dipingere e scolpire.

Poi ci sarebbe anche un'altra differenza, ma quella è tra scrivere e scrivere, tra suonare e suonare, ecc.

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Non sono d'accordo.

A parte che per suonare non intendevo (colpa mia, chiedo venia) interpretare ma, comporre e poi eseguire musica, l'arte figurativa di Galep & co va di pari passo con l'arte letteraria di GLB e& co.

Se la parte letteraria (la storia) è una ciofeca (magari scritta da Letizia) non è detto che lo sia anche la parte grafica che può anche essere un capolavoro.

Se invece estrai a sorte un centinaio di note e, per ciascuna, estrai a sorte la durata della nota, puoi far eseguire la "musica" che ne esce dal miglior musicista del mondo che il risultato non può essere che una ciofeca.

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Vuoi una spiegazione? Eccoti accontentato: la scrittura è un processo creativo che riguarda innanzitutto l'immaginazione, l'avere un'idea, svilupparla e darle una forma, una direzione e poi mettere tutto su carta, cosa tutt'altro che semplice almeno all'inizio. Ogni scrittore ha un suo stile personale, debitore delle influenze che ha subito nella sua vita tramite fumetti, libri, film o pure e semplici esperienze di vita. Non esiste uno scrittore uguale ad un altro così come non esiste un essere umano uguale ad un altro, siamo tutti pezzi unici. Non puoi chiedere ad uno sceneggiatore di scrivere come un altro, non gli riuscirà mai davvero bene. Nizzi ci ha provato ed ha finito con l'andare in tilt. Quel che si può chiedere ad un autore è il rispetto del personaggio e questa è una questione di sostanza e non di forma

Tu dici che esiste un solo modo di scrivere Tex. Sbagli e lo fai sotto due distinti profili. Il primo è semplice: la  bontà di una storia di Tex non dipende e non può dipendere da cose come una scansione di vignette, dall'uso o non uso di didascalie o da come si susseguono gli eventi, dipende dal contenuto, dalla capacità di coinvolgere il lettore e di rispettare l'essenza del personaggio e del  suo mondo. In secondo luogo quello che tu consideri l'unico modo di scrivere Tex, lo è in quanto filtrato dalla tua interpretazione di ciò che hai letto e che, come tale, non può che essere soggettiva.

Non sei cambiato granché durante il tuo esilio: ti ergi ancora a portatore della verità e sei intollerante nei confronti di chi non la pensa come te.

Ti sei' moderato, questo sì, ma un leopardo non può perdere le sue macchie e la tua vera natura salta fuori ogni tanto.

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Eh boh, io in parte son d'accordo con WY, in parte con Monni. Forse nella mia considerazione iniziale ho puntato troppo l'attenzione sulla maggior lunghezza quando il mio discorso voleva intendere anche la minore. Non so più chi abbia citato Sparate sul pianista: ecco un altro mirabile esempio di come una storia con i tempi giusti possa essere anche brevissima. Riassumendo, sarei ancora più soddisfatto se le storie sparigliassero maggiormente; che questo non sia fattibile per cento e uno motivi è un altro paio di maniche.

Mi taccio sul serio ora.

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Carissimo Monni, io non cambierò mai volontariamente e tantomeno per fare piacere a te, questo sia ben chiaro. La mia natura è sacrosanta e me ne vanto pure di essa. Se per te è un problema, è un problema tuo, non mio. Io non ti ho mai definito con aggettivi, tu a me sì e anche spesso, e direi che non sei legittimato a farlo, non essendo nessuno per poterlo fare. E questa è già una cosa che ritengo di poterti portare, come appunto. Quindi evita, cortesemente, perché non ci conosciamo e ancora non abbiamo posto rimedio a questo limite.

Io invece parlo dei tuoi discorsi, perché te personalmente non ti conosco e nemmeno ci terrei, a meno che dal vivo ti riveli diverso da come mi appari qua. Ma sono possibilista, come vedi, e un bel giorno, se campiamo entrambi, berremo qualcosa insieme se a te non dispiace, per me non esiste problema.

Io credo che alcuni discorsi che fai siano fallaci dal punto di vista della fondatezza di quanto asserisci, e difatti ai tuoi discorsi mi attengo. E come in altre occasioni non rispondi puntualmente, rispondi a quello che non mi sono mai sognato di dire perché è più facile replicare. Io non ho mai chiesto a nessuno di scrivere come GLB, ho sempre detto che il Tex di GLB era un personaggio brillante e con certe caratteristiche che non ritrovo da tanto nella collana. E che se questo dipende da una scelta per me è una scelta sbagliata. È la mia opinione e in quanto tale la propongo. Se disturba è perché evidentemente c'è del vero, altrimenti passerebbe inosservata. O forse la mia condizione di ex paria mi rende un facile bersaglio e pertanto dovrei solo assentire? In questo secondo caso mi sentirei davvero triste.

E se dipende dalla natura dell'autore, forse sarebbe meglio cambiare autore. Se un centravanti non ce la butta dentro non è perché non gioca come Riva, ma forse perché non è un centravanti. E allora cerchiamone uno. Sempre opinione mia, sono ancora legittimato ad averne o aspetto che parli tu e poi ripeto belando a pecorella?

Too difficult? Non lo so fare più chiaro il discorso. Sono limitato anche io, per cui ti prego di scusarmi.

Ciao e buona serata.

Modificato da Wasted Years

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Secondo la mia modestissima opinione non esiste un solo modo per scrivere Tex, teoricamente possono essere molti. Importante è che non modifichino il personaggio (la sostanza): Un Tex affarista non sarebbe lui, un Tex ufficiale dell'esercito neppure, e potrei continuare ad libitum.

Dopo per la bontà di alcuni modi di scrivere vale la regola del de gustibus...

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