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[Romanzi A Fumetti 08] Cinnamon Wells

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Cinnamon Wells - Tex Romanzi a fumetti 08 cover

 

Solo il piombo di Tex Willer è più rovente del sole del deserto!

TEX ROMANZI A FUMETTI

N° : 8

Periodicità: semestrale

CINNAMON WELLS

uscita: 18/09/2018

Soggetto: Chuck Dixon

Sceneggiatura: Chuck Dixon

Disegni: Mario Alberti

Copertina: Mario Alberti

Colori: Matteo Vattani


A Cinnamon Wells una banda di rapinatori uccide lo sceriffo durante la fuga. Il giovane vicesceriffo mette insieme una squadra per dare la caccia ai banditi. Sulla pista di sangue, per loro fortuna, trovano Tex Willer… Ma davanti a loro c’è un deserto senz’acqua!

 

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A distanza di tre anni da Frontera! torna Mario Alberti sulle pagine del cartonato.

Illustrerà la seconda prova per Tex di Chuck Dixon dopo la breve su Kit del Magazine dello scorso anno, Terrore tra i boschi disegnata da Michele Rubini.

 

Le splendide tavole in anteprima ci immergono già nell'atmosfera di caccia all'uomo che caratterizzerà questo volume.

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Bellissima serie, bei disegni e ottima colorazione; anche la copertina è bella, ma la trovo troppo carica e forse stona un poco, mi riferisco a questa luna (o almeno così mi pare) gigante alle spalle di un Tex troneggiante che poi sfuma nel gruppo che parte al galoppo alla base della pagina. Ovviamente è una mia impressione e comunque un plauso a Boselli per questa illuminata iniziativa editoriale.

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IMHO, almeno da queste poche tavole, c'è un abisso sia per i disegni che per i colori rispetto al precedente di Mastantuono, nettamente migliore il nr. 7. L'unica cosa che hanno in comune è la faccia di TEX, in entrambe resa negativamente, addirittura qui in copertina sembra un cinese.

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On 17/8/2018 at 22:52, Letizia dice:

Luna?

Non credo che lo sia, così come non lo è il cerchio nella copertina del gigante n. 1, La mano rossa.

Anche a me sembra una luna piena che si stava sopra al deserto...

Comunque sia dalle poche righe di sinossi e da quelle anteprime mozzafiato si preaannuncia l'ennesimo cartonato coi fiocchi. Questa collana è ad oggi la collana esterna meglio riuscuta dal tempo dei Texoni. Ottimi disegnatori e ottime colorazioni! Bravo Vattani.

<span style="color:red;">23 ore fa</span>, paco ordonez dice:

Solo a me Alberti sembra un po' più sintetico e "schizzato" rispetto alla sua prima prova? La cosa mi sembra evidente - almeno in queste poche pagine - soprattutto nella resa di Tex.

Lo penso anche io, forse questo tratto c'è solo nelle tavole in anteprima ma devo dire che non mi dispiace affatto tale modifica al suo stile.

 

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Preso stamane e già letto. Evito qualsivoglia commento per dare tempo ai forumisti di leggerlo ed eventualmente esprimere il proprio parere. Purtroppo la prova di Alberti è meno riuscita di "Frontera!" che giudico la miglior storia come sceneggiatura e disegni di questa collana. Tratto troppo caricaturale, il Tex in quarta di cover pare Schwarzenegger in tenuta western! Mi spiace assai, perché il disegnatore mi era piaciuto parecchio.

Per quanto riguarda il tondo in copertina, a mio modesto parere non è la luna ma, stante l'ambientazione, un bel sole che picchia forte!

Quanto al cavallo non mi piace la postura da statua equestre (lo stesso dicasi per il magnifico fuorilegge), anche se immagino sia funzionale a mettere in risalto l'epicità di Tex.

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ATTENZIONE ... POSSIBILI SPOILER

 

Comprato e letto tutto di un fiato! Che dire, se non esprimere la mia soddisfazione per  una storia di Tex sotto alcuni spetti insolita, ma forse proprio per questo decisamente godibile. Evidente, a tal proposito, l'impronta di uno sceneggiatore non bonelliano - e perdipiù americano - come Chuck Dixon, forse libero da eccessive impostazioni (benché, sia chiaro, le caratteristiche di base dell'universo texiano ritengo siano state pienamente rispettate).

 

Onde evitare di spoilerare troppo, cercherò di essere al contempo vago ed esauriente nel motivare il mio giudizio positivo. Buona la valorizzazione dei personaggi, ancor più da rimarcare se si considera la brevità della storia, da applausi in particolare il rapporto che si viene a creare tra Tex ed uno dei fuorilegge, con collaborazione forzata e succcessiva resa dei conti. Ottima la scelta di incorniciare la vicenda, almeno dal mio punto di vista, in una sorta di atmosfera "paleo-western", in cui si parla ancora di costruzione di ferrovie. Molto suggestivo, nonché inconsueto, il finale, in cui Tex non riesce a portare del tutto a termine l'impresa intrapresa, convogliando però su un'altra altrettanto o forse più nobile.

 

Assolutamente di mio gusto, infine, anche i disegni di Mario Alberti ed i colori di Matteo Vattani.

 

 

Modificato da juanraza85

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Bella storia western.

Chuck Dixon mostra tutta la sua abilità confezionando una bella storia western.

Una bella storia western con Tex.

 

Non una storia di Tex.

Troppe le situazioni in cui il nostro si comporta non propriamente da Tex.

E Carson compare soltanto nelle ultima tavole (che ci faceva A Cinnamon Wells?) Già appariva forzata la presenza di Tex, ma Carson da dove sbuca?

Terribile la citazione Fleminghiana "Mi chiamo Willer. Tex Willer!"

Curiosa la meritata fine dei rapinatori, ma Tex non è mai riuscito a vederli....

 

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<span style="color:red;">2 ore fa</span>, natural killer dice:

Terribile la citazione Fleminghiana "Mi chiamo Willer. Tex Willer!"

 

Non è una citazione fleminghiana ma semplicemente il modo in cui ci si presenta normalmente nei paesi anglosassoni e scommetto tutto quello che vuoi che Dixon neanche ci pensava a James Bond.

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Letto anche io.

Storia discreta, purtroppo niente di eccezionale, un ampio gradino sotto le precedenti apparse sul cartonato.

Tex si fa ripetutamente uccellare dagli avversari, gli muore il pard (sembra che porti più sfiga lui del figlio, con Kit Willer sarebbe stata perfetta :P) e i rapinatori riescono comunque a filarsela.

Non ci sta che la posse rinunci così facilmente quando molto probabilmente sono anche i loro soldi a prendere il volo.

Finale che avrebbe dovuto rappresentare un bel colpo di scena (come prima anche l'esplosione del pozzo) è invece è una ****** pazzesca per dirla come Paolo Villaggio,  il colpo di scena andava preparato e nella storia non ho colto ahimé nessun indizio, se non la flebile conclusione che tutti i componenti della banda sono delle serpi pronte a mordersi la coda l'un l'altro. 

Disegni di Alberti meno riusciti anche per me rispetto a Frontera. Gradevoli, ma tratto schizzato, volutamente poco curato, uso della grglia poco convincente, da nessuna parte e sono 46 tavole di fumetto mi ha strappato un'esclamazione di soddisfazione, di gran lunga meglio il Mastantuono del precedente albo che non è certo tra i miei preferiti.

Copertina strana, il cavallo è una macchia nera e la colorazione è fin troppo cupa (in parte dettata da disegni e sceneggiatura, in parte VOLUTA dallo stesso Vattani).

Ennesima presenza di refusi.

Un'occasione sprecata, questa, per me strappa la sufficienza e non di più.

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E' evidente come Dixon non sia riuscito a metabolizzare il ranger e ne abbia solo una conoscenza superficiale, come d'altra parte avveniva per Segura.

Prendiamolo come un omaggio a Tex da parte di un grande autore del fumetto, senza pretendere che possa conoscerlo al pari di  chi, come noi, è cresciuto a pane e Tex.

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Marco, non dimentichiamo che questa collana di cartonati alla francese era nata proprio per presentare storie diverse, autoriali, esportabili in Europa ... Pero', dopo la prima storia di Eleuteri Serpieri, cio' era stato disatteso, pubblicando storie dalla struttura classica, addirittura riproponendone una di G.L.Bonelli e Galep del periodo d'oro ... Questa invece e', direi finalmente, una storia diversa, che ribalta tutti i tradizionali stereotipi texiani, dandogli una dimensione diversa, che lo avvicina al fumetto western autoriale europeo, dal Mc Coy di Palacios al Jonathan Cartland di Blanc Dumont.

E' sicuramente un altro Tex, meglio direi un Tex raccontato in modo diverso, con stile diverso, visto sotto un'altra luce, da un diverso punto di vista: un Tex d'autore, come voleva essere nell'intenzione questa collana.

Bellissimi i disegni di Laurenti, davvero funzionali alla storia

chiaramente i bei disegni sono di Mario Alberti che mi scusera' sicuramente del lapsus

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Letto finalmente anche io.

 

Credevo di trovare un 'altro' rispetto a Tex invece no, Tex c'è e non ci sono dubbi che sia Tex

 

Lodi a Dixon perchè lo racconta in modo diverso, senza perdersi in tante chiacchiere ma lasciando spazio all'azione, ai luoghi, ai 'partecipanti', che siano il giovane vicesceriffo od il rapinatore abbandonato dai suoi complici. Tante sotto-stprie e persino micro-storie raccontate magistralmente (cosa che ad esempio la maggior parte delle storie brevi del color non riesce a fare). Per me, in questo formato, è promosso a voti non solo pieni ma persino strapieni. 

 

Alberti (che conoscevo già da uno dei primi numeri di NN) offre una prova eccellente, quasi sontuosa.

 

Promossi a pieni voti anche i colori.

 

Un albo tra i migliori finora della serie. 

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Premessa uno: amo questa serie che rappresenta la possibilità di nuove forme espressive, sia narrative che grafiche, per gli autori di Tex.

Premessa due: sarò "anomalo" tra i lettori di Tex, ma gradisco molto le storie di Tex in solitaria.

Conclusione uno: naturale conclusione di tali premesse, io questa storia l'ho riletta più volte con piacere. La trama procede incalzante con il ritmo giusto e soluzioni grafiche (come tradizione in questa collana) sempre interessati, anche il volto di Tex, senz'altro poco fedele al modello, risulta comunque gradevole. 

Conclusione due: voto 10 

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Quando leggo recensioni come quelle di Ken 51, Gilas2 e Landi mi balza subito alla mente quell'immenso capolavoro della filmografia giapponese che è "Rashomon", definto "un'imponente parabola sul relativismo  e sulle mille sfaccettature della verità". Questo perché riletta più volte la storia mi sono chiesto che cosa ci avessero mai visto gli altri forumisti che io non avevo visto. 

Dal chè si desume che le mie impressioni sono antitetiche rispetto a quelle dei suddetti forumisti, e considero il cartonato come il peggiore di tutta la serie. 

Per prima cosa mi sono chiesto: ma cosa ha a che vedere un tipo come Chuck Dixon con Tex? Americano, probabilmente non parla italiano, se non ho letto male l'unica esperienza nel western é la sceneggiatura per "Il buono, il brutto, il cattivo" della Dynamite Enterteinment che, nonostante il titolo, non è la trasposizione fumettistica del film di Leone. Le sue storie sono ultraviolente, il suo credo politico e le sue frequentazioni sono, a dir poco, incompatibili con quella che è l'essenza stessa di Tex. Quindi cosa rimane? Sarà uno sceneggiatore con i controfiocchi, anche se mi piacerebbe vedere lo spessore del dossier che la SBE dovrebbe avergli fornito per permettergli di cominciare anche solo ad orizzontarsi nel mondo variegato di Tex. Dunque resta solo la storia. Il suo primo lavoro, "Terrore nei boschi" lo ricordo perché Kit aveva un parte di rilievo; c'era un tizio grande e grosso cui mancava solo la divisa con la svastika e la curiosa osservazione di un forumista riferita al rampollo di casa Willer: "Curioso che venga riconosciuto e più volte insultato come mezzosangue", che al tempo mi lasciò perplesso, ma che oggi trova la sua corretta spiegazione in quello che è il background delll'uomo Dixon. Un altro forumista lo catalogò come "onesto mestierante e che se ne tornasse a fare le storie di Batman e del Punitore". Non avendo letto altro di lui, non mi pronuncio in merito, però di una cosa sono certo, con Tex centra come i cavoli a merenda. NK dice che "non è riuscito a metabolizzare il ranger"; pienamente d'accordo, e non gliene faccio certo una colpa, però una cosa l'ha metabolizzata alla perfezione: gli devono aver detto e stradetto che in tutte le storie, anche quelle brevi, deve esserci l'immancabile siparietto da avanspettacolo e che la spalla ideale per la bisogna è Carson; ed ecco che il vecchio cammello spunta dal nulla, in una cittadinà speduta chissà dove, per fare la sua comparsata. Quanto a cosa ci faccia a Cinnamon Wells, basta guardare la vignetta appena sopra e si capisce subito dove fosse mentre il suo pard se la vedeva brutta nel deserto. Sempre NK accenna alla terribile citazione fleminghiana. Io non so cosa Dixon stesse pensando quando l'ha scritta; però posso dire che in nessuno dei miei viaggi sia in Inghilterra che negli States le persone, ancorché appena conosciute, mi si siano rivolte con una presentazione à la James Bond, che dal 1962 è diventata un marchio di fabbrica nell'immaginario collettivo planetario.

Gilas2 parla di sotto-storie, di micro-storie raccontate magistralmente, ma che portano dove? In sole 46 pagine vediamo una tale pletora di personaggi appena abbozzati, che ballano solo una breve estate e poi si dissolvono come neve al sole. Quindi qual'è il fulcro della storia? Lo show down tra Tex e Gus, dopo che il ranger gli ha tenuto quel sermone da operetta?

La scena con i cactus, per chi ha letto Blueberry e Ken Parker, è del tutto irreale. L'inizio dell'avventura che dovrebbe essere fulminante, stante la brevità del plot, si perde in uno scambio di battute à la Master Chef con una notazione di carattere storico sulla battaglia di Chickamauga. L'Apache che si porta appresso un pezzo del nome originale di Geronimo e di cui Tex dice: "Questo cambia le cose...sa muoversi nel deserto!", cosa fa, a parte l'osservazione sulle ombre che si muovono e quella finale? Nella storia è però doveroso segnalare i frequenti riferimenti filmici: lo sceriffo con la stampella (El Dorado), i bambini che stuzzicano i cadaveri e la scena finale (Il Mucchio selvaggio); Tex che arriva in paese con due maccabei di traverso alla sella come un qualsiasi bounty hunter (Sergio Leone & Co.) e l'improbabile volo di colombe finale, che mi aveva lasciato alquanto perplesso su che significato potesse avere, finché un amico grande cinephile mi ha ricordato che sono un segno distintivo dei film di John Woo. Cosa salvo di tutta la storia? Solo la pagina finale, che sarebbe stata perfetta in altro contesto. Al chè mi sovviene che in tutta la settantennale epopea del "Nostro" questa deve essere la prima volta che l'avventura si conclude così!

Un dubbio che mi piacerebbe qualcuno riuscisse a fugare: posto che Tex è invincibile, infallibile, dotato di poteri taumaturgici, qui è anche veggente: al buio riesce a capire che i banditi sono passati in un certo luogo perché la roccia è stata scheggiata da un cavallo ferrato. OK! Ma come diavolo fa a stabilire che la cosa è successa poco prima? Lascio agli esperti l'ardua risposta!

Quanto ai disegni, caricaturali e grotteschi, dopo l'ottima prova di "Frontera!", qui Mario Alberti mi ha davvero deluso. Che non l'abbiano pagato per la sua fatica?

 

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51 minuti fa, Kershaw dice:

Quando leggo recensioni come quelle di Ken 51, Gilas2 e Landi mi balza subito alla mente quell'immenso capolavoro della filmografia giapponese che è "Rashomon", definto "un'imponente parabola sul relativismo  e sulle mille sfaccettature della verità". Questo perché riletta più volte la storia mi sono chiesto che cosa ci avessero mai visto gli altri forumisti che io non avevo visto. 

 

Aggiungi ai commenti sopra citati anche il mio: questa è la terza storia del settantennale che mi lascia soddisfatto.

 

On 18/9/2018 at 13:59, natural killer dice:

Non una storia di Tex.

Troppe le situazioni in cui il nostro si comporta non propriamente da Tex.

E Carson compare soltanto nelle ultima tavole (che ci faceva A Cinnamon Wells?) Già appariva forzata la presenza di Tex, ma Carson da dove sbuca?

Terribile la citazione Fleminghiana "Mi chiamo Willer. Tex Willer!"

Curiosa la meritata fine dei rapinatori, ma Tex non è mai riuscito a vederli....

 

Francamente io ci vedo Tex. A parte la citazione simil-fleminghiana, che mi ha fatto storcere il naso non tanto per essa in sé quanto per la mancata reazione della gente al sentire un nome così famoso (siamo in Arizona) non capisco perché il nostro non si comporti da Tex. Dove non lo fa? Non è una domanda retorica né polemica, è solo per capire, perché a me è parso che il personaggio sia coerente con sé stesso. Dove si vede che il personaggio non è ben "metabolizzato" dallo sceneggiatore? Sicuramente Dixon conosce poco Tex, ma in una storia di sole 46 pagine e con un soggetto puramente western ha avuto gioco facile a tenersi nei giusti binari texiani. Fosse stata più lunga, e con un soggetto di diversa ambientazione, forse i suoi limiti di conoscenza sarebbero venuti fuori, ma qui non ce li vedo francamente. 

 

Non capisco bene neanche perché la presenza di Tex, e poi di Carson, appaiano forzate a Cinnamon Wells? Tex era reduce da una caccia all'uomo, lo si dice all'inizio. Quante volte i due pards si danno appuntamento in qualche luogo del West per partire per qualche altra avventura? In Tex è sempre stato così. Trovo più assurde le chiamate dei due in Montana o in Canada, ad esempio, ma non me ne sono mai curato. Ora sono addirittura in Arizona...

 

On 18/9/2018 at 17:21, ymalpas dice:

Tex si fa ripetutamente uccellare dagli avversari, gli muore il pard (sembra che porti più sfiga lui del figlio, con Kit Willer sarebbe stata perfetta :P) e i rapinatori riescono comunque a filarsela.

Non ci sta che la posse rinunci così facilmente quando molto probabilmente sono anche i loro soldi a prendere il volo.

Finale che avrebbe dovuto rappresentare un bel colpo di scena (come prima anche l'esplosione del pozzo) è invece è una ****** pazzesca per dirla come Paolo Villaggio,  il colpo di scena andava preparato e nella storia non ho colto ahimé nessun indizio, se non la flebile conclusione che tutti i componenti della banda sono delle serpi pronte a mordersi la coda l'un l'altro. 

 

Ho trovato strano che Tex corresse verso il luogo in cui ci sarebbe stata l'esplosione; in seguito non ho capito bene la scena in cui lui e Gus si sparano e le pistole fanno entrambe cilecca (cosa voleva dire? non l'ho capita proprio), ma a parte queste situazioni non nitide (una strana e l'altra per me incomprensibile) non ho visto un Tex che si fa uccellare. La morte del ragazzo aggiunge un tocco di drammaticità alla vicenda, e la cosa mi è piaciuta. Non è che Tex porta sfiga, è solo fortunato perché la pallottola poteva toccare a lui ;)

Sulla posse sono d'accordo con te, anche se posso capire che dei normali cittadini abbiano paura ad affrontare il deserto, e d'altronde è proprio per questo che i banditi imboccano quella strada, lo dicono esplicitamente. 

Il finale l'ho trovato simpatico, per quanto non preparato prima. I banditi non la fanno franca, questo conta. Le motivazioni dell'apache non le si conoscono? A mio parere non è importante, l'ultima pagina non aggiunge e non toglie nulla alla storia, è solo un (per me) simpatico siparietto, quasi a dire che dove non arriva Tex arriva la giustizia divina. 

 

19 ore fa, gilas2 dice:

Tante sotto-stprie e persino micro-storie raccontate magistralmente (cosa che ad esempio la maggior parte delle storie brevi del color non riesce a fare)

 

51 minuti fa, Kershaw dice:

Gilas2 parla di sotto-storie, di micro-storie raccontate magistralmente, ma che portano dove? In sole 46 pagine vediamo una tale pletora di personaggi appena abbozzati, che ballano solo una breve estate e poi si dissolvono come neve al sole. Quindi qual'è il fulcro della storia? Lo show down tra Tex e Gus, dopo che il ranger gli ha tenuto quel sermone da operetta?

.

Che ballino solo una breve estate, è comprensibile, in 46 pagine. Ma io concordo con Gilas2:

 

- c'è la storia del giovane vice-sceriffo, che con la morte di Ben perde un padre, e che senza Tex non avrebbe saputo cosa fare. La sua morte, come ho detto sopra, alza il tasso drammatico della storia;

- c'è la storia degli uomini che fanno saltare il lago, che restano uccisi in un buon duello, movimentando un po' la trama (sono peraltro necessari per la trama perché è per colpa loro che tutti si trovano senz'acqua, compresa la micro-carovana costretta a fidarsi di Tex);

- ci sono i banditi, che non si fanno scrupoli ad abbandonare Gus e che poi, a margine della storia principale, vengono fatti fuori (per chissà quale motivo, ma chi se ne importa) dagli apaches; 

- e poi c'è la storia di Gus, il "fulcro della storia", già. Non sono poche le vignette in cui i due si guardano con diffidenza. Bella in questo senso è pagina 39. Cosa accadrà tra i due? Gus è forse un personaggio "boselliano", in chiaroscuro? Tex lo perdonerà? Sarà eroico alla fine e si riscatterà? Resterà un bandito e andrà in prigione, con una buona parola di Tex? Morirà ucciso da qualche avversario? Morirà ucciso da Tex? In sole 46 pagine, Gus è un personaggio costruito proprio bene. Sì, è il fulcro della storia.

 

On 18/9/2018 at 22:53, Ken51 dice:

E' sicuramente un altro Tex, meglio direi un Tex raccontato in modo diverso, con stile diverso, visto sotto un'altra luce, da un diverso punto di vista: un Tex d'autore, come voleva essere nell'intenzione questa collana.

 

Concordo. Mi ha ricordato, per la sua concentrazione costante (si accompagna pur sempre a un bandito, magari pronto a farlo fuori) e per la storia in solitaria, il Texone di Kubert, dove Nizzi lo aveva tratteggiato in un modo - sempre texiano - ma che risultasse gradito anche al pubblico americano, cui la storia era destinata. Il fatto che Dixon sia americano può quindi spiegare questo "Tex raccontato in modo diverso", di cui tu parli. Ma al di là di questo, io ritrovo Tex. Non ho dubbi.

 

51 minuti fa, Kershaw dice:

l'improbabile volo di colombe finale, che mi aveva lasciato alquanto perplesso su che significato potesse avere, finché un amico grande cinephile mi ha ricordato che sono un segno distintivo dei film di John Woo.

 

L'improbabile volo, al di là della citazione filmica che non avevo colto, secondo me è funzionale solo a sintetizzare al massimo la morte di tutti i componenti della banda, con gli uccelli spaventati dagli spari. Una soluzione se vogliamo anche banale e più volte usata. Io l'ho trovata bella.

 

Alberti, infine: troppo stilizzato anche per me, l'ho trovato un po' milazziano. Questo vale per i personaggi. Per le ambientazioni, promosso a pieni voti: un western come piace a me.

 

 

 

 

 

Modificato da Leo

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<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Leo dice:

 

 

 

 

 

 

 

 

Che ballino solo una breve estate, è comprensibile, in 46 pagine. Ma io concordo con Gilas2:

 

- c'è la storia del giovane vice-sceriffo, che con la morte di Ben perde un padre, e che senza Tex non avrebbe saputo cosa fare. La sua morte, come ho detto sopra, alza il tasso drammatico della storia;

- c'è la storia degli uomini che fanno saltare il lago, che restano uccisi in un buon duello, movimentando un po' la trama (sono peraltro necessari per la trama perché è per colpa loro che tutti si trovano senz'acqua, compresa la micro-carovana costretta a fidarsi di Tex);

- ci sono i banditi, che non si fanno scrupoli ad abbandonare Gus e che poi, a margine della storia principale, vengono fatti fuori (per chissà quale motivo, ma chi se ne importa) dagli apaches; 

- e poi c'è la storia di Gus, il "fulcro della storia", già. Non sono poche le vignette in cui i due si guardano con diffidenza. Bella in questo senso è pagina 39. Cosa accadrà tra i due? Gus è forse un personaggio "boselliano", in chiaroscuro? Tex lo perdonerà? Sarà eroico alla fine e si riscatterà? Resterà un bandito e andrà in prigione, con una buona parola di Tex? Morirà ucciso da qualche avversario? Morirà ucciso da Tex? In sole 46 pagine, Gus è un personaggio costruito proprio bene. Sì, è il fulcro della storia.

 

<span style="color:red;">2 ore fa</span>, Leo dice:

 

Che poi, in "sole" 46 tavole autori come Giardino, Juillard o Bourgeon ci scrivono capolavori ;)

Gus non poteva essere certo il tipico eroe in chiaroscuro boselliano, che magari alla fine si riscattava ... :smile:. L'autorialità e la diversità della storia si evince proprio dall'aver voluto rappresentare in questo fumetto la vita per quello che è, senza voli pindarici, senza retorica, scevro da eroismi che con la vita reale hanno poco a che fare. Le persone sono raccontate per quello che normalmente sono: vigliacche, meschine ed inaffidabili e la stessa sorte dei protagonisti è casuale, perchè la morte nella vita reale è sempre banale, mai eroica, e la morte dei vari Ben, Gus, del vice-sceriffo, così antinconvenzionali in un fumetto di Tex, mi hanno fatto tornare in mente la grande prova autoriale di Berardi & Milazzo nell'ultima storia di Ken Parker, quando decisero di farlo morire in modo così banale e poco eroico :unsure:

 

 

 

 

 

 

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, Kershaw dice:

Quando leggo recensioni come quelle di Ken 51, Gilas2 e Landi mi balza subito alla mente quell'immenso capolavoro della filmografia giapponese che è "Rashomon", definto "un'imponente parabola sul relativismo  e sulle mille sfaccettature della verità". Questo perché riletta più volte la storia mi sono chiesto che cosa ci avessero mai visto gli altri forumisti che io non avevo visto. 

Dal chè si desume che le mie impressioni sono antitetiche rispetto a quelle dei suddetti forumisti, e considero il cartonato come il peggiore di tutta la serie. 

Per prima cosa mi sono chiesto: ma cosa ha a che vedere un tipo come Chuck Dixon con Tex? 

... mancava un'ulteriore premessa: far scrivere Tex da persone anche lontane dal "nostro" mondo (vedi Paolo Eleuteri Serpieri) in questa collana è una cosa che apprezzo molto.

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, Leo dice:

non ho capito bene la scena in cui lui e Gus si sparano e le pistole fanno entrambe cilecca (cosa voleva dire? non l'ho capita proprio)

 

Le pistole non fanno cilecca, i due clic indicano il cane che viene armato.

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