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12 ore fa, Dix Leroy dice:

Una cosa è chiamare con un nome straniero (di solito inglese) cose per cui esiste già e calza a pennello un corrispettivo italiano

(customer care = servizio clienti) e qui sono d'accordo che si assiste alla morte della lingua italiana e all'intelligenza dei suoi abitanti,

altro è voler a tutti i costi coniare termini per non utilizzare i nomi in cui sono riconosciuti in gran parte del mondo.

 

Il punto è che prima di ricevere una traduzione, tutte le parole straniere si trovavano nella situazione di essere più naturali nella loro pronuncia originale. Pensa a "autorimessa" e "maglione", tanto per fare l'esempio di due parole create a tavolino dal regime fascista e poi entrate nell'uso comune. Sono più o meno ridicole, per citare Letizia, del "ratòn" o della "souris" francese? Né meno, né più: la differenza risiede nell'uso e nell'abitudine, non certo nelle parole stesse. Come riveli anche tu dicendo:

 

12 ore fa, Dix Leroy dice:

Io trovo interessante che certe città, stati o territori abbiano un termine italiano e altri no ma ci "suona bene" così.

 

Infatti è l'uso a fare le parole, non viceversa... Dix Leruà! :lol:

(ad esempio, il fatto che io sia madrelingue francese mi porta a vedere in maniera troppo trasparente nel tuo cognome l'antica grafia di "le Roi" per poter anche solo pensare di pronunciarlo all'inglese, mentre una persona più influenzata dalla lingua della Perfida Albione non ha certo questa sensazione e trova naturale pronunciarlo Liroi. Posto che gli italofoni non pronunceranno mai "Leruà", bensì "Lèruà", con la e italiana... :D )

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Preso oggi il Maxi n 23.

La seconda storia si intitola " L'ultimo treno da Stonewell", ma nel frontespizio hanno riportato il titolo "L'ultimo giorno".

Errore grossolano oppure è la mia copia ad avere un errore di stampa? Spero in questa seconda ipotesi per due motivi:

1 - alla casa editrice non sfugge niente

2 - sono in possesso di una copia che mi renderà ricco.:lol2:

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<span style="color:red;">53 minuti fa</span>, borden dice:

No, è l'ennesimo errore, ahimè. Che ci vuoi fa'?

 

Assoldare un killer che la faccia pagare molto cara a quel brutto tomo che ha commesso l'errore.

Sfumata la possibilità di diventare ricco, acc. dann. mal.:snif:

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Nell'introduzione, quel "benchè colpito da pallottole, lame e frecce, sortilegi soprannaturali, pugni, esplosivi, terremoti, incendi, tornados ed alluvioni" mi ha ricordato l'ormai classico "mi puoi sparare, pugnalare, ammazzare di botte, tirare le bombe, ma..." dell'ispettore Coliandro :laughing:

Appena finita la prima storia, quella di Manfredi/Nespolino. Per me è eccellente (forse anche degna della serie regolare!) 

La seconda storia, di Faraci/Ginosatis, rimane invece una buona spanna al di sotto. Poco meno di ordinaria amministrazione.

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Ho terminato poco fa di leggere le due storie di questo Maxi, e ne sono rimasto sostanzialmente soddisfatto, benché francamente non entusiasta.

 

La prima, griffata Manfredi&Nespolino, mi è parsa per alcuni aspetti impostata - e questo è un punto a favore - sulla falsariga di una avventura di Magico Vento: personaggi complessi, antagonisti dalle peculiarità notevolmente evidenziate, ragioni e torti che non sono tutti da una parte (Tex e Carson esclusi), risvolti imprevisti ed imprevedibili. Si tratta però a mio avviso, purtroppo, di potenzialità non sfruttate fino in fondo, soprattutto perché, a dispetto delle premesse e delle aspettative che mi ero fatto dopo aver letto le primissime pagine, ho trovato la storia alquanto piatta e priva di sussulti degni di tal nome per buona parte del proprio svolgimento. Ben caratterizzati, come ho già accennato, i personaggi che fanno da contorno alla missione di cui Tex e Carson si sono presi carico, in particolare gli antagonisti, un paio dei quali personalità anche complesse, che tuttavia si sono rivelati un tantino inconsistenti (a parte il pericoloso, carismatico ed a suo modo saggio capo), e che a me sono inoltre sembrati in un certo senso una copia sbiadita dell'ormai defunta "famiglia" di Jack Thunder (del resto, entrambi i gruppi erano composti da sette pendagli da forca). Fortunatamente, i risvolti imprevisti ed imprevedibili di cui accennavo sopra e che ho potuto rinvenire nella parte finale hanno parzialmente salvato l'opera di Manfredi. Promossi senza riserve, invece, i disegni di Nespolino.

 

Impostazione decisamente più classica, invece, per la seconda storia realizzata da Faraci e Ginosatis, che hanno optato per un topos tipico della narrativa texiana quale il confronto apparentemente impari tra Tex e Carson ed una banda di fuorilegge, soverchiante dal punto di vista numerico ma anch'essa rivelatasi poco consistente alla prova dei fatti. Classicismo impreziosito, oltretutto, dall'altrettanto classico "ultimo giorno prima del pensionamento" di uno dei personaggi coinvolti, con la sola sostanziale differenza che, anziché di un rappresentante della legge, si è trattato di un simpatico capostazione ritrovatosi per caso invischiato nella vicenda, al pari del nipote, del presunto scansafatiche ubriacone del paese e di un cinico ed egoista uomo d'affari antagonista "per caso", non migliore dei fuorilegge che Tex e Carson hanno dovuto fronteggiare in diversi modi. Storia tutto sommato passabile, comunque sia, con un Ginosatis che si è mantenuto sugli abituali standard nonostante l'assenza dei suoi prediletti Apaches :D.

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Maxi molto buono sia a livello di storia sia di disegni.

Parto dalla favolosa copertina di Villa che ancora una volta ha fatto l'ennesimo capolavoro, valorizzato da quel bellissimo arancio che identifica l'intera colorazione...

Prima storia a mio parere valida, ben strutturata e con alcuni personaggi che mi sono piaciuti molto a partire dal nostro Maelstrom... Io lo farei ritornare prima o poi, assetato di vendetta più che mai e rimasto l'unico sfregiato sulla fronte! Mi è piaciuta l'entrata in scena totalmente inaspettata del vecchio capo indiano, credo che sia stato un valore aggiunto alla storia. Disegni validi anche se a tratti poco coerenti con sé stessi.

La storia di Faraci mi è piaciuta molto per come impostata, bella l'intuizione della baracca esplosa anche se non ho ancora capito come il gruppetto sia sopravvissuto all'esplosione. Personaggi abbastanza piatti ma che qui sanno rendersi molto validi, l'ultima tavola mi è particolarmente piaciuta grazie a quel "L'ultimo tuo giorno è proprio finito". Mi ha un poco infastidito l'iniziale Tex veggente anche se, rispetto a passate storie di Faraci, qui lo abbiamo trovato un poco meno marcato. I disegni di Ginosatis mi sono piaciuti molto ma ogni volta che lo leggo vedo un tratto ben poco italiano, non è un male ma è un elemento che salta subito all'occhio.

<span style="color:red;">22 ore fa</span>, Gas Gas dice:

La seconda storia si intitola " L'ultimo treno da Stonewell", ma nel frontespizio hanno riportato il titolo "L'ultimo giorno".

Errore Errore

E' stato corretto inserire le due storie perchè oggettivamente nessuna delle due sarebbe riuscita a reggere le 300 tavole.

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5 ore fa, gilas2 dice:

Appena finita la prima storia, quella di Manfredi/Nespolino. Per me è eccellente (forse anche degna della serie regolare!) 

 

Talmente degna che è lì che era destinata.

Guarda pag. 116 ovvero pg. 110 della storia. L'ultima striscia è narrativamente superflua e difatti è stata aggiunta in seguito perché al suo posto avrebbe dovuto esserci il prossimamente del numero successivo. Guarda poi pag. 117. Per me la doppia striscia iniziale  è un ampliamento di quella che doveva essere la seconda striscia di pag. 5 subito dopo il titolo ed il riassunto.

E poi che vuol dire: degna della serie regolare? Quando vi  libererete dell'assurda idea che nelle serie collaterali finiscono le storie più brutte?

Gli autori si impegnano sempre allo stesso modo. Non scrivono certo apposta storie brutte.

 

Cita

La seconda storia, di Faraci/Ginosatis, rimane invece una buona spanna al di sotto. Poco meno di ordinaria amministrazione.

 

Di ordinaria amministrazione secondo me.

 

12 minuti fa, JohnnyColt dice:

E' stato corretto inserire le due storie perchè oggettivamente nessuna delle due sarebbe riuscita a reggere le 300 tavole.

 

Specialmente perché si trattava di storie già pronte e concepite per quella lunghezza.

La prima doveva essere una storia in due albi per la serie regolare che Nespolino dovrebbe aver finito prima di impegnarsi con il Commissario Ricciardi e la seconda doveva apparire sull'Almanacco prima che lo stesso fosse trasformato in Magazine lasciandola senza casa assieme ad altre due o forse tre.

Perché si sia deciso di dirottare quella di Manfredi lì solo Boselli potrebbe spiegarcelo. Io ho una mia idea al riguardo, chissà se è giusta.

Intanto una curiosità: per raggiungere il numero minimo di pagine necessarie per la stampa, ovvero 336, ci siamo beccati un'introduzione di quattro pagine, peraltro carina.

Modificato da Carlo Monni

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<span style="color:red;">17 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

 

E poi che vuol dire: degna della serie regolare? Quando vi  libererete dell'assurda idea che nelle serie collaterali finiscono le storie più brutte?

Gli autori si impegnano sempre allo stesso modo. Non scrivono certo apposta storie brutte.

 

No di certo, ma alla fine è il curatore che ha l'ultima parola su dove e quando pubblicarle (credo).

Certo di Manfredi meglio questa di, per dire, Oro Nero.

Comunque il discorso 'degna della serie regolare' vuol dire solo che, vendendo ovviamente più copie, sarebbe stata più letta sulla serie 'ammiraglia' e non su uno speciale che volente o nolente vende molto meno.

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<span style="color:red;">19 minuti fa</span>, gilas2 dice:

 

No di certo, ma alla fine è il curatore che ha l'ultima parola su dove e quando pubblicarle (credo).

Certo di Manfredi meglio questa di, per dire, Oro Nero.

Comunque il discorso 'degna della serie regolare' vuol dire solo che, vendendo ovviamente più copie, sarebbe stata più letta sulla serie 'ammiraglia' e non su uno speciale che volente o nolente vende molto meno.

 

Vuoi un parere assolutamente personale e non suffragato da prove ma solo da sensazioni?

Si è deciso di mettere "Deserto Mohave" sul Maxi per bilanciare con una storia forte quella più esile di  Faraci.

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Un buon maxi che non ha deluso le mie aspettative. :)

 

In particolare ho apprezzato "Deserto mohave", una storia di Manfredi piuttosto bizzarra, ma assai divertente....

Non tutti gli snodi narrativi sono risolti alla perfezione, ma i dialoghi secchi, i villain molto particolari ed una certa velocità nel montaggio contribuiscono al soddisfacente risultato finale...;)

Se non fosse per la presenza (tutto sommato abbastanza secondaria) degli indiani, come atmosfera questa storia mi ricorderebbe certi spaghetti western: ci sono cattivi sopra le righe, c'è una caccia al tesoro, ci sono violenze e parecchi morti ammazzati.:indiano:

Dopo le non eccelse "Oro nero" e "La banda dei serpenti" Manfredi torna quindi in gran spolvero. :)

Nespolino svolge anch'egli un buon lavoro, ma personalmente lo preferisco alle prese con altri personaggi, come il Commissario Ricciardi ad esempio.

 

"L'ultimo treno da Stonewell" è invece una storia senza troppe pretese, in linea con quasi tutta la produzione texiana di Faraci.

La sceneggiatura è onesta e senza errori marchiani, ma di fronte all'ennesima caccia all'uomo e alle lunghissime sparatorie :blink: tipiche di Faraci si viene assaliti da un certo deja vu...

Buone ma a volte un po' troppo statiche le tavole di Ginosatis, e troppo serioso il suo Tex, ma sono difetti che comunque sono calati nella più recente (anche se pubblicata prima)  "Cuore apache". :)

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On 15/9/2018 at 19:31, borden dice:

Mohave Desert ERA il titolo, ma poi abbiamo pensato ai rompicoglioni che non vogliono i titioli in inglese!

 

La prossima volta pensate anche ai rompicosi che non vogliono i triangolini in prima di copertina, cosa IMHO ben più grave.

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Ho visto sia sul maxi che sul mensile l'annuncio interno sulle figurine:

"Eccole qui: le potete attaccare sull'albo oppure dove più vi piace… sono un omaggio… non offendetevi!"

Beh… quasi mi vergogno per averne parlato "male". Mi comprerò qualcosa di doppio per staccarne un

paio e metterle sul fianco del mio cavallo.

 

Dimenticavo: può essere che lo spessore delle vignette della storia di Nespolino sia stato ingrossato

per fare il paio con la breve di Ginosatis? Che io ricordi solo lui si diverte a fare così spesse.

Modificato da Dix Leroy

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 Deserto Mohave l'avrei vista bene sulla serie regolare al posto di Cuore Apache di Ruju, così da un lato avremmo spezzato la sequenza di sette mesi di Pasquale e adesso avremmo avuto un Maxi tutto di Ginosatis.

 

Considerazione a parte, buona la storia di Manfredi e Nespolino che ci propone Tex alle prese con una banda atipica, guidata da un carismatico Maelstrom, caratterizzato da una personalità complessa, che darà del filo da torcere anche ad Aquila della Notte. Racconto ben congegnato e ottimamente disegnato da Nespolino.

L 'ultimo treno di Faraci (in tutti i sensi, a parte il texone di Altuna) nata per l'Almanacco e sopravvissuta alla chiusura del fomat non si discosta dai canoni di Faraci e svolge il compito di chiudere il volume con un vago sapore di riempitivo. Tratto di Ginosatis ancora acerbo rispetto alla prova più fluida fornita con Johnny il selvaggio.

 

 

 

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<span style="color:red;">19 ore fa</span>, ymalpas dice:

La prossima volta pensate anche ai rompicosi che non vogliono i triangolini in prima di copertina, cosa IMHO ben più grave.

Ebbbbasta!!!!

<span style="color:red;">19 ore fa</span>, borden dice:

I rompicosi, tra i quali sei tu ;):lol: si diano una calmata. Se Tex fosse un volume dei Meridiani, capirei. Ma è una rivista!! Miii...

Condivido in pieno!

 

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Non ho ancora letto la storia di Faraci, ma spero abbia fatto meglio di Manfredi, la cui storia è a mio modo di vedere molto inverosimile:

 

- i banditi evasi si attestano nei pressi del campo Mohaves e, invece di cercare la pace con loro (visto che vogliono stabilirsi là), rapiscono due ragazze: non hanno timore di ritorsioni perché loro sono I Mostri, incutono paura ai pavidi e imbelli Mohaves. Tanto per capire (faccio la domanda a Mauro che, in qualità di curatore, avrà visionato la storia prima che uscisse): ma da quante persone era composta la tribù Mohaves? Come può un'intera tribù farsi soggiogare da sette uomini sette, per quanto meglio armati e con strani disegnini sulla fronte? E' verosimile una loro totale mancanza di reazione, a fronte del rapimento di due delle loro ragazze? E' verosimile la reazione da parte di soli quattro ragazzotti (peraltro di un'idiozia assurda: la scena della lucertola non si può leggere...:azz:)

 

- i banditi pensano di essere irraggiungibili, lì dove si sono rifugiati. Infatti, poco dopo, il Direttore del Carcere li scova, immaginando che si fossero nascosti nei pressi della miniera! E meno male che Maelstrom era un furbone...:blink:

 

- Quando riescono a liberarsi, Tex e Carson trovano le loro pistole. Che significa, chiede il Vecchio Cammello? E Tex: è arrivato il direttore del carcere (ma come fa a saperlo? Tuma, il ragazzino Mohaves, dice che sono arrivati degli uomini, ma non sa chi siano. Tex qui è al limite della chiaroveggenza), e Maelstrom vorrà che gli diamo una mano. Maelstrom vorrà che gli diamo una mano? E perché mai Tex dovrebbe affiancare un bandito evaso (nonché "crocifissore" di uomini) contro il direttore del carcere e i suoi secondini? Ah già, perché il direttore è un bastardo che vuole solo l'oro, vuoi che Tex, in qualche modo, non lo sappia o non lo immagini? :huh:   

 

Quindi Maelstrom è assurdamente convinto che Tex lo aiuterà perché "è stato mandato dal destino", e la cosa più incredibile e assurda è che Tex, immaginando - non si sa come - che i bianchi arrivati sono il Direttore e i suoi uomini, sa anche che "Wallace sta arrivando, deciso a fare piazza pulita. E siccome gioca sporco, non vorrà lasciare testimoni". Cosa??? Ma dove lo si dice? Da quali elementi Tex trae queste certezze?

 

Nelle situazioni come quelle descritte sopra, io ho sempre la sensazione che i personaggi (Tex e Maelstrom, in tal caso) siano in combutta con l'autore. Gli consentono di andare avanti con una chiaroveggenza inverosimile, che permette all'autore di infischiarsi della credibilità della storia. I personaggi non sono persone calate in un contesto, sono marionette manovrate dall'autore, i cui fili sono talmente evidenti da mortificare il mio povero Tex fino a farlo diventare un burattino qualsiasi.

 

Non ho letto i vostri commenti per evitare spoiler sulla storia di Faraci, quindi non so cosa pensiate della storia di Manfredi. Per me, è l'ennesima delusione. 

 

 

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