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[Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

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On 25/11/2018 at 22:04, james dice:

. E' interessante la collocazione temporale: il 1866. Sono dunque passati 7 od 8 anni dalla storia a Bannock, e probabilmente Carson ha già incontrato Tex. Dovrebbe trattarsi di un Carson sui 37-39 anni.

Me lo sono chiesto anch'io. Tex entra nel corpo dei Rangers intorno al 1867, come viene spiegato in "Abilene, Kansas" (Color Tex n° 12). Qui siamo nel 1866. Non erano ancora colleghi, ma probabilmente Carson aveva già sentito parlare di Tex.

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<span style="color:red;">6 ore fa</span>, Letizia dice:

Vorrei analizzare di questo Color, che giudico nel complesso piacevole, la sola storia del giovane Carson e dire perché è la storia che mi è piaciuta di meno, senza minimamente citare le scene intime tra Carson e Abbie sulle quali si è parlato anche troppo.

Le mie osservazioni sono tutte banalità ma, messe le une insieme alle altre, rivelano una storia, a mio parere, un po' debole.

 

Che ci va a fare Carson, ranger del Texas, nella California meridionale nel 1866?
Dato che in tasca non ha neanche un dollaro bucato, come pensava di pagarsi da bere?
Spiattella subito di essere un ranger anche se non se ne vede tutta questa necessità: evidentemente non è in missione (forse è in vacanza).
Nel cuore della notte se ne va ad accoppare la banda di Hank Bennet il quale, pur non conoscendolo, in punto di morte (forse preso da improvvisa illuminazione) intuisce che è uno "sbirro".
Chissà poi quanto tempo passa (Abbie dice "Da quando abbiamo riaperto, c'è la fila...").
Poi Carson va a farsi una passeggiata di due ore (scena importantissima, anche se non si vede, al fine della storia).
Imperdibile la originalissima scena del duello con il bullo che vuole farsi un nome accoppando Kit Carson.
Infine com'era venuto, Carson se ne va impassibile (in groppa ad un cavallo forse un po' troppo piccolo per sostenere un gigante come lui), mentre Abbie lo guarda allontanarsi.

Se ci togliamo le due sparatorie, cosa ne rimane?

La seconda è del tutto gratuita e la prima la si poteva eliminare e trovare un altro motivo che giustificasse il comportamento di Abbie.

E soltanto la storia di un flirt giovanile di Carson con un contorno di bang, chack e kapow.

Non è una brutta storia, ma niente di che.

 

Ma infatti è la storia di un flirt, incastonata in una trama classicamente western. La particolarità è il flirt; si tratta di una storia "omaggio" al Vecchio Cammello. Io l'ho gradita.

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13 ore fa, Leo dice:

Ma infatti è la storia di un flirt, incastonata in una trama classicamente western. La particolarità è il flirt; si tratta di una storia "omaggio" al Vecchio Cammello. Io l'ho gradita.

 

 

Un Vecchio cammello che con la testa pensa continuamente all'altra donna che ha lasciato nel Montana. That gal I left behind. Per una vignetta in cui non si vede niente questa storia fa discutere troppo!

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Un albo nel complesso sopra la media, ma che mi lascia qualche perplessità.

Trovo inutilmente contorto il piano di rapinare la banca sfruttando il piccolo Apache bianco, così come Juliet mi sembra una storia un po' troppo piegata alle esigenze di un colpo di scena finale che la racchiude e la giustifica, lasciando ben poco altro ( la si ricorderà forse per la violenza sessuale, tematica evitata come la peste, che viene qui trattata però con grande delicatezza e misura)

La breve col giovane Carson ha il suo centro nell'omaggio alla storia di Boselli e Marcello, ci presenta un flirt giovanile che però anche qui non basta a giustificare da solo la storia

la caratterizzazione psicologica dei personaggi è molto scarsa, i nemici uccisi sono assolutamente inconsistenti e, pure se l'idea è buona, le poche pagine che la compongono non la aiutano a dipanarsi in maniera un po' più interessante.

La storia della Contu è quella che ho gradito maggiormente

anche qui si parte da un omaggio a una storia molto bella ma non tanto spesso citata, che appartiene ai primissimi numeri, per la rievocazione di un fatto risalente all'infanzia di Kit.

La storia finisce per essere forse un filo troppo rapida ma rimane piacevole, scritta con misura, e con un certo impegno nel mutuare alcune tipiche espressioni del linguaggio texiano.

L'ultima, con la rivolta a Vicksburg, rischiava di essere una buona storia ma si è dipanata nel modo peggiore, con la scazzottata e l'avvilente resa da una parte e la poco realistica fuga di Occhio di vetro (per tacere di come sono riusciti a fermarlo) dall'altra.

Peccato perché c'era un buon vilain e una interessante idea di base.

I disegni mi sono sembrati tutti sopra la media, mi è piaciuto molto soprattutto Venturi e,per quanto all'inizio "respingente", ho trovato interessante anche la coppia Piazzalunga/Santucci (meglio però in bianco e nero)

di Atzori mi hanno convinto i volti di Tex (anche se talvolta un po' troppo giovane) e Carson, meno gli altri, ancora meno i paesaggi e gli sfondi

I colori cone già detto forse non funzionavano sul tratto usato per disegnare l'ultima storia, e li ho trovati poco adatti anche al disegno di Filippucci, che ne usciva troppo piatto

nel complesso un lavoro discreto

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Finalmente questo weekend ho avuto la possibilità di portarmi avanti con le letture di Tex

e mi sono messo con più calma e meno "paraocchi" a rileggere il color storie brevi.

 

Come per la prima occhiata non mi trovo d'accordo praticamente con nessuno qui.

 

I colori della prima storia mi ricordano molto le precedenti storie brevi a colori di Civitelli

(il duello e la preda), forse trovando un giusto equilibrio tra le due differenti tecniche usate.

Chuck Dixon mi è sembrato molto Bonelliano (specie nel finale), e non condivido i pareri negativi espressi.

Molte volte sembra che nel West le ricerche di persone siano troppo facili, mentre qui del vero

ragazzino scomparso non si viene a sapere più nulla, ed è una cosa molto realistica.

 

 

"La casacca magica" è (sempre per me) il prototipo ideale delle storie brevi di Tex, ossia esplorare episodi

probabilmente non epici e quindi non bisognosi di più albi per narrarli, ma egualmente importanti per la vita dei personaggi.

Spero che nel futuro il buon Filippucci riesca a scrollarsi di dosso lo stile Alessandrini, perché Tex/Martin Mystére

non riesco a digerirlo, mentre gli indiani e gli sfondi sono realizzati molto bene).

 

"Juliet"  fa parte di quelle storie che avevo segnalato al buon Monni: quelle che mi perdo per strada e in cui

a un certo punto devo fare "TIMEOUT!" e richiedere il "VAR". Per tutta la storia ci viene fatto intendere una

cosa e nell'ultima pagina tutto è rimesso in discussione. E anche dopo aver riletto le prime due pagine la

cosa non è chiara. Occorre ragionarci sopra per capire cosa volevano intendere gli scrittori.

Di solito questo in Tex mi infastidisce, perché non è la narrazione classica. Ma una volta ogni tanto va beh...

Ah… questi disegni mi sono piaciuti moltissimo.

 

Ancora una volta mi sono trovato a disagio a leggere "Golden Queen", e i motivi questa volta sono anche altri.

D'accordo Carson non è Tex, ma quel suo continuo ritornare e partire dal villaggio "fantasma", il far presente

a questa donna che da qualche parte c'è un'altra persona per lui importante…

L'ultimo ritorno è proprio un "cercar rogna" con i nuovi clienti del locale, quelli che proprio lui ha fatto arrivare

con l'eco della sua impresa. Il "mio Carson" avrebbe terminato la storia a pag. 117, andandosi a farsi medicare in un altro paese,

proprio per evitare la scena inutilmente sentimentale, il dubbio se mettere radici o no quando si sa bene che non lo si farebbe...

Poi ho provato una profonda pena per Elias, probabilmente innamorato di Abbie da prima che Jack venisse ucciso.

Questo è quello che succede nella realtà: si ama una donna e si sarebbe pronti a tutto per lei, ma questa passa da una storia senza

importanza all'altra, e quasi non si accorge di chi prova un vero sentimento o lo si sa e lo si sfrutta a proprio vantaggio.

 

"Rivolta a Vicksburg". Si può pensare a una sommossa in un carcere dove sono presenti Tex e Carson?

Come detto in un dialogo, gran parte degli ospiti sono lì per merito loro. Quindi provarci non è solo tempo perso?

Mi ha ricordato come atmosfera certi film spaghetti (in cui indiani e praterie erano fuori budget) e anche per

l'antagonista senza occhio, dove si continua a insistere sulle inquadrature e poi si usa la menomazione come 

espediente per chiudere la vicenda stessa.

Si può fare di meglio.

 

Giudizio finale (e questo si che è una mia ripetizione): questo albo sarà ricordato, e ingiustamente, per il fatto che

Carson fa quella roba là.

Modificato da Dix Leroy

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