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[Tex Willer N. 18 / 23] L'agente federale

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bè, tra trenta o quarant'anni forse gli albetti varranno di più, originali con Tex al posto di Ben :)

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Just now, navajo warrior dice:

bè, tra trenta o quarant'anni forse gli albetti varranno di più, originali con Tex al posto di Ben :)

Allora  corro a comprarne un altro paio, li imbusto, e li lascio in eredità ai nipoti. :old:

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Ma no,  non è un errore, "Ben" ha un chiaro accento del Texas, quindi Logan gli ha dato "Tex" come soprannome...  :laugh:

 

(Ho vinto un no-prize? :cool: )

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Posted (edited)
3 ore fa, borden dice:

Niente.Il refuso sul nome è sempre in agguato! E dire che siamo QUATTRO redattori a leggerlo, io, Giusfredi, Serra e Barbieri! E' chiaramente una maledizione! Rimedieremo nella ristampa!

Il refuso viene notato esclusivamente da due tipi di persone:

1) Il titolare dell'azienda, che passa per caso e lo nota subito, con annessa sfuriata perché era talmente lampante!

2) Si fa leggere il testo da controllare al primo idiota a disposizione  (a volte il punto 1 e il punto 2 si equivalgono)

Poi ci sarebbe il punto 3, più raro: l'idiota passa per caso, nota sulla stampante un documento inviato dal titolare e mentre glielo porta in ufficio nota il refuso...

(successo mercoledì)

Edited by Dix Leroy
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Posted (edited)

L'altra volta ero particolarmente irritato perché nella sceneggiatura originale c'era scritto BEN. Stavolta neanche vado a controllare, ho capito che non c'è rimedio (per chi non se ne intende:le correzioni che vengono effettuate sono nell'ambito delle duecento e più per ogni albo di Tex Willer tre, quattro, anche cinque per pagina alla prima lettura...Sapete, magari qualcuno pensa che sia una passeggiata e che c'è solo quell'errore lì...)

Edited by borden

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Duecento errori?

E meno male che i testi sono in caratteri maiuscoli e che non c'è distinzione tra apostrofi, accenti gravi e acuti.

Chissà quanti errori vengono così evitati.

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Non si  tratta solo di errori nei testi. Dimentichi i disegni.

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Errori nei disegni?

Di che tipo?

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<span style="color:red;">24 minuti fa</span>, Letizia dice:

Errori nei disegni?

Di che tipo?

Come di che tipo?

A volte il disegnatore cambia i vestiti, dimentica ferite, pistole, oggetti..... se guardi le tavole postate ogni tanto da Mauro su instagram sono pieni di aggiunte e segnalazioni con pennarello rosso

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Andiamo bene!

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Tempo fa, in un altro forum, avevo fatto un post su certe differenze di "visione del mondo" fra il Tex di GL Bonelli e il Blueberry di Charlier. L'impulso per il post era questa cosa che trovavo molto irritante non solo in Charlier ma anche in molti suoi emuli e quindi in molti fumetti western (e non solo) franco-belgi: il mondo che presentavano era un mondo popolato solo da fessi, decerebrati, ottusi bigotti e fetentissimi malfattori! Nelle avventure di Blueberry il maggiore ostacolo che l'eroe deve affrontare spesso non sono le macchinazioni dei "cattivi", ma l'assurda ottusità e stupidità, ben oltre il limite dell'autolesionismo, dei "comuni cittadini" che incontra, dall'ultimo stalliere alle autorità cittadine.

 

Posso ipotizzare uno dei motivi: i fumetti di Blueberry avevano una prima pubblicazione su rivista, a pochissime pagine per volta, e quindi (esattamente come nelle prime storia a striscia di Tex) occorreva creare un pericolo o un pericolo per l'eroe per avere una specie di cliffhanger ogni tot pagine. Ma mentre GL Bonelli utilizzava agguati, attacchi di animali vari, varie calamità, etc, Charlier ci mettere un idiota ottuso che cercava di fermare Blueberry. praticamente ogni 2 pagine...  ...o forse quella era davvero la visione della gente e del mondo che aveva Charlier, vallo a sapere. In ogni caso però l'effetto era che dopo un po' mi "staccava" dalla storia, pensavo "ma perchè Blueberry si danna tanto a cercare di salvarli, quel branco di fessi? Finiva che anche l'eroe, nel suo continuo prendere solo botte dalle persone che cercava di salvare, finiva per diventare praticamente un po' ridicolo, un "Lupo de Lupis" a fumetti.

 

Come termine di paragone, avevo messo GL Bonelli, perchè il mondo che descriveva in Tex era davvero l'opposto. Nel SUO Tex (che già quello di Nolitta era molto diverso da questo punto di vista) non solo gran parte della popolazione merita l'aiuto di Tex, ma spesso vengono rappresentati veri e propri atti "eroici", da parte di persone comuni, anche in situazioni che Tex non vedrà mai (vedere per esempio la scena dell'ultima vendetta della moglie del commerciante all'inizio di "massacro"), molti "pesci piccoli" anche nelle gang criminali sono solo poveri diavoli sfortunati e non solo vengono graziati da Tex, ma possono aiutarlo (Joan Ortega in "Gilas") o redimersi (il figlio del rachero ne "L'ultimo poker"). Quando vengono rappresentate "persone comuni" particolarmente ottuse che cercano di ostacolare Tex, spesso dopo aver ricevuto una bella spazzolata (ed essersi risvegliati dopo le botte) cambiano idea su di lui (e finiscono al banco a bere tutti insieme).

 

Insomma, quello di GL Bonelli è un mondo abbastanza positiva: la maggior parte della gente può essere vessata o tormentata dai delinquenti, ma merita di essere salvata e protetta, sono persone dotate di intelligenza umana e non un anonimo branco di fessi, e sono capaci anch'essi di fare azioni eroiche. Tex nelle sua avventure trova in genere molte più persone "comuni" disposte ad aiutarlo (anche troppe, a volte deve frenarli per la loro stessa sicurezza) che non ad ostacolarlo.

 

[anche questo mostra come Tex sia più simile ai western di John Ford, classici eterni, che non ai più "ideologici" western degli anni 70 ormai spesso già dimenticati...]

 

Credo che sia chiaro perchè la lettura (o meglio, la ri-lettura, visto che la prima volta è sempre dedicata ad immergermi nella storia) di questo albo mi ha ricordato quel mio vecchio confronto fra i due "universi", quello di Blueberry e quello di Tex...  :cool:

 

I soldati che si rifiutano di sparare contro Tex, sparando in alto, non sono eroi senza macchia, non si farebbero scrupolo a sparare sui seminoles che stanno difendendo la loro terra, ma non sono degli idioti senza volto o dei serial killer. Tex è uno di loro, vedono benissimo che ha ragione lui (e diversi di loro sono stati anche salvati da lui), mentre tutti odiano il borioso ufficialetto che li comanda e sono abbastanza intelligenti da capire che molti di loro sono morti a causa sua. E quindi sparano in alto.

 

Nel corso della storia è stato chiarito numerose volte che le milizie che accompagnano i soldati sono composte da elementi molto peggiori, motivate dall'odio, dalla sete di vendetta e dal razzismo. Probabilmente molti di loro hanno ottime ragioni personali per odiare i seminole (la storia non tace sui massacri che compiono ai danni dei coloni, e magari molti dei miliziani hanno parenti o amici da vendicare). Da parte loro non c'è alcun cameratismo per Tex e l'accusa di aver cercato di proteggere dei seminole è abbastanza per volere la pelle di Tex, anche se non lo ordinasse Fairfax. Ma anche loro, dopo aver visto Tex salvare la pelle di due di loro, non cercano più di ucciderlo o catturarlo.

 

Non è un mondo di ottusi rimbambiti che cercano a tutti i costi di fare la pelle a Tex solo perchè una figura con una certa autorità glielo ha detto. È un mondo di persone normali, con i loro pregiudizi e le loro vendette e i le loro debolezze, che cercano di barcamenarsi fra il borioso idiota che li comanda (figura molto GLBonelliana...) e gli indiani che vogliono ammazzarli.  Di bastardi davvero totali ci sono solo Fairfax e il vecchio Queen (più il figlio e Gorey che erano d'accordo sullo sterminare gli indiani, ma sono figure minori).

 

È anche da dettagli come questo, che dico che il Tex di Borden è perfettamente riconoscibile e "GlBonelliano", anche se ammodernato nel linguaggio fumettistico...

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<span style="color:red;">14 ore fa</span>, Letizia dice:

Andiamo bene!

 

 

Vivi nelle favole?  ; )

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, borden dice:

Vivi nelle favole?  ; )

No di certo.

Però, se su una procedura di cui sono responsabile, ci trovano 200 errori, mi ritrovo immediatamente senza lavoro e con referenze che mi permetterebbero solo di vendere gelati.

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Le storie del giovane Tex continuano ad essere divertenti e ben scritte, ma, sostanzialmente, sono d’accordo con Letizia quando afferma che quelle che leggiamo sembrano più essere le avventure di Tom Smith che di Tex Willer. Questa collana è una riscrittura del passato di Tex a partire dall’epoca del Totem misterioso e, quindi, pur con tutte le libertà che Boselli può prendersi deve comunque scrivere storie che abbiano corrispondenza con la saga di Tex e con le caratteristiche peculiari del personaggio.  Se Borden fa una storia intera su Bill il rosso sul quale era stato fatto un semplice accenno ne la “Mano rossa” o ci fa sapere cosa ne è stato di Coffin dopo il finale del “Totem misterioso” sta rimanendo aderente a quanto tracciato da GLB sviluppando qualcosa di appena accennato o non narrato a suo tempo, ma se aggiunge elementi che modificano le caratteristiche di Tex, allora si perde la riconoscibilità del personaggio da parte del lettore.

Quanti racconti di Tex intorno al fuoco si sono visti in 70 anni di storia editoriale? eppure mai un accenno alla sua carriera da gambler con annessi complici con i quali dividere le vincite (Pinkerton Lady) o addirittura, arruolato, uccisore (vabbè, costretto a farlo) di poveri seminoles e, dulcis in fundo, disertore. E proprio queste ultime, arruolamento e diserzione, essendo antecedenti alla guerra di secessione, avrebbero dovuto influire sul comportamento e le scelte fatte da Tex in “Tra due bandiere”, dove, però, non vengono menzionate minimamente. Tutte queste piccole stonature, come giustamente definite da Letizia, fanno si che si faccia fatica a riconoscere in questo giovane Tex il Tex che i lettori conoscono bene. Sempre per la serie delle piccole stonature, Mefisto, nel suo primo incontro con Tex è un semplice illusionista da quattro soldi che ha bisogno delle capacità adulatorie della sorella per carpire informazioni ai militari americani e venderle ai messicani, in “Pinkerton Lady” che cronologicamente viene prima, invece, ci viene presentato come un mago in possesso di discrete abilità ipnotiche e illusorie in grado di far vedere spaventose creature in grado di annichilire chi gli sta di fronte, come poi, in realtà, sarà in grado di fare solo molti anni dopo. Con questo voglio solo sottolineare che, a prescindere dalla indiscutibile bravura di scrittura di Boselli nel raccontarci nuove avventure divertenti e appassionanti, queste scelte narrative che, in qualche modo, modificano quello che già conosciamo dopo oltre 700 numeri, sono pericolose perché potrebbero trasformare la collana Tex Willer da remake (riscrittura delle origini rimanendo fedeli all’originale) a reboot (un riavvio con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria).

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Letizia dice:

No di certo.

Però, se su una procedura di cui sono responsabile, ci trovano 200 errori, mi ritrovo immediatamente senza lavoro e con referenze che mi permetterebbero solo di vendere gelati.

Le sviste e dimenticanze esistono ed esisteranno sempre. Errare è umano e solo chi non lavora non sbaglia!
 

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<span style="color:red;">33 minuti fa</span>, Sam Stone dice:

Le sviste e dimenticanze esistono ed esisteranno sempre. Errare è umano e solo chi non lavora non sbaglia!
 

Questo è poco ma sicuro.

Ma 200 errori su testi e disegni scritti in 110 pagine mi sembrano fuori dal mondo.

Per fare un paragone, un singolo programma scritto su 6.600 righe di codice (per stare nelle 110 pagine, poiché in una pagina ci stanno circa 60 righe di codice) dovrebbe contenere in media un errore ogni 33 righe.

Ribadisco che, con una tale media, c'è il licenziamento immediato.

Gli errori sono fisiologici e, se non in numero eccessivo, sono accettati; qualcuno (non molti per fortuna) viene rilevato anche dopo il rilascio della procedura, specialmente se il tempo concesso per le verifiche di funzionalità è limitato.

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Posted (edited)
46 minuti fa, Letizia dice:

Questo è poco ma sicuro.

Ma 200 errori su testi e disegni scritti in 110 pagine mi sembrano fuori dal mondo.

Per fare un paragone, un singolo programma scritto su 6.600 righe di codice (per stare nelle 110 pagine, poiché in una pagina ci stanno circa 60 righe di codice) dovrebbe contenere in media un errore ogni 33 righe.

Ribadisco che, con una tale media, c'è il licenziamento immediato.

Gli errori sono fisiologici e, se non in numero eccessivo, sono accettati; qualcuno (non molti per fortuna) viene rilevato anche dopo il rilascio della procedura, specialmente se il tempo concesso per le verifiche di funzionalità è limitato.

 

 

E' così. Vivi nelle favole

 

Gli errori ci sono PRIMA dei nostri interventi, ovviamente. Chi dovremmo licenziare? Tutti i nostri disegnatori e letteristi ? Allora chi farebbe il lavoro?'

Si vede che non hai mai lavorato in una Casa editrice.

 

E i 200 errori stanno in 62 pagine

 

in 110 almeno tre-quattrocento

 

Non so i programmi. Ma nei TESTI di  un GIORNALE, prima della correzione bozze, c'è un errore ogni  due righe! Sono ambiti diversi.

 

Tipografi, letteristi e disegnatori non sono programmatori. Non sono neppure quasi mai intellettuali. Anche gli amanuensi medievali lasciavano fior  di refusi, come sa chi ha fatto filologia e critica del testo

 

Credevate che fosse facile fare il redattore... Ecco perché ve la prendete tanto per un singolo errore sfuggito. 

 

 

 

Edited by borden

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Non si può mettere a confronto due lavori che hanno attitudini completamente diverse.

Un programmatore e un disegnatore mettono in moto il cervello in maniera completamente differente.

Nel mio lavoro spesso mi sono trovato a fare cose molto tecniche e il giorno dopo compiti in cui occorreva usare inventiva e fantasia.

Ed era dura convincere gli altri che non potevo alternare un compito all'altro nel giro di due minuti.

Ho visto fior di disegnatori perdersi a fare tratteggi e cesellature a immagini completamente errate in prospettiva e anatomia (non se n'erano accorti),

mentre ho corretto svarioni ortografici creando ben più imbarazzanti disastri letterari.

Ho trovato un errore di battitura nella versione (inglese) e definitiva del "Signore degli Anelli", dopo che nell'introduzione veniva spiegato che

la revisione del testo aveva attraversato mezzo secolo di ristampe!

Io per esempio non ho mai studiato tedesco, non ne capisco una parola.

E non ho mai fatto errori nel copiarne pagine intere, una volta ho trovato un errore io!

Ma sicuramente ne avrò fatti almeno tre, scrivendo di getto queste undici righe...

 

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Posted (edited)
3 ore fa, borden dice:

 

 

E' così. Vivi nelle favole

 

Gli errori ci sono PRIMA dei nostri interventi, ovviamente. Chi dovremmo licenziare? Tutti i nostri disegnatori e letteristi ? Allora chi farebbe il lavoro?'

Si vede che non hai mai lavorato in una Casa editrice.

 

E i 200 errori stanno in 62 pagine

 

in 110 almeno tre-quattrocento

 

Non so i programmi. Ma nei TESTI di  un GIORNALE, prima della correzione bozze, c'è un errore ogni  due righe! Sono ambiti diversi.

 

Tipografi, letteristi e disegnatori non sono programmatori. Non sono neppure quasi mai intellettuali. Anche gli amanuensi medievali lasciavano fior  di refusi, come sa chi ha fatto filologia e critica del testo

 

Credevate che fosse facile fare il redattore... Ecco perché ve la prendete tanto per un singolo errore sfuggito. 

 

 

 

Non me la sono mai presa per gli errori sfuggiti.

Ci mancherebbe.

E non ho neanche mai fatto allusioni sulla difficoltà del tuo lavoro perché (e non la prendere per una sviolinata, non la è) svolgi il tuo lavoro con estro, intelligenza e serietà (hai solo un caratterino niente male, ma su questo tasto è meglio che non ci batta).

Ho solo notato un errore e te l'ho segnalato, senza alcun compiacimento del tipo "guarda io ho trovato un errore e tu no".

Non sono così meschina.

Ho studiato anch'io filologia romanza e la mia cultura, stranamente, visto il mio lavoro informatico, è di tipo prettamente umanistico e so come il lavoro dei monaci emanuensi non fosse per nulla perfetto (forse non avevano il correttore ortografico).

Il lavoro di progettazione e lavorazione di una procedura informatica è sicuramente tutt'altra cosa rispetto alla realizzazione di un'opera grafico-letteraria e forse mi ha stupito troppo il numero (tra l'altro sottostimato) riscontrato di errori.

E forse sono abituata a emergenze più pressanti (il lavoro deve essere pronto per ieri) e a una precisione assolutamente indispensabile.

Prometto che non metterò più bocca sul tuo lavoro di curatore.

Mi chiedo solo, a questo punto, come fai a far tutto?

E... se mi mandi le fotocopie delle pagine da correggere, ti faccio il lavoro gratis.:wub:

Edited by Letizia

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Beh sono le undici e ancora sono qui che lavoro

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6 hours ago, borden said:

Beh sono le undici e ancora sono qui che lavoro

 

Beh, anche noi non abbiamo orari, e ti rompiamo le scatole 24 ore su 24...  :lol:

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Togo anche questo quarto albo di questa lunghissima avventura. Ancora una volta è messa in luce la generosità del personaggio con azioni di squisita naturalezza, la sua empatia nel riuscire a tirare dalla sua parte anche i personaggi che gli sono antagonisti (eccetto quelli completamente marci nell'animo) che già era emersa anche nella precedente storia sceneggiata da Ruju, mantenenedo così una stretta continuità d'intenti (non so quanto voluta) in questa giovane serie. Da sottolineare anche come, di fronte a un personaggio tutto sommato ancora imberbe, l'autore riesca sempre a far ragionare Tex in maniera matura, ciò che non sempre riesce a tenerlo lontano dai guai  cui pone comunque immancabilmente rimedio con destrezza e sagacità, guadagnandosi il rispetto generale e l'apprezzamento, a volte anche incondizionato, dei superiori. Da un punto di vista avventuroso, la marcia nella foresta di questo manipolo di uomini, guidati da un presuntuoso ufficialetto, privo delle necessaria esperienza e dell'umanità che va in genere riconosciuta ai grandi condottieri,  sui quali aleggia la morte nel sibilo di una freccia seminole o nel morso di un serpente velenoso che in queste latitudini non dà mai una seconda chance, neanche il paradisiaco e adamitico specchio d'acqua del fiume che certo non sembra nascondere particolari insidie, grulica invece di coccodrilli dalle maestose fauci (immortalate non a caso da Dotti nella copertina), ecco da un punto avventuroso il viaggio attraverso la foresta non tarda ad assumere i contorni di una vera e propria oddissea che stride, e lo dico con un po' di amarezza, con il titolo del secondo albo scelto dalla redazione per l'ultima storia di Nizzi. Una storia che, nel lungo racconto che sara fatto del passato di Tex, sta meritando, mattone dopo mattone, di poter stare al fianco accanto al capolavoro rappresentato dalla bellissima "Nueces Valley".

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Storia ritmata, emozionante, eccitante.

 

Però due critiche voglio farle:

A- braccato, il nostro eroe arresta la sua fuga e torna indietro per salvare, a rischio della propria vita, due degli inseguitori dalle grinfie dei coccodrilli americani; è il giovane Tex oppure san Tex, che ama anche il suo nemico?

B- quella narrata è un'esperienza formativa molto "forte"; possibile che Tex non ne abbia mai fatto cenno in settanta anni? Come sottolineato prima, si corre un po' il rischio del reboot.

 

Ciò posto, la storia me la sto proprio godendo. Bellissima!

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<span style="color:red;">35 minuti fa</span>, F80T dice:

Storia ritmata, emozionante, eccitante.

 

 

B- quella narrata è un'esperienza formativa molto "forte"; possibile che Tex non ne abbia mai fatto cenno in settanta anni? Come sottolineato prima, si corre un po' il rischio del reboot.

 

 

 

Questa considerazione, fatta da molti, è senza senso.

 

Dovremmo rinunciare dunque ad altri racconti del passato? O da quando avremmo dovuto rinunciarvi? Dal 1970, 80, 90,. 2000? E Lupe? E Jethro?? E che ne sapete che non le abbia già raccontate FUORI SCENA quelle storie? Il PRESENTE di Tex è tale da quarant'anni almeno. Magari le racconterà. il che significa che le ha già raccontate. Quando? Nell'Ottocento!

 

 

 

 

 

i

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<span style="color:red;">2 ore fa</span>, borden dice:

 

Questa considerazione, fatta da molti, è senza senso.

 

Dovremmo rinunciare dunque ad altri racconti del passato? O da quando avremmo dovuto rinunciarvi? Dal 1970, 80, 90,. 2000? E Lupe? E Jethro?? E che ne sapete che non le abbia già raccontate FUORI SCENA quelle storie? Il PRESENTE di Tex è tale da quarant'anni almeno. Magari le racconterà. il che significa che le ha già raccontate. Quando? Nell'Ottocento!

 

 

 

 

 

i

Tex come il gatto di schrodinger 

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