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TWF - Tex Willer Forum
ymalpas

[Texone N. 09] La Valle Del Terrore

Voto alla storia  

73 voti

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Quando ho letto l'introduzione a questo Texone sono rimasto impressionato da quello che Bonelli e Frediani hanno detto riguardo al lavoro svolto da Magnus ( :inch: ) per realizzarlo. Hanno descritto con quanta precisione e meticolosit? Magnus abbia realizzato quelle tavole ed hanno detto che dei tre anni che gli avevano dato per realizzarlo lui se ne era presi sette (che poi sono stati gli ultimi della sua vita). Addirittura si era trasferito in montagna per osservare meglio l'ambiente in cui si doveva svolgere la storia e che quindi lui doveva rappresentare. Osservate le tavole ho avuto conferma di quanto c'era scritto nell'introduzione e penso che questo sia uno dei più bei Texoni dal punto di vista grafico. Però (io che sono un fan di Alan Ford) non avrei potuto mai accettare lo stile di Magnus su Tex. Quei suoi volti (molto espressivi tra l'altro) forse mi ricordano troppo Alan Ford e siccome quelli di Alan e di Tex sono due contesti completamente diversi sarebbe risultato strano per me vedere un Tex realizzato a quel modo. :indianovestito:

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il texone di Magnus rester? nella storia. quando lo prendi e cominci a sfogliarlo trovi sempre un particolare che in precedenza non avevi notato. è come ascoltare una sinfonia di Mozart, trovi sempre qualche cosa di nuovo. e poi il parallelo col grande musicista non è casuale: Mozart mor? scrivendo la Messa da Requiem, che gli era stata commissionata da un personaggio misterioso (guardatevi il film "Amadeus" di Milos Forman in parte richiama la realtà) e pensando di scriverla per se stesso, Magnus mor? poco dopo aver completato questa opera grandiosa sapendo che sarebbe stata la sua ultima opera.

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Secondo me il texone migliore dal punto di vista grafico (non sono il primo e n° sarà l'ultimo a dirlo); appena guardo una vignetta di questo autentico capolavoro è come se mi si riempissero gli occhi, si vede proprio che è fatto con attenzione e che Magnus ha dedicato molto tempo a ciascuna delle tavole perchè lo sfondo, i particolari del paesaggio, dell'ambiente non sono trascurati, neanche quando i personaggi parlano fra di loro (occasioni in cui, negli altri fumetti di Tex, lo sfondo viene trascurato o non proprio rappresentato anche per questioni di tempo). E ciò ti fa immergere ancora di più nella storia e ti coinvolge nell'atmosfera del luogo in cui si trovano i personaggi. In quanto alla storia, secondo me, senz'altro molto bella ma nulla di così sorprendente come invece lo sono altri Texoni... ;):colt:

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On ‎26‎.‎11‎.‎2012 at 11:20, la tigre nera dice:

Ho avuto occasione di leggerlo nuovamente nel weekend. B? non si può certo negare che sia un opera di assoluto livello sia sotto il profilo della trama sia sotto quello dei disegni che rendono del tutto unico e eccezionale questo albo speciale. Aggiungiamoci la sua pubblicazione postuma per rendere tutto un gradino sopra la realtà e dare a questa storia una valutazione superlativa. I disegni sono quantomeno di grandissimo livello molto particolareggiati in ogni vignetta con addirittura le foglie sulle piante disegnate una a una. Non si può negare che l'interpretazione stilistica di Tex e dei personaggi sia molto personale e diversa dal solito ma ciò incarna alla perfezione lo spirito del Texone. La trama poi è una delle migliori della collana. Nizzi racchiude nelle 224 pagine dell'albo una serie impressionante di avvenimenti e colpi di scena del tutto inaspettati come nei suoi tempi migliori. Ho molto apprezzato il racconto di Tom Devlin sulla storia del vecchio Sutter. Nel albo si dice che il racconto di Tom è basato su fatti reali mi piacerebbe sapere se è veramente esistito questo Sutter e la sua storia. Sarebbe un racconto davvero surreale se si basasse su fatti realmente accaduti. In conclusione uno dei migliori Texoni. Trama 9,5Disegni 10Soggetto 10

 

il personaggio è veramente esistito. Trovi informazioni biografiche su Sutter nella sezione dedicata ai personaggi storici.

 

Mio voto: 6 (10)

Storia sceneggiata splendidamente e ricca di piacevolissime sorprese. Trama molto intrigante con il figlio Victor, psicologicamente personaggio complesso, rimasto ucciso dalla sua stessa organizzazione. La sua serva cinese (forse amante?) si rivela essere una vera dark lady, con un'anima più nera di quella di Victor. Triste la vicenda del vecchio Sutter, considerando che il ritrovamente dell'oro nei pressi di una sua segheria un giorno di gennaio del 1848 causò la sua rovina.

Disegni eccezionali, curati nei più piccoli particolari con paesaggi spettacolari; mi è piaciuto molto come è stata rappresentata la figlia di Sutter: Bella e candida. Un lavoro eccellente! :)

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Probabilmente qualcuno l'ha già ricordato, che sono 20 anni dall'uscita di quel capolavoro disegnato da Magnus: 1996. 2016 alla fine nel migliore dei modi per quello che riguarda i tratti dei "Nostri", visto il lavoro di Civitelli nei primi due albi della storia del ritorno di Yama e il rammarico è immaginare che cosa avrebbe potuto produrre Roberto Raviola in una storia "fanta", la soddisfazione è di aver visto, prima ancora che letto, quel Texone

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<span style="color:red;">54 minuti fa</span>, ElyParker dice:

Può essere stata una svista, non toglie grandezza a questo capolavoro!

 

È vero che i cavalli son stati disegnati da un allievo di Magnus?

E che allievo, Giovanni Romanini, un disegnatore con i controfiocchi.

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On 16/2/2018 at 22:54, ElyParker dice:

Grazie delle vostre risposte!

Un allievo molto valido e capace da quanto ho potuto vedere.

 

Lo scopri solo adesso? :o

Romanini ha ormai più di 72 anni e disegna più o meno da cinquanta. Ormai è considerato da molti un maestro a sua volta.^_^

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On 3/8/2009 at 11:31, ymalpas dice:

La copertina del texone non è quella che fu inizialmente concepita da Magnus, ma è il frutto di un collage di immagini tratte dalle tavole. Il personaggio di Tex è tratto dalla pagina 75. La vera copertina di Magnus, che era riuscito solo ad abbozzarla, è quella che appare nella pregiata edizione dell'ormai introvabile cartonato edito da Alessandro Editore, opportunamente rifinita dal Romanini.

On 22/7/2008 at 21:05, theLord dice:

:blink: questa immagine è sbalorditiva!!! :Alla SBE sono fessi a non aver pubblicato una copertina così... bastava che eliminassero lo sfondo azzurro con un semplice fotoritocco.. e voil'! avevano pure lo sfondo bianco come piace a loro... :rolleyes: non c'è paragone tra questa illustrazione e la copertina definitiva!! 

 

Io ho provato ad immagginarmela così:

2v9cay0.jpg

 

Secondo me questo disegno della coppia Raviola - Romanini, come Variant Cover,  sarebbe semplicemente fantastico !

 

Modificato da JohnnyColt
Completezza

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Texone storico per i disegni, ma anche la storia, pur non potendo competere con gli stessi, non è male. Si tratta di un giallo/horror con personaggi esotici a bizzeffe e degli splendidi villain.
Posso segnalare un difetto nei disegni? I volti mi sembrano troppo caricaturali, da cartone animato, direi. Per il resto, voto 10, ma senza lode.
Voto alla storia: 7,4
Voto ai disegni: 10

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Da un'intervista a Nizzi del settembre 2018 (http://www.stamptoscana.it/articolo/cultura/i-70-di-tex-nizzi-racconta-ecco-come-nacque-la-valle-del-terrore):

 

 

Cita

Parlare a fondo della nascita e della realizzazione di questa storia richiederebbe lo spazio di un romanzo. Non fu Sergio Bonelli (eternamente a caccia di disegnatori “speciali” a cui affidare i texoni) a proporre a Magnus di disegnare un texone, ma il contrario: fu Magnus a offrirsi, stimolato dalla sfida impossibile. Tex era stato uno dei suoi eroi da lettore-ragazzo: un mito. E lui voleva sfidare il mito, accettando tutte le regole e le fatiche che questo comportava. Tra le altre difficoltà che avrebbe dovuto incontrare, Magnus rivelò candidamente che non sapeva disegnare i cavalli (“Mi vengono come quelli delle giostre”), ma in questo si sarebbe fatto aiutare da Giovanni Romanini, con cui aveva già collaborato.

Quando Bonelli mi commissionò la storia, mi fu subito chiaro che per Magnus non avrei potuto scrivere un’avventura tipicamente western con indiani e banditi,  sparatorie e inseguimenti, ma una storia ricca di atmosfere cupe e di personaggi misteriosi che nascondessero qualche segreto nel loro passato, e che avesse un  solido plot da romanzo d’appendice. Come teatro della storia pensai a qualche valle sperduta e selvaggia sui monti della California nel periodo della scoperta dell’oro, in cui avvenissero fatti tragici e misteriosi.

Mi era capitato di leggere anni prima un libretto intitolato Oro, scritto da Blaise Cendras, in cui si narrava la vita esaltante e drammatica di John Sutter un esule svizzero che aveva fatto fortuna in California, nella cui terre – per sua sventura – venne trovata la prima pepita d’oro, che avrebbe dato il via a una vera invasione  di cercatori provenienti da tutte le parti del mondo che avrebbe travolto la serenità che dopo tante tragedie familiari si era conquistato.

Decisi che John Sutter (personaggio storico) sarebbe stato al centro della storia e che attorno a lui si sarebbero mossi tutti gli altri, compresa una devota figlia, un’esotica governante cinese, e uno spietato personaggio, capo di una setta di assassini di origine asiatica, che alla fine si sarebbe scoperto essere uno dei figli di Sutter che tutti credevano scomparso in mare  nel naufragio di una nave che lo portava in Europa (un fatto storico anche questo). L’uomo, sotto mentite spoglie, era tornato nella sua valle per vendicarsi di coloro che avevano portato il padre alla rovina e alla pazzia.

Bene: avevo il soggetto della storia. Si trattava di realizzare la sceneggiatura.

Come sempre quando scrivo per un disegnatore con cui non ho mai lavorato, non scrivo mai l’intera sceneggiatura, ma sono una parte iniziale – diciamo dalle 30 alle 50 pagine – per vedere come vengono realizzate in modo da regolarmi e da aggiustare il tiro strada facendo. Per Magnus scrissi appunto 50 pagine, convinto (e con me Sergio Bonelli) che gli sarebbero bastate per anni e forse non sarebbe mai arrivato a realizzarle.

Spediamo il soggetto e le 50 pagine di sceneggiatura a Magnus e non ne sappiamo più niente. Passano dei mesi (che a Magnus erano serviti per raccogliere una sconfinata documentazione) e finalmente arriva un primo lotto di tavole disegnate, una decina. Disegnate solo a matita, perché preferiva farle scrivere dalla letterista in modo da completare lui stesso gli inevitabili spazi vuoti che sarebbero rimasti attorno ai ballon. Erano tavole bellissime e, vedendole, ci cresceva il rammarico che un così bel lavoro non avrebbe mai visto la fine.

Passavano altri mesi di silenzio, poi ne arrivavano un’altra decina. E si andò avanti così. Uno stillicidio. Ma uno stillicidio che non s’interrompeva. Magnus andava avanti lento, lentissimo, ma andava avanti.

Per farla breve, impiegò sette anni per arrivare in fondo, ma ci arrivò. E ci arrivò, purtroppo, poche settimane prima di morire: gli fu sottratta anche la gioia di vedere la sua opera stampata.

Un altro capitolo del romanzo riguarderebbe l’ambientazione della storia, la natura della valle selvaggia e il modo in cui Magnus scelse di rappresentarla. E un altro ancora i rapporti che intercorsero tra me e lui, che diventarono via via  più stretti, con una sceneggiatura che realizzavo in progress, a brevi tranche dopo aver visto le sue ultime tavole, per stare al passo con lui e assecondarlo nelle sue soluzioni grafiche (la casa fortificata di Sutter diventò via via un vero castello, copia di quello che Magnus vedeva dalla finestra del suo studio a Castel del Rio, il paese sulle colline imolesi in cui si era ritirato per lavorare in pace): un procedimento che non avevo mai seguito con nessuno del centinaio di disegnatori con cui ho lavorato e che non mi sarebbe mai più capitato di seguire. Ma giunti a questo punto mi fermo, perché la materia che resterebbe da raccontare esula dalla lunghezza di questa (e di ogni altra) intervista.

 

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