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natural killer

[Tex Willer N. 18 / 23] L'agente federale

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Di Fairfax a me fregava, finché c'era - quanto di un giornalista esperto di basket italiano a commentare i pro e contro della Brexit. Faremo a meno del Regno Unito cugino, faremo a meno del cronista cestofilo senza rimpianti. Anche perché fai che cos'altro avrebbe potuto aggiungere? Simpatia per zanzare e anfibi, Ad anni di distanza? No, "fuori dalle" una volta per tutte. P.S. Nessun commento sul giornalista di basket, grazie. Anche perché EX  quanto un compagno di classe di Kit Carson, ormai.

  • Confused (0) 1

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Splendida storia corale, nel senso che è intrisa di personaggi sia positivi che negativi, tra i quali spicca l’Agente del titolo, che ricorda tanto l’Ispettore Javert de “I Miserabili”, per la sua tenacia nel voler perseguire un uomo da lui ritenuto colpevole, non per cattiveria ma per senso del dovere, salvo poi ricredersi quando, finalmente, lo incontra e lo conosce, ammettendo le proprie colpe ed i propri errori. Conosciamo, addirittura, due figure femminili che sono state vicine, sentimentalmente e fisicamente, al Nostro, anche se il loro ruolo è piuttosto marginale, segno, comunque, che l’autore vuole umanizzare il suo personaggio creandogli intorno una serie di figure, nuove e diverse, pur non concedendo loro troppo spazio per non stravolgere completamente i canoni della serie. Se mi posso permettere, questa è un’ottima scelta in quanto è giusto rispettare quelli che sono i princìpi voluti dal creatore della saga ma, dopo 70 anni, è giusto modernizzarla leggermente senza comunque stravolgere.

Su Rubini, il mio giudizio è ovviamente positivo ma non entusiasta. Mi piace molto il suo tratto ma c’è chi fa di meglio. Ad esempio, come con Zagor, non riesce a rendere al meglio il profilo del protagonista; inoltre, alcune scene sono confusionarie (vedasi, ad esempio, quella in cui il tenente uccide il coccodrillo con la sciabola: non si capisce dove affonda l’arma né in che posizione sia l’animale).

Voto alla storia: 8,6

Voto ai disegni: 8,5

On ‎26‎/‎09‎/‎2020 at 19:18, natural killer dice:

L' America è piena di Fairfax :P

Ma anche l'Italia.

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Un romanzo ottocentesco, di quelli corposi, infiniti, come I Miserabili, Guerra e Pace, Il conte di Montecristo. Una lettura che è un viaggio, un lungo viaggio, non solo per i sei volumi e i sei mesi che abbiamo dovuto passare in compagnia dei seminoles e dell'agente federale, ma anche per la densità delle parole da leggere, con baloons spesso traboccanti di testi e dialoghi e didascalie (di Tex che racconta a Cochise e a Joe), per quella che quasi letteralmente può ben dirsi un'opera di letteratura disegnata. Come un romanzo fiume, è diviso in capitoli, non i sei dei volumetti ma quattro come le parti che si possono ben distinguere durante questa lunga traversata assieme al giovane Tex. 

 

La prima parte è quella ambientata a Corpus Christi, con tutto il paese schierato a favore del fuorilegge, dagli avventori del saloon alla splendida ragazza fino a Milton Faver, da cui Tex è disposto ad accettare un consiglio. Ho trovato molto bella questa parte della storia, con Tex che vive da fuorilegge braccato ma circondato dal calore della sua gente, disposta a coprire e a proteggere quel suo ragazzo simpatico e sfortunato. 

 

La seconda parte, sul mare, diverte e propone le belle figure del capitano e di Edwards e ci fa approfondire la conoscenza di Carswell, grande comprimario di una storia con tanti comprimari. 

 

Nella terza parte, ambientata a Tampa, particolarmente apprezzabile è il ruolo del Capitano Payne: riconosce in Tex un combattente di razza, pur non conoscendolo lo vuole con sé nella campagna che si appresta ad avviare, praticamente lo ricatta volendolo salvare: il capitano è un fine conoscitore di uomini, sa che quel ricercato è un buono e sa che un elemento come lui è prezioso nel campo di battaglia. Non trovo affatto eccessivo il corteggiamento del militare per lo sconosciuto giovanotto texano: il personaggio del capitano è costruito così, ha fiuto e ha visto in Tex un uomo di cui gli importa, un ragazzo che merita stima e una seconda possibilità. Molto bello in questo senso il dialogo tra i due nella tenda del capitano all'inizio della campagna militare.

 

Infine, la quarta e ultima parte, più lunga delle altre tre, che mette in scena i seminoles e la loro guerra. Qui troviamo, è vero, il Tex di Sangue Navajo, di Patagonia, di Sioux, un "rinnegato" che lotta con l'elemento indiano contro i bianchi pur stando bene attento a non nuocere ai propri avversari/ex commilitoni. Un Tex già maturo e altre volte visto in passato, che mi ha fatto sorgere i medesimi pensieri di @F80T: il nostro Tex che, più tardi, in età matura, combatterà accanto ai nativi contro la propria gente, allora ha già vissuto certe situazioni, e non c'è dubbio che, rileggendo Patagonia, anche a me tornerà in mente che il ranger è già rotto a queste cose, che ha già fatto esperienze simili quand'era poco più di un ragazzo. Con questo non voglio dire che c'è il rischio di un'alterazione della vita di Tex con il pericolo che questa nuova serie costituisca un reboot, ma senz'altro questo nuovo vissuto del nostro susciterà nel lettore delle riflessioni, quando lo rileggerà impegnato nelle sue storiche battaglie come in Sangue Navajo. Sono "menate", per dirla con Borden? Senz'altro sì, ma proprio in quanto tali appartengono all'ambito delle sensazioni soggettive, ad una dimensione se vogliamo più profonda, e pur non sapendo spiegare bene perché non trovo del tutto fuori luogo la riflessione di @F80T.

 

L'ultimo albo, infine, è semplicemente bellissimo: il ritorno del redivivo Payne, il felicissimo dialogo tra Tex e il capo seminole, e infine Carswell, in penombra sul molo, con quelle sue parole, responsabilizzanti e profetiche, che chiudono una delle storie più belle degli ultimi tempi, e una prova da grande romanziere ottocentesco. 

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Penso che questa sia la più bella storia inedita pubblicata dalla Bonelli quest'anno: è un capolavoro, merito sia dei disegni fantastici di Rubini sia della storia orchestrata magistralmente da uno dei miei sceneggiatori preferiti, ossia Mauro Boselli.
La storia è molto complessa, come ci ha abituato il Boss, ma è sceneggiata e gestita in modo eccezionale. La storia si fa da subito interessante perchè Tex viene a sapere di esser seguito da un agente federale, un personaggio nell'arco della storia caratterizzato benissimo da Boselli. Ma il bello della storia si ha secondo me quando inizia la parte della terza guerra Seminole. I Seminoles sono la mia tribù indiana preferita, anche per il fatto che sono l'unica a non essersi mai arresa ai bianchi. Già solo sapendo che fossero presenti mi ha reso entusiasta, ma, per come sono stati gestiti infine da Boselli, sono rimasto colpito ancor di più. Lo sceneggiatore dimostra infatti un'eccellente preparazione storica-culturale sulla tribù, e lo mostra inserendo anche il bellissimo personaggio storico di Holata Micco, alias Billy Bowlegs, il capo principale della terza guerra Seminole, caratterizzato in modo unico. Bellissima anche la piega che prende in seguito la storia, con Tex che si unisce ai Seminoles, dopo aver disertato. Il momento migliore della storia è infatti questo, e termina con la resa dei conti tra Tex e Fairfax (un personaggio reso davvero detestabile da Boselli), in un finale esplosivo e ricco di colpi di scena. In 360 pagine circa di storia, il ritmo non cala mai e perciò mai mi sono annoiato durante la lettura, ma sono invece stato sempre affascinato da questa entusiasmante avventura.
Ai disegni, i complimenti per Rubini non sono inferiori a quelli per Boselli. Rubini ha un tratto che mi piace molto: i volti sono molto espressivi e i paesaggi così realistici da avermi fatto sembrare di essere nei luoghi rappresentati. Particolarmente riusciti anche gli animali, come i cavalli e i coccodrilli. Superlativa la rappresentazione dei fieri Seminoles.
Come non bastasse, Dotti illustra sei copertine magnifiche, eccelse, una più bella dell'altra, dotate di una colorazione strabiliante.
Capolavoro moderno del fumetto!
Storia: 10 e lode
Disegni: 10
Copertine: 10

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Domanda: Rubini si è autoritratto a p. 58 del #23?

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      https://www.sergiobonelli.it/tex/2019/04/23/albo/doc-1004559/
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