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[Texone N. 01] Tex Il Grande!

Voto alla storia  

39 members have voted

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Voto 8... bellissimo il ritorno di pat e bellissima la storia... l ho letto anche con la nuova collana tex speciale.. quella a colori e devo dire che purtroppo i disegni di Guido Buzzelli, non si addicono a questo grande artista...

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Ho letto che qualcuno non ha gradito molto i disegni di Buzzelli. Certo sono sicuramente diversi rispetto allo standard dei disegnatori, specie dei disegnatori apparsi fino al 1988. Però a me son piaciuti. Non so inoltre quanto abbia influito questo tratto così diverso di Buzzelli sull'idea di Sergio Bonelli di far nascere il Texone. Probabilmente Sergio l'idea l'aveva già in mente, il quarantennale e i disegni di Buzzelli lo hanno aiutato e se non altro dovremmo essere un p? grati a Guido Buzzelli per essere rimasto fedele al suo tratto anche nel disegnare Tex perchè questo ha aiutato a far nascere i Texoni, questi splendidi volumi giganti. Ho letto anche in giro che la ristampa a colori nella collezione storica ha fatto perdere tantissimo, qualcuno ha detto ha rovinato il Texone di Buzzelli. Anche su questo non sono d'accordo, certo Buzzelli se avrebbe fatto i disegni per un albo a colori avrebbe cambiato qualcosa, in certi punti avrebbe insistito meno con i neri, ma nel complesso anche a colori i suoi disegni del Texone si possono apprezzare benissimo. Per quanto riguarda la storia, una storia abbastanza classica, niente di eccezionale ma un otto lo merita tutto.

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Ho letto che qualcuno diceva che questa fosse la prima storia di Nizzi:non è vero, la prima storia è "Il ritorno del Carnicero"(disegni di Fusco) mentre la prima pubblicata è "La valanga d'acqua"(disegni di Nicol'). Lui stesso lo afferma, in un intervista ad Ubc.

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Tex IL GRANDE: in effetti, in questa storia, Tex è TROPPO grande, fagocita tutto e tutti, non lasciando spazio ad alcuno: n° a Carson, i cui dialoghi con Tex io ho trovato molto meno scoppiettanti e gustosi che in altre occasioni, n° ai cattivi, che non ne imbroccano una che sia una, e non sono in grado di concepire un piano che non sia quello di cercare di impiombare Tex (l'unico acuto è in effetti quello del rapimento della ragazza architettato dal fratello che fino a quel momento era sembrato il meno in gamba dei due), n° ai comprimari, che, salvo la solita simpatia che può ispirare Pat Mc Ryan, sono del tutto senza personalit? (padre e figlia a dir poco scialbi). La trama, poi, è trita e ritrita ed anzi è inesistente, e si riassume in quella frase di GlBonelli che dice: "la trama? Arriva Tex e le suona a tutti". Storia lineare, dice Ymalpasè Storia piatta, direi, dritta dritta, senza alcuna curva dietro la quale ci si possa aspettare un colpo di scena, o qualcosa che non sia già immaginabile. Scontata è a mio parere l'aggettivo giusto, non già per quello che accade, o che porta Tex alla vittoria (perchè è normale che Tex debba vincere sempre), ma perchè non c'è niente e nessuno che sia all'altezza di Tex e che sappia creare situazioni di reale difficolt?. Paco scrive:

stiamo parlando di Tex, personaggio classico di un fumetto classico, le cui storie lo vogliono SEMPRE protagonista assoluto della scena, sempre risolutore, sempre elemento chiave della narrazione;ciò non esclude che in questa tipologia "classica" non possano esserci degli intrecci interessanti con comprimari interessanti!...? quello che Bonelli e Nizzi hanno dimostrato più volte,? quello che questo mitico Texone dimostra! Anche qui, infatti, non sono pochi i personaggi di contorno... ma la maestria di Nizzi(e il suo rispetto per Tex) porta tali personaggi ad essere, appunto, solo un contorno, un contorno al piatto principale che è Tex;i comprimari di questa storia(Pat in primis) non solo coi loro ruoli "servono" la storia(come anche avviene in Boselli), ma sopratutto "servono" l'Eroe (come molto spesso non avviene in Boselli). Il metro di giudizio per giudicare la bontà di una storia di Tex non può avere niente a che fare col grado di complessit? della storia stessa:il canovaccio classico delle storie di Tex è altra cosa rispetto alla complessit? articolata, ricercata come elemento fondante di ogni storia:nulla di più distante quindi, dagli intrecci complessi e articolati con personaggi complessi e articolati di marca boselliana. E' ovvio il fatto che molte storie di Boselli sono eccezionali!... ma è altrettanto ovvio che non possono essere prese come storie paradigmatiche dello stile texiano:e quindi non si può partire da esse per giudicare altre storie di Tex.

Io non la vedo così: Tex deve essere il risolutore e l'elemento chiave della scena, ma appunto non è necessario che sia sempre in scena: quanto più duri sono i suoi avversari, quanto più caratterizzati sono i comprimari, magari svelando retroscena della loro vita passata, o suggerendo alcune loro caratteristiche psicologiche, tanto più sarà apprezzato l'intervento risolutore di Tex a scapito di quelli splendidi cattivi e a vantaggio di quei già amati comprimari. Un Tex più "leggero" nella storia, e risolutore di vicende riguardanti altra umanit?, altre figure carismatiche o affascinanti, rendono Tex altrettanto e più grande del Tex che sbaraglia tutti e che salva comprimari senza storia, come accade in questo texone. I comprimari, dice Paco, in questa storia "servono" l'Eroe: eccome se lo servono, dico io, sono anzi schiavi dell'Eroe, sono automi senza anima le cui poche mosse servono solo a far risaltare Tex (compreso il mio vecchio Carson...). Sarà ripetitivo, ma spero che il Tex futuro sia sempre più di marca boselliana, un Tex che interviene contro gli Innocenti e a favore di Clemmons, la cui storia passata è nota al lettore, il quale in qualche modo è già avvinto dal personaggio, le cui sorti cominciano a stargli a cuore; un Tex che lotta a favore di un ribelle come Shane 'O Donnell, personaggio con un'anima, e che anima, che non "serve" l'eroe ma rende la storia di grandissimo spessore ed è quasi l'Eroe che "serve" lui (e non vedo nulla di male in questo); un Tex che combatte al fianco di Glenn Corbett, che difende la comunit? del Sergente Torrence, che non sono solo personaggi, ma "persone", con un loro passato, una loro psicologia, una loro anima, che il lettore conosce e già ama o disprezza a seconda dei casi. Se Tex si circonda di esseri umani che gli sottraggono spazio, piuttosto che di comparse che scompaiono nella sua eccessiva luce, io ne sarà sempre felice. Ecco perchè storie di questo genere non mi piacciono e amo invece le storie di Borden.

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Tex deve essere il risolutore e l'elemento chiave della scena, ma appunto non è necessario che sia sempre in scena: quanto più duri sono i suoi avversari, quanto più caratterizzati sono i comprimari, magari svelando retroscena della loro vita passata, o suggerendo alcune loro caratteristiche psicologiche, tanto più sarà apprezzato l'intervento risolutore di Tex a scapito di quelli splendidi cattivi e a vantaggio di quei già amati comprimari. Un Tex più "leggero" nella storia, e risolutore di vicende riguardanti altra umanit?, altre figure carismatiche o affascinanti, rendono Tex altrettanto e più grande del Tex che sbaraglia tutti e che salva comprimari senza storia, come accade in questo texone. I comprimari, dice Paco, in questa storia "servono" l'Eroe: eccome se lo servono, dico io, sono anzi schiavi dell'Eroe, sono automi senza anima le cui poche mosse servono solo a far risaltare Tex (compreso il mio vecchio Carson...).

Sono d'accordo sul fatto che non è detto che Tex debba sempre essere in scena. Ma non concordo sul solito punto: e cioè che quanto più il nemico è caratterizzato e psicologicamente costruito e pericoloso tanto più la storia è bella. Credo che al contrario questa storia (come la "Gilas" di cui parlavamo ieri) dimostra che, per un grande Tex, un grande nemico può anche non esserci. In ogni caso non ne faccio una regola generale: considero allo stesso modo grandi "Tex il grande" e, per dirne una, "Cercatori di piste" col magnifico e complesso Mickey Finn. C?? un altro punto che però mi trova in disaccordo: la presunta pochezza dei comprimari di questa storia nizziana. Non sono d'accordo perchè tali comprimari sono scarsi solo in relazione all'eroicit? di Tex- cioè, nessuno vale quanto lui, e questo mi sembra giusto e normale. Però se ripenso alla ragazza del saloon, a un Pat degno in tutto e per tutto di quello bonelliano, al fratello che rapisce la fanciulla, o allo sforunato gorilla che Tex ripassa a modo suo, non avvicino a essi il termoine "scarsi", proprio perchè mi sembra svolgano bene il loro ruolo di comprimari, personaggi secondari e di contorno. Vero che Carson fa poco, ma lui è il pard del protagonista, la sua spalla, quindi mi sta bene che per una volta rimanga nelle retrovie (se poi questo avvenisse sempre allora si che ci sarebbe un problema, ma che secondo me non riguarda specificamente questa storia).

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Sarà ripetitivo, ma spero che il Tex futuro sia sempre più di marca boselliana, Se Tex si circonda di esseri umani che gli sottraggono spazio, piuttosto che di comparse che scompaiono nella sua eccessiva luce, io ne sarà sempre felice. Ecco perchè storie di questo genere non mi piacciono e amo invece le storie di Borden.

Beh, questa e' una tua rispettabilissima opinione dettata dai proprio gusti. Io invece sono completamente in disaccordo e spero che il Tex boselliano del futuro non si affidi ai soliti comprimari che gli rubano continuamente la scena al ranger perche' non sarebbe piu' il fumetto che ho amato per tanti anni. Va bene ogni tanto personaggi con una certa personalita' come Shane O'Donnel, va bene Juan Raza (anche se lo odio a morte), va bene Mitch, ma leggere ogni mese una storia con un comprimario affiancato a Tex e che in certe occasioni gli ruba davvero la scena sarebbe qualcosa di pesante e insopportabile da parte mia. Meno male che negli ultimi anni Boselli ha corretto un po' il tiro scrivendo delle storie con un Tex abbastanza centrale.

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Sarà ripetitivo, ma spero che il Tex futuro sia sempre più di marca boselliana, Se Tex si circonda di esseri umani che gli sottraggono spazio, piuttosto che di comparse che scompaiono nella sua eccessiva luce, io ne sarà sempre felice. Ecco perchè storie di questo genere non mi piacciono e amo invece le storie di Borden.

Beh, questa e' una tua rispettabilissima opinione dettata dai proprio gusti. Io invece sono completamente in disaccordo e spero che il Tex boselliano del futuro non si affidi ai soliti comprimari che gli rubano continuamente la scena al ranger perche' non sarebbe piu' il fumetto che ho amato per tanti anni. Va bene ogni tanto personaggi con una certa personalita' come Shane O'Donnel, va bene Juan Raza (anche se lo odio a morte), va bene Mitch, ma leggere ogni mese una storia con un comprimario affiancato a Tex e che in certe occasioni gli ruba davvero la scena sarebbe qualcosa di pesante e insopportabile da parte mia. Meno male che negli ultimi anni Boselli ha corretto un po' il tiro scrivendo delle storie con un Tex abbastanza centrale.
Completamente d'accordo con Anthony. Per fortuna davvero Boselli sembra ultimamente sembra aver preso meglio le misure con i comprimari (ad es.: Patagonia) evitando che questi rubino la scena. IMHO alcuni esempi ben riusciti di come si possono valorizzare i co-protagonisti senza danneggiare il ns o i pards sono venuti da Berardi in Oklahoma e D'Antonio in Seminoles. Ecco queste due storie mi sono piaciute almeno tanto quanto le pur belle Il ritorno del Morisco-I pozzi di Agua prieta o la tanto decantata Gli invincibili dove invece i co-protagonisti si "allargano" troppo secondo me.

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Torniamo un p? in topic pards! ;)
Qui parliamo del Texone n. 1 per quanto riguarda "affollamento", comprimari e storie di Borden ci sono fior di discussioni apposite! sisi _ahsisi

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Tex deve essere il risolutore e l'elemento chiave della scena, ma appunto non è necessario che sia sempre in scena: quanto più duri sono i suoi avversari, quanto più caratterizzati sono i comprimari, magari svelando retroscena della loro vita passata, o suggerendo alcune loro caratteristiche psicologiche, tanto più sarà apprezzato l'intervento risolutore di Tex a scapito di quelli splendidi cattivi e a vantaggio di quei già amati comprimari. Un Tex più "leggero" nella storia, e risolutore di vicende riguardanti altra umanit?, altre figure carismatiche o affascinanti, rendono Tex altrettanto e più grande del Tex che sbaraglia tutti e che salva comprimari senza storia, come accade in questo texone. I comprimari, dice Paco, in questa storia "servono" l'Eroe: eccome se lo servono, dico io, sono anzi schiavi dell'Eroe, sono automi senza anima le cui poche mosse servono solo a far risaltare Tex (compreso il mio vecchio Carson...).

Sono d'accordo sul fatto che non è detto che Tex debba sempre essere in scena. Ma non concordo sul solito punto: e cioè che quanto più il nemico è caratterizzato e psicologicamente costruito e pericoloso tanto più la storia è bella. Credo che al contrario questa storia (come la "Gilas" di cui parlavamo ieri) dimostra che, per un grande Tex, un grande nemico può anche non esserci. In ogni caso non ne faccio una regola generale: considero allo stesso modo grandi "Tex il grande" e, per dirne una, "Cercatori di piste" col magnifico e complesso Mickey Finn. C?? un altro punto che però mi trova in disaccordo: la presunta pochezza dei comprimari di questa storia nizziana. Non sono d'accordo perchè tali comprimari sono scarsi solo in relazione all'eroicit? di Tex- cioè, nessuno vale quanto lui, e questo mi sembra giusto e normale. Però se ripenso alla ragazza del saloon, a un Pat degno in tutto e per tutto di quello bonelliano, al fratello che rapisce la fanciulla, o allo sforunato gorilla che Tex ripassa a modo suo, non avvicino a essi il termoine "scarsi", proprio perchè mi sembra svolgano bene il loro ruolo di comprimari, personaggi secondari e di contorno. Vero che Carson fa poco, ma lui è il pard del protagonista, la sua spalla, quindi mi sta bene che per una volta rimanga nelle retrovie (se poi questo avvenisse sempre allora si che ci sarebbe un problema, ma che secondo me non riguarda specificamente questa storia).
Ovviamente è una questione di gusti. Io, pur essendo un fan di Tex, lo vorrei più "leggero" e mi piacerebbe invece che ogni storia mi "regalasse" un personaggio nuovo e avvincente; come ho detto in un altro post (non ricordo dove) un personaggio il cui destino non sia noto a priori, una figura "umana" che, in quanto tale, può anche perdere, in contrasto col superomismo di Tex il cui esito scontato è la vittoria. Tornando alla storia (scusaci Sam >:azz: ), nonostante quanto dici, Paco, la trovo comunque un p? carente, quanto a comprimari: concordo con te che si salvi il fratello (che peraltro è una piacevole sorpresa, perchè fino a quel momento sembra il fratello stupido e poi invece è proprio lui a dare un p? di pepe alla storia) e concordo anche sul grande Pat (che tuttavia stento a definire comprimario: è piuttosto un pard aggiunto), però non riescono a soddisfarmi del tutto: in effetti, non posso fare a meno (e probabilmente sbaglio) di confrontarli con ben altri comprimari (tra i quali c'è quel Mickey Finn che tu hai giustamente ricordato) al cui confronto questi, a mio parere, spariscono del tutto. Comunque, come sottolineano Anthony e Ted, Boselli sta aggiustando il tiro, quanto a comprimari, e alterna storie più "Texcentriche" a storie più "affollate": giusto così, tutti i gusti sono soddisfatti :trapper:

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'giorno al forum,
questo è stato il primo Tex che avevo pensato di non comprare, salvo poi ricredermi cercarlo disperatamente in alcuni negozi.
Quindi lo lessi qualche anno dopo la sua uscita e mi fece una certa impressione ... nel tempo l'ho riletto alcune volte come ho letto e riletto l'edizione a colori ... e ora aggiungo il mio post ai vostri nella speranza (vana) di nn ripetere quanto già scritto (? questa la triste storia di chi arriva tardi ...).
<_<

I disegni di Boselli nn mi fanno particolarmente impazzire ... ma sono tanto mascolini e duri i tratti dei personaggi maschili quanto aggrazziati e lievi quelli dei personaggi femminili (il personaggio Flora il cui sguardo passa, nell'albo, dalla curiosità, alla seduzione ... alla disperazione) personalmente lo ritengo tra i più belli dell'intera storia (forse anche perchè è quello che meno ti aspetti in un episodio dei Nostri).
Mi sono piaciute molte le inquadrature dal basso o dall'alto che compaiono nel volume ... al di l' di tanti paesaggi che compaiono nelle storie che conosciamo ... penso sia una delle prime volte (forse la prima) in cui queste inquadrature compaiono così copiose (dal basso soprattutto) e danno un senso di particolare movimento alla scena (a partire dalla copertina ...) ... la parte che preferisco meno è relativa alla fine dell'albo dove i disegni sembrano quasi che siano "molto affrettati" per la conclusione dell'episodio.
;)

Al prossimo post,
ilbor

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A novembre le Edizioni NPE presenteranno la ristampa del primo texone al costo di 24 euro. Il volume sarà CARTONATO, in B/N, e avrà le stesse dimensioni del texone.

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Per commentare questo primo albo speciale parto dai disegni - la cifra distintiva di questa collana - che, devo dire, non mi hanno entusiasmato. Di sicuro valore senza alcun dubbio, ma il tratto del disegnatore ospite non mi è piaciuto, le vignette mi sono sembrate troppo "scure", direi quasi "espressioniste" (anche se da profano sto usando questo termine probabilmente a sproposito). Ci vedo una qualche lontana somiglianza con un altro interprete del nostro ranger, Blasco (nemmeno lui amo particolarmente). Mi è piaciuta molto invece la caratterizzazione del viso di Tex, abbastanza giovanile e che mi sembra rifarsi ai primi numeri come modello. Splendida, infine, la copertina!Anche la storia non mi è sembrata delle migliori, soggetto classico e sceneggiatura senza grossi colpi di originalità. Molto bella però l'ambientazione nelle foreste dell'Oregon e notevole la maestria di Nizzi nel saper sfruttare le possibilità che il contesto particolare gli mette a disposizione: la scena di Tex che si lancia lungo lo scivolo per i tronchi è a mio parere la più riuscita dell'albo. Una nota stonata nella parte finale, quando il grande dispiegamento di forze disposto a protezionedella casa dei Patterson si disperde nei boschi e lascia i due capoccioni nella casa sguarnita... insomma, in questa circostanza i due boss non hanno brillato di acume tattico!Infine, ho apprezzato tantissimo la rassegna iniziale dei disegnatori di Tex, scritta con grande competenza e molto interessante!In definitiva, voto 7: storia buona ma senza picchi.

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Parto dai disegni: sono ignorante in materia e quindi probabilmente non avrò saputo apprezzarli, ma non mi sono piaciuti granché.
La storia è molto avvincente e piena di brio, con un Tex in grande forma fiancheggiato da un Carson molto lucido mentalmente (non ha fatto troppe domande a Tex su "cosa fare", "dove andare", "come agire"...). I due pards, insieme al "disastroso" Pat, regalano molte simpatiche battute ai lettori e lo spettacolo è assicurato.
Molto interessante il rapporto tra i due fratelli Patterson, con il fratello "topo di biblioteca" che in modo sorprendente, col procedere della storia, emerge sino a diventare il più pericoloso nemico dei pards. 
Affascinante l'ambientazione nelle foreste dell'Oregon; quoto Pecos, l'escamotage dello scivolo per i tronchi è un vero colpo da maestro.

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Anche secondo me non è detto che un Maestro (come tale era Buzzelli) possa essere per forza un grande disegnatore texiano. Perché i disegni sono superlativi, ma poco texiani. Un po' come nel caso delle storie realizzate da Diso.

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Dal blog di Burattini - http://utilisputidiriflessione.blogspot.it/ - estrapolo questa citazione da un 'intervista concessa dal disegnatore Buzzelli alla rivista Fumo di China:

 

E’ lo stesso disegnatore a raccontare come andarono le cose, in una intervista pubblicata sul n° 22 di Fumo di China (prima serie) datato febbraio 1985:

“Incontravo spesso Sergio Bonelli nelle varie manifestazioni – spiega Buzzelli - Una volta, cinque anni fa, mi propose di fare Tex. Io gli promisi che l’avrei fatto volentieri, ma poi non ho mai trovato il tempo. Un anno fa decisi di telefonargli, domandandogli se era ancora disponibile a farmelo fare. Poi, quando l’ho fatto, era un’enormità di lavoro: 224 pagine. L’ho fatto meglio che potevo, ma penso che non ne farò un altro. Il testo è molto buono, la sceneggiatura è perfetta, quindi l’ho disegnato volentieri. Inizialmente ho fatto del mio meglio per disegnare come Galleppini e gli altri disegnatori abituali (Bonelli me lo aveva raccomandato!); ma questa è stata un’impresa quasi impossibile, perché se uno vuol fare un disegno agile e scorrevole non ce la fa a seguire un altro stile, un altro tratto. Infatti molte cose del mio Tex penso che disorientino i lettori abituali. Bonelli lo teme, e ha detto che forse farà un’edizione speciale, un volumetto doppio, nel quale dirà appunto che è un Tex particolare, fatto da Buzzelli”.  

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Mi chiedo se non sarebbe stato meglio proseguire con questa filosofia sui Texoni. Ma forse non sono stati trovati abbastanza autori esterni per farlo.

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Salve...Io ho trovato i disegni di Buzzelli accattivanti perché diversi dai soliti. Degli schizzetti simili a qualche quadro visto in un museo. Della storia ho apprezzato l'ambientazione (Oregon), il ritorno di Pat, qualche dialogo irlandese/Carson e i fratellini diabolici (soprattutto il secondo). Globalmente un primo Texone valido.

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...e aspetta di leggere gli altri!

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Non il primo Texone che ho letto, ma una volta che ho potuto leggerlo ho potuto comprendere cosa dovevano aver provato gli appassionati texiani che, al momento della sua uscita, si saranno sicuramente scapicollati in edicola per accaparrarselo: 223 pagine di avventura mista a una massiccia dose di ilarità, grazie soprattutto ad un Pat Mac Ryan in stato di grazia, senza dimenticare il contributo di Carson, degno complice - ovviamente involontario - del gigante irlandese in alcuni siparietti improvvisati. Inusuale, ma proprio per questo affascinante, l'ambientazione, l'Oregon con le sue sterminate foreste, spina dorsale dell'economia dello stato, che fanno da sfondo ad un trama imbastita su un classico cliché western, ossia il prepotente che cerca di eliminare la concorrenza rilevandone l'attività per un boccone di pane, ricorrendo esplicitamente alle minacce. Unica differenza, anziché i classici ranchers sono coinvolti mercanti di legname. Tutt'altro che banali anche i nemici di turno, gli abbietti fratelli Patterson, individui senza scrupoli e disposti a qualsiasi bassezza pur di raggiungere i propri scopi: proprio quello che tra i due sembrava essere il meno peggio, Gerald, si rivela in realtà il più spietato, architettando il rapimento della giovane Jane Thompson per ricattare il padre, rischiando quindi di vanificare il repulisti dei pards.

 

Nota speciale, infine, per Pat: credo che, contando tutte le sue comparsate, mai come in quest'albo il buon Mac Ryan si mostri tanto goffo ed imbranato, tra involontarie demolizioni di cantine ed altrettanto involontarie devastazioni di camere da letto, ma rovesciando la medaglia dimostra con i fatti tutta la sua innata generosità nei confronti del prossimo. Davvero uno dei migliori comprimari occasionali di Tex, le cui peculiarità sopra elencate sono state notevolmente valorizzate nelle pagine di questo Texone dai disegni di Buzzelli.

Edited by juanraza85

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On 2/10/2015 at 23:32, Red Arrow dice:

Mi chiedo se non sarebbe stato meglio proseguire con questa filosofia sui Texoni. Ma forse non sono stati trovati abbastanza autori esterni per farlo.

Vero. Ricordo che Sergio Bonelli disse proprio questo durante un'intervista, non riusciva  a trovare disegnatori che si cimentassero su un'opera di un 224 pagine. Dovette così far ricorso  ai disegnatori della casa.

Per quanto riguarda i disegni di questo o quello è inutile parlarne, questo è il Tex di......la  critica è soggettiva.

A me Buzzelli piaceva, ma capisco che per i canoni di quel tempo moltissimi storcevano il naso. Il bello di quei Texoni era proprio questo.:smile:

Edited by Loriano Lorenzutti

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I canoni iniziali del Texone erano proprio quelli. Tex non doveva apparire quello al quale eravamo abituati, almeno dal punto di vista fisico, perché il carattere era garantito dai soggettisti della Casa, Nizzi in testa.

Poi, come disse proprio Sergio, tutto progressivamente cambiò, nonostante che nel tempo apparissero professionisti affermati, fino all'apice rappresentato dal grande Magnus.

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<span style="color:red;">16 ore fa</span>, francob dice:

I canoni iniziali del Texone erano proprio quelli. Tex non doveva apparire quello al quale eravamo abituati, almeno dal punto di vista fisico, perché il carattere era garantito dai soggettisti della Casa, Nizzi in testa.

Poi, come disse proprio Sergio, tutto progressivamente cambiò, nonostante che nel tempo apparissero professionisti affermati, fino all'apice rappresentato dal grande Magnus.

 

 

Qualche anno fa, per il Tex Magazine, scrissi un dettagliato articolo sulla nascita e la storia dei Texoni (fino a quello di Rotundo).Il progetto Texone nasce dalla concomitanza di due o tre fattori:

 

a) le tavole di Buzzelli che giacevano nel cassetto della scrivania da tre anni senza possibilità di poterle utilizzare per la serie regolare;

b) i festeggiamenti per i primi quarant'anni di Tex;

c) il travolgente successo del Texone appena pubblicato ( 50000 copie spazzate via dalle edicole in un attimo; la necessità di ristamparlo un'altra volta (altre 100000 copie volatilizzate in un baleno) e quindi il doverlo ristampare nel giro di poche settimane una terza volta (altre 100000 copie) che furono appena sufficienti;

d) il desiderio non certo inconfessato di Sergio Bonerlli di arruolare nello staff di Tex i grandi nomi del comicdom europeo e sudamericano (ma badate bene era dagli anni '60 che ci provava senza successo).

 

Nell'estate 1988, quando appare chiaro che l'idea di pubblicare una collana di Giganti con disegni di artisti ospiti è vincente, cioè solo di fronte a queste vendite imponenti, matura realmente questa certezza (se Buzzelli avesse fallito la prova edicola, picche che avremmo avuto altri Texoni).

 

Sergio e Canzio hanno un bel problema! Quale texone pubblicare l'anno dopo nel 1989 visto che non ce n'è nemmeno uno in lavorazione ? Niente infatti era stato programmato a livello di serializzazione della nuova collana.

 

Sergio e Decio hanno per fortuna l'asso nella manica: c'è Alberto Giolitti che da qualche anno sta lavorando su una storia della serie regolare sceneggiata da Nizzi e che dovrebbe estendersi su circa tre albi. Giolitti è il nome giusto: artista di fama internazionale, al suo debutto su Tex (o quasi), il suo Tex ha fattezzze da "Texone", le pagine saranno sicuramente pronte per l'estate 1989. Tombola!

 

Decio chiama subito Claudio Nizzi che si trova al mare ( siamo ancora nell' estate 1988, come vi dicevo ): "Claudio puoi ridurre la lunghezza della storia di Giolitti  alle canoniche 224 pagine del Texone ?" Nizzi risponde: "Peste! dovrò dargli una bella sforbiciata, ma ci provo!". Il problema, se ce n'era uno, era proprio dato dal fatto che la storia di Nizzi non potesse adattarsi al nuovo formato proprio per la sua lunghezza. Nizzi la risolve facendo rientrare la sua sceneggiatura in 226 pagine, cioè appena due in più di quella di Buzzelli.

 

Se per il 1989 il problema è risolto, nell'autunno 1988 si pone il problema del Texone del 1990, il terzo. Questa volta non c'è una storia "alla Giolitti" che potrebbe andare bene anche per il Texone. E' vero che Sergio si è dato da fare arruolando a novembre un celebre nome del panoma fumettistico italiano, parliamo di Magnus, ma è vero che il suo Texone (il primo che nasce in effetti programmato per la nuova serie) non sarà ottimisticamente pronto prima del 1992. E su Magnus, in redazione, sono in molti a nutrire dei dubbi e già si scommette che non andrà oltre le 50 tavole.

 

Un numero imprecisato di artisti di fama internazionale, nel frattempo, hanno declinato le offerte di Sergio: troppi impegni, troppo gravose le 224 pagine da disegnare. Insomma c'è tanto entusiasmo in via Buonarroti, ma in quegli ultimi mesi dell'anno (1988) non si sa proprio che pesci prendere.

 

Davanti ai tanti no, si fa avanti l'idea di far realizzare un albo speciale a Galleppini. Per una serie di motivi:

 

a) E' il papà di Tex e il suo sarà, nella nuova serie, un numero speciale, un omaggio;

b) Galleppini si è fatto avanti lui stesso: è smanioso di provare il nuovo formato gigante;

c) E' forse l'unico all'interno dello staff capace di disegnare 224 pagine nell'arco di circa un anno e mezzo.

 

Il problema del Texone del 1990, siamo nei primi mesi dell''anno 1989 è, si può dire, risolto: ai lettori farà piacere ritrovare il classico tratto di Galep anche nella nuova collana. Ma in redazione si è sempre di corsa, più indaffarati che mai. Se infatti, come detto, Sergio punta su Magnus, è vero che il suo Texone resta programmato solo per il 1992. Che fare dunque per il giugno 1991 ?

 

Sergio si guarda da una parte e dall'altra e non vede nessuno disposto ad accettare l'incombenza delle 224 tavole del fumetto più popolare d'Italia. I mesi passano lentamente senza che realmente si affacci una possibilità concreta e si comincia a disperare (servono almeno due anni  per disegnarlo!).

 

Arriviamo così al maggio 1989. Con Zaniboni, storica firma di Diabolik, Sergio ci aveva INUTILMENTE già provato nel lontano 1977. Ma sono passati più di dieci anni, l'artista si trova libero, ha appena cambiato casa e ora si trova a vivere vicino a un maneggio di cavalli ( i cavalli, come già anche Magnus, sono il suo punto debole). "Ma dai, dice Sergio, ti faccio scrivere da Nizzi una storia cittadina, senza o con pochi cavalli". Il nome di Nizzi è un altro motivo per tentare Zaniboni, che con lui ha già lavorato più di dieci anni prima sulle pagine del Giornalino. Il Texone di Zaniboni parte dunque in extremis quell'estate: c'è il problema dei tempi stretti (e dagli!) ma lui ha trovato un sistema: disegna solo le matite molto ben definite e inchiostra gli spazi neri direttamente sulle fotocopie, ciò che gli permette di velocizzare sensibilmente i tempi. Il suo Texone sarà ifatti pubblicato senza patemi nel giugno 1991, due anni dopo.

 

Pensate che le preoccupazioni di Sergio siano finite e che il Texone abbia superato le difficoltà iniziali? Se la risposta è si, state sbagliando e di molto anche.

 

Magnus, ah Magnus,  croce e delizia, si è trasferito nell'eremo di Castel del Rio e sta disegnando lentamente le sue prime tavole del suo Tex con uno stile unico e grandioso. Sergio guarda sconsolato il mobile in cui sono accatastate le tavole già pronte ricevute dai vari disegnatori e capisce che Magnus non ce la farà mai ( se mai ce la farà) a terminare per il giugno 1992. Prende il telefono e gli chiede di rinunciare a tutte le preziosità del suo stile, in redazione non possono permettersi il capolavoro se questo non è consegnato nei tempi. Magnus risponde picche. Sergio si arrabbia. Alla fine, con gli anni che passeranno inesorabili tanto da far mettere questo texone fuori dalla scaletta, i due litigheranno anche seriamente per riappacificarsi solo qualche anno prima della pubblicazione.

 

Sergio ha di nuovo il problema del texone 1992, esattamente come ce l'aveva del texone 1991. Come diavolo trovare un nuovo Zaniboni disponibile ? Siamo nell'estate (o  autunno) del 1989, l'editore è in vacanza in Francia a Parigi, dove vive un certo Victor De La Fuente. Inutile dire che una proposta, una decina di anni prima, Sergio l'aveva fatta inutilmente anche a lui. Questa volta però, complice anche la cordiale atmosfera di un ristorantino sulla Senna e una buona bottiglia di Beaujolais, l'artista spagnolo cede alle richieste e dice di si! Sergio gli ha mostrato qualche soggetto e lui ne ha scelto uno prettamente western con le calde atmosfere del sud-ovest ma - qui possiamo farci una risata - l'editore gi impone di finirlo in tempi strettissimi, marchiato a fuoco, forse, dalla sua recente esperienza con Magnus e temendo una certa inaffidabilità nell' artista spagnolo che vive all'estero ed è fuori dal suo diretto controllo. Ha bisogno di tempi certi, Sergio, non possiamo dargli torto, altrimenti non riuscirà a garantire l'uscita in edicola per il Texone del 1992. De la Fuente, contro tutte le previsioni, porta a Milano le ultime tavole di "Fiamme sull'Arizona" nel mese di luglio 1991, cioè esattamente un anno prima della sua pubblicazione (diffida delle poste e teme che le tavole vadano perdute, per questo si è sobbarcato periodici viaggi nel nord Italia). L'artista si lamenta però moltissimo proprio per i tempi strettissimi, che non gli hanno permesso di curare la sua opera nei minimi dettagli. Sergio è contento lo stesso e lo premia assumendolo in pianta stabile sulla serie regolare!

 

Il problema opposto presenta invece Victor Hugo Arias. Qui non posso essere preciso con i tempi, però diciamo che la fine del 1989 o il 1990,  dovrebbe essere la collocazione ideale per situare il suo reclutamento per il Texone. Nizzi ha pronta per lui una sceneggiatura (che non leggeremo mai) con una classica storia western, il disegnatore argentino ha iniziato a lavorarci, il suo texone dovrebbe essere il settimo o l'ottavo, programmato per il 1993 o il 1994 (c'è infatti, nel corso del 1990, anche il reclutamento di Carlo Raffaele Marcello, appena ritornato dalla Francia), ma le prime tavole sono bocciate per insufficienza artistica (temiamo un caso Lito Fernandez ante litteram). Sergio, in questo caso è inflessibile, la storia gli è subito ritirata  e tutti se ne dimenticano, persino Nizzi, che usera solo alcuni anni dopo alcune scene per la sua "Topeka".

 

Quello che viene dopo, chi non l'ha ancora fatto, può leggerlo nella pagine del 14° numero della nostra rivista. Per quanto mi riguarda, spero con queste righe di avervi dato una piena idea su quellla che fu l'avventurosa nascita di questa collana. Oggi si può differire il Texone di Villa di quattro mesi, pensate voi, come sono cambiati i tempi! :zzzzzzz:

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avevo letto( non mi ricordo dove e non sono sicuro che sia vero ) che questa e' una delle storie di Nizzi preferite da Boselli

 

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Bellissima storia Ymalpas. Andrò a recuperarmi il 14' Tex Willler Magazine per continuarne la lettura, avvincente quanto un'avventura di Tex! Dei Texoni qui citati, quello che di più solletica le corde del mio cuore è il quinto, Fiamme sull'Arizona, storia western semplicemente meravigliosa e illustrata in maniera eccelsa da quel grande autore che era De la Fuente: non ricordavo che, dietro questo Texone, ci fosse una "romantica" cena a lume di candela tra Sergio e l'autore spagnolo sulle rive placide della Senna  :D

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Che storia tanto affascinante, Sandro. Mi sembrava di vedere un film. GRAZIE E COMPLIMENTI!

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