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[Maxi Tex N. 23] Deserto Mohave

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A qualcuno il mio post non è piaciuto. Liberissimo, caro pard. Ma, oltre al "non mi piace", mi interesserebbe sapere cosa pensi ci sia di sbagliato in quello che ho scritto, argomentando e magari facendomi cambiare idea. Mi piacerebbe parlare delle storie e dei loro aspetti, in un forum. Ripeto, il "non mi piace" va benissimo, a patto che sia seguito da osservazioni che mi facciano capire dove non sei d'accordo. Sennò, che gusto ce'? ;) 

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Maxi perdibile. Manfredi meglio di altre volte, imbastisce una storia discretamente interessante, a tratti inverosimile nello svolgimento, comunque piacevole. Nulla di eclatante. Faraci invece noiosissimo, ho faticato ad arrivare in fondo. Davvero penso che sia stato un bene il termine della collaborazione con il buon Tito. Ottimo sceneggiatore ma su Tex troppo ripetitivo e noioso. Non male i disegni, in entrambi i casi. Copertina bellissima. 

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D'accordo con quanti sostengono che sceneggiatori e disegnatori non lavorino già sapendo che la loro storia finirà sul Maxi.

Ma è certo che i peggiori racconti finiscano proprio qui..........

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1 ora fa, francob dice:

D'accordo con quanti sostengono che sceneggiatori e disegnatori non lavorino già sapendo che la loro storia finirà sul Maxi.......

 

Che vorresti dire? Ovviamente gli autori sanno in anticipo, tranne qualche occasionale intoppi, su quale serie finirà il loro racconto. Forse volevi dire che non ci mettono meno impegno nelle storie destinate a quella serie? In questo senso hai ragione.

 

Cita

Ma è certo che i peggiori racconti finiscano proprio qui....

 

Ma davvero?

Permettimi di dissentire.

Io ci ho letto sempre storie in linea con la qualità generale.

Tralasciamo pure  "Oklahoma", che è un autentico capolavoro,  e "Nueces Valley", che se non lo è ci volto ma molto vicino, e passiamo agli altri. Le storie di Segura sono quasi tutte piacevoli, la sola che non mi è piaciuta è l'ultima. "Nei territori del Nordovest". di Boselli & Font è è semplicemente ottima. "La pista degli agguati" di Manfredi & Repetto è decisamente pregevole anche se di ordinaria amministrazione. Le storie di Nizzi sono brutte? Ebbene sì ma non più né meno di quelle apparse nello stesso periodo sulla serie regolare e nelle serie collaterali, anzi, almeno un paio sono perfino migliori.. "Alaska" è stata una delusione principalmente per i diseni che hanno demoralizzato lo stesso sceneggiatori. Le storie di Faraci sono nel suo standard usuale. Le storie di Ruju sono tutte buone e si può discutere solo sui disegni.

Insomma quello che dici, a mio modesto parere non è esatto 

Modificato da Carlo Monni

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Qualche volta i nostri modesti pareri non collimano. Cosa ci vuoi fare? Tu continuerai a leggere i Maxi, io con questo ho definitivamente chiuso, e la SBE continuerà a produrre quello che ritiene giusto.

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<span style="color:red;">9 minuti fa</span>, francob dice:

Qualche volta i nostri modesti pareri non collimano. Cosa ci vuoi fare? Tu continuerai a leggere i Maxi, io con questo ho definitivamente chiuso, e la SBE continuerà a produrre quello che ritiene giusto.

 

E così ti perderai un po' di belle storie preparate apposta per questa serie.

Contento tu.

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<span style="color:red;">19 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Tralasciamo pure  "Oklahoma", che è un autentico capolavoro,  e "Nueces Valley", che se non lo è ci volto ma molto vicino, e passiamo agli altri. Le storie di Segura sono quasi tutte piacevoli, la sola che non mi è piaciuta è l'ultima. "Nei territori del Nordovest". di Boselli & Font è è semplicemente ottima. "La pista degli agguati" di Manfredi & Repetto è decisamente pregevole anche se di ordinaria amministrazione. Le storie di Nizzi sono brutte? Ebbene sì ma non più né meno di quelle apparse nello stesso periodo sulla serie regolare e nelle serie collaterali, anzi, almeno un paio sono perfino migliori.. "Alaska" è stata una delusione principalmente per i diseni che hanno demoralizzato lo stesso sceneggiatori. Le storie di Faraci sono nel suo standard usuale. Le storie di Ruju sono tutte buone e si può discutere solo sui disegni.

 

Ci aggiungo, tra le storie bellissime, Rio Hondo: è vero che è una storia classica, ma è scritta magistralmente, uno autentico spaccato del West, con personaggi intrisi di umanità. Di Faraci salvo La Legge di Starker, mentre di Ruju mi è piaciuta moltissimo Il Ponte della Battaglia, a differenza de La grande Corsa, che ho trovato purtroppo pessima in alcuni snodi narrativi cruciali. 

 

Però francob non ha tutti i torti. Il Maxi è stato spesso utilizzato per storie di secondo o di terzo ordine. Perché Alaska è stata dirottata sul Maxi? Non era originariamente destinata ad un Texone? E poi l'infelice prova di Fernandez l'ha fatta relegare nel Maxi, collana deputata quasi istituzionalmente ad accogliere i dirottamenti dalle collane altrui? Perché Cossu e Diso, artisti eufemisticamente poco amati, lavorano praticamente solo sul Maxi (se si fa eccezione per la storia dei cinesi di Cossu sulla regolare)? Perché le storie di Segura, belle quanto si vuole (Il Cacciatore di Fossili e L'Oro del Sud sono a loro modo due capolavori) ma decisamente poco texiane, sono state destinate ai Maxi? Dai Carlo, non prendiamoci in giro, quelle da te citate sono sostanzialmente eccezioni, la verità è che il Maxi è la collana peggiore di Tex, e lo è per una precisa vocazione, stabilita in anticipo. Nueces Valley è stata una deliziosa - e, ahimé, effimera e solo apparente - inversione di tendenza. 

 

Io sono rimasto sorpreso dai giudizi positivi sulla storia di Manfredi. Gilas2 la definisce eccellente, e tu stesso, Carlo, dici che originariamente era destinata alla regolare (a proposito, complimenti per l'occhio e per le intuizioni sulle strisce, chapeau :clapping:) e che forse è stata dirottata sul Maxi per compensare la debolezza della storia di Faraci. Non potrebbe invece essere che non sia stata ritenuta degna della regolare? Non necessariamente perché da bocciare, ma perché, ad esempio, ospita personaggi al limite dello zagoriano (senza alcuna offesa o intento polemico, intendiamoci), o personaggi che in qualche misura potevano ricordare la già citata I Sette Assassini. Io, francamente, per quanto scritto nel mio post su questa storia (la chiaroveggenza di Tex, le soluzioni cervellotiche di Maelstrom, che "augura a Tex buon lavoro" lasciandogli le pistole sapendo che Tex si schiererà dalla sua parte! dalla sua parte! dalla parte di uno che crocifigge gli uomini e contro un direttore di un carcere e le guardie carcerarie! e solo perché il direttore del carcere è un bastardo e Tex, non si sa bene come, lo sa o lo immaginerà!) non l'avrei ritenuta degna della regolare. Le sue soluzioni del tutto improbabili per non dire assurde mi ricordano tanto il vilain de Il Ragazzo Rapito (un uomo, un perché) o lo stesso Manfredi di Oro Nero, con i personaggi che a un certo punto cominciano a muoversi come marionette impazzite e nessuno dei lettori capisce perché facciano determinate cose. 

 

La storia di Faraci invece mi è piaciuta. Niente di che, l'autore denota ancora problemi di "dosaggio" (ancora una volta troppi bang bang), ma il rifarsi a un classico del western (Quel treno per Yuma) probabilmente gli ha giovato.

 

I disegni sono buoni, sia quelli di Nespolino che quelli di Ginosatis. La copertina è a dir poco fantastica, senz'altro la cosa migliore del Maxi.

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Non fatemi aprire gli scatoloni per copiare pari pari le frasi di introduzione dei primi Maxi.

Il Texone è nato per storie tradizionali (o comunque scritte dai consueti sceneggiatori), ma disegnate da fuoriclasse

che mai si erano cimentati con il ranger, mentre il Maxi doveva contenere fumetti realizzati dai soliti disegnatori

ma scritti da chi aveva una fama ma non aveva mai fatto parte degli scrittori di Tex.

 

Due intenti onorevoli e lodevoli ma che presto avrebbero fatto i conti con sceneggiatori non a proprio agio con Tex,

disegnatori che non se la sentono di affrontare la quantità di tavole necessarie e qualche volta la richiesta

di artisti dello staff che chiedevano di realizzare albi giganti per mettersi alla prova.

 

Così c'è stato il Texone di Seijas (pubblicato poco dopo la scomparsa di Sergio Bonelli che proprio non voleva farlo uscire)

i Maxi di Segura, quelli di Repetto, di Ortiz e di Diso.

 

Poi è successo che qualcosa destinato originariamente alle altre collane sia finito nel Maxi,

ma è fisiologico: il materiale previsto non è pronto (o è troppo pronto a seconda dei casi) e si cambia

programmazione.

 

Io al Maxi malgrado tutto sono affezionato, quelle rarissime volte che voglio passare un pomeriggio a leggere

una unica lunghissima storia me ne prendo uno, spengo tutto il resto e comincio.

 

Molto spesso succede che al termine non mi ricordo più come era cominciato, ma ormai è un problema mio ricorrente!

Modificato da Dix Leroy

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8 minuti fa, Dix Leroy dice:

il Maxi doveva contenere fumetti realizzati dai soliti disegnatori

ma scritti da chi aveva una fama ma non aveva mai fatto parte degli scrittori di Tex.

 

In realtà il Maxi nacque per Oklahoma, destinata alla regolare ma che a Sergio Bonelli parve non in linea con la tradizione texiana.

 

8 minuti fa, Dix Leroy dice:

Molto spesso succede che al termine non mi ricordo più come era cominciato, ma ormai è un problema mio ricorrente!

 

:D :D :D   ma forse non è un problema tuo, ma appunto del Maxi, le cui storie sono spesso soporifere o comunque poco coinvolgenti...

 

8 minuti fa, Dix Leroy dice:

Io al Maxi malgrado tutto sono affezionato, quelle rarissime volte che voglio passare un pomeriggio a leggere

una unica lunghissima storia me ne prendo uno, spengo tutto il resto e comincio.

 

Ma infatti come formato il Maxi avrebbe potenzialità eccellenti. E se poi ti capita di leggere Nei territori del Nord Ovest, Oklahoma, Il Cacciatore di Fossili, L'Oro del Sud, Rio Hondo, La Pista degli agguati, Il Ponte della battaglia, Nueces Valley allora è davvero il massimo: un unico malloppone, e per giunta così appagante! Chi non lo vorrebbe. Ma se poi invece ti capita Lito Fernandez? :azz:

Modificato da Leo

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<span style="color:red;">4 minuti fa</span>, Leo dice:

 

In realtà il Maxi nacque per Oklahoma, destinata alla regolare ma che a Sergio Bonelli parve non in linea con la tradizione texiana.

 

 

:D :D :D   ma forse non è un problema tuo, ma appunto del Maxi, le cui storie sono spesso soporifere o comunque poco coinvolgenti...

 

 

Ma infatti come formato il Maxi avrebbe potenzialità eccellenti. E se poi ti capita di leggere Nei territori del Nord Ovest, Oklahoma, Il Cacciatore di Fossili, L'Oro del Sud, Rio Hondo, La Pista degli agguati, Il Ponte della battaglia, Nueces Valley allora è davvero il massimo: un unico malloppone, e per giunta così appagante! Chi non lo vorrebbe. Ma se poi invece ti capita Lito Fernandez? :azz:

 

Non posso che sottoscrivere ogni parola, ma andiamo… quella storia l'avevano fatta, pagata e letterata: ci stampavano la carta igienica di Tex?

Prima o poi dovevamo trovarcela nella collezione, con l'impegno che non succederà (forse) più.

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<span style="color:red;">1 minuto fa</span>, Dix Leroy dice:

 

Non posso che sottoscrivere ogni parola, ma andiamo… quella storia l'avevano fatta, pagata e letterata: ci stampavano la carta igienica di Tex?

Prima o poi dovevamo trovarcela nella collezione, con l'impegno che non succederà (forse) più.

 

Ma infatti stiamo dicendo la stessa cosa. DOVEVANO pubblicarla. E DOVE l'hanno pubblicata? Nell'unica collana che potesse accoglierla, perché giammai avrebbero inquinato altre collane con un prodotto scadente... In questo c'è una sorta di attenzione, direi di rispetto, alla Bonelli, nei confronti del lettore della regolare (che poi è il lettore maggioritario).

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<span style="color:red;">1 minuto fa</span>, Leo dice:

 

Ma infatti stiamo dicendo la stessa cosa. DOVEVANO pubblicarla. E DOVE l'hanno pubblicata? Nell'unica collana che potesse accoglierla, perché giammai avrebbero inquinato altre collane con un prodotto scadente... In questo c'è una sorta di attenzione, direi di rispetto, alla Bonelli, nei confronti del lettore della regolare (che poi è il lettore maggioritario).

 

Beh, ora sarebbe finito in un librone tiratura limitata "speciale Lucca", meno copie e prezzo maggiore...

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In realtà le cose sono un pò più complicate di così.

"Oklahoma" doveva essere un numero unico per accogliere una storia che Sergio Bonelli giudicava, per me assolutamente a torto, fuori dai canoni. In un'intervista di una decina d'anni prima della sua morte affermò che dopo aver letto "Oklahoma" si convinse a non arruolare Berardi nello staff di sceneggiatori di  Tex. Fossi stato al suo posto mi sarei convinto esattamente del contrario.

Sei anni dopo si decise a rispolverare quel formato per le storie di Segura e gli dette un nome: Maxi. Il buon andamento delle vendite lo convinse a rendere la collana un appuntamento stabile ed a commissionare storie direttamente per quella serie. La prima storia destinata appositamente al Maxi fu "Rio Hondo".

Per come la vedo io, con un minimo di supervisione in fase di sceneggiatura come accade oggi le storie di Segura sarebbero state ben degne della serie regolare ,

ltre alle storie di Segura furono durottate sul Maxi altre quattro storie che avrebbero dovuto apparire altrove.

"Nei territori del Nordovest" doveva essere una storia in tre albi per la serie regolare ma Sergio aveva delle perplessità su Font (che poi in seguito superò per la gioia di Ymalpas:lol:)  e preferì spostarla sul Maxi.

"Figlio del Vento". Avrebbe dovuto essere un Texone ma dopo aver visto le prime tavole  Sergio si convinse che in grande formato le vignette di Diso sarebbero apparse troppo spoglie, troppo bianche, così chiese a Nizzi di allungare la storia di 112 pagine per inserirla nel Maxi.

Discorso pressoché analogo per "Alaska". Sergio voleva che Fernandez, artista di fama internazionale e maestro di molti disegnatori argentini, facesse un Texoneper lui  ma all'arrivo delle prime pagine si accorse che di Fernandez c'era poco o niente: il maestro aveva lasciato praticamente tutto il lavoro ai suoi allievi. Perché invece di revocare a Fernandez l'incarico Sergio abbia deciso di andare avanti ma sul Maxi è un mistero per tutti.

Altra cosa è la genesi de "La pista degli agguati" il cui soggetto risale forse al 1993 e la sceneggiatura al 1998 o 2000. La destinazione al Maxi lì fu dovuta semplicemente al fatto che quella di Manfredi avrebbe dovuto essere una collaborazione unica e nella visione di Sergio questo escludeva una pubblicazione nella serie regolare. Non poteva immaginare che un anno dopo il disimpegno di Nizzi lo avrebbe "costretto" a chiamare nello staff proprio Manfredi.

Forse non tutti lo sanno ma esistono almeno due casi in cui una storia pensata per il Maxi è finita sulla serie regolare e si tratta di "I Lupi Rossi" di Boselli & Font e "L'ultima diligenza" di Boselli & Somme. In quel periodo, per vari motivi, la produzione per la serie regolare era in affanno e per porre rimedio al guaio si decise di destinare alla regolare quelle due storie accorciando la seconda di un centinaio di pagine.

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Oklahoma tra l'altro mi fa sempre pensare all'incipit di "Supergiovane" con la voce di Mangoni :D

 

"Argento vivo... sbiancate... figu... Oklahoma!" 

Modificato da gilas2

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Mah, a me il Maxi piace, e lo aspetto sempre con ansia. Leggere una storia lunga tutta di un fiato è sempre un piacere. Poi può riuscire meglio o peggio ma sono contento che abbia addirittura raddoppiato.

Oklahoma era una ottima storia. Non so...forse la Bonelli aveva problemi diversi con Berardi, visto che, da quello che dice Borden, è un personaggio complesso e non vuole stare alle regole texiane. Quell'albo però era davvero bello.

Alcune buone storie di Borden ci sono state. Anche Ruju non ha fatto male sul maxi. Segura a me piaceva molto, era molto cinematografico e le sue avventure appassionanti. Poi qualcosa di insolito su una collana speciale ci sta anche bene. Nizzi, che amo, ok, ai tempi dei maxi non era in gran forma (Fort Sahara era, per me, quasi impubblicabile, anche per i disegni) ma Rio Hondo fu una storia davvero ottima e appassionante.

Insomma, a me il Maxi piace. Anche questo ultimo è una lettura valida per la parte di Manfredi, nulla di eccezionale intendiamoci, ma si passa una buona oretta. La parte di Faraci insipida e noiosa, ma pazienza. Piuttosto preferirei non vedere il maxi spezzato su due storie, infatti sono stato a lungo indeciso se comprarlo o no, ma poi quando l'ho sfogliato in edicola non ho resistito e l'ho preso. A tex non si resiste

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<span style="color:red;">27 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

In realtà le cose sono un pò più complicate di così.

"Oklahoma" doveva essere un numero unico per accogliere una storia che Sergio Bonelli giudicava, per me assolutamente a torto, fuori dai canoni. In un'intervista di una decina d'anni prima della sua morte affermò che dopo aver letto "Oklahoma" si convinse a non arruolare Berardi nello staff di sceneggiatori di  Tex. Fossi stato al suo posto mi sarei convinto esattamente del contrario.

Sei anni dopo si decise a rispolverare quel formato per le storie di Segura e gli dette un nome: Maxi. Il buon andamento delle vendite lo convinse a rendere la collana un appuntamento stabile ed a commissionare storie direttamente per quella serie. La prima storia destinata appositamente al Maxi fu "Rio Hondo".

Per come la vedo io, con un minimo di supervisione in fase di sceneggiatura come accade oggi le storie di Segura sarebbero state ben degne della serie regolare ,

ltre alle storie di Segura furono durottate sul Maxi altre quattro storie che avrebbero dovuto apparire altrove.

"Nei territori del Nordovest" doveva essere una storia in tre albi per la serie regolare ma Sergio aveva delle perplessità su Font (che poi in seguito superò per la gioia di Ymalpas:lol:)  e preferì spostarla sul Maxi.

"Figlio del Vento". Avrebbe dovuto essere un Texone ma dopo aver visto le prime tavole  Sergio si convinse che in grande formato le vignette di Diso sarebbero apparse troppo spoglie, troppo bianche, così chiese a Nizzi di allungare la storia di 112 pagine per inserirla nel Maxi.

Discorso pressoché analogo per "Alaska". Sergio voleva che Fernandez, artista di fama internazionale e maestro di molti disegnatori argentini, facesse un Texoneper lui  ma all'arrivo delle prime pagine si accorse che di Fernandez c'era poco o niente: il maestro aveva lasciato praticamente tutto il lavoro ai suoi allievi. Perché invece di revocare a Fernandez l'incarico Sergio abbia deciso di andare avanti ma sul Maxi è un mistero per tutti.

Altra cosa è la genesi de "La pista degli agguati" il cui soggetto risale forse al 1993 e la sceneggiatura al 1998 o 2000. La destinazione al Maxi lì fu dovuta semplicemente al fatto che quella di Manfredi avrebbe dovuto essere una collaborazione unica e nella visione di Sergio questo escludeva una pubblicazione nella serie regolare. Non poteva immaginare che un anno dopo il disimpegno di Nizzi lo avrebbe "costretto" a chiamare nello staff proprio Manfredi.

Forse non tutti lo sanno ma esistono almeno due casi in cui una storia pensata per il Maxi è finita sulla serie regolare e si tratta di "I Lupi Rossi" di Boselli & Font e "L'ultima diligenza" di Boselli & Somme. In quel periodo, per vari motivi, la produzione per la serie regolare era in affanno e per porre rimedio al guaio si decise di destinare alla regolare quelle due storie accorciando la seconda di un centinaio di pagine.

 

Grazie per l'eccellente ricostruzione. E' sempre un piacere leggere retroscena sconosciuti. Però essa conferma che il Maxi, nel corso degli anni, è stato utilizzato come ricettacolo di storie "di scarto", vuoi per i i disegni (Font, Diso, Fernandez), vuoi per lo sceneggiatore (Manfredi). I dubbi di Sergio lo convincevano a dirottare le storie, al di là della qualità delle stesse (Nei Territori del Nord Ovest e La Pista degli Agguati sono storie entrambe valide, la prima poi è un capolavoro). Poi, man mano, sul Maxi ci sono finite, con alcune eccezioni, le storie meno riuscite. Come questa di Manfredi, secondo me.

 

<span style="color:red;">17 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Libero ognuno di pensarla come vuole ma per me "Oklahoma" è una delle più belle storie di Tex di sempre.

 

Quella di non arruolare Berardi su Tex è stata una topica colossale, un piccolo neo nella fulgida carriera del grande Sergio. Il fatto che l'abbia fatto (scusate il gioco di parole) dopo aver letto Oklahoma è un'aggravante non da poco... anche per me l'unica storia di Berardi è un capolavoro, tra i più belli dell'intera saga, tanto che mi è dispiaciuto che, nella presentazione dei vari autori di Tex nel Magazine del settantennale, non si sia citato per nulla Berardi.

<span style="color:red;">3 minuti fa</span>, valerio dice:

Piuttosto preferirei non vedere il maxi spezzato su due storie,

 

Altro elemento che non ho apprezzato dell'ultimo Maxi. 

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<span style="color:red;">9 ore fa</span>, Leo dice:

Quella di non arruolare Berardi su Tex è stata una topica colossale, un piccolo neo nella fulgida carriera del grande Sergio. Il fatto che l'abbia fatto (scusate il gioco di parole) dopo aver letto Oklahoma è un'aggravante non da poco...

 

E invece chissà che Sergio non ci abbia visto giusto. Ciò non toglie che Oklahoma sia una storia bellissima, un capolavoro della saga, al tempo stesso molto berardiana e molto texiana; tuttavia c'è una bella differenza fra scrivere una storia e scrivere in pianta stabile. Pensate a "La pista degli agguati": si fosse fermato lì Manfredi sarebbe stato un magnifico rimpianto, invece è andato avanti e per me è stata una grandissima delusione.

Facendo un paragone musicale: pensate se Lana Del Rey fosse morta dopo "Video Games". Ci sarebbe rimasto il rimpianto per tutte le canzoni bellissime che avrebbe potuto regalarci e che non avremmo mai conosciuto... sappiamo tutti, ahimè, com'è andata a finire.

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<span style="color:red;">12 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

Altra cosa è la genesi de "La pista degli agguati" il cui soggetto risale forse al 1993 e la sceneggiatura al 1998 o 2000. La destinazione al Maxi lì fu dovuta semplicemente al fatto che quella di Manfredi avrebbe dovuto essere una collaborazione unica e nella visione di Sergio questo escludeva una pubblicazione nella serie regolare. Non poteva immaginare che un anno dopo il disimpegno di Nizzi lo avrebbe "costretto" a chiamare nello staff proprio Manfredi.

 

Solo una piccola precisazione, la sceneggiatura di Manfredi dovrebbe essere del 1995/1996, ricordo bene un'intervista in cui lo sceneggiatore disse di averla preparata prima di affrontare il west di Magico Vento. :)

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E' così, anche per Manfredi, come per Beradi, Sergio volle lasciarlo in parcheggio. Lo sdoganammo io e Canzio.

Modificato da borden

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<span style="color:red;">14 ore fa</span>, Carlo Monni dice:

In realtà le cose sono un pò più complicate di così.

"Oklahoma" doveva essere un numero unico per accogliere una storia che Sergio Bonelli giudicava, per me assolutamente a torto, fuori dai canoni. In un'intervista di una decina d'anni prima della sua morte affermò che dopo aver letto "Oklahoma" si convinse a non arruolare Berardi nello staff di sceneggiatori di  Tex. Fossi stato al suo posto mi sarei convinto esattamente del contrario.

Sei anni dopo si decise a rispolverare quel formato per le storie di Segura e gli dette un nome: Maxi. Il buon andamento delle vendite lo convinse a rendere la collana un appuntamento stabile ed a commissionare storie direttamente per quella serie. La prima storia destinata appositamente al Maxi fu "Rio Hondo".

Per come la vedo io, con un minimo di supervisione in fase di sceneggiatura come accade oggi le storie di Segura sarebbero state ben degne della serie regolare ,

ltre alle storie di Segura furono durottate sul Maxi altre quattro storie che avrebbero dovuto apparire altrove.

"Nei territori del Nordovest" doveva essere una storia in tre albi per la serie regolare ma Sergio aveva delle perplessità su Font (che poi in seguito superò per la gioia di Ymalpas:lol:)  e preferì spostarla sul Maxi.

"Figlio del Vento". Avrebbe dovuto essere un Texone ma dopo aver visto le prime tavole  Sergio si convinse che in grande formato le vignette di Diso sarebbero apparse troppo spoglie, troppo bianche, così chiese a Nizzi di allungare la storia di 112 pagine per inserirla nel Maxi.

Discorso pressoché analogo per "Alaska". Sergio voleva che Fernandez, artista di fama internazionale e maestro di molti disegnatori argentini, facesse un Texoneper lui  ma all'arrivo delle prime pagine si accorse che di Fernandez c'era poco o niente: il maestro aveva lasciato praticamente tutto il lavoro ai suoi allievi. Perché invece di revocare a Fernandez l'incarico Sergio abbia deciso di andare avanti ma sul Maxi è un mistero per tutti.

Altra cosa è la genesi de "La pista degli agguati" il cui soggetto risale forse al 1993 e la sceneggiatura al 1998 o 2000. La destinazione al Maxi lì fu dovuta semplicemente al fatto che quella di Manfredi avrebbe dovuto essere una collaborazione unica e nella visione di Sergio questo escludeva una pubblicazione nella serie regolare. Non poteva immaginare che un anno dopo il disimpegno di Nizzi lo avrebbe "costretto" a chiamare nello staff proprio Manfredi.

Forse non tutti lo sanno ma esistono almeno due casi in cui una storia pensata per il Maxi è finita sulla serie regolare e si tratta di "I Lupi Rossi" di Boselli & Font e "L'ultima diligenza" di Boselli & Somme. In quel periodo, per vari motivi, la produzione per la serie regolare era in affanno e per porre rimedio al guaio si decise di destinare alla regolare quelle due storie accorciando la seconda di un centinaio di pagine. 

 

Che nelle iniziali intenzioni dell'editore Oklahoma dovesse essere un'iniziativa straordinaria ed irripetibile lo sapevo già, credo anzi di averlo a suo tempo appreso proprio qui sul Forum, per il resto apprendo solo ora e con grande stupore tutti gli altri retroscena riguardanti in un modo o nell'altro la discussa collana dei Maxi.

Mi preme anzitutto premettere che anche io sono del parere che, a prescindere dalla collana cui sono destinate e/o dirottate, di base le storie di Tex hanno tutte pari dignità e potenziale validità, che poi piacciano o non piacciano è puramente soggettivo e più o meno condivisibile.

 

Detto ciò, col senno di poi credo che tutti o quasi converremo che Nei territori del Nordovest nella serie regolare avrebbe fatto la sua porca figura, ma eventualmente sarebbe stata più che adeguata anche su un Texone, viceversa mai avrei detto che Figlio del Vento e Alaska potessero essere inizialmente destinate ad altrettanti Texoni, salvo poi essere dirottate sul Maxi per differenti motivi. Nel caso di Figlio del Vento, in tutta onestà credo che una storia del genere, sia per trama che per disegni, avrebbe anche potuto essere scartata, mentre Alaska ha comunque una trama ed una sceneggiatura di tutto rispetto, evidentemente rovinate in parte da dei disegni che, oltre che a quanto emerge non tutti farina del sacco di Fernandez, hanno forse il difetto - perlomeno dal mio punto di vista - di far sembrare i personaggi sin troppo in carne.

 

Decisamente curioso, nonché assolutamente inaspettato, il retroscena riguardante invece I Lupi Rossi e L'ultima diligenza: non saranno magari dei capolavori, ma si tratta di due delle mie storie preferite - in special modo la prima - del tanto e forse non del tutto a ragione bistrattato sesto centinaio di Tex.

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Sì, iniziai a scrivere I Lupi Rossi per un Maxi, infatti è in stile non proprio Tex classico, ma poi mi dissero che Bonelli aveva tolto il veto a Font per la serie regolare allora in carenza di albi. A metà storia, cambiai lievemente stile e strategia e si sente. 

 

Per L'ultima diligenza, invece, non me ne ricordo affatto. Penso che Monni si sbagli. Boh!

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Anche io credo che bisognerebbe finirla di vedere le diverse collane come contenitori di storie di qualità diversa. Secondo me OGNI storia richiede lo stesso impegno (da scrittori e disegnatori) sia che vada sulla regolare che sul Maxi, Texone, ecc. Forse escluderei solo il color storie brevi dove convergono "esperimenti" sia nei testi che nei disegni che nei colori. Ma per il resto mi rifiuto davvero di pensare che uno sceneggiatore decida di lavorare male sapendo dove dovrà andare la sua storia (a parte Faraci, che tuttavia è anche lui, in un certo senso, democratico: scrive brutte storie per tutte le collane texiane). Io per esempio Segura avrei desiderato vederlo sulla regolare, e il maxi di Borden/Font sarebbe stato uno spettacolare texone!

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39 minuti fa, Gunny dice:

Anche io credo che bisognerebbe finirla di vedere le diverse collane come contenitori di storie di qualità diversa. Secondo me OGNI storia richiede lo stesso impegno (da scrittori e disegnatori) sia che vada sulla regolare che sul Maxi, Texone, ecc. Forse escluderei solo il color storie brevi dove convergono "esperimenti" sia nei testi che nei disegni che nei colori. Ma per il resto mi rifiuto davvero di pensare che uno sceneggiatore decida di lavorare male sapendo dove dovrà andare la sua storia (a parte Faraci, che tuttavia è anche lui, in un certo senso, democratico: scrive brutte storie per tutte le collane texiane). Io per esempio Segura avrei desiderato vederlo sulla regolare, e il maxi di Borden/Font sarebbe stato uno spettacolare texone!

 

Non poteva essere un Texone perché Font ne aveva già fatto uno.

 

1 ora fa, borden dice:

Sì, iniziai a scrivere I Lupi Rossi per un Maxi, infatti è in stile non proprio Tex classico, ma poi mi dissero che Bonelli aveva tolto il veto a Font per la serie regolare allora in carenza di albi. A metà storia, cambiai lievemente stile e strategia e si sente. 

 

Per L'ultima diligenza, invece, non me ne ricordo affatto. Penso che Monni si sbagli. Boh!

 

Io ricordo distintamente che all'epoca su TWO nelle anteprime Sommer era indicato per un Maxi e le anteprime le fornivo tutte io quasi sempre su dritte tue.

Modificato da Carlo Monni

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