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TWF - Tex Willer Forum
paco ordonez

La serie regolare è alla canna del gas?

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1 ora fa, Tim Birra dice:

L'idea mi è venuta ormai tanti anni fa.

Secondo voi è una cosa idiota proporre di far disegnare ad un altro disegnatore una storia nota, con stili, inquadrature, disegni differenti dall'originale?

Insultatemi pure se ho detto una grossa cavolata.

 

A parte il fatto che non ci sono giustificazioni per gli insulti, non hai detto per niente una cavolata.

Anche a me piacerebbe una cosa del genere ma, secondo me, ci sono un po' di difficoltà.

La cosa, essendo destinata agli amatori, dovrebbe essere sporadica: il troppo stroppia.

La scelta delle storie dovrebbe essere fatta tra quelle migliori o tra quelle disegnate male?

L'albo dovrebbe essere colorato o no?

E il prezzo?

La SBE deve anche ragionare come azienda commerciale e prevedere il probabilmente basso numero di acquirenti di questa nuova fatica.

 

Cambiando discorso, a parte l'espressione orrenda "alla canna del gas", mi dà un fastidio tremendo il punto interrogativo finale.

Non si può cambiare il titolo trasformando l'interrogazione in una negazione?

Tipo: La serie regolare non è alla canna del gas.

E magari cambiando l'orrenda espressione con una un po' più elegante?

 

Inoltre un consiglio per salvaguardare i marroni degli utenti scarsamente interessati: perché non utilizzate i PM?

 

 

Modificato da Letizia

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37 minuti fa, Kershaw dice:

L’8 marzo, nel corso del suo incontro con il pubblico, Boselli ha ricordato l’articolo «Il Bonelli», di Ferruccio Alessandri (in «Linus West», Supplemento al n. 56 di «Linus», Milano, Milano Libri Edizioni, Novembre 1969, pp. 90-91), in cui si può leggere, a p. 90, un passo che spiega perfettamente l’importanza e la funzione dei dettagli nelle narrazioni a fumetti.
A proposito delle sceneggiature di Gianluigi Bonelli, scrsse Alessandri:
« […] E i testi sono un capolavoro di chiarezza, dove nulla è gratuito, tutto è spiegato, ogni cosa ha una concatenazione logica con le altre. I ragazzi a queste cose ci badano.
«I professionisti si notano da certi particolari non necessari, da certi puntigli sul loro lavoro, come quell’attore che aveva dichiarato soddisfatto di aver finalmente trovato l’intonazione soddisfacente per una battuta in una commedia in cui recitava da un anno e che, a chi gli faceva notare che era ormai l’ultimo giorno di repliche, rispondeva orgoglioso: “Ma c’è ancora questa sera!”. Be’, una volta ho trovato il Bonelli appiccicato a una grande carta degli Stati Uniti, a far calcolo delle distanze e a rilevare la geografia tra due punti, tanti chilometri, tanti fiumi, un altopiano, qui si possono fermare per la notte, il tutto per determinare se Tex e Kit Carson ci mettevano tre o quattro giorni per andare da lì a lì a cavallo, e finalmente tornare trionfante alla scrivania a scrivere: “Tre giorni dopo giungono…”. Pignoleria? No, professionismo in questo paese di dottori e dilettanti, regno del pressapoco.
«Il professionismo ha fatto diventare il Bonelli un esperto del West. […]»
Seguono due esempi dell’interesse che Gianluigi Bonelli aveva per la storia del West e degli Indiani, e della conoscenza che ne aveva.

Embè? Credi che non lo sappia? In un determinato periodo, chi è stato a fare questo per" il Bonelli"?...:rolleyes:

Modificato da borden

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Borden, ma tu ci sei o ci fai? Io mi sono limitato a rispondere, utilizzando uno spunto tuo, al forumista Pistolero da baraccone. Poi non so cosa facevi in redazione quando ti hanno assunto nel 1984. Però l'articolo risale al 1969, quando magari correvi dietro alle sottane come ogni giovane che si rispetti e non credo pensassi già a quello che avresti fatto da grande.

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<span style="color:red;">4 minuti fa</span>, Tim Birra dice:

Io pensavo a qualche storia dei primissimi numeri, magari una decina, quelli dove Galep per motivi di tempo non poteva curare troppo i dettagli.

Quando nacque tuttotex io mi ero convinto che avrebbero ridisegnato i primi numeri, non capivo perché dovesse costare di più ed essere roba riciclata. Io sogno l'albo "la mano rossa " disegnato dai migliori sulla piazza un albetto a striscia per uno. Altro che nughes in badde...

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<span style="color:red;">8 ore fa</span>, borden dice:

 

Mi spiego meglio.Io  ADORO la cultura indiana, quella vera, che comprende anche  Dog Soldiers, le armi, le costruzioni., gli Anasazi, la magia,. la caccia, la mitologia, i diversi abbigliamenti, le storie, le favole e i discorsi,. ecc...

Detesto la cultura indiana cosiddetta quando è rivista alla luce delle credenze new age tipo il cerchio magico, i quattro punti dell'universo, il panteismo, il peyote ecc.., che mettono d'accordo  gli opposti estremismi, e che a me, sinceramente, fanno... Mi fermo qui. 

 

 

Di quello parlavo Mauro, della cultura pellerossa (il resto neanche da prendere in considerazione,

è roba per turisti!). Ma il rischio di sbagliare qualcosa è troppo grande adesso che tutti possono

verificare e controllare… da fonti contraddittorie!

Buon lavoro Borden, io come già scritto devo ancora trovare una storia recente che mi abbia deluso.

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1 ora fa, Kershaw dice:

Borden, ma tu ci sei o ci fai? Io mi sono limitato a rispondere, utilizzando uno spunto tuo, al forumista Pistolero da baraccone. Poi non so cosa facevi in redazione quando ti hanno assunto nel 1984. Però l'articolo risale al 1969, quando magari correvi dietro alle sottane come ogni giovane che si rispetti e non credo pensassi già a quello che avresti fatto da grande.

All'epoca sì, ma poi  ho  fatto da assistente a Bonelli, è cosa risaputa. Questo ben PRIMA di essere assunto da Sergio. 

 

 

 

Modificato da borden

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Eeh?

<span style="color:red;">23 ore fa</span>, Kershaw dice:

  una domanda è doverosa: come può essere che dopo una vita passata alla Bonelli non sei riuscito a tirar su degli sceneggiatori validi che in futuro potrebbero raccogliere da te il testimone, come tu hai fatto con GLB?  

Penso che nonostante tutto Kershaw abbia diritto a una risposta a quella sua domanda

 

La mia risposta questa: io  non "tiro su" sceneggiatori perché sono  un autore e un editor, non un insegnante di sceneggiatura. GLB non mi ha mai fatto lezione. Io ho imparato dalle sue storie (così come ha fatto Nizzi) oltre che da quelle di altri. Insegnare a sceneggiare fumetti non è il mio compito. A chi è già bravo e già scrive a livello professionale posso dar consigli, sulla tecnica bonelliana e sui personaggi. Che poi costui li sappia o li voglia seguire è un altro paio di maniche. Quelli a cui devo rimandare indietro una scena una, due, tre volte hanno lavorato per Dampyr, in rarissimi casi, mai per Tex. E comunque non restano a lungo.

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<span style="color:red;">20 minuti fa</span>, borden dice:

Eeh?

Penso che nonostante tutto Kershaw abbia diritto a una risposta a quella sua domanda

 

La mia risposta questa: io  non "tiro su" sceneggiatori perché sono  un autore e un editor, non un insegnante di sceneggiatura. GLB non mi ha mai fatto lezione. Io ho imparato dalle sue storie (così come ha fatto Nizzi) oltre che da quelle di altri. Insegnare a sceneggiare fumetti non è il mio compito. A chi è già bravo e già scrive a livello professionale posso dar consigli, sulla tecnica bonelliana e sui personaggi. Che poi costui li sappia o li voglia seguire è un altro paio di maniche. Quelli a cui devo rimandare indietro una scena una, due, tre volte hanno lavorato per Dampyr, in rarissimi casi, mai per Tex. E comunque non restano a lungo.

Se vai qualche post più dietro, leggerai che una risposta dello stesso tenore gliel'avevo già data, ma non credo che lui sia soddisfatto ne' che la volesse.

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<span style="color:red;">5 minuti fa</span>, Dix Leroy dice:

Non mi puoi dire che il patriarca del fumetto passeggiava per lo studio dettando

la sceneggiatura e tu battevi i tasti sulla sua mitica macchina da scrivere...

Non ci crederò mai.

Ovvio che no. Lui se ne stava a scrivere in una stanza e io nella stanza accanto a fare ricerche. Di rado servivo a qualcosa di pratico. Credo che lo rilassasse avere qualcuno con cui parlare e sfogarsi. Ma di progetti realizzati insieme non moltissimi, alla fine.

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Immagino tu sia conscio del fatto di aver conosciuto una Leggenda (almeno per me).

Ma il fatto che sei il curatore di Tex Willer la dice lunga.

Per dare un po' di senso alla storia di Eleuteri-Serpieri immaginavo

che il Bonelli che raccoglie la leggenda narrata dal "Carson"

fosse il padre di GianLuigi.

Ma ho letto da qualche parte che forse non lo ha neanche conosciuto

e comunque lui si considerava il primo della famiglia!

Modificato da Dix Leroy

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On 11/3/2018 at 18:50, Carlo Monni dice:

Tu credi? :P

Credo che il 70esimo abbia voluto semplicemente aprire un pezzettino della saga di Tex...Personalmente sono favorevole a ciò e credo che sia un passaggio più che doveroso per un personaggio simile. Dopo questo '18 avremo ancora diverse diverse storie nel passato ma per me saranno sempre di meno e si ritornerà alla normalità... Per ora le proposte future nel passato sono ghiotte e abbondanti; non vedo l'ora di gustarmele. 

Meglio storie nel passato ma fatte bene e con cura rispetto a zozzerie simil "Messaggero cinese"

On 11/3/2018 at 19:21, Wasted Years dice:

E come mai nei precedenti decennali non c'è stata traccia di questo? 

Ritengo che la figura di Sergio Bonelli fosse decisamente influente... ;)

 

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<span style="color:red;">17 ore fa</span>, Kershaw dice:

L’8 marzo, nel corso del suo incontro con il pubblico, Boselli ha ricordato l’articolo «Il Bonelli», di Ferruccio Alessandri (in «Linus West», Supplemento al n. 56 di «Linus», Milano, Milano Libri Edizioni, Novembre 1969, pp. 90-91), in cui si può leggere, a p. 90, un passo che spiega perfettamente l’importanza e la funzione dei dettagli nelle narrazioni a fumetti.
A proposito delle sceneggiature di Gianluigi Bonelli, scrsse Alessandri:
« […] E i testi sono un capolavoro di chiarezza, dove nulla è gratuito, tutto è spiegato, ogni cosa ha una concatenazione logica con le altre. I ragazzi a queste cose ci badano.
«I professionisti si notano da certi particolari non necessari, da certi puntigli sul loro lavoro, come quell’attore che aveva dichiarato soddisfatto di aver finalmente trovato l’intonazione soddisfacente per una battuta in una commedia in cui recitava da un anno e che, a chi gli faceva notare che era ormai l’ultimo giorno di repliche, rispondeva orgoglioso: “Ma c’è ancora questa sera!”. Be’, una volta ho trovato il Bonelli appiccicato a una grande carta degli Stati Uniti, a far calcolo delle distanze e a rilevare la geografia tra due punti, tanti chilometri, tanti fiumi, un altopiano, qui si possono fermare per la notte, il tutto per determinare se Tex e Kit Carson ci mettevano tre o quattro giorni per andare da lì a lì a cavallo, e finalmente tornare trionfante alla scrivania a scrivere: “Tre giorni dopo giungono…”. Pignoleria? No, professionismo in questo paese di dottori e dilettanti, regno del pressapoco.
«Il professionismo ha fatto diventare il Bonelli un esperto del West. […]»
Seguono due esempi dell’interesse che Gianluigi Bonelli aveva per la storia del West e degli Indiani, e della conoscenza che ne aveva.

 

Sospetto che tu sia un troll, ma nel dubbio te lo spiego: calcolare il tempo che ci vuole per andare da un punto all'altro rende la storia coerente nel suo sviluppo. Un errore di grafia tipo Deal/Deaf o Rainbown/Rainbow è irrilevante a livello squisitamente narrativo. 

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Per Borden:

grazie per le delucidazioni in merito agli sceneggiatori, comunque non pensavo di certo che avessi aperto una scuola di scrittura. Stando così le cose, faccio voti che non ti venga mai neppure il raffreddore.

 

Per Pecos: vorrei capire bene che funzione hai, visto che sono nuovo. Moderatore, azionista di maggioranza, buttafuori? Lanci anatemi, diktat, out out, occorre avere la tessera del fan club per poter esprimere la propria opinione? Troll mio nonno! Fino a pochi giorni fa non mi sono mai iscritto ad alcun forum, e visto l'andazzo che c'è su questo credo di aver fatto bene.

 

Per Pistolero da baraccone: cos'è fai il controcanto a Pecos con la facenda del troll? Tu hai postato il tuo pensiero sui dettagli e io ti ho risposto con l'estratto di un articolo del 1969 che verteva sull'argomento, e lo spunto mi era stato suggerito dall'incontro di Borden con i lettori l'8 marzo. Poi se a te  non importa alcunché della precisione nei nomi, nelle citazioni o nel linguaggio padronissimo, io la penso diversamente e ci faccio caso.

That's all Folks!

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, Kershaw dice:

Fino a pochi giorni fa non mi sono mai iscritto ad alcun forum, e visto l'andazzo che c'è su questo credo di aver fatto bene.

 

Magari qui si discute o si cerca di farlo, qualche volta si litiga anche, e questo l'avrai capito se è vero che ci segui da qualche tempo. Quando questo avviene, è utile abbassare i toni. Per esempio nei confronti di Pecos, che è moderatore, cioè amministratore, per meriti acqusiti sul campo e non per grazia di dio. Per esempio nei confronti di un autore, Mauro Boselli, che ci fa l'onore di partecipare, di tanto in tanto, e di avere anche tanta pazienza. Insomma, senza sbraitare, sono sicuro che hai tanto da condividere con noi e anche l'intelligenza di farlo con il giusto tatto.

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<span style="color:red;">3 ore fa</span>, Kershaw dice:

Per Borden:

grazie per le delucidazioni in merito agli sceneggiatori, comunque non pensavo di certo che avessi aperto una scuola di scrittura. Stando così le cose, faccio voti che non ti venga mai neppure il raffreddore.

 

 

Ho avuto di peggio, ma non ho mollato. Sinora.

Comunque la situazione è quella che ho espresso. Al momento siamo io, Ruju, il recuperato decano Nizzi, e un paio di saltuari quasi esordienti (in Tex) come Mignacco e Rauch. Gli altri hanno mollato, non hanno accettato o si sono dimessi.

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Vi ringrazio per le precisazioni. L'importante è che sia chiaro che io, come immagino tutti gli aderenti al forum, ho a cuore il destino di Tex nella speranza che abbia la vita più lunga possibile.

Fermo restando che nel prosieguo, ogniqualvolta mi capitasse di riscontrare imprecisioni, incongruenze e/o errori non mancherò di segnalarli. Borden e soci non me ne vogliano!

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Dolente di interrompere la "discussione nella discussione" :P, torno sul quesito che Paco ha lanciato giorni addietro, e mi sento di dire che, per quanto dal mio punto di vista ritengo sia un po' eccessivo parlare di "serie regolare alla canna del gas", è fuori di dubbio che nell'ultimo anno, o forse anche negli ultimi tre, la maggior parte delle storie ivi pubblicate ha almeno in parte deluso le aspettative di buona parte di noi. Fermo restando, ovviamente, che i giudizi non possono essere assoluti né insindacabili, per cui ci troviamo a ragionare sulla base di elementi empirici quali i gusti personali.

 

Personalmente, più che di tempi bui per il Tex mensile parlerei di politica editoriale magari non sempre lucida, sia per quanto riguarda la scaletta e la collocazione delle storie da pubblicare, sia soprattutto in riferimento a tutto il lavoro che c'è in fase di scrittura, disegni e revisioni. In quest'ultimo punto, ad esempio, convengo con chi ha sostenuto che una storia come La città nascosta (riguardo la quale io, nella discussione apposita, avevo comunque cercato di spendere qualche buona parola relativamente all'idea che ne era alla base, pur essendo d'accordo sulla mediocrità della stessa nel suo insieme) non avrebbe dovuto essere pubblicata così come è giunta in edicola e tutti noi abbiamo avuto modo di leggerla. Allo stesso modo, sono anche io del parere che una differente e forse più lungimirante programmazione avrebbe impedito che le storie di alcuni disegnatori (che, secondo i personali - benché pienamente legittimi - canoni estetici di alcuni di noi, non sono da ritenersi propriamente adatti al mondo texiano) si siano ritrovate pubblicate sulla serie regolare anziché su qualche albo fuori collana.

 

E qui sforiamo in un altro campo, poiché è più che plausibile pensare che, in effetti, la fioritura di tante collane di "Speciali" o presunti tali non ha certamente giovato alla qualità degli albi che giungono mensilmente nelle edicole. Fermo restando l'encomiabile lavoro che si sta facendo, ad esempio, sui cartonati o sui Magazines, che stanno sempre più frequentemente ospitando avventure che ci hanno consentito di ricostruire in parte il passato di Tex e/o storie brevi ma in solitaria dei pards di Aquila della Notte, sto cominciando a credere che la SBE stia in effetti puntando forse più del dovuto sugli "Speciali", ovviamente vuoi o non vuoi a discapito delle uscite mensili, e di fatto disconstandosi anche dal punto di vista semantico dal significato intrinseco del termine "speciale". Quante volte, infatti, su questi cosiddetti "Speciali" - mi riferisco soprattutto ad alcuni Maxi degli anni scorsi - abbiamo dovuto leggere storie che di "speciale" avevano ben poco, sia nella trama che nei disegni (mi sia perdonato il gioco di parole)?

 

Dico ciò per dire che, dal mio punto di vista, forse in Tex andrebbe rivista tutta la politica editoriale relativa alle varie serie annuali o semestrali, prendendo in seria considerazione l'ipotesi di eliminrne qualcuna, puntando magari meno sulla quantità (tradotto in necessità di pubblicare storie mediocri concluse da un pezzo che forse giacevano dimenticate in un ripostiglio piazzandole senza troppo criterio dove capita ed alla prima occasione) e molto di più sulla qualità (tradotto in una selezione più severa ed una maggiore cura dei dettagli da richiedere agli autori di ogni storia).

 

Un saluto a tutti ;-)

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Però come hai visto la politica editoriale va in senso opposto, per ora. Nè tu nè io possiamo farci niente.La scelta è legata a molteplici fattori. E' chiaro che quest'anno Tex avrà moltissime uscite. E' un anno speciale. Forse in futuro verranno diminuite, chissà. Vedremo.

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Ciao a tutti, non intervengo spesso sul forum ma leggo sempre con piacere tutti gli interventi e (soprattutto) le succulenti anteprime di Monni... :)

Questa volta però esco dal mio torpore perché sono rimasto un po' perplesso (eufemismo, in realtà sono basito :D) da questa discussione, che comunque è sempre stata condotta nei limiti della buona educazione...

Secondo qualcuno la serie sarebbe alla canna del gas?!?!:blink::blink: 

 

Ma come, avete dato un'occhiata alle preview...

Nei prossimi mesi/anni sulla serie mensile leggeremo i ritorni di Proteus, del Maestro, di Mefisto, di Capitan Barbanera, della Tigre Nera, del Morisco alle prese con vampiri messicani. Conosceremo la figlia di Satania, Tex tornerà nel Grande Nord, nella Florida dei Seminole e in centro America 40 anni dopo "Il solitario del west"... Direi non male, per un attempato settantenne! :lol:

 

Scorrendo la lista dei disegnatori:, attualmente fanno parte dello staff, tra gli altri: Ticci, Civitelli, Venturi, Dotti, Andreucci, Rubini, Benevento, Piccinelli, Garcia Seijas, Del Vecchio, Mastantuono, Bocci, Cestaro!

Ed ancora, in una mia personale "seconda fascia": Font, Bruzzo, Biglia, Filippucci, Ramella.

Questi solo nella regolare, senza tener conto di "guest star" come Majo, Zuccheri, Breccia, Milano....

Quale altro personaggio a fumetti nel mondo può vantare uno staff di tale levatura?? :blink:

 

Davvero bastano un paio di storie mediocri (ma oserei dire anche "normali", assolutamente inevitabili in un personaggio seriale!) a dire che la serie è alla canna del gas? :o

Che poi "La città nascosta" aveva pur sempre i bellissimi disegni di Venturi, mentre la prima parte del "Messaggero cinese" è stata a mio avviso molto divertente e con dialoghi spassosi... Insomma, a mio avviso c'è qualcosa da salvare anche nel brutto (o nel meno bello). ;)

 

Su Cossu (ma anche su Diso): statico finché si vuole, non adatto al western, troppo "linea chiara", "tirato via", ecc. Tutti commenti abbastanza condivisibili, per carità. 

Però l'argomentazione cade quando si pensa che tutti i lettori degli anni d'oro di Tex (me compreso) si siano fatti piacere le mediocri tavole del buon Muzzi che, poveraccio, in confronto agli altri cinque ha sempre fatto una ben magra figura, rimanendo, anche a distanza di decenni, l'unico disegnatore "storico" texiano a non essersi visto ristampare alcuna storia... Sarà un caso, eh?! :P

 

Anche sull'iper produzione posso essere d'accordo, peccato che (ahimè) non viviamo più nei favolosi - per Tex - anni '70, in cui bastava il mensile per far vivere serena la Casa Editrice. Con le tirature dei giorni d'oggi, presumo sia pressoché vitale mandare in edicola più inediti, è una dura realtà del mondo editoriale del giorno d'oggi. :mellow:

 

Detto questo, spero che il vulcanico Boselli rimanga ancora per un bel po' di anni al timone della serie (l'entusiasmo che traspare nei vari incontri è contagioso!), e che riesca a trovare, oltre a Ruju, un buon rimpiazzo. Personalmente avevo sperato in Burattini, che mi sembra un po' stanco dopo 30 anni passati a Darkwood, ma evidentemente o non gli interessa o non ha sviluppato soggetti "lunghi" interessanti... :(

 

Ciao! :)

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    • Da JohnnyColt
      Noto con stupore che su questo forum non vi è un'analisi del logo di Tex, della sua evoluzione e delle sue tantissime versioni.
      L'evoluzione del logo TEX è questa sotto rappresentata e ci mostra diverse fasi iniziali e il risultato finale utilizzato inizialmente su Tex Gigante e successivamente anche sulle collane parallele: il logo definitivo, oggi, è presente, con variazioni di colore e di dimensioni, su Tex Gigante, su Tex Speciale, sul Maxi Tex, sul Color Tex, sui romanzi cartonati, sul Tex Magazine e su tutte le innumerevoli ristampe o riedizioni pubblicate dalle varie case editrici mondiali.
       

       
      I versione: utilizzata soltanto nelle prime due serie a striscia della Collana del Tex (1948-1951), presenta i tre letteroni in maiuscolo leggermente inclinati verso destra, separati tra loro, gialli con contorno nero. Debutta nel settembre del '48 con "Il totem misterioso";
      II versione: utilizzata dalla terza serie all'ottava "Azzurra" (1951-1954), troviamo le tre lettere gialle contornate di nero che ora si fondono formando un abbozzo della particolare forma arrivata fino a noi. La scritta è meno tozza rispetto alla precedente e riceve un'rotazione tale da renderla ancora più dinamica. Debutta nel maggio del '51 con "L'orma della paura";
      III versione: utilizzata dalla nona serie "Gialla" fino alla chiusura della collana, con l'ultimo numero della trentaseiesima serie "Rodeo", (1954-1967), riprende l'idea precedente e la rende maggiormente gradevole, più proporzionata e di certo più moderna. I cambiamenti radicali rispetto alla passata versione sono riscontrabili nella sbarra superiore della T, meno piatta e meno allungata, e nella E leggermente più piccola. Debutta nel gennaio del '55 con "La croce tragica";
      IIII versione: il logo che da decenni vediamo sui nostri albi è presente su entrambe le serie di Tex Gigante e nella terza serie di Raccoltine ("Serie Rossa"). Si noti che nella versione definitiva del logo la gamba destra della X ritorni dritta, esattamente come la versione utilizzata tra il '51 e il '54.
       
      Troviamo inoltre diverse altre versioni "intermedie" pubblicate sulle copertine delle Raccoltine a striscia, degli Albi d'oro e della prima serie della Collana Gigante.

      Albi d'oro (1951-1959), dalla prima alla sesta serie; 3 numeri apocrifi realizzati negli anni '70 dall'editore Piacentini insieme alla ristampa anastatica della 1/29 ( );  
      Tex Gigante (1954), prima serie - numeri 1-7, 28; Albi d'oro (1959-1960), settima e ottava serie; Tex Gigante (1958), seconda serie - numero 100                                                                                                                                                                                                                                                                      ( ).  
      I loghi presenti sui numeri 9 e 10 della prima serie de Tex Gigante (1954) e sul primo numero della terza serie delle Raccoltine a striscia (1956) mostrano chiaramente come il logo poi si modificava a seconda della mano che lo disegnava e soprattutto che non vi era ancora un logo standard da imprimere su ogni copertina:

       
      Non è raro trovare, nelle Raccoltine e nella prima serie di Tex Gigante, scritte a mano con nome e cognome del personaggio:

       
      In alcune pubblicità degli anni '70 e nel gioco in scatola realizzato da Clementoni potevamo trovare sia il nome sia il cognome scritto con lo stesso font del marchio della testata:

       
      Il logo utilizzato in occasione dell'uscita nelle sale di "Tex e il signore degli abissi", film del 1985 diretto da Duccio Tessari, rappresenta quasi una fusione tra la versione utilizzata con la terza serie a striscia e quella finale che oramai troviamo su ogni pubblicazione:

      Curioso infine il fatto che, con l'uscita della riedizione in DVD del 2006, viene ripescato anche il primissimo logo, opportunemente modernizzato e di colore rosso:

       
      Nelle poche parodie dedicate a Tex possiamo vedere delle reinterpretazioni dello stile...


      ...come possiamo trovarla anche nelle versioni straniere del Nostro.
           
    • Da natural killer
      Quest'anno anche la SBE è accreditata nella carovana del Giro
       

    • Da JohnnyColt
      E' da qualche giorno che mi chiedo se Tex possa davvero competere con i vari manga o con i vari comics che tanto ora vanno tra i giovani. Tex non è prettamente un fumetto per "vecchi" però rappresenta una nicchia di lettori, una nicchia appassionata di western e di azione un poco canzonata. Tex tra l'altro, è l'eroe tutto d'un pezzo che oggi si osteggia, si preferiscono personaggi dubbiosi e per alcuni aspetti deboli, si preferiscono personaggi più contemporanei e legati alla vita globalizzata e ipertecnologica. Se Tex negli anni '60 rappresentava un modello da seguire per migliaia di ragazzini, se Tex dava speranza in un mondo migliore a cui tutti potevano aspirare, oggi che cosa rappresenta? Che cosa può offrire Tex alle nuove generazioni ? Cosa può trasmettere ai giovani che preferiscono la frivolezza di un manga o di un comic?
      Personalmente penso che quei valori che Tex esprimeva negli anni '50/'60/'70 possano avere ancora oggi un'importanza rilevante, penso che farebbe bene far leggere Tex a più giovani affinchè possano comprendere le ragioni di libertà e giustizia che fanno agire Tex, affinchè possano comprendere che non esiste popolo superiore o popolo inferiore ma vi è una sola razza umana composta da buoni e cattivi (siano essi bianchi, rossi, neri o gialli), affinchè possano comprendere l'inutilità della guerra e degli stermini di popoli che ancora purtroppo esistono. 
      In un mondo globalizzato e ipertecnologico come quello odierno, in un mondo profondamente razzista e classista Tex può davvero rappresentare un modello da seguire per le nuove generazioni rincitrullite da slogan politici, musica opinabile e reality show. Secondo voi è possibile far avvicinare quei giovani che preferiscono i comics e i manga perchè vanno di moda o il tutto si conclude con una mera questione di gusti?
      Per me le vendite parlano chiaro, i gusti c'entrano ma fino ad un certo punto. Credo sia più consono parlare di moda.
    • Da natural killer
      Nel 1969 usciva il Supplemento al n.56 della rivista Linus con il titolo LinusWest.
       

       
      All'interno è contenuta la storia del Kit Carson di Albertarelli (1937) e la ristampa della storia di Tex La valle della luna (1962) con le strisce rimontate a dodici vignette per pagina
       

       
      La copia anastatica dell'albo si trova in edicola abbinata alla Gazzetta dello Sport
    • Da JohnnyColt
      Il clima si fa rovente, a sud del confine
       
      TEX
      N° : 690
      Periodicità: mensile
      LE SCHIAVE DEL MESSICO
      uscita: 07/04/2018
      Soggetto: Pasquale Ruju
      Sceneggiatura: Pasquale Ruju
      Disegni: Giuseppe Prisco
      Copertina: Claudio Villa

      Anita vuole ritrovare sua sorella, che è stata rapita dal crudele Saldivar. Tex e Carson varcano il Rio Grande per affrontare una banda di feroci desperados!
       


       
      Letta tutto d'un fiato grazie alla variant ordinata sul sito Bonelli e arrivata questo pomeriggio.
      Siccome la storia uscirà tra un po' mi limiterò a scrivere mie considerazioni su Ruju e Prisco, senza particolari spoiler sulla storia in sè.
      Storia di un solo albo che mancava da tanto e che soprattutto ha riportato una grande albo nel mensile di Tex.
      Storia davvero ben scritta, lineare ma con diversi colpi di scena azzeccati, ritmo perfetto che esplode (letteralmente) nel finale in tutta la sua grandezza...
      Ruju qui ha ritrovato sé stesso realizzando un albo che è la quinta essenza di ciò che sostengo io da tempo: non servono sempre e per forza due albi per fare una grande storia! Largo agli albi singoli e ai 3 albi!
      Caratterizzazione dei personaggi davvero ben fatta, soprattutto dei due antagonisti. Finale per fortuna non velocizzato o tronco, con un buon ritmo e una resa dei conti forse prevedibile ma realizzata secondo me molto bene.
      Dal lato disegni sono davvero molto soddisfatto di Prisco: ottime ambientazioni, tra il dettagliato e il fluido (un poco alla Ticci), tagli fotografici che starebbero benissimo su un Texone, elementi che escono dalla gabbia che danno freschezza al tutto, caratterizzazione grafica di Carson eccezionale e realizzazione molto accurata delle ragazze fatte prigioniere.
      VOTO COMPLESSIVO 8-
      Il - è dovuto a due elementi, uno riguardante Ruju e l'altro rguardante Prisco:
      (SPOILER) all'inizio della storia si dice che la roccaforte di Tejas è un piccolo villaggio disabitato perciò viene in mente subito un posto insepugnabile, con parecchie guardie attorno ad esso. Ciò non è perchè a detta di un membro della banda, notizia che troverà conferma, vi sono solamente delle sentinelle in un fienile (Sì, avete capito bene, un fienile. Difendere una città con due sentinelle dentro ad un fienile non credo sia una grande mossa strategica tant'è che Tex e Carson hanno velocemente ovviato al problema); la caratterizzazione grafica di Tex è stata molto incostante: in una vignetta il volto di Tex ricordava molto un Ticci, in un'altra un Fusco e a volte, a tratti, ho visto anche la pulizia di un Civitelli. Ci sta, è la prima storia per Prisco e l'ha disegnata a mio dire molto bene ma mi sarebbe piaciuta ugualmente più coerenza. Serve solo ulteriore caratterizzazione al viso di Tex, nulla più. Copertina standard molto carina, con un bel gioco di luci. La versione Variant invece è splendida con un effetto legno relistico e interessante. Brava Bonelli!
       
      Una striscia che ho particolarmente gradito:

       
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